Visualizzazione post con etichetta neri pozza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta neri pozza. Mostra tutti i post

giovedì 11 maggio 2023

Le cinque donne. La storia vera delle vittime di Jack lo Squartatore (H. Rubenhold)

 

"Depravate abitanti di Dorset Street e di Dean and Flower Street" che tutto sommato non lasciano un gran vuoto nella società dell'epoca. Anzi, se sono state uccise... vuol dire che si è fatta un po' di pulizia!

Una considerazione aberrante. Eppure, quelle parole furono realmente pronunciate - più o meno negli stessi termini - da parte di un alto funzionario del Colonial Office che si sentì in dovere di prendere carta e penna e scrivere una lettera al Times per manifestare la sua preoccupazione. No, non per la morte di cinque donne definite, appunto, depravate, quanto perchè sulla scia del trambusto provocato da quelle morti magari donne con quelle stesse caratteristiche avrebbero potuto spostarsi per invadere il suo scintillante vicinato portando "la corruzione su vie fino ad oggi incontaminate".

Era questo il sentire comune dell'epoca davanti alla morte di donne che vennero descritte dai giornali come ubriacone disgustose e diseredate: secondo le notizie diffuse (evidentemente raccolte in modo sommario e tutt'altro che approfondito) si trattava di prostitute disperate, sporche e inclini al turpiloquio. Donne, dunque, la cui dipartita non era stata così dannosa per la società. 

Semplice, tutto molto semplice. Allora come ancora oggi, quando dietro al mito di Jack lo Squartatore - diventato una specie di personaggio "mitizzato", appunto - quelle donne restano in ombra, catalogate come vittime dalla dubbia moralità e senza che nessuno si sia mai preoccupato di cercare la verità sulla loro vita. Non era forse interesse della stampa scandalistica dell'epoca dare un'immagine di un certo tipo delle vittime del mostro seriale? E a chi sarebbe interessata la vita di quelle "depravate" ormai morte? A nessuno... A nessuno importava chi fossero realmente quelle vittime. 

Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane hanno avuto una vita segnata fin da quando sono venute al mondo con vite in condizioni svantaggiate, difficoltà di ogni tipo e, soprattutto, nate del sesso sbagliato. Come se tutto ciò fosse una colpa già in partenza.

Se si considera poi che nel corso della loro esistenza possano aver fatto delle scelte discutibili (soprattutto per i canoni dell'epoca), il discorso potrebbe chiudersi qui.

Invece no. 

Hallier Rubenhold restituisce loro dignità. 

Lo fa mettendo a frutto un gran lavoro di ricerca e ricostruendo le loro vite. Lo fa senza dare il minimo spazio a quello che diventerà, nel tempo, un personaggio tanto da alimentare anche un certo mercato (a lui sono ispirati non solo libri e film ma anche videogiochi, gadget...).Viene nominato marginalmente e chi si aspetta di trovare tra queste pagine un noir o un fiume di sangue degno del misterioso soggetto... bhè... resterà deluso.

Si avvicina più ad un romanzo storico, ad una biografia. L'autrice racconta la vita di quelle cinque donne contestualizzandola nel periodo storico di riferimento, negli usi e costumi di un'epoca che non considerava le donne al pari degli uomini e, soprattutto nei bassifondi e negli ambienti più malfamati come quelli che vengono descritti, non considerava le donne come persone da aiutare e difendere ma come poco di buono, svergognate da mettere all'indice se avessero tenuto un comportamento anche di poco differente da quello che le avrebbe viste come mogli e madri.

Tra le pagine di questo libro si incontrano amori e passioni, dolori e ambizioni, sogni e delusioni. Si incontrano bambine cresciute in ambienti difficili, ragazzine che hanno dovuto sgomitare per assicurarsi un pasto caldo, donne che hanno dovuto fare delle scelte importanti per potersi conquistare il diritto ad un'esistenza dignitosa. Un diritto cancellato con violenza da una mano misteriosa che le ha relegate ad essere solo vittime. E nemmeno meritevoli di compassione, a dire il vero.

Triste. Molto triste. Questa lettura mi ha lasciato addosso una gran rabbia e mi ha fatto pensare a quanto siano facili certi giudizi. A quanto lo siano oggi e a quanto lo siano stati anche in passato. Rabbia e tenerezza per quelle esistenze difficili e per una sorte terribile.

Non è stato piacevole leggere questo libro sapendo la sorte che attendeva ognuna di loro dietro l'angolo ma le cinque protagonisti di questa lettura - perchè sono LORO le protagoniste, non LUI - mi hanno coinvolta. Ho trovato dei tratti comuni tra loro, non posso negarlo. Ma trovo che sia davvero troppo semplice ricordarle come le prostitute vittime di Jack lo Squartatore... 

Sono state ragazze, donne che avrebbero meritato una sorte differente. Avranno pur commesso degli errori - chi di noi non ne commette - ma nulla può giustificare la loro uccisione così come nulla può giustificare la superficialità con cui sono state trattate.
***
Le cinque donne. La storia vera di Jack lo Squartatore
Hallie Rubenhold
Neri Pozza editore
pag. 432
19.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

domenica 5 marzo 2023

Il figlio prediletto (A. Nanetti)

  

Le copertine Neri Pozza sono bellissime. 

