venerdì 15 ottobre 2021

SINcera (Fucina Okapi)

 

Senza ombra di dubbio originale. Un po' strano e particolare ma originale.
Originale la grafica, originale l'idea, originale la scrittura.

SINcera, senza cera (quando le imperfezioni delle statue di marmo erano corrette con la cera). Geniale l'idea di un titolo così come particolare è lo sviluppo della storia.

Una storia di riscatto e di miseria. Questo ho pensato. Il riscatto è quello che cercano gli dei dell'Olimpo che si sentono dimenticati dagli uomini sulla terra e cercano un modo per far valere la loro autorità e riconquistare, da parte loro, la stima perduta. La miseria è quella umana, quella che nasconde dietro ad un velo di bugie vite diverse, vite nelle quali la verità, quella pura, porterebbe verso direzioni inimmaginabili.

Nel momento in cui gli dei - oramai annoiati e senza potere, occupati solo a bisbocciare senza troppa soddisfazione lontani e dimenticati dal mondo umano - si rendono conto che è necessario fare qualcosa per cambiare questo stato di cose, l'idea arriva impietosa e devastante: costringere gli umani a momenti di verità assoluta. Per fare questo ognuno degli dei sceglie una play list che arriverà alle loro orecchie umane scompigliando le carte.

Zeus, Athena, Poseidon, Apollo, Ares, Demetra, Afrodite, Efesto, Dionisio, Hermes, Ade, Artemide, Hera: sette canzoni per ognuno, da spedire sulla terra. In diverse nazioni, ad umani di diversa età e di diversa estrazione sociale.

Cosa potrebbe accadere è presto detto visto che vengono proposte le immagini degli umani che ascoltano quelle melodie e si sentono spinte a comportarsi con sincerità. 

Il risultato non è sempre dei più entusiasmanti ma non era forse questo l'obiettivo? Quello di far emergere la vera natura dei rapporti umani per svelare, alla fine, il dominio degli dei e portare gli umani all'originale adorazione oramai perduta? 

Quando, però, la situazioni rischia di andare fuori controllo gli dei si rendono conto che non è possibile esercitare un potere se non si è capaci di controllarlo. 

E poi, le bugie - anche le più piccole, quelle dette per quieto vivere - non dilagano forse anche nell'Olimpo? Gli dei sono capaci di guardarsi allo specchio e mostrarsi senza maschera?

La lettura è scorrevole, strappa un sorriso ma fa anche riflettere. Mi è sembrato che si calcasse un po' la mano sull'aspetto sessuale legato alla noia degli dei, ripetendo troppo spesso questo aspetto tanto da arrivare a noia ma sono dettagli... Credo di poter dire che sia la particolarità dell'insieme che cattura e spiazza, anche.

Il finale? Bhè... da leggere senza escludere sorprese.

Consigliato a chi cerca una lettura originale, un po' strana, particolare sia come idea che come grafica e sviluppo.

Ps. particolare anche la formula scelta per la scrittura, quella di un collettivo.
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SINcera
Fucina Okapi
Sabireditore 
200 pagine
15.00 euro copertina flessibile

lunedì 11 ottobre 2021

Il mio cuore cattivo (W. Dorn)

Si può avere paura dei propri ricordi al punto tale da rimuoverli? 

Si può avere paura di quelle risposte che tanto si cercano ma che potrebbero sconvolgerci la vita?

Se lo chiedessimo a Doro, la protagonista del libro Il mio cuore cattivo di Wulf Dorn la risposta sarebbe sì e lei ne sarebbe la prova. Ha rimosso ricordi legati ad un trauma e la sua mente sembra volersi proteggere da quei ricordi stendendo uno spesso velo opaco su circostanze che, qualora riaffiorassero alla memoria, potrebbero dare delle risposte agli altri ma, soprattutto, a lei. A quella ragazzina che aveva in custodia suo fratello, quella sera. Quella ragazzina che lo ha trovato morto il mattino dopo. Morte per cause naturali, hanno detto a lei e ai suoi familiari. Ma è davvero così? Perché la sua mente ha relegato nei suoi recessi più profondi i ricordi di quella sera tanto da indurre la ragazzina a temere la verità e, soprattutto, a farle sentire un peso addosso che nessuno le attribuisce ma che lei sente tanto da toglierle la lucidità?

