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giovedì 25 agosto 2022

Otto milioni di dei (D. B. Gil)

Una storia lunga e articolata che, secondo il mio parere, non è alla portata di tutti.

Quella narrata nel libro Otto milioni di dei, letto in collaborazione con Thrillernord, non è l’indagine che ci si aspetta, pur essendo incentrata su misteriosi morti rispetto alle quali lo studioso e traduttore Martín Ayala viene incaricato di indagare. Basti pensare che al 70% della lettura le indagini sono ancora al punto di partenza, senza nessuno sviluppo e passate decisamente in secondo piano rispetto alla storia del Giappone dell’epoca. Secondo il mio parere è proprio lui il protagonista della storia: il Giappone medievale con i suoi misteri, le sue violenze, i suoi intrighi. Tra cospirazioni, bugie e tradimenti quella che viene raccontata non è un’indagine su quei morti ma è la storia dell’epoca ricca di avventure e che, come lo stesso protagonista ammette ad un certo punto “…avrebbero fatto impazzire una mente estranea a quel mondo di ombre”. Per me è stata proprio così. Non ho confidenza con il mondo orientale, tantomeno quello medievale per cui mi sono trovata un po’ in difficoltà rispetto a tanti nomi e riferimenti ai quali ho fatto fatica a dare un significato.

Aiuta molto l’indice dei personaggi e delle alleanze che è riportato all’inizio del libro e ringrazio l’autore per questo: se fossero mancate quelle note, così come le altre innumerevoli sparse tra le pagine, credo proprio che avrei gettato la spugna.

A parte la mia difficoltà personale posso dire che il libro è frutto di un gran lavoro di ricerca storica e una grande conoscenza dell’argomento che non possono essere negati. Le descrizioni, con innumerevoli particolari, rendono benissimo gli ambienti e le scene proposte con, in primis, i duelli che si incontrano lungo il cammino.

Vengono narrate tante storie nella storia, alcune delle quali sembrano apparentemente legate dal resto ma che, nelle more del racconto, mostrano tutta la loro importanza, la loro incidenza a più livelli.

È un libro impegnativo, molto. È una storia ricca e coinvolgente che, a tratti, può però far perdere il filo.

Il finale… ammetto che, vista la mole dell’avventura che ha portato il protagonista a vivere così tante peripezie, mi ha lasciata un po’ interdetta perché mi aspettavo qualche cosa di diverso ma credo che sia perfettamente in linea con ciò che accadeva in un’epoca in cui non si andava troppo per il sottile soprattutto quando c’erano delle verità scomode da difendere.

Molto affascinante la figura non di un personaggio ma di un oggetto: Filo di Vento. È un’arma che racchiude in se una filosofia di vita, il segno di un’epoca. Molto suggestivo l’uso che l’autore ne fa così come intensa è la devozione che il cavaliere che ne è in possesso manifesta nei suoi confronti e in ciò che rappresenta.

Consigliato a lettori attenti che amino i romanzi storici ed il Giappone ma anche a chi volesse avvicinarsi a questa cultura partendo dai tempi che furono. Non adatto a lettori distratti pena… perdersi nei meandri delle tante storie raccontate.
***
Otto milioni di dei
David B. Gil
Piemme
696 pag.
19.90 copertina rigida - 10.99 Kindle

martedì 30 novembre 2021

La sentenza della polvere (A Bongiorni)

Ho avuto questo libro con uno scambio ed è rimasto per un bel po' di tempo ad aspettare che arrivasse il suo momento. L'ho lasciato decantare per bene per poi accorgermi di avere tra le mani un noir ben costruito, ben scritto, con un sacco di intrecci che secondo il mio parere sono ben riusciti anche se in alcuni punti ho pensato che magari si stesse un po' esagerando.

 Ho scoperto una Milano violenta, molto violenta, quasi irriconoscibile per chi, come me, è abituato a pensare alla Milano bene, ai monumenti, alla capitale mondiale della moda e del design.

Quella che racconta Alessandro Bongiorni è una Milano oscura, dove è la violenza a fare da padrona legata ad un traffico consistente di droga, a metodi alquanto ortodossi per ottenere informazioni, ad ambienti malfamati, ad un giro di prostituzione non indifferente ma anche ad un ambiente politico luccicante e insospettabile al punto tale da non essere credibile.

Il vice commissario Carrera lavora proprio qui: nella questura di una Milano che ama, in ambienti che presentano una faccia oscura, è vero, ma che hanno quel piglio amorevole e quel calore che solo con una passeggiata in solitaria si riescono a percepire. Quando un giovane viene ritrovato cadavere per overdose sembra tutto nella norma, cose che capitano in quei posti. Ma nel momento in cui ci si rende conto che quel giovane è il figlio del commissario Fenisi che era tossico da tempo ma stava seguendo un percorso di disintossicazione, la situazione prende una piega diversa. 

