martedì 11 gennaio 2022

Non dirmi che hai paura (G. Catozzella)

Non dirmi che hai paura è stata una lettura condivisa con mio figlio che, in prima liceo, lo ha letto come compito mensile assegnato dalla professoressa di italiano. 

Dopo Nel mare ci sono i coccodrilli gli è arrivato tra le mani un altro libro importante, dal grande impatto emotivo. Perché la storia di Samia è un storia dolorosa, che trafigge l'anima. Ne abbiamo parlato, a lettura ultimata, e devo dire che è stato un bel momento di confronto.

Quella narrata non è solo la storia di Samia, la protagonista del libro, ma è la storia mi migliaia, milioni di persone che sono scappate da un territorio in guerra con il sogno di conquistare la libertà, una vita dignitosa, un futuro a conclusione di quello che viene chiamato il "viaggio della speranza".

Samia è nata con la guerra. I coprifuoco, le sparatorie, la paura, le limitazioni e gli obblighi sono stati suoi compagni di giochi, in senso figurato, ovviamente. Perché di tutto si può parlare meno che di giochi. I suoi occhi e le sue orecchie hanno visto e sentito da sempre colori, forme e suoni legati alla guerra come se fosse una condizione di normalità.

Samia e Alì: un amico fraterno, un bambino che come lei inizia a sognare una nuova vita dove la libertà possa essere all'ordine del giorno e, soprattutto, lo siano la pace, la serena convivenza tra i popoli. Appartengono a due clan in guerra da anni, Samia e Alì, così come i loro genitori e le loro famiglie. Clan in guerra da prima che loro nascessero per una rivalità che, però, le rispettive famiglie non hanno mai alimentato vivendo sotto lo stesso tetto - affittuari della stessa abitazione - ma soprattutto creando un rapporto d'amicizia e stima reciproca, capaci di andare oltre le rivalità arrivate da chissà dove. 

La famiglia è un elemento importante della storia. Lo è per Samia che è stata incoraggiata ad inseguire i suoi sogni nonostante la consapevolezza che ciò avrebbe potuto essere pericoloso. Lo è per Alì cresciuto senza una madre e costretto a fare i conti con una realtà più grande di lui.

Samia ha un sogno: quello di correre di vincere alle Olimpiadi. Per questo è pronta a lottare, a conquistarsi il diritto di sognare. Ben presto, però, Al Shabaab riesce a radere al suolo la speranza di un intero popolo: all'improvviso tutto quello che era possibile, pur con fatica e sacrificio, diventa impensabile. Improvvisamente il sogno, la speranza e la liberà vengono cancellati con un'unica mossa: vietato ascoltare musica, vietato girare liberamente per le strade, chiusi i cinema, non più abiti dai colori sgargianti, antiche tradizioni cambiate... Il popolo somalo viene completamente sradicato dal suo passato e deve sottostare a nuove regole, sempre più ferree...

Nonostante tutto Samia vuole perseguire il suo sogno e vuole farlo nella sua terra. Ci prova, con tenacia. con la forza di volontà di una guerriera... ma si rende conto che l'unico modo per arrivare alle Olimpiadi del 2012 è quello di lasciare la sua terra. Affronta, seppur a malincuore, quel Viaggio che in tanti hanno fatto... il Viaggio verso la libertà. Viaggio con la lettera maiuscola, non è un errore: non è un semplice viaggio ma è un pezzo che non può essere minimizzata in alcun modo.

Un viaggio terribile, che mi ha rattristata ed anche fatta arrabbiare, mi ha commossa e mia fatta sentire impotente. Ancora di più al pensiero che quella di Samia Yusuf Omar è una storia vera. 

Tristemente vera.

Consiglio a tutti di leggere questo libro, con il cuore gonfio di tristezza e le lacrime agli occhi per lei e per tutti coloro che hanno dovuto affrontare (e, purtroppo, ancora oggi devono affrontare) le sue stesse prove.

Catozzella ha la capacità di rendere vivi i personaggi e consegna al lettore una storia che trabocca di emozioni, non tutte positive, purtroppo. Ho avuto il piacere di conoscerlo e la sua personalità mi ha subito colpita... ho trovato, tra queste pagine, la sua voglia di dare testimonianza ma anche di denunciare, con garbo ma allo stesso tempo con decisione, la realtà. La triste realtà.
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Non dirmi che hai paura
Giuseppe Catozzella
Feltrinelli Editore
236 pagine
15.00 euro copertina flessibile, 6.99 Kindle

domenica 9 gennaio 2022

Il mio cielo. La mia lotta contro il dolore (D. Di Lazzaro)

Le storie dei personaggi famosi non mi attirano particolarmente ma ogni tanto mi capita tra le mani qualche biografia comprata (o, come in questo caso, avuta con uno scambio) su richiesta di mia madre che, invece, ama le storie vere e poi puntualmente le passa a me.

Ne Il mio cielo Dalila Di Lazzaro racconta la sua vita condividendo con i lettori il suo calvario dovuto non solo alla perdita prematura di suo figlio ma ad una serie di circostanze che l'hanno provata nel fisico facendola sprofondare in un dolore che ha trasformato la sua vita. 

 

Sapevo vagamente che la Di Lazzaro avesse avuto delle grandi prove da superare nella sua vita ma non avevo idea di quanto dolore stesse caratterizzando gli ultimi anni. 

Su questo devo fare una precisazione: il libro è stato pubblicato nel 2006 per cui la situazione è aggiornata a quell'epoca. Non so cosa e in che termini possa essere cambiato, per lei, di recente ma mi auguro e le auguro che sia stata trovata una terapia che possa averlo dato un minimo di sollievo.

Ma andiamo con ordine. Dalila parte dalla sua infanzia difficile, da rapporti familiari molto freddi (soprattutto con sua madre) per arrivare poi, piano piano, a rendere il lettore partecipe dei suoi successi nel mondo della moda e del cinema. Tanti gli amori che hanno fatto capolino nella sua vita (a partire dal primo, dal più acerbo, quello per il padre di suo figlio Christian) per arrivare poi all'amore attuale all'epoca della pubblicazione del libro ma che - l'ho verificato facendo qualche ricerca - ad oggi attuale non è più. Nell'arco di tempo che va dal padre di suo figlio all'ultimo amore che racconta si sono alternati momenti sfavillanti legati al suo lavoro ad un dolore fisico dovuto a diverse vicende che l'hanno cambiata definitivamente nell'anima e nel corpo.

Non intendo giudicare nessuno per cui non scenderò in dettagli riguardo la sua vita mondana. Ciò che mi ha toccato maggiormente è stata la parte in cui ha parlato della sua sofferenza fisica legata ad incidenti che l'hanno segnata profondamente ma anche la sofferenza di una madre che perde un figlio. Ammetto che il racconto degli aspetti più legati alla sua vita mondana mi hanno interessato meno.

Per quanto riguarda il grandissimo dolore legato alla perdita del figlio Christian ho notato una specie di buco... mi spiego. Dalila racconta (e motiva) di aver abbandonato suo figlio dai suoi genitori e che ho lo ha fatto per il suo bene (quegli stessi genitori da cui lei stessa è scappata) poco più che adolescente visto che ha avuto suo figlio molto giovane, per cercare la sua strada. Immagino che sia stata una scelta molto dolorosa ma ho proprio notato l'assenza di riferimenti temporali in merito al rapporto con suo figlio. Ho letto di lei appena diventata mamma, di lei che lascia suo figlio con i suoi genitori ed ho iniziato a leggere di cene, balli, regali, uomini... ma non sono riuscita ad avere un riferimento temporale: quanto tempo questo bambino è cresciuto con i nonni? Sarà mai tornato a vivere con lei che ad un certo punto si è divisa tra Italia e resto del mondo per motivi professionali? Poi, all'improvviso, mi sono trovata a leggere della morte di Christian, ventiduenne, al quale dice di essere legata da un legame profondo: ok, normale che sia... ma manca secondo me l'approfondimento di questo legame e ogni riferimento a come sono evolute le cose con lui prima di perderlo.

