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mercoledì 29 luglio 2026

La fabbrica dei corpi (P. Cornwell)

 

La protagonista mi piace sempre di più e, anche quando l’autrice decide di dare un po’ più di spazio a vicende personali, anche intime, che la riguardano, lo stile non scade e non viene meno la suspense che caratterizza la serie. Kay Scarpetta, è di lei che parlo.

Una donna che fa quasi paura per la sua freddezza – taglia a fette i cadaveri, per mestiere, e li analizza per arrivare alle cause della morte – ma che, stavolta, manifesta in modo più marcato il suo lato più fragile. Inizia a provare una certa insofferenza per gli ambienti che frequenta, per il lavoro che fa (anche se non perde in termini di professionalità e precisione oltre che di acume investigativo) manifestando anche preoccupazione per sua nipote, sempre più vicina a diventare parte di quel suo stesso mondo.

Questa volta Kay, l'agente Pete Marino e lo psicologo Benton Wesley hanno a che fare con l’omicidio di una bambina di undici anni in North Carolina. Un delitto inaccettabile, brutale e molto vicino, per caratteristiche, a quelli compiuti dal serial killer Temple Gault, ancora a piede libero.

Si indaga in diverse direzioni, si mettono le mani nel torbido fino ad arrivare ad un di ricerca sulla decomposizione dei cadaveri. La fabbrica dei corpi che troviamo nel titolo.

Le descrizioni sono sempre minuziose, l’autrice dimostra ancora una volta tutta la sua preparazione. Alle volte, lo ammetto, ho trovato tanti, troppi dettagli di carattere tecnico che mi hanno fatta un po’ perdere chiedendo uno sforzo di attenzione maggiore del solito. Ma ci sta. Dovizia di particolari da anatomopatologo, dettagli descritti alla perfezione che portano il lettore “dentro” la storia.  

Non mi aspettavo che gli sviluppi dell’indagine andassero nella direzione in cui effettivamente vanno ed ho temuto in più momenti per alcuni dei personaggi collaterali… compresa la nipote di Kay che, però, mi è sembrata una figura attorno alla quale stavolta si è calcata un po’ troppo la mano. È protagonista di vicende che mi sono sembrate poco verosimili e un po’ forzate… ma nel complesso la sua situazione non stona.

La serie è sempre più intrigante e l’arrivo di elementi che riguardano la vita della protagonista, inizialmente trattati quasi di sfuggita, mi intrigano ancora di più.

Oltre che le descrizioni degli ambienti, delle situazioni che riguardano le vittimi e delle scene dei delitti, molto efficaci sono anche le descrizioni delle personalità. Stavolta quella del colpevole mi ha anche fatto pensare a qualcuno che conosco, purtroppo.

Intendo andare avanti con la serie. E brava Patricia!

***

La fabbrica dei corpi

Patricia Cornwell

Mondadori Editore 

Pag. 358


lunedì 20 luglio 2026

Insolito e crudele (P. Cornwell)

 

Lei che ha sempre avuto la situazione sotto controllo, che non ha paura ad affrontare niente e nessuno, questa volta viene messa in discussione. Dal lato professionale, intendo. Kay Scarpetta nel quarto volume della serie viene presa di mira frontalmente e si trova a doversi difendere. Impegnata con la perizia di sempre nel suo lavoro, questa volta diventa protagonista in prima persona, non solo per le sue mansioni.

Il racconto si apre con la morte di Ronnie Joe Waddell , finito sulla sedia elettrica per un terribile delitto e il cui cadavere è in procinto di arrivare tra le mani della dottoressa Scarpetta che, però, viene coinvolta anche nell’autopsia di un ragazzino orribilmente mutilato la cui morte fa pensare, per le modalità con cui è stata indotta, al delitto per il quel Waddell è stato condannato a morte. Le due situazioni, però, non collimano perché alla morte del ragazzino, Waddell era già cadavere. Si accendono i riflettori, dunque, sull’effettiva identità di quel cadavere che è stato bruciato sulla sedia elettrica e iniziano le indagini e non saranno solo due i delitti. In questo groviglio di situazioni finisce Kay Scarpetta che viene addirittura additata come la prima delle sospettate e della quale viene minacciato sia il lato professionale che personale.

Mi è sembra assurdo, a dire il vero, che tutto sembrasse deporre verso di lei ma ho trovato comunque interessante questa scelta narrativa che offre una prospettiva diversa e, soprattutto, descrive un lato nuovo della dottoressa considerata fredda e calcolatrice.

Ciò che mi ha colpita maggiormente, però, è stato un altro aspetto: la scelta dell’autrice di mettere in secondo piano, questa volta più che mai, le vicende personali della protagonista. Perde una persona importante e quello che avrebbe potuto essere l’argomento portante di mezzo libro, viene invece proposto come se fosse qualche cosa di passaggio, un piccolo dettaglio che, a ben guardare, in effetti non lo è.