Bellissime le immagini scelte, bellissima la carta scelta.

E sono molto belle anche le storie. Questa, per lo meno, è una storia toccante e capace di arrivare al lettore con violenza, anche, in alcuni momenti.

Nelle more della narrazione si alternano due periodi storici differenti.

Tutto ha inizio una sera d'estate del 1970 con due ragazzi che si trovano a vivere un amore dolce, intenso ma inaccettabile nella comunità in cui vivono, un piccolo paesino della Calabria. Un segreto, il loro, che nel momento in cui verrà scoperto porterà a conseguenze tragiche. Nunzio e Antonio: erano i due ragazzi innamorati. Non intendevano infastidire nessuno, solo vivere il loro amore. Ma qualcuno ha deciso che non fosse possibile portare avanti una storia così, una storia di recchiuni tanto per citare il termine utilizzato nella lingua del posto. E finisce in tragedia con Antonio cadavere e Nunzio allontanato dalla sua casa, dalla sua terra, dalla sua famiglia con un profondo dolore che non lo abbandonerà più.

Anni dopo sua nipote Annina farà una scelta che la porterà sulle tracce dello zio. La ragazza vive in sofferenza le convenzioni del posto, le raccomandazioni della madre e della nonna che la vorrebbero sottomessa come meglio si addice ad una donna influenzano le sue scelte ma fino ad un certo punto. E suo padre, quell'uomo tutto d'un pezzo che decide cosa sia giusto e cosa non lo sia, quell'uomo che incombe su di lei come una figura a cui non si può mai dire di no ben presto diventerà una figura da cui prendere le distanze. Annina decide di farlo in maniera definitiva, sfidando tutto e tutti. Così come decide di mettersi sulle tracce dello zio per conoscere, finalmente, la sua storia, quella che tutti hanno cercato di nascondere.

Si alternano, dunque, i racconti di ciò che accade a lei e di ciò che, anni prima, era accaduto a lui. Due storie intense, nelle quali la ricerca della libertà e della proprio dimensione nel mondo porta i due protagonisti ad affrontare la vita di petto, con tutte le difficoltà che arrivano giorno dopo giorno. 

Lontani entrambi, seppur per motivi e scelte differenti, hanno preso le distanze delle rispettive famiglie: non per scelta lui, per scelta lei. 

Ho amato la figura di Nunzio. Mi sono sentita meno in sintonia con Annina: non si può pensare di apprezzare tutti allo stesso modo e poi è una questione di empatia... il meccanismo, almeno per quel che mi riguarda, è lo stesso che avviene con le persone che si incontrano quotidianamente. Lo stesso accade con i personaggi delle storie che leggo.

Entrambi, però, sono personaggi emozionanti e ben resi dall'autrice in contesti che hanno le loro regole  (sia quello d'origine di zio e nipote che in quello d'adozione). Ho letto questo libro con piacere pur essendo una storia triste. Io così, almeno, l'ho recepita.

Una storia, comunque, all'altezza della copertina.

Ps. i dialoghi che vengono proposti in dialetto non solo non infastidiscono, ma rendono meglio l'idea delle situazioni che i personaggi stanno vivendo.
***
Il figlio prediletto
Angela Nanetti

Neri Pozza Editore
pag. 232
16.50 euro copertina flessibile

sabato 25 febbraio 2023

Tre piani (E. Nevo)

Ci siamo mai fermati a pensare cosa possa accadere al piano di sotto, dietro quella porta che vediamo chiudersi silenziosamente quando ci passiamo davanti per salire al nostro piano? Cosa si nasconda dietro al silenzio di una palazzina tranquilla, ordinata, pulita? 

Vite. Banale, no? Non proprio...

Ci sono vite spesso celate agli altri da un rispettoso “buongiorno” o “buonasera” scambiati sul pianerottolo. Accade ovunque, è evidente, ma spesso ci si relaziona agli altri con tanta superficialità...

È quello che accade in Israele, in una palazzina che di storie da raccontare ne avrebbe mole. Tre storie, in particolare, quelle raccolte nel libro Tre piani che di fatto mette in relazione racconti apparentemente slegati tra loro ma che, a ben guardare, qualche punto di contatto lo hanno. Non fosse altro che lo sguardo che i protagonisti si scambiano all’ingresso.

Al primo piano la vita scorre tranquilla tra Arnon ed Ayelet: due giovani genitori che, dopo la nascita della loro bambina Ofri hanno la necessità di affidarla ogni tanto alle cure degli anziani vicini. Un rapporto cordiale, un aiuto reciproco – visto che la bambina riempie le giornate vuote dell’anziana coppia – che ad un certo punto, però, precipita per via di un episodio legato agli albori di una malattia di quel nonnino che tanto bene sembra volere alla piccina, pur non avendo con lei vincoli di sangue. Una demenza che lo consuma in fretta e che cela quanto accaduto un giorno in cui, per diverse ore, l’uomo è scomparso insieme alla piccola Ofri. Il tarlo del dubbio si insinua in Arnon e Ayelet… in Arnon, in particolare, tanto da portarlo a tenere comportamenti mai presi in considerazione pur di difendere le sue donne.

