domenica 31 gennaio 2021

Le basi proprio della grammatica (M. Trinci)

Avere dubbi è sempre meglio che avere certezze. (M. Trinci)

Io di dubbi ogni tanto ne ho e non me ne vergogno affatto. Anzi. Con l'aiuto e la simpatia di Manolo Trinici ho imparato che fare pace con la grammatica è una gran bella cosa, tanto più in un periodo storico in cui si scrive in ogni dove.

Quando mi sono iscritta a ragioneria, qualche annetto fa, non avevo certo immaginato che le parole avrebbero avuto un ruolo fondamentale nella mia vita visto che studiavo per guadagnarmi da vivere con i numeri. Quando ho iniziato a vivere di parole (da giornalista prima e nel mio attuale ruolo nell'ufficio comunicazione del sindaco della mia città) ho anche iniziato a fare sempre più attenzione alla grammatica. Non intendo in senso eccessivo, no. Le imprecisioni, la superficialità, però, hanno iniziato ad infastidirmi. Negli articoli di giornale la fretta, spesso, la fa da padrona e lo so bene. Questo, però, non ha mai rappresentato un'attenuante per me. Tra il giornalismo e l'ufficio in cui ora lavoro si è poi inserito il blog assieme a social che impongono la scrittura: si può essere credibili se si è disattenti e non si rispettano le regole nel proporre i propri pensieri? Non credo proprio. 

Non ho mai ritenuto di conoscere a fondo la grammatica italiana ma le basi, quelle sì! Eppure ogni tanto un dubbio mi assale e con il libro di Manolo Trinci ho trovato pagine che mi danno sicurezza e che tengo qui accanto a me, ogni giorno. 

L'autore aiuta a fare pace con la grammatica, propone "Un manuale di legittima difesa dagli errori grammaticali". Accenti, apostrofi, spazi, elisioni e tanto altro: concetti che spesso si danno per scontati ma che, a volte, nella pratica sono usati in modo non corretto. 

Le basi proprio della grammatica aiuta a non preoccuparsi nello scrivere e ad amare la grammatica, senza temere gli errori che ci possono stare ma che è bene correggere. 

Grazie a spiegazioni chiare e semplici, ad esempi efficaci, l'autore conduce il lettore in un viaggio che appare scontato, sulle prime, ma che si rivela ben presto prezioso. Questo, almeno, è stato per me. Nella parte finale del libro sono raccolti suggerimenti per scrivere serenamente sia fuori che dentro il web, suggerimenti veloci ed anche un elenco di libri e siti internet utili per farsi una cultura in fatto di grammatica (senza troppi affanni, aggiungo io).

L'ho trovato molto prezioso tanto che l'ho centellinato per tutto il mese di gennaio, andando a cercare le pagine giuste quando mi sono trovata davanti a dei dubbi, inserendo dei post-it nelle pagine più interessanti (che poi si traducono nei miei errori più comuni) e non scherzo quando dico che avere questo saggio qui accanto a me ogni giorno mi tranquillizza. 

E' sorto solo un problemino: i miei figli lo hanno notato e me lo hanno chiesto in prestito. Non ho potuto dire di no... mia figlia se l'è preso e portato in camera sua senza farsi troppo notare. Ne sono contenta, molto contenta... anche se ogni tanto vado in camera sua e me lo riprendo perché mi è necessario.

Ogni tanto ho dubbi e non me ne vergogno. E sono convinta anche io che sia meglio avere dubbi (e cercare il modo di chiarirli) che vivere di certezze.

Se lo consiglio? A tutti indistintamente, senza limiti di età, di professione, di interessi: per tutti noi arriva il momento di esprimersi ed è meglio se lo si fa aiutandosi con gli strumenti giusti, per non avere dubbi e correggersi, se necessario. 

Molto grazioso anche il formato: è piacevole tenerlo tra le mani oltre che utilissimo per tutto il resto.
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Le basi proprio della grammatica
Manolo Trinci
Bompiani Editore
288 pagine
14.00 euro copertina rigida - 7.99 Kindle

Favole da incubo (R. Bruzzone - E. Valente)

Ho avuto occasione di conoscere Roberta Bruzzone ad un incontro nel corso del quale si parlava di femminicidio e violenza contro le donne. L'altra autrice di questo libro non la conosco ma ho ritrovato, tra le pagine di Favole da incubo, la lucidità, la chiarezza e quel modo diretto di dire le cose che ho trovato nella Bruzzone, in quell'occasione.

Ed ho trovato tanto dolore tre queste pagine. 

Il dolore delle donne morte un giorno dopo l'altro, sotto la minaccia costante di uomini che, alla fine, le hanno punite. Le hanno uccise nella gran parte dei casi ma, in altri, le hanno mutilate dal punto di vista emotivo togliendo loro ciò che avevano di più caro.

Ho trovato il dolore dovuto all'indifferenza di una società che non è capace di vedere o che, quando vede, fa finta che non sia affar suo. Quello dovuto alla sordità di quelle istituzioni che, anche davanti a denunce circostanziate, raccomandano alle vittime di "fare le brave" non tenendo conto di ciò che viene denunciato se non quando, oramai, è troppo tardi.

Tutto molto doloroso. Così come è dolorosa l'analisi di come i media hanno dato conto dei vari fatti di cronaca che, a ben guardare, sono una piccola goccia in un immenso oceano di violenze che purtroppo vengono continuamente perpetrate. La cronaca di questi giorni ne è la prova.

Il libro non è un romanzo. No. E' l'analisi di storie vere finite in tragedia. Di femminicidi di cui dare conto in modo oggettivo, senza fronzoli e senza ipotesi dovute al chiacchiericcio di paese che, pure, in situazioni così dolorose ha il suo peso accanto all'indifferenza collettiva.

Il femminicidio è, prima di tutto, frutto di un retaggio culturale di cui si fa fatica a liberarsi. E non è un problema che riguarda solo le donne. No. Riguarda tutti indistintamente, comprese quelle piccole vittime che sono i figli di coppie in cui si consumano violenze e che, spesso, subiscono i riflessi di tutto ciò. Anche di questo si parla in un libro che vuole raccontare per fare in modo che situazioni di questo tipo non si verifichino più.

Dieci storie (più una) di femminicidi da raccontare per impedire che accadano ancora. Nel sottotitolo del libro è indicata la spiegazione del contenuto. 

Alcune delle storie narrate le ricordavo dai resoconti avuti dalla tv però ammetto che presto sono storie che cadono nell'oblio dei più, dimenticate dopo poco, soppiantate da nuove storie, da nuove violenze, da nuove morti. Purtroppo è quello che accade.

Ho avvertito il bisogno di guardare negli occhi quei mostri ma anche di incontrare lo sguardo delle vittime e durante la lettura ho cercato informazioni aggiuntive. Tutto troppo vero, purtroppo. Mi sono sentita piccola piccola davanti a tragedie tanto grandi. E mi sono chiesta come sia possibile tanta indifferenza attorno a tanto dolore, prima che tutto si trasformasse ogni volta in tragedia!

Noemi Durini: massacrata, accoltellata e sepolta viva da Lucio Marzo il 3 settembre del 2017.

Guerrina Piscaglia: uccisa da Gratien Alabi, viceparroco che ne ha occultato il cadavere il primo maggio 2014.

Elena Ceste, uccisa dal marito Michele Buoninconti il 24 gennaio 2014.

Barbara Cicioni, strangolata dal marito Roberto Spaccino all'ottavo mese di gravidanza, tra il 24 e 25 maggio del 2007.

Arianna Flagiello, istigata a suicidarsi gettandosi dal balcone dal convivente Mario Perrotta, il 19 agosto 2015.

Roberta Ragusa. Scomparsa. Il marito Antonio Logli è stato condannato per omicidio e occultamento di cadavere, 13/14 gennaio 2012.

Valentina Pitzalis, bruciata dal marito Manuel Piredda, sopravvissuta. 16/17 aprile 2011.

Ilaria Palummieri, uccisa assieme al fratello Gianluca da Riccardo Bianchi, ex fidanzato di lei ed amico di lui, 23 giugno 2011.

Andrea e Davide, dodici e nove anni, soffocati e bruciati dal padre, Pasquale Iacovone, per vendetta nei confronti della madre, Enrica Patti, 16 luglio 2013.

Maria Cristina Omes, uccisa insieme ai figli Giulia e Gabriele, quattro anni e venti mesi, dal marito e padre Carlo Lissi, 14 giugno 2014.

A loro si somma l'undicesima storia... quella di un bambino che ha visto papà uccidere mamma e che ne porta tutt'ora i segni psicologici addosso.

Ho voluto riportare i loro nomi perché sono storie concrete, che non possono essere sottintese parlando di vittime, di donne uccise... Sono persone che hanno sofferto prima ancora di essere uccise e contro le quali si è continuato, in gran parte dei casi, a gettare fango e insinuare dubbi anche dopo la morte.

Il libro, oltre a raccontare i fatti nei vari capitoli, propone un approfondimento sugli stereotipi che si concretizzano nei vari casi (e che spesso si ripetono e si integrano tra loro) ma racconta anche come si è comportata la stampa nei vari casi e che tipo di immagine ha restituito ai lettori oltre che un'analisi degli insegnamenti che possono arrivare dai singoli casi.

Un libro duro, doloroso ma necessario. Perchè solo parlando di tutto ciò, solo contribuendo ad alimentare la consapevolezza di quanto il femminicidio sia un problema di un'intera società e non di un singolo si può sperare che tutto ciò non accada ancora.
Da leggere.
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Favole da incubo
Roberta Bruzzone, Emanuela Valente
De Agostini editore
304 pagine
15.90 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

sabato 30 gennaio 2021

Due fiocchi di neve uguali (L. Calosso)

Carlo e Margherita: cresciuti tra gli stessi banchi di scuola hanno il futuro davanti. 

Lei ha superato brillantemente la maturità ed è pronta per affrontare il test che le aprirà le porte dell'Università.

Lui ha scelto di non avere un futuro: la sua vita si consuma tra le pareti della sua camera dalla quale non esce più. Vive in quella camera, davanti al suo computer, con i suoi giochi, i suoi amici virtuali. Non si lava, non fa movimento, non pulisce la sua stanza. Ha deciso di tenere fuori tutto ciò che lo disturba che siano persone, situazioni, scelte. 

