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mercoledì 24 febbraio 2021

Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Nel sottotitolo si parla di sipario. Nell'ultima di copertina qualcuno si dice dispiaciuto per avere sparato a Ricciardi. Non faccio spoiler, dunque, se dico che Ricciardi si becca una pallottola. 

E chissà se il sipario si chiude su di lui? 

Di sicuro succede qualche cosa di doppiamente drammatico: un delitto in scena, quando in un'abituale rappresentazione in cui un famoso attore spara alla sua donna fedifraga parte un proiettile vero e lei muore sotto gli occhi di tutti ma anche un proiettile che arriva a Ricciardi. Non basta. Perché di drammatico in questo libro c'è altro ed anche stavolta è un rincorrersi di situazioni ed emozioni che mi ha tenuta attaccata alle pagine.

L'indagine legata alla morte della famosa attrice Fedora Marra, morta per mano del marito Michelangelo Gelmi sul palcoscenico del teatro in cui si stavano esibendo mi è sembrata, a dire il vero, più lenta del solito. Pochi, pochissimi gli sviluppi che arrivano pagina dopo pagina, quasi come se il commissario Luigi Alfredo Ricciardi e il brigadiere Maione girassero in circolo per ritrovarsi sempre nello stesso punto.

Maione stavolta si trova a portare avanti un'indagine parallela, per conto suo, senza coinvolgere il commissariato. E' un favore personale che gli chiede il dottor Modo che, dopo aver passato dei brutti momenti in passato per via delle sue idee politiche, ora è alle prese con un caso che lo tocca da vicino, molto da vicino.

Ciò che maggiormente mi ha catturata è, anche stavolta, la vita di Ricciardi, le sue vicende personali rispetto alla quali mi aspettavo una svolta che, fino a questo momento, è mancata. 

Una svolta arriva, eccome.
Ma non posso dire se nella direzione sperata...

Come di consueto le descrizioni offerte al lettore da De Giovanni gli permettono di arrivare in modo molto realistico tra quei vicoli nei quali si consumano drammi di vita quotidiana, gli permettono anche di sentire quasi quelle voci che tormentano il commissario o di avvertire quell'aria pesante che si respira in alcune zone della città. E' una Napoli viva più che mai, anche se mostra aspetti di vita poco piacevoli e carichi di violenza, anche per mano di chi non ti aspetti.

Questa volta la mia attenzione si è focalizzata su due personaggi, in particolare. 

Il primo è il dottor Bruno Modo: descritto come un uomo solo, amante della bella vita, della buona tavola e delle donne che gli tengono compagnia nel locale bordello, questa volta mostra la sua parte più sensibile. mostra la sua paura, la sua fragilità. Sempre disponibile e pronto a dare una mano ai suoi amici, questa volta è lui che chiede aiuto ma Ricciardi ne resta fuori. Perché non è a Ricciardi che Modo si rivolge.

L'altro personaggio è Nelide, la nipote di Rosa, colei che ne ha preso il posto nel prendersi cura del signorino. Molto simile a sua zia per modi di fare ed anche per una fisicità piuttosto mascolina, la ragazza entra nella narrazione in punta di piedi ma non passa inosservata al lettore che ne nota non solo la discrezione e al cura con cui presta i suoi servizi ma anche la sensibilità e la delicatezza (che non si direbbe mai, a dire il vero, dalle descrizioni che De Giovanni fa di lei) d'animo. 

Ricciardi è un uomo solo, è vero. Non ha una donna accanto perché non vuole trasferire ad altri il suo fardello. Ma a ben guardare ha attorno tante persone che gli vogliono bene, che tengono a lui e che si prodigano, ognuna a modo suo, per il suo bene. E' un uomo dannato, lo dice sempre. Ma io dico anche che è un uomo fortunato ad avere attorno persone così soprattutto quando, per il suo carattere chiuso e schivo, sarebbe più facile allontanarsi da lui e lasciarlo, solo, alla sua dannazione.