Al secondo piano c’è quella che viene chiamata la vedova dagli altri condomini ma che vedova non è. Hani è la moglie di Assaf che, spesso fuori per lavoro, la lascia sola con le sue ombre. Quelle di un marito assente, di un cognato ricercato dalla polizia e improvvisamente arrivato a casa sua… La sua lotta interiore la porta ad immaginare qualche cosa di diverso dalla realtà? E che ne sanno, gli altri, di cosa prova lei, sempre sola in casa con i suoi figli?

Al terzo piano vive Dovra, una donna anziana, giudice in pensione, che cerca di tornare al passato accanto al suo marito defunto parlando con lui, raccontandogli la sua vita attuale, la voglia di ritrovare quel figlio che si è allontanato tanto tempo fa. Gli racconta anche di un incontro con un uomo. Un incontro galante? No, sembra di no. Ma nemmeno lei sa darsi una risposta fino a che non avviverà la svolta…

I protagonisti delle tre storie si raccontano rivolgendosi tutti ad un interlocutore che non può rispondere (scrivono lettere, parlano ad una segreteria telefonica sempre senza risposta) e aprono il loro cuore mostrandosi profondamente umani e sconosciuti a tutti coloro che sfiorano le loro esistenze senza mai farne realmente parte.

In tre piani si intrecciano vite, si raccontano sofferenze ma anche aspirazioni, sogni.

Nel primo ho avvertito una sensazione di sospeso visto che il protagonista resta in attesa di una risposta che non arriva. Si arriva a compimento di un percorso, invece, nell’ultimo piano, nell’ultima storia.

Libro particolare: io non amo i racconti ma in questo caso non li ho considerati come tali proprio per via del legame che, in un modo o nell’altro, c’è tra di loro.

Autore che non conoscevo. Lettura che invita a riflettere su quanto poco ognuno di noi possa sapere delle esistenze altrui e di quanto non si sia autorizzati a giudicare. Mai.
***
Tre piani
Eshkol Nevo
Neri Pozza
255 pagine
17.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

giovedì 4 agosto 2022

La gazza (E. Day)

 

Sono arrivata all'ultima pagina con una certa perplessità addosso. Perché se la prima parte del libro stupisce, dimostrando ad un certo punto come niente sia come sembra mentre la parte centrale abbia, invece, a mio parere rallentato un po' appiattendosi su una situazione che sembrava non arrivare mai ad una svolta, alla fine la svolta arriva ma non è quella che avrei visto bene per quello che è stato proposto come thriller psicologico ad alta tensione.

Procediamo con ordine. 

La storia ruota attorno ad un delicatissimo argomento: la maternità. Quella mancata di Kate, quella speciale di Marisa, quella morbosa di Annabelle. Maternità cercata, agognata, voluta, mancata, arrivata in modo del tutto inusuale, maternità che lascia addosso le sensazioni più disparate in chi la vive (o non può viverla, dipende dai punti di vista). Argomento delicato perché sono tanti gli aspetti che entrano in gioco, fisici e non solo. 

In questo contesto c'è la figura di un uomo che in alcuni passaggi mi è sembrato troppo passivo per maturare, però, strada facendo, fino a diventare determinante sul finale: Jake.

La storia in poche, pochissime parole. Marisa e Jake: una coppia come tante con il desiderio di avere un figlio. Un po' particolare fin da subito, Marisa, sempre troppo accomodante (secondo il mio parere) pronta  trovare conforto sempre e comunque nel suo uomo senza porsi troppe domande come se fosse pronta ad accettare tutto ciò che viene senza la minima obiezione. Quando nella loro casa arriva Kate, un'inquilina necessaria per arrivare a fine mese con i conti, qualche cosa inizia a scricchiolare e non sono solo le certezze di Marisa ma anche quelle del lettore. Perché se fino a questo punto ha letto una storia, dall'arrivo di Kate in avanti ne legge un'altra che lo fa ricredere su tutto ciò che aveva creduto di aver compreso.

A questo punto il romanzo stupisce ed i fili della tensione iniziano ad essere sempre più tesi dal momento in cui il lettore realizza che gli ingranaggi ruotano in modo diverso da quanto era stato indotto a pensare. Inizia una storia nella storia ed è questa la parte che, secondo me, dà l'impressione di ruotare troppo in cerchi concentrici come se non arrivasse mai una svolta.

Poi, però, altro punto molto bello del racconto, la svolta arriva e porta ad un epilogo che avevo immaginato diverso da quello che è stato ma che, a ben guardare, è il più giusto che si potesse pensare per una storia così.

Non posso essere più precisa: è una storia rispetto alla quale non si può dire molto per togliere il gusto della lettura. 

Posso dire, però, che il personaggio che più mi ha colpita è quello di Annabelle. Una donna matura che si porta appresso il retaggio di una maternità non equilibrata neppure dopo tanti anni. Una donna calcolatrice, volta a controllare le vite altrui, pronta a capovolgimenti di fronte pur di manipolare le persone che ama. Una forma di amore anche questa, secondo il mio parere, seppur tossica.

Non è il più bel libro che ho letto negli ultimi tempi ma senza dubbio una storia che si lascia leggere e che fa anche riflettere, ben scritta, con quei capovolgimenti di fronte che vanno costruiti con abilità. 

