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lunedì 23 settembre 2024

Comandante (E. De Angelis - S. Veronesi)

 

 

Ho comprato questo libro per mia madre che ama le storie vere ma non sono certa che l'abbia apprezzato tanto quanto l'ho apprezzato io. Che non l'ho letto. L'ho ascoltato.

Dico questo non perché la storia non meriti quanto perché ci sono pagine scritte in dialetto e credo che ascoltare faccia tutto un altro effetto che non leggere. E lei è per le cose semplici, lineari...

Io ho ascoltato l'audiolibro, pur avendo il cartaceo, perchè negli ultimi tempi ho iniziato ad avere qualche problema con la vista e non ho voluto affaticarmi troppo. Credo di aver fatto la scelta giusta perché l'audiolibro arriva in modo diverso da come potrebbe arrivare la lettura. Credo.

Innanzitutto, la storia è quella di Salvatore Todaro e del suo equipaggio, quegli uomini che all’alba del 28 settembre 1940 si imbarcano sul sommergibile Cappellini per andare, con lui, in guerra. 

In guerra da uomini di mare. 

Quel sottomarino era una delle 11 unità della classe Marcello, che rappresentava allora il meglio di cui disponesse la flotta sommergibili della Regia Marina: lungo 73 metri, e 1.060 tonnellate di dislocamento in emersione, armato con due cannoni da 100 mm in coperta, due impianti binati di mitragliatrici antiaeree Breda da 13,2 mm e otto tubi lanciasiluri da 533 mm, con una dotazione di 16 siluri. Uno strumento di guerra.

Lui messinese, classe 1908, è un eroe dimenticato che è tornato agli onori della cronaca per via del film di Edoardo De Angelis che ha raccontato la sua storia. Film che non ho visto e di cui non sapevo nulla prima di fare questa esperienza di ascolto.

Un eroe. Un uomo. Un uomo di mare. 

Prima di tutto un uomo. Un uomo che rispettava il mare ma anche la vita. Perché se è vero come è vero che abbatteva imbarcazioni nemiche, questa è la guerra, è anche vero che non abbandonava i nemici al loro destino. Questo è quello che ha fatto il 18 ottobre di quello stesso anno quando decise di fare ciò che la coscienza gli diceva di fare: salvare i superstiti del Kabalo - incrociato a viaggiare a luci spente e sotto il cui attacco Todaro perse anche uno dei suoi uomini migliori - uomini nemici.

Ammetto che si tratta di una storia che non conoscevo. Le voci dei protagonisti sono voci autentiche, sembrano davvero loro che parlano, con i rispettivi dialetti, con le rispettive personalità ed è stata un'esperienza di ascolto molto bella e toccanti. Il libro è breve, sono 160 pagine che però pesano come se ne fossero 1600 tanto sono ricche di emozioni, di pathos e di dolore. 

Sì, di dolore, perché non potrebbe essere altrimenti, trattandosi di guerra.

E' una lettura che consiglio a tutti. Anzi, un ascolto che consiglio a tutti. Io mi sono commossa e devo dare merito anche ai lettori che hanno un ruolo importantissimo nel rendere vero quel che propongono all'ascoltatori più di quanto non lo sarebbe se venisse letto su carta.  

E li voglio nominare. Sì. Voglio proprio farlo perché Giulia Greco, Rossella Ambrosini, Francesco Wolf, Elena Fiorenza, Giovanni Marra, Andrea Ferrara, Francesco Di Crescenzo, Andrea Oldani, Roberto Fedele, Riccardo Bocci, Moricca Turi, Paolo Salomone hanno prima di tutto onorato la memoria di quell'uomo (e non solo la sua) dando voce a lui e a tutti gli altri, coloro che sono stati testimoni - volenti o nolenti - della sua grandezza di uomo.

Torno a dire una volta ancora che si dovrebbero rivedere le letture da proporre ai ragazzi nelle scuole. Seriamente. Ok i classici. Ma ci sono letture come questa che lascerebbe loro molto di più di tante altre storie e, soprattutto, di tante pagine dei libri di storia che raccontano sempre e solo le stesse cose.

Opinione personale, ovviamente.
***
Comandante
Edoardo De Angelis - Sandro Veronesi
Bompiani Editore (libro), Giunti Editore (audiolibro)
16.00 euro copertina flessibile

domenica 18 febbraio 2024

Una questione privata (B. Fenoglio)

 

Una questione privata è un libro postumo di Fenoglio, pubblicato dopo la sua morte. È un libro che racconta la Resistenza in modo autentico, diretto, senza filtri pur essendo un romanzo nel quale vicende personali del protagonista irrompono in maniera dirompete sulla storia. Quella vera, quella della Seconda Guerra Mondiale. Siamo nel 1944 e il racconto si snoda in un arco temporale di quattro giorni. Breve. Breve ma intenso.

Milton è un giovane partigiano innamorato che, imbattendosi nella casa di lei, frequentata tempo prima quando erano innamorati, torna a pensare a quella ragazza in modo intenso, tanto da voler andar a fondo ad una notizia che lo sconvolge: Fulvia, questo è il suo nome, ora ama un altro. Un suo amico Giorgio. È questa la questione privata di cui si parla: vuole sapere a tutti i costi la verità e inizia ad indagare.

Ecco qual è la questione privata che muove Milton con, sullo sfondo, la guerra. Non ci sono colpi di scena particolari, lungo il racconto... 

Non è un bel ragazzo, Milton. Dalla descrizione che ne fa l'autore lo si immagina come un ragazzo curvo, alto, dalla pelle pallida, occhi tristi. Fa parte della compagnia di Badoglio, è un partigiano. Ha 19 anni e vive a Caneli, un paesino vicino Alba: la ricerca della verità in merito alla donna che ama non è tanto motivata dalla gelosia, almeno così sostiene. E' proprio per amor di verità che si impegna a fare chiarezza. 