Inutile dire che lo consiglio se letto nell'ordine giusto (è vero che le indagini sui vari casi sono autoconclusive ma c'è una storia di fondo che va letta dall'inizio per poter inquadrare bene i personaggi) così come è inutile dire che ora cercherò il successivo.

Perché la serie non finisce qui.
***
Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
348 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

venerdì 26 giugno 2020

Vipera. Nessuna resurrezione per il Commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Questa volta Ricciardi si trova ad indagare su un caso molto particolare. Perchè l'ambiente in cui è stato consumato il delitto è particolare.
La vittima è Vipera, una delle signorine di punta del casino che si cela sotto il nome Paradiso.
Una donna, una giovane donna - venticinquenne - per la morte della quale, a quanto pare, si potrebbero alimentare sospetti su più persona. Ognuno potrebbe avere un movente diverso, ognuno un motivo per farla fuori, ognuno un'occasione propizia per restare solo con lei e usare quel cuscino che le ha tolto il respiro.
Eppure Ricciardi fa fatica a comprendere chi possa aver avuto il vero movente per uccidere quella donna per la quale in tanti avrebbero pagato cifre inimmaginabili pur di compare il suo tempo. Una donna per la quale qualcuno, in effetti, faceva proprio questo circoscrivendo così il numero dei potenziali clienti quotidiani che avrebbero potuto stare in stanza con lei.

Ma il Commissario Ricciardi non ha a che fare solo con un caso di omicidio.
No. Ricciardi deve vedersela anche con rapporti personali che si incrinano, con incomprensioni, con reazioni che rischiano di spezzare qualche importante equilibrio.
Ricciardi si trova anche a dover fare i conti con un episodio che rischia di costare caro ad un amico per il quale deve chiedere aiuto perchè, da solo, non ce la farebbe mai a risolvere la situazione.
Si trova a fare i conti con se stesso, con le sue scelte, con i suoi sentimenti ai quali riserva sempre troppo poco spazio.

Anche in questo volume della serie di De Giovanni il lettore trova un protagonista malinconico, fiaccato dal peso di un fardello che lo tormenta e che non gli permette di sentirsi libero al punto tale da avere una vita come tutti gli altri. Un Ricciardi riflessivo, silenzioso, un uomo che sa riconoscere l'amicizia quella vera ma fa fatica a comprendere i suoi sentimenti nei confronti di potrebbe condividere con lui (o vorrebbe farlo) un'esistenza fatta di famiglia con tutti i canoni che essa richiede. Non potrebbe essere altrimenti: questa sua caratteristica non lo abbandona e quel senso di malinconia che caratterizza il personaggi, sommato alle ambientazioni di un'altra epoca (è nato nel 1900, Ricciardi precisamente il primo giugno) mi hanno conquistata fin dal primo libro della serie.

In questa avventura torna ad emergere la figura di Maione: un collega per Ricciardi ma anche un amico. E strappa anche qualche risata quando è alle prese con quel femminiello che risponde al nome di Bambinella e con in quale si relaziona per avere informazioni utili per i casi che segue insieme al commissario. Tra Maione e Bambinella c'è un'amicizia grande, di quelle che cercano di non manifestarsi ma che si legge in ogni dialogo, in ogni atteggiamento, in ogni battuta scambiata tra i due. Ed è sempre bello sentire (o meglio, leggere) quei due parlare con le divagazioni di Bambinella e l'urgenza di andarsene via di Maione.

Torna, anche stavolta, l'attenzione alle singole storie. 
De Giovanni non focalizza le attenzioni solo sul protagonista principale ma rende tutti i personaggi importanti. 
Credo che ognuno avrebbe molto da dire, molto più di quando non dica un libro dopo l'altro della serie.

