martedì 27 settembre 2022

Ninfa dormiente (I. Tuti)

  

Nella seconda avventura di Teresa Battaglia, personaggio nato dalla penna di Ilaria Tuti, l’autrice permette ai suoi personaggi di maturare dando loro uno spessore maggiore, grazie ad elementi che vengono piano piano svelati sul loro passato. 

Ed è un aspetto che mi è piaciuto molto, quello di dare spazio alle vite di Teresa e di Massimo che con lei collabora. L’aspetto umano della storia, che corre in parallelo con una nuova indagine arrivata sul tavolo di Teresa e della sua squadra, mi ha catturata fornendomi elementi che in precedenza mancavano e che, ora, mi hanno permesso di dare ai personaggi un’identità ancor più definita.
Questa volta il caso è piuttosto singolare visto che al cospetto degli investigatori arriva un quadro che, a quanto pare, è stato dipinto con sangue umano. Un delitto risalente nel tempo, o un incidente… fatto sta che quello che compare sulla tela e che sembra dare vita al volto della Ninfa Dormiente è proprio sangue.

L’indagine sarà molto complessa e strutturata con tanti rimandi nel passato e tanti elementi che si incastrano alla perfezione gli uni con gli altri, tanto da dare vita ad un quadro d’insieme capace di stupire, verso un finale inaspettato. In un ambiente in cui realtà e credenze popolari si sommano e si rincorrono continuamente, emerge una storia d’altri tempi che è ancora viva e pulsante nella mente dei protagonisti superstiti ma che inizia a vivere anche nella mente e nel cuore di chi non c’era ma, per via dell’indagine, inizia a conoscere a fondo ogni dettaglio, anche se celato dietro una tenda di apparenze. Non si può raccontare di più sull’indagine, vorrebbe dire togliere il piacere della lettura a chi ancora non l’ha letto per cui mi fermo qui.

Caso molto intricato, dicevo, e continui rimandi a fatti trascorsi che sembrano intricare sempre più la matassa… (e nei meandri nel quale in alcuni punti ho richiesto di perdermi, tana era la carne al fuoco) più che il caso in quanto tale, però, io sono rimasta catturata dalle vicende personali narrate.
Da quelle di Teresa, una donna che fa i conti con una malattia implacabile che le ruba ricordi ed autonomia e che rischia, seriamente, di mettere in discussione il suo lavoro e le sue capacità investigative.

Anche da quella di Massimo, però, che serba un segreto che lo limita nella sua vita, nella sua vita di uomo e di futuro padre. Si porta appresso un peso troppo grande per poter vivere appieno la propria vita ed arriva il momento di fare i conti con quel passato che allunga costantemente le sue ombre sulla sua esistenza.

Ma c’è anche un personaggio nuovo che, secondo me, merita di essere approfondito: si tratta di Blanca, una giovane donna non vedente che avrà un ruolo fondamentale nell’ambito delle indagini e che mi piace pensare possa avere ruoli sempre più importanti nelle avventure di Teresa Battaglia che verranno. Molto interessante il modo in cui viene inserita nella storia, quasi in punta di piedi ma ottenendo immediatamente la massima fiducia di Teresa che, come al solito, ha una sensibilità più spiccata degli altri non solo per l’evolversi dai casi ma anche in fatto di persone. Così come ha un sesto senso nei confronti di Massimo: il loro rapporto, fatto di parole non dette ma di massima intesa, è uno dei punti di forza di una storia che tiene con il fiato sospeso ma è anche capace di emozionare. 

Un altro punto al pallottoliere di Ilaria Tuti, dunque, che secondo il mio parere dimostra ancora una volta la sua abilità nell’imbastire storie per niente banali, con personaggi per niente banali.
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Ninfa dormiente
Ilaria Tuti
Tea editrice
pag. 480
5.00 euro copertina flessibile, 18.60 copertina rigida, 9.99 Kindle

lunedì 26 settembre 2022

Zorro (Isabel Allende)

La prima cosa che mi viene da dire è che i caratteri dell'edizione che ho avuto io tra le mani, presa in prestito in biblioteca, sono decisamente troppo piccoli. Caratteri fitti fitti che mi hanno reso il compito ancora più difficile perché la storia, di suo, è ricca, ricchissima di riferimenti storici che vanno seguiti con attenzione. I caratteri piccini rendono difficoltosa la lettura, soprattutto di sera come spesso capita a me e non è il massimo.

