domenica 16 maggio 2021

Molière col morto (P. Poggi)

Il teatro La Fenice di Venezia è il grande protagonista del giallo narrato in Molière col morto, letto in collaborazione con Thrillernord. Perché se è vero come è vero che la vicenda si snoda attorno al ritrovamento del cadavere di Marcellina Feltre, l'attrice che avrebbe dovuto interpretare Celimene ne Il misantropo di Molière sotto ai riflettori del prestigioso teatro veneziano, è anche vero che è l'ambiente del teatro a rubare la scena al giallo.

 

Questa, almeno, l'impressione che ho avuto io e non mi è dispiaciuta affatto.

Ad indagare attorno alla morte della giovane e bella attrice è il commissario Eriberto Passalacqua che, assieme al suo collaboratore Bartolomeo Cadorna, si rende conto fin da subito che l'indagine è destinata a procedere a rilento: si trova ad indagare nel mondo del teatro ed ha a che fare, per lo più, con attori tutti molto bravi ad interpretare la parte di chi non sa niente di quanto accaduto.

In effetti è proprio così: il commissario passa in rassegna più volte, uno per uno, coloro che erano all'interno del teatro e che avrebbero potuto stringere le mani attorno al collo della poveretta.

Dai loro racconti emergono elementi che dipingono un quadro ricco di dettagli su chi fosse la vittima, quale fosse il suo carattere, la sua indole e le sue abitudini ma poco dicono in merito a chi potrebbe essere il colpevole. Attori, costumisti, sarte, fonici, regista, aiuto regista e tutti gli altri vengono rivoltati come dei calzini, sentiti più volte per avere, però, l'impressione di essere sempre ad un punto morto.

In questo contesto si inserisce anche un'altra morte, quella del figlio di una delle persone che erano a teatro quell'8 ottobre 1979 quando venne rinvenuto il cadavere dell'attrice. Non un omicidio, stavolta, ma una tragedia che si somma alla tragedia e che rende la situazione ancora più tesa e complessa.

Ho apprezzato lo stile dell'autore che riesce anche a strappare più di un sorriso grazie a dei personaggi che appaiono molto verosimili, con quei dialetti così particolari, che si intrecciano su un canovaccio alternativo a quello dello spettacolo: il canovaccio della vita. Alcuni sono davvero molto molto simpatici. E poi c'è il commissario: all'inizio mi è sembrata una persona che passasse in secondo piano rispetto a quel mondo così magico come può essere quello del teatro. Piano piano, però, si svela e si mostra con tutta la sofferenza che una dolorosa perdita può provocare: una vicenda personale che emerge con discrezione e delicatezza completando l'immagine di quell'uomo che non si presenta affatto come un supereroe ma come un uomo pronto a fare la sua parte, con i suoi mezzi, per risalire alla verità. Piano piano, per lui, si svela anche un legame particolare con il mondo del teatro e tutto ciò lo rende molto umano, mai sopra le righe.

Io ammetto di essere stata affascinata più dal mondo del teatro che dall'indagine che, comunque, ha una svolta particolare sul finale... Affascinante l'idea di dare voce ad un testimone che resta misterioso fino alla fine e che è, com'è facile immaginare, uno di coloro che mente alla perfezione, da bravo attore di teatro.

Si legge tra le righe la competenza dell'autore, affatto nuovo al mondo del teatro, e questo attribuisce alla storia quel tocco in più che me l'ha resa gradevole ed interessante. 

L'autore, inoltre, dimostra che per rendere un giallo interessante ci sono tante  vie che non sono necessariamente quella dei dettagli macabri, dei fiumi di sangue e così via discorrendo. 

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Molière col morto
Pierfrancesco Poggi
Solferino editore
336 pagine
18.50 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

venerdì 14 maggio 2021

Il giallo di Montelepre. Le indagini del tenente Roversi (vol. 2)

 Seconda avventura per il tenente Roversi e la sua allegra compagnia.

Giusto qualche giorno fa mi sono piacevolmente intrattenuta con il primo libro della serie che ha per protagonista il tenente Roversi ed ora ho voluto togliermi qualche curiosità andando avanti con il secondo volume.

Perché se è vero come è vero che le vicende misteriose del libro che ha aperto al serie si sono comunque concluse permettendo di arrivare al colpevole, è altrettanto vero che ci sono dei sospesi attorno ai quali, soprattutto a livello personale, restano degli aspetti da chiarire.

Innanzitutto va detto che, a differenza di altre serie in cui ci sono comunque indagini, commissari e assassini da trovare, non viene fatto alcun riferimento a vicende personali che sono state introdotte in precedenza per cui credo di poter dire che chi non leggesse la serie in ordine perderebbe dei tasselli importanti per inquadrare il personaggio.

Questa volta, ad un paio di settimane dall'arrivo del tenente in Sardegna, un doppio omicidio lo tiene occupato e questa volta si tratta di clochard che vivevano per strada e le cui morti violente appaiono decisamente fuori luogo, immotivate. Eppure così non è il tenente, assieme alla sua improvvisata (ma non sprovveduta) squadra speciale, si mette sulle tracce di chi può aver compiuto gesti tanto sconsiderati.

Anche questa volta c'è un animale ad avere un ruolo importante. Non si tratta di Giovannino, maialino incontrato in precedenza, e nemmeno di Argo, il cane di famiglia che pure ogni tanto viene nominato ma è un bel gattone rosso la cui presenza è piuttosto misteriosa e... indicativa di qualche cosa che non va.

In questo secondo episodio si svela qualcosina del passato di Giorgio Roversi ma non molto, a dire il vero. Compare una persona dal suo passato ma non vengono ancora scoperte tutte le carte per cui per sapere di più su di lui bisognerà andare avanti.

Anche stavolta protagonisti sono gli ambienti in cui le vicende sono ambientate: una Sardegna che, seppur non in primissimo piano come nel primo volume, fa sempre la sua parte con le sue tradizioni, le sue abitudini e... con la sua scaramanzia.

Lettura piacevole e non troppo impegnativa.
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Il giallo di Montelepre. Le indagini del tenente Roversi (vol. 2)
Gavino Zucca
Newton Compton Editori
314 pagine
12.90 copertina flessibile - 5.60 copertina rigida - Kindle Unlimited

domenica 9 maggio 2021

Il patto (J. Picoult)

Chris ed Emily sono innamorati, legati da un legame molto profondo. Lui ha diciotto anni, lei cinque mesi di meno. Sono cresciuti insieme da due famiglie molto affiatate tra loro che hanno sempre visto come naturale un epilogo come questo e che da sempre si considerano, quasi, l'una la continuazione naturale dell'altra. Quello che nessuno avrebbe mai potuto immaginare è che Emily sarebbe morta a diciassette anni, uccisa da un colpo di pistola alla testa sparato dalla pistola del padre di Chris, su cui ci sono le impronte del ragazzo. Un patto suicida: questo è ciò che racconta Chris scampato alla morte ma ferito, svenuto dopo che il primo colpo in canna ha fatto il suo lavoro uccidendo Em. Ben presto, però, gli scatteranno le manette ai polsi visto che tutto fa pensare che sia stato lui ad ucciderla secondo gli elementi rilevai dalla detective chiamata ad indagare sulla tragica vicenda.
 Dove sta la verità? 
È quella che racconta Chris, dicendo che erano d'accordo per suicidarsi entrambi? 
O forse è quella dell'accusa, secondo cui Chris ha ucciso deliberatamente la sua ragazza per liberarsi di lei, diventata un figura scomoda nella sua vita? Davvero, come dicono i suoi genitori, quel ragazzo non sarebbe mai stato capace di premere quel grilletto o è come sostiene la madre di lei, che Emily non aveva nessuna tendenza suicida e Chris è uno spietato assassino?

Jodi Picoult, che ricordavo per l'unico altro suo libro che ho letto - La custode di mia sorella - torna a parlare di famiglia, di delicati equilibri che vengono radicalmente sconvolti.
La storia di Chris ed Emily è narrata con dei salti temporali inevitabili, quelli che permettono al lettore di conoscere i due ragazzi fin da bambini, per avere un'idea di chi fossero, di come il loro rapporto sia cresciuto e sia maturato nel tempo, di quali fossero le loro aspettative ed i loro sogni.
Ecco, dunque, che emerge una realtà che fa riflettere, soprattutto un genitore: si può dire davvero di conoscere i propri figli? Quanto di loro, soprattutto in un'età difficile come quella di passaggio all'età adulta, resta celato dietro un sorriso, dietro un allenamento in palestra o un'interrogazione a scuola? 
 
