lunedì 18 marzo 2019

Braccialetti rossi. Il mondo giallo. Se credi nei sogni, i sogni si creeranno (A. Espinosa)

Innanzitutto togliamo la dicitura Braccialetti rossi dal titolo. Perché chi si trovasse a compare questo libro per leggere la storia dei ragazzini di cui si è parlato nella serie televisiva non la troverebbe. 
Non c'è Leo, non c'è Davide, non c'è Rocco così come non c'è nessun altro di quei ragazzini che sono richiamati dalla foto di copertina.

Nessuno. 

E questo non mi sembra corretto: ricordo di aver comprato questo libro su richiesta di mia nonna - grande lettrice ultranovantenne - che, ne sono certa, si aspettava di trovare le storie di quei bambini... invece... niente. Non me lo ha mai detto (e ora non potrà più farlo) ma credo che sia rimasta profondamente delusa. 

Sarebbe più corretto, dunque, dare al libro il suo reale titolo: Il mondo giallo. Sarebbe più onesto nei confronti dei lettori dare il titolo giusto al libro che, sull'onda della pubblicità legata alla serie televisiva, promette altro rispetto a ciò che realmente è! Poi, dire che questo libro ha ispirato la serie ci può pure stare ma un conto è dire che l'ispirazione arriva dai contenuti ed un conto è spacciarlo con lo stesso titolo della serie lasciando intendere ben altro.

Tolta la premessa acida (chiedo scusa ma il rispetto del lettore impone che si sia sinceri nei suoi confronti e mettere in primo piano il titolo della fiction televisiva, quando poi all'interno non si trova nulla di quello che si è visto in tv, secondo me non è onesto ma mero marketing), nel merito  del libro devo dire che Albert Espinosa racconta la sua esperienza e tira le somme di un'esistenza declinata in senso positivo. Tutto ciò che gli è capitato - il cancro, l'amputazione di una gamba, l'asportazione di un polmone - viene reso in senso positivo: avere una gamba sola ed un solo polmone non sono disgrazie ma caratteristiche che lo rendono unico, il cancro non ha tolto ma ha dato... L'ho ammirato per questo suo modo di essere, per la sua filosofia di vita!
Posto che sia un punto divista difficile da accettare soprattutto da parte di chi ha avuto a che fare con la malattia (credo) resta il fatto che l'autore è un uomo positivo, che trasmette positività, leggerezza, in modo decisamente fuori dagli schemi.

Dopo la delusione iniziale dovuta alla netta differenza tra ciò che mi aspettavo e ciò che ho trovato, devo dire che mi sono imbattutta in un uomo capace di trasmettere ottimismo.
Parla della sua esperienza e di ciò che il cancro gli ha insegnato, per trasmetterlo agli altri con un palese invito a pensare positivo sempre.

L'autore parla direttamente al lettore, gli si rivolge come farebbe con un amico. Non c'è una vera e propria trama ma l'autore, con un deciso spirito positivo, racconta le lezioni che il cancro gli ha insegnato: il potere di una risata, la necessità di fare silenzio attorno a se, l'importanza di guardare ciò che si ama guardare, la preziosità del lasciare traccia di ogni gioia quotidiana, una particolare concezione del dolore...

In particolare, mi ha colpito il suggerimento di tenere una cartella di vita, come una cartella clinica. Se i medici, da una parte, scrivono sulla cartella clinica di ogni paziente tutto ciò che gli accade, il decorso della malattia, le cure, le reazioni dell'organismo, dall'altra Espinosa invita a tenere nota di tutto ciò che di positivo accade con tanto di date, ricordi, piccoli pezzetti di vita. Non un diario ma qualche cosa di più, da andare a sfogliare a distanza di tempo ed anche da lasciare in eredità, perché no! Interessante suggerimento. 

Mi ha fatto riflettere anche il suggerimento di far una ripresa di se stessi nel momento in cui si è arrabbiati con qualcuno o per qualche cosa per poi guardare e riguardare quelle immagini e rendersi conto che... bhè, si è davvero ridicoli con quel viso distorto dalla rabbia, con quel tono di voce che non ci appartiene e non ne vale proprio la pena trasformarsi in quel modo! Interessante anche questo.

Gli insegnamenti che l'autore ha avuto dal cancro sono nella prima parte del libro mentre la seconda è dedicata al concetto di gialli, coloro che motivano il vero titolo del libro, secondo me. 
L'autore cerca di chiarire la sua visione di giallo, inteso non come colore ma come nome da attribuire a qualcuno che ricopre un ruolo speciale nella nostra vita e che si colloca tra gli amici e gli amori. Aiuta a capire chi sono i gialli, che ognuno ne ha nella sua vita, quali caratteristiche vanno cercate in loro. Non sono riuscita a comprendere appieno la sua teoria, a capire se nella mia vita ci sia stato o ci sia tuttora qualche giallo. Mi posso impegnare a cercarlo anche se non sono certa di avere ben capito come si faccia ad identificarlo!

Ciò che mi resta di questo libro, oltre alla delusione di cui ampiamente ho detto sopra, è la positività che trasmette l'autore e il modo originale di porsi nei confronti di ciò che la vita gli ha riservato. Se mi capiterà, prima o poi, di individuare un giallo lungo il mio cammino, magari lo appunterò nella mia cartella di vita... chissà!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro con delle mani in copertina ed anche alla Challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro in cui si parla di una malattia.
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Braccialetti rossi. Il mondo giallo. Se credi nei sogni, i sogni si creeranno
Albert Espinosa
Salani Editore
165 pagine
12.90 euro

domenica 17 marzo 2019

Resto qui (M. Balzano)

Andare o restare. Lasciare tutto accettando a testa bassa la realtà e cercare fortuna altrove o combattere per un presente ed un futuro nel posto in cui si è nati. 
Sono queste le alternative che si pongono davanti agli occhi di Trina e di tanti altri abitanti di Curon.


Un luogo che c'era ma che, così com'era, non c'è più. 
Ora c'è un'altra Curon che non è quella per la quale Trina e i suoi hanno lottato.
E non si tratta di un luogo immaginario ma di un luogo vero.
Che c'è.
Così come c'è il campanile al quale, quando ho visto per la prima volta la copertina del libro Resto qui non sono riuscita a dare un perchè.

Il libro di Marco Balzano mi ha presa in contropiede, lo ammetto. 
Nella prima parte mi è sembrato lento, troppo lento per i miei gusti. 
Ed ho anche iniziato a borbottare perchè mi aspettavo altro...
Poi, pian piano, è stato un crescendo di emozioni che, pur non corrispondendo ad un'accelerazione della narrazione, mi hanno però catturata.
Eh sì, perchè nel momento in cui il lettore capisce in quale direzione la storia sta andando, le emozioni catturano.
Questa, almeno, è stata la mia impressione.

La storia è reale.
Sarà pure romanzata ma la storia di fondo - quella del luogo ormai scomparso - è vera.

Curon si trova nel Sudtirolo: non è ben chiaro quale sia la lingua da parlare, non è ben chiaro cosa si debba fare per sopravvivere in un momento storico particolare, quando Mussolini la fa da padrone e tenta di cancellare l'identità di una comunità che, però, non ci sta.  Così come non è ben chiaro cosa si possa fare per combattere contro una realtà che si concretizza in una guerra che nessuno ha voluto e in decisioni calate dall'alto in nome di una modernità che nessuno vuole. 
Qual è, poi, il prezzo da pagare?
Un prezzo alto, altissimo.
Dopo essere stata messa a dura prova dalla guerra, quella vera, dopo aver perso figli, fratelli, genitori in tale guerra, la comunità si trova a fare i conti con una guerra più sottile di quella che usa le armi per conquistare: Curon è destinata a scomparire, letteralmente ad affogare... Sì, perchè proprio nel posto in cui vivono Trina e tutti gli altri viene costruita una diga che, ben presto, cancellerà quelle case, quelle strade, quei campi nei quali ora si aprono le persiane delle case, pascolano le bestie, corrono i bambini.

La storia di Trina - che arriva anche a macchiare le sue mani di sangue pur di difendere se e i suoi cari - e della sua famiglia è la storia di tutta una collettività che ha un futuro segnato: è destinata a perdere le proprie radici, i luoghi del cuore, i propri averi, la propria storia. 

Ma la storia di Trina se, da una parte, incarna quella della comunità del posto, è anche una storia di sofferenza personale per la perdita di una figlia che, sono sincera, ma ha fatto proprio innervosire. 
Se ne va. Quella ragazzina se ne va a dieci anni con gli zii senza nemmeno salutare la sua famiglia. Se ne va per poter studiare e stare meglio. 

Se ne va dopo aver chiesto ai suoi di scappare tutti insieme ottenendo, in risposta, un no... perchè suo padre e di riflesso suo madre hanno scelto di restare a difendere la terra in cui sono nati.

 Non soffrite per me perchè sto bene e perchè un giorno ritornerò a Curon.

Ho ammirato Trina per il coraggio dimostrato nel voler restare accanto a suo marito, nell'affrontare i rischi legati alla guerra e all'essere disertori, perchè suo marito  tale diventa. E' una donna coraggiosa che non si rassegna ma che continua a fare i conti non solo con la costante paura di morire durante la guerra e con quella di perdere tutto successivamente, ma anche con l'assenza di sua figlia.
Dicevo che mi ha fatto innervosire questa bambina. Eh sì, perchè avrei voluto sapere qualche cosa di più su di lei, sapere se davvero era felice lontano dai suoi, se quella fatta all'età di dieci anni è stata una scelta giusta.. ma l'autore sceglie di renderla un personaggio assente e questo un po' mi è dispiaciuto. Avrei voluto conoscerla di più forse per dare un senso alla sua lontananza da quella madre che ne conserva vivo il ricordo giorno dopo giorno.

Nella seconda parte del libro ho iniziato ad avvertire una crescente angoscia intesa come sofferenza d'animo per ciò che, oramai, appariva inevitabile. L'autore è stato capace di farmi immedesimare con quella gente. In particolare, mi sembra di vedere davanti agli occhi quella vecchina che si è fatta trascinare via con la forza dalla sua casa... credo che anche mia nonna si sarebbe comportata così se fosse toccato a lei. Quella vecchina - che è un personaggio secondario ma che mi ha particolarmente colpita - secondo il mio parere rappresenta tutti coloro che sono costretti a lasciare le loro case, qualunque sia il motivo che lo rende necessario. Incarna una profonda sofferenza che non mi ha lasciata indifferente. 

Ecco perchè questo romanzo mi ha spiazzata perchè credevo che sarei arrivata alla fine con quel senso di noia che mi attanagliava all'inizio ma non è stato affatto così.
E' una storia che mi ha fatto conoscere una realtà che non mi era nota e che mi ha trasmesso emozioni.

Va anche detto che l'autore scrive molto bene, in modo chiaro e coinvolgente. Bravo!
Quel campanile solitario in mezzo all'acqua ora è un'attrazione turistica, ha il suo fascino. Ma solo nel guardarne una foto - non ci sono mai stata di persona da quelle parti - mi sembra di sentire tutta la sofferenza che è rimasta soffocata in quel borgo sommerso. Probabilmente se non avessi conosciuto la storia di quel posto anche io mi sarei limitata avrei riempito i miei occhi di meraviglia davanti ad un'immagine come quella. Se dovessi andare ora, però, credo che il mio cuore si riempirebbe di tristezza prima di fare spazio alla meraviglia degli occhi.
Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro corrispondente, secondo me, all'ingrediente segreto. Inoltre, partecipo anche alla Challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro in cui ci sono delle morti.
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Resto qui
Marco Balzano
Einaudi Editore 
175 pagine
18.00 €

venerdì 15 marzo 2019

La pazienza del ragno (A. Camilleri) - Venerdì del libro

Ne La pazienza del ragno Salvo Montalbano ha a che fare con uno strano caso. 
Non c'è nessun morto, nessun delitto attorno al quale indagare.
Tutto parte dal venir meno di un motorino.

Non l'avevamo lasciato in perfetta forma al termine dell'avventura precedente, narrata ne Il giro di boa, e Camilleri dà continuazione a quella situazione proponendo un Montalbano a riposo, convalescente dopo una tappa in ospedale.

Può essere, però, la scomparsa di un motorino a motivare il suo rientrare in servizio durante la convalescenza? Ben presto Montalbano si renderà conto che quello che Catarella - che anche questa volta è il personaggio più divertente di tutti - gli aveva comunicato come scomparsa di un mezzo di locomozione in realtà è la scomparsa di una ragazza. Cosa molto più seria e tale da indurlo a tornare in carreggiata.

Il libro si apre con un Montalbano pensieroso, malinconico. Pensa alla sua vita, alla sua condizione, al suo essere fondamentalmente un uomo solo che inizia a fare i conti con il tempo che passa inesorabile. Quella malinconia non è tanto legata ai problemi che lo hanno condotto in ospedale quanto all'essersi reso conto di stare invecchiando. Eh sì: Montalbano è un personaggio che invecchia, che cambia con il passare del tempo. E' una caratteristica che apprezzo, questa: la scelta di Camilleri di non proporre un protagonista immune al passare del tempo e sempre in perfetta forma all'inizio di una storia anche se nella precedente ha preso un proiettile in un fianco. Avrebbe potuto fare una scelta diversa (ci sono molti autori che lo fanno): trattandosi di storie comunque autoconclusive, seppur parti di una serie, avrebbe potuto scegliere di congelare il personaggio e renderlo immune al passare del tempo. Invece no. Camilleri non fa questa scelta e devo dire di averla apprezzata.

Una considerazione molto umana, quella che fa Salvo. Il suo guardarsi allo specchio come uomo, prima che come uomo della legge, è l'ammissione di una vulnerabilità che, a ben guardare, è sempre emersa nelle sue storie precedenti, anche se in modo meno accentuato di quanto non accada ora.

Di questa storia ho apprezzato la sottile struttura, l'imbastitura della ragnatela - proprio azzeccato il titolo, secondo me  - che viene realizzata con pazienza e con chiarezza. Nessuna mossa sbagliata - o quasi - per una vicenda alquanto anomala per il commissario e per i suoi. Un sottile piano diabolico quello che viene pian piano scoperto.

In questo volume mi è piaciuto molto il ruolo di Livia. Quella donna che resta sempre in secondo piano, che segue Salvo da lontano, quasi sempre al telefono, quasi sempre per un fugace saluto, questa volta gli è accanto fisicamente per via della convalescenza e della necessità di accudire il suo uomo. Livia è la sua donna ma Montalbano spesso la sente distante. Ora è con lui, accanto a lui fisicamente e questo ha delle conseguenze per entrambi. Perchè chi può dire di non tenere alla propria autonomia, alla propria libertà? Salvo se ne rende conto ed anche lei. Entrambi accettano tacitamente la rispettiva necessità di stare da soli pur apprezzando il tempo passato insieme. Sono abituati a stare lontani, la verità è questa, e tali tornano ad essere, ognuno nella sua vita. Perchè la loro storia è così!