Nell'edizione che ho avuto tra le mani - Einaudi Stilelibero - viene proposta un'intervista molto particolare ai personaggi chiave della storia: l'autore incontra Livia, la vedova Vezzi, donna affascinante, di gran classe e perdutamente innamorata di Ricciardi. 
Come nei precedenti volumi ho molto apprezzato questa chicca finale e... mi sarebbe piaciuto essere al posto di De Giovanni ed incontrare davvero, un libro dopo l'altro, i vari personaggi per scambiare quattro chiacchiere con loro.
***
Vipera. Nessuna redezione per il Commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi Stilelibero
304 pagine
12.00 euro - 8.99 kindle

sabato 13 giugno 2020

Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Il commissario Ricciardi mi emoziona sempre. Mi emoziona la sua figura, il suo modo di essere, il peso che si porta addosso. Mi emozionano i personaggi che gli gravitano attorno e che, ogni volta, hanno qualche cosa da dire.

Questa volta il personaggio che mi ha emozionata più di tutti è il brigadiere Raffaele Maione. Ed a prescindere dal caso che i due si trovano ad affrontare. Sono le sue vicende personali che arrivano al cuore.
Credo che sia proprio questa la caratteristica di De Giovanni: la capacità di non focalizzare le attenzioni esclusivamente sui casi di cui, di volta in volta, il commissario Ricciardi si occupa con il suo fedele collaboratore Maione ma di dare vita a personaggi che restano nel cuore del lettore ed ai quali si affeziona. In ogni episodio della serie vengono aggiunti tasselli non solo nella vita del protagonista principale, Ricciardi appunto, ma anche di tutti gli altri che gli gravitano attorno. 
Il risultato?
Il lettore viene fidelizzato al punto tale da avere la necessità di scoprire cosa accadrà non solo nei casi di omicidio che di volta in volta si susseguono ma, soprattutto, nelle vite delle persone.
Persone che diventano familiari.
Diventano madri e padri come fossero i nostri.
Diventano amici come fossero i nostri.
Figli come fossero i nostri.
Questo è ciò che ho pensato arrivata all'ultima pagina.

Questa volta ad essere rinvenuti in un bagno di sangue sono due coniugi.
Siamo nei giorni che precedono il Natale e Ricciardi è ancora in via di ripresa dopo le vicende che lo hanno avuto per protagonista qualche mese prima, quando indagava sulla morte di un bambino.
Si tratta di un funzionario della Milizia, Emanuele Garofalo, e di sua moglie Costanza.
Le indagini porteranno Ricciardi e Maione a contatto con un ambiente, quello della Milizia, molto particolare. Ma li porterà anche a contatto con la povertà, con la disperazione e con la dignità: con la dignità di chi deve fare i conti con un presente che non ha voluto, che non ha cercato ma che ne attanaglia il fisico e l'anima.

Per mano mia è, soprattutto, una storia di vendetta: vendetta cercata, agognata, desiderata... 
Vendetta che arriva a portata di mano e che arriva così vicina da mettere paura.
Vendetta che, però, vuol dire ancora dolore, ancora morte, ancora sofferenza, ancora allontanamenti...
Vendetta che riesce a lasciare spazio alla speranza e alla fiducia, in nome di chi si vorrebbe vendicare.
 
Lo stile di De Giovanni è impeccabile, secondo il mio punto di vista. Il suo modo di rendere vivi i personaggi e di porli accanto al lettore come se avessero una reale corporalità si somma alla sua capacità di evocare luoghi, situazioni, ambienti, attimi di vita rendendoli veri. La sua narrazione ha sempre qualcosa di nostalgico che è in linea con il signorino Ricciardi.
 
Le donne che gli gravitano attorno hanno sempre un ruolo importante anche se non sembra. Tanto più in questo capitolo in cui emergono fragilità, smarrimenti, determinazione in quelle donne che hanno - o vorrebbero avere - un ruolo nella vita di quel commissario così triste e solitario che sembra portare sulle sue spalle il peso del mondo.
 
Chi conosce Ricciardi sà che, in effetti, è proprio così: Ricciardi si trova anche stavolta a fare i conti con i vivi e con i morti. Anche se è Natale. Soprattutto se è Natale. Perchè si rende conto di vivere all'interno di un grande presepe, che è il suo mondo, fatto di lucine, di personaggi che hanno un ruolo, di situazioni che hanno un significato... sia esso un presepe di legno che un presepe fatto di esistenze reali, di luoghi di vita quotidiana.
 
