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martedì 23 agosto 2022

La modella di Klimt (G. Dadati)

La modella di Klimt racconta una storia che resta  tuttora avvolta nel mistero. È la storia di uno dei capolavori di Gustav Klimt: Ritratto di signora. Un racconto che va a ritroso, tornando ad inizio secolo per offrire ai lettori una personale chiave di lettura dei tanti misteri che sono collegati a quell’opera.

Sarà andata davvero così? 

Magari quanto raccontato da Dadati non sarà la verità assoluta ma mi piace pensare che sia una delle tante possibili.

Un dato è certo: la stessa donna è stata dipinte due volte dall’artista. Ma chi è quella donna? Da dove arriva il suo sguardo indagatore, quegli occhi chiari che sembrano indagare nel profondo l’anima di chi li incontra?

La storia ha inizio a Vienna nel 1910 e l’autore offre anche un profilo preciso della città dell’epoca trasmettendone le suggestioni al lettore. Piano piano la storia arriva a Piacenza, in un piccolo museo nel centro della città.

Il libro non è una biografia dell’artista. Chi si aspetta questo sbaglia lettura. Totalmente. A dire il vero è come se Klimt restasse in secondo piano rispetto alla sua opera. Di lui viene detto poco anche se il ritratto che l’autore ne fa è molto inteso e capace di emozionare. Vengono date le informazioni essenziali su di lui e il resto della scena è rubato dalla storia di quegli occhi chiari e del mistero legato poi a quel quadro, fino ad arrivare ai giorni nostri. Viene narrata una storia di vite sfortunate legate a quegli occhi: occhi di una modella per caso, di una ragazza semplice ed enigmatica. Anna, questo è il nome di quella giovane, non è una modella di professione ma lavora in un’azienda tessile per aiutare in famiglia, rimasta sola con suo padre e suo fratello dopo la morte della madre. Quel volto trasmette quella genuinità e quell’ingenuità che in nessuna modella di professione Klimt avrebbe mai potuto trovare.

Nasce come ritratto di una signora con cappello e sciarpa per diventare poi, nella reinterpretazione successiva, una ragazza meno impostata, strappata dal quotidiano e fissata senza orpelli su quella tela che vivrà tante avventure e, in un modo o nell’altro, influenzerà tante vite.

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La modella di Klimt. La vera storia del capolavoro ritrovato
Gabriele Dadati
Baldini+Castoldi
224 pagine
17.00 euro coprtina flessibile, 9.99 Klimt

giovedì 18 novembre 2021

Donnafugata (Costanza DiQuattro)

 Mi sono commossa. Arrivata all'ultima pagina mi sono commossa.

Siamo nell'Ottocento in un luogo - Donnafugata - che si trova poco lontano da Ragusa. Un luogo nel quale il barone Corrado Arezzo De Spucches, cresce e diventa il pilastro. 

Con una tecnica narrativa molto particolare che somma il romanzo storico a capitoli ambientati in periodi storici differenti - tali da portare il lettore avanti e indietro nel tempo - ma anche a pagine di diario l'autrice offre ai lettori un personaggio che, secondo il mio parere, avrebbe molto da raccontare. Molto di più di quanto non racconti già.

In un arco temporale che va dal 23 aprile 1859 al 27 dicembre del 1895, la scelta di condurre il lettore lungo la linea del tempo è una scelta azzeccata. Non usuale, questo va detto, ma secondo me azzeccata perchè nel suo presente Corrado racconta e si racconta riportando alla memoria vicende che ne hanno segnato l'infanzia, l'adolescenza, la gioventù e la maturità facendone l'uomo che è stato e che è oggi. 

Ne emerge un personaggio che domina su tutti gli altri senza mai importi, un uomo che è stato messo alla prova dalla vita ma che ha saputo essere sostegno per coloro che gli sono stati accanto, anche nei momenti più difficili.

La storia d'Italia di quel periodo, che proprio in Sicilia ha posto le sue radici, si somma a quella di un personaggio dall'animo nobile che già da bambino dimostra il suo valore, il suo modo di essere e di pensare, anche quando le convenzioni dell'epoca e quelle legate al suo status sociale avrebbero imposto altro.

La Sicilia è la co-protagonista: l'intercalare dei vari personaggi, le descrizioni, le abitudini di quei posti consegnano al lettore il ritratto di una terra sensuale, viva, calda, che non lascia indifferenti coloro che vi crescono ma anche coloro che si ne venissero adottati o si trovassero a passare per caso.

Ammetto che avrei letto un centinaio di pagine in più per conoscere meglio Corrado: un uomo che cattura, che arriva con forza e tenerezza allo stesso tempo.

Molto bella e significativa la copertina, perfettamente calzante alla storia.
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Donnafugata
Costanza DiQuattro
Baldini e Castoldi editori
208 pagine
16.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

martedì 16 novembre 2021

Nel mare ci sono i coccodrilli (F. Geda)

 Ne sono sempre più convinta: siamo fortunati ad essere nati dove siamo nati e nell'epoca in cui ci troviamo!

Il riferimento storico non è il caso di questo libro, perché comunque il protagonista era un bambino all'epoca dell'attentato alle torri gemelle per cui siamo, di fatto, ai tempi nostri. Il riferimento al luogo, però, mi ha convinta una volta di più.

Quella che l'autore racconta è la storia di Enaiatollah Akbari, un bambino che ha dovuto affrontare prove troppo grandi per la sua età e che nessuno, nemmeno da adulto, dovrebbe essere chiamato ad affrontare. Eppure... 

Il protagonista è un bambino di 10 anni di etnìa Hazara che vive in Afghanistan nel villaggio di Nava da dove è costretto a fuggire a causa delle persecuzioni dei talebani. Da un giorno all'altro si trova solo, consapevole che sua madre lo ha abbandonato non perché non lo amasse, ma proprio per via dell'amore che provava per lui. Gli ha voluto dare un'opportunità, la possibilità di vivere nella paura - questo è vero - ma andando verso uno spiraglio di luce che solo allontanandosi dalla sua terra avrebbe potuto incontrare.

La voce narrante è la sua: è un bambino come potrebbe essere uno dei nostri figli, dei nostri nipoti che, però, non devono fare i conti con viaggi in clandestinità, con pistole puntate contro, con le notti all'addiaccio, i viaggi della speranza stipati sul doppiofondo di un camion o con i lunghissimi viaggi a piedi con le scarpe sfondate e le dita viola. Non devono fare i conti con la fame costante, con il freddo che arriva alle ossa, con la morte dei loro compagni di viaggio periti di stenti, di inedia, di malattia lungo il cammino.

Sembra tutto così esagerato, quello che racconta Enaiatollah, così impossibile da restare fuori ogni possibile verità. Eppure... 

Eppure racconta la sua storia e lo fa senza romanzare nulla, senza fare sconti ma cambiando giusto qualche nome - così viene detto chiaramente nelle primissime pagine - quando la narrazione lo ha reso necessario. In altre occasioni, invece, quando il bambino ha incontrato persone gentili, i nomi sono rimasti, omaggio alla bontà d'animo di chi non ha puntato il dito ma ha spalancato le porte dell'amore.

Il suo è un viaggio lunghissimo,  dalla sua nascita in Afghanistan fino al suo arrivo in Italia.

Alla fine del racconto - è sua la voce narrante ma le informazioni sono state raccolte dall'autore in una lunga intervista (e lui stesso viene chiamato in causa dal ragazzino che gli si rivolge in modo diretto) - Enaiatollah ha 21 anni e i suoi occhi hanno visto tanto, troppo. Avevano già visto troppo da bambino, fino a che non è riuscito a trovare quell'equilibrio e quella stabilità che, purtroppo, non a tutti coloro che hanno vissuto la sua stessa esperienza sono stati riservati.

