venerdì 14 giugno 2019

Fate il vostro gioco (A. Manzini)

Tempo di esami di stato. 
Lei studia, io leggo.
Va indubbiamente meglio per me, a dirla tutta. 

L'altro giorno abbiamo scelto una bellissima pineta per riservarci qualche ora di tranquillità all'aria aperta ed io ho approfittato per terminare la lettura di Fate il vostro gioco di Antonio Manzini.

Proseguono le avventure di Rocco Schiavone: il vicequestore nato dalla fantasia e dalla penna di Manzini è ancora alle prese con i suoi tormenti personali oltre che con un caso lo porta dritto nel mondo dei Casinò.
Il suo tormento personale è legato alla lontananza dei suoi amici (in particolare di Sebastiano che lo crede ancora colpevole di un infame tradimento) ma anche al tradimento di una donna alla quale si era molto avvicinato e con la quale aveva creduto di aver trovato un po' di calore vero.
Rocco è ancora un uomo solo, scontroso, autoritario. Le sue ferite tornano a sanguinare in modo più o meno doloroso e le sue vicende personali sono uno degli ingredienti che più mi hanno fatto affezionare a lui. Ha 50 anni, non ha famiglia, vive da solo con un cane, fa un lavoro schifoso tra cadaveri e sangue, ha dei segreti piuttosto importanti, dei metodi sindacabili e riesce a guardare avanti solo a corto raggio perchè, come lui stesso dice, più in là c'è tanta nebbia.

Eppure ha un cuore grande. 
Lo dimostra, ad esempio, nel prendersi cura di Gabriele: l'affetto che Rocco nutre per quell'adolescente problematico, con i capelli lunghi e unti mostra un lato del suo carattere che quasi vorrebbe reprimere ma che lo caratterizza, una storia dopo l'altra.
Ha un cuore grande anche nell'affrontare un serio problema sul fronte delle dipendenze dal gioco. 
In particolare, mi ha colpita il modo in cui Rocco aiuta un amico, prima che collega anche se usa dei metodi poco convenzionali pure in questo caso.
Ma un comportamento differente non sarebbe da lui.
A proposito di amicizia, anche i suoi amici storici, romani de Roma, hanno un ruolo in questa storia. Uno di loro in modo piuttosto attivo.
Un altro in modo molto intenso anche se compare solo alla fine. 
Ed è un'immagine fugace ma emozionante, di quelle che restano nel cuore.

Devo dire che sul fronte delle indagini questa storia mi è sembrata un po' più piatta delle altre, meno avvincente delle precedenti e - questo va detto - anche se tutte le storie di Rocco Schiavone sono legate l'una all'altra con un criterio di consequenzialità, stavolta abbiamo una storia che non finisce e per l'epilogo della quale si dovrà per forza leggere il seguito.

Ciò che ha dato un po' di elettricità alla situazione - e che è mancata, secondo me, per gran parte della lettura se non fosse per le vicende personali - è la paura che, sul finale, attanaglia Rocco. 
Le tessere iniziano ad andare al loro posto e Rocco ha paura. 
Che sia giunto il momento di pagare il conto? 
L'accelerazione sul finale ha fatto da apripista - sotto questo aspetto - al prossimo volume ed ora sono molto, molto curiosa di andare avanti.

Rocco Schiavone mi piace, mi piacciono le sue avventure. 
E chi l'ha detto che debbano essere tutte adrenaliniche? 
Io un bel po' di adrenalina la prevedo in futuro. 
Sbaglierò? 
***
Fate il vostro gioco 
Antonio Manzini
Sellerio Editore Palermo
389 pagine
15.00 euro

domenica 9 giugno 2019

Cento giorni di felicità (F. Brizzi)

Solitamente recensisco il libro che ho terminato di leggere subito dopo averlo chiuso, a lettura ultimata. Non subito nel senso di un attimo dopo ma, comunque, nell'arco della giornata. 

