Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query la stazione. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query la stazione. Ordina per data Mostra tutti i post

sabato 17 gennaio 2026

La montagna nel lago (J. De Michelis)


Ho letto in precedenza il libro La stazione di De Michelis e devo dire che La montagna nel lago si distacca completamente, sia per genere sia per stile di scrittura. Questo cambiamento mi è piaciuto molto: mentre La stazione era un’opera corposa e stratificata, con molteplici personaggi, sottotrame e un’ambientazione urbana e labirintica, La montagna nel lago propone una narrazione più centrata, con un filo investigativo chiaro e un equilibrio interno che rende la lettura più scorrevole pur mantenendo complessità e suspense.

All’inizio ho avuto l’impressione che l’autore mettesse troppa carne al fuoco: dettagli su dettagli, storie dentro altre storie, come se volesse “allungare il brodo”. Tuttavia, a differenza di quanto mi aspettassi, nulla è superfluo: tutto trova un senso nel finale. La narrazione si sviluppa su diversi piani temporali, con il passato raccontato attraverso flashback che, pur essendo ricordi, sono narrati al presente. Questo rende la lettura coinvolgente e mai dispersiva, anche se inizialmente può sembrare complessa.

Forse l’aspetto che meno mi ha convinto è il continuo riferimento del protagonista allo sniffare e al bisogno di droga, che però scompare improvvisamente nel corso della storia. Da un giorno all’altro smette di fare uso di sostanze come se nulla fosse, un dettaglio che mi è sembrato un po’ forzato e poco credibile.

Il protagonista, giornalista squattrinato, porta avanti le indagini quasi come un detective stellato, un dettaglio forse inverosimile, ma in quanto giornalista anch’io mi è subito rimasto simpatico. Curiosamente, senza volerlo, in questi primi giorni dell’anno ho letto due libri con protagonisti giornalisti (una lei e un lui), il che mi ha fatto riflettere su quanto questo mestiere possa affascinare in letteratura.

Ho avuto l’onore di presentare De Michelis in una diretta online dedicata al suo libro precedente e proprio il fatto di conoscerlo per quel tipo di storia mi ha reso questa nuova esperienza letteraria sorprendente e spiazzante. E l'ho pure conosciuto di persona, pur se con la dovuta distanza... visto che stavamo uscendo dal covid. 

Se La stazione era un mosaico corale con molti protagonisti e trame intrecciate, La montagna nel lago concentra l’attenzione su un arco narrativo più chiaro e su un protagonista centrale. L’ambientazione passa dalla Milano sotterranea e complessa della prima opera all’isola di Montisola e al Lago d’Iseo, con un respiro più naturale e riflessivo. La densità narrativa di La stazione può risultare a volte dispersiva, mentre La montagna nel lago mantiene ricchezza di dettagli e flashback senza appesantire la lettura.

In termini di stile, si percepisce una maturazione dell’autore: da un esordio ambizioso e sperimentale, De Michelis arriva a un romanzo più equilibrato, in cui la complessità dei piani temporali e dei dettagli serve a costruire suspense e approfondire i personaggi, senza perdere il filo della storia.

 La montagna nel lago è un thriller coinvolgente, sorprendente e ben costruito, che conquista per la sua capacità di intrecciare storie e tempi diversi senza annoiare, con un finale che ripaga la pazienza del lettore. Rispetto a La stazione, mostra uno stile più maturo e focalizzato, pur mantenendo l’ambizione narrativa che caratterizza De Michelis.

giovedì 27 gennaio 2022

La stazione (J. De Michelis)

 


La stazione è, da sempre, considerata un crocevia d’esistenze.

Chi parte per un domani migliore, chi torna dopo un periodo difficile, chi aspetta un amore da troppo tempo lontano, chi è pronto a dare un taglio netto con il passato, chi sbuffa perché avrebbe voluto dormire un’ora in più, chi è in ritardo e non vede l’ora di essere altrove… tutte esistenze che si incrociano e si sfiorano su quei binari, in quelle sale d’attesa, alla fila in biglietteria. A volte, capita, gli sguardi restano persi nel vuoto dell’indifferenza più totale. Altre volte, invece, c’è tempo per un sorriso, per una gentilezza, per un saluto anche ad uno sconosciuto.

La stazione è anche luogo di viaggi per eccellenza. Come quello di un gruppo di ultras che incenerisce tutto ciò che incontra lungo il cammino o come quello di Sonia che si lascia alle spalle un passato difficile ed è su quel vagone per guardare con fiducia ad un futuro tutto nuovo.