Sembra quasi anacronistica questa sua spasmodica ricerca di un perchè in un momento storico in cui si sta vivendo giorno per giorno, con il rischio di restare uccisi nelle more di una guerra che non guarda in faccia a nessuno. Mi è sembrato assurdo che un partigiano potesse anteporre questioni private a tutto il resto ma ho dato una lettura particolare a questa scelta dell'autore.

Qquesta cosa un po' mi ha spiazzata, lo ammetto: è stato come se, nella ricerca delle verità in merito a Fulvia, Milton volesse in qualche modo cercare una parvenza di normalità fuori dalla guerra. Un tentantivo, questo, che però non lo allontana dalla realtà, dalla cruda realtà. Lo è prova uno dei momenti più toccanti del libro... quando arriva un ordine che va eseguito senza porsi troppe domande. Questa è la guerra. 

Il finale mi ha lasciata un po' interdetta, ma non posso certo dire il perchè. Non amo gli spoiler, tantomeno sul finale.

Non credo che mio figlio - a cui la lettura è stata assegnata dall'insegnante di lettere di terza liceo come lettura mensile - riuscirà ad appassionarsi ad una storia del genere. Lo sta leggendo anche lui ma moooolto lentamente. Posso capirlo, però. Non ha catturata particolarmente nemmeno me, lettrice matura.
***
Una questione privata
Beppe Fenoglio
192 pagine
Einaudi editore
7.90 Euro opertina flessibile, Audible

lunedì 15 gennaio 2024

Donne coraggiose (S. M. Lane)

  

Non chiamatelo romanzo storico. Semplicemente perché non lo è.

Al di là del fatto che sia ambientato in guerra, per il resto è un romanzo d’amore, nulla più.
Questa è la prima considerazione che mi viene da fare. Troppo poco, secondo il mio parere, ambientare una storia in un periodo storico preciso (come può essere quello della guerra, siamo nel 1944) per definirlo, appunto, storico.
Detto questo, la lettura scorre senza problemi se, però, non si hanno grosse aspettative proprio sul fronte “storico”. 

Le protagoniste, le donne coraggiose che motivano il titolo, sono tre inglesi che si arruolano come infermiere e le cui esistenze si incontrano sul fronte in Normandia.
Sono Scarlet (che oltre ad aiutare i soldati feriti mira a ritrovare il suo fidanzato Thomas partito per il fronte) Ellie e Lucy. Ognuna porta con sé la sua storia, le sue aspettative, il suo modo di essere. Per ognuna la guerra vorrà dire entrare in contatto con la sofferenza, con le atrocità che ogni conflitto si porta dietro ma, soprattutto, vorrà dire incontrare l’amore, in un modo o nell’altro.

Ed è questo l’aspetto che predomina su tutto. 

Sono donne coraggiose, è vero. Non potrebbe essere altrimenti quando si viene messe alla prova con gli orrori della guerra. E se coraggiose non lo si fosse in partenza lo si diventerebbe per forza di cose.
Le storie d’amore, però, predominano su tutto. Anche sugli stessi orrori della guerra che sembrano passare in secondo piano davanti a tutto il resto.
Devo ammettere di aver pensato, fin dalle prime pagine, che l’obiettivo di quelle infermiere fosse stato fin da subito quello di trovare l’amore e non mi è piaciuto molto visto che da un romanzo storico mi aspetto altro. La storia d’amore ci può stare, certo, ma non può essere dominante. Almeno secondo il mio punto di vista.

Ammetto che la scelta dell'autrice di proporre subito, fin dalle prime pagine, l'aspetto sentimentale della storia mi è piaciuta poco. Probabilmente è un mio problema: per chi cerca una, anzi tre, storie d’amore ambientate nel periodo della guerra è la lettura giusta. La scelta dell'autrice è quella giusta. Le situazioni si evolvono nella direzione giusta.

Se si cerca altro, allora meglio di no.

Io, onestamente, avrei preferito altro.
***
Donne coraggiose
Soraya M. Lane
La Corte Editore
367 pagine
8.99 Kindle, 20.00 euro copertina flessibile

martedì 14 marzo 2023

Gente del Sud. Storia di una famiglia (R. Mastrolonardo)

  

Gente del sud, storia di una famiglia non l'ho letto. L'ho ascoltato. Ed è stato bellissimo.

Merito della storia. Ricca, ricchissima.

Merito della voce di Francesco De Vito che ha dato ulteriormente vita a quei personaggi grazie alla sua voce, alla sua cadenza. Dico che ha dato ulteriormente vita perché già la narrazione - precisa, colorita, attenta - ha fornito tanti elementi per rendere vivi i personaggi più di quanto si possa immaginare.  

Quello che ho avuto tra le mani è stato un romanzo identitario che mette al centro l'identità di una terra attraverso l'affermazione dell'identità di personaggi palpitanti, emozionanti, veri.

L'autore racconta due storie in un arco temporare di cento anni o poco più: la Storia e le storie, attraverso una quantità notevole di personaggi e in un lasso di tempo molto ampio. Non è un romanzo storico: in più occasioni l'autore ha sottolineato di non essere uno storico e di aver utilizzato riferimenti storici precisi ma piegati ad esigenze narrative (la storia così come la geografia si sono ben prestate). Attraverso il vissuto dei singoli componenti della famiglia Parlante, famiglia protagonista, che si snodano in più generazioni, si raccontano storie avvincenti dal punto di vista personale ma anche la Storia così come tali protagonisti loro l'hanno vista e vissuta. Non è uno sguardo esterno, quello offerto. Non è la lettura di chi sfoglia un libro di storia e sa già come finirà la guerra, tanto per fare un esempio, ma viene offerto lo sguardo (ed il cuore) di coloro che si sono trovati a vivere in prima persona quegli eventi nel loro presente, con tutta l'incertezza che ciò può essersi portato dietro.

La storia prende avvio a Napoli, nel 1895, quando una parte della famiglia Parlante scappa dall'epidemia di colera che si stava diffondendo da quelle parti e torna in Puglia: un luogo sicuro, in seno ad una famiglia d'origine che vive  in una località immaginaria e da cui prenderà il via il racconto di una storia che vedrà intrecciarsi tante storie, quella della famiglia protagonista ma anche di tante famiglie e di una intera comunità diffusa su un territorio piuttosto grande. 

La figura centrale è quella di Cipriano Parlante, il perno attorno al quale si snoda un romanzo poderoso, importante, massiccio che, però, scorre come pochi altri.

Il romanzo è agile, coinvolgente. Le vicende si susseguono a ritmo incessante e segnano i cambiamenti di un'epoca in una terra - la terra del Sud - che è anch'essa protagonista importante con le sue caratteristiche, con il suo orgoglio, le sue ferite, le sue sfide.

Mi ha molto colpita la storia imprenditoriale che fa da filo conduttore alle vicende familiari che, proprio all'azienda di famiglia, sono inevitabilmente legate a doppio filo. Quei legami così saldi con le proprie radici, quell'orgoglio che trasuda da ogni riga, l'orgoglio di uomini e donne che hanno segnato la storia con le loro scelte, le loro decisioni, i loro sacrifici.

E mi hanno toccato il cuore i legami familiari: impossibile, per me, non pensare ai miei nonni, alla loro di storia... alla loro di guerra... ai loro sacrifici, alle loro gioie e ai loro dolori. Mi sono commossa in alcuni punti, soprattutto nel momento del passaggio del testimone da una generazione all'altra: segno del passare inesorabile del tempo, segno di assunzione di responsabilità anche quando il cuore direbbe altro.

All'inizio ho pensato che avrei fatto fatica a seguire gli sviluppi delle storie per via dei tanti personaggi che mano a mano si aggiungevano l'uno all'altro. Non è stato così. Tutto si incastra alla perfezione come un grande mosaico palpitante. E la genealogia indicata tra le prime pagine aiuta molto a tenere il filo del discorso, inevitabile in storie così.

I personaggi femminili passano in secondo piano rispetto a quelli maschili ma è anche questa la caratteristica di un'epoca. Tra di essi non posso non citare la figura di Adalgisa, anch'essa simbolo di un'epoca: ragazza sedotta ad abbandonata da un soldato in tempo di guerra con un figlio in grembo, pur non essendo di sangue Parlante sarà una colonna portante di quella famiglia.

Tra i personaggi maschili indubbio il ruolo predominante che va riconosciuti a Cipriano ma sono tanti coloro che gli gravitano attorno, ognuno con un ruolo fondamentale per completare quel mosaico. 

Gran bella storia. Una di quelle che restano nel cuore come imponente saga familiare ma anche romanzo sociale che affronta tanti temi che sembrano sorpassati ma sui quali, a ben guardare, si fonda il presente di quel Sud che mai come in questo caso ha reclamato una giusta attenzione.

Bello. Lo consiglio. Ma attenzione: sarà difficile staccarsi da quella gente del Sud che resterà - almeno così è per me - nel cuore ed alla quale pensare con un pizzico di nostalgia.
***
Gente del Sud. Storia di una famiglia
Raffaello Mastolonardo
Tea edizioni
774 pagine
16.00 euro copertina flessibile, Kindle Unlimited, Audiolibro

mercoledì 23 marzo 2022

E l'amore anche ha bisogno di riposo (D. Jančar)

 

Dolorosa.

La lettura del libro E l’amore anche ha bisogno di riposo, letto in collaborazione con Thrillernord, è stata dolorosa. Di quel dolore che arriva da lontano ma che è più vicino che mai, che graffia l’anima e si deposita in ogni angolo della mente e del corpo (perché a tratti, per me, è stato anche un dolore fisico) di un lettore che non riesca a restare indifferente a fatti realmente accaduti (perché le storie di guerra, seppur inventate, sono tutte molto simili a vicende reali) che richiamano con prepotenza un presente che batte con forza all’uscio di casa di ognuno di noi.

È dolorosa la storia di Sonja che, per salvare la vita al suo amore, tenta il tutto per tutto senza sapere che le conseguenze del suo gesto si rifletteranno, in un modo o nell’altro, anche nella sua esistenza.

È dolorosa la storia di Valentin che, liberato dalla prigionia, si trova ad affrontare un presente che non gli  fa sconti e che lo sottopone a prove sempre più dure tanto da cambiarlo nel profondo.

È dolorosa anche la storia di Ludwig che sotto l’uniforme da ufficiale delle SS è pur sempre un giovane con le sue insicurezze e i suoi dubbi nei confronti di un futuro incerto per tutti.

Non c’è da aspettarsi una storia d’amore. O meglio, è l’amore che muove le intenzioni di Sonja, è il ricordo del suo amore quello che aiuta Valentin a resistere. Ma non è un amore dolce, spensierato, dalle tinte rosa. Non c’è da aspettarsi un romance, per intendersi. No. Tutt’altro. Quella narrata – a dispetto del titolo che fa pensare ad altro – è una storia di morte, di sofferenza, di sacrificio, di paura, di vite spezzate, famiglie separate, giovani dispersi chissà dove, finiti forse sotto un telo dentro ad un camion.

