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venerdì 9 giugno 2023

Il figlio maschio (G. Torregrossa)

Il figlio maschio in una famiglia è necessario. Per il futuro della famiglia. Per il futuro dell'attività economica da cui la famiglia trae sostentamento. Per la tranquillità di un padre che, in punto di morte, porta addosso anche la preoccupazione di chi porterà avanti ciò che lui, per la famiglia, ha fatto.

Perché le femmine, si sa, non sono capaci. Le femmine sono femmine ed il mondo è fatto per i maschi. 

O, per lo meno, lo era nella Sicilia del 1934 dove nascere femmina voleva dire solo stare sottomessa al maschio di casa e poco più. Studiare, per le femmine? Non se ne parla. A che serve studiare? Non serve studiare per sfornare figli, meglio se maschi.

Eppure don Turiddu Ciuni deve fare i conti alle cose che cambiano sotto ai propri occhi a partire dalla volontà della moglie Concetta Russo di far studiare i suoi figli, tutti, femmine comprese. E da quel figlio maschio che della terra, del podere, della tenuta di famiglia non ne vuole sapere, preferendo la letteratura. Apre una libreria, una casa editrice, per la disperazione del padre che se ne va con un grande peso sul cuore: cosa ne sarà della sua famiglia? Dei tanti figli avuti pare che nessuno, nessun maschio per lo meno, sia pronto a raccogliere il suo testimone e questo lo rattrista, gli svuota il cuore.

Alla sua morte, però...

Inizia così, con la morte del capostipite la vera storia della famiglia che l'autrice affida alla voce dei singoli protagonisti dedicando ad ognuno di loro un capitolo.

Devo dire che aggiungere un albero genealogico, come spesso avviene nelle saghe familiari nelle quali entrano in scena parecchi personaggi, avrebbe aiutato. Se non altro a collocare ognuno dei protagonisti - perchè i protagonisti sono tanti - immediatamente al posto giusto.

Io ho risolto con carta e penna: aiutano i titoli dei vari capitoli che sono dedicati ad ognuno dei personaggi e scorrendo il sommario ci si rende conto di quanti siano coloro che entreranno in scena ed anche i loro legami, tenendo conto dei cognomi. Poi, ovviamente, tutte le indicazioni arrivano dalla lettura.

La scelta di dedicare un capitolo ad ogni personaggi, dando anche conto in questo modo del passare del tempo, è un tratto di originalità di questa storia che pone particolare attenzione sul mondo femminile. Non sono d'accordo, però, con chi (così ho letto da qualche parte) sostiene che si tratti di un romanzo al femminile. Non è affatto così, secondo me: è vero che si assiste ad un grande cambiamento sul fronte della condizione femminile, del rapporto con il mondo del lavoro ed anche un certo cambiamento degli equilibri familiari ma compaiono uomini di peso, importanti anche nella loro assenza.

La storia narrata è la vera storia di una famiglia che ha scritto una pagina importante dell'editoria nazionale: quella scritta da Vito Cavallotto editore. Un progetto faticoso, importante, non comune quello portato avanti in una terra non semplice come la Sicilia di quell'epoca e che, come poi anche l'attualità rimostra, ha avuto la meglio sulle difficoltà. 

Una storia che è una via di mezzo tra la biografia di una famiglia e il racconto storico di un'epoca, che è fatta di storie d'amore importanti ma lungi dall'immaginare che si arrivi al romance. Una storia di conquiste, coraggio, discese e risalite. La storia di una famiglia che, come tante, ha affrontato il presente con determinazione grazie, soprattutto, a figure femminili di spessore.

Ps: spesso vengono utilizzati termini, espressioni, frasi in dialetto, soprattutto nei dialoghi. All'inizio ho pensato che questo potesse essere un limite per me (che peraltro in Sicilia non sono nemmeno mai stata) ma questa scelta ha reso tutto più vero, più calzante, più concreto. Ci sta e ci sta bene.
***
Il figlio maschio
Giuseppina Terragrossa
Rizzoli editore
309 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 11.29 copertina rigida, 7.99 kindle

venerdì 17 febbraio 2023

Il giorno della civetta (L. Sciascia)

Non so se mio figlio sia pronto a leggere e comprendere questo libro. Seconda liceo, poco più di 15 anni, lettura assegnata dall'insegnante di italiano. Non so... Non so se è pronto a comprendere il messaggio dell'autore. Se sia pronto a comprendere cosa voglia dire che in un certo periodo della Storia il Governo (siamo nell'estate del 1960 quando questo libro venne scritto) non solo si disinteressava al fenomeno della mafia ma esplicitamente lo negava. Così come lo negava la gente comune.