O come quello di Cardo, alias Riccardo Mezzanotte, che in quella stazione è arrivato per punizione, in forza alla Polizia Ferroviaria dopo un passato turbolento. Il suo è un viaggio all’inferno: se pensava che il suo incarico alla Polfer sarebbe stato noioso si sbagliava di grosso e ne ha una prova, giorno dopo giorno, quando si trova a tu per tu con il ventre nascosto di quel luogo. Un posto angusto, misterioso, buio dove, invece, brulicano esistenze di cui non sapeva nulla. Sono rifiuti della società? Oppure no? Sarà lì che ha trovato il suo habitat naturale il male? E di che entità può essere, questo male?

Il viaggio, infine, può essere come quello di Laura che sente in modo particolarmente intenso le emozioni altrui tanto da stare male ogni volta che quel dono, dal quale sua nonna l’ha aiutata a schermarsi, prende il sopravvento. Un viaggio in esistenze difficili, in vite sull’orlo del baratro ma anche nei ricordi di un passato che è ancora vivo tra le pareti di quel posto che resta sconosciuto ai più.

La storia narrata dall’autore in oltre 800 pagine è adrenalinica e ricca, ricchissima di informazioni che sono tutte come dei tasselli, più o meno grandi, di un grande puzzle che va a comporre non una ma tante avventure concatenate, tutte ad alta tensione, dove anche il sovrannaturale fa la sua parte, oltre che le intuizioni e le abilità umane necessarie per arrivare a capo di casi difficili.

È una trama ben costruita, con elementi del passato che si incastrano alla perfezione a tutto il resto dando conto innanzitutto di personalità complesse – in primis quella di Cardo e Laura – ma anche di storie che catturano.

La mole del libro (letto in collaborazione con Thrillernord) non è indifferente ma se questo può rappresentare un ostacolo materiale, con un tomo che non si può agevolmente pensare di portare in giro in borsa, non offre assolutamente una storia pesante o ridondante. Tutt’altro. Ho avuto l’impressione che anche quegli episodi apparentemente slegati dal resto (penso al viaggio dei tifosi che apre il libri) nel complesso erano tessere importanti dell’insieme, dando un senso – anche dopo parecchie pagine – a sviluppi inaspettati o a dettagli non trascurabili. Leggendo le avventure di Cardo ho avuto ogni volta l’impressione di essere arrivata alla fine della storia con ancora troppe pagine da leggere per rendermi conto, puntualmente, che la storia era tutt’altro che finita.

Molto ben delineato il rapporto di Cardo con il suo defunto padre, cardine fondamentale di tutta la storia anche quando si può avere l’impressione che non sia così. La parte sovrannaturale non ci stona per niente, anzi… quella sensazione che sia tutto troppo difficile da credere pian piano svanisce.Un romanzo dove niente è di troppo e dove ogni esistenza è importante, anche quella considerata più infima ed insignificante per i più.
***
La stazione
Jacopo De Michelis
Giunti Editore
876 pagine

19.00 copertina flessibile, 12.99 Kindle

martedì 14 marzo 2017

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito (S. Basile)

Se avessi dovuto giudicare il libro Lo strano viaggio di un oggetto smarrito dalla copertina sarei andata decisamente fuori strada. 
Eh sì, perché appena ho visto la copertina ho subito pensato di avere a che fare con uno dei soliti romanzetti rosa, con un lui, una lei, due cuori e una capanne. 
Errato!

Per fortuna non mi sono fermata - com'è mio solito, peraltro - alla prima impressione e mi sono trovata tra le mani una storia emozionante, tenera, commovente che mi ha tenuta incollata alle pagine. 


Michele è un bambino pieno di speranze per il futuro. Un futuro da vivere con il suo papà e la sua mamma. Un giorno, però, si trova davanti alla più terribile delle esperienze: sua madre parte, porta con se' il suo diario segreto, quello con la copertina rossa, e non torna più.
Michele cresce e quel vuoto che l'abbandono di sua madre ha lasciato in lui ha oramai delle radici profonde, tali di averlo indotto a non fidarsi di nessuno, proprio come suo padre - un padre abbandonato dalla donna che amava assieme ad un figlio ancora piccolo - gli ha sempre insegnato.
Michele, oramai cresciuto, ha addosso la divisa da ferroviere di suo padre, ereditata assieme al suo lavoro di sempre. Vive con i treni, per i treni, in mezzo ai treni. La sua casa è dentro la stazione ferroviaria e da quando sua madre lo ha abbandonato si è rinchiuso nel suo dolore fino ad arrivare a non lasciare mai, per nessuna ragione, le quattro mura della sua abitazione e la stazione dei treni.
Sarà proprio un treno a restituirgli qualche cosa che gli cambierà la vita: il suo diario rosso. 
Non si spiega come sia arrivato fin lì ma sente il bisogno di partire alla ricerca di sua madre. 

