lunedì 18 gennaio 2021

La fioraia del Giabellino (R. Teruzzi)

Vittoria è la poliziotta, un tipo tosto e un tantino schivo.

Libera, 46 anni, è sua madre. Fa la fioraia di mestiere, confeziona bouquet da sposa. Donna curiosa ed alquanto intraprendente. Vedova di un poliziotto morto per mano misteriosa anni prima.

Iole, 70 anni, è la nonna di Vittoria: paladina dell'amore libero, ha una schiera di amici che non nasconde di frequentare. Eccentrica insegnante di yoga, femminista ed alquanto originale. 

Sono le protagoniste della serie nata dalla penna di Rosa Teruzzi di cui ho letto il secondo volume, La fioraia del Giambellino, dopo aver letto La sposa scomparsa qualche tempo fa.

Anche stavolta le nostre protagoniste si trovano a fare i conti con un mistero che vedrà Libera e Iole scendere in campo nelle vesti di investigatrici dilettanti

Manuela è una giovane donna prossima al matrimonio. Non ha mai conosciuto suo padre e vorrebbe rintracciarlo, nonostante la decisa avversione di sua madre che è sempre stata intransigente in merito: mai avrebbe svelato a sua figlia chi fosse il padre. Scambiata per testardaggine, Manuela si dice pronta ad accettare qualsiasi verità pur di fare luce sul suo passato e, sulla scia dell'avventura precedente che vide Libera finire sui giornali, decide di affidarsi a lei.

Contemporaneamente per Libera si riapre un fronte doloroso: quello della morte di suo marito, più di venti anni prima. 

Libera e Iole -  Vittoria è decisamente contraria - si fanno prendere la mano dal caso di Manuela e cercano di arrivare ad una verità che io, devo ammetterlo, ho intuito a metà strada. Questo, però, non ha inficiato il gusto della lettura soprattutto perché ero curiosa di conoscere il percorso che le due donne avrebbero portato avanti per dare delle risposte a quella giovane donna.

Il fronte più doloroso per Libera, dicevo sopra, è quello relativo alla riapertura delle indagini relative alla morte di suo marito. Nuovi elementi emergono in modo quasi casuale e sua figlia Vittoria, che da sempre è votata alla ricerca del o dei colpevoli della morte di suo padre, è impegnata su questo caso assieme al suo capo. Un  uomo, Gabriele, che da migliore amico di suo padre è diventato un pilastro su cui la stessa Libera ha sempre potuto contare e rispetto al quel prova dei sentimenti ai quali, però, fa fatica a dare concretezza. Nel frattempo Libera viene corteggiata da Furio, un uomo dal carattere molto diverso da quello di Gabriele e che le dona quella spensieratezza che le manca. 

L'aspetto che mi è piaciuto meno in questo volume è stato proprio quello sentimentale con una Gabriele che resta ai margini, un Furio che palesa chiaramente i suoi sentimenti ed una Libera che non sa cosa fare. O meglio, saprebbe in che direzione andare ma non riesce a fare alcuna mossa concreta. Ecco, questo un po' ha rallentato la narrazione secondo il mio punto di vista, arenando i personaggi in una storia che non diventa mai tale, che resta sospesa e che mi auguro abbia una svolta da qui in avanti.

Il personaggio che più mi è piaciuto anche stavolta è Iole, con il suo particolare modo di fare, la sua verve e la sua stravaganza. 

In secondo piano Vittoria. Libera tra le due.

Chiuso il caso di Manuela, resta aperto il fronte relativo alla morte di suo marito. Non resta che leggere il seguito che mi sono già procurata.
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La fioraia del Giambellino
Rosa Teruzzi
Sonzogno editore
169 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 6.99 Kindle

venerdì 15 gennaio 2021

Troppo freddo per Settembre (M. De Giovanni)

La sua vita non è stata semplice. Ne ha commessi di errori ed ha anche dovuto cambiare pelle, nel tempo. Mina, però, ha una capacità che non è comune: sa ascoltare la gente ed è pronta a fare la sua parte - senza paura di affrontare pericoli - per aiutare chi ha bisogno.

