domenica 28 aprile 2019

Maria (L. Romano)

Per la Challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse a cui sto partecipando uno degli obiettivi assegnali è libro scritto prima del 2000. 
Ecco come è finito tra le mie mani Maria di Lalla Romano. Prima edizione del 1953 poi ripubblicato nel 1995, la Romano racconta la storia di una comunità familiare e lo fa mettendo al centro al figura di Maria.
Sommando un insieme di casi quotidiani che coinvolgono diversi personaggi, la Romano descrive l'immagine della realtà familiare dei contadini dell'epoca. 

Le pagine non sono molte e in esse l'autrice trasmette rapporti familiari più o meno stretti, emozioni, contrasti e abitudini di una comunità che ruota attorno alla figura di una donna discreta, minuta, poco appariscente e sempre al proprio posto. 

Maria è una donna che sta a servizio presso le case altrui. 
Si guadagna da vivere in questo modo e lo fa diventando una di famiglia, non con quel distacco che si potrebbe pensare da parte di chi, comunque, mantiene una sua vita. La vita di Maria è la vita della famiglia presso la quale lavora, la famiglia della narratrice/autrice, quella che viene identificata come la famiglia del bambino, colui al quale la donna si affeziona e rispetto al quale maturerà un affetto sempre crescente, quasi come se fosse figlio suo. 
Alle descrizioni di ciò che accade nella casa del bambino, si somma poi ciò che accade - in parallelo - nella casa di Maria.

Attorno a lei - che con la sua discrezione e la sua dedizione domina su tutti - si profilano le figure di personaggi minori che completano il quadro: Lucia e Vittoria (amiche di Maria), la Pina (quasi il suo opposto per aspetto, carattere e modi di fare), il Barba (l'anziano zio per accudire il quale la donna lascia la famiglia per la quale era a servizio) e Fredo.
Quest'ultimo è il personaggio minore che maggiormente mi ha colpita e che, nell'insieme del racconto, spicca su tutti gli altri. Fredo è il nipote preferito di Maria. Il nipote che si fa prete e che muore di tisi ed al quale Maria è legata da un sentimento spontaneo, sincero e, pur non volendo, è quello che preferisce tra i diversi nipoti che ha. 

I personaggi minori sono quelli nei quali si riflettono, in un modo o nell'altro, le scelte ed i comportamenti di Maria e vengono descritti con dovizia di particolari dall'autrice che li rende alla perfezione sia esteticamente che caratterialmente.

La voce della scrittrice, che narra in prima persona, è come un continuo commento agli accadimenti ma non appesantisce la trama. Anzi, questa scelta stilistica enfatizza gli accadimenti stessi. 

Non è un libro scorrevole soprattutto per via di uno stile narrativo risalente nel tempo e, onestamente, non è un libro che rileggerei.
***
Maria
Lalla Romano
Einaudi Editore - collana Einaudi Tascabili
152 pagine
11.000 lire (questo è quanto riportato nel retro dell'edizione che ho avuto io in lettura)

mercoledì 24 aprile 2019

Km 123 (A. Camilleri)

Non ero del tutto convinta dell'ultimo acquisto fatto prima di Pasqua con il libro Km 123 di Camilleri. E non ero molto convinta perchè sfogliando il volumetto, appena 154 pagine, ho avuto subito l'impressione che fosse qualche cosa di diverso da ciò a cui il Maestro mi ha abituata.

A lettura ultimata posso dire che la prima impressione non è stata sbagliata: è un libro diverso da ciò a cui Camilleri mi ha abituata ma quello che ho sbagliato è il pensiero che ciò potesse essere declinato in senso negativo.

Non c'è un narratore, una voce narrante. Ci sono dialoghi, scambi di messaggi, articoli di giornale, interrogatori, botta e risposta tra i vari personaggi: il tutto imbastisce una storia che si racconta da sola, senza qaualcuno che descriva ciò che accade, che dia dei detttagli, che trasmetta emozioni.
I personaggi, con i loro dialoghi, i loro pensieri, le loro considerazioni fanno tutto da soli. 
E' un modo molto particolare di raccontare una storia, di imbastire un giallo che non risparmia qualche colpo di scena. I personaggi sono convinti di essere tutti sulla strada giusta e di essere gli unici depositari della verità salvo rendersi conto, poi, che non è proprio così.

La storia ha inizio con un incidente stradale che riduce un uomo - Giulio - in ospedale per le conseguenze dell'impatto. Il di lui celllulare - tanto per usare un'espressione che piace tanto a Camilleri - viene consegnato alla moglie con gli altri effetti personali del paziente. Quando, però, l'amante di Giulio inizia con insistenza a mandargli dei messaggini che vengono letti dalla moglie allora può succedere qualche cosa di imprevisto e che può avere i tratti del giallo. Un giallo intenso.

Incidente o tentato omicidio? E ciò che accade dopo, a ruota, può essere ricongiunto a Giulio? C'è un'unica mente, un'unica mano dietro tutto?

Camilleri semina con abilità tanti indizi che inducono il lettore in molteplici direzioni senza svelare troppo. E lo fa, questa volta, con un inusuale tecnica che esula - come accennavo all'inizio - dalla tradizionale narrazione.

Questo suo modo di fare mi è piaciuto molto. 
Finalmente qualche cosa di diverso dal solito, mi sono detta. 
E ammetto di aver letto anche con una diversa attenzione ogni dialogo, ogni scambio di informazioni, ogni botta e risposta proprio per via di uno stile così particolare, diverso, nuovo per me. Non so se Camilleri abbia usato questa tecnica in altri libri. Tra quelli che ho avuto modo di leggere fino ad ora non ho trovato nulla del genere.

Su tutti c'è un personaggio che, onestamente, avrei preso volentieri a schiaffi ed è proprio Giulio. Lui che crede di essere il più furbo di tutti e invece... Non posso dire che sia un personaggio che mi è piaciuto, che mi abbia fatto un'impressione positiva, ma che ha alimentato delle emozioni in me (mi ha fatto pena all'inizio poi mi ha fatto arrabbiare, innervosire...) e quando un personaggio non resta indifferente al lettore secondo me la storia funziona.

