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mercoledì 15 febbraio 2023

Le notti bianche (F. Dostoevskij)

Sono notti particolarmente luminose, le notti bianche, quel periodo dell'anno in cui nella Russia del nord, e quindi anche nella zona di San Pietroburgo, il sole tramonta dopo le 22.

Sono notti tutte da vivere, verebbe da dire. 

Notti che per i protagonisti dell'omonimo racconto giovanile di Fëdor Dostoevskij

L'ho trovato in una vecchia edizione in biblioteca, cercato perché indicato dall'insegnante di letteratura di mia figlia come lettura mensile. L'ho preso per lei ma l'ho letto io, per ora.

 Io non amo i racconti brevi perché preferisco storie più articolate ma stavolta mi sono fatta prendere la mano ed avendolo a disposizione l'ho letto in poche ore.

Sulle prime a colpirmi è stata la cifra narrativa d'atri tempi. L'uso del voi, quel manierismo che nel tempo è andato perduto... ed ho temuto che la storia sarebbe stata troppo obsoleta per i miei orecchi.

Invece, l'autore indaga a fondo nell'animo umano pur con poche pagine. Non tratteggia caratteri marcati dei due protagonisti - due sono, nel vero senso della parola - che in un dialogo quasi casuale all'inizio si mettono a nudo e mettono sul piatto i sogni, le speranze, le illusioni che serbano nel cuore.

Tutto molto veloce, mi sono detta: un giovane ed una giovane si incontrano, si piacciono, sentono consolidare fin da subito una profonda amicizia tanto da portarli a svelare rispettivamente le proprie vite senza risparmiare gli aspetti più dolorosi: uomo solo e abituato ad esserlo, lui, giovane innamorata in attesa del ritorno del suo innamorato, lei. 

Lui ci spera che possa essere arrivato il momento giusto per lasciarsi alle spalle la solitudine di una vita ma quando si rende conto che il cuore di lei appartiene già a qualcuno, allora fa un passo indietro.

Ma di passi, avanti e indietro, se ne faranno diversi e da tutte e due le parti tanto che ho pensato che anche i giovani di un tempo, pur usando frasi arzigogolate e pur girando attorno a certi discorsi, fossero piuttosto impulsivi e veloci.

Tutto, infatti, si svolge in poche notti, quelle notti bianche che hanno un significato specifico per quanto riguarda i fenomeni atmosferici ma che a me hanno fatto pensare a delle "notti in bianco" visto come si evolve la situazione. 
Quattro, per la precisione. Tante sono le notti nell'arco delle quali i due si avvicinano, si conoscono, si aprono l'uno all'altra, trovano una certa comunione d'intenti per poi... non svelo altro per non togliere il gusto della lettura a quei pochi (io a 50 anni rientravo in tale categoria) che non avessero ancora letto questo classico della letteratura. 

Quattro notti che sembrano strappare via l'uomo dal suo isolamento, dal suo spirito di sognatore ma che alla fine non gli riconsegnano altro che un'illusione, o qualche cosa che gli arriva molto vicino.
***
Le notti bianche
Fedor Dostoewskij
Newton Compton editore
89 pagine
edizione omaggio de Il Resto del Carlino
collana Mille lire

domenica 18 dicembre 2022

I pattini d'argento (M.M. Dodge)

Nello scegliere in biblioteca testi da proporre ai bambini delle scuole come letture a voce alta mi sono imbattuta in questo vecchio volume e, pur consapevole che non sarebbe stato adatto per ciò che cercavo, ho voluto togliermi la curiosità di leggerlo visto che è consigliato un po' ovunque come lettura natalizia. E mi mancava... Non ricordo di averlo letto da bambina, da ragazzina, così ho colto al volo l'occasione.

La storia ben si presta per carezzare l'anima,

É una storia d'altri tempi, con termini oramai desueti ma che ben rendono l'idea delle ambientazioni, dei sentimenti provati dai vari personaggi, delle situazioni. 

Siamo in Olanda, nei dintorni di Amsterdam: Hans e Gretel sono due fratelli di umili origini che catturano il cuore del lettore per la loro bontà, umiltà e rettitudine. Aiutano la mamma che assiste il loro papà malato da anni e sanno che ognuno deve fare la propria parte. Amano pattinare ma non possiedono pattini come tutti gli altri ragazzini di famiglie più ricche. Calzano dei pattini di legno ma non se ne preoccupano più di tanto. 

Hanno attorno persone che tendono ad isolarli per via della loro povertà ma non solo. Anzi, sono decisamente in minoranza quelli che tendono a storcere il naso in loro presenza perchè di una classe sociale inferiore. Sono bambini che si fanno amare e quando si prospetta loro la possibilità di gareggiare, pattini ai piedi, per vincere una importante gara di pattinaggio, inizia l'avventura.

La storia della famiglia Brinker è molto triste, con un padre che da dieci anni, dopo un incidente, è poco più che un fantoccio senza memoria, una madre che lo accudisce ma vive in povertà e i due fratellini che, accanto all'impegno della scuola come tutti gli altri, sanno bene di avere altre responsabilità. Farebbero di tutto per poter cambiare le cose, per fare in modo che il loro papà possa guarire, che la loro mamma possa preparare dei pranzi più sostanziosi e sorridere più spesso. E lo fanno davvero...

Mi sono anche commossa in alcuni punti, devo ammetterlo, e l'uso di un linguaggio di altri tempi ha reso tutto ancora più magico. Un po' difficoltosa la lettura per via di pagine ingiallite e che tendevano a staccarsi ma un vecchio libro porta con se' una magia tutta sua... non siete d'accordo?

É un libro che trasmette buoni sentimenti, in un clima in solidarietà, altruismo e gentilezza diventano gli elementi fondamentali di un periodo natalizio che tutti noi vorremmo vivere. E ci insegna anche a non giudicare dalle apparenze, a non arrivare subito a conclusioni che potrebbero essere del tutto diverse da quanto immaginato.

Per chi ama letture che riscaldano il cuore. Datato ma piacevole.
***
I pattini d'argento
Malipiero editore ediz. del 1981
pag. 121

sabato 2 aprile 2022

Marcovaldo (I. Calvino)

 

Il libro Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città, è composto da venti novelle ognuna delle quale è dedicata ad una stagione: il ciclo delle stagioni, dunque, si ripete tra le pagine per cinque volte. 

Il protagonista è sempre lui, Marcovaldo: un omino che fa tenerezza e strappa un sorriso con il suo modo di fare, con quel suo modo di cercare la natura in città. È un personaggio buffo, un po’ malinconico, uomo dall’animo semplice e uomo di fatica: ha una famiglia numerosa che non naviga economicamente in buone acque e lui non si tira indietro davanti al lavoro, per poter provvedere a moglie e figli.

Ho avuto la sensazione che, vivendo in città, avesse una grande nostalgia di una vita diversa, a contatto con quella natura che cerco in ogni situazione. È un po’ smarrito tra i cartelli pubblicitari e le scritte al neon che coprono la visuale della luna e delle stelle, si sente fuori posto anche se appare ben adattato alla vita di città.

La struttura delle varie novelle è, più o meno, sempre la stessa: tra il grigiore della città Marcovaldo cerca i segni dell’avvicendarsi delle stagioni sognando di tornare ad uno stato di maggiore contatto con la natura. Ed ogni volta, puntualmente, per lui è una delusione.

È un ingenuo, un uomo semplice, protagonista di quelle che sembrano delle piccole favole nelle quali, però, il finale porta con sé una buona dose d’amarezza.

Non si comprende in quale città si svolgano le sue avventure, quasi a voler intendere che situazioni di questo tipo potrebbero accadere ovunque, in qualsiasi metropoli industriale. Un’alea di mistero avvolge anche la tipologia del lavoro di Marcovaldo, quel suo caricare e scaricare casse per un’azienda di cui si conosce solo il nome ma non la tipologia, lascia pensare – sulla falsariga di quanto accade per la città – che possa trattarsi di un lavoro qualunque. Un lavoro di fatica, ma qualunque.

Nel corso della lettura ho avuto la sensazione che Calvino sia passato da storielle con sfondo leggermente comico a storielle più malinconiche, meno divertenti. Eppure il protagonista non si rassegna. Segue sempre il suo istinto tanto da apparire anche un po’ sciocco, a volte. Ma sempre ispirando tenerezza – almeno questo è capitato con me – nel lettore.

Non è un uomo fortunato, Marcovaldo. Colleziona anche delle brutte figure, passa anche dei guai di tanto in tanto ma… arriva sempre sera e, con lei, un sonno riparatore d'ogni offesa della giornata.

Un esempio da seguire in questo, riaprendo poi gli occhi con nuova fiducia per affrontare un giorno nuovo.
***
Marcovaldo
Italo Calvino
Mondadori editore
127 pagine
12.00 euro copertina flessibile

lunedì 27 dicembre 2021

L'isola di Arturo (E. Morante)

Ci ho messo un po' a leggere il libro di Elsa Morante L'isola di Arturo. Arrivato in casa nostra come lettura mensile assegnata a mia figlia dall'insegnante di italiano, mi sono lasciata andare al suo richiamo e l'ho letto anche io.

È uno di quei libri che avevo in mente da tempo ma che mi spaventavano un po'.

E devo dire che, in effetti, la lettura non è stata propriamente scorrevole per via di uno stile d'altri tempi che ha richiesto un po' prima che entrassi appieno nella storia. Ci ho messo molto tempo a leggerlo e l'ho alternato con altre storie più leggere e scorrevoli, devo ammetterlo. Posso immaginare la difficoltà di un'adolescente come mia figlia che, in effetto, non è per niente attirata dalla storia di Arturo.

Mi sono trovata tra le mani quelli che definirei un libro di formazione che ha per protagonista un bambino, prima, e un adolescente poi assieme ad un'isola. L'isola di Procida è parte imprescindibile del racconto: un mondo che allontana i suoi abitanti da tutto il resto, che sembra bastare loro (e ad Arturo in particolare) per avere tutto ciò di cui si ha bisogno. Eppure è un mondo chiuso, una limitazione geografica che Arturo non ha scelto ma che subisce.

La trama è nota a tutti: la storia di Arturo è quella di un bambino che cresce in una situazione familiare particolare. Orfano di madre e con un padre spesso assente si troverà a vivere sotto lo stesso tetto di una giovanissima matrigna. Una convivenza non semplice e che lo porterà a fare delle scelte importanti

Siamo nell'anno  1938. Arturo Gerace, orfano di madre, morta nel darlo alla luce, vive in una solitudine che gli basta. Questo, almeno, è quello che crede. Non ha amici, ha una famiglia molto particolare con un padre assente ma la cui figura lo illumina ogni volta: Arturo ha un atteggiamento adorante nei confronti di suo padre e questo lo lega indissolubilmente a lui nonostante tutto. Eh già, dico nonostante tutto perché a mio parere quella del padre non è una figura positiva. Pur essendo il suo unico vero legame con le sue radici, quell'uomo mi ha destabilizzata in moltissime occasioni con il suo comportamento di sufficienza nel confronti di un figlio per il quale ogni tanto ha degli slanci d'affetto che sembrano riempire la vita di quel ragazzino ma che, più spesso, ha un atteggiamento di indifferenza assoluta.

Eppure Arturo ama quell'uomo e ne assorbe tutta l'energia tanto da metterlo sempre e comunque al primo posto e considerarlo come esempio.

Il romanzo trasmette moltissime emozioni. Mi è sembrato di avvertire sulla mia pelle quella solitudine che riempie il mondo di Arturo, la gelosia che prova nel crescere e che è il sentimento dominante per tutto il racconto anche quando lui non se ne rende conto, così come il disagio di trovarsi in situazioni che non riesce a controllare.

L'arco di tempo nel quale si consuma la storia è piuttosto breve e resta in sospeso la sorte di quel ragazzo che viene costretto dalle circostanze a fare una scelta che mai avrebbe preso in considerazione visto il suo legame morboso con l'isola. È lui stesso che, da uomo maturo ormai, racconta l'epoca della sua fanciullezza e giovinezza e lascia trasparire, nei suoi commenti, la sua maturità di oggi a fronte delle reazioni istintive di allora. Reazione che, a ben guardare, hanno segnato in maniera indelebile la sua vita in determinati frangenti.

L'unica figura femminile nel periodo della sua infanzia è quella di Immacolatella, una cagnetta con la quale entra subito in sintonia. Poi, nell'adolescenza, la situazione cambia ma l'assenza di una figura femminile, l'assenza di sua madre, inizia a pesare ogni giorno di più.

La sua solitudine è fatta di carenza di affetto, di gesti gentili, di manifestazioni di sentimenti che non vadano oltre lo scodinzolare della cagnolina e questa sua solitudine mi ha molto colpita. Così come mi ha colpita la sua capacità di crescere da solo, di maturare piano piano, strada facendo (anche commettendo degli errori) a fronte dell'assenza di una vera educazione. Non va scuola, non ha nessuno accanto che lo possa aiutare a crescere confrontandosi con qualcuno: mette a frutto gli unici strumenti che ha e che altro non sono se non il suo spirito d'osservazione, la sua personalità, i suoi sogni.

E mi ha colpita profondamente l'atteggiamento manifestato nei confronti delle donne sia da parte di suo padre che da altri personaggi secondari: i comportamenti riservati alle donne, all'unica donna della vita di Arturo e suo padre nelle more del racconto, mi hanno rattristata molto. Vedere, poi, che per Arturo quel modo di fare è stato l'unico esempio di come relazionarsi con l'altro sesso, senza un minimo di rispetto, di attenzione, di dolcezza mi ha rattristata ancora di più.

Bisogna tener conto dell'epoca storica in cui siamo, va bene, ma questo aspetto della vicenda - che domina gran parte della seconda sezione del libro - mi ha davvero rattristata. Per la ragazza che si trova alle prese con Arturo e suo padre ma anche per loro stessi che, secondo me, ne sono usciti decisamente impoveriti. 

Su tutto, domina la gelosia. Un sentimento dai colori forti che era inevitabile, secondo il mio parere, in una storia di questo tipo.  

Credo di poter dire che questo libro vada letto con la consapevolezza di avere per le mani un romanzo importante, non semplicissimo e non eccessivamente scorrevole ma capace di emozionare. Non so cosa dirà mia figlia se mai arriverà alla fine... ma per ora so che sta facendo tanta fatica, più di quanto non sia capitato a me soprattutto agli inizi quando la storia mi era sembrata dura a decollare.
***
L'isola di Arturo
Elsa Morante
Einaudi Editore
402 pagine
13.00 euro copertina flessibile, 9.90 copertina rigida, 6.99 Kindle

domenica 31 ottobre 2021

Il barone rampante (I. Calvino)

Ho letto Il barone rampante in un'edizione che mi è piaciuta molto. Si tratta di un'edizione per studenti delle scuole medie, piena zeppa di note, commenti e spiegazioni utilissime non solo per comprendere qualche termine un po' desueto ma anche per approfondire i vari capitoli.

Cosimo è il protagonista del libro che Italo Calvino ha scritto tra il 1956 e il 1957, all'età di 33 anni.


 Onestamente credo che non sia un libro identificabile in un preciso genere. 

Lo possiamo definire libro d'avventura visto che il protagonista, Cosimo, che decide di andare a vivere sugli alberi senza più mettere piede a terra, di avventure ne vive parecchie.  

Lo possiamo definire fantasy, visto che la fantasia non manca: come si può immaginare, senza una buona dose di fantasia, un ragazzino che vive sugli alberi fino a diventare vecchio? 

Lo possiamo definire romanzo di formazione seppur prendendo con le pinze questo genere, in questo caso: il ragazzino cresce tra gli alberi, matura, fa tesoro di molti insegnamenti che gli arrivano da coloro con i quali, comunque, non taglia mai definitivamente i ponti.

Io credo che ognuno possa catturare l'aspetto che più preferisce e, comunque va detto che si tratta di un libro che è stato proposto ai lettori in diverse edizioni. Una particolare cura è stata messa in campo, da parte dello stesso autore, per mettere a punto un'edizione per ragazzi (era il 1959) e ancora oggi e ne sono in circolazione edizioni diverse. Quella che ho trovato in biblioteca è un'edizione per ragazzi ma avrò modo di confrontarla a breve con la versione integrale (che dovrebbe arrivarmi a giorni). 

La storia, in breve: Cosimo, figlio primogenito del Barone Arminio Piovasco di Rondò, decide di andare a vivere sugli alberi e lo fa come risposta da un obbligo familiare al quale non si sente di obbedire. Una ribellione che per la famiglia sulle prime rappresenta un grande sgarbo ma che, poi, potrebbe tranquillamente rientrare con un perdono e non ci pensiamo più. Così non è per Cosimo. Ha preso una decisione e non ha nessuna intenzione di cambiare idea.

La voce narrante è quella del fratello minore di lui, Biagio, che cerca anche di aiutare suo fratello dopo aver capito che la via della persuasione non è percorribile. 

Cosimo resterà fermo nella sua posizione o si ravvederà? Certo è che quel ragazzino insegna a prendere il coraggio a quattro mani e a fare, con convinzione, delle scelte anche forti quando necessarie a cambiare ciò che si ritiene ingiusto. E questo avrà delle conseguenze per lui oltre che per la sua famiglia!

Libro molto piacevole da leggere prendendolo per quello che è: una storia datata, legata ai dettami dell'epoca in cui è ambientato il racconto - tutto ha inizio il 15 giugno del 1767 - che, con un pizzico di fantasia, mi ha incuriosita fino ad arrivare al finale che... niente spoiler, è meglio!

Ps. tanti i personaggi minori che interagiscono con lui. Quello che mi è piaciuto più di tutti è il Brigante Gian de Brughi, temuto da tutti e ricercatissimo, su di lui pende una taglia a tanti zeri ma mostrerà una faccia di sè sconosciuta a tutti: ama i libri da morire... letteralmente.
***
Il barone rampante
Italo Calvino
Garzanti (edizione per la scuola media)
232 pagine

mercoledì 30 giugno 2021

Il ritratto di Dorian Gray (O. Wilde)

Non amo rileggere più volte lo stesso libro ma per Il ritratto di Dorian Gray ho fatto un'eccezione. Letto qualche anno fa in una vecchia edizione della collana 2000 lire (ve la ricordate?) una nuova edizione è tornata a casa mia come consiglio di lettura dell'insegnante di italiano di mia figlia, in seconda liceo. L'ho riletto in concomitanza con lei ma lo dico subito: l'edizione Newton & Compton che abbiamo avuto per le mani, nella graziosa collana I MiniMammut mi ha fatto impazzire per via di caratteri piccoli piccoli. Se non l'avessi già letto credo che avrei fatto una fatica doppia.

Dorian è un personaggio che mi è rimasto appiccicato addosso. 

Comparve nella narrativa inglese dell'epoca, nella prima edizione in assoluto, nel 1890.  Nel 1905 arrivò in Italia: pur essendo un personaggio datato l'ho trovato molto moderno. Un uomo dalla psicologia molto attuale.

Nell'epoca dei ritocchini, dei social in cui si postano foto modificate, come non può essere attuale la figura di un giovane che desidera restare giovane per sempre? Come non ritrovare figure attuali in colui che cerca di cancellare i segni del tempo?

Chi non vorrebbe vestire i panni del bellissimo Dorian Gray e avere la sua stessa fortuna? Ma è davvero una fortuna quella di non invecchiare fisicamente mentre gli anni passano inesorabilmente? E quanto bisogna pagare in cambio?

Dorian è bello. Molto. Prende coscienza della sua bellezza quando un artista suo amico, Basil, lo ritrae in un dipinto molto fedele alla realtà. Si tratta di un ritratto tanto fedele alla realtà da togliere il fiato ed emozionare chi lo guarda. Lo stesso Dorian resta senza fiato, quasi sconvolto.

Ben presto il giovane realizza anche quanto, prima o poi, sarà triste vedere il suo bellissimo volto dipinto e dover poi fare i conti con quello che, di riflesso, gli mostrerà lo specchio con il passare degli anni. Come sarebbe bello se potesse avvenire il contrario. Se il volto dipinto invecchiasse e lui, in vita, restasse sempre giovane! 

Detto fatto, il suo desiderio si realizza ma il dipinto non rappresenterà il passare degli anni sul volto ritratto quanto il decadere della sua anima. Giorno dopo giorno, peccato dopo peccato, quel viso dipinto sulla tela cambierà. In peggio. Nel momento in cui Dorian se ne rende conto, nasconde il quadro alla sua vista e a quella di chiunque altro ma ciò non basta per dimenticare la sua esistenza.

Più Dorian terrà comportamenti corrotti, più il ritratto manifesterà la bruttezza della sua anima fino a diventare mostruoso. Segno, questo, di quanto i comportamenti del ragazzo siano, negli anni, deplorevoli.

Grande influenza su Dorian Gray avrà un amico che ha in comune con Basil: Lord Henry Wotton che, con le sue massime sulla vita e sul comportamento quotidiano, lo induce indirettamente a vivere un'esistenza dissoluta. Basil tenterà di far tornare la ragione in quel giovane che è stato la sua massima ispirazione artistica ma pagherà questo suo tentativo a caro prezzo. 

Siamo nel 1800 e quello che viene proposto ne Il ritratto di Dorian Gray è il racconto di un'epoca, con la sua mentalità borghese, i suoi eccessi, le sue apparenze. Emerge il contrasto tra estetica e moralità: bellezza a tutti i costi? Anche se il prezzo da pagare diventa alto, altissimo? E quanto può durare tutto ciò?

Non ho alcuna intenzione di esprimere una qualsivoglia critica letteraria su uno dei classici della letteratura inglese, non me ne sento all'altezza. Mi limito ad esprimere il mio parare di lettrice che ha preso in mano questo libro negli anni duemila quando il mito della bellezza è oramai diventato all'ordine del giorno e più che di patti con il diavolo si firmano assegni ai chirurghi estetici!
 
La storia di Dorian Grey è la storia di un giovane che, secondo il mio punto di vista, non ha una personalità ben definita e che si fa profondamente influenzare da Lord Henry che, con i suoi discorsi sulla vita e sul piacere, lo inducono a cambiare modo di fare rinnegando il suo modo di essere un ragazzo bello dentro e fuori, quello che posa per Basil all'inizio della storia. Quel ragazzo non c'è più, rimpiazzato da un narcisista corrotto ogni giorno di più da vizi di ogni genere (la cui descrizione minuziosa viene risparmiata al lettore lasciandogli, però, tutte le indicazioni necessarie per farsi un'idea) molto più di quanto lo stesso Lord Henry possa immaginare e fino a perdere del tutto la ragione, arrivando a macchiarsi di un atroce delitto. Un delitto del quale, a dire il vero, non sembra nemmeno prendere coscienza più di tanto sentendosi quasi autorizzato a compiere quell'insano gesto!

Devo ammettere che accade tutto molto velocemente: appena Dorian conosce Henry sembra che il tempo acceleri e che l'amicizia tra i due subisca un'impennata fin da subito. 
Un po' inverosimile, secondo me, l'influenza così totale che Henry esercita sul ragazzo. 
Secondo il mio parere è proprio quest'ultimo il vero protagonista, colui che determina il susseguirsi degli eventi pur non avendo un ruolo in essi che non vada oltre l'enunciazione di un suo pensiero. Dorian più che altro subisce le situazioni, incapace com'è di avere una sua opinione e con la vista annebbiata dal desiderio di preservare la sua bellezza esteriore ad ogni costo.

Dorian mi ha fatto un po' pena. La sua bellezza perde di valore davanti alla corruzione della sua anima: l'apparenza viene salvaguardata ma non resta altro della sua persona se non una bella immagine esteriore. 
Dorian deve fare i conti con la propria coscienza, prima o poi. 
E la resa dei conti sarà violenta e irreversibile.

Lo stile di scrittura, inutile dirlo, è uno stile d'altri tempi. Wilde scrive in modo affascinante anche se in alcuni punti, secondo il mio parere, si dilunga nel fornire dettagli che non servono, che non arricchiscono la narrazione ma la appesantiscono un po'.
Vorrei sottolineare un aspetto: l'idea che ha Lord Henry delle donne.
Caro figliolo, non c'è donna che sia un genio. Le donne sono un sesso decorativo. Non hanno mai niente da dire, ma lo dicono in maniera deliziosa. Le donne rappresentano il trionfo della materia sull'intelletto, come gli uomini rappresentano il trionfo dell'intelletto sulla morale.
Le donne sono un sesso decorativo? Dai Dorian!!! Così ti rendi antipatico. Lo sai, vero?

Mia figlia ha letto il libro dopo aver visto la trasposizione cinematografica e l'ha letto molto in fretta, probabilmente senza fare troppo caso ai tanti dettagli che dal film non traspaiono. Io l'ho riletto con piacere anche se, come accennavo sopra, ho fatto tanta fatica per via dei caratteri piccoli piccoli. Il formato è grazioso, con copertina rigida ed anche da collezionare ma non quei caratteri così piccoli non mi stimolano affatto a cercare altri titoli di questa collana. Meglio qualche pagina in più con un carattere un pochino più grande che tutta la fatica che ci è voluta per non perdere diottrie.
Segnalo anche la presenza di un interessante profilo dell'autore a cura di James Joyce.
***
Il ritratto di Dorian Gray
Oscar Wilde
Newton & Compton editore 
204 pagine
4.90 copertina rigida, Kindle Unlimited

domenica 21 giugno 2020

Le avventure di Oliver Twist (C. Dickens)

Ho letto Le avventure di Oliver Twist con grande deferenza.
Ne ho avuta tra le mani un'edizione piuttosto vecchia (datata 1966), avuta in prestito in biblioteca: non avrei mai immaginato che prestassero libri così vecchi ma - forse anche per via del lock down e dell'impossibilità di consultare il testo nei locali della biblioteca - quando me lo hanno affidato mi sono sentita investita di una grande responsabilità.

E con questo animo l'ho letto: con estremo rispetto.

Non ho portato il libro in giro con me come sempre fatto, l'ho letto seduta alla scrivania o in cucina per non tenerlo in mano in posizioni che ne potessero pregiudicare la conservazione ed anche per questo la lettura è durata più del previsto.
Avevo in mente di leggere da tempo la storia del piccolo Oliver: dopo aver letto David Copperfield ed essermene innamorata mi ripromisi di arrivare anche a quest'altro personaggio nato dalla penna di Dickens.

Inutile dire che si tratta di un libro piuttosto datato: Dickens lo scrisse nel 1838 ed uscì alla fine di quell'anno.
Una trama solida, quella stratturata dall'autore, proponendo personaggi ben delineati ed efficaci con una rappresentazione tragica della realtà dell'epoca, in un nodo complesso di vicende e di personaggi ben definiti.

Viene narrata la storia di un povero orfanello che viene allevato a spese della parrocchia in cui la giovane partoriente, sua madre, si era rifugiata e dove ha perso la vita (subito dopo aver sentito il primo vagito di suo figlio). Padre sconosciuto. 
Ad attenderlo, però, non c'è un'infanzia facile e spensierata, come dovrebbe esssere quella di ogni bambino.
Oliver si trova ad affrontare terribili prove ma la sua purezza, la sua trasparenza, il suo buon cuore - che in alcuni punti sono caratteristiche davvero disarmanti - non vengono fiaccati nemmeno dalle prove più dure e dai tentativi di spezzare la sua ingenua bontà.

Nella sua strada, nell'arco dei suoi pochi anni di vita, incontra personaggi piuttosto discutibili che, non solo lo maltrattano, ma hanno a cuore tutt'altro che la sua salute e la sua serenità: viene avviato lungo la strada del ladrocinio e si troverà anche a pagare per colpe non sue.
Per via di una serie di fortuiti incontri - in circostanze che, a dire il vero, appaiono un po' troppo fortuite - a quei personaggi abietti e sinistri che hanno segnato i primi anni della sua vita si frappongono persone di buon cuore che trattano Oliver con benevolenza. 

L'autore traccia una linea netta tra i buoni ed i cattivi: cambiano ovviamente le descrizioni ma anche il tono del racconto con l'uso di termini efficaci per fare capire fin da subito a quelle delle due categorie i vari personaggi appartengano. 

Oliver è un bambino a cui non ci si può non affezionare e di cui non si può non avere compassione: inserito in quell'ambiente in cui i ladri sono coloro che dettano legge, sembra un pesciolino fuor d'acqua ed ogni volta il suo carattere remissivo, la sua ingenuità e la sua bontà lo portano a subire maltrattamenti continui quasi senza fiatare, come se fosse quello ciò che il destino ha da sempre avuto in serbo per lui. 

L'autore calca molto la mano sugli ambienti malfamati in cui la storia si dipana. 
Quegli ambienti cupi e misteriosi, quel dedalo di viuzze contorte e tenebrose, quei quartieri poverissimi di Londra, quelle osterie malfamate in cui si muovono, avvolte in una densa e cupa atmosfera, figure strane e quasi allucinanti sono dei punti fissi del racconto. Situazioni che sembrano sempre uguali a loro stesse così come sempre uguali a loro stessi e sempre pronti a commettere i loro errori sono coloro che li frequentano. Eppure non mancano situazioni bizzarre, quasi comiche, con personaggi che strappano una risata pur nelle tragiche situazioni in cui vengono inseriti.
In questo contesto emerge la figura di Nancy: una ragazza costretta fin da giovanissima al marciapiede, compagna di malaffare di loschi figuri, legata da uno strano sentimento ad uno di essi ma ragazza di gran cuore e spiccata sensibilità. Sarà questa una figura chiave nella vita di Oliver. E' un personaggio che cambia durante il racconto: una povera infelice che accetta rassegnata la sua sorte ma che non riesce a restare indifferente davanti all'evolversi delle vicende.

Vengono descritti ambienti realmente esistiti all'epoca, come gli ospizi di carità. Ed anche congetture dell'epoca: in alcuni discorsi emerge la scarsa considerazione che gli uomini hanno delle donne, si parla d'impiccagione come la fine naturale dei malfattori ed altro ancora. 

Dickens, ancora una volta, ha saputo descrivere con maestria i costumi e le tare della sua epoca restando, soprattuto, un meraviglioso, efficace e delicatissimo poeta.
Me lo aveva dimostrato con Un canto di Natale, con David Copperfield e - non che fosse necessario - lo ha confermato con il piccolo, dolcissimo Oliver.
***
Le avventure di Oliver Twist
Charles Dickens
Unione Tipografico-editrice Torinese
359 pagine
edizione del 1966

martedì 2 giugno 2020

Il fu Mattia Pascal (L. Pirandello)

Se l'ho letto da ragazzina, per obblighi scolastici, non me lo ricordo.
Ora, quando l'idea degli obblighi scolastici è un bel po' lontana, ho scelto di leggere Il fu Mattia Pascal che è finito in casa mia in doppia copia.

Quella cartacea è frutto di un prestito bibliotecario a cui abbiamo attinto prima del lock down visto che la lettura era stata assegnata a mia figlia come compito mensile dall'insegnante di italiano. Il formato e-book l'ho scaricato io perchè eravamo a ridosso della data di scadenza del prestito e non ero ancora riuscita a leggerlo. Che non sia mai che un libro passa per casa mia senza che venga letto da me!! Così mi ero organizzata. Poi il virus, le biblioteche chiuse e... Mattia Pascal in versione cartacea è rimasto con noi ben più a lungo del mese di prestito.

Ecco perchè ho potuto disporre di tutti e due i formati.
Prediligo il cartaceo ma, visti i caratteri piccini piccini e visto che spesso mi trovo a leggere di sera, con tutta la stanchezza addosso della giornata lavorativa, ho approfittato volentieri dell'e-book che da questo punto di vista è di grande aiuto.

Ed è stata una scelta azzeccatissima. Mattia mi ha divertita, mi ha fatto riflettere, mi ha anche un pochino fatto compassione in alcuni tratti. E lo stile di Pirandello... che dire? Ho avuto voglia di declamare quelle pagine ad alta voce tanto mi sono sembrate musicali. Ovviamente si tratta di uno stile d'altri tempi, che in alcuni passaggi è anche un po' ridondante, ma molto piacevole.

Evidentemente era giunto il suo momento e credo che Mattia Pascal sarà uno dei personaggi che non dimenticherò. 
Non  ho ne' le competenze ne' l'ambizione per fare un'analisi critica del testo. Non è certo questa la mia intenzione. Mi permetto di fare delle riflessioni da semplice lettrice che non si pone 

Mattia è un simpatico perdigiorno che decide di raccontare, non senza ironia, la sua storia. E' sempre vissuto di rendita anche quando le cose per la sua famiglia, dopo la morte del padre, non si sono messe troppo bene. Anche il suo lavoro alla biblioteca cittadina, trovato per intercessioni a livello comunale, che pur gli permette di guadagnarsi qualcosina non lo affatica più di tanto...
Prende la vita con la dovuta leggerezza quasi subendo gli eventi: ne sono la prova le sue vicende amorose che sembrano piombargli tra capo e collo senza che sia capace di dare importanza alla conseguenze delle sue scelte.

Seppur vissuta con la dovuta leggerezza, quella vita stretta tra matrimonio e biblioteca inizia a togliergli il fiato tanto da indurlo a concedersi una pausa che gli frutterà un bel gruzzoletto al casinò. 
Pronto a tornare a casa dopo diversi giorni di assenza - senza ovviamente aver dato comunicazione ad alcuno del suo allontanamento - si imbatte in un articolo di giornale nel quale si comunica la sciagurata fine di Mattia Pascal, morto suicida e riconosciuto da sua moglie e da tutti i suoi concittadini in quel cadavere malamente ritrovato in paese.

Ecco l'occasione che cercava. 
Libertà. 
Nessuna moglie, nessun obbligo, nessuna suocera, nessun lavoro, nessuno a cui render conto, un bel gruzzoletto per viaggiare e mantenersi sotto mentite spoglie. E' davvero l'occasione per riconquistare la libertà perduta. 

In un continuo alternarsi tra realtà ed illusione, Mattia diventa Adriano Meis, uomo senza documento d'identità, con un passato tutto da inventare ed un futuro da uomo libero. Questo immagina il protagonista per rendersi ben presto conto che la realtà è un'altra cosa. La sua non identità è la vera schiavitù, costretto a vivere in un castello di menzogne giorno dopo giorno più grande, senza affetti, senza legami. La consapevolezza di questa situazione diventa tale che ad un certo punto la figura della moglie presunta vedova e del suo lavoro in quella biblioteca gli vengono in mente quasi come liberazione da questo status.

Ed ecco, al di là di ogni critica letteraria che lascio ad altri, la riflessione: quando si può dire di essere veramente liberi? Cosa limita davvero la nostra libertà? 

Non so dire se mi piaccia di più Mattia o Adriano. Seppur identici nell'aspetto sono due persone diverse o, almeno, questo è l'intento del protagonista che, alla fine, deve trovare il modo per venir fuori dalla situazione in cui si è infognato.

Si rende conto di aver fatto soffrire delle persone lungo il suo cammino ma deve recuperare quel minimo di normalità che gli permette di considerare la sua esistenza come tale. Il suo non essere non è vita. La libertà di un fantasma può essere tale solo all'inizio, sotto l'effetto dell'ebrezza del momento, ma nel lungo termine diventa schiavitù. 

Mattia lo scoprirà a sue spese.
E il lettore con lui.
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Il fu Mattia Pascal
Luigi Pirandello
Feltrinelli
212 pagine
6.00 euro - Kindle Unlimited