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mercoledì 1 luglio 2026

Quel che rimane (P. Cornwell)

 

Non c'è due senza tre, e così eccomi qui, dopo aver concluso la lettura di "Quel che rimane", il terzo capitolo della saga di Kay Scarpetta. Se con i primi due volumi Patricia Cornwell mi aveva convinta, con questo ha decisamente confermato che la mia curiosità per questa serie non è destinata a esaurirsi presto.
 
La trama questa volta è particolarmente inquietante: coppie di giovani fidanzati che scompaiono nel nulla per poi essere ritrovati mesi dopo, ormai ridotti a resti scheletrici nei boschi. L'unico indizio lasciato dall'assassino? Un fante di cuori. Kay si trova ad affrontare un'inchiesta complessa che vede coinvolti anche l'FBI e la CIA, in una caccia all'uomo che mette a dura prova ogni sua risorsa. E c'è di mezzo un personaggio famoso, madre di una delle vittime, con tutto ciò che la fama si porta dietro in termini di visibilità e di attenzioni da parte della stampa.
 
Ancora una volta, ciò che mi ha colpita è l'incredibile competenza dell'autrice. C’è un’immagine che mi è rimasta letteralmente cucita addosso: una mano che tampona una ferita con un panno appallottolato per "evitare che il buco permetta il risucchio dell'aria che farebbe collassare il polmone". Beh, che dire... precisione chirurgica. Forse per chi mastica di primo soccorso è una manovra nota, ma il modo in cui la Cornwell la descrive, con quella naturalezza e nonchalance, trasmette una padronanza della materia che trovo affascinante.
 
Ritrovo con piacere Kay Scarpetta: la sua professionalità è un elemento di grande orgoglio per noi donne. almeno io la penso così. E così sarebbe se fosse una persona reale.
 
E, a proposito di donne forti, in questo volume entra in gioco una giornalista; non so se sia per la mia deformazione professionale, ma ho apprezzato moltissimo il suo ruolo e la sua grinta.
 
Sul fronte della vita privata, l'autrice continua a essere coerente con la sua linea: le vicende personali di Kay e del fido Marino entrano in scena quasi in punta di piedi. Le informazioni su questioni di cuore o equilibri familiari vengono date con il contagocce. Se da un lato questo mi spiazza, abituata come sono all'approccio più "emotivo" di autori come Maurizio De Giovanni, dall'altro ammetto che questa parsimonia non fa altro che alimentare la mia voglia di saperne di più.
 
In definitiva, una lettura densa e avvincente che si divora tutta d'un fiato. Inutile dire che il quarto volume, "Insolito e crudele", è già lì che mi aspetta sul comodino.
 
***
 
Quel che rimane 
Patricia Cornwell  
pag. 386  
Mondadori editore

Oggetti di reato (P. Cornwell)

 

La curiosità di vedere come si sarebbe evoluto il mondo di Kay Scarpetta era troppa per lasciar passare troppo tempo tra una lettura e l’altra. Così mi sono tuffata in "Oggetti di reato", il secondo volume della serie, e devo dire che la dottoressa Scarpetta non ha deluso le mie aspettative.
La trama questa volta ci porta nel terrore vissuto da Beryl Madison, una scrittrice di successo che, dopo mesi di minacce e la sensazione di essere costantemente osservata, finisce per aprire la porta proprio al suo assassino. Quando un altro famoso scrittore viene ucciso poco dopo, Kay si ritrova tra le mani un caso che si trasforma presto in un incubo personale. Al centro di tutto c'è il mistero affascinante di un manoscritto, un elemento che ho apprezzato molto e che funge da perno per un'indagine che guida noi lettori in un viaggio estremamente strutturato tra diverse ipotesi investigative.
 
Ciò che continua a incantarmi di questa serie è la competenza della protagonista. Kay Scarpetta non è una detective qualunque; è un medico legale che usa la scienza - DNA, fibre e impronte - per far parlare i morti. Per chi, come me, è fermamente convinta che le donne possano fare tutto ciò che desiderano, e spesso con una marcia in più rispetto agli uomini, Kay è un vero motivo di orgoglio: una donna con la D maiuscola che si muove con autorità in un mondo complesso. Una donna competente e molto intelligente, tra l'altro. 
 
Dal punto di vista stilistico, ho ritrovato quella precisione chirurgica e minuziosa già incontrata nel primo libro. Patricia Cornwell conferma la sua scelta di puntare meno sulle vicende personali della protagonista e del suo collaboratore Marino, preferendo concentrare l’attenzione sui dettagli tecnici del caso. Eppure, l'autrice semina qua e là piccoli elementi che accendono la curiosità: in questo volume, ad esempio, fa capolino la figura di Mark, che ricompare dopo anni nella vita di Kay. Ammetto che questo spiraglio sulla sua vita privata mi ha lasciata con la voglia di saperne di più, facendomi sperare in un approfondimento maggiore nei prossimi capitoli.
 
È una lettura densa, che richiede concentrazione ma che ripaga con una suspense costruita pezzo dopo pezzo. Per chi cerca un giallo dove la scienza si trasforma in pura adrenalina, Kay Scarpetta è il personaggio perfetto.
 
***
Oggetti di reato  
Patricia Cornwell  
pag. 366  
Mondadori editore

sabato 17 gennaio 2026

La montagna nel lago (J. De Michelis)


Ho letto in precedenza il libro La stazione di De Michelis e devo dire che La montagna nel lago si distacca completamente, sia per genere sia per stile di scrittura. Questo cambiamento mi è piaciuto molto: mentre La stazione era un’opera corposa e stratificata, con molteplici personaggi, sottotrame e un’ambientazione urbana e labirintica, La montagna nel lago propone una narrazione più centrata, con un filo investigativo chiaro e un equilibrio interno che rende la lettura più scorrevole pur mantenendo complessità e suspense.

All’inizio ho avuto l’impressione che l’autore mettesse troppa carne al fuoco: dettagli su dettagli, storie dentro altre storie, come se volesse “allungare il brodo”. Tuttavia, a differenza di quanto mi aspettassi, nulla è superfluo: tutto trova un senso nel finale. La narrazione si sviluppa su diversi piani temporali, con il passato raccontato attraverso flashback che, pur essendo ricordi, sono narrati al presente. Questo rende la lettura coinvolgente e mai dispersiva, anche se inizialmente può sembrare complessa.

