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domenica 12 gennaio 2025

Brave ragazze, cattivo sangue (Holly Jackson)

 

Quando si legge una trilogia è evidente che la storia del secondo volume sia collegata a quella del primo e, poi, al terzo. Io ho letto il primo libro della serie ed ammetto di aver fatto fatica a riportare alla mente come andarono le cose. Per questo, per evitare di dover fare i conti con i vuoti di memoria, è consigliabile leggere questo secondo volume senza far passare troppo tempo dalla lettura del primo. Allo stesso tempo, però, una volta ripresa confidenza con i nomi dei vari personaggi, la storia precedente pian piano torna alla mente – seppur a grandi linee – visto che nel parlare di una nuova avventura anche la storia precedente va avanti e, tra una novità e all’altra, vengono ricordati dettagli del passato che ora arrivano ad un nuovo compimento. Eh sì perché, se nel primo volume la protagonista Pippa Fitz-Amobi aveva risolto il mistero della morte di Andie Bell, ora colui che è stato individuato come colpevole è davanti ai giudici, per il processo nel quale si decide della sua colpevolezza.

Un pezzo di passato, dunque, che continua ad avere sviluppi ma anche, allo stesso tempo, una nuova indagine. Perché anche se Pippa aveva promesso di non mettersi mai più nei guai e di fare l’adolescente come tutti gli altri della sua età lasciando stare le investigazioni, ora una nuova vicenda sembra tirarla per i capelli dentro ad una nuova indagine. Il fratello del suo amico Connor è scomparso e la polizia non considera questa come un’emergenza attorno alla quale mobilitarsi. Cosa fare, se non mettersi ad indagare per conto proprio?

Pippa lo fa dando conto delle sue mosse in un podcast che va in onda con una certa regolarità per cui spiega passo passo ciò che accade e raccoglie anche le voci di chi potrebbe dare una mano…

Prima di tutto è necessario dire che le modalità seguite nel precedente libro, per l’investigazione, sono riproposte con la stessa tecnica narrativa. Pippa si pone un sacco di domande e lo fa a voce alta, rendendo così protagonista anche ogni lettore che riesce a seguire alla perfezione i suoi ragionamenti.

Va anche detto che si tratta di una storia molto moderna: si parla di dispositivi moderni, di social, si usano termini comuni tra i giovanissimi di oggi.

Detto questo, ho seguito con piacere le vicende. Si tratta di un thriller ma può essere letto tranquillamente visto che non vengono riportate descrizioni macabre o situazioni estremamente violente. Ci sono dei morti, è vero, ma non ci sono eccessi descrittivi.

Ammetto che è stata una lettura piacevole e credo che cercherò anche il terzo, in modo da far quadrare il cerchio.
***
Brave ragazze, cattivo sangue
Holly Jackson
Rizzoli Editore
pag. 540

venerdì 22 marzo 2024

Cuore nero (S. Avallone)

Silvia Avallone è un'autrice che mi piace.

Mi piace lei come persona - ho avuto occasione di conoscerla ad una recente edizione del Festival del Libro che è si è svolta nella mia città - e mi piace il suo stile.
Mi piace la sua scrittura intensa e coinvolgente.
Mi piacciono i personaggi che, fino ad ora, ho avuto modo di conoscere grazie a lei.
Aspettavo l'uscita di questo suo ultimo libro e le aspettative, per quanto mi riguarda, non sono state deluse.
Silvia torna a raccontare storie che arrivano quasi come delle unghie su una lavagna. Storie difficili, dolorose, che impongono un momento di riflessione importante. 
 
La grande protagonista è la fuga. Ma lo è anche la voglia di ricominciare.
Lo è per Emilia: poco più che trentenne, viene da un passato difficile e porta il peso di una colpa troppo grande per quella ragazzina che era 15 anni prima. Sceglie un luogo in cui spera di non essere additata come quella di quindici anni prima.
Ma lo è anche per Bruno anche se la sua è una fuga diversa. Per lui la voglia di ricominciare a vivere, non più a sopravvivere, torna in concomitanza con l'arrivo di lei, con quelle imposte che si spalancano, con quella musica che rimbalza da un muro all'altro, da un vicolo (vuoto) all'altro.
 
Le loro storie sono segnate da grandi tragedie che hanno lasciato dei segni profondi. Lei, in particolare, porta stampata nell'anima un grande colpa: ha pagato, per quella colpa... ma è davvero libera dal retaggio di ciò che inevitabilmente resta?
 
E dove arrivano l'accettazione, il perdono, la comprensione, la classica seconda possibilità?
Ci sono colpe che proprio non possono essere accettate? Il tempo cura tutte le ferite?
Mi sono interrogata attorno a tutto ciò. E, onestamente, non sono riuscita a darmi una risposta. Non sono riuscita a vestire i panni nè di lei nè di lui. Ho preferito restarne fuori, come osservatrice. Ma questo non vuol dire che questa storia non mi abbia toccata nel profondo.
 
Il personaggio di Emilia (così come la sua storia, che resta misteriosa per gran parte del libro) domina su tutto: un personaggio ruvido, una ragazza che si è chiusa dentro una corazza che si è ispessita giorno dopo giorno, in un passato che è lontano ma allunga ancora le sue ombre su di lei.
Quel modo di esprimersi così graffiante, così poco femminile... arriva inevitabilmente dal suo passato. Ma, allo stesso tempo, quella fragilità che traspare in lei, nella sua difficoltà a dormire in un luogo silenzioso, nel suo difendersi da quel passato a tutti i costi... ne fa un personaggio che non si può non amare. O, per lo meno, che non si può non tentare di comprendere. Perchè, come nella vita, anche nel rapporto tra lettore e personaggio di un libro scattano dei meccanismi che possono essere di immediato feeling o, al contrario, di incompatibilità assoluta.
Però, se lo si vuole, si può cercare anche un punto di equilibrio che non sia così estremo, nè in un senso nè in un altro.

Questo è quello che è capitato a me con la lettura di questo libro. Ho cercato l'equilibrio giusto per non essere eccessivamente giudicante o, al contrario, buonista.
 
Si tratta di una storia potente. Si tratta della conferma di quanto la penna di Silvia Avallone non sia banale. Tutt'altro.
Oltre a Bruno, che pure ha una storia importante da raccontare, un suo vissuto, un suo presente, ci sono altri personaggi che vengono resi in modo efficace: Marta, che ha condiviso con Emilia un percorso importante della vita, Basilio che pure ha qualche cosa da raccontare... ed anche altri personaggi minori come il padre di Emilia o la sorella di Bruno. Tutte tessere necessarie per costruire il grande puzzle che è la storia di Emilia e che potrebbe essere quella di tante altre Emilia, in questo mondo.
 
E poi il padre di Emilia: è il personaggio che ho sentito più di tutti gli altri, in assoluto. Più di lei, che è la protagonista della storia. Mi sono sentita molto vicina a quel padre e l'ho ammirato per il suo modo di essere, di fare... di sentire.
Gran bel libro. Lo consiglio.
***
Cuore nero
Silvia Avallone
Rizzoli editore
368 pagine
20.00 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle, 2.95 audiolibro

domenica 5 febbraio 2023

La più grande (D. Morosinotto)

Canton, 1770.

Una storia d'altri tempi, quando le orfanelle diventavano serve già a pochi anni senza alcuni diritto a fronte di tantissimi doveri, quando i mari erano minacciati dalle navi pirata e questi ultimi erano personaggi di gran fascino, quando essere donna voleva dire valere poco più di niente.


Non stavolta, però. Quella di Shi Yu è una storia di riscatto, coraggio, libertà.

Grandissima avventura, gran ben romanzo di formazione ispirato alla vera storia di colei che comandò la più grande flotta pirata di tutti i tempi.

Lo consiglio a giovani lettori (in particolare ragazze, per una sana iniezione di autostima) ma anche a lettori adulti che apprezzano una scrittura fluida, descrizioni accattivanti, personaggi ben resi e avventure al cardiopalma).

La prima cosa in assoluto che ho apprezzato è stata la copertina: mi ha catturata e mi ha reso l'idea di un personaggio che mi sarebbe piaciuto. Così è stato.

Poi ho apprezzato la presenza, nelle prime pagine, di un glossario piuttosto articolato: vengono riportati i nomi di tutti i (tanti) personaggi che compaiono con relativa descrizione e ruolo, la spiegazione di parole che nella cultura occidentale potrebbero non essere familiari, la spiegazione delle unità di misura utilizzate con relative corrispondenze nonché spiegazioni relative a come viene tenuto conto del tempo in Cina. Ringrazio l'autore per aver messo queste pagine prima dell'inizio della storia. Spesso vengono messe in coda e se non si è abituati a sfogliare il libro prima o durante la lettura nemmeno ci si fa caso.

Un aiuto non indifferente per una lettura più agevole, questo, ma devo ammettere di non aver avuto mai bisogno di tornare indietro per cercare di comprendere ciò di cui si stesse parlando: la narrazione è così chiara e scorrevole che non mi sono trovata mai in difficoltà.

La storia in pochissime parole: Shi Yu è abituata a pulire, lavare, sistemare in una locanda nella quale non ha nessun diritto, tantomeno quello ad essere pagata. Deve solo essere riconoscente per essere stata presa come sguattera tuttofare quando il mondo non le avrebbe potuto riservare nessun altro posto. Lei, però, non ci sta. É una bambina, è vero, ma coltiva ogni giorno il suo sogno di libertà fino a che non arriva l'occasione giusta. O meglio, quella che si configura solo più tardi come un'occasione nel momento in cui accade altro non è che un rapimento. Tutto ha inizio da qui, quando ha l'occasione di mettere a frutto gli insegnamenti che ha ottenuto in precedenza - furtivamente - da un vecchio maestro, nonno del suo amico Li Wei. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, la ragazzina conquista con coraggio il suo posto nel mondo fino ad arrivare a tenere testa ad una flotta di 40.000 pirati. Impossibile? Mera fantasia? Pare proprio di no visto che si tratta di una storia scritta basandosi sulla vita di una ragazzina che ha realmente percorso le stesse tappe della nostra protagonista.

Quella della strega dei mari è una storia appassionante e tutta da gustare, riga dopo riga. Sono altri tempi, altre abitudini sociali ma la voglia di libertà, il coraggio, la tenacia sono sempre attuali: vincitore dell'edizione 2021 del premio Strega categoria ragazzi 11/15 anni, non mi ha fatto sentire per niente fuori posto pur essendo una lettrice adulta e decisamente fuori quota. 

Non credo di sbilanciarmi troppo nel dire che è il più bel libro letto in questi primi mesi dell'anno. 

Regalatelo e regalatevelo. Ne varrà la pena.
***
La più grande
Davide Morosinotto
Rizzoli editore
528 pag.
13.00 euro copertina flessibile, 17.00 euro copertina rigida, 7.99 Kindle

domenica 13 novembre 2022

Tutto il blu del cielo (M. Da Costa)

  

Non è una lettura semplice ma è una carezza per l'anima.

Tutto il blu del cielo tratta una tematica molto particolare - quella del fine vita - con pennellate di parole che emozionano anche nei passaggi più difficili.

Émile ha 26 anni, pochi ancora da vivere. Non intende trascorrerli tra un ospedale e l'altro. Vuole viaggiare e cerca un compagno d'avventura. Non un amico. Sarebbe troppo difficile. Uno sconosciuto che accetti di viaggiare on the road affrontando, però, le conseguenze della sua malattia: una forma di Alzheimer precoce. Joanne risponde al suo annuncio ed inizia l'avventura.
Quello che li aspetta non sarà solo un viaggio da un posto all'altro ma un viaggio interiore, dove i ricordi saranno parte di un presente che, giorno dopo giorno, li stupisce ed emoziona.

Proprio come la storia ha stupito ed emozionato me.

La scelta di Émile è stata la prima cosa che mi ha fatto riflettere. 

Con una malattia che non lascia scampo non so quale potrebbe essere la mia reazione e rispetto profondamente la sua scelta. Davanti al dolore, alla certezza di una morte vicina, è un atto di grande coraggio quello che ha fatto... quello che mi ha lasciato un po' perplessa è stato che, essendo malato ed essendosi allontanato senza dire niente a nessuno, nessuno lo cerca. Ha 26 anni, è vero, ma è pur sempre malato ed ha una famiglia che gli sta vicino. Lo spazio che viene riservato ai genitori, alle loro sensazioni davanti alla scelta del ragazzo, è minimo. É vero che la storia è quella di Émile e Joanne, ma la famiglia viene del tutto tagliata fuori tranne che in un momento particolare (e fondamentale a dire il vero) per scelta di una persona che mi ha colpita al cuore con la sua dolcezza, la sua sensibilità, la sua fedeltà ad un impegno preso e non solo. 

Joanne... anche la sua figura mi ha fatto riflettere molto.

Trovo che sia un personaggio straordinario. Fragile, è vero, ma capace di stare accanto a Émile come probabilmente nessun altro avrebbe saputo fare. Perchè se accanto a lui ci fosse stato qualcuno emotivamente più coinvolto le cose sarebbero state decisamente più difficili ma, allo stesso tempo, il fatto che Joanne sia una sconosciuta non vuol dire che tra loro non cresca, giorno dopo giorno, una sintonia che non risente di influenze esterne visto che sono, di fatto, soli, ed iniziano a conoscersi da zero.

É un libro corposo che va gustato con calma. 

Tutto quello che accade va assimilato piano piano, interiorizzato. Una lettura frettolosa, secondo me, non permetterebbe alla storia di arrivare al cuore e scuotere l'anima.
***
Tutto il blu del cielo
Mélissa Da Costa
Rizzoli editore
624 pagine
19.50 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

domenica 7 agosto 2022

Un volo per Sara (M. De Giovanni)

 

Torna la donna invisibile, Sara Morozzi, frutto della penna e della fantasia di Maurizio De Giovanni che ha imbastito la trama di una nuova avventura dell’ultimo dei suoi personaggi seriali.

Questa volta Sara, Viola (che collabora con piacere con la madre del suo defunto fidanzato, padre del suo bambino, seppur in via ufficiosa) e l’ispettore Davide Pardo sono chiamati ad investigare su una vicenda che li catapulta indietro nel tempo. Un viaggio a ritroso che, per Sara in particolare, vuol dire rivivere un periodo della sua vita che è rimasto segnato a caratteri di fuoco nella sua anima.

Ecco, dunque, che l’indagine sullo schianto di un piccolo aeroplano turistico diretto in Sardegna (a seguito del quale non ci saranno superstiti) porta Sara ad ipotizzare legami con vicende passate ma mai dimenticate. Entra in gioco uno dei personaggi più riusciti, secondo il mio parere, accanto a Sara: Andrea Catapano ex collaboratore della vecchia squadra, l’Unità di intercettazioni e ascolto dei Servizi, oramai in pensione che, avendo perso quasi del tutto la vista, ha imparato a sopperire a tale mancanza affidando l’udito: la sua capacità di ascoltare con più attenzione degli altri e sentire laddove sembra non esserci niente di interessante, sarà fondamentale per aprire uno spiraglio che porterà l’indagine per l’incidente dell’aeroplano su binari ben precisi.

A mio giudizio quello di Andrea è un personaggio molto ben riuscito tra i personaggi secondari, ancora meglio di Teresa, ex collega di Sara e sua compagna in mille avventure, l’unica ancora attualmente in servizio a capo dell’Unità investigativa. Una coppia inossidabile, la Mora e la Bionda, ma fino a che punto?

Più che l’indagine in quanto tale (pure molto interessante e ben strutturata) mi è piaciuto il tuffo nel passato dal punto di vista personale di Sara. Conoscere più a fondo quel Massimiliano che le ha cambiato la vita e che l’ha lasciata troppo presto mi ha aiutata a comprendere meglio il suo personaggio. Tornare all’epoca in cui lavoravano insieme vuol dire, per Sara, non solo indagare su personaggi intoccabili, mettere le mani nel torbido del potere dell’epoca ma vuol dire anche far riaffiorare ricordi personali che fino a questo momento erano restati celati nell’anima della donna.

***
Un volo per Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli editore
256 pagine
19.00 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

lunedì 4 luglio 2022

Gli occhi di Sara (M. De Giovanni)

 

Il più bello della serie. Il più intimo. Il più personale. Il più emozionante.

Gli occhi di Sara è il quarto libro della serie di Sara Moruzzi che leggo e che, fino ad ora, credo di poter definire come il migliore. De Giovanni permette ai suoi personaggi di aprirsi al lettore come mai prima di questo momento perché nei precedenti volumi ci sono dinamiche personali che vengono fatte intuire ma mai approfondite. La narrazione su due piani temporali non sacrifica né i ricordi né il presente che sono legati a doppio filo ed anche da un dolore latente che torna vivo in tutta la sua intensità.

Sara esce dall'ombra in cui si è confinata nel tempo e assume un ruolo di primo piano sia nell'inchiesta che l'unità di intercettazione e ascolto di cui fa parte viene raccontata (e che risale ad anni prima) ma anche come nonna - perché quello di fatto è, dopo tanto tempo - come donna toccata da un grandissimo dolore. Dopo aver perso l'unico amore della sua vita per un male incurabile, dopo aver perso suo figlio (lo sappiamo dai volumi precedenti) Sara è ora alle prese con un destino infausto per il suo nipotino, quel bimbo che porta il nome di quel suo grande amore perduto, Massimiliano. É una donna spezzata nell'anima, che lotta contro tutto e contro tutti anche quando sembra non esserci niente da fare ed è disposta ad affrontare i suoi demoni per portare avanti questa lotta impari. 

L'indagine che coinvolge lei e il suo gruppo - sul campo per ascoltare e sorvegliare nell'ombra, fornendo poi i risultati a livelli superiori, decisionali - risale a 30 anni prima quando era una giovane agente di polizia capace di osservare e collegare, senza pregiudizi, gesti e parole a stati d'animo ed intenzioni. Questa la sua dote: capire dal labiale ma, soprattutto, dal linguaggio del corpo ciò che nessun altro è in grado di comprendere. 

L'indagine di allora lascia emergere tutte le fragilità di un sistema che schiaccia ogni buonsenso ed ogni senso di responsabilità ma lascia anche emergere segreti, complicità nuove, legami difficili da comprendere ma che hanno la capacità di sopravvivere nel tempo.  

In questo capitolo si conosce a fondo Massimiliano, non il bambino ma l'uomo che Sara ha amato ed è la prima volta che entra in scena in modo così completo, totalizzante. Sapendo come andranno poi a finire le cose è una parte molto toccante, un racconto doloroso, intimo...

Lo stile di De Giovanni mi piace, chi mi conosce e mi segue lo sa, ma non gli ho mai fatto sconti. Quando non mi ha convinta non mi ha convinta. Stavolta, con un personaggio con il quale in precedenza ho fatto fatica ad entrare in sintonia (forse per via di pesanti eredità con altri personaggi di sue precedenti serie) mia ha emozionata. Nel racconto personale più che nell'indagine che, pure, su di esso si riflette.