La Allende non si smentisce: il suo stile è in linea con quello conosciuto in altri suoi lavori dove la vicenda del protagonista è inserita in un contesto storico che viene sviscerato ancor più della storia stessa dei personaggi. Per me non è un difetto, anzi. La Allende non si perde in smancerie (e in questa storia avrebbe potuto tranquillamente farlo) e contestualizza alla perfezione i personaggi nell'epoca in cui vivono fornendo molte informazioni sul contesto storico-politico di riferimento.

Lo fa anche qui con un personaggio che è arrivato al grande pubblico con quel telefilm a puntate che andava in tv quando ero ragazzina ma che nel libro della Allende viene descritto fin da quando... non era ancora nato. Eh sì, perché parliamo delle origini della leggenda in senso stretto: chi si aspetta il racconto delle scorribande al termine delle quali Zorro lasciava la Z sui muri o addosso agli avversari sbaglia strada. Di vicende di quel tipo ne sono narrate davvero poche e legate ad alcune necessità particolari del momento che non posso svelare per non togliere il gusto della lettura.

La Allende racconta la storia delle sua famiglia, insiste molto sulle origini indio della madre, quella donna grazie alla quale anche lui è un meticcio, situazione che sembra non avere importanza per via del nome altisonante del padre. Perché, diciamolo, all'epoca erano molto marcati i confini tra coloro che erano di sangue puro e coloro che non lo erano. O non lo erano del tutto. Anche se qualcuno ogni tanto cerca di rammentare la sua origine meticcia, per Zorro la regola non vale. Suo padre Alejandro, consapevole del suo rango sociale e della sua purezza di sangue, cerca di nascondere in ogni modo la natura meticcia del figlio che, invece, è fiero ed orgoglioso delle origini di guerriera di sua madre. Ciò delinea molto chiaramente il carattere di quel ragazzo che considera suo fratello quel Bernardo che, nato da una donna che era a servizio in casa sua, è venuto alla luce a pochi giorni di distanza da lui e con lui è cresciuto.

Per quanto concerne il periodo storico la Allende divide le varie parti del libro proprio tenendo conto degli anni e dei luoghi: nella prima parte siamo in Alta California dal 1790 al 1810; a Barcellona nella seconda parte dal 1810 al 1812; nella terza siamo sempre a Barcellona ma dal 1812 al 1814 per arrivare alla parte quarta, in Spagna, dalla fine del 1814 all'inizio del 1815. La quinta parte si snoda in Alta California nel 1815 per arrivare all'epilogo nel 1840. Siamo nel periodo del colonialismo spagnolo, della tratta degli schiavi, delle donne senza alcun diritto, della giustizia che non era poi così giusta con gente che veniva incarcerata senza che vi fosse prove della fondatezza delle accuse. In questo contesto si inserisce la figura di don Diego de la Vega, alias Zorro che come cavaliere mascherato in cerca di giustizia emerge nella parte finale del libro mentre in tutta la precedente si lascia conoscere come ragazzo dall'allegria esplosiva, impavido e dal cuore grande. In alcuni punti, però, il fatto di essere Zorro passa in secondo piano e secondo me è stata un'ottima scelta da parte dell'autrice quella di non focalizzarsi sul personaggio che tutti conoscono.