Forse l’aspetto che meno mi ha convinto è il continuo riferimento del protagonista allo sniffare e al bisogno di droga, che però scompare improvvisamente nel corso della storia. Da un giorno all’altro smette di fare uso di sostanze come se nulla fosse, un dettaglio che mi è sembrato un po’ forzato e poco credibile.

Il protagonista, giornalista squattrinato, porta avanti le indagini quasi come un detective stellato, un dettaglio forse inverosimile, ma in quanto giornalista anch’io mi è subito rimasto simpatico. Curiosamente, senza volerlo, in questi primi giorni dell’anno ho letto due libri con protagonisti giornalisti (una lei e un lui), il che mi ha fatto riflettere su quanto questo mestiere possa affascinare in letteratura.

Ho avuto l’onore di presentare De Michelis in una diretta online dedicata al suo libro precedente e proprio il fatto di conoscerlo per quel tipo di storia mi ha reso questa nuova esperienza letteraria sorprendente e spiazzante. E l'ho pure conosciuto di persona, pur se con la dovuta distanza... visto che stavamo uscendo dal covid. 

Se La stazione era un mosaico corale con molti protagonisti e trame intrecciate, La montagna nel lago concentra l’attenzione su un arco narrativo più chiaro e su un protagonista centrale. L’ambientazione passa dalla Milano sotterranea e complessa della prima opera all’isola di Montisola e al Lago d’Iseo, con un respiro più naturale e riflessivo. La densità narrativa di La stazione può risultare a volte dispersiva, mentre La montagna nel lago mantiene ricchezza di dettagli e flashback senza appesantire la lettura.

In termini di stile, si percepisce una maturazione dell’autore: da un esordio ambizioso e sperimentale, De Michelis arriva a un romanzo più equilibrato, in cui la complessità dei piani temporali e dei dettagli serve a costruire suspense e approfondire i personaggi, senza perdere il filo della storia.

 La montagna nel lago è un thriller coinvolgente, sorprendente e ben costruito, che conquista per la sua capacità di intrecciare storie e tempi diversi senza annoiare, con un finale che ripaga la pazienza del lettore. Rispetto a La stazione, mostra uno stile più maturo e focalizzato, pur mantenendo l’ambizione narrativa che caratterizza De Michelis.

lunedì 10 febbraio 2025

L’angelo del lago (D. Galimberti)

La vita non è una fiaba e non sempre c’è il lieto fine. Lo ricorda l’autore nelle sue note finali e mai come stavolta mi sono sentita di leggerle tutte, quelle note.

 

Tra 1938 e 1939 il quartiere Sassello fu raso al suolo a picconate. Tutti consenzienti, compresi politici (sia di destra che di sinistra) che gli scrittori, gli architetti ed altri intellettuali. Poche voci fuori dal coro. La demolizione del Sassello offriva vantaggi a molti. Era uno dei quattro rioni storici dell'antico borgo di Lugano, la contrada nei pressi dell'odierna Via San Lorenzo e di Via G. Motta. Il luogo in cui, all’inizio del romanzo di Galimberti, viene rinvenuto il cadavere di una giovane donna. Nuda. Bellissima. Dal volto sereno. Come se dormisse. Tutto ha inizio in un modo che non fa assolutamente presagire a tale tragedia.

E’ una mattinata d’autunno del 1935. C’è da raggiungere un ladruncolo che sta sgattaiolando via dei banchetti del mercato di Lugano, dove ha rubato delle ciambelle. Un poveraccio, probabilmente, mosso dalla fame e Albino Frappolli, giovane gendarme in servizio, si mette all’inseguimento fino ad arrivare proprio alle porte di quel quartiere, il Sassello. Mentre il ladro riesce a seminare il suo inseguitore e a prendere per il naso tutti coloro che l’hanno visto scappare vie, il giovane gendarme viene condotto in un punto preciso di quel quartiere malfamato dove non trova il ladruncolo. No. Trova il cadavere di una giovane donna attorno al quale in molti hanno fatto capannello.

Il ragazzo non può fare altro che mobilitare il suo capo, il delegato di polizia Ezechiele Beretta.

Si aprono così le indagini attorno ad una morte sulla quale appare subito difficile fare luce. L’identificazione della ragazza – Eleonora, una delle due figlie di uno degli uomini più ricchi di Lugano – le indagini sul povero cadavere, le ricerche del colpevole: tutto mostra di essere più difficile del previsto.

La narrazione è scorrevole e l’ambientazione ben resa. Usi e costumi dell’epoca, descrizioni efficaci degli ambienti, personaggi credibili: tutto rende la lettura piacevole (per quanto possa essere piacere leggere dell’assassinio di una giovane donna). L’autore utilizza due piani narrativi che aiutano la comprensione degli eventi: quello presente, con ciò che sta accadendo, e quello che riporta a quanto accaduto in precedenza che, poi, altro non è se non ciò che si sta cercando di far venire alla luce.

Quando si è arrivati al colpevole (o ai colpevoli?) ho pensato che fosse stato tutto così facile da risultare troppo banale… e in effetti andando avanti ci si rende conto che, se il libro fosse finito lì, sarebbe stato proprio così. Invece c’è il colpo di scena…

La storia gravita attorno ad equilibri fondati sull’opportunismo, a rapporti familiari non del tutto sani, al caro, vecchio dio denaro che motiva, a quanto pare, anche le scelte più abiette e vili.

Un giallo senza infamia e senza lode che ho letto con piacere e di cui ho visto che sono stati pubblicati altri due volumi tanto da dare vita ad una serie.