Da leggere rigorosamente in ordine, dopo gli altri tre della serie per non rischiare di non comprendere alcuni importanti aspetti anche se alla fine l'autore inserisce una descrizione dei personaggi che aiuta chi non li conoscesse già. Io consiglio di andare in ordine.
***
Gli occhi di Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli editore
300 pagine
19.00 euro copertina flessibile, 7.99 Kindle

martedì 31 maggio 2022

La città fra le nuvole (A. Doerr)




Con un libro si vola. Si vola con la fantasia, si vola nel tempo ma anche nello spazio.

Me lo ha ricordato (ammesso che ce ne fosse bisogno) Doeer con La città fra le nuvole: libro che mi ha incuriosita dal tavolo della biblioteca in cui era esposto, mi ha attirata con quell’immagine di un mondo dorato sopra le nuvole e che mi ha letteralmente chiesto di essere portato a casa.

Per prima, primissima cosa, è un volume pesante. Pesante proprio dal punto di vista fisico, non comodo da portare in giro ma quando si sceglie un tomo di questo tipo lo si sa per cui, mea culpa… non era certo il volume adatto da portare in giro in borsa vista la bella stagione e la voglia di stare a leggere all’aria aperta.

La storia. Sono sincera: all’inizio mi sono trovata un po’ in difficoltà davanti a personaggi di epoche e contesti diversi, con storie diverse da raccontare che sono apparsi subito collegati da un libro ma che, a ben guardare, sembravano prendere ognuno la propria direzione. I cambi d’epoca sono continui ma ben segalati con l’indicazione di luoghi e date per cui un lettore attento (o uno che, magari meno attento come me, è abituato a prendere appunti) non si perde tra una storia e l’altra. Uno meno attento, più fugace potrebbe lasciare per strada qualcosina.

Le vite di Omeir ed Anna si incontrano e si intrecciano durante l’assedio di Costantinopoli nel 1453.
Zeno e Seymour sono personaggi del presente, nel 2020 ma il racconto, per loro, parte da qualche anno prima.
Konstance è stata concepita, è nata ed è vissuta su una nave interstellare che viaggia in un futuro non troppo lontano, al “sicuro” da minacce di virus misteriosi ed aria irrespirabile.
 
Come possono, vite tanto distanti, avere un filo conduttore, un elemento che li accomuna?
 
L’autore ha messo su carta non una ma tante storie che hanno abilmente dei punti in comune, pronti a sbucare quando meno il lettore se lo aspetta. Sono proprio questi punti di contatto che hanno il merito di riaccendere la curiosità. Almeno per me è stato così.
In alcuni punti devo ammettere di aver fatto fatica, mi sono sembrati lenti e ripetitivi tanto da rallentare la lettura e portarmi sull’orlo di un ripensamento. Poi, però, ciò è stato alternato da slanci narrativi che hanno riacceso la mia attenzione e che mi hanno condotta verso la parte finale, quella nella quale le personalità fioriscono, ognuno mette a frutto i rispettivi talenti, sciolgono le catene che li tenevano legati ad un passato (ma anche ad un presente) che probabilmente andava loro stretto anche se non se n’erano più di tanto accorti.

Tutti i personaggi sono accomunati dalla lettura: la lettura che fa volare alto, che aiuta a sognare ma che aiuta anche a catturarli, quei sogni. Ed ancora, la lettura che salva, che trasmette fiducia, che intrattiene, che permette di liberare la fantasia ma che fa anche riflettere sulla propria condizione. La lettura che, volenti o nolenti, cambia la vita.

O meglio, sono accomunati dalla lettura di un particolarissimo libro, tramandato di generazione in generazione dopo varie peripezie, letto, tradotto, interpretato e reinterpretato, criticato e osannato. Eppure, la storia che quel libro narra è piuttosto semplice, quella di un uomo involontariamente trasformato in asino, poi in altro ancora e ancora… una storia che richiama altre storie famose, a ben guardare, ma che è del tutto originale nei suoi sviluppi.

Mentre leggevo pensavo che la vicenda più interessante fosse quella di Konstance, proiettata in un futuro sterile, freddo, privo di stimoli ma con la possibilità di entrare letteralmente nei libri e nelle storie. “Forte”, mi sono detta. Ma la sua è anche una vicenda che fa riflettere profondamente: sulla libertà, sui piaceri della vita, sulle scelte che la tecnologia può permettere di fare sacrificando, però, di fatto, il bello di una esistenza fatta di normalità.
Poi, però, dalla metà del libro in avanti ho capito che tutte le vicende avevano qualche cosa da trasmettermi: mi hanno trasmesso coraggio Omeir ed Anna, mi hanno emozionata Zeno e Symour seppur per motivi opposti…

Tirando le somme: non è un libro che rileggerei ma che è senza dubbio originale e del quale non ci si deve lasciar spaventare dalla mole né dall’avvio un po’ diesel. Se si ama volare con la fantasia e si ama leggere, se si amano le biblioteche e le storie, questa è la lettura giusta.
***
La città fra le nuvole 
Anthony Doerr
Rizzoli Editore
704 pagine
22 euro copertina flessibile, 11.99 Kindle

domenica 16 gennaio 2022

Noi (W. Veltroni)

Quattro generazioni della stessa famiglia si raccontano, in anni differenti. Le loro esistenze si intrecciano inevitabilmente, i ricordi si materializzano, le loro voci si accavallano. 

Giovanni, Andrea, Luca e Nina vivono in epoche diverse la loro adolescenza e quello che ne esce è il quadro di un anni fatti di prove importanti, di scelte, sacrifici, esperienze, errori, successi, ricordi, legami.

Ognuno si porta dietro l'eredità di chi lo ha preceduto, ognuno lascia il segno a modo suo così come l'autore lascia il segno. Eh già, lo devo ammettere. Conoscendo Veltroni sotto una diversa veste, non avendolo mai incontrato come autore lungo il mio cammino di lettrice, devo ammettere di avere preso il suo libro tra le mani senza troppe aspettative ma gli devo riconoscere il merito di avermi sorpresa.

Con la storia della famiglia Noi, perché è quello il cognome che portano i protagonisti, l'autore permette al lettore di fare un viaggio lungo la storia calando i personaggi in vicende realmente accadute (a parte Nina, che merita una citazione a parte vivendo nel 2025) e che hanno lasciato il segno nella storia della nostra Nazione.

La storia di Giovanni, bambino, si svolge nel 1943 e siamo nel mezzo di una guerra che non necessita di molti chiarimenti per rendere l'idea. Quella di Andrea è ambientata nel 1963 quando il ragazzino si trova catapultato nell'Italia del boom, dello sviluppo economico quando i ricordi del ventennio precedente sembrano lontani ma non lo sono affatto per le persone che hanno vissuto quelle vicende sulla loro pelle. Nel 1980 è ambientata, invece, la storia di Luca che vive con occhi di bambino momenti difficili come gli attentati delle Brigate Rosse o il terremoto in Irpinia. Fatti reali, pezzi di storia che l'autore propone in punta di penna senza calcare la mano ma, allo stesso tempo, senza romanzare avvenimenti importanti e tragici per tutti. 

Devo dare merito a Veltroni di aver sapientemente inserito i protagonisti in momenti storici importanti senza rendere nulla sopra le righe, anche le storie d'amore (che essendo una famiglia inevitabilmente caratterizzano la narrazione) non vengono mai tinte di quel rosa eccessivo che in altri generi di romanzo assumono con grande facilità ma assumono i toni delicati di storie destinate a fiorire. Con una scrittura scorrevole ed efficace, somma fatti di cronaca a vite di persone che vivono quei fatti sulla loro pelle o, comunque, molto vicino alle proprie esistenze. 

Nina merita una citazione a parte: il racconto che la riguarda è più breve degli altri ma il quadro del 2025 che viene dipinto è decisamente molto attuale. Se consideriamo che Noi è stato pubblicato nel 2009, leggere di un'epoca in cui le persone sono controllate in tutto e per tutto, dove la socialità è ridotta ai minimi termini, dove le forze dell'ordine vigilano affinché non si ritrovino più di dieci persone nello stesso posto, dove il ritocchino estetico è all'ordine del giorno e ci si incontra grazie a dei giochi virtuali che permettono di conoscere gente bhé... è decisamente molto attuale! Un mondo, quello che l'autore ha immaginato, che non è poi così lontano dalla realtà dell'epoca in cui Nina, di fatto, vive.

L'intreccio delle esistenze dei vari personaggi (che sono tanti, ma parliamo di quattro generazioni ed è evidente che sia così), che non svelo per non spoilerare, è reso in modo efficace tanto che quel finale che sembra mancare al termine di ogni capitolo per passare al periodo storico successivo viene poi svelato più avanti, quando meno ce lo si aspetta, nelle vicende ambientate anni dopo. 

Libro molto originale, scrittura molto gradevole e rispettosa delle importanti vicende storiche narrate, personaggi credibili e storia che mi ha catturata. Quello che secondo il mio parere resta meno approfondito è il personaggio di Nina di cui si sa davvero poco: l'autore descrive più le caratteristiche del periodo storico che sta vivendo di quanto non descriva la sua personalità e se avesse fatto uno sforzo in più per colmare questa lacuna sarebbe stato un libro perfetto.
***
Noi
Walter Veltroni
Rizzoli editore
pag. 347 pagine
7.99 Kindle - 10.50 euro copertina rigida

mercoledì 29 dicembre 2021

Caraval (S. Garber)

Pronti per un viaggio in un mondo magico?

Iniziamo col dire che Caraval è un bel volume, voluminoso, importante e piacevole da tenere tra le mania ma... scomodo da portare in giro in borsa come sono abituata a fare io. Il vantaggio di avere un libro voluminoso con copertina rigida tra le mani nel mio caso viene bilanciato dalla difficoltà di portarmelo in giro. Ma... in questo periodo non è stato un gran problema visto che durante la pausa natalizia sono stata quasi sempre a casa per cui...

Posta tale premessa devo dire che il libro di Stephanie Garber mi incuriosiva molto per averne sentito parecchio parlare in giro. Io non sono una grossa estimatrice di fantasy ma l'ho letto comunque con piacere perchè avevo bisogno di qualche cosa che mi permettesse di andarmene sulle ali della fantasia.

Mi sono trovata all'interno di un gioco che, lo ammetto, ho fatto un po' fatica a comprendere. 

Quello che non ho fatto fatica a comprendere, invece, è lo stato d'animo delle due protagoniste, due sorelle orfane di madre e segregate (è proprio di questo che si tratta) da un padre che non si risparmia dall'usare maniere forti per imporre le sue regole. Non che siano chiuse all'interno di una torre, in uno scantinato o in una camera ma, di fatto, è così che si sentono viste le limitazioni che l'uomo impone e le punizioni che infligge se ci si azzarda a fare di testa propria.

Prima, primissima figura che ho odiato fin da subito: il padre! Non ho capito il perché di un atteggiamento tanto violento, come se vivesse una continua sfida con le figlie che dovrebbe amare e proteggere più di sé stesso. Proprio la voglia di allontanarsi da questo padre tiranno è il sogno che lega le due ragazze anche se con modalità differenti: Rossella è più sognatrice, è certa che ci sia una via di fuga a portata di mano; Donatella è la più impulsiva delle due, pronta ad evadere lasciandosi andare alle tentazioni quotidiani e a seguire il suo istinto senza farsi troppe domande. 

Le due ragazze sognano da sempre di vivere nel magico mondo di Caraval: un vero e proprio spettacolo itinerante e senza tempo, carico di mistero e di fascino con personaggi leggendari. Nel momento in cui arriva l'invito al tanto desiderato gioco (arriva molto in fretta, a dire il vero) le due ragazze si troveranno catapultate in un gioco in cui niente è come sembra, dove tutto può essere il contrario di tutto e dove il tempo scivola via tra le dita ad una velocità impressionante. 

Ben presto le due giovani si perdono e Rossella ha 5 giorni di tempo per ritrovare sua sorella facendo attenzione, lungo il cammino che la porterà a lei, a tutto ciò che le capita attorno.

Seconda cosa che ho odiato? Rossella/Donatella - Sella/Tella... Rossana/Rossella... nomignoli, diminutivi, nomi che si somigliano mi hanno fatto impazzire ma probabilmente è un mio limite.

Quello che viene proposto dall'autrice è un mondo fatto di mistero e di magia, di personaggi che interpretano un ruolo ben preciso e che non si riesce a capire fino alla fine se siano veri oppure no. Realtà o finzione? Per quasi tutto il racconto si propende per la finzione, nella certezza che sia tutto un gioco. Ma fino a che punto? Il sangue che scorre, fino a che punto fa parte del gioco? Le privazioni, i contrasti, gli scontri, fino a che punto sono frutto dell'immaginazione?

Rossella e Donatella che da tanto tempo desideravano vivere l'esperienza di Caraval si trovano, in due parole, invischiate in un gioco più grande di loro con personaggi difficili da decifrare e, soprattutto, con una "missione" che ho davvero fatto fatica a capire. Vincere il gioco per vincere un desiderio. Ok. Ma come si vince il gioco? Qual è, sostanzialmente, questo gioco? Cercare indizi per ritrovare Donatella? E, una volta ritrovata, tutto finisce così? E se Donatella non la ritrovasse mai? E se non la ritrovasse in vita? Sarebbe morta davvero? Oppure...

Tanti i cambiamenti di fronte: ho avuto l'impressione di entrare in un tendone delle meraviglie e di trovarmi davanti a tante, tantissime porte magiche che portavano in direzioni differenti ma pur sempre all'interno di quel tendone.

Per gli amanti del genere è una lettura da non perdere, per chi vuole approcciarsi ad un genere che faccia davvero volare con la fantasia è la storia giusta tenendo conto, però, che non è un volume autoconclusivo. 

Per quanto mi riguarda il mio è un sì senza troppo entusiasmo perché mi sono trovata a fare i conti in più punti con delle serie perplessità.

Non so se ho voglia di leggere il seguito, sono sincera... vedremo.
***
Caraval
Stephanie Garber
Rizzoli editore
430 pagine
18.00 euro copertina rigida - 14.00 euro copertina flessibile - 6.99 kindle

sabato 9 ottobre 2021

Un'amicizia (S. Avallone)

...la verità è che il lutto per un'amicizia finita non si risolve. Non c'è modo di curarlo, rielaborarlo, chiudere e andare avanti. Rimane lì, piantato in gola, a metà tra il rancore e la nostalgia.

Non potrebbero essere più diverse Elisa e Beatrice. Fisicamente, caratterialmente, in fatto di scelte. Eppure la loro è una di quelle amicizie che sembrano destinate a durare per sempre tanto sono saldi i legami che si stringono giorno dopo giorno tra loro. Sono due solitudini che si incontrano: una frase sfruttatissima, questa, ma che calza a pennello nel caso di queste due amiche che diventano l'una la spalla dell'altra e che sanno di essere tali ritagliandosi ognuna un ruolo ed una posizione diversa in questa amicizia.

Ma non dura per sempre perché è con questa consapevolezza che si apre il libro. 

Il racconto parte da un presupposto di fondo: sono passati tredici anni da quando quel legame si è spezzato. Il lettore lo sa già, in partenza. Elisa e Beatrice non sono più due ragazzine ma due donne che non sanno più niente l'una dell'altra. O meglio... Beatrice non sa più niente di Elisa (questo è quanto l'autrice fa pensare ai lettori) perché quest'ultima, invece, sa bene che quella ragazza dalle grandi aspirazioni, così sicura di se' e pronta a mordere la vita è diventata un personaggio pubblico che appare sulle copertine delle riviste, che ha milioni di followers sui social e che racconta, ogni giorno, la sua vita a suon di scatti.

Il racconto di quell'amicizia è molto dettagliato ed intenso. L'autrice aiuta il lettore a conoscere due solitudini fornendo dettagli relativi a rapporti familiari, fragilità, aspirazioni, amori, passioni, legami più o meno forti e, ovviamente, descrive il percorso che le due ragazzine fanno prima avvicinandosi poi consolidando sempre di più un rapporto che dà la sensazione di togliere il fiato, in alcuni momenti. 

Dal punto di vista temporale siamo a cavallo di quella che sarà la rivoluzione legata alle nuove tecnologie ed anche questo, l'uso di internet, l'avvento delle chat, dei social avrà un ruolo fondamentale non solo nel rapporto d'amicizia tra le protagoniste ma complessivamente nella storia in quanto tale.

Siamo stati tutti adolescenti ed abbiamo vissuto, in modo più o meno intenso, rapporti d'amicizia che ci hanno permesso di ritrovarci in ciò che lega le due ragazze. I primi amori, le prime bravate, i sogni: chi non ha avuto un amico o un'amica con cui condividere tutto ciò? Poi il tempo ha fatto il suo corso ed a ripensarci oggi tante di quelle amicizie, anche le più speciali, sono finite e sono state archiviate per fare posto ad altro. Questa storia mi ha fatto pensare molto all'adolescente che sono stata, a come ho vissuto le mie, di amicizie, a quanto ho dato e quanto mi hanno dato, a cosa è rimasto. Alla luce della storia e delle riflessioni che questa lettura hanno alimentato non so dire se il finale mi sia piaciuto oppure no. Non so dire se mi aspettassi qualche cosa di diverso. O se fosse più giusto qualche cosa di diverso. Chissà dire, poi, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato in un rapporto a due? Quando si commettono errori... chi può dire chi si trova nel giusto e chi, invece, ha sbagliato?

Lo stile dell'autrice mi ha catturata e mi ha coinvolta. Cita molti testi della letteratura e mai a sproposito, mai in modo spocchioso. Ho molto apprezzato, nelle ultima pagine, un elenco di tutti questi titoli.

Il profili psicologici delle protagoniste (ma anche quelli di qualche personaggio secondario) sono molto accurati e ben resi grazie anche alla scelta di parole e frasi che arrivano dritte al cuore. Mi sono trovata tra le mani una storia intensa, complessa e che si chiude con un interrogativo che mi ronza ancora per la mente:

La vita ha davvero bisogno di essere raccontata, per esistere?

***
Un'amicizia
Silvia Avallone
Rizzoli
444 pagine
19.00 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

giovedì 8 luglio 2021

Tutta colpa del mare (e anche un po' di un mojito) - (C. Parenti)

È difficile per me recensire Tutta colpa del mare (e anche un po' di mojito). Non perché sia un libro difficile, tutto il contrario. È un libro d'intrattenimento che si legge in fretta. 

Per me è difficile perché non è un genere che amo e non riesco a mettermi nei panni di chi, invece, ama storie d'amore, romanticismo bla bla bla... ma non è nemmeno per questo che mi sento critica.

 L'autrice scrive in modo chiaro e scorrevole, intrattiene il lettore con una storia che fa sospirare. 

Un passato che torna a bussare alla porta, un amore adolescenziale mai dimenticato, la necessità di ritrovare se' stessi e dare una dimensione reale alla propria vita, il sacrificio d'amore, l'amore... Ci sta e mi piace anche l'idea che la protagonista decida di prendere in mano la propria vita, gettare la maschera che ha indossato anni prima e vivere appieno le proprie emozioni. Mi piace anche l'idea di un amore che è resistito alla lontananza ed al passare del tempo. Tutto molto bello e molto romantico.