Stavolta non ce l'ho fatta. Ho dovuto fa passare qualche giorno per far sedimentare le sensazioni che la lettura di Cento giorni di felicità ha provocato in me.
Lucio Battistini è un uomo di quarant'anni che vive un momento particolare della sua vita. Ha tradito sua moglie ed ora ne paga le conseguenze visti che è stato da quest'ultima allontanato dopo aver scoperto il tradimento.
Brutta situazione. Se non fosse che si trova a fare i conti con una situazione ancora più brutta, celata sotto il nome di un amico Fritz che nessuno vorrebbe mai avere: il cancro. I medici sono chiari con lui: ha poco più di tre mesi di vita, l'ultimo periodo della quale non sarà per niente facile visti gli effetti di quel male che, purtroppo scoperto troppo tardi e purtroppo molto aggressivo, sta svolgendo egregiamente il suo lavoro, anche con una certa velocità.

Disperarsi? Abbattersi? Lasciarsi andare? 
Lucio decide che questi ultimi cento giorni di vita dovranno essere i più belli mai vissuti e decide anche di lasciare questa terra in modo dignitoso, lasciando il ricordo di un uomo vitale, capace di sorridere anche nei momenti più bui. E' soprattutto per i suoi figli, oltre che per se stesso, che decide di fare un percorso di vita, non di morte, fino all'ultimo giorno.

L'autore descrive molto bene le varie situazioni e rende bene i personaggi. Ha uno stile scorrevole ed efficace.

Nelle more del racconto mi sono commossa, mi sono arrabbiata, ho sorriso, ho sofferto. Mi sono emozionata. E se, in alcuni passaggi, non sono proprio riuscita a comprendere le scelte di Lucio, in altri avrei avuto voglia di abbracciarlo e stringerlo per ore.

Si trova a fare delle scelte che non sono per niente facili. Così come non facile è stata, per me, la lettura. Ho perso due giovani amiche per colpa dell'amico Fritz. Una di recente. Un'altra anni fa. E immaginare loro nella stessa situazione di Lucio, con la differenza che la loro è stata una sofferenza reale e quella di Lucio un'invenzione, mi ha fatto male. Le ho immaginate alle prese con la consapevolezza di avere il tempo contato, di avere delle figlie piccole da lasciare per sempre, mariti giovani disperati... Ho sofferto molto nel leggere questo libro e la serenità che Lucio trasmette, anche nella sua scelta estrema, non mi ha convinta del tutto. O meglio, non mi è sembrata una situazione reale. Credo che nella realtà sia tutto più difficile di quanto non avvenga nel romanzo.

E' comunque una storia che non si dimentica. Un uomo che non si dimentica. Una storia ben scritta attorno ad una tematica delicata. Molto.

Credo che quella dell'autore sia stata una scelta coraggiosa: celebrare la vita in un percorso di morte. E' vero, siamo tutti destinati a quella fine, ma quando hai una clessidra che segna inesorabile il passare del tempo, quando la sabbia sta per finire... è tutto più difficile dell'inconsapevolezza dei più.

Mi è piaciuta molto l'idea di un negozio di chiacchiere... qualcuno che metta a disposizione il proprio tempo per chiacchierare con chi non ha nessuno per farlo e avesse, invece, bisogno di parlare. Davvero una grande idea!
***
Centro giorni di felicità
Fausto Brizzi
Einaudi Editore
385 pagine 
14.00 euro

mercoledì 5 giugno 2019

Le assaggiatrici (R. Postorino)

Sapevo che Adolf Hitler, terrorizzato dall'idea di essere prima o poi avvelenato, avesse l'abitudine di far assaggiare a qualcuno il cibo che era destinato a lui. Non avevo mai letto prima d'ora, però, una storia che avesse proprio loro come protagoniste, Le assaggiatrici.

Ecco perchè dico fin da subito che la storia raccontata la Rosella Postorino, pur riportando una situazione che conoscevo, per me è stata originale ed unica nel suo genere. Magari ci sono in circolazione altri libri che parlano della figura di coloro che assaggiavano il cibo del Fürer ma per me questa storia è una novità assoluta.

Rosa è una delle donne che vengono arruolate per mettere la propria vita a servizio di Hitler: ha il compito di assaggiare il cibo a lui destinato, assieme ad altre compagne di sventura, e viene anche pagata per questo. Non tanto per ingozzarsi. non è certo un premio quello che le viene riconosciuto,  quanto per verificare che sia tutto a posto e che non vi sia cibo avvelenato. In caso vi fosse, perderebbe la vita immolandosi sull'altare della difesa della vita del Fürer. Questo è il suo compito. Questa la sua via di scampo, la sua unica possibilità di avere un presente ed un futuro in un momento storico incerto e difficile.