E' una lettura scorrevole, piacevole proprio per via di questa particolare tecnica scelta da Camilleri. Il finale è del tutto inaspettato anche se, a ben guardare, elementi che deponessero per quella certa soluzione ce n'erano.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro con sangue in copertina.
***
Km 123
Andrea Camilleri
Mondadori
154 pagine
15.00 euro

martedì 23 aprile 2019

La prossima persona che incontrerai in cielo (M. Albom)

Una giovane donna con tutta la vita davanti. Annie, la protagonista di La prossima persona che incontrerai in Cielo, è una giovane che si salvò, per miracolo, a seguito di un incidente in un luna park. Da allora niente è stato più lo stesso per lei ma ora, alla vigilia del suo matrimonio, la vita sembra aver preso la giusta piega. E' una bella ragazza, ha accanto un uomo che l'ama, e la aspetta una vita di felicità.
Questo è quello che pensa.
Annie non sa, però, che da lì a poche ore le cose cambieranno e si troverà a fare un cammino che mai avrebbe voluto fare. Non ora. 
Quello che l'autore racconta è - per sua stessa ammissione - un desiderio: che i nostri cari possano trovare, nell'aldilà, la pace che non hanno trovato sulla terra, che possano comprendere quanto grande è l'influenza che esercitiamo gli uni sugli altri, ogni giorno della nostra preziosissima vita.

E' quello che accade ad Annie, un'infermiera di 31 anni.

A seguito di un tragico incidente che la vede protagonista a distanza di anni da quando si salvò per miracolo, Annie si trova ad affrontare il suo viaggio verso il Cielo. Lungo questo viaggio incontra cinque figure: cinque persone che hanno segnato la sua vita, anche se lei non se ne è resa pienamente conto in vita.

Tra un incontro e l'altro vengono svelati episodi passati che aiutano il lettore a conoscere meglio Annie: l'autore, in questo modo, traccia con delicatezza i contorni di un'infanzia difficile, di un'adolescenza altrettanto difficile e di un difficile rapporto con sua madre. Parla di una giovane che è convinta di riuscire a rovinare tutto ciò che ha a che fare con lei, che non vede mai il bicchiere mezzo pieno e che è convinta di non essere capace di fare nulla di positivo, per nessuno.

Nel suo viaggio verso il Cielo Annie prenderà consapevolezza di molti aspetti che le sfuggivano in vita, andrà oltre le apparenze, comprenderà delle verità che fino a quel momento erano oscure per lei. 

Cinque incontri che la cambieranno. Tanti sono i personaggi che si trovano ad accoglierla nel suo Paradiso.

Il primo personaggio che incontra è un bambino. Non ha nessuna familiarità con quegli occhi scuri che la guardano, con quella chioma riccia e folta. Annie non ha idea di chi sia. Si chiama Sameer ma nemmeno il nome le dice nulla fino a che non sarà lui a svelarle che ruolo ha avuto nella sua vita.

Il secondo personaggio è una donna. Nemmeno con lei Annie ha familiarità eppure scopre che il loro fu un incontro tra due solitudini, tra due sofferenze.

Il terzo incontro è stato uno dei due che più mi sono piaciuti. E' l'incontro con sua madre. Annie incontra una donna dalla quale ha preso le distanze ben prima che morisse. Una donna che sentiva lontana, che considerava asfissiante, eccessivamente protettiva eppure lontana. E' un incontro commovente che conduce il lettore verso la consapevolezza di quanto la verità dipenda dai punti divista, di come il rapporto tra madre e figlia possa essere descritto in modo diverso a seconda del punto di vista da cui lo si guarda. Da questo incontro emerge tutta la sofferenza e la solitudine che la madre di Annie portava sulle sue spalle ma anche l'immenso amore per quella figlia voluta con tutta se stessa e alla quale avrebbe voluto solo dare il meglio.

Il quarto incontro è quello che attendevo più di tutti: è quello con un uomo che ha avuto un ruolo fondamentale nella vita di quella bambina... L'uomo che le ha salvato la vita e nei confronti del quale Annie si sente in colpa perchè per via di quell'incidente, per salvare lei, lui morì. Questo è l'incontro che più mi ha commossa e che, credo, abbia cambiato maggiormente Annie. 

Sull'ultimo incontro non posso dire nulla. Sul finale c'è un colpo di scena che non voglio spoilerare. E questo incontro ne è una parte.

Posso dire che si tratta di una lettura particolare. Una lettura che fa riflettere, volenti o nolenti. La vogliamo considerare una favola? Una storiella? 
Ci può stare. 
La verità è che, credenti o non credenti, tutti arriveremo a fare il viaggio verso il Cielo. Ed anche io, come l'autore, voglio pensare che ci sarà qualcuno ad attendermi e che possa aiutarmi a trovare la pace rispetto a situazioni rimaste irrisolte sulla terra. Mi auguro che sia così.

E' un libro delicato, una parabola scritta con sensibilità e con tatto. Una lettura che mi ha fatto bene, anche se il pensiero della morte, del viaggio verso il Cielo bhè... mette sempre un po' di angoscia.
***
La prossima persona che incontrerai in Cielo
Mitch Albom
Sperling & Kupfer
190 pagine
16.50 euro

lunedì 22 aprile 2019

Fahrenheit 451 (R. Bradbury)

Non vado molto d'accordo con i distopici. 
Non li cerco ma sono loro che di tanto in tanto vengono a cercare me.
Questa volta grazie non ad una ma a due challenge di lettura a cui sto partecipando.
Il resto lo ha fatto la mia abituale biblioteca dove ho trovato disponibile una ristampa del 2012 di Fahrenheit 451.