L’amore vince sempre su tutto? Sarebbe curioso poterlo chiedere ai protagonisti di questa storia ed ascoltare con attenzione una loro risposta…Sarei curiosa di ascoltare, soprattutto, quella di Sonja…

Certo è che la guerra cambia le persone, vincitori o vinti che siano. Cambia gli animi, cambia i sogni, cambia le priorità, cambia il modo di pensare. Cambia la vita. Di chi muore, è ovvio. Ma anche di chi resta a fare i conti con i rottami di un’esistenza profondamente segnata da qualunque parte della barricata si sia stati. Perché la guerra è questo che fa: uccide anche quando si respira ancora, ci si muove ancora, si mangia e si parla. Uccide e basta. Perché anche chi sopravvive all’orrore della guerra muore dentro.

Lo stile dell’autore è molto efficace. Soprattutto quando offre ai lettori ricordi di tempi passati propone flussi di pensieri in cui non servono virgolettati per dare l’idea dei dialoghi, in cui le ripetizioni sono necessarie per sottolineare alcuni concetti e determinate espressioni. Accanto ad una narrazione più descrittiva, ai dialoghi diretti c’è tutta una parte più di pancia, così mi viene da dire, che arriva al lettore come un missile!

Ci ho messo più del previsto ad arrivare alla fine – ho fatto tanta fatica a trattenere le lacrime davanti a racconti di uccisioni a bruciapelo, torture indescrivibili, privazioni inumane - e strada facendo mi sono resa conto che l’autore ha strutturato una storia che ha preso direzioni diverse da quelle che la presentazione potrebbe far pensare. Ho fatto un po’ di fatica con i nomi, sia di persone che di località, ma ho rimediato prendendo appunti.

Alla fine tutti i conti tornano. Ma a che prezzo?
***
E l'amore anche ha bisogno di riposo
Drago Jančar
La Nave di Teseo
pag. 400
19.00 euro copertina flessibile, 11.99 euro Kindle

domenica 16 gennaio 2022

Noi (W. Veltroni)

Quattro generazioni della stessa famiglia si raccontano, in anni differenti. Le loro esistenze si intrecciano inevitabilmente, i ricordi si materializzano, le loro voci si accavallano. 

Giovanni, Andrea, Luca e Nina vivono in epoche diverse la loro adolescenza e quello che ne esce è il quadro di un anni fatti di prove importanti, di scelte, sacrifici, esperienze, errori, successi, ricordi, legami.

Ognuno si porta dietro l'eredità di chi lo ha preceduto, ognuno lascia il segno a modo suo così come l'autore lascia il segno. Eh già, lo devo ammettere. Conoscendo Veltroni sotto una diversa veste, non avendolo mai incontrato come autore lungo il mio cammino di lettrice, devo ammettere di avere preso il suo libro tra le mani senza troppe aspettative ma gli devo riconoscere il merito di avermi sorpresa.

Con la storia della famiglia Noi, perché è quello il cognome che portano i protagonisti, l'autore permette al lettore di fare un viaggio lungo la storia calando i personaggi in vicende realmente accadute (a parte Nina, che merita una citazione a parte vivendo nel 2025) e che hanno lasciato il segno nella storia della nostra Nazione.

La storia di Giovanni, bambino, si svolge nel 1943 e siamo nel mezzo di una guerra che non necessita di molti chiarimenti per rendere l'idea. Quella di Andrea è ambientata nel 1963 quando il ragazzino si trova catapultato nell'Italia del boom, dello sviluppo economico quando i ricordi del ventennio precedente sembrano lontani ma non lo sono affatto per le persone che hanno vissuto quelle vicende sulla loro pelle. Nel 1980 è ambientata, invece, la storia di Luca che vive con occhi di bambino momenti difficili come gli attentati delle Brigate Rosse o il terremoto in Irpinia. Fatti reali, pezzi di storia che l'autore propone in punta di penna senza calcare la mano ma, allo stesso tempo, senza romanzare avvenimenti importanti e tragici per tutti. 

Devo dare merito a Veltroni di aver sapientemente inserito i protagonisti in momenti storici importanti senza rendere nulla sopra le righe, anche le storie d'amore (che essendo una famiglia inevitabilmente caratterizzano la narrazione) non vengono mai tinte di quel rosa eccessivo che in altri generi di romanzo assumono con grande facilità ma assumono i toni delicati di storie destinate a fiorire. Con una scrittura scorrevole ed efficace, somma fatti di cronaca a vite di persone che vivono quei fatti sulla loro pelle o, comunque, molto vicino alle proprie esistenze. 

Nina merita una citazione a parte: il racconto che la riguarda è più breve degli altri ma il quadro del 2025 che viene dipinto è decisamente molto attuale. Se consideriamo che Noi è stato pubblicato nel 2009, leggere di un'epoca in cui le persone sono controllate in tutto e per tutto, dove la socialità è ridotta ai minimi termini, dove le forze dell'ordine vigilano affinché non si ritrovino più di dieci persone nello stesso posto, dove il ritocchino estetico è all'ordine del giorno e ci si incontra grazie a dei giochi virtuali che permettono di conoscere gente bhé... è decisamente molto attuale! Un mondo, quello che l'autore ha immaginato, che non è poi così lontano dalla realtà dell'epoca in cui Nina, di fatto, vive.

L'intreccio delle esistenze dei vari personaggi (che sono tanti, ma parliamo di quattro generazioni ed è evidente che sia così), che non svelo per non spoilerare, è reso in modo efficace tanto che quel finale che sembra mancare al termine di ogni capitolo per passare al periodo storico successivo viene poi svelato più avanti, quando meno ce lo si aspetta, nelle vicende ambientate anni dopo. 