Uno dei passaggi più belli e che mi ha riempito il cuore è stato il riferimento a due persone italiane che si sono dimostrate gentili nei suoi confronti, senza chiedere niente in cambio: "...se tutti gli italiani sono così - dice il ragazzino - allora sarà bellissimo vivere qui". Non ricordo se sia proprio questa la frase precisa ma il senso è questo, e mi ha riempito il cuore. Mi piace pensare che sia davvero così, anche se la cronaca, anche non troppo lontana da noi, ci dice qualche cosa di diverso.

ps. il libro è arrivato a casa mia su indicazione dell'insegnante di italiano di mio figlio di prima liceo, come lettura mensile. L'ho letto molto volentieri anche io e, anche se non potendo ignorare la presenza di alcuni termini per noi incomprensibili, l'ho trovato molto adatto per ragazzini della sua età (così come, ne sono certa, è una lettura adatta anche a lettori adulti).
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Nel mare ci sono i coccodrilli
Fabio Geda
Baldini&Castoldi
151 pagine
12.00 euro copertina flessibile - 6.99 Kindle

mercoledì 8 settembre 2021

Dinosauri (G. Specioso)

Letto in riva al mare. Oggi, in un pomeriggio di sole che mi ha trasmesso un po' di nostalgia per l'estate che se ne sta andando.

Il libro Dinosauri di Giorgio Specioso mi aveva ingannato. Chissà perché avevo pensato - l'ho preso con uno scambio così, d'istinto, senza stare a guardare la trama - ad un libro per ragazzi. Poi la trama l'ho letta ed ho continuato a pensare che fosse un libro per ragazzi. Quando ne ho iniziato la lettura, però, dalle primissime pagine mi sono resa conto di aver preso un grosso abbaglio visto che le prime scene proposte sono quelle di sesso in ufficio, con il capo, per poter fare carriera.

No, non è un libro per ragazzi. Per niente. 

A dirla tutta non so come definirlo, questo libro. 

Un distopico? In parte... visto che ci si prepara alla fine del mondo, in un modo o nell'altro.

Fantascienza? Anche... non nel modo in cui si intende la fantascienza classica. 

Ma non è solo questo. Il termine che mi viene in mente per un genere che non esiste è un non-sense. Ho avuto l'impressione di avere tra le mani una storia senza senso nella quale si intrecciano vicende di vita quotidiana a ritmi di lavoro (non ho ben capito che tipo di lavoro fa il protagonista) che offuscano tutto il resto, a scene di pura pazzia con reazioni decisamente sopra le righe nel momento di una promozione ma, ancora di più, scene di pura follia quando ci si trova ad affrontare un'emergenza alla quale attrezzarsi per sopravvivere.

Sì, lo so, non è chiaro per niente ma è questo, un po', il leit motif del libro. 

Beniamino Bosco è il protagonista nonché voce narrante. Racconta di aver vissuto, in precedenza, una singolare situazione legata a quello che viene definito Evento Nebbioso: la comparsa di una nebbia fitta che ha lettarlmente aperto un buco nel passato facendo sprofondare il presente nei mitici anni Settanta. Il secondo Evento Nebbioso ha poi riportato il mondo ai normali equilibri ma ora si è alla vigilia di un terzo Evento Nebbioso che non si sa cosa porterà. 

Alla vigilia di tale evento, Bosco si manifesta come un uomo dedito al lavoro e al sesso sulle scrivanie o nei parcheggi non tanto per fare carriera (questa viene descritta come una prerogativa femminile... e qui avrei qualcosa da dire) quanto per divertirsi punto e fine. Si manifesta come un marito in crisi con sua moglie, come un padre distante e disinteressato. Quando l'Evento si manifesta qualche cosa in lui cambia. La Nebbia stavolta apre un varco verso la preistoria e - tutti ne sono certi - nessuno sopravvivrà. Bisogna mettersi in salvo. Come? Dove? A che prezzo?

In poco più di 200 pagine viene raccontato tutto questo. Io mi ero aspettata un mondo fatto di creature d'altri tempi, di scene di disperazione legate al ritorno dei dinosauri, alla distruzione legata al loro passaggio invece di queste creature si ha un'immagine molto sbiadita e che resta sul fondo. Il vero mostro è la paura, è la follia, la perdita di controllo che soprattutto nel finale crea situazioni a dir poco assurde.