Non so se riesca a rendersi conto che quanto riportato tra queste pagine è in parte vero. Perché se è vero che si tratta di un romanzo, nella parte finale viene riportata una riposta vera data dal Governo ad una interrogazione sull'ordine pubblico in Sicilia. Non so nemmeno se riuscirà - con il suo senno di quindicenne di oggi un po' svagato e fondamentalmte disinteressato alla cronaca - a rendersi conto che quello che dà il la alla storia è un evento realmente accaduto visto che l'autore prende ispirazione dall'uccisione di Accursio Miraglia, un sindacalista comunista, avvenuto nel gennaio del 1947 per mano di Cosa Nostra.

Sciascia racconta una Sicilia soggiogata dalla mafia, abituata al suo potere ma il messaggio che arriva - ad un lettore adulto, per lo meno - secondo il mio parere è che la parte peggiore dell'Italia, quella che crede che l'illegalità sia un vantaggio per tutti e che l'omertà sia la strada migliore per garantirsi la sopravvivenza abbia purtroppo allargando nel tempo i suoi confini.

Per parlare di questo fenomeno l'autore usa il romanzo giallo. Parte da una morte, quella di Salvatore Colasberna, piccolo imprenditore di un paesino siciliano ucciso a colpi d'arma da fuoco mentre sale su un autobus diretto a Palermo. Il Capitano Bellodi è incaricato di portare avanti le indagini. Testimoni? Molti, si può pensare, visto che l'uomo stava salendo su un mezzo di trasporto pubblico. No, due. Solo due: l'autista e il bigliettaio che negano di conoscere quell'uomo e negano pure di aver assistito ad un omicidio. Da qui hanno inizio indagini difficili, in un mondo omertoso. Il capitano Bellodi, però, non molla: seppur posto davanti ad un muro di gomma riesce a trovare indizi che legano quella morte violenta alle organizzazioni mafiose locali e alle forze politiche al potere. Quella morte riuscirà ad avere giustizia? Verrà dato un nome all'assassino? E al suo mandante? 

Io trovo che l'autore abbia fatto una scelta coraggiosa nel trattare il tema che ha trattato. E mi spiace dire che, seppur con i dovuti distinguo, in alcune zone d'Italia è una storia ancora attuale.

Un passaggio che mi ha colpita è quello relativo al cane di un contadino. Un cane cattivo, dice lui. Ed è un cane che si chiama Bargello, come il capo degli sbirri. Un passaggio breve che non passa però inosservato visto che rende l'idea di quello che era, all'epoca il rapporto tra i siciliani e le istituzioni.

Tanti gli spunti di riflessione sui quali mi auguro che l'insegnante di mio figlio voglia aprire un dibattito piuttosto che assegnare un compito in classe come se si trattasse di un qualsiasi romanzo giallo. 

Non lo è.
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Il giorno della civetta
Leonardo Sciascia
Edizione allegata al Corriere della Sera - collana I grandi romanzi
pag. 143

sabato 11 febbraio 2023

Oliva Denaro (V. Ardone)

Di libri per le mani me ne sono passati tanti. Acquistati, avuti in dono, presi in prestito. Mai, però, mi era capitato di iniziare ad ascoltare un libro in audiolibro, avere la necessità di tenere il cartaceo tra le mani e chiederlo in prestito in biblioteca per poi decidere di acquistarlo per averlo sempre a portata di mano. Difficilmente rileggo libri. Questo lo rileggerei all'infinito. 

E quella copertina... quegli occhi penetranti, quei lineamenti delicati e forti allo stesso tempo. Impossibile da scrollarsi di dosso quello sguardo e, a libro terminato, quella storia.


 É la storia di Oliva, Oliva Denaro

Oliva ha 15 anni, abita in un piccolo paese della Sicilia del 1960. Lì dove essere nate femmine vuol dire essere delle brocche che chi le rompe se le piglia. Lì dove le donne sono destinata a soddisfare i mariti e pensare alla famiglia. Lì dove le ragazze devono vivere con lo sguardo basso, non devono parlare con i maschi, devono ritirarsi tra le pareti di casa appena divenute donne in attesa che qualcuno si faccia avanti e le chieda alla famiglia.

Oliva è cresciuta secondo i dettami di una società che fissa dei paletti difficili da sradicare. Con una madre che ha ben chiaro in mente cosa voglia dire essere femmina ma con un padre che è fatto di tutt'altra pasta. Un uomo silenzioso, gran lavoratore, che ha una luce diversa negli occhi, però.

La ragazzina si troverà a fare i conti con situazioni che non capisce ancora bene e con altre che le si palesano con una chiarezza tale da fare male. E quando un giovanotto piuttosto in vista del posto le mette gli occhi addosso si sente all'inizio combattuta, emozionata sotto quello sguardo insistente, ma anche infastidita per qualche cosa che lei sente di non volere.

Ma quanto conta, in questo contesto, ciò che vuole una ragazzina?
Chi riesce a sentire la sua voce?
I suoi no?