Per me non è stata una lettura facile. Questa è la mia primissima considerazione. Situazioni che ho fatto fatica a comprendere, dialoghi che mi hanno spiazzata: probabilmente non essendo in sintonia con questo genere faccio più fatica di quanto non capiti a lettori più abituati al distopico.
E' un libro scritto in modo un po' troppo strano, per me. E' come se l'autore desse per scontate delle situazioni che, invece, a me sono sfuggite. Probabilmente è un mio limite!
In un mondo in cui ci sono pompieri che non sono chiamati a spegnere gli incendi ma ad appiccarli, ce n'è uno che ha una crisi di coscienza. Da sempre dà alle fiamme libri: questo è quello che impone la legge e questo è il lavoro che Guy Montag, questo il nome del protagonista, è chiamato a svolgere. Lo ha sempre fatto senza porsi troppi interrogativi fino a che l'incontro con una giovane sconosciuta (incontro che, a dire il vero, mi ha lasciata una certa perplessità addosso) e la triste sorte di una vecchia amante dei libri non lo portano a cambiare il suo punto di vista e lo fanno sprofondare in una crisi profonda. Una crisi tale da portarlo dall'altra parte della barricata, fino a diventare un ricercato, un assassino, un fuggitivo.
E' una storia emblematica, un classico che richiama un regime che mira ad appiattire le menti, a togliere in ognuno il senso critico, l'apertura mentale che vanno di pari passo con la lettura di libri. Un rischio, quello evocato da Bradbury, che fa estremizza la volontà di manipolare il pensiero altrui, di togliere il discernimento in chi, privato della possibilità di arricchirsi con la lettura, si appiattisce all'unico pensiero comune che è quello ammesso e avvalorato dal regime. E' una sorta di allarme per ciò che potrebbe accadere qualora un regime di questo tipo potesse davvero fare capolino in futuro. L'arco temporale di riferimento del libro non è ben chiaro. Venne scritto nel 1953, si accenna ad una guerra ma non sono forniti elementi che possano permettere di definire uno spazio temporale preciso.

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti in assoluto è la vecchietta che contribuisce a mettere in crisi Montag. Mi sono rivista nei suoi comportamenti, nella sua volontà di difendere i suoi libri, di non volerli abbandonare alla triste sorte a loro riservata. E' un'anziana donna che non accetta una vita senza i suoi libri. E' una figura molto bella, secondo il mio parere, e che richiama la passione per la lettura e la consapevolezza della grande perdita che conseguirebbe alla scomparsa dei suoi libri.

Il personaggio che mi ha colpita, ma non positivamente, è stata la moglie di Montag: una donna che rappresenta tutti gli altri, coloro che si sono assoggettati al sistema e che rifuggono con terrore l'idea di poter avere a che fare con un libro, al punto tale da compiere un atto che porterà a conseguenze estreme per la sua famiglia.
***
Fahrenheit 451
Ray Bradbury 
Oscar Mondadori
180 pagine
9.00 euro

mercoledì 17 aprile 2019

Cose che mio figlio deve sapere sul mondo (F. Backman)

Cose che mio figlio deve sapere sul mondo è un libro che, onestamente, non mi ha lasciato molto.
Si tratta di considerazioni fatte da un padre, una sorta di dialogo unilaterale con suo figlio, nel corso del quale racconta alcuni episodi della sua vita di padre ma anche ricordi della sua vita prima che suo figlio nascesse. Così, giusto per aiutare il bambino a comprendere il mondo.

E' stata una lettura leggera, di quelle che si concludono in un'ora.

Ho apprezzato il fatto che a scrivere fosse un papà: di solito sono le mamme che scrivono libri sulla maternità e tutto il resto. 

Ho anche apprezzato le prime pagine del libro, quelle in cui l'autore si rivolge al figlio scusandosi per gli errori che compirà, per le volte che gli farà fare una brutta figura, per i suoi comportamenti che saranno poco consoni al suo ruolo.
Poi, però, oltre a questo non ho trovato niente di interessante.

Ho letto aneddoti divertenti, questo sì, nei quali ho rivisto anche mio marito quando i miei figli erano piccoli: la scrittura è scorrevole, i capitoli non sono lunghi, i riferimenti alla mamma non sono moltissimi e quando ci sono hanno un taglio decisamente positivo. Alcune parti mi sono sembrate un po' ripetitive e, onestamente, mi sarei aspettata qualche cosa di più.

L'idea non era male e il titolo prometteva anche bene. Però, poi, nei contenuti mi è sembrato tutto troppo scarno, troppo breve anche nell'arco temporale di riferimento e tutto sommato questo papà non ci racconta niente di nuovo. Avrei preferito conoscere maggiormente i suoi sentimenti, i suoi umori, le sue contraddizioni di padre piuttosto che avere solo un mero racconto, seppur divertente, di quando ha messo al figlio il pannolino al rovescio, di quando ha scambiato i passeggini con un amico facendo prendere un colpo alla moglie di lui che si è ritrovata un figlio maschio al posto della figlia femmina.... 

Episodi che non sono un diario ma sono dei raccontini dai quali suo figlio dovrebbe conoscere meglio il mondo. Bho... io non ci ho visto questo, a dirla tutta.

Faccio fatica a scrivere altro: di solito sono sempre poco sintetica ma stavolta mi fermo qui. Credo che anche questo sia sintomatico dello scarso feeling che ho avuto con questo libro, con questo papà, ed anche con questo bambino che, a dire il vero, non viene nemmeno descritto più di tanto. 

Si tratta di uno di quei libri che mi hanno lasciato davvero poco e rispetto ai quali mi viene da dire che se non l'avessi letto sarebbe stato esattamente lo stesso. 
Tempo sprecato? Bhè, io non credo che leggere sia mai tempo sprecato. Dico che non mi sono emozionata, non mi sono sentita coinvolta, non ho avuto alcuna reazione che non fosse un'alzata di spalle o poco più.

Peccato. Apprezzo l'impegno del papà e la sua volontà di uscire allo scoperto ma... niente di più.
*** 
Cose che mio figlio deve sapere sul mondo
Fredrik Backman
Mondadori Editore
226 pagine
Formato Kindle 7.99 euro
Copertina rigida 8.00 euro 

martedì 16 aprile 2019

Una volta è abbastanza (G. Ciarapica)

Ore 2.25: questo l'orario che segnava l'orologio sul mio comodino questa notte, quando mi sono svegliata, ho girovagato un po' per casa e poi ho preso in mano il libro Una volta è abbastanza che avevo lasciato proprio accanto alla sveglia poche ore prima.
Arrivata quasi alla fine, la stanchezza mi aveva imposto di andare a dormire ieri sera e rinviare la lettura delle ultime pagine ad un altro momento. Poi, però, evidentemente la mente ha detto qualche cosa di diverso e mi sono svegliata apparentemente senza un perchè. Detto fatto: ho preso in mano il libro e, nel cuore della notte, mentre tutti se ne stavano a letto, ho continuato a vivere la storia di Valentino, Annetta, Giuliana e tutti gli altri. 
Tutto questo cosa dovrebbe interessare a chi è qui per leggere una recensione? Bhè, niente!
E' solo per dire che Giulia è stata capace di creare dipendenza. Questo è il punto.