Sono reduce da diverse letture di Michel Bussi per cui sono piuttosto preparata ad essere portata sull'orlo del precipizio dall'autore (mi sono permessa di definirlo un illusionista). Stavolta la sensazione è meno accentuata di quanto avvenuto con lui ma è tutta un'altra storia per cui va bene così... e non si possono fare confronti.

Va dato merito all'autrice di aver messo in piedi un impianto narrativo credibile e con meccanismi che combaciano alla perfezione offrendo una storia particolare dal punto di vista psicologico, ma molto umana.
***
La gazza
Elizabeth Day
Neri Pozza editore
400 pagine
18.05 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

lunedì 3 gennaio 2022

Loro (R. Cotroneo)

La sola idea di vivere in una casa con delle pareti di vetro che danno su un giardino mi terrorizza. 

L'idea di avere attorno due gemelle anche solo lontanamente somiglianti a quelle che vengono ritratte nella copertina del libro Loro mi terrorizza ancora di più perché, diciamolo, quegli sguardi ed anche quei colori glaciali hanno un certo non so che di terrificante. 

Aggiungendo a tutto ciò una penna particolarmente efficace nell'indagare negli stati d'animo, nella mente, nei misteri delle esistenze dei protagonisti del libro, il risultato è qualche notte insonne per me.

Eh già, perché devo ammettere che ultimamente, dopo la mia tradizionale lettura serale, non ho dormito poi così tranquilla nella convinzione di essere osservata, spiata, di avere occhi glaciali addosso, di vedere cavalli misteriosi fuori dalla finestra e mani fredde che cercavano di arrivare a me.

Un breve accenno alla trama: Margherita B. viene assunta  da una famiglia aristocratica come istitutrice di due gemelle, Lavinia e Lucrezia. Due bambine adorabili, questa è la sua prima impressione, identiche e che ben presto dimostreranno di avere un fortissimo legame che si concretizza anche in un codice di comunicazione molto particolare tra loro. Sono due bambine che si bastano e ben presto Margherita se ne renderà conto come si renderà conto di tante stranezze che le capitano attorno in quella villa in cui alle pareti si sono preferite delle vetrate che permettono di osservare fuori ma anche di essere costantemente osservati.

Quello che potrebbe essere un tranquillo lavoro in una famiglia perbene ben presto viene messo in discussione non solo da alcuni atteggiamenti delle due bambine ma anche da presenze misteriose che sconvolgeranno Margherita e la indurranno a cercare delle risposte che tardano ad arrivare.

Presenze soprannaturali, superstizioni, vecchi legami, antiche credenze ma anche un presente fatto di mistero e di equilibri fragili e delicati che ben presto si infrangono e scivolano, ridotti in mille pezzi, tra le dita di quella giovane che ha la sensazione di impazzire. In alcuni passaggi ho avuto anche io la sensazione di andare fuori di testa ma ciò che maggiormente mi ha colpita, in questo libro, è la tensione che l'autore riesce a trasmettere anche quando apparentemente non accade nulla di particolare. Ecco, è proprio questo l'aspetto che maggiormente mi ha colpita di tutta la struttura narrativa ed è un aspetto che ho molto apprezzato.

Del tutto inaspettato il finale per un romanzo che mi ha davvero colpita, più di quanto mi aspettassi. Pensando, poi, che tutto ciò è concentrato in meno di 200 pagine devo fare i miei complimenti all'autore (che non conoscevo) che non ha avuto bisogno di artifizi di nessun tipo per tenere il lettore sulla corda dall'inizio alla fine.

Bel libro. Ottimo inizio d'anno in fatto di letture!

Ps. la storia si svolge in epoca contemporanea ma ammetto di aver pensato ad un'epoca ed un luogo completamente differenti. Non dico altro per non rischiare di rompere in partenza l'incantesimo che si crea tra chi inizia a leggere il libro e la storia... perchè è un vero e proprio incantesimo quello che tiene appiccicati alle pagine.

***
Loro
Roberto Cotroneo
Neri Pozza
192 pagine
17.00 euro copertina flessibile, 8.99 Kindle

venerdì 27 novembre 2020

Morte di una sirena (Rydahl & Kazinski)

Morte di una sirena è un romanzo che ho letto in collaborazione con Thrillernord e che  mi ha spiazzata. Toni cupi, descrizioni crude, situazioni spesso disgustose e in alcuni passaggi davvero inverosimili: gli autori propongono la storia di Hans Christian Handersen (che non era ancora quell’Handersen che è arrivato a noi grazie alle sue favole per bambini) e che è alle prese con una pesantissima accusa. 

La morte violenta di Anna viene attribuita a lui: quell’ometto strano che si recava da lei, donna di strada, non per “consumare” ma per ritagliare la sua figura nella carta. Un uomo strano, l’ultimo che è stato visto in compagnia della povera ragazza ritrovata cadavere e martoriata nel corpo. Molly, sua sorella e anche lei donna di vita, è la prima accusatrice di un Hans Christian che rischia davvero grosso.

Riesce ad ottenere la possibilità di difendersi: ha tre giorni di tempo per dimostrare la sua innocenza. In questa impresa troverà un’alleata proprio nella sua accusatrice. Molly cerca vendetta per la morte di sua sorella e si rende conto che non può essere quell’omuncolo che ha davanti agli occhi il colpevole.