Dorothea, questo il suo nome di battesimo, lotta quotidianamente con sè stessa e con i pregiudizi di chi la crede pazza: perché lei vede suo fratello morto come se fosse vero ed è tormentata da quei ricordi che mancano. Niente e nessuno riesce a tirarla fuori da questa situazione. Dopo un periodo di terapia sembra aver trovato pace ma ben presto dovrà tornare a fare i conti con i suoi demoni, con i fantasmi che la tormentano e con qualcuno che le dice di essere finito nelle mani del demonio. 

È quando si trasferisce con sua madre in una nuova casa e incontra persone nuove che la situazione sembra precipitare e quell'equlibrio faticosamente raggiunto torna a sbriciolarsi tra le sue dita. Le visioni iniziano a moltiplicarsi e lei è convinta che quelle che vede non siano affatto persone morte. Una, in particolare, un ragazzo del posto: è convinta di essersi persa realmente dentro a quegli occhi neri e profondi come due pozze di petrolio, è certa di aver sentito il suo grido di aiuto così come è certa di non essere pazza ma, allo stesso tempo, di quanto sia difficile essere creduta.

Dorn imbastisce, ancora una volta, una storia che toglie il fiato. La ricerca della verità, il tentativo di sconfiggere le proprie paure, la voglia di liberarsi di un peso che la schiaccia ogni volta di più porteranno Dorotea anche a rischiare la vita per potersi riscattare davanti a sè stessa e davanti a tutti gli altri.

"Io non sono pazza". Se lo ripete in continuazione, Doro, e cerca anche di convincere le persone che ha attorno ma la sua appare una missione sempre più disperata davanti ad un muro di gomma che tende ad ispessirsi sempre di più.

La ragazza scoprirà che non si può dire di conoscere mai qualcuno fino in fondo. Non si conosce nemmeno sè stessi, a dire il vero, figuriamoci persone fondamentalmente estranee che, pur diventate amiche e aver condiviso qualcosa con lei, le mostrano solo ciò che ritengono opportuno mostrare...

Il percorso che seguirà per sconfiggere le sue paure, per trovare la sua pace sarà accidentato ed ad altissima tensione in un romanzo che riserva delle sorprese e mi ha tenuta sulle spine per diversi giorni. Il finale, a dire il vero, è un tantino prevedibile ed avevo immaginato qualcosina ma questo nulla toglie al fatto che sia stata una lettura scorrevole e coinvolgente.

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Il mio cuore cattivo
Wulf Dorn
Casa Editrice Tea
347 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 8.99 Kindle

sabato 9 ottobre 2021

Un'amicizia (S. Avallone)

...la verità è che il lutto per un'amicizia finita non si risolve. Non c'è modo di curarlo, rielaborarlo, chiudere e andare avanti. Rimane lì, piantato in gola, a metà tra il rancore e la nostalgia.

Non potrebbero essere più diverse Elisa e Beatrice. Fisicamente, caratterialmente, in fatto di scelte. Eppure la loro è una di quelle amicizie che sembrano destinate a durare per sempre tanto sono saldi i legami che si stringono giorno dopo giorno tra loro. Sono due solitudini che si incontrano: una frase sfruttatissima, questa, ma che calza a pennello nel caso di queste due amiche che diventano l'una la spalla dell'altra e che sanno di essere tali ritagliandosi ognuna un ruolo ed una posizione diversa in questa amicizia.

Ma non dura per sempre perché è con questa consapevolezza che si apre il libro. 

Il racconto parte da un presupposto di fondo: sono passati tredici anni da quando quel legame si è spezzato. Il lettore lo sa già, in partenza. Elisa e Beatrice non sono più due ragazzine ma due donne che non sanno più niente l'una dell'altra. O meglio... Beatrice non sa più niente di Elisa (questo è quanto l'autrice fa pensare ai lettori) perché quest'ultima, invece, sa bene che quella ragazza dalle grandi aspirazioni, così sicura di se' e pronta a mordere la vita è diventata un personaggio pubblico che appare sulle copertine delle riviste, che ha milioni di followers sui social e che racconta, ogni giorno, la sua vita a suon di scatti.

Il racconto di quell'amicizia è molto dettagliato ed intenso. L'autrice aiuta il lettore a conoscere due solitudini fornendo dettagli relativi a rapporti familiari, fragilità, aspirazioni, amori, passioni, legami più o meno forti e, ovviamente, descrive il percorso che le due ragazzine fanno prima avvicinandosi poi consolidando sempre di più un rapporto che dà la sensazione di togliere il fiato, in alcuni momenti. 

Dal punto di vista temporale siamo a cavallo di quella che sarà la rivoluzione legata alle nuove tecnologie ed anche questo, l'uso di internet, l'avvento delle chat, dei social avrà un ruolo fondamentale non solo nel rapporto d'amicizia tra le protagoniste ma complessivamente nella storia in quanto tale.

Siamo stati tutti adolescenti ed abbiamo vissuto, in modo più o meno intenso, rapporti d'amicizia che ci hanno permesso di ritrovarci in ciò che lega le due ragazze. I primi amori, le prime bravate, i sogni: chi non ha avuto un amico o un'amica con cui condividere tutto ciò? Poi il tempo ha fatto il suo corso ed a ripensarci oggi tante di quelle amicizie, anche le più speciali, sono finite e sono state archiviate per fare posto ad altro. Questa storia mi ha fatto pensare molto all'adolescente che sono stata, a come ho vissuto le mie, di amicizie, a quanto ho dato e quanto mi hanno dato, a cosa è rimasto. Alla luce della storia e delle riflessioni che questa lettura hanno alimentato non so dire se il finale mi sia piaciuto oppure no. Non so dire se mi aspettassi qualche cosa di diverso. O se fosse più giusto qualche cosa di diverso. Chissà dire, poi, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato in un rapporto a due? Quando si commettono errori... chi può dire chi si trova nel giusto e chi, invece, ha sbagliato?

Lo stile dell'autrice mi ha catturata e mi ha coinvolta. Cita molti testi della letteratura e mai a sproposito, mai in modo spocchioso. Ho molto apprezzato, nelle ultima pagine, un elenco di tutti questi titoli.

Il profili psicologici delle protagoniste (ma anche quelli di qualche personaggio secondario) sono molto accurati e ben resi grazie anche alla scelta di parole e frasi che arrivano dritte al cuore. Mi sono trovata tra le mani una storia intensa, complessa e che si chiude con un interrogativo che mi ronza ancora per la mente:

La vita ha davvero bisogno di essere raccontata, per esistere?

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Un'amicizia
Silvia Avallone
Rizzoli
444 pagine
19.00 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

mercoledì 6 ottobre 2021

Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (A. Manzini)

 

Io non amo i racconti e solitamente li evito. 

Mi piacciono le storie più strutturate, più approfondite e spesso i racconti mi lasciano addosso una sensazione di velocità, di sospeso.

Con Rocco Schiavone, alle prese con le sue cinque indagini precedenti al trasferimento in quel di Aosta (noto a tutti coloro che conoscono il personaggio) questa sensazione è stata un po' attutita dal fatto che, comunque, avessi familiarità con il protagonista avendo letto le altre sue avventure per cui tutto sommato mi sono adattata alla lettura.

Posto che i Sellerio mi piacciono come volumi da tenere tra le mani, da sfogliare e tenere comodamente in borsa per occupare ogni momento libero, in questo caso ho trovato cinque racconti pubblicati prima delle vicende che caratterizzano il Rocco Schiavone che Manzini ha presentato al pubblico. 

Che Rocco avesse una condotta un po' particolare chi conosce le sue avventure lo sa già.

Che è stato trasferito per punizione, anche questo chi lo conosce lo sa già. 

Che abbia delle abitudini molto particolari, ai limiti della legge (se non oltre tali limiti) assieme ai suoi amici di sempre, pure si sa.

Quello che non si sa è come ha vissuto il periodo precedente a quel fatidico trasferimento e come affrontasse, all'epoca, i vari casi che gli arrivavano tra le mani. Questo è quanto viene proposto nella raccolta di racconti delle cinque indagini di quando Rocco Schiavone lavorava nella Capitale.

Ne L'accattone Rocco è alle prese con la morte violenta di un uomo anziano che per campare accattava cibo e avanzi ai margini del mercato cittadino (dove è stato trovato cadavere) facendo concorrenza ad altri coetanei nella stessa condizione. A chi può aver pestato i piedi un uomo come lui?

Cambia il periodo ne Le ferie d'agosto quando un'auto piomba nel messo della filiale della Banca di Piazzale Anco Marzio di Ostia ferendo il cassiere e un paio di clienti che si stavano servendo agli sportelli. Niente è come sembra e l'arguzia, lo spirito d'osservazione di Schiavone porteranno a galla delle verità che esulano dalla rapina pura e semplice.