Carrera si trova ben presto ad indagare nel torbido, partendo da una morte che non sembra poi così chiara come si può pensare. Viene così a conoscenza di un giro d'affari a molti zeri legato alla droga pesante. Eroina: la guerra è a tutto campo contro il traffico d'eroina che, a quanto pare, si consuma quotidianamente - e in modo piuttosto indisturbato - in quella Milano che sembra avere davvero una doppia faccia. Il tentativo di seguire le indagini in sordina, senza attirare troppe attenzioni viene meno quando un giornalista in cerca dello scoop, Sandro Chiodi, inizia a curiosare ma anche quando un politico che ambisce ad un seggio in Europa decide di fare della guerra all'eroina il suo cavallo di battaglia. Tutte variabili, queste, che si intersecano tra loro e che coinvolgeranno, in un modo o nell'altro, Carrera.

La strada appare tutta in salita e l'indagine avrà molti risvolti che rendono la storia ricca ed intricata senza mai, però, diventare pesante. 

L'unica grande difficoltà che ho incontrato, nella primissima parte del romanzo, è stata quella di districarmi con i nomi. L'autore non fa delle chiare presentazioni dei personaggi al lettore: Rodolfo, Rudi, Carrera... ci ho messo un po' a capire che  si trattava della stessa persona: vice ispettore Rodolfo Carrera, Rudi per gli amici. Una volta viene chiamato in un modo, una volta in un altro e sulle prime ho fatto davvero fatica perchè come per lui lo stesso discorso vale per altri personaggi.

Piano piano, però, il quadro si chiarisce e si comprendono legami, amicizia, rapporti interrotti, storie passati, amori precedenti, ambizioni attuali, rimpianti e rimorsi oltre al tanto dolore che la violenza porta inevitabilmente con sé.

Carrera è un vice ispettore molto particolare: è un uomo tormentato (e in alcuni punti mi ha fatto pensare all'Harry Hole di Nesbø) pronto a tutto pur di arrivare al suo obiettivo ma ha anche un cuore grande.

Non mancano colpi di scena e... mi sento di consigliare questa storia a chi ama l'alta tensione e non si scandalizza davanti a metodi non troppo convenzionali ma anceh davanti a scelte discutibili sotto certi punti di vista.

Bel libro, ritmo molto alto, ben scritto, consigliato a chi ama il genere.
***
La sentenza della polvere
Alessandro Bongiorni
Piemme edizioni
571 pagine
17.50 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

mercoledì 17 novembre 2021

Le colpe degli altri (C. McBeth)

Un lavoro facile, perfetto per chi si è appena laureato e cerca la sua strada nel mondo.

Questo è quanto che viene proposto a cinque neolaureati nel settore informatico che, menti brillanti e spirito indomito, sono pronti a mettere in gioco le loro conoscenze sotto forma di pirateria etica, per verificare fino a che punto fossero deboli i sistemi informatici di una clientela selezionata. Perché è questo ciò che viene detto loro: rispondendo ad un annuncio di una società informatica molto allettante per chi è fresco di studi e non vede l’ora di darsi da fare, i cinque ragazzi diventano un vero e proprio nucleo di controllo della sicurezza di reti telematiche che, su richiesta dei clienti, vengono messe alla prova. Questo è, per lo meno, quanto credono di fare. E sono convinti di aver avuto una gran fortuna, di certo più di molti altri neo laureati che prima di trovare lavoro – e di trovarne uno adatto al loro corso di studi – vedono passare un bel po’ di tempo dalla laurea.

Ma se la realtà fosse diversa da quella che è stata prospettata loro? Se questo lavoro “etico” nascondesse qualche cosa di diverso, diventasse pericoloso e riservasse delle sorprese dietro l’angolo? Se ci fosse un burattinaio che tira i fili in maniera decisamente diversa e poco onesta?

Libby, Joe, Tess, Asha e Will nel momento in cui vengono inviati in ritiro in un luogo isolato e lontano dal resto del mondo iniziano a capire che qualche cosa non funziona come dovrebbe. Il loro iniziale entusiasmo sfuma di ora in ora e, soprattutto in Joe e Libby, qualche cosa si spezza influenzando non solo il loro umore ma la loro permanenza in seno al gruppo.

Tra segreti e misteri, tra bugie e tanti non detti, il lettore si trova immerso in una lettura in cui niente è come sembra, nessuno è del tutto sincero e tutti possono, potenzialmente, presentare una doppia faccia in modo del tutto inaspettato. Tra macchinazioni più o meno ragionate, tra scelte più o meno ponderate, i protagonisti sembrano sballottati in una storia che in alcuni punti mi è sembrata un po’ farraginosa, frettolosa nei punti in cui, invece, mi sarei aspettata maggior approfondimento. Nessuno può fidarsi degli altri, ognuno può essere potenzialmente un bugiardo, tutti hanno le caratteristiche per poter fregare gli altri: la caccia al cattivo si consuma velocemente, nell’arco di pochi giorni, riservando al lettore anche qualche sorpresa soprattutto sulla parte finale della storia.