Le avventure non mancano ma non sono quelle che mi aspettavo, avendo vaghi ricordi del telefilm ed è stato meglio così perché sarebbe stato molto riduttivo raccontare le scorribande di quel ragazzo che intende difendere i deboli. Non che non abbiano valore, non dico questo, ma la storia è costruita in modo molto più articolato di semplici duelli (se mi si passa l'aggettivo semplice riferito ad un duello che, di fatto, semplice non è mai quando è in gioco la vita di qualcuno) e con qualche sorpresa rispetto alla storia finita sul grande schermo.
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Zorro. L'inizio della leggenda
Isabel Allende
Feltrinelli Editore
348 pagine
16.50 euro copertina flessibile

martedì 13 settembre 2022

Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

  

Cosa può raccontare un fiore? Tanto... oppure niente. 

Dipende da chi lo ha tra le mani o davanti agli occhi, dalla sua sensibilità (più o meno spiccata), dal suo spirito d'osservazione e dal suo cuore. Eh sì, perché ogni fiore parla al cuore delle persone, che lo si voglia o no. Non sono sempre messaggi positivi, a dire il vero. E la chiave di lettura può anche essere soggettiva, a volte, quando si legge ciò che si vorrebbe che fosse. Ma hanno sempre qualcosa da dire, i fiori, anche quando sono a terra, calpestati e impregnati del sangue di un uomo che a loro tanto teneva me che proprio in mezzo a loro è stato ucciso.

Questo è il caso che arriva sul tavolo di Lojacono e dei suoi in un giorno di primavera quando tutto si potrebbe immaginare tranne che un uomo, anziano e mite per sentire comune, viene trovato ucciso barbaramente nel suo negozio di fiori.

Indagando attorno a tale delitto la squadra riscatterà ancora una volta - non che ce ne fosse bisogno, ormai, ma la spada di Damocle della vergogna per i trascorsi di colleghi scorretti e corrotti sembra pendere costantemente sulle teste di tutti - l'immagine di un gruppo di persone che sanno lavorare in squadra e lo fanno mettendo sul piatto ognuno le proprie capacità e sensibilità.

Accanto all'indagine ancora una volta ruotano esistenze: quella della vittima, ovviamente, ma anche quella di ognuno di coloro che stanno indagando e che, in un modo o nell'altro, si trovano a fare i conti con il proprio presente, con il proprio passato o con quel futuro che vedono così lontano e sfocato.

Bellissima la figura più giovane: una ragazzina tutta da scoprire, che sembra più matura di dieci donne messe insieme e che è capace di fare ragionamenti che mettono in difficoltà un adulto (o forse più di uno). Un personaggio marginale che spicca notevolmente tra le pagine per concretezza, per praticità e per sensibilità. Un personaggio al quale mi sarebbe piaciuto che fosse riservato più spazio dall'autore che, magari, realizzerà questo mio desiderio in futuro, chissà, visto che qualche discorso importante resta aperto proprio attorno alla sua figura di ragazzina.

Le storie degli altri - Alex, Ottavia, Marco e tutti gli altri - permettono di aggiungere tasselli all'idea che ci si è fatta nei volumi precedenti di ognuno di loro ed è proprio questo che mi tiene appiccicata alle pagine: la voglia di capire cosa succederà in merito al caso, ma non solo.

Lo stile di De Giovanni non mi è affatto nuovo visto che credo di poter dire di aver letto quasi tutto di suo. Dico quasi perché, ad esempio, arrivata a questo punto della storia mi manca il seguito che cercherò senza ombra di dubbio.

Consigliato a chi, però, legga la serie con ordine perché se è vero che ogni caso è un caso a se stante è anche vero che ci sono storie che vanno conosciute piano piano, mettendo insieme i pezzi che vengono svelati da un libro all'altro, con ordine. Altrimenti si potrebbe apprezzare lo stile di scrittura, la struttura narrativa, il caso in quanto tale ma si farebbe sicuramente fatica ad apprezzare anche le singole storie che maturano nel tempo tra le mura di quella stanza che somiglia più ad un bunker che alla sede operativa di un manipolo di difensori della legge.

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Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
272 pagine
18.50 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

sabato 10 settembre 2022

Tropico del Cancro (H. Miller)

 

Avevo in wish list questo libro da anni. 