Arriviamo alla vigilia di Natale con Buon Natale, Rocco, quando due persone anziane vengono rinvenute prive di vita nel proprio appartamento. Anche nella triste storia dei coniugi Moresi emergono circostanze che portano a galla questioni di soldi ben diverse da quelle che inizialmente si vorrebbero far credere.

Ne La ruzzica de li porci, titolo che più degli altri rende l'ambientazione romana, ci si sposta in un locale mondano nel quartiere Testaccio di Roma. Perché quel cadavere si trova proprio in quel punto? Cosa può aver scatenato la ferocia della mano assassina?

L'ultimo racconto è quello che, secondo me, esula dalle caratteristiche di tutti gli altri. Il caso che alla fine Schiavone si trova per le mani, volente o nolente, non ha niente a che fare con i casi più canonici che lo vedono indagare su cadaveri e violenze varie. Questa volta ha a che fare con una violenza differente e la vicenda si svolge anche in un momento particolare della sua vita, proprio alla vigilia del fatidico trasferimento.

In tutti i racconti viene proposto il filo conduttore dei pensieri che non abbandonano mai Schiavone: il dialogo immaginario con la sua Marina è sempre struggente, soprattutto per chi avesse letto 7/7/2007 che è il libro più doloroso e straziante della serie proposta da Manzini al suo pubblico.

Complessivamente Schiavone non delude, il suo acume è sempre presente così come il suo essere un personaggio dalle caratteristiche contrastanti. La lettura, però, è scivolata via con più lentezza di quanto non sarebbe avvenuto se avessi avuto tra le mani cinque libri piuttosto che cinque racconti. La consapevolezza che le varie avventure sarebbero, per forza di cose, finite in fretta mi ha influenzata nel ritmo di lettura tanto che ho alternato un altro libro a questo per potermelo godere più a lungo.

Sono strana, lo so. Ma tant'è!
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Cinque indagini romane per Rocco Schiavone
Antonio Manzini
Sellerio Editore Palermo
248 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

mercoledì 29 settembre 2021

La casa sul mare celeste (T.J. Klune)

 L'argomento non è dei più originali. 
Parlare di diversità, però, non è mai troppo per cui, anche se molto sfruttato, l'argomento portante permette di fermarsi a riflettere più e più volte su cosa voglia dire etichettare qualcuno, sottolineare determinati aspetti, categorizzare, isolare perché... diverso.

Nella storia raccontata da Klune che si abbia a che fare con persone particolari è chiaro fin dall'inizio quando si apprende che tipo di lavoro fa il protagonista, Linus. Si tratta di un assistente sociale che ha a che fare con bambini ed orfanotrofi, che deve fare delle valutazioni sulle condizioni in cui i bambini vengono trattati nelle rispettive strutture in cui sono ospitati e decidere se sono idonee per il loro benessere oppure no. Incarico molto delicato, a prescindere.

Quando arriva, per lui, un incarico di prestigio ma diverso dal solito sa che non sarà semplice. Nel momento in cui arriva a destinazione, presso la struttura che deve ispezionare ha la conferma che, per lui, niente sarà più come prima.

Sei bambini ed un uomo, Arthur Parnassus, che su di loro vigila: individui fuori dall'ordinario. Sono loro che cambieranno la vita di Linus che, ligio al dovere, è pronto a fare la sua parte nel modo più oggettivo possibile per ispezionare la struttura e fornire i dovuti resoconti ai suoi superiori.

Non sa cosa aspettarsi, a dire il vero, ma ciò che trova è di gran lunga oltre ogni sua immaginazine. Eh già, perché quei bambini sono speciali ma hanno pur sempre le loro curiosità, le loro paure, i loro sogni. Proprio come ogni bambino che si rispetti.
Una storia di accettazione, di condivisione e di diversità anche per un altro aspetto, non strettamente legato ai bambini protagonisti.

Ben scritto, capace di arrivare al cuore anche se con alcuni passaggi piuttosto scontati ma efficaci nel contesto della storia.

Un mese sull'isola sarà sufficiente a Linus per fare chiarezza prima di tutto tra i suoi pensieri? Come verrà accolto da quelle creature che, a prima vista, tanto tenere e innocenti non sembrano affatto? Cosa riserverà questa particolare missione?
La storia è tutta da leggere: è una storia in cui non mi piace pensare che sia la diversità la protagonista. Sono i bambini, i protagonisti, con il loro carattere, le loro fragilità, i segni che si portano dietro da un'infanzia poco fortunata e da una natura che non si sono certo scelti. Sono anche i pregiudizi, però, i protagonisti. Quelli che portano la gente dell'isola a temere ciò che non conosce, a puntare il dito contro chi considera "diverso".
 
Tra le pagine ho trovato tanta tenerezza. Mi sono pure commossa in più punti e mi sono fermata a riflettere anche grazie a discorsi che, seppur non del tutto originali, sono estremamente veritieri e toccanti.
Un storia d'amore. Di fantasia, perché i richiami fantasy sono evidenti, con situazioni estremizzate ma pur sempre una storia d'amore.

Ecco, viene narrata una storia d'amore intesta nella sua accezione più ampia. 
Trovo che sia un libro adatto a tutti. Può far pensare ad una storia per giovani lettori (forse per via della copertina così graziosa?) ma lo trovo adatto a tutti, forse più a lettori adulti non per come è scritto o per il contenuto (la diversità non spaventa i più giovani, secondo me... o, almeno, in misura minore di quanto non spaventi gli adulti) quanto per il messaggio che lancia e dovrebbe fare riflettere menti mature e ferme, purtroppo, sulle loro posizioni.
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La casa sul mare celeste
T.J. Klune
348 pagine
18.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

giovedì 23 settembre 2021

Preghiera di sangue (G. Radeva)

Una mano assassina colpisce lungo le strade bianche della Toscana. Una scia di sangue atterrisce e disorienta per la ferocia dei segni che lascia: corpi martoriati, grottesche rappresentazioni e la presenza, macabra e costante, di anguille accanto ai cadaveri. Il Pescatore, così viene chiamato l’omicida seriale che massacra senza nesso apparente, seppure con un evidente disegno che collega i diversi delitti. Come fermare la mente che uccide? Da dove partire per individuare la sua logica malata e spezzare questa catena mortale? Pochi sono gli elementi in mano agli uomini incaricati di investigare; ma un aiuto insperato arriva da lontano, capace di fornire una chiave di lettura, un’interpretazione: il libro dei segni per eccellenza, l’Apocalisse, la rivelazione, che può indicare la strada da percorrere per contrastare il disegno malato del killer, la sua distorta sequenza di messaggi. Ma non sarà una via semplice, le donne e gli uomini su cui grava questo incarico resteranno segnati in modo indelebile, persino negli affetti più profondi, dalle conseguenze di questa caccia. Sarà un percorso doloroso, in grado di scardinare certezze e intaccare convinzioni; e che porterà lontano, nel tempo e nello spazio, per poi scoprire che il Male ci ha sempre accompagnato, è sempre rimasto accanto a noi…

 Preghiera di sangue, letto in collaborazione con Thrillernord, ha richiesto più tempo del previsto. 

Tante, tantissime le informazioni che vanno metabolizzate per poter avere tutti gli elementi per proseguire la lettura con cognizione di causa. Non è un thriller da leggere di fretta, ogni elemento va assimilato soprattutto nella prima parte del libro quando si deve entrare nella storia.

La prima cosa in assoluto che ho pensato è stata il grande lavoro di ricerca e la profonda conoscenza delle scritture, dell’Apocalisse in particolare, che la stesura di un testo di questo tipo può aver richiesto. Perché al di là del thriller, del mistero attorno al colpevole di tanto efferati quanto scenografici omicidi che si ripetono secondo un ordine tutt’altro che casuale, la grande protagonista del romanzo è proprio l’Apocalisse.

Detto questo, sul fronte dell’indagine ho trovato una particolarità rispetto ad altri libri di questo genere: accanto al commissario Logrieco (di solito, la figura del commissario, intendo, è quella che la fa da padrona in storie di questo tipo) emerge quella del suo vice, Niccolò Rivera, tanto da pensare che il protagonista principale sia proprio lui. Lo fa non solo con il suo ruolo nelle indagini ma anche con una storia personale che in alcuni punti è stata arricchita di dettagli che secondo il mio parere non erano necessari se non per aggiungere qualche pagina in più al libro. I dettagli di una cena, ad esempio, a mio modo di vedere, possono essere risparmiati soprattutto se il grosso del racconto punta su aspetti che niente hanno a che vedere con ciò.

Emerge quasi con timidezza, all’inizio, ma via via assume un ruolo sempre più di primo piano con Logrieco che finisce nell’ombra per una serie di vicissitudini.