Letto in collaborazione con Thrillernord, non posso dire che sia indimenticabile, su questo voglio essere sincera. Un thriller che ha dei repentini sviluppi e improvvisi cambi di prospettiva ma che, comunque, si
lascia leggere.
***
Le colpe degli altri
Colette BcBeth
Piemme editore
414 pagine
19.50 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

domenica 20 giugno 2021

Falli soffrire 2.0. Gli uomini preferiscono le stronze - versione aggiornata (Sherry Argov)

Quando questo libro mi è stato proposto per uno scambio l'ho guardato con sufficienza e senza il minimo interesse. Poi ci ho ripensato, considerando che potesse essere una lettura divertente o, se non altro, un modo per staccare la spina tra un romanzo più impegnato e l'altro.

Calzava a pennello per una challenge di lettura che sto seguendo e me lo sono portato al mare.

Bhè, di spunti di riflessione accanto ai quali mettere un post it ne ho trovati tanti.

Per scrivere questo libro l'autrice ammette di aver fatto delle interviste e molte ricerche che le hanno permesso di raccogliere la testimonianza di uomini e donne: grazie a loro ha stilato un lista di cento regole di seduzione chiamate leggi del fascino che danno vita ad una sorta di guida alle relazioni di coppia rivolta alle donne troppo premurose, alle classiche brave ragazze.

L'appellativo stronze non è usato in senso dispregiativo. L'autrice lo chiarisce fin dall'inizio e lo spiega, poi, una pagina dopo l'altra. La stronza è una donna gentile ma forte dotata di una particolare energia sotterranea, una donna che non rinuncia alla propria vita e che non darà mai la caccia ad un uomo lasciando intendere di essere disperata. Si tratta di una donna che tiene prima di tutto a se stessa, che ha quel sangue freddo necessario per rimanere calma anche quando è sotto pressione, che non si concede senza limiti per la sola necessità di avere un uomo. La stronza si ama ed ha una straordinaria capacità di pensare con la sua testa, non vive secondo gli standard imposti da altri ma secondo i propri, trovando poi la chiave per arrivare ad un buon equilibrio con il partner. Si tratta di una donna che ha la presenza di spirito per fare ciò che è meglio per se stessa e mantiene un atteggiamento che ribadisce di non aver bisogno di essere lì, ma di aver scelto di esserci.

Una stronza è una stronza - dice ad un certo punto l'autrice - perché non è disposta a buttarsi via.

Si tratta di un libro che aiuta le donne ad imparare le regole di un gioco che richiede molta autostima e un pizzico di sfrontatezza. Servili e sottomesse: non sono queste le caratteristiche che piacciono agli uomini nella donna che vorrebbero avere accanto. Magari possono piacere sulle prime ma ben presto la relazione - questo emerge dalle tante interviste effettuate dall'autrice - l'uomo si annoia e la relazione si appiattisce.

Grazie anche a delle tabelle e a degli esempi molto chiari l'autrice mette a confronto due tipologie di donne - le stronze e le brave ragazze -  e aiuta a comprendere quali comportamenti sono sbagliati e quali, invece, portano verso la giusta direzione.

Io credo che non si possa fare un discorso valido in assoluto per tutte allo stesso modo ma mi sono trovata d'accordo su tante delle considerazioni fatte. 

In sintesi il messaggio che lancia l'autrice è chiaro: 

(...) invece che cercare di soddisfare lui in tutto e per tutto, impegnatevi ad appagare voi stesse... perché alla fine solo così riuscirete davvero a compiacerlo.

In alcuni passaggi ho trovato la lettura un po' ripetitiva ma comunque mi è sembrato utile ripassare alcune lezioncine di autostima che, spesso si perde per strada quando si muovono i primi passi nel creare le basi per una relazione solida (ed anche, a dire il vero, durante una relazione consolidata).
***
Falli soffrire 2.0. Gli uomini preferiscono le stronze
Sherry Argov
Piemme
316 pagine
17.00 euro copertina flessibile

lunedì 31 maggio 2021

Una mamma lo sa (E. Santarelli)

Cosa può esserci di più brutto, per una madre (e per un padre) di venire sentirsi diagnosticare una grave malattia che colpisce il proprio figlio? Credo che sia una sofferenza alla quale non si riesca a dare un nome ed alla quale sia difficile dare una dimensione.

Quel bambino, quel ragazzino che è stato voluto con tanto amore, cresciuto con tanto amore, difeso da ogni insidia, protetto da ogni minima minaccia all'improvviso non solo è sofferente e vulnerabile per via di una malattia importante ma si trova a lottare, da solo, contro qualche cosa di più grande di lui. Dico da solo, perché se è vero come è vero che un padre ed una madre possono fare di tutto per stargli vicino e per alleviare le sue sofferenze è anche vero che a fare i conti con la paura, con il dolore fisico, con i mostri che una malattia si porta dietro è lui. 

Se poi è un ragazzino di otto/nove anni, per cui non un bambino piccolo che non riesce a rendersi conto di ciò che gli capita, la situazione è ancora più dolorosa.

 E la capisco la mamma, Elena Santarelli in questo caso, che ha voluto lasciare la sua testimonianza di questo grandissimo dolore. 

La capisco perché quando anche a me è capitato di fare i conti con una brutto virus che rischiava di strapparmi via mio figlio di soli sette mesi anche io ho sentito l'impulso di lasciare la mia testimonianza quando, per fortuna, tutto si è risolto e lui è tornato ad essere un bambino sereno. Avrei voluto trasmettere forza e speranza a tutte quelle mamme che si fossero sentite sole davanti ad un così grande dolore. Credo che sia ciò che ha mosso mamma Elena nel voler raccontare la sua esperienza in una biografia che dà poco spazio alla sua persona quanto personaggio pubblico per dare spazio a quella di mamma e, in particolare, di una mamma che fa i conti con una terribile malattia che colpisce suo figlio. 

Elena racconta il percorso che l'ha portata ad essere la persona che è, con il marito che ha: una coppia famosa, felice, realizzata. Poi, all'improvviso, entrambi sono sprofondati in una voragine che appariva senza fine davanti alla diagnosi di un tumore cerebrale che aveva colpito il loro figlio più grande. 

Da qui il racconto di un percorso che non ha fatto sconti a nessuno, tantomeno a due personaggi dello spettacolo, perché quando si soffre e si affrontano prove di questo tipo non ci sono telecamere che possano fare la differenza o cognomi che possano cambiare le cose. Anzi, il fatto di essere personaggi famosi ha posto inevitabilmente la sofferenza sotto ai riflettori e nelle chiacchiere della gente, da quella più vicina a quella più lontana.

Il libro è scritto in modo scorrevole (testo raccolto da Gabriele Parpiglia), semplice, trasformando il dolore di quei momenti in forza per lasciare una testimonianza importante. Giacomo ce l'ha fatta a sconfiggere il mostro ma altri bambini, purtroppo, non possono gioire come lui.

Dopo questa terribile esperienza, dopo aver conosciuto bambini e bambine che se ne sono andati lasciando un grandissimo vuoto ed un immenso dolore, dopo aver archiviato le tante sofferenze che Giacomo ha dovuto sopportare per vincere la sua guerra, Elena ha voluto assumere un impegno ben preciso sostenendo il Progetto Heal che sostiene il lavoro di medici, infermieri e biologi che quotidianamente operano nella cura e nella ricerca nell'ambito della neurochirurgia pediatrica.

Non amo leggere biografie di personaggi famosi a meno che non abbiano realmente qualcosa da dire. Visto che una biografia era un obiettivo di una delle varie challenge di lettura che seguo e visto che avevo questo libro in casa (comprato per mia madre e da lei consigliato) ho voluto dargli la giusta attenzione e prenderlo per quello che è: non un'opera letteraria di chissà quale valore stilistico ma una testimonianza importante per chi, quella luce in fondo al tunnel, ancora non la vede.
***
Una mamma lo sa
Elena Santarelli
Piemme editore
176 pagine
16.90 copertina rigida, 9.90 copertina flessibile, 6.99 Kindle

mercoledì 11 novembre 2020

Un matrimonio perfetto (S. Pinborough)

L’apparenza è tutto. Nel mondo in cui vivono Jason e Marcie, William e la sua giovane seconda moglie Keisha, l’apparenza viene prima di tutto. E non importa se questo vuol dire dover indossare costantemente una maschera, se vuol dire dover nascondere segreti sempre più in profondità, sorridere e fare finta di vivere di una felicità sintetica, plastica. Non importa se bisogna compiere delle azioni tutt’altro che pulite. Bisogna salvare l’apparenza. 

E' questo l'ambiente in cui si snoda la storia raccontata nel libro Un matrimonio perfetto, letto in collaborazione con Thrillernord.

Lo sa bene Marcie che si è conquistata con le unghie e con i denti un posto nell’alta società.

Lo sa bene Jason che ha fatto di tutto per poter essere all’altezza di tutti gli altri.

Lo sa anche William, che dopo meno di un anno dalla morte della moglie – donna elegante, amata e rispettata da tutti – torna con una giovane moglie nuova di zecca che, però, nasconde e nasconderà sempre un velo di sporcizia sotto le unghie laccate e limate alla perfezione.

Lo sa benissimo lei, Keisha: una donna che sa di essere fuori posto, che sente appiccicati addossogli sguardi inquisitori di tutti coloro che le sorridono con accondiscendenza, ma che non intende fare il minimo passo indietro in una vita che le ha promesso, fin da subito, agi e ricchezza a fronte di un unico sacrificio. Avere accanto un marito anziano che per lo più la disgusta: è questo il prezzo che deve pagare. E trovarsi a desiderare che muoia al più presto è un pensiero costante con cui la bella signora si trova a fare i conti in ogni momento. E che potrebbe costarle caro

Ed ancora, può essere, Keisha, una minaccia per Marcie? Sta forse tentando di flirtare con suo marito?

L’apparenza.

E’ l’elemento portante di un ambiente fatto di lustrini e sorrisi di circostanza sotto al quel covano segreti, uno dopo l’altro, uno sull’altro. Apparenza che va a braccetto con la menzogna.

Mercie ha dei segreti. Li ha anche Jason. Ma anche William ha i suoi scheletri nell’armadio. E che dire di Keisha? Lei, donna bellissima ed eccentrica, sanguigna e passionale, viene considerata da tutti come colei che di segreti sembra averne più di tutti ma che, a ben vedere, quasi non riesce a reggere il confronto con tutti gli altri.

“Un matrimonio perfetto” è un thriller molto particolare. E’ come se la storia si svolgesse tutta sul filo del rasoio e come se ogni minimo errore possa causare la catastrofe. La vita dei protagonisti può essere paragonata ad un meccanismo delicato e sofisticato, i cui ingranaggi sono soliti funzionare alla perfezione ma che potrebbero subire dei danni irreparabili se solo un granello di polvere vi penetrasse dentro.

E se non si tratta di un granello di polvere ma di qualche cosa di più… bhè, in questo caso ecco una trama capace di depistare il lettore anche con un pizzico di mistero, di pratiche oscure alle quali si è legittimati a credere oppure no.

Devo ammettere che la trama mi ha un po’ spiazzata perché ho trovato qualche cosa di diverso da ciò che mi aspettavo. E quel che ho trovato non mi è dispiaciuto affatto.
***
Un matrimonio perfetto
Sarah Pinborough
Piemme
380 pagine
18.50 copertina rigida - 9.99 kindle

sabato 24 ottobre 2020

Quel che affidiamo al vento (L. I. Messina)

Non ho molta familiarità con la letteratura orientale. O meglio, ogni volta che ho tra le mani un libri di autori orientali ho la sensazione di avere tra le mani qualche cosa di molto fragile.

Ed anche questa volta, con Quel che affidiamo al vento, ho avuto la stessa sensazione con una storia che è stata anche dolorosa, per me. Lo sarebbe per chiunque abbia perso qualcuno. 

 

E' un libro delicato che mette a nudo le fragilità dei protagonisti in un contesto di condivisione molto particolare: quella del lutto, in un modo molto particolare.

Esiste un posto, sul fianco della Montagna della Balena, in cui si recano persone che hanno una caratteristica comune, quella di aver perso qualcuno. Giovani, anziani, donne, uomini, ragazzi, mariti, figli, mogli... sono una massa eterogenea di persone che si recano nel giardino di Bell Gardia per affidare al vento le loro parole indirizzate a qualcuno che non c'è più. Sono come una massa di giocattoli rotti che cercano un modo per poter tornare a funzionare. E non necessariamente perchè morto ma anche perchè lontano o fisicamente vicino ma lontano con la mente e con l'anima.

In quel giardino c'è una cabina telefonica la cui cornetta non mette in collegamento con altri se non con il vento.

Un rito, un'abitudine, un tentativo, l'ultima speranza o la chiave per superare il senso di vuoto che un'assenza ha causato: per ognuno l'esperienza a Bell Gardia è differente ma il minimo comune denominatore resta lo stesso.

La gestione del lutto diventava in quell'occasione manutenzione della felicità di intere comunità.  

Ecco quel che accade nel giardino.

In questo contesto si inseriscono le figure di Yui e Takeshi: entrambi hanno perso qualcuno, entrambi portano nel cuore un dolore grande, entrambi vanno in quel giardino e, anche se Yui solitamente non parla, le parole di Takeshi si sommano a tutte quelle che vengono affidate al vento da migliaia di altre persone. E a Yui va bene così.

A Yui lo tsunami dell'11 marzo 2011 ha portato via madre e figlia.

Takeshi ha una bambina che non parla più da quando è morta sua madre. 

Due solitudini che si incontrano, due anime ferite che cercano... che cosa? Forse cercano di rimarginare ferite che li tengono ancorati a terra come una zavorra di cui fanno fatica a liberarsi. Forse cercano solo un modo per non sentirsi soli, nella condivisione di un'esperienza che li porta a conoscere altre persone legate al suolo come loro ma cariche di speranza e di quella luce che, con la cornetta in mano, illumina i  loro occhi.

Nessuno potrà restituire loro le persone perdute ma tutti possono avere accesso al miracolo dell'amore, soprattutto quando non lo si cerca.

La storia di Yui e Takeshi è una storia di perdita e ritrovamenti, di piccoli miracoli inaspettati, di fiducia ma anche di fragilità, di paura, di senso di inadeguatezza. I personaggi sono così umani che sembra di sentire i battiti dei loro cuori e la prosa così delicata e soave che tocca l'anima. 

E' stato doloroso, per me, leggere un libro di questo tipo - sono reduce anche da un'altra lettura, quella recensita ieri, in cui si parlava di perdita, di morte, di allontanamenti - perchè ha riportato alla memoria una delle più grande tragedie legate agli eventi naturali degli ultimi anni ma anche perchè mi ha toccata nel profondo facendomi pensare alle cose non dette alle persone care che ho perduto, alla loro mancanza, al dolore che essa provoca ancora oggi in me.