Lo conoscevo di fama e mi ha sempre incuriosita parecchio ma mi sono imbattuta in recensioni talmente negative che quando, all'inizio dell'anno, iniziai a leggerlo smisi dopo poche pagine perché la sensazione che quelle recensioni negative fossero fondate mi ha dato il colpo di grazia. Dopo poche pagine lette a fatica l'ho restituito in biblioteca dove l'avevo preso in prestito e mi ero rassegnata a non riprenderlo più in mano (anche se lo avevo inserito in una challenge di lettura che sto seguendo, tra i libri vintage da smaltire). 

Poi, sulla scia di un'altra challenge che chiedeva di leggere un libro con delle recensioni negative, mi è tornato in mente e l'ho ripreso per la seconda volta tra le mani, riprendendo la lettura dall'inizio.

Una premessa è d'obbligo: si tratta di un libro scritto nel 1935 per cui l'impatto che ebbe all'epoca non può essere lo stesso che ha in un lettore di oggi. 

Miller si racconta, lo fa in prima persona in una biografia romanzata che, però, a mio parere è piuttosto confusa, sconclusionata. Ho avuto l'impressione che fossero stati inseriti racconti a casaccio, senza un ordine (o per lo meno io non sono riuscita a capirlo) con tanti personaggi collaterali che compaiono e scompaiono e con una Parigi invasa da un gran numero di artisti squattrinati che fanno da cornice alla situazione - squattrinata pure quella - del protagonista.

Alla mancanza di un ordine narrativo vero e proprio non posso non aggiungere la ruvidità del racconto: è un racconto senza filtri, con un flusso di pensieri che oserei dire grezzo, volgare a tratti, pesante, ruvido... Non so se mi sono spiegata. Non c'è nessuna voglia di ricercatezza narrativa, nessun ordine ne' per quanto riguarda le vicende che si rincorrono ne' per l'uso dei termini che sembra dettato dalla foga del momento, senza nessuna cura narrativa.

Una caratteristica, quest'ultima, che rende il racconto molto vicino alla vita reale di quei tempi, quando si incontravano per strada accattoni di ogni categoria, quando le prostitute erano merce comune, quando l'olezzo dei vicoli e dei miasmi fisici era un dato di fatto quotidiano in quella Parigi che viene descritta come ricca di artisti perdigiorno e autentici furfanti. Ovviamente è un punto di vista che viene scelto accuratamente dall'autore che non fa mai cenno alla Parigi bene, all'altra Parigi che, pure, era reale. Miller sceglie di descrivere la strada, la vita di strada (intesa non solo in relazione alla presenza di prostitute) e alle difficoltà che, più o meno accentuate, essa mette sul cammino di coloro che la popolano. 

I dialoghi sono ruvidi, irrispettosi nella maggior parte di qualsiasi etichetta, proprio come la strada impone. 

Quello che mi ha positivamente colpita - ed ho fatto fatica ad arrivare a realizzare ciò perché ho proprio fatto fatica ad arrivare alla fine del libro - è la sensazione che Miller, nonostante il suo vivere da vagabondo, tra la sporcizia, elemosinando un pasto e allontanandosi anche dalla scrittura ad un certo punto, è un uomo felice. Non sembra nemmeno rendersene conto ma il protagonista gode appieno la propria vita, ne assapora ogni attimo pur con tutti i suoi eccessi e tutte le sue bassezze. 

La scena finale - che non svelo per non spoilerare - sembra riportare pace in un'esistenza in cui tutto c'è stato tranne che pace. Una sorta di accettazione di ciò che è stato, di ciò che è, e ciò che sarà come se il protagonista fosse un osservatore esterno con gli occhi puntati su un'esistenza che non è sua.

