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martedì 25 agosto 2026

Il custode (N. Ammaniti)

 

Il custode di Ammaniti mi ha spiazzata e incuriosita al tempo stesso. Spiazzata perché, non avendo letto molto altro di lui, non sapevo bene a cosa stessi andando incontro. Incuriosita perché scrive bene e perché volevo delle risposte.Che non sono arrivate.

Il protagonista della storia è un ragazzino di 13 anni, Nilo, della famiglia Vasciaveo. Una famiglia che ha qualche cosa di speciale visto che custodisce un segreto. Cosa che fa a pieno titolo anche il piccolo di casa.

Vivono in un piccolo borgo della Sicilia, Triscina. Per Nilo, ma anche per gli altri a dire il vero, il mondo inizia e finisce lì. A Triscina. Perché quel segreto, quella presenza misteriosa, inquietante e pericolosa richiede massima attenzione, massima cura. E chiede di essere costantemente sorvegliata. O, meglio… non è lei a chiederlo. Ma ne ha bisogno per evitare che accada qualche cosa di irreparabile.

Come se ciò che avviene quotidianamente in quel posto non sia, già, irreparabile.

Come se il compito che i Vasciaveo portano avanti da secoli (così si dice) non sia qualcosa di tremendo e definitivo. Anche se viene narrato come qualcosa di estremamente normale.

Agata, la mamma di Nino, è il perno della famiglia. L’autorità riconosciuta da tutti anche in paese. La donna che decide cosa fare, come farlo e se farlo. La donna i cui ordini non di possono discutere, le cui richieste, richieste non sono mai. Ordini. Questo sono. Sempre.

La famiglia lavora il marmo. Questo è ciò che si vede da fuori. Ma la verità è un’altra. Legata, è vero, alla produzione di marmo. In un piccolo bagno chiuso con tre lucchetti la famiglia nasconde una presenza che arriva da un’epoca lontana (e proprio attorno a tale figura ho atteso risposte che non sono arrivate) e a cui è stata data in sorte una maledizione tanto antica quando attuale.

Nino non fa domande. Fa quello che gli viene chiesto e basta. Non gli è mai stato necessario fare domante. Tantomeno gli è stato concesso mettere in discussione ciò che da secoli la famiglia tramanda di padre in figlio. E gli sta bene così. Fino a che non arrivano una donna e sua figlia a far tremare le fondamenta di quell’equilibrio imposto, subito, accettato.

Quella narrata è una storia terribile ceduta, però, al lettore, quasi con grazia. Con quella stessa normalità con cui si chiede a Nino di tacere, si chiede al lettore di accettare e non fare domande.

Io qualche domanda me la sono fatta e devo dire che sono rimasta un po’ amareggiata sul finale.

Per diversi motivi. Perché non ho avuto le spiegazioni che attendevo, nemmeno un accenno.

Perché il finale non l’ho capito. Mio limite, di sicuro, ma non l’ho capito.

Perché si normalizza ciò che nella vita di ogni giorno tutto sarebbe tranne che normale. In questa storia ho letto il peso dei segreti che, spesso, grava sulla testa delle famiglie che sanno di dover fare i conti con qualche cosa di sbagliato ma che lo accettano come eredità incontestabile. Questo mi ha lasciato la storia di Nino: l’immagine di chi si deve per forza adeguare a scelte altrui senza avere un minimo di voce in capitolo.

Il personaggio più riuscito? Forse proprio il personaggio misterioso, descritto in modo suggestivo, terribile, inquietante. Ed efficace.

 Non credo che sia una lettura per tutti. E non perchè voglia svalutare i lettori ma perchè riconosco la particoalità dell'opera. Dove il mito sembra essere cosa quotidiana, così come il male. 

*
Il custode

Niccolò Ammaniti

pag. 176

Einaudi Stile Libero 

venerdì 24 marzo 2023

La banda degli invisbili e la recita maledetta (F. Forte - E. Bertini)

 

 

Come avvicinare i giovani lettori a storie misteriose, ad un giallo bello e buono ma alla loro portata?

Con La banda degli invisibili e la recita maledetta il risultato è garantito: una storia che ha per protagonisti un gruppetto di ragazzini piuttosto in gamba, un'ambientazione che ben si presta ad un mistero - la scuola, o meglio, la recita della scuola - ed una serie di circostanze tutte da decifrare con un pizzico di curiosità ed intraprendenza. 

Nella scuola Amerigo Vespucci si è in procinto di mettere in scena una recita. Una recita maledetta, così viene definita perchè in passato si sono verificate delle circostanze tragiche in occasione di tale rappresentazione che poi, per scaramanzia, non è stata proposta per tanto tempo. 

Edoardo, Matteo, Lucia e Matilde sono gli invisibili: non certo i più popolari della scuola, anzi... sono sempre più spesso vittime delle angherie dei bulletti di turno. E quando non vengono presi di mira sono praticamente invisibili, come se non esistessero.

Se, da una parte, l'aspetto legato al bullismo è purtroppo una nota stonata (ma terribilmente attuale) in un ambiente scolastico, dall'altra il fatto di passare inosservati fa loro buon gioco quando, in circostanze misteriose e mentre ci si preparava alla recita, un'insegnante viene trovata cadavere.

Una tragica fatalità? O qualche cosa di diverso? I quattro invisibili vogliono vederci chiaro ed iniziano ad indagare nell'ombra. C'è chi svolge le indagini ufficiali, certo... ma i risultati delle indagini ufficiali non vanno affatto di pari passo con quelle dei nostri quattro protagonisti che dimostrano di essere invisibili, sì, ma astuti ed attenti. Mettono in piedi una vera e propria banda investigativa in seno alla quale ognuno ha un ruolo importante, anche quando non si pensa che sia così.

La storia è narrata in terza persona e vengono proposti punti di vista differenti che rendono l'esperienza di lettura - di ascolto, nel mio caso - per niente pesante.

Lo consiglio a giovani lettori che vogliano lasciarsi appassionare al giallo e che si vogliano un po' rivedere in quei ragazzini... non quando vengono bullizzati, non quello intendo, ma nel loro modo di essere degli investigatori davvero in gamba.

Ps. devo fare un piccolo, piccolissimo appunto all'immagine di copertina usata per l'audiolibro. Una delle due ragazzine protagoniste non risponde affatto ai canoni dell'immagine utilizzata... ma non svelo altro. Ai curiosi lascio il compito di scoprire il perchè.

***
La banda degli invisibili e la recita maledetta
Franco Forte, Elisa Bertini
Mondadori editore
235 pagine
14.00 euro copertina rigida, 7.99 Kindle, audiolibro

mercoledì 28 settembre 2022

Bosconero (F. Salvaterra)

Bosconero è un luogo misterioso. 

Tante sono le storie che vengono raccontate in merito alla popolazione che vi abita e non sono affatto storie piacevoli. Si trova ai margini della Collina Solitaria dove abita Ron, un dodicenne che è affascinato dalle storie che gli raccontava suo nonno e che, ora che lo ha perduto per sempre, vorrebbe tanto averlo ancora accanto soprattutto in occasione di un’avventura che mai e poi mai avrebbe immaginato di vivere: andare a cercare la sua sorellina Lucy, sparita improvvisamente da casa e probabilmente inghiottita dal  bosco. O meglio, rapita e finita chissà dove per mano di un qualche mostro che in quel misterioso luogo abita.

Ma come può essere vero tutto ciò? Sarà sicuramente la sola fantasia del nonno ad aver creato mostri e presenze misteriose all’interno di un ambiente, il bosco, dal quale solitamente si preferisce che i più piccoli restino lontani per via dei tanti pericoli che, pur senza mostri di sorta, vi si incontrano.

Ron sperimenterà sulla sua pelle che quei racconti non erano poi così fantasiosi e sentirà la presenza del nonno più vicino che mai anche grazie a degli oggetti che lo accompagneranno nel suo viaggio.

