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martedì 7 febbraio 2023

Addio mia amata (R. Chandler)

Un cappello, una sigaretta, un cappotto e una pistola. Un "A-ah!" detto al momento giusto, un lavoro da investigatore privato che non ha nulla a che fare con la sicurezza di un lavoro salariato e tranquillo. 

 

Philip Marlowe è il protagonista del libro che ho letto dopo averlo rimirato nella libreria di casa per tanto tempo, romanzo pubblicato per la prima volta nel 1940. 

Lui non usa la violenza per ottenere ciò che cerca - anche se spesso la violenza non risparmia lui- ma con l'uso della parola e della verità riesce spesso ad ottenere l'aiuto dalle peggiori persone che incontra. Tutto a fin di bene, ovviamente. 

In 41 capitoli Addio mia amata è il secondo di otto romanzi che hanno Marlowe  come protagonista. Io l'ho conosciuto qui, in questo secondo volume. L'ho avuto parecchio tempo fa da un'amica che, in vista di un trasloco, aveva bisogno di liberarsi di qualche volume di troppo ed io non ho detto di, visto che non l'avevo letto.

Quello che ho avuto io tra le mani è un volume piuttosto datato - con il prezzo il lire, 12.000 lire - con pagine ingiallite e scrittura fitta fitta. Nuovo al tatto, però, segno che la mia amica non deve averlo nemmeno sfogliato. Conservato, sì, ma probabilmente finito nella pila dei libri da leggere e mai letto. 

Ciò che colpisce - che per lo meno ha colpito me - è l'aplomb del protagonista che sembra mantenere sempre la calma anche nelle situazioni più complicate e pericolose. E colpisce anche la sua ironia così come quell'immagine resa dall'autore di una Los Angeles che diventa la coprotagonista della storia. 

Tra razzismo (la morte violenza di un negro non interessa più di tanto alle forze dell'ordine, a quanto pare) e pericoli nascosti dietro ogni angolo, la città arriva al lettore in tutta la sua maestosità e in tutto il suo fascino d'altri tempi.

La storia propone intrecci che sembrano sulle prime elementi di situazioni che nulla hanno a che vedere l'una con le altre, ma strada facendo si capirà che non è così. 

Lo capisce il lettore assieme a Marlowe, non lo capisce più di tanto il poliziotto titolare del caso...

Non uno ma più casi, a dire il vero. Impegnato ad indagare su tutt'altro, Marlowe si lascia incuriosire da un uomo grande e grosso che lo trascina con sé all'interno di un locale di soli neri, alla ricerca della sua Velma. 

Ma Velma nel locale non c'è, locale che peraltro ha cambiato i connotati nel tempo e il tentativo di quell'omone di scovare la sua bella finisce con un uomo ammazzato, un fuggitivo ed un testimone (suo malgrado) che risponde al nome di Philip Marlowe. Ho letto quelle pagine con una certa impazienza, devo essere sincera, di capire come si sarebbero risolte le varie situazioni... la pagine restanti erano sempre meno e non sembrava arrivare mai la svolta. Poi, puff! Un finale che non avrei mai immaginato ed al quale non avevo proprio pensato per niente. Una sorpresa, con tutte le tessere del puzzle finite al loro posto.

Ho fatto la conoscenza, con questo romanzo, con il genere hard boiled, con un investigatore che spicca per senso dell'onestà, rigore morale ed una pungente ironia. Uomo di poche parole (ma dette al momento giusto) Marlowe è un duro che ha un modo di fare molto particolare. Non è una persona che ama le sceneggiate: molto concreto e deciso - anche con le donne che, comunque, gli gravitano attorno - non è troppo attento al guadagno quanto ad arrivare alla verità. Non ama la violenza a meno che non sia necessaria per difendersi, non ha paura ad affrontare il pericolo e si mette in gioco con estrema naturalezza.

Se leggerò gli altri sette della serie? Per il momento non ne sento la necessità. Magari più avanti ci ripenso.
***
Addio mia amata
Raimond Chandler
Feltrinelli editore (quarta edizione del 1999)
pag. 238
prezzo di copertina 12.00 lire
nuove edizioni: 20.00 euro copertina flessibile, 13.99 Kindle

martedì 30 novembre 2021

La sentenza della polvere (A Bongiorni)

Ho avuto questo libro con uno scambio ed è rimasto per un bel po' di tempo ad aspettare che arrivasse il suo momento. L'ho lasciato decantare per bene per poi accorgermi di avere tra le mani un noir ben costruito, ben scritto, con un sacco di intrecci che secondo il mio parere sono ben riusciti anche se in alcuni punti ho pensato che magari si stesse un po' esagerando.

 Ho scoperto una Milano violenta, molto violenta, quasi irriconoscibile per chi, come me, è abituato a pensare alla Milano bene, ai monumenti, alla capitale mondiale della moda e del design.

Quella che racconta Alessandro Bongiorni è una Milano oscura, dove è la violenza a fare da padrona legata ad un traffico consistente di droga, a metodi alquanto ortodossi per ottenere informazioni, ad ambienti malfamati, ad un giro di prostituzione non indifferente ma anche ad un ambiente politico luccicante e insospettabile al punto tale da non essere credibile.

Il vice commissario Carrera lavora proprio qui: nella questura di una Milano che ama, in ambienti che presentano una faccia oscura, è vero, ma che hanno quel piglio amorevole e quel calore che solo con una passeggiata in solitaria si riescono a percepire. Quando un giovane viene ritrovato cadavere per overdose sembra tutto nella norma, cose che capitano in quei posti. Ma nel momento in cui ci si rende conto che quel giovane è il figlio del commissario Fenisi che era tossico da tempo ma stava seguendo un percorso di disintossicazione, la situazione prende una piega diversa. 

Carrera si trova ben presto ad indagare nel torbido, partendo da una morte che non sembra poi così chiara come si può pensare. Viene così a conoscenza di un giro d'affari a molti zeri legato alla droga pesante. Eroina: la guerra è a tutto campo contro il traffico d'eroina che, a quanto pare, si consuma quotidianamente - e in modo piuttosto indisturbato - in quella Milano che sembra avere davvero una doppia faccia. Il tentativo di seguire le indagini in sordina, senza attirare troppe attenzioni viene meno quando un giornalista in cerca dello scoop, Sandro Chiodi, inizia a curiosare ma anche quando un politico che ambisce ad un seggio in Europa decide di fare della guerra all'eroina il suo cavallo di battaglia. Tutte variabili, queste, che si intersecano tra loro e che coinvolgeranno, in un modo o nell'altro, Carrera.

La strada appare tutta in salita e l'indagine avrà molti risvolti che rendono la storia ricca ed intricata senza mai, però, diventare pesante. 

L'unica grande difficoltà che ho incontrato, nella primissima parte del romanzo, è stata quella di districarmi con i nomi. L'autore non fa delle chiare presentazioni dei personaggi al lettore: Rodolfo, Rudi, Carrera... ci ho messo un po' a capire che  si trattava della stessa persona: vice ispettore Rodolfo Carrera, Rudi per gli amici. Una volta viene chiamato in un modo, una volta in un altro e sulle prime ho fatto davvero fatica perchè come per lui lo stesso discorso vale per altri personaggi.

Piano piano, però, il quadro si chiarisce e si comprendono legami, amicizia, rapporti interrotti, storie passati, amori precedenti, ambizioni attuali, rimpianti e rimorsi oltre al tanto dolore che la violenza porta inevitabilmente con sé.

Carrera è un vice ispettore molto particolare: è un uomo tormentato (e in alcuni punti mi ha fatto pensare all'Harry Hole di Nesbø) pronto a tutto pur di arrivare al suo obiettivo ma ha anche un cuore grande.

Non mancano colpi di scena e... mi sento di consigliare questa storia a chi ama l'alta tensione e non si scandalizza davanti a metodi non troppo convenzionali ma anceh davanti a scelte discutibili sotto certi punti di vista.

Bel libro, ritmo molto alto, ben scritto, consigliato a chi ama il genere.
***
La sentenza della polvere
Alessandro Bongiorni
Piemme edizioni
571 pagine
17.50 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

giovedì 27 dicembre 2018

La morte mi è vicina (C. Dexter)

Ho trovato La morte mi è vicina disponibile in biblioteca e l'ho scelto perché utile per due challenge a cui sto partecipando, perché mi piace il genere e perché adoro le edizioni Sellerio.
Non ho pensato di verificare se si trattasse, magari, di una serie e se ci fosse un preciso ordine di lettura. Cosa, questa, che ho fatto a lettura ultimata per togliermi una curiosità rendendomi conto di aver iniziato a conoscere l'ispettore Morse da uno dei libri più recenti che l'hanno come protagonista.
Non è la prima volta che mi capita e, sicuramente, mi sarò persa qualche cosa che mi avrebbe aiutato a mettere meglio a fuoco il personaggio. Fatto sta che la storia è autoconclusiva e che Morse si è presentato molto bene anche a chi, come me, non lo conosceva affatto.

L'ambiente in cui l'ispettore si trova ad indagare è quello di Oxford. Siamo alla vigilia della scelta di un nuovo rettore e sono solo due i candidati a tale carica. Entrambi hanno al loro braccio un'affascinante signora che non disdegna di utilizzare anche metodi piuttosto personali per agevolare la scalata al successo del marito. Ovviamente, le due donne si odiano ma non lo faranno mai capire!

In questo scenario Morse si trova ad indagare su alcune morti che sembrano legate da particolari coincidenze. 
Affiancato dal  sergente Robbie Lewis della Thames Valley Police, l'ispettore Morse conduce il lettore verso ragionamenti deduttivi che non sempre vanno verso la giusta direzione ma che, in ogni modo, hanno un loro perché.

Sono parecchi i personaggi che entrano in gioco e che reclamano un ruolo in una storia in cui ad essere importanti sono gli uomini ma dove sono le donne coloro che detengono realmente il potere. Con una buona dose di ironia, l'autore propone un'indagine che sembra portare da nessuna parte ma che analizza una serie di situazioni ben descritte e delineate al punto di rendere il lettore protagonista accanto a Morse di quelle deduzioni, di quei ragionamenti che, tra un capitolo e l'altro, non mancano di certo.

Ciò che più mi è piaciuto del libro è il rapporto che c'è tra Morse e Lewis. L'ispettore viene descritto come un uomo brutale, vulnerabile, arrogante e amabile con il quale Lewis ha lavorato spalla a spalla per tanti anni. Un uomo dai modi bruschi ma non cattivo, un uomo con difetti che non nasconde affatto e con delle fragilità che mi hanno fatto pensare al mio caro Harry Hole anche se siamo su due diverse tipologie di stili narrativi e diversa caratterizzazione dei personaggi.

Anche Morse ha un debole per la bottiglia, come Hole.
Anche Morse ha un carattere un po' burbero, come Hole.
Anche Morse è un uomo sostanzialmente solo, come Hole.
Le similitudini, però, finiscono qui. 
Il loro modo di operare è diverso. 
La loro tecnica investigativa è diversa così come è diverso lo stile narrativo dei rispettivi autori. 

Dicevo, il rapporto con Lewis: il sergente sembra succube del suo superiore ma questo non gli comporta alcuna sofferenza. I due uomini sono complici, si intendono anche senza parlare e ne' Morse si comporta volutamente in modo poco gentile con lui tantomeno Lewis soffre dell'atteggiamento spesso scostante del suo superiore. Si accettano così come sono e probabilmente sta qui la chiave della loro amicizia. Perchè prima che colleghi - questo ho inteso io - i due sono amici. Magari la lettura di altri libri della serie potrà aiutarmi a capire meglio certe dinamiche.

Ho apprezzato la tecnica deduttiva proposta ed anche le spiegazioni finali che arrivano con la deposizione del colpevole. Nulla rimane da chiarire, per il lettore, che scioglie ogni nodo leggendo, parola dopo parola, quanto successo.

Un'ultima nota: il libro che ho preso in prestito io era nuovo. Nuovo di zecca. Si sentiva tenendolo in mano, si vedeva guardando la copertina.... un vero peccato che nessun altro l'abbia chiesto in prestito perchè è una storia che si segue con piacere, ben scritta e - ma questa oramai è una mia fissa - di un bel formato comodo da tenere in borsa anche quando le pagine sono tante, come in questo caso.

Con questa lettura partecipo alla VisualChallenge che per questo ultimo mese di gara chiede una forchetta in copertina e la nuovissima  challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro con più di 400 pagine, 456 per la precisione.