Non svelo oltre per non togliere il gusto della lettura ma mi rifaccio all’introduzione di queste mie considerazioni, alle note dell’autore: un grande protagonista è proprio il quartiere. Quel quartiere che resta protagonista fino alla fine anche se in un modo diverso da quello che, invece, gli è stato riservato nella realtà.
E concludo riprendendo proprio quanto detto sopra: la vita non è una fiaba e non sempre c’è il lieto fine.
***
L’angelo del lago
Dario Galimberti
Pag. 250 

sabato 18 maggio 2024

Le notti senza sonno (G. A. Cerone)

Libro corposo, doppio caso attorno al quale si snodano le indagini dei personaggi nati da Gian Andrea Cerone, autore al suo esordio che è capace di imbastire una trama complessa, ricca, accattivante.

Un buon mix tra un giallo, un noir ed un thriller. 

Tutto questo è il libro che offre ai lettori una squadra alle prese con due indagini che corrono in parallelo e che si posizionano in un momento storico a noi molto vicino visto che ci si affaccia sull'emergenza Covid, in una Milano del 2020 che inizia a fare i conti con qualche cosa di nuovo e di cui ancora non si conoscono le conseguenze.

Dico subito che quando ho letto Covid ho avuto la tentazione di chiudere tutto e abbandonare perché non mi piace leggere storiche richiamano quel periodo. Devo anche ammettere, però, di aver fatto bene a non cedere a tale tentazione.

Il commissario Mario Mandelli e l'ispettore Antonio Casalegno sono le due figure portanti dell'intera storia: complementari l'uno all'altro, tirano le fila di indagini per niente facili e condotte con una squadra che a mio parere ha tutte le carte in regola per diventare protagonista di altre storie in futuro.

Cinquantenne il primo, persona posata e con una moglie che ama e nei confronti della quale sembra perennemente in debito; l'esatto contrario l'altro: meno tranquillo e con i segni di sofferenze vissute nel passato con le quali dimostra, però, di aver raggiunto un buon equilibrio. Sono due persone che si completano, si sostengono, si bilanciano: di fatto danno l'idea di dare vita ad un unico investigatore pur essendo due persone, Mandelli e Casalegno.

Poi c'è Milano, altra grande protagonista: una città in continuo cambiamento, teatro di violenze che quotidianamente arrivano agli onori della cronaca.

Una città dalle molteplici anime, dai tanti odori, da tanti colori anche nella sua anima oscura. Un'anima che esiste, non è del tutto un'invenzione. Le storie sono inventate, è vero, ma l'ambientazione non è poi così lontana da ciò che realmente Milano è. E lo ammette lo stesso autore in una recente intervista, nel presentare il suo romanzo. Lo dice lui, non io... che sono piuttosto lontana da Milano e ci sono stata giusto un paio di volte...

La storia. Il primo capitolo è molto intimo e propone un momento di vita quotidiana di Mario Mandelli che lascia già immaginare alcune caratteristiche di quel commissario che sarà la colonna portante di tutto il resto. La narrazione crea una certa ansia nel lettore ed io devo ammettere che, davanti al male che dilaga, pagina dopo pagina, ho dimenticato la minaccia del Covid ed ho avuto la prova che ciò che aleggia nell'aria non diventa mai qualche cosa di troppo lasciando spazio a tutto il resto. Meglio così.

I due casi: il ritrovamento in un cassonetto dell'immondizia di una mano colorata di blu, un nastrino blu che lega delle rose blu e due bulbi oculari; una rapina ad una gioielleria finita con un omicidio e la scomparsa di gioielli di grandissimo valore. Si aprono due strade d'investigazione diverse che, in particolare nel caso del ritrovamento dei resti umani, si sviluppa con una tensione crescente.

Due casi, due indagini parallele che si snodano tra le pagine e che procedono su binari diversi entrambe attorno a diverse declinazioni del male, che assumono toni più o meno oscuri ma che, comunque, sono facce della stessa medaglia.

Ottima la costruzione narrativa. Unico neo, secondo il mio punto di vista, i tanti personaggi che entrano in gioco, i tanti nomi e le tante situazioni che richiedono particolare attenzione da parte del lettore (anche per via di descrizioni molto lunghe e meticolose... e che non sempre sono necessarie) che, altrimenti, rischia di perdersi dei passaggi importanti.

Volutamente non amo scendere troppo nei dettagli per quanto concerne l'analisi di situazioni specifiche: in fatto di armi, di medicina, di dinamiche particolari... è una storia di fantasia che mira ad intrattenere gli amanti del genere e mi basta così.

Concludo dicendo che leggerei volentieri altre indagini di Mandelli e Casalegno
***
Le notti senza sogno
Gian Andrea Cerone
Guanda editore
pag. 576
14.00 Euro copertina flessibile, Audible, 9.99 Kindle

venerdì 29 marzo 2024

Tutti i particolari in cronaca (A. Manzini)

 

 

I giornalisti nei libri mi incuriosiscono da sempre. Perché, da giornalista, sono mossa da una sana simpatia nei loro confronti ed anche dalla voglia di pensare di trovarmi coinvolta in prima persona nelle avventure narrate. 

Per questo l'ultimo personaggio nato dalla penna di Antonio Manzini è entrato subito nelle mie corde e non ho voluto essere troppo severa nei suoi confronti. Gli ho perdonato qualche ingenuità di troppo e l'ho fatto con piacere. 

Walter Andretti, questo il nome del protagonista, mi ha anche intenerita. Non è facile passare dalla cronaca sportiva alla nera. Lo so molto bene. La cronaca nera è molto particolare da seguire e quel suo essere spaesato davanti a situazioni per lui nuove mi ha intenerita.

Io so cosa vuol dire essere catapultato in un mondo che non ti appartiene e, soprattutto agli inizi, non capire bene le dinamiche di quel mondo.

So cosa vuol dire avere addosso la pressione della redazione che chiede notizie in anteprima per conquistare qualche copia in più in fatto di vendite. So quanto sia difficile avvicinare fonti in certi ambienti. Lo so, per questo ho guardato Walter con occhi comprensivi.

Nel suo primo caso di cronaca nera si trova ad avere a che fare con una morte che lo porterà ad indagare e ad entrare nelle pieghe di quel mistero più di quanto avrebbe voluto. Quando, poi, i cadaveri diventano tre la situazione si complica e le indagini che mette in campo per dare corso al suo compito di cronista iniziano ad andare ben oltre le indagini delle stesse forze dell'ordine. Nelle more delle sue indagini parallele Walter incontra Carlo Cappai, figura chiave nella storia, uomo tranquillo che serba, però, un grande segreto e che cova, da anni oramai, un'inquietudine che lo porterà ad irrompere in maniera piuttosto decisa in quelle indagini che da più parti si stanno portando avanti.

Quello messo su carta da Manzini è un giallo che invita a riflettere sui meccanismi della giustizia italiana e sul concetto di giustizia a più ampio raggio. Molto interessante la figura di Cappai, i conflitti che si porta dietro e l'avversione verso un modo di fare che è stato messo in campo da qualcuno a lui molto vicino. 

Un giallo che non mi è dispiaciuto affatto e che non ho voluto mettere a confronto con precedenti storie (e protagonisti) che Manzini ha messo sul piatto nel tempo. 

L'ho letto in pochi giorni. So di essere un po' di parte ma non mi è dispiaciuto affatto. Non eccessivamente cervellotico, l'ho anche consigliato a mia figlia che non si è mai avvicinata a questo genere e che secondo me, invece, potrebbe apprezzare.
***
Tutti i particolari in cronaca
Antonio Manzini
Mondadori editore
304 pagine
17.50 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

mercoledì 20 marzo 2024

Assenza da giustificare (A. Acciai)

 

Assenza da giustificare è il libro di esordio di un’autrice che mi ha piacevolmente colpita. 

Si tratta della prima indagine (per cui ci si aspetta che ne arriveranno altre da quello che è destinato a diventare un personaggio seriale) di Alina Mari. 

Cresciuta in un orfanotrofio, Alina vive in un camper senza legami – così come è stata abituata a crescere – al di fuori di quello con Tito, suo compagno di sventura in orfanotrofio ed ora il suo più grande amico.

Alina vive in un camper, fa quotidianamente i conti con un passato che sembra sempre pronto a chiedere il conto e con il ricordo di Adriano, quel poliziotto che – finito in carcere – l’ha presa sotto la sua ala protettrice ma che ora, per causa di forza maggiore, è lontano. È ciò che più si avvicina, per lei, all’idea di quel padre che non ha mai avuto e il suo ricordo è vivo e pulsante, ogni giorno di più.

Alina ha una personalità spigolosa, piuttosto complessa. Non si cura molto di dover mangiare, tanto per iniziare (sarà forse un retaggio della sua vita passata in orfanotrofio?) e non sopporta essere toccata (…che non sia lo stesso?) per cui desidera avere un figlio ma non un rapporto sessuale con un uomo. Nessun rapporto fisico con un uomo, a dire il vero, che sia anche solo un bacio o un abbraccio. Eppure quel figlio lo desidera…

È in questa fase della sua vita che arriva, per lei, la prima indagine importante: una donna è stata trovata morta all’interno di un parco. Il suo cadavere ha un segno particolare: un dito amputato. Ed anche un cane, il suo fedele Dirac, a sorvegliarlo. Elena Cantini, questo era il suo nome, era una donna di 50 anni, insegnante di mestiere, vita tranquilla e nessuna frequentazione strana. In questa esistenza tranquilla Alina si trova ad indagare per cercare di venire a capo del caso.

Un giallo ben costruito e una storia declinata al femminile.  

Un giallo classico, dove a indagare è una ispettrice di polizia, complessata, ma piena di voglia di vivere e di superare tutte le sofferenze. Dotata di un fiuto eccezionale, Alina è il personaggio cardine di un romanzo di genere, a cui si affeziona immediatamente, e riscuote consensi per la sua sensibilità rara nel trattare con le persone e per il suo intuito importante.
Ne consegue una lettura intrigante e divertente, per gli amanti del genere giallo. Non solo: il romanzo poggia i suoi pilastri in un linguaggio preciso e fluido, in una trama ben congegnata, e nella trattazione precisa dei personaggi e delle caratteristiche che li distinguono. 

Buona lettura.
***
Assenza da giustificare
Alessandra Acciai
Piemme editore
384 pagine
19.90 copertina flessibile, 10,99 Kindle

sabato 25 novembre 2023

La mia bottiglia per l'oceano (M. Bussi)

 

Il prestigiatore delle parole. Michel Bussi, l'illusionista. L'autore che è capace di indurre a credere qualcosa che non è, di portare il lettore in una direzione e poi svoltare all'improvviso in un'altra. Michel Bussi nel suo libro La bottiglia per l'oceano si è fatto palesemente ispirare da Dieci piccoli indiani, testo che cita anche più volte tra le pagine.

Questa volta, però, ho trovato meno alchimia rispetto ad altri suoi libri precedenti.

Questo non vuol dire che il libro non mi sia piaciuto. Il suo stile mi piace, il suo modo di tenere il lettore appeso ad un filo pure ma, stavolta, quel filo mi è sembrato più sottile. Tutto qui.

Siamo in un'ambientazione particolare, in Polinesia, nell'isoletta di Hiva Ova (Isole Marchesi). Sono andata a cercare qualche immagine, lo ammetto, per capire bene l'ambientazione e devo dire che si tratta di un posto da sogno. Un sogno che, però, per i protagonisti, si trasforma ben presto in un incubo.

Il celebre scrittore Pierre-Yves François sceglie cinque scrittrici per uno stage, allo scopo di scoprire nuovi talenti. Sono chiamate a scrivere partendo dal titolo La mia bottiglia per l’oceano con un incipit molto particolare: Prima di morire vorrei...

Scatta la competizione e si innesca un meccanismo molto particolare: si ha la sensazione che lo scrittore abbia messo in conto degli escamotages molto particolari per ispirare le cinque scrittrici. Su tutti, la sua scomparsa. Ma è davvero così? Pierre-Yves si è nascosto per mettere un pizzico di pepe alla storia?

La situazione inizia a degenerare e si susseguono eventi che poco hanno a che fare con uno scherzo o una tattica per ispirare l'estro delle autrici. Iniziano a spuntare vecchie storie attorno alle quali indagare ma anche una triste realtà con morti che si susseguono seguendo - a quanto pare - un copione ben preciso.

Per esclusione, tutti iniziano a dubitare di tutti. Emergono le storie delle concorrenti, legami personali, vecchie frizioni, situazioni irrisolte. Il tutto in un paesaggio naturale tanto affascinante quanto teatro di immani tragedie.

Su questo punto vorrei soffermarmi un po'. Le morti che si susseguono sembrano passare un tantino sottobanco per quanto riguarda le reazioni dei protagonisti... viste con poco coinvolgimento emotivo, quasi con distacco. Questa cosa, secondo me, ha stonato un po' soprattutto se penso che sull'isola c'erano una coppia (marito e moglie) ma anche madre e figlia. Persone comunque legate tra loro che sembrano assistere alla morte con tanto, troppo distacco. 

Storia coinvolgente che, seppur con alcuni punti deboli, si lascia leggere.
***
La mia bottiglia per l'oceano
Michel Bussi
Editore e/o
pag. 405
15.30 copertina flessibile, 11.99 Kindle, Audiolibro

mercoledì 17 maggio 2023

Il respiro delle anime (G. Paoli)

  

Carlo Alberto Marchi mi sta simpatico. Perché è un giornalista, prima di tutto. E perché è un giornalista onesto, cosa non secondaria soprattutto in un ambiente che - lo dico per esperienza - spesso premia chi troppo onesto (o di parola) non è.

Mi è simpatico anche perché è curioso. Molto curioso. Una dote, quella della curiosità, fondamentale per ognuno, tanto più in un giornalista che dimostra, con la sua curiosità, di non volersi appiattire sul lavoro facile. 

Mi piace come Gigi Paoli pone il suo personaggio di punta con semplicità, senza ricercatezze letterarie o efferatezze dal punto di vista descrittivo ma anche in modo estremamente efficace.

Un giornalista, si diceva, che nella vita lavora e fa il papà. Fa il papà e lavora. Si rende conto perfettamente di aver perso una qualsivoglia dimensione sociale tra gli impegni di lavoro e quelli legati a sua figlia. E lo posso comprendere: avendo fatto la giornalista per tanto tempo so cosa vuol dire non avere orari, veder cambiare ogni parvenza di programma quotidiano all'improvviso, feste che saltano per un'urgenza di cronaca, ore ed ore passate a cercare qualche cosa che non arriva. Lo capisco, Marchi, eccome. Ed anche per questo mi è ancora più simpatico perché mi sono rivista parecchio in lui anche se, va detto, all'epoca non avevo una figlia a carico... non avevo proprio figli!

Detto ciò,  la storia narrata per una buona metà del libro sembra non portare da nessuna parte, quasi come se si avvitasse su sè stessa tanto da lasciar dubitare che possa esserci davvero qualche cosa di interessante da scrivere, dal punto di vista giornalistico intendo (e, di riflesso, dal punto di vista del lettore).

Poi piano piano qualche cosa si muove fino ad arrivare alla grande sorpresa finale che nobilita definitivamente tutto il resto.

Un incidente stradale che assume contorni piuttosto strani con il passare delle ore; molte morti per overdose nell'arco di poche ore; un suicidio bollato come tale piuttosto in fretta... qualche cosa non torna. Tutto troppo semplice. 

E se, invece, ci fosse un legame tra ciò che sta accadendo a Firenze? Se ci fosse qualche cosa di diverso da ciò che sembra? 

Mosso dalla sua innata curiosità e con una buona dose di humor e autoironia, Marchi arriverà ad avere delle informazioni molto preziose, forse troppo, tanto da diventare vera e propria materia che scotta nelle mani di un giornalista. Quando, però, il giornalista è una persona onesta può anche accadere che il buonsenso abbia la meglio sulla voglia di fare uno scoop e la necessità di salvaguardare determinati contatti imponga di seguire una strada meno sensazionalistica. 

L'esperienza dell'autore sul fronte della cronaca giudiziaria rende tutto molto credibile: i contatti di chi si occupa di giudiziaria, la necessità di salvaguardare le fonti, i tempi passati dietro a telefonate, auspicati appuntamenti, informazioni che non arrivano... tutto molto realistico e che mi ha fatto fare un tuffo nel passato.

Il caso è intricato ma ben strutturato senza quella violenza sulla quale, in libri di questo genere, spesso si calca la mano per impressionare maggiormente il lettore. 

Lettura godibilissima, voglia di leggere altre avventure di questo giornalista che mi auguro possa prendersi maggiore cura della sua personcina...
***
Il respiro delle anime
Gigi Paoli
Giunti editore
pag. 382
13.00 euro copertina flessibile, Kindle Unlimited

giovedì 5 gennaio 2023

Il Natale di Poirot (A. Christie)

 

A Natale si è tutti più buoni. Più o meno. 

Nel libro di Agatha Christie se ne ha una prova in quello che è diventato un classico del giallo, in particolare nel periodo natalizio. Scritto nel 1939 narra le vicende che hanno per protagonista la famiglia Lee convocata dal patriarca, Simeon, per passare tutti insieme la vigilia e il giorno di Natale.

Tutti insieme a scambiarsi grandi sorrisi e abbracci - molti di loro non si vedevano da parecchio tempo - al cospetto di un uomo che appare subito come un burattinaio che è pronto a condurre un gioco che lui stesso ha studiato a tavolino, in ogni dettaglio.

Il signor Lee non è stato, in gioventù e negli anni della maturità, un padre affettuoso così come non ha coltivato un buon rapporto con la defunta moglie e il suo carattere emerge a chiare lettere proprio nel momento in cui tutti si aspetterebbero armonia e serenità: è un uomo che ama divertirsi alle spalle degli altri, dei suoi famigliari nello specifico.

L'autrice presenta tutti coloro che si trovano in casa con lui: Alfred e Lydia, George e Magdalene, David e Hilda (figli e rispettive mogli), Harry (figlio), a sorpresa l'unica nipote Pilar Estravados (figlia della sua figlia defunta due anni prima), Stephen Farr figlio di un vecchio amico di Simeon, in realtà figlio illegittimo di Simeon. A loro si sommano il Sovrintendente Sugden e il Colonnello Johnson della Polizia, Tressilian maggiordomo, Horbur cameriere personale e lui, Hercule Poirot che arriva sul posto come consulente della polizia.

L'atmosfera è tutt'altro che natalizia soprattutto dopo che il patriarca comunica telefonicamente al suo avvocato di voler cambiare il proprio testamento e dopo che tutti ascoltano, perchè convocati nella staza in cui sta avvenendo il colloqui telefonico.

Cosa lega quella famiglia? O meglio, c'è qualche cosa che lega quella famiglia? Un pizzico di amore fraterno o filiale si fa fatica a rintracciarlo... il passato o il presente di ognuno dei convenuti allunga delle ombre sul rapporto con Simoeon tanto che appare inevitabile "il fattaccio" compiuto il quale (l'assassinio del patriarca) Johnson, Sugden e Poirot iniziano ad indagare, a fare domande, a raccogliere elementi da mettere insieme.

Tutti mentono: Poirot non ha dubbi in merito, dopo aver ascoltato le diverse versioni dei fatti. Il punto sta chi lo fa in modo innocuo e chi, invece, per nascondere la sua colpa.

L'idea narrativa di fondo non è originalissima nel senso che altri romanzi sono stati strutturati, nel tempo, allo stesso modo. A rendere originale la storia, però, è lo stile della Christie che descrive alla perfezione i personaggi senza esagerazioni, che non ha bisogno di ambientazioni eccessivamente scenografiche o di espedienti tali da trasmettere un omicidio "sopra le righe". Con eleganza viene concentrato il tutto sulle capacità di Poirot: capacità d'osservazione, d'ascolto, di deduzione tanto da arrivare a dire - una volta che viene svelato il mistero - "...ma come ha fatto a capirlo??". 

Si tratta di una lettura che non può mancare per gli estimatori dell'autrice ma anche per chi volesse lasciarsi andare ad un giallo scorrevole, che ha il sapore del passato anche (e non potrebbe essere altrimenti) per lo stile di scrittura, che intrattiene e stuzzica il lettore coinvolgendolo nelle indagini, pezzetto dopo pezzetto.

Un piccolo appunto: l'uso del passato remoto mi è sembrato inopportuno soprattutto nelle descrizioni di quanto accaduto pochi attimi prima. Il passato prossimo avrebbe reso il tutto ancora più scorrevole e grammaticalmente corretto, secondo me. Ma chi sono io per criticare la Christie??? 

Ultima considerazione: ho trovato disponibile in biblioteca una vecchia edizione (1977 per la modica cifra di lire 800!!!) con le pagine ingiallite... al piacere di avere tra le mani un libro che mi ha dato l'impressione di essere senza tempo ho dovuto sommare la difficoltà di dover fare attenzione a sfogliare le pagine per non rovinarlo e il colore delle pagine ha reso un po' più faticosa la lettura, ma ciò riguarda l'edizione che ho trovato io, non certo il libro in assoluto. In edizioni più recenti il problema, di certo, non sussiste. In ogni modo, non disdegno edizioni vintage che hanno sempre un loro fascino.
***
Il Natale di Poirot
Agatha Christie
Mondadori editore
Edizione del 1977 - 213 pag.

mercoledì 31 agosto 2022

Il colbacco di Sofia. Una nuova indagine per il commissario Ansaldi (F. Morlupi)

Il commissario Ansaldi con le sue fobie mi è simpatico. Questa volta, però, ho avuto l'impressione che le sue caratteristiche (l'ansia e la dipendenza dai farmaci) siano state tirate davvero fino all'estremo. In questo secondo volume della serie, in alcuni punti, Ansaldi mi ha anche un tantino irritata. 
 
L'indagine che hanno per le mani i cinque di Monteverde (tornati ad essere cinque dopo la perdita registrata nella precedente avventura) con l'arrivo di un nuovo elemento che scompiglia un po' le carte ma che, a ben guardare, nel gruppo ben ci sta.

Ho molto apprezzato l'introduzione iniziale che riassume quando avvenuto nel volume precedente per permettere sia agli smemorati di rammentare quanto letto in precedenza, che a quanti non avessero letto il primo volume di non perdersi e comprendere i legami tra i due casi.
Eh sì, perché l'indagine prende le mosse dalle avventure passate che, a quanto pare, non sono affatto un capitolo chiuso come si sarebbe potuto pensare.

Questa volta cambia lo scenario e l'indagine viene portata avanti tra Sofia e Roma ma resta sempre alta la violenza che viene perpetrata a danno di coloro che vengono scelti come bersagli di un odio e di una ferocia inimmaginabili da parte di fanatici che intendono ripulire il mondo, a modo loro ovviamente. Siamo davanti a dei fanatici se possibile ancora più fanatici di quelli conosciuti in precedenza. Questa volta mi è sembrato che i nostri amici di Monteverde fossero un po' troppo supereroi di quanto non si possa immaginare sulla base delle descrizioni che vengono date dei rispettivi personaggi: Ansaldi, in particolare, e la sua vice Loy, si trovano in situazioni in cui vanno oltre la soglia di resistenza se anche venisse amplificata al massimo... comunque, a parte questo, devo dire che l'inchiesta è ben strutturata. In alcuni passaggi ho avuto l'impressione che l'autore inserire situazioni non pertinenti ma alla fine ci si rende conto che ogni casella va al suo posto e nulla è inserito nella trama a caso.

Vengono raccontati particolari delle vite dei protagonisti che aiutano ad inquadrarli meglio, senza più sospesi soprattutto in merito a situazioni personali e questo l'ho gradito.

Quello che mi ha disturbata maggiormente, e non posso non dirlo, sono stati gli errori nei quali mi sono imbattuta nella mia versione scaricata in ebook con Kindle Unlimited. Voglio essere indulgente e pensare che le versioni successive alla mia siano state migliorate ma di errori ne ho incontrati davvero tanti e questo mi ha fatto storcere un po' il naso. Non me ne voglia un autore ma ho avuto l'impressione che fosse mancato un accettabile lavoro di editing.

Di Chiara che all'improvviso diventa Chiara (e ti chiedi: chi è 'sta Chiara?), i Ringo Boys che diventano Ringo Boy, oppure "Alerami volle essere certa riguarda i figli di Caldara", o ancora "scodinzolando la coda" che per me è una ripetizione perché scodinzolare è un verbo che vuol dire dimenare la coda. Ed altri ancora. Inizialmente non ci ho fatto troppo caso ma alla fine, uno dopo l'altro, sono stati errori che mi hanno disturbata un po'.

In ogni modo, ciò non mi impedirà di leggere anche il terzo volume della serie per capire stavolta dove verranno sballottati i nostri amici di Monteverde: c'è da aspettarsi un prosieguo dell'indagine con nuovi sviluppi perché sul finale... bhè, non dico altro.
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Il colbacco di Sofia. Una nuova indagine per il commissario Ansaldi
François Morlupi
Croce libreria editore
438 pagine
Kindle Unlimited

sabato 14 maggio 2022

Formule mortali. La prima indagine del commissario Ansaldi (F. Morlupi)


Finalmente ho conosciuto i cinque di Monteverde e… mi sono proprio piaciuti. 

Formule mortali è il libro di esordio di un autore che mi ha piacevolmente colpita per la capacità di sommare una narrazione incalzante ed attenta (a parte qualche ingenuità che sono disposta a perdonare senza problemi soprattutto circa l’uso di alcuni termini… es. Non mi sembra che nulla di valore sia stato rubato – due negazioni stonano… io avrei scritto Non mi sembra che qualcosa oppure Mi sembra che nulla) con personaggi ben strutturati, che si impara a conoscere piano piano e che fidelizzano subito il lettore. Il commissario Ansaldi è un po’ il prototipo del commissario imperfetto che non è una novità nel mondo del giallo/thriller ma il suo essere così fragile, emotivamente fragile, le sue ansie ma anche la sua voglia di tenere sotto controllo tutto ciò lo rende molto umano. Accanto a lui quattro collaboratori che hanno ognuno una personalità ben definita e che tra le pagine, nelle more dell’indagine, si raccontano e si fanno conoscere.

Uno dei personaggi che non fa parte del gruppo ma che avrà un ruolo importante nella storia è Alessio: un nerd che mi entrato subito in simpatia con le sue manie (che mi ha fatto pensare a tanti ragazzi di oggi), con le sue fissazioni ma anche con le sue grandi abilità. Mi è piaciuto molto così come tra i collaboratori di Ansaldi mi ha incuriosita particolarmente la figura della prima persona che appare nel romanzo, quella che apre il racconto, il vice ispettore Loy che, pure, quanto a personalità ha parecchio da dire.
Le indagini si concentrano attorno ad alcuni omicidi dei quali non si riesce a venire a capo. Anche se le descrizioni non sono mai sopra le righe va detto che gli omicidi attorno ai quali si indaga sono molto efferati, in stile americano ma con ambientazione romana. Omicidi che ben presto saranno collegati ad un giro di macabro voyerismo collegato alla presenza, sulle scene del delitto, di formule che portano al mondo della fisica, della matematica. Ma può essere il puro piacere di vedere il dolore degli altri, fino alla morte, a motivare tutto ciò?
Sul finale si potrebbe discutere ma mi limito a dire (per non spoilerare nulla) che è stata una lettura gradevole e che leggero di certo anche le altre avventure di Ansaldi e i suoi anche se quelli presentati sono crimini particolmente feroci per le modalità di esecuzione delle povere vittime. Nonostante questo (un po' inverosimile che i colpevoli possano riuscire a fare tanto... e questa considerazione è sorta spontanea soprattutto dopo aver capito chi sono i colpevoli) non sono descrizioni cruente o che rendono pesante la storia. Sono sempre omicidi, è evidente ma le descrizioni sono comune moderate. Efficaci ma moderate.
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Formule mortali. La prima indagine del commissario Ansaldi
François Morlupi
Croce Libreria editore
320 pagine
Kindle Unlimited

martedì 29 marzo 2022

Il testimone chiave (S. Savioli)

 

Seconda indagine per l'agenzia investigativa Cantoni. Secondo mistero da risolvere. 

Tornano ne Il testimone chiave i personaggi nati dalla fantasia di Sarah Savioli: Cantoni, investigatore privato titolare dell'omonima agenzia, Tonino suo fidato collaboratore ed Anna. Collaboratrice anche lei, fidata anche lei, ma piuttosto sui generis visto che non ascolta e raccoglie le testimonianze di persone informate sui fatti ma... di animali e piante. Una dote, una capacità che non ha sempre avuto ma che ha sviluppato nel tempo, a seguito di una piccola ischemia cerebrale, e che non è del tutto comprensibile da parte di chi gli stà accanto. Qualcuno la compatisce, qualcuno cerca di comprenderla, qualcun altro la consdiera un po' svitata piuttosto che dotata. E lei lascia anche che si pensi questo. Non è certo l'approvazione degli altri ciò che le interessa. Questa è una caratteristica che mi è piaciuta molto di Anna: si accetta, accetta le sue capacità con tutte le stranezze che comportano ma, a livello più umano, si accetta come persona. Ha mal di schiena, è un po' pasticciona, ha dei limiti che conosce molto bene anche nei rapporti personali ma si accetta con ironia.

Devo ammettere che la parte che mi è piaciuta di più di questo secondo romanzo è la descrizione della sfera personale più che l'indagine in quanto tale. Sono i rapporti tra persone che mi hanno incuriosita maggiormente, in particolare quello tra Anna e suo padre (che a ben guardare è un rapporto dolorosamente inesistente) ma anche quello di Anna con sua sorella che arriva ad una stabilità che all'inizio della storia sembrava lontana. E poi anche la sfera umana di Cantoni, il suo capo, mi ha colpita. Quell'uomo così silenzioso e burbero che sembra non avere un cuore ma che invece...

Altro punto di forza della protagonista, secondo il mio parere, oltre ad essere un personaggio molto reale nonostante la sua dote, è l'ironia con la quale affronta la vita. Per lei è una sorta di ancora  di salvataggio che l'aiuta a venire fuori da ogni situazione, anche dalla più dolorosa. L'ironia è un filtro con il quale affronta le varie situazioni che le si pongono davanti e l'uso del quale appare vincente sia nei risvolti concreti che la riguardano che ai fini narrativi, strappando anche qualche sorriso. 

