mercoledì 31 agosto 2022

Il colbacco di Sofia. Una nuova indagine per il commissario Ansaldi (F. Morlupi)

Il commissario Ansaldi con le sue fobie mi è simpatico. Questa volta, però, ho avuto l'impressione che le sue caratteristiche (l'ansia e la dipendenza dai farmaci) siano state tirate davvero fino all'estremo. In questo secondo volume della serie, in alcuni punti, Ansaldi mi ha anche un tantino irritata. 
 
L'indagine che hanno per le mani i cinque di Monteverde (tornati ad essere cinque dopo la perdita registrata nella precedente avventura) con l'arrivo di un nuovo elemento che scompiglia un po' le carte ma che, a ben guardare, nel gruppo ben ci sta.

Ho molto apprezzato l'introduzione iniziale che riassume quando avvenuto nel volume precedente per permettere sia agli smemorati di rammentare quanto letto in precedenza, che a quanti non avessero letto il primo volume di non perdersi e comprendere i legami tra i due casi.
Eh sì, perché l'indagine prende le mosse dalle avventure passate che, a quanto pare, non sono affatto un capitolo chiuso come si sarebbe potuto pensare.

Questa volta cambia lo scenario e l'indagine viene portata avanti tra Sofia e Roma ma resta sempre alta la violenza che viene perpetrata a danno di coloro che vengono scelti come bersagli di un odio e di una ferocia inimmaginabili da parte di fanatici che intendono ripulire il mondo, a modo loro ovviamente. Siamo davanti a dei fanatici se possibile ancora più fanatici di quelli conosciuti in precedenza. Questa volta mi è sembrato che i nostri amici di Monteverde fossero un po' troppo supereroi di quanto non si possa immaginare sulla base delle descrizioni che vengono date dei rispettivi personaggi: Ansaldi, in particolare, e la sua vice Loy, si trovano in situazioni in cui vanno oltre la soglia di resistenza se anche venisse amplificata al massimo... comunque, a parte questo, devo dire che l'inchiesta è ben strutturata. In alcuni passaggi ho avuto l'impressione che l'autore inserire situazioni non pertinenti ma alla fine ci si rende conto che ogni casella va al suo posto e nulla è inserito nella trama a caso.

Vengono raccontati particolari delle vite dei protagonisti che aiutano ad inquadrarli meglio, senza più sospesi soprattutto in merito a situazioni personali e questo l'ho gradito.

Quello che mi ha disturbata maggiormente, e non posso non dirlo, sono stati gli errori nei quali mi sono imbattuta nella mia versione scaricata in ebook con Kindle Unlimited. Voglio essere indulgente e pensare che le versioni successive alla mia siano state migliorate ma di errori ne ho incontrati davvero tanti e questo mi ha fatto storcere un po' il naso. Non me ne voglia un autore ma ho avuto l'impressione che fosse mancato un accettabile lavoro di editing.

Di Chiara che all'improvviso diventa Chiara (e ti chiedi: chi è 'sta Chiara?), i Ringo Boys che diventano Ringo Boy, oppure "Alerami volle essere certa riguarda i figli di Caldara", o ancora "scodinzolando la coda" che per me è una ripetizione perché scodinzolare è un verbo che vuol dire dimenare la coda. Ed altri ancora. Inizialmente non ci ho fatto troppo caso ma alla fine, uno dopo l'altro, sono stati errori che mi hanno disturbata un po'.

In ogni modo, ciò non mi impedirà di leggere anche il terzo volume della serie per capire stavolta dove verranno sballottati i nostri amici di Monteverde: c'è da aspettarsi un prosieguo dell'indagine con nuovi sviluppi perché sul finale... bhè, non dico altro.
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Il colbacco di Sofia. Una nuova indagine per il commissario Ansaldi
François Morlupi
Croce libreria editore
438 pagine
Kindle Unlimited

domenica 28 agosto 2022

Marina Bellezza (S. Avallone)

Una bellezza fuori dal comune e una scatola con dei sogni aperta già da tempo. Sogni che Marina intende realizzare senza dover chiedere niente a nessuno, puntando sulla sua straordinaria avvenenza, sulla sua bellissima voce e sulla sua tenacia. 

Qualche anno in più di lei e un amore sviscerato per la propria terra, quella in cui suo nonno ha vissuto lontano dal mondo in simbiosi con quei pascoli, quelle bestie, quel fienile... Un amore che oggi porta Andrea a fare una scelta drastica ma necessaria per lui e realizzare il suo, di sogno: diventare un margaro.

 

A Marina vanno strette le sue radici. 

Andrea vuole invece consolidarle e trovare un futuro proprio nei suoi luoghi d'origine. Sogni incompatibili, ambizioni incompatibili, scelte incompatibili. Eppure...

Marina ha una storia alle spalle. Andrea anche. E si amano. Si attraggono, poi si respingono, hanno ambizioni differenti e fanno scelte differenti, non si sopportano, a volte, si odiano, si allontanano ma sono sempre una certezza l'uno per l'altra, volenti o nolenti.

Silvia Avallone racconta in modo efficace la storia di due giovani in cerca di riscatto, ognuno a modo suo. Racconta anche la storia di una terra, il Biellese ed entrambe arrivano al lettore con efficacia.

Arrivano le sensazioni e le contraddizioni dei due ragazzi ma anche le contraddizioni di una terra che è ora (siamo negli anni '90) in decisa recessione dopo un periodo di crescita economica invidiabile. Una realtà che l'autrice conosce bene essendo originaria di Biella.

Sia Marina che Andrea sono personaggi ben definiti e descritti alla perfezione: avendo letto altro di questa autrice devo dire che la cosa non mi meraviglia ma nel complesso posso dire di aver avuto tra le mani un libro molto bello, al di sopra delle mie aspettative.

Quella narrata è una storia difficile. Perché difficili sono state le esistenze dei due ragazzi che hanno reagito ognuno a modo suo a situazioni familiari pesanti seppur per motivi diversi. Quello di Marina è un personaggio forte e insopportabile, all'apparenza, ma nasconde una fragilità a fior di pelle. Onestamente io ho amato maggiormente Andrea che si porta dietro il peso di un difficile rapporto con suo fratello e ed anche con i suoi, sempre pronti ad elogiare il primogenito Ermanno, lasciando in ombra (volenti o nolenti) il secondogenito senza rendersi conto di quanto questo potesse farlo soffrire, fin da piccino.

In alcuni momenti avrei voluto prendere a schiaffi Marina, abbracciare forte Andrea, scuoterli entrambi per farli ravvedere. Ma nei confronti di entrambi ho provato un debito d'affetto, quello che le rispettive famiglie hanno maturato nel tempo rispetto all'una e all'altro ed ho quasi avuto la sensazione che dovessi essere io a colmare queste lacune con la mia comprensione, offrendo loro una seconda possibilità.

Gran bella lettura, non recentissima, ma non è certo la data d'uscita che mi interessa. Ho preso il libro in biblioteca attirata dalla copertina e dal titolo che da tempo mi ronzava nella testa ma non sono andata a guardare la trama. L'ho preso sulla fiducia e l'istinto non mi ha tradita.

Consigliato anche se ho trovato i caratteri piuttosto piccoli. Avrei preferito qualche pagina in più ma un carattere leggermente più grande.

Ps. ho conosciuto l'autrice in occasione della presentazione del libro Un'amicizia nella mia città e devo dire che è vulcano... una donna davvero gradevole da ascoltare (oltre che da vedere e da leggere) capace di catturare il pubblico proprio come riesce a catturare i lettori con le sue storie.
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Marina Bellezza
Silvia Avallone
Rizzoli editore
509 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 18.50 copertina rigida, 7.99 Kindle

sabato 27 agosto 2022

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (M. Haddon)

Christopher non è un ragazzino come tutti gli altri. Non ama essere toccato, non ama gli oggetti gialli e marroni, è un fenomeno in matematica e riesce a memorizzare tutto ciò che gli accade riuscendo a cercare qualunque cosa nella memoria come se riavvolgesse un nastro prima di arrivare al punto che cerce (e che trova, se ha osservato quella situazione in precedenza con attenzione e con interesse).

Christopher vive con suo padre e sembra aver accettato con razionalità la morte della madre. 

Christopher è affetto dalla sindrome di Asperger che è una forma di autismo che lo porta ad avere un rapporto un tantino problematico con il mondo intero. I luoghi troppo affollati gli fanno paura, gli eccessivi rumori lo destabilizzano, non dice bugie e non accetta che gli si dicano bugie e quando ciò accade il mondo gli crolla addosso visto che perde fiducia nei confronti di, invece, lo ha tradito.

E se a tradirlo in questo modo è proprio suo padre, perché scopre che gli ha nascosto che la madre non solo no nè morta ma che li ha lasciati per andare a vivere a Londra con un altro uomo e che gli ha scritto lettere che non gli sono mai state recapitate... bhé, allora per Christopher crolla ogni certezza.

Ed inizia la vera avventura. Non quella che si è avviata con la morte di un cane trovato cadavere nel giardino vicino casa e sulla cui morte il ragazzino si mette ad indagare, ma quella che lo vede affrontare quel mondo che fino a quel momento gli ha sempre fatto tanta paura con i suoi eccessi, con i suoi suoni, i suoi colori, le sue incongruenze. 

A parlare in prima persona è proprio lui, Christopher, che racconta di come gli sia stato suggerito di mettere su carta i suoi pensieri a partire dal momento dell'avvio dell'indagine sulla morte del cane. Un racconto che, ben presto, diventa lo specchio della sua esistenza e dei suoi pensieri così razionali in alcuni momenti ma altrettanto incomprensibili in altri. La storia - che è scritta a modo suo, tanto che i suoi pensieri gettati sulle pagine in alcuni momenti sembrano destabilizzare il lettore tanto sono confusi, ripetitivi o eccessivamente razionali e descrittivi - fa riflettere su quanto possa essere difficile per un ragazzino con un problema di questo tipo relazionarsi con il mondo ma quanto potenziale possa avere, allo stesso tempo. E quanto può essere difficile per una famiglia fare i conti con un problema di questo tipo. Non è affatto facile arginare le cristi di Christopher o seguirlo nei suoi ragionamenti, o accettare i suoi momenti di rabbia e di violenza come forma di difesa nei confronti di una minaccia che la sua mente vede troppo grande per poter essere affrontata in altro modo. 

Tutto questo mi ha fatto riflettere. L'autore è stato molto abile a scrivere la storia dando corpo ai pensieri di un ragazzino con un problema di questo tipo ma non posso perdonargli (a lui o a chi ha tradotto il testo? Onestamente non saprei) di avermi costretta a leggere una bestemmia grossa come una casa tra le righe in un momento di rabbia del padre. 

Tutto posso accettare, in un libro, ma non questo. Credo che ne vada del rispetto delle persone che non possono essere costrette a leggere una frase così pesante (parlo da credente e mi ha dato davvero molto fastidio) e ciò mi ha disturbata ancora di più pensando che si tratta di una lettura consigliata alla classe di mio figlio (che a settembre frequenterà la II liceo). Non è accettabile una cosa del genere: ci sarebbero tanti modi per rendere alla perfezione un momento di nervosismo. Non questo, però. Sono contenta che mio figlio non abbia scelto questa come lettura estiva ma abbia preferito altro e mi spiace per quei suoi compagni di classe che, invece, sono stati costretti a subire parole tanto irrispettose. 
Delusione assoluta per questo!
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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Mark Haddon
Einaudi editore
248 pagine
16.00 euro copertina rigida - 12.00 euro copertina flessibile - 6.99 Kindle

venerdì 26 agosto 2022

Creature luminose (S. Van Pelt)

Il titolo è particolare ma non originale, a quanto pare, visto che esiste un altro libro dal titolo identico ma dalla trama decisamente diversa.

Creature luminose, questo Creature luminose, offre al lettore la storia di una particolare amicizia, quella tra la settantenne Tova, che lavora come donna delle pulizie in un acquario, e Marcellus, un polpo gigante del Pacifico che in quell’acquario sta vivendo il suo ultimo periodo di vita dopo essere stato “salvato”… ma su questo potremmo discutere a lungo.

Marcellus è intelligentissimo, attento, capace non solo di comprendere gli umani ma di rendersi utile affinché quegli stessi umani – Tova in particolare, la sua amica – aprano gli occhi rispetto a situazioni chiare e limpide ai suoi occhi ma non ai loro.

E’ un grande osservatore e, nel silenzio della sua esistenza, dimostra di essere capace di influenzare - ovviamente in modo discreto - quella altrui. Se ne rende conto Tova che con lui si sente libera di parlare, di confidarsi, certa di essere ascoltata forse dall’unico essere vivente disposto a farlo. Perché se è vero che frequenta un manipolo di amiche pronte a tutto per lei, è pur vero che è una persona sola e che con loro non si sente libera di aprirsi come fa, invece, con lui. Di tutto ciò è perfettamente consapevole tanto da fare scelte che poggiano le loro basi proprio su tale consapevolezza.

Tova è un personaggio molto intenso: una donna anziana che non si è mai rassegnata alla perdita del suo unico figlio, la cui scomparsa è stata tacitata come ipotetico suicidio a cui lei non crede e non crederà mai. Il corpo di quel ragazzo non è mai stato trovato e la sua speranza di avere una risposta su quanto accaduto motiva le sue giornate.

Un personaggio che ho amato per un sacco di motivi, Tova. Per la sua fragilità ma anche per la sua forza, per la sua consapevolezza e il suo coraggio. Un personaggio descritto alla perfezione, capace di emozionare, di arrivare dritto al cuore con il suo modo di fare e con il suo modo di essere. Quel suo porsi con delicatezza anche nei momenti più duri del racconto, anche quando si trova a fare delle scelte difficili, quel suo esserci sempre ma in punta di piedi: questo è ciò che mi ha più colpita di Tova, personaggio che ho visto come una donna che sa di avere poco tempo a sua disposizione ma non per questo rinuncia a cercare le risposte che sente di dovere a se stessa e non solo.

Poi c’è lui, Marcellus. Le sue incursioni tra le pagine si fanno attendere con una certa ansia così come le sue fughe dalla vasca in cui vive mettono addosso una certa ansia soprattutto alla luce della sua, di consapevolezza, di avere sempre meno tempo a disposizione e che il suo tempo sta per scadere. Questo non gli impedisce, però, di fare ciò che ritiene giusto. Fosse anche l’ultima cosa da fare nella sua breve esistenza.

In questo rapporto a due arriva a scompigliare le carte un giovane che si capisce ben presto che ruolo possa avere nella storia. O meglio… sulle prime mi sono chiesta ce c’entrasse lui in questo contesto ma piano piano è stato chiaro che ruolo potesse avere nella storia e nella vita di Tova.

Finale un tantino prevedibile ma tutto sommato giusto, racconto tenero e capace di trasmettere emozioni. Fino all’ultima pagina.

Bel libro. Letto con piacere. L'ho preso in ebook convinta che l'avrei letto in spiaggia, magari facendo la mia quotidiana camminata in acqua (bassa) ma che alla fine ho letto quasi tutto a casa per causa di forza maggiore. Vabbè!

Lettura che consiglio: una carezza leggera e una piacevole emozione.
***
Creature luminose
Shelby Van Pelt
Mondadori editore
pag. 396
22.00 euro copertina flessibile, 11.99 Kindle

giovedì 25 agosto 2022

Otto milioni di dei (D. B. Gil)

Una storia lunga e articolata che, secondo il mio parere, non è alla portata di tutti.

Quella narrata nel libro Otto milioni di dei, letto in collaborazione con Thrillernord, non è l’indagine che ci si aspetta, pur essendo incentrata su misteriosi morti rispetto alle quali lo studioso e traduttore Martín Ayala viene incaricato di indagare. Basti pensare che al 70% della lettura le indagini sono ancora al punto di partenza, senza nessuno sviluppo e passate decisamente in secondo piano rispetto alla storia del Giappone dell’epoca. Secondo il mio parere è proprio lui il protagonista della storia: il Giappone medievale con i suoi misteri, le sue violenze, i suoi intrighi. Tra cospirazioni, bugie e tradimenti quella che viene raccontata non è un’indagine su quei morti ma è la storia dell’epoca ricca di avventure e che, come lo stesso protagonista ammette ad un certo punto “…avrebbero fatto impazzire una mente estranea a quel mondo di ombre”. Per me è stata proprio così. Non ho confidenza con il mondo orientale, tantomeno quello medievale per cui mi sono trovata un po’ in difficoltà rispetto a tanti nomi e riferimenti ai quali ho fatto fatica a dare un significato.

Aiuta molto l’indice dei personaggi e delle alleanze che è riportato all’inizio del libro e ringrazio l’autore per questo: se fossero mancate quelle note, così come le altre innumerevoli sparse tra le pagine, credo proprio che avrei gettato la spugna.

A parte la mia difficoltà personale posso dire che il libro è frutto di un gran lavoro di ricerca storica e una grande conoscenza dell’argomento che non possono essere negati. Le descrizioni, con innumerevoli particolari, rendono benissimo gli ambienti e le scene proposte con, in primis, i duelli che si incontrano lungo il cammino.

Vengono narrate tante storie nella storia, alcune delle quali sembrano apparentemente legate dal resto ma che, nelle more del racconto, mostrano tutta la loro importanza, la loro incidenza a più livelli.

È un libro impegnativo, molto. È una storia ricca e coinvolgente che, a tratti, può però far perdere il filo.

Il finale… ammetto che, vista la mole dell’avventura che ha portato il protagonista a vivere così tante peripezie, mi ha lasciata un po’ interdetta perché mi aspettavo qualche cosa di diverso ma credo che sia perfettamente in linea con ciò che accadeva in un’epoca in cui non si andava troppo per il sottile soprattutto quando c’erano delle verità scomode da difendere.

Molto affascinante la figura non di un personaggio ma di un oggetto: Filo di Vento. È un’arma che racchiude in se una filosofia di vita, il segno di un’epoca. Molto suggestivo l’uso che l’autore ne fa così come intensa è la devozione che il cavaliere che ne è in possesso manifesta nei suoi confronti e in ciò che rappresenta.

Consigliato a lettori attenti che amino i romanzi storici ed il Giappone ma anche a chi volesse avvicinarsi a questa cultura partendo dai tempi che furono. Non adatto a lettori distratti pena… perdersi nei meandri delle tante storie raccontate.
***
Otto milioni di dei
David B. Gil
Piemme
696 pag.
19.90 copertina rigida - 10.99 Kindle

martedì 23 agosto 2022

La modella di Klimt (G. Dadati)

La modella di Klimt racconta una storia che resta  tuttora avvolta nel mistero. È la storia di uno dei capolavori di Gustav Klimt: Ritratto di signora. Un racconto che va a ritroso, tornando ad inizio secolo per offrire ai lettori una personale chiave di lettura dei tanti misteri che sono collegati a quell’opera.

Sarà andata davvero così? 

Magari quanto raccontato da Dadati non sarà la verità assoluta ma mi piace pensare che sia una delle tante possibili.

Un dato è certo: la stessa donna è stata dipinte due volte dall’artista. Ma chi è quella donna? Da dove arriva il suo sguardo indagatore, quegli occhi chiari che sembrano indagare nel profondo l’anima di chi li incontra?

La storia ha inizio a Vienna nel 1910 e l’autore offre anche un profilo preciso della città dell’epoca trasmettendone le suggestioni al lettore. Piano piano la storia arriva a Piacenza, in un piccolo museo nel centro della città.

Il libro non è una biografia dell’artista. Chi si aspetta questo sbaglia lettura. Totalmente. A dire il vero è come se Klimt restasse in secondo piano rispetto alla sua opera. Di lui viene detto poco anche se il ritratto che l’autore ne fa è molto inteso e capace di emozionare. Vengono date le informazioni essenziali su di lui e il resto della scena è rubato dalla storia di quegli occhi chiari e del mistero legato poi a quel quadro, fino ad arrivare ai giorni nostri. Viene narrata una storia di vite sfortunate legate a quegli occhi: occhi di una modella per caso, di una ragazza semplice ed enigmatica. Anna, questo è il nome di quella giovane, non è una modella di professione ma lavora in un’azienda tessile per aiutare in famiglia, rimasta sola con suo padre e suo fratello dopo la morte della madre. Quel volto trasmette quella genuinità e quell’ingenuità che in nessuna modella di professione Klimt avrebbe mai potuto trovare.

Nasce come ritratto di una signora con cappello e sciarpa per diventare poi, nella reinterpretazione successiva, una ragazza meno impostata, strappata dal quotidiano e fissata senza orpelli su quella tela che vivrà tante avventure e, in un modo o nell’altro, influenzerà tante vite.

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La modella di Klimt. La vera storia del capolavoro ritrovato
Gabriele Dadati
Baldini+Castoldi
224 pagine
17.00 euro coprtina flessibile, 9.99 Klimt

mercoledì 17 agosto 2022

Se prima eravamo in due (F. Brizzi)

Se prima eravamo in due avevamo una vita tranquilla... ma mancava qualcosa. Quando, poi, siamo diventati in tre... bhè... è qui che si inserisce il racconto di Brizzi che potrebbe essere un diario (o qualche cosa di simile) di qualsiasi genitore che vede cambiare la propria vita e la vita di coppia com'è normale che sia, quando arriva un figlio.

 

Una figlia, nel caso specifico. 

Si tratta di un libro molto breve, che si legge in poche ore. Se fossi una lettrice che classifica i libri da ombrellone (e non lo sono, perché io sotto l'ombrellone leggo di tutto) sarebbe una classica lettura da ombrellone.

Maneggevole come formato, non troppo pesante (le pagine sono poco più di cento) e non è dunque un gran sacrificio infilarlo nella borsa del mare. Quanto al contenuto, però, devo dire che non sapevo cosa aspettarmi e non ho trovato niente di così originale se non fosse che non è un romanzo inventato ma una vera esperienza di vita vissuta.

Ho trovato un racconto piuttosto scorrevole, quello di un padre che già dalle prime pagine ammette che il ruolo dei due genitori non è sullo stesso piano al cospetto di un figlio... e conclude il racconto della gravidanza e del primo anno di vita di sua figlia con una lettera indirizzata a lei nella quale chiede e si chiede se è stato o meno un buon padre. La parte più tenera e, forse, la più interessante, è proprio quella finale secondo il mio parere, concentrata in poche pagine. 

Devo ammettere che non è una lettura che mi ha lasciato molto se non la voglia di ascoltare il punto di vista di mio marito sul suo essere padre, su come è cambiata per lui la vita e come ha vissuto questa nuova situazione che è arrivata, per lui, quasi 17 anni fa.

Non è un libro che rileggerei e che trovo più ad uso esclusivo della figlia della coppia (che poi nel tempo è pure scoppiata, a dire la verità) che di lettori che cerchino emozioni. Non me ne voglia l'autore... ma se non ci fosse stata la parte finale forse non mi sarebbe rimasto nulla di questo librettino. Quello che devo ammettere, però, è che questa lettura mi ha fatto riflettere su quanto poco si dia spazio - nei libri ma anche nella vita - al punto di vista dei padri... questo sì, mi ha fatto pensare.
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Se prima eravamo in due
Fausto Brizzi
Einaudi editore
120 pagine
13.00 euro copertina flessibile, 6.99 Kindle

martedì 9 agosto 2022

Domani e per sempre (E. Meta)

 Doloroso. Un libro che non ti aspetti. Una scrittura fluida ed efficace per una storia che, seppur romanzata, mette nero su bianco il dolore di un popolo, in un'epoca non così lontana da noi.

Quando mi madre mi ha chiesto di comprarle il libro di Ermal Meta ammetto di non avergli dato troppa fiducia. Mi sbagliavo e di grosso. Non solo è scritto molto bene ma la storia proposta arriva al cuore fino a graffiare l'anima.

Quella proposta è la storia di un popolo sopravvissuto ad eventi terribile. La storia di uomini e donne che hanno sofferto, hanno creduto che si potesse fare qualcosa per conquistare la libertà, hanno sopportato, sono morti.

Tutti i personaggi che entrano in scena sono inventati ma ispirati, per stessa ammissione dell'autore, a persone che ha incontrato, delle quali ha conosciuto le storie. Per non perdere la memoria di ciò che è stato. Per non dimenticare.

In un periodo storico e in una società nei quali il mondo occidentale viene demonizzato, c'è chi quel mondo lo sogna, lo cerca, lo conquista. Quel lavaggio del cervello effettuato su un popolo che ha imparato a dare la colpa di tutto al capitalismo è sopravvissuto a lungo. 

Raccontando la storia di Kajan Ermal Meta racconta le sofferenze di un popolo nell'Europa segnata dalla seconda guerra mondiale quando l'Albania subisce l'occupazione tedesca. Kajan all'inizio della storia ha sette anni, è l'inverno del 1943. Comprende solo in parte ciò che gli sta accadendo attorno: sta crescendo con suo nonno perché i suoi genitori, partigiani, sono lontani a combattere sulle montagne contro i nazisti. La guerra finisce e i sogni sembrano avverarsi. Kajan non sa, però, che la sua vita sarà una continua (e non sempre positiva) sorpresa, con tante perdite, tanta sofferenza, tante occasioni che sembrano però avere tutte le stesso epilogo. Ad un certo punto della sua vita si troverà a subire vicende che mai avrebbe immaginato e la sua esistenza vivrà non una ma più svolte in direzioni inimmaginabili.

In quello che è stato definito come uno straordinario romanzo di formazione, Ermal Meta racconta la sua terra in un periodo storico particolare, quando la popolazione era piegata sotto il peso della più feroce delle dittature comuniste mai esistite, quella applicata da  Enver Hoxha.

Devo ammettere che prima di questa lettura conoscevo davvero poco di quegli anni, di quel popolo. Ed ho sofferto. Ho sofferto terribilmente nel pensare che quanto letto tra quelle pagine, seppur romanzato, potesse anche solo minimamente essere fedele ad una realtà dolorosa, terribile.

Quello che viene narrato è il racconto di una vita fatta di allontanamenti e riavvicinamenti, di dolore fisico e non solo, di violenza ma anche di speranza. Quella che anche nei momenti di sconforto manda la sua fioca luce dal profondo dell'anima di un giovane, prima, uomo adulto poi, che vive un'avventura lunga una vita, capace di tenere il lettore sulle spine fino alla fine.

La libertà, per me, aveva l'aspetto di quelle poche cosa per cui non bisognava chiedere il permesso. Per tutto il resto serviva l'autorizzazione del partito, persino per l'amore. Chissà che aspetto ha la libertà qui.
Positiva sorpresa, consiglio questo libro a chi non abbia paura di soffrire davanti a violenze inaudite, ad esistenze piegate che, però, non si spezzano. A chi non abbia paura di soffrire davanti a scelte inaccettabili...
Gran bel libro. Complimenti all'autore con il quale mi scuso per essermi lasciata prendere la mano dal fatto di avere a che fare con un personaggio dello spettacolo a cui, come dicevo sopra, non davo molta fiducia. Mi sbagliavo. Non faccio fatica ad ammetterlo.
***
Domani e per sempre
Ermal Meta
La nave di Teseo
546 pagine
20.00 euro copertina flessibile, 11.99 Kindle

domenica 7 agosto 2022

Un volo per Sara (M. De Giovanni)

 

Torna la donna invisibile, Sara Morozzi, frutto della penna e della fantasia di Maurizio De Giovanni che ha imbastito la trama di una nuova avventura dell’ultimo dei suoi personaggi seriali.

Questa volta Sara, Viola (che collabora con piacere con la madre del suo defunto fidanzato, padre del suo bambino, seppur in via ufficiosa) e l’ispettore Davide Pardo sono chiamati ad investigare su una vicenda che li catapulta indietro nel tempo. Un viaggio a ritroso che, per Sara in particolare, vuol dire rivivere un periodo della sua vita che è rimasto segnato a caratteri di fuoco nella sua anima.

Ecco, dunque, che l’indagine sullo schianto di un piccolo aeroplano turistico diretto in Sardegna (a seguito del quale non ci saranno superstiti) porta Sara ad ipotizzare legami con vicende passate ma mai dimenticate. Entra in gioco uno dei personaggi più riusciti, secondo il mio parere, accanto a Sara: Andrea Catapano ex collaboratore della vecchia squadra, l’Unità di intercettazioni e ascolto dei Servizi, oramai in pensione che, avendo perso quasi del tutto la vista, ha imparato a sopperire a tale mancanza affidando l’udito: la sua capacità di ascoltare con più attenzione degli altri e sentire laddove sembra non esserci niente di interessante, sarà fondamentale per aprire uno spiraglio che porterà l’indagine per l’incidente dell’aeroplano su binari ben precisi.

A mio giudizio quello di Andrea è un personaggio molto ben riuscito tra i personaggi secondari, ancora meglio di Teresa, ex collega di Sara e sua compagna in mille avventure, l’unica ancora attualmente in servizio a capo dell’Unità investigativa. Una coppia inossidabile, la Mora e la Bionda, ma fino a che punto?

Più che l’indagine in quanto tale (pure molto interessante e ben strutturata) mi è piaciuto il tuffo nel passato dal punto di vista personale di Sara. Conoscere più a fondo quel Massimiliano che le ha cambiato la vita e che l’ha lasciata troppo presto mi ha aiutata a comprendere meglio il suo personaggio. Tornare all’epoca in cui lavoravano insieme vuol dire, per Sara, non solo indagare su personaggi intoccabili, mettere le mani nel torbido del potere dell’epoca ma vuol dire anche far riaffiorare ricordi personali che fino a questo momento erano restati celati nell’anima della donna.

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Un volo per Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli editore
256 pagine
19.00 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

sabato 6 agosto 2022

La Vergine azzurra (T. Chevalier)

 

Libro di esordio di TracyChevalier, La Vergine azzurra propone la storia di Isabelle ambientata in Francia, nel ‘500 che si intreccia con quella di Ella che, ai tempi moderni, è alla ricerca delle sue origini francesi.

Una struttura narrativa non del tutto originale, devo ammetterlo (in più romanzi mi sono trovata davanti a situazioni analoghe con personaggi che, scavando nel passato, hanno riportato a galla ricordi sconvolgenti) ma in un libro ben scritto, scorrevole, emozionante e capace di offrire ai lettori personaggi ben strutturati e resi alla perfezione.

La Tracy Chevalier degli inizi, insomma, non delude.

La storia: Isabelle porta addosso i segni di quella che, all’epoca, è una vera e propria condanna: ha i capelli rossi e secondo i dettami dell’epoca ciò la accomuna alle forze del diavolo. La società non le fa sconti e i sermoni del predicatore calvinista Monsierur Marcel contro la Vergine, cui lei somiglia molto, accendono gli animi degli abitanti del villaggio che, di fatto, non avrebbero motivo per temerla o avercela con lei. Tra superstizioni e cattiveria, tra convenzioni sociali difficili da sradicare e alle quali è impossibile opporsi, Isabelle accetta la sua condizione a testa bassa, non potendo fare altrimenti, subendo anche le violenze di un marito che si dimostra diverso da ciò che aveva creduto.

Elle, da parte sua, trasferitasi in Francia con il marito Rick che ha seguito per impegni di lavoro, si trova in un periodo della sua vita molto particolare. Sente addosso un vuoto che non sa come colmare fino a che non decide di scavare nel passato della sua famiglia per risalire alle sue origini francesi. Non è una ricerca facile e ben presto l’immagine di una veste azzurra le si fissa nella mente tanto da ossessionarla al punto di voler arrivare al più presto alla verità e liberarsi, se possibile, da quello che è diventato un tarlo nella sua mente.

Si tratta di un romanzo ambientato in un periodo storico reale, con le sue credenze e le sue contraddizioni.

Ciò che mi ha maggiormente catturata è la storia di Isabelle ma non posso nascondere che le vicende attuali di Elle, i suoi tentativi di arrivare alle origini della sua famiglia abbiano comunque avuto un ruolo importante soprattutto nel tenere alta la tensione in merito ad una determinata circostanza in particolare.Ben scritto, con descrizioni efficaci sia per quanto riguarda gli ambienti che il periodo storico ed i personaggi, l’autrice mi ha resa partecipe in prima persona soprattutto dei momenti di maggiore tensione ed ho sofferto con le protagoniste, con Isabelle in particolare, sentendomi impotente quando, invece, avrei voluto fare qualcosa per lei.
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La vergine azzurra
Tracy Chevalier
Beat edizioni (edizione originale Neri Pozza)
300 pagine
9.00 euro