E' un romanzo forte che fa arrivare al lettore il punto di vista di una protagonista tedesca che vive sulla sua pelle una serie di contraddizioni che le attanagliano l'esistenza.
Sa che potrebbe morire in ogni momento. Sa che il cibo con cui si sazia potrebbe essere letale. Sa anche che sta facendo quello che sta facendo in nome di una fedeltà che, a dire il vero, le va un po' stretta. Ma non ha avuto molta scelta.

Accanto a lei, che vive anche una tragedia personale dovuta ad un marito al fronte che viene dichiarato disperso, appaiono donne che si portano addosso il peso di esistenze di cui poco si sa, ma che hanno in ogni caso lasciato dei segni. 

La più misteriosa - ed anche il personaggio che ho preferito - è Elfriede che porta marchiata sulla pelle la storia di un'epoca.

E' un libro ricco di contenuto ma non pesante e mi è piaciuto.
Soltanto un aspetto mi ha un po' spiazzata: in diversi momenti l'autrice fa dei salti in avanti raccontando situazioni rispetto alle quali il lettore sente che manca qualche cosa. 
Non so se mi spiego in modo chiaro: in più punti il racconto inizia con una situazione alla quale la protagonista è arrivata ma che il lettore non sa come, non si rende nemmeno conto se c'è stato un salto temporale... Personalmente ho creduto, un paio di volte, di essermi persa qualche cosa, di aver letto qualche capitolo più distrattamente del solito perchè i conti non tornavano.
Non ero io ad essere distratta, no. 
Si tratta di una scelta stilistica dell'autrice che fai dei salti in avanti per poi fornire le spiegazioni dovute, quelle che sulle prime al lettore mancano per capire bene dove si sia arrivati o di cosa si stia parlando.

Mi è capitato soprattutto sul finale quando mi sono trovata davanti ad una situazione - rispetto alla quale nutrivo parecchia curiosità, non lo nascondo - che ho fatto fatica, sulle prime, a comprendere. Poi pian piano ho messo insieme i pezzi ed ho svelato l'arcano.

Per il resto, bel libro, tematica importante, stile equilibrato ed efficace.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle 3 ciambelle in quanto libro ambientato nel '900. Questa è anche una delle ultime letture con cui partecipo all'attuale fase della challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse a cui sto partecipando.
***
Le assaggiatrici
Rosella Postorino
Feltrinelli Editore
285 pagine
17.00 euro

sabato 1 giugno 2019

Quella metà di noi (P. Cereda)


Matilde Mezzalama è la protagonista del libro Quella metà di noi di Paola Cereda. 
Un libro che he si apre con le parole più brutte che una madre potrebbe sentirsi dire da una figlia. 
Una richiesta di soldi, nuda e cruda, perché
tu esisti solo per soddisfare i miei bisogni, per vivere una vita secondaria. E' a questo che servono le madri.Terribile incipit. 
La figlia di Matilde, Emanuela, si rivolge a lei con freddezza, come se le fosse tutto dovuto e sminuendo la vita di sua madre come se non contasse nulla. 
Da qui si capisce che il rapporto tra le due donne non è certo semplice.

Matilde non è più giovane ma accetta comunque un lavoro come badante per far quadrare i conti. Quando accudisce l'ingegner Giacomo, l'anziano signore che le è stato affidato si sente utile, viva. 
Matilde è fondamentalmente una donna sola. Sola con il suo presente, sola con il suo passato. Sola con un futuro incerto davanti a se.
E' sola pur avendo accanto diverse persone che, però, restano ognuna al loro posto con i loro vizi, le loro paure, le lodo difficoltà, i loro limiti.

Nei confronti di sua figlia Matilde appare indulgente.
E' una donna buona, ho pensato. Poi mi sono interrogata sul perché di quell'atteggiamento così freddo di quella figlia che pretende di annullare l'esistenza di sua madre in funzione della sua.