Sarà una scelta importante, quella di Michele, che decide di tagliare il cordone ombelicale che lo tiene legato alle sue sicurezze, alle sua abitudini, alle sue certezze. E la vita che gli si apre davanti è dolorosa, più del previsto, anche se pronta a riservargli tante belle sorprese. Sorprese che nell'immediato Michele non riesce ad apprezzare ma che lo cambieranno nel profondo. 
Ho provato ad immaginare Michele e, sono sincera, ho visto davanti ai miei occhi diversi volti. Volti segnati dalla solitudine, dalla delusione, dal senso di abbandono che traspare dalla storia che Salvatore Basile ha affidato dai lettori. 
Un ragazzo unico, Michele. Senza telefono cellulare, senza contatti con altri che non siano i colleghi ferrovieri ed i passeggeri che, di giorno in giorno, sfilano silenziosi e distratti da una fermata all'altra.
Un ragazzo che si è cucito addosso una corazza difficile da abbandonare. Una corazza necessaria per difendersi dagli altri, da tutti coloro che sono pronti - di questo è certo - ad illuderlo ed abbandonarlo. E' stata la sua storia ad insegnargli ciò. Ed è stato suo padre che, con amarezza, giorno dopo giorno, lo ha educato alla solitudine anche alla luce della sua assenza come figura paterna. Un uomo fisicamente presente, suo padre, ma assente nei confronti di un bambino che - una volta andata via sua madre - non ha più conosciuto il calore di una carezza, di un abbraccio, di un bacio da parte di una persona cara.
E' vulnerabile, Michele. E quel catenaccio che ha messo a doppia mandata sul suo cuore altro non è se non un modo per difendersi dagli effetti che un possibile amore potrebbe produrre. 

Ecco che entra in gioco Elena. E' lei la minaccia al suo equilibrio. Lei che, al contrario di Michele, per difendersi dalla paura e dalle sue emozioni parla a raffica dando un colore alle persone che le stanno accanto. Lei arriva con un treno e che, fin dal loro primo incontro, sente di amare profondamente quel ragazzo dallo sguardo triste e dai modi impacciati. Farà di tutto per stargli accanto e lo aiuterà nella ricerca di sua madre.

Laura. Quella donna che tanti anni prima se n'è andata promettendo di tornare per restituire quel diario rosso. Quella donna che non l'ha mai cercato e che ora lui cerca tra la gente, munito solo di una vecchia foto oramai ingiallita. Quella donna che, sotto il peso dell'età, non potrà più recuperare il tempo perduto. 
Laura mi ha profondamente commossa. La sua figura, la sua immagine, mi si sono stampate davanti agli occhi e mi sono commossa pensando a lei.

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito è una storia toccante, originale, ben scritta, coinvolgente e capace di toccare il lettore nel profondo. Questo è il mio pensiero in merito a questo libro. 
Non ho trovato affatto calzante la copertina che, secondo me, è deviante. Avrei preferito un'immagine più invernale e meno improntata sulla frivolezza di un rapporto a due. Tutto è, questa storia, meno che frivola!
Cosa c'entrano in tutto questo gli oggetti smarriti? Lascio ai lettori il piacere di scoprirlo.

Con questa lettura partecipo alla challenge La ruota delle letture: un libro recensito da La biblioteca di Eliza nel 2016 e mi par di capire che a me sia piaciuto più di quanto non sia piaciuto a lei!
Inoltre, partecipo con questa lettura anche alla challenge di Chiara del blog La lettrice sulle nuvole.

martedì 20 settembre 2016

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane F.)

Una testimonianza cruda e terribile. Una vita messa a nudo in modo diretto e franco.
Nel libro I ragazzi dello zoo di Berlino Christiane F. racconta la sua storia. La storia di una bambina che entra ben presto nel giro della droga e che fa fatica ad uscirne, con continui tentativi di disintossicazione e continue ricadute.
E' un racconto terribile. Terribile per ciò che viene raccontato ed anche per come viene raccontato visto che si tratta di una testimonianza raccolta nel corso di interviste realizzate in attuazione di un progetto di ricerca che, poi, è diventato un libro che ha sconvolto i lettori e non solo.

Propongo la prefazione per far capire di cosa stiamo parlando. Le pagine sono ingiallite visto che si tratta di un vecchio libro che ho trovato nella libreria di mio nonno. Si tratta della quarta edizione, datata 1981, ed è stata conservata tra tanti altri libri che sono rimasti abbandonati a loro stessi per parecchio tempo. Ultimamente è finito tra le mie mani e mi sono subito resa conto che non sarebbe stata una lettura facile. Non solo per via dell'argomento, piuttosto forte, ma anche perchè scritto con caratteri piccini, ancor più piccini quando vengono proposte le testimonianze di altri personaggi come la madre di Christiane o coloro che l'hanno seguita.

E' una bambina come tante, Christiane. E non è un personaggio inventato ma una persona realmente esistita e ciò che racconta sono vicende che le sono accadute davvero. Ha una situazione familiare particolare con un padre violento che la picchia continuamente per un nonnulla ed una madre incapace di difenderla tanto che, a volta, subisce anche lei la violenza del marito.

A dodici anni inizia a fumare hascisc e a tredici inizia a farsi di eroina. Fino all'età di quindici anni sarà un continuo vai e vieni tra le aule scolastiche (dove fa solo presenza fisica) e la stazione della metropolitana dove gravita il mondo della droga berlinese. Qui i giovani si prostituiscono per avere denaro da spendere in dosi, si passano le siringhe, si sballano senza problemi. Lo stesso fa Christiane tornando poi puntualmente a casa per riprendere, il giorno dopo, la stessa routine.

Siamo negli anni settanta e la facilità con cui delle ragazzine poco più che bambine riescono a procurarsi dosi, si prostituiscono e  si sballano è terrificante. Questo è il termine che mi è ronzato in testa per tutto il tempo. 
Il testo non è stilisticamente elaborato ma la riproposizione della testimonianza che la ragazzina fornisce con dovizia di particolari. Una testimonianza che, sommata alle altre persone la cui voce viene riportata nel libro, è stata data per rompere il vergognoso silenzio degli adulti sul mondo della prostituzione

E' stata una lettura impegnativa sia a livello emotivo che dal punto di vista lessicale visto l'uso di termini molto diretti, di espressioni tutt'altro che romanzate. Impegnativa e dolorosa: non un romanzo, ma la storia di una, di tanti ragazzi molti dei quali ci hanno lasciato la pelle giovanissimi.

Non è mia intenzione giudicare alcunchè. E' un libro che fa riflettere e fa comprendere la difficoltà di venire fuori dalla spirale dell'orrore in cui i tossicodipendenti cadono. Difficile per loro ma anche per le famiglie. La mamma di Christiane, con la sua testimonianza, fa comprendere come fosse più semplice fare finta di non avere un problema piuttosto che affrontarlo. Fino a che, però, si rende conto che sua figlia sta per toccare il fondo. La ragazzina tenta più volte di venirne fuori ma le continue ricadute sono la dimostrazione di quanto sia difficile dire basta.

Ammetto che verso la fine il racconto mi è sembrato un po' ripetitivo visto che ogni volta i tentativi di disintossicazione andavano a monte ed ho pensato che, magari, si potesse evitare di dilungarsi su tanti dettagli. Ma è un racconto-verità, e così è stato proposto fino alla fine.

Per curiosità sono andata a cercare il presente di Christiane F. che è vivente ed è diventata adulta. Non dico altro.

Non è un libro adatto a chi intende affrontare una lettura leggera e, sicuramente, non lascia indifferenti. Non può lasciare indifferenti.

Le 255 pagine in cui si struttura il libro pesano come se fossero il triplo... e credo che, vista la tipologia di racconto, non avrebbe potuto essere altrimenti.

Questo libro mi permette di partecipare alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 2: un libro con una donna raffigurata in copertina.

lunedì 4 ottobre 2010

Le mie prime parole (Tony Wolf)


Un librottino morbido morbido, con pagine leggermente plastificate, spesse quanto basta per essere sfogliate con facilità dalle piccole manine di un bimbo e carico di nuove paroline.
E' questo il libro che abbiamo in casa da un bel po' di tempo, da quando la mia bimba aveva poco più di due anni e onestamente era troppo piccola per apprezzarlo.

Si tratta di un libro della linea 0/6 anni della Dami Editore, con le classiche illustrazioni di Tony Wolf che fanno da leit motif a tutte le pubblicazioni di questo genere... Topolini, orsetti, maialini, conigli, orsetti, cagnolini sono i piccoli protagonisti delle pagine che, una dopo l'altra, svelano ai bimbi un mondo nuovo. I testi sono piuttosto semplici - di Silvia D'Achille - ed anche brevi, visto che lo scopo di questo libro non è quello di proporre una fiaba o filastrocche ma di far conoscere ai bimbi nuovi vocaboli. Così, una pagina dopo l'altra, oltre ad una illustrazione dell'ambiente in cui i vari oggetti si possono trovare, si ha di tanto in tanto un brevissimo testo seguito da singole immagini con la scritta della relativa parolina.
La copertina è di cartone imbottito, morbidoso ma non di stoffa - come l'idea di mobidezza potrebbe far pensare e come si ha in diversi altri tipi di libri, appunto con copertine in stoffa - ed ha una finestra centrale: anche questa è una caratteristica comune ad altri libri di questa stessa linea della Dami editore.
Già sulla copertina come nella prima pagina si hanno immagini sparse: una sorta di presentazione di ciò che si troverà all'interno.

