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giovedì 24 febbraio 2022

Fuoco (E. Pandiani)

Quello che lega i quattro della banda Ventura è un segreto che tutti credevano (o si auguravano) fosse oramai al sicuro. 

Un segreto che affonda le proprie radici in un passato che tutti e quattro hanno fatto del tutto per dimenticare e che vorrebbero anche che il resto del mondo dimenticasse: un passato che li ha portati, per un motivo o per l’altro, in galera e che ne ha segnato l’esistenza. Ancora oggi, dopo essere evasi e dopo che tanti anni difficili hanno permesso loro di crearsi una nuova vita oltre che una nuova identità, la paura che quel passato torni a bussare alla porta è sempre attuale. Max, Vittoria, Sanda e Abdel si trovano a fare i conti, purtroppo, proprio con la loro paura più grande: qualcuno ha scavato nel loro passato e li ha in pugno. Un ricatto. Uno strano ricatto.
Vengono messi davanti a qualche cosa a cui non possono dire di no se non vogliono tornare nelle patrie galere: per loro è pronto un incarico, affidato da un uomo misterioso, volto in qualche modo a fare giustizia in una situazione risalente ad anni prima, archiviata come incidente, ma che a qualcuno non convince.

Sono quattro persone molto diverse tra loro eppure affini. Sono diversi per esperienze, per età, per etnia, per sesso, per estrazione sociale. Eppure insieme formano una squadra che sa il fatto suo, pronta ad indagare a tutto campo per portare al termine l’incarico che gli viene affidato e per riscattare le rispettive esistenze.

Nella storia messa in piedi da Pandiani ho trovato dei buoni ingredienti per una storia ben costruita, con risvolti ad alta tensione e situazioni inaspettate che tengono il lettore con il fiato sospeso. La prima parte, quella che di fatto è introduttiva, appare più lenta e sembra a non portare da nessuna parte. Una volta entrati nella storia, però, il ritmo cambia. In alcuni momenti ho avuto la sensazione che quei personaggi vestissero i panni di piccoli supereroi… ma nel complesso della storia ci sta.

Ho molto gradito l’intuizione dell’autore che aiuta il lettore a comprendere la situazione grazie ad una particolare narrazione rispetto alla quale non posso dire di più per non togliere il gusto della lettura. Basti pensare che se, da una parte, i quattro protagonisti sono impegnati a mettere insieme i pezzi di un puzzle che fa fatica a comporsi, dall’altra il lettore viene aiutato a fare chiarezza tanto da avere in mano i pezzi giusti prima di Max e degli altri.

La storia che viene a galla è piuttosto intricata ma le fila si snodano con chiarezza proprio grazie a questa trovata narrativa che non credo di aver mai incontrato in altri libri del genere.

Storia originale, personaggi che si raccontano nelle more dell’indagine e che iniziano a fidelizzare il lettore: già in copertina si legge che si tratta della prima indagine di questa banda alquanto singolare e l’effetto è assicurato. Sono personaggi che sanno perfettamente che la loro libertà potrebbe andare in fumo in un attimo e ciò li rende fragili. Questa fragilità, però, diventa forza nel momento in cui si mostrano disposti a tutto pur di difenderla, quella libertà, con le unghie e con i denti.
***
Fuoco
Enrico Pandiani
Rizzoli Editore
384 pagine
16.00 euro copertina flessibibe - 9.99 kindle

mercoledì 29 dicembre 2021

Caraval (S. Garber)

Pronti per un viaggio in un mondo magico?

Iniziamo col dire che Caraval è un bel volume, voluminoso, importante e piacevole da tenere tra le mania ma... scomodo da portare in giro in borsa come sono abituata a fare io. Il vantaggio di avere un libro voluminoso con copertina rigida tra le mani nel mio caso viene bilanciato dalla difficoltà di portarmelo in giro. Ma... in questo periodo non è stato un gran problema visto che durante la pausa natalizia sono stata quasi sempre a casa per cui...

Posta tale premessa devo dire che il libro di Stephanie Garber mi incuriosiva molto per averne sentito parecchio parlare in giro. Io non sono una grossa estimatrice di fantasy ma l'ho letto comunque con piacere perchè avevo bisogno di qualche cosa che mi permettesse di andarmene sulle ali della fantasia.

Mi sono trovata all'interno di un gioco che, lo ammetto, ho fatto un po' fatica a comprendere. 

Quello che non ho fatto fatica a comprendere, invece, è lo stato d'animo delle due protagoniste, due sorelle orfane di madre e segregate (è proprio di questo che si tratta) da un padre che non si risparmia dall'usare maniere forti per imporre le sue regole. Non che siano chiuse all'interno di una torre, in uno scantinato o in una camera ma, di fatto, è così che si sentono viste le limitazioni che l'uomo impone e le punizioni che infligge se ci si azzarda a fare di testa propria.

Prima, primissima figura che ho odiato fin da subito: il padre! Non ho capito il perché di un atteggiamento tanto violento, come se vivesse una continua sfida con le figlie che dovrebbe amare e proteggere più di sé stesso. Proprio la voglia di allontanarsi da questo padre tiranno è il sogno che lega le due ragazze anche se con modalità differenti: Rossella è più sognatrice, è certa che ci sia una via di fuga a portata di mano; Donatella è la più impulsiva delle due, pronta ad evadere lasciandosi andare alle tentazioni quotidiani e a seguire il suo istinto senza farsi troppe domande. 

Le due ragazze sognano da sempre di vivere nel magico mondo di Caraval: un vero e proprio spettacolo itinerante e senza tempo, carico di mistero e di fascino con personaggi leggendari. Nel momento in cui arriva l'invito al tanto desiderato gioco (arriva molto in fretta, a dire il vero) le due ragazze si troveranno catapultate in un gioco in cui niente è come sembra, dove tutto può essere il contrario di tutto e dove il tempo scivola via tra le dita ad una velocità impressionante. 

Ben presto le due giovani si perdono e Rossella ha 5 giorni di tempo per ritrovare sua sorella facendo attenzione, lungo il cammino che la porterà a lei, a tutto ciò che le capita attorno.

Seconda cosa che ho odiato? Rossella/Donatella - Sella/Tella... Rossana/Rossella... nomignoli, diminutivi, nomi che si somigliano mi hanno fatto impazzire ma probabilmente è un mio limite.

Quello che viene proposto dall'autrice è un mondo fatto di mistero e di magia, di personaggi che interpretano un ruolo ben preciso e che non si riesce a capire fino alla fine se siano veri oppure no. Realtà o finzione? Per quasi tutto il racconto si propende per la finzione, nella certezza che sia tutto un gioco. Ma fino a che punto? Il sangue che scorre, fino a che punto fa parte del gioco? Le privazioni, i contrasti, gli scontri, fino a che punto sono frutto dell'immaginazione?

Rossella e Donatella che da tanto tempo desideravano vivere l'esperienza di Caraval si trovano, in due parole, invischiate in un gioco più grande di loro con personaggi difficili da decifrare e, soprattutto, con una "missione" che ho davvero fatto fatica a capire. Vincere il gioco per vincere un desiderio. Ok. Ma come si vince il gioco? Qual è, sostanzialmente, questo gioco? Cercare indizi per ritrovare Donatella? E, una volta ritrovata, tutto finisce così? E se Donatella non la ritrovasse mai? E se non la ritrovasse in vita? Sarebbe morta davvero? Oppure...

Tanti i cambiamenti di fronte: ho avuto l'impressione di entrare in un tendone delle meraviglie e di trovarmi davanti a tante, tantissime porte magiche che portavano in direzioni differenti ma pur sempre all'interno di quel tendone.

Per gli amanti del genere è una lettura da non perdere, per chi vuole approcciarsi ad un genere che faccia davvero volare con la fantasia è la storia giusta tenendo conto, però, che non è un volume autoconclusivo. 

Per quanto mi riguarda il mio è un sì senza troppo entusiasmo perché mi sono trovata a fare i conti in più punti con delle serie perplessità.

Non so se ho voglia di leggere il seguito, sono sincera... vedremo.
***
Caraval
Stephanie Garber
Rizzoli editore
430 pagine
18.00 euro copertina rigida - 14.00 euro copertina flessibile - 6.99 kindle

lunedì 8 novembre 2021

La figlia della libertà (L. Di Fulvio)

Credo che sia la prima volta in assoluto in cui ho la sensazione di non essere capace di rendere giustizia al libro che ho appena terminato di leggere.

La figlia della libertà è un libro duro, che colpisce allo stomaco per ciò che racconta e che, purtroppo, non è poi così lontano dalla realtà. 

È un libro che parla del passato - la storia si apre nel 1912 - ma che ha un forte richiamo a tematiche di grande attualità come l'immigrazione, la prostituzione, la povertà, la mafia, la corruzione.

Ma è anche un libro che apre le porte alla speranza, quella che riesce a fare capolino anche in mezzo a tanta  violenza, a tanta ingiustizia, a tanta voluta cecità. 

 Tre sono i protagonisti attorno ai quali gravitano, poi, tanti personaggi secondari ma ognuno, a suo modo, fondamentale. 

Rosetta è una giovane orfana che è pronta a difendere con le unghie e con i denti quel pezzo di terreno che le è rimasto in eredità da coloro che non ci sono più. Vive ad Alcamo, in Sicilia: una terra che non fa sconti, una comunità che ha le sue regole e  dove  una giovane, per di più donna, come lei, fa paura. È una ragazza fiera, dal carattere forte, intelligente e pronta a ribellarsi ad una realtà che non è disposta ad accettare. Una realtà in cui le donne vengono picchiate dagli uomini, in cui non hanno diritti, in cui devono necessariamente piegarsi al volere degli uomini sia dal lato personale che su ogni altro fronte, con le buone o con le cattive. Lotta con coraggio fino a che l'unico modo per fare qualcosa affinché le cose possano cambiare è quella di imbarcarsi su una nave che la porti lontano, verso il Nuovo Mondo.

Rocco è figlio di un mafioso morto da uomo d'onore ed il suo futuro è scritto nel sangue che gli scorre nelle vene. Lui, però, non vuole seguire il suo esempio ed è pronto a ribellarsi al sistema che lo ha protetto, fin da ragazzino, proprio perché figlio di un uomo morto con onore per difendere un capo mafia. Rocco è un ragazzo coraggioso, di belle speranze, convinto di poterla fare franca contro un sistema che molto più forte e radicato di quanto lui stesso non possa immaginare. Le radici della mafia di Mondello (Palermo) sono profonde e difficili da intaccare: se ne renderà conto sulla sua stessa pelle fino a doversene andare da quella terra che gli va stretta. Fa una promessa, però, sulla tomba di suo padre: quella che non sarà mai un uomo d'onore, mai un mafioso come lui. Una promessa difficile da mantenere, però, quando si rende conto, arrivato sul suolo del Nuovo Mondo, che certi meccanismi sono uguali in ogni posto e in ogni suolo.

Raechel vive nell'Impero Russo ed è poco più di una bambina. Un corpo da bambina ma idee grandi, più grandi di lei: è pronta per fare il grande salto, per lasciare la sua terra ed inseguire il sogno di una vita migliore. Suo padre non è d'accordo perché è troppo piccola ma nel momento in cui viene a mancare in modo violento le sue ultime parole sono per lei, la luce dei suoi occhi. "Parti" le dice e lei farà di tutto per poter realizzare quel sogno che stava per esserle strappato dalle mani. 

Ma la realtà è ben più dura di quanto i tre  giovani potessero immaginare. Le ingiustizie che si trovano là fuori sono tante e tali che in più d'una occasione avranno il timore di aver perso ogni possibilità.

La storia ruota attorno alla condizione degli immigrati, di coloro che lasciano la loro terra per cercare un modo migliore. In particolare, viene narrata senza sconti la sorte delle donne: nel Nuovo Mondo, in quella Buenos Aires che potrebbe essere un luogo da sogno per chi la guardasse dall'esterno, opera la Sociedad Israelita de Socorros Mutuos Varsovia (e non è affatto un'invenzione ai fini della narrazione quanto una triste, tristissima realtà) con 2.000 bordelli e 30.000 ragazze sfruttate, drogate, picchiate ed anche uccise oltre che vittime della loro stessa mano, per mettere fine a quello strazio. Un'associazione criminale che allunga i suoi tentacoli nella politica, tra la polizia, negli ambienti sociali ed economici tanto da far girare parecchi soldi ma anche armi e violenza a volontà. Una realtà che ha segnato quell'epoca e, come racconta l'autore in una interessante nota finale, rappresenta una macchia sulla coscienza di cui tutt'ora si evita di parlare.

Eppure tutti sapevano. Tutti vedevano. Tutti si voltavano dall'altra parte per indifferenza, per paura, per tornaconto. Tutti, nessuno escluso, da coloro che pagavano per quelle ragazzine da maltrattare fino quasi alla morte fino a chi, pur non volendo sporcarsi le mani con ambienti del genere, faceva finta che non esistessero. 

In un contesto del genere le vite dei tre protagonisti si intrecciano tra loro e con quelle di tanti personaggi secondari che sono fondamentali ai fini della storia. In alcuni punti ho avuto la sensazione che i protagonisti fossero tanti, tantissimi e stavolta non ho avuto la necessità di prendere nota dei tanti nomi che si alternano perché hanno tutti delle personalità ben definite, dei ruoli tali da lasciarsi identificare immediatamente. Tutti restano sottopelle, come l'inchiostro di un tatuaggio che arriva nel profondo creando un'immagine in superficie - che è quella della storia in generale - ma lasciando segni indelebili anche per le loro storie personali. 

Storia costruita con maestria, descrizioni che non intendono fare sconti soprattutto nelle scene più violente che sono, poi, una fotografia di una realtà di cui per troppo tempo si è fatto finta di non vedere. E ci sta, tutto ci sta alla perfezione mettendo nelle mani del lettore una storia intensa, dolorosa, violenta, profonda e carica di speranza con protagonisti forti, oserei dire potenti dal punto di vista narrativo.  

Non dico niente sui dettagli della trama: è un libro che va letto con attenzione pagina dopo pagina. Basti sapere che in alcuni punti mi si è attorcigliato lo stomaco non solo per le scene di violenza in quanto tali ma per l'umiliazione che ho letto sotto quelle scene, soprattutto a danno di ragazzine spesso più giovani di mia figlia che di anni non ne ha ancora 16. Ma non posso negare di aver provato tanta rabbia per l'atteggiamento dei più così come tanta ammirazione per scelte coraggiose compiute dai protagonisti principali e non solo. Mi sono commossa, ho sorriso, mi sono anche fatta un esame di coscienza perché, come ben dice l'autore nelle sue note finali, troppe volte ci si volta dall'altra parte per non vedere. Sono stata fiera di alcuni personaggi in particolare (e non vanno cercati solo tra i protagonisti) per scelte coraggiose, più o meno grandi. Ho trovato anche tanta umanità laddove non avrei mai immaginato di trovarla e tanto marciume dove, invece, non dovrebbe essere.

Non credo di aver mai parlato in toni così entusiasmanti di una lettura e non esagero se dico che, per la prima volta, mi sono imbattuta in un libro che terrò con piacere sul mio comodino pronta a rileggerlo, se ne avrò occasione. E io sono una che raramente lo fa!

Bello. Molto. Il più bello che io abbia mai letto e non esagero. Ancora più bello se penso di averlo preso con uno scambio anche con una certa superficialità, senza fare troppa attenzione alla trama. 

Leggetelo, leggiamolo e apriamo gli occhi per imparare a dire, una volta per tutte, che non è giusto. Faccio mio l'invito che fa l'autore nell'ultima pagina ma io aggiungo che il non è giusto dovremmo iniziare a dirlo in tante circostanze quotidiane, a partire dalle più piccole e che possono sembrare insignificanti ma che sono, pur sempre, ingiustizie.
***
La figlia della libertà
nella foto edizione Mondolibro - edizione originale Rizzoli
640 pagine
13.00 euro copertina flessibile, 7.99 Kindle

domenica 3 gennaio 2021

La lunga discesa (J. Reynolds)

Aspettava da tempo di essere letto e ieri è arrivato il suo momento. La lunga discesa è un libro che si legge in fretta ma non perché sia una storia semplice o superficiale. E' lo stile di scrittura che ne rende agevole la letture: l'autore è decisamente originale nel proporre pensieri efficaci ma scarni, diretti, essenziali, senza perdersi in descrizioni superflue e senza usare quel belletto stilistico che qui, in questa storia, proprio non serve.

Shawn, il fratello maggiore di Will, è morto. Gli hanno sparato. Will prova una tristezza così grande da non poterla spiegare ma sa bene che nel suo quartiere esistono delle regole ben precise: 1-  non piangere 2 - non fare la spia 3 - se qualcuno che ami viene ammazzatto trova la persona che lo ha ammazzato e ammazzala.
Shawn bazzicava in un ambiente particolare, in un quartiere in cui la droga si spaccia in ogni angolo e dove le vendette sono il pane quotidiano. Ma era un bravo fratello e Will gli era molto attaccato. Cresciuti insieme, i due ragazzini si sono scontrati in fretta con una vita che non ha fatto loro nessuno sconto. Orfani di padre, la loro vita è stata segnata da una serie di perdite violente delle quali, a ben pensare, Will ha quasi perso memoria, tanto era piccolo all'epoca. Questa volta no. La morte di Shawn brucia talmente tanto da imporgli un scelta: seguire le regole una ad una. 
 
Non piange. No, non lo fa. Quella lacrima che tenta di scendere viene ricacciata puntualmente indietro con una forza ed un coraggio che Will non credeva nemmeno di avere.
 
Non fa la spia: è convinto di sapere chi sia il colpevole ma quando viene interrogato non apre bocca.
 
E' pronto a vendicarsi. A lui tocca vendicare la morte di suo fratello, a nessun altro.
 
Dal momento in cui sale in ascensore per scendere verso il piano terra e fare la sua strada, con la pistola di suo fratello infilata nei pantaloni, accade ciò che non avrebbe mai potuto immaginare.
All'interno dell'ascensore salgono diverse persone che hanno fatto parte della sua vita e che, parlando con lui in modo piuttosto diretto, non sono gli fanno tornare alla mente ricordi oramai sepolti ma lo fanno riflette su ciò che si appresta a fare.
 
Chi si appresta a leggere questo libro non sa a cosa va incontro. Questo, almeno, è capitato a me. Uno stile molto particolare, strano all'inizio ma perfettamente efficace: questo caratterizza una narrazione serrata, concentrata in un arco temporale molto breve e capace di trasmettere l'inquietudine, le paure, le convinzioni, le aspettative di un ragazzino (Will ha 15 anni) che si trova ad affrontare una vicenda più grande di lui e rispetto alla quale non avrebbe mai immaginato di porsi in quel modo.
 
Will scopre che la vendetta non porta lontano. Anzi, spesso porta alla fossa.
Scopre che non tutto ciò che negli anni gli è stato raccontato era vero, soprattutto in merito alla morte di suo padre.
Scopre che non si possono avere certezze e che questo può portare a compiere dei grandissimi ed irrimediabili errori. 
Il tutto in un breve arco di tempo che sembra dilatarsi all'infinito. 

Per il momento è uno dei libri più originali che abbia mai letto. 
Il finale è molto particolare e lascia spazio all'interpretazione. Io, almeno, l'ho visto così.
***
La lunga discesa
Jason Reynolds
Rizzoli editore
315 pagine
17.00 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

domenica 24 maggio 2020

Una lettera per Sara (M. De Giovanni)

Sara già mi manca. 
Sapevo che sarebbe andata così. 
Avrei dovuto centellinare le pagine, leggere lentamente, prendermi magari anche una pausa ogni tanto ma non ce l'ho fatta e mi sono bastati pochi giorni per vivere con lei, frutto della fantasia e della penna di Maurizio De Giovanni, la sua nuova avventura. 

Una lettera per Sara è l'ultimo libro, in ordine di tempo, che narra le avventure di Sara Morozzi. 
Una donna invisibile, di quelle che passano inosservate, che non hanno bisogno di apparire per essere. E' una donna attenta, Sara, capace di dare un significato al tic improvviso di un occhio, alla mano che si stringe impercettibilmente in pugno, alle spalla che si curvano, agli occhi che guizzano da una parte all'altra... dettagli che Sara nota nei suoi interlocutori e dai quale trae informazioni che nessun altro immaginerebbe di trarre.

E' questa la sua abilità. Un'abilità che le permette di essere la migliore nel suo campo.
Sara va a caccia dei colpevoli e cerca giustizia.
A modo suo, però.
Sara non è una poliziotta. 
E' una giustiziera.
E' una donna invisibile. 
Sa come passare inosservata e non avrebbe alcun interesse per la vita se non fosse per il piccolo Massimiliano che, da poco, è entrato a far parte della sua esistenza.
Sara è una nonna e quel piccolo batuffolo di tenerezza le restituisce un po' di quel calore che ha perso nel tempo. 
Calore che ha perso quando ha abbandonato suo figlio Giorgio, da bambino, per seguire il suo amore.
Calore che ha perso quando è morto Massimiliano, il suo compagno.
Sara si trova, senza volerlo, a fare i conti con un passato che bussa improvvisamente alla sua porta.
Bussa alla sua porta in modo indiretto, a dire il vero, con un caso singolare arrivato al cospetto di quell'ispettore un po' impacciato che risponde al nome di Davide Pardo che si trova, anche lui, a fare i conti con una persona arrivata dal suo passato per la quale si mette al lavoro, volente o nolente. 

Si tratta del vice commissario Angelo Fusco: oramai in fin di vita per l'incedere spedito di una malattia che non fa sconti, l'uomo cerca risposte in merito alla morte di sua sorella, trent'anni prima. E chiede aiuto a Pardo per poter arrivare ad un detenuto, anch'egli con i giorni contati, che ha chiesto di lui. Le cose non vanno come Fusco sperava e la situazione sembra degenerare fino a che Pardo, con l'aiuto di Sara e di Viola (la compagna del figlio scomparso di Sara) cercano di fare chiarezza scavando nel passato. 
Ma se, da una parte, iniziano ad emergere nomi e situazioni che sambrava non avessero lasciato traccia alcuna, per Sara il coinvolgimento sarà molto più personale di quanto chiunque altro possa immaginare visto che i vari tasselli che si vanno via via mettendo insieme sembrano coinvolgere l'uomo che lei ha amato, quello che credeva di conoscere e nei confronti del quale inizia ad alimentarsi qualche dubbio.

E' quel passato che torna a chiedere il conto a motivare, più che tutto il resto, Sara. Con i suoi modi discreti ma decisi, con la sua capacità di mantenere il controllo senza perdere d'occhio nessun dettaglio, Sara torna a coinvolgere il lettore che pian piano comprende la situazione ma che, sul finale, resta decisamente spiazzato.

Eh sì... perchè De Giovanni riserva una sorpresa sul finale!

In questo terzo capitolo della storia di Sara emergono valori forti come l'amicizia, l'amore inteso in modo ampio e sempre incondizionato ma anche fiducia, la stima, i rapporti tra le persone, insomma. Credo che sia questo ciò di cui si parli, tra le righe, in questo romanzo: i legami, forti o meno forti, ma pur sempre legami... a volte si spezzano, a volte si consolidano, a volte sono sottili e fragili altre volte hanno radici profonde, altre volte ancora si basano su delicate verità o impensabili bugie ma sempre, ogni volta, lasciano qualcosa.
Anche dei sospesi, a volte.
E Sara lo sa bene, oramai!

Ps. la lettera del titolo non è indirizzata a lei ma le sconvolge la vita, più di quanto si possa immaginare.
***
Una lettera per Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli Editore
350 pagine
10.99 Kindle - 19.00 euro copertina flessibile

martedì 16 aprile 2019

Una volta è abbastanza (G. Ciarapica)

Ore 2.25: questo l'orario che segnava l'orologio sul mio comodino questa notte, quando mi sono svegliata, ho girovagato un po' per casa e poi ho preso in mano il libro Una volta è abbastanza che avevo lasciato proprio accanto alla sveglia poche ore prima.
Arrivata quasi alla fine, la stanchezza mi aveva imposto di andare a dormire ieri sera e rinviare la lettura delle ultime pagine ad un altro momento. Poi, però, evidentemente la mente ha detto qualche cosa di diverso e mi sono svegliata apparentemente senza un perchè. Detto fatto: ho preso in mano il libro e, nel cuore della notte, mentre tutti se ne stavano a letto, ho continuato a vivere la storia di Valentino, Annetta, Giuliana e tutti gli altri. 
Tutto questo cosa dovrebbe interessare a chi è qui per leggere una recensione? Bhè, niente!
E' solo per dire che Giulia è stata capace di creare dipendenza. Questo è il punto.

Vivere la loro storia: questo è quanto mi è accaduto leggendo di una famiglia, di una terra che ho sentito molto vicini a me.

Giulia Ciarapica racconta, in forma romanzata e non del tutto autobiografica, la storia della famiglia dei suoi nonni, Valentino e Giuliana. Racconta una saga familiare che cattura, coinvolge. 

Siamo a Casette d'Ete, un borgo sconosciuto del comune di Sant'Elpidio a Mare, dell'entroterra marchigiano (che io conosco molto bene perchè è il mio stesso comune di residenza) dopo la fine della seconda guerra mondiale. Un borgo in cui si respira la voglia di rialzare la testa grazie a gente caparbia, che non si lascia impaurire da un futuro incerto. I marchigiani sono così, lo so bene: sono testardi, tenaci, geniali, capaci di inventarselo un futuro.
Ed è quello che accade a Casette d'Ete dove tutto ruota attorno alle botteghe artigiane di calzature. Sono gli esordi di quella produzione artigiana che diventerà, pian piano, il fulcro del distretto calzaturiero delle Marche. 

Annetta e Giuliana vivono a Casette d'Ete. Sono due sorelle molto diverse. Annetta, la primogenita, ha un carattere forte ed indipendente. Giuliana, la minore, è una insicura e timorosa pur serbando uno spirito inquieto. Sono legate da un rapporto molto forte che subirà uno scossone, però, per via di un paio di occhi scuri che appartengono ad un giovanotto del posto: Valentino.
Tra innamoramenti, tradimenti, delusioni, passione, ingegno e fantasia, le vicende di Annetta, Giuliana e Valentino catturano il lettore facendolo diventare parte integrante di un racconto che emoziona.

Io mi sono emozionata per diversi motivi. 
Innanzitutto perchè anche io ho avuto un nonno calzolaio che ricordo ancora con gli strumenti del mestiere in mano e con il suo grembiule da lavoro. Un'emozione, quelle descrizioni così minuziose del lavoro del calzolaio, delle sue paure, dei suoi azzardi, che mi ha letteralmente travolta.
E poi l'uso del dialetto: l'autrice ha fatto un azzardo che, secondo me, è stato azzeccato. Usa il dialetto marchigiano nei dialoghi e questo, secondo il mio parere, rende i personaggi più veri. Mi ha fatto sorridere con alcuni intercalare tipici della nostra zona, in alcuni passaggi ho dovuto proprio smettere di leggere per via degli occhi umidi dovuti in parte all'emozione e, in parte, al divertimento per alcuni scambi d'opinione tra i personaggi davvero folcloristici.

I personaggi principali sono dominanti - Valentino (di cui non mi sono piaciuti certi comportamenti), Annetta (che emerge come donna forte ed indipendente e che, come la stessa autrice ha avuto modo di sottolineare, c'è anche quando fisicamente non c'è) e Giuliana (la classica madre di famiglia, lavoratrice che incarna le caratteristiche delle donne dell'epoca) - ma io ho amato soprattutto dei personaggi minori. Quelli che fanno capolino con timidezza.
Ho amato Filomena, ad esempio: una donna discreta, sempre al suo posto, sempre pronta a fare la sua parte senza mai far notare la sua presenza. Incarna il prototipo di tante donne dell'epoca, quelle che stavano sempre a testa bassa quasi senza respirare per non disturbare. E' una donna che mi ha intenerita molto.
E poi Gianna. E' una bambina che soffre per il mancato amore di una madre che le è inspiegabilmente distante. E' una bambina che non si è mai sentita dire ti voglio bene da quella donna che le manca tanto anche quando le è a due passi. L'avrei stretta in un soffocante abbraccio, quella bambina, che pure fa del tutto per avere l'approvazione di una madre agli occhi della quale vorrebbe riscattarsi, anche se non sa il perchè.

Giulia Ciarapica scrive molto bene, cattura, coinvolge. Traccia i caratteri di personaggi molto intensi, ognuno per le proprie caratteristiche, ed emoziona.

Ho appena terminato la lettura - si tratta del primo libro di una trilogia - e quei personaggi mi mancano già. E poi la copertina, quasi dimenticavo, molto bella!!!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle
***
Una volta è abbastanza
Giulia Ciarapica
Rizzoli Editore
366 pagine
19.00 euro

venerdì 5 aprile 2019

Le parole di Sara (M. De Giovanni) - Venerdì del libro

Sara va a caccia dei colpevoli e cerca giustizia.
A modo suo, però.
Sara non è una poliziotta. E' una giustiziera.
E' una donna invisibile. 
Sa come passare inosservata e non avrebbe alcun interesse per la vita se non fosse per il piccolo Massimiliano che, da poco, è entrato a far parte della sua esistenza.
Sara è una nonna e quel piccolo batuffolo di tenerezza le restituisce un po' di quel calore che ha perso nel tempo. 
Calore che ha perso quando ha abbandonato suo figlio Giorgio, da bambino, per seguire il suo amore.
Calore che ha perso quando è morto Massimiliano, il suo compagno.


Sara è un personaggio creato dalla penna di Maurizio De Giovanni e che, anche contro le aspettative dello stesso autore (così ha detto) ha ottenuto un ottimo successo tra i lettori diventando la protagonista di una storia forte, potente, intensa.

Le parole di Sara è il secondo volume della serie che ha questa donna con i capelli grigi come protagonista. Conosciuta nel precedente Sara al tramonto, ho ritrovato un personaggio familiare che aspettavo da tempo e che non ha deluso le mie aspettative.

Questa seconda avventura è completata da un racconto che l'autore inserisce alla fine del libro ma che lui stesso, nelle primissime pagine, invita a leggere da parte di tutti coloro che volessero conoscere l'inizio della storia di Sara, già pubblicato nell'antologia Sbirre (raccolta di racconti che hanno donne molto particolari per protagoniste).
Io ho seguito il suo consiglio ed ho avuto modo di conoscere meglio Sara ed i suoi fantasmi, quell'inizio che nel primo libro manca e nel quale si davano parecchie situazioni come scontate ma che non erano state approfondite. Trovo che l'idea di dare l'occasione di tornare indietro nel tempo con un racconto di questo tipo sia stata buona cosa.

Nel racconto emerge anche l'amicizia tra la Bionda e la Mora, Teresa e Sara che, lasciatesi 30 anni prima, ora (nel nuovo libro) si trovano a leggere l'una negli occhi dell'altra la rispettiva solitudine e la rispettiva disperazione. Ma, mentre Sara tenta di dare uno scopo alla sua vita grazie al piccolo Massimiliano - suo nipote - Teresa è alle prese con una grande sofferenza legata ad un errore compiuto quasi senza accorgersene, con una superficialità che poco si addice ad una donna come lei.

Un giovane ricercatore è scomparso. Teresa è toccata in prima persona da questa faccenda visto che è stata l'ultima a vederlo, dopo averlo salutato sul portone di casa dopo una notte d'amore. Teresa non intende percorrere le abituali vie per ritrovarlo ma chiede aiuto a Sara affinchè la aiuti in nome di una vecchia amicizia ma anche alla luce di una indiscussa professionalità nel suo campo. 

Tra vecchi ricordi che tornano a galla, tra i fantasmi dei suoi due uomini perduti e la ritrovata speranza per il futuro, Sara si trova a fare i conti con una situazione che sembra non presentare falle. Quel castello fatto di soprusi, di violenza, di denaro, di sfruttamento e di invalicabile protezione che emerge sembra un ostacolo troppo grande per arrivare ad avere giustizia.
Sarà davvero così?  

I personaggi vengono approfonditi come De Giovanni sa fare: Sara emerge con sempre maggiore forza. E' una donna di carattere nonostante la sua sofferenza interiore. E' una donna di poche parole ma quelle poche parole che pronuncia sono capaci di scavare nel profondo chi le ascolta, sia esso un sospettato, un amico, un collaboratore. Non parla mai a vanvera, Sara. E questo aspetto del suo carattere mi era piaciuto all'epoca della precedente lettura e mi piace ancor di più oggi. 

Un personaggio che ho adorato è stato Davide Pardo. Quell'ispettore un po' impacciato, che ronza attorno alla giovane Viola senza riuscire a dare un nome a ciò che lo lega a lei, mi ha intenerita. Me lo immagino grande e grosso alle prese con un sentimento che ancora non riesce ad identificare ma che agli occhi del lettore è molto chiaro. Mi ha divertita durante le passeggiate con il suo enorme cane, mi ha intenerita con Massimiliano in braccio, ma ha fatta innervosire quando ha compiuto dei passi falsi che hanno avuto il sapore della mancanza di rispetto ma che andavano invece tradotti come altro.

Un altro personaggio che mi ha colpita, pur essendo praticamente assente, è la mamma di Viola: la Forza Oscura, come la chiama lei, compare solo nei racconti di sua figlia e sembra davvero un'entità dalla quale fuggire a gambe levate. Eppure lei, quella giovane donna rimasta sola con suo piccolo Massimiliano, riesce a schermarsi dall'influenza negativa di sua madre con serenità, anche se i continui attacchi di lei non la lasciano indifferente.

Sara, secondo il mio parere, non ha rivali. Nessun personaggio - nemmeno Teresa che, pure, è un personaggio forte - riesce a metterla in ombra. E' la protagonista indiscussa anche quando al centro del racconto non c'è lei. 

Ho molto apprezzato l'alternarsi del racconto con i ricordi di una vita oramai passata ma che, letta con una chiave di lettura nuova, ha lasciato dei sassolini come Pollicino ha fatto per trovare la via di casa. Molti sassolini sono stati lasciati proprio da Massimiliano ed ora Sara se ne rende conto.

De Giovanni ha fatto centro un'altra volta con uno stile impeccabile, secondo il mio parere, e offrendo ai lettori personaggi che lasciano il segno, in un modo o nell'altro.

Mi sia concesso un piccolissimo appunto. Non che voglia criticare la scrittura di De Giovanni, assolutamente, ma non posso non dare conto di una stonatura (almeno a me è parsa così). 
...quell'atteggiamento poteva essere giustificato da molteplici ragioni, che non dovevano c'entrare per forza con Minucci... 
Quel c'entrare proprio... Avrei sostituito con che non dovevano avere per forza a che fare con... tutto qui. Sono pignola, lo so, ma mi è saltato agli occhi. Che ci posso fare?

Con questo libro partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro di Maurizio De Giovanni e lo consiglio caldamente per il Venerdì del libro di oggi. Si tratta di una storia autoconclusiva, che si regge perfettamente anche senza il libro precedente ma consiglio di conoscere Sara fin dall'inizio, partendo dal primo libro che la vede come protagonista. In questo modo si avranno tutti gli elementi necessari per decidere se entrare in sintonia con lei oppure no. Restano delle situazioni un pochino sospese che potrebbero essere l'aggancio giusto per un sequel. Lo spero.

Sara un personaggio che, per le sue caratteristiche, può anche non piacere. A me piace.
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Le parole di Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli Editore
348 pagine
19.00 euro