Libro molto originale, scrittura molto gradevole e rispettosa delle importanti vicende storiche narrate, personaggi credibili e storia che mi ha catturata. Quello che secondo il mio parere resta meno approfondito è il personaggio di Nina di cui si sa davvero poco: l'autore descrive più le caratteristiche del periodo storico che sta vivendo di quanto non descriva la sua personalità e se avesse fatto uno sforzo in più per colmare questa lacuna sarebbe stato un libro perfetto.
***
Noi
Walter Veltroni
Rizzoli editore
pag. 347 pagine
7.99 Kindle - 10.50 euro copertina rigida

giovedì 17 giugno 2021

Una nuova vita. La saga dei Fontamara (V. Cebeni)

 

Siamo a Cuba, negli anni Trenta. 

Eva Morris, rimasta vedova dell'amato marito Fernando Fontamara, si vede minacciata da vicino da una persona potente che arriva dritta dal suo passato. Deve andarsene da quel posto per proteggersi e per proteggere la sua famiglia. La destinazione che ha davanti agli occhi è lontana: Roma, presso suo cognato. Eva e i suoi quattro figli - Gabriel, Diana, Myriam e Clio - sanno di allontanarsi da una terra che ha lasciato un segno profondo nella loro vita e nella loro anima e sanno anche che potrebbe essere per sempre. Non vuole rassegnarsi a ciò sua cognata Lia, partita con loro, ma ben presto la realtà sarà chiara anche per lei. A Cuba probabilmente non torneranno più e dovranno adattarsi ad un'altra vita, un'altra situazione politica che, peraltro, è piuttosto preoccupante, ad un altro modo di fare e di concepire i rapporti interpersonali.

Nonostante un'accoglienza calorosa, i parenti italiani dimostreranno subito insofferenza per la nuova situazione e la convivenza non sarà affatto facile.

Dalla necessità di una convivenza forzata prende le mosse una storia intensa, resa in modo molto efficace dalla penna dell'autrice che sa rendere coinvolgenti anche i momenti apparentemente meno importanti. Scrive bene, Valentina Cebeni, mettendo tanta cura nelle descrizioni fornendo dettagli che contribuiscono a dipingere un'immagine dopo l'altra e a rendere situazioni ed emozioni alla perfezione. La sua penna scorre tra le vite dei protagonisti tracciandone la personalità con delicatezza anche quando emergono stati d'animo tutt'altro che sereni e positivi. Ne viene fuori una storia appassionante che vede le donne dalla famiglia Fontamara in prima linea. Sono loro, le donne, le grandi protagoniste: donne appassionate, capaci di prendere decisioni importanti ma anche fragili, sole, innamorate... Donne che catturano il lettore e lo costringono a vivere le loro stesse emozioni, le loro paure, a gioire per le loro conquiste e a soffrire per le loro perdite.

Tra i personaggi maschili non posso non citare Tommaso, cognato di Eva, che incarna tutta la sofferenza che può portare sulle spalle un uomo che, in quella particolare epoca storica in cui il fascismo inizia a farla da padrone, fa i conti con una sessualità fuori dai canoni e, per questo, allontato da un padre che non ha voluto più saperne di lui. Tommaso è un giovane intelligente, sensibile, attento agli altri ma vive un'esistenza tormentata, tanto più alla luce di un regime che di persone come lui non sa che farsene. Anzi, a dire il vero sa che farsene, a colpi di pugni e manganelli!

E poi Gabriel: il figlio maschio di Eva e Fernando, l'anima poetica, lo spirito romantico della famiglia, incapace di accettare quello che il regime vorrebbe imporre (come tutta la famiglia cubana, a dire il vero, in modo più o meno evidente). 

Anche Giacomo merita di essere citato. Fratello di Tommaso, Lia e del compianto Fernando, mostrerà ben presto la sua faccia e tutta la sua fragilità. Dietro una maschera fatta di arroganza e supponenza emerge una grande fragilità, un'insoddisfazione latente che ne ha segnato i comportamenti fino a farlo arrivare a toccare il fondo mettendo a repentaglio il futuro della sua famiglia e non solo.

Le donne meriterebbero tutte di essere citate, dalla prima all'ultima, dalla più anziana alla più piccina. Ognuna ha un ruolo importante nella storia e per ognuna si assiste ad importanti cambiamenti che trascinano il lettore tra amori, passioni, delusioni, illusioni, scelte drastiche, cadute, discese e risalite.

Tra destini che si intrecciano,  amori e tradimenti, con un passato che torna a pulsare violentemente nelle vene di Eva, tra problemi economici da gestire e legami che tendono a sfilacciarsi inesorabilmente, il ruolo delle donne della famiglia Fontamara sarà fondamentale, su uno sfondo storico sempre più nero. 

La saga dei Fontamara è appassionante e coinvolgente. Più che consigliata.
***
Una nuova vita. La saga dei Fontamara
Valentina Cebeni
Sperling&Kupfer
621 pagine
18.90 euro copertina rigida, 9.90 Kindle

venerdì 11 giugno 2021

Gli ultimi giorni dei nostri padri (J. Dicker)

Dopo aver sentito tanto parlare di Dicker e dopo essermi sempre sentita un pesce fuor d'acqua per non aver letto nulla di suo ho voluto fare la sua conoscenza.

 L'ho fatto partendo dall'inizio, dal suo libro d'esordio.