Mina Settembre è la protagonista del libro Troppo freddo per Settembre: secondo capitolo di una serie che presto arriverà in Tv, nata dalla penna di Maurizio De Giovanni.

Mina fa l'assistente sociale nel Rione Sanità di Napoli. Un quartiere difficile, dove si incontrano e si scontrano esistenze complicate, dove anche i muri hanno le orecchie e gli occhi, soprattutto quando le esistenze in ballo sono quelle di famiglie di un certo tipo.

Porta addosso i segni di un matrimonio fallito (è stata lei a scrivere la parola fine) ma anche quelli della presenza di una madre invadente e tutt'altro che amorevole con la quale ora, a matrimonio finito, si trova nuovamente a vivere. Ha tre amiche fidate dalla sua parte, però, e sa che su di loro può sempre contare.

Nel Rione Sanità sono tante le persone che vivono situazioni di disagio e quando arrivano a bussare alla sua porta trovano una giovane donna testarda che cerca di fare quello che può per dare una sistemata alla vita degli altri. 

A dire il vero anche la sua, di vita,  sarebbe da sistemare. Il suo ex marito è un magistrato con il quale si trova ancora ad avere a che fare - non per motivi personali - e che spesso la aiuta in situazioni pericolose. Lei non lo vorrebbe avere più attorno ma, a quanto pare, non è possibile, soprattutto se viene ancora accolto a braccia aperte da sua madre quando, di tanto in tanto, decide di andarla a trovare. E lei, sua madre, non ci pensa due volte a sottolineare, ogni volta, quanto Mina sia stata stupida a lasciar andare quel buon partito.

Accanto al suo studio lavora un ginecologo che è come una visione quotidiana per tantissime donne che avvertono pruriti di ogni genere pur di finire nel suo ambulatorio e farsi visitare: Mina ne è attratta ma non intente ammetterlo con sé stessa prima che con lui. Mai e poi mai si metterà al livello di quelle donne alquanto ridicole. Anzi, lo maltratta e lo allontana, pur avendolo sempre accanto in quelli che diventano dei veri e propri casi da seguire anche fuori dal consultorio.

In questa seconda avventura della serie a bussare alla sua porta è una donna anziana, la madre di un giovane appena uscito dal carcere e che si porta dietro un cognome importante, un cognome che lo vincola ad un certo tipo di vita... e di reati. 

"Mio figlio è innocente, mi aiuti. Lo aiuti, lui e il suo bambino meritano un futuro". Questo, in sintesi, ciò che le dice la donna. Prende avvio, in questo modo, un'indagine parallela a quella che sta portando avanti anche la magistratura con le forze dell'ordine che intendono vederci chiaro in merito alla morte di un anziano professore.

La penna di De Giovanni mi piace. Chi mi segue oramai lo sa. Riesce a raccontare storie intense con uno stile scorrevole e mai banale, sempre rispettoso del lettore anche nelle situazioni più crude, mai sopra le righe, delicato quando serve ma sempre potente nel trasmettere emozioni.

Mina è un personaggio che incanta per il suo modo di fare. Incasinata, incasinatissima nella sua vita privata, cerca di fare ordine nelle esistenze altrui sfidando anche gli avversari più pericolosi e ignara, a volte, di quanto possa arrivare vicino al pericolo quello vero. E poi è bella, ben dotata ma più interessata alla sostanza che alla forma e, di conseguenza, non esalta il suo aspetto ma tenta sempre di minimizzare.

Ciò che meno mi è piaciuto, questa volta è il continuo intercalare inserito dall'autore dando voce ai pensieri di Mina che paragona il ginecologo a personaggi della tv, per far capire quanto sia affascinante. Detto una volta può bastare, no? Fa sorridere questa cosa e rende l'idea, è vero, ma quando il concetto viene ripetuto troppo spesso alla fine stanca.