Vivere la loro storia: questo è quanto mi è accaduto leggendo di una famiglia, di una terra che ho sentito molto vicini a me.

Giulia Ciarapica racconta, in forma romanzata e non del tutto autobiografica, la storia della famiglia dei suoi nonni, Valentino e Giuliana. Racconta una saga familiare che cattura, coinvolge. 

Siamo a Casette d'Ete, un borgo sconosciuto del comune di Sant'Elpidio a Mare, dell'entroterra marchigiano (che io conosco molto bene perchè è il mio stesso comune di residenza) dopo la fine della seconda guerra mondiale. Un borgo in cui si respira la voglia di rialzare la testa grazie a gente caparbia, che non si lascia impaurire da un futuro incerto. I marchigiani sono così, lo so bene: sono testardi, tenaci, geniali, capaci di inventarselo un futuro.
Ed è quello che accade a Casette d'Ete dove tutto ruota attorno alle botteghe artigiane di calzature. Sono gli esordi di quella produzione artigiana che diventerà, pian piano, il fulcro del distretto calzaturiero delle Marche. 

Annetta e Giuliana vivono a Casette d'Ete. Sono due sorelle molto diverse. Annetta, la primogenita, ha un carattere forte ed indipendente. Giuliana, la minore, è una insicura e timorosa pur serbando uno spirito inquieto. Sono legate da un rapporto molto forte che subirà uno scossone, però, per via di un paio di occhi scuri che appartengono ad un giovanotto del posto: Valentino.
Tra innamoramenti, tradimenti, delusioni, passione, ingegno e fantasia, le vicende di Annetta, Giuliana e Valentino catturano il lettore facendolo diventare parte integrante di un racconto che emoziona.

Io mi sono emozionata per diversi motivi. 
Innanzitutto perchè anche io ho avuto un nonno calzolaio che ricordo ancora con gli strumenti del mestiere in mano e con il suo grembiule da lavoro. Un'emozione, quelle descrizioni così minuziose del lavoro del calzolaio, delle sue paure, dei suoi azzardi, che mi ha letteralmente travolta.
E poi l'uso del dialetto: l'autrice ha fatto un azzardo che, secondo me, è stato azzeccato. Usa il dialetto marchigiano nei dialoghi e questo, secondo il mio parere, rende i personaggi più veri. Mi ha fatto sorridere con alcuni intercalare tipici della nostra zona, in alcuni passaggi ho dovuto proprio smettere di leggere per via degli occhi umidi dovuti in parte all'emozione e, in parte, al divertimento per alcuni scambi d'opinione tra i personaggi davvero folcloristici.

I personaggi principali sono dominanti - Valentino (di cui non mi sono piaciuti certi comportamenti), Annetta (che emerge come donna forte ed indipendente e che, come la stessa autrice ha avuto modo di sottolineare, c'è anche quando fisicamente non c'è) e Giuliana (la classica madre di famiglia, lavoratrice che incarna le caratteristiche delle donne dell'epoca) - ma io ho amato soprattutto dei personaggi minori. Quelli che fanno capolino con timidezza.
Ho amato Filomena, ad esempio: una donna discreta, sempre al suo posto, sempre pronta a fare la sua parte senza mai far notare la sua presenza. Incarna il prototipo di tante donne dell'epoca, quelle che stavano sempre a testa bassa quasi senza respirare per non disturbare. E' una donna che mi ha intenerita molto.
E poi Gianna. E' una bambina che soffre per il mancato amore di una madre che le è inspiegabilmente distante. E' una bambina che non si è mai sentita dire ti voglio bene da quella donna che le manca tanto anche quando le è a due passi. L'avrei stretta in un soffocante abbraccio, quella bambina, che pure fa del tutto per avere l'approvazione di una madre agli occhi della quale vorrebbe riscattarsi, anche se non sa il perchè.

Giulia Ciarapica scrive molto bene, cattura, coinvolge. Traccia i caratteri di personaggi molto intensi, ognuno per le proprie caratteristiche, ed emoziona.

Ho appena terminato la lettura - si tratta del primo libro di una trilogia - e quei personaggi mi mancano già. E poi la copertina, quasi dimenticavo, molto bella!!!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle
***
Una volta è abbastanza
Giulia Ciarapica
Rizzoli Editore
366 pagine
19.00 euro

lunedì 15 aprile 2019

Giulia Ciarapica - Una volta è abbastanza - Incontri con l'autore

Incontrare Giulia Ciarapica vuol dire lasciarsi contagiare da un entusiasmo e da una grinta senza fine.
Incontrare Giulia Ciarapica alla presentazione del suo libro Una volta è abbastanza vuol dire diventare parte della storia, di una storia fatta di amori, di sofferenza, di passioni, di scelte a volte difficili.
Giulia Ciarapica racconta una saga familiare: è la storia di gente della sua Casette d'Ete, luogo in cui Giulia vive, un borgo sconosciuto al mondo che, dopo la seconda guerra mondiale, tenta di rialzare la testa con l'orgoglio proprio del popolo marchigiano.
Racconta una terra, racconta radici profonde, racconta luoghi del cuore.

Racconti la storia di una famiglia della tua terra... ma è una storia vera? E' la storia dei tuoi antenati?
Parte della storia della mia famiglia - Valentino è mio nonno - è una storia vera ma molti elementi sono rivisitati, inventati. Nonno Valentino e nonna Giuliana... sono i miei veri nonni.