All'improvviso per lei le cose cambiano: il padre perde il lavoro, la famiglia è in difficoltà e quell'università da sempre sognata inizia ad allontanarsi sempre più. 

Nessuno glielo dice ma lei lo sa: quella vita fatta di ordine, di impegno, di schemi, di rispetto delle regole ora le si rivolta contro anche se nessuno ha il coraggio di dirglielo chiaramente. Ci prova suo padre, che da persona positiva ed incoraggiante inizia a metterla in guardia nei confronti di un mondo che non premia i meritevoli. 

Si prende due giorni di pausa, a ridosso del test d'ingresso: invitata da un'amica al mare, accetta di mettere in pausa i suo impegni per un po' di svago. Ma le cose non vanno come aveva programmato meticolosamente prima di partire e da quel treno che avrebbe dovuto portarla a destinazione si trova a bordo dell'auto di uno sconosciuto che dovrebbe accompagnarla... La destinazione, purtroppo, si rivela diversa da quella prevista: a seguito di un terribile incidente stradale Margherita finisce in coma vegetativo, chiusa tra le mura di una stanza, quella di una camera d'ospedale dove la sua mente alterna ricordi ma il suo corpo non risponde.

Per lui, invece, è sempre tutto uguale. Si sente protetto nel suo isolamento, nel prendere le distanze da tutto ciò che minaccia quell'equilibrio faticosamente raggiunto tagliando i ponti con tutti. 

L'autrice alterna il racconto di ciò che capita ai due ragazzi con i loro ricordi. 

Ricordi di un adolescente particolare, con un'intelligenza sopra la norma ma diffidente, solitario, dal carattere difficile. Ma anche ricordi di una ragazza ambiziosa, capace, cresciuta in una famiglia modesta ma dalle grandi potenzialità, pronta a mordere la vita e farsi spazio nel mondo con competenza e tanta voglia di vivere. 

Gli argomenti approfonditi sono molto delicati. 

In primis gli equilibri familiari: due famiglie differenti, genitori differenti, dalle differenti possibilità, con atteggiamenti diversi ed una realtà che sfugge al loro controllo. Ho riflettuto a lungo su quanto sia difficile poter dire di conoscersi realmente ed emerge con chiarezza una mancanza di dialogo, di confronto, della voglia di ascoltare che estenua i rapporti fino all'estremo. Nel caso di Carlo ciò si manifesta in modo chiaro. Nel caso di Margherita no, ma è altrettanto vero. 

E poi la difficoltà di vivere dei giovani che spesso non hanno gli strumenti per affrontare le prove della vita. Ecco, su questo aspetto ho trovato il libro incompiuto. Avrei preferito un maggiore approfondimento psicologico soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Carlo. Non è poi così lontano dalla realtà quel giovane che rifiuta il resto del mondo e si trova a suo agio solo in camera sua. Non è poi così strana l'incapacità della famiglia di aiutare un ragazzo considerato particolare ma che, probabilmente, non è mai stato ascoltato ed al quale non è stata data la possibilità di esprimersi come avrebbe voluto. Poi Margherita... sempre molto attenta e calibrata nelle sue scelte, si trova a vivere una situazione che mai avrebbe immaginato, facendo scelte che sono lontane dal suo modo di essere e rispetto alle quali sembra quasi un automa. Ecco, anche qui avrei preferito maggior approfondimento del lato psicologico del personaggio. Cosa le succede? Quali meccanismi la inducono a fare ciò che fa? La situazione di Carlo è molto, molto delicata. Ed anche se Margherita finisce in coma vegetativo, a ben guardare la sua esistenza non è molto diversa da quella della sua ex compagna di banco per come lui stesso ha scelto di vivere. Non è forse una forma di coma anche quella che ha deciso di imporsi? Una situazione in cui nulla lo può toccare, nulla lo può coinvolgere, nulla lo può scalfire? Ma cosa lo ha portato a questo? Carlo è un ragazzo solo. Solo in famiglia. Solo tra i compagni di classe. Solo. Avrei voluto davvero saperne di più anche se vengono forniti alcuni elementi utili a farsi un'idea. Sono solo accenni che avrebbero meritato maggiore approfondimento, secondo il mio parere.

Le esistenze di Margherita e Carlo dopo essersi separate verso la fine della scuola, sono destinate ad incrociarsi di nuovo, seppur in circostanze molto particolari ma resta il sospeso di un effettivo epilogo che manca. L'autrice lascia le porte aperte a diverse possibilità dando al lettore la possibilità di scegliere cosa può succedere dopo. 

Da madre di due adolescenti questo libro mi ha fatto riflettere molto, mi ha fatto andare oltre le vicende dei due ragazzi. I nostri giovani abbiano bisogno di essere compresi, ascoltati e non protetti da atteggiamenti che li prevaricano e li limitano, seppur in buona fede. Anche dietro ad un largo sorriso possono nascondere quella sofferenza profonda che, in altri, si può esprimere con gesti di rabbia o disperazione...

Non ricordo come è arrivato a casa mia questo libro. Probabilmente si è trattato di un regalo ed evidentemente era arrivato il suo momento. Seppur con le carenze che ho evidenziato, resta il fatto che la storia di Margherita e di Carlo non si dimentica.
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Due fiocchi di neve uguali
Laura Calosso
SEM editore
251 pagine
17.00 euro copertina rigida - Kindle Unlimited

venerdì 29 gennaio 2021

Luna d'inverno (I. Varese)

Libro d'esordio di Ilaria Varese, Luna d'inverno mi è piaciuto più di altri di questo stesso genere. E' un libro per ragazzi e come tale va preso. Un fantasy... e come tale va preso.

Sì, lo so... l'ho detto più volte che i licantropi non fanno per me ma ho voluto togliermi uno sfizio dopo una recente delusione per capire se fosse proprio il genere ad essermi ostico oppure no.

Ebbene... no. In questo caso la storia mi ha coinvolta maggiormente anche se ci sono delle parti un po' più lente di altre, l'autrice aiuta il lettore ad entrare nel mondo della licantropia fornendo, senza essere per questo troppo didascalica, informazioni su vari aspetti della vita dei lupi, del branco e delle regole che vigono al suo interno.

Non mi sono sentita spaesata. L'autrice mi ha fatto conoscere un personaggio che mi è piaciuto - quello di Gwen, la protagonista - che pur essendo stata sempre protetta in modo quasi ossessivo da un padre con il quale ha stretto un legame molto forte dimostra di sapersela cavare quando arriva il momento di disfarsi dei panni di piccola di casa. Perché piccola non è, visto che ha 22 anni.

Le ho concesso anche alcune esagerazioni - il genere lo richiede - e trattandosi del primo libro di una serie devo dire che sono piuttosto curiosa di leggere il seguito. Si punta molto sugli aspetti magici della vita dei licantropi, sulla forza che viene trasmessa in termini di energia da parte dei membri del branco, tanto più forte quanto più alto è il posto che il lupo ricopre nella gerarchia. 

E' una storia in cui non manca lo scorrimento di sangue - non potrebbe essere altrimenti visto che i licantropi rispondono all'istinto di sopravvivenza che li porta ad eliminare fisicamente gli avversari - ma anche una storia di diversità. Perché Gwen è diversa da tutti coloro che le stanno attorno. Non dagli umani, no. Ma da tutti gli altri. Lei è figlia di licantropi, nelle sue vene scorre quel sangue ma non si è mai trasformata in una lupa. Per questo è considerata da tutti - anche se nessuno lo ammette apertamente - l'anello debole dalla catena, quello che ha reso debole anche suo padre che è un Alfa per  suo branco ma con un chiaro tallone d'Achille che risponde al nome di Gwen.

Eppure Gwen ha delle caratteristiche particolari che nessuno riesce a spiegare: è un'umana con una percezione metafisica più sviluppata del normale. Non è parte del branco ma può sentire, avvertire pericoli, sensazioni amplificate, energia negativa... Ha sempre desiderato far parte in modo concreto del branco ma non le è mai stato concesso visto che lei lupo non lo è! 

Si sente diversa. Rispetto ai lupi, non agli umani con i quali, pure, cerca di integrarsi il più possibile, con i quali cerca di instaurare rapporti il più possibile normali. Non ci riesce fino in fondo, però, perché sa che la sua diversità può portarsi dietro anche pericoli che nessun umano potrebbe comprendere.

Ed è quello che accade quando il branco di suo padre viene minacciato da vicino da un potentissimo avversario che ha già conquistato numerosi territori letteralmente annientando branchi avversari, uccidendo i loro Alfa, appropriarsi dei loro territori ed anche facendo suoi i lupi superstiti. E' una minaccia reale, concreta, che prende forma all'improvviso senza risparmiare nessuno. Gwen compresa.

E' qui che viene fuori il suo carattere, il suo spirito d'iniziativa e il suo coraggio anche se vive momenti di grande sconforto oltre che di profondo dolore. 

Gwen si renderà conto, sulla sua pelle, che le regole del branco le hanno portato via la famiglia e che lei stessa avrebbe dovuto essere eliminata in quanto difettosa se solo suo padre non avesse rinunciato, per lei, al potere. Arriva a comprendere che i licantropi sono prima di tutto uomini e che se avessero ragionato come tali, prima che come bestie, si sarebbe risparmiato tanto dolore, morte e spargimento di sangue. Ma sono davvero in grado di farlo o il loro essere animale è comunque predominante?

Essendo il primo volume di una serie il finale (che è la parte che mi è piaciuta più di tutto il libro) è aperto... e io sinceramente il seguito lo leggerei volentieri.
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Luna d'inverno
Ilaria Varese
La Corte Editore
366 pagine
17.90 euro copertina flessibile - Kindle Unlimited

martedì 26 gennaio 2021

Non si uccide per amore (R. Teruzzi)

Vittoria è la poliziotta, un tipo tosto e un tantino schivo.

Libera, 46 anni, è sua madre. Fa la fioraia di mestiere, confeziona bouquet da sposa. Donna curiosa ed alquanto intraprendente. Vedova di un poliziotto morto per mano misteriosa anni prima.