E' un libro che consiglio a chi sappia leggere con positività una storia dolorosa ma anche carica di speranza, a chi sia disposto a lasciarsi frugare nell'anima da personaggi che sembra vogliano guardarti dentro con occhi carichi di stupore e meraviglia. Lo consiglio a chi ama la cultura giapponese ma anche a chi, come me, la teme un po'.
***
Quel che affidiamo al vento
Laura Imai Messina
Piemme
256 pagine
17.50 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

sabato 8 novembre 2014

Se chiedi al vento di restare (Paola Cereda)

Solitamente non mi lascio attirare più di tanto dalle nuove uscite, soprattutto quando sono troppo pubblicizzate e quando si leggono ovunque recensioni positive già prima che il libro fosse in libreria. Se chiedi al vento di restare è una nuova uscita. Ci siamo incontrati - io ed il libro - in occasione della visita a casa di parenti nel pote del primo e due novembre. Mi ha attirata la copertina e l'ho comprato. 
Non sapevo di cosa parlasse, non conoscevo l'autrice, non avevo letto alcuna recensione ne' come presentazione ne' come commento critico. L'ho portato con me alla cassa e, dopo aver pagato - ed aver ascoltato la ragazza alla cassa che cercava di convincermi a comprare un'altra ultima uscita quella, sì, molto pubblicizzata - l'ho infilato in borsa.

Ho capito subito che si trattava di un libro un po' strano. Strano perchè avvolto da un alone di mistero, di suggestione, di cose dette-non dette che mi hanno catapultata in una storia molto singolare. Singolare è la protagonista, Agata. Singolare è il luogo in cui vive, l'isola senza nome. Così come singolare è la nascita di sua figlia Isola... una bambina molto particolare e che avrà un ruolo determinante nello svolgimento della storia.

Anche questo libro inizia con la nascita di un bambino. Una bambina, per la precisione. Ultimamente mi sono imbattuta in parecchi libri in cui protagonisti sono dei bambini: Agata viene alla luce contemporaneamente alla morte della madre che l'ha partorita e la sua infanzia non sarà affatto semplice. A dire il vero, la sua vita non sarà mai semplice: lei, però, si dimostrerà coraggiosa, fiera ed anche ribelle in determinate situazioni.
Incontrerà qualcuno che le starà accanto anche e soprattutto quando tutti gli altri tendono ad allontanarsi da lei.

Non vorrei dire molto sulla trama perchè merita di essere letto. Mi limito a riportare la presentazione del libro che si trova sulla bandella interna, la stessa proposta nel sito della casa editrice, Piemme:
Agata non sa nulla dell’amore e della bellezza. È una ragazza semplice, cresciuta su un’isola nel mezzo del Mediterraneo, da un padre distante, che è solo capace di toccare il ferro della sua fucina, e una zia bigotta, invecchiata anzitempo e terrorizzata all’idea di volerle bene.
Al posto di una madre, un’assenza, sotto forma di un vestito azzurro sepolto in un armadio. Al posto delle carezze che meriterebbe, parole dure che feriscono come schiaffi.
È la scoperta della passione a cambiare per sempre il corso della sua esistenza. Per la cucina, grazie alla creazione di una salsa capace di dispensare il buonumore e far gustare il mondo. Per un giovane addestratore di cavalli in un circo, Dumitru, che le fa capire, in un muto linguaggio di soli gesti, che la vita non è un inferno, come le hanno fatto sempre credere. È il piacere di un istante, un paio di scarpe rosse che danno scandalo, un ballo silenzioso con l’uomo amato e la pienezza che si prova solo realizzando i propri sogni.
Così Agata inizia finalmente e vivere, a ribellarsi a un mondo chiuso, schiacciato dal moralismo, dalla corruzione, dalla prepotenza. Ma lì è nata, e lì vuole rimanere.
Capirà che l’amore e la bellezza, in fondo, sono come il vento. Se non chiedi loro di restare, rimarranno a riempire i tuoi giorni.
Un romanzo mediterraneo, forte, fantasioso, originale, allegro e profondamente umano.
Il romanzo è scritto in modo molto originale, somma un pizzico di magia con suggestioni di luoghi incantati. Una favola moderna, se vogliamo, che stupisce con quei dialoghi che spuntano all'improvviso senza che il lettore se lo aspetti...
E' vero, Agata è una ragazza semplice alla quale è mancata la figura della madre. Nessuno le ha mai parlato di lei. A nessuno la bambina ha mai chiesto nulla. Cresce praticamente da sola e da sola incontra i segni della sua crescita: la maturità sessuale, la maturità e l'indipendenza professionali grazie ad una invenzione che sa di miracoloso...

I personaggi che incontra lungo la sua strada sono molto particolari, ognuno sembra avere qualche cosa di speciale (anche se non sempre in modo positivo). Agata avrà il coraggio di prendere la sua vita in mano e, con essa, anche quella di molte altre persone. La sua vita sarà segnata da gioie e dolori ma mai ha camminato a testa bassa tra la gente, mai ha fatto un passo indietro davanti agli altri. 

Cosa c'è di più bello di una carezza in un giorno di dolore?
Se lo chiede l'autrice ad un certo punto della narrazione ed è un interrogativo che mi ha trasmesso molto calore pensando alle carezze ricevute proprio in momenti di dolore... ma anche vuoto, per le carezze che avrei voluto ricevere in quei momenti e che non sono arrivate.

Insomma... è un romanzo particolare che si lascia leggere e che appassiona il lettore che voglia lasciarsi andare e che voglia credere nei sogni. Perchè, come ben si dice nel libro... ciò che conta di un sogno, è esserci nel mezzo.
***
Se chiedi al vento di restare
Paola Cereda
edizioni Piemme
14.50 euro

martedì 5 agosto 2014

Polvere alla polvere (B. Freeman)

Se l'obiettivo era quello di far conoscere l'autore a chi ancora non aveva avuto occasione di conoscerlo con me è stato centrato in pieno. Non conoscevo Brian Freeman così come non sapevo che il tenente di polizia Jonathan Stride fosse già stato protagonista di altri suoi romanzi. Ora lo so.

Ho comprato il libro Polvere alla polvere attirata dal prezzo - 1.90 euro - ed anche dalla copertina. Non mi sono curata nemmeno di leggere un estratto della trama: mi sono imbattuta in una pila di libri, nuovi di stampa, in libreria e ne ho infilato uno tra gli altri che ero in procinto di pagare. Poi è rimasto lì, tra gli altri libri da leggere che conservo gelosamente in casa fino a che, qualche giorno fa, non ho sentito che era il momento giusto per leggerlo... Un po' di tensione, un po' di mistero... 
Si si, era il momento giusto.
Jonathan Stride è un tenente di polizia che si trova in un territorio in cui non opera in modo diretto: si era recato in un cimitero del Wisconsin per motivi del tutto personali e si è trovato, non volendo, immischiato in una storia di morte, di violenza, di mistero. Proprio davanti ai suoi occhi si è consumato un suicidio. A spararsi alla tempia è stato un suo collega, un agente che poco tempo prima era stato osannato come vero e proprio eroe per aver salvato una donna - poi diventata sua moglie - da una morte certa dopo essere finita in mano di un uomo che l'ha sequestrata e torturata per giorni.
Stride è un testimone oculare del suicidio.
Nulla più. 
Ma la sua indole lo porta a volerci vedere chiaro, a capire qualche cosa di più su quanto accaduto sotto ai suoi occhi ed è così che si trova ad indagare - seppur non in modo ufficiale - ed a venire a conoscenza di segreti che mai nessuno avrebbe voluto riportare alla luce.

Sride è un tipo che mi è piaciuto subito, pur non avendolo mai incontrato prima. Eh si perchè, come ho scoperto poi, è lui il protagonista di precedenti romanzi di Freeman di cui non avevo mai sentito parlare. E sarà anche lui il protagonista del successivo: il romanzo non finisce punto e basta. No, apre la porta su un'altra storia che è poi quella sul romanzo La ragazza di pietra che dovrebbe essere uscito ad aprile.
Lasciando da parte l'operazione promozionale dovuta al piccolo prezzo e al fatto di essere una sorta di apripista per il romanzo successivo, devo dire che non mi è dispiaciuto affatto.

Innanzitutto è ben scritto e non è poca cosa. I fatti vengono narrati in un crescendo di sorprese e colpi di scena che hanno come filo conduttore l'indagine che Stride porta avanti per conto suo senza con questo mettersi in conflitto con le autorità del posto...
Alcune situazioni sono un tantino assurde ma in un romanzo del genere credo che ci possa stare.

Non è il caso di dire altro sulla trama perchè va gustata riga dopo riga: posso dire che l'ho letto in pochissimo tempo - sono meno di 200 pagine ma non è la mole delle pagine che rende la lettura agevole - perchè non vedevo l'ora di conoscere la mossa successiva. Verso la fine ammetto anche di aver avuto un po' paura per quello che stava accadendo ed ammetto anche di essermi guardata intorno, in camera, con fare circospetto... Probabilmente mi sono fatta prendere troppo la mano.

Per chi ama il genere lo consiglio senza riserve. Non so ancora se leggerò il libro successivo... ma se mi capitasse a tiro, perchè no? Magari vado anche a cercare qualcuna delle vecchie avventure di Stride... vedremo...