Strano, il libro è decisamente strano e non sono nemmeno riuscita a comprendere il senso del finale. Come sempre dico, probabilmente è un mio limite. Se qualcun altro l'avesse letto e volesse aiutarmi a capire è il benvenuto tra i commenti.
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Dinosauri
Giorgio Specioso
Baldini&Castoldi editori
213 pagine
8.00 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

mercoledì 1 aprile 2020

A mano disarmata (F. Angeli)


Con te c'è tutta l'Italia che rifiuta le mafie e il loro oltraggio, la loro violenza, la loro arroganza. Tutta l'Italia che vuole vivere libera nella dignità e non nella sottomissione.
E' in uno dei messaggi arrivati a Federica Angeli in un momento particolare della sua vita che ho voluto riassumere il senso del suo impegno di giornalista e di donna, contro la mafia.
Nel libro A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scora, la giornalista di Repubblica racconta il percorso che l'ha vista scontarsi con la realtà di Ostia quando ancora nessuno voleva dare un nome a quello che aveva attorno fino ad arrivare a nomi e cognomi ben precisi scritti su mandati di carcerazione, agli atti dei processi, tra l'elenco degli imputati.

Si tratta di un racconto ricco di date, nomi, circostanze, fatti di cronaca ma anche di delusioni, di paura, di sorrisi, di abbracci, di contrasti, di sconfitte e di vittorie che hanno segnato le varie tappe di un percorso che, nel momento in cui è stato stampato il libro, era ancora in corso e che, se non sbaglio, ancora oggi attende qualche sviluppo.

Federica Angeli racconta la sua storia, quella della sua famiglia ma racconta, prima di ogni altra cosa, la storia di un angolo di mondo in cui si è fatta fatica a dare un nome a quanto stava accadendo, si è fatta fatica ad ammettere che certi meccanismi non erano affatto casuali.
Racconta del suo lavoro, della sua tenacia nel voler arrivare fino alla fine in quegli ambienti mafiosi che, all'inizio del suo percorso, nessuno vuole riconoscere - sta proprio qui il punto - come tali. Racconta degli equilibri di una famgilia minacciati da vicino da una situazione che in alcuni momenti è anche sfuggita di mano. Ma racconta anche di tante persone delle quali ha scoperto solo a posteriori di non potersi fidare oltre che dei tanti che si sono stretti a lei fino a creare quel noi che con tanta forza emerge dal racconto.

Non conoscevo Federica.
Non sapevo nulla della sua storia fino a che mia madre non mi ha chiesto di acquistare il suo libro in cui si era imbattuta durante una trasmissione televisiva.
Lei lo ha letto in un batter d'occhio ed ora è finito nelle mie mani.

Tra le quasi 400 pagine del libro Federica Angeli mette nero su bianco il periodo della sua vita che più l'ha fatta soffrire. Un impegno, quello che si è sentita di portare avanti contro la mafia, che le ha cambiato l'esistenza più di quanto lei stessa avrebbe mai potuto immaginare.
Più volte è stata sul punto di crollare ma non ha mai mollato.
Mai. Nemmeno quando erano entrati in gioco meccanismi molto delicati a livello familiare.
Perchè se ha combattuto come ha combattuto, Federica lo ha fatto soprattutto per i suoi figli, per lasciare loro un futuro scevro da giochi di potere, da violenze di ogni tipo, da gente convinta di avere il mondo ai propri piedi.

Non scendo nei dettagli della trama: vorrebbe dire raccontare vicende ricche di nomi e di situazioni che vanno lette con ordine e con attenzione per poter tenere le fila di quanto accaduto.
Un pensiero, però, vorrei esprimerlo: Federica è senza dubbio una donna coraggiosa. Testarda, anche. E i fatti alla fine le hanno dato ragione (anche se il capitolo, da quel che mi risulta, non è definitivamente chiuso).
Con uno stile asciutto dovuto alla sua professione, racconta i fatti in modo coinvolgente trasmettendo appieno tutta la sua inquietudine ma anche la forza che l'ha mossa.
La sua è una testimonianza importante che è ottimamente rappresenta dal titolo del libro, che questa volta è azzeccatissimo.
Ha combattuto la mafia a mano disarmata. Lo ha fatto con la forza della sua penna, delle sue parole e con il suo coraggio. E non è stato per niente facile.
Una storia che merita di essere conosciuta, per guardare al futuro con la speranza che il mondo - grazie anche a persone come lei - possa davvero cambiare!
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A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta
Federica Angeli
Baldini&Castoldi
373 pagine
17.00 euro copertina flessibile, 9.90 kindle