Noto ancora di più la differenza con autori che, invece, nel proporre personaggi seriali puntano molto sul legame affettivo che si crea tra lettore e figure centrali del racconto in modo da fidelizzare anche per via delle storie personali a prescindere da quelle professionali, legate al delitto di turno.

Leggerò anche il successivo.

 ***

Insolito e crudele

Patricia Cornwell

Pag. 384

Oscar Mondadori editore 


sabato 31 gennaio 2026

Le regole infrante (S. Gentilini)

 

All'interno di Villa delle Rose, Silvia Gentilini tesse una trama dove il confine tra cura e prigionia è sottilissimo. La clinica psichica nel Chianti diventa il teatro di una storia che non si limita al mistero, ma scava nelle dinamiche di potere e fragilità.
Rappresentare il disagio mentale è un esercizio di stile rischioso. L’autrice lo affronta con in modo misurato. Non calca la mano sugli aspetti più crudi (anche se il discorso delle dipendenze dai farmaci emerge in tutta la sua tragicità) ma evita anche ogni superficialità. Ne esce un ritratto umano, profondo e mai "gridato", che restituisce dignità ai pazienti che si trovano in quel posto non perché malati di mente, ma nel corpo. Perché dipendono da qualcosa.
Un aspetto curioso riguarda la protagonista. Per gran parte del libro ho faticato a inquadrare la sua età reale. O mi sono distratta io durante la lettura (e questo non sarebbe un buon segno perché vuol dire che qualche cosa è mancato nella trama, tanto da lasciare che mi perdessi un elemento così importante) eppure è stato volutamente omesso per rendere il personaggio quasi etereo… senza un tempo definito.
La trama è costruita su un crescendo di tensione che arriva ai livelli più alti nell’ultima parte della narrazione. Tuttavia, ho avvertito una piccola dissonanza logica riguardo alla gestione del controllo nella clinica. Ci sono dinamiche sotterranee (c’è chi riesce a procurare con facilità ciò che per forza di cose dovrebbe essere vietato) e intrusioni nella privacy dei pazienti che sollevano importanti dubbi.
Questo "buco" nella catena degli eventi mi ha lasciato con qualche interrogativo sulla coerenza del sistema di sorveglianza (palese o occulto che sia).
Il libro chiude con un ritmo serrato e un colpo di scena che ribalta le carte in tavola. Eppure, proprio nelle battute finali, resta sospesa un'ombra di incertezza. Il destino di uno dei personaggi chiave — colui che incarna la figura del controllo — non appare del tutto delineato, lasciando al lettore un'alea di dubbio che può risultare stimolante o, come nel mio caso, un po' spiazzante. Avrei voluto conoscerne la sorte in modo chiaro. Un noir psicologico intenso in un ambiente particolare, una morte misteriosa, la ricerca di un colpevole che non si scopre… e un finale che non spiega tutto ma lascia addosso una sottile inquietudine.

venerdì 21 marzo 2025

Portami a casa (S. Fitzek)

 

Arrivata all’ultima parola dell’ultima riga mi sono detta: ma qui sono tutti matti. Libro lontanissimo dall’essere credibile. Situazioni assurde. Un serpente che si morde la coda. Un’assurdità dopo l’altra. Tessere sparse ovunque che sembrano andare ognuna al loro posto salvo, poi, ritornare in una confusione tale da far perdere la testa.

Ero pronta a sconsigliare la lettura a persone sane di mente che volessero restare tali.

Poi sono arrivata alla post-fazione dell’autore e… alzo le mani!

Eh, sì perché, se la storia ha dell’assurdo, se la protagonista femminile mi ha fatto venire il nervoso per il suo modo di essere vittima sempre e comunque, se il colpo di scena finale mi ha fatto dire “….ma daiiiiiiiiii”, poi lui, l’autore, ci ha messo del suo.

L’autore – nella postfazione del libro - ammette di essere stato spesso criticato per la mancanza di realismo nei suoi romanzi. E io stessa, a quanto pare, glielo riconosco anche qui, in questa lettura. Ma lui si dice perfettamente consapevole del fatto che molti dei crimini che narra sono estremamente improbabili, prodotto esclusivo della sua immaginazione così come ammette di scrivere per intrattenere, non per descrivere nel dettaglio la vera sofferenza. Ammette di mettere con piacere i suoi personaggi in situazioni critiche, in difficoltà ma in situazioni inverosimili, immaginarie, anche difficili da ipotizzare come concrete e reali perché poi, nel concreto, il piacere di vedere persone in difficoltà scompare quando si passa alla realtà che non ritiene possa essere considerato un terreno fertile per l’intrattenimento legato al genere thriller.