Non sono per niente stimolata a leggere Tropico del Capricorno, posso dirlo? Ho fatto fatica a mettere ordine nei miei pensieri ogni volta che aprivo questo libro e sento di avere bisogno di una storia più ordinata, non necessariamente più serena e tranquilla ma, se non altro, meno caotica.  Per il momento basta così... e non posso dare torto a quelle recensioni da una stellina che tanto mi avevano colpita. Ad onor del vero va detto che ho letto anche recensioni entusiastiche. Io, purtroppo, non sono di questo avviso.
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Tropico del Cancro
Henry Miller
Mondadori (l'edizione che ho letto è quella in foto)
396 pagine
9.50 euro copertina flessibile, 6.99 Kindle

giovedì 8 settembre 2022

Loveless (A. Oseman)

Iniziamo col dire che il titolo è fuorviante perché tutto si può dire tranne che in questa storia manchi l'amore. Almeno secondo me, l'amore si legge in ogni riga anche se espresso in maniera diversa da ciò che si può pensare. Non è forse amore la passione che si ha per il teatro? Non è una forma d'amore l'affetto che si prova per un amico? E quello per se stessi cos'è, se non amore? Titolare una storia di questo tipo "senza amore" secondo me è fuorviante rispetto al messaggio che si vuole lanciare.

Ma il titolo è l'ultimo dei problemi, secondo me.

Sarò sicuramente impopolare ma questa lettura non mi è proprio piaciuta. Il problema non sono gli argomenti di cui si parla - la protagonista è un'adolescente che è alla ricerca della sua identità sessuale, si parla di una infinitià di identità sessuali differenti, anche con acronimi che per me erano sconosciuti - quanto le modalità con cui lo si fa. Secondo il mio parere è l'intera storia che non funziona. O meglio, trovo che sia proposta per catturare le attenzioni di giovani lettori e lettrici ripetendo ad oltranza gli stessi concetti fino a noia. 

Prima di scendere nel merito, la trama in pillole. Georgia è una matricola dell'università ed ha un concreta difficoltà ad essere attratta da qualcuno, il genere non importa. Vorrebbe tanto avere una storia d'amore, essere coccolata, amata, corteggiata ma non ce la fa proprio a lasciarsi andare e l'idea di stare con qualcuno, soprattutto dal punto di vista fisico, la infastidisce. Si sente diversa dagli altri, dai suoi coetanei e dalle sue coetanee che, invece, hanno atteggiamenti ben diversi dai suoi.

Pip e Jason sono i suoi migliori amici con i quali va d'accordo da sempre. Quando la ragazza si troverà a condividere la stanza con l'esuberante Rooney e quando deciderà di farsi aiutare da lei a superare il blocco emotivo del quale crede di essere vittima, gli ingranaggi inizieranno a scricchiolare per una serie di motivi. 

L'autrice propone una riflessione sulla sessualità intesa a 360° ma lo fa, secondo me, in modo ossessivo. 

Parole come sesso, sessualità, sessuale, asessuale si ripetono per oltre 180 volte in tutto il libro: praticamente ogni due pagine si parla di sesso. La parola bacio si ripete 40 volte. La parola fanfiction (che non c'entra con il discorso sulla sessualità ma che a me è risultato disturbante) viene citata più di trenta volte e alla fine mi è venuto da dire: ok, ho capito che la protagonista legge questa roba ma basta!!!!

Ho trovato la storia ripetitiva, ridondante e una trama che mi è sembrata forzatamente strutturata per piacere ai lettori più giovani facendo leva sulla loro immaturità - non me ne voglia nessun adolescente - sul fronte della consapevolezza sessuale. Secondo me ne escono ancora più confusi!!!

Uni al posto di università, poi, non si può sentire!!! Non è una lettura nelle mie corde, mi spiace. Ho approfondito termini come aromantico o asessuale anche se più che di un approfondimento ho avuto la sensazione che si trattasse del ripetere fino a noi le stesse cose... ho apprezzato il valore che viene dato all'amicizia anche se non ho condiviso alcune reazioni da parte di chi si professa amico in determinati momenti ma devo ammettere che non vedevo l'ora che finisse.

Mi spiace. Non mi è piaciuto e non ho intenzione di leggere altro di questa autrice.

Tu sei antica - direte voi.