La storia di Mina è un sorta di commedia sommata anche a situazioni drammatiche e particolarmente attuali: non manca quel pizzico di ironia che fa sorridere ma ciò non toglie la drammaticità delle situazioni in cui i protagonisti vengono a trovarsi. E sono storie che fanno riflettere, nella loro triste realtà.

Il personaggio che mi ha dato più sui nervi è il ginecologo Domenico chiamamimmo. Mi ha dato l'imperessione di essere un po' tonto e spero che da qui in avanti (perché confido in un seguito) si dia una svegliata. E lei, per contro, una calmata nei suoi confronti.

De Giovanni offre ai lettori un personaggio senza ombra di dubbio diverso da altri di serie di maggior successo. Diverso da Lojacono dei Bastardi di Pizzofalcone, da Ricciardi. Diverso anche da Sara.

E poi, dico, perché dobbiamo fare sempre confronti con altri personaggi di altri libri di uno stesso autore? Ogni storia è una storia diversa. E a me sta bene così.
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Troppo freddo per Settembre
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
255 pagine
18.50 copertina flessibile - 10.99 Kindle

giovedì 14 gennaio 2021

Al centro del mondo (A. Torino)

La quercia ha di nuovo le foglie. Iniziano a spuntare, con orgoglio, da quel tronco che tutti davano ormai per morto ma che morto, a quanto pare, non è. Con quelle foglie, con quel nuovo inno alla vita, torna vivo più che mai, per Damiano, il ricordo di quel trauma che ha vissuto dieci anni prima quando, proprio da un ramo di quella quercia, vide penzolare il corpo senza vita di suo padre.

Quella quercia oramai rinsecchita (sarà stato per causa di quell’odore di nafta che si sente da tempo attorno al tronco?) arriva a portare nuova vita e a spezzare l’equilibrio che il ragazzo aveva faticosamente raggiunto vivendo un’esistenza tranquilla e abitudinaria con Nonna Adele, con il nonno, con zio Vince e con i gesti quotidiani che oramai, da anni, lo tengono occupato: la legna, gli animali, le arnie, le crostate della nonna. Un equilibrio raggiunto chiudendosi nel suo mondo e disinteressandosi di tutto il resto.

Un equilibrio che quelle foglioline verdi sembrano voler spazzare via portando alla luce un dolore profondo, un trauma mai superato, una perdita troppo grande per un bambino di sette anni che ha anche manifestato, nel tempo, una vena di squilibrio nei suoi atteggiamenti e nei suoi modi di fare.

A dieci anni di distanza da quel tragico evento le certezze faticosamente conquistate iniziano a vacillare e Damiano vede sempre più spesso, attorno a sé, quel Demonio che assume forme diverse e che opera per rendere sempre più precaria la sua esistenza. Quando, poi, inizia a diventare sempre più concreta la possibilità di perdere Villa la Croce, Damiano realizza di avere un compito ben preciso da portare avanti: difendere ciò che ha di più caro, la sua normalità.

Quel suo desiderio di pace, di serenità agognato da sempre e raggiunto nel suo mondo, ora va difeso e quella ribellione che prima prende forma nella mente di Damiano poi si tramuta in azioni che possono anche essere violente, definitive.

Devo ammettere di aver fatto fatica ad entrare in sintonia con i personaggi che, nella prima parte del libro, mi sono sembrati tutti molto particolari. Ho avuto la sensazione che ognuno avesse molto da dire ma che lo facesse in modo poco efficace lasciando il lettore in una situazione di confusione. Ma è stato lo smarrimento di un momento, quello che si vive quando si ha a che fare con una storia potente, nella quale entrano in ballo personalità differenti e anelanti ognuna a qualche cosa di diverso.