Iole, 70 anni, è la nonna di Vittoria: paladina dell'amore libero, ha una schiera di amici che non nasconde di frequentare. Eccentrica insegnante di yoga, femminista ed alquanto originale.

 
E' la premessa che ho fatto anche per gli altri due volumi della serie di Rosa Teruzzi e stavolta le protagoniste principali sono due: Libera e Iole. Vittoria resta in secondo piano e secondo il mio parere, per come vanno le cose, non esce molto bene da questa storia.

Nella precedente avventura abbiamo lasciato Libera con un grandissimo peso sul cuore: il mistero della morte di suo marito, più di dieci anni prima, che torna ad essere fortemente attuale a seguito del ritrovamento di un misterioso biglietto.

E' proprio attorno a questo mistero che si snoda l'intera vicenda e questa volta il caso la riguarda da vicino, non le viene posto da altri come avvenuto in precedenza quando la sua fama di fioraia-detective l'ha sempre preceduta. Questa volta i bouquet da sposa hanno un ruolo marginale. La storia è altrove, è fuori dal laboratorio di Libera e la tocca molto da vicino. Non un caso di altri, ma della sua famiglia.

Vittoria è sfuggente. Sempre più sfuggente e scontrosa. Contraria alla curiosità di Libera e Iole nei confronti di casi da cui dovrebbero tenersi alla larga, diventa una figura marginale proprio nel momento in cui, invece, la sua presenza avrebbe dovuto essere in prima, primissima linea (opinione personale, ovviamente). Se è vero come è vero - Libera lo ripete più volte - che la ragazza ha iniziato la carriera di poliziotto per poter dare un volto all'assassino di suo padre, da questa avventura Vittoria esce con le ossa rotte. Non in senso fisico (nessuno la picchia, non cade, non ha incidenti) ma proprio nel suo ruolo di poliziotta e di persona vogliosa di risolvere il mistero che gravita attorno a quella morte così dolorosa.

Anche l'intero apparato investigativo, a dire il vero, non è che faccia una gran bella figura!

Non dico altro sulla trama per non togliere il gusto della lettura.

Iole è sempre più simpatica e catalizzatrice. Vulcanica, anticonformista, arguta e pronta a tutto per arrivare all'obiettivo che si pone. Questa volta riesce anche a controllarsi, un pochettino, ma le sue battute, la sua verve strappano più di un sorriso.

Libera, però, nel momento focale della storia non ha accanto sua madre ma una terza persona già incontrata nell'avventura precedente e che diventa pian piano sempre più importante: una giornalista che assieme al suo capo avrà un ruolo importante e una giovane donna che assume un ruolo sempre più determinante non solo nelle indagini di Libera ma anche nella sua vita. Questa è l'impressione che ho avuto.

Avrei voluto leggere l'avventura successiva, convinta che fosse il volume che mi hanno dato in prestito in biblioteca invece mi sono resa conto che non si tratta del quarto volume ma del quinto. Cercherò di procurarmelo: è una lettura leggera, che non richiede troppo impegno, non troppo lunga e scorrevole.

Mentre nel volume precedente avevo trovato un po' ampollosa (mi si conceda il termine) Libera nei suoi dubbi relativi alla vita privata, in questo volume tutto ciò resta ai margini e quando sembra aver raggiunto un certo equilibrio, ecco che le carte vengono rimescolate di nuovo.

Chissà se riuscirà davvero a voltare pagina e pensare al suo futuro dal punto di vista affettivo! Iole non si pone problemi da questo punto di vista, Vittoria pare aver fatto la sua scelta, Libera che aspetta?
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Non si uccide per amore
Rosa Teruzzi
Sonzogno editore
159 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 6.99 Kindle

lunedì 25 gennaio 2021

The danish girl (D. Ebershoff)

Quella di Lili è una storia d'amore: l'amore di Greta, quando ancora Lili si chiamava Einar ed era suo marito. E' l'amore di una donna che avverte l'insoddisfazione e la sofferenza di un uomo nato tale per uno scherzo del destino, ma donna nella mente e nell'anima. 

E' l'amore di una moglie che non impedisce a suo marito di esprimere il suo io in modo autentico, che non si scandalizza davanti ad occhi lucidi, a mani che tremano, ad un desiderio di femminilità fino a quel momento inespresso. 

E' l'amore di una moglie che non lascia solo suo marito durante un delicato percorso che lo porterà a diventare in tutto e per tutto la donna che sente di essere.

Ma è anche l'amore di Lili per se stessa. Perché amarsi vuol dire fare anche scelte importanti, definitive a volte. E Lili lo fa.

Greta aiuta Einar a diventare Lili. Lo spinge a cercare la sua identità, a fare di tutto per conquistarla. E lo fa non certo per liberarsi di lui ma perché lo ama profondamente e non può più ignorare quella sofferenza che vestiti da uomo e atteggiamenti da uomo provocano in lui.

Quella di Einar e Greta è una storia complessa. Sono due personalità complesse che si incontrano e condividono una vita di coppia inizialmente uguale a tutte le altre. Per tanto tempo uguale a tutte le altre. Ma come tutte le altre non lo è proprio. 
 
E' una storia dolorosa, io così l'ho avvertita sulla pelle.
Perché realizzare di avere desideri femminili pur essendo un uomo è prima di tutto doloroso poi, quando si raggiunge un certo equilibrio, appagante.
Perché capire di avere avuto accanto una donna imprigionata nel corpo di un uomo è prima di tutto doloroso poi, in un secondo momento arriva la consapevolezza di voler fare di tutto pur di vedere la persona che si ama felice. Anche se questo vuol dire perdere per sempre quella persona.

Ma è anche una storia di coraggio.
Il coraggio di una moglie che fa scelte importanti per aiutare la persona che ama a raggiungere il suo vero equilibrio.
Il coraggio di una donna nata nel corpo sbagliato che lotta per essere chi sente davvero di essere.

Ed è una storia di solitudine.
Quella di Greta, che condivide con pochissime persone i suoi pensieri, le sue preoccupazioni, le sue scelte.
Quella di Einar che realizza di essere infelice pur avendo accanto una moglie che lo ama e con cui si sente in perfetta sintonia.
Quella di Lili che vive momenti di smarrimento prima di realizzare davvero quale sia la strada per la sua felicità.
 
Siamo a Copenaghen con una storia che inizia nel 1925 quando Greta, che fa la pittrice, chiede a suo marito Einar - un uomo minuto, quasi trentacinquenne - di posare per lei vestito da donna per permetterle di terminare un quadro in assenza della modella. Dopo una iniziale ritrosia, Einar scopre di provare piacere nel toccare quelle sete, di sentirsi bene con addosso quei pizzi, di sentirsi diverso con i piedi in quelle scarpette. Ecco che improvvisamente compare Lili: la donna che Einar capisce di essere sempre stato e che ora, per gioco, prende corpo ed ha una identità tutta sua.
Un gioco. Uno scherzo. Una posa temporanea per un quadro. Nulla resta tale, però, quando Greta comprende il turbamento di suo marito e, pian piano, avverte il suo desiderio di esprimere la sua vera personalità. 

Lili è un personaggio realmente esistito, la sua è una storia vera seppur romanzata ed ha dato speranza, con le sue scelte ed il suo coraggio, a tante persone che, dopo di lei, hanno lottato per essere ciò che desideravano, ciò che sentivano essere realmente.

E' stata una storia molto coinvolgente. Ben scritta, per un argomento trattato con delicatezza ma in maniera molto calzante: le descrizioni molto efficaci sia per quanto riguarda la personalità dei protagonisti che gli ambienti, gli atteggiamenti, le situazioni. 
Mi è sembrato di poter toccare con mano la vulnerabilità di Lili ma anche la sua forza ed il suo coraggio. In modo molto discreto, mai sopra le righe, ha lottato per l'affermazione della sua personalità, della sua identità. 
Mi è anche sembrato di sentire i battiti del cuore di Greta che non si è trovata a fare delle scelte facili. Anzi, in alcuni punti avrei voluto urlarle dietro di non accelerare le cose, di pensarci bene prima di fare qualunque mossa o di dirle "...perchè lo fai???" ma alla fine l'ho compresa, mi sono sentita molto vicina a lei. Non so se avrei avuto il suo stesso coraggio se mi fossi trovata in una situazione simile.

Mi aspettavo un finale diverso, questo non posso negarlo. Un finale che si potesse considderare tale, anche se si intende come andranno a finire le cose... io ammetto di essere andata a cercare la vera storia di Lili Elbe per scrivere la parola fine dopo quelle ultime righe non scritte nel libro.

Non ho visto il film. Non conoscevo la storia di Lili per cui è stato il libro a trasmettermi tutto ciò che ho potuto apprendere sulla sua vita e sulla sua storia. Ora sono curiosa di vedere il film ed è una delle poche volte che mi capita visto che non amo stare davanti alla tv e solitamente, quando arrivano in tv storie tratte da libri che ho letto, preferisco evitare delusioni.
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The danish girl
David Ebershoff
Giunti Editore
368 pagine
18.00 euro copertina rigida, 10.00 euro copertina flessibile - 6.99 Kindle

domenica 24 gennaio 2021

Con le ali sbagliate (G. Clima)

A volte penso ancora a come mi sentivo. Sbagliata, colpevole, un errore della natura come un uccello che non sa volare.

I pinguini non sanno volare

Perché hanno le ali sbagliate. Ti ci fanno sentire, in questo modo, Nino. Un uccello con le ali sbagliate. E alla fine arrivi a crederci. 

Io non lo so come sono le mie ali.

Nessuno lo sa, tesoro. Neanche i pinguini. Eppure eccolì lì, i pinguini e nessuno dice niente.Fai come i pinguini, Nino: fregatene, usale, le tue ali, non credere a chi ti dice che sono sbagliate.

Sì, sembra facile.

No, tesoro, è la cosa più difficile del mondo.

 

Mi sono permessa di riportare uno dei passaggi più significativi che ho trovato tra le pagine del libro Con le ali sbagliate, di Gabriele Clima. Un passaggio, uno scambio di battute tra Nino, il protagonista, ed una persona che gli sarà vicino in un momento difficile, che riassume il senso di questo libro e lancia uno dei messaggi più importanti che bisognerebbe fissare nella mente.