Io devo dire che a tutto questo non avevo pensato. Leggo thriller da sempre e mai, nemmeno una volta, ho preso in considerazione questo punto di vista… l’ho fatto questa volta e devo dire che l’autore non ha tutti i torti.

Per questo, se trovo inverosimile che un servizio telefonico di aiuto a persone in difficoltà non possa attivare una qualsivoglia ricerca automatica del luogo da cui la persona chiama, se la nostra protagonista si trova a vivere situazioni assurde così come si trova appesa ad una telefonata in circostanze piuttosto inverosimili… se il protagonista che dovrebbe avere il compito di aiutarla non è poi ciò che sembra, se la storia si sfilaccia e se ne va in mille direzioni diverse… beh, nell’ottica di quanto detto dall’autore in coda al libro tutto ci sta.

Allora che dire?

Che siamo a Berlino, in una qualsiasi serata dopo le 22. Un uomo è al telefono in sostituzione di un amico che lavora per una linea telefonica che mira ad aiutare donne in difficoltà. Quelle che hanno paura a tornare a casa di notte, quelle che potrebbero aver bisogno di una voce amica prima di rientrare. Jules, questo il nome dell’uomo al telefono, parla con Klara. Non si capisce bene come mai quella donna abbia chiamato. Inizialmente. Poi si apre il sipario su una storia fatta di violenza, di torture, di sottomissione, di morte. Ed ha inizio un incubo. Per lei. Ma anche per lui.

Si tratta di un thriller psicologico ad altissima tensione dove tutto è il contrario di tutto. Chi è la vittima? Chi è il carnefice? Difficile da dire.

Quello che è certo è che molto gravita attorno alla violenza sulle donne, in particolare consumata tra le mura di casa. Tutto ruota attorno a ciò. Non vengono risparmiate scene piuttosto crude e violente, di questo bisogna essere consapevoli. Ed io ammetto anche che avrei voluto prendere a schiaffi quella donna che, seppur messa davanti ad un mostro, continuava ad amarlo e a tornare da lui… però questa mia non vuole essere un’osservazione giudicante, assolutamente. So che nella realtà non sono situazioni facili dalle quali venire fuori. E so anche che nel libro è tutto reso estremo (mi piace pensare così… anche se i fatti di cronaca troppo spesso dicono che la realtà può superare l’immaginazione, a volte).

In conclusione, se lo consiglio? Sì, a chi ha letto questi miei pensieri dall’inizio alla fine e voglia affrontare una lettura del genere con la consapevolezza di quello che troverà. Violenza, sangue, morte, tensione psicologica, tradimenti, follia, vendetta… ma tutto talmente estremizzato da essere palesemente esagerato e finto. Per scelta dell’autore.
***
Portami a casa
Sebastian Fitzek

Pag. 353
Fazi editore

domenica 12 gennaio 2025

Brave ragazze, cattivo sangue (Holly Jackson)

 

Quando si legge una trilogia è evidente che la storia del secondo volume sia collegata a quella del primo e, poi, al terzo. Io ho letto il primo libro della serie ed ammetto di aver fatto fatica a riportare alla mente come andarono le cose. Per questo, per evitare di dover fare i conti con i vuoti di memoria, è consigliabile leggere questo secondo volume senza far passare troppo tempo dalla lettura del primo. Allo stesso tempo, però, una volta ripresa confidenza con i nomi dei vari personaggi, la storia precedente pian piano torna alla mente – seppur a grandi linee – visto che nel parlare di una nuova avventura anche la storia precedente va avanti e, tra una novità e all’altra, vengono ricordati dettagli del passato che ora arrivano ad un nuovo compimento. Eh sì perché, se nel primo volume la protagonista Pippa Fitz-Amobi aveva risolto il mistero della morte di Andie Bell, ora colui che è stato individuato come colpevole è davanti ai giudici, per il processo nel quale si decide della sua colpevolezza.

Un pezzo di passato, dunque, che continua ad avere sviluppi ma anche, allo stesso tempo, una nuova indagine. Perché anche se Pippa aveva promesso di non mettersi mai più nei guai e di fare l’adolescente come tutti gli altri della sua età lasciando stare le investigazioni, ora una nuova vicenda sembra tirarla per i capelli dentro ad una nuova indagine. Il fratello del suo amico Connor è scomparso e la polizia non considera questa come un’emergenza attorno alla quale mobilitarsi. Cosa fare, se non mettersi ad indagare per conto proprio?

Pippa lo fa dando conto delle sue mosse in un podcast che va in onda con una certa regolarità per cui spiega passo passo ciò che accade e raccoglie anche le voci di chi potrebbe dare una mano…

Prima di tutto è necessario dire che le modalità seguite nel precedente libro, per l’investigazione, sono riproposte con la stessa tecnica narrativa. Pippa si pone un sacco di domande e lo fa a voce alta, rendendo così protagonista anche ogni lettore che riesce a seguire alla perfezione i suoi ragionamenti.

