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venerdì 21 marzo 2025

Portami a casa (S. Fitzek)

 

Arrivata all’ultima parola dell’ultima riga mi sono detta: ma qui sono tutti matti. Libro lontanissimo dall’essere credibile. Situazioni assurde. Un serpente che si morde la coda. Un’assurdità dopo l’altra. Tessere sparse ovunque che sembrano andare ognuna al loro posto salvo, poi, ritornare in una confusione tale da far perdere la testa.

Ero pronta a sconsigliare la lettura a persone sane di mente che volessero restare tali.

Poi sono arrivata alla post-fazione dell’autore e… alzo le mani!

Eh, sì perché, se la storia ha dell’assurdo, se la protagonista femminile mi ha fatto venire il nervoso per il suo modo di essere vittima sempre e comunque, se il colpo di scena finale mi ha fatto dire “….ma daiiiiiiiiii”, poi lui, l’autore, ci ha messo del suo.

L’autore – nella postfazione del libro - ammette di essere stato spesso criticato per la mancanza di realismo nei suoi romanzi. E io stessa, a quanto pare, glielo riconosco anche qui, in questa lettura. Ma lui si dice perfettamente consapevole del fatto che molti dei crimini che narra sono estremamente improbabili, prodotto esclusivo della sua immaginazione così come ammette di scrivere per intrattenere, non per descrivere nel dettaglio la vera sofferenza. Ammette di mettere con piacere i suoi personaggi in situazioni critiche, in difficoltà ma in situazioni inverosimili, immaginarie, anche difficili da ipotizzare come concrete e reali perché poi, nel concreto, il piacere di vedere persone in difficoltà scompare quando si passa alla realtà che non ritiene possa essere considerato un terreno fertile per l’intrattenimento legato al genere thriller.

Io devo dire che a tutto questo non avevo pensato. Leggo thriller da sempre e mai, nemmeno una volta, ho preso in considerazione questo punto di vista… l’ho fatto questa volta e devo dire che l’autore non ha tutti i torti.

Per questo, se trovo inverosimile che un servizio telefonico di aiuto a persone in difficoltà non possa attivare una qualsivoglia ricerca automatica del luogo da cui la persona chiama, se la nostra protagonista si trova a vivere situazioni assurde così come si trova appesa ad una telefonata in circostanze piuttosto inverosimili… se il protagonista che dovrebbe avere il compito di aiutarla non è poi ciò che sembra, se la storia si sfilaccia e se ne va in mille direzioni diverse… beh, nell’ottica di quanto detto dall’autore in coda al libro tutto ci sta.

Allora che dire?

Che siamo a Berlino, in una qualsiasi serata dopo le 22. Un uomo è al telefono in sostituzione di un amico che lavora per una linea telefonica che mira ad aiutare donne in difficoltà. Quelle che hanno paura a tornare a casa di notte, quelle che potrebbero aver bisogno di una voce amica prima di rientrare. Jules, questo il nome dell’uomo al telefono, parla con Klara. Non si capisce bene come mai quella donna abbia chiamato. Inizialmente. Poi si apre il sipario su una storia fatta di violenza, di torture, di sottomissione, di morte. Ed ha inizio un incubo. Per lei. Ma anche per lui.

Si tratta di un thriller psicologico ad altissima tensione dove tutto è il contrario di tutto. Chi è la vittima? Chi è il carnefice? Difficile da dire.

Quello che è certo è che molto gravita attorno alla violenza sulle donne, in particolare consumata tra le mura di casa. Tutto ruota attorno a ciò. Non vengono risparmiate scene piuttosto crude e violente, di questo bisogna essere consapevoli. Ed io ammetto anche che avrei voluto prendere a schiaffi quella donna che, seppur messa davanti ad un mostro, continuava ad amarlo e a tornare da lui… però questa mia non vuole essere un’osservazione giudicante, assolutamente. So che nella realtà non sono situazioni facili dalle quali venire fuori. E so anche che nel libro è tutto reso estremo (mi piace pensare così… anche se i fatti di cronaca troppo spesso dicono che la realtà può superare l’immaginazione, a volte).

In conclusione, se lo consiglio? Sì, a chi ha letto questi miei pensieri dall’inizio alla fine e voglia affrontare una lettura del genere con la consapevolezza di quello che troverà. Violenza, sangue, morte, tensione psicologica, tradimenti, follia, vendetta… ma tutto talmente estremizzato da essere palesemente esagerato e finto. Per scelta dell’autore.
***
Portami a casa
Sebastian Fitzek

Pag. 353
Fazi editore

domenica 6 novembre 2022

La casa delle voci (D. Carrisi)

 

Non seguo la moda del momento nella scelta delle mie letture. 

Chi ha imparato a conoscermi almeno un po’ ormai lo sa. Da libri troppo pubblicizzati mi tengo alla larga nel momento del lancio sul mercato (molti, troppi pareri sono palesemente pubblicitari) ma poi se l’argomento mi interessa, se amo il genere, a distanza di tempo ci ripenso. Ed è quello che è capitato con La casa delle voci di Donato Carrisi.

Genere che mi piace, autore che ho apprezzato in precedenze, trama intrigante.

Ed eccomi qui, a dire la mia in merito. Il protagonista della storia, Pietro Gerber, è uno psicologo infantile ed ha seguito le orme dal padre, “incantatore di bambini” prima di lui. Si occupa di pazienti che spesso hanno subito degli abusi o hanno assistito a dei delitti ma che fanno fatica a far emergere i propri pensieri. L’ipnosi è una strumento necessario, in casi come questi, per poter arrivare alla verità.

Contro ogni aspettativa, Gerber si trova ad affrontare il caso di una donna – Hanna Hall – che ha visto affiorare nella sua memoria terribili ricordi: è convinta di aver ucciso, da bambina, il suo fratellino.

Gerber non si occupa di adulti ma, coinvolto da una collega che ha Hanna in cura, accetta di occuparsene perché, come sottolineato dalla collega, è una donna nella quale si nasconde una bambina che ha necessità di fare chiarezza su un terribile passato.

Ha inizio, così, un percorso che porterà non solo Gerber ad indagare nel passato di quella donna ma a riportare alla mente anche dei ricordi che lo riguardano da vicino. Questa cosa lo sconvolge ancor più di quanto non faccia il racconto di Hanna che, pure, è terribile. Pian piano Gerber si renderà conto che ci sono delle incongruenze, delle stranezze rispetto alle quali non riesce ad avere risposte. Hanna dimostra di sapere molto di lui, del suo passato… e questa è una cosa molto strana.

Accanto ad Hanna, poi, Gerber si trova ad indagare anche sul caso di un bambino che accusa i genitori di compiere strani riti… è un caso collaterale a quello principale, che sembra chiaro fin da subito ma che riserva delle interessanti sorprese.

Nessuno vuole ascoltare ciò che i bambini hanno da dire”: frase ripetuta più volte, questa, in diverse circostanze e che, lo ammetto, mi rimbomba in testa per un sacco di motivi legati alla storia narrata da Carrisi ma anche legati a tante situazioni di attualità che, a ben guardare, fanno pensare.

L’autore è abile nel costruire un thriller psicologico ad alta tensione, capace di coinvolgere il lettore in primissima persona anche se alcuni passaggi mi sono sembrati un po' assurdi: più avanza nella narrazione e più la storia alza il proprio livello e poi, a ben guardare, quando si ha a che fare con i misteri della mente ci si può aspettare di tutto. 

Carrisi è capace di indagare nel lato più oscuro dell’animo umano e mette su carta una storia dai risvolti inaspettati, che si svelano piano piano agli occhi del lettore e lo inquietano sempre più.

Non ci sono mostri con due teste e dieci zampe, per capirci. Non è questo il genere di libro. Ma i misteri della mente possono essere molto più inquietanti di un mostro peloso o di un rumore sospetto in una camera buia.
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La casa delle voci
Donato Carrisi
Longanesi editore
400 pagine
22.00 euro copertina rigida, 5.00 euro copertina flessibile, 9.99 euro Kindle

giovedì 4 agosto 2022

La gazza (E. Day)

 

Sono arrivata all'ultima pagina con una certa perplessità addosso. Perché se la prima parte del libro stupisce, dimostrando ad un certo punto come niente sia come sembra mentre la parte centrale abbia, invece, a mio parere rallentato un po' appiattendosi su una situazione che sembrava non arrivare mai ad una svolta, alla fine la svolta arriva ma non è quella che avrei visto bene per quello che è stato proposto come thriller psicologico ad alta tensione.

Procediamo con ordine. 

La storia ruota attorno ad un delicatissimo argomento: la maternità. Quella mancata di Kate, quella speciale di Marisa, quella morbosa di Annabelle. Maternità cercata, agognata, voluta, mancata, arrivata in modo del tutto inusuale, maternità che lascia addosso le sensazioni più disparate in chi la vive (o non può viverla, dipende dai punti di vista). Argomento delicato perché sono tanti gli aspetti che entrano in gioco, fisici e non solo. 

In questo contesto c'è la figura di un uomo che in alcuni passaggi mi è sembrato troppo passivo per maturare, però, strada facendo, fino a diventare determinante sul finale: Jake.

La storia in poche, pochissime parole. Marisa e Jake: una coppia come tante con il desiderio di avere un figlio. Un po' particolare fin da subito, Marisa, sempre troppo accomodante (secondo il mio parere) pronta  trovare conforto sempre e comunque nel suo uomo senza porsi troppe domande come se fosse pronta ad accettare tutto ciò che viene senza la minima obiezione. Quando nella loro casa arriva Kate, un'inquilina necessaria per arrivare a fine mese con i conti, qualche cosa inizia a scricchiolare e non sono solo le certezze di Marisa ma anche quelle del lettore. Perché se fino a questo punto ha letto una storia, dall'arrivo di Kate in avanti ne legge un'altra che lo fa ricredere su tutto ciò che aveva creduto di aver compreso.

A questo punto il romanzo stupisce ed i fili della tensione iniziano ad essere sempre più tesi dal momento in cui il lettore realizza che gli ingranaggi ruotano in modo diverso da quanto era stato indotto a pensare. Inizia una storia nella storia ed è questa la parte che, secondo me, dà l'impressione di ruotare troppo in cerchi concentrici come se non arrivasse mai una svolta.

Poi, però, altro punto molto bello del racconto, la svolta arriva e porta ad un epilogo che avevo immaginato diverso da quello che è stato ma che, a ben guardare, è il più giusto che si potesse pensare per una storia così.

Non posso essere più precisa: è una storia rispetto alla quale non si può dire molto per togliere il gusto della lettura. 

Posso dire, però, che il personaggio che più mi ha colpita è quello di Annabelle. Una donna matura che si porta appresso il retaggio di una maternità non equilibrata neppure dopo tanti anni. Una donna calcolatrice, volta a controllare le vite altrui, pronta a capovolgimenti di fronte pur di manipolare le persone che ama. Una forma di amore anche questa, secondo il mio parere, seppur tossica.

Non è il più bel libro che ho letto negli ultimi tempi ma senza dubbio una storia che si lascia leggere e che fa anche riflettere, ben scritta, con quei capovolgimenti di fronte che vanno costruiti con abilità. 

Sono reduce da diverse letture di Michel Bussi per cui sono piuttosto preparata ad essere portata sull'orlo del precipizio dall'autore (mi sono permessa di definirlo un illusionista). Stavolta la sensazione è meno accentuata di quanto avvenuto con lui ma è tutta un'altra storia per cui va bene così... e non si possono fare confronti.

Va dato merito all'autrice di aver messo in piedi un impianto narrativo credibile e con meccanismi che combaciano alla perfezione offrendo una storia particolare dal punto di vista psicologico, ma molto umana.
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La gazza
Elizabeth Day
Neri Pozza editore
400 pagine
18.05 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

lunedì 3 gennaio 2022

Loro (R. Cotroneo)

La sola idea di vivere in una casa con delle pareti di vetro che danno su un giardino mi terrorizza. 

L'idea di avere attorno due gemelle anche solo lontanamente somiglianti a quelle che vengono ritratte nella copertina del libro Loro mi terrorizza ancora di più perché, diciamolo, quegli sguardi ed anche quei colori glaciali hanno un certo non so che di terrificante. 

Aggiungendo a tutto ciò una penna particolarmente efficace nell'indagare negli stati d'animo, nella mente, nei misteri delle esistenze dei protagonisti del libro, il risultato è qualche notte insonne per me.

Eh già, perché devo ammettere che ultimamente, dopo la mia tradizionale lettura serale, non ho dormito poi così tranquilla nella convinzione di essere osservata, spiata, di avere occhi glaciali addosso, di vedere cavalli misteriosi fuori dalla finestra e mani fredde che cercavano di arrivare a me.