Bhè, la carta d'identità parla chiaro ma sono anche una lettrice che legge di tutto e che ha maturato un certo spirito critico che magari i lettori più giovani non hanno però a mia figlia, che di anni ne ha 17, un libro così non credo che lo consiglierei...
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Loveless
(Alice Oseman)
Mondadori editore
384 pagine
19.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

mercoledì 31 agosto 2022

Il colbacco di Sofia. Una nuova indagine per il commissario Ansaldi (F. Morlupi)

Il commissario Ansaldi con le sue fobie mi è simpatico. Questa volta, però, ho avuto l'impressione che le sue caratteristiche (l'ansia e la dipendenza dai farmaci) siano state tirate davvero fino all'estremo. In questo secondo volume della serie, in alcuni punti, Ansaldi mi ha anche un tantino irritata. 
 
L'indagine che hanno per le mani i cinque di Monteverde (tornati ad essere cinque dopo la perdita registrata nella precedente avventura) con l'arrivo di un nuovo elemento che scompiglia un po' le carte ma che, a ben guardare, nel gruppo ben ci sta.

Ho molto apprezzato l'introduzione iniziale che riassume quando avvenuto nel volume precedente per permettere sia agli smemorati di rammentare quanto letto in precedenza, che a quanti non avessero letto il primo volume di non perdersi e comprendere i legami tra i due casi.
Eh sì, perché l'indagine prende le mosse dalle avventure passate che, a quanto pare, non sono affatto un capitolo chiuso come si sarebbe potuto pensare.

Questa volta cambia lo scenario e l'indagine viene portata avanti tra Sofia e Roma ma resta sempre alta la violenza che viene perpetrata a danno di coloro che vengono scelti come bersagli di un odio e di una ferocia inimmaginabili da parte di fanatici che intendono ripulire il mondo, a modo loro ovviamente. Siamo davanti a dei fanatici se possibile ancora più fanatici di quelli conosciuti in precedenza. Questa volta mi è sembrato che i nostri amici di Monteverde fossero un po' troppo supereroi di quanto non si possa immaginare sulla base delle descrizioni che vengono date dei rispettivi personaggi: Ansaldi, in particolare, e la sua vice Loy, si trovano in situazioni in cui vanno oltre la soglia di resistenza se anche venisse amplificata al massimo... comunque, a parte questo, devo dire che l'inchiesta è ben strutturata. In alcuni passaggi ho avuto l'impressione che l'autore inserire situazioni non pertinenti ma alla fine ci si rende conto che ogni casella va al suo posto e nulla è inserito nella trama a caso.

Vengono raccontati particolari delle vite dei protagonisti che aiutano ad inquadrarli meglio, senza più sospesi soprattutto in merito a situazioni personali e questo l'ho gradito.

Quello che mi ha disturbata maggiormente, e non posso non dirlo, sono stati gli errori nei quali mi sono imbattuta nella mia versione scaricata in ebook con Kindle Unlimited. Voglio essere indulgente e pensare che le versioni successive alla mia siano state migliorate ma di errori ne ho incontrati davvero tanti e questo mi ha fatto storcere un po' il naso. Non me ne voglia un autore ma ho avuto l'impressione che fosse mancato un accettabile lavoro di editing.

Di Chiara che all'improvviso diventa Chiara (e ti chiedi: chi è 'sta Chiara?), i Ringo Boys che diventano Ringo Boy, oppure "Alerami volle essere certa riguarda i figli di Caldara", o ancora "scodinzolando la coda" che per me è una ripetizione perché scodinzolare è un verbo che vuol dire dimenare la coda. Ed altri ancora. Inizialmente non ci ho fatto troppo caso ma alla fine, uno dopo l'altro, sono stati errori che mi hanno disturbata un po'.