Stretta nella morsa di convenzioni che sente di dover rispettare - per non fare torto alla mamma... perché certe cose una femmina non le fa - ma che piano piano valuta come ingiuste, restrittive, asfissianti, Oliva si metterà in gioco (non senza paura) per affermare il suo diritto ad essere libera.

Libera da ciò che pensa la gente.
Libera da ciò che gli altri vogliono per lei.
Libera di scegliere.

Bellissima la figura di Oliva: la sua voce è vibrante, tocca le corte del cuore, anche del più duro. E non è semplice non sentire addosso quello sguardo che si incontra nell'avere tra le mani il libro, con quella bellissima ed efficace immagine di copertina.

Bellissima la figura di suo padre. Un uomo umile la cui umile esistenza non equivale a stoltezza. Un uomo semplice ma dal grande cuore anche quando tutti gli altri (moglie compresa) pensano che non sia un uomo di carattere, non sia un vero capo famiglia. 

Ciò che più mi ha toccata, oltre alla vicenda che riguarda Oliva e che, purtroppo, era piuttosto comune in quell'epoca, è stato proprio il rapporto tra padre e figlia: quegli occhi capaci di comunicare anche senza parole, quei cuori sintonizzati sempre sulla stessa lunghezza d'onda, quella sintonia che nessuno (tranne loro) riesce a comprendere.

Bella anche la figura della madre di Oliva che, a suo modo - e seppur odiosa - rappresenta un altro elemento importante della storia. Una donna tutta d'un pezzo, lei che si è sacrificata a scendere al sud per amore, lei che all'amore non crede più, lei che non vuole stare sulla bocca di tutti ma che, alla fine, apre il suo cuore e si dimostra capace di un altro modo di amare andando oltre le convenzioni e il giudizio altrui.

Una storia difficile ma molto, molto bella. Viola Ardone torna ad emozionare con una grande storia, scritta in punta di pennza. Un libro che non dimenticherò e che rileggerò più e più volte. Un libro che ho messo sul comodino di mia figlia caldeggiandone la lettura: perchè le nostre ragazze debbono sapere che il coraggio di ognuna di loro è necessario per cambiare le cose, perchè ognuna sia consapevole di quanto sia importante avere la libertà di scegliere, perchè il loro amore non sia mai un amore piegato al volere altrui. Mai.
***
Oliva Denaro
Viola Ardone
Einaudi editore
312 pag.
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

giovedì 18 novembre 2021

Donnafugata (Costanza DiQuattro)

 Mi sono commossa. Arrivata all'ultima pagina mi sono commossa.

Siamo nell'Ottocento in un luogo - Donnafugata - che si trova poco lontano da Ragusa. Un luogo nel quale il barone Corrado Arezzo De Spucches, cresce e diventa il pilastro. 

Con una tecnica narrativa molto particolare che somma il romanzo storico a capitoli ambientati in periodi storici differenti - tali da portare il lettore avanti e indietro nel tempo - ma anche a pagine di diario l'autrice offre ai lettori un personaggio che, secondo il mio parere, avrebbe molto da raccontare. Molto di più di quanto non racconti già.

In un arco temporale che va dal 23 aprile 1859 al 27 dicembre del 1895, la scelta di condurre il lettore lungo la linea del tempo è una scelta azzeccata. Non usuale, questo va detto, ma secondo me azzeccata perchè nel suo presente Corrado racconta e si racconta riportando alla memoria vicende che ne hanno segnato l'infanzia, l'adolescenza, la gioventù e la maturità facendone l'uomo che è stato e che è oggi. 

Ne emerge un personaggio che domina su tutti gli altri senza mai importi, un uomo che è stato messo alla prova dalla vita ma che ha saputo essere sostegno per coloro che gli sono stati accanto, anche nei momenti più difficili.

La storia d'Italia di quel periodo, che proprio in Sicilia ha posto le sue radici, si somma a quella di un personaggio dall'animo nobile che già da bambino dimostra il suo valore, il suo modo di essere e di pensare, anche quando le convenzioni dell'epoca e quelle legate al suo status sociale avrebbero imposto altro.

La Sicilia è la co-protagonista: l'intercalare dei vari personaggi, le descrizioni, le abitudini di quei posti consegnano al lettore il ritratto di una terra sensuale, viva, calda, che non lascia indifferenti coloro che vi crescono ma anche coloro che si ne venissero adottati o si trovassero a passare per caso.

Ammetto che avrei letto un centinaio di pagine in più per conoscere meglio Corrado: un uomo che cattura, che arriva con forza e tenerezza allo stesso tempo.

Molto bella e significativa la copertina, perfettamente calzante alla storia.
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Donnafugata
Costanza DiQuattro
Baldini e Castoldi editori
208 pagine
16.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle