mercoledì 28 settembre 2022

Bosconero (F. Salvaterra)

Bosconero è un luogo misterioso. 

Tante sono le storie che vengono raccontate in merito alla popolazione che vi abita e non sono affatto storie piacevoli. Si trova ai margini della Collina Solitaria dove abita Ron, un dodicenne che è affascinato dalle storie che gli raccontava suo nonno e che, ora che lo ha perduto per sempre, vorrebbe tanto averlo ancora accanto soprattutto in occasione di un’avventura che mai e poi mai avrebbe immaginato di vivere: andare a cercare la sua sorellina Lucy, sparita improvvisamente da casa e probabilmente inghiottita dal  bosco. O meglio, rapita e finita chissà dove per mano di un qualche mostro che in quel misterioso luogo abita.

Ma come può essere vero tutto ciò? Sarà sicuramente la sola fantasia del nonno ad aver creato mostri e presenze misteriose all’interno di un ambiente, il bosco, dal quale solitamente si preferisce che i più piccoli restino lontani per via dei tanti pericoli che, pur senza mostri di sorta, vi si incontrano.

Ron sperimenterà sulla sua pelle che quei racconti non erano poi così fantasiosi e sentirà la presenza del nonno più vicino che mai anche grazie a degli oggetti che lo accompagneranno nel suo viaggio.

La storia - letta in collaborazione con Thrillernord - è fantastica e i mostri evocati, con tanto di descrizioni piuttosto precise, possono togliere qualche ora di sonno ai giovani lettori meno coraggiosi. E’ una storia ben strutturata, con tutti gli elementi che si incastrano nel modo giusto, ben scritta, carica di tensione e di personaggi che fanno virare il racconto verso il noir in alcuni momenti, sempre a misura di giovani lettori. Anche le descrizioni più cruente sono rese a loro misura e fanno paura, è vero, ma senza esagerazioni. 

L’epilogo è una sorpresa. Per me, almeno, lo è stata ed ho pensato ad una storia che richiama le favole classiche, quelle d’altri tempi anche se interpretata in chiave moderna.

Anche se in alcuni momenti, soprattutto nella parte che porta verso il finale, avrei preferito una narrazione più veloce (ma è un mio limite davanti a capitoli molto descrittivi ma necessari in questo tipo di storie nelle quali l’atmosfera descritta, oltre ai personaggi, è fondamentale per trasmettere un certo tipo di emozioni), devo dire che è una lettura gradevole per giovani lettori che volessero approcciarsi (o che amassero) il genere. Mostri e presenze inquietanti non fanno paura a quel ragazzino tutta scuola e casa: un messaggio per tutti, per coloro che si trovano ad affrontare i loro mostri quotidiani e che credono di non avere gli strumenti giusti per farlo. Ron dimostra che non è così, che il male può essere sconfitto e che, a ben guardare, potrebbe anche celare qualche cosa di diverso da ciò che ci viene narrato o che si percepisce come mostruoso. 

Ragazzino coraggioso, Ron è il protagonista di una storia dai mille pericoli che, a ben guardare, si svolge nell’arco di poche ore che a lui, però, sembrano anni per via delle tante insidie che si trova ad affrontare.

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Bosconero
Filippo Salvaterra
Il Puntino editore
284 pagine
14.00 euro copertina flessibile, Kindle Unlimited

martedì 27 settembre 2022

Ninfa dormiente (I. Tuti)

  

Nella seconda avventura di Teresa Battaglia, personaggio nato dalla penna di Ilaria Tuti, l’autrice permette ai suoi personaggi di maturare dando loro uno spessore maggiore, grazie ad elementi che vengono piano piano svelati sul loro passato. 

Ed è un aspetto che mi è piaciuto molto, quello di dare spazio alle vite di Teresa e di Massimo che con lei collabora. L’aspetto umano della storia, che corre in parallelo con una nuova indagine arrivata sul tavolo di Teresa e della sua squadra, mi ha catturata fornendomi elementi che in precedenza mancavano e che, ora, mi hanno permesso di dare ai personaggi un’identità ancor più definita.
Questa volta il caso è piuttosto singolare visto che al cospetto degli investigatori arriva un quadro che, a quanto pare, è stato dipinto con sangue umano. Un delitto risalente nel tempo, o un incidente… fatto sta che quello che compare sulla tela e che sembra dare vita al volto della Ninfa Dormiente è proprio sangue.

L’indagine sarà molto complessa e strutturata con tanti rimandi nel passato e tanti elementi che si incastrano alla perfezione gli uni con gli altri, tanto da dare vita ad un quadro d’insieme capace di stupire, verso un finale inaspettato. In un ambiente in cui realtà e credenze popolari si sommano e si rincorrono continuamente, emerge una storia d’altri tempi che è ancora viva e pulsante nella mente dei protagonisti superstiti ma che inizia a vivere anche nella mente e nel cuore di chi non c’era ma, per via dell’indagine, inizia a conoscere a fondo ogni dettaglio, anche se celato dietro una tenda di apparenze. Non si può raccontare di più sull’indagine, vorrebbe dire togliere il piacere della lettura a chi ancora non l’ha letto per cui mi fermo qui.

Caso molto intricato, dicevo, e continui rimandi a fatti trascorsi che sembrano intricare sempre più la matassa… (e nei meandri nel quale in alcuni punti ho richiesto di perdermi, tana era la carne al fuoco) più che il caso in quanto tale, però, io sono rimasta catturata dalle vicende personali narrate.
Da quelle di Teresa, una donna che fa i conti con una malattia implacabile che le ruba ricordi ed autonomia e che rischia, seriamente, di mettere in discussione il suo lavoro e le sue capacità investigative.

Anche da quella di Massimo, però, che serba un segreto che lo limita nella sua vita, nella sua vita di uomo e di futuro padre. Si porta appresso un peso troppo grande per poter vivere appieno la propria vita ed arriva il momento di fare i conti con quel passato che allunga costantemente le sue ombre sulla sua esistenza.

Ma c’è anche un personaggio nuovo che, secondo me, merita di essere approfondito: si tratta di Blanca, una giovane donna non vedente che avrà un ruolo fondamentale nell’ambito delle indagini e che mi piace pensare possa avere ruoli sempre più importanti nelle avventure di Teresa Battaglia che verranno. Molto interessante il modo in cui viene inserita nella storia, quasi in punta di piedi ma ottenendo immediatamente la massima fiducia di Teresa che, come al solito, ha una sensibilità più spiccata degli altri non solo per l’evolversi dai casi ma anche in fatto di persone. Così come ha un sesto senso nei confronti di Massimo: il loro rapporto, fatto di parole non dette ma di massima intesa, è uno dei punti di forza di una storia che tiene con il fiato sospeso ma è anche capace di emozionare. 

Un altro punto al pallottoliere di Ilaria Tuti, dunque, che secondo il mio parere dimostra ancora una volta la sua abilità nell’imbastire storie per niente banali, con personaggi per niente banali.
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Ninfa dormiente
Ilaria Tuti
Tea editrice
pag. 480
5.00 euro copertina flessibile, 18.60 copertina rigida, 9.99 Kindle

lunedì 26 settembre 2022

Zorro (Isabel Allende)

La prima cosa che mi viene da dire è che i caratteri dell'edizione che ho avuto io tra le mani, presa in prestito in biblioteca, sono decisamente troppo piccoli. Caratteri fitti fitti che mi hanno reso il compito ancora più difficile perché la storia, di suo, è ricca, ricchissima di riferimenti storici che vanno seguiti con attenzione. I caratteri piccini rendono difficoltosa la lettura, soprattutto di sera come spesso capita a me e non è il massimo.

La Allende non si smentisce: il suo stile è in linea con quello conosciuto in altri suoi lavori dove la vicenda del protagonista è inserita in un contesto storico che viene sviscerato ancor più della storia stessa dei personaggi. Per me non è un difetto, anzi. La Allende non si perde in smancerie (e in questa storia avrebbe potuto tranquillamente farlo) e contestualizza alla perfezione i personaggi nell'epoca in cui vivono fornendo molte informazioni sul contesto storico-politico di riferimento.

Lo fa anche qui con un personaggio che è arrivato al grande pubblico con quel telefilm a puntate che andava in tv quando ero ragazzina ma che nel libro della Allende viene descritto fin da quando... non era ancora nato. Eh sì, perché parliamo delle origini della leggenda in senso stretto: chi si aspetta il racconto delle scorribande al termine delle quali Zorro lasciava la Z sui muri o addosso agli avversari sbaglia strada. Di vicende di quel tipo ne sono narrate davvero poche e legate ad alcune necessità particolari del momento che non posso svelare per non togliere il gusto della lettura.

La Allende racconta la storia delle sua famiglia, insiste molto sulle origini indio della madre, quella donna grazie alla quale anche lui è un meticcio, situazione che sembra non avere importanza per via del nome altisonante del padre. Perché, diciamolo, all'epoca erano molto marcati i confini tra coloro che erano di sangue puro e coloro che non lo erano. O non lo erano del tutto. Anche se qualcuno ogni tanto cerca di rammentare la sua origine meticcia, per Zorro la regola non vale. Suo padre Alejandro, consapevole del suo rango sociale e della sua purezza di sangue, cerca di nascondere in ogni modo la natura meticcia del figlio che, invece, è fiero ed orgoglioso delle origini di guerriera di sua madre. Ciò delinea molto chiaramente il carattere di quel ragazzo che considera suo fratello quel Bernardo che, nato da una donna che era a servizio in casa sua, è venuto alla luce a pochi giorni di distanza da lui e con lui è cresciuto.

Per quanto concerne il periodo storico la Allende divide le varie parti del libro proprio tenendo conto degli anni e dei luoghi: nella prima parte siamo in Alta California dal 1790 al 1810; a Barcellona nella seconda parte dal 1810 al 1812; nella terza siamo sempre a Barcellona ma dal 1812 al 1814 per arrivare alla parte quarta, in Spagna, dalla fine del 1814 all'inizio del 1815. La quinta parte si snoda in Alta California nel 1815 per arrivare all'epilogo nel 1840. Siamo nel periodo del colonialismo spagnolo, della tratta degli schiavi, delle donne senza alcun diritto, della giustizia che non era poi così giusta con gente che veniva incarcerata senza che vi fosse prove della fondatezza delle accuse. In questo contesto si inserisce la figura di don Diego de la Vega, alias Zorro che come cavaliere mascherato in cerca di giustizia emerge nella parte finale del libro mentre in tutta la precedente si lascia conoscere come ragazzo dall'allegria esplosiva, impavido e dal cuore grande. In alcuni punti, però, il fatto di essere Zorro passa in secondo piano e secondo me è stata un'ottima scelta da parte dell'autrice quella di non focalizzarsi sul personaggio che tutti conoscono.

Le avventure non mancano ma non sono quelle che mi aspettavo, avendo vaghi ricordi del telefilm ed è stato meglio così perché sarebbe stato molto riduttivo raccontare le scorribande di quel ragazzo che intende difendere i deboli. Non che non abbiano valore, non dico questo, ma la storia è costruita in modo molto più articolato di semplici duelli (se mi si passa l'aggettivo semplice riferito ad un duello che, di fatto, semplice non è mai quando è in gioco la vita di qualcuno) e con qualche sorpresa rispetto alla storia finita sul grande schermo.
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Zorro. L'inizio della leggenda
Isabel Allende
Feltrinelli Editore
348 pagine
16.50 euro copertina flessibile

martedì 13 settembre 2022

Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

  

Cosa può raccontare un fiore? Tanto... oppure niente. 

Dipende da chi lo ha tra le mani o davanti agli occhi, dalla sua sensibilità (più o meno spiccata), dal suo spirito d'osservazione e dal suo cuore. Eh sì, perché ogni fiore parla al cuore delle persone, che lo si voglia o no. Non sono sempre messaggi positivi, a dire il vero. E la chiave di lettura può anche essere soggettiva, a volte, quando si legge ciò che si vorrebbe che fosse. Ma hanno sempre qualcosa da dire, i fiori, anche quando sono a terra, calpestati e impregnati del sangue di un uomo che a loro tanto teneva me che proprio in mezzo a loro è stato ucciso.

Questo è il caso che arriva sul tavolo di Lojacono e dei suoi in un giorno di primavera quando tutto si potrebbe immaginare tranne che un uomo, anziano e mite per sentire comune, viene trovato ucciso barbaramente nel suo negozio di fiori.

Indagando attorno a tale delitto la squadra riscatterà ancora una volta - non che ce ne fosse bisogno, ormai, ma la spada di Damocle della vergogna per i trascorsi di colleghi scorretti e corrotti sembra pendere costantemente sulle teste di tutti - l'immagine di un gruppo di persone che sanno lavorare in squadra e lo fanno mettendo sul piatto ognuno le proprie capacità e sensibilità.

Accanto all'indagine ancora una volta ruotano esistenze: quella della vittima, ovviamente, ma anche quella di ognuno di coloro che stanno indagando e che, in un modo o nell'altro, si trovano a fare i conti con il proprio presente, con il proprio passato o con quel futuro che vedono così lontano e sfocato.

Bellissima la figura più giovane: una ragazzina tutta da scoprire, che sembra più matura di dieci donne messe insieme e che è capace di fare ragionamenti che mettono in difficoltà un adulto (o forse più di uno). Un personaggio marginale che spicca notevolmente tra le pagine per concretezza, per praticità e per sensibilità. Un personaggio al quale mi sarebbe piaciuto che fosse riservato più spazio dall'autore che, magari, realizzerà questo mio desiderio in futuro, chissà, visto che qualche discorso importante resta aperto proprio attorno alla sua figura di ragazzina.

Le storie degli altri - Alex, Ottavia, Marco e tutti gli altri - permettono di aggiungere tasselli all'idea che ci si è fatta nei volumi precedenti di ognuno di loro ed è proprio questo che mi tiene appiccicata alle pagine: la voglia di capire cosa succederà in merito al caso, ma non solo.

Lo stile di De Giovanni non mi è affatto nuovo visto che credo di poter dire di aver letto quasi tutto di suo. Dico quasi perché, ad esempio, arrivata a questo punto della storia mi manca il seguito che cercherò senza ombra di dubbio.

Consigliato a chi, però, legga la serie con ordine perché se è vero che ogni caso è un caso a se stante è anche vero che ci sono storie che vanno conosciute piano piano, mettendo insieme i pezzi che vengono svelati da un libro all'altro, con ordine. Altrimenti si potrebbe apprezzare lo stile di scrittura, la struttura narrativa, il caso in quanto tale ma si farebbe sicuramente fatica ad apprezzare anche le singole storie che maturano nel tempo tra le mura di quella stanza che somiglia più ad un bunker che alla sede operativa di un manipolo di difensori della legge.

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Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
272 pagine
18.50 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

sabato 10 settembre 2022

Tropico del Cancro (H. Miller)

 

Avevo in wish list questo libro da anni. 

Lo conoscevo di fama e mi ha sempre incuriosita parecchio ma mi sono imbattuta in recensioni talmente negative che quando, all'inizio dell'anno, iniziai a leggerlo smisi dopo poche pagine perché la sensazione che quelle recensioni negative fossero fondate mi ha dato il colpo di grazia. Dopo poche pagine lette a fatica l'ho restituito in biblioteca dove l'avevo preso in prestito e mi ero rassegnata a non riprenderlo più in mano (anche se lo avevo inserito in una challenge di lettura che sto seguendo, tra i libri vintage da smaltire). 

Poi, sulla scia di un'altra challenge che chiedeva di leggere un libro con delle recensioni negative, mi è tornato in mente e l'ho ripreso per la seconda volta tra le mani, riprendendo la lettura dall'inizio.

Una premessa è d'obbligo: si tratta di un libro scritto nel 1935 per cui l'impatto che ebbe all'epoca non può essere lo stesso che ha in un lettore di oggi. 

Miller si racconta, lo fa in prima persona in una biografia romanzata che, però, a mio parere è piuttosto confusa, sconclusionata. Ho avuto l'impressione che fossero stati inseriti racconti a casaccio, senza un ordine (o per lo meno io non sono riuscita a capirlo) con tanti personaggi collaterali che compaiono e scompaiono e con una Parigi invasa da un gran numero di artisti squattrinati che fanno da cornice alla situazione - squattrinata pure quella - del protagonista.

Alla mancanza di un ordine narrativo vero e proprio non posso non aggiungere la ruvidità del racconto: è un racconto senza filtri, con un flusso di pensieri che oserei dire grezzo, volgare a tratti, pesante, ruvido... Non so se mi sono spiegata. Non c'è nessuna voglia di ricercatezza narrativa, nessun ordine ne' per quanto riguarda le vicende che si rincorrono ne' per l'uso dei termini che sembra dettato dalla foga del momento, senza nessuna cura narrativa.

Una caratteristica, quest'ultima, che rende il racconto molto vicino alla vita reale di quei tempi, quando si incontravano per strada accattoni di ogni categoria, quando le prostitute erano merce comune, quando l'olezzo dei vicoli e dei miasmi fisici era un dato di fatto quotidiano in quella Parigi che viene descritta come ricca di artisti perdigiorno e autentici furfanti. Ovviamente è un punto di vista che viene scelto accuratamente dall'autore che non fa mai cenno alla Parigi bene, all'altra Parigi che, pure, era reale. Miller sceglie di descrivere la strada, la vita di strada (intesa non solo in relazione alla presenza di prostitute) e alle difficoltà che, più o meno accentuate, essa mette sul cammino di coloro che la popolano. 

I dialoghi sono ruvidi, irrispettosi nella maggior parte di qualsiasi etichetta, proprio come la strada impone. 

Quello che mi ha positivamente colpita - ed ho fatto fatica ad arrivare a realizzare ciò perché ho proprio fatto fatica ad arrivare alla fine del libro - è la sensazione che Miller, nonostante il suo vivere da vagabondo, tra la sporcizia, elemosinando un pasto e allontanandosi anche dalla scrittura ad un certo punto, è un uomo felice. Non sembra nemmeno rendersene conto ma il protagonista gode appieno la propria vita, ne assapora ogni attimo pur con tutti i suoi eccessi e tutte le sue bassezze. 

La scena finale - che non svelo per non spoilerare - sembra riportare pace in un'esistenza in cui tutto c'è stato tranne che pace. Una sorta di accettazione di ciò che è stato, di ciò che è, e ciò che sarà come se il protagonista fosse un osservatore esterno con gli occhi puntati su un'esistenza che non è sua.

Non sono per niente stimolata a leggere Tropico del Capricorno, posso dirlo? Ho fatto fatica a mettere ordine nei miei pensieri ogni volta che aprivo questo libro e sento di avere bisogno di una storia più ordinata, non necessariamente più serena e tranquilla ma, se non altro, meno caotica.  Per il momento basta così... e non posso dare torto a quelle recensioni da una stellina che tanto mi avevano colpita. Ad onor del vero va detto che ho letto anche recensioni entusiastiche. Io, purtroppo, non sono di questo avviso.
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Tropico del Cancro
Henry Miller
Mondadori (l'edizione che ho letto è quella in foto)
396 pagine
9.50 euro copertina flessibile, 6.99 Kindle

giovedì 8 settembre 2022

Loveless (A. Oseman)

Iniziamo col dire che il titolo è fuorviante perché tutto si può dire tranne che in questa storia manchi l'amore. Almeno secondo me, l'amore si legge in ogni riga anche se espresso in maniera diversa da ciò che si può pensare. Non è forse amore la passione che si ha per il teatro? Non è una forma d'amore l'affetto che si prova per un amico? E quello per se stessi cos'è, se non amore? Titolare una storia di questo tipo "senza amore" secondo me è fuorviante rispetto al messaggio che si vuole lanciare.

Ma il titolo è l'ultimo dei problemi, secondo me.

Sarò sicuramente impopolare ma questa lettura non mi è proprio piaciuta. Il problema non sono gli argomenti di cui si parla - la protagonista è un'adolescente che è alla ricerca della sua identità sessuale, si parla di una infinitià di identità sessuali differenti, anche con acronimi che per me erano sconosciuti - quanto le modalità con cui lo si fa. Secondo il mio parere è l'intera storia che non funziona. O meglio, trovo che sia proposta per catturare le attenzioni di giovani lettori e lettrici ripetendo ad oltranza gli stessi concetti fino a noia. 

Prima di scendere nel merito, la trama in pillole. Georgia è una matricola dell'università ed ha un concreta difficoltà ad essere attratta da qualcuno, il genere non importa. Vorrebbe tanto avere una storia d'amore, essere coccolata, amata, corteggiata ma non ce la fa proprio a lasciarsi andare e l'idea di stare con qualcuno, soprattutto dal punto di vista fisico, la infastidisce. Si sente diversa dagli altri, dai suoi coetanei e dalle sue coetanee che, invece, hanno atteggiamenti ben diversi dai suoi.

Pip e Jason sono i suoi migliori amici con i quali va d'accordo da sempre. Quando la ragazza si troverà a condividere la stanza con l'esuberante Rooney e quando deciderà di farsi aiutare da lei a superare il blocco emotivo del quale crede di essere vittima, gli ingranaggi inizieranno a scricchiolare per una serie di motivi. 

L'autrice propone una riflessione sulla sessualità intesa a 360° ma lo fa, secondo me, in modo ossessivo. 

Parole come sesso, sessualità, sessuale, asessuale si ripetono per oltre 180 volte in tutto il libro: praticamente ogni due pagine si parla di sesso. La parola bacio si ripete 40 volte. La parola fanfiction (che non c'entra con il discorso sulla sessualità ma che a me è risultato disturbante) viene citata più di trenta volte e alla fine mi è venuto da dire: ok, ho capito che la protagonista legge questa roba ma basta!!!!

Ho trovato la storia ripetitiva, ridondante e una trama che mi è sembrata forzatamente strutturata per piacere ai lettori più giovani facendo leva sulla loro immaturità - non me ne voglia nessun adolescente - sul fronte della consapevolezza sessuale. Secondo me ne escono ancora più confusi!!!

Uni al posto di università, poi, non si può sentire!!! Non è una lettura nelle mie corde, mi spiace. Ho approfondito termini come aromantico o asessuale anche se più che di un approfondimento ho avuto la sensazione che si trattasse del ripetere fino a noi le stesse cose... ho apprezzato il valore che viene dato all'amicizia anche se non ho condiviso alcune reazioni da parte di chi si professa amico in determinati momenti ma devo ammettere che non vedevo l'ora che finisse.

Mi spiace. Non mi è piaciuto e non ho intenzione di leggere altro di questa autrice.

Tu sei antica - direte voi.

Bhè, la carta d'identità parla chiaro ma sono anche una lettrice che legge di tutto e che ha maturato un certo spirito critico che magari i lettori più giovani non hanno però a mia figlia, che di anni ne ha 17, un libro così non credo che lo consiglierei...
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Loveless
(Alice Oseman)
Mondadori editore
384 pagine
19.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

mercoledì 31 agosto 2022

Il colbacco di Sofia. Una nuova indagine per il commissario Ansaldi (F. Morlupi)

Il commissario Ansaldi con le sue fobie mi è simpatico. Questa volta, però, ho avuto l'impressione che le sue caratteristiche (l'ansia e la dipendenza dai farmaci) siano state tirate davvero fino all'estremo. In questo secondo volume della serie, in alcuni punti, Ansaldi mi ha anche un tantino irritata. 
 
L'indagine che hanno per le mani i cinque di Monteverde (tornati ad essere cinque dopo la perdita registrata nella precedente avventura) con l'arrivo di un nuovo elemento che scompiglia un po' le carte ma che, a ben guardare, nel gruppo ben ci sta.

Ho molto apprezzato l'introduzione iniziale che riassume quando avvenuto nel volume precedente per permettere sia agli smemorati di rammentare quanto letto in precedenza, che a quanti non avessero letto il primo volume di non perdersi e comprendere i legami tra i due casi.
Eh sì, perché l'indagine prende le mosse dalle avventure passate che, a quanto pare, non sono affatto un capitolo chiuso come si sarebbe potuto pensare.

Questa volta cambia lo scenario e l'indagine viene portata avanti tra Sofia e Roma ma resta sempre alta la violenza che viene perpetrata a danno di coloro che vengono scelti come bersagli di un odio e di una ferocia inimmaginabili da parte di fanatici che intendono ripulire il mondo, a modo loro ovviamente. Siamo davanti a dei fanatici se possibile ancora più fanatici di quelli conosciuti in precedenza. Questa volta mi è sembrato che i nostri amici di Monteverde fossero un po' troppo supereroi di quanto non si possa immaginare sulla base delle descrizioni che vengono date dei rispettivi personaggi: Ansaldi, in particolare, e la sua vice Loy, si trovano in situazioni in cui vanno oltre la soglia di resistenza se anche venisse amplificata al massimo... comunque, a parte questo, devo dire che l'inchiesta è ben strutturata. In alcuni passaggi ho avuto l'impressione che l'autore inserire situazioni non pertinenti ma alla fine ci si rende conto che ogni casella va al suo posto e nulla è inserito nella trama a caso.

Vengono raccontati particolari delle vite dei protagonisti che aiutano ad inquadrarli meglio, senza più sospesi soprattutto in merito a situazioni personali e questo l'ho gradito.

Quello che mi ha disturbata maggiormente, e non posso non dirlo, sono stati gli errori nei quali mi sono imbattuta nella mia versione scaricata in ebook con Kindle Unlimited. Voglio essere indulgente e pensare che le versioni successive alla mia siano state migliorate ma di errori ne ho incontrati davvero tanti e questo mi ha fatto storcere un po' il naso. Non me ne voglia un autore ma ho avuto l'impressione che fosse mancato un accettabile lavoro di editing.

Di Chiara che all'improvviso diventa Chiara (e ti chiedi: chi è 'sta Chiara?), i Ringo Boys che diventano Ringo Boy, oppure "Alerami volle essere certa riguarda i figli di Caldara", o ancora "scodinzolando la coda" che per me è una ripetizione perché scodinzolare è un verbo che vuol dire dimenare la coda. Ed altri ancora. Inizialmente non ci ho fatto troppo caso ma alla fine, uno dopo l'altro, sono stati errori che mi hanno disturbata un po'.

In ogni modo, ciò non mi impedirà di leggere anche il terzo volume della serie per capire stavolta dove verranno sballottati i nostri amici di Monteverde: c'è da aspettarsi un prosieguo dell'indagine con nuovi sviluppi perché sul finale... bhè, non dico altro.
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Il colbacco di Sofia. Una nuova indagine per il commissario Ansaldi
François Morlupi
Croce libreria editore
438 pagine
Kindle Unlimited

domenica 28 agosto 2022

Marina Bellezza (S. Avallone)

Una bellezza fuori dal comune e una scatola con dei sogni aperta già da tempo. Sogni che Marina intende realizzare senza dover chiedere niente a nessuno, puntando sulla sua straordinaria avvenenza, sulla sua bellissima voce e sulla sua tenacia. 

Qualche anno in più di lei e un amore sviscerato per la propria terra, quella in cui suo nonno ha vissuto lontano dal mondo in simbiosi con quei pascoli, quelle bestie, quel fienile... Un amore che oggi porta Andrea a fare una scelta drastica ma necessaria per lui e realizzare il suo, di sogno: diventare un margaro.

 

A Marina vanno strette le sue radici. 

Andrea vuole invece consolidarle e trovare un futuro proprio nei suoi luoghi d'origine. Sogni incompatibili, ambizioni incompatibili, scelte incompatibili. Eppure...

Marina ha una storia alle spalle. Andrea anche. E si amano. Si attraggono, poi si respingono, hanno ambizioni differenti e fanno scelte differenti, non si sopportano, a volte, si odiano, si allontanano ma sono sempre una certezza l'uno per l'altra, volenti o nolenti.

Silvia Avallone racconta in modo efficace la storia di due giovani in cerca di riscatto, ognuno a modo suo. Racconta anche la storia di una terra, il Biellese ed entrambe arrivano al lettore con efficacia.

Arrivano le sensazioni e le contraddizioni dei due ragazzi ma anche le contraddizioni di una terra che è ora (siamo negli anni '90) in decisa recessione dopo un periodo di crescita economica invidiabile. Una realtà che l'autrice conosce bene essendo originaria di Biella.

Sia Marina che Andrea sono personaggi ben definiti e descritti alla perfezione: avendo letto altro di questa autrice devo dire che la cosa non mi meraviglia ma nel complesso posso dire di aver avuto tra le mani un libro molto bello, al di sopra delle mie aspettative.

Quella narrata è una storia difficile. Perché difficili sono state le esistenze dei due ragazzi che hanno reagito ognuno a modo suo a situazioni familiari pesanti seppur per motivi diversi. Quello di Marina è un personaggio forte e insopportabile, all'apparenza, ma nasconde una fragilità a fior di pelle. Onestamente io ho amato maggiormente Andrea che si porta dietro il peso di un difficile rapporto con suo fratello e ed anche con i suoi, sempre pronti ad elogiare il primogenito Ermanno, lasciando in ombra (volenti o nolenti) il secondogenito senza rendersi conto di quanto questo potesse farlo soffrire, fin da piccino.

In alcuni momenti avrei voluto prendere a schiaffi Marina, abbracciare forte Andrea, scuoterli entrambi per farli ravvedere. Ma nei confronti di entrambi ho provato un debito d'affetto, quello che le rispettive famiglie hanno maturato nel tempo rispetto all'una e all'altro ed ho quasi avuto la sensazione che dovessi essere io a colmare queste lacune con la mia comprensione, offrendo loro una seconda possibilità.

Gran bella lettura, non recentissima, ma non è certo la data d'uscita che mi interessa. Ho preso il libro in biblioteca attirata dalla copertina e dal titolo che da tempo mi ronzava nella testa ma non sono andata a guardare la trama. L'ho preso sulla fiducia e l'istinto non mi ha tradita.

Consigliato anche se ho trovato i caratteri piuttosto piccoli. Avrei preferito qualche pagina in più ma un carattere leggermente più grande.

Ps. ho conosciuto l'autrice in occasione della presentazione del libro Un'amicizia nella mia città e devo dire che è vulcano... una donna davvero gradevole da ascoltare (oltre che da vedere e da leggere) capace di catturare il pubblico proprio come riesce a catturare i lettori con le sue storie.
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Marina Bellezza
Silvia Avallone
Rizzoli editore
509 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 18.50 copertina rigida, 7.99 Kindle

sabato 27 agosto 2022

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (M. Haddon)

Christopher non è un ragazzino come tutti gli altri. Non ama essere toccato, non ama gli oggetti gialli e marroni, è un fenomeno in matematica e riesce a memorizzare tutto ciò che gli accade riuscendo a cercare qualunque cosa nella memoria come se riavvolgesse un nastro prima di arrivare al punto che cerce (e che trova, se ha osservato quella situazione in precedenza con attenzione e con interesse).

Christopher vive con suo padre e sembra aver accettato con razionalità la morte della madre. 

Christopher è affetto dalla sindrome di Asperger che è una forma di autismo che lo porta ad avere un rapporto un tantino problematico con il mondo intero. I luoghi troppo affollati gli fanno paura, gli eccessivi rumori lo destabilizzano, non dice bugie e non accetta che gli si dicano bugie e quando ciò accade il mondo gli crolla addosso visto che perde fiducia nei confronti di, invece, lo ha tradito.

E se a tradirlo in questo modo è proprio suo padre, perché scopre che gli ha nascosto che la madre non solo no nè morta ma che li ha lasciati per andare a vivere a Londra con un altro uomo e che gli ha scritto lettere che non gli sono mai state recapitate... bhé, allora per Christopher crolla ogni certezza.

Ed inizia la vera avventura. Non quella che si è avviata con la morte di un cane trovato cadavere nel giardino vicino casa e sulla cui morte il ragazzino si mette ad indagare, ma quella che lo vede affrontare quel mondo che fino a quel momento gli ha sempre fatto tanta paura con i suoi eccessi, con i suoi suoni, i suoi colori, le sue incongruenze. 

A parlare in prima persona è proprio lui, Christopher, che racconta di come gli sia stato suggerito di mettere su carta i suoi pensieri a partire dal momento dell'avvio dell'indagine sulla morte del cane. Un racconto che, ben presto, diventa lo specchio della sua esistenza e dei suoi pensieri così razionali in alcuni momenti ma altrettanto incomprensibili in altri. La storia - che è scritta a modo suo, tanto che i suoi pensieri gettati sulle pagine in alcuni momenti sembrano destabilizzare il lettore tanto sono confusi, ripetitivi o eccessivamente razionali e descrittivi - fa riflettere su quanto possa essere difficile per un ragazzino con un problema di questo tipo relazionarsi con il mondo ma quanto potenziale possa avere, allo stesso tempo. E quanto può essere difficile per una famiglia fare i conti con un problema di questo tipo. Non è affatto facile arginare le cristi di Christopher o seguirlo nei suoi ragionamenti, o accettare i suoi momenti di rabbia e di violenza come forma di difesa nei confronti di una minaccia che la sua mente vede troppo grande per poter essere affrontata in altro modo. 

Tutto questo mi ha fatto riflettere. L'autore è stato molto abile a scrivere la storia dando corpo ai pensieri di un ragazzino con un problema di questo tipo ma non posso perdonargli (a lui o a chi ha tradotto il testo? Onestamente non saprei) di avermi costretta a leggere una bestemmia grossa come una casa tra le righe in un momento di rabbia del padre. 

Tutto posso accettare, in un libro, ma non questo. Credo che ne vada del rispetto delle persone che non possono essere costrette a leggere una frase così pesante (parlo da credente e mi ha dato davvero molto fastidio) e ciò mi ha disturbata ancora di più pensando che si tratta di una lettura consigliata alla classe di mio figlio (che a settembre frequenterà la II liceo). Non è accettabile una cosa del genere: ci sarebbero tanti modi per rendere alla perfezione un momento di nervosismo. Non questo, però. Sono contenta che mio figlio non abbia scelto questa come lettura estiva ma abbia preferito altro e mi spiace per quei suoi compagni di classe che, invece, sono stati costretti a subire parole tanto irrispettose. 
Delusione assoluta per questo!
***
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Mark Haddon
Einaudi editore
248 pagine
16.00 euro copertina rigida - 12.00 euro copertina flessibile - 6.99 Kindle

venerdì 26 agosto 2022

Creature luminose (S. Van Pelt)

Il titolo è particolare ma non originale, a quanto pare, visto che esiste un altro libro dal titolo identico ma dalla trama decisamente diversa.

Creature luminose, questo Creature luminose, offre al lettore la storia di una particolare amicizia, quella tra la settantenne Tova, che lavora come donna delle pulizie in un acquario, e Marcellus, un polpo gigante del Pacifico che in quell’acquario sta vivendo il suo ultimo periodo di vita dopo essere stato “salvato”… ma su questo potremmo discutere a lungo.

Marcellus è intelligentissimo, attento, capace non solo di comprendere gli umani ma di rendersi utile affinché quegli stessi umani – Tova in particolare, la sua amica – aprano gli occhi rispetto a situazioni chiare e limpide ai suoi occhi ma non ai loro.

E’ un grande osservatore e, nel silenzio della sua esistenza, dimostra di essere capace di influenzare - ovviamente in modo discreto - quella altrui. Se ne rende conto Tova che con lui si sente libera di parlare, di confidarsi, certa di essere ascoltata forse dall’unico essere vivente disposto a farlo. Perché se è vero che frequenta un manipolo di amiche pronte a tutto per lei, è pur vero che è una persona sola e che con loro non si sente libera di aprirsi come fa, invece, con lui. Di tutto ciò è perfettamente consapevole tanto da fare scelte che poggiano le loro basi proprio su tale consapevolezza.

Tova è un personaggio molto intenso: una donna anziana che non si è mai rassegnata alla perdita del suo unico figlio, la cui scomparsa è stata tacitata come ipotetico suicidio a cui lei non crede e non crederà mai. Il corpo di quel ragazzo non è mai stato trovato e la sua speranza di avere una risposta su quanto accaduto motiva le sue giornate.

Un personaggio che ho amato per un sacco di motivi, Tova. Per la sua fragilità ma anche per la sua forza, per la sua consapevolezza e il suo coraggio. Un personaggio descritto alla perfezione, capace di emozionare, di arrivare dritto al cuore con il suo modo di fare e con il suo modo di essere. Quel suo porsi con delicatezza anche nei momenti più duri del racconto, anche quando si trova a fare delle scelte difficili, quel suo esserci sempre ma in punta di piedi: questo è ciò che mi ha più colpita di Tova, personaggio che ho visto come una donna che sa di avere poco tempo a sua disposizione ma non per questo rinuncia a cercare le risposte che sente di dovere a se stessa e non solo.

Poi c’è lui, Marcellus. Le sue incursioni tra le pagine si fanno attendere con una certa ansia così come le sue fughe dalla vasca in cui vive mettono addosso una certa ansia soprattutto alla luce della sua, di consapevolezza, di avere sempre meno tempo a disposizione e che il suo tempo sta per scadere. Questo non gli impedisce, però, di fare ciò che ritiene giusto. Fosse anche l’ultima cosa da fare nella sua breve esistenza.

In questo rapporto a due arriva a scompigliare le carte un giovane che si capisce ben presto che ruolo possa avere nella storia. O meglio… sulle prime mi sono chiesta ce c’entrasse lui in questo contesto ma piano piano è stato chiaro che ruolo potesse avere nella storia e nella vita di Tova.

Finale un tantino prevedibile ma tutto sommato giusto, racconto tenero e capace di trasmettere emozioni. Fino all’ultima pagina.

Bel libro. Letto con piacere. L'ho preso in ebook convinta che l'avrei letto in spiaggia, magari facendo la mia quotidiana camminata in acqua (bassa) ma che alla fine ho letto quasi tutto a casa per causa di forza maggiore. Vabbè!

Lettura che consiglio: una carezza leggera e una piacevole emozione.
***
Creature luminose
Shelby Van Pelt
Mondadori editore
pag. 396
22.00 euro copertina flessibile, 11.99 Kindle

giovedì 25 agosto 2022

Otto milioni di dei (D. B. Gil)

Una storia lunga e articolata che, secondo il mio parere, non è alla portata di tutti.

Quella narrata nel libro Otto milioni di dei, letto in collaborazione con Thrillernord, non è l’indagine che ci si aspetta, pur essendo incentrata su misteriosi morti rispetto alle quali lo studioso e traduttore Martín Ayala viene incaricato di indagare. Basti pensare che al 70% della lettura le indagini sono ancora al punto di partenza, senza nessuno sviluppo e passate decisamente in secondo piano rispetto alla storia del Giappone dell’epoca. Secondo il mio parere è proprio lui il protagonista della storia: il Giappone medievale con i suoi misteri, le sue violenze, i suoi intrighi. Tra cospirazioni, bugie e tradimenti quella che viene raccontata non è un’indagine su quei morti ma è la storia dell’epoca ricca di avventure e che, come lo stesso protagonista ammette ad un certo punto “…avrebbero fatto impazzire una mente estranea a quel mondo di ombre”. Per me è stata proprio così. Non ho confidenza con il mondo orientale, tantomeno quello medievale per cui mi sono trovata un po’ in difficoltà rispetto a tanti nomi e riferimenti ai quali ho fatto fatica a dare un significato.

Aiuta molto l’indice dei personaggi e delle alleanze che è riportato all’inizio del libro e ringrazio l’autore per questo: se fossero mancate quelle note, così come le altre innumerevoli sparse tra le pagine, credo proprio che avrei gettato la spugna.

A parte la mia difficoltà personale posso dire che il libro è frutto di un gran lavoro di ricerca storica e una grande conoscenza dell’argomento che non possono essere negati. Le descrizioni, con innumerevoli particolari, rendono benissimo gli ambienti e le scene proposte con, in primis, i duelli che si incontrano lungo il cammino.

Vengono narrate tante storie nella storia, alcune delle quali sembrano apparentemente legate dal resto ma che, nelle more del racconto, mostrano tutta la loro importanza, la loro incidenza a più livelli.

È un libro impegnativo, molto. È una storia ricca e coinvolgente che, a tratti, può però far perdere il filo.

Il finale… ammetto che, vista la mole dell’avventura che ha portato il protagonista a vivere così tante peripezie, mi ha lasciata un po’ interdetta perché mi aspettavo qualche cosa di diverso ma credo che sia perfettamente in linea con ciò che accadeva in un’epoca in cui non si andava troppo per il sottile soprattutto quando c’erano delle verità scomode da difendere.

Molto affascinante la figura non di un personaggio ma di un oggetto: Filo di Vento. È un’arma che racchiude in se una filosofia di vita, il segno di un’epoca. Molto suggestivo l’uso che l’autore ne fa così come intensa è la devozione che il cavaliere che ne è in possesso manifesta nei suoi confronti e in ciò che rappresenta.

Consigliato a lettori attenti che amino i romanzi storici ed il Giappone ma anche a chi volesse avvicinarsi a questa cultura partendo dai tempi che furono. Non adatto a lettori distratti pena… perdersi nei meandri delle tante storie raccontate.
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Otto milioni di dei
David B. Gil
Piemme
696 pag.
19.90 copertina rigida - 10.99 Kindle

martedì 23 agosto 2022

La modella di Klimt (G. Dadati)

La modella di Klimt racconta una storia che resta  tuttora avvolta nel mistero. È la storia di uno dei capolavori di Gustav Klimt: Ritratto di signora. Un racconto che va a ritroso, tornando ad inizio secolo per offrire ai lettori una personale chiave di lettura dei tanti misteri che sono collegati a quell’opera.

Sarà andata davvero così? 

Magari quanto raccontato da Dadati non sarà la verità assoluta ma mi piace pensare che sia una delle tante possibili.

Un dato è certo: la stessa donna è stata dipinte due volte dall’artista. Ma chi è quella donna? Da dove arriva il suo sguardo indagatore, quegli occhi chiari che sembrano indagare nel profondo l’anima di chi li incontra?

La storia ha inizio a Vienna nel 1910 e l’autore offre anche un profilo preciso della città dell’epoca trasmettendone le suggestioni al lettore. Piano piano la storia arriva a Piacenza, in un piccolo museo nel centro della città.

Il libro non è una biografia dell’artista. Chi si aspetta questo sbaglia lettura. Totalmente. A dire il vero è come se Klimt restasse in secondo piano rispetto alla sua opera. Di lui viene detto poco anche se il ritratto che l’autore ne fa è molto inteso e capace di emozionare. Vengono date le informazioni essenziali su di lui e il resto della scena è rubato dalla storia di quegli occhi chiari e del mistero legato poi a quel quadro, fino ad arrivare ai giorni nostri. Viene narrata una storia di vite sfortunate legate a quegli occhi: occhi di una modella per caso, di una ragazza semplice ed enigmatica. Anna, questo è il nome di quella giovane, non è una modella di professione ma lavora in un’azienda tessile per aiutare in famiglia, rimasta sola con suo padre e suo fratello dopo la morte della madre. Quel volto trasmette quella genuinità e quell’ingenuità che in nessuna modella di professione Klimt avrebbe mai potuto trovare.

Nasce come ritratto di una signora con cappello e sciarpa per diventare poi, nella reinterpretazione successiva, una ragazza meno impostata, strappata dal quotidiano e fissata senza orpelli su quella tela che vivrà tante avventure e, in un modo o nell’altro, influenzerà tante vite.

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La modella di Klimt. La vera storia del capolavoro ritrovato
Gabriele Dadati
Baldini+Castoldi
224 pagine
17.00 euro coprtina flessibile, 9.99 Klimt