La voglia di cambiamento di zio Vince, il silenzio del nonno, la voglia di restare ancorato al suo mondo espressa da Damiano, la voglia di serenità di nonna Adele: ogni personaggio ha molto da dire e lo fa a modo suo.

Damiano lo fa con i suoi alti e bassi, con i suoi pensieri a volte sconnessi ma, a ben guardare, tutti molto allineati con la sua necessità di difendersi dal mondo; zio Vince con quel modo rude che arriva proprio dalla vita di campagna, dove basta poco per aspirare ad una vita facile, ad un grande affare, alla grossa occasione. Ma lo fa anche nonna Adele che, con la sua dolcezza e il suo senso di protezione, è una figura attorno alla quale si regge una realtà pronta a sgretolarsi nel momento in cui il suo sguardo fermo dovesse venire a mancare.

Il grande assente, secondo il mio parere, è il nonno. La sua presenza silenziosa è imponente eppure resta nell’ombra. Il padre di Damiano è assente per causa di forza maggiore visto che al momento del racconto è morto da dieci anni. Ma il nonno è vivo e vegeto, seppur silenzioso.

Ho ritrovato molto della mia terra in questo libro che ho letto in collaborazione con Thrillernord – io sono Marchigiana, luogo in cui è ambientata la storia – nelle descrizioni di quel borgo quasi dimenticato dal mondo, con i suoni e gli odori della natura, il verde sconfinato. Le descrizioni sono molto efficaci. Lo sono anche gli atteggiamenti, che rendono alla perfezione gli stati d’animo dei personaggi.

Un piccolo appunto mi resta da fare: un paio di volte, forse tre, nell'intercalare dei dialoghi i personaggi si lasciano andare a delle bestemmie... che non ho gradito. Non mi piace l'idea che un lettore sia costretto a leggere qualche cosa che, per il suo credo religioso, è un peccato. Perchè costringerlo a leggere intercalare così esplicitiì? Credo che il risultato si sarebbe ottenuto anche con qualche cosa di meno diretto ed esplicito. Opinione personale, ovviamente.
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Al centro del mondo
Alessio Torino
Mondadori editore
264 pagine
17.57 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

martedì 12 gennaio 2021

Sbirre (M. Carlotto, G. De Cataldo, M. De Giovanni)

Non amo i racconti. Preferisco storie più strutturate. 

Devo ammettere, però, che ci sono racconti e racconti. Con Sbirre ho incontrato tre diverse penne - quella di Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni - che non mi hanno affatto rimpiangere di aver scelto di leggere dei racconti.

Ho incontrato tre donne. Tre poliziotte. Tre vite diverse ma accomunate dal fatto di aver preso dei sentieri diversi dalla strada maestra, quella che il loro essere poliziotte aveva posto loro davanti. 

Sono donne determinate, che sanno il fatto loro, abili nel loro mestiere, stimate e ben considerate. 

Alba, Anna e Sara sono, però, delle creature "di confine", che si trovano ai margini di un'esistenza retta, quella che si sono disegnate addosso scegliendo le rispettive carriere. Sono donne diverse tra loro ma molto più simili di quanto ognuna di loro potrebbe pensare, se solo avessero l'occasione di conoscersi. Se solo le loro vite si potessero anche solo sfiorare.

Anna Santarossa - frutto della penna di Massimo Carlotto nel racconto Senza sapere quando - ha una doppia vita: poliziotto, è vero, ma anche informatore per la mafia russa. E' una moglie ma anche un'amante. Due aspetti, quello professionale e quello personale, che si intrecciano e che si scontrano con la necessità di fare giustizia in un mondo - quello della mafia russa - che non risparmia violenze di nessun genere. Cammina su una delicatissima linea di confine, incontra persone che le cambiano letteralmente la vita e fa la sua scelta: una scelta che non la riporta sulla strada maestra ma la porta altrove.

Alba Doria - frutto della penna di Giancarlo De Cataldo nel racconto La triade oscura - si trova davanti ad un caso che viene chiuso in fretta: doppio omicidio e suicidio. Fine. Ma lei è una persona attenta, che studia i dettagli e che vuole arrivare fino in fondo: vede ciò che gli altri non vedono, scava anche dove la terra sembra compatta e scopre ciò che gli altri preferiscono ignorare. Si trova, così, alle prese con una community on line in cui l'odio è il filo conduttore e trova, in questo contesto, non solo il modo per arrivare ai colpevoli ma anche di porre in essere la sua personalissima vendetta.

Sara Morozzi - frutto della penna di Maurizio De Giovanni nel racconto Sara che aspetta - è una mia conoscenza visto che dei tre autori De Giovanni è quello che conosco meglio e del quale ho letto quasi tutto. Conosco Sara. Conosco i suoi trascorsi, le sue paure, le sue convinzioni. Sara si trova alle prese con un caso che la tocca molto da vicino. O meglio, per lei, che è in pensione, non sarebbe un caso dal punto di vista professionale ma lo è dal punto di vista personale visto che riguarda la morte di suo figlio. Quel figlio con cui ha perso i contatti venti anni prima quando scelse di lasciare la sua famiglia (il ragazzino aveva sette anni) per amore.

Sono tre personaggi che si muovono in diverse zone d'Italia, accomunati dalla necessità di vendicarsi. Ognuna a modo proprio. Ognuna con le proprie motivazioni. Ognuna consapevole di ciò che sta facendo. C'è chi deve scappare. Chi rincorre. Chi osserva.

Se dovessi stilare una classifica di gradimento metterei al primo posto la storia di Sara (anche se, come accennavo, non mi è nuova) perché amo lo stile di De Giovanni, delicato e potente allo stesso tempo. Non volgare, mai, anche quando la situazione lo potrebbe richiedere. Mai sopra le righe. 

Poi metterei la storia di Anna: devo ammettere che lo stile di Carlotto (di cui non ho letto niente) mi incuriosisce e andrò a cercare altro di suo.

In coda - ma senza che ciò abbia valore dispregiativo - metto la storia di Alba: diverso lo stile ma comunque efficace.

Questo libro mi ha dimostrato che sono le penne a fare la differenza. C'è chi riesce a trasmettere molto con poche pagine (e non è facile!) e chi invece no. Un discorso che, alla fine, si applica ai libri in generale, non solo ai racconti... non sto dicendo niente di nuovo!

Letto con piacere, personaggi che mi hanno colpita soprattutto per il contesto e per le modalità in cui si sono trovati a districarsi, vorrei conoscere meglio tutte loro. Sara a parte. La conosco molto bene.
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Sbirre
Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni
Rizzoli editore
220 pagine
18.50 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

lunedì 11 gennaio 2021

C'era una volta adesso (M. Gramellini)

Mattia, nel dicembre del 2080, decide di raccontare una storia.

È la storia di quando aveva nove anni e, da un giorno all’altro, si è trovato chiuso in casa a condividere spazi e tempo con una famiglia che fino a quel momento aveva avuto ritmi ed abitudini diversi. È l’anno 2020, quando un maledetto virus fa riempire gli ospedali e correre le ambulanze, svuotando le città dei soliti suoni per riempirle di quelli del dolore, della paura, della morte.

Gramellini racconta nel libro C'era una volta adesso - letto in collaborazione con Thrillernord - quei momenti come farebbe un bambino di nove anni, il Mattia di allora: con le sue paure, le sue ingenuità, la sua voglia di affetto ma anche la paura di un nemico che non riesce bene a comprendere ed individuare. Ognuno reagisce a modo suo ma quello che è certo è che il virus cambierà tutti. In modo più o meno profondo ma i cambiamenti sono dietro l’angolo per tutti. Cambia il modo di comunicare, di rapportarsi, di vivere.

Cambia il modo di andare a scuola, di passare il tempo, di salutare gli amici.