Ps. La ragazza di pietra è un romanzo a se stante. Polvere alla Polvere inizia e finisce in modo autonomo. Voglio dire che non si tratta di un sequel e che possono essere letti singolarmente... La storia che ho letto io si regge da sola senza necessariamente ricollegarsi a quelle precedenti... e da quel che ho capito dalle prime righe del romanzo successivo, proposte in coda al romanzo che ho letto io, anche per La ragazza di pietra dovrebbe essere così.  
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Polvere alla polvere
Brian Freeman - tradotto da Alfredo Colitto
Piemme Edizioni
1.90 euro

martedì 31 maggio 2011

Io, Nojoud, dieci anni, divorziata (Nojoud Ali)

Un'altra storia di bambini. Questa volta al femminile visto che si tratta di bambine. Una bambina, in particolare - Nojoud - che incarna però il prototipo di "sposa bambina" che è, purtroppo, molto comune in determinate zone del mondo.
E' la storia (rigorosamente vera) narrata nel libro che mi è stato inviato nell'ambito dell'iniziativa Libri Vagabondi di Ely.

Ha dieci anni ma non è una bambina come tutte le altre. Nojoud è una bambina obbligata a diventare una donna contro la sua volontà. Data in sposa ad un uomo di venti anni più vecchio di lei si trova a dover affrontare tutto ciò che il matrimonio comporta, comprese le violenze - perché è di ciò che si tratta - perpetrate da quello che lei chiama "il mostro", suo marito, ogni volta che vuole.Lei, piccina, delicata, strappata alla scuola ed ai giochi spensierati che si fanno a dieci anni, trova però la forza di ribellarsi e di rivolgersi a qualcuno che possa aiutarla. Trova il coraggio di cercare un tribunale per chiedere di essere aiutata ad ottenere il divorzio. Purtroppo non si tratta di un romanzo ma di una storia tristemente vera e tristemente comune. Nojoud è una bambina dello Yemen dove la pratica delle "spose bambine" non è affatto una novità. Anzi, piuttosto è la regola. O quasi.

Una realtà inconcepibile, dal mio punto di vista. Una realtà che non solo permette agli uomini di decidere per le loro figlie come meglio credono, di disporre delle spose bambine come se fossero delle adulte, ma che - e questo è il mio personalissimo punto di vista - non ha il minimo rispetto per la donna che non viene affatto considerata un essere umano con la propria capacità di scelta, con dei propri diritti.

Nojoud è un esempio di coraggio ma anche di profonda sofferenza: non è facile per lei raccontarla sua storia, anche nei dettagli più intimi, e la sua voce amplificata dall'interessamento di avvocati e giornalisti, ancor più amplificata da articoli di stampa che hanno fatto il giro del mondo, ha permesso di far emergere con forza ciò che le bambini in determinate culture sono costrette a subire senza potersi minimamente opporre. Alle bambole vengono sostituiti i mestieri di casa, alla spensieratezza viene sostituita la sopportazione di continue violenze consumate tra le mura familiari, alla libertà di scelta viene sostituito l'obbligo di fare ciò che una "donna sposata" deve fare. Punto e basta. Anche se la donna sposata in oggetto ha dieci anni. A volte anche meno: Nojoud di anni ne ha dieci ma la realtà dice che spesso vengono date in sposa ad uomini maturi anche bambine di nove anni. E la promessa, che viene fatta dal "marito", di non toccare la bambina fino a che non sarà arrivata nell'età della pubertà, è una mera congettura visto che nella pratica non viene assolutamente rispettata. E se anche fosse - aggiungo io - come si può pensare che una ragazzina, giovanissima (anche se avesse 14 o 15 anni resta sempre molto giovane), senza aver minimamente possibilità di scelta, senza che i sentimenti contino nulla e senza la possibilità di ribellarsi venga ceduta ad un uomo proprio come merce di scambio? Un'assurdità secondo me. Un'abitudine consolidata nello Yemen come in altre parti del mondo.

Leggere questo libro - che è piuttosto breve ma intenso - ha provocato in me indignazione per una situazione che trovo inconcepibile. Ma anche la consapevolezza di essere fortunata ad essere nata in un parte del mondo in cui la cultura è ben altra.

La storia viene narrata con delicatezza, pur in tutta la sua tragicità, in modo semplice e scorrevole. Onestamente avrei preferito un maggiore approfondimento del dibattito in tribunale. Avrei voluto sentire le argomentazioni dell'una e dell'altra parte, il dibattito che se ne sarebbe alimentato ma probabilmente già il solo fatto che una vicenda del genere sia arrivata in un tribunale è già molto.L'epilogo, per lei, è positivo. Lo si capisce già dal titolo. E altre bambine hanno avuto la forza di ribellarsi dopo che la storia di Nojoud ha fatto il giro del mondo. Ma, mi chiedo, quante sono ancora le bambine costrette a subire un trattamento di questo tipo nel mondo? Credo che sia indispensabile una seria riflessione in merito. So che ci sono delle associazioni umanitarie che si battono per tentare di cambiare le cose ma gli ostacoli sono davvero molti. E' una lettura che sconvolge ma che consiglio di affrontare per prendere consapevolezza di un problema rispetto al quale, credo, troppo poco si è detto.

Con l'auspicio che le cose possano cambiare e che negli occhi di tutte le bambine e di tutti i bambini del mondo si possa leggere solo serenità, gioia di vivere e spensieratezza.