Il viaggio nel mondo delle paroline - i vocaboli proposti sono più di trecento - si apre con l'alfabeto: letterine scritte in stampatello ed in corsivo con, accanto, l'immagine di un oggetto o animale che inizia con quella lettera. Immagine seguita poi dalla trascrizione della parola.
Iniziano poi le varie sezioni.
La casa: si propone la conoscenza delle varie stanze con l'immagine di una casa con metà tetto e una parte delle pareti trasparenti in modo da poter vedere l'interno. Qui sono indicati i vari ambienti, con relativa trascrizione della parola, e illustrati i vari oggetti che si possono trovare in ogni stanza.
Poi si passa ai dettagli, nelle pagine successive. In cucina si propongono alcuni oggetti caratteristici come la pentola, il frigo, il forno, il tavolo, la sedia e così via discorrendo per le altre stanze: ''in soggiorno''', in camera, in bagno.
A scuola i protagonisti sono una classe di orsetti con la loro orsa-maestra: si propongono parole come computer, quaderno, matita, gomma con le relative illustrazioni.
In città si presenta un'immagine un pochino caotica con tram, vigili del fuoco, semafori e taxi. All'immagine complessiva segue l'illustrazione della bicicletta, della stazione, del treno, del parcheggio ed altro ancora.
Collegato alla città c'è poi uno spaccato un tantino più difficile non con singoli oggetti ma con ambienti, situazioni. La piazza, il cinema, il museo, il teatro... Una sezione un po' più impegnativa che richiede, secondo me, una spiegazione da parte di un adulto e non può essere rimessa al riconoscimento immediato da parte del bimbo.
In fattoria i protagonisti dell'immagine principale sono una famigliola di maialini contadini con tutti gli animali e gli attrezzi di cui ogni fattoria dispone: fieno, legnaia, carriola, trattore, mietitrebbia... Ci ho messo un po' a spiegare cosa fosse una mietitrebbia alla mia bimba, a dire il vero!
Nel bosco i protagonisti sono dei simpatici cagnolini con i loro amici animali che fanno tappa nell'area picnic e raccolgono funghi. Qui si propone anche il riconoscimento di alcune specie di alberi come il castagno, l'_abete_, la quercia...
Al mare il discorso è un tantino più semplice con il castello di sabbia, il faro, il salvagente, la conchiglia e tutto il resto.
Verso la metà del librotto si arriva ad una sezione in cui l'orsa-maestra spiega che nel mondo ci sono boschi, montagne, laghi e mari. Ecco che vengono proposte le varie scene come la pioggia, la neve, le stelle ma anche la montagna, il vulcano, la campagna, l'isola....
Poi è la volta della frutta e dei fiori con relative immagini variopinte e rispettive trascrizioni.... Un po' più semplici quelle della frutta, un po' più impegnative quelle dei fiori con il ranuncolo, l'iris, il non ti scordar di me, le ortensie....
Sulla sezione del cibo la proposta è quella di una tavola imbandita con relativi dettagli culinari.... Volete sapere la prima cosa che ha riconosciuto la mia bimba? Le patatine fritte e, a ruota, il gelato!
Si passa, andando avanti, agli animali, sia da cortile che da compagnia così come quelli della jungla.
Il libro si conclude con i vestiti, i mestieri, e le azioni.

L'ho comprato tempo fa a 9,90 euro in libreria.
***
Le mie prime parole
Tony Wold
Dami Editore
9.90 euro

martedì 10 agosto 2021

Il sole a mezzanotte (T. Cook)

Non lo farò più. Non leggerò più libri da cui sono stati tratti dei film se il film l'ho visto già.

Non perché stavolta sia stata una delusione, ma perché ho (ovviamente) letto senza nessuna curiosità sapendo come si sarebbe svolta la storia e, soprattutto, conoscendo l'epilogo. Tempo fa mi sono imbattuta in una grandissima delusione con La custode di mia sorella dove, nel film, è stato cambiato il finale e mi sono arrabbiata tantissimo. Però avevo letto il libro prima per cui l'emozione della lettura non è stata in nessun modo scalfita dal finale. Stavolta la lettura è stata veloce e, seppur emozionante (perché, conoscendo la storia, non avrebbe potuto essere altrimenti) non mi ha dato alcuna soddisfazione avendo visto il film che segue, passo passo, la narrazione.

 Katie Price soffre di una malattia rara che le impedisce di stare al sole anche per pochi attimi.

