mercoledì 14 agosto 2019

Io e Fata Mammetta (S. Kinsella)

Sto leggendo un libro un tantino pesante e mi sono presa una pausa. Eh sì! A volte ci vuole. Spezzare un momento e riprendere poi una lettura più pesante con la mente libera. Io la pausa l'ho fatta con un libro per ragazzi, Mondadori editore, frutto della fantasia di un'autrice nota per bene altro: Sophie Kinsella.
Ammetto la mia ignoranza: non sapevo che avesse scritto anche storie per ragazzi - ragazzine in questo specifico caso visto che è una storia al femminile (anche se, lo dico sempre, la lettura non ha sesso ne' età, secondo me) - che hanno a che fare con la magia.

Si tratta di Io e Fata Mammetta, dove per io si intende quella ragazzina con il vestitino blu che si vede in copertina e che racconta in prima persona le avventure che vive con sua madre.

Ella Brook è una ragazzina con gli occhi azzurri e i capelli castani. Ha una mamma speciale ed anche lei è destinata a diventare tale, come tutte le donne della sua famiglia. E' una fata. Una fata un po' pasticciona, a dire il vero, che non è molto pratica con la sua moderna bacchetta e le sue magie. Ella è la sua aiutante e spesso è lei che la tira fuori dai guai.

Il libro è strutturato in racconti di momenti di vita di Ella e della sua famiglia: sono racconti simpatici, che potrebbero essere adatti alla vita di ogni famiglia del mondo se non fosse per la voglia di Fata Mammetta (così diventa la mamma quando pesta tre volte i piedi a terra e dice la sua formula magica) di usare la magia per semplificarsi la vita e semplificare quella dei suoi cari.

Sta proprio qui il nocciolo della questione e l'insegnamento che arriva, secondo me, da questo libro: prendere le scorciatoie - in questo caso usare la magia - non è buona cosa. Magari ci possono essere delle scorciatoie che semplificano la vita ma spesso le conseguenze sono più dannose di quanto non si volesse.

Lo è nel caso di una gara sportiva, dove il gioco di squadra è più produttivo (e decisamente più onesto) di qualche magia lanciata a destra o a sinistra.
Lo è nel caso in cui si debba riordinare casa, dove mamma e figlia riescono a lavore insieme, di buona lena e con allegria, in modo molto più produttivo di quanto non sia fare un incantesimo ed ordinare a spugnette e spazzoloni di pure punto e basta.

Il libro è di facile lettura e non è possibile dare un giudizio stilistico particolare visto che la storia è pensata appositamente per giovani lettori. Posso dire che le storie sono divertenti e non sono fine a loro stesse, lanciano un messaggio ben preciso del quale ogni giovane lettore può fare tesoro, non senza farsi una risata davanti alle situazioni in cui Fata Mammetta va a ficcarsi!

Ella dimostra di essere una ragazzina in gamba, intuitiva, dal cuore buono. 
Un personaggio positivo anche quando la sua mamma tanto positiva non è, per via di scelte sbagliate o perchè un tantino imbranata.

Lettura leggera, adatta ai lettori più giovani e con alcuni giochi alla fine del libro nonchè con la ricettina dei dolcetti delle fate: magari prima o poi ci provo pure io a farli (senza ingredienti magici, però!!! Visto che non li ho!).

Se posso permettermi, forse è un tantino costoso se si pensa ai contenuti ma considerando che è un libro con copertina rigida e che si presenta anche piuttosto bene, è giusto così.
***
Io e Fata Mammetta
Sophie Kinsella
Mondadori Editore
164 pagine
12.90 euro - copertina rigida

venerdì 9 agosto 2019

Quello che non siamo diventati (T. Fusari)

Intenso, commovente, toccante.
L'ultimo libro di Tommaso Fusari - che ho conosciuto con Tempi duri per i romantici - è uno di quelli che si fa fatica a lasciar andare.

Quando un libro mi piace lo capisco subito. Se già dalle prime pagine faccio fatica a staccarmene, se non sento la necessità di alzarmi continuamente dal divano, di andare a bere, di affacciarmi dalla finestra o, se sono al mare, di andare a rinfrescarmi in acqua allora vuol dire che l'autore ha fatto centro.
Con Quello che non siamo diventati mi sono trovata in piedi al mattino alle 6.00 con il libro in mano e nessuna voglia di tornare a letto ancora un po', come invece capita altre volte quando per un motivo o per un altro - spesso a causa del camion dell'immondizia! - mi sveglio troppo presto.

Con Sara e Michael è stato feeling fin dalle primissime pagine. Fin dal momento in cui è iniziato a trasparire quel dolore latente che nell'uno e nell'altro personaggio emerge con chiarezze.
Sono due fratelli, Sara e Michael. Lei è la più grande. Sono soli al mondo: orfani da tanto tempo, hanno perso anche la nonna che era l'unico legame rimasto con la loro famiglia. Oramai cresciuti, pur vivendo sotto lo stesso tetto si sono pian piano allontanati tanto da non far caso l'uno alla sofferenza dell'altro.
Eppure si sono amati molto, da bambini. Poi qualche cosa si è rotto e quelle promesse fatte allora, quelle situazioni condivise che li avevano legati a doppio filo sono andate via via allentandosi, fino a disperdersi nei meandri di un'esistenza insoddisfacente per entrambi.
Eppure... nessuno dei due sente la necessità di relazionarsi in modo vero e sincero con l'altro. Fanno ognuno al propria vita, i propri incontri ed anche i propri scontri, come se fossero degli estranei che condividono lo stesso tetto.

Triste. Molto triste tutto ciò e terribilmente verosimile. Quante volte capita di perdere pian piano contatto con gli altri senza nemmeno rendercene conto? Capita tra amici, tra coniugi, tra fidanzati e, in questo caso, anche tra fratelli anche se si condivide la stessa sofferenza. Anzi, forse è proprio questa sofferenza che li divide, declinata in modo differente dall'uno e dall'altra.
Sara che si è sempre sentita responsabile per quel fratello più piccolo al quale avrebbe voluto tanto fare da punto di riferimento.
Michael che non ha avuto la vita che sognava, nemmeno la minima parte di quella vita che avrebbe reso i suoi genitori orgogliosi di lui.

Sara che vive tra casa e lavoro, Sara che sta per avere una promozione, Sara che sta per pagare lo scotto di un corteggiamento che cova sotto la cenere e che è pronto a manifestarsi con la violenza di un vulcano in eruzione.
Michael che vive di espedienti, Michael che sembra aver trovato la donna della sua vita e che è sul punto di partire con lei lasciandosi tutto alle spalle, Michael che non riesce a trovare il coraggio di dire a sua sorella che presto sarà lontano da lei, dal suo passato e dal suo presente che gli va così stretto.

Ma la vita, si sa, riserva delle sorprese e quei pesanti silenzi possono anche crollare al suolo con il fragore di un cristallo che va in mille pezzi, lasciando anche delle ferite più o meno profonde, destinate a sanguinare ma anche a far male pur non sanguinando più.

Di questo libro ho amato lo stile di scrittura. Fusari coccola il lettore quando c'è da coccolarlo ma lo mette davanti alla dura realtà quando questo la storia richiede.
Usa uno diverso stile narrativo quando la protagonista della vicenda è Sara rispetto a quando lo è suo fratello: uno stile più ruvido, in questo secondo caso, più coriaceo rispetto alla delicatezza riservata a Sara.
Ci sono tanti modi di andarsene. Si può andare via anche restando esattamente dove siamo, perchè le distanze non sono tra le persone, ma tra i cuori.
 I personaggi mi sono piaciuti entrambi ma dei due mi è subito sembrata Sara la più fragile, anche quando la storia era ancora agli inizi e lei si mostra come la forte della situazione, la responsabile, la donna di casa.

Non sono dei protagonisti perfetti. Tutt'altro.
Sono entrambi fragili ma affrontano in modo diverso la loro fragilità. 
Sara la soffoca con quel senso di responsabilità che le è derivato dall'essere sorella maggiore.
Michael la soffoca prendendo a morsi la vita, senza mai abbandonarsi ai ricordi che, anzi, tende a tenere lontani, come se non fossero suoi.
Eppure i ricordi sono i protagonisti accanto al presente di entrambi. L'autore propone ogni tanto dei flashback molto efficaci.
Ho molto apprezzato anche questo.

Non è certo una novità - molto spesso alla narrazione vengono intervallati spezzoni di esperienze passate - ma Fusari lo fa con garbo, lasciando anche al lettore il modo di tirare le somme in modo autonomo, senza imboccarlo fino alla fine.
Bravo. Ho molto apprezzato!

E' una lettura che consiglio, una lettura che strappa anche qualche lacrima ma che, comunque, lascia aperta la porta della speranza, alla fiducia, all'amore.
Quello vero.
Quello con la A maiuscola.
Quello tra fratello e sorella.
***
Quello che non siamo diventati
Tommaso Fusari
Mondadori Editore
260 pagine
17.00 euro

domenica 4 agosto 2019

DreiW 2036 (A. Cadamuro)

Non amo i distopici, chi mi conosce o semplicemente mi segue lo sa. Partecipando a della challenge di lettura, però, capita spesso di trovare questo genere tra gli obiettivi così mi trovo, puntualmente, a leggerne uno.
Stavolta ho scelto un autore del tutto sconosciuto per me, Alessio Cadamuro, che propone una storia in cui ha sommato distopia, viaggi nel tempo, presente e futuro, amore ed avventura. 
Un romanzo che si legge facilmente, non complicato e scorrevole anche se - non posso non dirlo - mi sono imbattuta in diversi errori che andrebbero corretto, per lo meno nella versione e-book. Non so dire se si ripetano nella cartacea ma mi auguro di no.

Non è un racconto stilisticamente ricercato, questo anche va detto. La narrazione è semplice e piuttosto acerba ma non per questo meno gradevole.

L'avventura è ben strutturata, il protagonista cattura fin da subito l'attenzione e le sfide che si trova davanti offrono anche una certa vivacità ad una storia che riserva qualche sorpresa.

Dico fin da subito che mi è piaciuto il finale e trovo che sia il frutto di una positiva intuizione.

DreiW 2036: siamo in un futuro in cui il governo domina la vita di tutti grazie a social network e anche alle www - le drei W - di internet che non solo tengono tutti schedati ma anche controllati a vita.
Non siamo molto lontani dall'oggi che stiamo vivendo e, a ben guardare, oggi siamo sulla strada giusta per arrivare agli eccessi del 2036 dove gli uomini sono dipendenti in tutto e per tutto dalle tecnologie, sempre connesso con un unico, potente social network che permette alle informazioni di circolare, che permette a tutti di sapere tutto di tutti gli altri. Soprattutto al governo. Un governo totalitario che ha vietato l'uso della carta (considerato un reato) ed ha obbligato, invece, l'uso di questi dispositivi utilizzando anche un braccio armato - le DreiW - che ha il compito di mantenere il controllo e riportare sulla retta via coloro che si discostassero da ciò che il governo impone. Giorno dopo giorno la libertà appare sempre più lontana, sacrificata sull'altare del controllo supremo.

Fantascienza, distopia e cyberpunk si sommano in una storia in cui il protagonista - un giovane e promettente fisico che risponde al nome di Martin Freis - ha perso le gambe in un incidente sul lavoro e, a seguito di ciò, si trova a lavorare per il governo al Dipartimento Numerale di Derna, l'ente incaricato di analizzare e catalogare le tendenze del Social. Un lavoro tranquillo, che non gli crea nessun problema. Sarà proprio lui, però, la chiave di volta: a lui spetterà un incarico delicato e di fondamentale importanza per tutta l'umanità. Entrerà in contatto con un futuro in cui gli uomini - così come concepiti - si saranno del tutto estinti e dove sarà la cibernetica a mantenere in vita esseri bionici con il cervello umano.

L'ho letto in una giornata e con la voglia di sapere come la storia andasse a finire. Pur non amando il genere, lettura promossa. Non posso dire a pienissimi voti ma promossa.
***
DreiW 2036
Alessio Cadamuro
229 pagine
Kindle Unlimited

sabato 3 agosto 2019

Lo strano vizio del professor Mann (A. Ghebreigziabiher)

Ad essere strano non è solo il vizio del protagonista - e non svelerò di che vizio si tratta nemmeno sotto tortura - ma lo è il libro nel suo complesso.
Eh sì perchè per tutto il libro l'autore - che ha anche lui un cognome stranissimo e per me impronunciabile - propone uno stile di scrittura nel quale non mi ero mai imbattuta fino ad ora. 
Non c'è una narrazione, un racconto ma vengono alternati una serie di monologhi che non sono altro che dialoghi proposti dal punto di vista di uno solo dei due personaggi che parlano. 
Sono monologhi... ma non nel senso che il personaggio che parla, parla da solo ma fa capire che sta parlando con qualcun altro...

Solo in alcuni casi c'è un vero e proprio dialogo ma mai, e dico mai, un racconto, una narrazione.

Il libro si apre così, tanto per capirci...
Certamente, certo, sì, commissario Corda. Le racconto tutto, si figuri. Vice, ho capito, mi perdoni. Che poi le ho fatto un complimento, no? Se l'ho scambiata per il titolare è buona cosa, giusto? Come in che senso? Vuol dire che lei è già pronto per il grande salto, certamente, certo, sì.
Ed è, senza ombra di dubbio, tutto molto originale. E' questa la prima osservazione che mi sento di fare: al di là della storia - che a ben guardare è piuttosto semplice - il libro è molto originale proprio per via di questa scelta dell'autore.

Ma cosa accade? 
Il 25 marzo 2017 Corrado Moretti e Federica Palmisani denunciano la scomparsa del figlio adottivo Benjie, di undici anni. I due sostengono che al momento si trovava in compagnia di Ercole Mann, anni quarantasei, professore di musica senza fissa occupazione, che vive a casa dei genitori. Maria (casalinga) e Albertch (insegnante di educazione fisica in pensione affetto da demenza senile) entrambi ciechi, nonchè proprietari dello stabile in cui vivono, tra gli altri, i Moretti.  

Ad indagare sul caso è il vice commissario Corda, Paolo Corda che vive con una moglie che, da qualche tempo a questa parte, non parla più. Per scelta.

Le indagini prendono avvio con interrogatori che porteranno Corda a conoscere una serie di personaggi alquanto particolari, ognuno dei quali ha una storia da raccontare ed ognuno dei quali gli lascerà nelle mani degli indizi su ciò che può essere accaduto. Piccoli frammenti di poco conto, questo sembrano essere, che però sono gli unici elementi di cui Corda dispone per cercare di venire a capo del mistero.

Ciò che più mi ha catturata di questa lettura non è stata la storia - la trama, come dicevo, è molto semplice e non riserva grosse sorprese - ma sono i personaggi e la loro complessità. Ognuno, a partire dal vice commissario Corda, diventa protagonista di una storia parallela a quella del dottor Mann. Ognuno vive le proprie fobie, la propria disperazione, i propri dubbi e le proprie convinzioni in modo così sommesso nella quotidianità - come se tutti i condomini fossero uguali e non avessero nulla da dire - da risultare particolarmente violento ed intenso nel momento in cui qualcuno dà loro voce, anche se in modo indiretto. Cosa che fa Corda nel momento in cui inizia gli interrogatori.

Ecco l'ulteriore particolarità di questo libro: racconta tante storie in una storia, lo fa con uno stile particolare ed anche senza dilungarsi troppo visto che i capitoli non sono lunghissimi. Una così ricca mole di contenuti sviluppata in poco più di 200 pagine... bravo, secondo me l'autore è stato bravo.

Il lettore si imbatte nella storia di Benjie e della sua adozione, delle sua sindrome di Aspergher ma anche in due sorelle gemelle che si scambiano l'identità, tanto per citare qualche esempio. Soprattutto si imbatte in un commissario che ha una vita piuttosto complessa da vivere, che si trova a scontare i suoi errori tra le mura di casa.

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti è la dottoressa Marinelli, che segue Corda e sua moglie in una terapia di coppia nel tentativo di aiutare entrambi. Ebbene, si manifesta come un personaggio a sua volta fragile, con i conti aperti con la vita, e che assume consapevolezza della sua situazione proprio durante le sedute con i signori Mann. 

Consiglio questa lettura a chi fosse alla ricerca di qualche cosa di particolare, non della solita narrazione. C'è un mistero da svelare, è vero, ma anche a tal proposito non è il solito giallo. 
***
Lo strano vizio del professor Mann
Alessandro Ghebreigziabiher
Ofelia Editrice
220 pagine
euro13.00

mercoledì 31 luglio 2019

Fish Boy (C. Daykin)

Non è un libro semplice, soprattutto se si pensa che è un libro per ragazzi.
Non è semplice perchè scritto in modo particolare.
Non è semplice perchè parla di tematiche importanti come la solitudine, la malattia, il bullismo... 
Non è semplice perchè richiede riflessione e credo che in un giovane lettore questo possa ridurre il tutto ad una storia di fantasia e nulla di più.
Un lettore adulto, invece, riesce a comprendere le sottigliezze di un carattere schivo ma per difesa, di abitudini strane dovute alla necessità di trovare il proprio spazio, della difficoltà ad avere amici ma solo perchè non è ancora arrivato quello giusto.

Fish Boy - così lo chiamano tutti - è un ragazzino di dodici anni che vive in un mondo tutto suo. Ama il mare e si trova a proprio agio in acqua, conosce alla perfezione il mondo marino, sa distinguere le specie animali, le loro caratteristiche e peculiarità ma nel mondo emerso non si trova molto a proprio agio.
Non ha amici fino a che nella sua scuola non arriva Patrick, un ragazzino con il quale si intende fin da subito e che considera quasi una sua proprietà esclusiva, tanto da diventare geloso se lo vede parlare o scherzare con altri.
Non ha amici ma ha parecchi ragazzini attorno, a scuola, per lo più impegnati a prenderlo in giro, a bullizzarlo, e sottolineare aspetti della sua vita che potrebbero metterlo in difficoltà.
Fish Boy reagisce sempre a modo suo, rifugiandosi nel suo mondo. Non vuole essere parte di quel gruppo di bulli al quale, per paura, a scuola si aggregano in tanti. Lui si sente parte di un noi diverso, un noi che lo chiama dagli abissi, che dialoga con lui...

Il personaggio che mi ha fatto più tenerezza in assoluto è stata  la madre di Billy (questo è il vero nome di Fish Boy): una donna fragile, vittima di una malattia alla quale non si riesce a dare un nome, sempre più stanca ma con la voglia di combattere anche se flebile... E' una donna che incarna tante donne che ho conosciuto e che hanno sofferto, soprattutto nel sapere di avere dei figli che soffrono con loro, per loro.

E poi i bulli. Billy riesce ad avere un comportamento distaccato, riesce a dare il giusto peso a quei gesti di scherno... ma non è semplice, a quell'età, reagire in quel modo. Con insegnanti che non si accorgono di niente, con famiglie inesistenti, con situazioni che a volte tendono a sfuggire di mano.

Eppure Fish Boy alimenta il suo mondo fuori da tutto il resto e vive avventure straordinarie, inimmaginabile. Avventure che nemmeno Patrick riesce a condividere con lui perchè Billy le vive nuotando in acqua mentre lui non sa nuotare. Sembrano così diversi, Billy e Patrick, che la loro amicizia sembra impossibile. Invece no. I due ragazzini dimostrano come le differenze possano avvicinare, possano aiutare a completarsi l'uno con l'altro. Una lezione che molti adulti dovrebbero imparare...

Una storia che va compresa e letta con attenzione, forse non adatta a lettori troppo giovani.
Mia figlia ha letto qualche pagina poi l'ha abbandonato... è una lettrice esigente e non ha apprezzato. Magari più avanti, vedremo!
***
Fish Boy
Chloe Daykin
Giunti Editore
300 pagine
14.00 euro

I ragazzi dell'altro mare (L. Di Fulvio)

I ragazzi dell'altro mare è arrivato a casa mia a seguito di un progetto scolastico cui ha partecipato qualche anno fa la classe di mia figlia. Un paio d'anni fa, se non erro, in prima media.
Lo ha letto lei ed ora l'ho letto anche io. 
A lei è piaciuto e l'ho trovato piacevole anche io.

Essendo reduce da una bellissima avventura (quella di cui ho parlato ieri), questo libro non è riuscito a reggere il livello del precedente ma è stata comunque una lettura piacevole con una storia ben strutturata ed anche ben scritto.

Anche stavolta i protagonisti sono dei ragazzini e, con loro, un gabbiano. 
Gabby è il nome che Lily, Red e Max gli danno: è un gabbiano di città che non conosce il mare, non si è mai alimentato cacciando e non conosce nemmeno l'odore del mare. Eppure... ne sente il richiamo, come se qualche cosa lo volesse riportare alle sue origini.

Partendo da quella che viene considerata come una leggenda - legata alla presenza di un Altro Mare dove si trova l'ingresso per l'Altro Mondo - i ragazzini si troveranno ad affrontare un'avventura che mai avrebbero immaginato e Gabby si trova coinvolto in situazioni che, di fatto, non gli dovrebbero riguardare ma che alla fine lo pongono in prima, primissima linea nell'affrontare il pericolo.

Tante le sorprese che aspettano i tre ragazzini ma anche per il protagonista pennuto ci saranno delle importanti ed inaspettate sorprese.  

Riusciranno ad arrivare nell'Altro Mondo? Sarà davvero un'avventura pericolosa come dicono tutti oppure no? Ed una volta arrivati, i ragazzini e Gabby sapranno ritrovare la strada per tornare indietro?

Sull'epilogo, non posso negarlo, ho trovato qualche similitudine con la storia infinita così come ho trovato in comune con altre storie d'avventura per ragazzi la presenza di una ragazzina particolarmente coraggiosa che emerge sui maschietti. Lily sa il fatto suo, si fa rispettare, è capace di prendere decisioni anche su due piedi e non si tira indietro quando c'è da affrontare il nemico. E' una ragazzina decisa, che non ha paura di niente... o meglio, una ragazzina che sa affrontare le sue paure.

E poi c'è Gabby: è un co-protagonista piuttosto buffo. Quando, nella prima parte, incontra i tre ragazzini non riesce bene a capire i loro comportamenti. Non hanno le ali, non hanno peli o penne, emettono strani suoni, si muovono in modo buffo e sgraziato.... Quando, poi, arriveranno tutti nell'Altro mondo riuscirà a comprendere meglio le caratteristiche di quell'allegra compagnia e riuscirà anche a dialogare con loro.

Un unico appunto: la figura del cattivo... non è poi così cattivo ma non dico altro...

Apprezzabile alla fine del libro, un capitolo molto originale dal titolo Diario di bordo del mozzo Max. Il ragazzino decide che qualcuno dovesse trascrivere le avventure dell'allegra compagnia dei Pirati (questo è il nome che si sono dati all'inizio della storia) e lo fa inserendo anche delle spiegazioni su termini come filibustieri, gomena, scafo, cima ed altri termini legati alla vita in mare che qualche lettore, soprattutto se giovane, potrebbe anche non conoscere.  
***
I ragazzi dell'altro mondo
Luca Di Fulvio
Gallucci Editore
168 pagine 
14.90 euro

martedì 30 luglio 2019

Il rinomato catalogo Walker & Dawn (D. Morosinotto)

Bello! Probabilmente il libro più bello che ho letto questo mese e non mi capita spesso di fare confronti perchè ogni libro che leggo mi lascia sempre qualcosa.
Stavolta Il rinomato catalogo Walker & Dawn è stata una grandissima sorpresa.
Un libro d'avventura per ragazzi ma che cattura anche chi ragazzo non lo è più da qualche anno (non chiedetemi quanti!). 

Ho avuto la prova tangibile di ciò che sostengo da tempo: la lettura non ha età e c'è un libro adatto per ogni lettore, in ogni momento della sua vita.

La storia di Te Trois, Julie e dei loro compagni d'avventura è arrivata al momento giusto: mi ha incuriosita, catturata, intenerita, anche commossa.

Te Trois è il coraggioso, il ragazzino che è alla ricerca di avventure.
Julie è l'invulnerabile, la ragazzina che rincorre la sua libertà e vuole essere felice.
Eddie è lo sciamano, pronto a scoprire i segreti della vita.
E poi c'è il piccolino - Tit - fratello di Julie e bambino particolare, silenzioso, vulnerabile ma non troppo.

Sono loro i protagonisti di una storia davvero avvincente e che si tinge anche di giallo, senza eccessi, senza forzature e senza esagerazioni.
 
Siamo agli inizi del 1900, in Louisiana, nella zona della terra paludosa del delta del Missisipi, detta bayou. Quattro ragazzini nati e vissuti in questa zona vivono come l'ambiente circostante e l'epoca in cui vivono permette loro di fare. Non conoscono la modernità, non hanno grandi interessi che non siano casette di legno, avventure in canoa, pesca sul fiume. Ed è proprio in una di queste occasioni che si imbattono in un piccolo tesoro: tre dollari arrivati misteriosamente tra le loro mani. Un tesoro davvero! I quattro ragazzini si confrontano su come spenderli e proprio qui ha inizio l'avventura quando decidono di fare un ordine dal mitico Catalogo Walker & Down. Se, però, a destinazione arriva qualche cosa di diverso da quanto ordinato, e se  arriva qualcuno a reclamare quell'oggetto arrivato per sbaglio, si inizia a sentire puzza di bruciato. 
Quell'orologio - perchè è di un orologio che si tratta - arrivato per sbaglio in busta chiusa tra le mani dei ragazzi, deve avere un valore inestimabile per essere desiderato da un tizio pronto anche ad uccidere per averlo indietro!!!
E quale grande ricompensa ci sarà per chi riuscirà a riportarlo al legittimo proprietario? 
Ecco cosa intendono fare i ragazzini: lasciare tutto e partire all'avventura sperando di diventare ricchi.

Tante le prove davanti alle quali si troveranno, soli in giro per il mondo e mi è sembrato di essere lì con loro...
Il personaggio che ho amato più di tutti in assoluto è quello di Julie: una ragazzina forte, che dimostra a tutti di essere tale ma che nasconde un animo tormentato e una incontenibile voglia di libertà, di serenità, di felicità.
E' una ragazzina che sente sulle sue spalle il peso della responsabilità nei confronti di suo fratello, subisce i pregiudizi dell'epoca ma non per questo si fa da parte o si tira indietro davanti all'avventura. E' la più convinta di tutti: bisogna arrivare fino alla fine dell'avventura. Non per soldi, non è per questo! Ma per la propria libertà.

Ha una storia alle spalle che merita di essere conosciuta e che mi ha intenerita.
Ma ha anche un futuro tutto da conquistare e lei non si tira indietro. Per niente!

Mi è molto piaciuta la scelta dell'autore di affidare la narrazione in prima persona ai vari personaggi... anche a quello che parla meno di tutti e che sembra vivere in un mondo tutto suo: spetterà a Tit raccontare l'epilogo e mi sono sinceramente commossa.
Faccio i miei complimenti all'autore per aver imbastito una storia scritta davvero bene - non in modo complicato (è pur sempre un racconto per ragazzi) ma nemmeno in modo superficiale o banale. Anzi, la struttura è quella di un racconto d'avventura con tutti i canoni per catturare le attenzioni di ogni lettore, uomo o donna, ragazzino o ragazzi, giovanotto o signorinella! 
Molto incisive le descrizioni dei personaggi così come degli ambienti e molto efficace il modo in cui ognuno riesce a trasmettere emozioni.

E' un libro che rileggerei (e non ho l'abitudine di rileggere libri che ho letto) e che consiglierò ai miei figli così come lo consiglio a lettori più maturi.

Bello. Non credo debba dire altro.
***
Il rinomato catalogo Walker & Dawn 
Davide Morosinotto
Mondadori 
347 pagine
4,99 euro formato e-book

sabato 27 luglio 2019

L'origine perduta (M. Asensi)

Per prima, primissima cosa vorrei fare i miei complimenti all'autrice per la sua immensa conoscenza dell'argomento. Non può essere solo invenzione e, se anche lo fosse, dovrei complimentarmi comunque per la completezza, per i particolari, per l'articolazione di una storia ricca, ricchissima.

In 502 pagine Matilde Asensi conduce il lettore per mano verso la conoscenza di una civiltà antichissima partendo da una maledizione che ha misteriosamente ridotto ad un automa un uomo. 
Daniel Cornwall è il suo nome.
E' un etnologo inglese che, dopo aver annotato delle misteriose parole incomprensibili, viene ritrovato in stato catatonico, vittima di una misteriosa malattia: agnosia e illusione di Cotard.
Si tratta di una sindrome rarissima che comporta un'alterazione cerebrale molto pericolosa e per la quale non si conosce rimedio.

A cercare di fare chiarezza su quanto accaduto a Daniel, nel tentativo di trovare un rimedio che gli possa salvare la vita, è suo fratello Arnau: mentre il primo è uno studioso di storia antica, Arnau è un esperto informatico che ha creato un vero e proprio impero in quanto abilissimo hacker. Due realtà completamente diverse, due interessi decisamente opposti in due fratelli che, nella vita, hanno percorso strade decisamente differenti.

Con l'aiuto dei suoi due collaboratori, Proxi e Jabba, Arnau cerca di capire come aiutare suo fratello mettendosi in contatto anche con la donna per cui Daniel lavora. Una donna distaccata, altera, che accusa Daniel di aver rubato degli importantissimi documenti relativi ad una ricerca che, poi, lo ha portato nello stato in cui si trova per aver letto delle parole misteriose, rivelatesi letali.

Arnau è dubbioso: come possono le parole avere un effetto tale? Cerca di fare chiarezza partendo per un avventuroso viaggio che lo porta in luoghi lontani, che lo costringe a fare i conti con un passato che appare più vivo che mai. E poi quella donna: è davvero la megera che tutti gli descrivono?

In un'avventura lunga due mesi, Arnau ed i suoi compagni cambieranno profondamente e il ritorno alla realtà non sarà semplice.  
Avranno successo? O sarà un buco nell'acqua?
 
Il romanzo è ben scritto ma è molto, forse troppo, ricco per chi, come me, non è abituato a dettagli storici tanto precisi e numerosi.
Innanzitutto è di un formato piuttosto scomodo da portare in giro soprattutto d'estate ma come potrebbe essere altrimenti con un tomo da poco più di 500 pagine. L'ho portato al mare con me, nel tentativo di accelerare la lettura ma è stata una gran fatica.
 
Faticose soprattutto le prime 200 pagine dove viene proposta una ricostruzione storica molto minuziosa e che sembrava non non finire mai. Nonostante ciò, la storia mi ha incuriosita e sono andata avanti - lo ammetto - alternando la lettura con un altro libro più leggero perchè in alcuni momenti ho avuto bisogno di staccare. Tante, tantissime le informazioni date dall'autrice al lettore ed io in alcuni momenti mi sono anche persa per poi ritrovare la retta via qualche pagina più avanti.
 
Posta la profonda preparazione dell'autrice sugli argomenti trattati, credo che in diverse descrizioni si sia dilungata troppo fornendo dettagli inutili ai fini della storia. 
A parte questo, dopo le prime 200 pagine l'avventura è entrata nel vivo.
 
Mi è piaciuta molto la scelta dell'autrice di dare un ruolo importante ai personaggi femminili. In particolare, ho amato la figura della nonna di Daniel e Arnau che, pur rimanendo esclusa dalla parte centrale del racconto, quando Arnau è lontano, ha un ruolo fondamentale nella vicenda. E poi mi è piaciuta la figura di Proxi: una collaboratrice importante per Arnau, una donna molto intelligente capace di intuizioni importanti a fronte di due uomini che tendono a perdersi nei ragionamenti. 
Una ragazza decisa, dalla profonda conoscenza, molto intuitiva e importantissima per lo svolgimento dell'avventura. 
 
Ho apprezzato la scelta di dare un ruolo così importante ad un personaggio femminile, nel caso di Proxi, n un mondo, quello dell'informatica ed anche dello studio del passato, che spesso vede dominare gli uomini.
 
Tanti, tantissimi i particolari descritti dall'autrice che, seppur consapevole di mettere in mano ai lettori un romanzo magistrale, mettendo in perfetto equilibrio passato e presente, archeologia e nuove tecnologie, non dimentica lo scopo principale del romanzo che non è tanto quello di impressionare con l'impeccabile cornice storica quanto fargli vivere un'avventura mixando una buona dose di suspense e... di meraviglia! Ecco, è la meraviglia la sensazione che mi ha pervasa davanti ad una storia così particolare e ben costruita. 
 
Non è un romanzo semplice, ne' da leggere ne' - tantomeno - da scrivere per cui, nonostante la mole, nonostante l'iniziale lentezza della storia torno all'apertura di questa recensione: i miei complimenti all'autrice che ha alternato momenti in cui i protagonisti sembravano lontani mille miglia da una soluzione, smarriti, impauriti e privi di qualsiasi idea, a momenti di intesa illuminazione per arrivare a decifrare una lingua antica la cui struttura logica appare talmente straordinaria da sembrare più il risultato di un disegno preordinato piuttosto che di un'evoluzione naturale, come dovrebbe essere.
***
L'origine perduta
Matilde Asensi
Sonzogno Editore
502 pagine
19.00 euro

giovedì 25 luglio 2019

Gli ultimi giorni di Anita Ekberg (Alessandro Moscè)

Una bellezza statuaria irripetibile, la donna più desiderata all'epoca, una femmina della fantasia felliniana viva e vera. 
Anita Ekberg è stata, per anni, il sogno di tanti uomini che l'hanno vista sguazzare nella fontana di Trevi ed hanno impressa nella memoria quell'immagine.
Eppue Anita Ekberg, in vecchiaia, è stata dimenticata.
Finita in rovina, passa i suoi ultimi giorni in una casa di riposo senza nessuno accanto che non sia qualche ospite decrepito e fino a poco prima sconosciuto.

Nel libro Gli ultimi anni di Anita Ekberg l'autore, Alessandro Moscè (che ieri sera ho avuto l'onore di presentare in occasione del primo appuntamento della rassegna Aspettando... Libri a 180 gradi, a Sant'Elpidio a Mare, la mia città) propone un periodo molto particolare dell'esistenza di una donna che è stata un'icona del cinema mondiale. 

E' stanca, Anita. E' malata. E' sola.
Un giornalista la contatta per un'intervista e, anche se inizialmente tenta di rifiutare sostenendo di essere ormai una vecchia decrepita, grazie a lui inizia un racconto farcito di ricordi, di dialoghi con le persone che sono state più importanti nella sua vita, scrive lettere che non spedirà mai e si interroga su cosa ci sarà, dopo.
L'autore - che ammette di aver dato vita ad una biografia romanzata - alterna il racconto di un presente fatto di orari scanditi dalla somministrazione dei medicinali, dai dolori all'anca, dalla pancia gonfia a dei ricordi che sono ancora vivi nella sua memoria: Federico Fellini, Salvatore Quasimodo, Giulietta Masina, Gianni Agnelli.

Belle le lettere che Anita scrive. Sono cariche di sentimento, cariche di emozioni anche se non partiranno mai, anche se non arriveranno mai ai rispettivi destinatari.
 
Un racconto lucido, ben scritto, che pone il lettore davanti al contrasto tra i tempi che furono, fatti di riflettori accesi, di corteggiamenti, di bella vita, con la realtà fatta, invece, di malattia e solitudine.

E' lei la protagonista assoluta, tutti gli altri personaggi - non molti - che le gravitano attorno hanno un ruolo secondario; è lei che arriva al cuore del lettore. La sua fragilità, le sue paure, i suoi momenti di smarrimento: Anita è una donna come tutte le altre, a prescindere dal suo passato.
E' proprio questo il messaggio che passa dalla lettura di questo libro: nella malattia, così come nella morte, si è tutti uguali e non c'è successo o ricchezza che tenga.

Ammetto di essermi rattristata davanti all'immagine di quella donna anziana e sofferente che mi ha fatto pensare a mia nonna o a tante altre persone anziane che ho visto spegnersi di giorno in giorno. Una storia triste, fondamentalmente triste - secondo la mia opinione - che però non chiude le porte alla speranza anche quando sembra che non ce ne sia nemmeno uno spiraglio.
Una storia che emoziona. Una storia che fa riflettere, a prescindere dal nome e cognome della protagonista.

Ps. l'incontro con Moscè è stato il primo di una serie di quattro serate messe a punto in attesa del Festival dell'Editoria che si terrà a fine agosto nella mia città. Il prossimo appuntamento è fissato per l'8 di agosto con Chiara Moscardelli.
***
Gli ultimi anni di Anita Ekberg
Alessandro Moscè
Melville Edizioni

176 pagine
18,50 euro

sabato 13 luglio 2019

Un caso speciale per la ghostwriter (A. Basso)


Siamo arrivati ad un punto di svolta nella vita di Vani Sarca, la protagonista della serie che Alice Basso ha messo nelle mani di lettori che, se somigliano a me, avranno sicuramente tenuto dei comportamenti strani.
La sottoscritta, tanto per dire, si è talmente affezionata a Vani da andare in giro per casa e dire “…su Vani, andiamo al mare che oggi è una bella giornata” prima di infilare il libro in borsa e partire con i figli al seguito che si guardano perplessi perché sanno che nessuno di loro due si chiama Vani!
Ecco, giusto per dare un’idea.
Di mestiere Vani Sarca fa la ghostwriter per la casa editrice L’Erica: scrive per altri ed è un personaggio fantasma all’interno della casa editrice visto che nessuno sa di lei. O quasi.
La sua è una dote innata che le permette di comprendere la persona che ha davanti e riesce non solo a scrivere proprio come farebbe lei ma anche a intuirne pensieri e comportamenti. 
Comprende le persone ma non le sopporta. 
Non sopporta avere molta gente attorno, ama avere i suoi spazi, non ha intenzione di cambiare il suo modo di fare tantomeno il suo modo di vestire o di porsi.
Dopo diverse vicissitudini, Vani è preoccupata per la scomparsa di Enrico Fuschi: è il suo capo, un uomo con cui non ha avuto sempre un rapporto sereno… anzi, si è scontrata con lui più o più volte ma stavolta la situazione sembra essere davvero preoccupante. 

Nel libro precedente avevamo lasciato Vani con un Enrico Fuschi che ha fatto una scelta importante della quale, ora, paga le conseguenze. 
Una scelta che li ha avvicinati... o allontanati a seconda dei punti di vista.

Da quel momento Fuschi ha fatto perdere le sue tracce e tanto basta per allarmare i suoi amici, anche quelli che – come Vani – non ammetterebbero mai di essere preoccupati per lui.
Inizia la ricerca e con lei si mobilitano tutti coloro che, nonostante il suo caratteraccio, ad Enrico ci tengono.

Ho molto apprezzato la scelta dell’autrice di proporre la vita di Enrico in modo originale… Non avevo capito subito cosa avessi davanti agli occhi, avevo pensato ad una storia parallela ma ben presto ci è svelato l'arcano... Andando avanti con la lettura ci si imbatte in un personaggio complesso, con un passato che nessuno avrebbe mai immaginato. Emergono segreti, abitudini, frustrazioni che nessuno avrebbe mai associato a quel burbero personaggio che è abituato a prendere a pesci in faccia il suo prossimo, senza fare troppe distinzioni. E non avrei mai immaginato di arrivare a provare tenerezza per lui proprio come Vani non avrebbe mai immaginato di provare preoccupazione per una persona alla quale, volente o nolente, tiene.
Ecco, sta qui la chiave di volta. 
Emergono in modo prepotente e più marcato del solito i sentimenti ma non in modo sdolcinato… i rapporti interpersonali hanno un altro sapore stavolta.

Già nelle precedenti avventure si era avuto sentore di come quella ragazza così particolare, così strana, a volte anche antipatica nei suoi atteggiamenti (non possiamo nasconderlo), stesse maturando. E la maturazione arriva anche con delle scelte importanti che riguardano sia la sua vita personale che professionale. Scelte che toccano, in modo più o meno diretto, anche coloro che ha attorno.

Mi sono anche trovata, e non mi è capitato mai, a comprare il primo volume della serie in questi giorni (da me letto tempo fa) perché mi è venuta voglia di far conoscere Vani a mia figlia e lei non ama i prestiti bibliotecari che tentano di scandire i suoi tempi di lettura… io lo presi in biblioteca all’epoca ed ora è l’unico che mi manca, ma ancora per poco! 
Sta arrivando e la mia serie sarà completa… 

Vani Sarca è uno di quei personaggi che il lettore si abitua a vedere come personaggio reale, ad immaginare la sua persona, il suo abbigliamento, il suo modo di esprimersi ed anche i suoi significativi silenzi. 

Questo quinto libro mi è piaciuto e, secondo il mio parere, è forse uno dei più riusciti. Posto, ovviamente, che mi sono piaciuti anche tutti gli altri. Lascio, dunque, tirare le giuste somme!

Ps. cinque stelline vanno ad Irma: personaggio conosciuto in una precedente avventura e che, secondo me, pur restando in secondo piano è una presenza importante, un collante discreto ma molto potente.

E cinque stelline vanno ai libri: tanti ne vengono citati in modo diretto, tanti altri hanno vengono riportati alla mente con riferimenti specifici... bello, molto bello!

Se posso permettermi: "Vani, mi manchi già!".
***
Un caso speciale per la ghostwriter
Alice Basso
Garzanti Editore
376 pagine
17.90 euro

mercoledì 10 luglio 2019

Il paese delle meraviglie (G. Culicchia)

Il titolo non l'ho capito. Non sono proprio riuscita a dargli un perchè dopo aver letto la storia. Sicuramente è un mio limite.

A parte ciò, Il paese delle meraviglie mi ha colpita nonostante i dubbi che si sono affollati nella mia mente dopo le primissime pagine. Dubbi legati più che altro alla scelta stilistica ma che, pian piano, si sono diradati fino a trasformarsi nella consapevolezza di quanto fosse stata una scelta azzeccata.
L'autore dà voce a dei personaggi che solo con il loro particolare modo di esprimersi e approcciarsi alla vita risultano "veri" e credibili. Zazzi non sarebbe Zazzi se non parlasse in modo sguaiato, senza filtri... e Attila non sarebbe Attila se non trasmettesse quell'emozione che sembra fare da leit motif ad ogni sua scelta. E' un ragazzino delicato anche quando cerca di fare il duro.

Attila è un ragazzino molto timido che affronta la vita per lo più a voce bassa e arrossendo quando qualcuno gli parla.
Zazzi è il suo compagno di banco, adolescente come lui, ma fatto di tutt'altra pasta. Zazzi, alias Franz, è un fascista convinto, un ragazzo che si relaziona agli altri con prepotenza, un tipo aggressivo, con cambi d'umore improvvisi ed estremi ma capace di tenere fede senza mai farsi prendere dai dubbi a quell'amicizia che lo lega con Attila.

Attila è un sognatore, innamorato di una ragazza di quattro anni più grande di lui ma incapace di avviare qualsiasi contatto con lei, anche solo per un ciao.
Zazzi non si fa problemi a fumare una canna davanti a tutti, non porta rispetto agli insegnanti, si atteggia a bullo di zona, profondamente amante della libertà (ovviamente intesa a modo suo).

Sono diversi e sembra strana l'amicizia di due ragazzi tanto distanti l'uno dall'altro. Eppure, quella che li lega è un'amicizia profonda che si consolida di giorno in giorno, che li vede complici ma mai succubi l'uno dell'altro, li vede prendere a morsi la vita anche quando questa ha poco da offrire.

Sono due ragazzi che nel 1977, epoca in cui si ambienta il libro, hanno quattordici anni: un anno in cui arriva la tv a colori e chi la possiede si trova un gradino sopra gli altri, un anno in cui le vicende politiche sono particolarmente fervide e legate anche a tragici momenti, l'anno in cui Francesco Moser conquista il titolo di campione del mondo di ciclismo su strada... 

La storia si snoda nell'arco di un anno scolastico. Questa è l'impressione che ho avuto io visto che nelle prime pagine la scuola è già iniziata e nelle ultime finisce. Un arco di tempo in cui sembra non succedere mai nulla nella monotonia di giorni tutti uguali ma nei quali, invece, succede di tutto. 

Ciò che più mi ha colpita è il modo in cui viene intesa e viene resa al lettore l'amicizia tra i due ragazzi. 
Un'amicizia mai realmente dichiarata ma dimostrata ogni giorno con gesti piccoli e grandi, con scelte più o meno condivise ma che comunque coinvolgono entrambi, nel bene e nel male. 

Attila sa che Zazzi è l'unico amico che ha e lo rispetta in quanto tale, anche quando i suoi atteggiamenti gli piacciono poco. Zazzi è così, non potrebbe essere diverso. Dice le parolacce, si vanta di avere avuto chissà quante donne, non ha alcun interesse per la scuola, è un fascista dichiarato e sempre pronto a farlo sapere al mondo, intavola confronti politici coloriti anche con gli insegnanti e tiene testa a tutti: è un personaggio sopra le righe ma che, secondo il mio parere, è stato ben strutturato dal punto di vista caratteriale. 
Difende le sue idee argomentando - anche se a volte gli argomenti possono essere discutibili - senza paura: in un quattordicenne non è poi cosa così comune. Sa quello che dice, nella convinzione che sia giusto.
Attila non riesce a tenere testa agli altri come fa Zazzi, ne' a parole ne' con l'uso delle mani (quando Zazzi si toglie il giubbotto e la maglietta  non è un buon presagio!). 
E non riesce nemmeno ad essere disinvolto con le ragazze. 

Diversi ma amici, in modo indissolubile.

Se Zazzi è il personaggio che, tra i due protagonisti, mi è piaciuto di più - non per quello che fa che, lo ripeto, è spesso discutibile - ma per come è posto al lettore e per come è strutturato, tra i personaggi secondari ho amato il nonno di Attila. E' un vecchietto che inizia a perdere colpi ma che è legato, anch'esso, da amore profondo a quel nipote a cui vorrebbe trasmettere tutto ciò che sa. E' un personaggio bizzarro ma importantissimo nella vita del ragazzo oltre che tassello importante della storia.

Ho molto apprezzato anche la scelta dell'autore di proporre, alla fine del libro, una cronologia degli eventi realmente accaduti nel 1977 - e richiamati durante la narrazione - per aiutare i lettori più giovani a orizzontarsi e quelli meno giovani a ricordare. 

Un romanzo politicamente scorretto ma pieno di umanità: sono proprio d'accordo con quanto indicato nell'ultima di copertina. 
***
Il paese delle meraviglie
Giuseppe Culicchia
Garzanti Editore
315 pagine
8.50 euro