Mi sono già procurata il volume successivo ma non credo che ne inizierò subito la lettura perchè non vorrei che... finisse subito! Il rischio è quello. 
***
Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
299 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 9.99 kindle

domenica 24 maggio 2020

Una lettera per Sara (M. De Giovanni)

Sara già mi manca. 
Sapevo che sarebbe andata così. 
Avrei dovuto centellinare le pagine, leggere lentamente, prendermi magari anche una pausa ogni tanto ma non ce l'ho fatta e mi sono bastati pochi giorni per vivere con lei, frutto della fantasia e della penna di Maurizio De Giovanni, la sua nuova avventura. 

Una lettera per Sara è l'ultimo libro, in ordine di tempo, che narra le avventure di Sara Morozzi. 
Una donna invisibile, di quelle che passano inosservate, che non hanno bisogno di apparire per essere. E' una donna attenta, Sara, capace di dare un significato al tic improvviso di un occhio, alla mano che si stringe impercettibilmente in pugno, alle spalla che si curvano, agli occhi che guizzano da una parte all'altra... dettagli che Sara nota nei suoi interlocutori e dai quale trae informazioni che nessun altro immaginerebbe di trarre.

E' questa la sua abilità. Un'abilità che le permette di essere la migliore nel suo campo.
Sara va a caccia dei colpevoli e cerca giustizia.
A modo suo, però.
Sara non è una poliziotta. 
E' una giustiziera.
E' una donna invisibile. 
Sa come passare inosservata e non avrebbe alcun interesse per la vita se non fosse per il piccolo Massimiliano che, da poco, è entrato a far parte della sua esistenza.
Sara è una nonna e quel piccolo batuffolo di tenerezza le restituisce un po' di quel calore che ha perso nel tempo. 
Calore che ha perso quando ha abbandonato suo figlio Giorgio, da bambino, per seguire il suo amore.
Calore che ha perso quando è morto Massimiliano, il suo compagno.
Sara si trova, senza volerlo, a fare i conti con un passato che bussa improvvisamente alla sua porta.
Bussa alla sua porta in modo indiretto, a dire il vero, con un caso singolare arrivato al cospetto di quell'ispettore un po' impacciato che risponde al nome di Davide Pardo che si trova, anche lui, a fare i conti con una persona arrivata dal suo passato per la quale si mette al lavoro, volente o nolente. 

Si tratta del vice commissario Angelo Fusco: oramai in fin di vita per l'incedere spedito di una malattia che non fa sconti, l'uomo cerca risposte in merito alla morte di sua sorella, trent'anni prima. E chiede aiuto a Pardo per poter arrivare ad un detenuto, anch'egli con i giorni contati, che ha chiesto di lui. Le cose non vanno come Fusco sperava e la situazione sembra degenerare fino a che Pardo, con l'aiuto di Sara e di Viola (la compagna del figlio scomparso di Sara) cercano di fare chiarezza scavando nel passato. 
Ma se, da una parte, iniziano ad emergere nomi e situazioni che sambrava non avessero lasciato traccia alcuna, per Sara il coinvolgimento sarà molto più personale di quanto chiunque altro possa immaginare visto che i vari tasselli che si vanno via via mettendo insieme sembrano coinvolgere l'uomo che lei ha amato, quello che credeva di conoscere e nei confronti del quale inizia ad alimentarsi qualche dubbio.

E' quel passato che torna a chiedere il conto a motivare, più che tutto il resto, Sara. Con i suoi modi discreti ma decisi, con la sua capacità di mantenere il controllo senza perdere d'occhio nessun dettaglio, Sara torna a coinvolgere il lettore che pian piano comprende la situazione ma che, sul finale, resta decisamente spiazzato.

Eh sì... perchè De Giovanni riserva una sorpresa sul finale!

In questo terzo capitolo della storia di Sara emergono valori forti come l'amicizia, l'amore inteso in modo ampio e sempre incondizionato ma anche fiducia, la stima, i rapporti tra le persone, insomma. Credo che sia questo ciò di cui si parli, tra le righe, in questo romanzo: i legami, forti o meno forti, ma pur sempre legami... a volte si spezzano, a volte si consolidano, a volte sono sottili e fragili altre volte hanno radici profonde, altre volte ancora si basano su delicate verità o impensabili bugie ma sempre, ogni volta, lasciano qualcosa.
Anche dei sospesi, a volte.
E Sara lo sa bene, oramai!

Ps. la lettera del titolo non è indirizzata a lei ma le sconvolge la vita, più di quanto si possa immaginare.
***
Una lettera per Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli Editore
350 pagine
10.99 Kindle - 19.00 euro copertina flessibile

martedì 4 settembre 2018

Sara al tramonto (M. De Giovanni)

Sara è una donna invisibile. Riesce a passare inosservata non solo grazie ad un aspetto dimesso e ad un modo di fare discreto ma anche grazie ad anni di esperienza passati a carpire segreti agli altri, senza che questi se ne accorgessero.
Sara riesce ad interpretare i movimenti, le posture, i tic, i toni di voce. 
Sara riesce a comprendere dialoghi a distanza. 
Sara ha una particolare capacità di fare tutto questo rendendosi quasi invisibile e riuscendo a portare avanti delle indagini che, altrimenti, continuerebbero a brancolare nel buio.

Ha messo la sua abilità a servizio della Polizia di Stato nell'unità speciale dedita alle intercettazioni non autorizzate per lungo tempo ma ora è in pensione. Eppure, nel momento in cui la sua vita sembra destinata ad ingrigire ogni giorno di più, come i suoi capelli, un'ex collega la contatta per una missione fuori dalle righe. Nessuna indagine ufficiale, metodi più che discreti per cercare di capire se davvero la vita di una bambina, la piccola Bea, è in pericolo come sostiene sua madre, tossicodipendente arrestata per l'omicidio si suo padre, nonno della bambina.

Tutto ha nuovamente inizio e Sara si trova a lavorare accanto a Davide Pardo, uno sbirro un po' pasticcione, letteralmente succube del suo meraviglioso cane (meraviglioso lo dico io, conoscendo la razza... lui non sarebbe poi così d'accordo con me!) ma pronto a fare la sua parte. Con loro, Viola.

Viola è la figura che più ho amato di tutta la storia.
Viola era la compagna del figlio, deceduto, di Sara. Ora ha il pancione ed aspetta suo figlio, nipote della donna invisibile. Viola è una piccola eroina secondo me, non fosse altro per la capacità che dimostra di sopportare sua madre, una grandissima rompiscatole insopportabile ed anche maleducata, secondo il mio punto di vista ed i cui sproloqui la accompagnano quotidianamente.
Viola si troverà alle prese con una situazione più grande di lei che la coinvolge e le ridà quella carica che credeva di aver perduto con la morte del suo compagno, padre di suo figlio.
Alien: così lei chiama quell'esserino che scalcia nel suo pancione ed ammetto di aver avuto per lei un moto di tenerezza nel sentirla chiamare così quel piccoletto che scalcia continuamente. Una ragazza sola, Viola: ha accanto sua madre ma è come se fosse sola visto l'atteggiamento che ha nei suoi confronti. E' sola ad affrontare una gravidanza che pur non essendo difficile dal punto di vista fisico è piuttosto difficile sul lato emotivo.

Quelle di Sara e Viola sono due solitudini che si incontrano, due personalità che si fortificano a vicenda tanto da diventare l'una il motivo di vita dell'altra. Alla vera e propria indagine si affiancano le storie personali che, più o meno approfondite a seconda dei personaggi, catturano ed incuriosiscono.

Lo stile di De Giovanni mi piace. Lo conosco avendo letto molto altro di lui. Con Sara al tramonto si cimenta in un personaggio nuovo che al momento non riesco a paragonare agli altri ma che, secondo il mio parere, può essere un altro pezzo forte della produzione letteraria dell'autore. 

Questa volta, in particolare, ho avvertito il bisogno di conoscere qualche cosa di più della storia passata di Sara: si porta addosso tanta sofferenza, tante ombre si allungano su di lei durante la notte e, onestamente, leggeri volentieri un libro che raccontasse la sua storia precedente, di quando era in servizio, di quando aveva un amore con il quale condividere vita e lavoro, di quando ha fatto scelte importanti e dolorose che l'hanno portata ad essere la donna che è oggi. Ecco, questo desiderio di leggere la sua storia si è manifestato all'improvviso durante la lettura e ammetto che non mi era capitato con altri personaggi...  Trovo che sia qualche cosa di positivo, segno di come l'autore sia stato capace di farmi affezionare al personaggio anche se, lo ammetto, siamo ancora agli inizi.

E' una lettura che mi ha catturata ed appassionata facendomi sorridere, commuovere, arrabbiare, preoccupare. Sono anche rimasta un tantino interdetta sul finale quando ho compreso quale fosse realmente il compito che si intendeva affidare a Sara.

Ho letto questo libro nell'ambito della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle e mi auguro di averci visto giusto visto che si trattava di un titolo misterioso da decifrare.

domenica 13 agosto 2017

Morte a domicilio (M. Masella)

Altro commissario che si aggiunge alla lunga serie ma che non riesce - secondo il mio parere - ad avvicinarsi nemmeno lontanamente ai suoi colleghi più famosi.

Antonio Mariani è un commissario di casa nostra - frutto della penna di un'autrice italiana che propone uno stile semplice ed essenziale - per sua stessa ammissione è un po' la pecora nera della situazione nel senso che ha attorno donne che gli usurpano il ruolo con una certa disinvoltura ed efficacia.
Sua moglie Francesca, ingegnere informatico, è la mente che lavora di più per la soluzione di alcuni casi di omicidio che il commissario ha per le mani e che, è subito chiaro, riguardano la sua famiglia molto più di quanto si potrebbe pensare.

Morte a domicilio è un libro del 2002 che mi ha fatto conoscere un'autrice di cui non avevo mai sentito parlare. Un'autrice che costruisce una buona trama ma che non riesce a farmi affezionare al personaggio. Sembra davvero un po' troppo smarrito davanti agli eventi e l'influenza, decisiva, di sua moglie lo fa passare troppo in secondo piano.

L'assassino non si limita ad uccidere ma manda dei segnali molto chiari al commissario. Elementi concreti che fanno pensare al serial killer e che sono piuttosto inquietanti, oltre al fatto di essere collegati a degli omicidi: viene minacciata da vicino la famiglia del commissario ma Mariani non riesce a capire il perché. Almeno all'inizio. Quando gli elementi iniziano ad emergere, prima timidamente poi con sempre maggiore chiarezza, allora Mariani ben comprende cosa sta accadendo.
Indubbiamente il personaggio più forte è quello di Francesca. Una donna di successo nel suo lavoro, un ottimo rapporto con una bambina che, dalle poche descrizioni che vengono fornite, è molto più matura di una qualsiasi altra bambina di sei anni, un pessimo rapporto con suo marito.

E qui vorrei spendere due parole. Considerato che l'autrice è una donna, onestamente credo che abbia costruito un personaggio poco credibile. Manca la sensibilità femminile alla base della figura di Francesca. Antonio è un uomo che ha tradito più volte la sua donna: per sua ammissione, con continui riferimenti a ciò da parte di lei... Eppure... lei sembra quasi indifferente a questa cosa: se non fosse per il fatto che dorme nella stanza degli ospiti (e lui se ne dispiace pure!) per il resto sembra essere del tutto accondiscendente ad una situazione di questo tipo.  Devo dire che questa cosa non mi è piaciuta affatto. Avrei preferito che avesse più carattere sul fronte dei rapporti personali.
Posto che la vita extraconiugale del commissario diventa importante ai fini della soluzione del caso, per essere una donna di successo così come viene descritta, intuitiva, acuta, intelligente, Francesca mi ha deluso dal punto di vista dei rapporti con suo marito. 
E, inutile dirlo, mi ha deluso anche lui, così propenso a non dare alcun valore alle sue continue scappatelle e pronto a ricucire un rapporto per il quale non si capisce bene quali siano gli elementi che dovrebbero tenerlo in piedi.