Un breve accenno alla trama: Margherita B. viene assunta  da una famiglia aristocratica come istitutrice di due gemelle, Lavinia e Lucrezia. Due bambine adorabili, questa è la sua prima impressione, identiche e che ben presto dimostreranno di avere un fortissimo legame che si concretizza anche in un codice di comunicazione molto particolare tra loro. Sono due bambine che si bastano e ben presto Margherita se ne renderà conto come si renderà conto di tante stranezze che le capitano attorno in quella villa in cui alle pareti si sono preferite delle vetrate che permettono di osservare fuori ma anche di essere costantemente osservati.

Quello che potrebbe essere un tranquillo lavoro in una famiglia perbene ben presto viene messo in discussione non solo da alcuni atteggiamenti delle due bambine ma anche da presenze misteriose che sconvolgeranno Margherita e la indurranno a cercare delle risposte che tardano ad arrivare.

Presenze soprannaturali, superstizioni, vecchi legami, antiche credenze ma anche un presente fatto di mistero e di equilibri fragili e delicati che ben presto si infrangono e scivolano, ridotti in mille pezzi, tra le dita di quella giovane che ha la sensazione di impazzire. In alcuni passaggi ho avuto anche io la sensazione di andare fuori di testa ma ciò che maggiormente mi ha colpita, in questo libro, è la tensione che l'autore riesce a trasmettere anche quando apparentemente non accade nulla di particolare. Ecco, è proprio questo l'aspetto che maggiormente mi ha colpita di tutta la struttura narrativa ed è un aspetto che ho molto apprezzato.

Del tutto inaspettato il finale per un romanzo che mi ha davvero colpita, più di quanto mi aspettassi. Pensando, poi, che tutto ciò è concentrato in meno di 200 pagine devo fare i miei complimenti all'autore (che non conoscevo) che non ha avuto bisogno di artifizi di nessun tipo per tenere il lettore sulla corda dall'inizio alla fine.

Bel libro. Ottimo inizio d'anno in fatto di letture!

Ps. la storia si svolge in epoca contemporanea ma ammetto di aver pensato ad un'epoca ed un luogo completamente differenti. Non dico altro per non rischiare di rompere in partenza l'incantesimo che si crea tra chi inizia a leggere il libro e la storia... perchè è un vero e proprio incantesimo quello che tiene appiccicati alle pagine.

***
Loro
Roberto Cotroneo
Neri Pozza
192 pagine
17.00 euro copertina flessibile, 8.99 Kindle

mercoledì 17 novembre 2021

Le colpe degli altri (C. McBeth)

Un lavoro facile, perfetto per chi si è appena laureato e cerca la sua strada nel mondo.

Questo è quanto che viene proposto a cinque neolaureati nel settore informatico che, menti brillanti e spirito indomito, sono pronti a mettere in gioco le loro conoscenze sotto forma di pirateria etica, per verificare fino a che punto fossero deboli i sistemi informatici di una clientela selezionata. Perché è questo ciò che viene detto loro: rispondendo ad un annuncio di una società informatica molto allettante per chi è fresco di studi e non vede l’ora di darsi da fare, i cinque ragazzi diventano un vero e proprio nucleo di controllo della sicurezza di reti telematiche che, su richiesta dei clienti, vengono messe alla prova. Questo è, per lo meno, quanto credono di fare. E sono convinti di aver avuto una gran fortuna, di certo più di molti altri neo laureati che prima di trovare lavoro – e di trovarne uno adatto al loro corso di studi – vedono passare un bel po’ di tempo dalla laurea.

Ma se la realtà fosse diversa da quella che è stata prospettata loro? Se questo lavoro “etico” nascondesse qualche cosa di diverso, diventasse pericoloso e riservasse delle sorprese dietro l’angolo? Se ci fosse un burattinaio che tira i fili in maniera decisamente diversa e poco onesta?

Libby, Joe, Tess, Asha e Will nel momento in cui vengono inviati in ritiro in un luogo isolato e lontano dal resto del mondo iniziano a capire che qualche cosa non funziona come dovrebbe. Il loro iniziale entusiasmo sfuma di ora in ora e, soprattutto in Joe e Libby, qualche cosa si spezza influenzando non solo il loro umore ma la loro permanenza in seno al gruppo.

Tra segreti e misteri, tra bugie e tanti non detti, il lettore si trova immerso in una lettura in cui niente è come sembra, nessuno è del tutto sincero e tutti possono, potenzialmente, presentare una doppia faccia in modo del tutto inaspettato. Tra macchinazioni più o meno ragionate, tra scelte più o meno ponderate, i protagonisti sembrano sballottati in una storia che in alcuni punti mi è sembrata un po’ farraginosa, frettolosa nei punti in cui, invece, mi sarei aspettata maggior approfondimento. Nessuno può fidarsi degli altri, ognuno può essere potenzialmente un bugiardo, tutti hanno le caratteristiche per poter fregare gli altri: la caccia al cattivo si consuma velocemente, nell’arco di pochi giorni, riservando al lettore anche qualche sorpresa soprattutto sulla parte finale della storia.

Letto in collaborazione con Thrillernord, non posso dire che sia indimenticabile, su questo voglio essere sincera. Un thriller che ha dei repentini sviluppi e improvvisi cambi di prospettiva ma che, comunque, si
lascia leggere.
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Le colpe degli altri
Colette BcBeth
Piemme editore
414 pagine
19.50 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

lunedì 11 ottobre 2021

Il mio cuore cattivo (W. Dorn)

Si può avere paura dei propri ricordi al punto tale da rimuoverli? 

Si può avere paura di quelle risposte che tanto si cercano ma che potrebbero sconvolgerci la vita?

Se lo chiedessimo a Doro, la protagonista del libro Il mio cuore cattivo di Wulf Dorn la risposta sarebbe sì e lei ne sarebbe la prova. Ha rimosso ricordi legati ad un trauma e la sua mente sembra volersi proteggere da quei ricordi stendendo uno spesso velo opaco su circostanze che, qualora riaffiorassero alla memoria, potrebbero dare delle risposte agli altri ma, soprattutto, a lei. A quella ragazzina che aveva in custodia suo fratello, quella sera. Quella ragazzina che lo ha trovato morto il mattino dopo. Morte per cause naturali, hanno detto a lei e ai suoi familiari. Ma è davvero così? Perché la sua mente ha relegato nei suoi recessi più profondi i ricordi di quella sera tanto da indurre la ragazzina a temere la verità e, soprattutto, a farle sentire un peso addosso che nessuno le attribuisce ma che lei sente tanto da toglierle la lucidità?

Dorothea, questo il suo nome di battesimo, lotta quotidianamente con sè stessa e con i pregiudizi di chi la crede pazza: perché lei vede suo fratello morto come se fosse vero ed è tormentata da quei ricordi che mancano. Niente e nessuno riesce a tirarla fuori da questa situazione. Dopo un periodo di terapia sembra aver trovato pace ma ben presto dovrà tornare a fare i conti con i suoi demoni, con i fantasmi che la tormentano e con qualcuno che le dice di essere finito nelle mani del demonio. 

È quando si trasferisce con sua madre in una nuova casa e incontra persone nuove che la situazione sembra precipitare e quell'equlibrio faticosamente raggiunto torna a sbriciolarsi tra le sue dita. Le visioni iniziano a moltiplicarsi e lei è convinta che quelle che vede non siano affatto persone morte. Una, in particolare, un ragazzo del posto: è convinta di essersi persa realmente dentro a quegli occhi neri e profondi come due pozze di petrolio, è certa di aver sentito il suo grido di aiuto così come è certa di non essere pazza ma, allo stesso tempo, di quanto sia difficile essere creduta.

Dorn imbastisce, ancora una volta, una storia che toglie il fiato. La ricerca della verità, il tentativo di sconfiggere le proprie paure, la voglia di liberarsi di un peso che la schiaccia ogni volta di più porteranno Dorotea anche a rischiare la vita per potersi riscattare davanti a sè stessa e davanti a tutti gli altri.

"Io non sono pazza". Se lo ripete in continuazione, Doro, e cerca anche di convincere le persone che ha attorno ma la sua appare una missione sempre più disperata davanti ad un muro di gomma che tende ad ispessirsi sempre di più.

La ragazza scoprirà che non si può dire di conoscere mai qualcuno fino in fondo. Non si conosce nemmeno sè stessi, a dire il vero, figuriamoci persone fondamentalmente estranee che, pur diventate amiche e aver condiviso qualcosa con lei, le mostrano solo ciò che ritengono opportuno mostrare...

Il percorso che seguirà per sconfiggere le sue paure, per trovare la sua pace sarà accidentato ed ad altissima tensione in un romanzo che riserva delle sorprese e mi ha tenuta sulle spine per diversi giorni. Il finale, a dire il vero, è un tantino prevedibile ed avevo immaginato qualcosina ma questo nulla toglie al fatto che sia stata una lettura scorrevole e coinvolgente.

***
Il mio cuore cattivo
Wulf Dorn
Casa Editrice Tea
347 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 8.99 Kindle

venerdì 13 novembre 2020

L'uomo alla finestra (S. Doering)

Destabilizzante. Il libro L’uomo alla finestra - letto in collaborazione con Thrillernord - è stato, per me, destabilizzante.

Lo è stato perché fin dalle prime righe ho avuto a che fare con una protagonista altamente disturbata, in preda ad allucinazioni, disorganizzata, stressata, caotica, con disturbi del sonno e dell’attenzione, che assume sostanze che contribuiscono a questa situazione e che ha il terrore di vivere accanto ad un rapitore di bambini.

Lei che è una madre single, separata dal marito, e con due figli a carico, lei che ha scelto una casa con un bel giardino per farli giocare all’aperto, lei che con i bambini ci lavora visto che è operatrice di una scuola materna, lei che viene a sapere – da chiacchiere di paese, non certo da fonti verificate – che il vicino probabilmente ha rapito una bambina di nome Ava. Una bambina che la ossessiona al punto di fare ricerche nei suoi confronti fino al tormento.

Tutto ciò mi ha destabilizzata perché, nonostante tali premesse, Grace (questo è il suo nome)continua a lavorare con i bambini nella scuola materna senza problemi, di notte va a fare jogging lasciando i suo figli (la più piccola ha tre anni) soli in casa e decide di vestire i panni di detective andando alla ricerca di prove usando metodi decisamente poco convenzionali.

E lui? Il presunto rapitore di bambini? Per tutto il racconto, non compare, non parla, non si relaziona con nessun se non di riflesso.

La narrazione, nella prima parte del libro, è ad alto ritmo soprattutto per via dell’atteggiamento di una protagonista a dir poco squilibrata.

Poi succede qualche cosa che cambia completamente la situazione. Un evento traumatico che fa aprire un’indagine e che, in un modo o nell’altro, riguarda anche, Grace.

La sua mente fa voli pindarici fino ad arrivare ad un’improvvisa (ed anche ingiustificata, viste le circostanze) pace che rappresenta l’avvio della seconda parte del libro dove la protagonista è completamente diversa.

Si scopre appassionata, bisognosa di contatto fisico, trova anche il modo per soddisfare le sue pulsioni come se stessimo leggendo un romance. Ma non è affatto così.

Mi ha destabilizzata anche l’uso di termini secondo me del tutto inopportuni. 

Usare "rosso mestruale" per dire rosso scuro, o ghiadole perianali per descrivere nemmeno ricordo più cosa o dire continuamente che la protagonista puzza di sudore... alla fine tutto ciò mi ha disgustata e credo che siano stati dettagli del tutto inutili. Si potevano trasmettere le stesse immagini usando termini diversi e meno pesanti.

Probabilmente è una scelta stilistica pensata per rendere il personaggio nella sua follia più assoluta… per poi ridimensionare il tutto nella seconda parte e sul finale.

E’ una storia che non ti aspetti. Che manda in confusione il lettore perché quei ritmi così forsennati che scandiscono le giornate della protagonista sembrano entrare dentro alla propria vita alzando la tensione al massimo per poi improvvisamente portare tutto alla normalità.

Ci sono delle incongruenze (una ragazzina che una pagina prima ha 16 anni poi ne ha 13, una figlia di tre anni che ha atteggiamenti fin troppo da grande, qualche errore di stampa) e non so se siano dovute a delle libertà che ci si è presi nella traduzione ma ciò che resta, più che queste incongruenze, è quella sensazione di storia destabilizzante sotto ogni punto di vista, anche ai limiti dell’assurdo in alcuni passaggi.

Per chi cerca una storia di questo tipo è il libro adatto.

***
L'uomo alla finestra
Sharon Doering
Newton Compton Editori
343 pagine
9.90 euro copertina rigida - 4.90 Kindle

giovedì 6 agosto 2020

Hypnos (G. Saladini - V. Mastronardi)

In una Vienna misteriosa del 1889 un giovane commissario dalla bellezza conturbante, che vive con la sua sorella gemella altrettanto bella, si trova ad indagare su omicidi di prostitute di alto borgo collegati alla morte di Rodolfo D’Asburgo. Una morte attorno alla quale appare difficile fare chiarezza e la cui vera causa, a quanto pare, è destinata a restare celata ai più a salvaguardia degli equilibri politici dell’epoca.

Si cerca di far passare la notizia della morte di Rodolfo come un suicidio, nella camera da letto del castello di Mayerling, il 30 gennaio 1889. L’erede al trono dell’impero austro-ungarico, però, non si è realmente suicidato ma è stato ucciso e con lui la giovanissima baronessa Maria Vetsera, sua amante.

In questo contesto si inserisce la figura di Sigmund Freud: impegnato a curare con le proprie sedute ipnotiche l’isteria della sorella del commissario, è un uomo che ha un alto senso della morale, convinto che l’ipnosi possa essere utilizzata per curare le persone senza, però, superare determinati limiti. Limiti che, invece, vengono travalicati senza fatica da chi ha imparato a manipolare la mente per scopi ben diversi da quelli in cui Freud crede.

Una diversa visione della potenza dell’ipnosi, dell’uso della stessa e, soprattutto, un diverso senso della morale che cambia le prospettive.

Gino Saladini, medico legale e criminologo, e Vincenzo Mastronardi, psichiatra e criminologo clinico, libero docente universitario, ipnologo, sono gli autori di un libro che mi ha spiazzata visto che mi aspettavo qualche cosa di completamente diverso.

Avevo immaginato che fosse un libro per ragazzi (forse l’immagine di copertina, non so) ed ero del tutto fuori strada!

 I due autori – le cui mani si fondono alle perfezione visto che non traspare in nessun modo la doppia origine (dal punto di vista stilistico) del romanzo – conoscono bene ciò di cui parlano e lo si capisce dalla struttura del racconto, dalla dovizia dei particolari, dalla cura per le descrizioni sia fisiche, circostanziali che storiche.

In una Vienna lussuriosa, dove luci ed ombre di un’esistenza apparentemente tranquilla si alternano agli eccessi legati alle pulsioni della carne, si alternano vicende che portano il lettore a scoprire i misteri della mente umana.

Hypnos – attorno a lui ruota la storia - è un personaggio misterioso, avvolto in una nube d’ombra che lo rende quasi intangibile ma che, allo stesso tempo, ha una concretezza tale da provocare conseguenze irreparabili, a seguito delle proprie azioni. Freud non lo sa ma è una figura sfuggente ma capace di essere anche dove non dovrebbe…

E’ il protagonista indiscusso di un libro che va letto con attenzione per tenere ben presenti i parallelismi, anche temporali, che vengono proposti.  Hypnos fa parte dell’Evidenzbureau, il servizio segreto austriaco impegnato a mettere a tacere le notizie che tendono a sfuggire di mano sulla morte di Rodolfo. E’ un personaggio ossessionato dalla figura del commissario e di sua sorella ed è attorno a loro, oltre che agli omicidi sui quali il commissario stesso sta indagando, che si strutturano le sue mosse.

Hypnos è un libro che va letto con attenzione perché vengono proposti dettagli che sulle prime possono sembrare insignificanti, circa il ruolo dei vari personaggi, ma che pian piano si incastrano alla perfezione fino ad arrivare ad un finale ad alta tensione.

Hypnos è un personaggio molto particolare che riserva delle sorprese in un thriller psicologico che non solo indaga in una torbida e lussuriosa realtà di una Vienna del passato ma indaga nelle perversioni della mente umana e delle capacità (o possibilità) di influenzare determinati meccanismo tramite l’ipnosi.

***

Hypnos
G. Saladini - V. Mastronardi
Sonsogno Editore
237 pagine
16.00 euro copertina flessibile - 9.99 kindle

giovedì 23 luglio 2020

Una mamma silenziosa (C. Mitchell)

Una gravidanza non voluta. 
Una giovane senza una famiglia solida alle spalle. 
Una situazione troppo grande da affrontare. 
La voglia di trovare una soluzione che possa essere il più possibile soddisfacente.

Da qui prende le mosse la storia che Caroline Mitchell racconta nel libro Una mamma silenziosa, che ho avuto modo di leggere per Thrillernord, in un crescendo di tensione e colpi di scena mettendo in campo un numero tutto sommato ridotto di personaggi ma con un’abilità tale da creare una sorta di bolla attorno a quelle persone che entrano in contatto l’una con le altre tanto da dare vita ad un racconto molto ricco e serrato.

Roz, la giovane ragazza in dolce attesa, incarna il prototipo della ragazza cresciuta da sola e abituata a trovare da sola le soluzioni ai problemi che incontra lungo il suo cammino. E non basta lo scetticismo della sua migliore amica a convincerla a fare attenzione: quando si imbatte in un blindatissimo sito che favorisce adozioni garantendo la massima discrezione è convinta di aver trovato la soluzione ai suoi problemi.
Problemi al plurale, perché Roz è convinta non solo di trovare una sistemazione adatta alla creatura che cresce in lei ma, allo stesso tempo, di sistemarsi con un bel gruzzoletto soprattutto quando si rende conto che la coppia che l’ha contattata è una coppia molto ricca, molto in vista e attenta, attentissima al massimo riserbo.
Tutto bello e semplice. Non mette in campo molte precauzioni: si fida. Punto e basta.
Tutto troppo bello e troppo semplice.

Roz si troverà a fare i conti con una situazione che le sfugge di mano. Entrano in scena persone dalla personalità instabile, con grandi pesi sulla coscienza ma pronti (ancora) a tutto più di arrivare ai propri obiettivi.
Nella coppia che accoglie Roz nella propria casa e che vuole apparentemente riservare a lei e alla sua creatura (una bambina, si scoprirà strada facendo) il miglior trattamento a cui si potrebbe aspirare, ha molto da nascondere.

La mente sembra essere lei, Sheridan: solo nelle more del racconto si riescono a mettere insieme i tanti pezzi che dipingono il personaggio e lo rendono a dir poco inquietante sia per i modi che per gli equilibri psicologici oltre che per i tanti  segreti che nasconde.

Lui, Daniel, la vera star della coppia, sembra un attore secondario nella storia di Roz ma a ben guardare non è propriamente così. Ci sa fare, quello sì. Ed è decisamente più bravo di sua moglie nel dissimulare un carattere che è ben diverso da quello che mostra a tutti, al pubblico così come a Roz.
Non dico oltre circa la trama perché i passaggi sono così repentini e inaspettati sui ruoli dei vari personaggi, sulle loro reali intenzioni, sulla paternità della bambina ma anche sui risvolti personali che Roz nemmeno immagina ma che, invece, si registrano tra le persone che tengono a lei.
Perché lei è convinta di essere una ragazza sola ma avrà modo di scoprire che non è così.

La storia così concepita è terribile: il pensiero di cedere un figlio per denaro è inaccettabile, secondo il mio parere. La trama, però, è ben congegnata, i dettagli curati, i personaggi capaci di riservare delle sorprese. Ammetto di aver letto in fretta il libro, in ogni momento libero, tanta era la voglia di capire come quella situazione che andava intricandosi sempre più si sarebbe risolta. E se si sarebbe risolta.
Ho trovato poco credibile il discorso della paternità e i risvolti che tutto ciò ha negli equilibri familiari… anzi, auguro a tutte le ragazze che hanno a che fare con una gravidanza indesiderata che la situazione si evolva come capita a Roz (ovviamente tralasciando l’avventura a casa di Daniel e Sheridan!)…

La pecca maggiore, secondo me, ma non dal lato stilistico o della storia, sono alcuni errori in cui mi sono imbattuta e che credo si sarebbero potuti evitare con una revisione del testo più attenta.
Questo, però, non sminuisce una storia che funziona, per chi ama il genere.
***
Una mamma silenziosa 
Caroline Mitchell
Newton & Compton Editori
381 pagine
12.90 euro copertina flessibile, 9.90 copertina rigida, 4.99 Kindle