Vive segregata in casa ed è rassegnata a questa sua condizione fino a che, compiuti 18 anni, non vuole assaporare il gusto della vita, quella vera. Dopo essere uscita una sera per suonare la chitarra in stazione ed aver incontrato un ragazzo che, da sempre, vede passare sotto la sua finestra, per Katie si apre una porta che non avrebbe mai pensato di poter aprire: quella dell'amore. 

I due ragazzi imparano a conoscersi anche se lei ritarda il più possibile il momento di dover svelare il suo segreto e questo comporterà delle conseguenze...

Come indicato dall'autrice in coda al libro nel fornire  spiegazioni in merito alla malattia di Katie - lo xiroderma pigmentoso - ciò che le accade è molto più veloce di quanto non si verifichi nella realtà ma si è trattato di una scelta dovuta alla narrazione e alla necessità di circoscrivere gli eventi in un ristretto arco temporale.

In un periodo storico in cui sento sempre più spesso parlare - ed anche a sproposito - di limitazione della libertà la storia di Katie mi è arrivata al cuore. Non è libera di vivere la sua vita come fanno tutti i suoi coetanei ma Katie riesce a trovare comunque la forza di sorridere a quella vita che le è stata concessa. Da come viene proposta è una ragazza che non si piange addosso, forte e decisa, consapevole di avere una vita diversa da quella degli altri e che ogni minimo errore potrebbe avere delle conseguenze fatali. Kate è una ragazza che ha la forza di scegliere, ad un certo punto, e non subire gli eventi ma determinarli.

La storia narrata è molto toccante, emozionante, triste ma la forza di quella ragazza e l'amore che la avvolge, la bellezza di quei momenti che decide di concedersi, rendono la situazione meno difficile di quanto non avrebbe potuto essere qualora gli atteggiamenti di coloro che ha avuto attorno fossero stati diversi.

Ho amato la figura del padre di lei: un uomo solo intento a custodire il suo tesoro più grande con dolcezza, fermezza (quando necessario) ma con un amore smisurato, la cui intensità emerge agli occhi di tutti soprattutto sul finale.

Consiglio di leggere il libro prima di vedere il film, per chi non l'avesse mai fatto. Le emozioni saranno amplificate. E forse chi è abituato a lamentarsi per la propria condizione smetterebbe di farlo, pensando a situazioni come quella di Katie.
***
Il sole a mezzanotte
Trish Cook
Bur Rizzoli
202 pagine
12.00 euro copertina flessibile - 6.99 Kindle

mercoledì 29 aprile 2015

La mia esperienza con #ioleggoperchè!

L'ho preso proprio sul serio. 
Il mio ruolo di messaggero nell'ambito dell'iniziativa #ioleggoperchè, intendo. 
L'ho preso davvero sul serio. 
Ho cercato di portare a termine tutte le missioni che mi sono state assegnate (a me come a tutti gli altri messaggeri, ad essere precisi) e l'ho fatto anche con una certa emozione. 
Eh si... perchè sapere di essere uno strumento di promozione della lettura è un impegno importante, non credete?

Io, come credo di aver detto anche il altre occasioni, sono una lettrice un po' particolare. Sono stata lontana dalla lettura per tanto, troppo tempo. Dopo gli obblighi dovuti alle imposizioni scolastiche mi sono proprio allontanata dai libri usando il mio tempo libero in altro modo, soprattutto dedicandomi al punto croce.
Poi è successo qualcosa che mi ha risvegliata... eh si!

Lo ricordo come fosse ieri: avevo le mie cuffiette alle orecchie mentre ero intenta a seguire il passo di marcia (lento... diciamo più la camminata) del mio allenamento quotidiano in pineta... all'improvviso, in radio, davano una trasmissione particolare...  Luca Zingaretti, con la sua bellissima voce, leggeva un capitolo di un libro. Non ricordo quale libro fosse ma quella voce, quelle parole, mi hanno conquistata. E' stata la lettura a voce alta di un brano di quel libro (complice la voce di Zingaretti, va detto) a farmi tornare la voglia di prendere in mano un libro, leggere un storia, volare con la fantasia, vivere le vite dei tanti personaggi che popolano i racconti che avrei scelto io, in primissima persona, senza prof. ad impormi di leggere questo o quello.

Da lì non ho più smesso. Ecco perchè ho preso tanto a cuore il mio ruolo di messaggero: se solo avessi potuto raggiugere una sola persona che non fosse abituata a leggere ma aspettasse solo una spintarella per ravvivare o (ri)scoprire tale piacere bhè... avrei fatto del mio meglio per raggiungere l'obiettivo. 

Ho coinvolto Associazioni - su tutte l'Associazione Arcobaleno Genitori per la Scuola - la biblioteca del mio comune e tutti insieme non solo abbiamo cercato di promuovere la lettura in diversi contesi ma abbiamo organizzato un evento per la serata del 23 di aprile, in occasione della Giornata Internazionale del Libro.

Mi sono adoperata per promuovere il più possibile l'incontro e sono arrivata a pochi minuti dall'inizio carica di emozione. Non mi vergogno a dirlo. Per un lettore comune, come tanti, riuscire ad organizzare un evento che potenzialmente avrebbe potuto coinvolgere decine di persone è stata un'emozione. In questo ho avuto la collaborazione dell'Associazione Arcobaleno, del Cnis sede di Fermo ed anche del Comune tramite la biblioteca comunale e l'Assessorato alla Cultura ma è stata comunque una gran soddisfazione per me. Credo di poter dire che se non ci fosse stato un comune lettore a mettere in moto il meccanismo tutto questo non ci sarebbe stato.

Ho raccolto anche delle citazioni tratte dal social wall e le ho appiccicate su un cartellone. Su un secondo cartellone - entrambi usati per allestire la sala - ho raccolto citazioni che sono state fornite da lettori a me (a noi dell'Associazione) vicine. E' stato bello anche questo: persone che si sono mosse attorno ad una richiesta di quel tipo - quella di far pervenire delle citazioni - hanno comunque avuto a che fare con i libri ed è stato un modo per far parlare della lettura e far emergere i gusti dei lettori. Ho raccolto le citazioni sui post it forniti nel kit di #ioleggoperchè ed ho tappezzato un altro cartellone.
Nel corso della serata abbiamo avuto occasione di discutere dello sviluppo cognitivo dei bambini, quello che porta ognuno ad imparare a leggere. A fine serata abbiamo - parlo al plurale visto che c'erano altri tre messaggeri coinvolti nell'iniziativa - distribuito i libri del kit che ci è stato dato in dotazione...
Non sono andata tra sconosciuti, non sono andata per strada, non sono andata alla stazione ma la distribuzione è avvenuta comunque ed i libri sono andati nelle mani di persone di diversa età e di diversi interessi... è stato bello.
 
Eccomi qui... questa sono io, con addosso la maglietta del kit dei messaggeri. Di lato, a sinistra (alla mia destra) si intravede il cartellone con le citazioni.

Qui si intravede anche l'altro cartellone, quello con i post it colorati... è in corso l'intervento della dott.ssa Zeppilli, presidente della sede di Fermo del Cnis... e la risposta da parte del pubblico è stata buona (almeno credo) visto che la sala era piena. C'erano insegnanti, genitori... membri dell'Associazione Arcobaleno e non.

Ed in chiusura di serata... foto ricordo con le altre messaggere oltre che con il presidente dell'Associazione Arcobaleno. Per me è stata una bellissima esperienza... Sarei pronta a ripeterla anche subito!


mercoledì 11 giugno 2014

Il merlo che non sapeva fischiare (M. Biassoni)

Non molto tempo fa ci è capitato di leggere un libro (altri ne abbiamo letti a suo tempo) che proponeva, seppur sotto una diversa chiave di lettura, la stessa questione. Ora è arrivato un merlo che non sa fischiare... ed è un gran problema perchè tutti i merli, per loro natura, sanno fischiare. Lui no. Prova un sacco di esercizi, prende ripetizioni persino alla stazione ma... proprio non ci riesce.
Ecco, dunque, che Il merlo che non sapeva fischiare propone una storia che torna a parlare di capacità e di "talenti"... arrivando alla stessa conclusione a cui eravamo arrivati leggendo Sono nato così: ognuno ha le sue capacità, le sue potenzialità e... va bene così com'è!

Il libro fa parte della collana Prime letture, Emme Edizioni e la storia del povero merlo strappa anche qualche sorriso, soprattutto se drammatizzata dal lettore! I miei bimbi mi hanno chiesto di leggerla come lettura della buona notte e a me è toccato il compito di dare una voce adatta al merlo e a tutti i personaggi che interagiscono con lui. Ci siamo divertiti ed abbiamo capito che non è necessario saper fare quello che fanno tutti per avere successo e che si possono avere altri talenti da spendere per ritagliarsi un posto nella società.
E' un messaggio che va filtrato da un adulto perchè, comunque, se i bambini sono piccoli tengono conto della storia fine a se stessa... ma è un ottimo spunto per iniziare un discorso che poi porti a tirare le dovute conclusioni.
Ci è piaciuto e, pur avendolo letto insieme, ieri sera, il piccoletto di casa lo sta rileggendo proprio ora, dopo aver allestito assieme a sua sorella un angolo lettura a loro misura nel corridoio di casa...
Stanchi dopo un'intensa giornata vederli impegnati nella lettura di loro spontanea volontà, in silenzio, con la tv spenta ed ognuno concentrato con la propria storia... bhè... è un'emozione!
Sapete che vi dico? Mi aggiungo a loro con il mio, di libro... ci sarà pure un angolino per la mamma nel loro spazio per le letture, o no?
Prima, però, a chi volesse approfondire la tematica dell'accettazione di se, suggerisco anche di leggere Carlo e la scuola per draghi, Mi piace essere come sonoSono nato così.

venerdì 11 luglio 2014

Il giro del mondo in 80 giorni (J. Verne) - Venerdì del libro

Phileas Fogg mi ha portata con se in un avventuroso viaggio intorno al mondo e non avrei mai creduto che sarebbe stato così coinvolgente! Ho appena finito di leggere - ed intendo proprio "appena" nel senso che ho letto l'ultima pagina giusto qualche minuto fa - un gran classico di Jules Verne: Il giro del mondo in 80 giorni. O meglio, nella sua versione originale, Le Tour du monde en quatre-vingts jours. Chi non lo conosce? Tutti, vero? Ebbene, io non l'avevo letto prima d'ora... pur essendo un gran classico noto di generazione in generazione fin da quando, nel 1873, venne stampato e messo in circolazione per la prima volta. Molto, moltissimo tempo è passato da allora fino ad arrivare ad avere una versione piuttosto moderna come quella proposta da Giunti Junior nella collana Classici Tascabili.
L'ho preso in prestito in biblioteca e, così come indicato nella targhetta appiccicata sulla prima pagina dopo la copertina, si tratta di un libro donato da un lettore che, nella dedica, accompagna questo titolo dicendo che si tratta di un'opportunità per viaggiare nel mondo nel silenzio della cameretta.
Ed è proprio vero. Fogg mi ha portata con se attorno al mondo e mi ha fatto temere per lui e per i suoi compagni di avventura così come mi ha fatto sorridere, sperare, quasi disperare ad un certo punto. Fogg è un gentiluomo londinese dal carattere calmo e tranquillo che ha scommesso 20.000 sterline con i compagni del Reform Club puntando tutto su un'avventura alquanto singolare: avrebbe fatto il giro del mondo in 80 giorni. Quelli che, ai tempi d'oggi, sembrano davvero tanti per fare il giro del mondo, vanno invece considerati all'epoca in cui si svolge l'avventura quando i mezzi di trasporto non erano certo quelli moderni e le distanze venivano coperte con tempistiche decisamente diverse da quelle odierne. 
Ebbene, Fogg (la cui immagine è rimasta stampata nella mia mente come quella di un distinto personaggio con un fido orologio nel taschino) dimostra di essere un uomo di carattere, di non perdere mai le staffe anche nei momenti più difficili ma, soprattutto, dimostra di avere un gran cuore sotto quella apparente corazza di freddezza.
La scommessa lo porterà attorno al mondo (non lo ripeto più, perchè l'ho già detto vero che mi è sembrato di essere lì con lui?) ma lo porterà anche ad incontrare persone che, in un modo o nell'altro, segneranno la sua esistenza. Uno su tutti: il domestico francese Passepartout che, convinto di essere andato al servizio di un tranquillo personaggio si trova coinvolto in un pazzo viaggio intorno al mondo. 
E' un libro per ragazzi, anche stavolta, che ho letto con estremo piacere e coinvolgimento: mi spiace non averlo letto prima e lo consiglio caldamente e senza riserve. 
Verne propone uno stile che, seppur datato, non appare appesantito ne' sorpassato: le sue descrizioni, seppur minuziose in diversi passaggi, coinvolgono il lettore e lo portano da una città altra, da una stazione ad un ponte cadente, da un porto all'altro, con piacevole leggiadria. 
Mi è piaciuto e lo consiglio caldamente: è un altro libro che consiglierò ai miei figli quando saranno nell'età giusta per leggere "libri da grandi".
Gran bel viaggio attorno al mondo con il signor Fogg... e con Verne! So che questo libro ha ispirato anche delle trasposizioni cinematografiche (ma io non ho visto nessun film della serie) ed anche delle vere e proprie spedizioni intorno al mondo (alle quali io, ovviamente, non ho partecipato!).

Segnalo anche che l'edizione Classici Giunti è ben curata ed anche economica visto che costa 7.50 euro: mi sembra un ottimo prezzo. 
Per questo Venerdì del libro porto il mio contributo sul filo di lana, quasi alla fine della giornata, al limite della scadenza del tempo a mia disposizione e devo dire che mi sono sentita anche io un po' Fogg, in questo!
***
Il giro del mondo in 80 giorni
J. Verne
Giunti Junior
7.50 euro