venerdì 15 ottobre 2021

SINcera (Fucina Okapi)

 

Senza ombra di dubbio originale. Un po' strano e particolare ma originale.
Originale la grafica, originale l'idea, originale la scrittura.

SINcera, senza cera (quando le imperfezioni delle statue di marmo erano corrette con la cera). Geniale l'idea di un titolo così come particolare è lo sviluppo della storia.

Una storia di riscatto e di miseria. Questo ho pensato. Il riscatto è quello che cercano gli dei dell'Olimpo che si sentono dimenticati dagli uomini sulla terra e cercano un modo per far valere la loro autorità e riconquistare, da parte loro, la stima perduta. La miseria è quella umana, quella che nasconde dietro ad un velo di bugie vite diverse, vite nelle quali la verità, quella pura, porterebbe verso direzioni inimmaginabili.

Nel momento in cui gli dei - oramai annoiati e senza potere, occupati solo a bisbocciare senza troppa soddisfazione lontani e dimenticati dal mondo umano - si rendono conto che è necessario fare qualcosa per cambiare questo stato di cose, l'idea arriva impietosa e devastante: costringere gli umani a momenti di verità assoluta. Per fare questo ognuno degli dei sceglie una play list che arriverà alle loro orecchie umane scompigliando le carte.

Zeus, Athena, Poseidon, Apollo, Ares, Demetra, Afrodite, Efesto, Dionisio, Hermes, Ade, Artemide, Hera: sette canzoni per ognuno, da spedire sulla terra. In diverse nazioni, ad umani di diversa età e di diversa estrazione sociale.

Cosa potrebbe accadere è presto detto visto che vengono proposte le immagini degli umani che ascoltano quelle melodie e si sentono spinte a comportarsi con sincerità. 

Il risultato non è sempre dei più entusiasmanti ma non era forse questo l'obiettivo? Quello di far emergere la vera natura dei rapporti umani per svelare, alla fine, il dominio degli dei e portare gli umani all'originale adorazione oramai perduta? 

Quando, però, la situazioni rischia di andare fuori controllo gli dei si rendono conto che non è possibile esercitare un potere se non si è capaci di controllarlo. 

E poi, le bugie - anche le più piccole, quelle dette per quieto vivere - non dilagano forse anche nell'Olimpo? Gli dei sono capaci di guardarsi allo specchio e mostrarsi senza maschera?

La lettura è scorrevole, strappa un sorriso ma fa anche riflettere. Mi è sembrato che si calcasse un po' la mano sull'aspetto sessuale legato alla noia degli dei, ripetendo troppo spesso questo aspetto tanto da arrivare a noia ma sono dettagli... Credo di poter dire che sia la particolarità dell'insieme che cattura e spiazza, anche.

Il finale? Bhè... da leggere senza escludere sorprese.

Consigliato a chi cerca una lettura originale, un po' strana, particolare sia come idea che come grafica e sviluppo.

Ps. particolare anche la formula scelta per la scrittura, quella di un collettivo.
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SINcera
Fucina Okapi
Sabireditore 
200 pagine
15.00 euro copertina flessibile

lunedì 11 ottobre 2021

Il mio cuore cattivo (W. Dorn)

Si può avere paura dei propri ricordi al punto tale da rimuoverli? 

Si può avere paura di quelle risposte che tanto si cercano ma che potrebbero sconvolgerci la vita?

Se lo chiedessimo a Doro, la protagonista del libro Il mio cuore cattivo di Wulf Dorn la risposta sarebbe sì e lei ne sarebbe la prova. Ha rimosso ricordi legati ad un trauma e la sua mente sembra volersi proteggere da quei ricordi stendendo uno spesso velo opaco su circostanze che, qualora riaffiorassero alla memoria, potrebbero dare delle risposte agli altri ma, soprattutto, a lei. A quella ragazzina che aveva in custodia suo fratello, quella sera. Quella ragazzina che lo ha trovato morto il mattino dopo. Morte per cause naturali, hanno detto a lei e ai suoi familiari. Ma è davvero così? Perché la sua mente ha relegato nei suoi recessi più profondi i ricordi di quella sera tanto da indurre la ragazzina a temere la verità e, soprattutto, a farle sentire un peso addosso che nessuno le attribuisce ma che lei sente tanto da toglierle la lucidità?

Dorothea, questo il suo nome di battesimo, lotta quotidianamente con sè stessa e con i pregiudizi di chi la crede pazza: perché lei vede suo fratello morto come se fosse vero ed è tormentata da quei ricordi che mancano. Niente e nessuno riesce a tirarla fuori da questa situazione. Dopo un periodo di terapia sembra aver trovato pace ma ben presto dovrà tornare a fare i conti con i suoi demoni, con i fantasmi che la tormentano e con qualcuno che le dice di essere finito nelle mani del demonio. 

È quando si trasferisce con sua madre in una nuova casa e incontra persone nuove che la situazione sembra precipitare e quell'equlibrio faticosamente raggiunto torna a sbriciolarsi tra le sue dita. Le visioni iniziano a moltiplicarsi e lei è convinta che quelle che vede non siano affatto persone morte. Una, in particolare, un ragazzo del posto: è convinta di essersi persa realmente dentro a quegli occhi neri e profondi come due pozze di petrolio, è certa di aver sentito il suo grido di aiuto così come è certa di non essere pazza ma, allo stesso tempo, di quanto sia difficile essere creduta.

Dorn imbastisce, ancora una volta, una storia che toglie il fiato. La ricerca della verità, il tentativo di sconfiggere le proprie paure, la voglia di liberarsi di un peso che la schiaccia ogni volta di più porteranno Dorotea anche a rischiare la vita per potersi riscattare davanti a sè stessa e davanti a tutti gli altri.

"Io non sono pazza". Se lo ripete in continuazione, Doro, e cerca anche di convincere le persone che ha attorno ma la sua appare una missione sempre più disperata davanti ad un muro di gomma che tende ad ispessirsi sempre di più.

La ragazza scoprirà che non si può dire di conoscere mai qualcuno fino in fondo. Non si conosce nemmeno sè stessi, a dire il vero, figuriamoci persone fondamentalmente estranee che, pur diventate amiche e aver condiviso qualcosa con lei, le mostrano solo ciò che ritengono opportuno mostrare...

Il percorso che seguirà per sconfiggere le sue paure, per trovare la sua pace sarà accidentato ed ad altissima tensione in un romanzo che riserva delle sorprese e mi ha tenuta sulle spine per diversi giorni. Il finale, a dire il vero, è un tantino prevedibile ed avevo immaginato qualcosina ma questo nulla toglie al fatto che sia stata una lettura scorrevole e coinvolgente.

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Il mio cuore cattivo
Wulf Dorn
Casa Editrice Tea
347 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 8.99 Kindle

sabato 9 ottobre 2021

Un'amicizia (S. Avallone)

...la verità è che il lutto per un'amicizia finita non si risolve. Non c'è modo di curarlo, rielaborarlo, chiudere e andare avanti. Rimane lì, piantato in gola, a metà tra il rancore e la nostalgia.

Non potrebbero essere più diverse Elisa e Beatrice. Fisicamente, caratterialmente, in fatto di scelte. Eppure la loro è una di quelle amicizie che sembrano destinate a durare per sempre tanto sono saldi i legami che si stringono giorno dopo giorno tra loro. Sono due solitudini che si incontrano: una frase sfruttatissima, questa, ma che calza a pennello nel caso di queste due amiche che diventano l'una la spalla dell'altra e che sanno di essere tali ritagliandosi ognuna un ruolo ed una posizione diversa in questa amicizia.

Ma non dura per sempre perché è con questa consapevolezza che si apre il libro. 

Il racconto parte da un presupposto di fondo: sono passati tredici anni da quando quel legame si è spezzato. Il lettore lo sa già, in partenza. Elisa e Beatrice non sono più due ragazzine ma due donne che non sanno più niente l'una dell'altra. O meglio... Beatrice non sa più niente di Elisa (questo è quanto l'autrice fa pensare ai lettori) perché quest'ultima, invece, sa bene che quella ragazza dalle grandi aspirazioni, così sicura di se' e pronta a mordere la vita è diventata un personaggio pubblico che appare sulle copertine delle riviste, che ha milioni di followers sui social e che racconta, ogni giorno, la sua vita a suon di scatti.

Il racconto di quell'amicizia è molto dettagliato ed intenso. L'autrice aiuta il lettore a conoscere due solitudini fornendo dettagli relativi a rapporti familiari, fragilità, aspirazioni, amori, passioni, legami più o meno forti e, ovviamente, descrive il percorso che le due ragazzine fanno prima avvicinandosi poi consolidando sempre di più un rapporto che dà la sensazione di togliere il fiato, in alcuni momenti. 

Dal punto di vista temporale siamo a cavallo di quella che sarà la rivoluzione legata alle nuove tecnologie ed anche questo, l'uso di internet, l'avvento delle chat, dei social avrà un ruolo fondamentale non solo nel rapporto d'amicizia tra le protagoniste ma complessivamente nella storia in quanto tale.

Siamo stati tutti adolescenti ed abbiamo vissuto, in modo più o meno intenso, rapporti d'amicizia che ci hanno permesso di ritrovarci in ciò che lega le due ragazze. I primi amori, le prime bravate, i sogni: chi non ha avuto un amico o un'amica con cui condividere tutto ciò? Poi il tempo ha fatto il suo corso ed a ripensarci oggi tante di quelle amicizie, anche le più speciali, sono finite e sono state archiviate per fare posto ad altro. Questa storia mi ha fatto pensare molto all'adolescente che sono stata, a come ho vissuto le mie, di amicizie, a quanto ho dato e quanto mi hanno dato, a cosa è rimasto. Alla luce della storia e delle riflessioni che questa lettura hanno alimentato non so dire se il finale mi sia piaciuto oppure no. Non so dire se mi aspettassi qualche cosa di diverso. O se fosse più giusto qualche cosa di diverso. Chissà dire, poi, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato in un rapporto a due? Quando si commettono errori... chi può dire chi si trova nel giusto e chi, invece, ha sbagliato?

Lo stile dell'autrice mi ha catturata e mi ha coinvolta. Cita molti testi della letteratura e mai a sproposito, mai in modo spocchioso. Ho molto apprezzato, nelle ultima pagine, un elenco di tutti questi titoli.

Il profili psicologici delle protagoniste (ma anche quelli di qualche personaggio secondario) sono molto accurati e ben resi grazie anche alla scelta di parole e frasi che arrivano dritte al cuore. Mi sono trovata tra le mani una storia intensa, complessa e che si chiude con un interrogativo che mi ronza ancora per la mente:

La vita ha davvero bisogno di essere raccontata, per esistere?

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Un'amicizia
Silvia Avallone
Rizzoli
444 pagine
19.00 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

mercoledì 6 ottobre 2021

Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (A. Manzini)

 

Io non amo i racconti e solitamente li evito. 

Mi piacciono le storie più strutturate, più approfondite e spesso i racconti mi lasciano addosso una sensazione di velocità, di sospeso.

Con Rocco Schiavone, alle prese con le sue cinque indagini precedenti al trasferimento in quel di Aosta (noto a tutti coloro che conoscono il personaggio) questa sensazione è stata un po' attutita dal fatto che, comunque, avessi familiarità con il protagonista avendo letto le altre sue avventure per cui tutto sommato mi sono adattata alla lettura.

Posto che i Sellerio mi piacciono come volumi da tenere tra le mani, da sfogliare e tenere comodamente in borsa per occupare ogni momento libero, in questo caso ho trovato cinque racconti pubblicati prima delle vicende che caratterizzano il Rocco Schiavone che Manzini ha presentato al pubblico. 

Che Rocco avesse una condotta un po' particolare chi conosce le sue avventure lo sa già.

Che è stato trasferito per punizione, anche questo chi lo conosce lo sa già. 

Che abbia delle abitudini molto particolari, ai limiti della legge (se non oltre tali limiti) assieme ai suoi amici di sempre, pure si sa.

Quello che non si sa è come ha vissuto il periodo precedente a quel fatidico trasferimento e come affrontasse, all'epoca, i vari casi che gli arrivavano tra le mani. Questo è quanto viene proposto nella raccolta di racconti delle cinque indagini di quando Rocco Schiavone lavorava nella Capitale.

Ne L'accattone Rocco è alle prese con la morte violenta di un uomo anziano che per campare accattava cibo e avanzi ai margini del mercato cittadino (dove è stato trovato cadavere) facendo concorrenza ad altri coetanei nella stessa condizione. A chi può aver pestato i piedi un uomo come lui?

Cambia il periodo ne Le ferie d'agosto quando un'auto piomba nel messo della filiale della Banca di Piazzale Anco Marzio di Ostia ferendo il cassiere e un paio di clienti che si stavano servendo agli sportelli. Niente è come sembra e l'arguzia, lo spirito d'osservazione di Schiavone porteranno a galla delle verità che esulano dalla rapina pura e semplice.

Arriviamo alla vigilia di Natale con Buon Natale, Rocco, quando due persone anziane vengono rinvenute prive di vita nel proprio appartamento. Anche nella triste storia dei coniugi Moresi emergono circostanze che portano a galla questioni di soldi ben diverse da quelle che inizialmente si vorrebbero far credere.

Ne La ruzzica de li porci, titolo che più degli altri rende l'ambientazione romana, ci si sposta in un locale mondano nel quartiere Testaccio di Roma. Perché quel cadavere si trova proprio in quel punto? Cosa può aver scatenato la ferocia della mano assassina?

L'ultimo racconto è quello che, secondo me, esula dalle caratteristiche di tutti gli altri. Il caso che alla fine Schiavone si trova per le mani, volente o nolente, non ha niente a che fare con i casi più canonici che lo vedono indagare su cadaveri e violenze varie. Questa volta ha a che fare con una violenza differente e la vicenda si svolge anche in un momento particolare della sua vita, proprio alla vigilia del fatidico trasferimento.

In tutti i racconti viene proposto il filo conduttore dei pensieri che non abbandonano mai Schiavone: il dialogo immaginario con la sua Marina è sempre struggente, soprattutto per chi avesse letto 7/7/2007 che è il libro più doloroso e straziante della serie proposta da Manzini al suo pubblico.

Complessivamente Schiavone non delude, il suo acume è sempre presente così come il suo essere un personaggio dalle caratteristiche contrastanti. La lettura, però, è scivolata via con più lentezza di quanto non sarebbe avvenuto se avessi avuto tra le mani cinque libri piuttosto che cinque racconti. La consapevolezza che le varie avventure sarebbero, per forza di cose, finite in fretta mi ha influenzata nel ritmo di lettura tanto che ho alternato un altro libro a questo per potermelo godere più a lungo.

Sono strana, lo so. Ma tant'è!
***
Cinque indagini romane per Rocco Schiavone
Antonio Manzini
Sellerio Editore Palermo
248 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

mercoledì 29 settembre 2021

La casa sul mare celeste (T.J. Klune)

 L'argomento non è dei più originali. 
Parlare di diversità, però, non è mai troppo per cui, anche se molto sfruttato, l'argomento portante permette di fermarsi a riflettere più e più volte su cosa voglia dire etichettare qualcuno, sottolineare determinati aspetti, categorizzare, isolare perché... diverso.

Nella storia raccontata da Klune che si abbia a che fare con persone particolari è chiaro fin dall'inizio quando si apprende che tipo di lavoro fa il protagonista, Linus. Si tratta di un assistente sociale che ha a che fare con bambini ed orfanotrofi, che deve fare delle valutazioni sulle condizioni in cui i bambini vengono trattati nelle rispettive strutture in cui sono ospitati e decidere se sono idonee per il loro benessere oppure no. Incarico molto delicato, a prescindere.

Quando arriva, per lui, un incarico di prestigio ma diverso dal solito sa che non sarà semplice. Nel momento in cui arriva a destinazione, presso la struttura che deve ispezionare ha la conferma che, per lui, niente sarà più come prima.

Sei bambini ed un uomo, Arthur Parnassus, che su di loro vigila: individui fuori dall'ordinario. Sono loro che cambieranno la vita di Linus che, ligio al dovere, è pronto a fare la sua parte nel modo più oggettivo possibile per ispezionare la struttura e fornire i dovuti resoconti ai suoi superiori.

Non sa cosa aspettarsi, a dire il vero, ma ciò che trova è di gran lunga oltre ogni sua immaginazine. Eh già, perché quei bambini sono speciali ma hanno pur sempre le loro curiosità, le loro paure, i loro sogni. Proprio come ogni bambino che si rispetti.
Una storia di accettazione, di condivisione e di diversità anche per un altro aspetto, non strettamente legato ai bambini protagonisti.

Ben scritto, capace di arrivare al cuore anche se con alcuni passaggi piuttosto scontati ma efficaci nel contesto della storia.

Un mese sull'isola sarà sufficiente a Linus per fare chiarezza prima di tutto tra i suoi pensieri? Come verrà accolto da quelle creature che, a prima vista, tanto tenere e innocenti non sembrano affatto? Cosa riserverà questa particolare missione?
La storia è tutta da leggere: è una storia in cui non mi piace pensare che sia la diversità la protagonista. Sono i bambini, i protagonisti, con il loro carattere, le loro fragilità, i segni che si portano dietro da un'infanzia poco fortunata e da una natura che non si sono certo scelti. Sono anche i pregiudizi, però, i protagonisti. Quelli che portano la gente dell'isola a temere ciò che non conosce, a puntare il dito contro chi considera "diverso".
 
Tra le pagine ho trovato tanta tenerezza. Mi sono pure commossa in più punti e mi sono fermata a riflettere anche grazie a discorsi che, seppur non del tutto originali, sono estremamente veritieri e toccanti.
Un storia d'amore. Di fantasia, perché i richiami fantasy sono evidenti, con situazioni estremizzate ma pur sempre una storia d'amore.

Ecco, viene narrata una storia d'amore intesta nella sua accezione più ampia. 
Trovo che sia un libro adatto a tutti. Può far pensare ad una storia per giovani lettori (forse per via della copertina così graziosa?) ma lo trovo adatto a tutti, forse più a lettori adulti non per come è scritto o per il contenuto (la diversità non spaventa i più giovani, secondo me... o, almeno, in misura minore di quanto non spaventi gli adulti) quanto per il messaggio che lancia e dovrebbe fare riflettere menti mature e ferme, purtroppo, sulle loro posizioni.
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La casa sul mare celeste
T.J. Klune
348 pagine
18.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

giovedì 23 settembre 2021

Preghiera di sangue (G. Radeva)

Una mano assassina colpisce lungo le strade bianche della Toscana. Una scia di sangue atterrisce e disorienta per la ferocia dei segni che lascia: corpi martoriati, grottesche rappresentazioni e la presenza, macabra e costante, di anguille accanto ai cadaveri. Il Pescatore, così viene chiamato l’omicida seriale che massacra senza nesso apparente, seppure con un evidente disegno che collega i diversi delitti. Come fermare la mente che uccide? Da dove partire per individuare la sua logica malata e spezzare questa catena mortale? Pochi sono gli elementi in mano agli uomini incaricati di investigare; ma un aiuto insperato arriva da lontano, capace di fornire una chiave di lettura, un’interpretazione: il libro dei segni per eccellenza, l’Apocalisse, la rivelazione, che può indicare la strada da percorrere per contrastare il disegno malato del killer, la sua distorta sequenza di messaggi. Ma non sarà una via semplice, le donne e gli uomini su cui grava questo incarico resteranno segnati in modo indelebile, persino negli affetti più profondi, dalle conseguenze di questa caccia. Sarà un percorso doloroso, in grado di scardinare certezze e intaccare convinzioni; e che porterà lontano, nel tempo e nello spazio, per poi scoprire che il Male ci ha sempre accompagnato, è sempre rimasto accanto a noi…

 Preghiera di sangue, letto in collaborazione con Thrillernord, ha richiesto più tempo del previsto. 

Tante, tantissime le informazioni che vanno metabolizzate per poter avere tutti gli elementi per proseguire la lettura con cognizione di causa. Non è un thriller da leggere di fretta, ogni elemento va assimilato soprattutto nella prima parte del libro quando si deve entrare nella storia.

La prima cosa in assoluto che ho pensato è stata il grande lavoro di ricerca e la profonda conoscenza delle scritture, dell’Apocalisse in particolare, che la stesura di un testo di questo tipo può aver richiesto. Perché al di là del thriller, del mistero attorno al colpevole di tanto efferati quanto scenografici omicidi che si ripetono secondo un ordine tutt’altro che casuale, la grande protagonista del romanzo è proprio l’Apocalisse.

Detto questo, sul fronte dell’indagine ho trovato una particolarità rispetto ad altri libri di questo genere: accanto al commissario Logrieco (di solito, la figura del commissario, intendo, è quella che la fa da padrona in storie di questo tipo) emerge quella del suo vice, Niccolò Rivera, tanto da pensare che il protagonista principale sia proprio lui. Lo fa non solo con il suo ruolo nelle indagini ma anche con una storia personale che in alcuni punti è stata arricchita di dettagli che secondo il mio parere non erano necessari se non per aggiungere qualche pagina in più al libro. I dettagli di una cena, ad esempio, a mio modo di vedere, possono essere risparmiati soprattutto se il grosso del racconto punta su aspetti che niente hanno a che vedere con ciò.

Emerge quasi con timidezza, all’inizio, ma via via assume un ruolo sempre più di primo piano con Logrieco che finisce nell’ombra per una serie di vicissitudini.

La narrazione è avvincente, i continui richiami all’Apocalisse coinvolgenti anche se in più punti avrei preferito che si evitassero troppi approfondimenti che, sempre secondo il mio parere, nulla hanno aggiunto alla storia. Una volta che il lettore comprende, assieme a chi sta investigando, qual è la logica seguita dal colpevole e come si muove, ho trovato delle descrizioni di troppo che hanno appesantito la storia.

Ovviamente la mia è un’opinione personale che nulla toglie al fatto che la struttura del romanzo sia ben costruita, l’intreccio ben studiato, i personaggi ben resi. Ho trovato solo qualche cosa di troppo che, se snellito, avrebbe reso la mia lettura decisamente più agevole.
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Preghiera di sangue
Guergana Radeva
IoScrittore editore
348 pagine
15.00 euro copertina flessibile, 3.99 Kindle

mercoledì 22 settembre 2021

Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Sono molto affezionata al commissario Ricciardi. È un personaggio che arriva al cuore con i suoi tormenti prima ancora che per il suo ruolo all'interno della società. Un personaggio che sa di non potersi permettere di condividere la propria vita con nessuno perché non vuole coinvolgere nessuno nella sua pena. Arriva un momento, però, in cui anche Ricciardi deve fare delle scelte e decidere se chiudersi definitivamente al mondo, rinunciando all'amore, o se accettare di condividere la sua pena con la persona che ama. La sola e l'unica alla quale tiene davvero. La sola e l'unica che è riuscita ad arrivare al suo cuore abbattendo quel muro che, per sua natura, Luigi Alfredo ha eretto nei confronti del mondo.

 Ecco dunque che il commissario è impegnato su più fronti anche in questo capitolo della serie: il fronte professionale, con la morte di un sacerdote alla quale venire a capo ma anche quello personale con un amore rispetto al quale decidere, una volta per tutte, cosa fare.

Le indagini, come di consueto, non sono semplici. Stavolta ci si muove nell'ambiente religioso ma, a differenza di quanto avvenuto in passato, quando doveva lavorare nella consapevolezza di non dover pestare i calli a persone importanti, stavolta sono i vertici dell'apparato religioso locale che chiedono di Ricciardi, affinché sia lui a fare chiarezza su quello che si presenta come un delitto inspiegabile. Un sacerdote amato da tutti, un uomo che si avvicinava alla figura di un santo, una persona buona, capace di prendersi cura degli altri ed anche abbastanza inserita negli ambienti giusti in quanto confessore di persone di spessore. Nessuno, proprio nessuno potrebbe avercela con lui al punto tale da togliergli la vita. Perché le indagini portano in quella direzione: è stato un omicidio. Ma per mano di chi?

Difficile trovare una risposta soprattutto quanto ogni elemento sembra descrivere la vittima come una persona che sarebbe impossibile odiare e nei confronti della quale nessuno potrebbe avere un motivo di acredine. Ricciardi, però, come d'abitudine, non si ferma alle apparenze e va a scavare nel passato del prete per arrivare a ritroso, fino a quando niente avrebbe fatto pensare che quel ragazzo sarebbe diventato chi è poi diventato da adulto. 

La strada verso la verità non sarà semplice e Ricciardi - Maione con lui - si renderà conto ancora una volta di quanto non ci si possa fidare di qualcuno in assoluto, nemmeno nel caso in cui tutto fa pensare di avere davanti una persona senza macchia. Maione pagherà a caro prezzo la fiducia riposta in una persona che riesce a depistarlo. Ricciardi si troverà davanti ad una verità che non piace a nessuno.

Nei precedenti libri della serie ha sempre dovuto fare i conti con la sua difficoltà di condividere il suo peso: un'anima che vede e sente le anime dei morti come una tortura quotidiana, una pena, un macigno che pesa sul suo cuore e della sua anima, come può condannare un'altra persona a condividere tale pena? Se lo chiede da sempre, Luigi Alfredo. E continua a farlo. Arriva il momento, però, in cui anche un peso così grande inizia ad essere troppo pesante per le sue spalle. Riuscirà a confessare il sue segreto? Il lettore resta legato al dubbio fino alla fine. Ho sofferto più del solito, stavolta. Ed ho sentito la necessità fisica di aiutare quell'uomo a fare la scelta giusta.
 
Come al solito De Giovanni colpisce nel segno ma sono triste... perché la storia di Ricciardi sta per finire e mi sto avvicinando pian piano (la lettura dei vari volumi l'ho portata avanti con calma, centellinando ogni pagina) alla fine.
***
Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi Editore
356 pagine
14.50 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

martedì 21 settembre 2021

Biancaneve nel Novecento (M. Oliva)

Due storie apparentemente lontane, nel tempo e nello spazio, ma più vicine di quanto non si possa immaginare.

Sono le storie di Bianca e di Lili, ognuna impegnata in un presente difficile e con il quale fare i conti.

Bianca è una bambina nata e cresciuta in una famiglia molto squilibrata. Adorata da suo padre un po' sognatore che purtroppo la lascia troppo presto, la piccina resta nelle grinfie di una madre che, ogni giorno di più, nella sua fantasia di bambina assomiglia alla matrigna cattiva di Biancaneve. Le violenze fisiche, i ceffoni, i capelli strappati a forza sono solo la punta di un iceberg che affonda le radici molto più lontano di quanto la bambina possa immaginare.

Lili è una donna che fa i conti con un passato vissuto nei bordelli di un lager: nei luoghi dell'orrore, dove la dignità umana è talmente volatile da non avere alcuna consistenza, dove la vita di un uomo, una donna o un bambino non ha alcun valore e dove le vie d'uscita sono tanto difficili quanto terribili, forse più della realtà consumata tra le sporche pareti di quei buchi in cui quelle che erano persone, e che non lo sono più, sono costrette a sopravvivere.

La vita di Bianca e quella di Lili non hanno alcun contatto. O sì? E se sì, quale? 

Me lo sono chiesta per un bel pezzo visto che per la prima parte del libro i due racconti sembravano scollegati l'uno dall'altro. Errore!

La storia è narrata dando corpo a personaggi che mi vien da dire "scheggiati". Sono personaggi che si portano addosso segni di cadute, di sofferenze, di difficoltà che arrivano fino alla radice della loro anima anche se apparentemente non sembra. La stessa matrigna cattiva svelerà le sue crepe, le sue cicatrici e agli occhi di quella bambina - diventata adulta - si aprirà un mondo che non avrebbe mai potuto immaginare.

Legami familiari, assenze, silenzi ma anche le violenze di un periodo storico che nessuno potrà mai cancellare, la solitudine che si può vivere tra le mura di una casa anche quando non si vive da soli, la gratuità di determinati rapporti interpersonali, l'intensità di determinati sentimenti... tanti gli aspetti che emergono in un libro che propone personaggi dalla personalità ben definita e segnati nel profondo (tutti, anche quelli negativi) da vicende che niente e nessuno è in grado di cancellare.
***
Biancaneve nel Novecento
Marilù Oliva
Solferino editore
343 pagine
19.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

mercoledì 15 settembre 2021

Neroinchiostro (S. Vallefuoco)

Ghibaudo è un vicebrigadiere del carabinieri senza nome. Non lo dice, il suo nome di battesimo lasciando intendere che sia ridicolo o impronunciabile. Lo svela solo sul finale e nessuno sa realmente come si chiami quell’uomo che si è trovato, da un giorno all’altro, ad indagare su un crimine nel quale si è imbattuto quasi per caso: l’omicidio di un collega dell’Arma in un luogo in cui si era recato a seguito di una denuncia per furto.



Nella Sardegna di fine secolo, nel 1899, il vicebrigadiere è al lavoro con una squadra di colleghi arrivati da diverse parti d’Italia e si trova a fare i conti con una terra che ha le sue regole, i suoi equilibri, le sue verità.

Verità scomode, come la vendetta che in quella terra viene consumata al di fuori delle aule giudiziare e senza mobilitare le forze dell’ordine o come la doppia faccia di chi la legge dovrebbe farla rispettare mentre, in pratica, fa tutt’altro.

Verità che aprono al futuro, come l’indagine scientifica che è alle porte e che porta cambiamenti radicali nel modo di valutare i casi che le forze dell’ordine hanno per le mani o come la voglia di emancipazione di una donna che ha le idee ben chiare di quale vuole che sia il suo posto nel mondo.

Le indagini non sono semplici perché quello che inizialmente stupisce tutti – la denuncia di un furto in una zona in cui solitamente di denunce ne arrivano poche – in realtà nasconde una situazione ben più complessa con indagini che portano in una direzione tutt’altro che chiara e che porterà alla luce situazioni inaspettate.

Molto interessante la scelta dell’autrice di approfondire i tratti di un periodo storico particolare, la vigilia del 1900 così come è interessante la reazione dei personaggi alle novità che il nuovo secolo porta inevitabilmente con sé.

L’autrice inserisce in modo intelligente e sottile tematiche che vanno oltre le indagini: la voglia di rompere gli schemi di un personaggio femminile che si dimostra caparbio e pronto a sfidare il destino pur di raggiungere il suo obiettivo, la difficoltà di un uomo di fare i conti con i suoi sentimenti e con le sue inclinazioni (inconfessabili, all’epoca) ma anche la solidarietà e la collaborazione tra uomini, prima che tra colleghi. Un bel mix che porta ad un finale inaspettato più per i risvolti relativi alla vita personale dei protagonisti che per l’epilogo delle indagini. Ghibaudo è un uomo che lascia trasparire anche il suo passato, oltre che il suo presente, e ciò gli attribuisce un peso “umano” particolare.

Singolare la scelta di svelare qualche piccola svolta tra le note, anch’esse da leggere. Preludio di un seguito?
***
Neroinchiostro
Sara Vallefuoco
Mondadori editore
304 pagine
17.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

lunedì 13 settembre 2021

Frequenze (A. Terzetti)

Quello di Alessandro Terzetti è un libro d'esordio che oserei definire destabilizzante. Toglie qualche certezza e destabilizza, questo è stato l'effetto che mi ha fatto. Perché alla luce della storia di Marco, il protagonista, la certezza che ogni azione sia guidata da una scelta esclusivamente umana vacilla. E fa riflettere.

Quante volte davanti a fatti di cronaca, a violenze inaudite, a situazioni inimmaginabili ma che, invece, sono fatti realmente accaduti, ci chiediamo come sia possibile arrivare a tanto? 

Marco una risposta riesce ad averla ed arriva ad essa seguendo un percorso terribile e che mai avrebbe immaginato di dover compiere.

 La sua è un'esistenza come tante. 

Un lavoro che non lo soddisfa più di tanto, una vita familiare segnata da una routine oramai consolidata, una moglie e due figli che chiedono e danno attenzioni come in ogni famiglia dovrebbe avvenire.

Una vita equilibrata, normale, senza grosse pretese e senza grossi scossoni. Tutto questo, però, fino a quando Marco non viene raggiunto da strani messaggi che lo portano ad indagare sul suo passato ed aprire una porta che mai avrebbe immaginato di dover aprire, mai avrebbe immaginato che esistesse.

Ecco, dunque, che Marco non solo viene catapultato nel mezzo di una incredibile storia di violenza consumatasi anni prima ma si trova a fare i conti con un presente che nasconde qualche cosa di terribile e gli riserva delle sorprese da cui vorrebbe tranquillamente fuggire.

Storia ben scritta e scorrevole - nonostante alcune sviste di carattere grammaticale del tutto trascurabili - il libro è un thriller che vira verso il noir passando per l'esoterico.

Può essere che a sconvolgergli la vita non sia stata una mano umana, come è arrivato a credere, ma qualche cosa di diverso ed incontrollabile? Il male può essere qualche cosa di diverso da scelte oggettivamente e coscientemente effettuate da una mano omicida? Cosa, o chi, può esserci sotto comportamenti tanto violenti e tanto efferati? 

La sua è una storia di fantasia che, però, fa riflettere e - questo è il punto - destabilizza perché rischia di mettere in discussione alcuni assunti dati per scontati ma che Marco, se potesse parlare, definirebbe in tanti modi tranne che come "scontati".
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Frequenze
Alessandro Terzetti
Porto Seguro editore
191 pagine
14.90 copertina flessibile 

mercoledì 8 settembre 2021

Dinosauri (G. Specioso)

Letto in riva al mare. Oggi, in un pomeriggio di sole che mi ha trasmesso un po' di nostalgia per l'estate che se ne sta andando.

Il libro Dinosauri di Giorgio Specioso mi aveva ingannato. Chissà perché avevo pensato - l'ho preso con uno scambio così, d'istinto, senza stare a guardare la trama - ad un libro per ragazzi. Poi la trama l'ho letta ed ho continuato a pensare che fosse un libro per ragazzi. Quando ne ho iniziato la lettura, però, dalle primissime pagine mi sono resa conto di aver preso un grosso abbaglio visto che le prime scene proposte sono quelle di sesso in ufficio, con il capo, per poter fare carriera.

No, non è un libro per ragazzi. Per niente. 

A dirla tutta non so come definirlo, questo libro. 

Un distopico? In parte... visto che ci si prepara alla fine del mondo, in un modo o nell'altro.

Fantascienza? Anche... non nel modo in cui si intende la fantascienza classica. 

Ma non è solo questo. Il termine che mi viene in mente per un genere che non esiste è un non-sense. Ho avuto l'impressione di avere tra le mani una storia senza senso nella quale si intrecciano vicende di vita quotidiana a ritmi di lavoro (non ho ben capito che tipo di lavoro fa il protagonista) che offuscano tutto il resto, a scene di pura pazzia con reazioni decisamente sopra le righe nel momento di una promozione ma, ancora di più, scene di pura follia quando ci si trova ad affrontare un'emergenza alla quale attrezzarsi per sopravvivere.

Sì, lo so, non è chiaro per niente ma è questo, un po', il leit motif del libro. 

Beniamino Bosco è il protagonista nonché voce narrante. Racconta di aver vissuto, in precedenza, una singolare situazione legata a quello che viene definito Evento Nebbioso: la comparsa di una nebbia fitta che ha lettarlmente aperto un buco nel passato facendo sprofondare il presente nei mitici anni Settanta. Il secondo Evento Nebbioso ha poi riportato il mondo ai normali equilibri ma ora si è alla vigilia di un terzo Evento Nebbioso che non si sa cosa porterà. 

Alla vigilia di tale evento, Bosco si manifesta come un uomo dedito al lavoro e al sesso sulle scrivanie o nei parcheggi non tanto per fare carriera (questa viene descritta come una prerogativa femminile... e qui avrei qualcosa da dire) quanto per divertirsi punto e fine. Si manifesta come un marito in crisi con sua moglie, come un padre distante e disinteressato. Quando l'Evento si manifesta qualche cosa in lui cambia. La Nebbia stavolta apre un varco verso la preistoria e - tutti ne sono certi - nessuno sopravvivrà. Bisogna mettersi in salvo. Come? Dove? A che prezzo?

In poco più di 200 pagine viene raccontato tutto questo. Io mi ero aspettata un mondo fatto di creature d'altri tempi, di scene di disperazione legate al ritorno dei dinosauri, alla distruzione legata al loro passaggio invece di queste creature si ha un'immagine molto sbiadita e che resta sul fondo. Il vero mostro è la paura, è la follia, la perdita di controllo che soprattutto nel finale crea situazioni a dir poco assurde.

Strano, il libro è decisamente strano e non sono nemmeno riuscita a comprendere il senso del finale. Come sempre dico, probabilmente è un mio limite. Se qualcun altro l'avesse letto e volesse aiutarmi a capire è il benvenuto tra i commenti.
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Dinosauri
Giorgio Specioso
Baldini&Castoldi editori
213 pagine
8.00 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

sabato 4 settembre 2021

Il danno (J. Hart)

Come nasce un'ossessione? Nel libro Il danno, Josephine Hart racconta una storia nella quale non si manifestano particolari meccanismi dai quali si scatena un'ossessione. Due anime si riconoscono all'istante, due corpi si cercano senza filtri e senza curarsi troppo di tutto ciò che c'è attorno.

 In una vita fatta di abitudini, di serenità conquistata senza troppa fatica, di equilibri oramai consolidati nel tempo, basta un piccolo elemento di novità a portare scompiglio anche se, sulle prime, nessuno se ne accorge tranne i protagonisti.

Stephen Fleming è un medico che si infila nella vita politica con un certo successo. Ha una vita familiare tranquilla con una moglie e due figli, un maschio ed una femmina, ha una casa accogliente e ben curata, una rispettabilità conquistata nel tempo.

Quando conosce Anna, la fidanza di suo figlio, di otto anni più grande di lui, tutti gli equilibri raggiunti nei suoi cinquant'anni di vita iniziano a vacillare: quella che nasce tra loro è una passione incontrollabile, che non ha niente a che fare con i sentimenti (anche se su questo andrebbero fatti i dovuti distinguo) ma che sfocia in incontri clandestini intensi ed appassionati a fronte dei quali avvengono incontri pubblici, in famiglia, nei quali i due debbono mantenere il loro rapporto su un piano del tutto diverso.

Ciò che mi ha maggiormente colpita di questa storia è lo stile asciutto utilizzato nel descrivere il rapporto tra i due. L'approccio iniziale è tanto intenso quanto distaccato. Non ci sono corteggiamenti, non ci sono dialoghi che non vadano oltre il momento della passione. Tutto è feroce, intenso, totalizzante tra i due, come se fosse qualche cosa di naturale, di irrinunciabile tanto da portare lui a valutare la possibilità di lasciare tutto per lei. Anna, però, non è del suo stesso avviso. Anna è una donna che ha subìto un danno nel profondo, qualche cosa si è spezzato in lei ed ora nei suoi comportamenti, nelle sue scelte si riflettono le conseguenze di quel danno.

A suo modo la donna lancia anche un avvertimento a Stephen nei primi capitoli del libro.

Ho subìto un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere.

Ed è quello che, di fatto, fa. Sopravvive senza porsi troppi interrogativi anche quando le cose precipitano. 

Ma non sono affatto propensa ad attribuire a lei la "colpa" - ammesso che di colpa si possa parlare - di un rapporto insano. Si è pur sempre in due quando si sceglie di stare insieme, in un modo o nell'altro per cui non sono affatto d'accordo nell'assegnare colpe. Uomo e donna sono partecipi alla pari di una scelta - quella che li porta a consumare momenti di passione fuori dall'ordinario - che li vede entrambi consapevoli. Punto.

In alcuni passaggi ho avuto l'impressione che la narrazione fosse un po' troppo frettolosa, come se l'autrice volesse far passare per normale e scontato ciò che, in realtà, non lo è per niente.

Anna è una figura enigmatica, una donna dalla personalità difficile da decifrare, dai comportamenti quasi meccanici e dai sentimenti manifestati in modo alquanto strano. A ben guardare non fa niente per attirare a sé quell'uomo. Non lo stuzzica. Non lo seduce. Si limita a guardarlo, a stringerli la mano quando gli viene presentata e da quel momento è un crescendo di pazzia, passione, felicità e disperazione che si consumano con un'intensità tali da fare male ma da lasciare anche una sensazione di vuoto e di pochezza. Niente oltre la passione. Niente oltre l'attimo vissuto alle spalle del mondo. Niente che non sia il soddisfare i propri istinti e le proprie necessità fisiche che, per lui, erano sopite da tempo.

Se mi è piaciuto? Mha... non mi ha lasciato molto, devo essere sincera. Il finale era facilmente immaginabile, difficile pensare che tutto potesse filare liscio come avevano immaginato.

E non mi permetto nemmeno di cadere in facili giudizi. L'aspetto morale della situazione non è contemplato affatto. Lei è la fidanzata del padre di lui ma, se non fosse per qualche scrupolo legato più che altro ad un transitorio senso di colpa da parte dell'uomo, il rapporto tra i due viene consumato senza dare spazio ad altro che non sia la passione per poi salutarsi come se niente fosse accaduto. Non è poi così impensabile una situazione del genere, no?

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Il danno
Josephine Hart
Feltrinelli Editore
168 pagine
3.90 copertina flessibile, 7.00 euro copertina rigida, 6.99 formato kindle

martedì 31 agosto 2021

La principessa sposa (W. Goldman)

 

Non è una classica storia d’amore anche se l’amore c’è.

Non è la classica avventura anche se l’avventura non manca.

Non è il classico mistero anche se qualche cosa di misterioso lo si legge tra le righe in più punti.

La Principessa Sposa è un esperimento narrativo molto singolare. Singolare, mi viene in mente questo aggettivo per descrivere il tutto.

Un uomo, padre di famiglia, alle prese con un figlio a cui intende regalare da tempo una copia di un libro che lui stesso ha amato: gli veniva letto da suo padre prima di dormire e raccontava una bellissima storia di principesse e cavalieri, di principi e regni, di buoni e di cattivi.

Quando, però, fatto il dono, si rende conto che suo figlio non ha il suo stesso entusiasmo e cerca di capire il perché si rende conto, leggendo il libro, che suo padre ne aveva modificato a suo tempo il contenuto tagliuzzando la trama qua e là e dando delle sferzate piuttosto originali agli eventi.

Le parti più pesanti e logorroiche erano state tagliate dal suo papà-lettore e, di fatto, la storia che lui credeva fosse contenuta in quel libro appare diversa da quella che realmente è.

Decide, così, di dare nuova vita a quella storia prendendosi la stessa libertà di suo padre ma non limitandosi a leggere a voce una storia diversa quanto a scriverla dando vita ad una nuova, originale stesura.

Ecco, dunque, la storia della Principessa Battercup che perde il suo grande amore  Westley ed accetta la corte del futuro Re non certo perché innamorata – e su questo è chiara fin dall’inizio – quanto per salvarsi la vita da morte certa.

- Hai due possibilità: sposarmi e diventare la donna più ricca e più potente nel raggio di mille miglia, regalare tacchini per Natale e darmi un figlio, o morire tra strazi e tormenti in un futuro molto prossimo. A te la scelta.
- Non ti amerò mai.
- Non saprei che farmene del tuo amore.
- Va bene, allora sposiamoci.

Semplice, no? E invece no! Perché dopo un rapimento e dopo aver fatto la conoscenza di pittoreschi personaggi la Principessa (ed anche il lettore) si rende conto che la situazione è un po’ più complicata del previsto.

Botte da orbi, sfide all’ultimo sangue, rapimenti e liberazioni vengono raccontate con dei paragrafi in grassetto nei quali è lo stesso autore che interviene per dare conto di un taglio di pagine e pagine laddove necessario. Lo stesso autore si fa protagonista dalla narrazione motivando in prima persona le sue scelte.

Non mancano le battute ironiche in bocca a personaggi alquanto singolari che danno vita ad una storia fantastica che non posso paragonare a nient’altro letto prima d’ora.

Se mi è piaciuto? Non del tutto, probabilmente perché mi ha spiazzata e mi ha presa in contropiede. Ed intendo tutta la struttura narrativa così come il finale. Si tratta di una lettura particolare, di un genere difficile da definire restando, comunque, nel fantastico.

Se lo consiglio? Bhè, sì a chi ama sperimentare e a chi ama lasciarsi stupire. 

No a lettori che amano restare negli schemi. Io l’ho letto ma, lo ammetto, non lo rileggerei.
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La principessa sposa
William Goldman
Marcos y Marcos
329 pagine
19.00 euro copertina flessibile, 11.99 Kindle

lunedì 30 agosto 2021

Non perdiamoci di vista (F. Bosco)

 La foto di copertina è quella di un falò sulla spiaggia ma la storia si avvia in inverno, nell'ultimo giorno di un anno che non ha riservato grosse sorprese per Benedetta costretta a suonare trombette e alzare in alto i calici con la compagnia di sempre, senza grossi scossoni.

Un altro anno scivola via per la compagnia di via Gonzaga: un gruppo di amici consolidatosi a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, ora quarantenni che hanno a che fare con figli difficili da gestire, situazioni amorose disastrose e la speranza di quella scossa che possa portare, per tutti, un vento di novità che tarda ad arrivare. La compagnia diventa quasi un ripiego e quell'entusiasmo che avrebbe acceso gli animi anni prima inizia ora a scemare. 

Non sono più ragazzini Benedetta, Antonella, Costanza, Letizia, Anita, Woody, Andrea anche se fanno finta di avere tutto il tempo del mondo davanti.

Benedetta si barcamena tra un ex marito con il quale gestire il ménage con i due figli - Vittoria e Francesco - un lavoro da fisioterapista, una madre che vive con lei e che ha sempre applicato la tecnica della disciplina di ferro in casa sua, fin da quando era bambina.

Non c'è un vero e proprio amore nella sua vita. O meglio, gli ingredienti per un amore ci sarebbero pure ma, in sostanza, è più una mancanza quella che avverte Benedetta dietro ai silenzi e alle assenze di un uomo che è stato il suo amore da adolescente e che ha ritrovato a distanza di anni, potenzialmente pronto a recuperare quel rapporto interrotto improvvisamente anni prima, con più entusiasmo di prima e con un sentimento più maturo. Questo è ciò che sembra.

La storia narrata da Federica Bosco è la somma di tante storie perché ogni personaggio ha un suo trascorso ed ha qualche cosa da dire. E forse è stato proprio questo che mi ha un tantino depistata perché quella che avevo immaginato come fulcro della storia - la storia d'amore tra Benedetta e il suo amore d'altri tempi - cede il passo in più punti ad altro scadendo più d'una volta sul banale e diventa uno dei tasselli delle vicende che si susseguono.

Devo ammettere che la lettura è andata avanti a rilento, mi sono distratta spesso trovando delle parti ripetitive e portate per le lunghe anche quando non sarebbe servito.

Interessanti gli argomenti trattati (l'amicizia, le aspettative, le ambizioni, la diversità, i rapporti tra ex coniugi e i riflessi che la separazione possono avere sui figli) ma toccando un po' di tutto, senza approfondire niente in particolare.

Una delle figure che ho apprezzato maggiormente è stata quella di Mattia, un giovane disabile che si riscatta agli occhi di un mondo troppo spesso tentato di considerare la disabilità come diversità, come un limite. Anche qui devo dire che è tutto molto soft e molto veloce, nella realtà le cose non sono così immediate così come nella realtà i tempi e i modi per affrontare situazioni di bullismo (altro argomento trattato) sono un tantino differenti. 

La lettura è piacevole ma, per me, un tantino dispersiva. Ovviamente è una opinione personale, magari mi aspettavo maggiore approfondimento su personalità che ben si sarebbero prestate a dire molto di più di quel poco che hanno detto.

Lettura d'intrattenimento senza troppe pretese. Trama un po' troppo dispersiva ma il messaggio arriva forte e chiaro: è necessario affrontare la vita di petto, perchè spesso la vita gioca qualche brutto scherzo e non lascia grossi margini per temporeggiare. Questo, almeno, è quello che ci ho letto io.
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Non perdiamoci di vista
Federica Bosco
Garzanti Editore
304 pagine
5.00 euro copertina flessibile, 12.00 euro copertina rigida, 9.99 kindle

sabato 28 agosto 2021

Tre gocce d'acqua (V. D'Urbano)

Un libro intenso che propone emozioni forti con uno stile che arriva dritto al lettore senza filtri. Lo stile di Valentina D'Urbano non mi è nuovo. Ho conosciuto l'autrice con Acquanera ed anche stavolta, come allora, affronta il tema dei legami tra le persone.

 Tra fratelli. O quasi.

Perché Pietro, Celeste e Nadir di fatto non sono fratelli.
Celeste e Pietro lo sono.
Pietro e Nadir lo sono.
Ma Celeste e Nadir non hanno legami di sangue.

Malgrado ciò tra loro si consolida, giorno dopo giorno, un legame talmente forte da fare male. Tutto ruota attorno alla figura di Pietro: quel ragazzino, prima, quel giovane, poi, che fa scelte importanti, definitive che lo porteranno lontano dai suoi affetti, fuori da quel legame a tre che non può non risentire della sua lontananza.

La loro storia è fatta di un presente doloroso e di un passato vissuto con intensità, tanto da creare un equilibrio a tre che tante volte ha vacillato ma mai è stato davvero minacciato da vicino fino a che... 

I tre protagonisti sono la prova vivente di quanto legami di sangue, quelli veri o quelli che diventano tali per una strana ed inspiegabile alchimia, battano tutti gli altri, sempre.  

Nella vita dei tre protagonisti si intrecciano vicende quotidiane e situazioni più grandi di loro: la malattia di Celeste, l'interesse di Pietro per la situazione sociale in Siria ed i suoi studi di politica, il comportamento quasi indecifrabile di Nadir. Il tutto, con personaggi ben delineati dal punto di vista psicologico, con una narrazione intensa, toccante, vera e capace di rendere alla perfezione le sensazioni, i momenti di debolezza, l'euforia di certi momenti narrati tra le pagine. E la sofferenza, la perdita, il distacco... Quello di Valentina D'Urbano è un romanzo coinvolgente e capace di indagare nell'animo umano in modo schietto ed efficace. Non si può non amare con loro, non soffrire con loro... 

Gli aspetti storici, sociali e politici legati alla scelta di Pietro non risultano invadenti rispetto alla storia principale e restano quasi sullo sfondo pur estendendo la propria ombra sulle vite di Celeste e Nadir, inevitabilmente.

Gran bel libro che indaga nell'animo umano, che porta a galla debolezze e punti di forza di un rapporto difficile da definire ma ben chiaro nella mente del lettore che non può - almeno per me è stato così - restare indifferente davanti alla storia di Pietro, Celeste e Nadir. 

I legami di sangue sono affilati, recidono qualsiasi altra cosa.

Mi sono commossa, in alcuni passaggi, mi sono innervosita in altri. Ho sofferto con loro, ho amato con loro. Bello, libro consigliato.
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Tre gocce d'acqua
Valentina D'Urbano
Mondadori Editore
372 pagine
19.00 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

venerdì 27 agosto 2021

Lo zio cadavere (I. Macpherson)

 

Una storia che ne contiene tante altre con un narratore che tenta rubare la scena al protagonista (che sembra, a sua volta, fare fatica a tenersi stretta questa prerogativa) e che sembra lasciare da parte la trama per raccontare ai lettori “altro” parlando in prima persona come se non stesse raccontando la storia di altri ma la propria: questo è quanto ho trovato nel libro Lo zio cadavere che mi ha lasciata decisamente interdetta.

Non mi aspettavo un libro di questo tipo, una storia che prende direzioni diverse da una riga all’altra, un protagonista che sembra perdersi in elucubrazioni mentali che, alla fine, hanno un loro senso, personaggi strampalati che gli gravitano attorno e che offrono dei dialoghi altrettanto strampalati e apparentemente senza senso.

Si tratta di un romanzo fuori da ogni canone letterario che io abbia fino ad ora incontrato.

Un giallo: sì ma anche di più.

Una commedia: sì, ma molto di più.

Una tragedia: sì, ma che viene narrata strappando anche un sorriso.

Devo ammettere di aver perso il filo del discorso più di una volta, di aver incontrato personaggi che mi sono sembrati caduti dal cielo e che mi hanno tirato per la giacchetta più volte, portandomi lungo un percorso che mi allontanava dalla storia principale per poi spingermi di nuovo dentro di essa.

O meglio, questa è la sensazione che ho avuto io. Ho anche avuto la sensazione di essere messa in un angolo, in diversi momenti, e di dover ricominciare a leggere da capo per via di quell’idea latente, ma costante, di aver perso qualche cosa per strada.

Poi è arrivato il colpo di scena e le strade che si sono prospettate davanti ai miei occhi di lettrice sono sembrate molte pur essendone una sola (e non certo quella immaginata). Ed è stata la sorpresa più grande ed inaspettata.

Devo dire che la casa editrice merita un plauso per la coraggiosa scelta di voler portare all’attenzione dei lettori italiani autori anglofoni che si esprimono in modo particolare e affatto scontato, decisamente fuori dalle righe come viene ampiamente dimostrato con questo romanzo che io ho avuto occasione di leggere grazie alla collaborazione in essere con Thrillernord. In questo caso la casa editrice ha puntato i riflettori su un romanzo difficile da classificare che oserei definire sperimentale.

Consigliato a chi ama le sorprese, a chi legge fuori dal gregge.
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Lo zio cadavere
Ian Macpherson
8tto Edizioni
288 pagine
18.00 euro copertina flessibile - 8.99 Kindle

martedì 24 agosto 2021

La festa dei limoni (M. Braico)

 Una storia raccontata con il cuore e con quell'ironia che rende più leggero un fardello per sua natura molto pesante.

È quella raccontata da Marco Braico nel libro La festa dei limoni. Una storia, la sua storia, che vede un uomo combattere con un mostro arrivato all'improvviso a sconvolgere i suoi piani e a consumarlo, giorno dopo giorno, senza alcuna clemenza. Quel mostro ha un nome ben preciso: Leucemia, con la lettera maiuscola, come lo stesso autore precisa, per rispetto nei suoi confronti. Un rispetto che non diventa mai, però, sottomissione. No, perché il protagonista, il professor Longo (professore di matematica e fisica al liceo) lotta con tutte le sue forze, per sè e per la sua famiglia, per quel figlio che lo segue da casa tenendo i conti dei suoi valori del sangue e quella moglie che si trova improvvisamente senza il suo compagno di vita con il quale sa di non poter combattere.

A motivare l'autore un doppio obiettivo, per sua stessa ammissione: cercare di raccogliere fondi con la vendita del libro per poter comprare attrezzature per l'ospedale in cui è stato curato ma anche dare una testimonianza di come ha vissuto la malattia in ospedale e lanciare un messaggio di speranza per l'epilogo che la malattia ha avuto.

Una prima osservazione: dalla copertina non si riesce a risalire in nessun modo al tipo di storia narrato. 

Accanto all'immagine si legge:

Un padre, un figlio. Ci sono legami che possono salvarti la vita.

Ammetto di aver pensato ad una storia diversa da quella che ho trovato tra le pagine. Non che mi sia dispiaciuto ciò che ho letto. No. Ma mi aspettavo una storia del tutto incentrata sul rapporto tra padre e figlio mentre a farla da padrone è il rapporto tra il protagonista e la malattia. In questo contesto si inserisce l'intuizione di suo figlio - dieci anni - che dimostra un grande spirito di osservazione ed una gran perspicacia nel suggerire delle considerazioni che saranno utili ai medici per comprendere qualche cosa in più in merito alla vicenda del professor Gabriele Longo.

Lo stile narrativo è molto scorrevole e capace di coinvolgere il lettore anche grazie a quella capacità di sdrammatizzare che il protagonista dimostra nel suo quotidiano. Pur essendo scritto da una mente matematica, il risultato raggiunge l'obiettivo: arrivare al lettore in modo semplice e diretto, senza eccessive pretese.

Gabriele è un uomo forte che non teme di mostrare, però, anche i suoi momenti di smarrimento, le sue debolezze, le sue paure. Perché nella lotta con la malattia non è possibile non avere paura: quello che può cambiare è l'atteggiamento con il quale si affronta la lotta e il nostro professore sa il fatto suo.

Tutti gli altri personaggi restano in secondo piano davanti alla lotta del professore con la malattia e all'ambiente ospedaliero. Resta in secondo piano sua moglie così come suo figlio che, pur avendo un ruolo importante nella vicenda, lascia spazio al vero protagonista della storia senza reclamare in alcun modo la luce dei riflettori. Entrambi, assieme all'ambiente scolastico e ai suoi studenti, sono la vera forza motrice che sta alla base dell'atteggiamento del professore: lotta per loro, prima che per sè stesso, senza tregua!

Mi sono piaciuti i richiami agli studenti, gli stralci delle loro lettere, dei loro pensieri, ulteriori motivi per amare la vita, quella che Gabriele vuole tenersi stretta.
***
La festa dei limoni
Marco Braico
Piemme editore
210 pagine
18.00 euro copertina flessibile - 8.99 ebook (dal sito della casa editrice)

lunedì 23 agosto 2021

Rovina e ascesa. GrishaVerse (L. Bardugo)

Appena ho letto il titolo del terzo volume della serie GrishaVerse ho pensato che non ci fosse niente da scoprire nella lettura della storia visto che sintetizzava alla perfezione ciò che sarebbe accaduto. Invece no. Perché se fino ad un certo punto gli sviluppi fanno pensare che possa realmente non esserci molto di più di un'intuizione legata al titolo devo ammettere che non mancano i colpi di scena che mi portano a dire che dei tre è questo il capitolo migliore.

Non mi vergogno a dire che mi sono emozionata con una storia fantasy per ragazzi.

In questo terzo capitolo della saga mi sono anche commossa davanti al sacrificio, ai legami spezzati o che avrebbero potuto essere tali, alla consapevolezza di dover rinunciare a qualche cosa per qualche cosa di più grande. 

Ancora una volta Alina si trova a scappare con molte cicatrici nell'anima, molte perdite che pesano sulla sua coscienza, molte minacce alle costole. 

Scappa non per vigliaccheria ma per riuscire ad organizzare al meglio l'attacco all'Oscuro che dovrà essere, questa volta, definitivo. Non vuole più essere in ostaggio della paura, del timore di fallire. Sa che è lei l'asso nella manica di un regno che trema ogni giorno di più sotto la minaccia di chi si serve di creature mostruose che arrivano dall'oscurità. Quella stessa oscurità che è fonte del suo potere.

In questo capitolo si svelano tanti segreti.

Si scopre chi è, davvero, quella creatura che si nutre di oscurità e che si serve dell'oscurità per tentare di conquistare il regno di Ravka.

Si scopre qualche cosa di più su Mal: quell'orfanello che, all'epoca, fu compagno di sventura di Alina e che le è cresciuto accanto, quel ragazzo impavido pronto a giurare fedeltà a quella giovane che è, da sempre, nel suo cuore ma che sa di non poter avere perchè destinata a qualche cosa di più grande.

Si scopre qualche cosa di più anche sul passato di Alina e su quei legami ai quali, fino a quel momento, non è stata capace di dare un nome o un perché. 

Pronta ad affrontare una nuova guerra, con un esercito sempre più sbrindellato ma fedele, Alina è consapevole di dover sacrificare ciò che ha di più caro per il bene e la pace del regno?

In un crescendo di sorprese, di segreti svelati, di misteri portati alla luce, di scontri sanguinosi, non mancano momenti di grande emozione così come non mancano risvolti importanti in una storia d'amore che non è affatto invadente rispetto alla narrazione principale ma che la qualifica e la impreziosisce. 
Se dovessi dire quale sia il mio personaggio preferito direi il principe di Ravka. Mi ha fatto tanta tenerezza quanto nel volume precedente mi aveva stupita per il suo coraggio e per le sue scelte. 
 
Non posso scendere nei dettagli della storia perchè rischierei di togliere il gusto della lettura chi non avesse ancora preso tra le mani il destino di Alina e dei suoi amici. Posso dire, però, che si tratta di una storia che mi ha catturata, che ho letto con impazienza di arrivare alla fine ed i cui personaggi mi mancano già. 
***
Rovina e ascesa. GrishaVerse
Leigh Bardugo
Mondadori editore
288 pagine  
18.90 copertina rigida - 9.99 Kindle