Nino è figlio unico, ha diciassette anni (da compiere tra qualche giorno) e si trova ad affrontare un particolare momento della sua crescita legato alla sua identità. Nino sa, da sempre, di essere un omosessuale ma in famiglia la situazione viene considerata come qualche cosa che vada contro la natura e che debba essere corretta.

Pronto a fare di tutto pur di compiacere la propria famiglia, Nino accetta di andare in una comunità religiosa che ha come scopo quello di proporre un percorso che aiuti persone come Nino a guarire.

E' una tematica delicata, quella affrontata dall'autore in un libro piccino che, in 170 pagine arriva nel profondo del lettore.

Nino potrebbe essere ognuno di noi, ma anche nostro figlio, nostra figlia. La sua storia mi ha fatto riflettere sotto diversi punti di vista. 

Il primo, in assoluto, su quanto sia difficile accettare la propria natura non come un errore ma come un modo di essere, da vivere appieno, spiegando le proprie ali, senza nasconderle fino a farle scomparire perchè il mondo, attorno, non è capace di comprendere, di rispettare... Difficile soprattutto per un adolescente che è vittima dei sorrisi e delle battute di compagni ma anche della propria difficoltà ad affrontare, da solo, un percorso personale importante. Una famiglia rigida nelle proprie posizioni da una parte e, dall'altra una comunità che, lo si capisce subito, non è la soluzione: correggere quello che è un errore, uno sbaglio, una devianza dalla retta via... non è questa la soluzione e Nino lo capisce in fretta. 

L'altra riflessione l'ho fatta come madre, come genitore: un padre rigido e chiuso nelle sue formule, in equilibri che non possono e non devono essere minacciati, mai, tantomeno da un membro della famiglia, dal suo unico figlio. Non è semplice accettare qualche cosa che, da sempre, si considera contro natura. Quel padre rappresenta una società che non è ancora in grado di accettare con serenità "...Nino, maschio, omosessuale". Una famiglia, ed una società, che ha sempre fatto sentire quel ragazzino un errore, uno sbaglio, un problema, un uccello che non sa volare.

Eppure Nino è pronto ad affrontare la vita nella consapevolezza del suo essere. Chi gli sta attorno, però, è pronto a tutto ciò? Chi gli è più vicino, la famiglia, riuscirà a tenere il suo passo, ad accettare la sua consapevolezza e la serenità che ne deriva?

Non mi sento di condannare quel padre: probabilmente, in buona fede, ha creduto che quello di suo figlio fosse davvero un errore da correggere ed ha tentato di trovare una soluzione. Ma lo ha ascoltato davvero, quel figlio? Ha cercato di parlare con lui, di sentire ciò che avesse da dire o ha camminato su un binario parallelo al suo? Ecco, questo me lo sono chiesta perchè nell'epoca che stiamo vivendo i nostri ragazzi sono sempre più silenziosi, più chiusi nelle loro stanze, più presi da amici virtuali ma hanno tanta voglia di aprirsi a chi li voglia ascoltare. Ecco, questa è stata una riflessione che, da madre, mi sono sentita di fare.

E' un libro che non fa sconti, quello di Gabriele Clima, che non indora la pillola anche quando le persone che Nino incontra potrebbero sembrare adatte a farlo. No. Dalla realtà delle comunità religiose di quel tipo fino alla brutalità della strada, passando per la leggerezza con cui gli adolescenti si pongono nei confronti degli altri e arrivando al dolore, al profondo dolore che si prova nel ritrovarsi soli a fare i conti con sé stessi.

Poche pagine ma intense. Una storia che fa riflettere e un libro pensato per ragazzi (consigliato dai 12 anni) ma che consiglio caldamente anche a lettori maturi.
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Con le ali sbagliate
Gabriele Clima
Uovonero edizioni
176 pagine
14.00 euro copertina flessibile

venerdì 22 gennaio 2021

Wolfsong. Il canto del lupo (T. J. Klune)

Sono impopolare... ma Wolfsong non mi è proprio piaciuto. Non tanto perché si tratta di un genere che mi piace poco - i licantropi non fanno per me, non mi incuriosiscono le storie che li riguardano, non mi coinvolgono - quanto perché ho trovato la narrazione ripetitiva, ridondante e con una storia che si sarebbe potuta risolvere con molte pagine in meno rispetto a quelle effettive.

La storia ha inizio con un ragazzino che viene abbandonato da suo padre.

Ox ha dodici anni e si sente dire, prima che la porta alle spalle di suo padre si chiuda per sempre, che non vale nulla e che sarà sempre preso a calci nel sedere. Un bel modo di salutare un figlio che resta solo con una madre che si farà carico esclusivo di lui, d'ora in avanti.

Da quel momento passano gli anni e quando Ox ne ha sedici una casa vicino alla sua si popola di gente - una famiglia mai incontrata prima - piuttosto bizzarra. Uno di loro, un ragazzino di qualche anno più giovane di lui che risponde al nome di Joe, ha una particolarissima reazione quando lo incontra e ricomincia a parlare dopo essersi rifiutato di farlo per anni, a seguito di un rapimento con annesse violenze subite.

Ox non comprende del tutto ciò che sta accadendo: è sempre stato un ragazzino definito lento nell'apprendimento e nelle sue razioni ma si rende conto che con quella famiglia inizia a crearsi uno strano legame, fino a quel momento per lui sconosciuto.

A diciassette anni scopre la vera natura di quella famiglia: sono licantropi, legati da un forte legame che, in un modo o nell'altro, riguarda anche lui che licantropo non è. Allora, se stanno così le cose, cosa gli sta succedendo? Come mai gli viene riconosciuto un ruolo, all'interno del branco, pur essendo un umano? 

E cosa lo lega sempre più a Joe? 

Quando gli equilibri raggiunti iniziano ad essere minacciati da vicino da una spirale di violenza e quando Ox si trova solo, abbandonato da Joe ed una parte del suo branco perché alla ricerca di vendetta, le cose cambiano. Ox cambia. Cresce, matura e al ritorno Joe trova qualche cosa di diverso. Di molto diverso. Gli equilibri di un tempo sono oramai solo un lontano ricordo tanto che sarà necessario cercarne di nuovi...

Questa, in soldoni, la trama. 

E' un genere che non amo particolarmente ma che ho voluto sperimentare per non avere dei pregiudizi di nessun tipo in fatto di letture. Un urban fantasy (si dice così? Bho... non sono esperta) mixato con un LGBT... niente che sia nelle mie corde. Ma, lo ripeto, non è stato questo a disturbarmi... ho letto altro di questo genere e ricordo che non mi era dispiaciuto poi così tanto sperimentare.

In questo caso ho trovato la narrazione ripetitiva soprattutto per le tante, tantissime volte in cui si ripete lo stesso concetto di legame, di appartenenza... continuamente, fino a noia. Alla fine è stato come se mi sentissi, da lettrice, considerata una cretina. Ho capito il concetto di appartenenza, il legame, non soffro di perdita di memoria a breve termine! Non serve ripeterlo ogni tre per due!

E poi io sono tuo, tu sei mio, mio figlio, mio fratello, mio padre, branco, branco, branco, branco, tuo,  mio, mio, tuo... troppo, ragazzi! Ho capito, basta! Questo è ciò che ho pensato. 

Mi è piaciuto assistere alla crescita dei personaggi, questo sì. Alla loro maturazione fino al raggiungimento della consapevolezza di ognuno circa il proprio ruolo e le proprie responsabilità ma questo non basta per darmi la spinta a leggere il seguito. Proprio no. Sarò anche impopolare ma è andata così.

E poi nella parte finale secondo me poca coerenza. I lupi sentono gli odori, avvertono le sensazioni gli uni degli altri, le paure, i battiti cardiaci che accelerano e decelerano, le situazioni di pericolo, le emozioni. a volte gli stessi pensieri... lo si ribadisce continuamente. E quando avrebbero dovuto accorgersi realmente di qualche cosa di strano in Ox, che si sta avvicinando un pericolo bhè... nessuno dei lupi se ne accorge!

Sempre parlando di coerenza... Ox che se la prende per una scelta di Joe... e lui che fa esattamente la stessa identica cosa, mosso dalle stesse identiche motivazioni.

Finale facilmente prevedibile e un po' frettoloso rispetto alle tante descrizioni e alle tante ripetizioni avute in precedenza. Avrei preferito minori ripetizioni in precedenza e, magari, maggiore cura nel finale.

Mi piace, non è stata una lettura nelle mie corde. Un mio limite, sicuramente. 

E non è che non lo consigli perchè non è piaciuto a me. Non sono quel tipo di lettore. Anzi, lo consiglio a chi crede che possa essere una lettura nelle proprie corde e poi mi farebbe anche piacere confrontarmi con opinioni differenti.
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Wolfsong
T. J. Klune
Triskell Edizioni
521 pagine
15.00 euro copertina flessibile - 5.99 Kindle

mercoledì 20 gennaio 2021

Tutto il bene che si può (R. Curtis)

 

Come può, una donna di 72 anni, sopravvivere all’interno di un’intricata foresta nel Montana dopo essere scampata – unica superstite – ad un incidente aereo (viaggiava su un aereo da turismo) che è costato la vita al pilota e a suo marito?

Sola, debole, infreddolita. Cloris, questo il suo nome, se la cava e lo sappiamo già all’inizio del libro visto che è lei che apre il racconto della sua avventura, da una casa di riposo in cui – a distanza di anni dall’accaduto – si trova. Sappiamo che sopravvive, dunque. Non sappiamo, però, come. Solo durante la lettura ci si renderà conto di quanto tempo sia vissuta allo stato brado, da quella fatidica domenica di agosto in cui il piccolo aereo è precipitato fino ad autunno inoltrato. Ed è più di quanto si possa immaginare.

Cloris non vuole mollare. Oppure sì?

Vuole tornare a casa a tutti i costi. O preferisce restare all’interno di quella foresta visto che, a ben guardare, non c’è più niente e nessuno ad aspettarla nella sua vita di sempre?

E’ sola. Oppure non del tutto?