La storia dei due ragazzi mi ha messo in crisi come genitore: se, da una parte, il romanzo calca un po' la mano sulla situazione rendendo alcuni passaggi quasi inverosimili, dall'altra mi sono domandata - da madre di un ragazzino di quasi 14 anni e di una di quasi 16 - quanto sia difficile il mestiere del genitore e di quanto possa essere doloroso scoprire di non aver saputo identificare determinati segnali, di non aver saputo ascoltare, di aver dato tanto per scontato. Questa cosa mi ha fatto molto riflettere anche sul mio essere madre.
L'autrice è bravissima a rendere la psicologia dei personaggi alla perfezione e la struttura del libro, soprattutto la parte finale, quella in cui si arriva ad un processo, mi ha fatto pensare ad un'ottima scenografia per un film.
Emerge anche il mondo dell'avvocatura, dell'accusa e della difesa con sottili meccanismi che tendono anche a discostarsi dalla verità, quando la verità può essere pericolosa per l'ottenimento del risultato. E devo dire che alcuni passaggi mi sono sembrati davvero affascinanti: il potere delle parole, affermazioni che possono assumere una diversa valenza, certezze che crollano o dettagli che diventano pilastri fondamantali dell'accusa o della difesa. Tutto molto ben costruito ed anche ben confezionato per diventare un film. 
 
Sul finale ho avuto l'impressione che mancasse qualche cosa, che restassero dei sospesi soprattutto in relazione alla figura della mamma di lei. 
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Il patto
Jodie Picoult
Harper Collins Italia
572 pagine
12.90 copertina flessibile - Kindle Unlimited

venerdì 7 maggio 2021

La lunga notte di Parigi (R. Druart)

Non ricordo quale sia stato l'ultimo libro che mi abbia commossa. 

O meglio, non ricordo quale sia stato il libro che mi abbia fatto piangere prima di La lunga notte di Parigi. Perché la mia ultima lettura, libro letto in anteprima in collaborazione con Thrillernor, mi è arrivato al cuore e mi ha strappato qualche lacrima.

Il periodo storico è uno dei più dolorosi: siamo nel 1944, gli orrori della seconda guerra mondiale sono sotto gli occhi di tutti anche di coloro che, volenti o nolenti, si trovano a vestire i panni di collaborazionisti pur non avendo alcuna intenzione di farlo. È il caso di Jean-Luc che lavora alle manutenzioni delle ferrovie francesi e che sa benissimo che quelle ferrovie che lui contribuisce a tenere in funzione servono per portare alla morte migliaia di persone, migliaia di ebrei. È anche il caso di Charlotte che lavora in un ospedale in cui finiscono coloro che necessitano di essere curati, tedeschi soprattutto. Entrambi hanno maturato la voglia di ribellarsi, di fare qualche cosa, qualsiasi cosa per mettere i bastoni tra le ruote a quei mostri che si liberano di esseri umani con la facilità con cui si liberano degli oggetti. 

Ma non è facile. Ribellarsi è rischioso, ne va della propria pelle e di quella della propria famiglia.

Quando, però, Jean-Luc si trova tra le braccia un fagottino caldo e tremante lasciatogli da una donna che sa di essere destinata alla deportazione, la sua vita ha una svolta definitiva e, con lui, anche quella di Charlotte che si trova davanti alla stessa scelta che farà quel giovane conosciuto poco tempo prima e con il quale si è subito trovata in sintonia.

Ho capito subito che sarebbe stata una storia dolorosa. Come può non essere dolorosa la scelta di una donna che, pur di salvare suo figlio da morte certa, rinuncia a lui lasciandolo tra le mani di uno sconosciuto? Come può non essere dolorosa la decisione di sfidare tutto e tutti per poter salvare una vita in un contesto così pericoloso? 

L'autrice rende alla perfezione gli orrori di quel periodo storico che ha segnato la Francia (così come altre nazioni) lasciando un segno profondo in quella terra ma, soprattutto, nel corpo e nell'anima dei francesi. Perché se è vero che gli ebrei hanno avuto il trattamento peggiore e che i sopravvissuti ai campi di concentramento hanno portato per sempre i segni delle violenze subite, anche coloro che ebrei non erano si sono trovati a fare i conti con un conflitto sanguinoso e con la consapevolezza di cosa accadeva sotto ai propri occhi. E neanche questo si dimentica.

In questo contesto ha inizio la storia di Sam. È lui il frugoletto che viene partorito da una donna sola con suo marito e che ben presto sarà portata via a forza dai tedeschi. È suo quel corpicino che Jean-Luc si trova tra le braccia senza rendersi nemmeno conto di ciò che questo voglia dire per lui.

Ha così inizio la storia di due madri - una biologica e l'altra che ha cresciuto il ragazzino con amore - che si trovano a fare i conti con una realtà dolorosa. La storia di due uomini che fanno i conti con una diversa faccia della stessa medaglia: la privazione dei primi anni di vita dell'unico figlio e l'improvviso dover fare i conti con la realtà nel momento in cui  i genitori naturali reclamano quel ragazzino.

Sam ha nove anni quando la sua vita viene sconvolta. L'autrice riesce a rendere alla perfezione la sua sofferenza, il suo smarrimento, la sua disperazione così come riesce a rendere perfettamente la personalità degli altri personaggi principali.

Una storia dolorosa, straziante a tratti, commovente fino alla fine. Un esordio davanti al quale non posso che dare merito all'autrice di aver dato un importante contributo affinché non si dimentichi ciò che è stato e affinché si rifletta sulle conseguenze che la guerra ha portato anche al di fuori delle mura dei campi di concentramento. 

Gran bel libro. Storia che non dimenticherò.
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La lunga notte di Parigi
Ruth Druart
Garzanti
480 pagine
17.90 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

lunedì 3 maggio 2021

Ti odio (M. Mignone)

Fino a che punto può arrivare una mente malata che si nutre di odio? 

Fino a che punto può spingersi una mente malata per dimostrare che, in assenza di un movente, se si ammazzasse una persona nessuno riuscirebbe a risalire al colpevole che avesse agito solo ed esclusivamente guidato da un odio indiscriminato e, a ben guardare, anche privo di fondamento?

Lo si scopre leggendo il libro Ti odio di Mirco Mignone che l'autore mi ha gentilmente fornito e che ringrazio. 

In un noir in cui a fare da filo conduttore è l'odio - il mantra che quella mente malata si ripete in ogni momento, traendone forza, coraggio, lo stesso ossigeno per vivere - sono pochi i personaggi che entrano in scena e lo fanno in modo piuttosto fugace, a mio modo di vedere. O meglio, i personaggi che entrano in scena accanto al protagonista principale, Fabiano, lo fanno per un arco di tempo talmente breve che si ha l'impressione che si possano contare sulle dita di una mano. Non si ha tempo di interrogarsi sulla psicologia dei personaggi, non si ha tempo di soffermarsi sulle descrizioni dei luoghi perché le situazioni sono trascinanti, dal ritmo piuttosto alto con un epilogo che risponde appieno ai canoni del noir. 

Devo essere sincera: ho trovato la narrazione un po' troppo sofisticata, con uno stile ricercato anche nelle situazioni più semplici che avrebbero potuto essere più alla portata di tutti. Ho fatto fatica a risalire al significato di alcuni termini (davanti al termine blesità ammetto di aver dovuto ricorrere ad un dizionario) e se questo, da una parte, può escludere una fetta di lettori più comuni, quelli che amano una narrazione più scorrevole soprattutto in libri di questo tipo, dall'altra è un merito che va dato all'autore che dimostra una particolare padronanza con termini meno comuni di altri e sempre usati nel punto giusto.

Ammetto di aver intuito chi fosse il colpevole dopo aver letto pochi capitoli ma questo non mi ha tolto il piacere della lettura, la voglia di seguire passo passo il percorso che l'assassino avrebbe compiuto prima di uscire allo scoperto, ammesso che l'avesse mai fatto.

Chissà se la teoria che si pone all'inizio quella mente malata viene dimostrata dai fatti oppure no? Sarà necessario leggere il libro per scoprirlo.
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Ti odio
Mirko Mignone
Echos Edizioni
206 pagine
14.00 copertina flessibile

venerdì 30 aprile 2021

Quella vita che ci manca (V. D'Urabno)

Di Valentina D'Urbano ricordo di aver letto Acquanera e ricordo anche quel pizzico d'inquietudine che mi aveva lasciato addosso. Stavolta, con Quella vita che ci manca, le emozioni che mi sono rimaste appiccicate addosso sono diverse ma altrettanto intense.

Questa volta l'autrice ci porta in uno dei quartieri più degradati di Roma a cui viene dato il nome di Fortezza. Ma Fortezza potrebbe essere un quartiere analogo in ogni città: uno di quelli in cui si occupano le abitazioni, nei quali viene sistematicamente staccata l'illuminazione pubblica e nessuno ci fa più caso, quei quartieri che ti si cuciono addosso e che ti identificano anche se non vuoi.

Ecco, in questo ambiente vive la famiglia di Valentino. Lui è l'ultimo di quattro figli, nati dalla stessa madre ma da tre padri diversi.

Anna, 30 anni, è la maggiore: non ha marito e non ha qualcuno che aspiri a diventare tale. La sua famiglia è e resterà per sempre quella che l'ha vista crescere nella Fortezza accanto ad una madre che si è lasciata andare e che appare molto più vecchia di quello che è  realmente.

Alan e Vadim sono figlio dello stesso padre (un uomo che se n'è andato senza fare troppi complimenti facendo perdere le sue tracce), ma se Alan è l'uomo di casa, il duro del gruppo, colui che sente il peso della responsabilità della sua famiglia sulle spalle, Vadim è un ragazzo particolare, lo scemo della Fortezza se volessimo usare i termini usati per definirlo da parte di tutti coloro che lo conoscono. Un ragazzo ingenuo che, pur essendo oramai un uomo avendo superato i venti anni, ha i pensieri di un ragazzino, le sue stesse paure e difficoltà. Vadim va protetto. Sua sorella ne è la tutrice ma sia Alan che Valentino sanno bene che è responsabilità di tutti pensare a lui perché la mamma non ce la fa. 

Poi c'è Valentino. Ha venti anni ed è il più giovane. Non condivide le scelte di suo fratello Alan ma è costretto a seguire i suoi passi in un quartiere in cui non è possibile pensare ad un lavoro onesto e dove avere la fedina penale pulita vuol dire essere uno smidollato. Valentino vorrebbe una vita diversa ma è perfettamente consapevole - e se anche non lo fosse c'è chi glielo ricorda in ogni momento - che le sue origini non mentono e non gli permetteranno mai di aspirare ad altro che non sia un lavoro per la malavita del posto, con tutti i rischi che ciò comporta.

Eppure sente che le cose possono cambiare quando arriva nella sua vita Delia. Lei non è della Fortezza. Ha studiato. Ha un lavoro. Anche lei si è lasciata alle spalle una famiglia disastrata ma si è rimboccata le maniche per trovare una sua strada, quella stessa che si è incrociata con la strada di Valentino. 

Amare Delia, però, per Valentino vuol dire fare una scelta ben precisa che gli lascerebbe in bocca, lui lo sa, l'amarezza di aver tradito la sua famiglia e, su tutti, suo fratello Alan. 

Le vicende vengono narrate con grande energia, senza risparmiare momenti ad alta tensione e situazioni drammatiche, dolorose. Ed è proprio questo che rende la narrazione particolarmente viva ed emozionante.

Il personaggio che domina su tutti, secondo il mio parere, è Alan. Non è un personaggio positivo eppure mi ha fatto tanta tenerezza. Forgiato dall'ambiente in cui è nato, segnato nel profondo da abbandoni importanti che gli hanno squarciato l'anima, è il pilastro di una famglia tanto sgangherata quanto unita. Mi è arrivato al cuore in modo violento. L'ho odiato in molti passaggi ma avrei tanto voluto abbracciarlo e trasmettergli un po' di calore in altri. 

La precisa caratterizzazione dei personaggi, le descrizioni degli ambienti, le emozioni che trasudano da ogni riga fanno di questo romanzo una lettura da non perdere, secondo il mio parere. Ben scritto - lo stile dell'autrice mi piace - senza fare sconti, con un'energia che probabilmente arriva dalla disperazione che, in realtà, ogni personaggio porta nel suo intimo, il libro arriva al lettore in modo intenso e lo cattura. Almeno per me è stato così.

Bella anche la copertina (anche se, va detto, i due ragazzi non rappresentano in modo fedele i protagonisti visto che il lui dovrebbe essere biondo e con i capelli lunghi, la lei con i capelli neri arruffati o, in un secondo momento, lunghi sulle spalle) che è perfettamente calzante alla storia.
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Quella vita che ci manca
Valentina D'Urbano
Tea edizioni
332 pagine
5.00 euro copertina flessibile, 14.90 copertina rigida, 3.99 kindle

giovedì 29 aprile 2021

Il mistero di Abbacuada. Le indagini del tenente Roversi vol. 1

La Sardegna è la grande protagonista del libro che apre - essendo il primo di una serie - le avventure del tenente Roversi. Una protagonista che appassiona con i suoi colori, i suoi sapori, le sue tradizioni... ed anche con i suoi misteri perché è proprio di un mistero che il tenente, da poco arrivato in Sardegna dove è stato trasferito per motivi disciplinari, si trova ad affrontare in una terra che non conosce e che gli riserverà delle sorprese.

 
Giorgio Roversi arriva da Bologna: una terra completamente diversa dove sembra di vivere in altri tempi rispetto a quelli che si vivono al sud. 

Siamo negli anni '60 e il tenente si trova ad affrontare un caso di omicidio che lo riporta subito con i piedi per terra, appena arrivato e ancora con l'amarezza di aver dovuto lasciare per causa di forza maggiore la sua Bologna.

Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, è uno dei primi abitanti del posto che fa gli onori di casa accogliendolo con calore. Quando, però, lo stesso Gualandi scopre un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada, un luogo pericoloso e non certo alla mano, ai confini della sua tenuta, la situazione inizia ad assumere i contorni del giallo.

Sarà proprio Gualandi - e non solo lui, a dire il vero - a dare una grossa mano a Roversi nel districarsi in situazioni, abitudini e convenzioni di una terra che non conosce e che possono essere determinati per venire a capo del mistero. Alcuni elementi legati all'indagine fanno pensare che si sia consumata una vendetta legata al cosiddetto codice barbaricino: un codice d'onore non scritto (che lui, ovviamente, non ha mai sentito nominare) in base al quale chi ha subito determinati torti può vendicarsi in modo diretto, senza dover ricorrere alla giustizia. Sarà pure un codice non scritto ma ci sono dei veri e propri articoli tramandati da una persona all'altra che prevedono anche una simbologia ben precisa. In questo cosa, cosa vuol dire quell'orecchio mozzato con cui il cadavere è stato rinvenuto? 

Il codice parla chiaro e porta le indagini verso una precisa direzione ma... i conti non tornano! 

E il caso si dimostra molto più complesso di quanto non si potesse inizialmente pensare.

Tra i suo i collaboratori improvvisati (ma non per questo sprovveduti), quelli che non sono ufficiali ma ufficiosi, ci sono anche due soggetti molto particolari. Si tratta di Giovannino e di Argo: un maialino ed un cane che hanno un ruolo in famiglia che va ben oltre il fatto di essere due animali. Avranno entrambi un ruolo importantissimo ai fini delle indagini e un po' del merito del successo finale andrà anche a loro, in un modo o nell'altro.

Vicenda godibile in un giallo non truculento (certo, c'è un morto... c'è un orecchio mozzato ma le descrizioni sono molto limitate e si dà molto più spazio alle indagini e ai luoghi che non ai dettagli relativi al cadavere o alle modalità dell'esecuzione) che mi ha permesso di conoscere meglio una terra che devo ammettere di conoscere davvero poco. In alcuni momenti ho avuto la sensazione di sentire anche dei particolari odori, tanto le descrizioni sono efficaci sia degli ambienti (del bosco, della tenuta, degli animali...) che delle pietanze che rendono più piacevole la permanenza di Roversi in quelle terre sarde.
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Il mistero di Abbacuada. Le indagini del tenente Roversi vol. 1
Gavino Zucca
Newton Compton editori
288 pagine
4.90 copertina rigida - Kindle Unlimited

lunedì 26 aprile 2021

La vita così, all'improvviso (M. Venturino)

La vita così, all'improvviso è un libro arrivato a casa mia sulla scia di un istinto del momento. Non conoscevo l'autore, non avevo letto la trama ma, nello scegliere alcuni libri che avrei avuto gratuitamente con i punti accumulati in libreria mi sono fatta attirare dalla copertina: un bel verde speranza a fare da sfondo ad una giostra. Bello! L'ho preso. E poi anche un bel formato grande, con copertina rigida... Bello davvero, a vedersi.

Devo ammettere, però, che ha aspettato un bel po' prima di essere preso in considerazione, come capita spesso avendo un sacco di libri da leggere in casa.

Ora è arrivato il momento giusto e devo dire che fino a metà libro ho pensato che avrei fatto fatica a recensirlo. Mi era sembrato un po' lento, senza un perché. 

Mi sbagliavo e poi di molto.

Un uomo che è sempre vissuto in buona salute, che fa il macellaio di mestiere, si trova da un giorno all'altro, a mettere la sua vita nella mani di un chirurgo e di una equipe di collaboratori che hanno il compito di salvargli la vita da quella che viene definita una "bomba nel torace": un aneurisma dell'aorta ascendente di sei centimetri che se non fosse stato per le insistenze di sua moglie, probabilmente non avrebbe mai saputo di avere fino a che non sarebbe stato troppo tardi. Una storia come tante, una vita che potrebbe essere salvata da un'operazione chirurgica o forse no. Come avviene ogni giorno.

Il suo nome è Sergio Gandini, delle famose macellerie che portano il suo nome, e chi si aspetta di leggere la sua storia sbaglia di grosso. Sergio non è il protagonista della storia. O, almeno, non l'unico.

Quella narrata da Venturino è una storia che è il frutto della sommatoria di tante esistenze che, pur condividendo quotidianamente il mondo del lavoro, si scoprono lontane, quasi indifferenti l'una all'altra.

È la storia di Federico, il professor Federico de Alessandri il pilastro dell'ospedale in cui lavora, il chirurgo a cui spetta il compito di operare Gandini. Federico è un uomo ambizioso, anche un tantino arrogante ma sempre presente ed instancabile sul lavoro pur non brillando in simpatia. Ha un figlio piccolo, nato dal suo secondo matrimonio con una donna molto più giovane di lui ed ha dei progetti per il futuro anche se l'età, lo sa bene, non è dalla sua parte.
Ma è anche la storia di Claudio Improta (giovane assistente del professore), Ettore Rossi (medico anestesista esperto e piuttosto solitario), Stefania Aloisio (strumentista), membri della sua equipe senza i quali probabilmente il famoso chirurgo non sarebbe ciò che è. Ognuno sa il fatto suo davanti al tavolo operatorio ed il successo di ogni intervento è frutto di un preciso lavoro di squadra dove non c'è solo l'abilità del chirurgo - anche se è lui che si prende tutti i meriti - ma dove c'è il fondamentale contributo di ognuno. Ed ognuno ha una vita fatta di alti e bassi, di solitudini e disperazione, di amore e passione, di sorrisi e di lacrime che restano, però, fuori dalla sala operatoria, fuori dall'ospedale.
L'autore è stato abile nel proporre i vari personaggi in modo efficace ed anche ciò che mi era sembrato ripetitivo, sulle prime, è invece servizio allo scopo: far affezionare il lettore alla storia di ogni personaggio, seppur narrata in pochi capitoli, ognuno dei quali porta il nome del protagonista. Questo, almeno, è ciò che è capitato a me. Avrei voluto abbracciare Stefania prima di tutti gli altri ma anche Ettore che sono, secondo me, i personaggi meglio riusciti. Meglio ancora di quanto non lo sia il chirurgo, primadonna con il bisturi. Meglio ancora di quanto non lo sia il paziente che, a ben guardare, per la gran parte del libro resta in secondo piano.
Nel momento in cui sono arrivata al colpo di scena ho avuto bisogno di chiudere un momento il libro e riflettere su come la vita arrivi e se ne vada così, all'improvviso, senza far suonare troppi campanelli d'allarme o, in alcuni casi, ne faccia suonare solo alcuni, in modo più o meno forte. Accade quando la vita se ne va ma anche quando arriva.
Il capitolo finale è stata un'altra sorpresa sommatasi al colpo di scena ma non posso dire il perché, toglierei il gusto della lettura.
Ho fatto bene a farmi attirare da quella giostra in copertina: una giostra che rappresenta bene la vita... In un momento si è in alto, che più in alto non si può ma nel momento successivo si scende verso il basso con una velocità inimmaginabile e non si è poi così certi se il giro sia finito o se si abbia, ancora, la possibilità di risalire.
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La vita così all'improvviso
Marco Venturino
Giunti
324 pagine
18.00 euro copertina rigida, Kindle Unlimited

sabato 24 aprile 2021

Solo un ragazzo (E. Varvello)


È una storia dolorosa quella che racconta Elena Varvello nel libro Solo un ragazzo.

Un ragazzo a posto, che non dà mai problemi, che non frequenta cattive compagnie, gentile, sorridente. Questo è come appare il protagonista (mi piace definirlo così) che, allo stesso tempo, è il grande assente. Perché quel ragazzo è il protagonista della storia anche se fisicamente non c'è.

Un ragazzo che mente, che non frequenta nessuna compagnia, che vive un disagio profondo ed una profonda solitudine anche se ha vicino una famiglia come potrebbe essere quella di tanti adolescenti di oggi. Due sorelle, un padre insegnante ed una madre infermiera che ha lasciato il suo lavoro quando è nato lui, per crescerlo con amore assieme alle altre due bambine. Questa è la realtà. Una realtà ben diversa da quel che ci potrebbe pensare nell'incontrare i suoi occhi cristallini, il suoi viso illuminato da un sorriso, i suoi modi educati.

Con una narrazione molto particolare, con una capacità di portare il lettore avanti e indietro nella vita dei personaggi senza dargli tregua, l'autrice offre una storia di solitudine, di incomprensioni, di apparenze, di un profondo malessere che stringe alla gola quel bravo ragazzo a cui, pian piano, viene a mancare l'aria. 

La prima, primissima cosa che ho notato è che quel ragazzo non viene identificato con nessun nome. È il figlio, il fratello, lo studente, il ragazzo. Non è Andrea, non è Mauro, non è Alessandro ne' Francesco. È un ragazzo che rappresenta, con questa sua forma di anonimato, tutti i ragazzi che potrebbero vivere una situazione simile. 

E poi la narrazione: le vicende vengono raccontate non in modo ordinato ma con dei salti temporali che impongono al lettore di fare attenzione per mettere insieme tutte le tessere del mosaico che vengono consegnate pian piano ma, appunto, in modo non ordinato. Ed è una narrazione che cattura pur nella sua essenzialità. Brava l'autrice a dare un filo conduttore a quei pensieri, quei ricordi pur senza dare loro ordine temporale e senza perdersi in orpelli superflui. Molto efficaci non solo le descrizioni dal punto di vista emotivo dei personaggi ma anche dei luoghi, degli ambienti.

Quella raccontata è la storia di una famiglia distrutta da una perdita: quel ragazzo viene perso dalla famiglia nel momento in cui non lo riconosce più come bravo ragazzo ma vede in lui uno sconosciuto, una persona che fa cose che mai si sarebbero potute immaginare in quel tranquillo centro montano in cui i boschi - che sono un'ambientazione ricorrente - rendono perfettamente l'idea di quell'intricarsi di rami, di alberi e di vegetazione che rappresentano, a mio modo di vedere, la vita di ognuno. Una vita che non è mai così lineare come si può pensare ma che si aggroviglia su se stessa togliendo a volte anche il respiro per poi far passare un raggio di luce, una speranza. 

Ho avuto tra le mani una storia dolorosa. Una famiglia provata dalla perdita e piegata da quei sensi di colpa che hanno cambiato le esistenze di chi fa i conti con il passato. Un passato che ancora brucia, anche dopo tanto tempo.

Quel ragazzo non era più il ragazzo che tutti conoscevano. Era qualcuno che nessuno aveva saputo ascoltare, aveva saputo o voluto vedere veramente. Ed è una storia che brucia sulla pelle perchè potrebbe essere la stessa di tante famiglie, anche la nostra perchè no, in cui non ci si ascolta davvero, in cui non si divide il peso di vivere ma si tenta di salvaguardare un'apparenza che, prima o poi, scoppia come una bolla di sapone.

Ognuno reagisce a modo suo alla perdita. C'è chi a sua volta si perde e si isola dal resto del mondo, chi cerca consolazione in un corpo giovane e nuovo, chi si abbandona agli eccessi, chi si dedica completamente ad una famiglia tutta sua. In ogni caso quell'assenza pesa come un macigno.

Solo un ragazzo è un libro che fa male perché induce ognuno a fare i conti con una realtà che non è poi così assurda. Tutt'altro. Un romanzo potente, che cattura e ferisce. Un romanzo che trasferisce nel lettore un po' del male di vivere che ognuno dei personaggi prova sulla sua pelle e lo non per fare male a titolo gratuito ma per indurre ognuno alla comprensione, all'ascolto, alla considerazione dell'altro non come un essere perfetto ma come qualcuno che può anche avere delle debolezze soprattutto se è un adolescente... se è solo un ragazzo!
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Solo un ragazzo
Elena Varvello
Einaudi editore
192 pagine
18.50 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

venerdì 23 aprile 2021

Il mistero della finocchiona a pedali (D. Cecchini, A. M. Rossi)

Dario Cecchini macellaio da 46 anni in Panzano in Chianti così come Alessandro Rossi, giornalista finanziario, condividono la vita in quel piccolo borgo che fa da scenario al libro (letto in collaborazione con Thrillernord) e nel quale ci si conosce tutti.

È prima di tutto Panzano il protagonista di un giallo che gli autori hanno definito "a colori" dove i personaggi, siano essi principali che secondari, sono tutte persone realmente esistenti - o quasi tutte - e dove, tra una battuta e l'altra, c'è un mistero attorno al quale fare luce. 

La morte di diversi ciclisti, tutt'altro che casuale, così come il ritrovamento di cinghiali uccisi da una misteriosa mano mettono in subbuglio il piccolo centro fiorentino. L'intera comunità è sconvolta da quanto accaduto ed ognuno sente il dovere di fare qualche cosa, in modo più o meno consapevole, per venire a capo del mistero.

A chi non è mai capitato di incontrare un bel gruppo di ciclisti schierati in mezzo alla strada e di borbottare, diciamo così, per via della loro presenza? Capita anche a Panzano, ma da qui a pensare di fare fuori quei ragazzotti in calzoncini aderenti ce ne passa...

Nelle more di quello che pian piano si rivelerà essere un vero e proprio intrigo internazionale viene raccontata la vita di ogni giorno in quel paese che è diventato famoso per la ciccia!

Ho letto con piacere le avventure del Commissari Sarra (anche lui realmente esistente anche se con una vocale differente nel nome reale), di Cecchini e Rossi ma anche di tutti gli altri personaggi: la bella Kim, la dolce Liliana e tutti gli altri. 

Il mistero è piuttosto intricato e con i tanti nomi che si rincorrono da una pagina all'altra sulle prime ho fatto fatica a mettere le tessere al loro posto. Solo all'inizio, però, perché poi ho preso confidenza con i personaggi e sono diventati come degli amici, dei conoscenti, con il loro intercalare fiorentino che mi ha davvero divertita e con le loro caratteristiche che hanno davvero fatto pensare a persone vere tanto sono resi in modo realistico.

Se dovessi mai andare a Panzano - non ci sono mai stata ma spero tanto di farlo - sono certa che cercherei i vari personaggi nei negozi del paese, nei bar, nella macelleria e mi sentirei come in una grande famiglia. Perché, l'ho ben capito già dalle prime pagine, a Panzano non si può certo dire che manchi lo spirito d'accoglienza!

Devo ammettere che i due autori hanno escogitato un ottimo modo non solo per mettere tra le mani dei lettori un godibilissimo e originale giallo, ma soprattutto per promuovere una località, una comunità, un ambiente che fanno venire voglia di essere lì, tra quella gente, a stringere quelle mani e a condividere quella goliardia che sembra non abbandonare mai nessuno, nemmeno nei momenti di maggiore tensione.

Ho molto apprezzato le spiegazioni finali che sono state concepite come un momento di condivisione per la comunità panzanese visto che i vari personaggi vengono messi al corrente dai protagonisti principali degli sviluppi di quelle singolarissime indagini, condotte su strade parallele, ognuno a modo proprio, in modo più o meno ufficiale e più o meno legittimo ma che, alla fine, hanno portato a scovare il responsabile. Allo stesso tempo, sono proprio quelle spiegazioni che aiutano il lettore a comprendere tutti i passaggi che hanno portato alla svolta conclusiva. 

Davvero una bella idea per aiutare il lettore a tirare le fila senza rischiare di lasciare nulla di incompreso.
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Il mistero della finocchiona a pedali
D. Cecchini - A. M. Rossi
Giunti Editore
228 pagine
16.00 euro copertina flessibile - 10.99 Kindle

giovedì 22 aprile 2021

La città delle streghe (L. Buggio)

La città delle streghe è un libro strano. 

Per tutta la lettura ho avuto continuamente bisogno di guardarmi alle spalle, di acuire l'udito, di fare attenzione a ciò che mi capitava attorno ed ho avuto la sensazione che quella nebbia che spesso viene usata per descrivere gli ambienti in cui si snoda la storia stesse salendo anche dalle mie parti.

Dico che è un libro strano perché narra, alternando un capitolo all'altro, la storia di Gustìn e di Laura e mi sono chiesta, capitolo dopo capitolo, quando le loro esistenze si sarebbero incrociate. Ho aspettato, ho aspettato...

Non voglio togliere il gusto della lettura a chi non l'avesse ancora letto ma è proprio questo aspetto che mi ha lasciato addosso una certa amarezza perché, di fatto, non ho avuto una risposta al mio interrogativo. 

Siamo nel 1700 e vengono narrate, con dovizia di particolari, vicende storiche che mettono in primo piano la politica di Vittorio Amedeo II che conduce il Ducato di Savoia in guerra contro la Francia. 

Gustìn è una delle spie del Duca ma ha alle spalle un'infanzia trascorsa in strada, sempre pronto a sfidare l'autorità tra uno scippo e l'altro, per tirare su la giornata. Gli è stata data l'occasione di cambiare vita ma, in cambio, gli viene affidato il lavoro sporco: la caccia ad assassini, banditi e streghe è solo un aspetto del suo incarico attuale. E lui è bravo. Astuto, pronto a tutto per arrivare all'obiettivo, abile nell'individuare gli alleati giusti, è una sorta di investigatore che porta avanti le sue indagini in modo alternativo alle autorità competenti.

Eh sì, perché c'è da indagare attorno a delle misteriose morti che, se all'inizio potevano essere attribuite ad una fantomatica strega, andando avanti assumono i tratti di un percorso ben più articolato di quello legato a riti legati a sacrifici di qualunque genere. 

Allo stesso tempo, Laura Chevalier, cresciuta a Nizza con sua madre e il suo patrigno, si trova a scappare verso Torino dove è certa - così le hanno detto - che sarà al sicuro dalla guerra. Quello che trova, però, è un ambiente carico di misteri che si incrociano con quelle stesse morti sulle quali Giustìn sta indagando.

Devo ammettere di aver quasi considerato le due storie come separate l'una dall'altra, accomunate solo dalle vicende storiche e dall'ambientazione. E in alcuni tratti ho trovato la narrazione lenta, un po' noiosa ma forse è un mio limite.

Mi è rimasto addosso un senso di incompiuto a lettura ultimata come se non fossi riuscita a dare un senso alla narrazione in parallelo scelta dall'autore.

A lettura ultimata che ti scopro? Che si tratta del primo libro di una serie e credo che sia per questo che resta quel senso di incompiuto visto che gli stessi protagonisti, da quel che ho capito, si troveranno anche nei volumi successivi. Svelato l'arcano.

Da leggere, secondo me, con la consapevolezza che anche se i misteri legati alle morti misteriose vengono svelati, si tratta pur sempre del primo libro di una serie. Io l'ho capito alla fine e per questo ci ero rimasta un po' male ma è stata colpa mia, per non essermi informata a dovere. 

Ps. va a finire che non è il libro ad essere strano... ma io che sono tonta!!!
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La città delle streghe
Luca Buggio
La Corte editore
393 pagine
16.90 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

mercoledì 21 aprile 2021

La famiglia prima di tutto (S. Kinsella)

Una lettura d'evasione ogni tanto ci vuole. Anche stavolta Sophie Kinsella riesce a proporre un personaggio molto particolare che, lo ammetto, in alcuni momenti mi ha anche fatta innervosire per il modo di porsi nei confronti degli altri. 

Fixie Farr è lei il soggetto.

Orfana di padre, si occupa del negozio di famiglia assieme ai suoi due fratelli, James e Nicole, e alla loro madre che è, da sempre, considerata come lo zoccolo duro, la persona che infonde fiducia, che tira le redini. Si tratta di un negozio di articoli per la casa che l'uomo di famiglia, venuto prematuramente a mancare, ha lasciato in eredità assieme ad un motto che era solito ripetere: "La famiglia prima di tutto". 

Quando la mamma dei tre giovani, dopo un malore, decide di concedersi una lunga vacanza assieme a sua sorella lasciando il negozio in mano ai ragazzi, fiduciosa nelle loro capacità di gestirlo al meglio in suo assenza, la situazione precipita.

Eh sì, perché i tre fratelli si rendono conto di non avere la stessa idea, o per lo meno idee compatibili tra loro, di come gestire il negozio: James punta allo scatto di qualità, a maggiore ambizione, ad obiettivi puntati piuttosto in altro; Nicole, sempre con la testa fra le nuvole, sembra vivere fuori dal mondo e propone idee che nulla hanno a che vedere con il negozio; Fixie sembra... avete presente la pallina di un flipper? Sballottata da una parte all'altra prendendo colpi a malo modo? Ecco, questa è Fixie. Da sempre si considera inferiore nei confronti di suo fratello, in debito con sua madre per una vecchia avventura di lavoro andata male, incapace di dire ciò che pensa e di farsi rispettare, pronta a subire qualunque cosa pur di difendere gli equilibri familiari.

Ma cosa vuol dire, realmente, "...la famiglia prima di tutto"? Vuol dire forse che si debba sempre tacere ed essere accomodante pur di non creare frizioni? Oppure vuol dire tirar fuori il carattere per un confrontro, anche duro se serve, ma onesto? Amare un membro della propria famiglia vuol dire essere sempre disposti a soprassedere, a tacere anche quando si vorrebbe urlargli contro, accettare ogni sua scelta senza battere ciglio sacrificando il buonsenso sull'altare del mantenimento degli equilibri familiari?

La vicende che si susseguiranno indurranno Fixie a rivalutare il suo modo di fare ma anche il suo concetto di famiglia e il significato di quell'assunto che suo padre le ha trasmesso con tanta convinzione. Se, poi, agli equilibri familiari si sommano anche delle questioni di cuore un po' ingarbugliate, il cocktail è servito!

Devo ammettere che tutta questa storia ha fatto riflettere anche me sul modo in cui ci poniamo o affrontiamo gli ostacoli quando ci sono di mezzo equilibri familiari. É proprio vero che abbozzare, scansare ai nostri cari gli ostacoli che gli si pongono davanti voglia dire mettere la famiglia prima di tutto? Vuol dire questo?

Ammetto che all'inizio la storia mi è sembrata un pochino piatta e monotona, a tratti ripetitiva. Poi per fortuna ha subito un'accelerazione fino ad arrivare a degli interessanti sviluppi alla vigilia di Natale. Sì, lo so, non è una lettura che si addice al periodo primaverile ma che importa? 

É sempre bello immergersi in uno scenario natalizio, con le lucine, i pacchi regalo, gli oh oh oh e tutto il resto, anche se, una volta chiuso il libro, ci si ritrova con una primavera che fa ancora fatica a trovare i suoi spazi!

Lettura di evasione, per chi non ha grosse pretese ed ama lo stile della Kinsella che non risparmia ironia e qualche stoccata, ogni tanto, strappando anche un sorriso.
***
La famiglia prima di tutto
Sophie Kinsella
Mondadori editore
331 pagine
19.00 euro copertina rigida, 12.00 euro copertina flessibile, 7.99 Kindle

domenica 18 aprile 2021

L'orizzonte ci regalerà le stelle (R. Sepetys)

L'orizzonte ci regalerà le stelle è un'opera narrativa storica che ho letto in collaborazione con Thrillernord. La stessa autrice definisce in questo modo il suo lavoro: un'opera narrativa storica che prende le mosse dalla guerra civile spagnola e dalla successiva dittatura di Francisco Franco che sono state vicende vere. Molto vere.

Ammetto di aver letto con molto interesse questo romanzo: non ho mai approfondito le vicende che si sono susseguite in Spagna in quell'epoca, limitandomi alle poche informazioni arrivate a noi dai libri di testo o, comunque, dalla cronaca senza cercare alcun approfondimento.

Dopo aver letto questo libro ammetto di avere un gran bisogno di conoscere di più quanto accaduto. Raccolto l'invito che fa l'autrice alla fine del libro quando esorta i suoi lettori a cercare fatti, saggi, autobiografie e testimonianze personali che aiutino a conoscere meglio la Spagna di quell'epoca. Ne sento proprio la necessità. La storia di Ana, di Daniel, di Fuga e tutti gli altri mi è arrivata sottopelle e faccio fatica a scrollarmela di dosso, a lettura terminata. È una di quelle storie che non posso non restarti addosso perché, pur nella consapevolezza che si tratta di una storia romanzata, la contemporanea consapevolezza di quanto sia stata vera una Spagna consegnata al silenzio, dove la dittatura imponeva comportamenti omologati e piegati, sempre e comunque, al silenzio lascia addosso tanta amarezza e tanta rabbia. A me, almeno, è accaduto così.

L'autrice racconta, sempre a margine del libro, di aver avuto tra le mani la fragile tensione tra la storia e la memoria: da una parte il disperato bisogno di dimenticare, dall'altro quello, altrettanto disperato, di ricordare. Ed è proprio questo contrasto che compare nel libro: dalla voglia di scoprire le carte di un gioco sporco, seppur latente, alla necessità di trincerarsi in quel silenzio che è imposto dal regime dittatoriale e che viene fatto rispettare con la violenza. Con il carcere. Con le torture. Con la morte.

In questo contesto si inserisce la storia di Ana e di Daniel: lei figlia di due intellettuali che si opposero al regime di Franco, entrambi barbaramente uccisi; lui figlio di un magnate americano del petrolio giunto in Spagna per stringere un accordo economico proprio con quell'uomo che ordinò la morte dei genitori di lei. 

Lei cameriera nell'hotel in cui la famiglia del petroliere soggiorna in Spagna; lui amante della fotografia, pronto a catturare storie con i suoi scatti ma destinato a succedere al padre nell'azienda di famiglia. Una prospettiva che va molto stretta al ragazzo.

Le loro esistenze si incontrano, si riconoscono, si intrecciano ad altre intense e dolorose esistenze in quella Spagna che non può alzare la testa e deve tacere. Sempre e comunque. In questo  contesto emerge anche una terribile realtà che ha a che fare con bambini, neonati, orfani o presunti tali, con adozioni, con morti misteriose. Vicende che toccheranno da vicino i due ragazzi, in un modo o nell'altro.

Il personaggio che ho amato più di tutti in assoluto è Fuga: un personaggio secondario ma importantissimo nelle more del racconto e nella vita dei due protagonisti; un ragazzo che ha vissuto il dolore sulla sua pelle, l'abbandono, la violenza. Un ragazzo che vuole restituire dignità agli indifesi, come lo è stato lui. Un personaggio bellissimo a mio modo di vedere e la cui esistenza mi ha commossa fino alle lacrime. 

Bello. Il libro è uno dei più belli che abbia letto fino ad ora e sento di non esagerare nel dire ciò. Scritto in punta di penna, con garbo anche nei passaggi più delicati, con rispetto... ecco, questo è il termine giuso. Un libro doloroso che racconta una storia dolorosa e difficile ma lo fa con rispetto senza chiudere le porte alla speranza. L'autrice ha cognizione di causa, lo si comprende in ogni passaggio, in ogni descrizione, in ogni dettaglio. Niente è lasciato al caso ed i personaggi arrivano al cuore portandone via - alcuni in particolare - un pezzettino.

Lettura è conoscenza. In questo caso più che mai, grazie ad una storia che consiglio a tutti di leggere, senza riserva alcuna.
***
L'orizzonte ci regalerà le stelle
Ruta Sepetys
Garzanti editore
496 pagine
17.67 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

sabato 17 aprile 2021

Fiori sopra l'inferno (I. Tuti)

Aspettava da tempo di essere letto ed ora, a lettura terminata, posso dire che c'è un altro commissario che si è conquistato un posto nel mio cuore. Risponde al nome di Teresa Battaglia ed è anche lei, come altri che vi sono arrivati prima, un commissario imperfetto, non un supereroe a tutti i costi. 

 

E mi piace!

Mi piace il suo modo di fare, burbero a volte ma che cela una profonda sensibilità ed attenzione agli altri.

Mi piace il fatto che non sia per forza un personaggio invincibile: è una donna che fa i conti con un passato che le ha lasciato addosso dei segni profondi ma fa anche i conti con un nemico che la consuma, piano piano, e ne mina le capacità. 

Mi piace il modo in cui affronta la vita: a testa alta, con caparbietà, senza alcuna intenzione di commiserarsi e di mollare pur nella consapevolezza di avere a che fare con un nemico molto più forte di lei. Affronta la vita in modo molto umano.

Mi piace il fatto di essermi già affezionata a lei dopo la sua prima avventura e mi piace anche l'idea di aver scoperto un'autrice italiana in gamba, che sa il fatto suo, che mi ha tenuta attaccata alle pagine con una scrittura efficace, con una storia che non risparmi sorprese, con descrizioni ben concepite e personaggi che lasciano il segno. 

La storia è terribile: in una località di montagna si aggira un assassino. La comunità tende a difendere il gruppo, quasi negando che possa essere qualcuno del posto. Eppure, i suoi movimenti, le modalità che rispetta nel compiere i suoi crimini fanno pensare a qualcuno che conosca molto bene quella montagna, quei boschi con i loro suoni e i loro silenzi. Qualcuno che, Teresa lo sa, è una vittima prima che un carnefice. Vittima di un esperimento scientifico terribile che viene svelato piano piano tra le pagine, alternando la narrazione in diversi piani temporali e dando la parola a personaggi diversi (anche all'assassino... anche se non si può dire che gli si dia la parola quanto la possibilità di far comprendere il suo punto di vista).

I protagonisti sono dei bambini. Non perché siano le vittime dell'assassino. No. Ma sono loro i protagonisti: con i loro piccoli segreti, le loro paure, le loro difficoltà e la loro capacità di trovare forza nel gruppo, nello stare insieme. Bambini di epoche diverse, a dire il vero, in un intreccio narrativo davvero ben costruito per catturare il lettore e non mollarlo più.

Bello. Nella sua tragicità, nella sua crudeltà, Fiori sopra l'inferno è un bel thriller e sono contenta di aver incontrato Teresa lungo il mio cammino. Ho già accanto a me il volume successivo. Non intendo archiviarla tanto facilmente.
***
Fiori sopra l'inferno
Ilaria Tuti
Tea editori
368 pagine
18.00 euro copertina rigida, 5.00 euro copertina flessibile, 7.99 Kindle

venerdì 16 aprile 2021

Rosso, bianco e sangue blu (C. McQuiston)

La storia di Alex ed Henry nasce, per stessa ammissione dell'autrice, con l'idea di creare un mondo parallelo, ironico e scherzoso. Pian piano è diventata una dimensione d'evasione, una storia alternativa ma comunque credibile, realistica. Una storia capace di portare gioia e speranza ma anche di far riflettere. 

 Ecco, dunque, che tra le mani dei lettori arriva la storia di due ragazzi che non sono certo persone qualunque.

Alex è il figlio della Presidente degli Stati Uniti d’America. Henry è un Principe in linea di successione al trono del Regno Unito. Sono più o meno coetanei ma tra loro non scorre buon sangue da quando si sono ritrovati, loro malgrado, in competizione sulle copertine dei tabloid. O, almeno, hanno sempre creduto (o voluto credere) di essere in conflitto l'uno con l'altro.

Ragazzo ribelle e un tantino sopra le righe, Alex. Giovane più riservato e tutto d'un pezzo, Henry. Appare anche un tantino antipatico, a dire il vero, e mentre Alex è impegnato politicamente a sostenere sua madre e ad aprirsi la strada per un futuro da protagonista nella politica negli Stati Uniti, Henry è cresciuto con la consapevolezza di dover stare al suo posto e comportarsi sempre in modo conveniente per la corona. Ovviamente in Inghilterra c'è una regina anziana (ogni riferimento a persone realmente esistenti è puramente casuale), la nonna di Henry, ed una madre che vive nell'ombra della corona soprattutto dopo aver perso suo marito, il padre del Principe morto anni prima. In America la Presidente è una donna separata e convivente con un nuovo compagno, donna dal carattere forte e pronta ad affrontare una nuova campagna elettorale per la sua elezione, al secondo mandato (qui nessun riferimento a persone realmente esistenti). 

In questo contesto si inserisce la storia di due ragazzi che hanno occasione di conoscersi veramente, non più e non solo per via del gossip che leggono reciprocamente dai giornali, e questa loro conoscenza riserverà delle soprese a loro ma anche al mondo intero a dire il vero! Sono entrambi sotto ai riflettori costantemente: cosa potrebbe accadere se, per caso, la loro frequentazione diventasse particolarmente assidua, tanto da sfociare in un sentimento profondo?

E' facile immaginare che la situazione non sarebbe affatto facile.  Ed è proprio così.

Devo ammettere che non è un libro di un genere che prediligo ma avevo immaginato la tipologia di storia che avrei avuto tra le mani e mi sono posta alla lettura con leggerezza. 

Ho trovato leggerezza, ironia, sentimenti ma anche tematiche importanti: su tutto, la difficoltà di essere se stessi in un ambiente che ha già deciso come si dovrebbe essere, cosa sarebbe conveniente fare e cosa non fare. C'è anche dell'altro ma non mi va di spoilerare...

La storia è piuttosto prevedibile per quanto riguarda il rapporto tra i due ragazzi, facilmente immaginabile ciò che può capitare loro viste le rispettive famiglie d'appartenenza, alla loro privacy. La scrittura è scorrevole ma, secondo me, alcuni passaggi avrebbero potuto essere molto più snelli. In più parti ho trovato una storia troppo diluita con lungaggini che avrebbero potuto essere tranquillamente eliminate alleggerendo un po'... ad un certo punto mi sono annoiata, lo ammetto, nell'attesa di sviluppi che tardavano ad arrivare. Ho anche trovato un linguaggio un po' troppo scurrile: se, da una parte, ci può stare in quanto abbiamo a che fare con giovani di poco più di vent'anni, dall'altra anche questo avrebbe potuto essere un tantino alleggerito. 

Le scene di sesso ci sono o no? 

Ci sono, non sono descrizioni sgradevoli ma ammetto che è la parte che mi è piaciuta meno: è un problema mio nel senso che preferisco che, da questo punto di vista, venga lasciato maggiore spazio alla fantasia del lettore. Ripeto, è una mia predisposizione personale e sono certa che chi ama questo genere apprezzerà sicuramente più di me.

Tutto questo non vuol dire che sia un libro da bocciare. No, perché comunque è una storia di evasione, una sorta di fiaba moderna in chiave LGBT che scorre e propone un argomento delicato, come quello dell'omosessualità. Ho molto apprezzato il modo in cui tale tematica è stata proposta: con normalità (come  dovrebbe essere ma come non è così scontato che sia, soprattutto in certi ambienti), con serenità ma anche in modo estremamente reale con una reazione facilmente immaginabile da parte, in particolare, della corona inglese. Sarebbe stato inverosimile qualche cosa di diverso.

Ed ho apprezzato anche la caratterizzazione dei personaggi, in particolare Henry che mi è piaciuto particolarmente (e per il quale non nego che, complice anche il suo nome, non ho fatto fatica ad immaginare un volto pensando, stavolta sì, a persone realmente esistenti).

Non mi dilungo oltre per non togliere il gusto della lettura a chi volesse leggere una storia in cui la politica fa da sfondo ad una storia d'amore che, anche se ho fatto qualche appunto del tutto personale, trasmette emozioni.
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Rosso, bianco e sangue blu
Casey McQuiston
Hope editore
pag. 504
14.90 euro copertina flessibile - 4.99 Kindle

mercoledì 14 aprile 2021

Il Casolare Amaranto (A. L. Littero)

Può l'amore superare tutto? 

Me lo sono chiesta durante la lettura de Il Casolare Amaranto che nella prima parte mi ha fatto pensare ad una vera e propria favola d'amore. Pian piano mi sono resa conto di avere tra le mani, invece, una storia ben più complessa di una semplice storia d'amore.

Luckas e Clara sono i protagonisti: il loro è un incontro piuttosto sui generis. Uno scontro, più che altro, tra due personalità forti che ben presto, molto presto, li porterà l'uno nella vita dell'altro con una certa irruenza. E' un incontro maturato negli ambienti delle gallerie d'arte. Lui è un giornalista, lei è un'artista ma è anche la moglie di un uomo potente nel mondo delle opere d'arte. Ciò non rappresenta un ostacolo, sulle prime, visto che i due ben presto si trovano in una sintonia tale da far pensare a quella favola d'amore che ho avuto l'impressione di vivere assieme a loro.

Niente di più sbagliato e, onestamente, le sorprese che mi sono state riservate durante la lettura mi sono piaciute molto visto che non sono una grande amante dei romance sdolcinati e preferisco storie più avventurose. 

Quella raccontata da Anna Laura Littero è una storia d'amore, è vero, ma anche di bugie, di tradimenti, di allontanamenti e ritrovamenti, di fughe e violenza, di un'avventura che mai i protagonisti (lui in particolare) avrebbero potuto immaginare di vivere.

Ben descritti gli ambienti che fanno venire voglia di immergersi in quegli spazi nei quali i protagonisti si  muovono (la bella Italia ma anche splendida Grecia mi hanno fatto venire voglia di viaggiare, cosa che ci è preclusa da un po'). Ho molto gradito l'idea del Casale Amaranto: un'immagine richiamata alla perfezione dalla copertina e che mi è molto piaciuta. Azzeccata anche l'intuizione di inserire personaggi secondari che riportano a galla il passato dell'uno e dell'altro dando così spessore alla storia con un vissuto che ha le sue conseguenze anche nel presente.

Il Casale Amaranto è il libro d'esordio dell'autrice che definirei un romantic-thriller (ammesso che esista una definizione di questo tipo) ed è capace di emozionare anche grazie a quel pizzico di suspense che non ci sta affatto male. Mi sono imbattuta in diversi refusi, non posso negarlo, oppure si è trattato di precise scelte stilistiche che non mi sono piaciute del tutto. In caso di refusi mi auguro che nella versione cartacea (io ho letto l'ebook) siano stati corretti, nel caso di scelte stilistiche... bhè, io avrei scritto alcuni termini o articolato alcune frasi in altro modo ma non è affatto un problema, opinione personale che nulla toglie alla gradevolezza della lettura.

Trionferà l'amore? Oppure il corso degli eventi dividerà le strade dei protagonisti? 

Eh... non lo posso dire, altrimenti che gusto c'è?
***
Il Casolare Amaranto
Anna Laura Littero
190 pagine
13.00 euro copertina flessibile - 3.99 Kindle

lunedì 12 aprile 2021

La principessa si salva da sola (A. Lovelace)

Amanda Lovelace è una poetessa che ha catturato l'attenzione grazie ai social network. Ha messo nero su bianco frammenti della sua anima ed ha incuriosito l'editore americano di Rupi Kaur nonché di noti "Instapoets", i nuovi poeti che arrivano dalla rete.

Ed eccoli qui, i frammenti della sua anima.

Sono frammenti raccolti in un libro che porta alla luce un percorso di crescita personale e di consapevolezza di se', delle proprie potenzialità, della propria forza. Quella forza che non ha bisogno di nessun per emergere, come una principessa che realizza di poter diventare regina senza l'intervento di alcun principe azzurro. Bello, no?

Quello di Amanda è un invito a confidare nelle proprie capacità, a scoprire il propri talenti e a metterli a frutto seguendo un percorso che, seppur minato da dolori, perdite ed insuccessi, non si lasci in alcun modo portare in una diversa direzione da quella desiderata nel proprio intimo. 

E se nella prima parte del libro i suoi pensieri sono quelli di una bambina che è in perenne attesa del tanto declamato principe azzurro, pian piano le pagine appaiono intrise di difficoltà, disagio, di non accettazione, giudizi, fragilità. Tra le pagine si legge un percorso fatto di paure, delusioni ed anche di controsensi secondo il mio parare, soprattutto per quel che concerne il rapporto con sua madre. Un rapporto inizialmente conflittuale (ammetto che si tratta di una parte che mi ha toccata molto da vicino, avendo una figlia adolescente ed uno pre-adolescente) che sfocia, poi, nella profonda mancanza e nella malinconia. Poi il rapporto con l'amore, con chi tale amore incarnava o credeva di incarnare fino ad arrivare al riscatto che passa solo per l'accettazione e valorizzazione della propria persona, delle proprie capacità e caratteristiche come talenti da spendere senza se e senza ma, per conquistare il proprio posto del mondo.

Il messaggio è chiaro: non è facile ma è possibile. Non ci saranno principi azzurri a sguainare la spada lungo il cammino ma perché una donna dovrebbe avere bisogno di ciò per trovare la propria dimensione?

Nella parte finale del libro ho trovato un messaggio di speranza e parole motivazionali che trovo indispensabili per una generazione - gli adolescenti di oggi soprattutto... ma non solo per loro - sempre troppo chiusi in loro stessi e sempre più convinti che non ci sia una via d'uscita a quel malessere latente che una serie di situazioni e circostanze, oggi più che mai, hanno messo sul loro cammino.
***
La principessa si salva da sola
Amanda Lovelace
Sperling & Kupfer
195 pagine
14.25 copertina rigida - 9.99 Kindle

domenica 11 aprile 2021

La casa di Ade. Eroi dell'Olimpo. Vol. 4 (R. Riordan)

Li avevamo lasciati alle  prese con un'avventura tutt'altro che facile e li ritroviamo, l'uno accanto all'altra, nelle viscere del Tartaro pronti a portare a termine la loro impresa. Annabeth e Percy si trovano in un posto in cui mai nessuno vorrebbe trovarsi. Sono tra i morti, nella zona più profonda degli inferi dove dovrebbero - il condizionale è d'obbligo - restare confinati coloro che non sono più in vita. 

 

Dovrebbero.

Eh già, perché l'obiettivo di Gea, dea della terra, madre dei titani, dei giganti dei ciclopi e di mostri di ogni forma e dimensione è quello di far tornare i suoi figli tra i viventi per poter tornare a governare lei stessa!

Annabeth e Percy hanno il compito di chiudere, assieme agli altri loro compagni d'avventura che, però, si trovano dall'altra parte, a sigillare le Porte della Morte da cui Gea sta facendo tornare in vita il suo esercito di mostri. 

Jason, Leo, Piper, Haze e Nico devono fare la loro parte per aiutare Annabeth e Percy nell'impresa ma, come al solito, il tempo scorre velocemente e le difficoltà che incontrano sul loro cammino sono tante così come tanti sono i rischi connessi alla presenza di mostri al servizio di Gea.

Anche in questa missione i pericoli sono sempre dietro l'angolo per tutti e in più d'un caso si arriva a sfiorare la fine. L'autore oramai mi ha abitata a descrizioni minuziose in fatto di incontri-scontri ed ambientazioni fantastiche così come mi ha abituata a continui capovolgimenti di fronte.

Ciò che più mi piace di questa serie - e lo stesso posso dire della precedente - è che ognuno dei personaggi che Percy ha accanto ha una storia da raccontare e ad ogni capitolo si aggiungono dettagli che permettono di conoscere meglio i loro trascorsi ma anche il loro carattere, le loro caratteristiche, le loro fragilità.

Su tutto, domina l'amicizia che lega i vari personaggi. Ed è un'amicizia che ha per protagonisti anche dei personaggi secondari che, a rigor di logica, tutto dovrebbero essere meno che amici ma che - spesso a sorpresa - fanno il loro ingresso trionfale nelle more del racconto e cambiano le sorti dei nostri eroi.

Anche stavolta il finale è aperto, l'avventura non è finita e l'autore lo dice subito, prima ancora di iniziare con il primo capitolo quando si scusa per quello che definisce l'ultimo finale in sospeso, segno che stiamo per arrivare alla fine della serie. Io, intanto, mi sono procurata il volume successivo: quando un'avventura mi cattura non riesco a restare per molto tempo in sospeso, con un finale che invita ad andare avanti con la lettura.

Qualche tempo fa mi sono confrontata con altri lettori che hanno trovato ripetitive le storie narrate in serie troppo lunghe... bhè, in questo caso si parla sempre di missioni, di pericoli, di scontri ma ogni volta l'avventura è diversa, tanti - tantissimi - sono i personaggi che entrano in scena e io non mi sono mai annoiata tra queste pagine per cui per me il pericolo di ripetitività nella narrazione non si corre affatto. Poi, ovviamente, sono punti di vista e io rispetto anche quello altrui. Fatto sta che il volume 5, per quanto mi riguarda, è pronto sul comodino.

Anche in questo caso, come nei volumi precedenti, è presente un utilissimo glossario che consiglio di consultare ogni volta che si ha l'impressione di non riuscire a comprendere dei passaggi per via di termini desueti o, comunque, poco conosciuti.
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La casa di Ade. Eroi dell'Olimpo
Rick Riordan
Mondadori editore
574 pagine (copertina flessibile)
12.00 euro copertina flessibile, 17.00 euro copertina rigida, 6.99 Kindle