Si comporta anche in modo strano, Livia. E devo dire che questo umore altalenante, quel suo modo di relazionarsi con lui a volte poco coerente mi ha colpita: Livia non è quella donna distaccata e fondamentalmente equilibrata a cui Camilleri ha abituato i suoi lettori. Livia è una donna attenta, sensibile ma anche un po' lunatica... è una donna come tante. Mi è piaciuto il ruolo di questa donna nella storia più di quanto non sia avvenuto in precedenza quando, per scelta dell'autore, restava più nell'ombra.

Mi è mancata Adelina. Perchè, si sa, Adelina - la donnina che lo accudisce quando è solo - non va molto d'accordo con Livia: bello anche quel suo modo di mettersi da parte nel rispetto del ruolo di quella donna che non vede l'ora che se ne vada per tornare al suo posto. Si mette da parte ma non del tutto... e tornerà alla carica, sì che tornerà! Ci tiene alla saluto di Salvo, lei!!!

Non ho fatto nessuna fatica a seguire la narrazione, sempre particolare per l'uso del dialetto, di Camilleri. Anzi, Montalbano non sarebbe lo stesso se la narrazione cambiasse.

Segnalo questa lettura per il Venerdì del libro di oggi e partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro di Camilleri ma anche alla Challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro che fa parte di una serie di almeno 5 volumi.

martedì 12 marzo 2019

Warcross (Marie Lu)

Credo che sia il primo libro, in questi primi mesi del 2019, del quale non vedo l'ora di leggere il prosieguo. Warcross non è un libro autoconclusivo e io, sono sincera, me ne sono accorta una volta arrivata all'ultima pagina. L'ho letto come libro bonus per una challenge a cui sto partecipando e non mi sono informata, prima di iniziare la lettura, sulla trame ne' sul fatto che fosse autoconclusivo oppure no. Mi sono messa in testa di leggerlo punto e basta.
Così ho fatto, arrivando sul filo di lana visto che sono arrivata a scrivere qualche considerazione sulla storia proposta da Marie Lu a meno di un paio d'ore dalla scadenza del termine ultimo per la gara di lettura.

Emika Chen è una cacciatrice di taglie molto particolare visto che svolge la sua attività negli ambienti collegati ad un gioco che, per tipologia e diffusione, sta diventando molto più che una sfida virtuale tra giocatori. Warcross è diventato uno stile di vita, un modo per vivere una vita alternativa, virtuale e capace di produrre, per alcuni, anche del profitto. Sotto a Warcross gravita, infatti, un giro di scommesse illegali a tanti, tantissimi zeri... Ma anche per Emika questo gioco diventa una fonte di guadagno nel momento in cui viene contattata - dopo aver hachkerato la partita inaugurale del Campionato di Warcross - dal suo creatore che ha bisogno del suo aiuto in qualità di cacciatrice di taglie.
Il miliardario giapponese Hideo Tanaka, ideatore del gioco, le propone una cifra esorbitante per svolgere delle indagini all'interno del mondo di Warcross e stanare qualcuno - che verrà chiamato Zero in modo simbolico, visto che non se ne conosce l'identità - che sta tramando alle sue spalle.
Per Emika è la realizzazione di un sogno e ben presto da hacker squattrinata diventa una stella del draft: conosce da vicino un mondo che, fino a quel momento, pur essendole familiare le era lontanissimo; conosce il suo ideatore, un giovane di gran fascino che aveva sempre guardato dalle copertine delle riviste patinate e, soprattutto, riesce a saldare tutti i debiti che le pesavano da quando è morto suo padre e a disporre di una somma che non avrebbe mai potuto immaginare come disponibile sul suo conto.
Emika è brava nel suo lavoro, ci sa fare... e più indaga più entra in un meccanismo che la porterà a scoprire un complotto ben diverso da quello che inizialmente aveva immaginato.
La storia è coinvolgente. E' la prima volta che leggo una storia di questo tipo, ambientata in un mondo virtuale in cui un gioco riesce a coinvolgere il lettore come se fosse lui il giocatore coinvolto in prima persona. Il ritmo è alto e le descrizioni del mondo virtuale che fornisce l'autrice sono davvero accattivanti.
Ciò che mi è piaciuto di più in assoluto è il contrasto che viene a crearsi tra quel mondo virtuale e la vita vera quando Emika e Hideo staccano, per un po', i contatti con il gioco per immergersi nella vita di tutti i giorni. Ho avvertito a chiare note il profondo contrasto tra un mondo scintillante, elettrizzante, coinvolgente con la realtà fatta di sofferenza, di un passato con il quale non si sono fatti del tutto i conti... Questo parallelismo mi è piaciuto molto, rende perfettamente l'idea di come, pur riuscendo ad estraniarsi dalla realtà grazie ad un gioco, per quanto coinvolgente, quella realtà torna a bussare alla porta inesorabilmente. E ciò mi ha fatto pensare anche al mondo di oggi, alla frenesia che le nuove tecnologie hanno portato, ai nostri figli sempre più presi dal virtuale ma anche alle nostre vite quotidiane con le quali, sistematicamente, dobbiamo fare i conti. Nel libro è tutto molto accentuato ma non è poi così lontano dalla realtà l'ambiente che viene descritto.

La protagonista mi è piaciuta molto: è una giovane di carattere, ben consapevole delle proprie capacità ed abilità, pronta a dare il massimo per il raggiungimento di un obiettivo.

Hideo mi vuole vfuori dalle partite ufficiali e dalla caccia. Zero mi ha avvertita di giare al largo. Ma non sono mai stata brava a seguire le istruzioni. Sono una cacciatrice di taglie. E se la mia preda è ancora a piede liberato, devo terminare il lavoro.
Ho cercato anche di immaginarla dal punto di vista fisico, questa ragazza con i capelli arcobaleno e non ho fatto fatica a vedere il suo volto e il suo fisico scattante davanti agli occhi, con i piedi ben piantati sul suo skate.

Hideo è un personaggio che appare molto particolare fin dall'inizio. Freddo e distaccato, calcolatore, abituato a tenere tutto sotto controllo, getterà ben presto la maschera davanti ad Emika che è, ai suoi occhi, una ragazza prima che una cacciatrice. Le aprirà il suo cuore, le affiderà i ricordi del suo passato e non solo.
Nel momento in cui lei riesce a fare chiarezza sulla situazione, non riuscirà a credere a ciò che le si dipana davanti e la figura di Hideo viene messa in discussione. 

Bel libro, lo consiglio a chi ama l'azione, a chi ama i mondi virtuali, a chi ama le storie fresche, moderne, dalle tinte forti. Lo consiglio anche a lettori giovani e sono certa che sapranno apprezzare un bel po' una storia che è loro, in quanto nativi digitali molto coinvolti nei giochi virtuali, molto familiare. 

La storia mi ha anche permesso di riflettere su un aspetto che non avrei mai pensato potesse emergere in una storia così: fino a che punto ci si può spingere per raggiungere un obiettivo che si considera positivo? Si può intervenire per manipolare il mondo, anche se lo si fa in buona fede? Si può sacrificare la libertà di ognuno, anche la propria libertà di sbagliare, sull'altare della perfezione, di una perfetta vita virtuale? Non credevo che ci fossero spunti di riflessione di questo tipo.

Ammetto di essere rimasta un po' male non trovando un finale. Dovrò aspettare il seguito e, a differenza di altri libri letti di recente e dei quali non ho provato alcuna curiosità per il sequel, stavolta non vedo l'ora di sapere come va a finire.
***
Warcross
Marie Lu
Piemme Editore
368 pagine
18.00 €

lunedì 11 marzo 2019

La lentezza (M. Kundera)

Milan Kundera è un autore che mi incuriosiva da tempo. Quando mi è capitato tra le mani il suo libro La lentezza, non certo un libro di uscita recente ma piuttosto datato, ho deciso di leggerlo nel partecipare alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro con una sola parola (articoli esclusi) nel titolo.

La lentezza: mi sono detta che probabilmente sarebbe stato un invito a rimodulare la vita quotidiana su ritmi diversi o sarebbero state esperienze di persone che hanno deciso di cambiare i propri ritmi di vita.
Invece...
Mi sono trovata tra le mani un libro del tutto diverso da quello che mi aspettavo.
Niente di ciò che mi immaginavo se non fosse per le primissime pagine quando l'autore - parla in prima persona - si sta recando in un castello assieme alla sua donna e, per strada, procede a passo piuttosto tranquillo a bordo della sua auto tanto da meritarsi le imprecazioni dell'automobilista che circola dietro di lui. Una situazione piuttosto comune, questa, che mi ha fatto sorridere.

Proseguendo nella lettura Kundera propone due storie di seduzione, separate da più di duecento anni e oscillanti pericolosamente tra il sublime e l'esilarante.
Sono sincera: ho fatto fatica a trovare collegamenti tra le storie narrate che non risidessero nell'ambiente in cui vengono allocate... ma mi è sembrato un po' poco per dare loro un significato.
Il concetto di lentezza opposto a quello di velocità va ricercato nel contrasto che l'autore propone tra la lentezza collegata ai ricordi e la velocità collegata alla necessità di dimenticare.
Quando si intende ricordare un'esperienza si agisce con calma, con lentezza appunto, per assaporare ogni attimo e fissarne il ricordo. Quando si intende dimenticare un'esperienza, si compie ogni gesto in fretta per poter archiviare - e dimenticare - prima possibile l'accaduto. E qui ci siamo.

L'ambientazione è quella di un convegno di entomologia - e già questo mi è sembrato alquanto particolare - e i personaggi che si rincorrono tra le pagine sono altrettanto particolari. 

Il prof. Cecopitschy, docente ceco di entomologia appunto, ha l'occasione di riscattarsi dopo essere caduto in disgrazia: è emozionato all'idea di parlare davanti ad un attento uditorio, cosa che non fa da anni. Ora è la sua occasione di riscatto. Ma è talmente emozionato che dimentica tutto il suo discorso. E' un personaggio che mi ha fatto molta tenerezza e che mi è sembrato molto umano, fragile, sensibile anche quando la situazione avrebbe richiesto maggiore fermezza e decisione. Non si nasconde dietro una maschera ma mostra la sua fragilità, fino a diventare ridicolo. A tratti ingenuo, è un personaggio tenero che sembra del tutto fuori posto dal contesto in cui si trova. Appaludito con calore nel momento in cui mostra la sua emozione, verrà con altrettanta facilità deriso. Mi ha intenerita.

Non è lui, però, il protagonista delle storie d'amore e di seduzione che propone l'autore se non come spettatore, in un caso.
La prima storia risale al '700 - l'autore lo ricorda bene - quando un cavaliere viene usato da una contessa per coprire una relazione che ha con un marchese, alle spalle di suo marito. Un imbroglio, una beffa, consumati sulle note della sensualità. 
L'altra è quella - piuttosto fugace e stravagante - tra Vincent e Julie che sono protagonisti di momenti tanto appassionati quanto ridicoli a bordo della piscina interna dell'hotel in cui si volge il convegno. 
La loro storia viene narrata in modo confuso - secondo il mio parere - ed ho anche pensato dove volesse arrivare l'autore... ebbene, non l'ho proprio capito. 
Magari il messaggio che intende lanciare l'autore va cercato nel profondo, probabilmente io non sono capace di arrivarci per cui mi arrendo: non ci ho capito molto, ho letto le storie proposte come se fossero fine a loro stesse e basta.

Onestamente la storia non  mi è piaciuta affatto e... non mi ha lasciato niente se non una gran confusione in testa.
Forse ho letto di fretta per dimenticare, proprio come l'autore lascia intendere che si faccia davanti a ciò che non si vuole fissare nella memoria. Può essere, limite mio.

Resta il fatto che non è un libro che rileggerei o consiglierei. Magari cercherò altro di questo autore per capire se sono partita dal libro sbagliato o se il suo stile è proprio questo.
Se non altro è un libro breve, letto in fretta e che altrettanto in fretta - ne sono certa - sarà rimosso.
***
La lentezza
Milan Kundera
Adelphi edizioni
Lire 24.000 (è un'edizione del 1995
pagine 157

domenica 10 marzo 2019

Maurizio De Giovanni - Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone - Incontri con l'autore

Ci sono incontri che vorresti non finissero mai. 
Quello con Maurizio De Giovanni rientra in questa  categoria. 
Sorridente, disponibile, pronto a guidare i presenti in un viaggio tra le pieghe dei suoi libri e non solo. De Giovanni ha ammaliato tutti coloro che lo hanno incontrato al Teatro Comunale di Porto San Giorgio parlando di Lojacono e non solo. Perchè, è vero, l'occasione era la presentazione di Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone, ma De Giovanni non è solo questo.  

Cos'è un libro per Maurizio De Giovanni?
Un libro è un viaggio. Ti deve portare via in breve tempo. Se così non è lo molli senza problemi. E' un'esperienza immersiva, non può distrarti sia nel leggerlo che nello scriverlo. 

Da dove arriva Vuoto?
Uno dei vantaggi di quando inizi a vendere più di 10/12 copie dei tuoi libri è il poter scegliere la copertina e il titolo. Vuoto nasce dal rimpianto e da alcune considerazioni: quanto conta il vuoto rispetto al pieno? Quanto conta ciò che è normale rispetto a ciò che non lo è? Il vuoto è il peso di un'assenza come nel caso della storia della professoressa che, nel libro, scompare. Nel momento in cui scompare quella donna diventa rilevante. E poi, a ben guardare, il vuoto non è realmente vuoto. E' pieno di pezzi rotti. 

Che rapporto hai con le storie che racconti?
Prendi i personaggi, stabilisci l'ambientazione, il motivo scatenante da cui ha avvio la storia e scrivi: spesso, però,  mentre prosegui nella scrittura, capitano cose che non ti aspettavi all'inizio. Questo è quello che capita spesso a me. Prendiamo, per esempio, i personaggi femminili. Io le donne non le ho mai capite: le racconto e le lascio andare... la loro storia si dipana così ed è per questo che funziona.

Donne. Ce ne sono diverse e molto emblematiche nei tuoi libri...
In Vuoto arriva Elsa. E' un personaggio che ha un segno diverso da Pisanelli (per chi non ha letto il libro, arriva a sostituirlo perchè lui è in ospedale). Volevo un personaggio che fosse il contrario di Pisanelli e l'ho trovato. Questa donna ha una storia da raccontare e lo farà nei prossimi romanzi. 
Poi c'è Ottavia: è un personaggio di rottura. La verità è che odia suo figlio. Avere un figlio autistico è una condanna per una donna. Ottavia incontra un uomo di cui si innamora ma una cosa è pensare di lasciare un marito che non si ama più, una cosa è solo immaginare di lasciare un figlio con tali difficoltà. Provo molta tenerezza per lei. Ha una lacerazione interiore profonda. 

Una figura che emerge in modo particolare, in questo tuo ultimo libro della serie, è Marco Aragona.
Aragona è un ragazzo che è perennemente contro tutti. Però è un figlio che non ha un padre pur avendolo.... e si avvicina sempre più a Pisanelli che è un padre con un figlio lontano. Sono due personaggi molto diversi ma che si avvicinano molto in questa storia. 
Mi intriga molto il pensiero di far perdere ad Aragona il posto in albergo, quello che gli paga il padre, e fargli chiedere ospitalità a casa di Pisanelli. Chissà che non possa capitare prima o poi...

Parliamo della trasposizione televisiva. Come hai vissuto questa cosa?
Onestamente ci tengo molto a che i libri e i film camminino su due filoni narrativi diversi. Ho voluto - e su questo ho pesato parecchio - dare una linea narrativa precisa alla serie Tv. Ci sono situazioni che sui libri mancano e non è un caso quanto, piuttosto, una precisa scelta.

Poi c'è Sara...
Sì, Sara è la protagonista di una nuova serie che tra poco vedrà venire alla luce la seconda puntata. Dopo Sara al tramonto, la mia Sara avrà un'altra avventura. Io Sara l'ho incontrata davvero. L'ho incontrata fisicamente ed è la prova di come, spesso, sono le storie che vengono da te e non il contrario. Stavo rientrando a casa all'una e mezza di notte, un sabato notte, ed ho visto al lato della strada un'auto parcheggiata con una donna al volante. Capelli bianchi ma una bella donna, non anziana... era Sara. La domenica mattina ho dovuto subito chiamare il mio editore perchè avevo in mente la sua storia, una storia che nella mia mente avevo scritto durante la notte.

Chi è questa donna?
Sara non è una poliziotta. E' una giustiziera.
E' un'esperta di linguaggio non verbale, è un'osservatrice, legge il labiale. E' un personaggio strano e particolare. Ho scritto la sua storia senza essere molto convinto che andasse bene: mi sono affacciato per vedere cosa succedeva ed ho visto che è venuto fuori un romanzo di grande potenza. 

E che ci dici di Ricciardi?
Il prossimo libro sarà l'ultimo della serie. Quando un autore scrive la storia di un romanzo non sa quanto durerà. Nella maggior parte dei romanzi i personaggi non cambiano. Ma se si fa una scelta diversa, ed i personaggi li si fa cambiare con il tempo, con le esperienze... bhè, allora ad un certo punto la storia deve finire. Ricciardi è un personaggio molto amato e mi piace l'idea di concludere la sua storia nel momento in cui i lettori lo amano. 
Per il momento ho in mente di chiudere la serie. 
Forse proporrò una raccolta di racconti su Bambinella, questo sì, posso dirlo. 

Nelle tue storie compare una Napoli, la tua città, nei confronti della quale, però, sei impietoso...  
Ho gli occhi per vedere e devo fatalmente raccontare quello che vedo. 
Racconto, per amore, i drammi della mia città.

venerdì 8 marzo 2019

Contro la tenebra (K. Andrews) - Venerdì del libro

Contro la tenebra è un libro di cui avrei fatto volentieri a meno. 

Premetto che non ho niente contro rapporti omosessuali e che non mi scandalizza certo l'idea che due uomini possano amarsi, anche intensamente, come accade tra i protagonisti di questo libro.
Ciò che non mi è piaciuto è il fatto che si sia voluta calcare la mano su scene che sarebbero state erotiche comunque, anche senza scendere troppo in dettagli che, secondo me, sono stati esclusivamente di cattivo gusto. 

E lo sarebbero stati - di cattivo gusto - anche se la storia avesse avuto come protagonisti un uomo e una donna. 

Vorrei che questo fosse chiaro!
Ma andiamo con ordine.

Siamo in un'ambientazione apocalittica. 
Parker Osborne, matricola del college, è alle prese con un saggio scolastico al quale è stato dato un voto che, secondo il suo parere, non è adeguato. 
Responsabile di ciò è un assistente, Adam Hawkins, irremovibile sulla sua posizione, convinto che quello studente possa fare molto meglio.
I due si confrontano, prendono le misure l'un l'altro come se dovessero sfidarsi a livello personale. 
Non sanno, però, che dal giorno successivo il pessimo voto di Parker sarà l'ultimo dei loro pensieri e la sfida si sposterà altrove. 

Perchè il giorno successivo l'umanità sarà infettata da un virus che trasforma uomini e donne in esseri molto simili agli zombie, pronti a sbranare chiunque, infettando a destra e a manca con un loro morso. Chi viene morso, infatti, diventa come loro.
Questi strani e pericolosi esseri arrivano anche nel campus ed è un fuggi fuggi generale. 
Parker ed Adam scappano a bordo della moto di quest'ultimo.
Dove andranno? Come riusciranno a far fronte ad una situazione così orribile e come riusciranno a sopravvivere quando, attorno a loro, si accumulano cadaveri su cadaveri e si moltiplicano gli infetti assassini? Come potrà farsi spazio una storia d'amore tra i due in un contesto del genere?

Questo è il quadro. 
Posto che non amo le situazioni apocalittiche, posto che non amo gli zombie ne' altri esseri che possano loro somigliare, mi sono messa alla lettura consapevole che avrei avuto a che fare con un genere molto lontano da ciò che amo. 
Ma per via di una challenge a cui sto partecipando non avrei mollato la lettura per niente al mondo così ho assistito (mio malgrado) a lotte per la sopravvivenza ma anche a momenti di intimità tra i due protagonisti che si sono trovati sempre più vicini, con un'intesa sempre maggiore sfociata ben presto in qualche cosa di più di una battaglia contro i mostri.

Come accennavo sopra, non ho apprezzato le descrizioni fornite dall'autrice su momenti intimi che avrebbero potuto accendere l'immaginazione in ben altro modo, senza dover necessariamente esagerare.
Non ho apprezzato la presenza di alcune - una in particolare - imprecazioni contro Dio molto esplicite. Non è bello dover leggere frasi irrispettose soprattutto quando si sarebbero potute utilizzare  frasi che avrebbero dato lo stesso senso all'esclamazione senza arrivare a tanto. Non voglio passare per una bigotta, non è questo il punto. Il punto è che il lettore va rispettato, sempre, e non deve essere costretto a leggere qualche cosa che potrebbe disturbarlo in questo modo soprattutto se ciò - come in questo caso - appare più che evitabile. 
Vogliamo dare la colpa alla traduzione? Alla superficialità? Alla voglia di fare colpo (su chi, poi? magari su un lettore distratto)? Fatto sta che anche questa cosa mi ha disturbata e non poco.

I personaggi... bhè, Parker mi è sembrato molto immaturo (ha diciotto anni ma si comporta, soprattutto nella prima parte del libro, come un adolescente poco equilibrato). Adam è più maturo, lo si capisce subito, ma ha dei segreti che verranno svelati durante la lettura, il più importante dei quali - non è un segreto ne' uno spoiler visto che viene narrato sulla trama di presentazione del libro - contribuisce a rendere la situazione ancora più assurda: è un lupo mannaro.

Non è una lettura nelle mie corde. Non è una storia autoconclusiva ma non ho alcuna curiosità di capire che fine faranno, se la famiglia di Parker si sarà salvata oppure no, se il voto sul suo compito tornerà ad essere l'unico problema da affrontare. E non sono nemmeno curiosa sulle prossime scene di sesso tra i due: l'erotismo è altro.

Posso dire, sono onesta, che la narrazione è scorrevole ma per il resto non è una lettura nelle mie corde.

Per questo Venerdì del libro vi chiedo: vi siete mai imbattuti in libri di questo tipo? 
***
Contro la tenebra (Kick at the darkness vol. 1)
Keira Andrews
Triskell Edizioni
Kindle € 4.49
295 pagine

lunedì 4 marzo 2019

Quello che i tuoi occhi nascondono (S. Nobile)

Sensuale, erotica, misteriosa, intensa. 
La storia di Bianca è tutto questo.

Lei è una ragazza particolare. Ha un occhio molto allenato nei confronti dei particolari grazie alla sua passione: la fotografia. Dall'obiettivo della sua Reflex riesce a vedere il mondo in modo diverso, catturando non solo dettagli ma anche infinitesimali sfumature ed emozioni. 

E' proprio mentre sta scattando delle foto che incontra un misterioso ed affascinante ragazzo del quale non le resta molto se non la curva delle sue spalle immortalata dal suo obiettivo.
Federico è un attore in ascesa. Un giovane di talento che ha iniziato ad affacciarsi al mondo dello spettacolo per aiutare la sua famiglia, un bel ragazzo che vive in un mondo a cui Bianca non appartiene.
Lei è figlia di un diplomatico, discendente di una famiglia importante ma alla quale non chiede nulla e dalla quale nulla vuole. Lei è Bianca e basta.

I due avranno occasione di incontrarsi di nuovo e non avranno una bella impressione l'uno dell'altra anche se i loro sensi diranno, fin da subito, qualche cosa di diverso. I loro respiri si intrecceranno quasi casualmente, all'inizio, per un crescendo di emozioni che tengono il lettore sulle spine, in attesa di qualche cosa di più. Nella prima parte del libro tra i due è un gioco di seduzione tacita che sembra sfuggire al loro controllo e alla loro volontà.
Bianca, soprattutto, non riesce a lasciarsi andare per via di un passato e di un perenne senso di colpa che continuano a bussare alla sua porta. Lei e le sue amiche condividono un segreto che, tra una pagina e l'altra, fa capolino dando un tocco di inquietudine ad una storia che riserva tante emozioni.

Ne' lei ne' le sue amiche riescono a dimenticare e tutte hanno la sensazione - a quattordici anni di distanza di un evento avvenuto quando erano in collegio dalle suore - che la storia non sia del tutto archiviata. Nessuna, però, prende di petto la situazione e questo mi ha un tantino irritata.
Ognuna ha preso la sua strada ma c'è un legame tra loro che va oltre l'amicizia e la complicità sfociando in un profondo, e condiviso, senso di colpa.

Alla storia tra Federico e Bianca si somma il mistero che fu e che sembra - questa è l'impressione che ho avuto io - restare in secondo piano rispetto al resto. Ed in effetti è così, a ben guardare, se non fosse per qualche sensazione che le amiche condividono su situazioni strane che vengono a verificarsi ma senza una vera svolta. 
Svolta che arriva alla fine, a dire il vero: viene finalmente fatta luce su ciò che accadde anche se si lascia uno spiraglio aperto per un prosieguo, per un sequel di una serie che prende il nome di Cinque Sensi.

Di Bianca mi è piaciuta soprattutto la passione per la fotografia. Questo suo modo di entrare in un mondo diverso dietro la lente di un obiettivo, quel suo modo di fissare la vita nella pellicola mi hanno affascinata. Il suo strano carattere un po' meno, lo ammetto tanto che in alcuni passaggi avrei voluto prenderla a schiaffi. Ma è anche questa la missione di un personaggio di un libro, no? Quella di emozionare - in positivo o in negativo - il lettore tanto da fargli vivere in prima persona la sua avventura... e l'autrice ci è riuscita.
E poi mi è piaciuto il suo modo di vivere la sua vita senza approfittare del retaggio di comodità o di vantaggi che la sua famiglia avrebbe potuto garantirle. Ragazza di polso. Buona cosa!

Un discorso a parte merita l'aspetto erotico della situazione. Nella prima parte del libro l'autrice non forza la mano e descrive un corteggiamento che sembra non finire mai. Sguardi che si incrociano, vibrazioni che si trasmettono dall'uno all'altra, mani che si fiorano, cuori che sembrano voler venir fuori dal petto. E' una specie di danza emozionale che rende partecipe il lettore e questa cosa mi è piaciuta molto. Ho molto apprezzato il non voler forzare le cose senza, però, risparmiare anche momenti descrittivi, nella seconda parte, molto dettagliati e spinti senza scendere mai sul volgare. Io ho preferito in assoluto la prima parte, per quanto riguarda il rapporto tra i due. Mi è sembrato di maggiore effetto rispetto alla parte successiva, con parecchie scene descritte per filo e per segno. La fantasia viaggia molto più - secondo me, almeno - nella prima parte. Si avvertono le vibrazioni che avvertono loro... Bello!

Questo Federico è capace di far impazzire una donna: secondo me è il suo il ruolo dominante nell'intera storia. Impressione mia, ovviamente.

Onestamente avrei preferito se si fosse dato più spazio alla parte misteriosa della vicenda ma mi sono anche resa conto che, se così fosse stato, gli ingredienti in pentola sarebbero davvero stati troppi. In alcuni punti ho atteso con ansia di avere qualche elemento in più ma l'attesa è stata vana fino alla fine.

Ultima annotazione: ho molto apprezzato alcune signore - personaggi secondari - che mi avrebbe fatto piacere conoscere meglio come la nonna di Federico, ad esempio. E' quella a cui ho cercato di dare un volto più di quanto non abbia fatto con i protagonisti più giovani. Mi è sembrato, nelle poche pagine che le sono state riservate, di avvertirne le emozioni in modo chiaro.
Un personaggio che mi ha colpita, anche se poco presente tra le pagine.
Un personaggio che, ne sono certa, potrebbe avere una interessante storia da raccontare. Magari spunterà nei prossimi volumi, chissà!
***
Quello che i tuoi occhi nascondono
Serena Nobile
HarperCollins editore
330 pagine
14.90 euro

domenica 3 marzo 2019

Lost. Per colpa di un bacio (T. Paxia)


Lui è un giovane chitarrista blues famoso ed affascinante che risponde al nome di Jayden Maynard.
Lei, Franklyn Reeves - Frankie per gli amici - è una ragazza con i capelli arancioni cresciuta a pane e musica, nel negozio di sua madre e nel laboratorio di suo nonno che costruiva chitarre. Sa suonare ma sa fare anche molto altro visto che, grazie agli insegnamenti del nonno, lei è capace di costruire chitarre elettriche uniche.

I due si incontrano durante quella che per Frankie è diventata una missione: cercare suo padre, quell'uomo che di cui nessuno le ha mai voluto parlare e che ha abbandonato lei e sua madre - così le è sempre stato detto - appena ha saputo che stava arrivando un pargoletto. 

Frenkie sta percorrendo una strada che sembra senza uscita ma non si perde d'animo e pur di incontrare i chitarristi che potrebbero rispondere ai pochi requisiti che suo padre dovrebbe avere (perchè l'unico elemento che le ha dato sua madre è il fatto che suo padre fosse un chitarrista), è pronta a fare delle audizioni al solo scopo di arrivare davanti all'uno o all'altro, sperando che qualcuno abbia una qualsiasi reazione davanti al suo cognome che è quello di suo nonno, quello di sua madre.

Qualche reazione la trova pure, lungo il suo cammino, ma più che altro è legata all'azienda di famiglia - la Reeves Guitars - che, oramai, con la morte del nonno, non esiste più.

Frenkie e Jayden si incontrano in questo contesto: respirano entambi musica, hanno interessi comuni, fanno delle magie con le loro mani sul fronte musicale e le loro strade si intrecciano più di quanto non avessero mai immaginato possibile.

Da un iniziale rapporto professionale che si sviluppa alla pari (tanto che Frenkie vuole essere considerata un uomo) ben presto le vibrazioni che entrambi avvertono porteranno a qualche cosa di più.

Non si tratta di un romanzo autoconclusivo bensì del primo di una serie, Liar Liar Series per cui non posso esprimermi sul finale che è chiaramente una porta aperta verso il prosieguo.

Posso fare qualche considerazione sui personaggi e sulla trama, però, così come sullo stile dell'autrice.
Innanzitutto lo stile è scorrevole e di gradevole lettura.
Senza troppe pretese ma per la tipologia di libro va bene così. 
La trama secondo me ha fatto acqua fin dall'inizio in relazione al comportamento di una madre che, davanti ad una figlia ormai adulta che si imbarca in un'avventura quasi alla cieca per cercare suo padre continua a mantenere il segreto. Ho subito pensato che o quella donna era un po' fuori di testa, tanto da non capire che quella ragazza sarebbe andata comunque fino in fondo, o che c'era qualche cosa sotto. E così è stato...

Dei vari personaggi Frenkie mi è piaciuta di più di tutti: una ragazza determinata, di carattere, capace di farsi apprezzare per la propria abilità, per le proprie capacità. Un positivo modello di donna, mi vien da dire, che tiene testa senza troppi problemi ai tanti uomini che le gravitano attorno sul fronte professionale. Mi è piaciuto il suo modo di porsi e il suo modo di affrontare la vita.
Non mi è piaciuta la figura di sua madre per l'atteggiamento che ha tenuto e non ho nemmeno avuto la voglia di giustificarla, alla fine, alla luce di ciò che si scopre.
Insegniamo ai nostri figli ad essere onesti e ad avere il coraggio di rispondere delle proprie azioni... non mi è piaciuto l'atteggiamento della madre. Tutto qui.

Lui è un tipo affascinante, non c'è che dire. Anche troppo per lei nel senso che ha schiere di donne che gli cadono ai piedi, donne belle e famose molto più di quanto non sembra essere lei che si presenta con una ragazza un po' anticonformista ma, comunque, nella norma.
Eppure dimostra di essere un ragazzo come tutti gli altri, che non si mette su un piedistallo come la sua situazione di personaggio dello spettacolo potrebbe giustificare. 

Romanzo piacevole anche se l'atteggiamento della madre mi ha fatto storcere il naso fin da subito e se, secondo me, ciò penalizza molto la trama.
L'ho letto in e-book e non ho trovato errori (mi è sembrato un miracolo!!!) e le pagine sono scorse via veloci. Il mondo della musica è descritto con passione e questo mi è piaciuto molto.
***
Lost. Per colpa di un bacio (Liar Liar Series)
Tania Paxia
Newton Compot Editori
263 pagine

mercoledì 27 febbraio 2019

Antonio Manzini - Rien ne va plus - Incontri con l'autore

Incontrare Antonio Manzini è come imbattersi in un fiume in piena: non sai mai dove l'acqua possa insinuarsi durante il suo cammino.
Ed è un bell'incontro.
Ne sono testimone.

Ho avuto occasione di partecipare alla presentazione del suo ultimo libro Rien ne va plus che ha per protagonista Rocco Schiavone ed è stata davvero una bella serata.

L'occasione è stata propizia per ripercorrere le tappe che hanno portato Schiavone a diventare un personaggio prima letterario poi televisivo ma anche per conoscere meglio l'autore dal lato personale.

Come nasce Rocco Schiavone?
Le sue avventure non sono nate come una serie. In origine ho iniziato a scrivere per il teatro. Sangue marcio, invece, divenne un libro. Stesso discorso per La giostra dei Criceti.
Feci leggere il primo racconto con Rocco Schiavone ad un'amica che mi chiese se poteva farlo avere a Sellerio. Dopo sei mesi divenne un libro, venne pubblicato e tutto ebbe inizio. Quando mi chiesero il secondo libro fu necessario ponderare maggiormente il personaggio.

Rocco è nato povero, con una formazione ed un'etica stradaiola. Sa che legge e giustizia spesso percorrono due binari diversi e che raramente si incontrano. Ha degli amici che hanno fatto un percorso diverso dal suo: quando giocavano a guardie e ladri c'era chi faceva il ladro e lui faceva la guardia. Ebbene... i ruoli non sono cambiati molto, nel tempo.

E' sempre stato così, Rocco, fin da quando era solo nei tuoi pensieri?
A dire il vero, no. Feci leggere la primissima stesura a mia moglie e lei mi chiese di cambiarlo, di modificare alcune cose e l'ho fatto diventare quello che è.

Da Roma ad Aosta. Come mai Rocco fa questo percorso?
Aosta è un luogo di punizione per lui. Ce l'ho mandato perchè mi serviva un luogo in cui fosse un personaggio scomodo, un luogo funzionale a questo. E' una città che conosco bene e Rocco vi finisce anche per questo, volevo mandarlo in un luogo che mi fosse familiare. E poi c'è una somiglianza tra Aosta e Rocco. Aosta non appare come posto accogliente a chi vi arriva. E' un luogo che invita ad allontanarsi, proprio come fa Rocco con gli altri. Sembra poco accogliente proprio come Rocco sembra respingerti ma entrambi custodiscono dei gioielli che vanno cercati e trovati.
Rocco non lo sa, ma con quella città in cui è stato mandato in punizione si somiglia molto.

Come sono strutturate le storie che lo hanno come protagonista?
Sono tutti capitoli di un unico, grande romanzo. Non mi è mai piaciuto avere dei personaggi fissi nel tempo per cui per i miei personaggi il tempo passa e ciò ha conseguenze anche nei loro confronti, come per tutti. Il tempo è un elemento fondamentale nella narrazione. 

Negli ultimi due libri Rocco ha a che fare con la ludopatia. Una scelta forte...
Bhè, la ludopatia è una forma di dipendenza molto grave e, purtroppo, molto attuale. Anche la ludopatia è una dipendenza autodistruttiva come lo può essere la tossicodipendenza, il fumo ed è un fenomeno grave, serio che va affrontato come tale. Sono in crescita le famiglie che si rovinano per il gioco, per i grattini. Credo che il problema vada affrontato seriamente, a livelli più alti. Non si può lasciare che il problema si risolva dal basso: è una guerra tra i poveri.

Nel tempo la vita di Rocco si è popolata di tanti personaggi, pur essendo un tipo solitario.
Bhè sì. Forse ho anche un po' esagerato nel mettergli tanti personaggi attorno. Tra l'altro sono tutti personaggi che hanno molto da raccontare e prima o poi dovrò raccontare la vita di ognuno di loro. Deruta, ad esempio... non vedo l'ora di raccontare la sua storia. Dal teatro ho imparato che qualsiasi personaggio che interviene in un libro ha una sua storia. Io la storia di tutti i personaggi la conosco, ce l'ho in mente con chiarezza. La più complessa è Caterina: capiremo meglio i suoi comportamenti quando sarà raccontata la sua storia. 
Ora che ci penso credo proprio di aver messo troppi personaggi. Qualcuno prima o poi dovrà morire.

Lunga vita a Rocco Schiavone?
Bhè, la vita di Rocco finirà nel momento in cui mi annoierò nello scrivere le sue avventure. Quando non ce la farò più a scrivere di lui, Rocco morirà.
Per il momento vorrei scrivere altro. Schiavone sta un po' in garage per ora. Sono due anni che scrivo le sue storie e mi sono un po' stancato. Mi piacerebbe scrivere altro prima di tornare a lui. 

Hai accennato all'esperienza fatta a teatro...
Sì, per 25 anni ho fatto teatro. Poi il teatro stava morendo, mi chiamò la televisione ed andai fino a che non ho deciso di smettere. Ora scrivo.
Dal teatro ho imparato che sia mettere in scena un personaggio che scrivere di un personaggio vuol dire mettere in atto una metamorfosi. Devi essere capace di pensare come lui entrando in un mondo che non ti appartiene. Invece di giudicare sei lì a capire. Non mi paice giudicare, mi piace capire.

Un episodio che ti è rimasto impresso delle presentazioni che hai fatto in giro per l'Italia, o anche fuori?
Ricordo un lettore che si arrabbiò molto con me perchè non condivideva la tipologia di tutore della legge che proponevo con Schiavone. Ho compreso il suo disappunto ma io non volevo raccontare un'etica storta quanto, piuttosto, di un personaggio provato. Quel signore mi fece notare in modo molto colorito il suo disappunto per alcuno comportamenti e metodi di Rocco.

Che ci dici della trasposizione televisiva? Hai mai pensato di interpretare tu Schiavone?
I personaggi non sono proprio come io li descrivo nei libri. Basta pensare a Lupa, tanto per fare un esempio, che nella fiction diventa un barboncino quando, nella mia storia, si accoppia con un lupo. E' una razza decisamente diversa... vedremo un po' come faranno quando arriveremo all'episodio in cui si accoppia! 
Io Schiavone? No... Io ho già dato e non ce la posso fare. Poi c'è Marco Giallini che è bravissimo e bellissimo in quella veste. Va più che bene così.

Antonio Manzini ci ha raccontato molto altro, come la sua esperienza all'Accademia di Arte Drammatica quando c'era Camilleri alla regia, e quando fu proprio lui il primo ad avere l'onore di leggere la stesura de La forma dell'acqua

Un bell'incontro per un autore interessante ed una serie altrettanto interessante. Da leggere. Da amare.

sabato 23 febbraio 2019

Nessun giorno della settimana (S. Aguirre)

Ho iniziato la lettura del libro Nessun giorno della settimana il giorno di San Valentino e gli ho dedicato una foto a tema. Mi ispirava, la copertina mi aveva fatto pensare ad una storia romantica così l'ho immortalato in quell'occasione. 
Impressione sbagliata. 
Di romantico non ho trovato nulla. Di incoerente, tutto!
Sono arrivata a leggere fino all'ultima pagina solo perchè questo libro mi è utile per la Visual Challenge Upgrade a cui sto partecipando. Non fosse stato per questo, avrei abbandonato prima della metà.

Intanto il titolo: non ho capito proprio cosa abbia a che fare con la storia. Magari mi è sfuggito ma, secondo il mio parere, non c'entra per niente.

E poi il resto.
La protagonista è Sofía, una donna di 42 anni che vive a Madrid con i due figli adottivi.
Mi chiamo Sofía Miranda e non mi pettino, ho una calligrafia orribile, dico un sacco di parolacce, odio cucinare, guardo film spazzatura e ho le braccia flaccide. Mi capita di dimenticarmi di fare la ceretta e a volte mi mangio le unghie. Ah, accumulo un sacco di piatti sporchi perché detesto svuotare la lavastoviglie.
Si presenta così. E a me non è piaciuta affatto.

E' una mamma single che si rende conto di avere una vita che non la rende felice. Sente il bisogno di dare una svolta. Riesce a trovare una propria dimensione nella scrittura e sarà proprio la scrittura ad offrirle un'occasione.

Non scendo in maggiori dettagli sulla trama perchè, magari è un mio limite, mi è sembrata una tantino confusa e rischierei di dire qualche stupidaggine. Ho anche fatto confusione, non per colpa mia, però, sulla figura del marito che una volta viene chiamato ex-marito, una volta mio migliore amico come se fossero due figure diverse. Che confusione! Magari è un mio limite però in alcuni passaggi mi sono letteralmente persa.

Quello che mi ha subito colpita è il suo modo di concepire la maternità. Parla dei suoi due figli solo di passaggio, per dire che li lascia dai nonni o da un'amica quando deve uscire per serate che vanno sempre a finire con un'ubriacatura - più o meno marcata a seconda dei casi - e nel letto di qualcuno. 
Fin dalle prime pagine l'autrice rende il suo personaggio piuttosto scurrile: magari potrà essere un modo per renderlo simpatico alle lettrici che, superati i 40, si sentono ancora delle ragazzine e inneggiano alla libertà assoluta. A me, sono sincera, questo modo di essere ha dato sui nervi fin dall'inizio. 
L'incoerenza più assoluta arriva quando parla dei figli. Dice di amare da morire i suoi figli ma li lascia a destra e a manca - per un mese intero con i nonni sarebbe il minimo... è tutto il resto che mi ha dato sui nervi - e non parla mai di loro se non per spot, giusto per ricordare ai lettori (o a se stessa) che è una madre ed ha delle responsabilità. Eppure, dice chiaramente che la sua idea di libertà è legata all'assenza assoluta di responsabilità nei confronti di chiunque. Allora, se hai dei figli che peraltro hai scelto tu di adottare, come la mettiamo? Insegui la libertà o ti senti responsabile per loro? A giudicare dalla storia che viene raccontata direi la prima ipotesi, anche se poi - come accennavo - ogni tanto fa una dichiarazione d'amore verso i suoi figli che non è per niente coerente con i suoi comportamenti. 

Sofía cerca un nuovo equilibrio ma, onestamente, non ho ben capito se l'ha trovato o no. La protagonista delle ultime pagine è diversa da quella delle prime, non lo nego. Ma questo non è bastato a rendermela simpatica nemmeno un po', anche quando cerca di essere ironica - e lo fa spesso - o di sdrammatizzare.

Ad un certo punto dice che uno dei suoi figli le fa capire che sta bene con i nonni, anche senza di lei. Non sono mica stupidi i ragazzini!!! Se ne rende conto pure lei...

Il personaggio che mi è piaciuto di più tra i tanti che vivono attorno alla protagonista è quello di Marina. Il suo modo di non dare troppo peso a ciò che le accade, di vivere normalmente alienata da tutto il resto me l'ha resa gradevole.

Peccato. Mi ero aspettata qualche cosa di diverso. Mi ero imbattuta in recensioni a dir poco entusiasmanti di questo romanzo: mi tocca fare la voce fuori dal coro, ma che ci posso fare? Non tutto piace a tutti...
***
Nessun giorno della settimana
Sol Aguirre
Newton Compton Editori 
271 pagine (che mi sono sembrate 10.500... non finivano mai!)
1.99 euro formato Kindle