La narrazione è avvincente, i continui richiami all’Apocalisse coinvolgenti anche se in più punti avrei preferito che si evitassero troppi approfondimenti che, sempre secondo il mio parere, nulla hanno aggiunto alla storia. Una volta che il lettore comprende, assieme a chi sta investigando, qual è la logica seguita dal colpevole e come si muove, ho trovato delle descrizioni di troppo che hanno appesantito la storia.

Ovviamente la mia è un’opinione personale che nulla toglie al fatto che la struttura del romanzo sia ben costruita, l’intreccio ben studiato, i personaggi ben resi. Ho trovato solo qualche cosa di troppo che, se snellito, avrebbe reso la mia lettura decisamente più agevole.
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Preghiera di sangue
Guergana Radeva
IoScrittore editore
348 pagine
15.00 euro copertina flessibile, 3.99 Kindle

mercoledì 22 settembre 2021

Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Sono molto affezionata al commissario Ricciardi. È un personaggio che arriva al cuore con i suoi tormenti prima ancora che per il suo ruolo all'interno della società. Un personaggio che sa di non potersi permettere di condividere la propria vita con nessuno perché non vuole coinvolgere nessuno nella sua pena. Arriva un momento, però, in cui anche Ricciardi deve fare delle scelte e decidere se chiudersi definitivamente al mondo, rinunciando all'amore, o se accettare di condividere la sua pena con la persona che ama. La sola e l'unica alla quale tiene davvero. La sola e l'unica che è riuscita ad arrivare al suo cuore abbattendo quel muro che, per sua natura, Luigi Alfredo ha eretto nei confronti del mondo.

 Ecco dunque che il commissario è impegnato su più fronti anche in questo capitolo della serie: il fronte professionale, con la morte di un sacerdote alla quale venire a capo ma anche quello personale con un amore rispetto al quale decidere, una volta per tutte, cosa fare.

Le indagini, come di consueto, non sono semplici. Stavolta ci si muove nell'ambiente religioso ma, a differenza di quanto avvenuto in passato, quando doveva lavorare nella consapevolezza di non dover pestare i calli a persone importanti, stavolta sono i vertici dell'apparato religioso locale che chiedono di Ricciardi, affinché sia lui a fare chiarezza su quello che si presenta come un delitto inspiegabile. Un sacerdote amato da tutti, un uomo che si avvicinava alla figura di un santo, una persona buona, capace di prendersi cura degli altri ed anche abbastanza inserita negli ambienti giusti in quanto confessore di persone di spessore. Nessuno, proprio nessuno potrebbe avercela con lui al punto tale da togliergli la vita. Perché le indagini portano in quella direzione: è stato un omicidio. Ma per mano di chi?

Difficile trovare una risposta soprattutto quanto ogni elemento sembra descrivere la vittima come una persona che sarebbe impossibile odiare e nei confronti della quale nessuno potrebbe avere un motivo di acredine. Ricciardi, però, come d'abitudine, non si ferma alle apparenze e va a scavare nel passato del prete per arrivare a ritroso, fino a quando niente avrebbe fatto pensare che quel ragazzo sarebbe diventato chi è poi diventato da adulto. 

La strada verso la verità non sarà semplice e Ricciardi - Maione con lui - si renderà conto ancora una volta di quanto non ci si possa fidare di qualcuno in assoluto, nemmeno nel caso in cui tutto fa pensare di avere davanti una persona senza macchia. Maione pagherà a caro prezzo la fiducia riposta in una persona che riesce a depistarlo. Ricciardi si troverà davanti ad una verità che non piace a nessuno.

Nei precedenti libri della serie ha sempre dovuto fare i conti con la sua difficoltà di condividere il suo peso: un'anima che vede e sente le anime dei morti come una tortura quotidiana, una pena, un macigno che pesa sul suo cuore e della sua anima, come può condannare un'altra persona a condividere tale pena? Se lo chiede da sempre, Luigi Alfredo. E continua a farlo. Arriva il momento, però, in cui anche un peso così grande inizia ad essere troppo pesante per le sue spalle. Riuscirà a confessare il sue segreto? Il lettore resta legato al dubbio fino alla fine. Ho sofferto più del solito, stavolta. Ed ho sentito la necessità fisica di aiutare quell'uomo a fare la scelta giusta.
 
Come al solito De Giovanni colpisce nel segno ma sono triste... perché la storia di Ricciardi sta per finire e mi sto avvicinando pian piano (la lettura dei vari volumi l'ho portata avanti con calma, centellinando ogni pagina) alla fine.
***
Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi Editore
356 pagine
14.50 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle