Questa volta condivido i miei pensieri iniziando da qualcosa che ha un po’ stonato in un volume che, come al solito, mi ha catturata.
Ed è qualcosa che ha che fare con il personaggio che, secondo me, in questo ultimo volume dei Bastardi di Pizzofalcone è riuscito meglio: una bambina. Non una bambina qualunque ma la figlia di Elsa. Quella bambina che viene descritta secondo me in modo contrastante: molto intelligente, un piccolo genio dalla mente acuta e piuttosto intraprendente che, però, viene apostrofata spesso come “una bambina così piccola”, come la chiama suo padre oppure con altri vezzeggiativi che la declinano come una bimba più piccola della quattordicenne che è. Fa la terza media. E le ragazzine di oggi, a quell’età, sono delle piccole ragazze a cui poco si addicono vezzeggiativi di quel tipo.
Alla luce, poi, delle macchinazioni che mette in atto, tutto depone contro l’uso di aggettivi che tendono a renderla come un batuffolo ancora lontano dall’adolescenza.
Detto questo, e ribadito che Vittoria, la bambina appunto, secondo me è il personaggio meglio riuscito, De Giovanni non stupisce per originalità circa la struttura del volume proposto sempre alternando le vicende personali dei protagonisti con una voce fuori campo del colpevole che riflette a voce alta (coinvolgendo anche il lettore, ovviamente) e le indagini del caso che, stavolta, ha a che fare con la morte di un uomo rispetto al quale sembra non si riesca a trovare niente di niente che possa portare ad un colpevole. Perché è vero che l’uomo è stato investito, ma tutto pare lontano mille miglia da un incidente stradale, seppur mortale.
Ancora una volta su Pizzofalcone pesano i pregiudizi di chi non dimentica la storia di coloro che vi operano e, ancora una volta, De Giovanni mette in condizione il lettore che iniziasse a leggere da questo volume di non perdersi più di tanto. Cosa che, per chi come me ha letto tutti i precedenti volumi, inizia a diventare un po’ ripetitivo. Se, però, si guarda al lato positivo di questa cosa, si riesce ad approfittare di informazioni che rinfrescano la memoria anche del lettore più attento.
Sul fronte delle indagini si arriva io non avevo immaginato, stavolta, dove si volesse andare a parare. E, lo ammetto, più che le indagini sono rimasta incollata ad alcune vicende personali dei protagonisti che mi sono sembrate molto interessanti. In particolare, per quel che riguarda Alex e la sua compagna oltre che la sua famiglia, Romano e la sua storia d’amore tormentata ma anche Pisanelli e il suo ospite sgradito. Ammesso che sia davvero così.
Non tanto il caso, che alla fine viene chiuso e archiviato, ma i risvolti delle storie personali lasciano intendere che non finisce qui. La storia dei Bastardi, intendo. Aspetterò!
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Figli per i Bastardi di Pizzofalcone
Maurizio De Giovanni
Pag. 222
Einaudi Editore