In una Copenaghen d’altri tempi, siamo nel 1834, fatta di contrasti profondi, dove ad una profonda povertà si sovrappongono gli sprechi e la ricchezza sfrenata e la lussuria degli ambienti di corte, si consolida una coppia alquanto bizzarra: uno scrittore squattrinato, senza arte ne’ parte, ed una prostituta alla quale, tra l’altro, rimane anche l’affido della bambina della defunta, la Piccola Marie.

Tre giorni mi sono sembrati decisamente troppo pochi per tutto ciò che capita a quella coppia di investigatori improvvisati e, onestamente, in più passaggi ho trovato le descrizioni fin troppo meticolose, tanto da rallentare parecchio una narrazione che sembra proseguire a fatica. Nonostante il disgusto per alcune situazioni devo dire, però, che sono stata spinta dalla curiosità di capire come la situazione potesse risolversi…

Ci ho messo un bel po’ di tempo a concludere la lettura che avevo immaginato più scorrevole e decisamente meno cupa. Ho avuto l’impressione che fosse sempre notte, nonostante le descrizioni di un sole accecante.

I toni cupi predominano e credo che questa sia stata una scelta ben precisa degli autori: quella di rendere gli ambienti dell’epoca, soprattutto quelli dei bassifondi, dove sporcizia e miseria la fanno da padroni. A ciò si contrappongono gli sprechi e la lussuria che si vive a palazzo. Si insiste molto su questo, soprattutto sugli sprechi che caratterizzano i banchetti mentre fuori la gente muore di fame. Nonostante i difetti che mi sono saltati agli occhi devo però dire che l’idea mi è piaciuta. E la ricerca del colpevole – la cui identità viene svelata già all’inizio ma rispetto al quale gli autori riservano delle sorprese – è caratterizzata da alcune forzature e situazioni decisamente inverosimili, fino ad arrivare a riferimenti magici che poco hanno a che fare con le circostanze. Eppure mi ha colpita il fatto che sia la follia a fare da filo conduttore dell’intera vicenda.

La follia di un Handersen che sente vorticare nella sua mente idee e pulsioni che sarebbe tentato di soffocare ma che lo tormentano e lo portano, ad un certo punto, a tenere comportamenti lontani dalla sua indole tranquilla.

La follia di una donna privata dell’unico affetto rimastole – quello della sorella – che si vede strappare via con violenza i propri sogni e  che viene spinta a fare di tutto che farà per trovare un colpevole che deve pagare per quanto ha fatto.

La follia che muove il colpevole e che è, nel suo caso, sommata ad una lucidità tale da dare quasi dignità ai suoi comportamenti.

Ciò che accade – tenendo da parte la lentezza della narrazione, la confusione e assurdità di alcune situazioni – ma ha fatto riflettere molto sul desiderio di voler essere diversi da ciò che si è.

In un’epoca in cui tutto doveva essere tenuto sotto controllo, dove il popolo doveva vedere solo ciò che il regno voleva far vedere, dove si muovevano marionette con fili tirati dall’alto, dove si aveva bisogno di ordine e di tranquillità, c’è stato qualcuno che ha tentato di sovvertire l’ordine naturale delle cose. E ad un certo punto mi ha anche fatto compassione, il colpevole. Un personaggio assurdo e pericoloso, un malato, un folle che ha cercato disperatamente e ad ogni costo, di arrivare all’obiettivo che ha motivato ogni sua scelta.

Mi ha fatto compassione anche lui, Handersen: il continuo sottolineare il suo aspetto dimesso, il suo fallimento come scrittore viene nobilitato, secondo il mio parere, dal suo coraggio nel non abbassare la testa sul finale davanti ad una richiesta di silenzio, per il bene del regno.

Trova un modo sottile per raccontare quanto accaduto, riesce anche ad avere successo ma c’è un grande fallimento alle porte, il fallimento di un’intera città che resta indifferente davanti ad una morte che, come altre, verrà poi raccontata in una delle sue fiabe più famose.
***
Morte di una sirena
Rydahl & Kazinski
Neri Pozza
402 pagine
18.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

lunedì 11 maggio 2020

Il mondo di Belle (K. Grissom)

Donne oppresse, bianche e nere, nella Virginia sul finire del 1700.
E' questa, in estrema sintesi, la storia che viene narrata da Kathleen Grissom nel libro Il mondo di Belle.

Il titolo - lo dico subito - secondo il mio parere non è calzante perchè la protagonista non è Belle ma Lavinia. Il libro propone la storia narrata da entrambe, due punti di vista diversi che si incrociano e si completano. Ma la figura dominante è quella di Lavinia: una bambina che viene accolta in casa del capitano Pyke, destinata alla cucina della sua piantagione. Al suo arrivo alla piantagione non ricorda nulla, nemmeno il suo nome. I suoi genitori, morti durante la traversata, erano debitori del capitano Pyke che per veder saldato il loro debito prende con se la bambina.

La piccola Lavinia è molto diversa da tutti coloro che la accolgono nelle cucine: lei è bianca, tutti gli altri sono neri. Eppure non attribuisce alcuna importanza a questo dettaglio visto che si inserisce in fretta nella sua nuova famiglia e crea legami così forti da abbattere ogni distanza, ogni differenza.

Belle, l'altra voce narrante, è figlia del capitano e di una sua serva nera. Allontanata dalla casa padronale quando, dopo la morte di sua madre, l'uomo porta un'altra donna (una moglie, stavolta, bianca e non una schiava), ora vive nelle cucine con tutti gli altri. La sua pelle scura nasconde le sue origini che, però, sono note a tutti, o quasi.

Quella che viene narrata è una storia triste, una storia di violenza, di soprusi, di ingiustizie, di errori ma anche una storia di coraggio e di lealtà. 

L'autrice narra, con dovizia di particolari, la vita nella piantagione nell'epoca in cui gli schiavi venivano considerati alla pari di merci da comprare e da vendere, dovevano subire le angherie dei bianchi senza potersi ribellare nemmeno davanti a violenze fisiche inaudite e del tutto immotivate.
Questa lettura è capitata tra le mie mani, tra l'altro, in un periodo in cui ho aiutato mio figlio a studiare proprio quel periodo storico, con la tratta degli schiavi e tutto il resto per cui mi sono sentita molto coinvolta anche per questo.
A parte questo dettaglio, l'autrice è capace di trasmettere alla perfezione le emozioni dei personaggi, proponendo una intensa storia di legami, intrighi, segreti, inganni, amori e tradimenti ma anche coraggio e riscatto in un'epoca storica in cui tutto ciò è stato tristemente vero. 

Lavinia è un personaggio che ad un certo punto mi ha fatto tanta tenerezza per la sua ingenuità: l'ho immaginata in un corpo di giovane donna ma con i sentimenti e gli atteggiamenti di una bambina in cerca di conferme soprattutto quando si è trovata a fare scelte importanti. I tanti segreti della piantagione, quei segreti che nascono come tali e tali sono destinati a rimanere proprio perchè riguardano gli schiavi e i loro padroni, hanno segnato la sua esistenza... 

Belle, da parte sua, secondo il mio parere pur essendo l'altro personaggio a cui è affidata la narrazione resta in secondo piano.

La loro storia - la storia di tutta la comunità che gravita attorno alla piantagione - mi ha toccata, emozionata, turbata anche... perchè mi ha fatto riflettere (ne parlavamo proprio con mio figlio mentre studiavamo la tratta degli schiavi) sul fatto che nessuno di noi può scegliere il periodo storico in cui nascere, l'ambiente in cui nascere... e che siamo fortunati ad essere dove siamo e quelli che siamo!

E poi la differenza tra le persone vista dagli occhi dei bambini - come accade tra Lavinia bambini e tutti gli altri - che non esiste! Un grande insegnamento, questo, di cui ogni adulto dovrebbe far tesoro ma che ha trovato scarsa concretezza soprattutto all'epoca in cui i fatti narrati si sono svolti. 
Quando Lavinia torna nella piantagione in una nuova veste, è difficile pensare che tutto sia come prima e le differenze vengono sottolineate a caratteri cubitali, suo malgrado.

Gran bel finale, segno di speranza e di riscatto.
Gran bel libro. Ringrazio chi me lo ha consigliato: probabilmente se non fosse stato così non sarebbe mai arrivato a me.
Bello.
***
Il mondo di Belle
Kathleen Grissom
Neri Pozza editore
413 pagine
9.90 euro copertina rigida - 18.00 euro copertina flessibile

domenica 9 febbraio 2020

L'interprete (A. Hess)

Un libro contro l'oblio.
Perché non si può dimenticare.
Non si può far finta che non sia successo.

L'interprete è un libro intenso, toccante, che nel ricostruire il processo di Francoforte, noto anche come secondo processo Auschwitz - tenutosi in Germania fra il 1963 ed il 1965 nei confronti di 22 imputati accusati dei crimini commessi nel campo di concentramento di Auschwitz fra il 1940 ed il 1945 - fa emergere la necessità di non dimenticare e quanto sia sottile il confine tra la consapevolezza e la negazione davanti ad eventi storici tanto tragici.

Grazie alle testimonianze di coloro che, con estrema dignità e profondo dolore, salgono sul banco dei testimoni, viene ricostruita una storia che qualcuno tenta con caparbietà di negare ma che, altri, sentono ancora viva sulla loro pelle.

La protagonista del romanzo è Eva: di mestiere fa la traduttrice e viene coinvolta proprio in veste di interprete in quello che, subito non se ne rende conto, sarà uno dei più importanti processi dell'epoca, contro i crimini dell'Olocausto.
Per lei non sarà un semplice lavoro. Abituata a tradurre contratti e cataloghi, deve necessariamente fare i conti con testimonianze che la sconvolgono nel profondo, tanto più quando si rende conto che anche la sua famiglia ha avuto un ruolo in tutto ciò. Lei, del tutto inconsapevole, allora bambina, inizia a realizzare pian piano - grazie a dei ricordi che emergono timidamente da un passato che aveva relegato nel cassetto più lontano della memoria - che quegli orrori di cui lei stessa parla, per via delle traduzioni, hanno allungato la loro ombra nella sua famiglia e che i suoi genitori, perfettamente consapevoli, le hanno sempre taciuto verità che ora bussano prepotentemente alla porta della sua memoria e della sua anima.