Va anche detto che si tratta di una storia molto moderna: si parla di dispositivi moderni, di social, si usano termini comuni tra i giovanissimi di oggi.

Detto questo, ho seguito con piacere le vicende. Si tratta di un thriller ma può essere letto tranquillamente visto che non vengono riportate descrizioni macabre o situazioni estremamente violente. Ci sono dei morti, è vero, ma non ci sono eccessi descrittivi.

Ammetto che è stata una lettura piacevole e credo che cercherò anche il terzo, in modo da far quadrare il cerchio.
***
Brave ragazze, cattivo sangue
Holly Jackson
Rizzoli Editore
pag. 540

sabato 25 maggio 2024

Il lato oscuro (L. Unger)

Due piani temporali, due punti di vista per una storia che mi ha piacevolmente colpita. Non che sia piacevole leggere di violenze su bambini o di omicidi, non intendo questo. Piacevole esperienza di lettura, questo volevo dire, per un crime che tiene alta, altissima l'attenzione e che colpisce ai fianchi il lettore che non si lasci andare a facili giudizi.

 

Il rischio è proprio questo: pensare di aver capito tutto troppo presto, come se tutto fosse già svelato e non ci sia da fare altro che seguire le indagini che porteranno a quella verità che il lettore conosce già dall'inizio.

Niente di più sbagliato... o, comunque, parzialmente esatto. Brava l'autrice a depistare, convincere e smentire tali convinzioni fino ad arrivare ad un colpo di scena che mai avrei potuto immaginare. 

La trama, in breve. 

Rain Winter è una sopravvissuta: rapita da un uomo all'età di dodici anni assieme ai suoi amici Tess ed Hank, oggi è una donna che si prende cura di sua figlia e che, per fare ciò, a consapevolmente messo da parte la sua carriera da giornalista. 

Tess, purtroppo, venne uccisa da quell'uomo.

Hank oggi è un medico che aiuta i bambini a superare i propri traumi.

Sono loro i protagonisti della storia, dall'inizio alla fine. Lo è Tess pur non essendo fisicamente presente perché uccisa anni prima ma sempre accanto ad Hank, nella sua mente disturbata.

Lo è Hank che mostra fin da subito una doppia personalità tale da alternare momenti di lucida volontà di aiutare gli altri a momenti di rabbia incontrollabile che lo porta a compiere atti che l'altro Hank non attuerebbe mai. Due Hank che convivono, giorno dopo giorno, e che - a quanto pare - si completano. Due Hank che sono venuti alla luce a seguito di quel trauma di tanti anni prima.

Rain mi è sembrata fin da subito troppo accomodante. Troppo remissiva. Troppo succube del pensiero altrui soprattutto per ciò che riguarda la sua necessità di fare la mamma, di pensare alla piccola Lily, di prendersi cura di lei rinunciando - soprattutto - al suo lavoro, alla sua passione per il giornalismo.

Hank e Rain hanno un passato in comune ma non un presente. Hanno apparentemente superato entrambi quel trauma di tanti anni prima ma a ben guardare si scopre che non è affatto così.

Quando, poi, il loro rapitore - all'epoca catturato, arrestato ma poi rilasciato - viene trovato morto, ucciso a sangue freddo, il passato torna prepotentemente a bussare alla porta di entrambi. Sarà solo dopo un secondo omicidio, molto simile al precedente, di un altro uomo ritenuto non colpevole di violenze nei confronti della propria famiglia, che Rain sente di essere più coinvolta di quanto non potesse immaginare e decide di riprendere a fare ciò che sa fare: indagare per informare.

Lui parla in prima persona. Lei in terza. Ma è uno stile che funziona. L'autrice indaga nell'animo umano, nelle contraddizioni dell'animo umano e calca la mano su questioni che fanno riflettere. 

Quando la giustizia non è giusta, cosa accade?

Qual è il limite tra fare giustizia e commettere un crimine? 

Quali e quante sono le cicatrici che restano addosso a chi vive un trauma infantile? 

Chi possiamo dire di conoscere davvero?  Conosciamo davvero noi stessi, tanto per cominciare?

Il dolore, prima o poi, finisce? A che prezzo?

Ho particolarmente apprezzato lo stile dell'autrice che propone una storia ben strutturata ed imprevedibile. Sarò contro corrente ma a ma è piaciuto molto il personaggio di Hank, con tutte le sue contraddizioni e i suoi lati oscuri. Strano, mi vien da dire, ma è così.
Ho empatizzato meno con lei, con la giornalista, che mi è sembrata troppo forzata, troppo impostata, troppo finta. Una mia sensazione o cartina al tornasole di qualche cosa di diverso dall'apparenza?