Questo nulla toglie al dolore di una donna che perde suo figlio, sia chiaro. Ma da lettrice di una biografia ho avuto la sensazione che mancasse qualche cosa di importante. Probabilmente troppo doloroso da raccontare ma quella parte mi è sembrata mancante.

Poi arriva la parte finale, quella in cui parla in modo approfondito della sua situazione fisica, peraltro già accennata in più passaggi precedenti. A seguito di un incidente motociclistico si è fratturata l'atlante, la prima vertebra del collo ed è stata a letto immobilizzata per molto tempo. Questo le ha provocato atroci dolori che mi hanno fatta rabbrividire. Non è stato l'unico incidente di cui è stata vittima: non è stata molto fortunata, a dire il vero, e mi auguro, di cuore, che la sua situazione negli anni successivi al libro, possa essere migliorata. 

Devo darle il merito di aver aperto una finestra su una questione, quella della terapia del dolore, che è tristemente attuale e della quale si parla troppo poco. Il dolore neuropatico, questo racconta Dalila, non è preso nella dovuta considerazione e chi ne soffre viene abbandonato a se stesso... e vive costantemente con il dolore che attanaglia corpo e anima.
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Il mio cielo. La mia lotta contro il dolore
Dalila Di Lazzaro
Piemme editore
256 pagine
12.50 euro copertina flessibile

 

mercoledì 5 gennaio 2022

Brest. Resistenza e canti di libertà nella Polonia in fiamme (A. Roncarolo)

Ho lasciato il libro di Antonella Roncarolo - Brest - ad attendere per troppo tempo ed ora, dopo averlo letto, me ne dispiaccio. Ho sempre avuto l'impressione che romanzi storici o, comunque, legati a vicende storiche ben precise non fossero nelle mie corde ma in più d'una occasione ho avuto la prova di quanto mi sbagliassi. Ed anche stavolta è stato così. 

Evidentemente era arrivato il momento giusto e la lettura di questo libro, che parla degli orrori della guerra ma anche dell'amore tra due persone la cui vita è stata segnata in modo indelebile proprio dalle vicende storiche dell'epoca, mi ha profondamente toccata.

 Devo dire, in premessa, che la storia mi ha fatto tornare in mente i racconti di mia nonna.

E già questo è stata una grandissima emozione. Lei che della guerra cerca sempre di evitare di raccontare quanto di più brutto per lasciare segno, invece, degli aspetti più belli. Lei che ricordava di aver preparato tante volte la polenta per quei giovani polacchi che erano di passaggio in zona. Lei che ha portato nel cuore il rimpianto di non aver potuto spedire una lettera che un giovane soldato polacco le aveva affidato affinché arrivasse alla sua donna che lo aspettava in patria. "Eravamo in guerra - diceva mia nonna - e vivevamo di stenti. Come avrei potuto trovare i soldi per spedire la lettera di un soldato? Eppure porto questo peso nel cuore...". Lo ricordo come fosse ieri ed ora che lei non c'è più i suoi ricordi riaffiorano con potenza alla mente, tanto più dopo la lettura del libro della Roncarolo.

Il fulcro della storia è la separazione forzata di due giovani innamorati, Janusz e Vida, per via dell'invasione della Polonia da parte di Hitler e per via di una guerra  che lascerà segni profondi nel popolo polacco. I due giovani non si dimenticheranno mai l'uno dell'altra ma le vicende che li vedranno, loro malgrado, come protagonisti imporranno loro delle scelte importanti, che segneranno la loro vita.