Ed hai fatto una scelta coraggiosa, l'uso del dialetto... I dialoghi sono molto verosimili grazie all'uso del dialetto del posto.
Il dialetto dà un senso di realtà al racconto. Il dialetto rende meglio le situazioni. Non mi sono spinta troppo in là, ho fatto in modo che fosse tutto molto comprensibile (la narrazione non è in dialetto, lo sono i dialoghi) ed ho avuto la prova di averci visto giusto visto che tra coloro che hanno avuto modo di leggere il mio libro e che non conoscevano il nostro dialetto, non c'è stato un lettore che mi abbia detto di non aver capito. Onestamente ci sono delle situazioni che non sarebbe nemmeno stato possibile rendere in italiano. Come, ad esempio, quando si litiga: la gente della mia terra litiga in dialetto, non sarebbero personaggi credibili se litigassero in italiano perfetto.

Il tuo personaggio del cuore?
Bhè, è Valentino. E' il mio personaggio del cuore, l'uomo della mia vita, la persona a cui ero più affezionata ed anche il mio modello di uomo.
Diverso è il discorso se mi chiedi qual è il mio personaggio preferito. E' Annetta: lei e Valentino sono due personaggi molto forti e in lei ho visto molto di me anche se me ne sono resa conto solo alla fine di tutto, quando ho concluso la scrittura del libro.

Che personaggio è, Annetta?
E' una tipa tosta. Anche lei è un personaggio realmente esistito. E' una donna indipendente che è alla perenne ricerca della sua indipendenza. Lo fa anche in modo eclatante, a volte. E poi lei ha una caratteristica particolare: c'è anche quando non c'è. Non dico altro, però, altrimenti non c'è gusto.


Che effetto ti ha fatto scrivere una storia come quella che proponi? 
Mi sono ritrovata a scrivere di un passato che non ho mai vissuto ma di cui sentivo di avere nostalgia. Mi sono trovata a vivere quella storia mentre la scrivevo... ed è stata un'emozione.

Qual è stata la scena più dolorosa?
Senza dubbio quella con cui il libro si apre. Ho portato un reale episodio che arriva dal mio passato più recente ed ammetto di non essere riuscita a rileggere quella scena iniziale con facilità. Ce l'ho fatta solo nel momento in cui l'editor mi ha detto che era giunta l'ora di rileggere tutto nella sua interezza.

Una volta è abbastanza nasce come primo libro di una trilogia. Cosa dobbiamo aspettarci dal secondo volume?
Non posso anticipare niente ma una cosa posso dirla: ad Annetta succede una cosa che ci farà dire "...ma no, questo proprio non me lo aspettavo".

Mi fermo qui. Sto leggendo Una volta è abbastanza proprio in questi giorni e non vedo l'ora di recensirlo e di parlare delle mie, di emozioni, scaturite dalla conoscenza di personaggi che potrebbero tranquillamente essere anche i miei, di familiari... chi non ha avuto un nonno calzolaio e una vita legata alla sorte della produzione delle calzature? E' la storia della terra di Giulia, è vero, ma anche della mia, di terra, visto che anche io abito nello stesso comune marchigiano. 

sabato 13 aprile 2019

La Milano d'acqua e sabbia (M. Di Giulio)

Quando ho letto il titolo - La Milano d'acqua e di sabbia - ho storto un po' il naso, devo ammetterlo. Non riuscivo a dare un senso a quell'accostamento di termini, soprattutto in riferimento ad una città come Milano. Ora, a lettura terminata, posso invece dire che si tratta di un titolo calzante e che ben rappresenta la storia.

Il problema, con questo libro, è un altro: non sono riuscita a trovare nessun feeling con il protagonista: Gianluca Fedeli, un poliziotto che sembra voler cacciare via ogni pensiero dedicandosi al lavoro e con il quale non mi sono proprio trovata.

Non ho gradito i suoi modi, il suo atteggiamento, il suo modo di interpretare il suo ruolo, tantomeno la modalità che sceglie per relazionarsi con gli altri. Non è cattivo. Anzi, è convinto di comportarsi nel modo giusto ma è un modo che a me non piace.

Fedeli è un poliziotto che si imbatte in un cadavere per caso, nell'ascensore della palazzina in cui abita sua madre. E' un uomo solo per scelta, che - oltre alla madre che viene nominata spesso - non ha legami di nessun tipo. Ed il legame che mette in piedi durante la storia - ed anche su questo avrei un po' da dire per la velocità con cui una conoscenza diventa molto di più - non lo sa mantenere. E' un uomo libero ma inquieto, non riesce a controllare le sue reazioni e questo, secondo me, non depone a favore della sua figura di poliziotto.

Ok, ha a che fare con dei criminali ma quei modi violenti ed incontrollati che dimostra nelle more del racconto non li ho proprio graditi. Eh sì, perchè durante l'indagine collegata alla scomparsa dell'uomo trovato nell'ascensore si imbatte in soggetti che, più o meno legati alla vicenda, secondo il suo parere non hanno diritto ad alcun processo, alcun giudizio, alcuna pena che non sia la morte. A me questa cosa non  è piaciuta e, lo ribadisco, non mi è piaciuto lui. Magari l'autore ha voluto puntare tutto su una personalità non semplice ma il risultato, almeno secondo me, non è stato il massimo.

Il libro non è scritto male, scorre, non è una storia indimenticabile ma nemmeno da buttare completamente. In alcuni passaggi secondo il mio parere l'autore si è anche dilungato in situazioni superflue, che a nulla sono servite ai fini del racconto, hanno allungato il brodo ma che se non ci fossero state sarebbe stato esattamente lo stesso.

La storia di fondo - mettendosi sulle tracce del colpevole si arriva a fare luce sul mondo dell'edilizia, delle speculazioni, dei soldi - è anche ben strutturata e piuttosto attuale ma non mi ha lasciato molto più di un senso di irritazione legato a ciò che di quel poliziotto non mi è piaciuto.
Ho conosciuto Fedeli, non l'ho amato e la nostra storia finisce qui.
Ecco, questo ho pensato.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro che abbia nel titolo il nome di una città italiana.
***
La Milano d'acqua e sabbia
Matteo Di Giulio
Fratelli Frilli Editori
199 pagine
Kindle Unlimited

domenica 7 aprile 2019

Il legame del drago (T. Harrison)

Premetto che Il legame del drago è il primo libro in assoluto che leggo del genere urban fantasy. Dopo essermi cimentata con zombie e lupi mannari - in letture di generi che non mi appartengono affatto - è giunto il momento di fare la conoscenza con elfi, draghi e altri strani personaggi decisamente fantastici. Capita, soprattutto se si partecipa a delle challenge di lettura con dei titoli imposti, di imbattersi anche in letture diverse dalle solite.
D'altra parte, mi piace mettermi alla prova per cui non disdegno letture diverse dai generi che più amo.

La storia si apre con un furto: Pia, una creatura mezzosangue (madre wyr e padre umano, dove per wyr si intente un'antica e potente razza di draghi dominatori), per un ricatto da parte del suo ex fidanzato che aveva scoperto alcuni delle sue capacità legate alla sua natura, compie un reato. Sottrae un oggetto al più potente e pericoloso dei draghi che risponde al nome di Dragos

Un furto che sembra anche piuttosto semplice per essere commesso a danno di uno degli esseri più potenti, ricchi e sorvegliati della terra ma che le costerà caro. 

Dragos si mette subito sulle sue tracce: non solo reclama il suo penny (questo l'oggetto del furto) ma avanza dei diritti anche sulla ladra che, comunque, ha commesso un reato e per questo deve pagare.
O meglio, dovrebbe pagare visto che, di fatto, una punizione vera non esiste. 
Dragos lega a se quella ragazza quasi come se una forza magica li avesse attirati l'uno all'altra.
Non solo non sarà punita, ma sarà perdonata e protetta da colui che viene definito da tutti la bestia ma che, con lei, mostra un lato molto diverso da quello che tutti conoscono. 

Innanzitutto va detto che entrambi hanno sembianze umane ma entrambi sono comunque delle bestie nel senso che nel loro profondo serbano un'anima legata al loro essere draghi. Mentre Dragos mosterà senza troppa fatica il suo aspetto non umano, per Pia il discorso è diverso visto che non è mai riuscita a mutare e non sa bene quale sia il suo aspetto non umano. 

Insieme, i due si troveranno ad affrontare un grande pericolo rappresentato da personaggi oscuri che reclamano il potere assoluto, con un sovrano cattivo che vuole annientare Dragos e che si mette sulle sue tracce usando anche Pia, se necessario, divenuta chiaramente il punto debole della bestia.
 
Questa la storia. Onestamente non sono certa di essere capace di recensire una storia di questo tipo proprio perchè lontanissima dai generi che di solito leggo.
Provo comunque a lasciare qualche impressione.

Ok la magia, ma mi è sembrato piuttosto repentino l'avvicinamento tra i due: una ragazza che sta fuggendo dall'essere nei confronti del quale si è macchiata di un crimine si ritrova in fretta, invece, tra le sue braccia, nella sua dimora, tra la sua gente come se fosse tutto normale.
Ci sarà pure la magia di mezzo ma mi è sembrato tutto troppo veloce all'inizio.

E poi la storia, seppur ben costruita, mi è sembrata un po' troppo scontata: lui bellissimo, autoritario, muscoloso, dagli istinti animali, abituato a comandare su tutto e tutti che perde la testa per una giovane arrivata per caso nella sua vita tanto da diventare il suo perno vitale. Lui, che per secoli non ha mai avuto bisogno di nessuno, che si è sempre tenuto alla larga da rapporti interpersonali che non fossero ordini impartiti senza troppa gentilezza, all'improvviso vede esplodere un sentimento a cui non è capace di dare un nome e che mai avrebbe potuto immaginare possibile. 

Ho apprezzato la gran fantasia messa in campo per costruire la storia, questo va detto.
Personaggi magici, ambienti descritti con dovizia di particolari, situazioni straordinarie: ci vuole una gran dose di fantasia ed anche di abilità narrativa per far scorrere il tutto senza intoppi. Qualche difficoltà l'ho trovata su alcuni dialoghi, soprattutto all'inizio, che mi hanno fatto temere di non riuscire a reggere il ritmo vista la gran confusione davanti alla quale mi sono trovata. Presa familiarità con le varie creature magiche, però, devo ammettere che la storia è corsa via veloce e che il quadro generale si è chiarito strada facendo. 

Accanto ai due protagonisti secondo me emergono le figure degli amici di Dragos, quelle creature (magiche anche loro) che da scettiche e piuttosto scontrose all'inizio, nei confronti di Pia, mostrano una personalità del tutto diversa dalle apparenze. Riescono a relazionarsi con lei, a parlare con lei, a confrontarsi e a costruire un rapporto molto vicino all'amicizia.
Il personaggio che subisce più cambiamenti di tutti è proprio Dragos che sembra andare contro la sua natura dopo l'incontro con Pia. Si comporta in modo strano, diverso dal modo in cui tutti i suoi sottoposti sono abituati a vederlo e mi è piaciuto un sacco quel modo di sorridere sotto ai baffi che alcuni dei personaggi hanno mostrato quando si sono resi conto che le cose stavano cambiando.

Un aspetto rispetto al quale ci sarei andata un po' meno pesante è quello delle descrizioni dei momenti intimi tra i due. Il fantasy è un genere che piace molto ai giovani lettori ma se questo libro dovesse finire tra le mani di mia figlia glielo strapperei a morsi...
Secondo me anche sui libri andrebbe scritto vietato ai minori di 18 anni. Non sarebbe male, no?
Sono certa che si sarebbe ottenuto lo stesso effetto complessivo anche senza essere così espliciti. Opinione personale, ovviamente.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto lettura libera con almeno 200 pagine.
***
Il legame del drago
Thea Harrison
Fanucci Editore
395 pagine
Kindle Unlimited

venerdì 5 aprile 2019

Le parole di Sara (M. De Giovanni) - Venerdì del libro

Sara va a caccia dei copevoli e cerca giustizia.
A modo suo, però.
Sara non è una poliziotta. E' una giustiziera.
E' una donna invisibile. 
Sa come passare inosservata e non avrebbe alcun interesse per la vita se non fosse per il piccolo Massimiliano che, da poco, è entrato a far parte della sua esistenza.
Sara è una nonna e quel piccolo batuffolo di tenerezza le restituisce un po' di quel calore che ha perso nel tempo. 
Calore che ha perso quando ha abbandonato suo figlio Giorgio, da bambino, per seguire il suo amore.
Calore che ha perso quando è morto Massimiliano, il suo compagno.


Sara è un personaggio creato dalla penna di Maurizio De Giovanni e che, anche contro le aspettative dello stesso autore (così ha detto) ha ottenuto un ottimo successo tra i lettori diventando la protagonista di una storia forte, potente, intensa.

Le parole di Sara è il secondo volume della serie che ha questa donna con i capelli grigi come protagonista. Conosciuta nel precedente Sara al tramonto, ho ritrovato un personaggio familiare che aspettavo da tempo e che non ha deluso le mie aspettative.

Questa seconda avventura è completata da un racconto che l'autore inserisce alla fine del libro ma che lui stesso, nelle primissime pagine, invita a leggere da parte di tutti coloro che volessero conoscere l'inizio della storia di Sara, già pubblicato nell'antologia Sbirre (raccolta di racconti che hanno donne molto particolari per protagoniste).
Io ho seguito il suo consiglio ed ho avuto modo di conoscere meglio Sara ed i suoi fantasmi, quell'inizio che nel primo libro manca e nel quale si davano parecchie situazioni come scontate ma che non erano state approfondite. Trovo che l'idea di dare l'occasione di tornare indietro nel tempo con un racconto di questo tipo sia stata buona cosa.

Nel racconto emerge anche l'amicizia tra la Bionda e la Mora, Teresa e Sara che, lasciatesi 30 anni prima, ora (nel nuovo libro) si trovano a leggere l'una negli occhi dell'altra la rispettiva solitudine e la rispettiva disperazione. Ma, mentre Sara tenta di dare uno scopo alla sua vita grazie al piccolo Massimiliano - suo nipote - Teresa è alle prese con una grande sofferenza legata ad un errore compiuto quasi senza accorgersene, con una superficialità che poco si addice ad una donna come lei.

Un giovane ricercatore è scomparso. Teresa è toccata in prima persona da questa faccenda visto che è stata l'ultima a vederlo, dopo averlo salutato sul portone di casa dopo una notte d'amore. Teresa non intende percorrere le abituali vie per ritrovarlo ma chiede aiuto a Sara affinchè la aiuti in nome di una vecchia amicizia ma anche alla luce di una indiscussa professionalità nel suo campo. 

Tra vecchi ricordi che tornano a galla, tra i fantasmi dei suoi due uomini perduti e la ritrovata speranza per il futuro, Sara si trova a fare i conti con una situazione che sembra non presentare falle. Quel castello fatto di soprusi, di violenza, di denaro, di sfruttamento e di invalicabile protezione che emerge sembra un ostacolo troppo grande per arrivare ad avere giustizia.
Sarà davvero così?  

I personaggi vengono approfonditi come De Giovanni sa fare: Sara emerge con sempre maggiore forza. E' una donna di carattere nonostante la sua sofferenza interiore. E' una donna di poche parole ma quelle poche parole che pronuncia sono capaci di scavare nel profondo chi le ascolta, sia esso un sospettato, un amico, un collaboratore. Non parla mai a vanvera, Sara. E questo aspetto del suo carattere mi era piaciuto all'epoca della precedente lettura e mi piace ancor di più oggi. 

Un personaggio che ho adorato è stato Davide Pardo. Quell'ispettore un po' impacciato, che ronza attorno alla giovane Viola senza riuscire a dare un nome a ciò che lo lega a lei, mi ha intenerita. Me lo immagino grande e grosso alle prese con un sentimento che ancora non riesce ad identificare ma che agli occhi del lettore è molto chiaro. Mi ha divertita durante le passeggiate con il suo enorme cane, mi ha intenerita con Massimiliano in braccio, ma ha fatta innervosire quando ha compiuto dei passi falsi che hanno avuto il sapore della mancanza di rispetto ma che andavano invece tradotti come altro.

Un altro personaggio che mi ha colpita, pur essendo praticamente assente, è la mamma di Viola: la Forza Oscura, come la chiama lei, compare solo nei racconti di sua figlia e sembra davvero un'entità dalla quale fuggire a gambe levate. Eppure lei, quella giovane donna rimasta sola con suo piccolo Massimiliano, riesce a schermarsi dall'influenza negativa di sua madre con serenità, anche se i continui attacchi di lei non la lasciano indifferente.

Sara, secondo il mio parere, non ha rivali. Nessun personaggio - nemmeno Teresa che, pure, è un personaggio forte - riesce a metterla in ombra. E' la protagonista indiscussa anche quando al centro del racconto non c'è lei. 

Ho molto apprezzato l'alternarsi del racconto con i ricordi di una vita oramai passata ma che, letta con una chiave di lettura nuova, ha lasciato dei sassolini come Pollicino ha fatto per trovare la via di casa. Molti sassolini sono stati lasciati proprio da Massimiliano ed ora Sara se ne rende conto.

De Giovanni ha fatto centro un'altra volta con uno stile impeccabile, secondo il mio parere, e offrendo ai lettori personaggi che lasciano il segno, in un modo o nell'altro.

Mi sia concesso un piccolissimo appunto. Non che voglia criticare la scrittura di De Giovanni, assolutamente, ma non posso non dare conto di una stonatura (almeno a me è parsa così). 
...quell'atteggiamento poteva essere giustificato da molteplici ragioni, che non dovevano c'entrare per forza con Minucci... 
Quel c'entrare proprio... Avrei sostituito con che non dovevano avere per forza a che fare con... tutto qui. Sono pignola, lo so, ma mi è saltato agli occhi. Che ci posso fare?

Con questo libro partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro di Maurizio De Giovanni e lo consiglio caldamente per il Venerdì del libro di oggi. Si tratta di una storia autoconclusiva, che si regge perfettamente anche senza il libro precedente ma consiglio di conoscere Sara fin dall'inizio, partendo dal primo libro che la vede come protagonista. In questo modo si avranno tutti gli elementi necessari per decidere se entrare in sintonia con lei oppure no. Restano delle situazioni un pochino sospese che potrebbero essere l'aggancio giusto per un sequel. Lo spero.

Sara un personaggio che, per le sue caratteristiche, può anche non piacere. A me piace.
***
Le parole di Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli Editore
348 pagine
19.00 euro

lunedì 1 aprile 2019

Casi umani (S. Lucarelli)

Non guardo molto la tv per cui so pochissimo di Selvaggia Lucarelli in quanto commentatrice, opinionista o qualsiasi altra cosa faccia. Anche come blogger ammetto di non averla mai seguita così come non seguo il suo profilo Instagram o altro.
So che molti le danno addosso, che c'è chi non la sopporta ma anche che ha un gran numero di estimatori che apprezzano il suo modo di parlare schietto e diretto, senza peli sulla lingua.

Quello che so per certo, però, è che nel leggere il suo primo libro mi sono divertita un sacco e che ho voluto ripetere l'esperienza leggendo anche Casi umani, che avevo acquistato tempo fa ma era rimasto ad ammiccare dalla mensola dei libri in attesa di essere letti.

Selvaggia racconta storie che sembrano davvero impossibili. O meglio, sono storie che ti fanno dire "...no, dai... ma non è possibile!". Quelle storie, come lei stessa dice, che se non avesse avuto testimoni nel mentre accadevano nessuno avrebbe potuto considerare come vere.
Sono storie avute con uomini che ha incontrato dopo essere stata lasciata dall'uomo che amava e che le ha lasciato un vuoto nel quale ha tentato di posizionare qualcun altro, confidando ogni volta che fosse la volta buona.

Bhè, diciamolo subito, la volta buona la Lucarelli non la racconta. Magari non lo aveva ancora incontrato, io questo non lo so. Fatto sta che non racconta nulla dell'attuale fidanzato per cui chi volesse avere notizie sul rapporto che ha attualmente in piedi dovrà accontentarsi dei gossip di Barbara D'Urso o poco più. 
Chi, invece, volesse passare qualche ora con una lettura non impegnativa - ma divertente - tra le mani allora può farci un pensierino.

Selvaggia racconta delle storie con uomini piuttosto diversi tra loro ma tutti considerati casi umani per un motivo o per l'altro e lo fa con la solita ironia, anche con una sana autocritica - ho apprezzato il suo modo di pensare a se stessa in termini critici in più di un passaggio - e senza risparmiarsi niente.  

Il formato del libro non è ingombrante per cui ho potuto portarlo con me ovunque, in borsa, ed ammetto di averlo letto in poche ore.

Il suo stile è discorsivo, descrittivo (rende perfettamente l'idea del tipo che, di volta in volta, ha davanti) ma anche con dei dialoghi spassosi pur nella loro tragicità, senza fronzoli ma irriverente, divertente, capace di strappare una risata sia per ciò che viene raccontato che per il modo con cui ciò avviene.

Il caso umano che mi ha divertita più di tutti in assoluto è stato il fashion blogger! Uno spasso, davvero. Un tipo davvero da conoscere! 
Di altissimo livello culturale, molto acuto, intuitivo, sensibile, disinteressato al fatto che lei fosse un personaggio dello spettacolo, uno con cui parlare per ore ed ore senza stancarsi mai? 
Proprio no, l'esatto contrario. 
Lui è l'influencer per eccellenza (questo sostiene) e si comporta di conseguenza. Serata più che imbarazzante e racconto davvero divertente.

E poi Donato: il tipo che non ha scelto Selvaggia ma l'ha letteralmente selezionata, sulla base di precisi parametri e precise caratteristiche. Un tipo con le idee ben chiare in testa che, secondo me, ci aveva anche visto giusto nello scegliere la sua preda. Non posso dire altro, altrimenti che divertimento ci sarebbe per chi non l'ha letto?

Simpaticissima anche la storia con Foglio Excel che già dall'appellativo mostra bene il suo carattere: il classico tirchio! E quando arriva il momento di seppellire suo padre bhè... dà il meglio di sé! 

Greg il cantante fuori di testa è quello con cui non avrei mai immaginato che una tipa come la Lucarelli avrebbe accettato di passare del tempo e poi una inaspettata proposta indecente passando per la storia che mi è piaciuta meno, quella che mi ha fatto meno sorridere e che mi ha catturata meno delle altre: è la storia con Gianluca. Bello, palestrato e dal mestiere misterioso... L'epilogo mi è sembrato molto prevedibile. 
In ogni caso, ripensando al fatto che - comunque - si tratta di tutte storie nelle quali la Lucarelli si è imbattuta davvero, anche la vicenda più prevedibile ha dell'assurdo.

Per concludere la carrellata dei casi umani, non avrei immaginato che anche lei cascasse nel tranello dell'uomo fidanzato, prossimo al matrimonio, che promette mari e monti per restare poi al suo posto, come se niente fosse.

Perchè leggere un libro di questo tipo? 
Secondo il mio parere, oltre che per farsi quattro risate e passare del tempo con una lettura non impegnativa, credo che possa essere utile per tutte quelle donne che ritengono di essere loro le sbagliate, che non riescono a trovare l'uomo giusto e se ne fanno una colpa ma anche per quelle che cercano un uomo a tutti i costi. Ebbene, per tutte loro conoscere storie così strampalate accadute ad una donna che, comunque, sa il fatto suo, è segno di quanto una donna innamorata sia tale anche se è un personaggio dello spettacolo, anche se è bella e famosa. Una donna innamorata vede solo ciò che vuole vedere, sente solo ciò che vuole sentire e non è detto che sia colpa sua se le cose non vanno. Magari si è imbattuta anche lei in qualche caso umano ma non lo sa.

Credo anche - parere personale, ovviamente - che le strane storie di Selvaggia insegnino a non accontentarsi di una storia che non funziona solo perchè si teme che possa essere l'ultima o perchè, magari, ci si sente profondamente sole dopo un abbandono. 

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro di una Casa Editrice maggiore.
***
Casi umani
Selvaggia Lucarelli
Rizzoli Editore
218 pagine
18.00 euro