Eva è un personaggio forte. E' una donna che rivendica il suo ruolo nel mondo, che non accetta che altri decidano per lei, che vuole andare fino alla fine del percorso che ha intrapreso, anche se doloroso.
Eva è una giovane donna sensibile e che non teme di mostrare la sua debolezza davanti alla quale, però, reagisce con coraggio.
Posta davanti ad una realtà che mai e poi mai avrebbe potuto immaginare, non intende dimenticare, non intende fare finta di niente, cerca anche di chiedere perdono per quello che è stato compiuto a danno di quelle persone che, pur con mani tremanti e voci flebili, ora sono davanti ai giudici per chiedere giustizia. 

Giustizia sarà fatta? Quale giustizia può esserci a fronte delle tante efferatezze compiute da coloro che ora negano, in un'aula di tribunale, di aver avuto un qualunque ruolo in quelle vicende? 
Uomini come tanti, oggi, rispettabili, stimati... ma che celano crimini indescrivibili.

Il libro è ben scritto, efficace anche grazie ai personaggi che si incrociano con la protagonista in vicende personali che, pure, sono importanti per la completezza del racconto.
Mi sono commossa, lo ammetto. Ed ho provato tanta rabbia ed indignazione per vicende passate che, però, non possono essere relegate a meri episodi storici di cui prendere atto.

L'autrice è stata capace di rendere alla perfezione il delicato equilibrio tra i tormenti personali di chi non ha mai trovato pace dopo certe vicende e il tentativo di rimuovere quanto accaduto in ogni casa tedesca, negli anni successivi al dopoguerra.

Eva è il simbolo di quella gioventù cresciuta nell'inconsapevolezza di quanto accaduto e nel momento in cui si rende conto di tutto ciò la sua vita viene sconvolta.

Molto bello il finale, commovente, toccante.
***
L'interprete
Annette Hess
Neri Pozza Editore
314 pagine
18.00 euro

mercoledì 3 luglio 2019

Ritorna (S. Benchetrit)

E' riuscito a spiazzarmi. Il libro Ritorna mi ha decisamente spiazzata tanto che, ad un certo punto, non sapevo più cosa aspettarmi o cosa augurarmi che accadesse.
E' una storia strana. E' una storia normale, fin troppo. Con un protagonista normale. Fin troppo.
Un protagonista che cerca di dare un senso alla propria vita, che si pone un obiettivo ma che, puntualmente, si trova su sentieri collaterali di quella strada maestra che crede di aver tracciato ed iniziato a percorrere.

Il protagonista è uno scrittore che avrebbe ha una buona prospettiva davanti a sé: la realizzazione di una serie televisiva dal suo ultimo romanzo dal titolo Cemento armato. Peccato che il produttore, attirato dalla trama, abbia deciso di realizzarci una serie senza aver letto il libro e che ora voglia leggerlo. Peccato che non se ne trovi più una copia in giro se non alcune che, però, sono personalizzate (come la copia donata dall'autore a suo figlio, con tanto di dedica).
All'inizio pensa anche di strappare la dedica ed usare quella, di copia, ma ben presto cerca di percorrere strade alternative.
Si mette sulle tracce di una sua fan che, tempo prima, gli aveva chiesto un autografo: che sia proprio lei a detenere l'unica copia disponibile e utilizzabile ai fini della serie tv? 
Si mette sulle sue tracce e si ritrova in una casa di riposo dove la sua vita prende una piega diversa.

Lo scrittore è un uomo solo. Separato da sua moglie, ha un unico figlio che è partito per un lungo viaggio intorno al mondo e la sua lontananza gli pesa.
E' un uomo in certa di una sua dimensione.
Un uomo che si trova a fare i conti con una vita che gli riserva continui cambiamenti di fronte, continui adattamenti a situazioni nuove, che lo pone davanti a scelte che mai avrebbe pensato di dover fare. Come, ad esempio, decidere di leggere - per spirito di volontariato - libri a delle vecchiette che non riescono più a farlo da sole e, per di più, libri di un suo acerrimo rivale.
Eppure, anche questa scelta gli riserverà delle soprese, principalmente sul piano umano.

Ammetto di aver fatto fatica ad inquadrare il personaggio, all'inizio. Ci ho messo un bel po' per  capire dove l'autore volesse andare a parare, quale fosse la vera trama di una storia che mi sembrava, soprattutto nella prima metà, decisamente strampalata. 
Ho rivalutato il libro verso la fine. Ed ho anche compreso il messaggio che l'autore ha voluto lanciare, almeno secondo me: la vita è imprevedibile, cancella obiettivi, cambia i piani, induce a scelte che mai si sarebbero potute immaginare. La vita non ha un canovaccio, non ha una trama, non ha un filo conduttore chiaro. Ecco, questo è quello che ho capito.

Devo dire di essermi commossa verso la fine del libro ma anche divertita in molti passaggi oltre che interrogata su cosa avesse in mente l'autore per quel personaggio così particolare, così strano.
Quando, poi, nella storia ha fatto ingresso un'anatra maschio, diventata co-protagonista della storia, bhè mi sono detta che davvero la situazione ci stava sfuggendo di mano per poi capire, più avanti, che anche quel maschio d'anatra aveva un senso in una storia tanto particolare.

