martedì 9 maggio 2017

Il senso del dolore (M. De Giovanni)

Finalmente ho fatto la conoscenza del Commissario Ricciardi, altra creazione della fantasia e della penna di Maurizio De Giovanni che ho amato con Lojacono e che mi incuriosiva da tempo con quest'altra serie. Serie precedente, dal punto di vista temporale, a quella dei Bastardi di Pizzofalcone ma che è arrivata tra le mie mani solo ora, quando dei Bastardi ho letto quasi tutto.

Ricciardi è diverso. 
Diverso da tutti i Commissari di cui io abbia mai letto fino ad ora.
Lui ha un dono - che poi, a ben guardare, è davvero un dono? O piuttosto una condanna? - che lo accompagna nel suo quotidiano, fin da quando era ragazzino.
Lui vede i morti. Li vede nel loro ultimo momento di vita e ne sente il dolore. Un dolore che lo attanaglia, che lo pervade e con il quale convive da sempre.
Come fa, tutto ciò, a non influenzare il suo modo di essere? Ricciardi non ride mai, si capisce che porta un peso sulle spalle ma nessuno sa cosa sia. Un peso che in alcune circostanze lo aiuta - nel suo lavoro - ma che peso è e peso resta. 

L'amore e la fame: questo secondo Ricciardi che porta ad armare mani assassine. Come quella che ha chiuso definitivamente la carriera di Arnaldo Vezzi, tenore di fama mondiale, trovato ucciso nel suo camerino in un lago di sangue. Ed è proprio il sangue che esce a fiotti dal suo collo ad accompagnare l'immagine della vittima che segue Ricciardi. Canta, Vezzi. Canta e piange nell'ultimo momento prima di morire. E Ricciardi lo sa. Perchè? E' morto per mano di chi? Sarà l'amore o sarà la fame alla base di questo caso sul quale il Commissario sta indagando.
E pensare che Ricciardi ha sangue blu nelle vene! Eppure, vive nel tormento, perennemente a contatto con un mondo fatto di morti viventi, che vivono solo per lui e non lo lasciano in pace. 
Potrebbe vivere di rendita, avvantaggiarsi della sua discendenza. Ma non è questo quello che vuole. Ricciardi persegue il suo senso di giustizia che lo porta a lavorare senza distrazioni fino a che non trova il colpevole. 
Stavolta cerca di districarsi nel mondo del Real Teatro di San Carlo: all'interno di un camerino come tanti, ma appartenuto al più grande tenore di tutti i tempi, vede quel pagliaccio con le lacrime agli occhi e la gola squarciata e sente il suo canto. Pagliacci: era quella l'opera che Vezzi avrebbe dovuto mettere in scena ma rispetto alla quale si è solo limitato a vestire gli abiti di scena ed a portarne il trucco nel volto. 
Una scena che non abbandona Ricciardi tranne che in alcuni, volatili momenti: quando si affaccia alla finestra di casa sua per osservare - convinto di non essere visto - una giovane dall'altra parte della strada. Elena è il suo nome. I due si scambiano furtivamente sguardi che vanno oltre le parole mai dette. 

Ricciardi non regge il confronto con Lojacono. Anzi, mi correggo. Ricciardi non può essere confrontato con Lojacono perchè sono diversi: diversa l'epoca in cui vivovo e indagano, diverso il contesto in ci lavorano (Lojacono in squadra, Riccardi in solitudine con un solo collaboratore accanto), diversa la storia personale ed anche l'estrazione sociale.
Eppure, hanno in comune l'essere nati da una penna sapiente che li fa restare nella mente del lettore.

In questo libro - e credo anche negli altri, proprio per via della caratteristica di Ricciardi - le continue immagini di spettri, di morti-viventi mi hanno fatto pensare al film Sesto senso: non sono forse, anche in questo caso, anime che lasciano qualche cosa di incompiuto e che lanciano messaggi ad una persona speciale? Non un bambino, come nel film, ma un commissario.

Ricciardi viene descritto con la solita maestria di De Giovanni. Quel naso aquilino, quel ciuffo ribelle mi hanno dato degli elementi chiari sui cui far volare la mia immaginazione per dare un volto a quel personaggio così particolare e a suo modo magnetico.

Interessante il riferimento, anche se di passaggio, a Pizzofalcone. E compare anche qui una Livia: nome che De Giovanni userà per un importante personaggio nella serie dei Bastardi.

Personaggio molto interessante per una serie che mi intriga un bel po'.
Con questa lettura partecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge. La parola utile per la challenge è DOLORE che compare nel titolo.


Inoltre, propongo questa lettura per la nuova edizione della Challenge From Reader to Reader 2.0 e ringrazio chi ha suggerito questo titolo dandomi, così, l'occasione di conoscere Ricciardi.

Ps: nell'edizione che ho preso io in prestito in biblioteca, in copertina non compare il sottotitolo che, invece, è ben visibile in altre edizioni: L'inverno del commissario Ricciardi. A parte ciò, la copertina mi piace.

2 commenti:

  1. Ciao Stefania, passo per avvisarti che da oggi sul mio blog The Connor Nation non pubblico più perché ho problemi con il dominio e lo devo chiudere :( Ho copiato il contenuto su un nuovo blog che si chiama “Daily Connor”, se ti va di seguirmi sul nuovo blog ne sarei contenta!
    xoxo Connor
    http://daily-connor.blogspot.it/

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  2. Ma certo! Grazie per avermi avvertita!

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