Cambiano le proporzioni all’interno della propria abitazione che diventa quasi una prigione difficile da condividere, in più d’un caso, con il resto della famiglia. E quel salotto che sembrava tanto grande diventa, ora, davvero piccino se va condiviso in ogni ora del giorno e, in alcuni casi, anchedella notte.

Ecco, dunque, che Mattia non può più abbracciare la nonna che vive al piano di sopra con la quale inventa una tecnica di dialogo fino ad allora sconosciuta, ecco che deve sopportare la presenza di un padre che ha sempre sentito lontano e con il quale non vuole avere a che fare. Questi i due elementi che pesano di più a Mattia: la lontananza della nonna e l’eccessiva vicinanza di suo padre.

Ammetto di aver pensato, fin dalle prime righe, che si trattasse di un racconto poco originale visto che in tanti hanno scritto in questo periodo (che, tra l’altro, non è ancora archiviato) approfittando – mi sia concesso il termine – della situazione.

Durante la lettura, però, mi sono resa conto dell’importanza di lasciare traccia di un periodo così straordinario come è stato quello della pandemia e che ogni autore che si sia cimentato nel mettere su carta tutto ciò lo abbia sicuramente fatto a modo suo.

L’originalità, dunque, non va cercata nei contenuti – che ben conosciamo, vivendo in prima persona questo periodo – ma nel modo in cui la storia viene consegnata ai posteri, nero su bianco.

Si tratta di una storia che lascia aperte le porte alla speranza ma che fa anche riflettere su diversi aspetti legati alla pandemia. In particolare, alla sorte di chi, soffrendo di altre patologie, si è trovato per cause di forza maggiore lasciato in secondo piano ma anche al lavoro dei sanitari e al difficile equilibri che si crea attorno a loro, costantemente vicini ai malati. Ma fa riflettere anche in merito ai rapporti tra le persone che cambiano, inevitabilmente (e non sempre in meglio) in situazioni di emergenza.

Lettura scorrevole adatta anche a giovani lettori.
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C'era una volta adesso
Massimo Gramellini
Longanesi editore
288 pagine
16.90 copertina rigida - 11.99 euro Kindle

sabato 9 gennaio 2021

Il marchio di Atena. Eroi dell'Olimpo vol. 3 (R. Riordan)

Tante volte mi sono chiesta se, nelle lunghe serie, arrivi per forza il momento "di stanca", quando ci si trova davanti a personaggi noiosi, a situazioni viste e riviste, quando manca l'adrenalina o la curiosità per andare avanti nelle lettura. E mi sono anche chiesta se gli autori di lunghe serie non corrano in rischio di dover diluire eccessivamente la storia per reggere la trilogia, la quadrilogia o una serie addirittura più lunga.

Rick Riordan non corre di certo questo rischio. Ne ho avuto la prova con la serie Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo che mi ha indotta, arrivata all'ultima parola del quinto libro, a comprare subito la serie successiva. Ed ora, che sono arrivata alla fine del terzo volume della seconda serie, sono curiosa di andare avanti perché l'avventura in corso non si è conclusa e non vedo l'ora di sapere come andrà a finire. O meglio, come andrà a finire posso anche immaginarlo ma è tutto quello che porta verso il finale che lascia il lettore in tensione e carico di adrenalina.

In quest'avventura la principale protagonista è Annabeth. Allo stesso tempo, i nostri protagonisti sono una squadra e come tale si comportano per cui ognuno è importante ai fini della riuscita della missione.

Nell'avventura precedente Annabeth era rimasta ai margini delle vicende che hanno avuto per protagonista Percy e alcuni suoi nuovi amici che arrivano non dal Campo Mezzosangue ma dall'altro campo in cui si trovano figli di dei romani, non greci. 

Quanto, a bordo della Argo II, Annabeth - sul finale del volume precedente - si è trovata ad atterrare in mezzo ad un campo pieno zeppo di figli di dei romani e, con loro, Percy. Tra greci e romani, si sa, non è mai corso buon sangue ma stavolta avrebbero dovuto combattere insieme per sconfiggere Gea e impedire che potesse attuare il suo piano di distruzione globale. 

Le buone intenzioni per collaborare ci sono tutte ma qualche cosa non va per il verso giusto e... i romani si sentono attaccati e, non potrebbe essere altrimenti, mettono da parte ogni buona volontà di collaborazione per contrattaccare. In questa situazione, è la Argo II che porta lontano i sette semidei - romani e greci - che da una parte se ne devono scappare da una situazione così caotica e, dall'altra, hanno una missione davanti. Annabeth, Percy, Jason, Frank, Hazel, Leo e Piper devono salvare Nico, fratello di Hazel: il ragazzo è tenuto in ostaggio, come trappola per chiamare a raccolta i sette semidei e annientarli. O meglio, qualcuno dovrebbe essere catturato per un sacrificio estremo, gli altri eliminati.

Annabeth viene messa sulle tracce del Marchio di Atena che le permetterebbe di arrivare a trovare qualcosa che possa innanzitutto riportare la pace tra greci e romani e creare, poi, le condizioni per proseguire la missione e fermare Gea. 

Sulla trama non posso dire altro. 

Qualche considerazione personale, però, non può mancare.

E' un libro per ragazzi: è vero, ma per chi ama l'avventura è perfetto anche se si è fuori quota come me. Riordan ha una fantasia senza fine, conosce gli argomenti di cui parla dando dei continui punti fermi in merito alla mitologia greca e romana per cui l'invenzione, la fantasia hanno comunque fondamenta solide.

Non è un libro autoconclusivo: consiglio caldamente, a chi volesse avvicinarsi alle avventure di Percy Jackson, di cominciare dall'inizio, dalla serie Eroi dell'Olimpo. I personaggi di base sono sempre gli stessi che si arricchiscono - dal punto di vista delle informazioni che li riguardano, delle caratteristiche e delle esperienze personali - strada facendo. Non sono personaggi messi a caso nel racconto e anche nei volumi più avanzati, quando oramai si crede di sapere di tutto dell'uno o dell'altro, spuntano ricordi, vicende, situazioni che permettono di conoscerlo ancora meglio. Per contro, non leggere la storia dall'inizio anche se magari può essere comunque piacevole come avventura, non rende il quadro completo.

Tanti sono i nomi di dei, semidei e termini legati alla mitologia che si alternano nelle more del racconto ed anche stavolta è presente, sulle ultime pagine, un utilissimo glossario. Chi arriva a questo punto della storia ha familiarità con molti termini proposti e molte divinità citate ma è sempre interessante approfondire, soprattutto quando le divinità vengono proposte nella forma romana in confronto con quella greca.

Percy... bhè, cresce. Non è più il ragazzino dislessico impaurito degli inizi, che si sente fuori posto ed è un po' pasticcione. Dislessico lo è ancora ma a questo suo problema ha anche dato un perché. Pasticcione? Lo è ancora, un po', ma oramai è consapevole di essere il più forte dei semidei e di avere grandi responsabilità che comportanto anche dei grandi sacrifici. Allo stesso tempo, vive anche attimi di fragilità, nei quali si sente impotente e riconosce tutti i suoi limiti. Insomma... non è un supereroe di quelli che sanno di essere invincibili, perchè così non è!

Lettura molto piacevole, non velocissima perché, al di là delle pagine, la narrazione è serrata e sono tanti i particolari forniti dall'autore e che (l'ho imparato volume dopo volume) non vanno trascurati anche se sembrano insignificanti.

Per chi ama l'avventura, per chi ama (o vuole conoscere meglio, seppur in chiave fantastica) la mitologia greca e romana, per chi si affezionata a giovani eroi che sanno essere molto di più che dei semplici adolescenti, a chi non oppone resistenza nel volare via con la fantasia: a queste tipologi di lettori lo consiglio.

Ovviamente, è un genere che deve piacere. A me piace!
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Il marchio di Atena. Eroi dell'Olimpo vol. 3
Rick Riordan
Mondadori Editore
532 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 17.00 copertina rigida, 6.99 Kindle

martedì 5 gennaio 2021

Una lunga estate crudele (A. Gazzola)

Alice iniza a perdere qualche colpo. E' sempre più investigatrice e sempre meno medico legale (pur essendo una specializzanda) e le sue vicende personali iniziano ad essere un tantino ripetitive.

La serie de L'Allieva di Alessia Gazzola mi piace ma mi auguro che arrivi un po' di elettricità nei prossimo volumi perchè stavola la storia mi è sembrata un po' piatta e decisamente poco accattivante.

La colpa non è delle indagini portate avanti attorno ad una morte piuttosto datata e ad un tentato omicidio ad essa collegato quanto il personaggio inizia ad essere un po' ripetitivo. Nessuna evoluzione sul fronte delle vicende personali, anche la sbadataggine di Alice inizia ad essere poco divertente perché piuttosto scontata. Anche la figura di Claudio Conforti appare un tantino opaca e scontata. 

Forse è la pecca delle serie, quella di imbattersi in un momento di fiacca. Probabilmente il lettore si aspetta qualche cosa di nuovo visto che, essendo appunto una serie che ruota attorno ad un personaggio ben preciso, non possono essere solo i casi a cambiare mentre la storia del personaggio chiave resta sempre inchiodata al palo. Questa è la sensazione che ho avuto.

Questa volta è anche estate con il lavoro a medicina legale decisamente rallentato. Nemmeno l'arrivo di una nuova specializzanda, che viene affidata proprio ad Alice, aiuta a dare un po' di pepe alla storia.

Il caso prende avvio dal ritrovamento di un cadavere rimasto a lungo chiuso all'interno di una cripta segreta di un teatro. Alice sarà impegnata non tanto sul fronte medico legale quando accanto al commissario Calligaris che fa sempre più affidamento sulle capacità intuitive e deduttive della giovane per avere un quadro possibilmente chiaro del caso che gli capita per le mani. Il cadavere è di un attore la cui figura permette di risalire ad un ambiente, quello del teatro, appunto, dove diversi personaggi sembrano avere un ruolo ma che, quanto pare, sono tutti o bravissimi a mentire (e non sarebbero bravi attori, altrimenti) o decisamente estranei ai fatti.

Quella che emerge è una storia di legami e di tradimenti, di ripicche e di vendette, consumata all'ombra di un teatro ma, soprattutto, all'ombra di vite apparentemente senza macchia. 

Alice anche stavolta sarà fondamentale per arrivare a capire quale sia la strada giusta da percorrere, tanto che assume le vesti di vera e propria inviata per conto di Calligaris, alle calcagna di possibili testimoni che si trovano all'estero.

Una piccola novità nella vita di Alice arriva con un uomo che le fa la corte ma è chiaro come il sole fin dall'inizio che si tratta di un diversivo di poco conto per una giovane già piuttosto ingarbugliata di suo, in fatto di sentimenti.

Ad un certo punto mi ha anche fatto pena, poveretta, nella sua costante indecisione.

Però credo che sia anche arrivato il momento di crescere per un personaggio che, me lo auguro, possa essere più incisivo nel prossimo episodio della serie. Perché se è vero come è vero che questo capitolo non mi ha entusiasmata più di tanto, è anche vero che sono molto curiosa di sapere dove va a finire Alice Allevi dal punto di vista professionale ma, soprattutto, come donna.
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Una lunga estate crudele
Alessia Gazzola
Longanesi editore
320 pagine
10.00 euro copertina rigida - 5.00 euro copertina flessibile - 8.99 Kindle