Anna, grazie alla sua particolare capacità, impara ad ascoltare quello che molto spesso il resto delle persone non sente o che, più semplicemente, fa finta di non sentire. Conosce punti di vista diversi, ascolta racconti che a volte sbalordiscono per la loro semplicità ma anche per la loro realtà e sono racconti che invitano a riflettere in modo, a volte disarmante.

Questa volta l'agenzia Cantoni indaga sulla morte di un anziano signore che ha lasciato una cospicua eredità alla sua badante straniera. Cosa, questa, che insospettisce i figli (uno dei due figli in particolare) tanto da indurlo a chiedere l'aiuto di un'agenzia investigativa per fare luce su quella che ritiene essere stata una circonvenzione d'incapace. 

La storia raccontata dal figlio della vittima, però, ben presto si rivela di gran lunga diversa da quella che è in realtà. Nelle more dell'indagine cambiano i punti di vista, cambiano le prospettive ed emergono informazioni inaspettate sempre, guarda un po', suggerite dalle confidenze di piante ed animali più o meno inclini alle chiacchiere. 

Scrittura scorrevole, storia non violenta ma che mantiene alta la curiosità su come si siano davvero svolte le cose, animali determinanti così come determinante è l'acume di Anna che, pur non riuscendo a mettere ordine nella sua vita con troppa semplicità, aiuta a mettere ordine nelle vite degli altri. 

Essendo il secondo volume di una serie consiglio la lettura in ordine pur trattandosi di una storia autoconclusiva (è una raccomandazione che faccio sempre perchè le serie, nate come tali, hanno un loro perchè dal punto di vista cronologico).

Lettura piacevole, non troppo impegnativa, di svago.
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Il testimone chiave
Sarah Savioli
Feltrinelli editore
304 pagine
16 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

sabato 19 marzo 2022

Gli insospettabili (S. Savioli)

Ne conosco diverse di persone che parlano con le piante e con gli animali ma le ho sempre guardate con affetto e con una certa sufficienza, quasi come si fa con i bambini piccoli che parlano con il loro amico invisibile. 

Probabilmente se incontrassi Anna, la protagonista del libro Gli insospettabili di Sarah Savioli farei lo stesso. 

La guarderei con una certa tenerezza, con un sorriso a mezza bocca e, nella mente, il solito pensiero "...eccone un'altra!". Poi, però, se mi rivelasse qualche dettaglio riferitole dalle piante grasse di casa - perchè io di animali in casa non ne ho - tipo che di pomeriggio adoro sgraffignare un quadratino di cioccolata al latte dalla dispensa o di quanto sia brutto il pigiama che indosso quando lavoro a casa... allora potrei cambiare atteggiamento.

Ed è un po' quello che dev'essere capitato a tutti coloro che Sarah ha attorno ed a cui ha rivelato il suo dono: parla con le piante e con gli animali, li comprende e loro comprendono lei. Non è sempre stata così, Anna. Ad un certo punto della sua vita ha iniziato a rendersi conto di avere degli interlocutori molto particolari, a seguito della formazione di un piccolo ematoma cerebrale di cui non si è resa conto prima... non le sono rimasti problemi di nessun tipo, dopo quell'episodio. Anzi, ha realizzato di possedere una sensibilità che in precedenza non aveva e che si traduce in interessanti chiacchierate con essere viventi non umani. Ed ha deciso di mettere questa sua capacità a servizio di un investigatore privato con il quale inizia a collaborare.

Mentre lui e il suo collega interrogano portieri, vicini di casa o signore al parco lei si dedica ad animali di compagnia e piante che possono essere fonti di informazioni molto interessanti.

Nel primo caso che viene raccontato in quello che è il libro d'esordio dell'autrice, l'agenzia Cantoni (per cui lei lavora, appunto) indaga sulla morte di un uomo, volato giù dalla finestra. Indaga per conto della madre che vuole vederci chiaro in quello che non crede possa essere stato un incidente o un suicidio.

Lo stile è piuttosto scorrevole e lo inquadro tra i libri d'evasione che mi hanno permesso di farmi anche qualche risata per le situazioni descritte. Un'investigatrice davvero molto particolare, una mamma affettuosa, una collega di lavoro un po' scontrosa, a tratti, ma ben presto si capisce il perchè. Non è una investigatrice per caso, visto che collabora con un'agenzia e fa la sua parte nel decifrare il mistero che si trova ad avere per le mani, ma è sicuramente sui generis per la tipologia di testimonianze che raccoglie.

Non posso negare che, pur essendo leggero e scorrevole, nella prima parte mi sia chiesta quando sarebbe arrivata la svolta perché sentivo di averne bisogno. E quando è arrivata mi ha presa in contropiede perché non me l'aspettavo così!

Molto simpatica, seppur fantasiosa, l'idea di far parlare gli animali e, soprattutto, molto simpatica la voce che viene data loro: è vero, non è un audiolibro per cui non ho sentito nulla con le orecchie, ma leggendo i vari virgolettati, le inflessioni che vengono attribuite ad ogni cane o gatto che prende la parola lo identificano e lo rendono simpatico a suo modo. Più che il caso da risolvere l'attenzione viene  catturata da loro. Per me è stato così!

Secondo me non è adatto a chi si aspetta il giallo classico, con tanta azione e misteri inestricabili ma anche qui il mistero non manca e le varie situazioni si intrecciano a dovere. Lo trovo adatto a chi non voglia avventurarsi in qualche cosa di pesante, di violento (si indaga su una morte, è vero, ma le descrizioni sono molto discrete ed allo stesso tempo efficaci) e chi simpatizzi con gli animali. Si legge senza troppi affanni e credo che sia adatto anche per giovani lettori che vogliano avvicinarsi al giallo in modo non traumatico, divertente e non banale.
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Gli insospettabili
Sarah Savioli
Feltrinelli editore
240 pagine
16.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle