domenica 23 gennaio 2022

Accade (V. Gaio)

Ormai è prassi consolidata che i libri che mia figlia mi chiede di comprare per lei passino anche per le mie mani. Un po' per curiosità, un po' anche per capire se sono effettivamente adatti a lettrici della sua età.

 

Questa volta con Accade è stata più la curiosità di capire cosa ci potesse essere scritto in quel librino piccolo piccolo ispirato, com'è chiaro dalla copertina, al tema dell'amore.

Ebbene, ho trovato delle brevi, brevissime storie nelle quali è l'amore a fare da liet motif ma con parecchi luoghi comuni e pensieri che, sono sincera, non mi hanno lasciato niente.

I protagonisti hanno negli occhi e nel cuore sentimenti profondi e la perdita segna ognuno in modo diverso ma devo dire che non sono riuscita a capire dove volessero arrivare quelle piccole storie che non consegnano al lettore alcun personaggio di spessore (in storie di due paginette l'una sarebbe stato davvero difficile) e tantomeno emozioni. Per me è stato così.

Non basta inserire la parola amore o sentimento o emozione all'interno di un testo per toccare le corde del cuore di un lettore.

Mi sono sembrati più che altro appunti veloci, pensieri che si scrivono sul diario durante l'anno scolastico lavorando anche di fantasia o, magari, raccontando la storia di qualcuno che si conosce o che ispira la propria immaginazione ma nulla di più. 

Le considerazioni finali, l'invito ad amare prima di tutto noi stessi perchè è da lì che arriva la forza di guardare avanti mi sono sembrate davvero scontate.

L'unica cosa che mi è piaciuta sono le pagine bianche, finali, dove il lettore viene invitato a scrivere la propria storia... un invito ad aggiungere la propria storia d'amore a quella degli altri.

Nulla da dire in merito al prodotto editoriale che mi è sembrato curato e gradevole tra le mani ma le storie che vi sono inserite non mi hanno coinvolta. Non ci ho trovano niente di originale. Probabilmente è un mio limite... magari lo rileggerò in un momento più favorevole.

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Accade
Vittoria Gaio
Berica Editrice
88pagine
12.00 euro, 6.50 kindle

sabato 22 gennaio 2022

Agata De Gotici e il fantasma del topo (C. Riddell)

Non capisco il perché del titolo, in questa storia. Mi aspettavo che quel topolino fantasma fosse il fulcro del racconto invece compare (diciamo compare, ma essendo un fantasma nemmeno compare in modo chiaro) ma la vicenda va in tutt'altra direzione.


Io l'avrei intitolato Agata De Gotici e il Club della Soffitta... avrebbe avuto più senso ma, ovviamente, si tratta di un'osservazione del tutto personale. 

Però tant'è. Accanto ad Agata, che vive in un enorme palazzo con suo padre e personale di servizio di diversa foggia e fattezze, non è il topolino il protagonista ma una serie di personaggi che la ragazzina ha avuto sempre attorno ma dei quali non si è mai accorta. Si tratta del personale di servizio, principalmente, oltre che a due giovani ospiti che rappresentano, nel complesso, una squadra affiatata e sprezzante del pericolo.

Eh già, perché la ragazzina si troverà ad affrontare una situazione potenzialmente pericolosa tra le mura del palazzo di suo padre con l'aiuto di personaggi bizzarri ma di gran cuore. 

Si tratta di un libro per ragazzi che si presenta molto bene e ammetto che quando l'ho comprato per mia figlia mi sono lasciata attirare dalla copertina rigida e nera con decori argento, pagine viola e quel pizzico di mistero che ho avvertito prendendo il volume tra le mani. Se non ho capito male Agata è la protagonista di una serie ma non mi sono curata, all'epoca, di iniziare dal principio. Volevo solo proporre a mia figlia una lettura fuori dalla sua comfort zone ma... credo che non l'abbia mai letto così ho voluto togliermi io la curiosità di capire di cosa stessimo parlando.

Agata è una ragazzina dolce e delicata, intelligente e coraggiosa. Trovo che sia un esempio positivo per giovani lettori anche se, a dirla tutta, non è poi del tutto ubbidiente. Sfido io, però, ad essere ubbidiente quando qualcuno pianifica la tua vita già dalla scelta dei vestiti che devi indossare ogni mattina!

Insomma, la vita a palazzo non è poi così rose e fiori come si può pensare e le avventure non mancano anche quando tutto sembra ben pianificato nei minimi dettagli. Questa avventura lo dimostra. Avventura che può mettere paura ai giovani lettori? Ma no... li coinvolge nelle varie peripezie con personaggi bizzarri, questo si, ma non c'è niente di terrificante se non le ambientazioni un po' dark che vengono proposte ma nulla più.

Interessanti le note che vengono proposte di tanto in tanto per fornire spiegazioni, più o meno fantasiose, a termini e situazioni che arricchiscono la storia. Sono delle note a piè di pagina scritte dal piede amputato di un famoso scrittore che perse il suddetto piede nella battaglia di Baden-Baden-Wurtenmberg-Baden ed è proprio un piede mozzato l'immagine che le identifica!

Consigliato per giovani lettori che vogliano vivere avventure ambientate in un palazzo spettrale ma nel quale si snodano personaggi divertenti seppur bizzarri, ai quali non manca di certo il coraggio.
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Agata De Gotici e il fantasma del topo
Chris Riddell
Il Castoro
219 pagine
14.50 copertina rigida

giovedì 20 gennaio 2022

Red. Trilogia delle gemme vol. 1 (K. Gier)

Nessuno l’ha preparata per questo ma Gwendolyn Shepherd, un’adolescente come tante altre, studentessa all’esclusiva scuola Saint Lennox dei tempi nostri ha la capacità di viaggiare nel tempo.

Non è una caratteristica nuova alla sua famiglia, questa, visto che quello che viene definito “il gene” che permette tale particolarità si tramanda di generazione in generazione. Ciò permette, dunque, di preparare il potenziale erede in maniera adeguata ma in questo caso c’è stato un errore. Tutti pensavano che fosse sua cugina Charlotte la predestinata, in attesa dei primi segni di tale dono ma… non è così.

Gwendolyn fa anche fatica a convincere tutti gli altri dell’errore e di essere lei ad aver ereditato il gene; allo stesso tempo è del tutto impreparata a gestire questa situazione, non ha nessuno strumento a sua disposizione che non sia la compagnia di Gideon de Villers, suo compagno di viaggio. Bello e affascinante, il ragazzo le sarà accanto nei suoi viaggi e nella sua missione. Eh sì, perché Gwendolyn scoprirà di essere la dodicesima di 12 viaggiatori nel tempo, appartenuti a diverse epoche e di dove portare a termine una missione ben precisa che non svelo per non spoilerare più di tanto.

Basti dire che la storia è scorrevole ed a tratti divertente, Gwendolyn si fa voler bene, un po’ impacciata  com’è, ed anche se non è una lettura particolarmente impegnata credo di poter dire che il primo volume della trilogia – perché questo è – apre le porte su un’affascinante possibilità, quella dei viaggi nel tempo, che non possiamo negare abbia catturato l’attenzione di molti nel corso degli anni.

 

É una storia di fantasia ben strutturata che fa quasi venir voglia di accompagnare i due ragazzi a spasso nel tempo.

La stessa concezione temporale è particolare visto che il tempo scorre in modo diverso nel presente e nel passato... insomma, bisogna immergersi nella lettura per entrare per bene nel meccanismo della storia i cui ingranaggi, secondo il mio parere, girano nel verso giusto per chi è alla ricerca di un fantasy d'intrattenimento in cui non manca un pizzico di mistero, una buona dose di avventura e di coraggio ma anche la freschezza degli amori adolescenziali che, tra i vari protagonisti, non mancano. Non c'è da aspettarsi un capolavoro, sia chiaro, ma un fantasy gradevole.

Se leggerò anche il seguito? Bhè... per sapere come va a finire la storia è d'obbligo. Magari lo farò tra una lettura più impegnativa e l'altro, in modo da poter staccare lasciandomi andare a sana, pura fantasia.
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Red. Trilogia delle gemme vol. 1
Kerstin Gier
Corbaccio editore
329 pagine
12.90 copertina rigida, 12.00 euro copertina flessibile, 5.99 Kindle

mercoledì 19 gennaio 2022

L'inquisito (G. Saviane)

Ve la ricordate la collana 1000 lire dei tascabili economici Newton? Ai più giovani non lo chiedo affatto, non potrebbero. Io me la ricordo bene così come ricordo che comprai, all'epoca, diversi titoli che poi sono rimasti in un angolo senza che nessuno si curasse di loro. A distanza di tanto tempo nel sistemare tra gli scaffali ne ho ritrovati alcuni e, con una tazza di tisana fumante in mano, ho voluto togliermi una curiosità e leggerne uno.

L'inquisito, di Giorgio Saviane, pubblicato nel 1994.

É un libro che non arriva alle cento pagine, a dire il vero, e non è nemmeno di semplice lettura. Non per lo stile di scrittura (ne ho letti di più complicati pur essendo più moderni) ma per il tipo di narrazione scelta, legata al messaggio che l'autore mi è parso volesse trasmettere.

Il protagonista, voce narrante, è un uomo accusato ingiustamente e sul punto di subire un processo per un crimine mai commesso. L'intera storia si snoda su due piani: quello reale, concreto, che vede l'uomo alle prese con delle accuse ben precise e una denuncia scritta nero su bianco e quello psicologico, ben più complicato, a ben guardare. Eh sì, perché il fatto di essere sottoposto ad un processo, per di più essendo innocente, provoca una sofferenza tale al protagonista da renderlo delirante.

Una denuncia è stata sporta per cui gli ingranaggi della giustizia si sono messi in moto. Allo stesso tempo, la sfera psicologica dell'uomo finisce in un vortice di sogni, immaginazione, incertezze, la ricerca di qualche punto fermo.

Ne emerge un racconto che somma il reale all'immaginario che, lo ammetto, ho fatto fatica a seguire come se io stessa fossi finita in un vortice di figure, di forme e di colori che tentava di risucchiarmi. 

L'assoluzione, nel momento in cui arriverà e se arriverà, non toglierà nulla alla sofferenza provocata dal sorgere e dallo svilupparsi della procedura così come nulla toglierà alla sofferenza di tutti coloro che, all'inquisito, stanno attorno: un'assoluzione, qualora arrivasse, cancellerebbe forse la disperazione in cui i familiari sono caduti al momento del nascere delle accuse? Restituirebbe i giorni sereni persi nei meandri di un dubbio che è stato alimentato di giorno in giorno dall'impianto accusatorio? 

L'informazione di garanzia non si porta forse dietro nell'immaginario collettivo una diffidenza che difficilmente potrà cadere, in caso di esito positivo? Il dubbio che viene alimentato sull'integerrimità del protagonista non è forse già una condanna?

E quando l'inquisito arriva a dire "...vorrei essere colpevole per respirare" non dice forse qualche cosa di comprensibile? Ecco, al di là della difficoltà di lettura, della confusione che arriva dall'alternarsi tra il reale e l'immaginario, è su questo che il romanzo invita a riflettere. E non è poi una materia sorpassata, tutt'altro. Se pensiamo ai tanti casi di errore giudiziario che hanno tenuto sotto scacco per anni persone innocenti, portandone alcune nella tomba, appare tutto tristemente attuale.
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L'inquisito
Giorgio Saviane
Tascabili Economici Newton
pag. 84
1000 lire

domenica 16 gennaio 2022

Noi (W. Veltroni)

Quattro generazioni della stessa famiglia si raccontano, in anni differenti. Le loro esistenze si intrecciano inevitabilmente, i ricordi si materializzano, le loro voci si accavallano. 

Giovanni, Andrea, Luca e Nina vivono in epoche diverse la loro adolescenza e quello che ne esce è il quadro di un anni fatti di prove importanti, di scelte, sacrifici, esperienze, errori, successi, ricordi, legami.

Ognuno si porta dietro l'eredità di chi lo ha preceduto, ognuno lascia il segno a modo suo così come l'autore lascia il segno. Eh già, lo devo ammettere. Conoscendo Veltroni sotto una diversa veste, non avendolo mai incontrato come autore lungo il mio cammino di lettrice, devo ammettere di avere preso il suo libro tra le mani senza troppe aspettative ma gli devo riconoscere il merito di avermi sorpresa.

Con la storia della famiglia Noi, perché è quello il cognome che portano i protagonisti, l'autore permette al lettore di fare un viaggio lungo la storia calando i personaggi in vicende realmente accadute (a parte Nina, che merita una citazione a parte vivendo nel 2025) e che hanno lasciato il segno nella storia della nostra Nazione.

La storia di Giovanni, bambino, si svolge nel 1943 e siamo nel mezzo di una guerra che non necessita di molti chiarimenti per rendere l'idea. Quella di Andrea è ambientata nel 1963 quando il ragazzino si trova catapultato nell'Italia del boom, dello sviluppo economico quando i ricordi del ventennio precedente sembrano lontani ma non lo sono affatto per le persone che hanno vissuto quelle vicende sulla loro pelle. Nel 1980 è ambientata, invece, la storia di Luca che vive con occhi di bambino momenti difficili come gli attentati delle Brigate Rosse o il terremoto in Irpinia. Fatti reali, pezzi di storia che l'autore propone in punta di penna senza calcare la mano ma, allo stesso tempo, senza romanzare avvenimenti importanti e tragici per tutti. 

Devo dare merito a Veltroni di aver sapientemente inserito i protagonisti in momenti storici importanti senza rendere nulla sopra le righe, anche le storie d'amore (che essendo una famiglia inevitabilmente caratterizzano la narrazione) non vengono mai tinte di quel rosa eccessivo che in altri generi di romanzo assumono con grande facilità ma assumono i toni delicati di storie destinate a fiorire. Con una scrittura scorrevole ed efficace, somma fatti di cronaca a vite di persone che vivono quei fatti sulla loro pelle o, comunque, molto vicino alle proprie esistenze. 

Nina merita una citazione a parte: il racconto che la riguarda è più breve degli altri ma il quadro del 2025 che viene dipinto è decisamente molto attuale. Se consideriamo che Noi è stato pubblicato nel 2009, leggere di un'epoca in cui le persone sono controllate in tutto e per tutto, dove la socialità è ridotta ai minimi termini, dove le forze dell'ordine vigilano affinché non si ritrovino più di dieci persone nello stesso posto, dove il ritocchino estetico è all'ordine del giorno e ci si incontra grazie a dei giochi virtuali che permettono di conoscere gente bhé... è decisamente molto attuale! Un mondo, quello che l'autore ha immaginato, che non è poi così lontano dalla realtà dell'epoca in cui Nina, di fatto, vive.

L'intreccio delle esistenze dei vari personaggi (che sono tanti, ma parliamo di quattro generazioni ed è evidente che sia così), che non svelo per non spoilerare, è reso in modo efficace tanto che quel finale che sembra mancare al termine di ogni capitolo per passare al periodo storico successivo viene poi svelato più avanti, quando meno ce lo si aspetta, nelle vicende ambientate anni dopo. 

Libro molto originale, scrittura molto gradevole e rispettosa delle importanti vicende storiche narrate, personaggi credibili e storia che mi ha catturata. Quello che secondo il mio parere resta meno approfondito è il personaggio di Nina di cui si sa davvero poco: l'autore descrive più le caratteristiche del periodo storico che sta vivendo di quanto non descriva la sua personalità e se avesse fatto uno sforzo in più per colmare questa lacuna sarebbe stato un libro perfetto.
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Noi
Walter Veltroni
Rizzoli editore
pag. 347 pagine
7.99 Kindle - 10.50 euro copertina rigida

giovedì 13 gennaio 2022

La signorina Crovato (L. Boccardi)

Luciana è una bambina che impara presto a fare i conti con le difficoltà della vita. 

Vive in un periodo storico particolare, siamo a Venezia nel 1936, e in una famiglia che si trova a vivere diverse vicissitudini in un contesto sociale in continuo cambiamento. 

Si troverà ben presto a fare i conti con quella che sarà definita, da tutti, la disgrazia: un incidente che segnerà la vita di suo padre e di tutta la famiglia, di riflesso, con una madre che è costretta ad arrangiarsi per tirare avanti e lei che vuole fare la sua parte imparando a fare di tutto. 

Si tratta di un romanzo di formazione che racconta la crescita, non solo fisica, della bambina: a segnare la sua infanzia e la sua adolescenza saranno una serie di distacchi, di separazioni che le bruciano sulla pelle come veri e propri abbandoni. Un libro autobiografico che - per ammissione della stessa autrice - è il primo di una trilogia e lo si capisce alla perfezione visto che il finale lascia nel lettore la necessità di sapere altro, di conoscere quale sarà la strada che si spiana davanti a quella bambina.

Luciana si sente sola e ogni volta che riesce a trovare un legame, una sintonia con la realtà familiare con cui entra in contatto, all'improvviso quel legame viene reciso come se non potesse meritare un equilibrio o qualche cosa di simile a quella famiglia che sente di aver perduto.

Ma è davvero così? Luciana ha davvero perduto al sua famiglio o ogni allontanamento è una sorta di protezione dagli effetti che la disgrazia possono provocare anche su di lei? Non è semplice dare una interpretazione di questo tipo a ciò che le accade soprattutto tenendo conto che si tratta di una bambina. E proprio perché è lei la voce narrante la sua storia è raccontata in modo semplice e lineare, anche con quel pizzico di ingenuità che, se fosse mancato, avrebbe reso artefatto un racconto di questo tipo.

Ho molto gradito i capitoli brevi, i titoli esplicativi ed il punto di vista della bambina che cerca di dare un perché a ciò che le accade. Così come ho molto gradito la presentazione che l'autrice fa dei tanti personaggi che entrano in scena con indicazione di parentele e caratteristiche dell'uno o dell'altro. Una presentazione d'obbligo, questa, per non perdersi tra i tanti personaggi che vengono citati. 

Cresce, Luciana, e dimostra di essere in grado di sfruttare al meglio i suoi talenti affrontando prove che non dovrebbero presentarsi ad una bambina così piccola. La sua è un'infanzia rubata me è anche la consapevolezza che ognuno ha un posto ben preciso nel mondo e che nulla accade per caso così come nulla arriva dal cielo. Non un lavoro, non la stabilità economica ma nemmeno un gesto d'affetto, una carezza.

Il libro è un racconto molto personale che arriva dalla stessa autrice-protagonista che, purtroppo, è venuta a mancara ieri: un viaggio nei ricordi della sua famiglia che mi ha fatto pensare alle tante storie analoghe che ognuno dei nostri nonni potrebbe raccontare.

Nelle intenzioni dell'autrice, La Signorina Crovato doveva essere "...il primo libro di una trilogia che va da metà '800 ai suoi 18 anni. Poi dai 19 anni ai 60 anni come ha raccontato in 'Dentro la vita' e infine alla vecchiaia".