Chiede soldi. Ma soldi Matilde non ne ha perché nel suo passato ha commesso un errore del quale paga ancora oggi pegno. Il rapporto tra le due donne appare subito impari, come se fossero su due livelli differenti. Matilde si sente inadeguata nei confronti di sua figlia e quest'ultima si pone con un carattere forte, con un modo di fare che lascia trasparire qualche conto in sospeso tra le due donne. 

Nelle more del racconto, quella Matilde insicura e che ispira un certo senso di protezione nel lettore inizia a raccontare una storia diversa. Inizia a raccontare quella storia di cui sembra volersi privare, quel passato che non è ancora un capitolo chiuso, quella vita che ha vissuto ma che non è ancora del tutto un capitolo chiuso anche se, apparentemente, potrebbe sembrare così. 

Paola Cereda propone personaggi che sanno catturare il lettore.
Matilde più di tutti ma anche il signor Giacomo - che trova in lei un appiglio, un motivo per restare attaccato alla vita più che può, un barlume di speranza - così come la stessa Emanuela che con il suo modo di fare si pone in modo indisponente, antipatico, prepotente. Non è un personaggio che lascia il lettore indifferente e credo che questo sia un grosso merito da riconoscere all'autrice.

Il libro è ben scritto, intenso, capace di affrontare problematiche come i difficili rapporti familiari, il rapporto tra diverse culture, l'amore e i suoi effetti non sempre favorevoli ma anche la necessità di fare delle scelte per se stessi prima che per gli altri.

Ecco, questo è ciò che mi resta di questo libro: la necessità di amarsi, di volersi bene e di non annullare la propria persona davanti a niente e nessuno.
Questo mi ha insegnato Matilde con le sue fragilità, i suoi limiti e i suoi sbagli.

E' un libro che mi ha colpita sia per lo stile di scrittura che per i contenuti. Non è un libro pesante pur proponendo delle riflessioni importanti.

***
Quella metà di noi
Paola Cereda
Giulio Perrone Editore
220 pagine
15.00 euro

lunedì 27 maggio 2019

L'amore che ho dentro (S. Di Sciullo)

Ho appena terminato di leggere L'amore che ho dentro, un romanzo M&M che ha per protagonisti Mario e Claudio. Due uomini che si incontrano e le cui vite si agganciano l'una all'altra quasi senza accorgersene per vivere una storia d'amore intensa, delicata, romantica.

Devo ammettere che non è un genere che amo e che ho letto questo libro per completare gli obiettivi della challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse a cui sto partecipando. In precedenza mi sono imbattuta, sempre nell'ambito della challenge, in altri libri di questo genere e devo ammettere di esserne uscita un po' disgustata. 

Non certo per via del fatto che i due protagonisti della storia d'amore fossero due uomini - non è questo il punto - quanto per le descrizioni eccessive delle scene di sesso che ho trovato tra le pagine. Mi avrebbero disgustata anche se i protagonisti fossero stati un uomo e una donna. Opinione personale, ovviamente. Magari a qualche lettore è proprio questo che piace. Non è il mio caso.

E qui va il primo punto a favore di questo libro: in questa storia non si arriva mai a tanto. Vengono narrati anche momenti di sensualità e di sesso tra i due protagonisti ma in modo delicato e lasciando che il lettore interpreti la situazione in base alla sua sensibilità. Ho detto più volte che non serve dipingere scene erotiche estreme o con eccessivi particolari per rendere l'idea di quanto possano essere legate due persone, di quanto possa essere forte il desiderio a livello fisico tra i due, di dove possa arrivare la passione carnale. 
Serena Di Sciullo è brava in questo: nel rendere il desidero, la totalità del dono reciproco a livello fisico senza mai esagerare. 

Altro punto a favore del libro: è molto scorrevole e si legge bene.
Anche se... i nomi dei protagonisti, secondo il mio parere, vengono ripetuti troppe volte. Mario e Claudio, Claudio e Mario, Mario, Claudio, Claudio, Mario... in certi paragrafi mi è sembrato davvero che la narrazione ne risultasse appesantita però, si sa, sono una lettrice pignola per cui...
Anche se... purtroppo mi sono imbattuta in parecchi errori che - mi auguro - siano stati corretti per la versione cartacea.
Si parla di post-it rosa.
"Vero(nica) gli ha trovati nella mia borsa"
 le sue labbra calda sul collo

godendosi un'esplosioni di sapori in contrasto

 dove si trovassero la maggior parte delle cose
 ....
Sono pignola, ok... però...

Nel merito della trama, devo dire che la loro storia è una specie di favola romantica nella quale si incontrano due diverse sensibilità, due uomini che erano in attesa del rispettivo principe azzurro nonostante i precedenti (di uno dei due... perchè di Claudio si conosce davvero poco circa il suo passato) e che viene tutto narrato come se fosse davvero tutto molto semplice. 

Mario ha tre figli: due gemelli maschi di dieci anni ed una bambina più piccola. Un matrimoni fallito alle spalle, un giornale da dirigere, una vita da far funzionare come padre e come uomo di successo. Non c'è spazio per l'amore perchè deve stare attento a non dare un'altra delusione ai ragazzi (ed anche a se stesso) dopo i precedenti con la loro madre e deve salvaguardare i delicati equilibri che ha costruito non senza fatica. E' un padre single, è un lavoratore, è un uomo attento a far funzionare tutto al meglio. Sul lavoro è anche un tantino freddo e distaccato.

Non lo è, però, con Claudio. E' uno stagista nel suo giornale e ben presto tra i due scoppia un'attrazione alla quale fanno fatica a resistere. 

Viene descritto tutto come molto semplice, soprattutto il fatto che i bambini accettino senza battere ciglio che il loro padre abbia accanto un uomo e non una donna. Lo ripeto, non ho alcun pregiudizio in merito a storie omosessuali, ma sarebbe davvero una favola se ragazzini così piccoli (ed uno anche un po' problematico) fossero davvero maturi al punto tale da accettare una nuova persona nella loro vita con tanta facilità e maturità. Mi auguro che anche nella vita possa essere così per quelle persone che vogliono rifarsi una vita pur avendo dei figli a carico ma non so se davvero è tutto così rose e fiori. Consideriamola una speranza, un augurio, un auspicio che possa realizzarsi davvero. 
E' descritto tutto come molto facile: sia l'arrivo di Claudio nella vita di quella famiglia che aveva raggiunto il suo equilibrio ma anche il discorso dell'accettare l'omosessualità che, come si vedrà andando avanti, non riguarda solo Mario e Claudio.

Migliore rispetto agli altri dello stesso genere che ho letto fino ad ora, è un storia un po' scontata che non mi ha fatto innamorare ma, se non altro, mi ha addolcito un paio di giornate con una favola rosa un pochino sdolcinata ma che può essere adatta per chi abbia voglia di sognare.

Ps: ho apprezzato la copertina. Spesso, in libri di questo genere, vengono usate immagini di uomini palestrati mezzi nudi in atteggiamenti stuzzicanti. Stavolta no - anche se Claudio, in particolare, con il fisico che si ritrova (almeno secondo l'idea che mi sono fatta dalla descrizione dell'autrice) non avrebbe nulla da invidiare a quei tipi super palestrati e tartarugati... invece no! La copertina è romantica, delicata... ho apprezzato la scelta.
***
L'amore che ho dentro
Serena Di Sciullo
Independently published
330 pagine
Kindle Unlimited

venerdì 24 maggio 2019

Alice nel paese delle meraviglie (L. Carrol) - Venerdì del libro

Ho letto il libro di Lewis Carrol Alice nel paese delle meravigle 153 anni dopo la sua prima stesura. Credo che, insieme a David Copperfield, sia uno dei classici più risalenti nel tempo che io abbia mai letto. Ho trovato un'edizione del 1991 che è decisamente più scorrevole del testo originale - a cui ho avuto modo di dare velocemente un'occhiata in un'edizione ancora più vecchia di quella che ho letto io, trovata in biblioteca - e l'ho usato come libro cuscinetto...
I libri cuscinetto, in casa mia, sono quelli che lascio di solito in bagno e che prendo tra le mani quando ho del tempo da passare in quel posto. Ce n'è sempre uno sulla mensola e in questo periodo è stato quello che narrava le vicende di Alice. E' un libro che si legge in fretta ma che io non ho letto in pochissimi giorni proprio perchè ammetto di non avergli dedicato moltissimo tempo e, soprattutto, continuità.

Su questa storia fantastica è stato scritto di tutto e di più per cui io mi limiterò a poche osservazioni.
Innanzitutto Carrol dimostra un'inventiva straordinaria, riuscendo a giocare abilmente con le parole e con le immagini in modo giocoso.
L'autore si è divertito così tanto - almeno credo - da decidere di dare un seguito alle avventure di Alice con Attraverso lo specchio.

Non credo che sia necessario raccontare la trama che accenno appena: la piccola Alice si trova, all'improvviso, in un mondo fantastico e vive avventure straordinarie. Incontra il Bianconiglio, un Topino molto speciale, si trova  a gustare un particolarissimo thè con il Cappellaio Matto e con la Lepre Marzolina ed i suoi amici che si spartono allegramente la merenda, con una Regina che minaccia di tagliare la testa a tutti, con una Lucertolina alla quale viene affidato un compito ignobile, con dei Porcellini d'India che vengono messi a tacere all'interno di un sacco. 

L'autore gioca con la fantasia e riuscendo ad osservare la realtà, per mezzo dei suoi personaggi, con quell'innocenza e quel candore che sono propri dei bambini. 

Alice è una bambina curiosa, come i bambini di oggi - purtroppo - spesso non riescono ad essere. Pone un sacco di domande anche quando capisce  che sarebbe meglio tacere, scruta la realtà che la circonda (o, per lo meno, quella che lei considera essere tale) con immensa meraviglia.
Carrol propone un lungo viaggio con la fantasia che incuriosisce e diverte e fa anche pensare.

Ad esempio mi preme sottolineare un aspetto in merito alla figura della Regina. Al cospetto di Alice e del lettore compare una Regina che tiranneggia tutti (a parole) e che minaccia di tagliare teste a destra e a manca. E' lei che comanda, pensa il lettore, salvo poi imbattersi in un Re che la lascia palesemente fare ma poi, dopo che lei ha condannato a morte tutti, si volta verso il gruppetto degli sfortunati personaggi e sussurra loro "...siete perdonati". Un po' come dire, lasciatela parlare e minacciare, tanto alla fine chi decide sono io.
Significativo, no?

Indubbiamente le trasposizioni cinematografiche - a partire da quella della Disney fino ad arrivare alla versione diretta da Tim Burton - mi hanno influenzata un po' nel tentativo di immaginare i personaggi. Come non dare al cappellaio matto il volto di Johnny Depp? Di solito evito di guardare i film tratti dai libri prima di averli letti ma in questo caso è stato inevitabile visto che sono praticamente cresciuta con le immagini della Disney.
A parte questo dettaglio, mi ha fatto piacere tornare bambina per qualche ora così come sono contenta di aver recuperato una lettura che - lo ammetto - mi mancava.

Con questo libro partecipo alla challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro di autore morto e sono in tempo per segnalare le avventure di Alice per il Venerdì del libro di oggi.
***
Alice nel paese delle meraviglie
Lewis Carrol
Casa editrice Sei
166 pagine
prezzo di copertina L. 12.000 (ovviamente intendo l'edizione che ho letto io. In commercio ci sono tantissime edizioni delle avventure di Alice di diversi prezzi e formati)

giovedì 23 maggio 2019

Eleanor & Park. Per una volta nella vita (R. Rowell)

Ero completamente fuori strada quando ho iniziato a leggere la storia di Eleanor & Park nel libro Per una volta nella vita.
Eh sì, perchè ho letto il retro copertina dove ho trovato scritto: 2... tu sei un vampiro e io no. 
Ecco, un'altra lettura con i vampiri che, sicuramente, non sarà nelle mie corde. Questo ho pensato. Non sono andata a leggere la sinossi, ne' recensioni... niente. Era un libro utile per una challenge a cui sto partecipando e tanto mi è bastato per iniziare la lettura.
Una pagina, dieci pagine, venti pagine, trenta pagine... di vampiri nemmeno l'ombra e la storia non c'azzeccava niente con i vampiri (come la copertina, d'altronde).... poi ho capito!