La storia - letta in collaborazione con Thrillernord - è fantastica e i mostri evocati, con tanto di descrizioni piuttosto precise, possono togliere qualche ora di sonno ai giovani lettori meno coraggiosi. E’ una storia ben strutturata, con tutti gli elementi che si incastrano nel modo giusto, ben scritta, carica di tensione e di personaggi che fanno virare il racconto verso il noir in alcuni momenti, sempre a misura di giovani lettori. Anche le descrizioni più cruente sono rese a loro misura e fanno paura, è vero, ma senza esagerazioni. 

L’epilogo è una sorpresa. Per me, almeno, lo è stata ed ho pensato ad una storia che richiama le favole classiche, quelle d’altri tempi anche se interpretata in chiave moderna.

Anche se in alcuni momenti, soprattutto nella parte che porta verso il finale, avrei preferito una narrazione più veloce (ma è un mio limite davanti a capitoli molto descrittivi ma necessari in questo tipo di storie nelle quali l’atmosfera descritta, oltre ai personaggi, è fondamentale per trasmettere un certo tipo di emozioni), devo dire che è una lettura gradevole per giovani lettori che volessero approcciarsi (o che amassero) il genere. Mostri e presenze inquietanti non fanno paura a quel ragazzino tutta scuola e casa: un messaggio per tutti, per coloro che si trovano ad affrontare i loro mostri quotidiani e che credono di non avere gli strumenti giusti per farlo. Ron dimostra che non è così, che il male può essere sconfitto e che, a ben guardare, potrebbe anche celare qualche cosa di diverso da ciò che ci viene narrato o che si percepisce come mostruoso. 

Ragazzino coraggioso, Ron è il protagonista di una storia dai mille pericoli che, a ben guardare, si svolge nell’arco di poche ore che a lui, però, sembrano anni per via delle tante insidie che si trova ad affrontare.

***
Bosconero
Filippo Salvaterra
Il Puntino editore
284 pagine
14.00 euro copertina flessibile, Kindle Unlimited

lunedì 6 giugno 2022

Tempo assassino (M. Bussi)

 

Bussi è un illusionista. 

Illude il lettore, lo depista, lo porta in una direzione poi lo sballotta altrove come se fosse in balìa delle onde del mare. Quel mare che, nel caso del libro Tempo Assassino, è quello che bagna (o meglio, quelli che bagnano) la Corsica.

É proprio l'isola la grande protagonista di una storia che tiene con il fiato sospeso fino alla fine, una storia che cattura, che a tratti ha dell'impossibile ma che ben presto rivela tutta l'abilità dell'autore di prendersi gioco del lettore e consegnargli tra le mani un romanzo che leggerà - a me è capitato così - in pochissimi giorni tanta è la sua voglia di sapere come va avanti e come va a finire.

Clotilde è una donna che non ha mai messo una pietra sul suo passato. Un passato doloroso, segnato da una triplice perdita: quella del padre, della madre e del fratello in quello che è stato liquidato in fretta come un tragico incidente d'auto. Lei, unica superstite, a distanza di anni torna in quel luogo in cui la tragedia si è consumata, torna a portare a galla un passato che tutti sembra abbiano dimenticato o, meglio, archiviato.

Eppure Clotilde ha la sensazione che qualche pedina non sia al suo posto ed inizia a pensare che la verità possa essere diversa da quella che le hanno sempre raccontato.

Ma diversa quanto? Come e, soprattutto, perché? Risposte alle quali cerca di dare risposte ma, così facendo, risveglia i fantasmi di una terra che ha le sue ombre ma anche il suo orgoglio, le sue credenze, i suoi riti, la sua giustizia.

In questo romanzo adrenalinico (non sembra, ma è così) Bussi indaga nell'animo umano di chi ha sempre vissuto onorando un profondo senso di appartenenza e gioca molto sul microcosmo rappresentato dalla Corsiva in quanto terra a se stante. Sottolinea spesso la differenza tra chi è del luogo e chi non lo è, anche quando nelle sue vene scorre sangue corso a 50%. Il clan, le regole dei clan, il rispetto tra famiglie, i legami tra persone: Bussi insiste molto su tutto questo tanto da dare a questi legami un ruolo importante nella storia.

Clotilde non è una donna che molla. E questo lo ha sicuramente ereditato dai suoi avi del posto che hanno tutti un carattere deciso, un forte attaccamento alla famiglia e uno spiccato senso del dovere. Anche nei personaggi femminili, laddove le donne devono essere silenziose, vestire in un certo modo e portare rispetto si rivelano dei caratteri forti che faranno la differenza in una storia che sembra oramai perita sotto l'omertà di molti, di troppi. Una storia che poi, a ben guardare, è del tutto diversa da quella che i più hanno tentato di nascondere per tanto tempo.

Ho conosciuto questo autore di recente con Ninfee nere e l'ho ritrovato con piacere.

Molto meticolose le descrizioni degli ambienti senza che ci sia una parola fuori posto o una riga di troppo. Oltre 500 pagine, tutte necessarie per rendere al meglio una storia che mi sento di consigliare a chi ama la suspense, i misteri, le "illusioni narrative" e che non abbia la presunzione di voler capire tutto e subito perché con Bussi andrebbe ben presto fuori strada.
***
Tempo assassino
Michel Bussi
Edizioni e/o
512 pagine
16.00 euro copertina flessibile, 7.99 Kindle

martedì 18 maggio 2021

Il delitto di Saccargia. Le indagini del tenente Roversi vol. 3 (G. Zucca)

Il crimine, si sa, non rispetta nemmeno le festività. Ecco, dunque, che il tenente Giorgio Roversi, pronto a chiedere una licenza per tornare a trovare sua madre in quel di Bologna a Natale, si trova ad indagare non su uno ma su due casi che richiedono tutta la sua attenzione nel terzo volume della serie che lo vede protagonisti in terra sarda: Il delitto di Saccargia.

Inizialmente la morte di Bobore Salvatore Mazzoni sembra un incidente. Ma lo è davvero?

Quello che ben presto assumerà i chiari contorni di un delitto si è consumato in un luogo che non risparmia le sue suggestioni e la vittima è un noto dongiovanni del posto con la passione per l'intaglio del legno. I soggetti delle sue statuine, a quanto pare, richiamano le sue vicende amorose e proprio qui Roversi troverà una particolare chiave di lettura di quanto accaduto a Saccargia.

Come avvenuto nei primi due volumi, il tenente si muove in una terra che non conosce bene ma che, piano piano, lo sta adottando e gli si sta svelando timidamente. Impara a muoversi nel territorio, Roversi, ma ha anche stretto dei cordiali rapporti con la gente del posto che ha visto in lui una persona di cui potersi fidare, dai modi corretti e dall'astuzia sopraffina. 

Sempre molto suggestive le descrizioni dei vari luoghi con un tenente che non mira a stupire ma a coinvolgere il lettore nei suoi ragionamenti. 

Accanto al delitto principale si apre un altro filone di indagine per Roversi, su un ipotetico duplice delitto commesso anni prima a danno di due carabinieri. Una pista vecchia mai battuta del tutto, a dire il vero.

Ma non basta. Se Roversi è impegnato su questo duplice fronte, altri due personaggi che ha imparato a conoscere bene e dei quali sa di potersi fidare sono impegati in altre ricerche. 

Michele, il tuttofare di Villa Flora, è stato incaricato di fare luce sulla misteriosa scomparsa di un medaglione prezioso. Nessuno deve sapere di questa indagine e il suo modo di fare circospetto ma non del tutto prudente gli provocherà qualche guaio.

Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, diventato ben presto un collaboratore ufficioso di Roversi, fa una capatina in quel di Bologna dove un'amica del tenente è finita nei guai per una questione che era stata solo accennata nel volume precedente e che ora trova una spiegazione. Il lettore trova maggiore  chiarezza, vede svelato qualche mistero ma restano tanti dubbi e, soprattutto, una giovane donna in carcere per un delitto che non si capisce bene se sia stato davvero da lei commesso. Roversi, impegnato con morte di Bobore, poco può fare per Flavia, questo il nome della sua amica finita in carcere, ma Gualandi è un ottimo segugio e porterà informazioni preziose.

La vicenda di Flavia non si conclude per cui c'è da aspettarsi che si torni a parlare di lei nel prossimo volume.

E di animali stavolta ne abbiamo? Dopo il cane Argo, il maialino Giovannino e dopo il misterioso gattone rosso, stavolta a rubare la scena è un gallo molto particolare... e che fa, a dire il vero, una brutta fine!

Piacevole lettura, forse qualche divagazione di troppo ma un intrattenimento senza troppe pretese.
***
Il delitto di Saccargia. Le indagini del tenente Roversi vol. 3
Gavino Zucca
Newton Compton Editori
380 pagine
9.90 euro copertina flessibile - 2.99 euro Kindle

venerdì 23 aprile 2021

Il mistero della finocchiona a pedali (D. Cecchini, A. M. Rossi)

Dario Cecchini macellaio da 46 anni in Panzano in Chianti così come Alessandro Rossi, giornalista finanziario, condividono la vita in quel piccolo borgo che fa da scenario al libro (letto in collaborazione con Thrillernord) e nel quale ci si conosce tutti.

È prima di tutto Panzano il protagonista di un giallo che gli autori hanno definito "a colori" dove i personaggi, siano essi principali che secondari, sono tutte persone realmente esistenti - o quasi tutte - e dove, tra una battuta e l'altra, c'è un mistero attorno al quale fare luce. 

La morte di diversi ciclisti, tutt'altro che casuale, così come il ritrovamento di cinghiali uccisi da una misteriosa mano mettono in subbuglio il piccolo centro fiorentino. L'intera comunità è sconvolta da quanto accaduto ed ognuno sente il dovere di fare qualche cosa, in modo più o meno consapevole, per venire a capo del mistero.

A chi non è mai capitato di incontrare un bel gruppo di ciclisti schierati in mezzo alla strada e di borbottare, diciamo così, per via della loro presenza? Capita anche a Panzano, ma da qui a pensare di fare fuori quei ragazzotti in calzoncini aderenti ce ne passa...

Nelle more di quello che pian piano si rivelerà essere un vero e proprio intrigo internazionale viene raccontata la vita di ogni giorno in quel paese che è diventato famoso per la ciccia!

Ho letto con piacere le avventure del Commissari Sarra (anche lui realmente esistente anche se con una vocale differente nel nome reale), di Cecchini e Rossi ma anche di tutti gli altri personaggi: la bella Kim, la dolce Liliana e tutti gli altri. 

Il mistero è piuttosto intricato e con i tanti nomi che si rincorrono da una pagina all'altra sulle prime ho fatto fatica a mettere le tessere al loro posto. Solo all'inizio, però, perché poi ho preso confidenza con i personaggi e sono diventati come degli amici, dei conoscenti, con il loro intercalare fiorentino che mi ha davvero divertita e con le loro caratteristiche che hanno davvero fatto pensare a persone vere tanto sono resi in modo realistico.

Se dovessi mai andare a Panzano - non ci sono mai stata ma spero tanto di farlo - sono certa che cercherei i vari personaggi nei negozi del paese, nei bar, nella macelleria e mi sentirei come in una grande famiglia. Perché, l'ho ben capito già dalle prime pagine, a Panzano non si può certo dire che manchi lo spirito d'accoglienza!

Devo ammettere che i due autori hanno escogitato un ottimo modo non solo per mettere tra le mani dei lettori un godibilissimo e originale giallo, ma soprattutto per promuovere una località, una comunità, un ambiente che fanno venire voglia di essere lì, tra quella gente, a stringere quelle mani e a condividere quella goliardia che sembra non abbandonare mai nessuno, nemmeno nei momenti di maggiore tensione.

Ho molto apprezzato le spiegazioni finali che sono state concepite come un momento di condivisione per la comunità panzanese visto che i vari personaggi vengono messi al corrente dai protagonisti principali degli sviluppi di quelle singolarissime indagini, condotte su strade parallele, ognuno a modo proprio, in modo più o meno ufficiale e più o meno legittimo ma che, alla fine, hanno portato a scovare il responsabile. Allo stesso tempo, sono proprio quelle spiegazioni che aiutano il lettore a comprendere tutti i passaggi che hanno portato alla svolta conclusiva. 

Davvero una bella idea per aiutare il lettore a tirare le fila senza rischiare di lasciare nulla di incompreso.
***
Il mistero della finocchiona a pedali
D. Cecchini - A. M. Rossi
Giunti Editore
228 pagine
16.00 euro copertina flessibile - 10.99 Kindle

sabato 11 luglio 2020

La mappa del destino (G. Cooper)

La mappa del destino è un libro arrivato da me a seguito di uno scambio e, nello sceglierlo, non mi sono soffermata sulla trama... 
Ho scelto d'istinto, conoscendo lo stile di Cooper e avendo letto altri suoi libri legati a temi misteriosi, cattedrali, libri e salti temporali.

Mi sono trovata tra le mani una storia scorrevole malgrado i tanti intrighi e i diversi salti temporali indispensabili per mettere in mano al lettore le tessere di un puzzle che va via via componendosi, capitolo dopo l'altro.

Anche stavolta i protagonisti - un gruppo di archeologi guidati da Luc Simard - hanno a che fare con un misterioso manoscritto. Un piccolo tesoro che racchiude un grande segreto: il libro finemente rilegato viene alla luce dall'interno del muro dell'abbazia di Ruac che, distrutta da un incendio, fino a quel momento aveva conservato una importantissima quanto sconosciuta eredità. 
E' un testo scritto in codice ed arriva tra le mani di Luc dalle mani dell'abate Menaud che lo ha trovato.

Ma non è solo questo il mistero... C'è un grande tesoro artistico celato per migliaia di anni e che torna alla luce grazie ad una mappa. Il tesoro è conservato all'interno di una caverna che si apre agli occhi degli studiosi meravigliati da tanto splendore. Ma non basta. Non sono solo le pareti della caverna a catturare le attenzioni di Luc... ci sono anche delle misteriose piante raffigurate sulle pareti ed anche sul manoscritto, a quanto pare. Cosa saranno mai? E perchè qualcuno ha pensato bene di tramandare ai posteri quelle immagini? 

Prende le mosse da una situazione di questo tipo un'avventura che porta il lettore alla scoperta di segreti e misteri ma anche di comunità che, a modo loro, hanno fatto di tutto per difendersi e difendere quel segreto che ora è a rischio...

Ora che Luc e il suo staff hanno scoperto la grotta e sono sulla strada giusta per comprendere il significato di quanto scritto nel misterioso libro, alcuni delicati equilibri vengono minacciati da vicino.
Scatta, così, quello spirito di autoconservazione che può portare - se necessario - anche alla morte, all'omicidio.
Luc non può nemmeno immaginare cosa possa esserci sotto quella scoperta di gran valore artistico e storico. Solo quando inizierà a fare i conti con la morte di diversi membri del suo staff inizierà a comprendere che qualche cosa non va e si rende conto di essere, suo malgrado, la pedina di un gioco pericoloso. Molto pericoloso.

Glen Cooper è abile nel dare tante informazioni al lettore senza confonderlo. E quando ci sono di mezzo salti temporali e riferimenti storici il rischio è alto. 
Ho letto questo libro per lo più in spiaggia e mi sono resa conto di essermi completamente isolata da tutto il resto, durante la lettura. 
Pur non volendo soffermarmi troppo sui dettagli la storia è scivolata via con piacere.

Mi è piaciuta la figura femminile, Sara. Una donna in gamba, sul lavoro e nella vita. Figura positiva, ben resa dall'autore.
***
La mappa del destino
Glenn Cooper
TEA su licenza della casa editrice Nord
410 pagine
13 euro

giovedì 2 gennaio 2020

La madre segreta (S. Boland)

Ammetto che è stata la copertina ad attirarmi nella scelta del libro La madre segreta che ho letto in collaborazione con Thrillernord.
Bella la scelta di colori, bella l'immagine...
Ho potuto, in questo modo, fare la conoscenza di Tessa.

Tessa è una donna spezzata da un dolore che nessuna madre dovrebbe provare: la morte dei suoi due figli. Due gemelli morti prematuramente, due piccole bare su cui portare fiori: hanno lasciato un vuoto profondo nella sua vita e Tessa fa ancora fatica a trovare un equilibrio dopo quanto è successo alla sua famiglia. Quando, in un giorno come tanti, Tessa trova un bambino in casa sua, lasciato da un misterioso angelo (così dice il piccolo), per lei ha inizio un incubo fatto di sospetti, di ipotesi, dubbi, accuse.

Quel bambino la crede sua madre… Impossibile, impensabile. E come è finito lì?
Nessuno crede che sia finito da solo in quella cucina. Il sospetto è che sia stata lei a rapirlo.
Non ha un passato limpido, Tessa. Dopo la morte dei suoi bambini ha avuto un crollo e il sospetto che possa aver tentato di appropriarsi di quel bambino per riempire il vuoto rimasto nella sua vita serpeggia tra la polizia ma anche nella mente del suo ex marito e della sua attuale compagna. Solo il suo capo, Ben, le crede e la sostiene nel suo viaggio verso la verità.
Tessa vuole capire cosa sta succedendo e decide di farlo usando un metodo tutto suo che può rivelarsi, però, più pericoloso del previsto.

Secondo il mio parere si arriva troppo in fretta all’epilogo. Avrei preferito che la situazione venisse maggiormente sviscerata soprattutto nella prima parte del libro.

Credo che questa sia la pecca di un romanzo che ha una trama interessante e con una protagonista che arriva a chiedersi se non sia davvero stata lei a rapire il bambino, rimuovendo poi il tutto dalla sua mente. L’autrice insinua dubbi nel lettore e lo induce a stare in ansia per un epilogo che non si riesce ad immaginare fino ad un certo punto. Nel momento in cui i tasselli iniziano ad andare al loro posto il finale è facilmente immaginabile, anche se non nei dettagli.

Ho avuto qualche dubbio su Ben, il datore di lavoro di Tessa: l’autrice è stata abile a depistarmi, tanto da farmi pensare che tutta la sua premura nei confronti della protagonista potesse celare altro.
La narrazione è scorrevole, i dialoghi mai pesanti, le descrizioni efficaci anche se non eccessivamente dettagliate. Stonano solo un po’ la modalità secondo la quale il bambino arriva a casa di Tessa e la sostanziale inerzia da parte della polizia che sembra restare con le mani in mano senza il minimo interesse a capire cosa sia realmente successo.

Tessa è la colpevole perfetta, ne ha tutte le caratteristiche e dare la colpa a lei permetterebbe di chiudere il caso in fretta. Ma la polizia non fa nemmeno questo: l’attività investigativa delle forze dell’ordine viene lasciata in secondo, anzi, in terzo piano in una vicenda in cui la vittima è un minore. Ciò sembra interessare poco a tutti, tranne che a lei, a quella donna su cui tanti dubbi si sono annidati.
Per gli amanti del thriller, una storia terribile per i contenuti (perché ogni volta che ci sono dei bambini di mezzo non mi sento di dire che è una bella storia, tantomeno se sono dentro ad una bara) ma interessante come proposta narrativa.
***
La madre segreta
Shalini Boland
Hope Edizioni
212 pagine
3.99 formato Kindle
13.90 formato cartaceo