Il personaggio che ho preferito? Il figlio dello scrittore. Un ragazzo che è lontano dalla sua famiglia per scelta, un'assenza - la sua - che ha un peso non indifferente in tutta la storia e che incide in modo determinante sulla crescita, dal lato umano, del protagonista. Un uomo, lo scrittore, che vede maturare il rapporto con suo figlio nonostante la distanza, che si pone degli interrogativi che fino a quel momento non gli erano balenati nemmeno lontanamente nel cervello. Un uomo che realizza di avere bisogno di quel figlio lontano, di volerlo accanto a sè anche se non è più quel bambino che teneva sulle ginocchia.

Secondo il mio parere di tutto il libro la parte più bella è quella finale.
Ben scritto, storia singolare, narrazione a tratti poetica ma senza mai scadere nella banalità... ho trovato solo un'incongruenza: sull'ultima di copertina, dove di solito si indicano dei commenti da parte di giornali, riviste o critici letterari, si fa riferimento non a questo libro ma ad un altro, dello stesso autore: Il condominio dei cuori infranti. Mha... mi è sembrata una stranezza leggere cosa dicono Panorama ed Il Sole 24 Ore di un libro precedente a questo. Bho!

Il finale mi è piaciuto ma mi è rimasto un gran dubbio: la serie sul libro Cemento armato? Si farà mai? Da lì parte la storia ma poi va a finire in tutt'altra direzione.
***
Ritorna
Samuel Benchetrit
Neri Pozza editore
238 pagine
17.00 euro

lunedì 11 febbraio 2019

Ellie all'improvviso (L. Jewell)

Non è un thriller in senso stretto. 
O, almeno, non solo quello.
Ellie all'improvviso è un libro diverso. Una storia originale con personaggi che sembrano persone qualsiasi, che potrebbero essere persone  qualsiasi ma che hanno delle storie terribili da raccontare. 
E lo fanno. 
Sì che lo fanno. 
Le raccontano, ognuno secondo il loro punto di vista: l'autrice permette ad ognuno dei personaggi principali di dire la sua fornendo, così, una serie di versioni della storia che fa da canovaccio all'intero libro.
Ed è una storia terribile, qualunque sia il punto di vista di cui si volesse tener conto.

E' la storia di Laurel e di Ellie: madre e figlia. Una figlia scomparsa dieci anni prima e rispetto alla quale Laurel ancora non è riuscita a rassegnarsi.

E' la storia di Laurel e Paul, i cui rapporti si sono deteriorati dopo la scomparsa della loro figlioletta tanto da indurre lui a rifarsi una vita altrove, con un'altra donna.

E' la storia di Floyd e Poppy: un uomo e la sua figlioletta, la sua figlioletta prediletta, che piombano nella vita di Laurel senza un apparente perchè, come una boccata d'acqua fresca che però, alla lunga, è talmente fresca da togliere il fiato. 

E' la storia di Laurel e Poppy che scoprono di avere molto in comune, molto più di quanto si potesse immaginare.

E' la storia di Laurel e Floyd: un'attrazione immediata, un rapporto fin troppo sereno, tanto da apparire sospetto.

Il sospetto. E' questo ciò che mi ha tenuta attaccata alle pagine. 
Sospetti che l'autrice ha sapientemente alimentato senza offrire grossi colpi di scena - onestamente non li ho trovati - ma catturando il lettore mettendogli in mano tante tessere che combaciavano l'una con l'altra, anche se offerte in ordine sparso.

Ho molto apprezzato lo stile dell'autrice, Lisa Jewell: riesce a tenere il ritmo della narrazione molto alto anche quando sembra che non ci sia niente di strano, di particolare, niente da notare. Nulla è trasmesso al lettore a caso. Non viene nemmeno celata la sorte della ragazzina, non è questo il punto. Il punto sta nel comprendere cosa, a distanza di dieci anni, stia capitando a quella donna che ancora non si rassegna alla perdita della sua bambina. Cosa hanno a che fare quelle persone con la sua storia personale?

La figura che più di tutte mi ha colpita è quella di Poppy. Una bambina che mi è sembrata troppo costruita in alcuni passaggi, con modi da donnina fatta e finita nonostante la sua età. Quell'entusiasmo smisurato nei confronti di Laurel mi è sembrato esagerato in più passaggi e un pochino mi ha disturbata, lo ammetto.

Nel complesso, comunque, ho molto apprezzato questa lettura: non posso dire, l'ho già detto in altri casi, che sia una bella storia perchè non riesco proprio a considerare belle storie che raccontano di violenze nei confronti di bambini o ragazzini. Non che la violenza nei confronti di persone più adulte renda bella una storia, ci mancherebbe... La violenza sempre violenza è. Nel caso di minori è ancora peggio!
Posso dire però che, secondo il mio parere, l'autrice sia stata capace di donare un tocco di originalità ad una storia che avrebbe potuto essere simile ad altre (una bambina scomparsa, una madre che non perde la speranza... una canovaccio piuttosto sfruttato in libri di questo genere) ma che non lo è ne' per i contenuti ne' per la scelta di far parlare i vari protagonisti da un capito all'altro. 

Anche Ellie racconta ciò che le accade visto che l'autrice struttura la storia su due piani temporali e devo ammettere che sono proprio le parti in cui parla la ragazzina le più dure da accettare.
Almeno per me.

Con questa lettura - terribile e dolorosa - partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro strutturato su più piani temporali ed anche alla challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse.
***
Ellie all'improvviso
Lisa Jewell
Neri Pozza editore 
297 pagine
€ 18.00