domenica 8 dicembre 2019

Gli occhi neri di Susan (J. Heaberlin)

Il silenzio.
Secondo il mio parere è il silenzio il protagonista del libro Gli occhi neri di Susan che mi ripromettevo di leggere da un po' e che solo oggi sono riuscita a concludere. Più e più volte avevo messo questo libro in cima alla lunga lista di libri da leggere ma ogni volta - non so come mai - tornava in coda. Poi è arrivato il momento giusto ed eccomi qui, ad esprimere il mio parere il merito.

Dicevo, il silenzio.
E' lui, per me, il protagonista.
O meglio, lo sono i silenzi. 
Quelli di Tessa: le risposte non date, i pensieri che restano aggrovigliati nella sua mente, le voci che sente solo lei e che, all'esterno, sono solo silenzio.
Ma anche i silenzi di tanti altri personaggi che le ruotano attorno, le verità non dette, le opinioni non espresse...
E poi il silenzio che ha accompagnato le Susan nel loro calvario: quello che ho immaginato le avesse avvolte nella loro triste fine... anche se... posso dire di averlo immaginato visto che quanto è accaduto a Tessa e alle altre ragazze coinvolte assieme a lei non l'ho capito del tutto. 

Eh sì... secondo me vengono forniti tanti brandelli di un racconto a volte delirante (comprensibilmente delirante, da quel che mi è parso di capire) ma un'immagine completa di quanto accaduto manca. E questa cosa non mi è piaciuta affatto perchè mi è rimasta comunque un'ombra di curiosità addosso in merito alle vicende per le quali un uomo è stato condannato all'esecuzione capitale.

Sono state ritrovate delle ossa, ok, questo è chiaro.
La stessa Tessa è stata rinvenuta in una fossa scavata in un terreno, in fin di vita tra ossa umane... ma non si dice molto di più e secondo me qualche cosa è mancato.

Comunque, in soldoni, la trama è piuttosto semplice: il presunto assassino sta per essere giustiziato quando Tessa inizia ad avere dei forti dubbi in merito alla sua colpevolezza, soprattutto dopo aver visto dei fiori - gli occhi neri di Susan, appunto - spuntare da sotto il suo balcone. Ciò le ha fatto fare un tuffo nel passato: sono passati venti anni da allora e quei fiori sono legati al suo calvario. Come è possibile che l'uomo ritenuto colpevole di tutto ciò - che peraltro è in isolamento in carcere in attesa della morte - abbia potuto avvicinarsi a lei in quel modo?
E se il vero colpevole fosse ancora libero e ci fosse stato un errore?
Ecco che Tessa cerca di tornare indietro nel tempo per far tornare alla luce dei dettagli che possano, in un modo o nell'altro, aiutarla a cancellare il seme del dubbio che si è insinuato in lei. E sarà un percorso molto doloroso oltre che non semplice.

Il punto di forza del libro, secondo me, sono le frasi ad effetto che l'autrice è stata capace sistemare ad hoc nei vari capitoli riacquistando quei punti persi con una narrazione a tratti lenta e a tratti capace di far andare fuori di testa anche il lettore più attento.
Frasi ben calibrate, capaci di far alzare la tensione in determinati punti e tali da farmi venire la tentazione di cercare carta e penna per prendere appunti.

Mi aspettavo di meglio, lo ammetto.
Non ho fatto fatica ad arrivare fino alla fine ma credo che il merito sia alla tecnica del lasciare correre... in alcuni punti, dove mi sono proprio persa, non sono stata a pensarci più di tanto sacrificando i dettagli sull'altare della comprensione del concetto generale. Credo che questo modo di fare mi abbia aiutata.

Il personaggio preferito... probabilmente è il genere maschile in generale: gli uomini che stanno attorno a Tessa vengono descritti tutti come dei bei figlioli, muscolosi, di bell'aspetto... non posso dire di più sulla personalità perchè non sono affatto approfonditi ne' loro ne' le donne, a dire il vero! Si punta più sul percorso psicologico che Tessa segue - oggi ma anche allora, visto che la narrazione avviene su due piani temporali - sacrificando secondo me molti dettagli che, invece, sarebbero stati utili per inquadrare meglio i personaggi.

Finale secondo me frettoloso anche se inaspettato.
***
Gli occhi neri di Susan
Julia Heaberlin
Newton Compton Editori
320 pagine
4.90 euro

sabato 30 novembre 2019

Le ragazze di New York (S. O. Schnall)

Olivia è una donna in carriera dei nostri tempi.
Charlotte è una studentessa in cerca di un lavoro che, agli albori degli anni '50, è stretta tra le decisioni di un padre dispotico e la voglia di coltivare le proprie aspirazioni.

Olivia vive un momento delicato nel suo lavoro (lavora nella pubblicità) ed è alla ricerca della svolta. Si imbatte, così, in una storia risalente alla fine degli anni '40, inizi anni '50, che la incuriosisce e può rappresentare quella svolta che cerca con tutta se stessa: è la storia del concorso di Miss Subways, concorso che si è realmente tenuto tra il 19541 e il 1976 a New York.
O meglio, è la storia delle ragazze che, all'epoca, sognavano di indossare la fascia di Miss.

Con le proprie fragilità, le proprie convinzioni, la voglia di affermarsi nelle rispettive società dell'epoca, Olivia e Charlotte vedranno le loro esistenze intrecciarsi per scoprire che ognuna ha lottato per affermarsi e per combattere quegli stereotipi e quei pregiudizi che, se potevano essere ammissibili anni fa, anche oggi sono purtroppo persistenti, anche se mascherati in altro modo.

Le ragazze di New York racconta la loro storia consegnando nelle mani dei lettori due donne diverse per età ed aspettative ma, a ben guardare, con tanti punti in comune.
Non mancano rispettivi problemi di cuore, più o meno seri, così come non mancano prove che la vita mette lungo il loro cammino. Allo stesso tempo, però, non manca quella  tenacia e quella forza di carattere che serve - in qualunque epoca si viva - per inseguire i propri sogni.

L'autrice usa uno stile non eccessivamente impegnato, tale da attribuire alla storia quella leggerezza che non è, però, sinonimo di superficialità.

Devo ammettere che nella prima parte del libro ho trovato una storia piuttosto scontata, con una trame piuttosto banale ed immaginavo già il finale senza paura di essere smentita. Sono stata sull'orlo della noia in diversi punti, lo ammetto!

A metà libro qualche cosa è cambiato. 
E' arrivata l'idea giusta al momento giusto con qualche complicazione che scompiglia le carte a dovere e devo dire che ho rivalutato la storia, soprattutto da metà libro in avanti, appunto.

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti in assoluto è Ben: un vicino di casa di Olivia che mi ha affascinata fin da subito con la sua dolcezza, la sua tenerezza, la sua discrezione ed il suo modo di fare. Un personaggio positivo, un ragazzo che ogni donna vorrebbe incontrare e, ben presto lo si scoprirà, un ragazzo con il quale la vita non è stata magnanima ma rispetto alla quale ha trovato un ottimo modo per riscattarsi.
Vorrei segnalare un aspetto, dovuto probabilmente alla mia distrazione: da quanto letto mi era sembrato che Ben fosse molto più giovane di quanto invece non sia. Mi sono lasciata trarre in inganno da qualche descrizione che, probabilmente, ho preso troppo alla lettera.

Non posso dire, invece, che mi sia piaciuto Sam, fidanzato storico di Olivia che mi è sembrato un immaturo ed anche presuntuoso ad un certo punto della storia, per poi riconquistare qualche punto verso la fine.

In merito alle due protagoniste la figura di Olivia non mi ha particolarmente impressionata. Mi è piaciuta molto di più Charlotte... ma la Charlotte settantenne, non la ventenne che in alcuni passaggi e alcuni ragionamenti mi ha innervosita un bel po'.

Romanzo leggero, senza grosse pretese, che si lascia leggere anche in fretta ma che non posso certo considerare come tra i più belli letti questo mese.
Piacevole. Niente di più.
*** 
Le ragazze di New York
Susie Orman Schnall
Feltrinelli Editore
274 pagine
15.00 euro

mercoledì 27 novembre 2019

Zarina (E. Alpsten)

E' uno dei romanzi più appassionanti che mi siano capitati tra le mani quest'anno. Zarina è un romanzo che mi ha fatto conoscere la figura di una donna straordinaria la cui sorte ci è stata consegnata dai libri di storia ma che ha svelato tratti della sua vita sconosciuti ai più. 
A me, perlomeno!

Il romanzo prende avvio con la morte dello zar di Russia, Pietro il Grande. E' il febbraio del 1725 ed in quel momento Cateria I, sua moglie, si trova davanti ad un bivio: la polvere o la gloria.
Questo è l'avvio di una storia che porta il lettore indietro nel tempo, a quando una giovanissima Marta, umile lavandaia, inizia a muovere i passi in una società che ha le sue regole ed i suoi comandamenti. Figlia illegittima di un contadino, Marta (questo è il vero nome di Caterina) è destinata ad un radicale cambiamento nel momento in cui lungo il suo cammino incontra Pietro, zar di Russia. 

E' un romanzo che all'inizio mi ha messo un po' di paura visto che non è uno dei generi che prediligo e, per di più, con una mole di oltre 600 pagine. Le vicende storiche mi hanno sempre messo un po' in soggezione e, onestamente, credevo che questo potesse essere un ostacolo alla lettura. 
Mi sono dovuta ricredere.

Perchè se è vero, come è vero, che vengono narrate con dovizia di particolari le vicende storiche della Russia dell'epoca del dominio di Pietro il Grande fino alla sua morte, è anche vero che le attenzioni sono focalizzate su di lei, su una giovane donna che subisce numerosi soprusi, anche violenze fisiche, subisce scelte fatte da altri a suo danno ma che, ogni volta, ne esce a testa alta. 
Marta diventerà Caterina I: una donna intelligente anche se non ha mai imparato a leggere e scrivere, una donna saggia, orgogliosa, misericordiosa ma, prima di tutto, una donna.
Una donna prima che una sovrana, è questo l'aspetto che mi piace sottolineare. 
E' una donna con le sue paure, il suo orgoglio, le sue necessità.

Ciò che più mi ha messo in difficoltà in diversi punti è stato l'uso di tanti termini russi con i quali ho preso familiarità solo verso la fine. Anche con i nomi ho dovuto fare uno sforzo immane per non perdermi. A parte questo - e chiudendo un occhio su descrizioni di scene di sesso di cui avrei fatto volentieri a meno - ho apprezzato lo stile narrativo, il ritmo che l'autrice è riuscita a tenere fino alla fine e quella tensione che ho avvertito per tutto il racconto.
Sì, tensione! 
Perchè ho capito che vivere accanto ad un tipo come Pietro il Grande è come vivere continuamente appesi ad un filo.

Arrivata all'ultima pagina e soddisfatta della lettura mi sono ritenuta fortunata a non essere nata a quell'epoca: figlie femmine considerate come una disgrazia, torture, uccisioni, una guerra lunga e snervante che ha lasciato sul campo tante morti, quel puzzo di carne bruciata o di sangue che viene descritto in più e più parti che sembra arrivare davvero alle narici, Pietro che non si sottrae a violenze di ogni tipo anche nei confronti di qualcuno a lui molto vicino... 
E' una fortuna non essere nati lì, perchè anche per i più ricchi i momenti di gloria potevano diventare in fretta momenti di disperazione ei nemmeno la ricchezza, a quanto pare, era garanzia di serenità. 

E poi mi hanno colpita le numerose morti di bambini e bambine, neonati o bambini di pochi mesi. Una tristezza infinita... Così come mi ha colpita la sorte del primo figlio di Pietro, Alessio, in merito al quale non dico altro (per non spoilerare) ma che, alla fine, continuamente mortificato da suo padre, mi ha pure fatto pena, nonostante tutto!

Ultima osservazione - altro motivo per cui dico di essere fortunata di non essere nata all'epoca - è legata al rapporto dello zar con tutte le donne che ha avuto voglia di avere... Continui tradimenti fin da quando Caterina era la sua compagna (non ancora moglie) ma anche dopo, figli sparsi ovunque, amplessi consumati con altre donne anche davanti agli occhi della zarina.... un principio valido per lo zar, quello della libertà estrema dal punto di vista sessuale, ma esteso anche ad altri uomini che pur avendo moglie si concedevano di tutto e di più. 
E le donne? 
Eh no, loro non potevano mica tradire!!! Pena l'uccisione o l'esilio in un convento.
Non che io sia una tifosa dei tradimenti, ci mancherebbe... però questa cosa mi ha innervosita un bel po'. Poi, tenendo conto del periodo storico,  mi sono resa conto che era quello che permetteva la società dell'epoca.

Sono, infine, rimasta un tantino meravigliata dai fiumi di alcol che passano dalle coppe alle gole dei tanti protagonisti del racconto che, volenti o nolenti (perchè a volte erano vere e proprie torture), ingurgitavano di tutto. 
Anche la stessa zarina, in più occasioni, finiva ubriaca... e pure con il pancione.  

Bel libro. Lo consiglio. 
Un ultimo appunto: bellissima copertina ma la ragazza, secondo quanto ho capito dalle descrizioni, non somiglia affatto alla zarina... capelli scuri, boccoli... in copertina c'è un'altra donna.
***
Zarina
Ellen Alpsten
Dea Planeta
621 pagine
17.00 euro

martedì 26 novembre 2019

Il mio nome è Jack Reacher (L. Child)

Recensito per Thrillernord
Grazie ai racconti brevi che danno vita a Io sono Jack Reacher ho avuto modo di conoscere un personaggio che mi era (ancora) sconosciuto. Lo ammetto, non avevo letto nessuna avventura che avesse come protagonista questo personaggio, prima d’ora, ed è stato un piacere fare la sua conoscenza grazie a racconti autoconclusivi che permettono di tracciare i contorni di una figura che emerge in modo chiaro dalle descrizioni di Lee Child. Più che le storie in quanto tali, più che i misteri, le stranezze, le situazioni, gli episodi che vengono narrati, ciò che colpisce – almeno nel mio caso, in quanto lettrice profana – sono proprio le caratteristiche dell’ex militare, senza fissa dimora Jack Reacher che attirano l’attenzione.

Innanzitutto l’aspetto fisico: un uomo imponente, dal fisico ingombrante, non troppo attento al proprio aspetto e senza un luogo in cui tornare. Va dove ha voglia di andare, con il minimo indispensabile al seguito: spazzolino da viaggio, passaporto, carta di credito.
E poi il suo modo di fare: è un ex militare che dimostra di essere molto intuitivo e logico nelle sue scelte, ha un forte spirito di osservazione e questa cosa viene sottolineata anche dall’autore con precise descrizioni di persone, luoghi e circostanze.
Ha un modo di fare un po’ particolare: non è più in servizio ma, si sa, certe abitudini tardano a morire per cui anche se non dovrebbe si trova a mettere lo zampino un po’ qui e un po’ là!
Dimostra di avere un grande cuore e di non andare alla ricerca di onori di nessun tipo: non ha perso le vecchie abitudini, quelle che aveva quando ancora era in servizio, e questa cosa emerge con chiarezza ogni volta che, pur non avendo alcun obbligo e alcun titolo per farlo, cerca di dare un contributo per la risoluzione di situazioni ingarbugliate…

Ho apprezzato soprattutto la meticolosità nelle descrizioni e il personaggio mi piace. I racconti brevi sono molto efficaci, trasmettono molto seppur in poche pagine: trasmettono molto di lui, soprattutto, e questa cosa mi ha messo addosso una gran voglia di recuperare la serie che lo vede come protagonista, rimediando così a quella che, ora lo so, è una mia mancanza.
Per chi conoscesse già il personaggio e avesse letto le sue avventure niente paura: sono racconti inediti che consiglio di recuperare.
Per chi non lo conosce ancora… bhè, è ora di fare la sua conoscenza, come lo è stato per me, iniziando da qui, perché no?
***
Il mio nome è Jack Reacher
Lee Child
Longanesi Editore
215 pagine
6.99 e-book
16.90 cartaceo

martedì 19 novembre 2019

Una morte perfetta (A. Marsons)

Letto tutto d'un fiato magari senza fare troppa attenzione ai dettagli, lo ammetto, ma con la voglia di arrivare alla fine senza pause. Così è andata con Una morte perfetta, letto in un paio di giorni sfruttando ogni attimo utile, complice anche il kindle che mi ha permesso i leggere anche in condizioni di luce proibitive.
Conoscevo già Kim, la protagonista della serie, e l'ho ritrovata più in forma che mai. Grintosa, con la voglia di arrivare dare il proprio contributo affinchè venga fatta giustizia.

Questa volta l'ambientazione è più macabra del solito: un terreno nascosto ai più nel quale vengono conservati cadaveri - donati dai familiari - per effettuare delle ricerche scientifiche. Si tratta di un singolare laboratorio nel quale si studiano gli effetti della decomposizione sui cadaveri, in diverse condizioni ambientali e climatiche. E' proprio in questo singolare luogo che viene scoperto il cadavere di una giovane donna che non ha un nome ed ha un volto sfigurato. Pian piano Kim e la sua squadra si rendono conto di avere a che fare con un serial killer che segue delle modalità di azione ben precise e la loro diventa una lotta contro il tempo per arrivare ad un nome e, soprattutto, ad impedirgli di colpire ancora.

Kim non è la sola donna protagonista della storia. Ce ne sono altre due che hanno un ruolo importante e trovo che le figure femminili siano dominanti.

Lo è Kim con il suo carattere ed il suo modo di fare ma anche con il dolore che si porta dentro. Un dolore che ha saputo trasformare in forza motrice senza lasciarsi risucchiare verso il basso come, invece, è accaduto ad altri.

Lo è Tracy: una giornalista che si scontra spesso con l'ispettore detective Kim Stone e che, con il suo modo di fare sempre sopra le righe e apparentemente senza scrupoli mostrerà una personalità del tutto diversa e, soprattutto, un passato che ha qualche cosa da dire. 

Lo è anche Catherine, un personaggio che appare secondario - è una collaboratrice del centro di ricerca, studia gli insetti e le loro reazioni a contatto con i cadaveri - che rivelerà un passato in cui non le sono state risparmiate sofferenze ed un presente diverso da quello che appare.

Sono tutti e tre personaggio forti e gli uomini restano decisamente in secondo piano.

L'autrice riesce a tenere il lettore appiccicato alle pagine con una scrittura intrigante, semplice ma non banale, con un ritmo crescente ed una tensione palpabile. Avevo già avuto modo di apprezzare la Marsons in passato e non posso che confermare la mia prima impressione. 

Una riflessione mi è sorta spontanea: come a situazioni simili di sofferenza, di violenza, di costrizione ognuno risponda e reagisca a modo diverso. C'è chi serba rancore e cerca vendetta, rispondendo alla violenza con la violenza ma c'è anche chi trae forza dalla sofferenza che fu, trae la spinta per fare in modo che cose del genere non succedano più, seguendo la via della legge.

Finale sorprendente, almeno per me. Avevo immaginato un colpevole del tutto diverso.

Va detto che quella con Kim Stone è una serie che andrebbe letta in ordine, come ben si capisce quando si tratta di personaggi seriali: è vero che si tratta di un libro autoconclusivo e che la storia si comprende alla perfezione anche senza conoscere i precedenti ma è anche vero che se manca qualche tappa vengono a mancare dei tasselli importanti soprattutto per ricostruire il vissuto dei protagonisti, di Kim e di coloro che lavorano con lei. 

Suggerisco, dunque, di leggere la serie in ordine:
Urla nel silenzio, 4 gennaio 2016
Il gioco del male, 1 settembre 2016
La ragazza scomparsa, 31 agosto 2017
Una morte perfetta, 30 agosto 2018
Linea di sangue, 6 maggio 2019
Le verità sepolte, 4 novembre 2019

Personalmente ho qualcosina da recuperare - ho letto questo libro ora in quanto utile per un paio di challenge a cui sto partecipando - e lo farò. E' un impegno e, a ben guardare, anche una necessità per avere tutti i tasselli al loro posto prima di pensare di leggere i libri successivi a questo.

Per gli amanti dell'alta tensione, del thriller... da non perdere.
Consigliato.
***
Una morte perfetta
Angela Marsons
Newton Compton Editori
394 pagine
1.99 Kindle

domenica 17 novembre 2019

Veleno. Una storia vera (P. Trincia)

Ho letto il libro Veleno. Una storia vera di Pablo Trincia in pochissimo tempo ma non per questo posso dire che sia stata una lettura semplice. 
Scorrevole perchè ben scritto, quello sì, ma non semplice perchè si tratta di una storia vera. E' una terribile storia vera che ha per protagonisti bambini, bambine, padri, madri, fratelli, sorelle, zii e zie, anche preti. Ha per protagonista un'intera comunità che, all'improvviso, da un tranquillo luogo come tanti altri, nel quale tutti si conoscono e dove tutti sanno tutto di tutti scopre di essere teatro di una realtà fatta di violenze, pedofilia, riti satanici, omicidi...e nessuno si è mai accorto di niente!

Pablo Trincia racconta un terribile fatto di cronaca sparito poi dai giornali fino a che la storia non è stata da lui stesso ricostruita, assieme ad Alessia Rafanelli, facendo emergere un serie di falle nelle indagini, negli interrogatori, nelle procedure che fanno accapponare la pelle.

E' una storia che risale a venti anni fa e che ha inizio con un bambino allontanato dalla propria famiglia - con delle difficoltà economiche - e che diventerà poi il bambino zero, colui dal quale tutto ha inizio. Inizia a raccontare delle cose strane: Dario, così viene chiamato, racconta di violenze, di riti satanici, di uomini incappucciati, percosse a lui e ad altri bambini da parte dei suoi genitori ma anche di altre persone. Nomi si sommano a nomi, descrizioni a descrizioni, racconti su racconti, sempre più aberranti, sempre più ricchi di dettagli. Indagini, perquisizioni, interrogatori: esplode un caso che lascerà dietro di se tanta sofferenza, che allontanerà bambini e bambine alle proprie famiglie, lascerà anche diversi morti oltre che una scia d'incertezza che permarrà anche dopo le sentenze che seguiranno a tutto ciò.

Trincia racconta i fatti e arriva a sollevare degli interrogativi importanti.
I racconti di quei bambini sono attendibili? 
Anche quando appaiono inverosimili, esagerati, improbabili vengono sempre considerati come attendibili. Da qui accuse nei confronti di persone rispetto alle quali non sono mai state trovate prove vere. Allora cosa è realmente successo per arrivare a quel punto? 
Che si sia avuto a che fare con un incredibile ed inimmaginabile caso di suggestione collettiva? 
Perchè? A che fine? Chi ne ha tratto vantaggio?

Non entro nel merito del racconto perchè questo richiederebbe pagine e pagine: mi limito solo a dire che viene narrata una storia terribile per tutti. In tanti hanno sofferto e ancora oggi, dopo tanti anni, non si è riusciti a voltare definitivamente pagina: cinque processi lenti e dolorosi, più di venti persone accusate di crimini orrendi, madri e padri a cui i propri figli sono stati letteralmente strappati dalle braccia per essere poi dipinti come dei veri e propri mostri, 16 bambini da zero a dodici anni allontanati per sempre dalle loro famiglie e tante ferite ancora aperte.
Non può lasciare indifferenti una storia come questa. 
Da qualunque punto di vista la si voglia leggere non si riesce a restare indifferenti.
E se, da una parte, i contenuti sono forti, sono potenti, con una storia capace di catturare l'attenzione del lettore a prescindere da tutto, dall'altra la narrazione è precisa, piena di particolari, con descrizioni efficaci e condivisione di quei pensieri che hanno guidato l'inchiesta portata avanti da Trincia prima di arrivare a scrivere il libro. Un'inchiesta coraggiosa, delicata, difficile da portare avanti e che mi ha fatto riflettere a lungo su quanto sia difficile stabilire dove sia la ragione e quale sia il limite, in questo caso così come anche in tanti altri, tra la realtà e la fantasia.

All'autore devo riconoscere il merito di avermi fatto conoscere una storia che magari ho anche sentito venti anni fa ma che ho del tutto rimosso. Una storia che non può essere seppellita sotto un ammasso di forse perchè quella gente non lo merita. 

Trincia è bravo non solo nel descrivere luoghi e situazioni ma anche nel trasmettere emozioni dando un'anima a coloro che, tra le pieghe delle pagine, potrebbero restare come dei personaggi come tanti altri. In questo caso no. Ho avuto l'impressione di sentire la sofferenza di quelle madri, di sentire le vocine di qui bambini impauriti, smarriti, si avvertire il tremito della voce di coloro che sono stati chiamati a rispondere di orrori che hanno sempre negato, fino alla fine.

E' un libro terribile perchè terribile è la storia raccontata. Lo sarebbe stato se tutto ciò che venne raccontato da quei bambini fosse stato provato ma lo è stato anche con assenza di prove, con vite e famiglie distrutte per sempre.

Ora, a lettura conclusa, oltre al dispiacere per quanto accaduto, mi resta l'amaro in bocca per un interrogativo che mi ronza nel cervello: qualcuno proverà dei sensi di colpa per quanto accaduto, per come sono andate le cose? Me lo chiedo e credo che continuerò a farlo a lungo, anche senza voler dare giudizi di nessun tipo.

Molto bella la scena finale: commovente, descritta con delicatezza ma allo stesso tempo con efficacia. E' questa, credo di poterlo dire, la caratteristica della narrazione di Trincia. Racconta con delicatezza e rispetto e lo fa anche quanto mette in dubbio procedure, dichiarazioni, fatti. 
Con delicatezza ed efficacia, senza essere mai pesante.

Ora mi viene da dire: il caso è definitivamente chiuso? Possiamo dire così?
Ha davvero pagato chi doveva pagare? 
Ed ancora, chi ha pagato doveva davvero pagare?
Resta in me questo dubbio e, credo, resti anche in tanti altri. 
Trincia compreso.
***
Veleno. Una storia vera
Pablo Trincia
Einaudi Editore - Stileliberoextra
284 pagine
18.50 euro

venerdì 15 novembre 2019

Vicolo cieco (P. Highsmith) - Venerdì del libro

Qui sono tutti squilibrati!”. Questa è stata la prima cosa che ho pensato appena ho concluso la lettura del libro Vicolo cieco. E non avevo in mente solo il protagonista – che praticamente si trova schiacciato nella morsa di eventi che gli sfuggono di mano – ma anche gran parte di coloro che gli stanno accanto.

La storia si apre con un omicidio: il lettore sa perfettamente quale mano si è macchiata di quel sangue ma sembra che lo scorrere del tempo non abbia per niente scalfito la vita del colpevole che continua ad aprire giorno dopo giorno il suo negozio come niente fosse mentre l’omicidio resta senza colpevoli. Si tratta di un uomo che ha ucciso sua moglie ma nessuno lo sa e, a quanto pare, nessuno è destinato a scoprirlo.
Si passa poi alla storia di Walter: un giovane avvocato che si trova a fare i conti con il ritrovamento del cadavere della moglie Clara in circostante analoghe a quelle in cui venne trovato quello dell’altra donna.
Una donna scostante, Clara, nevrotica, irritante ed insopportabile della cui morte Walter viene fortemente sospettato per una serie di circostanze che lui stesso contribuisce a creare, grazie ad una serie di comportamenti che non riesce a controllare e che lo incastrano in qualche cosa di più grande di lui.
Se, da una parte, abbiamo un marito omicida che nessuno sospetta essere tale, dall’altra abbiamo un marito che viene accusato di aver ucciso sua moglie e che, pur non avendo commesso il fatto, costruisce a suo carico una serie di indizi che lo inchiodano.
Ammetto che ad un certo punto ho dubitato anche della sua innocenza pur sapendo come si sono svolti i fatti: l’autrice è talmente abile a confondere le idee del protagonista, ed anche quelle del lettore ad un certo punto, che mi sono detta che magari Walter avrebbe potuto essere pure colpevole ma di averlo lui stesso dimenticato e di averlo fatto passare al lettore in modo tale che non se ne accorgesse! Segno, questo, dell’abilità dell’autrice di creare una macchina infernale con meccanismi perversi che paiono sostenere tutto ed il contrario di tutto.

Una situazione a dir poco paradossale, quella che vede coinvolti Walter e Mr. Kimmel (questo il nome dell’omicida vero) così come è paradossale l’epilogo che, lo ammetto, mi ha sorpresa.
I due protagonisti sono affiancati dal tenente Corby – che indaga su entrambe le morti – e che è fuori di testa pure lui: ha dei metodi investigativi del tutto fuori dalla norma ma dal racconto sembra che sia tutto ammesso, anche i modo violenti che attua come niente fosse per tentare di ottenere una ammissione di colpa, che non arriverà mai. E’ un personaggio che non mi è piaciuto, lo ammetto, e che avrei gradito venisse proposto in una diversa chiave interpretativa. Ma ci può stare. Nel complesso del racconto, in una gabbia di matti, una figura così ci può stare!
Ciò che mi ha un po’ disturbata nella lettura è stata l’assenza di suddivisione in capitoli. Si passa da un luogo all’altro, da una circostanza all’altra senza nemmeno spaziare i paragrafi, senza indicare capitoli differenti. Probabilmente è un problema delle versione che ho letto io – l’ho letto in ebook – e magari è stata superata con degli aggiornamenti ma ammetto che mi ha proprio dato fastidio trovarmi catapultata in una situazione differente da un momento all’altro in questo modo. Mi sono imbattuta anche in qualche errore: Clara che diventa Cara, la lattina di birra che diventa latrina… refusi su cui chiudere un occhio, comunque. Mi ha disturbato di più l’assenza di capitoli che non questo.
E’, comunque, una lettura interessante, arrivata alla mia attenzione grazie alla collaborazione con Thrillernord, con una struttura narrativa concitata, claustrofobica, al pari di quanto lo sono gli eventi che travolgono i protagonisti.
Lo segnalo per il Venerdì del libro di oggi. 
Vi è mai capitato di leggere la storia di un personaggio vittima dei suoi comportamenti?
***
Vicolo cieco
Patricia Hisghsmith
La nave di Teseo
360 pagine
Kindle 7.99

giovedì 14 novembre 2019

Miss Alabama e la casa dei sogni (F. Flagg)

Godibile ma a tratta un po' soporifero. E' questa l'impressione che ho avuto nel leggere Miss Alabama e la casa dei sogni di Fannie Flagg.

Il suo modo di scrivere mi piace e mi piacciono le sue storie. Personaggi ben costruiti con qualche cosa da raccontare, come in questo caso, riuscendo anche a strappare qualche sorriso con quel pizzico d'ironia che non guasta.
Stavolta, però, ho fatto fatica a procedere spedita con la lettura perchè in alcuni punti la storia mi è sembrata ripetitiva e un po' scontata. 
Lettura comunque gradevole ma avevo immaginato qualche cosa di più dinamico.

La protagonista assoluta del racconto, secondo il mio parare, non è Maggie: sessantenne, ex Miss Alabama, bella, bellissima anche ora che la gioventù l'ha lasciata da un po' ma con una vita che non la soddisfa. Anche se il romanzo è focalizzato su di lei, la presenza - o meglio, l'assenza - di quella che secondo me è la vera protagonista è la nota più gradevole di tutta la storia.
E' Hazel il personaggio che mi è piaciuto più di tutti e che, pur essendo passata a miglior vita da qualche tempo, è colei che la cui presenza si avverte sotto ogni riga, in ogni capitolo, in ogni situazione.

Una donnina positiva, proprietaria dell'agenzia immobiliare in cui Maggie ha trovato lavoro anni prima, una figura che mi ha messo addosso tanta positività e che assente davvero non lo è stata e non lo sarà mai.

Maggie ha un progetto in mente: lasciare questa vita programmando la sua dipartita, mettendo a punto ogni minimo particolare e facendo in modo di non lasciare tracce.  Soprattutto, si è impegnata a fare in modo che resti di lei il ricordo di una bellissima Miss Alabama non certo di una signora anziana depressa e senza uno scopo nella vita. Perchè lei è convinta di essere arrivata ad un punto morto della sua esistenza, senza stimoli, senza aspettative, senza prospettive.

Ma, si sa, qualche inconveniente ci può sempre scappare. 
Per via di una serie di imprevisti dovrà rinviare il suo proposito e si troverà a riprogrammare tutto da capo.

Tra amiche che si fidano di lei, concorrenti senza scrupoli, ex amori che tornano a bussare alla porta e qualche sorpresa davvero fuori dal comune, i giorni che la separano dal trapasso programmato diventano sempre più di quelli che aveva previsto.
E se in questo arco di tempo si trova a risolvere problemi e ad affrontare imprevisti si trova anche a rivalutare la sua esistenza.

Con dei salti temporali e spaziali che non disturbano affatto la narrazione, l'autrice riesce a descrivere tanti personaggi e tante situazioni che ruotano attorno alla figura di Hazel e di Maggie: mi è sembrato di stare davanti al fuoco e sentire mia nonna raccontare una delle sue storie... un'immagine, questa, che evoca in me positive sensazioni. Anche se a tratti un po' lento e ripetitivo, come accennavo sopra, tirando le somme trovo che sia una lettura piacevole, delicata, emozionante. 
***
Miss Alabama e la casa dei sogni
Fannie Flagg
Bur Rizzoli
395 pagine
10.00 euro

mercoledì 13 novembre 2019

Mamma cerca casa (G. Risari - M. Di Lauro)

Un sogno, un desiderio, una necessità.
Mamma cerca casa è un bel libro illustrato che racconta, con tatto, una storia purtroppo molto comune: la ricerca di un'abitazione da parte di una mamma, di un figlio, di un'intera famiglia.

Il narratore in prima persona è un bambino che, con la leggerezza propria della sua età, cerca di immaginare la casa ideale per i suoi genitori, per la sua famiglia. Tanti i desideri che potrebbero trovare concretezza ma, a ben guardare, il desiderio è uno solo, grande, immenso, potente: quello di una casa che equivale, in parallelo, ad una vita migliore. 

Non c'è una vera e propria storia da raccontare nel senso che non si parla di un'avventura, di un mistero, di un amore ma il contenuto è davvero ricco: in quelle parole ci sono le aspettative, i sogni, le speranze che prendono vita nell'immaginazione del bambino.

E' un libro dedicato dall'autrice, Guia Risari, ai migranti di ogni luogo e al Paese di Utopia. Una bella dedica, una storia che si concretizza in parole ed immagini che conquistano. 
Conquistano le parole, che fanno volare la fantasia e richiamano l'immagine del focolare domestico, con una madre ed un bambino che sembrano voler pianificare il futuro intero.
Conquistano le immagini che sono immediatamente evocative, semplici ed efficaci, come se arrivassero direttamente dalla penna di un bambino (e non lo dico in senso dispregiativo... intendo che sono immagini pure, cariche di significato e capaci di arrivare).

Il formato cartonato rende il libro molto bello anche da vedere e da tenere in mano e - chiedo scusa per una sorta di deformazione professionale - adatto anche per le letture ad alta voce.
Mi capita spesso di leggere ad alta voce nelle classi e credo proprio che proporrò anche questa storia quando ne avrò occasione.
Potrebbe essere anche un ottimo spunto di riflessione per parlare di radici, di identita, di appartenenza ad un ruolo ed anche, perchè no, della ricerca di radici e di identità da parte di chi è costretto a spostarsi ed a lasciare la sua terra.
Adato per lettori dai 6 ai 9 anni. 
Perfetto per le scuole primarie, bellissima idea per un regalo di Natale.
***
Mamma cerca casa
Guia Risari - Massimiliano Di Lauro
Edizioni Paoline (#giftedby)
14.00 euro

mercoledì 6 novembre 2019

Suite francese (I. Némirovsky)

Suite francese era da tempo tra gli e-book da leggere ma, evidentemente, aspettavo il momento giusto. Ed è arrivato.

Conoscevo questo libro di fama ma non avevo mai approfondito la trama così come la sua gestazione letteraria.
Ora ne so qualche cosina in più.
Non mi soffermerò sul fatto che si tratta di un'opera incompiuta - nata da una diversa idea dal punto di vista della struttura dell'opera - per via della sorte dell'autrice ma è evidente che la consapevolezza che la storia avrebbe dovuto proseguire e non finire così come è finita non può non influenzare il mio giudizio complessivo.

Siamo nel 1940 e la città di Parigi è stata appena bombardata.
I Francesi sono costretti, loro malgrado, a lasciare la loro città per cercare di salvarsi la vita. E' da qui che inizia il racconto, proposto attraverso le vicende di persone che si portano dietro non solo i propri bagagli (proprio dal punto di vista fisico) ma la propria storia, le proprie radici, la propria posizione sociale, le proprie convinzioni, le proprie speranze.

E' proprio questo un aspetto che mi sento di sottolineare: dalle vicende narrate emerge a chiare note che la guerra, la paura che ne consegue, non guardano in faccia a nessuno. Non che avessi bisogno di una conferma per convincermene ma è la primissima cosa che emerge dalla lettura. Ancora prima della sofferenza, della morte... è l'uguaglianza che si concretizza tra le persone a prescindere da tutto e da tutti, davanti alla guerra.

Si può essere visconti, artigiani, semplici operai... quando viene sganciata una bomba sopra la città non ci sono riguardi per nessuno. Si è tutti vittime. Anche gli stessi soldati tedeschi, arrivati in Francia e stabilitisi poi come vincitori, sono vittime. Vittime del loro ruolo, lontani da casa, privati degli affetti, pronti a fare il loro dovere ma pur sempre uomini.
Sono vittime le donne che restano e gli uomini che vanno al fronte, anche se non muoiono. Sono tutti vittime della guerra. Questo è stato il mio primo pensiero in assoluto.

La paura accomuna tutti così come la morte. 
Accomuna vinti a vincitori perchè sono sempre - la paura e la morte - dietro l'angolo. 
Accomuna chi ha la casa piena di provviste e chi vive di stenti. Chi ha fiducia nel futuro e chi, invece, si lascia andare agli eventi.

Ho molto apprezzato le capacità descrittive dimostrate dall'autrice che non solo riesce a rendere alla perfezione ambienti e personaggi ma riesce a trasmettere quell'inquietudine, quell'angoscia, quelle aspettative che i personaggi devono aver provato nelle varie circostanze. 
In molti romanzi mi è capitato di criticare descrizioni del tutto superflue ed inefficaci: non è questo il caso. Anzi, personalmente è ciò che più mi resterà nel cuore: quella capacità di trasmettere emozioni, suoni, colori, immagini filtrate con quella paura latente che è propria dei periodi di guerra. E, credo di poter dire, dalla sua esperienza personale.

Tanti i personaggi che, con la loro storia, aiutano a tratteggiare i colori complessivi di una vicenda che resta - è vero - in sospeso così come restano in sospeso le sorti di parecchi personaggi che, onestamente, avrei voluto seguire fino agli esiti delle loro scelte, delle loro avventure. 
Da una Parigi bombardata arriviamo alla partenza dei soldati tedeschi verso la Russia. E' questo l'arco temporale raccontato. E se è vero che, comunque, l'abbandono dei territori francesi da parte dei tedeschi è comunque un punto d'arrivo visto che l'invasore se ne va, non tutto viene compiuto.
Tenendo conto, però, di quanto detto in premessa, mi sento di essere indulgente e metto alla prova la mia immaginazione cercando un finale alla storia personale dei vari protagonisti, non tanto alla Storia del conflitto (sappiamo bene com'è andata a finire).

Quella raccontata dall'autrice è la guerra della gente comune in una Francia che sembra assopita, inerme (anche se i soldati l'hanno difesa ma di questo aspetto si parla pochissimo) davanti alla sorte che le è stata riservata. Quando, dopo la vittoria dei tedeschi, le famiglie del posto saranno costrette ad ospitare gli aggressori nelle loro case, si crea una situazione paradossale ma profondamente umana: il nemico pian piano perde le caratteristiche dell'aggressore per diventare un amico, un ragazzo dagli occhi dolci, dalle mani calde, dal cuore grande oppure un uomo che ha lasciato una moglie incinta di pochi mesi, una sorella malata, una madre morente. Qui trova spazio anche l'amore che è quello che, alla fine, più mi è rimasto impresso per i suoi paradossi. 
Sono Bruno (il tedesco) e Lucille (la moglie francese in attesa di un marito prigioniero di guerra ma che non ha mai amato e che, per di più, la tradiva manifestatamente) i personaggi che mi sono rimasti maggiormente nel cuore.
 
Lei che combatte contro la necessità di un amore.
Lui che spera di poter tornare da lei a guerra finita, senza più pesi sul cuore e sull'anima.
Entrambi che dimenticano di essere già sposati come se fosse solo un dettaglio.
Entrambi pieni dell'affetto (più o meno manifestato ma presente nell'aria) e della presenza, seppur silenziosa e discreta, dell'altro tanto da sfidare anche le convenzioni dell'epoca nonchè, nel caso di lei, l'atteggiamento ostile di una suocera che finisce per odiarla più di quanto non facesse già in precedenza.

Comunque tutti i personaggi hanno qualche cosa da raccontare e danno un contributo importante al racconto, a prescindere da quelli che sono piaciuti maggiormente a me.
Un classico, Suite francese, che ho scoperto con piacere. Per niente pesante, per niente noioso, per niente ripetitivo. Uno spaccato vero (triste) ed emozionante dell'epoca.
Non sarebbe male se lo leggessero anche i nostri giovani, giusto per avere un'idea...
***
Suite francese
Irène Némirovsky
Edizioni Fermento
435 pagine
Kindle Unlimited

domenica 3 novembre 2019

L'ultima a morire (C. Gagietta)

Ha intuito e fa sogni rivelatori che l'aiutano a mettera a frutto quelle sensazioni che le restano appiccicate addosso ogni mattina. Sandra Rizzo è un personaggio singolare: un agente della Polizia Locale del Reparto di Infortunistica Stradale che ha a che fare, oltre che con la solita routine quotidiana, con dei singolari casi di morti sulle strade che paiono legati da un comune filo conduttore. Che sia davvero un serial killer ad agire lungo le strade cittadine?

L'autrice del libro L'ultima a morire propone una protagonista senza dubbio inusuale nel panorama del giallo italiano. Una donna, innanzitutto, e per di più non un commissario (figura blasonata – è il suo mestiere, no? – di tante serie di successo) ma un semplice agente come tanti. Una donna piuttosto comune, a mio parere, i cui tratti non sono descritti come quelli di un’eroina invincibile ma come una persona normale alle prese con la vita quotidiana, proprio come potrebbe avvenire a chiunque altro.

Una scelta che ho gradito, devo dire la verità, per un tocco di originalità in più.

Va detto che si tratta del secondo libro di una serie: sono parecchi i riferimenti a quanto accaduto alla Rizzo nel libro precedente pertanto consiglio caldamente di iniziare dall’altro (peraltro anche citato dall’autrice nel libro stesso, quando la protagonista prende in mano un volume da un angolo lettura allestito in un locale) perché ci sono molti sospesi che lasciano al lettore la sensazione che manchi qualcosa. E poi trovo che sia fondamentale per meglio conoscere il personaggio: in questo secondo libro la sua personalità non è approfondita più di tanto, credo che ciò sia dovuto al fatto che molto di lei viene detto nel precedente.

La trama secondo il mio parere parte un po’ lenta e fino a più della metà del libro il lettore si chiede quando arrivi una vera svolta, un elemento che possa alzare un pochino l’asticella del racconto e forse questo è il vero punto di debolezza di un romanzo dalle buone potenzialità. Sembra tutto troppo piatto per essere un giallo. Pochi elementi, poche novità, tutto troppo normale.

L’autrice usa uno stile narrativo semplice e, se mi è concesso un appunto, forse si dilunga di tanto in tanto in dettagli che sono del tutto inutili ai fini del ritmo del racconto: gli ingredienti della parmigiana che tira fuori dal frigo, dettagli sull’abbigliamento dell’uno o dell’altro personaggio… Secondo me sono delle divagazioni che distraggono il lettore e non gli permettono di arrivare al punto.

Ciò che ho apprezzato maggiormente sono stati i contenuti aggiuntivi: grazie a dei QR code inseriti all’interno della pubblicazione, leggibili scaricando un’apposita app, ho avuto la possibilità di ascoltare l’autore leggere alcuni capitoli (anche se onestamente migliorerei l’audio), ho potuto accedere a delle immagini, a dei filmati. Una bella idea che, secondo il mio parere, va meglio sviluppata e potenziata.

Si tratta di un libro che ho letto nell'ambito della collaborazione con Thrillernord: credo che ci siano dei buoni margini di crescita sia per quanto concerne lo stile narrativo che in merito alla trama.
***
L'ultima a morire
Chiara Gagietta
Mazzanti Libri
217 pagine
20.00 euro

domenica 27 ottobre 2019

Misteriosa. Le storie di Olga di carta (E. Gnone)

Quante volte li mettiamo davanti alla realtà senza averli prima preparati, senza esserci prima assicurati che abbiano i mezzi, gli strumenti per comprenderla? Vogliamo che crescano e non abbiamo la pazienza di aspettare che lo facciano. Li trattiamo da adulti quando sono ancora piccini! "Devono imparare ad affrontare il mondo" diciamo e glielo serviamo così com'è: crudo, corrotto e spietato. E oi ci stupiamo se si rifugiano nella fantasia. Piuttosto, noi tutti dovremmo imparare a saltare. E alcuni di loro sarebbero bravi ad insegnarcelo.
Sta tutto qui il senso del terzo appuntamento con le storie di Olga di carta di Elisabetta Gnone.
Una libro per ragazzi che, però, si rivolge anche ai grandi. A quanti non sanno più fare un salto nel mondo della fantasia, a quanti hanno dimenticato di essere stati bambini e di quanto sia importante tornare ad esserlo, ogni tanto, senza perdere contatto con il presente.

Olga è qualla ragazzina sottile come un foglietto di carta che è tanto brava a raccontare storia. E' una ragazzina giudiziosa, coraggiosa che riesce ad ammaliare grandi e piccini con le sue storie. Le racconta non come si fa con una storia inventata ma come se fossero episodi veri, vissuti davvero. Per questo hanno quel potere di lasciare tutti a bocca aperta, ogni volta.

Nel terzo volume della serie che la vede come protagonista, Olga è alle prese con un'avventura che mette alla prova lei ed i suoi amici. Ha anche un'amica nuova, Mirina, che affronta il cammino con tante paure ma che, pian piano, matura, cambia.
Olga e i suoi amici si avventurano in una escursione che non si rendono conto essere piuttosto pericolosa. Durante il cammino, per affrontare il buio e la paura, Olga racconta agli altri la storia di Misteriosa: una ragazzina che non riesce ad affrontare con gli strumenti giusti le sue responsabilità, i suo i doveri, la vita di tutti giorni e che preferisce scappare in un mondo parallelo dove non ha niente da temere.

Ma è veramente questa la strada giusta da percorrere davanti alle difficoltà?
E nel momento in cui torneranno a chiedere il conto? 
Elisabetta Gnone propone una doppia avventura dalla doppia valenza. Da una parte, con l'escursione di Olga, trasmette il senso del gruppo, il forte legame che si stringe tra amici, fa emergere anche qualche debolezza dei personaggi come l'idea di non essere apprezzati dai propri genitori.
Dall'altra, con la storia di Misteriosa, l'autrice aiuta a comprendere che bisogna saper riconoscere il confine tra la fantasia e la realtà. Entrambe le dimensioni sono importanti nella vita di grandi e piccini: sapersi rifugiare di tanto in tanto in un mondo fantastico aiuta ad ogni età, anche quando si è troppo grandi per lasciarsi andare del tutto. Ma saper tenere i piedi per terra è indispensabile per affrontare la vita di ogni giorno con i giusti strumenti.
Bisogna saper trovare un buon equilibrio, sta qui il segreto.

Misteriosa, in particolare, è un personaggio che prende consapevolezza di se durante l'avventura che la vede protagonista accanto ad un'amica chiamata Piccola che, ancor più di lei, si trova in una situazione di smarrimento e di difficoltà, tanto da scegliere di rifugiarsi per sempre nella fantasia e rifiutando per sempre la realtà. Sarà aiutando lei che anche Misteriosa comprenderà se stessa.

Con questo terzo libro ho letto tutte le storie di Olga di carta e, onestamente, mi auguro che ce ne siano delle altre in futuro.
Libro che consiglio a grandi e piccini.
***
Misteriosa. Le storie di Olga di cara
Elisabetta Gnone
Salani Editor
181 pagine
14.90 euro

venerdì 25 ottobre 2019

Sei nelle mie mani (V. Storm) - Venerdì del libro

Non che mi aspettassi molto dalla lettura di Sei nelle mie mani... ma una storia così proprio...

Non sono appassionata di romance per cui avevo immaginato che mi sarei trovata tra le mani qualche cosa di sdolcinato. Il tentativo di aggiungere suspense ad una storia che inizia con un uomo che ha un rapporto sessuale con una donna con tanto di descrizioni dettagliate non mi è piaciuto affatto.

Due parole, ma proprio due, sulla trama.

Aleksej è un trafficante d'armi, un assassino, un uomo pericoloso. Kendra lo sa bene quando decide di stargli alle costole per scoprire i suoi traffici. Lei è un'agente FBI (lo si apprende andando avanti con la lettura... all'inizio il suo ruolo è un mistero) ed è parte di una missione piuttosto pericolosa ma necessaria per evitare un attentato.
E' pronta a tutto pur di svolgere il suo compito, anche a concedere il suo corpo al primo errore, quando deve coprire un suo sbaglio agli occhi di lui. Quando, però, la situazione le sfugge di mano finisce in una clinica con una pallottola in corpo ed un'amnesia che la rende diversa. Non sa più di essere un'agente, non sa chi sia l'uomo che è al suo capezzale e, soprattutto, non ricorda nulla di lui.
Da questo momento in avanti è una donna diversa e quell'uomo che era pronto a vendicarsi per essere stato tradito - perchè questo aveva scoperto su di lei - si trova affascinato ad una donna bellissima ed impaurita, con due occhioni grandi e uno sguardo smarrito. 

Cambiano le cose tra i due ma il passato torna a bussare alla loro porta. Kendra porterà a termine il suo compito e tradirà ancora l'uomo che ama o gli resterà fedele dimenticandosi di chi è davvero l'uomo che ha accanto?

La trama si snoda velocemente, in poche pagine. E lo fa senza che venga fornito alcun approfondimento sui personaggi, sulla loro personalità, il loro passato. Il lettore viene messo davanti a tanti dati di fatto che avrei preferito venissero proposti con maggiore lentezza ed in modo più dettagliato.
Il fatto che si inizi con una scena di sesso mi ha disturbata un bel po'. Che poi si vada avanti con una donna che improvvisamente dice di amare un uomo che nemmeno riconosce ed al quale si sente legata per la vita dopo poche ore mi ha davvero innervosita. 
Ok, avrà pure un'amnesia, ma questa è proprio scema (scusate il francesismo).... 

Il personaggio femminile non mi è piaciuto affatto. Troppo veloce nel cambiare idea - anche quando deve decidere se restare fedele oppure no a quello che definisce il suo uomo - e troppo superficiale secondo il mio parere, non ho provato alcuna empatia con lei. Da donna a donna l'avrei presa a schiaffi.

L'epilogo mi è sembrato ancora più assurdo di quanto non sia la storia in se. Magari sono io che non l'ho capita, ammetto i miei limiti, ma onestamente è una lettura di cui si può fare tranquillamente a meno. 

I thriller sono un'altra cosa... perchè credo che l'intenzione fosse quella di dare un taglio di questo tipo alla storia ma quelle scene di sesso esplicito proprio ci stonano. Almeno per me.
Probabilmente è una storia che può piacere a chi ama le scene hot o la storia d'amore impossibile ma è tutto talmente veloce che rasenta l'assurdo.
Mi dispiace ma non è una storia che mi lascerà un buon ricordo che non sia il basso numero di pagine!


In questo Venerdì del libro mi permetto di segnalare questo libro più che altro per capire: è capitato anche a voi di imbattervi in un libro che proprio non vi è piaciuto?

Ps. bell'uomo in copertina ;-)
***
Sei nelle mie mani
Victory Storm
151 pagine
Kindle Unlimited

giovedì 24 ottobre 2019

A spasso con Bob (J. Bowen)

Può un gatto salvare una vita? Magari non può salvare qualcuno che sta annegando, non può soccorrere chi sta soffocando o tamponare una ferita che sanguina ma può salvare una vita. 
La storia di James e Bob ne è la prova ed è raccontata nel libro A spasso con Bob.
Lui, l'autore, racconta la sua vita con Bob in un libro scritto in modo semplice e scorrevole, mettendo a nudo le proprie fragilità, il proprio essere, la propria paura di tornare sempre punto a capo.
James Bowen si racconta e lo fa parlando del suo incontro con un gatto rosso tigrato che gli somiglia parecchio: un po' acciaccato, al momento dell'incontro, probabilmente abituato a cavarsela da solo e con un'esistenza un po' scombussolata a giudicare dalle cicatrici e dalle ossa che si vedono sotto al pelo sporco.
I due si incontrano, si scelgono, si trovano. 
E non si lasciano più. 
Nemmeno nei momenti più difficili quando il richiamo della droga torna a farsi sentire per un ragazzo che cerca di venirne fuori, che cerca di cancellare un passato turbolento, che ha pochissimi amici. Due, a dire il vero, ed uno di questi è Bob.

Quello che diventerà un bel gattone dimostra fin da subito di essere speciale. Diventa la sua ombra ma anche la sua ancora di salvezza. James ha qualcuno da accudire, qualcuno a cui pensare, qualcuno a cui dedicarsi e rispetto al quale non ci sono scuse che tengano. 
Una vita vissuta ai margini della società, con ricordi di un'infanzia tutt'altro che felice ancora stampati sulla pelle, con una famiglia da cui si è distaccato da tempo, quel ragazzo con i capelli lunghi che veste sempre di nero trova in lui, in Bob, un motivo per vivere. Un motivo per cambiare vita, a dirla tutta!
Ce la farà?
Nessuno spoiler da parte mia.
Mi limito solo a dire che quell'amico che ha incontrato per caso sul pianerottolo di casa lo aiuterà a dare una svolta, a trovare il coraggio di dire basta e dira maggiore regolarità ad una vita che, fino a quel momento, gli sembrava non importasse a nessuno.
Ora a qualcuno importa.

E' una storia di vita, una storia di rinascita, una storia d'amicizia.

Essendo un musicista di strada il protagonista racconta anche il rapporto che viene a crearsi, quotidianamente, con la gente che gli passa accanto. E' questa la parte che mi ha colpita di più in assoluto: racconta di essere stato per tanto tempo invisibile agli occhi di tutti... ora, con Bob, le attenzioni nei suoi confronti cambiano. Ma non sue di lui... sue del gatto. Molte persone si fermano a fargli delle foto, intenerite da quegli occhioni lucidi e da quel pelo rossiccio. Ma lui, James, resta sempre in ombra... a lui va bene così, ci mancherebbe, non è certo geloso di Bob. E' il fatto di capire di essere indifferente agli altri come essere umano che mi ha colpita perchè... purtroppo è vero. Quante volte capita di trovare una persona per strada che magari suona la chitarra con un custodia aperta a terra e di snobbarla completamente mentre se ha un animaletto accanto ci si ferma e si dice "...che carino!!!". 
E' un aspetto su cui riflettere.

Ho consigliato questa storia anche a mia figlia adolescente: si parla di dipendenze, è vero, ma lo si fa in modo oggettivo, senza esagerazioni e senza spettacolizzare nulla. 

Debbo purtroppo notare di essermi imbattuta in diversi errori... probabilmente di traduzione. Niente di che, però sono sempre fastidiosi. 

E' comunque una storia che consiglio non solo agli amanti degli animali, dei micini in particolare, ma a chi abbia bisogno di avere una storia che scaldi il cuore, che parli di amicizia e che trasmetta speranza. Il tutto in uno stile semplice e per niente pretenzioso.
 ***
A spasso con Bob
James Bowen
Pickwick
236 pagine
9.90 euro

martedì 22 ottobre 2019

Dieci piccoli indiani (A. Christie)

Cosa possono avere in comune dieci persone che non si conoscono tra loro (tranne due che sono marito e moglie) ma che si trovano a vivere una singolare esperienza su un'isola nella quale sono stati invitati da un personaggio sconosciuto? 
Apparentemente niente. Ed è proprio questo che appare lampante ai loro occhi nel momento in cui si trovano all'interno di una splendida villa che sorge su una suggestiva isola. 

Il giudice in pensione Lawrende John Wargrave, la giovane Vera Elisabeth Claythorne, l'ex capitano ed esploratorie Philip Lombard, l'anziana signorina Emily Caroline Brent, il generale veterano della prima guerra mondiale John Gordon Macarthur, il medico chirurgo Edward George Armstrong, il ricco rampollo inglese Anthony James Marston, l'ex agente di polizia William Henry Blore, il maggiordomo Thomas Rogers e sua moglie Ethel: tutti vengono invitati sull'isola da un fantomatico e generoso proprietario che dimostra di conoscerli bene, tanto da formulare inviti piuttosto dettagliati con riferimenti credibili. Lui, però, il misterioso signor U. N. Owen, sull'isola non si fa vedere.

Ben presto realizzano che i conti non tornano.
Cosa ci fanno su quell'isola?
Chi li ha convocati e perchè?

La situazione si complica quando, tutti radunati in una stanza, sentono una misteriosa voce che attribuisce ad ognuno un delitto.
Ognuno, sostiene quella voce misteriosa, ha un delitto di cui rendere conto, una colpa più o meno recente, da pagare. Tutti e dieci sono pronti a rigettare le accuse ma la situazione che viene a crearsi è paradossale: ognuno di loro sa di avere davvero qualche cosa di cui non andare fiero e, pur non avendolo mai ammesso prima, tutti iniziano a rimettersi in discussione anche dopo tanti anni da vecchi fatti.

E cosa ha a che fare con una situazione del genere la presenza di una filastrocca infantile che parla di dieci indiani che muoiono, uno dopo l'altro, fino ad estinguersi? 
 
E quelle statuine di dieci negretti in cui gli ospiti si imbattono, saranno poste in quella villa a caso?
Ben presto scopriranno che non è così perchè uno dopo l'altro, e secondo i versi della filastrocca, i dieci ospiti perderanno la vita.

Agatha Christie ha scritto un piccolo capolavoro del giallo di tutti i tempi. Non devo certo essere io a dirlo. Con una narrazione semplice e scorrevole conduce il lettore lungo un cammino in costante salita, dove la tensione aumenta di pagina in pagina fino a portarlo a livelli d'ansia inimmaginabili all'inizio. Tutti dubitano di tutti. Ognuno teme per la sua vita e cerca di comprendere cosa possa essere successo e cosa stia per accadere. Ognuno - e non importa la provenienza sociale, non importa il mestiere svolto o la fama accumulata negli anni - si trova a fare i conti con la sua coscienza in modo più o meno consapevole, secondo un disegno studiato a tavolino da una mano omicida che non si riesce a capire a chi appartenga. In un'abile caccia al colpevole, qualcuno cerca di fare giustizia riportando a galla colpe, più o meno reali, in gente che tali colpe aveva del tutto rimosso ma non dimenticato.
 
Gran bel libro, non c'è che dire. Nell'edizione che ho letto io - Oscar Mondadori nella collana junior - la traduzione rende alla perfezione i ritmi del racconto senza termini troppo farraginosi o desueti. Essendo un libro piuttosto datato credevo di trovare termini complicati e in disuso, come spesso accade nei classici. Non è stato così.
 
Il finale? Una sorpresa anche se ad un lettore attento l'autrice mette a disposizione dettagli che lo potrebbero portare sulla giusta strada da un certo punto della lettura in avanti.
Non dico altro per non togliere il gusto della lettura.
Giallo intramontabile. L'autrice non ha bisogno di scene cruente, di violenza all'ennesima potenza o di descrizioni macabre per rendere l'idea ed alzare il livello di tensione nel racconto. E' un libro adatto anche a giovani lettori - non a caso si stratta della collana Junior - e credo che possa essere un ottimo modo per iniziare ad apprezzare il genere.
***
Dieci piccoli indiani
Agatha Christie
Oscar Mondadori collana Junior
230 pagine
8.50 euro

lunedì 21 ottobre 2019

La maledizione del numero 55 (M. Tedeschi)


Può una cartomante predire davvero il futuro? Se prevede una maledizione, c’è da avere realmente paura? O è solo suggestione quella che si crea attorno ad una figura del genere?
Un enigma, questo, con il quale si trova a fare i conti il commissario Sartori, alle prese con quella che sembra essere una morte annunciata. Perché Nefertari, la veggente del posto, aveva letto disgrazia nel futuro della scuderia francese Delahaye, iscritta alla Mille Miglia. Lei lo aveva detto che al numero gemello (la macchina di punta della Delahaye è la numero 55) era collegata una sorte nefasta. Un modo per influenzare i piloti e falsare la gara? Ma per quale motivo? O la veggente prevede davvero il futuro?

Sarà una coincidenza, ma una disgrazia c’è davvero prima del via. Un incidente: così viene bollato l’episodio che costa la vita, alla vigilia della corsa, a due uomini della scuderia francese. Un incidente al quale segue, a stretto giro, la morte di quella veggente che qualche cosa di brutto aveva previsto. Due episodi collegati?

Sartori è un commissario che non conoscevo. 
So che è stato protagonista di qualche altra avventura ma io mi sono imbattuta in lui in occasione di una collaborazione con Thrillernord e devo dire che il fatto di non aver letto le sue precedenti avventure non mi ha impedito di seguire la storia. Magari - come capitato per altre serie con commissari come protagonisti - partendo dal principio si possono avere tutti gli elementi necessari per conoscere meglio il personaggio ma anche partendo da qui credo di non essermi persa molto. Non ho avuto l'impressione che mancasse qualcosa.

Sartori  si trova per le mani due casi rispetto ai quali vuole vederci chiaro: in un periodo storico in cui attorno alla Mille Miglia si intrecciano sottili giochi politici, dove scende in campo una scuderia straniera che si vede minacciata da vicino, che non è amata ma va protetta, con una donna che non si esime dal leggere il bene e il male senza filtri collezionando tanti potenziali nemici, il commissario abbruzzese cerca di mettere insieme tante piccole tessere che possano comporre – almeno è quello che si augura – un grande puzzle capace di fornire risposte.
Ad offuscare la mente del commissario non sono solo i tentativi di depistaggio e le ingerenze dai piani alti – rispetto ai quali cerca abilmente di glissare - ma anche questioni di cuore. Perché Sartori è innamorato e proprio per via della Mille Miglia si trova ai ferri corti con la donna che gli ha toccato le corde del cuore e che quella corsa vorrebbe affrontare senza paura.
Per riuscire ad affrontare in modo equilibrato tutte queste situazioni, il commissario mette in campo il suo acume cercando di comprendere (e descrivere) prima di tutto le persone, dal punto di vista umano, per arrivare poi ad eventuali responsabilità. Analizza i fatti, è vero, ma ha davanti persone: l’autore è abile nell’attribuire al protagonista la capacità di mettere al primo posto le persone in quanto tali e non come meri testimoni o potenziali colpevoli.

Con uno stile narrativo che permette al lettore di tuffarsi in un’epoca lontana in modo estremamente credibile, l’autore riesce ad incuriosire e a tenere alta l’attenzione passo dopo passo. Perché se è vero che all’inizio sembra la sua storia personale ad avere il monopolio sul resto, ben presto le cose cambiano e Sartori riesce a lasciare i suoi sentimenti fuori dal suo lavoro. 

Ho molto apprezzato le capacità descrittive dell’autore. Fa notare dettagli che altrimenti potrebbero restare indifferenti al lettore, come nel caso del rumore della molla della porta che disturba il direttore di corse, che non amava i rumori. E’ un aspetto, la narrazione molto attenta ai dettagli, che ho apprezzato. 
***
La maledizione del numero 55
Massimo Tedeschi
La nave di Teseo
121 pagine
16.00 euro cartaceo - 9.90 euro e-book