Non mi sono fatta influenzare da niente e da nessuno. Non ho letto recensioni, così come non ho letto opinioni di nessun tipo in merito a Gli ultimi giorni dei nostri padri e mi sono trovata tra le mani una storia di uomini e donne che partivano di casa come ogni altro soldato - siamo all'epoca della Seconda Guerra Mondiale - senza immaginare cosa realmente avrebbero dovuto fare: addestrati per uno scopo ben preciso, per essere paracadutati dietro le linee nemiche, nel cuore di un paese occupato, e combattere i tedeschi dall'interno. Una missione molto delicata, molto particolare, molto pericolosa.

Sono sincera: non sapevo dell'esistenza del SOE - Special Operation Executive - un'organizzazione britannica messa in piedi per addestrare agenti segreti con il compito di collaborare con la resistenza e i gruppi partigiani, disturbare gli invasori nazisti, distruggere strade, boicottare le comunicazioni, distribuire munizioni, esplosivi, armi, per essere paracadutati da aerei britannici e americani su campi segreti individuati nella massima segretezza dagli stessi agenti. Il tutto con la massima copertura, senza contatti con le rispettive famiglie e, dal termine dell'addestramento in poi, andando ognuno per la propria strada.

Da qualche approfondimento che mi sono sentita di fare mi sono resa conto che si tratta di un capitolo di quella storia segreta della Seconda Guerra Mondiale che in pochi raccontano.

Nella prima parte del libro il lettore vive sulla sua pelle l'addestramento dei protagonisti ed impara a conoscerli. Segue le tappe dell'addestramento che viene fatto da ogni candidato (perché poi c'è anche una selezione) per irrobustire il proprio corpo, familiarizzare con l'arte della guerra, imparare la tecnica del lancio con il paracadute, prendere familiarità con le strategie e imparare a fare scelte importanti anche sotto pressione. Dalla seconda in avanti la storia inizia ad aggrovigliarsi con le emozioni, con i sentimenti, con la parte umana di una guerra che poco ha avuto di umano, da qualunque punto di vista la si voglia guardare.

Gli agenti segreti - di diversa età e provenienza, per lo più uomini ma anche donne, persone normalissime diventate però popolo dell'ombra per salvare l'umanità in pericolo - nonostante un addestramento severo, duro e pur avento imparato ad essere pronti a tutti nella parte finale del libro mostrano il loro essere uomini e donne con le proprie fragilità, le proprie tentazioni, il proprio orgoglio. 

La guerra piace, all'inizio. L'idea di fare gli agenti segreti è eccitante, coinvolgente, adrenalinica. Ma da una pagina all'altra, con il passare del tempo e il susseguirsi degli eventi che hanno segnato quell'epoca, l'eccitazione lascia il posto allo smarrimento, il coinvolgimento a gesti meccanici e dovuti, l'adrenalina lascia il posto all'incapacità di riconoscersi dietro quei gesti, quelle scelte, quelle azioni. 

Ho detto più volte di non amare particolarmente i romanzi storici o, comunque, quelli in cui la storia ha un grande ruolo: mi sono ricreduta strada facendo, nel corso del tempo, ma ammetto di non avere un grande senso critico da quel punto di vista per cui non è mia intenzione parlare di ciò che non conosco. Evito, dunque, di dare un giudizio sulla ricostruzione storica delle vicende. Ciò di cui mi sono resa conto è stato, comunque, che il fatto di raccontare la storia di agenti segreti di cui si è sempre saputo molto poco, proprio per via del loro essere segreti, non dev'essere stato facile e per un autore esordire (esordiente era Dicker all'epoca) con un romanzo di questo tipo credo sia stata una scelta coraggiosa. E con una buona riuscita, secondo il mio punto di vista.

Nelle parti più tecniche mi sono trovata più in difficoltà (armi, piani di guerra, azioni) ma ben presto mi sono trovata coinvolta - ed emozionata - accanto a Pal e suo padre, a Laura, a Gros e a tutti gli altri. Mi sono emozionata, eh già! Lo ammetto. 

La storia invita a riflettere su tanti argomenti. La guerra, in primis, e tutto ciò che ha portato compreso quel senso di smarrimento provato dagli agenti segreti quando si rendono conto che, a guerra finita, non hanno un posto nel mondo e non hanno relazioni autentiche al di fuori di quell'esperienza.

Ma mi sono trovata anche a riflettere sull'amicizia, la fedeltà, l'amore di un figlio per suo padre e viceversa, il senso della vita e della morte.

Cercherò altro di questo autore: il suo stile mi piace ed essendo partita dal suo esordio non posso che aspettarmi una crescita stilistica: partendo già da un buon livello, sarà un piacere!
***
Gli ultimi giorni dei nostri padri
Joël Dicker
Bompiani editore
464 pagine
9.90 copertina flessibile, 6.99 Kindle

venerdì 7 maggio 2021

La lunga notte di Parigi (R. Druart)

Non ricordo quale sia stato l'ultimo libro che mi abbia commossa. 

O meglio, non ricordo quale sia stato il libro che mi abbia fatto piangere prima di La lunga notte di Parigi. Perché la mia ultima lettura, libro letto in anteprima in collaborazione con Thrillernor, mi è arrivato al cuore e mi ha strappato qualche lacrima.

Il periodo storico è uno dei più dolorosi: siamo nel 1944, gli orrori della seconda guerra mondiale sono sotto gli occhi di tutti anche di coloro che, volenti o nolenti, si trovano a vestire i panni di collaborazionisti pur non avendo alcuna intenzione di farlo. È il caso di Jean-Luc che lavora alle manutenzioni delle ferrovie francesi e che sa benissimo che quelle ferrovie che lui contribuisce a tenere in funzione servono per portare alla morte migliaia di persone, migliaia di ebrei. È anche il caso di Charlotte che lavora in un ospedale in cui finiscono coloro che necessitano di essere curati, tedeschi soprattutto. Entrambi hanno maturato la voglia di ribellarsi, di fare qualche cosa, qualsiasi cosa per mettere i bastoni tra le ruote a quei mostri che si liberano di esseri umani con la facilità con cui si liberano degli oggetti. 

Ma non è facile. Ribellarsi è rischioso, ne va della propria pelle e di quella della propria famiglia.

Quando, però, Jean-Luc si trova tra le braccia un fagottino caldo e tremante lasciatogli da una donna che sa di essere destinata alla deportazione, la sua vita ha una svolta definitiva e, con lui, anche quella di Charlotte che si trova davanti alla stessa scelta che farà quel giovane conosciuto poco tempo prima e con il quale si è subito trovata in sintonia.

Ho capito subito che sarebbe stata una storia dolorosa. Come può non essere dolorosa la scelta di una donna che, pur di salvare suo figlio da morte certa, rinuncia a lui lasciandolo tra le mani di uno sconosciuto? Come può non essere dolorosa la decisione di sfidare tutto e tutti per poter salvare una vita in un contesto così pericoloso? 

L'autrice rende alla perfezione gli orrori di quel periodo storico che ha segnato la Francia (così come altre nazioni) lasciando un segno profondo in quella terra ma, soprattutto, nel corpo e nell'anima dei francesi. Perché se è vero che gli ebrei hanno avuto il trattamento peggiore e che i sopravvissuti ai campi di concentramento hanno portato per sempre i segni delle violenze subite, anche coloro che ebrei non erano si sono trovati a fare i conti con un conflitto sanguinoso e con la consapevolezza di cosa accadeva sotto ai propri occhi. E neanche questo si dimentica.

In questo contesto ha inizio la storia di Sam. È lui il frugoletto che viene partorito da una donna sola con suo marito e che ben presto sarà portata via a forza dai tedeschi. È suo quel corpicino che Jean-Luc si trova tra le braccia senza rendersi nemmeno conto di ciò che questo voglia dire per lui.

Ha così inizio la storia di due madri - una biologica e l'altra che ha cresciuto il ragazzino con amore - che si trovano a fare i conti con una realtà dolorosa. La storia di due uomini che fanno i conti con una diversa faccia della stessa medaglia: la privazione dei primi anni di vita dell'unico figlio e l'improvviso dover fare i conti con la realtà nel momento in cui  i genitori naturali reclamano quel ragazzino.

Sam ha nove anni quando la sua vita viene sconvolta. L'autrice riesce a rendere alla perfezione la sua sofferenza, il suo smarrimento, la sua disperazione così come riesce a rendere perfettamente la personalità degli altri personaggi principali.

Una storia dolorosa, straziante a tratti, commovente fino alla fine. Un esordio davanti al quale non posso che dare merito all'autrice di aver dato un importante contributo affinché non si dimentichi ciò che è stato e affinché si rifletta sulle conseguenze che la guerra ha portato anche al di fuori delle mura dei campi di concentramento. 

Gran bel libro. Storia che non dimenticherò.
***
La lunga notte di Parigi
Ruth Druart
Garzanti
480 pagine
17.90 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

domenica 14 giugno 2020

Il figlio dell'italiano (R. Nadal)

Ammetto di aver letto la prima parte di questo libro (letto in virtù della collaborazione in piedi con Thrillernord) con una certa fatica. La narrazione mi è sembrata faticosa, quasi come se i personaggi stessero arrancando con difficoltà. 
Poi il cambiamento. 
Ad un certo punto ho avuto la sensazione che la parte iniziale fosse stata scritta da una penna diversa rispetto alla seconda. Pian piano ho compreso che si è trattato di una scelta precisa da parte dell’autore. Almeno così io l’ho interpretata.

Quanto Mateu, in età matura, decide di fare chiarezza attorno alle proprie origini la situazione che gli si crea attorno sembra caotica, quasi come se procedesse a tentoni (nella prima parte del libro): quel ragazzino cresciuto in un ambiente familiare considerato ai margini, con un padre assente (sia fisicamente visto che spesso lontano ma anche moralmente visto il suo atteggiamento freddo nei confronti della moglie e dei figli quando si trova in casa) ed una madre costretta a fare i conti con la vita durante la guerra, senza un uomo in casa e dei figli da crescere, solo in età adulta, dopo la morte della madre, sente la necessità di sapere la verità. 
Erano fondate le voci che hanno sempre circolato in paese circa le sue origini italiane?
Chi è quel ragazzo ritratto in una foto assieme ad altri marinai e che gli somiglia tanto?
E’ suo padre? 
Non era il boscaiolo, suo padre? 
Nelle sue vene non scorre il sangue di quell’uomo che sembrava non esistere, tanto era lontano dal ragazzino e dai suoi fratelli?
Questa ricerca in qualche modo gli cambia la vita. Non nel modo in cui vorrebbe, ma comunque lo cambia.

Ha inizio qui la parte che più mi è piaciuta del libro: il tuffo nel passato che il lettore fa grazie al racconto delle vicende degli italiani scampati alla tragedia della nave corazzata Roma, affondata da un aereo tedesco a nord della Sardegna il 9 settembre del 1943 a poche miglia dal Golfo dell’Asinara. Più di mille giovani marinai persero la vita a seguito di quell’attacco aereo ma tra quanti si salvarono c’era un giovane di nome Ciro che vede morire alcuni dei suoi amici più cari ma ne ritrova altri, sulla terraferma. Dagli episodi legati alla sorte della Roma e dei suoi marinai, legate dunque ad un episodio storico realmente accaduto, prende le mosse un romanzo che somma la storia di una famiglia – quella di Mateu – alle vicende di quei giovani che, lontani da casa, hanno dovuto affrontare la guerra e tutto ciò che per loro ha voluto dire essere arruolati in quell’epoca.

La parte più bella, ed anche scritta meglio secondo il mio parere, è proprio quella meno romanzata… le vicende storiche dominano su tutto il resto. Ed il vero protagonista non è Mateu – che è alla ricerca delle sue origini – ma quel soldato che fischiettava allegramente ogni volta che portava la biancheria sporca a lavare al fiume. Questa è l’impressione che ho avuto io.
Mateu è lo strumento per mezzo del quale l’autore offre al lettore le emozioni legate a quel periodo storico che ha segnato la vita di tanti. Non è la storia d’amore a catturare l’attenzione, tanto è trattata con delicatezza, con i guanti bianchi, senza eccessi e senza sbavature. Sono i marinai i protagonisti così come lo è la guerra vista da una prospettiva diversa dal solito, dando voce a coloro che furono costretti a vivere l’esperienza della Roma.

L’epilogo mi è piaciuto? 
In parte. 
Perché se avessi potuto avrei dato a Mateu un finale diverso… ma mi è piaciuta la forza del legame che comunque viene a crearsi tra i protagonisti.

Un solo dubbio mi ha seguita per tutta la lettura: ogni volta che la madre di Mateu passava del tempo con l’italiano… dove stavano i suoi figli? Perché ne aveva già due e, onestamente, questo aspetto mi è sembrato un po’ trascurato ma, probabilmente, sono io ad essere perfezionista…

Mi è mancata una parte della storia, a dire il vero, ma anche questo credo faccia parte della tecnica narrativa scelta dall’autore che, per far funzionare la scelta di dare comunque rilievo alla ricerca da parte di Mateu, nel portare i lettori indietro nel tempo dice e non dice, descrive e lascia immaginare, in modo da lasciare una certa aspettativa rispetto alla ricerca.

Ammetto di essermi anche incuriosita sulla vicenda storica della Roma e di essermi andata a documentare. O sono stata una studentessa distratta, o nessuno mi aveva mai parlato di questa cosa.

Un’ultima osservazione: copertina azzeccatissima, una volta tanto, pertinente con la storia. 
Non sempre è così.
***
Il figlio dell'italiano
Rafel Nadal
Dea Planeta editore
362 pagine
9.99 kindle - 17.00 copertinta flessibile

mercoledì 20 maggio 2020

I migliori anni (C. Giorgio)

Matilde è una donna che non mi ha ispirato simpatia appena l’ho conosciuta.
Il nostro primo incontro risale al 1975, quando lei aveva 48 anni: non è mi piaciuto proprio il suo modo di reagire all’imminente arrivo di un nipotino. Mi è sembrata fredda, distante dai suoi cari, una donna che ho subito definito ruvida… ma come spesso accade, l’apparenza inganna. E sono stati i suoi ricordi a tracciare i contorni di una bambina, prima, ragazzina e donna, poi, completamente diversa da quella che mi era apparsa in quell’ospedale, in attesa che sua figlia partorisse.
L’autrice racconta, nel libro I migliori anni, la storia di sua nonna strutturando la narrazione su due piani temporali. Anzi tre, a ben guardare.

L’oggi, il 2005, arriva solo nelle ultime pagine. Gran parte del racconto arriva da un passato che ha segnato Matilde nel profondo, all’epoca della seconda guerra mondiale. Sono questi i ricordi che affiorano, di tanto in tanto, nella Matilde del 1975 e che rappresentano la parte che più mi ha coinvolta di tutto il libro. Matilde è una donna che ha qualche cosa in sospeso con il passato e che porta cucito addosso, seppur nell’angolino più nascosto del suo cuore, un grandissimo rimpianto oltre che un profondo dolore.

Lo stile dell’autrice mi è piaciuto: semplice e diretto, scorrevole e ricco di dettagli sia per quanto riguarda le ambientazioni che i personaggi. Descrive Matilde come una ragazza di carattere, una giovane che serba nel suo profondo un forte desiderio di indipendenza, una donna dalla personalità forte e ostinata, come suo padre. E l’ho ammirata per questo soprattutto quando si è trovata a fare delle scelte importanti intraprendendo una strada non semplice per lei, ma giusta.

Matilde è una ragazza molto bella, di gran fascino ma priva di quell’accondiscendenza e quella docilità che, all’epoca, ne avrebbero fatto una candidata ideale per l’altare. No. Matilde vuole essere se stessa e non intende piegarsi ne’ alle convenzioni dell’epoca ne’ a ciò che sua madre vorrebbe che fosse per diventare un’appetibile donna da marito, meglio se un buon partito. Lei è così: uno spirito libero ed è convinta che essere donna sia una penalizzazione molto forte. Una convinzione, questa, che resta viva in lei anche quando si trova a sperare che il suo primo nipote non sia una nipotina perché una bambina avrebbe dovuto affrontare molte più difficoltà di un maschio.
La Matilde del 1975 non ha ancora fatto i conti con i suoi sospesi e credo che sia per questo che appare così “ruvida”, a pelle.
Bello il finale. E bella storia che ho sentito molto vicina per un sacco di motivi.

Letto in collaborazione con Thrillernord e che consiglio a chi ama le storie d’amore ma non quelle sdolcinate, a chi ama le storie che hanno un contesto storico particolare ma anche a chi ama le saghe familiari.
***
I migliori anni
Cinzia Giorgio
Newton Compton Editori
320 pagine
2.99 kindle - 9.90 copertina rigida - 12.90 copertina flessibile