sabato 29 settembre 2018

Più forte del buio (O. Tapia)

Non guardo la tv quasi mai. Quando mia madre mi ha chiesto di comprarle il libro autobiografico del campione di Ballando con le stelle proprio non sapevo cosa dovessi cercare tanta era la mia ignoranza in merito. Lei ama le storie vere, storie di vita... non ha feeling con i romanzi perché, come dice lei "...so che sono tutte invenzioni". Con le storie vere, invece, è tutta un'altra storia.

Oney Tapia, campione paralimpico (ed io che ero convinta che il termine corretto fosse paraolimpico!) nella disciplina lancio del disco nonché vincitore di una delle ultime edizioni di Ballando con le stelle: mai sentito nominare.

Se devo essere sincera la vita di uno sconosciuto non mi interessava più di tanto ma visto che per la Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle mi è stato chiesto di leggere una biografia, perché non chiedere in prestito a mia madre la storia di quell'atleta cieco che sa anche ballare?

Nel libro Più forte del buio è lui stesso che racconta la sua storia da quando era ragazzino al momento in cui è salito sul podio delle Paralimpiadi del 2016, cinque anni dopo aver perso la vista per via di un incidente sul lavoro. Poi, alla medaglia d'argento nel lancio del disco si è aggiunto anche il successo televisivo, altra testimonianza di come la cecità non vada vista come un ostacolo alla realizzazione personale o un limite alle proprie aspirazioni. Il ballo, come lo sport, Oney ce l'ha sempre avuto nel sangue e l'invito della Carlucci gli ha aperto le porte per una nuova possibilità, su un fronte molto lontano dal suo ma, comunque, stimolante. Un'altra occasione di riscatto, un altro motivo per guardare avanti con fiducia.

E' questo il messaggio che Oney lancia con il suo libro: non perdere mai la speranza 
...perché una luce, pure in fondo al tunnel più scuro, può sempre accendersi e illuminare il nostro cammino
Nel racconto appare evidente che il successo televisivo sia solo una esperienza marginale che si somma al grosso del risultato ottenuto nello sport: è con lo sport che Oney si realizza, lo sport è per lui una lezione di vita, l'occasione per relazionarsi con altra gente, magari cadendo per poi rialzarsi, condividendo esperienze ed errori, sentendosi parte di una squadra, di un gruppo anche quando la disciplina è individuale perché lo sport unisce, non divide. Eppure, accanto al successo alle Paralimpiadi, anche quanto accaduto davanti alle telecamere è importante per avere delle conferme di quanto i risultati, se si lavora con impegno e convinzione, prima o poi arrivino.

Nella prima parte del libro, quando parla della sua adolescenza e giovinezza, mi è rimasto impresso il suo carattere forte, deciso, anche un po' ribelle in alcuni momenti. Poi la maturità, la famiglia, l'incidente e una nuova vita che, per prima cosa, va accettata per poi lanciare sempre nuove sfide. Oney non è un perdente e non ci sta ad abbassare la testa.

Dal momento dell'incidente in avanti ho apprezzato la grinta che traspare da ogni pagina: Oney ha saputo fare tesoro della sua cecità non solo affinando gli altri sensi (con l'udito ha anche avuto qualche problema di concentrazione al momento delle gare) ma rendendosi conto - grazie anche all'influenza di sua madre - che può sempre accadere di peggio e che si ha la possibilità di reagire anche nei momenti peggiori, se solo si ha la forza e la volontà di farlo.

Le parti più noiose, per me, sono state quelle in cui la narrazione si è intrattenuta su particolari degli allenamenti, su aspetti prettamente sportivi. Probabilmente è un mio limite ma devo dire che quelle parti mi hanno proprio fatto sbadigliare. 
Ammetto anche di essermi chiesta quanto operazioni di questo tipo - scrivere libri sulla scia di un temporaneo successo - siano da accogliere con favore oppure no.

Alla fine della lettura mi sono detta che, comunque, si tratta di una testimonianza positiva, di una vita sconvolta da un incidente sul lavoro ma che non per questo è meno luminosa di quanto non lo sarebbe stata se ciò non fosse accaduto. E credo che così vada presa: una testimonianza, un messaggio di speranza e di positività, nonostante le difficoltà.

Il protagonista assoluto del libro è Oney ma attorno a lui ruotano dei personaggi minori, alcuni dei quali sono delle semplici comparse ma che, comunque, hanno un ruolo importante nella sua vita. Tra questi, ho preferito in assoluto la figura di sua madre: me la immagino modesta, non vistosa ma con un bel carattere, capace di trasmettere tanta fiducia a quel ragazzone di suo figlio e capace di affrontare le difficoltà - che lungo il cammino non sono mancate - a testa alta.
Chi si arrende perde ancora prima di cominciare.

martedì 25 settembre 2018

Fra me e te (M. Erba)

Edoardo e Chiara sono due adolescenti che frequentano la stessa scuola. Si saranno forse incontrati qualche volta all'uscita o nei momenti d'intervallo ma non hanno nulla a che fare l'uno con l'altra.

Lui è arrabbiato, molto arrabbiato. E' arrabbiato con il mondo, con tutto ciò che lo circonda. Odia la sua città, non sopporta sua madre che - a suo dire - è una nullità ed è colpevole di aver fatto allontanare suo padre, odia i suo insegnanti che non sanno nulla di lui e che lo vedono come un bravo ragazzo, con buoni voti, buon comportamento senza mai interessarsi davvero alla sua persona, odia la malattia che sta consumando suo padre un giorno dopo l'altro.
Ma più di tutti Edoardo odia gli stranieri. 
In particolare, odia i cinesi da quando a dei cinesi attribuisce il fallimento del negozio di famiglia a seguito del quale suo padre si è ammalato e si è ridotto su un letto d'ospedale.

E quando in classe arriva proprio un ragazzino cinese, Yong, che si piazza accanto al suo banco, in Edo scatta una molla che fa venir fuori tutto il disagio che ha accumulato nel tempo, tutta la rabbia tenuta faticosamente a bada. Edoardo si scopre ribelle, capace di compiere gesti che non gli appartengono e che sono lontani anni luce da quel bravo ragazzo. Eppure, si sente forte più che mai, si sente un guerriero pronto a tutto, con una certa soddisfazione.

Chiara è una ragazza molto brava. Una ragazza modello non solo a scuola che, però, si sente sola, distante da quelle ragazze dietro alle quali i maschi sbavano. 
Non è il suo mondo, quello che guarda, ammirata, da lontano. 
Si sente un bruco che, prima o poi, spiccherà il volo nelle vesti di una splendida farfalla. Quel momento arriva molto in fretta quando, grazie a Facebook che facilita i rapporti ed agevola le conoscenze, per lei si apre un mondo diverso fatto di trucco pesante agli occhi, abiti nuovi e nuove compagnie così come nuove abitudini. Vive con suo padre dopo che sua madre è morta quando lei era piccola. Ma la nuova Chiara con quel padre non riesce più a relazionarsi: ora ha un ragazzo che le fa girare la testa e pazienza se a suo padre non piace o se la sua migliore amica la mette in guardia! Eric è tenero, affettuoso, ha occhi solo per lei. E' un gran bravo ragazzo, anche se le persone a lei più vicine le dicono il contrario. 
Sono tutti invidiosi! 
Meglio lasciarli stare!

Le vite di Edoardo e Chiara si sfiorano in alcuni momenti per poi incrociarsi in modo definitivo. E lo fanno in un percorso fatto di sofferenza, di difficoltà, di delusioni, di violenza, di perdono. Entrambi i personaggi - che poi sono le due voci narranti (anche se in alcuni capitoli si alterna più volte la voce narrante maschile) - vivono una profonda crisi esistenziale che nel caso di Edoardo si manifesta con comportamenti violenti che snaturano la sua figura di ragazzo perbene mente nel caso di Chiara appaiono come momenti di disinibizione che, però, non le appartengono.

Con Fra me e te l'autore - insegnante di italiano e latino in un liceo del milanese oltre che giornalista -  scatta una fotografia di quel periodo, l'adolescenza, in cui i giovani si trovano davanti a contraddizioni, a dubbi, all'incapacità di capire quale sia il loro posto del mondo. 
Sia Edo che Chiara indossano delle maschere. Vogliono essere accettati in un ambiente che, fino a poco prima, non li vedeva neanche. E ad un certo punto realizzano che questa maschera non è poi così difficile da indossare. Anzi, ci si toglie anche qualche bella soddisfazione!

L'autore tocca un tema delicato come il razzismo e lo fa senza concedere sconti. 
In questo contesto secondo il mio parere spicca la figura di Yong. Quel ragazzino arrivato da lontano che sembra la preda ideale per i bulli di turno, quel muso giallo che pretende pure di salutare ed essere simpatico alla classe! E' lui il personaggio chiave del racconto ed è anche colui che ho preferito anche se i protagonisti sono Edoardo e Chiara.
Yong è un ragazzo molto intelligente, parla molto bene italiano, viene da una famiglia di lavoratori regolari ed onesti che vive da anni in Italia, gioca molto bene a calcio e dimostra di essere altruista oltre che gioviale e pronto a mettere il bene di un amico prima del suo. Darà una bella lezione ad Edoardo e non solo a lui.

Amico: ma come si permette di pronunciare quella parola! 
Vorrà mica pretendere, quel muso giallo, di essere considerato amico di qualcuno!

Checché Edoardo ne dica, sarà proprio quel ragazzino, quell'amico, la chiave di volta.

La narrazione è fluida, il racconto scorrevole anche se molto forte in alcuni passaggi soprattutto considerato che è un libro per ragazzi. In biblioteca, dove l'ho preso in prestito attirata dalla copertina e nel tentativo di valutare se fosse adatto a mia figlia (che di anni ne ha tredici) hanno apposto un'etichetta con su scritto +16 anni e credo che sia più che giusto. 

L'autore non usa filtri, non fa sconti a nessuno. Quando racconta comportamenti razzisti, bullismo in seno all'ambiente scolastico lo fa senza romanzare più di tanto. Perchè, purtroppo, quello che viene raccontato è ciò che troppo spesso capita nelle nostre scuole, nelle vie delle nostre città, tra i vicoli dei nostri quartieri.
Così come non usa filtri rosa nemmeno nel raccontare i fragili equilibri familiari, pronti a crollare come un castello di carte ad un solo balito di vento.

Mi ha molto ferita il modo in cui Edoardo si relaziona con sua madre. Da mamma, mi ha davvero colpita al cuore ed il solo pensiero che uno dei miei figli possa riservare a me, per un qualsiasi motivo, un trattamento del genere, mi ha gelato il sangue.
Fa riflettere, adolescenti e non solo!
 
Con questa lettura partecipo alla fase finale della della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle.
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compaiono un paio di scarponi ai piedi della ragazza ed anche alla Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio verde obiettivo 2.

lunedì 24 settembre 2018

L'odore della notte (A. Camilleri)

Salvo Montalbano non delude. Era da un po' che non leggevo le sue avventure e con L'odore della notte ho avuto la conferma di quanto sia piacevole stare in sua compagnia. 
Camilleri, con Montalbano, è capace di farmi sorridere, di farmi riflettere oltre che offrirmi l'occasione di ragionare attorno ad un delitto, un mistero e di emozionarmi. Perchè se è vero che le avventure che narra sono fondamentalmente dei casi da risolvere, non manca mai la parte più personale, quella che scopre l'anima di una Montalbano che ha una vita sua oltre all'impegno con le indagini in corso. 

Prima di passare alla storia, però, una considerazione è d'obbligo: l'uso del dialetto è una caratteristica di questa serie. Non solo nei dialoghi ma nella narrazione: chi legge Montalbano lo sa. Come sa che l'effetto di questo utilizzo, soprattutto nelle parti più divertenti, è fondamentale e, ne sono certa, non sarebbe lo stesso se il racconto fosse in perfetto italiano.

E, altra osservazioni, il formato è il mio preferito: adoro i libri Sellerio così piccini e maneggevoli, che stanno senza problemi in borsa e si possono portare ovunque!

Questa volta Camilleri si ispira ad un vero fatto di cronaca (è lui stesso a dirlo nelle note) anche se, poi, usa la notizia solo come spunto e le situazioni si evolvono in modo diverso. Il nodo da sciogliere è legato alla scomparsa di una persona immischiata in un sordido giro di truffe a danno dei cittadini, amici di Montalbano. Sembrava così serio ed affidabile, quel ragioniere Emanuele Gargano che corrispondeva interessi gonfiati ad arte che nessuno mai avrebbe immaginato che se la sarebbe data a gambe con i soldi di tutti coloro che si erano fidati di lui! E mentre tutti lo cercano per reclamare il proprio denaro, c'è una sola persona che gli resta fedele nonostante tutto: Mariastella Cosentino, fedelissima segretaria - innamorata persa di lui - che attende in estrema buona fede il ritorno del suo capo.

Il caso viene affidato al dottor Guarnotta che si trova ben presto alle prese non con una ma con due sparizioni. Oltre a Gargano scompare anche il suo braccio destro, Giacomo Pellegrino. Guarnotta è convinto che dietro a tutto ci sia la mafia ma Salvo non è dello stesso avviso. E pur non essendo incaricato ad indagare, le sue indagini le porta avanti comunque.

Entrano in ballo la delusione e la furia dei truffati, questioni sospese in fatto di sentimenti, segreti mai svelati, l'appetito di Montalbano che non manca mai - le scene in cui è a tavola sono davvero spassose e rendono ben l'idea di quanto Salvo ami mangiare... quasi quasi ha fatto venire l'acquolina in bocca anche a me - i rapporti con i suoi collaboratori che, come al solito, sono spassosi anche nei momenti più difficili. E poi Livia. 

Letto con piacere e con il sorriso, con questo libro partecipo alla Challenge Diche colore sei? utile per lo spicchio giallo (da cui sia stato tratto un film o una serie tv).

venerdì 21 settembre 2018

Non è detto che mi manchi (B. Marconero) - Venerdì del libro

Parto subito col dire che di questo libro mi sono piaciuti molto i nomi scelti per i protagonisti. Osservazione singolare, questa, lo so. Ma è quello che ho pensato mentre leggevo le loro avventure: Emi, Pietro detto Fosco (per via del suo cognome), Alessandro ed Alice.
I due protagonisti principali sono Fosco ed Emi e sono le loro due voci che si alternano nella narrazione. Una formula un po' troppo sfruttata, questa, che però funziona e rende comunque gradevole la lettura.

Lei è una ragazza che ha puntato tutto sulla sua immagine, sul suo corpo, sulla sua bellezza. A dirla tutta questa è l'idea che le hanno inculcato sua madre ed il suo compagno, tra l'altro il suo agente, perchè Emi nel suo intimo ama cucinare, adora i fornelli, gli aromi, gli ingredienti.

Lui ama i videogiochi e lavora in una redazione giornalistica. E' un po' il gatto nero con il pelo un po' arruffato in una famiglia di splendidi esemplari tutti bianchi e a pelo lungo: genitori di successo, fratelli impegnati all'estero in mestieri di successo e poi c'è lui... Fosco. Fa di tutto per dimostrare ai suoi di non essere un fallito e di non aver bisogno di nessuno.

Le loro vite si incrociano all'improvviso e si sconvolgono a vicenda sulla scia di un sentimento che nasce un po' in sordina ma che cresce e si alimenta di giorno in giorno.
Ma non è tutto rose e fiori e i due si troveranno a fare i conti prima di tutto con loro stessi, con le loro famiglie e poi con il loro rapporto.

In questo contesto interagiscono anche Alessandro (ricco cugino di Fosco che, tra l'altro, è anche il suo datore di lavoro visto che per mantenersi lavora in una redazione giornalistica) ed Alice, amica di Fosco da sempre, amica acquisita di Emi.
Devo ammettere che ho fatto il tifo anche per Alessandro ed Alice, oltre che per i protagonisti, ed avrei visto bene sviluppi del loro rapporto verso una storia diversa dall'amicizia che, seppur profonda, tale resta. Chissà, potrebbe essere lo spunto per il prossimo libro: partire da dove ci siamo lasciati ma senza tirare dentro Fosco ed Emi per puntare tutto su Alessandro ed Alice, dando loro un'opportunità. Chissà!

Non è una lettura impegnativa, lo stile è scorrevole e moderno, fresco, immediato.
Ciò che più mi ha innervosita è la figura della madre di Emi che considera sua figlia come un oggetto da vendere al migliore offerente. Non esagero, è questa la sensazione che mi è rimasta addosso: un rapporto, quello che le lega, che non ha niente a che fare con l'amore di una madre per una figlia e viceversa quanto, piuttosto, un rapporto fondato sulla voglia di Emi di essere alle altezza delle aspettative di una donna che, senza farsi troppi scrupoli, cerca di piazzare sua figlia nel modo più conveniente possibile sia dal punto di vista professionale che personale.
Devo dire che, soprattutto all'inizio, anche la figura di Emi non mi è piaciuta molto. Ho apprezzato molto più la semplicità e la schiettezza di Alice. Poi, pian piano, Emi mi ha dato modo di ricredermi nei suoi confronti. Buona cosa! E' un personaggio che matura, che cresce e fa delle scelte importanti. 
Fosco... Bhè, Fosco ha un bel caratterino. Testardo, indipendente, restìo a chiedere aiuto, piuttosto schivo e sempre pronto ad evitare il confronto fino a che, però, non arriva il momento di fare una netta inversione ad U e cambiare modo di fare, se non altro per un chiarimento.

Ho letto questo libro sul kindle e mi sono imbattuta in due errori di battuta - due dico due... non di più - ma nulla tolgono, nel complesso, alla lettura.

Amore, amicizia, carriera, ambizioni, sogni, scelte difficili: c'è un po' di tutto in questa storia che, pur essendo un tantino prevedibile in alcuni punti, riserva comunque qualche sorpresa.
La consiglio per il Venerdì del libro di oggi (non è la prima volta che segnalo un suo libro) e partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compaiono degli occhiali, oggetto utile per questo mese di gara.

lunedì 17 settembre 2018

Paula (I. Allende)

Isabel Allende è la mia autrice preferita. In tutti i suoi libri che ho letto ho trovato una narrazione ricca sotto ogni punto di vista: ricca di contenuti, di descrizioni, di riferimenti storici, di sentimenti. In Paula è soprattutto quest'ultimo aspetto che colpisce: il dolore per la situazione di sua figlia Paula, nata il 22 ottobre del 1963 e che a 28 anni si è ammalata di una gravissima malattia - la porfiria - che l'ha costretta in coma su un letto d'ospedale.

Si tratta di uno scritto autobiografico con una donna, una madre che cerca di stare accanto a sua figlia sfruttando la magia della scrittura - una vera e propria magia sembra essere quella che guida la sua penna - in un racconto ricco di particolari, di emozioni, di vita. E' come se, raccontando la sua vita, la sua e della famiglia, Isabel volesse respingere la morte che allunga, di giorno in giorno, i suoi tentacoli su sua figlia.
Parlando a Paula dai fogli che riempie giorno dopo giorno la Allende guida il lettore in un viaggio lungo la storia della sua famiglia, dei suoi antenati, lungo la sua vita di bambina, di ragazza e di donna. 
Isabel resta accanto a sua figlia per lungo tempo, senza mai perdere la speranza e senza mai nascondere le emozioni che prova nei pochi minuti che le sono concessi accanto a sua figlia.

In questo periodo matura anche il rapporto con suo genero, appena diventato tale visto che si è sposato da poco con Paula e si scopre in intimità con lui, condividendo l'amore per quella donna che da quel letto di ospedale non può fare altro che ricevere amore senza avere la possibilità di ricambiare.

L'abilità della Allende nel dipingere un quadro a tinte nitide e vivaci non mi è nuova: anche questa  volta, come peraltro avvenuto in precedenti suoi libri, la storia è più ricca di quel che si potrebbe pensare. 

Chi si avvicina a questa lettura pensando ad un romanzo resterà deluso. Ed anche chi si aspettasse un racconto quotidiano di ciò che accade a Paula resterà deluso visto che accanto al racconto dell'evolversi della malattia della figlia, la Allende punta molto sulla parte autobiografica: chi volesse approfondire la storia dell'autrice, della sua famiglia, i suoi sogni, le sue aspettative, i suoi desideri verrà pienamente soddisfatto e conoscere anche la parte più dolorosa della vita di questa donna che riesce a sintetizzare un mondo con la sua scrittura. 

Emergono alcune figure, in particolare, come la madre di Isabel o suo nonno. Le loro vite, le loro scelte, il loro carattere vengono resi alla perfezione dall'autrice che, come al solito, riesce ad ammaliare il lettore anche quando parla di vicende storiche o di situazioni che potrebbero interessare meno ma che, ai fini del quadro generale, si rivelano fondamentali.

Ho trovato un po' limitanti i caratteri usati per la scrittura, molto piccoli e fitti fitti. Leggendo, poi, una edizione piuttosto vecchia trovata in biblioteca e dalle pagine ingiallite ho avuto una certa difficoltà nella lettura, soprattutto serale, e sono andata avanti più lentamente del previsto. 

Con questo libro partecipo alla Challenge Diche colore sei? utile per lo spicchio verde, autrice straniera. 
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compare un volatile con becco, utile per questo mese di gara.

mercoledì 12 settembre 2018

I ragazzi della II C (M. Migliavacca)

E' un libro un po' vecchiotto quello che mia figlia ha avuto come testo di narrativa a scuola, l'anno scorso, quando frequentava la seconda media. Vecchiotto come edizione (si tratta della quindicesima ristampa del 2002 ma la prima uscita è del 1989) ma la storia raccontata è piuttosto attuale.

Quattro amici che frequentano la seconda classe del liceo condividono la passione per la musica: hanno messo in piedi una band e si ritrovano sistematicamente in uno scantinato usato come sala prove. Scrivono canzoni inventando testi e musiche e sognano il successo.

Sono quattro amici molto diversi tra loro i protagonisti del libro I ragazzi della IIC

Ludo è una ragazza di ricca famiglia ma, oltre ai soldi, non conosce la serenità e la felicità di una situazione familiare stabile. I suoi sono separati e cercano di comprare il suo affetto a suon di regali o di soldi.
Patsy è un ragazzone grande e grosso che vive in una famiglia modesta che non naviga certo nell'oro ed alla quale vorrebbe iniziare a dare una mano in fatto di entrate.
Morgana è orfana di padre e sua madre la cresce, non senza fatica, facendo traduzioni e dispensandole tanto amore.
Max è figlio di un salumiere arricchito ma la sua è e resta una famiglia di ceto medio che sgomita per poter apparire diversa.
Quattro vite differenti, quattro banchi nella stessa aula, nella stessa scuola, un'unica passione per la musica.

Improvvisamente arriva l'occasione della loro vita ed hanno la possibilità di portare un loro brano inedito ad un produttore che, però, ruba testo e musica facendo cantare il brano ad una ragazza del suo team. Da questa situazione antipatica nasce la vera occasione per loro visto che, nel momento in cui una collaboratrice del tipo che li ha fregati denuncia l'accaduto, su di loro e sulla loro musica si accendono i riflettori ed arrivano davvero al successo. Un successo improvviso, capace di trasformare tutto in lustrini e paillettes nascondendo bene la realtà: gli impegni sono pressanti e le vite dei quattro ragazzi vengono sconvolte.
Così, a sedici anni, si trovano a prendere una decisione che potrebbe cambiare la loro vita: sono pronti a lasciare tutto per seguire i ritmi del successo oppure no?

Ognuno reagirà diversamente agli impulsi che gli arrivano da quel mondo e da quel successo tanto agognato ma arriverà il momento di crescere e di prendere una decisione importante. Ognuno farà le sue valutazioni e le proprie scelte.

Dicevo molto attuale perché, in effetti, non sono certo così rare baby band che arrivano alla ribalta improvvisamente con artisti che, seppur tali, sono e restano dei ragazzini che hanno degli impegni ber precisi come, in primis, la scuola e la famiglia.
Così come non credo che sia raro, nel mondo dello spettacolo, imbattersi in situazioni imbarazzanti, in veri e proprio sgambetti in nome di un successo che tutti vorrebbero raggiungere percorrendo la strada più breve possibile.

Il carattere dei quattro ragazzi è ben tracciato, la storia scorre gradevolmente anche se mi sono imbattuta in un paio di errori di stampa che, però, nulla tolgono all'insieme. Anzi, devo dire di aver apprezzato una nota dell'editore che, nelle primissime pagine subito dopo la copertina dice che la realizzazione di un libro presenta aspetti complessi e richiede particolare attenzione nei controlli. Nessuno è perfetto, qualche cosa può sfuggire ed i lettori sono invitati a segnalare eventuali errori o a far pervenire suggerimenti. Magari li segnalo io!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? utile in quanto titolo utile per lo spicchio azzurro, obiettivo 2 (autrice italiana). Con lui chiudo questa fase di gioco in attesa dei nuovi obiettivi di domani e devo dire di aver fatto fatica, questa volta, a tenere il ritmo, per una serie di motivi che spero non si ripresentino in futuro. 

martedì 11 settembre 2018

Negli occhi di chi guarda (M. Malvaldi)

Dopo aver conosciuto storie e personaggi del Bar Lume ho avuto occasione di leggere uno dei libri più recenti di Marco Malvaldi, autore che ricordo con simpatia, incontrato alla presentazione di un suo libro nella mia città, qualche anno fa.
Già dalle prime pagine ho apprezzato la proposta di Malvaldi quando, nel presentare i vari personaggi che avranno poi dato vita la storia, ha offerto il loro punto di vista circa la location in cui si snodano le vicende: Poggio alle Ghiande. Così facendo, non solo ha reso l'idea di alcune caratteristiche dei personaggi ma anche del loro rapporto con il luogo conteso: Poggio alle Ghiande, infatti, è un podere nelle campagne toscane e sarà il motivo del contendere.
Eh sì, perché Alfredo e Zeno Cavalcanti, gemelli che vivono nel podere, hanno ricevuto un'offerta per la vendita dell'intero blocco ad un'azienda cinese e c'è da decidere il da farsi. I due, ovviamente, hanno posizioni contrarie  favorevole il primo, contrario il secondo - e per decidere se vendere o no si affidano ad un consulto medico molto particolare: chi dei due avrà maggiore probabilità di sopravvivere all'altro deciderà il da farsi.

Un modo molto singolare, quello scelto dai due gemelli, per prendere una decisione così importante che, tra l'altro, coinvolgerà anche altre persone che, in un modo o nell'altro, sono legate al podere ed il responso sulla longevità dell'uno rispetto all'altro è affidata a Piergiorgio Pazzi che, però, è ignaro del valore che il suo consulto avrà sulle sorti del podere.

Semplice, no?
Invece no. Perché come se la situazione non fosse già paradossale di suo, si aggiunge il ritrovamento del cadavere di Raimondo, agricoltore e custode della tenuta, luogo in cui gli è stata data una seconda possibilità di vita dopo un soggiorno obbligato in manicomio. E con la sua morte spunta un mistero: l'uomo, infatti, sosteneva di possedere un'opera autentica donatagli da un suo compagno di ospedale, un certo Ligabue. La reale esistenza del dipinto può essere legata alla sua morte? Ma dov'è, se davvero esiste, questo dipinto? 
Mentre si cerca di dipanare la matassa, un'altra morte sospetta si abbatterà sul podere e sui suoi abitanti. 

Piergiorgio si troverà, suo malgrado, a seguire a suo modo le indagini e tenterà di venirne a capo - parallelamente ma anche in collaborazione con il colonnello Valente - assieme a Margherita, affascinante filologa di sua conoscenza. 

Dico subito che la questione del quadro è quella che mi ha interessata ed anche colpita di più, non immaginavo niente di simile, circa alla sua sorte! Originale, senza dubbio.
E mi è piaciuta l'ironia dei personaggi, il loro modo di porsi e di relazionarsi tra loro. 

Così come mi ha fatto piacere trovare, alla fine del libro, un'altra volta la carrellata dei personaggi a posteriori, dopo che si sono svolte le vicende narrate da Malvaldi.
Originale anche questo!

Il personaggio che mi è piaciuto di più? Il colonnello. Perché, poverino, lui è in forza alla forestale e di solito ha a che fare con situazioni molto più tranquille e di altro genere, non certo con due cadaveri rinvenuti a stretto giro l'uno dall'altro.
Non è l'eroe di turno, il super commissario che si trova in tanti romanzi di altri autori, e mi ha anche fatto tenerezza in alcuni passaggi.

Di coloro che hanno a che fare con Poggio alle Ghiande devo ammettere che il più intrigante è stato proprio Raimondo ma non dico altro, proprio non posso!

E' un libro che consiglio per gli amanti del giallo ma anche di chi ama una scrittura ironica, legata al territorio in cui si svolge la vicenda, con personaggi spontanei e che fanno anche sorridere e con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? utile in quanto titolo consigliato per l'obiettivo 2 dello spicchio giallo della gara.

domenica 9 settembre 2018

Ogni piccola bugia (A. Feeney)

Amber Reynolds è su un letto d'ospedale. E' in coma farmacologico a seguito di un brutto incidente. Sente coloro che le sanno attorno ma non riesce a muoversi, tantomeno a parlare. Non ricorda nulla dell'incidente ma riesce a dare un nome a coloro che si avvicendano al suo capezzale - a suo marito Paul e a sua sorella Claire - pur avendo dei ricordi frammentari sulle sue ultime ore che hanno preceduto l'incidente. E riesce anche a comprendere di essere in pericolo ogni volta che un uomo si avvicina al suo letto d'ospedale.

La prima cosa che mi sento di dire è che l'autrice è stata proprio brava a proporre una storia che ne sottintende altre, a proporre personaggi che hanno qualche cosa da nascondere ma che non si espongono più di tanto, a proporre una protagonista che è capace di stupire. Eh sì, perché mai come in questo caso va detto che niente è come sembra. Anche la lettura del libro, che sembra costruire alcune fondamenta solide circa la storia, all'improvviso inizia a tremare e far cadere il castello di carte che il lettore ha costruito sulla base delle proprie convinzioni.
Insomma, si crede di aver capito qualche cosa, più avanti si crede di aver capito tutto per poi rendersi conto che è tutto fondamentalmente diverso.

Inutile dire che tutto ciò mi sia piaciuto molto. La storia viene raccontata proponendo l'alternanza di un oggi a pagine di diario e a racconti di un tempo passato. Il lettore viene così in possesso di piccole tessere che cerca di comporre in un unico puzzle. 

Non posso dire molto sulla trama perché vorrebbe dire svelare dettagli che guasterebbero le feste a chi non l'avesse ancora letto. Posso dire che i personaggi sono molto ben costruiti, con personalità tutt'altro che equilibrate, in un verso o nell'altro, e con un'abilità tale da indurre il lettore a dire "...ma come?". 
La narrazione mantiene alto il ritmo dalla prima all'ultima pagina e, onestamente, il finale oltre a lasciare un certo margine di dubbio al lettore apra anche le porte per un seguito che, onestamente, spero prima o poi arrivi.

E' una storia originale, per niente scontata, dove i meccanismi si incastrano alla perfezione anche quando sembra che manchi qualche cosa. 

Tutto sembra reggersi su una serie di bugie, piccole o grandi che siano, che non si limitano ad un solo personaggio ma che, a ben guardare, appartengono un po' a tutti. C'è chi mente per difendersi, chi per non ferire, chi per difendere una persona che ama, chi perché la sua indole è quella del manipolatore... Tanti gli elementi stanno perfettamente in equilibrio tra di loro e devo dire che hanno dato vita ad un thriller che mi sento di consigliare agli amanti del genere o anche a chi ama gli intrighi psicologici, le personalità misteriose e capaci di riservare qualche sorpresa.

A lettura finita mi viene davvero da pensare a quante piccole bugie ognuno di noi racconti, e si racconti, nella vita quotidiana... a quante siano realmente innocue e quante, invece, possono innescare meccanismi perversi...
Con questo bel thriller psicologico partecipo alla Challenge Di che colore sei? utile in quanto titolo consigliato (e ringrazio le ideatrici del gioco per questo) in questo periodo di gara che va concludersi.

sabato 8 settembre 2018

Vittoria (B. Fiorio)

Ha la stessa mia età, Vittoria. Per questo non ci ho messo molto nel mettermi nei suoi panni. 
E... onestamente credo che anche io avrei reagito come lei se mi fossi trovata senza lavoro e senza l'uomo che credevo fosse della mia vita. Mi sarei chiusa a riccio, avrei passato le mie giornate a pensare a tutto ciò che ho perso, a ricordare i momenti belli passati con il mio amore e a fissare il cellulare sperando in un suo messaggio e in una sua telefonata.

Devo ammettere che la primissima impressione che ho avuto di Vittoria è stata quella di una donna un po' noiosa e troppo melodrammatica. Poi, però, ci ho riflettuto un attimo e mi sono resa conto che il personaggio nato dalla penna di Barbara Fiorio è molto vero, molto vicino alla realtà. La sua è la sofferenza di qualsiasi donna che si trovasse nella sua situazione. 

Vittoria si trova a fare i conti con una nuova vita piena di buchi neri: sul fronte lavorativo - fa la fotografa ma oltre a non avere nessun contratto di lavoro concreto ha perso la vena artistica e non riesce più a prendere in mano una macchina fotografica - e sul fronte personale visto che il suo uomo l'ha lasciata.

Federico non le ha fornito una vera e propria spiegazione ma se n'è andato chiudendo per sempre la loro storia. Una storia su cui Vittoria credeva e della quale sente profondamente la mancanza. Le manca lui, Federico, e la vita che portavano avanti insieme.

Vittoria ha degli amici accanto, amici che cercano non solo di risollevarle in morale ma anche di darle una scossa (positiva) affinché torni a conquistarsi un posto nel mondo senza considerarsi solo ed esclusivamente una nullità.

La strada che le si apre davanti è molto singolare e la porterà a contatto con persone e storie che la aiuteranno nel suo cammino di risalita, molto più di quanto non si possa pensare.

Vittoria è un romanzo in cui la figura della protagonista viene resa senza filtri con la sofferenza e le paranoie che ci possono stare in una situazione come la sua. 
Fondamentale la presenza di amici che le sanno stare accanto prendendosi cura di lei e la aiutano, in un modo o nell'altro.

E' comunque un romanzo moderno visto che il riferimento al mondo dei social, alla sua funzione, ai suoi pregi e ai suoi difetti posiziona Vittoria in un momento molto attuale, in una città - Genova - che resta sullo sfondo senza mai essere troppo invadente. Vittoria vive in un ambiente protetto, tra casa sua e la casa dei suoi amici, esce poco, ha pochi interessi ma arriverà a rivalutare se stessa e la sua situazione dando una svolta alla sua vita.

E' una storia positiva, anche se le premesse non sembrano proprio essere quelle di una storia positiva. Auguro a tutte le donne che vivono momenti difficili di avere vicino amici come quelli di Vittoria e di riuscire a guardarsi dentro per scoprire di essere ne' un fallimento ne' una donna da buttare come le circostanze potrebbero far pensare.

Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina compaiono delle fotografie. Ed è il secondo libro utile per questo periodo di gara.

venerdì 7 settembre 2018

L'ultima notte al mondo (B. Marconero) - Venerdì del libro

Sono le voci di Marco e Marianna che si alternano nel libro L'ultima notte al mondo di Bianca Marconero

La peculiarità di questa storia, per me, è dovuta al fatto che non c'è un personaggio che posso dire di aver preferito agli altri o uno a cui mi sono particolarmente affezionata. 
Per entrambi i protagonisti posso dire di aver odiato alcuni comportamenti ed essermi trovata molto vicina a loro in altri. Ho fatto il tifo fin dall'inizio per Marco ma non posso dire in assoluto quale sia il mio personaggio preferito visto che entrambi i protagonisti stanno sullo stesso livello, per me. 

Marco e Marianna hanno frequentato il liceo nella stessa classe. Marco ha sempre covato un profondo sentimento per lei, mai manifestato ed ancora vivo oggi, ad anni di distanza, quando i due si incontrano per caso. 
Il loro non è mai stato, però, un rapporto di qualsivoglia tipo visto che i sentimenti di lui sono rimasti nel suo cuore. A causa di una sfortunata vicenda Marco non concluse gli studi con Marianna e si allontanò dal loro giro di amici: era la pecora nera del gruppo, con una reputazione macchiata per sempre, meglio prendere le distanze.

Anni dopo Marianna è alle prese con un difficile momento con il suo fidanzato di sempre: quel Luca che sa di averla in pugno, l'unico che lei abbia mai amato e che amerà, colui che è convinto di esercitare un'influenza assoluta su di lei. Quel Luca che lei sente e vuole amare sopra ogni cosa, nonostante tutto.
La situazione è difficile visto che le fondamenta del loro rapporto sono minate dal tradimento di lui. Marco ha un lavoro in una rete televisiva, ha dei sogni del cassetto da realizzare e non ha una ragazza fissa. Non avendo potuto avere accanto la ragazza che ama da sempre ha scelto di essere uno da una notte e via. Senza legami, senza coinvolgimenti. 

Le loro vite si incrociano nuovamente ma ora non sono più dei ragazzini e tra di loro nasce una collaborazione professionale oltre che un'amicizia. 

Ciò che più mi ha indispettita di questa storia è stato l'ambiente benestante di Marianna e della sua famiglia con quel carico di pregiudizi e di falsità che si porta dietro. La necessità di fare buon viso a cattivo gioco, la volontà di mantenere in piedi ad ogni costo una cerchia di amicizie all'altezza del proprio ceto sociale, gli obblighi che l'essere ricco impone. 
In questo contesto emerge con violenza la figura di Marco. Lui non è adatto per stare accanto a Marianna. Ha un passato poco pulito alle spalle, ha un lavoro considerato poco dignitoso e che difficilmente gli garantirà un futuro, è originario di un quartiere povero della città e non vive in un'abitazione nemmeno lontanamente paragonabile a quella di Marianna. Gioco forza, lei tiene nascosto soprattutto a sua madre il suo rapporto con lui: il rapporto d'amicizia, di lavoro e ciò che potrà (o non potrà) nascere poi da tutto ciò.

Ed è forse per questo che Marco, dei due protagonisti, mi è piaciuto di più. Non ha avuto vita semplice, ha conquistato ciò che ha, vive del suo lavoro, ha degli amici di periferia e ne va fiero. Va fiero di tutto ciò, con dignità. Anche se attorno a lui gravitano persone ricche e se viene trascinato dentro ad ambienti chic rispetto ai quali lui sembra un intruso.

Senza ombra di dubbio posso dire che il personaggio più antipatico, per me, è la mamma di Marianna. Una donna tutta d'un pezzo, di un'eleganza unica, attenta a rispettare e far rispettare l'etichetta, una di quelle che non si lasciano mai andare ai sentimenti e che, anche nei confronti della figlia, è più attenta a salvare le apparenze piuttosto che a ciò che la sua unica figlia prova, vive. 

Anche Luca merita una citazione: l'eterno fidanzato, perenne traditore, falso fino alla radice e super convinto di essere il più fico, il più bello, il più forte. Mi è sembrato un fumetto, in alcuni punti, una montatura, una marionetta. E Marianna ci ha messo un bel po' a capirlo.

Ho letto la storia di Marco e Marianna in formato digitale e mi sono imbattuta in due piccolissimi errori di battuta su cui si può tranquillamente soprassedere e con questa lettura partecipo alla  Visual Challenge in quanto in copertina compaiono delle fotografie, utili per questo mese di gara appena iniziato ma anche per la Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio rosa, obiettivo 2.

mercoledì 5 settembre 2018

Barbara Fiorio - Vittoria - Incontri con l'autore

Ci ho messo un po' prima di raccontare il mio incontro con Barbara Fiorio ma non perchè sia stato noioso... tutt'altro! Dovevo solo trovare il momento giusto. Ed è arrivato.

L'occasione mi è stata fornita da uno degli incontri al calendario di #Leggerestate, rassegna estiva che viene proposta a Porto Sant’Elpidio (Fm) nel corso della quale è stata proposta un'interessante serie di incontri con autori. 

Nel ruolo dell'intervistatrice, come di consueto, Giovanna Taffetani (Libreria Il Gatto con gli stivali).
E poi lei. 
Simpatica, dalle mille risorse, un fiume in piena. Una donna ironica, Barbara, diretta, senza filtri.
Con lei, Vittoria.

Vittoria.  
Una donna.
Una storia. 

Da dove arriva il titolo?
Il titolo è mio e sono molto felice di questo. Questo libro si è intitolato così fin dall'inizio.

Il gatto in copertina?
I gatti sono presenti anche nella mia vita e, a dirla tutta, ho prestato a Vittoria il mio, di gatto, Brodo. Pur amando i gatti non di razza, in copertina c'è un siamese che, da quel che mi dicono, pare abbia attirato parecchio. Ho messo Vittoria in situazioni piuttosto difficili ed ho pensato di prestarle, almeno, un mio amico. 

Dove si svolge la storia?
Siamo a Genova ma la città non è molto presente visto che la storia di Vittoria viene vissuta per lo più tra quattro mura con pochi momenti in esterna. Conosciamo Vittoria in un momento delicato della sua vita ed ha bisogno di un ambiente protetto, intimo.
Genova c'è, la si sente, anche nel cibo ad esempio, ma resta discretamente fuori dalla porta.

Parlaci della protagonista...
Vittoria è un'artista che, però, non riesce più a creare. La sua arte si esprime con le foto: tutti noi abbiamo un lato creativo ed ognuno lo declina come preferisce. Nel caso di Vittoria corrisponde al suo mestiere ma anche alla sua identità. Si trova a vivere una profonda crisi creativa e quando il suo uomo la lascia la situazione precipita. Si ritrova senza lavoro e senza una fonte di sostentamento, si ritrova povera pur avendo una casa, un cellulare, una macchina. Si può essere poveri anche quando, pur possedendo dei beni, non ci si può più permettere l'abituale tenore di vita.
Per fortuna ci sono gli amici. 
Vittora può contare su degli amici che le ricordano il suo valore ma lei non lo coglie immediatamente. Nel momento in cui realizza ciò, torna ad essere la Vittoria di sempre.
E' intollerante ai lieviti ed ascolta Rock duro!

Una curiosità. Vittoria ha la mania delle liste. Ce l'hai anche tu?
E' anche una mia mania, lo confesso. Faccio le liste per fare la valigia prima di un viaggio, per le cose da fare, per la spesa e se, per caso, metto nel carrello qualche cosa che nella lista non c'è bhe... aggiungo alla lista e cancello! La verità è che sono peggio di Vittoria su questo fronte!

Cosa ci insegna la storia di Vittoria, che è meglio avere tanti amici veri piuttosto che un amore fasullo?
Bhè, secondo me l'amicizia è cibo per l'anima e Vittoria ne ha la prova materiale. 
Gli amici la nutrono, la accudiscono, fanno in modo che resti in vita. Ecco, questa è l'amicizia: cibo per il corpo ma, soprattutto, per l'anima.

E la storia d'amore fallita? Che ci dici in proposito?
A 46 anni, con tre anni di convivenza alle spalle, un amore che fallisce è come aver digitato il terzo tentativo di PIN! Federico, il suo uomo, se n'è già andato di casa ma il lettore vive la loro storia percorrendo i ricordi di Vittoria. 

Oltre al gatto, hai fatto un altro dono importante a Vittoria...
Sì, le ho donato Alice, la mia migliore amica. E' un'amica che a volte liquida i problemi con leggerezza e questo spezzo irrita Vittoria. Alice, però, è quella che sa esserci sempre e che affronta la vita con la leggerezza buona che non va scambiata per superficialità.  

Nel tuo romanzo compaiono anche i social. Che rapporto ha Vittoria con loro?
Lei non ha un buon rapporto con i social che, però, le portano molte cose positive. Su Facebook ha visto evaporare il suo rapporto! Va detto, comunque, che nei social come in tutto il resto c'è del buono così come del cattivo. Facebook è uno spazio sociale che crea dipendenza: non è mia intenzione demonizzare i social ma è vero che è arrivato il momento di affrontare questo problema: ho visto persone che conosco essere diverse sui social rispetto a ciò che sono. 

Il libro è sul mio comodino. Inizierò la lettura a breve. Per ora ho solo il giudizio - lapidario - di mia madre che lo ha letto prima di me: "Parte lento ma poi accelera e mi è piaciuto". Vedremo.

martedì 4 settembre 2018

Sara al tramonto (M. De Giovanni)

Sara è una donna invisibile. Riesce a passare inosservata non solo grazie ad un aspetto dimesso e ad un modo di fare discreto ma anche grazie ad anni di esperienza passati a carpire segreti agli altri, senza che questi se ne accorgessero.
Sara riesce ad interpretare i movimenti, le posture, i tic, i toni di voce. 
Sara riesce a comprendere dialoghi a distanza. 
Sara ha una particolare capacità di fare tutto questo rendendosi quasi invisibile e riuscendo a portare avanti delle indagini che, altrimenti, continuerebbero a brancolare nel buio.

Ha messo la sua abilità a servizio della Polizia di Stato nell'unità speciale dedita alle intercettazioni non autorizzate per lungo tempo ma ora è in pensione. Eppure, nel momento in cui la sua vita sembra destinata ad ingrigire ogni giorno di più, come i suoi capelli, un'ex collega la contatta per una missione fuori dalle righe. Nessuna indagine ufficiale, metodi più che discreti per cercare di capire se davvero la vita di una bambina, la piccola Bea, è in pericolo come sostiene sua madre, tossicodipendente arrestata per l'omicidio si suo padre, nonno della bambina.

Tutto ha nuovamente inizio e Sara si trova a lavorare accanto a Davide Pardo, uno sbirro un po' pasticcione, letteralmente succube del suo meraviglioso cane (meraviglioso lo dico io, conoscendo la razza... lui non sarebbe poi così d'accordo con me!) ma pronto a fare la sua parte. Con loro, Viola.

Viola è la figura che più ho amato di tutta la storia.
Viola era la compagna del figlio, deceduto, di Sara. Ora ha il pancione ed aspetta suo figlio, nipote della donna invisibile. Viola è una piccola eroina secondo me, non fosse altro per la capacità che dimostra di sopportare sua madre, una grandissima rompiscatole insopportabile ed anche maleducata, secondo il mio punto di vista ed i cui sproloqui la accompagnano quotidianamente.
Viola si troverà alle prese con una situazione più grande di lei che la coinvolge e le ridà quella carica che credeva di aver perduto con la morte del suo compagno, padre di suo figlio.
Alien: così lei chiama quell'esserino che scalcia nel suo pancione ed ammetto di aver avuto per lei un moto di tenerezza nel sentirla chiamare così quel piccoletto che scalcia continuamente. Una ragazza sola, Viola: ha accanto sua madre ma è come se fosse sola visto l'atteggiamento che ha nei suoi confronti. E' sola ad affrontare una gravidanza che pur non essendo difficile dal punto di vista fisico è piuttosto difficile sul lato emotivo.

Quelle di Sara e Viola sono due solitudini che si incontrano, due personalità che si fortificano a vicenda tanto da diventare l'una il motivo di vita dell'altra. Alla vera e propria indagine si affiancano le storie personali che, più o meno approfondite a seconda dei personaggi, catturano ed incuriosiscono.

Lo stile di De Giovanni mi piace. Lo conosco avendo letto molto altro di lui. Con Sara al tramonto si cimenta in un personaggio nuovo che al momento non riesco a paragonare agli altri ma che, secondo il mio parere, può essere un altro pezzo forte della produzione letteraria dell'autore. 

Questa volta, in particolare, ho avvertito il bisogno di conoscere qualche cosa di più della storia passata di Sara: si porta addosso tanta sofferenza, tante ombre si allungano su di lei durante la notte e, onestamente, leggeri volentieri un libro che raccontasse la sua storia precedente, di quando era in servizio, di quando aveva un amore con il quale condividere vita e lavoro, di quando ha fatto scelte importanti e dolorose che l'hanno portata ad essere la donna che è oggi. Ecco, questo desiderio di leggere la sua storia si è manifestato all'improvviso durante la lettura e ammetto che non mi era capitato con altri personaggi...  Trovo che sia qualche cosa di positivo, segno di come l'autore sia stato capace di farmi affezionare al personaggio anche se, lo ammetto, siamo ancora agli inizi.

E' una lettura che mi ha catturata ed appassionata facendomi sorridere, commuovere, arrabbiare, preoccupare. Sono anche rimasta un tantino interdetta sul finale quando ho compreso quale fosse realmente il compito che si intendeva affidare a Sara.

Ho letto questo libro nell'ambito della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle e mi auguro di averci visto giusto visto che si trattava di un titolo misterioso da decifrare.

domenica 2 settembre 2018

Il ritratto di Dorian Gray (O. Wilde)

Chi non ha mai desiderato di rimanere giovane per sempre? Di non avere addosso i segni del passare del tempo? Chi non vorrebbe vestire i panni del bellissimo Dorian Gray e avere la sua stessa fortuna? Ma è davvero una fortuna quella di non invecchiare fisicamente mentre gli anni passano inesorabilmente? E quanto bisogna pagare in cambio?

Dorian prende coscienza della sua bellezza quando un artista suo amico, Basil, lo ritrae in un dipinto molto fedele alla realtà (e qui mi domando, perchè non aveva forse specchi in casa da non accorgersene prima?) .
Si tratta di un ritratto tanto fedele alla realtà da togliere il fiato ed emozionare chi lo guarda. Lo stesso Dorian resta senza fiato.

Ben presto il giovane realizza anche quanto, prima o poi, sarà triste vedere il suo bellissimo volto dipinto e dover poi fare i conti con quello che, di riflesso, gli mostrerà lo specchio con il passare degli anni. Come sarebbe bello se potesse avvenire il contrario. Se il volto dipinto invecchiasse e lui, in vita, restasse sempre giovane! 

Detto fatto, il suo desiderio si realizza ma il dipinto non rappresenterà il passare degli anni sul volto ritratto quanto il decadere della sua anima. Giorno dopo giorno, peccato dopo peccato, quel viso dipinto sulla tela cambierà. In peggio. Nel momento in cui Dorian se ne rende conto, nasconde il quadro alla sua vista e a quella di chiunque altro ma ciò non basta per dimenticare la sua esistenza.

Più Dorian terrà comportamenti corrotti, più il ritratto manifesterà la bruttezza della sua anima fino a diventare mostruoso. Segno, questo, di quanto i comportamenti del ragazzo siano, negli anni, deplorevoli.

Grande influenza su Dorian Gray avrà un amico che ha in comune con Basil: Lord Henry Wotton che, con le sue massime sulla vita e sul comportamento quotidiano, lo induce indirettamente a vivere un'esistenza dissoluta. Basil tenterà di far tornare la ragione in quel giovane che è stato la sua massima ispirazione artistica ma pagherà questo suo tentativo a caro prezzo. 

Siamo nel 1800 e quello che viene proposto ne Il ritratto di Dorian Gray è il racconto di un'epoca, con la sua mentalità borghese, i suoi eccessi, le sue apparenze. Emerge il contrasto tra estetica e moralità: bellezza a tutti i costi? Anche se il prezzo da pagare diventa alto, altissimo? E quanto può durare tutto ciò?

Non ho alcuna intenzione di esprimere una qualsivoglia critica letteraria su uno dei classici della letteratura inglese, non me ne sento all'altezza. Mi limito ad esprimere il mio parare di lettrice che ha preso in mano questo libro negli anni duemila quando il mito della bellezza è oramai diventato all'ordine del giorno e più che di patti con il diavolo si firmano assegni ai chirurghi estetici!
La storia di Dorian Grey è la storia di un giovane che, secondo il mio punto di vista, non ha una personalità ben definita e che si fa profondamente influenzare da Lord Henry che, con i suoi discorsi sulla vita e sul piacere, lo inducono a cambiare modo di fare rinnegando il suo modo di essere un ragazzo bello dentro e fuori, quello che posa per Basil all'inizio della storia. Quel ragazzo non c'è più, rimpiazzato da un narcisista corrotto ogni giorno di più da vizi di ogni genere (la cui descrizione minuziosa viene risparmiata al lettore lasciandogli, però, tutte le indicazioni necessarie per farsi un'idea) molto più di quanto lo stesso Lord Henry possa immaginare e fino a perdere del tutto la ragione, arrivando a macchiarsi di un atroce delitto. Un delitto del quale, a dire il vero, non sembra nemmeno prendere coscienza più di tanto sentendosi quasi autorizzato a compiere quell'insano gesto!

Devo ammettere che accade tutto molto velocemente: appena Dorian conosce Henry sembra che il tempo acceleri e che l'amicizia tra i due subisca un'impennata fin da subito. 
Un po' inverosimile, secondo me, l'influenza così totale che Henry esercita sul ragazzo. 
Secondo il mio parere è proprio quest'ultimo il vero protagonista, colui che determina il susseguirsi degli eventi pur non avendo un ruolo in essi che non vada oltre l'enunciazione di un suo pensiero. Dorian più che altro subisce le situazioni, incapace com'è di avere una sua opinione e con la vista annebbiata dal desiderio di preservare la sua bellezza esteriore ad ogni costo.

Dorian mi ha fatto un po' pena. La sua bellezza perde di valore davanti alla corruzione della sua anima: l'apparenza viene salvaguardata ma non resta altro della sua persona se non una bella immagine esteriore. 
Dorian deve fare i conti con la propria coscienza, prima o poi. 
E la resa dei conti sarà violenta e irreversibile.

Lo stile di scrittura, inutile dirlo, è uno stile d'altri tempi. Wilde scrive in modo affascinante anche se in alcuni punti, secondo il mio parere, si dilunga nel fornire dettagli che non servono, che non arricchiscono la narrazione ma la appesantiscono un po'.
Vorrei sottolineare un aspetto: l'idea che ha Lord Henry delle donne.
Caro figliolo, non c'è donna che sia un genio. Le donne sono un sesso decorativo. Non hanno mai niente da dire, ma lo dicono in maniera deliziosa. Le donne rappresentano il trionfo della materia sull'intelletto, come gli uomini rappresentano il trionfo dell'intelletto sulla morale.
Le donne sono un sesso decorativo? In perfetto stile ottocentesco ma caro Henry, non alimenti di certo la mia simpatia di donna!!!

In ogni modo, avevo in mente da tempo di leggere questo libro e sono contenta di averlo fatto. Pur non essendo una lettura semplice per via dello stile di Wilde non certo leggero e scorrevole ammetto di aver gustato ogni passaggio cercando di carpire quei dettagli che nelle descrizioni mancano ma che si intuiscono con chiarezza.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle visto che è ambientato nell'ottocento ma anche alla Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio verde, obiettivo 2 in quanto si tratta di un classico.