In ogni modo, ciò non mi impedirà di leggere anche il terzo volume della serie per capire stavolta dove verranno sballottati i nostri amici di Monteverde: c'è da aspettarsi un prosieguo dell'indagine con nuovi sviluppi perché sul finale... bhè, non dico altro.
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Il colbacco di Sofia. Una nuova indagine per il commissario Ansaldi
François Morlupi
Croce libreria editore
438 pagine
Kindle Unlimited

domenica 28 agosto 2022

Marina Bellezza (S. Avallone)

Una bellezza fuori dal comune e una scatola con dei sogni aperta già da tempo. Sogni che Marina intende realizzare senza dover chiedere niente a nessuno, puntando sulla sua straordinaria avvenenza, sulla sua bellissima voce e sulla sua tenacia. 

Qualche anno in più di lei e un amore sviscerato per la propria terra, quella in cui suo nonno ha vissuto lontano dal mondo in simbiosi con quei pascoli, quelle bestie, quel fienile... Un amore che oggi porta Andrea a fare una scelta drastica ma necessaria per lui e realizzare il suo, di sogno: diventare un margaro.

 

A Marina vanno strette le sue radici. 

Andrea vuole invece consolidarle e trovare un futuro proprio nei suoi luoghi d'origine. Sogni incompatibili, ambizioni incompatibili, scelte incompatibili. Eppure...

Marina ha una storia alle spalle. Andrea anche. E si amano. Si attraggono, poi si respingono, hanno ambizioni differenti e fanno scelte differenti, non si sopportano, a volte, si odiano, si allontanano ma sono sempre una certezza l'uno per l'altra, volenti o nolenti.

Silvia Avallone racconta in modo efficace la storia di due giovani in cerca di riscatto, ognuno a modo suo. Racconta anche la storia di una terra, il Biellese ed entrambe arrivano al lettore con efficacia.

Arrivano le sensazioni e le contraddizioni dei due ragazzi ma anche le contraddizioni di una terra che è ora (siamo negli anni '90) in decisa recessione dopo un periodo di crescita economica invidiabile. Una realtà che l'autrice conosce bene essendo originaria di Biella.

Sia Marina che Andrea sono personaggi ben definiti e descritti alla perfezione: avendo letto altro di questa autrice devo dire che la cosa non mi meraviglia ma nel complesso posso dire di aver avuto tra le mani un libro molto bello, al di sopra delle mie aspettative.

Quella narrata è una storia difficile. Perché difficili sono state le esistenze dei due ragazzi che hanno reagito ognuno a modo suo a situazioni familiari pesanti seppur per motivi diversi. Quello di Marina è un personaggio forte e insopportabile, all'apparenza, ma nasconde una fragilità a fior di pelle. Onestamente io ho amato maggiormente Andrea che si porta dietro il peso di un difficile rapporto con suo fratello e ed anche con i suoi, sempre pronti ad elogiare il primogenito Ermanno, lasciando in ombra (volenti o nolenti) il secondogenito senza rendersi conto di quanto questo potesse farlo soffrire, fin da piccino.

In alcuni momenti avrei voluto prendere a schiaffi Marina, abbracciare forte Andrea, scuoterli entrambi per farli ravvedere. Ma nei confronti di entrambi ho provato un debito d'affetto, quello che le rispettive famiglie hanno maturato nel tempo rispetto all'una e all'altro ed ho quasi avuto la sensazione che dovessi essere io a colmare queste lacune con la mia comprensione, offrendo loro una seconda possibilità.

Gran bella lettura, non recentissima, ma non è certo la data d'uscita che mi interessa. Ho preso il libro in biblioteca attirata dalla copertina e dal titolo che da tempo mi ronzava nella testa ma non sono andata a guardare la trama. L'ho preso sulla fiducia e l'istinto non mi ha tradita.

Consigliato anche se ho trovato i caratteri piuttosto piccoli. Avrei preferito qualche pagina in più ma un carattere leggermente più grande.

Ps. ho conosciuto l'autrice in occasione della presentazione del libro Un'amicizia nella mia città e devo dire che è vulcano... una donna davvero gradevole da ascoltare (oltre che da vedere e da leggere) capace di catturare il pubblico proprio come riesce a catturare i lettori con le sue storie.
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Marina Bellezza
Silvia Avallone
Rizzoli editore
509 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 18.50 copertina rigida, 7.99 Kindle