Lo consiglio. Si era capito che mi è piaciuto?
***
Il lato oscuro
Lisa Unger
Time Crime editore
324 pag.
12.90 Euro copertina rigida, Kindel Unlimited, Audiolibro

sabato 18 maggio 2024

Le notti senza sonno (G. A. Cerone)

Libro corposo, doppio caso attorno al quale si snodano le indagini dei personaggi nati da Gian Andrea Cerone, autore al suo esordio che è capace di imbastire una trama complessa, ricca, accattivante.

Un buon mix tra un giallo, un noir ed un thriller. 

Tutto questo è il libro che offre ai lettori una squadra alle prese con due indagini che corrono in parallelo e che si posizionano in un momento storico a noi molto vicino visto che ci si affaccia sull'emergenza Covid, in una Milano del 2020 che inizia a fare i conti con qualche cosa di nuovo e di cui ancora non si conoscono le conseguenze.

Dico subito che quando ho letto Covid ho avuto la tentazione di chiudere tutto e abbandonare perché non mi piace leggere storiche richiamano quel periodo. Devo anche ammettere, però, di aver fatto bene a non cedere a tale tentazione.

Il commissario Mario Mandelli e l'ispettore Antonio Casalegno sono le due figure portanti dell'intera storia: complementari l'uno all'altro, tirano le fila di indagini per niente facili e condotte con una squadra che a mio parere ha tutte le carte in regola per diventare protagonista di altre storie in futuro.

Cinquantenne il primo, persona posata e con una moglie che ama e nei confronti della quale sembra perennemente in debito; l'esatto contrario l'altro: meno tranquillo e con i segni di sofferenze vissute nel passato con le quali dimostra, però, di aver raggiunto un buon equilibrio. Sono due persone che si completano, si sostengono, si bilanciano: di fatto danno l'idea di dare vita ad un unico investigatore pur essendo due persone, Mandelli e Casalegno.

Poi c'è Milano, altra grande protagonista: una città in continuo cambiamento, teatro di violenze che quotidianamente arrivano agli onori della cronaca.

Una città dalle molteplici anime, dai tanti odori, da tanti colori anche nella sua anima oscura. Un'anima che esiste, non è del tutto un'invenzione. Le storie sono inventate, è vero, ma l'ambientazione non è poi così lontana da ciò che realmente Milano è. E lo ammette lo stesso autore in una recente intervista, nel presentare il suo romanzo. Lo dice lui, non io... che sono piuttosto lontana da Milano e ci sono stata giusto un paio di volte...

La storia. Il primo capitolo è molto intimo e propone un momento di vita quotidiana di Mario Mandelli che lascia già immaginare alcune caratteristiche di quel commissario che sarà la colonna portante di tutto il resto. La narrazione crea una certa ansia nel lettore ed io devo ammettere che, davanti al male che dilaga, pagina dopo pagina, ho dimenticato la minaccia del Covid ed ho avuto la prova che ciò che aleggia nell'aria non diventa mai qualche cosa di troppo lasciando spazio a tutto il resto. Meglio così.

I due casi: il ritrovamento in un cassonetto dell'immondizia di una mano colorata di blu, un nastrino blu che lega delle rose blu e due bulbi oculari; una rapina ad una gioielleria finita con un omicidio e la scomparsa di gioielli di grandissimo valore. Si aprono due strade d'investigazione diverse che, in particolare nel caso del ritrovamento dei resti umani, si sviluppa con una tensione crescente.

Due casi, due indagini parallele che si snodano tra le pagine e che procedono su binari diversi entrambe attorno a diverse declinazioni del male, che assumono toni più o meno oscuri ma che, comunque, sono facce della stessa medaglia.

Ottima la costruzione narrativa. Unico neo, secondo il mio punto di vista, i tanti personaggi che entrano in gioco, i tanti nomi e le tante situazioni che richiedono particolare attenzione da parte del lettore (anche per via di descrizioni molto lunghe e meticolose... e che non sempre sono necessarie) che, altrimenti, rischia di perdersi dei passaggi importanti.

Volutamente non amo scendere troppo nei dettagli per quanto concerne l'analisi di situazioni specifiche: in fatto di armi, di medicina, di dinamiche particolari... è una storia di fantasia che mira ad intrattenere gli amanti del genere e mi basta così.

Concludo dicendo che leggerei volentieri altre indagini di Mandelli e Casalegno
***
Le notti senza sogno
Gian Andrea Cerone
Guanda editore
pag. 576
14.00 Euro copertina flessibile, Audible, 9.99 Kindle

sabato 3 giugno 2023

Luna rossa (J. Nesbø)

Quando ho avuto questo libro tra le mani mi sono emozionata. 