L'autrice racconta la sorte di un popolo che si è trovato a fare i conti con gli orrori di una guerra che lo ha messo in ginocchio ma che non ha mai abbattuto il coraggio, l'orgoglio, l'amore per la patria dei polacchi. La storia dei due ragazzi è il filo conduttore di tutto il racconto anche quando sono lontani, anche quando i loro occhi guardano ciò che non vorrebbero mai vedere, quando le loro membra subiscono violenze inaudite. Ma la vera protagonista del libro è la guerra, quella che non si può dimenticare, quella che i racconti dei sopravvissuto, le loro memoria, i loro ricordi intendono mantenere vita ancora oggi, perchè non si può dimenticare il sacrificio di chi è morto per difendere un popolo, un'identità perduti.

La storia della Polonia è l’insieme di frammenti di un puzzle che non s’incastrano mai. Stretta tra Oriente e Occidente, tra nazionalismi e sogni di democrazia. Ogni polacco porta dentro di sé la propria storia personale, spazzato via dagli eventi tragici del suo Paese senza pace.

Nei racconti contenuti tra le pagine di questo libro ho ritrovato la mia terra. Vivo nelle Marche e parte della storia narrata si svolge proprio qui: luoghi che conosco, che amo, che riconosco. Lo stile narrativo dell'autrice è efficace: scorrevole ma mai banale, toccante, capace di arrivare al cuore di chi legge e di farlo immedesimare (anche se non sarà mai possibile farlo del tutto, non avendo vissuto quegli episodi) con ciò che accade.

Ho letto il libro con una certa voracità: l'urgenza di sapere quali sarebbero state le sorti dei protagonisti mi ha portata a leggerlo in un paio di giorni e a convincermi definitivamente che quando un libro è ben scritto, ben impostato e capace di emozionare non ci sono limiti legati al genere di appartenenza. 

Brest racconta una storia che emoziona, è un concentrato di ricordi che non possono e non devono andare perduti, è una testimonianza forte di ciò che è stato ed è frutto di una precisa e meticolosa ricerca nella quale i ricordi di che è sopravvissuto sono stati fondamentali. Come lo sarebbero stati quelli di mia nonna.
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Brest. Resistenza e canti di libertà nella Polonia in fiamme
Antonella Roncarolo
Infinito edizioni
200 pagine
15.00 euro copertina flessibile - 3.49 Kindle

lunedì 3 gennaio 2022

Loro (R. Cotroneo)

La sola idea di vivere in una casa con delle pareti di vetro che danno su un giardino mi terrorizza. 

L'idea di avere attorno due gemelle anche solo lontanamente somiglianti a quelle che vengono ritratte nella copertina del libro Loro mi terrorizza ancora di più perché, diciamolo, quegli sguardi ed anche quei colori glaciali hanno un certo non so che di terrificante. 

Aggiungendo a tutto ciò una penna particolarmente efficace nell'indagare negli stati d'animo, nella mente, nei misteri delle esistenze dei protagonisti del libro, il risultato è qualche notte insonne per me.

Eh già, perché devo ammettere che ultimamente, dopo la mia tradizionale lettura serale, non ho dormito poi così tranquilla nella convinzione di essere osservata, spiata, di avere occhi glaciali addosso, di vedere cavalli misteriosi fuori dalla finestra e mani fredde che cercavano di arrivare a me.

Un breve accenno alla trama: Margherita B. viene assunta  da una famiglia aristocratica come istitutrice di due gemelle, Lavinia e Lucrezia. Due bambine adorabili, questa è la sua prima impressione, identiche e che ben presto dimostreranno di avere un fortissimo legame che si concretizza anche in un codice di comunicazione molto particolare tra loro. Sono due bambine che si bastano e ben presto Margherita se ne renderà conto come si renderà conto di tante stranezze che le capitano attorno in quella villa in cui alle pareti si sono preferite delle vetrate che permettono di osservare fuori ma anche di essere costantemente osservati.

Quello che potrebbe essere un tranquillo lavoro in una famiglia perbene ben presto viene messo in discussione non solo da alcuni atteggiamenti delle due bambine ma anche da presenze misteriose che sconvolgeranno Margherita e la indurranno a cercare delle risposte che tardano ad arrivare.