Mariani non mi ha affatto convinta. Non regge proprio il confronto con altri commissari che mi hanno letteralmente rapita e, onestamente, non ho nessuna voglia di leggere altri libri della serie.
Mi spiace ma non è scattata la scintilla.

Se poi aggiungiamo che nell'e-book ho trovato anche qualche errore (poca cosa, ma comunque sgradevole), allora il quadro è completo.
Storia scorrevole, buona trama, stile semplice ma libro non del tutto efficace. Io non l'ho amato, mi dispiace.

Con questa lettura partecipto alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo OBIETTIVO 2 - libro pubblicato in Italia prima del 2010.
 
Questo libro mi è utile anche per la terza tappa della The Hunting Word Challenge per la parola BONUS che è MORTE.

venerdì 18 settembre 2015

Il metodo del coccodrillo (M. De Giovanni) - Venerdì del libro

Amo i gialli ma ammetto di essermi avvicinata con timidezza agli autori italiani che scrivono romanzi di questo genere. 
Ed è di uno di questi che vorrei parlare per il Venerdì del libro di oggi.
Dopo aver letto ed apprezzato diversi autori stranieri, sono arrivata ad un autore italiano che mi ha convinta al primo colpo.

Su indicazione di un'amica ho preso in prestito in biblioteca Il metodo del coccodrillo, di Maurizio De Giovanni
So che si tratta di un autore famoso per il suo Commissario Ricciardi ma io, a Ricciardi, non sono ancora arrivata.
Ho voluto iniziare con Lojacono, protagonista delle indagini legate ad un assassino che, per le modalità operative che usa, è stato soprannominato "Il Coccodrillo". 
Non tanto e non solo perchè sui luoghi dei delitti lascia delle tracce che fanno pensare ad un coccodrillo, quanto per il metodo che attua: se ne sta nell'ombra a lungo, studia una tattica ben precisa poi colpisce in modo preciso.

Lojacono mi è simpatico.
Mandato in un commissariato di second'ordine a seguito di un'accusa infamante mai provata (e come avrebbero potuto?) si trova a giocare a scopa con il computer tutto il giorno. Questo è il ruolo a cui lo hanno relegato. Fino a che... viene a trovarsi nel posto giusto nel momento giusto... e le sue capacità emergono in modo timido ma chiaro agli occhi di chi è sa guardare e sa capire.
Lo stile di De Giovanni piace.
L'ambientazione mi piace.
La storia mi è piaciuta...
Avrei preferito solamente che, sul finale, qualche cosa andasse diversamente.
Non dico altro, ma chi conosce questo romanzo credo possa capire cosa intendo.
Questo primo libro letto di De Giovanni mi ha convinta e leggerò di certo altro di suo. Il modo di scrivere è completamente diverso da quelli stranieri che calcano maggiormente la mano sugli aspetti macabri degli omicidi, che fanno fare ai commissari delle considerazioni complicate e delle indagini ingarbugliate... De Giovanni è lineare e porta per mano il lettore verso la soluzione dei casi. O meglio, del caso, perchè si capisce subito che il colpevole è uno solo per cui l'assassino da trovare è uno solo.

Ho avuto l'impressione di essere presa per mano dall'autore e man mano che andavo avanti con la lettura ed aggiungevo pezzi al puzzle il finale mi si apriva davanti agli occhi pian piano... ma ho trovato comunque tanta suspense per un epilogo che, come dicevo sopra, in parte avrei preferito diverso...

Il colpevole non agisce a caso. Il suo operato, nella sua mente, ha una sua logica... e ad un certo punto ho anche avuto l'impressione di poter comprendere le sue motivazioni. Non di condividere il suo modo di fare, sia chiaro... ma dal punto di vista umano la sua storia mi ha colpito... e mi ha fatto riflettere.

Un bel libro, un buon modo per iniziare a conoscere De Giovanni e le sue storie.
***
Il metodo del coccodrillo
Maurizio De Giovanni
Oscar Mondadori
euro 10.00