E' la prima volta che mi capita ma Harry mi è mancato molto e ritrovarlo è stato davvero emozionante.

Mancava dal 2019, Harry, e pur senza rendermene conto nel corso del tempo, ho atteso con una certa ansia il suo ritorno. A darmene prova è stata proprio quell'emozione provata quando ho incontrato di nuovo il suo nome tra le pagine.

Ho ritrovato un Harry Hole devastato, allontanatosi da Oslo e arrivato a Los Angeles pronto a lasciarsi morire con un bicchiere in mano e tanto alcol in corpo. Piegato dal dolore, dai fantasmi del suo passato, dal vuoto che gli è rimasto attorno. Un uomo finito, senza più uno scopo nella vita, senza una prospettiva davanti ai suoi occhi che non sia la morte.

A quanto pare, però, non è ancora arrivato il suo momento ed uno scopo per cui uscire da questo girone infernale arriva quando Lucille, una vecchia attrice che ha sottratto alla furia di un cartello della droga, gli ha offerto un posto in cui stare, amicizia e vestiti puliti viene rapita, Hole si sente in dovere di salvarla pagando il riscatto che viene chiesto in cambio della sua vita. I suoi conti, però, sono prosciugati. L'unico modo per racimolare la somma richiesta è accettare un incarico offerto da un potente immobiliarista accusato dell'uccisione di due donne che vuole ingaggiare Hole come investigatore privato.

Parte un'indagine parallela a quella dei suoi ex colleghi accanto ai quali, però, torna a lavorare seppur su un diverso binario. 
Lo fa affiancandosi a persone fidate alle quali la vita, come con lui, non ha fatto sconti: l’amico di infanzia Øystein, ex tassista che ora si guadagna da vivere vendendo cocaina ma prezioso per gli spostamenti di Hole & co; Ståle Aune, ex psicologo malato terminale di cancro che in passato è stato prezioso per meglio conoscere la mente dei criminali e Truls Berntsen, poliziotto dalla dubbia reputazione che sa, però, il fatto suo. Una squadra decisamente sui generis che riserverà, però parecchie sorprese.
 
Nesbø o lo si odia o lo si ama. Non credo possano esserci vie di mezzo. Lo si odia per le situazioni crude che propone, per i personaggi che sembrano abbandonati a loro stessi, per lo stile che nulla risparmia al lettore. Lo si ama per aver  creato un personaggio che non si può non amare, con le sue immense fragilità, i suoi comportamenti inaccettabili a volte ma profondamente umani, per la sorte che ha scelto per il suo protagonista capace, anche in contesti di disperazione più profonda, di non perdere mai quel senso di giustizia che da sempre lo caratterizza. Ed io lo amo, inutile dirlo.
Avrà pure dei metodi molto discutibili, Hole, ma sui suoi principi legati alla ricerca del colpevole nulla da dire.

Nesbø torna a fidelizzare i lettori mettendo in gioco storie personali dei vari personaggi che entrano in scena e lo fa senza che tutto ciò distolga l'attenzione dall'indagine.

Molto bella la figura di Ståle Aune in questa storia, grande esempio di forza, coraggio e fedeltà fino alla fine.

Non è una storia per stomaci deboli, questo va detto, anche se arrivati alla tredicesima avventura di Harry Hole i suoi lettori dovrebbero saperlo già da un po' cosa c'è da aspettarsi tra le pagine firmate da Jo Nesbø.
 
Ps: è una storia molto moderna, secondo il mio punto di vista, dove entra in ballo anche la medicina, la biologia e pure l'attualità. 
Ps. del ps: il titolo non è molto originale ma ben sta con la storia narrata.
***
Luna Rossa
Jo Nesbø
Einaudi editore
591 pagine
21.00 euro copertina flessibile 
10.99 Kindle

lunedì 8 maggio 2023

Lo sciamano (S. Esposito)

 

Ho scoperto Salvatore Esposito nelle vesti di scrittore imbattendomi nel suo libro Lo Sciamano e devo ammettere di non aver dato troppa importanza al fatto che fosse un attore a venirmi in mente in abbinamento con quel nome. Proprio lui, quel Salvatore Esposito che con questo libro ha fatto il suo esordio come scrittore. Non ho fatto in tempo a mostrarmi scettica perché mi sono subito detta che nulla esclude che un attore possa essere anche un buon scrittore e viceversa, giusto? Perché non dargli un’opportunità? Così un’opportunità gliel’ho data. Ed eccomi qui con una storia niente male per le mani, un personaggio molto particolare che risponde al nome di Christian Costa e alla voglia di leggere altro di suo.

Christian è un profiler con particolare esperienza in delitti rituali. Il metodo che applica è molto particolare sia per come si comporta sulla scena del crimine che per la grande capacità intuitiva e deduttiva che lo porta, nella maggior parte delle situazioni, a chiudere un caso con successo.

Lo Sciamano - così lo chiamano proprio per via delle sue caratteristiche operative e per la sensibilità, del tutto speciale che ogni volta dimostra - non va troppo per il sottile. È un personaggio piuttosto schivo e particolare che sconta un passato doloroso che lo ha indotto a costruirsi addosso una corazza fatta di silenzio e scetticismo nei confronti del prossimo. Un passato che, però, torna a bussare alla sua porta nel momento in cui viene chiamato ad occuparsi del ritrovamento del cadavere di una donna che torna a galla tra le onde al largo di Ostia e quello di un’altra donna, seviziata fino alla morte, in un’antica villa di Chiaia, a Napoli. Le indagini condurranno ben presto verso una precisa, terribile direzione e quel passato che Christian tende a lasciare fuori dalla sua esistenza sembra voler tornare a chiedere il conto.

Sono sincera, protagonisti che hanno a che fare con indagini su casi di omicidio – a prescindere dal ruolo che rivestano – e che abbiano un passato particolare che torna a galla non sono una novità. Capita spesso che gli autori vogliano colpire il lettore non solo per il caso attorno al quale si lavora ma anche per vicende personali che, se si pensa soprattutto ad un personaggio seriale, sono destinate a fidelizzare il lettore che con lui trovasse empatia. Non sempre la si trova – a me è capitato con personaggi seriali amati da tutti ma non troppo amati da me – e con Christina l’ho trovata.

E’ un personaggio che mi incuriosisce sia per il modo di essere che per il modo di fare. Lo stile dell’autore mi è piaciuto: ho sentito anche il peso dei silenzi, tra una riga e l’altra, e questo mi è piaciuto molto. Un libro adrenalinico al punto giusto e dai risvolti psicologici interessanti che non mi aspettavo potesse colpirmi, ne sono sincera, soprattutto perché temevo che il titolo fosse evocato da una buona dose di magia o di poteri sovrannaturali che venissero chiamati in causa nelle more del racconto. Non è stato così e non posso che compiacermene. Quel “potere” che ha lo Sciamano non è magia intesa come potere magico ma è una sensibilità più acuta rispetto ad altri. Io, per lo meno, così ho interpretato il suo modo di fare e le sue caratteristiche.

Cercherò anche il secondo della serie. E bravo Esposito (glielo avrei detto anche se si fosse chiamato Mario Rossi)!
***
Lo Sciamano
Salvatore Esposito
‎ Sperling & Kupfer editore
326 pag.
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

venerdì 13 gennaio 2023

Oltre l'inverno (I. Allende)

Isabel Allende mi ha nuovamente conquistata. Non la leggevo da un po' ma la sua capacità di offrire tante storie in una storia, il cuore che mette in ciò che scrive, la scorrevolezza dei suoi pensieri, la preparazione dal punto di vista del contesto storico-politico - cornice che ogni volta diventa protagonista anche quando non dovrebbe - mi hanno rapita. 

Tra le pagine di Oltre l'inverno spunta un cadavere ma chi si aspetta un thriller ad alta tensione ha sbagliato lettura.

 

Non è l'autrice giusta.
Non è il libro giusto.
Ma allora, c'è da chiedersi, che c'entra stavolta un cadavere tra quelle righe?

Siamo a Brooklyn in epoca contemporanea, in pieno inverno. Neve, tante neve. Freddo, tanto freddo. Può capitare, con condizioni meteo di questo tipo, di avere un piccolo incidente in auto mentre si sta tornando a casa. É quello che capita a Richard Bowmaster, professore universitario, che tampona la macchina di una giovane donna immigrata illegalmente dal Guatemala. Evelyn Ortega, questo il suo nome: non capisce e non parla bene l'inglese, fa fatica ad esprimersi, prende il biglietto da visita che Richard le porge e si allontana. Niente di grave, dunque, ed ognuno prende la propria strada. Quando però la ragazza si presenta, disperata ed impaurita, all'uscio di casa di Richard, la situazione si complica. Da uomo mite e tranquillo qual è, Richard non sa cosa fare e chiede aiuto ad una sua vicina. Si tratta di Lucía Maraz, una donna cilena con dei trascorsi personali piuttosto burrascosi e che conosce appena, giusto un saluto ogni tanto. La situazione, però, richiede una collaborazione che vada oltre il formalismo.

Dal momento in cui Evelyn bussa a quella porta si intrecciano tre destini, tre vite di persone molto differenti l'una dall'altra ma che hanno qualche cosa in comune: la necessità di affrontare una situazione inaspettata e per niente facile da risolvere.

Le vicende di oggi si alternano ai ricordi che lasciano emergere i trascorsi - dolorosi, per lo più - dei protagonisti. Ecco, dunque, che si conoscono le storie di ognuno ed è questo che più mi è piaciuto della storia. 

C'è un cadavere, è vero. Ma è stato l'aspetto che meno mi ha interessata. Le storie, quelle sì che mi hanno conquistata.

Se dovessi fare un'analisi di come si evolve la situazione dal punto di vista delle indagini su quella morte potrei dire che di fatto non ci sono indagini... non ci sono ispettori, non ci sono volanti della polizia, medici legati annessi e connessi. E questo, per gli amanti del genere, potrebbe rappresentare una grande pecca. Ma io so che la Allende mirava ad altro. O meglio, secondo me è così. Credo che quello del cadavere sia stato solo un espediente per raccontare le tante storie, compresa la sua (sua del cadavere), di quando era in vita, ovviamente.

E a me, questa cosa, è piaciuta. Non era un commissario che cercavo. Cercavo questo. C'è una storia d'amore. Ma non era un romance che cercavo. E la Allende non mi ha delusa.
***
Oltre l'inverno
Isabel Allende
Feltrinelli editore
304 pagine
12,00 euro copertina flessibile, 6,99 Kindle

domenica 6 novembre 2022

La casa delle voci (D. Carrisi)

 

Non seguo la moda del momento nella scelta delle mie letture. 

Chi ha imparato a conoscermi almeno un po’ ormai lo sa. Da libri troppo pubblicizzati mi tengo alla larga nel momento del lancio sul mercato (molti, troppi pareri sono palesemente pubblicitari) ma poi se l’argomento mi interessa, se amo il genere, a distanza di tempo ci ripenso. Ed è quello che è capitato con La casa delle voci di Donato Carrisi.

Genere che mi piace, autore che ho apprezzato in precedenze, trama intrigante.

Ed eccomi qui, a dire la mia in merito. Il protagonista della storia, Pietro Gerber, è uno psicologo infantile ed ha seguito le orme dal padre, “incantatore di bambini” prima di lui. Si occupa di pazienti che spesso hanno subito degli abusi o hanno assistito a dei delitti ma che fanno fatica a far emergere i propri pensieri. L’ipnosi è una strumento necessario, in casi come questi, per poter arrivare alla verità.

Contro ogni aspettativa, Gerber si trova ad affrontare il caso di una donna – Hanna Hall – che ha visto affiorare nella sua memoria terribili ricordi: è convinta di aver ucciso, da bambina, il suo fratellino.

Gerber non si occupa di adulti ma, coinvolto da una collega che ha Hanna in cura, accetta di occuparsene perché, come sottolineato dalla collega, è una donna nella quale si nasconde una bambina che ha necessità di fare chiarezza su un terribile passato.

Ha inizio, così, un percorso che porterà non solo Gerber ad indagare nel passato di quella donna ma a riportare alla mente anche dei ricordi che lo riguardano da vicino. Questa cosa lo sconvolge ancor più di quanto non faccia il racconto di Hanna che, pure, è terribile. Pian piano Gerber si renderà conto che ci sono delle incongruenze, delle stranezze rispetto alle quali non riesce ad avere risposte. Hanna dimostra di sapere molto di lui, del suo passato… e questa è una cosa molto strana.

Accanto ad Hanna, poi, Gerber si trova ad indagare anche sul caso di un bambino che accusa i genitori di compiere strani riti… è un caso collaterale a quello principale, che sembra chiaro fin da subito ma che riserva delle interessanti sorprese.

Nessuno vuole ascoltare ciò che i bambini hanno da dire”: frase ripetuta più volte, questa, in diverse circostanze e che, lo ammetto, mi rimbomba in testa per un sacco di motivi legati alla storia narrata da Carrisi ma anche legati a tante situazioni di attualità che, a ben guardare, fanno pensare.

L’autore è abile nel costruire un thriller psicologico ad alta tensione, capace di coinvolgere il lettore in primissima persona anche se alcuni passaggi mi sono sembrati un po' assurdi: più avanza nella narrazione e più la storia alza il proprio livello e poi, a ben guardare, quando si ha a che fare con i misteri della mente ci si può aspettare di tutto. 

Carrisi è capace di indagare nel lato più oscuro dell’animo umano e mette su carta una storia dai risvolti inaspettati, che si svelano piano piano agli occhi del lettore e lo inquietano sempre più.

Non ci sono mostri con due teste e dieci zampe, per capirci. Non è questo il genere di libro. Ma i misteri della mente possono essere molto più inquietanti di un mostro peloso o di un rumore sospetto in una camera buia.
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La casa delle voci
Donato Carrisi
Longanesi editore
400 pagine
22.00 euro copertina rigida, 5.00 euro copertina flessibile, 9.99 euro Kindle