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domenica 24 marzo 2024

In un mare senza blu (F. P. Oreste)

 

Sono tre ragazzini nati e cresciuti nella Napoli dei vicoli, quella degli emarginati, dei diversi, di quelli con una vita difficile ed un futuro incerto davanti agli occhi. Sono quelli che devono lottare con le unghie e con i denti per sopravvivere, giorno dopo giorno.

Mario. Ciro. Michele.

Per Mario il destino ha in serbo una grande sorpresa. Inaspettata. Dolorosa. Definitiva.

E gli altri due, pure, devono fare i conti con una realtà dura, che non fa sconti, che chiede loro di fare delle scelte troppo grandi per la loro giovane età.

Eppure, Ciro e    le loro scelte le fanno, eccome. Non senza dolore, non senza lasciarsi alle spalle quei ragazzini che sono stati giusto poco tempo fa e che, lo sanno bene, non saranno più. E se Michele sembra fare le sue scelte con maggiore consapevolezza e maggiore distacco dai sentimenti, per Ciro il dolore arriva a bussare alla porta con foga e con colpi sempre più intensi.

La storia dei tre ragazzini di Vico Stella, ribattezzato – a motivo – Vicolo Nero, è una di quelle che si insinuano sottopelle per non andarsene più. Quei ragazzini appaiono con chiarezza davanti agli occhi del lettore - Michele con la sua mezza faccia, Ciro con i suoi riccioli e i suoi bei lineamenti – che resta con un certo retrogusto amaro in bocca una pagina dopo l’altra per arrivare ad un finale che tenta a rimettere in sesto le cose. Per quanto possibile.

È una storia dura, difficile, la loro, raccontata in modo rude, diretto, efficace. Perché certe storie non possono essere rese se non in questo modo. È una storia dolorosa. In qualunque modo vada a finire. Perché è il percorso che porta alla fine ad essere tale. È una storia dolorosa per tutti ma nella quale non manca quella tenerezza e quell’intensità che sono proprie di una grande amicizia. Un’amicizia che sopravvive agli eventi e si trasforma, cresce, matura e resta comunque qualche cosa di grande. Anche in mezzo a tante brutture, a tanto dolore.

Ci può essere redenzione in una storia così? Si può raggiungere la pace, vivere in pace? Con gli altri e, soprattutto, con sé stessi?

Lo stile dell’autore è scorrevole ma non scontato. In alcuni passaggi sembra di assistere ad un botta e risposta tra pensieri, tra congetture, tra considerazioni e nulla stona, nell’insieme.

Molto efficaci le descrizioni dei meccanismi che regolano la vita del Vicolo.

Efficaci e dolorose anch’esse.

Profondamente, e tristemente, reali.
***
In un mare senza blu
Francesco Paolo Oreste
iDobloni
pag. 224
14.90 copertina flessibile

martedì 14 marzo 2023

Gente del Sud. Storia di una famiglia (R. Mastrolonardo)

  

Gente del sud, storia di una famiglia non l'ho letto. L'ho ascoltato. Ed è stato bellissimo.

Merito della storia. Ricca, ricchissima.

Merito della voce di Francesco De Vito che ha dato ulteriormente vita a quei personaggi grazie alla sua voce, alla sua cadenza. Dico che ha dato ulteriormente vita perché già la narrazione - precisa, colorita, attenta - ha fornito tanti elementi per rendere vivi i personaggi più di quanto si possa immaginare.  

Quello che ho avuto tra le mani è stato un romanzo identitario che mette al centro l'identità di una terra attraverso l'affermazione dell'identità di personaggi palpitanti, emozionanti, veri.

L'autore racconta due storie in un arco temporare di cento anni o poco più: la Storia e le storie, attraverso una quantità notevole di personaggi e in un lasso di tempo molto ampio. Non è un romanzo storico: in più occasioni l'autore ha sottolineato di non essere uno storico e di aver utilizzato riferimenti storici precisi ma piegati ad esigenze narrative (la storia così come la geografia si sono ben prestate). Attraverso il vissuto dei singoli componenti della famiglia Parlante, famiglia protagonista, che si snodano in più generazioni, si raccontano storie avvincenti dal punto di vista personale ma anche la Storia così come tali protagonisti loro l'hanno vista e vissuta. Non è uno sguardo esterno, quello offerto. Non è la lettura di chi sfoglia un libro di storia e sa già come finirà la guerra, tanto per fare un esempio, ma viene offerto lo sguardo (ed il cuore) di coloro che si sono trovati a vivere in prima persona quegli eventi nel loro presente, con tutta l'incertezza che ciò può essersi portato dietro.

La storia prende avvio a Napoli, nel 1895, quando una parte della famiglia Parlante scappa dall'epidemia di colera che si stava diffondendo da quelle parti e torna in Puglia: un luogo sicuro, in seno ad una famiglia d'origine che vive  in una località immaginaria e da cui prenderà il via il racconto di una storia che vedrà intrecciarsi tante storie, quella della famiglia protagonista ma anche di tante famiglie e di una intera comunità diffusa su un territorio piuttosto grande. 

La figura centrale è quella di Cipriano Parlante, il perno attorno al quale si snoda un romanzo poderoso, importante, massiccio che, però, scorre come pochi altri.

Il romanzo è agile, coinvolgente. Le vicende si susseguono a ritmo incessante e segnano i cambiamenti di un'epoca in una terra - la terra del Sud - che è anch'essa protagonista importante con le sue caratteristiche, con il suo orgoglio, le sue ferite, le sue sfide.

Mi ha molto colpita la storia imprenditoriale che fa da filo conduttore alle vicende familiari che, proprio all'azienda di famiglia, sono inevitabilmente legate a doppio filo. Quei legami così saldi con le proprie radici, quell'orgoglio che trasuda da ogni riga, l'orgoglio di uomini e donne che hanno segnato la storia con le loro scelte, le loro decisioni, i loro sacrifici.

E mi hanno toccato il cuore i legami familiari: impossibile, per me, non pensare ai miei nonni, alla loro di storia... alla loro di guerra... ai loro sacrifici, alle loro gioie e ai loro dolori. Mi sono commossa in alcuni punti, soprattutto nel momento del passaggio del testimone da una generazione all'altra: segno del passare inesorabile del tempo, segno di assunzione di responsabilità anche quando il cuore direbbe altro.

All'inizio ho pensato che avrei fatto fatica a seguire gli sviluppi delle storie per via dei tanti personaggi che mano a mano si aggiungevano l'uno all'altro. Non è stato così. Tutto si incastra alla perfezione come un grande mosaico palpitante. E la genealogia indicata tra le prime pagine aiuta molto a tenere il filo del discorso, inevitabile in storie così.

I personaggi femminili passano in secondo piano rispetto a quelli maschili ma è anche questa la caratteristica di un'epoca. Tra di essi non posso non citare la figura di Adalgisa, anch'essa simbolo di un'epoca: ragazza sedotta ad abbandonata da un soldato in tempo di guerra con un figlio in grembo, pur non essendo di sangue Parlante sarà una colonna portante di quella famiglia.

Tra i personaggi maschili indubbio il ruolo predominante che va riconosciuti a Cipriano ma sono tanti coloro che gli gravitano attorno, ognuno con un ruolo fondamentale per completare quel mosaico. 

Gran bella storia. Una di quelle che restano nel cuore come imponente saga familiare ma anche romanzo sociale che affronta tanti temi che sembrano sorpassati ma sui quali, a ben guardare, si fonda il presente di quel Sud che mai come in questo caso ha reclamato una giusta attenzione.

Bello. Lo consiglio. Ma attenzione: sarà difficile staccarsi da quella gente del Sud che resterà - almeno così è per me - nel cuore ed alla quale pensare con un pizzico di nostalgia.
***
Gente del Sud. Storia di una famiglia
Raffaello Mastolonardo
Tea edizioni
774 pagine
16.00 euro copertina flessibile, Kindle Unlimited, Audiolibro

mercoledì 3 novembre 2021

Una sirena a settembre (M. De Giovanni)

Devo ammettere che aver visto la serie tv con protagonista Mina Settembre mi ha un po' influenzata nella lettura perché a quei nomi, a quelle persone ho dato un volto ed una fisicità. Dare un volto all'assistente sociale dei Quartieri Spagnoli e al ginecologo che divide con lei gli spazi di lavoro Domenico chiamami Mimmo Gammardella non è stato positivo ai fini della lettura. Credo che me la sarei goduta maggiormente se non avessi avuto in mente quei volti. Per carità, non che siano sgradevoli. Non volevo dire questo ma avrei preferito continuare a dare spazio all'immaginazione per cercare di dare loro un volto sulla base delle descrizioni, a tratti ironiche e scanzonate, che l'autore offre tra le pagine di Una sirena a settembre.

Non sono nuova allo stile di De Giovanni che nella serie di Mina assume una declinazione, secondo il mio parere, meno tragica e più ironica di quanto non avvenga in altre serie che, pure, ho amato. O meglio, la tragicità di alcune situazioni viene resa in modo meno cupo di quanto non venga fatto dall'autore altrove. Ma non siamo qui per fare confronti tra libri diversi...

 Come ho avuto modo di dire nel parlare del primo libro della serie

Mina fa l'assistente sociale nel Rione Sanità di Napoli. Un quartiere difficile, dove si incontrano e si scontrano esistenze complicate, dove anche i muri hanno le orecchie e gli occhi, soprattutto quando le esistenze in ballo sono quelle di famiglie di un certo tipo.

Porta addosso i segni di un matrimonio fallito (è stata lei a scrivere la parola fine) ma anche quelli della presenza di una madre invadente e tutt'altro che amorevole con la quale ora, a matrimonio finito, si trova nuovamente a vivere. Ha tre amiche fidate dalla sua parte, però, e sa che su di loro può sempre contare. E ora c'è anche Mimmo...

Due i casi che arrivano, seppur per strade diverse, sul tavolo di Mina. Da una parte c'è la storia di un bambino che finisce in tv in un servizio-denuncia di uno stato di povertà estrema, dall'altra c'è uno scippo finito male a danno di una signora anziana ora in fin di vita. Situazioni che danno un messaggio diverso da quello che vorrebbero dare e che vanno decifrate per arrivare alla verità. La verità... ciò per cui Mina si spende e ciò per cui fa lo stesso il suo ex marito Claudio (di mestiere magistrato).

Stile scorrevole ma mai banale, indagini che vedono scendere in campo personaggi piuttosto spassosi ed originali accanto a chi ha qualche cosa da raccontare, sia essa una situazione di difficoltà economica o, al contrario, la storia di scelte sbagliate fatte per noia. 

Abbiamo anche per le mani una storia in cui i pregiudizi o, comunque, i giudizi affrettati, sono i protagonisti, in un modo o nell'altro.

L'unica cosa che mi ha disturbato un po' durante la lettura, a parte il discorso dei volti dati ai personaggi principali grazie alla serie tv, sono i continui riferimenti a personaggi del cinema per sottolinare quanto sia bello Domenico chiamami Mimmo. Secondo me se ne poteva fare a meno ma è una valutazione del tutto personale che nulla toglie alla storia. Da leggere, ma andando in ordine con i libri della serie perchè, pur avendo dei passaggi che fanno chiarezza su aspetti approfonditi nei volumi precedenti, credo che andare in ordine sia la cosa migliore da fare per avere tutti gli elementi in mano in modo completo.
***
Una sirena a settembre
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
272 pagine
18.50 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

martedì 15 giugno 2021

Benvenuti in casa Esposito. Le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista (P. Imperatore)

Proporre in chiave ironica la storia di una famiglia camorrista di Napoli. Questo è ciò che fa Pino Imperatore nell'articolare una storia che ha come protagonista la famiglia Esposito: propone una storia, come lui stesso precisa nelle note finali, che non è sulla camorra ma dentro la camorra.

 Quella che nessuno nomina mai, quella che chi la vive o chi ne avverte intorno a sé la minacciosa presenza non nomina. 

Imperatore grazie alla famiglia Esposito offre un punto di vista diverso, con occhi che guardano dal basso, non dall'alto, un fenomeno che non è affatto un'invenzione.

I membri della famiglia Esposito fanno sorridere ma anche riflettere. Strappano più di un sorriso per il loro modo di fare e per l'uso di quelle inflessioni napoletane che non possono non strappare un sorriso ma lasciano anche addosso al lettore quell'amarezza che arriva dalla consapevolezza di un sistema consolidato che ha le sue regole e i suoi principi, chiari e limpidi anche quando sono resi con una chiave ironica. 

Tonino è un uomo come tanti se ne possono incontrare a Napoli (come per lui, il discorso vale anche per tutti gli altri). E non lo dico io, che non sono mai nemmeno stata in quella bella città, ma lo dice l'autore che invece quella realtà conosce molto bene. Figlio di un boss ucciso anni prima, Tonino cerca di tenere alto l'onore della famiglia ispirandosi proprio a lui. Ma è un pasticcione, una persona che alla fine ha anche buon cuore ma che non ha carattere, non riesce a pensare con la sua testa e a capire cosa è bene e cosa non lo è. Sembra non rendersi conto di ciò che gli accade attorno e, nonostante la buona volontà, calcare le orme di suo padre non gli risulta poi così efficace.

Tutti sanno quale sia il lavoro di Tonino, non tutti (soprattutto dall'interno della famiglia) condividono questa cosa. Anzi, monta anche la contestazione soprattutto da parte di sua figlia che esprime chiaramente il suo punto di vista. E questo mi ha fatto molto riflettere, sorrisi a parte: i figli dei boss o presunti tali ed il loro rapporto con ciò che i loro genitori sono o tentano di essere... E poi il ruolo delle donne in questo che, in modo inaspettato, sbrogliano la matassa (una donna in particolare).

Per me è stata una lettura piacevole ma anche motivo di riflessione su una Napoli che viene dipinta con toni vividi e molto realistici da chi certi meccanismi, per sua stessa ammissione, li conosce da vicino. 

Un modo alternativo (e decisamente ironico) per denunciare un sistema che allarga la sua rete in silenzio, ma non troppo. Perchè saranno pure personaggi impacciati e divertenti ma pur sempre nel sistema sono.
***
Benvenuti in casa Esposito. Le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista
Pino Imperatore
Giunti Editore
256 pagine
8.90 copertina flessibile, Kindle Unlimited

mercoledì 24 febbraio 2021

Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Nel sottotitolo si parla di sipario. Nell'ultima di copertina qualcuno si dice dispiaciuto per avere sparato a Ricciardi. Non faccio spoiler, dunque, se dico che Ricciardi si becca una pallottola. 

E chissà se il sipario si chiude su di lui? 

Di sicuro succede qualche cosa di doppiamente drammatico: un delitto in scena, quando in un'abituale rappresentazione in cui un famoso attore spara alla sua donna fedifraga parte un proiettile vero e lei muore sotto gli occhi di tutti ma anche un proiettile che arriva a Ricciardi. Non basta. Perché di drammatico in questo libro c'è altro ed anche stavolta è un rincorrersi di situazioni ed emozioni che mi ha tenuta attaccata alle pagine.

L'indagine legata alla morte della famosa attrice Fedora Marra, morta per mano del marito Michelangelo Gelmi sul palcoscenico del teatro in cui si stavano esibendo mi è sembrata, a dire il vero, più lenta del solito. Pochi, pochissimi gli sviluppi che arrivano pagina dopo pagina, quasi come se il commissario Luigi Alfredo Ricciardi e il brigadiere Maione girassero in circolo per ritrovarsi sempre nello stesso punto.

Maione stavolta si trova a portare avanti un'indagine parallela, per conto suo, senza coinvolgere il commissariato. E' un favore personale che gli chiede il dottor Modo che, dopo aver passato dei brutti momenti in passato per via delle sue idee politiche, ora è alle prese con un caso che lo tocca da vicino, molto da vicino.

Ciò che maggiormente mi ha catturata è, anche stavolta, la vita di Ricciardi, le sue vicende personali rispetto alla quali mi aspettavo una svolta che, fino a questo momento, è mancata. 

Una svolta arriva, eccome.
Ma non posso dire se nella direzione sperata...

Come di consueto le descrizioni offerte al lettore da De Giovanni gli permettono di arrivare in modo molto realistico tra quei vicoli nei quali si consumano drammi di vita quotidiana, gli permettono anche di sentire quasi quelle voci che tormentano il commissario o di avvertire quell'aria pesante che si respira in alcune zone della città. E' una Napoli viva più che mai, anche se mostra aspetti di vita poco piacevoli e carichi di violenza, anche per mano di chi non ti aspetti.

Questa volta la mia attenzione si è focalizzata su due personaggi, in particolare. 

Il primo è il dottor Bruno Modo: descritto come un uomo solo, amante della bella vita, della buona tavola e delle donne che gli tengono compagnia nel locale bordello, questa volta mostra la sua parte più sensibile. mostra la sua paura, la sua fragilità. Sempre disponibile e pronto a dare una mano ai suoi amici, questa volta è lui che chiede aiuto ma Ricciardi ne resta fuori. Perché non è a Ricciardi che Modo si rivolge.

L'altro personaggio è Nelide, la nipote di Rosa, colei che ne ha preso il posto nel prendersi cura del signorino. Molto simile a sua zia per modi di fare ed anche per una fisicità piuttosto mascolina, la ragazza entra nella narrazione in punta di piedi ma non passa inosservata al lettore che ne nota non solo la discrezione e al cura con cui presta i suoi servizi ma anche la sensibilità e la delicatezza (che non si direbbe mai, a dire il vero, dalle descrizioni che De Giovanni fa di lei) d'animo. 

Ricciardi è un uomo solo, è vero. Non ha una donna accanto perché non vuole trasferire ad altri il suo fardello. Ma a ben guardare ha attorno tante persone che gli vogliono bene, che tengono a lui e che si prodigano, ognuna a modo suo, per il suo bene. E' un uomo dannato, lo dice sempre. Ma io dico anche che è un uomo fortunato ad avere attorno persone così soprattutto quando, per il suo carattere chiuso e schivo, sarebbe più facile allontanarsi da lui e lasciarlo, solo, alla sua dannazione.

Inutile dire che lo consiglio se letto nell'ordine giusto (è vero che le indagini sui vari casi sono autoconclusive ma c'è una storia di fondo che va letta dall'inizio per poter inquadrare bene i personaggi) così come è inutile dire che ora cercherò il successivo.

Perché la serie non finisce qui.
***
Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
348 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

mercoledì 30 settembre 2020

In fondo al tuo cuore. Inferno per il commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Sono tante le emozioni che, anche stavolta, Maurizio De Giovanni mi ha trasmesso nel raccontare le paure, le fragilità e le intuizioni del Commissario Ricciardi.

Questa volta Luigi Alfredo Ricciardi è alle prese, nella Napoli degli anni '30, con la morte di uno stimato professionista volato giù dalla finestra dall'ospedale in cui lavorava. Il più grande ginecologo in circolazione, titolare della cattedra all'università, un dottore che insegnava ad altri dottori. Eppure quel suo corpo accartocciato a terra, volato giù dall'ultimo piano, trasmette a Ricciardi parole d'amore. Eh sì, perchè la dannazione che Ricciardi si porta cucita addosso è sempre la stessa, quella che le venne trasmessa da sua madre: sente gli ultimi pensieri dei morti ed è condannato, perchè condanna la considera, a vedere le immagini dei morti sfigurati dopo una coltellata, dopo uno sparo o dopo un incidente con gli ultimi pensieri rammentati all'infinito.

E' una condanna con la quale ha imparato a convivere ma che non vuole imporre ad altri. Per questo ha scelto di non assecondare il suo cuore che lo porterebbe a scegliere una donna al suo fianco, sia essa  quell'Enrica che aspetta un cenno, una iniziativa, qualsiasi cosa le dimostri che il suo non è un cuore che batte a senso unico o quella Livia che, ammirata da tutti, darebbe ogni cosa per qualche sua attenzione.

La vicenda porta Ricciardi e i suoi uomini in un mondo fatto di amori, di ambizioni, di aspettative, di ricchezza ma anche di disperazione, di allontanamenti e riavvicinamenti, di gelosie ed indifferenza. Quello che capita, insomma, nella vita comune, anche se i protagonisti sono professionisti stimati dell'uno o dell'altro settore.

Ciò che più mi ha conquistata, ancora una volta, è la padronanza narrativa di un autore che sa come fidelizzare i suoi lettori tenendoli attaccati alle pagine al termine delle quali non si può non avere voglia di andare alla ricerca dal volume successivo. 

Perchè se è vero come è vero che i casi che passano per le mani del commissario e dei suoi uomini sono autoconclusivi, è anche vero che le vicende personali di Ricciardi così come degli altri personaggi che gli gravitano attorno autoconclusive non lo sono affatto, tanto da motivare la necessità di cercare il volume a seguire.

Io onestamente una svolta nella vita sentimentale del commissario me la sarei aspettata... ma una svolta arriva comunque, in merito ad uno degli affetti più cari: quella tata che risponde al nome di Rosa e che, da sempre, accudisce il signorino come se fosse suo figlio.

Quella di Ricciardi è la storia di una dannazione, è vero, ma anche di una sensibilità particolare che rende il personaggio malinconico, stretto nel suo dolore quotidiano e in quella solitudine che sente sempre più appiccicata alla persona, soprattutto ora che sente di essere sul punto di perdere quell'amore incondizionato di Rosa che non avrebbe più sentito sulla sua pelle e che aveva dato per scontato per troppo tempo. 

Divertenti i passaggi in cui il collaboratore più fedele di Ricciardi - Maione - ha a che fare con Bambinella, il travestito che è il suo informatore più fidato. Divertenti ma anche toccanti perchè, stavolta come non mai, Maione si rende conto di avere accanto soprattutto degli amici prima che colleghi o informatori di sorta. Ed è la stessa cosa di cui dovrebbe rendersi conto Ricciardi: ha la continua sensazione di essere sul punto di restare solo (anche per sua scelta) ma, a ben guardare, solo non è.

Un'ultima osservazione: il silenzio, soprattutto nei confronti delle persone che si hanno vicine e che si amano, nei confronti di chi si vorrebbe proteggere, può essere più dannoso e doloroso di una verità condivisa. Perchè il silenzio alimenta il dubbio, la paura, il timore... e innalza tanti muri che, poi, possono anche essere difficili da abbattere.
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In fondo al cuore. Inferno per il commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi Editore
518 pagine
19.50 euro

domenica 23 febbraio 2020

Tutto sarà perfetto (L. Marone)

Andrea e suo padre Libero, protagonisti del libro Tutto sarà perfetto,  mi hanno emozionata.
La loro è una storia fatta di distanze eppure sono più vicini di quanto abbiano mai pensato entambi.

Andrea ha 40 anni, fa il fotografo di mestiere ed è allergico ai parenti. Ha sempre cercato di stare loro il più lontano possibile. Libero compreso.
Ed ora che lui è malato e che sua sorella Marina deve assentarsi da casa per un po', e non può badare a lui, è proprio ad Andrea che tocca il compito di sostituirla. Una volta tanto.

Marina non si fida di suo fratello e non lo nasconde affatto.
Gli scrive una serie di regole da rispettare alla lettera, a partire da cosa fargli mangiare fino all'orario in cui farlo addormentare, senza dimenticare le medicine. 
Inizia così la vera storia di Andrea e Libero.

Andrea non ha mai sentito vicino suo padre: il capitano, come tutti lo chiamano, era spesso lontano da casa e, quando c'era, era comunque lontano. Lontano da Andrea, da sua sorella e dalla loro madre, quella donna fragile che ha cresciuto da sola i suoi figli e che è stata schiacciata dal peso di una vita vuota, diversa da quella che aveva immaginato.

Libero sa di avere i giorni contati ma non si rassegna. Ha un sogno da realizzare e cerca la complicità di quel figlio che mai, fino ad allora, ha sentito così vicino. Ora che ha bisogno di lui per raggiungere il luogo in cui è rimasto ancorato il suo passato. Il suo e quello della sua famiglia.

Andrea è un incosciente. Lo sa perfettamente e ne ha conferma quando si lascia coinvolgere da un piano che sua sorella Marina considererebbe una pazzia. Eppure leggere negli occhi di suo padre la gioia nell'aver ritrovato i posti del passato gli fa dimenticare che la realtà è diversa... nella realtà non ci sono bicchieri di vino, sigarette, uscite alla luce del sole e tutto ciò che l'isola di Procida riserva loro, con la complicità di tutti coloro che hanno fatto parte del loro passato e che Libero ed Andrea non hanno mai dimenticato.

E' una storia emozionante. Una storia che mi ha fatto pensare a quanto sia semplice convincersi di fare il massimo per il bene delle persone che si amano, togliendo loro però il libero arbitrio.
Marina è convinta di accudire al meglio suo padre ma non si rende conto di ciò che davvero vuole. Eppure lo ha sempre fatto con il massimo impegno e la massima preoccupazione eppure... ciò che vuole Libero è lontano dal rigore di quella figlia così attenta. 
Quello che vuole Libero è ciò che Andrea gli può dare, anche senza rendersene conto.

Sono due personalità forti che si incontrano e si scontrano, quelle di Andrea e Libero, in un turbinio di ricordi che emozionano loro per primi. Si scoprono dopo tanto tempo, dopo tante cose non dette, dopo tante emozioni soffocate e mai lasciate trasparire.
E poi c'è il mare... c'è un'isola... 
Il mare è un coprotagonista capace di coinvolgere, accarezzare il lettore contribuendo a rendere al meglio la storia.

Una bella storia, non priva di sofferenza e di distanze. 
Ma anche di sentimenti, riavvicinamenti e nuove (o vecchie) scoperte.

Lo consiglio.
***
Tutto sarà perfetto
Lorenzo Marone
Feltrinelli Editore
298 pagine
16.50 copertinta flessibile