Presenze soprannaturali, superstizioni, vecchi legami, antiche credenze ma anche un presente fatto di mistero e di equilibri fragili e delicati che ben presto si infrangono e scivolano, ridotti in mille pezzi, tra le dita di quella giovane che ha la sensazione di impazzire. In alcuni passaggi ho avuto anche io la sensazione di andare fuori di testa ma ciò che maggiormente mi ha colpita, in questo libro, è la tensione che l'autore riesce a trasmettere anche quando apparentemente non accade nulla di particolare. Ecco, è proprio questo l'aspetto che maggiormente mi ha colpita di tutta la struttura narrativa ed è un aspetto che ho molto apprezzato.

Del tutto inaspettato il finale per un romanzo che mi ha davvero colpita, più di quanto mi aspettassi. Pensando, poi, che tutto ciò è concentrato in meno di 200 pagine devo fare i miei complimenti all'autore (che non conoscevo) che non ha avuto bisogno di artifizi di nessun tipo per tenere il lettore sulla corda dall'inizio alla fine.

Bel libro. Ottimo inizio d'anno in fatto di letture!

Ps. la storia si svolge in epoca contemporanea ma ammetto di aver pensato ad un'epoca ed un luogo completamente differenti. Non dico altro per non rischiare di rompere in partenza l'incantesimo che si crea tra chi inizia a leggere il libro e la storia... perchè è un vero e proprio incantesimo quello che tiene appiccicati alle pagine.

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Loro
Roberto Cotroneo
Neri Pozza
192 pagine
17.00 euro copertina flessibile, 8.99 Kindle

giovedì 30 dicembre 2021

La ricamatrice di Winchester (T. Chevalier)

Una "donna in eccedenza". Questa è la definizione che viene data alle classiche zitelle nell'Inghilterra degli anni '30. Violet è una "donna in eccedenza". Dopo aver perso il suo fidanzato a causa della guerra, dopo aver subito a lungo il suo status Violet decide di dare una scrollata alla sua vita andando anche contro i precetti dell'epoca. 

Non è semplice, sia chiaro, ma a 38 anni suonati, quando oramai per la società dell'epoca si è destinate ad essere in eccedenza per tutta la vita, Violet prova a cambiare il proprio destino e a lasciare un segno. Dopo aver trovato un lavoro come dattilografa a Winchester, la protagonista del libro di Tracy Chevalier cerca la sua strada all'interno di una delle realtà femminili più importanti dell'epoca: l'associazione delle ricamatrici della cattedrale. Ago e filo non hanno mai fatto parte della sua realtà eppure le cose possono cambiare. Così come può cambiare la tradizione che vede che ad interessarsi di un'altra realtà legata alla vita della cattedrale sia di unico appannaggio maschile (o quasi): la tradizione campanaria.

 

La prima parte del libro mi è sembrata decisamente lenta. 

Nella seconda parte ci sono delle evoluzioni che, però, non bastano per rendere la storia più frizzante al punto tale da farmi dimenticare tutta la lentezza precedente se non fosse per lo sprint finale che, a ben guardare, ho gradito.

Non sono riuscita proprio a capire, nella prima parte, che tipo di storia l'autrice volesse narrare. Tutto molto armonico e gradevole dal punto di vista stilistico ma a tratti eccessivamente descrittivo e pronto a perdersi su dettagli che nulla hanno dato, a mio parere, alla storia. 

Vengono toccati argomenti importanti (tanto più se si pensa all'epoca storica in cui la storia si snoda) come l'omosessualità, i pregiudizi nei confronti di chi è considerato sesso debole, combattere per trovare il proprio spazio in una società che di spazio ne intende concedere davvero poco... Vengono presentati personaggi dalla forte personalità: penso a Violet ma anche a Gilda che probabilmente eguaglia (se non supera) la stessa figura della protagonista. Ed anche la madre di Violet, a suo modo, è una donna forte.

I personaggi maschili onestamente mi sono sembrati piuttosto fumosi. Lo è Arthur, un uomo che non sono ben riuscita a decifrare ma che mi avrebbe fatto piacere conoscere più a fondo anche in funzione del ruolo che assume negli sviluppi della storia. Un personaggio dalle grandi potenzialità, secondo il mio parere, ma non adeguatamente approfondito.

E poi Jack: mi è sembrata una figura buttata nel mezzo della storia senza un perché... ma non dico altro per non spoilerare. 

Il finale? Moderno. E per quanto mi riguarda soddisfacente. Un finale diverso avrebbe sminuito l'intento dell'autrice. Parere personale, ovviamente.

Tirando le somme, un libro che consegna al lettore la storia di una donna che si fa largo nel mondo a modo suo, e questo mi piace. Poteva avere più slancio, però, soprattutto dando più spessore ad alcuni personaggi ed evitando alcuni dettagli inutili. Violet è una donna che mi piace anche se, tra una pagina e l'altra, commette delle ingenuità. A ben guardare, però, quale persona nell'arco della sua vita non lo fa?
 
Ps. bella copertina!
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La ricamatrice di Winchester
Tracy Chevalier
Neri Pozza Editore
287 pagine
18.00 euro copertina flessibile

mercoledì 29 dicembre 2021

Caraval (S. Garber)

Pronti per un viaggio in un mondo magico?

Iniziamo col dire che Caraval è un bel volume, voluminoso, importante e piacevole da tenere tra le mania ma... scomodo da portare in giro in borsa come sono abituata a fare io. Il vantaggio di avere un libro voluminoso con copertina rigida tra le mani nel mio caso viene bilanciato dalla difficoltà di portarmelo in giro. Ma... in questo periodo non è stato un gran problema visto che durante la pausa natalizia sono stata quasi sempre a casa per cui...

Posta tale premessa devo dire che il libro di Stephanie Garber mi incuriosiva molto per averne sentito parecchio parlare in giro. Io non sono una grossa estimatrice di fantasy ma l'ho letto comunque con piacere perchè avevo bisogno di qualche cosa che mi permettesse di andarmene sulle ali della fantasia.

Mi sono trovata all'interno di un gioco che, lo ammetto, ho fatto un po' fatica a comprendere. 

Quello che non ho fatto fatica a comprendere, invece, è lo stato d'animo delle due protagoniste, due sorelle orfane di madre e segregate (è proprio di questo che si tratta) da un padre che non si risparmia dall'usare maniere forti per imporre le sue regole. Non che siano chiuse all'interno di una torre, in uno scantinato o in una camera ma, di fatto, è così che si sentono viste le limitazioni che l'uomo impone e le punizioni che infligge se ci si azzarda a fare di testa propria.

Prima, primissima figura che ho odiato fin da subito: il padre! Non ho capito il perché di un atteggiamento tanto violento, come se vivesse una continua sfida con le figlie che dovrebbe amare e proteggere più di sé stesso. Proprio la voglia di allontanarsi da questo padre tiranno è il sogno che lega le due ragazze anche se con modalità differenti: Rossella è più sognatrice, è certa che ci sia una via di fuga a portata di mano; Donatella è la più impulsiva delle due, pronta ad evadere lasciandosi andare alle tentazioni quotidiani e a seguire il suo istinto senza farsi troppe domande. 

Le due ragazze sognano da sempre di vivere nel magico mondo di Caraval: un vero e proprio spettacolo itinerante e senza tempo, carico di mistero e di fascino con personaggi leggendari. Nel momento in cui arriva l'invito al tanto desiderato gioco (arriva molto in fretta, a dire il vero) le due ragazze si troveranno catapultate in un gioco in cui niente è come sembra, dove tutto può essere il contrario di tutto e dove il tempo scivola via tra le dita ad una velocità impressionante. 

Ben presto le due giovani si perdono e Rossella ha 5 giorni di tempo per ritrovare sua sorella facendo attenzione, lungo il cammino che la porterà a lei, a tutto ciò che le capita attorno.

Seconda cosa che ho odiato? Rossella/Donatella - Sella/Tella... Rossana/Rossella... nomignoli, diminutivi, nomi che si somigliano mi hanno fatto impazzire ma probabilmente è un mio limite.

Quello che viene proposto dall'autrice è un mondo fatto di mistero e di magia, di personaggi che interpretano un ruolo ben preciso e che non si riesce a capire fino alla fine se siano veri oppure no. Realtà o finzione? Per quasi tutto il racconto si propende per la finzione, nella certezza che sia tutto un gioco. Ma fino a che punto? Il sangue che scorre, fino a che punto fa parte del gioco? Le privazioni, i contrasti, gli scontri, fino a che punto sono frutto dell'immaginazione?

Rossella e Donatella che da tanto tempo desideravano vivere l'esperienza di Caraval si trovano, in due parole, invischiate in un gioco più grande di loro con personaggi difficili da decifrare e, soprattutto, con una "missione" che ho davvero fatto fatica a capire. Vincere il gioco per vincere un desiderio. Ok. Ma come si vince il gioco? Qual è, sostanzialmente, questo gioco? Cercare indizi per ritrovare Donatella? E, una volta ritrovata, tutto finisce così? E se Donatella non la ritrovasse mai? E se non la ritrovasse in vita? Sarebbe morta davvero? Oppure...

Tanti i cambiamenti di fronte: ho avuto l'impressione di entrare in un tendone delle meraviglie e di trovarmi davanti a tante, tantissime porte magiche che portavano in direzioni differenti ma pur sempre all'interno di quel tendone.

Per gli amanti del genere è una lettura da non perdere, per chi vuole approcciarsi ad un genere che faccia davvero volare con la fantasia è la storia giusta tenendo conto, però, che non è un volume autoconclusivo. 

Per quanto mi riguarda il mio è un sì senza troppo entusiasmo perché mi sono trovata a fare i conti in più punti con delle serie perplessità.

Non so se ho voglia di leggere il seguito, sono sincera... vedremo.
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Caraval
Stephanie Garber
Rizzoli editore
430 pagine
18.00 euro copertina rigida - 14.00 euro copertina flessibile - 6.99 kindle

lunedì 27 dicembre 2021

L'isola di Arturo (E. Morante)

Ci ho messo un po' a leggere il libro di Elsa Morante L'isola di Arturo. Arrivato in casa nostra come lettura mensile assegnata a mia figlia dall'insegnante di italiano, mi sono lasciata andare al suo richiamo e l'ho letto anche io.

È uno di quei libri che avevo in mente da tempo ma che mi spaventavano un po'.

E devo dire che, in effetti, la lettura non è stata propriamente scorrevole per via di uno stile d'altri tempi che ha richiesto un po' prima che entrassi appieno nella storia. Ci ho messo molto tempo a leggerlo e l'ho alternato con altre storie più leggere e scorrevoli, devo ammetterlo. Posso immaginare la difficoltà di un'adolescente come mia figlia che, in effetto, non è per niente attirata dalla storia di Arturo.

Mi sono trovata tra le mani quelli che definirei un libro di formazione che ha per protagonista un bambino, prima, e un adolescente poi assieme ad un'isola. L'isola di Procida è parte imprescindibile del racconto: un mondo che allontana i suoi abitanti da tutto il resto, che sembra bastare loro (e ad Arturo in particolare) per avere tutto ciò di cui si ha bisogno. Eppure è un mondo chiuso, una limitazione geografica che Arturo non ha scelto ma che subisce.

La trama è nota a tutti: la storia di Arturo è quella di un bambino che cresce in una situazione familiare particolare. Orfano di madre e con un padre spesso assente si troverà a vivere sotto lo stesso tetto di una giovanissima matrigna. Una convivenza non semplice e che lo porterà a fare delle scelte importanti

Siamo nell'anno  1938. Arturo Gerace, orfano di madre, morta nel darlo alla luce, vive in una solitudine che gli basta. Questo, almeno, è quello che crede. Non ha amici, ha una famiglia molto particolare con un padre assente ma la cui figura lo illumina ogni volta: Arturo ha un atteggiamento adorante nei confronti di suo padre e questo lo lega indissolubilmente a lui nonostante tutto. Eh già, dico nonostante tutto perché a mio parere quella del padre non è una figura positiva. Pur essendo il suo unico vero legame con le sue radici, quell'uomo mi ha destabilizzata in moltissime occasioni con il suo comportamento di sufficienza nel confronti di un figlio per il quale ogni tanto ha degli slanci d'affetto che sembrano riempire la vita di quel ragazzino ma che, più spesso, ha un atteggiamento di indifferenza assoluta.

Eppure Arturo ama quell'uomo e ne assorbe tutta l'energia tanto da metterlo sempre e comunque al primo posto e considerarlo come esempio.

Il romanzo trasmette moltissime emozioni. Mi è sembrato di avvertire sulla mia pelle quella solitudine che riempie il mondo di Arturo, la gelosia che prova nel crescere e che è il sentimento dominante per tutto il racconto anche quando lui non se ne rende conto, così come il disagio di trovarsi in situazioni che non riesce a controllare.

L'arco di tempo nel quale si consuma la storia è piuttosto breve e resta in sospeso la sorte di quel ragazzo che viene costretto dalle circostanze a fare una scelta che mai avrebbe preso in considerazione visto il suo legame morboso con l'isola. È lui stesso che, da uomo maturo ormai, racconta l'epoca della sua fanciullezza e giovinezza e lascia trasparire, nei suoi commenti, la sua maturità di oggi a fronte delle reazioni istintive di allora. Reazione che, a ben guardare, hanno segnato in maniera indelebile la sua vita in determinati frangenti.

L'unica figura femminile nel periodo della sua infanzia è quella di Immacolatella, una cagnetta con la quale entra subito in sintonia. Poi, nell'adolescenza, la situazione cambia ma l'assenza di una figura femminile, l'assenza di sua madre, inizia a pesare ogni giorno di più.

La sua solitudine è fatta di carenza di affetto, di gesti gentili, di manifestazioni di sentimenti che non vadano oltre lo scodinzolare della cagnolina e questa sua solitudine mi ha molto colpita. Così come mi ha colpita la sua capacità di crescere da solo, di maturare piano piano, strada facendo (anche commettendo degli errori) a fronte dell'assenza di una vera educazione. Non va scuola, non ha nessuno accanto che lo possa aiutare a crescere confrontandosi con qualcuno: mette a frutto gli unici strumenti che ha e che altro non sono se non il suo spirito d'osservazione, la sua personalità, i suoi sogni.

E mi ha colpita profondamente l'atteggiamento manifestato nei confronti delle donne sia da parte di suo padre che da altri personaggi secondari: i comportamenti riservati alle donne, all'unica donna della vita di Arturo e suo padre nelle more del racconto, mi hanno rattristata molto. Vedere, poi, che per Arturo quel modo di fare è stato l'unico esempio di come relazionarsi con l'altro sesso, senza un minimo di rispetto, di attenzione, di dolcezza mi ha rattristata ancora di più.

Bisogna tener conto dell'epoca storica in cui siamo, va bene, ma questo aspetto della vicenda - che domina gran parte della seconda sezione del libro - mi ha davvero rattristata. Per la ragazza che si trova alle prese con Arturo e suo padre ma anche per loro stessi che, secondo me, ne sono usciti decisamente impoveriti. 

Su tutto, domina la gelosia. Un sentimento dai colori forti che era inevitabile, secondo il mio parere, in una storia di questo tipo.  

Credo di poter dire che questo libro vada letto con la consapevolezza di avere per le mani un romanzo importante, non semplicissimo e non eccessivamente scorrevole ma capace di emozionare. Non so cosa dirà mia figlia se mai arriverà alla fine... ma per ora so che sta facendo tanta fatica, più di quanto non sia capitato a me soprattutto agli inizi quando la storia mi era sembrata dura a decollare.
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L'isola di Arturo
Elsa Morante
Einaudi Editore
402 pagine
13.00 euro copertina flessibile, 9.90 copertina rigida, 6.99 Kindle