Non mi piace, però, il messaggio che passa: che ci si debba stordire con superalcolici per potersi ritrovare, per affrontare con coraggio scelte difficili, per scrollarsi di dosso un presente che è diventato troppo stretto. Non mi piace che si trasmetta l'idea che sono gli alcolici a dare il coraggio di fare determinate scelte, tutto qui. E mi spiace dirlo, sarò pure antica, ma non sono d'accordo con l'idea che divertimento ed alcolici debbano andare necessariamente a braccetto. Aiuteranno a sciogliere un po' i freni ma non mi piace comunque che passi un messaggio di questo tipo. Non me ne voglia l'autrice, non me ne vogliano le sue estimatrici ma io non metto in discussione la scrittura... è proprio questa cosa che mi ha disturbata.

È tutto molto amplificato: l'ostentazione della ricchezza, il minimizzare le conseguenze delle proprie azioni, i comportamenti coraggiosi tenuti durante il black out di quella serata (black out mentale perché pare che al mattino nessuno ricordi nulla di quanto accaduto)...

La parte più piacevole, essendo la narrazione proposta su due piani temporali, è quella del racconto dell'amore adolescenziale. Anche lì tutto molto amplificato, ma ci sta... quando sono degli adolescenti a fare i conti con il primo, grande amore, ci sta. L'idea che sia l'amore per la vita, il voler lasciare tutto insieme, l'intensità di un sentimento nato poche settimane prima, le emozioni capaci di stravolgere: ci sta tutto. A 15 anni, però. 

Che a 30 anni debba essere un uso smodato di alcol nell'arco di una notte la strada per mettersi in discussione - e che soprattutto passi l'idea che in questo modo è tutto più facile - non mi è piaciuto.

È un mio limite mentale, lo so. Però la penso così.
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Tutta colpa del mare (e anche un po' di un mojito)
Chiara Parenti
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
pag. 319
10.00 euro copertina flessibile, 2.99 Kindle

sabato 5 giugno 2021

Come uccidono le brave ragazze (H. Jackson)

Una storia di persone, e delle loro differenti sfumature di disperazione, che si scontrano le une con le altre. 

Questa è la storia narrata nel libro Come uccidono le brave ragazze che, lo ammetto, appena uscito avevo snobbato senza troppi complimenti. Non perché non mi piacesse il genere, non perché avessi letto qualche cosa di sgradito in merito quanto perché, come spesso mi capita, quando nuove uscite sono eccessivamente sovraesposte non mi attirano affatto. Anzi, al contrario, non le prendo proprio in considerazione se non dopo parecchio tempo, quando non sono più letture di moda.

Mi sono trovata tra le mani una storia originale, scritta in modo originale e capace di coinvolgermi fino agli ultimi colpi di scena.

Siamo nell'aprile del 2012 quando una delle ragazze più popolari della scuola scompare. Andie Bell, questo è il suo nome, viene dichiarata morta ma il suo corpo non è mai stato rinvenuto. Il colpevole è stato individuato in Sal Singh, un compagno di scuola e amico della vittima che, però, non ha potuto difendersi da tale accusa visto che è stato trovato morto, suicida, qualche giorno dopo la scomparsa della ragazza. Considerare Sal colpevole è la soluzione che tutti cercano. Caso chiuso.

Ma Pippa Fitz-Amobi, ora diciassettenne e dodicenne all'epoca della scomparsa, non è affatto convinta che le cose siano andate così e per un progetto scolastico di fine anno sceglie di relazionare proprio in merito al caso della morte di Andie e Sal. La sua non sarà una mera relazione dei fatti così come sono stati fino ad ora dati per consolidati: Pip ha intenzione di portare avanti delle vere e proprie indagini e di fare chiarezza in un caso che, per lei, non è affatto chiuso.

Una ragazzina, una studentessa, può forse arrivare a delle verità che nessuno ha portato a galla? Di quali strumenti dispone? Sicuramente della sua tenacia, della sua testardaggine e della sua intelligenza oltre che della convinzione che qualche cosa non quadra. Il suo lavoro si presenta fin da subito impegnativo: un lavoro che riesce ad affrontare con fiducia grazie anche alla collaborazione di Ravi, fratello di Sal.

Se, come lei crede, Sal non è il colpevole vuol dire che a Little Kilton c'è un assassino che gira indisturbato per i negozi, per le strade... E ben presto Pip si renderà conto che è proprio così visto che le sue indagini fanno luce su situazioni che mai avrebbe immaginato potessero venire a galla. 

Little Kilton mostra di avere dei misteri, degli scheletri nascosti in parecchi armadi e domande irrisolte che a nessuno fa comodo ascoltare. Il progetto che Pip e Ravi portano avanti ben presto metterà la ragazza, i suoi amici e la sua famiglia in pericolo e, a ben guardare, gli esiti delle sue ricerche cambieranno molte vite e non tutte in meglio.

L'originalità che mi è subito balzata agli occhi è stata quella di portare avanti le indagini sollevando un'obiezione dietro l'altra, lavorando su ipotesi, facendo e facendosi un sacco di domande. Per gran parte del libro si ha a che fare con mere congetture ma ben presto iniziano ad arrivare dei punti fermi che porteranno Pip a realizzare quanto pericoloso sia il suo incarico.

Ciò che mi ha un po' fatto storcere il naso sono stati alcuni aspetti secondo me un po' forzati: una diciassettenne che per una ricerca scolastica riesce ad arrivare dove nessuno, forze dell'ordine comprese, ha nemmeno tentato di arrivare, con metodi che lasciano anche un po' a desiderare (tipo fare foto di notte con cellulare a una buona distanza e riuscire ad utilizzarle per ricattare i protagonisti dello scatto che, a quanto pare, si vedevano proprio nitidamente.... io con telefoni ben più moderni di quelli che potevano stare in circolazione qualche anno fa se poco poco ci provo mi trovo tra le mani delle macchie nere e niente più) ma che, nell'insieme, ci possono stare. Si tratta pur sempre di un romanzo di fantasia!

Oltre al caso di cronaca nera emergono anche aspetti che fanno riflettere come la solidità di un rapporto d'amicizia, i tanti segreti che ognuno nasconde in modo più o meno efficace, i misteri che in un ambiente che si ritiene familiare (come può essere una cerchia di amici o un piccolo centro cittadino) si celano dietro ogni angolo.

Inevitabile qualche domanda: cosa si è disposti a fare per difendere la memoria di un ragazzo accusato con troppa facilità e liberarlo da un peso che ancora attanaglia i familiari, anche dopo cinque anni dalla sua morte? Si può dire di conoscere a fondo le persone con le quali si condividono esperienze, avventura, emozioni? Per quanto tempo si può mantenere la maschera che ci si è cuciti addosso? 

Ho letto questo libro con piacere. Terribile storia ma impalcatura del romanzo ben imbastita, fluidità di narrazione, colpi di scena. Lettura promossa.
***
Come uccidono le brave ragazze
Holly Jackson
Rizzoli editore
464 pagine
17.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

martedì 12 gennaio 2021

Sbirre (M. Carlotto, G. De Cataldo, M. De Giovanni)

Non amo i racconti. Preferisco storie più strutturate. 

Devo ammettere, però, che ci sono racconti e racconti. Con Sbirre ho incontrato tre diverse penne - quella di Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni - che non mi hanno affatto rimpiangere di aver scelto di leggere dei racconti.

Ho incontrato tre donne. Tre poliziotte. Tre vite diverse ma accomunate dal fatto di aver preso dei sentieri diversi dalla strada maestra, quella che il loro essere poliziotte aveva posto loro davanti. 

Sono donne determinate, che sanno il fatto loro, abili nel loro mestiere, stimate e ben considerate. 

Alba, Anna e Sara sono, però, delle creature "di confine", che si trovano ai margini di un'esistenza retta, quella che si sono disegnate addosso scegliendo le rispettive carriere. Sono donne diverse tra loro ma molto più simili di quanto ognuna di loro potrebbe pensare, se solo avessero l'occasione di conoscersi. Se solo le loro vite si potessero anche solo sfiorare.

Anna Santarossa - frutto della penna di Massimo Carlotto nel racconto Senza sapere quando - ha una doppia vita: poliziotto, è vero, ma anche informatore per la mafia russa. E' una moglie ma anche un'amante. Due aspetti, quello professionale e quello personale, che si intrecciano e che si scontrano con la necessità di fare giustizia in un mondo - quello della mafia russa - che non risparmia violenze di nessun genere. Cammina su una delicatissima linea di confine, incontra persone che le cambiano letteralmente la vita e fa la sua scelta: una scelta che non la riporta sulla strada maestra ma la porta altrove.

Alba Doria - frutto della penna di Giancarlo De Cataldo nel racconto La triade oscura - si trova davanti ad un caso che viene chiuso in fretta: doppio omicidio e suicidio. Fine. Ma lei è una persona attenta, che studia i dettagli e che vuole arrivare fino in fondo: vede ciò che gli altri non vedono, scava anche dove la terra sembra compatta e scopre ciò che gli altri preferiscono ignorare. Si trova, così, alle prese con una community on line in cui l'odio è il filo conduttore e trova, in questo contesto, non solo il modo per arrivare ai colpevoli ma anche di porre in essere la sua personalissima vendetta.

Sara Morozzi - frutto della penna di Maurizio De Giovanni nel racconto Sara che aspetta - è una mia conoscenza visto che dei tre autori De Giovanni è quello che conosco meglio e del quale ho letto quasi tutto. Conosco Sara. Conosco i suoi trascorsi, le sue paure, le sue convinzioni. Sara si trova alle prese con un caso che la tocca molto da vicino. O meglio, per lei, che è in pensione, non sarebbe un caso dal punto di vista professionale ma lo è dal punto di vista personale visto che riguarda la morte di suo figlio. Quel figlio con cui ha perso i contatti venti anni prima quando scelse di lasciare la sua famiglia (il ragazzino aveva sette anni) per amore.

Sono tre personaggi che si muovono in diverse zone d'Italia, accomunati dalla necessità di vendicarsi. Ognuna a modo proprio. Ognuna con le proprie motivazioni. Ognuna consapevole di ciò che sta facendo. C'è chi deve scappare. Chi rincorre. Chi osserva.

Se dovessi stilare una classifica di gradimento metterei al primo posto la storia di Sara (anche se, come accennavo, non mi è nuova) perché amo lo stile di De Giovanni, delicato e potente allo stesso tempo. Non volgare, mai, anche quando la situazione lo potrebbe richiedere. Mai sopra le righe. 

Poi metterei la storia di Anna: devo ammettere che lo stile di Carlotto (di cui non ho letto niente) mi incuriosisce e andrò a cercare altro di suo.

In coda - ma senza che ciò abbia valore dispregiativo - metto la storia di Alba: diverso lo stile ma comunque efficace.

Questo libro mi ha dimostrato che sono le penne a fare la differenza. C'è chi riesce a trasmettere molto con poche pagine (e non è facile!) e chi invece no. Un discorso che, alla fine, si applica ai libri in generale, non solo ai racconti... non sto dicendo niente di nuovo!

Letto con piacere, personaggi che mi hanno colpita soprattutto per il contesto e per le modalità in cui si sono trovati a districarsi, vorrei conoscere meglio tutte loro. Sara a parte. La conosco molto bene.
***
Sbirre
Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni
Rizzoli editore
220 pagine
18.50 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

domenica 3 gennaio 2021

La lunga discesa (J. Reynolds)

Aspettava da tempo di essere letto e ieri è arrivato il suo momento. La lunga discesa è un libro che si legge in fretta ma non perché sia una storia semplice o superficiale. E' lo stile di scrittura che ne rende agevole la letture: l'autore è decisamente originale nel proporre pensieri efficaci ma scarni, diretti, essenziali, senza perdersi in descrizioni superflue e senza usare quel belletto stilistico che qui, in questa storia, proprio non serve.

Shawn, il fratello maggiore di Will, è morto. Gli hanno sparato. Will prova una tristezza così grande da non poterla spiegare ma sa bene che nel suo quartiere esistono delle regole ben precise: 1-  non piangere 2 - non fare la spia 3 - se qualcuno che ami viene ammazzatto trova la persona che lo ha ammazzato e ammazzala.
Shawn bazzicava in un ambiente particolare, in un quartiere in cui la droga si spaccia in ogni angolo e dove le vendette sono il pane quotidiano. Ma era un bravo fratello e Will gli era molto attaccato. Cresciuti insieme, i due ragazzini si sono scontrati in fretta con una vita che non ha fatto loro nessuno sconto. Orfani di padre, la loro vita è stata segnata da una serie di perdite violente delle quali, a ben pensare, Will ha quasi perso memoria, tanto era piccolo all'epoca. Questa volta no. La morte di Shawn brucia talmente tanto da imporgli un scelta: seguire le regole una ad una. 
 
Non piange. No, non lo fa. Quella lacrima che tenta di scendere viene ricacciata puntualmente indietro con una forza ed un coraggio che Will non credeva nemmeno di avere.
 
Non fa la spia: è convinto di sapere chi sia il colpevole ma quando viene interrogato non apre bocca.
 
E' pronto a vendicarsi. A lui tocca vendicare la morte di suo fratello, a nessun altro.
 
Dal momento in cui sale in ascensore per scendere verso il piano terra e fare la sua strada, con la pistola di suo fratello infilata nei pantaloni, accade ciò che non avrebbe mai potuto immaginare.
All'interno dell'ascensore salgono diverse persone che hanno fatto parte della sua vita e che, parlando con lui in modo piuttosto diretto, non sono gli fanno tornare alla mente ricordi oramai sepolti ma lo fanno riflette su ciò che si appresta a fare.
 
Chi si appresta a leggere questo libro non sa a cosa va incontro. Questo, almeno, è capitato a me. Uno stile molto particolare, strano all'inizio ma perfettamente efficace: questo caratterizza una narrazione serrata, concentrata in un arco temporale molto breve e capace di trasmettere l'inquietudine, le paure, le convinzioni, le aspettative di un ragazzino (Will ha 15 anni) che si trova ad affrontare una vicenda più grande di lui e rispetto alla quale non avrebbe mai immaginato di porsi in quel modo.
 
Will scopre che la vendetta non porta lontano. Anzi, spesso porta alla fossa.
Scopre che non tutto ciò che negli anni gli è stato raccontato era vero, soprattutto in merito alla morte di suo padre.
Scopre che non si possono avere certezze e che questo può portare a compiere dei grandissimi ed irrimediabili errori. 
Il tutto in un breve arco di tempo che sembra dilatarsi all'infinito. 

Per il momento è uno dei libri più originali che abbia mai letto. 
Il finale è molto particolare e lascia spazio all'interpretazione. Io, almeno, l'ho visto così.
***
La lunga discesa
Jason Reynolds
Rizzoli editore
315 pagine
17.00 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

venerdì 6 novembre 2020

Il miracolo delle piccole cose (Madre Teresa di Calcutta - a cura di Padre Brian Kolokiejchuk)

Quella che ho avuto tra le mani è una biografia scritta in modo particolare. 
Padre Brian Kolokiejchuk, postulatore della canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta e direttore del Centro Madre Teresa percorre le tappe salienti della Santa con testimonianze concrete.

Non propone una cronologia con tanto di date, il passare delle quali rende l'idea del trascorrere del tempo nella sua vita ma propone tante piccole testimonianze estrapolate dalla quotidianità, che hanno avuto per protagonista Madre Teresa, e che - loro sì - segnano l'esistenza di una donna che è vissuta vicino agli ultimi.

Diciamolo subito: è un libro di chiaro taglio religioso e non potrebbe essere altrimenti. E' un aspetto, questo, che emerge con chiarezza fin dalle prime pagine (non potrebbe essere altrimenti) e sottolineato alla fine di ogni capitolo dalla presenza di spunti di riflessione e preghiere.

Santa Teresa ha fatto dell'amore per Gesù un concreto impegno: quello di essere vicina ai poveri, agli ultimi senza mai rinviare a domani. 

E' questo l'aspetto che più colpisce di tutto il racconto: il voler intervenire senza mai rinviare a domani, perchè domani quell'affamato potrebbe non esserci più. Non ha mai delegato agli altri ma si è impegnata in prima persona. Nelle sue parole, nei suoi racconti, non si trovano spiegazioni elaborate del significato della misericordia ma la ricca eredità di una spiritiualità della misericordia e della compassione vissuta in persona e concretizzata nell'impegno verso gli altri.

Senza esitazioni, senza mai tirarsi indietro nemmeno davanti ai potenti del mondo, senza parlare troppo ma facendo qualche cosa di concreto: quella donna piccina, dal viso rugoso ha dimostrato una forza senza misura, di quelle che non guardano agli ostacoli ma allo scopo finale. Fare del bene, aiutare chi ha bisogno, tradurre l'amore in azione concreta subito.

Il libro alterna racconti di Padre Brian a pensieri della stessa Santa. Una donna che è un esempio: per lei tutto aveva inizio nella preghiera, nel suo rapporto con Dio, nel permettere al suo sguardo misericordioso di penetrare le profondità del suo cuore. E, dopo aver incontrato questo sguardo nella preghiera e nella contemplazione, lo ha indirizzato verso gli altri. Con semplicità, senza cercare mai le luci della ribalta ma in modo efficace. 

Oggi, non domani.

Una testimone di misericordia. Ecco cosa viene raccontato in questa biografia. Viene narrata un storia di misericordia fatta persona. In lei.
***
Il miracolo delle piccole cose
Madre Teresa, a cura di Padre Brian Kolokiejchuk
Rizzoli
pag. 302
19.00 euro copertina rigida - 9.90 euro kindle

domenica 24 maggio 2020

Una lettera per Sara (M. De Giovanni)

Sara già mi manca. 
Sapevo che sarebbe andata così. 
Avrei dovuto centellinare le pagine, leggere lentamente, prendermi magari anche una pausa ogni tanto ma non ce l'ho fatta e mi sono bastati pochi giorni per vivere con lei, frutto della fantasia e della penna di Maurizio De Giovanni, la sua nuova avventura. 

Una lettera per Sara è l'ultimo libro, in ordine di tempo, che narra le avventure di Sara Morozzi. 
Una donna invisibile, di quelle che passano inosservate, che non hanno bisogno di apparire per essere. E' una donna attenta, Sara, capace di dare un significato al tic improvviso di un occhio, alla mano che si stringe impercettibilmente in pugno, alle spalla che si curvano, agli occhi che guizzano da una parte all'altra... dettagli che Sara nota nei suoi interlocutori e dai quale trae informazioni che nessun altro immaginerebbe di trarre.

E' questa la sua abilità. Un'abilità che le permette di essere la migliore nel suo campo.
Sara va a caccia dei colpevoli e cerca giustizia.
A modo suo, però.
Sara non è una poliziotta. 
E' una giustiziera.
E' una donna invisibile. 
Sa come passare inosservata e non avrebbe alcun interesse per la vita se non fosse per il piccolo Massimiliano che, da poco, è entrato a far parte della sua esistenza.
Sara è una nonna e quel piccolo batuffolo di tenerezza le restituisce un po' di quel calore che ha perso nel tempo. 
Calore che ha perso quando ha abbandonato suo figlio Giorgio, da bambino, per seguire il suo amore.
Calore che ha perso quando è morto Massimiliano, il suo compagno.
Sara si trova, senza volerlo, a fare i conti con un passato che bussa improvvisamente alla sua porta.
Bussa alla sua porta in modo indiretto, a dire il vero, con un caso singolare arrivato al cospetto di quell'ispettore un po' impacciato che risponde al nome di Davide Pardo che si trova, anche lui, a fare i conti con una persona arrivata dal suo passato per la quale si mette al lavoro, volente o nolente. 

Si tratta del vice commissario Angelo Fusco: oramai in fin di vita per l'incedere spedito di una malattia che non fa sconti, l'uomo cerca risposte in merito alla morte di sua sorella, trent'anni prima. E chiede aiuto a Pardo per poter arrivare ad un detenuto, anch'egli con i giorni contati, che ha chiesto di lui. Le cose non vanno come Fusco sperava e la situazione sembra degenerare fino a che Pardo, con l'aiuto di Sara e di Viola (la compagna del figlio scomparso di Sara) cercano di fare chiarezza scavando nel passato. 
Ma se, da una parte, iniziano ad emergere nomi e situazioni che sambrava non avessero lasciato traccia alcuna, per Sara il coinvolgimento sarà molto più personale di quanto chiunque altro possa immaginare visto che i vari tasselli che si vanno via via mettendo insieme sembrano coinvolgere l'uomo che lei ha amato, quello che credeva di conoscere e nei confronti del quale inizia ad alimentarsi qualche dubbio.

E' quel passato che torna a chiedere il conto a motivare, più che tutto il resto, Sara. Con i suoi modi discreti ma decisi, con la sua capacità di mantenere il controllo senza perdere d'occhio nessun dettaglio, Sara torna a coinvolgere il lettore che pian piano comprende la situazione ma che, sul finale, resta decisamente spiazzato.

Eh sì... perchè De Giovanni riserva una sorpresa sul finale!

In questo terzo capitolo della storia di Sara emergono valori forti come l'amicizia, l'amore inteso in modo ampio e sempre incondizionato ma anche fiducia, la stima, i rapporti tra le persone, insomma. Credo che sia questo ciò di cui si parli, tra le righe, in questo romanzo: i legami, forti o meno forti, ma pur sempre legami... a volte si spezzano, a volte si consolidano, a volte sono sottili e fragili altre volte hanno radici profonde, altre volte ancora si basano su delicate verità o impensabili bugie ma sempre, ogni volta, lasciano qualcosa.
Anche dei sospesi, a volte.
E Sara lo sa bene, oramai!

Ps. la lettera del titolo non è indirizzata a lei ma le sconvolge la vita, più di quanto si possa immaginare.
***
Una lettera per Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli Editore
350 pagine
10.99 Kindle - 19.00 euro copertina flessibile

domenica 2 febbraio 2020

Vedova per un anno (J. Irving)

La lettura del libro Vedova per un anno è andata avanti a due, anzi a tre velocità.
Spedita, molto spedita, nella prima parte per rallentare drasticamente verso la metà e riprendere poi ritmo verso la fine fino (e spunta la quarta velocità) all'accelerazione finale. 

Una saga familiare, quella proposta da Irving, che mi ha catturata anche nelle parti che mi sono sembrate più lente. E' una storia romantica, erotica (è stata la parte ambientata nei quartieri a luci rosse di Amsterdam che mi ha annoiata un po') ma anche divertente e drammatica.

Ruth Cole ha appena quattro anni quando scopre sua madre Marion a letto con un giovane amante.
"Non piangere tesoro - si sente dire - siamo soltanto Eddie ed io".

Marion e Ted, suo marito, sono divorziati: lui è uno scrittore che ama raccontare storie alla sua piccina. Lei non riesce a superare la sofferenza legata alla perdita dei suoi primi due figli, morti troppo presto in un incidente stradale, e non riesce nemmeno ad amare Ruth come vorrebbe. 
Eddie è un giovane assunto da Ted come assistente nel suo lavoro di scrittore ma si troverà a fare tutt'altro arrivando ad amare perdutamente quella donna matura che gli resterà dentro per sempre. Anche quando se ne andrà, lasciando il suo giovane amante e la sua bambina, schiacciata sotto al peso di una sofferenza che le toglie l'aria e che rischia di riversarsi anche sulle persone che ama.

L'autore racconta le vicende dei protagonisti intrecciando, ad arte, storie, vite e personaggi fino a stupire il lettore. Tutto ciò che sembra superfluo nella narrazione - perchè in diversi passaggi ho avuto questa impressione - è invece importante per gli sviluppi futuri, fino ad arrivare all'epilogo.

La storia si struttura seguendo la crescita di Ruth: la troviamo bambina, poi adulta per arrivare alla sua realizzazione nella professione che ama fino ad arrivare alla sua maturità.

Ruth sente, da sempre, la mancanza di sua madre e vive un rapporto conflittuale con un padre che ha sempre dato più importanza alle tante donne che sono passate per il suo letto che a tutto il resto.

La parte più divertente della storia è quella che riguarda proprio lui, Ted, alle prese con una delle sue tante fiamma che si dimostra un osso più duro del previsto nel momento in cui lui intende lasciarle.
Scene divertenti che nascondono, però, l'ironia di una vita costruita sul niente. 

Il personaggio che ho amato di più è quello di Eddie. In lui ho letto l'amore. Un amore vero, reale, profondo, capace di andare oltre i confini del tempo e dello spazio. Ha sempre privilegiato donne mature, anche quando la loro maturità diventava sinonimo di senilità, ma nel suo cuore c'è stato posto solo per lei, per Marion.
Vive una storia d'amore molto particolare ma con un'intensità che mi ha commossa.

Ruth, invece, pur essendo la protagonista principale, mi è piaciuta meno. Mi è arrivata con minore intensità di quanto non l'abbia fatto Eddie. Non ho condiviso alcune sue scelte ma l'ho ammirata per la grinta che ha messo nel perseguire il suo sogno dal punto di vista professionale. 

I continui riferimenti erotici mi sono sembrati a volte un po' ridondanti ma, a lettura conclusa, mi sono invece resa conto che sono stati dei momenti importanti - in un modo o nell'altro - delle vite dei protagonisti e il libro sarebbe stato decisamente meno efficace senza. A partire dalla scena iniziale. 

Vedova per un anno è un romanzo complesso, ben costruito intrecciando tempi importanti come l'abbandono, l'assenza, l'amore, la passione, il dolore, la perdita.

La vicenda che mi ha maggiormente emozionata è legata al racconto di come sono morti i due giovani fratelli di Ruth. E mi sono detta, ancora più di quanto non l'avessi fatto in altre circostanze, come possa una madre sopravvivere alla morte dei suoi figli!!! Credo che sia un dolore pulsante, perennemente pulsante nel cuore e nell'anima di una donna... e questo mi ha fatto capire le ragioni di Marion (pur non condividendone le scelte)..

Inizialmente mi sono anche interrogata sul perchè di una copertina che non riuscivo proprio a capire. Ma posso dire che mai copertina fu più azzeccata! Non dico altro per non togliere il gusto della lettura.

Giusto finale, giusta conclusione. 
Stile fluido ed efficace. Dettagliato, anche troppo a volte, ma efficace.
Bel libro.
***
Vedova per un anno
John Irving
Rizzoli Editore
538 pagine
17.46 euro (nella mia edizione è scritto anche il prezzo in lire, 34.000)

lunedì 1 aprile 2019

Casi umani (S. Lucarelli)

Non guardo molto la tv per cui so pochissimo di Selvaggia Lucarelli in quanto commentatrice, opinionista o qualsiasi altra cosa faccia. Anche come blogger ammetto di non averla mai seguita così come non seguo il suo profilo Instagram o altro.
So che molti le danno addosso, che c'è chi non la sopporta ma anche che ha un gran numero di estimatori che apprezzano il suo modo di parlare schietto e diretto, senza peli sulla lingua.

Quello che so per certo, però, è che nel leggere il suo primo libro mi sono divertita un sacco e che ho voluto ripetere l'esperienza leggendo anche Casi umani, che avevo acquistato tempo fa ma era rimasto ad ammiccare dalla mensola dei libri in attesa di essere letti.

Selvaggia racconta storie che sembrano davvero impossibili. O meglio, sono storie che ti fanno dire "...no, dai... ma non è possibile!". Quelle storie, come lei stessa dice, che se non avesse avuto testimoni nel mentre accadevano nessuno avrebbe potuto considerare come vere.
Sono storie avute con uomini che ha incontrato dopo essere stata lasciata dall'uomo che amava e che le ha lasciato un vuoto nel quale ha tentato di posizionare qualcun altro, confidando ogni volta che fosse la volta buona.

Bhè, diciamolo subito, la volta buona la Lucarelli non la racconta. Magari non lo aveva ancora incontrato, io questo non lo so. Fatto sta che non racconta nulla dell'attuale fidanzato per cui chi volesse avere notizie sul rapporto che ha attualmente in piedi dovrà accontentarsi dei gossip di Barbara D'Urso o poco più. 
Chi, invece, volesse passare qualche ora con una lettura non impegnativa - ma divertente - tra le mani allora può farci un pensierino.

Selvaggia racconta delle storie con uomini piuttosto diversi tra loro ma tutti considerati casi umani per un motivo o per l'altro e lo fa con la solita ironia, anche con una sana autocritica - ho apprezzato il suo modo di pensare a se stessa in termini critici in più di un passaggio - e senza risparmiarsi niente.  

Il formato del libro non è ingombrante per cui ho potuto portarlo con me ovunque, in borsa, ed ammetto di averlo letto in poche ore.

Il suo stile è discorsivo, descrittivo (rende perfettamente l'idea del tipo che, di volta in volta, ha davanti) ma anche con dei dialoghi spassosi pur nella loro tragicità, senza fronzoli ma irriverente, divertente, capace di strappare una risata sia per ciò che viene raccontato che per il modo con cui ciò avviene.

Il caso umano che mi ha divertita più di tutti in assoluto è stato il fashion blogger! Uno spasso, davvero. Un tipo davvero da conoscere! 
Di altissimo livello culturale, molto acuto, intuitivo, sensibile, disinteressato al fatto che lei fosse un personaggio dello spettacolo, uno con cui parlare per ore ed ore senza stancarsi mai? 
Proprio no, l'esatto contrario. 
Lui è l'influencer per eccellenza (questo sostiene) e si comporta di conseguenza. Serata più che imbarazzante e racconto davvero divertente.

E poi Donato: il tipo che non ha scelto Selvaggia ma l'ha letteralmente selezionata, sulla base di precisi parametri e precise caratteristiche. Un tipo con le idee ben chiare in testa che, secondo me, ci aveva anche visto giusto nello scegliere la sua preda. Non posso dire altro, altrimenti che divertimento ci sarebbe per chi non l'ha letto?

Simpaticissima anche la storia con Foglio Excel che già dall'appellativo mostra bene il suo carattere: il classico tirchio! E quando arriva il momento di seppellire suo padre bhè... dà il meglio di sé! 

Greg il cantante fuori di testa è quello con cui non avrei mai immaginato che una tipa come la Lucarelli avrebbe accettato di passare del tempo e poi una inaspettata proposta indecente passando per la storia che mi è piaciuta meno, quella che mi ha fatto meno sorridere e che mi ha catturata meno delle altre: è la storia con Gianluca. Bello, palestrato e dal mestiere misterioso... L'epilogo mi è sembrato molto prevedibile. 
In ogni caso, ripensando al fatto che - comunque - si tratta di tutte storie nelle quali la Lucarelli si è imbattuta davvero, anche la vicenda più prevedibile ha dell'assurdo.

Per concludere la carrellata dei casi umani, non avrei immaginato che anche lei cascasse nel tranello dell'uomo fidanzato, prossimo al matrimonio, che promette mari e monti per restare poi al suo posto, come se niente fosse.

Perchè leggere un libro di questo tipo? 
Secondo il mio parere, oltre che per farsi quattro risate e passare del tempo con una lettura non impegnativa, credo che possa essere utile per tutte quelle donne che ritengono di essere loro le sbagliate, che non riescono a trovare l'uomo giusto e se ne fanno una colpa ma anche per quelle che cercano un uomo a tutti i costi. Ebbene, per tutte loro conoscere storie così strampalate accadute ad una donna che, comunque, sa il fatto suo, è segno di quanto una donna innamorata sia tale anche se è un personaggio dello spettacolo, anche se è bella e famosa. Una donna innamorata vede solo ciò che vuole vedere, sente solo ciò che vuole sentire e non è detto che sia colpa sua se le cose non vanno. Magari si è imbattuta anche lei in qualche caso umano ma non lo sa.

Credo anche - parere personale, ovviamente - che le strane storie di Selvaggia insegnino a non accontentarsi di una storia che non funziona solo perchè si teme che possa essere l'ultima o perchè, magari, ci si sente profondamente sole dopo un abbandono. 

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro di una Casa Editrice maggiore.
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Casi umani
Selvaggia Lucarelli
Rizzoli Editore
218 pagine
18.00 euro

martedì 25 settembre 2018

Fra me e te (M. Erba)

Edoardo e Chiara sono due adolescenti che frequentano la stessa scuola. Si saranno forse incontrati qualche volta all'uscita o nei momenti d'intervallo ma non hanno nulla a che fare l'uno con l'altra.

Lui è arrabbiato, molto arrabbiato. E' arrabbiato con il mondo, con tutto ciò che lo circonda. Odia la sua città, non sopporta sua madre che - a suo dire - è una nullità ed è colpevole di aver fatto allontanare suo padre, odia i suo insegnanti che non sanno nulla di lui e che lo vedono come un bravo ragazzo, con buoni voti, buon comportamento senza mai interessarsi davvero alla sua persona, odia la malattia che sta consumando suo padre un giorno dopo l'altro.
Ma più di tutti Edoardo odia gli stranieri. 
In particolare, odia i cinesi da quando a dei cinesi attribuisce il fallimento del negozio di famiglia a seguito del quale suo padre si è ammalato e si è ridotto su un letto d'ospedale.

E quando in classe arriva proprio un ragazzino cinese, Yong, che si piazza accanto al suo banco, in Edo scatta una molla che fa venir fuori tutto il disagio che ha accumulato nel tempo, tutta la rabbia tenuta faticosamente a bada. Edoardo si scopre ribelle, capace di compiere gesti che non gli appartengono e che sono lontani anni luce da quel bravo ragazzo. Eppure, si sente forte più che mai, si sente un guerriero pronto a tutto, con una certa soddisfazione.

Chiara è una ragazza molto brava. Una ragazza modello non solo a scuola che, però, si sente sola, distante da quelle ragazze dietro alle quali i maschi sbavano. 
Non è il suo mondo, quello che guarda, ammirata, da lontano. 
Si sente un bruco che, prima o poi, spiccherà il volo nelle vesti di una splendida farfalla. Quel momento arriva molto in fretta quando, grazie a Facebook che facilita i rapporti ed agevola le conoscenze, per lei si apre un mondo diverso fatto di trucco pesante agli occhi, abiti nuovi e nuove compagnie così come nuove abitudini. Vive con suo padre dopo che sua madre è morta quando lei era piccola. Ma la nuova Chiara con quel padre non riesce più a relazionarsi: ora ha un ragazzo che le fa girare la testa e pazienza se a suo padre non piace o se la sua migliore amica la mette in guardia! Eric è tenero, affettuoso, ha occhi solo per lei. E' un gran bravo ragazzo, anche se le persone a lei più vicine le dicono il contrario. 
Sono tutti invidiosi! 
Meglio lasciarli stare!

Le vite di Edoardo e Chiara si sfiorano in alcuni momenti per poi incrociarsi in modo definitivo. E lo fanno in un percorso fatto di sofferenza, di difficoltà, di delusioni, di violenza, di perdono. Entrambi i personaggi - che poi sono le due voci narranti (anche se in alcuni capitoli si alterna più volte la voce narrante maschile) - vivono una profonda crisi esistenziale che nel caso di Edoardo si manifesta con comportamenti violenti che snaturano la sua figura di ragazzo perbene mente nel caso di Chiara appaiono come momenti di disinibizione che, però, non le appartengono.

Con Fra me e te l'autore - insegnante di italiano e latino in un liceo del milanese oltre che giornalista -  scatta una fotografia di quel periodo, l'adolescenza, in cui i giovani si trovano davanti a contraddizioni, a dubbi, all'incapacità di capire quale sia il loro posto del mondo. 
Sia Edo che Chiara indossano delle maschere. Vogliono essere accettati in un ambiente che, fino a poco prima, non li vedeva neanche. E ad un certo punto realizzano che questa maschera non è poi così difficile da indossare. Anzi, ci si toglie anche qualche bella soddisfazione!

L'autore tocca un tema delicato come il razzismo e lo fa senza concedere sconti. 
In questo contesto secondo il mio parere spicca la figura di Yong. Quel ragazzino arrivato da lontano che sembra la preda ideale per i bulli di turno, quel muso giallo che pretende pure di salutare ed essere simpatico alla classe! E' lui il personaggio chiave del racconto ed è anche colui che ho preferito anche se i protagonisti sono Edoardo e Chiara.
Yong è un ragazzo molto intelligente, parla molto bene italiano, viene da una famiglia di lavoratori regolari ed onesti che vive da anni in Italia, gioca molto bene a calcio e dimostra di essere altruista oltre che gioviale e pronto a mettere il bene di un amico prima del suo. Darà una bella lezione ad Edoardo e non solo a lui.

Amico: ma come si permette di pronunciare quella parola! 
Vorrà mica pretendere, quel muso giallo, di essere considerato amico di qualcuno!

Checché Edoardo ne dica, sarà proprio quel ragazzino, quell'amico, la chiave di volta.

La narrazione è fluida, il racconto scorrevole anche se molto forte in alcuni passaggi soprattutto considerato che è un libro per ragazzi. In biblioteca, dove l'ho preso in prestito attirata dalla copertina e nel tentativo di valutare se fosse adatto a mia figlia (che di anni ne ha tredici) hanno apposto un'etichetta con su scritto +16 anni e credo che sia più che giusto. 

L'autore non usa filtri, non fa sconti a nessuno. Quando racconta comportamenti razzisti, bullismo in seno all'ambiente scolastico lo fa senza romanzare più di tanto. Perchè, purtroppo, quello che viene raccontato è ciò che troppo spesso capita nelle nostre scuole, nelle vie delle nostre città, tra i vicoli dei nostri quartieri.
Così come non usa filtri rosa nemmeno nel raccontare i fragili equilibri familiari, pronti a crollare come un castello di carte ad un solo balito di vento.

Mi ha molto ferita il modo in cui Edoardo si relaziona con sua madre. Da mamma, mi ha davvero colpita al cuore ed il solo pensiero che uno dei miei figli possa riservare a me, per un qualsiasi motivo, un trattamento del genere, mi ha gelato il sangue.
Fa riflettere, adolescenti e non solo!
 
Con questa lettura partecipo alla fase finale della della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle.
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compaiono un paio di scarponi ai piedi della ragazza ed anche alla Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio verde obiettivo 2.