Quella di Eleanor & Park è una storia difficile.
Sono due adolescenti che si avvicinano l'uno all'altra con circospezione. 
Sono entrambi strani
Così li definiscono i compagni di classe. 
Ma qual è il parametro secondo il quale la società decide chi è strano e chi non lo è?
Basta un certo taglio di capelli per esserlo? 
Basta essere un ragazzo e non amare il football? 
O basta amare un certo tipo di musica?
Lei è arrivata da poco, ha una scompigliata chioma rossa che non la fa passare inosservata così come non la fanno passare inosservata la sua mole ed il suo modo di vestire.
Lui ha i tratti asiatici della madre e cerca sempre di starsene a posto suo, in silenzio, in compagnia della sua musica e dei suoi fumetti. 

I due ragazzi si avvicinano l'uno all'altra senza rendersene quasi conto ma tanto da diventare l'uno l'ossigeno dell'altra.

E' una storia difficile in particolare perchè è difficile la vita di lei, Eleanor. 
Non sono tanto i bulli che la prendono costantemente di mira a lasciare i segni più profondi.
A quello si è abituata e lascia correre. 
Le ferite più profonde arrivano da una situazione familiare che non sembra affatto volersi appianare. Sua madre vive, assieme ai suoi fratelli, a casa del nuovo marito che, tempo prima, l'ha cacciata di casa. Eleanor torna ma sa che lui la odia e che aspetta un passo farlo per fargliela pagare. Che sia l'affetto dimostrato da un ragazzo la goccia che possa far traboccare il vaso? O c'è dell'altro? 

Lei ha una personalità molto complessa. Fragile ed insicura, è allo stesso tempo forte ed orgogliosa (ne sono la prova le reazioni che ha agli atti di bullismo che subisce da ragazzi e ragazze a scuola). Non possiede molto, sa di vivere in una famiglia che non può avere più di tanto, ma questo non le impedisce di relazionarsi con gli altri con orgoglio e a testa alta.
Nei rapporti interpersonali non è molto brava... perchè la vita l'ha messa parecchie volte alla prova e - secondo il mio parare - non riesce ad essere indulgente nei confronti di nessuno, nemmeno di chi si avvicina a lei con buone intenzioni.

E' il personaggio senza dubbio più complesso.
Ma il personaggio che ho odiato con tutta me stessa è stata la madre di lei: una donna che subisce, quotidianamente, le vessazioni di un marito perennemente ubriaco. Un uomo che lei continuamente difende, con il quale è tollerante ... perchè è mio marito! Inaccettabile.

Lui, alla fine, è un personaggio che si fa odiare in modo automatico fin dall'inizio, anche quando non fa niente... ma la mamma di Eleanor mi ha irritata in modo viscerale, più di quanto non abbia fatto lui!

Quel terrore nel quale costantemente sono costretti a vivere i ragazzi in casa è inaccettabile. L'ho odiata ogni volta che ha chiuso la porta rassicurando che andava tutto bene e ritirandosi in cucina con il viso pieno di lividi. L'ho odiata ogni volta in cui ha chiesto ai suoi figli di fare piano per non disturbare quell'uomo che dovrebbe essere il loro papà.
L'ho odiata ogni volta che ha fatto finta di non vedere il disagio di una figlia, diventata oramai una giovane donna, perennemente chiusa in camera e sempre a disagio in presenza di lui.

Emergono tante problematiche - l'integrazione in un nuovo gruppo, il bullismo, il sentimento tra due adolescenti (che è la cosa più bella di tutto il libro... emozionanti le descrizioni dei loro avvicinamenti, del loro sfiorarsi, della loro reciproca accettazioni, ognuno con i propri difetti ed il propri limiti) ma anche la violenza tra le mura domestiche, l'abbandono della famiglia da parte di uno dei due genitori, l'alcolismo. Un mix di elementi che rende la storia importante, più di quanto non possa essere una semplice storia tra adolescenti.

Lui è un ragazzo speciale. Mi sento di dire solo questo. 
Finale con qualche sorpresa.

E' un bel libro. Sono contenta di averlo letto e sono contenta che i vampiri fossero usati in senso figurato, senza avere nulla a che fare con la trama.
***
Eleanor&Park. Per una volta nella vita
Rainbow Rowell
Piemme Editore
348 pagine
12.00 euro