L’autore del libro Tutto il bene che si può (che ho letto in collaborazione con Thrillernord) alterna il racconto di Cloris, che rende il lettore partecipe delle sue disavventure e delle sue scelte mentre cerca di salvarsi la pelle ma anche del suo passato, al punto di vista di chi, invece, quella donna scomparsa vuole trovarla a tutti i costi.

La seconda protagonista, parallela a Cloris, è Debra Lewis: ranger del Corpo Forestale degli Stati Uniti d’America che non ha nessuna intenzione di mollare ed è convinta che quella donna sia viva. Intende trovarla. Costi quel che costi.

Onestamente ho avuto l’impressione che i due punti di vista fossero scritti da due penne diverse. Alla forza, al coraggio ed anche all’incoscienza di Cloris (che in alcuni frangenti sembra un po’ troppo resistente per essere verosimile, però) si alterna un comportamento quasi sconclusionato e duro di una ranger che beve merlot (è scritto con lettera minuscola, sempre) a fiumi e che si pone in modo quasi violento, decisamente sopra le righe.

Nel dare conto della testardaggine di Debs – questo il suo diminutivo – l’autore sembra lasciar perdere ogni freno inibitore per prodigarsi nella descrizione di dettagli a volte anche disgustosi che sarebbero magari ammissibili nelle descrizioni della vita nella foresta di Cloris ma non nel modo di fare di un ranger.

Onestamente alcuni passaggi mi hanno dato fastidio, alcune descrizioni eccessive e del tutto inutili. Devo invece riconoscere che, a differenza di altri, ogni volta che i personaggi si sono trovati ad imprecare, per un motivo o per l’altro, l’autore ha mostrato rispetto (glielo devo) per il lettore lasciando intendere senza essere esplicito. Questo l’ho apprezzato.

Nominare il merlot ogni tre pagine mi è sembrato esagerato soprattutto tenendo conto del fatto che nella prima parte del libro questo consumo smodato non è affatto trasmesso come un problema. Solo verso la fine si parla di dipendenza e lo si configura come un problema. Non si può certo far passare una persona che tiene vino nel thermos e ne trangugia quantità esagerate ad ogni ora, anche con il caffè, come se fosse normale.

Debs non è sola a cercare Cloris ma è come se lo fosse visto che è l’unica a credere, veramente, che possa avercela fatta. Ma come si può pensare una cosa del genere per una donna di quell’età, in un ambiente così ostile, in un periodo dell’anno che dal caldo porta verso l’inverno? Qualcosa o qualcuno sarà arrivato in suo soccorso?

Lo stile narrativo è molto particolare: non viene usata nessuna punteggiatura per distinguere i dialoghi dal resto, dai pensieri, dalle osservazioni, dalla narrazione. Se nella parte che riguarda Cloris non è poi un gran problema visto che di dialoghi ce ne sono davvero pochi, nell’altra parte invece il lettore è messo alla prova. Molto. Anche a questo, come allo stile particolare, ho fatto fatica ad adattarmi…

Il finale è ciò che mi è piaciuto più di tutto in assoluto. Non me lo aspettavo proprio e mi ha davvero colpito.

Per il resto posso consigliare questo libro a chi ama sperimentare stili inusuali, a chi non va troppo per il sottile durante la lettura ed è disposto a chiudere un occhio anche davanti a delle frasi che lasciano un po’ a desiderare, a volte.

Ai perfezionisti no, non lo consiglio. Troverebbero solo difetti e questo credo sminuirebbe le intenzioni dell’autore che ha voluto, così l’ho interpretato io, consegnare due storie senza troppi filtri, anche a costo
di essere impopolare.
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Tutto il bene che si può
Rye Curtis
Bompiani editore
320 pagine
18.00 euro copertina flessibile - 11.90 kindle

lunedì 18 gennaio 2021

La fioraia del Giabellino (R. Teruzzi)

Vittoria è la poliziotta, un tipo tosto e un tantino schivo.

Libera, 46 anni, è sua madre. Fa la fioraia di mestiere, confeziona bouquet da sposa. Donna curiosa ed alquanto intraprendente. Vedova di un poliziotto morto per mano misteriosa anni prima.

Iole, 70 anni, è la nonna di Vittoria: paladina dell'amore libero, ha una schiera di amici che non nasconde di frequentare. Eccentrica insegnante di yoga, femminista ed alquanto originale. 

Sono le protagoniste della serie nata dalla penna di Rosa Teruzzi di cui ho letto il secondo volume, La fioraia del Giambellino, dopo aver letto La sposa scomparsa qualche tempo fa.

Anche stavolta le nostre protagoniste si trovano a fare i conti con un mistero che vedrà Libera e Iole scendere in campo nelle vesti di investigatrici dilettanti

Manuela è una giovane donna prossima al matrimonio. Non ha mai conosciuto suo padre e vorrebbe rintracciarlo, nonostante la decisa avversione di sua madre che è sempre stata intransigente in merito: mai avrebbe svelato a sua figlia chi fosse il padre. Scambiata per testardaggine, Manuela si dice pronta ad accettare qualsiasi verità pur di fare luce sul suo passato e, sulla scia dell'avventura precedente che vide Libera finire sui giornali, decide di affidarsi a lei.

Contemporaneamente per Libera si riapre un fronte doloroso: quello della morte di suo marito, più di venti anni prima. 

Libera e Iole -  Vittoria è decisamente contraria - si fanno prendere la mano dal caso di Manuela e cercano di arrivare ad una verità che io, devo ammetterlo, ho intuito a metà strada. Questo, però, non ha inficiato il gusto della lettura soprattutto perché ero curiosa di conoscere il percorso che le due donne avrebbero portato avanti per dare delle risposte a quella giovane donna.

Il fronte più doloroso per Libera, dicevo sopra, è quello relativo alla riapertura delle indagini relative alla morte di suo marito. Nuovi elementi emergono in modo quasi casuale e sua figlia Vittoria, che da sempre è votata alla ricerca del o dei colpevoli della morte di suo padre, è impegnata su questo caso assieme al suo capo. Un  uomo, Gabriele, che da migliore amico di suo padre è diventato un pilastro su cui la stessa Libera ha sempre potuto contare e rispetto al quel prova dei sentimenti ai quali, però, fa fatica a dare concretezza. Nel frattempo Libera viene corteggiata da Furio, un uomo dal carattere molto diverso da quello di Gabriele e che le dona quella spensieratezza che le manca. 

L'aspetto che mi è piaciuto meno in questo volume è stato proprio quello sentimentale con una Gabriele che resta ai margini, un Furio che palesa chiaramente i suoi sentimenti ed una Libera che non sa cosa fare. O meglio, saprebbe in che direzione andare ma non riesce a fare alcuna mossa concreta. Ecco, questo un po' ha rallentato la narrazione secondo il mio punto di vista, arenando i personaggi in una storia che non diventa mai tale, che resta sospesa e che mi auguro abbia una svolta da qui in avanti.

Il personaggio che più mi è piaciuto anche stavolta è Iole, con il suo particolare modo di fare, la sua verve e la sua stravaganza. 

In secondo piano Vittoria. Libera tra le due.

Chiuso il caso di Manuela, resta aperto il fronte relativo alla morte di suo marito. Non resta che leggere il seguito che mi sono già procurata.
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La fioraia del Giambellino
Rosa Teruzzi
Sonzogno editore
169 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 6.99 Kindle

venerdì 15 gennaio 2021

Troppo freddo per Settembre (M. De Giovanni)

La sua vita non è stata semplice. Ne ha commessi di errori ed ha anche dovuto cambiare pelle, nel tempo. Mina, però, ha una capacità che non è comune: sa ascoltare la gente ed è pronta a fare la sua parte - senza paura di affrontare pericoli - per aiutare chi ha bisogno.

Mina Settembre è la protagonista del libro Troppo freddo per Settembre: secondo capitolo di una serie che presto arriverà in Tv, nata dalla penna di Maurizio De Giovanni.

Mina fa l'assistente sociale nel Rione Sanità di Napoli. Un quartiere difficile, dove si incontrano e si scontrano esistenze complicate, dove anche i muri hanno le orecchie e gli occhi, soprattutto quando le esistenze in ballo sono quelle di famiglie di un certo tipo.

Porta addosso i segni di un matrimonio fallito (è stata lei a scrivere la parola fine) ma anche quelli della presenza di una madre invadente e tutt'altro che amorevole con la quale ora, a matrimonio finito, si trova nuovamente a vivere. Ha tre amiche fidate dalla sua parte, però, e sa che su di loro può sempre contare.

Nel Rione Sanità sono tante le persone che vivono situazioni di disagio e quando arrivano a bussare alla sua porta trovano una giovane donna testarda che cerca di fare quello che può per dare una sistemata alla vita degli altri. 

A dire il vero anche la sua, di vita,  sarebbe da sistemare. Il suo ex marito è un magistrato con il quale si trova ancora ad avere a che fare - non per motivi personali - e che spesso la aiuta in situazioni pericolose. Lei non lo vorrebbe avere più attorno ma, a quanto pare, non è possibile, soprattutto se viene ancora accolto a braccia aperte da sua madre quando, di tanto in tanto, decide di andarla a trovare. E lei, sua madre, non ci pensa due volte a sottolineare, ogni volta, quanto Mina sia stata stupida a lasciar andare quel buon partito.

Accanto al suo studio lavora un ginecologo che è come una visione quotidiana per tantissime donne che avvertono pruriti di ogni genere pur di finire nel suo ambulatorio e farsi visitare: Mina ne è attratta ma non intente ammetterlo con sé stessa prima che con lui. Mai e poi mai si metterà al livello di quelle donne alquanto ridicole. Anzi, lo maltratta e lo allontana, pur avendolo sempre accanto in quelli che diventano dei veri e propri casi da seguire anche fuori dal consultorio.

In questa seconda avventura della serie a bussare alla sua porta è una donna anziana, la madre di un giovane appena uscito dal carcere e che si porta dietro un cognome importante, un cognome che lo vincola ad un certo tipo di vita... e di reati. 

"Mio figlio è innocente, mi aiuti. Lo aiuti, lui e il suo bambino meritano un futuro". Questo, in sintesi, ciò che le dice la donna. Prende avvio, in questo modo, un'indagine parallela a quella che sta portando avanti anche la magistratura con le forze dell'ordine che intendono vederci chiaro in merito alla morte di un anziano professore.

La penna di De Giovanni mi piace. Chi mi segue oramai lo sa. Riesce a raccontare storie intense con uno stile scorrevole e mai banale, sempre rispettoso del lettore anche nelle situazioni più crude, mai sopra le righe, delicato quando serve ma sempre potente nel trasmettere emozioni.

Mina è un personaggio che incanta per il suo modo di fare. Incasinata, incasinatissima nella sua vita privata, cerca di fare ordine nelle esistenze altrui sfidando anche gli avversari più pericolosi e ignara, a volte, di quanto possa arrivare vicino al pericolo quello vero. E poi è bella, ben dotata ma più interessata alla sostanza che alla forma e, di conseguenza, non esalta il suo aspetto ma tenta sempre di minimizzare.

Ciò che meno mi è piaciuto, questa volta è il continuo intercalare inserito dall'autore dando voce ai pensieri di Mina che paragona il ginecologo a personaggi della tv, per far capire quanto sia affascinante. Detto una volta può bastare, no? Fa sorridere questa cosa e rende l'idea, è vero, ma quando il concetto viene ripetuto troppo spesso alla fine stanca.

La storia di Mina è un sorta di commedia sommata anche a situazioni drammatiche e particolarmente attuali: non manca quel pizzico di ironia che fa sorridere ma ciò non toglie la drammaticità delle situazioni in cui i protagonisti vengono a trovarsi. E sono storie che fanno riflettere, nella loro triste realtà.

Il personaggio che mi ha dato più sui nervi è il ginecologo Domenico chiamamimmo. Mi ha dato l'imperessione di essere un po' tonto e spero che da qui in avanti (perché confido in un seguito) si dia una svegliata. E lei, per contro, una calmata nei suoi confronti.

De Giovanni offre ai lettori un personaggio senza ombra di dubbio diverso da altri di serie di maggior successo. Diverso da Lojacono dei Bastardi di Pizzofalcone, da Ricciardi. Diverso anche da Sara.

E poi, dico, perché dobbiamo fare sempre confronti con altri personaggi di altri libri di uno stesso autore? Ogni storia è una storia diversa. E a me sta bene così.
***
Troppo freddo per Settembre
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
255 pagine
18.50 copertina flessibile - 10.99 Kindle

giovedì 14 gennaio 2021

Al centro del mondo (A. Torino)

La quercia ha di nuovo le foglie. Iniziano a spuntare, con orgoglio, da quel tronco che tutti davano ormai per morto ma che morto, a quanto pare, non è. Con quelle foglie, con quel nuovo inno alla vita, torna vivo più che mai, per Damiano, il ricordo di quel trauma che ha vissuto dieci anni prima quando, proprio da un ramo di quella quercia, vide penzolare il corpo senza vita di suo padre.

Quella quercia oramai rinsecchita (sarà stato per causa di quell’odore di nafta che si sente da tempo attorno al tronco?) arriva a portare nuova vita e a spezzare l’equilibrio che il ragazzo aveva faticosamente raggiunto vivendo un’esistenza tranquilla e abitudinaria con Nonna Adele, con il nonno, con zio Vince e con i gesti quotidiani che oramai, da anni, lo tengono occupato: la legna, gli animali, le arnie, le crostate della nonna. Un equilibrio raggiunto chiudendosi nel suo mondo e disinteressandosi di tutto il resto.

Un equilibrio che quelle foglioline verdi sembrano voler spazzare via portando alla luce un dolore profondo, un trauma mai superato, una perdita troppo grande per un bambino di sette anni che ha anche manifestato, nel tempo, una vena di squilibrio nei suoi atteggiamenti e nei suoi modi di fare.

A dieci anni di distanza da quel tragico evento le certezze faticosamente conquistate iniziano a vacillare e Damiano vede sempre più spesso, attorno a sé, quel Demonio che assume forme diverse e che opera per rendere sempre più precaria la sua esistenza. Quando, poi, inizia a diventare sempre più concreta la possibilità di perdere Villa la Croce, Damiano realizza di avere un compito ben preciso da portare avanti: difendere ciò che ha di più caro, la sua normalità.

Quel suo desiderio di pace, di serenità agognato da sempre e raggiunto nel suo mondo, ora va difeso e quella ribellione che prima prende forma nella mente di Damiano poi si tramuta in azioni che possono anche essere violente, definitive.

Devo ammettere di aver fatto fatica ad entrare in sintonia con i personaggi che, nella prima parte del libro, mi sono sembrati tutti molto particolari. Ho avuto la sensazione che ognuno avesse molto da dire ma che lo facesse in modo poco efficace lasciando il lettore in una situazione di confusione. Ma è stato lo smarrimento di un momento, quello che si vive quando si ha a che fare con una storia potente, nella quale entrano in ballo personalità differenti e anelanti ognuna a qualche cosa di diverso.

La voglia di cambiamento di zio Vince, il silenzio del nonno, la voglia di restare ancorato al suo mondo espressa da Damiano, la voglia di serenità di nonna Adele: ogni personaggio ha molto da dire e lo fa a modo suo.

Damiano lo fa con i suoi alti e bassi, con i suoi pensieri a volte sconnessi ma, a ben guardare, tutti molto allineati con la sua necessità di difendersi dal mondo; zio Vince con quel modo rude che arriva proprio dalla vita di campagna, dove basta poco per aspirare ad una vita facile, ad un grande affare, alla grossa occasione. Ma lo fa anche nonna Adele che, con la sua dolcezza e il suo senso di protezione, è una figura attorno alla quale si regge una realtà pronta a sgretolarsi nel momento in cui il suo sguardo fermo dovesse venire a mancare.

Il grande assente, secondo il mio parere, è il nonno. La sua presenza silenziosa è imponente eppure resta nell’ombra. Il padre di Damiano è assente per causa di forza maggiore visto che al momento del racconto è morto da dieci anni. Ma il nonno è vivo e vegeto, seppur silenzioso.

Ho ritrovato molto della mia terra in questo libro che ho letto in collaborazione con Thrillernord – io sono Marchigiana, luogo in cui è ambientata la storia – nelle descrizioni di quel borgo quasi dimenticato dal mondo, con i suoni e gli odori della natura, il verde sconfinato. Le descrizioni sono molto efficaci. Lo sono anche gli atteggiamenti, che rendono alla perfezione gli stati d’animo dei personaggi.

Un piccolo appunto mi resta da fare: un paio di volte, forse tre, nell'intercalare dei dialoghi i personaggi si lasciano andare a delle bestemmie... che non ho gradito. Non mi piace l'idea che un lettore sia costretto a leggere qualche cosa che, per il suo credo religioso, è un peccato. Perchè costringerlo a leggere intercalare così esplicitiì? Credo che il risultato si sarebbe ottenuto anche con qualche cosa di meno diretto ed esplicito. Opinione personale, ovviamente.
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Al centro del mondo
Alessio Torino
Mondadori editore
264 pagine
17.57 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

martedì 12 gennaio 2021

Sbirre (M. Carlotto, G. De Cataldo, M. De Giovanni)

Non amo i racconti. Preferisco storie più strutturate. 

Devo ammettere, però, che ci sono racconti e racconti. Con Sbirre ho incontrato tre diverse penne - quella di Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni - che non mi hanno affatto rimpiangere di aver scelto di leggere dei racconti.

Ho incontrato tre donne. Tre poliziotte. Tre vite diverse ma accomunate dal fatto di aver preso dei sentieri diversi dalla strada maestra, quella che il loro essere poliziotte aveva posto loro davanti. 

Sono donne determinate, che sanno il fatto loro, abili nel loro mestiere, stimate e ben considerate. 

Alba, Anna e Sara sono, però, delle creature "di confine", che si trovano ai margini di un'esistenza retta, quella che si sono disegnate addosso scegliendo le rispettive carriere. Sono donne diverse tra loro ma molto più simili di quanto ognuna di loro potrebbe pensare, se solo avessero l'occasione di conoscersi. Se solo le loro vite si potessero anche solo sfiorare.

Anna Santarossa - frutto della penna di Massimo Carlotto nel racconto Senza sapere quando - ha una doppia vita: poliziotto, è vero, ma anche informatore per la mafia russa. E' una moglie ma anche un'amante. Due aspetti, quello professionale e quello personale, che si intrecciano e che si scontrano con la necessità di fare giustizia in un mondo - quello della mafia russa - che non risparmia violenze di nessun genere. Cammina su una delicatissima linea di confine, incontra persone che le cambiano letteralmente la vita e fa la sua scelta: una scelta che non la riporta sulla strada maestra ma la porta altrove.

Alba Doria - frutto della penna di Giancarlo De Cataldo nel racconto La triade oscura - si trova davanti ad un caso che viene chiuso in fretta: doppio omicidio e suicidio. Fine. Ma lei è una persona attenta, che studia i dettagli e che vuole arrivare fino in fondo: vede ciò che gli altri non vedono, scava anche dove la terra sembra compatta e scopre ciò che gli altri preferiscono ignorare. Si trova, così, alle prese con una community on line in cui l'odio è il filo conduttore e trova, in questo contesto, non solo il modo per arrivare ai colpevoli ma anche di porre in essere la sua personalissima vendetta.

Sara Morozzi - frutto della penna di Maurizio De Giovanni nel racconto Sara che aspetta - è una mia conoscenza visto che dei tre autori De Giovanni è quello che conosco meglio e del quale ho letto quasi tutto. Conosco Sara. Conosco i suoi trascorsi, le sue paure, le sue convinzioni. Sara si trova alle prese con un caso che la tocca molto da vicino. O meglio, per lei, che è in pensione, non sarebbe un caso dal punto di vista professionale ma lo è dal punto di vista personale visto che riguarda la morte di suo figlio. Quel figlio con cui ha perso i contatti venti anni prima quando scelse di lasciare la sua famiglia (il ragazzino aveva sette anni) per amore.

Sono tre personaggi che si muovono in diverse zone d'Italia, accomunati dalla necessità di vendicarsi. Ognuna a modo proprio. Ognuna con le proprie motivazioni. Ognuna consapevole di ciò che sta facendo. C'è chi deve scappare. Chi rincorre. Chi osserva.

Se dovessi stilare una classifica di gradimento metterei al primo posto la storia di Sara (anche se, come accennavo, non mi è nuova) perché amo lo stile di De Giovanni, delicato e potente allo stesso tempo. Non volgare, mai, anche quando la situazione lo potrebbe richiedere. Mai sopra le righe. 

Poi metterei la storia di Anna: devo ammettere che lo stile di Carlotto (di cui non ho letto niente) mi incuriosisce e andrò a cercare altro di suo.

In coda - ma senza che ciò abbia valore dispregiativo - metto la storia di Alba: diverso lo stile ma comunque efficace.

Questo libro mi ha dimostrato che sono le penne a fare la differenza. C'è chi riesce a trasmettere molto con poche pagine (e non è facile!) e chi invece no. Un discorso che, alla fine, si applica ai libri in generale, non solo ai racconti... non sto dicendo niente di nuovo!

Letto con piacere, personaggi che mi hanno colpita soprattutto per il contesto e per le modalità in cui si sono trovati a districarsi, vorrei conoscere meglio tutte loro. Sara a parte. La conosco molto bene.
***
Sbirre
Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni
Rizzoli editore
220 pagine
18.50 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

lunedì 11 gennaio 2021

C'era una volta adesso (M. Gramellini)

Mattia, nel dicembre del 2080, decide di raccontare una storia.

È la storia di quando aveva nove anni e, da un giorno all’altro, si è trovato chiuso in casa a condividere spazi e tempo con una famiglia che fino a quel momento aveva avuto ritmi ed abitudini diversi. È l’anno 2020, quando un maledetto virus fa riempire gli ospedali e correre le ambulanze, svuotando le città dei soliti suoni per riempirle di quelli del dolore, della paura, della morte.

Gramellini racconta nel libro C'era una volta adesso - letto in collaborazione con Thrillernord - quei momenti come farebbe un bambino di nove anni, il Mattia di allora: con le sue paure, le sue ingenuità, la sua voglia di affetto ma anche la paura di un nemico che non riesce bene a comprendere ed individuare. Ognuno reagisce a modo suo ma quello che è certo è che il virus cambierà tutti. In modo più o meno profondo ma i cambiamenti sono dietro l’angolo per tutti. Cambia il modo di comunicare, di rapportarsi, di vivere.

Cambia il modo di andare a scuola, di passare il tempo, di salutare gli amici.

Cambiano le proporzioni all’interno della propria abitazione che diventa quasi una prigione difficile da condividere, in più d’un caso, con il resto della famiglia. E quel salotto che sembrava tanto grande diventa, ora, davvero piccino se va condiviso in ogni ora del giorno e, in alcuni casi, anchedella notte.

Ecco, dunque, che Mattia non può più abbracciare la nonna che vive al piano di sopra con la quale inventa una tecnica di dialogo fino ad allora sconosciuta, ecco che deve sopportare la presenza di un padre che ha sempre sentito lontano e con il quale non vuole avere a che fare. Questi i due elementi che pesano di più a Mattia: la lontananza della nonna e l’eccessiva vicinanza di suo padre.

Ammetto di aver pensato, fin dalle prime righe, che si trattasse di un racconto poco originale visto che in tanti hanno scritto in questo periodo (che, tra l’altro, non è ancora archiviato) approfittando – mi sia concesso il termine – della situazione.

Durante la lettura, però, mi sono resa conto dell’importanza di lasciare traccia di un periodo così straordinario come è stato quello della pandemia e che ogni autore che si sia cimentato nel mettere su carta tutto ciò lo abbia sicuramente fatto a modo suo.

L’originalità, dunque, non va cercata nei contenuti – che ben conosciamo, vivendo in prima persona questo periodo – ma nel modo in cui la storia viene consegnata ai posteri, nero su bianco.

Si tratta di una storia che lascia aperte le porte alla speranza ma che fa anche riflettere su diversi aspetti legati alla pandemia. In particolare, alla sorte di chi, soffrendo di altre patologie, si è trovato per cause di forza maggiore lasciato in secondo piano ma anche al lavoro dei sanitari e al difficile equilibri che si crea attorno a loro, costantemente vicini ai malati. Ma fa riflettere anche in merito ai rapporti tra le persone che cambiano, inevitabilmente (e non sempre in meglio) in situazioni di emergenza.

Lettura scorrevole adatta anche a giovani lettori.
***
C'era una volta adesso
Massimo Gramellini
Longanesi editore
288 pagine
16.90 copertina rigida - 11.99 euro Kindle

sabato 9 gennaio 2021

Il marchio di Atena. Eroi dell'Olimpo vol. 3 (R. Riordan)

Tante volte mi sono chiesta se, nelle lunghe serie, arrivi per forza il momento "di stanca", quando ci si trova davanti a personaggi noiosi, a situazioni viste e riviste, quando manca l'adrenalina o la curiosità per andare avanti nelle lettura. E mi sono anche chiesta se gli autori di lunghe serie non corrano in rischio di dover diluire eccessivamente la storia per reggere la trilogia, la quadrilogia o una serie addirittura più lunga.

Rick Riordan non corre di certo questo rischio. Ne ho avuto la prova con la serie Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo che mi ha indotta, arrivata all'ultima parola del quinto libro, a comprare subito la serie successiva. Ed ora, che sono arrivata alla fine del terzo volume della seconda serie, sono curiosa di andare avanti perché l'avventura in corso non si è conclusa e non vedo l'ora di sapere come andrà a finire. O meglio, come andrà a finire posso anche immaginarlo ma è tutto quello che porta verso il finale che lascia il lettore in tensione e carico di adrenalina.

In quest'avventura la principale protagonista è Annabeth. Allo stesso tempo, i nostri protagonisti sono una squadra e come tale si comportano per cui ognuno è importante ai fini della riuscita della missione.

Nell'avventura precedente Annabeth era rimasta ai margini delle vicende che hanno avuto per protagonista Percy e alcuni suoi nuovi amici che arrivano non dal Campo Mezzosangue ma dall'altro campo in cui si trovano figli di dei romani, non greci. 

Quanto, a bordo della Argo II, Annabeth - sul finale del volume precedente - si è trovata ad atterrare in mezzo ad un campo pieno zeppo di figli di dei romani e, con loro, Percy. Tra greci e romani, si sa, non è mai corso buon sangue ma stavolta avrebbero dovuto combattere insieme per sconfiggere Gea e impedire che potesse attuare il suo piano di distruzione globale. 

Le buone intenzioni per collaborare ci sono tutte ma qualche cosa non va per il verso giusto e... i romani si sentono attaccati e, non potrebbe essere altrimenti, mettono da parte ogni buona volontà di collaborazione per contrattaccare. In questa situazione, è la Argo II che porta lontano i sette semidei - romani e greci - che da una parte se ne devono scappare da una situazione così caotica e, dall'altra, hanno una missione davanti. Annabeth, Percy, Jason, Frank, Hazel, Leo e Piper devono salvare Nico, fratello di Hazel: il ragazzo è tenuto in ostaggio, come trappola per chiamare a raccolta i sette semidei e annientarli. O meglio, qualcuno dovrebbe essere catturato per un sacrificio estremo, gli altri eliminati.

Annabeth viene messa sulle tracce del Marchio di Atena che le permetterebbe di arrivare a trovare qualcosa che possa innanzitutto riportare la pace tra greci e romani e creare, poi, le condizioni per proseguire la missione e fermare Gea. 

Sulla trama non posso dire altro. 

Qualche considerazione personale, però, non può mancare.

E' un libro per ragazzi: è vero, ma per chi ama l'avventura è perfetto anche se si è fuori quota come me. Riordan ha una fantasia senza fine, conosce gli argomenti di cui parla dando dei continui punti fermi in merito alla mitologia greca e romana per cui l'invenzione, la fantasia hanno comunque fondamenta solide.

Non è un libro autoconclusivo: consiglio caldamente, a chi volesse avvicinarsi alle avventure di Percy Jackson, di cominciare dall'inizio, dalla serie Eroi dell'Olimpo. I personaggi di base sono sempre gli stessi che si arricchiscono - dal punto di vista delle informazioni che li riguardano, delle caratteristiche e delle esperienze personali - strada facendo. Non sono personaggi messi a caso nel racconto e anche nei volumi più avanzati, quando oramai si crede di sapere di tutto dell'uno o dell'altro, spuntano ricordi, vicende, situazioni che permettono di conoscerlo ancora meglio. Per contro, non leggere la storia dall'inizio anche se magari può essere comunque piacevole come avventura, non rende il quadro completo.

Tanti sono i nomi di dei, semidei e termini legati alla mitologia che si alternano nelle more del racconto ed anche stavolta è presente, sulle ultime pagine, un utilissimo glossario. Chi arriva a questo punto della storia ha familiarità con molti termini proposti e molte divinità citate ma è sempre interessante approfondire, soprattutto quando le divinità vengono proposte nella forma romana in confronto con quella greca.

Percy... bhè, cresce. Non è più il ragazzino dislessico impaurito degli inizi, che si sente fuori posto ed è un po' pasticcione. Dislessico lo è ancora ma a questo suo problema ha anche dato un perché. Pasticcione? Lo è ancora, un po', ma oramai è consapevole di essere il più forte dei semidei e di avere grandi responsabilità che comportanto anche dei grandi sacrifici. Allo stesso tempo, vive anche attimi di fragilità, nei quali si sente impotente e riconosce tutti i suoi limiti. Insomma... non è un supereroe di quelli che sanno di essere invincibili, perchè così non è!

Lettura molto piacevole, non velocissima perché, al di là delle pagine, la narrazione è serrata e sono tanti i particolari forniti dall'autore e che (l'ho imparato volume dopo volume) non vanno trascurati anche se sembrano insignificanti.

Per chi ama l'avventura, per chi ama (o vuole conoscere meglio, seppur in chiave fantastica) la mitologia greca e romana, per chi si affezionata a giovani eroi che sanno essere molto di più che dei semplici adolescenti, a chi non oppone resistenza nel volare via con la fantasia: a queste tipologi di lettori lo consiglio.

Ovviamente, è un genere che deve piacere. A me piace!
***
Il marchio di Atena. Eroi dell'Olimpo vol. 3
Rick Riordan
Mondadori Editore
532 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 17.00 copertina rigida, 6.99 Kindle

martedì 5 gennaio 2021

Una lunga estate crudele (A. Gazzola)

Alice iniza a perdere qualche colpo. E' sempre più investigatrice e sempre meno medico legale (pur essendo una specializzanda) e le sue vicende personali iniziano ad essere un tantino ripetitive.

La serie de L'Allieva di Alessia Gazzola mi piace ma mi auguro che arrivi un po' di elettricità nei prossimo volumi perchè stavola la storia mi è sembrata un po' piatta e decisamente poco accattivante.

La colpa non è delle indagini portate avanti attorno ad una morte piuttosto datata e ad un tentato omicidio ad essa collegato quanto il personaggio inizia ad essere un po' ripetitivo. Nessuna evoluzione sul fronte delle vicende personali, anche la sbadataggine di Alice inizia ad essere poco divertente perché piuttosto scontata. Anche la figura di Claudio Conforti appare un tantino opaca e scontata. 

Forse è la pecca delle serie, quella di imbattersi in un momento di fiacca. Probabilmente il lettore si aspetta qualche cosa di nuovo visto che, essendo appunto una serie che ruota attorno ad un personaggio ben preciso, non possono essere solo i casi a cambiare mentre la storia del personaggio chiave resta sempre inchiodata al palo. Questa è la sensazione che ho avuto.

Questa volta è anche estate con il lavoro a medicina legale decisamente rallentato. Nemmeno l'arrivo di una nuova specializzanda, che viene affidata proprio ad Alice, aiuta a dare un po' di pepe alla storia.

Il caso prende avvio dal ritrovamento di un cadavere rimasto a lungo chiuso all'interno di una cripta segreta di un teatro. Alice sarà impegnata non tanto sul fronte medico legale quando accanto al commissario Calligaris che fa sempre più affidamento sulle capacità intuitive e deduttive della giovane per avere un quadro possibilmente chiaro del caso che gli capita per le mani. Il cadavere è di un attore la cui figura permette di risalire ad un ambiente, quello del teatro, appunto, dove diversi personaggi sembrano avere un ruolo ma che, quanto pare, sono tutti o bravissimi a mentire (e non sarebbero bravi attori, altrimenti) o decisamente estranei ai fatti.

Quella che emerge è una storia di legami e di tradimenti, di ripicche e di vendette, consumata all'ombra di un teatro ma, soprattutto, all'ombra di vite apparentemente senza macchia. 

Alice anche stavolta sarà fondamentale per arrivare a capire quale sia la strada giusta da percorrere, tanto che assume le vesti di vera e propria inviata per conto di Calligaris, alle calcagna di possibili testimoni che si trovano all'estero.

Una piccola novità nella vita di Alice arriva con un uomo che le fa la corte ma è chiaro come il sole fin dall'inizio che si tratta di un diversivo di poco conto per una giovane già piuttosto ingarbugliata di suo, in fatto di sentimenti.

Ad un certo punto mi ha anche fatto pena, poveretta, nella sua costante indecisione.

Però credo che sia anche arrivato il momento di crescere per un personaggio che, me lo auguro, possa essere più incisivo nel prossimo episodio della serie. Perché se è vero come è vero che questo capitolo non mi ha entusiasmata più di tanto, è anche vero che sono molto curiosa di sapere dove va a finire Alice Allevi dal punto di vista professionale ma, soprattutto, come donna.
***
Una lunga estate crudele
Alessia Gazzola
Longanesi editore
320 pagine
10.00 euro copertina rigida - 5.00 euro copertina flessibile - 8.99 Kindle

domenica 3 gennaio 2021

La lunga discesa (J. Reynolds)

Aspettava da tempo di essere letto e ieri è arrivato il suo momento. La lunga discesa è un libro che si legge in fretta ma non perché sia una storia semplice o superficiale. E' lo stile di scrittura che ne rende agevole la letture: l'autore è decisamente originale nel proporre pensieri efficaci ma scarni, diretti, essenziali, senza perdersi in descrizioni superflue e senza usare quel belletto stilistico che qui, in questa storia, proprio non serve.

Shawn, il fratello maggiore di Will, è morto. Gli hanno sparato. Will prova una tristezza così grande da non poterla spiegare ma sa bene che nel suo quartiere esistono delle regole ben precise: 1-  non piangere 2 - non fare la spia 3 - se qualcuno che ami viene ammazzatto trova la persona che lo ha ammazzato e ammazzala.
Shawn bazzicava in un ambiente particolare, in un quartiere in cui la droga si spaccia in ogni angolo e dove le vendette sono il pane quotidiano. Ma era un bravo fratello e Will gli era molto attaccato. Cresciuti insieme, i due ragazzini si sono scontrati in fretta con una vita che non ha fatto loro nessuno sconto. Orfani di padre, la loro vita è stata segnata da una serie di perdite violente delle quali, a ben pensare, Will ha quasi perso memoria, tanto era piccolo all'epoca. Questa volta no. La morte di Shawn brucia talmente tanto da imporgli un scelta: seguire le regole una ad una. 
 
Non piange. No, non lo fa. Quella lacrima che tenta di scendere viene ricacciata puntualmente indietro con una forza ed un coraggio che Will non credeva nemmeno di avere.
 
Non fa la spia: è convinto di sapere chi sia il colpevole ma quando viene interrogato non apre bocca.
 
E' pronto a vendicarsi. A lui tocca vendicare la morte di suo fratello, a nessun altro.
 
Dal momento in cui sale in ascensore per scendere verso il piano terra e fare la sua strada, con la pistola di suo fratello infilata nei pantaloni, accade ciò che non avrebbe mai potuto immaginare.
All'interno dell'ascensore salgono diverse persone che hanno fatto parte della sua vita e che, parlando con lui in modo piuttosto diretto, non sono gli fanno tornare alla mente ricordi oramai sepolti ma lo fanno riflette su ciò che si appresta a fare.
 
Chi si appresta a leggere questo libro non sa a cosa va incontro. Questo, almeno, è capitato a me. Uno stile molto particolare, strano all'inizio ma perfettamente efficace: questo caratterizza una narrazione serrata, concentrata in un arco temporale molto breve e capace di trasmettere l'inquietudine, le paure, le convinzioni, le aspettative di un ragazzino (Will ha 15 anni) che si trova ad affrontare una vicenda più grande di lui e rispetto alla quale non avrebbe mai immaginato di porsi in quel modo.
 
Will scopre che la vendetta non porta lontano. Anzi, spesso porta alla fossa.
Scopre che non tutto ciò che negli anni gli è stato raccontato era vero, soprattutto in merito alla morte di suo padre.
Scopre che non si possono avere certezze e che questo può portare a compiere dei grandissimi ed irrimediabili errori. 
Il tutto in un breve arco di tempo che sembra dilatarsi all'infinito. 

Per il momento è uno dei libri più originali che abbia mai letto. 
Il finale è molto particolare e lascia spazio all'interpretazione. Io, almeno, l'ho visto così.
***
La lunga discesa
Jason Reynolds
Rizzoli editore
315 pagine
17.00 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

sabato 2 gennaio 2021

Ogni cosa torna (P. Gariffo)

Ho letto con piacere e coinvolgimento Ogni cosa torna, libro di Patrizia Gariffo che, in 140 pagine racconta una storia ben scritta ed efficace.

Un'anziana donna viene trovata morta nel suo letto con, accanto, la sua dama di compagnia, la giovane Alina, anch'essa cadavere.

Emma, l'anziana donna, è stata probabilmente avvelenata mentre la giovane Alina si è suicidata con un colpo di pistola che non le ha dato scampo. I segni sono evidenti così come evidente è la presenza di una boccetta di sonniferi, del tutto svuotata. Sembra tutto troppo chiaro: Alina si è uccisa dopo aver ammazzato Emma. Ma quale il movente?

Due morti rispetto alle quali si ha fretta di chiudere il caso visto che Emma è una donna di buona famiglia, anche fisicamente fragile per cui ha sempre ispirato tenerezza, vedova di un uomo che ha fatto tanto per la cittadina sicialiana in cui la coppia ha sempre vissuto. Ad indagare sulla duplice morte è il capitano Bianca Giusti che, nelle more delle indagini, si trova a fare i conti con un passato che non si è ancora del tutto lasciata alle spalle e che torna prepotentemente a bussare alla sua porta.

Ben presto emergeranno particolari che dipingono un quadro decisamente diverso da quello che gli indizi hanno inizialmente fatto emergere. Quelle due donne, ormai cadavere, non erano poi così estranee l'una all'altra ed emerge una storia di amore, tradimento, abbandoni, ritrovamenti, legami di sangue, delusioni... 

L'autrice riesce a concentrare tutto ciò in un romanzo snello, che si lascia leggere con piacere. Il formato meneggevole ne agevola ulteriormente la lettura anche se, non posso negarlo, ho trovato i caratteri un po' troppo piccoli. Per chi, come me, spesso legge di sera o per chi si affaticasse in fretta nella lettura dei caratteri un po' più grandi avrebbero sicuramente aiutato.

Un passaggio mi ha particolarmente colpita e mi ha fatto riflettere. Sono le considerazioni che fa il collega di Bianca: non digeriva che la verità venisse insabbiata in nome di una moralità perbenista, che faceva passare le cose per quelle che non erano, a difesa della dignità di qualcuno che, secondo il sentire comune, se lo meritava di più. 

Mi sono chiesta quanto spesso si sia frettolosi nel giudicare, nell'attribuire colpe o concedere attenuanti. E questo capita nella vita di ogni giorno, non mi riferisco al caso di omicidio. E' uno spunto che mi permette di riflettere su cosa vorrei che cambiasse in questo nuovo anno: l'essere sempre pronti a giudicare, senza concedere nemmeno - a volte - il beneficio del dubbio!
***
Ogni cosa torna
Patrizia Gariffo
Bookabook
144 pagine
12.00 euro copertina flessibile