Ps. bellissima la copertina, autoritratto dell'autrice del 1934, immagine che ho ritrovato tra le pagine, nelle precise descrizioni offerte con quei due occhioni pronti a mordere la vita pur nelle difficoltà.

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La signorina Crovato
Luciana Boccardi
Fazi Editore
340 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

mercoledì 12 gennaio 2022

La felicità del lupo (P. Cognetti)

 

 É la montagna la protagonista assoluta del libro di Cognetti, La felicità del lupo

Lo è almeno secondo il mio punto di vista perché è lei che, oltre ad offrirsi al lettore grazie alle efficaci ed emozionanti descrizioni, ha un ruolo fondamentale nella storia di tutti i personaggi che compaiono.

Per Fausto è un luogo in cui dare un taglio netto con il passato, con una moglie che oramai non è più tale, con il suo mestiere di scrittore che non lo soddisfa più, con opere nelle quali non si rivede... É linfa vitale per un nuovo capitolo della sua vita dove trovare nuovi compagni d'avventura ma anche dove fare pulizia interiore per aprirsi al futuro. In montagna ha trovato un lavoro come cuoco ed anche la possibilità di una nuova storia: per il momento gli basta.

Per Silvia è la tappa di un percorso di vita che non le è ancora chiaro. Cerca emozioni ad alta quota, ha voglia di esplorare, di conoscere, di ampliare i suoi orizzonti ma è pronta per altro?

Per Babette è un'esperienza lavorativa che potrebbe anche finire, sacrificata sull'altare di un viaggio che la vedrà lasciare tutto per paesi lontani. Sarà un addio definitivo?

Per Santorso è il luogo della sua solitudine, il luogo dell'anima, la pace. Lui che vive in disparte, che ha trovato in Fausto un inaspettato amico ma che è profondamente solo proprio come ognuno di quegli alberi che è chiamato a trovare la sua felicità nel luogo da cui non si può spostare: l'albero perché la natura vuole così, Santorso per scelta. 

Sono esistenze che si incrociano in una storia che non riserva grandi colpi di scena ma che è ricca di emozioni, soprattutto quelle che arrivano dalla natura circostante con i suoi segreti, i suoi pericoli, le sue meraviglie.

La parte che mi ha maggiormente emozionata è quella nella quale si racconta di un incidente ad alta quota (non faccio spoiler di nessun tipo): l'autore non riserva moltissimo spazio a questa vicenda che tocca i protagonisti solo di riflesso ma mi sono sentita molto vulnerabile nel leggere quei passaggi visto che è di qualche giorno fa una tragedia che ha toccato la mia comunità proprio per via della morte di un ragazzo che è scivolato lungo un dirupo, sui Sibillini. Si tratta di una vicenda secondaria, nel libro, ma mi ha molto toccata. L'autore riesce a rendere la vicenda senza voler impietosire il lettore, dando conto di come situazioni di questo tipo siano legate alla natura stessa della montagna, ai suoi pericoli, ai suoi silenzi, alla sua vastità. Eppure non lo fa con freddezza e arriva al cuore soprattutto se è già un tantino dilatato per un dolore recente.

Coinvolgenti le descrizioni degli ambienti in cui i protagonisti si muovono e non mi riferisco solo alla montagna. Quando Fausto affronta un viaggio verso Milano emerge chiaramente la differenza di ambientazione che si lascia alle spalle e quella che trova in città. Merito delle descrizioni. 

Una particolarità mi ha colpita ma non mi ha disturbata: Cognetti non usa virgolette di nessun tipo per i dialoghi ma questo non rende né difficile la lettura né confuso il racconto. L'abilità dell'autore sta nel rendere tutto così intimo e familiare da permette al lettore di immedesimarsi nelle situazioni e non serve rimandare a chi dice cosa... lo si comprende e basta.
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La felicità del lupo
Paolo Cognetti
Einaudi Editore
152 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle