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martedì 14 maggio 2024

Un luogo chiamato libertà (K. Follett)

Era da un po' che non leggevo Follett e la prima, primissima cosa che mi viene da dire in merito a questo libro è che non mi aspettavo di trovare passaggi piuttosto infuocati dal punto di vista erotico. Niente di esagerato, sia chiaro, ma proprio non mi aspettavo certe descrizioni che l'autore offre in un contesto in cui, comunque, stanno più che bene.

Inghilterra, XVIII secolo. Quando un improvviso ed inaspettato dissesto finanziario minaccia una potente famiglia di proprietari terrieri, pur di far fronte a questo momento di difficoltà i Jamisson sono disposti a
tutto.
Anche ad ingannare.
Anche ad uccidere, se necessario.

Si contendono il possesso e lo sfruttamento di diverse miniere scozzesi, unica via d'uscita dalla situazione incresciosa in cui si trovano. Sono gli uomini che decidono il da farsi, è impensabile che ci sia una donna a prendere decisioni, a fare scelte, ad alzare o abbattere muri. Eppure, sono le figure femminili, secondo il mio parere, le più forti.

Lo è la figura di Lizzie, giovane aristocratica che crede fermamente negli ideali della libertà, del rispetto, della dignità. 

Lo è la signora Jamisson, personaggio secondario nell'ambito dell'intero racconto ma con un ruolo determinante che emergerà solo negli ultimi capitoli ma che ne trasmette tutta la forza e la capacità di tirare le fila di situazioni apparentemente lasciate in mano agli uomini.

Lizzie entrerà a far parte della famiglia Jamisson ma alla base del suo matrimonio ci sarà l'inganno. Un inganno che si troverà a subire consapevolmente, viste le circostanze, ma che non le impedirà di lottare per l'affermazione di ciò in cui crede: la libertà. Libertà di amare, prima di tutto, ma anche libertà di scegliere, libertà di non subire le scelte altrui.

Il personaggio maschile forte, il protagonista - McAsh - è, invece, un minatore del quale credo di essermi un tantino innamorata, in senso letterario intendo. Non ci sta a fare la vita che altri hanno scelto per lui, non ci sta a subire, a vivere da schiavo, ad essere considerato proprietà altrui. Farà di tutto per rivendicare il suo diritto - e non solo suo - di vivere libero in un ambiente e in una società in cui appare prematuro parlare di questo... parlare di libertà! 

Il passaggio che mi è rimasto scolpito nella mente - giusto per rendere l'idea - è quello in cui gli aristocratici parlano dei minatori dicendo che "...non soffrono come noi, non sentono il dolore allo stesso modo in cui lo sentiamo noi". Frase pronunciata davanti alla morte di una ragazza a seguito di un crollo in una miniera e riferita a suo fratello. Una frase che rende perfettamente l'idea di come venissero considerate le vite dei minatori, all'epoca. Degli schiavi... Inimmaginabile per me. Ma comune all'epoca, quando uomini e donne venivano venduti alla stregua di animali e, spesso, trattati pure peggio.

Un'altra storia, questa, che mi ha ricordato quanto io sia fortunata ad essere nata nell'epoca in cui sono nata e nel posto in cui sono nata.

Follett traccia i contorni di un'epoca fatta di grandi cambiamenti, di nuove scoperte e di tanta voglia di liberà da più fronti: ho molto apprezzato i riferimenti storici e le descrizioni degli ambienti, precise e meticolose, così come la struttura complessiva del romanzo.

Finale che mi auguravo.
Lettura corposa ma scorrevole con tanti personaggi che richiedono, ognuno, la dovuta attenzione.
***
Un luogo chiamato libertà
Ken Follett
Mondadori Editore
pag. 464
Euro 7.75 copertina flessibile

giovedì 2 maggio 2024

Una capra sul tetto (A. Fleming)

So bene che un libro consigliato dai 10 anni di età potrebbe essere poco nelle corde di un lettore adulto ma posso garantire di aver letto libri per ragazzi scritti in punta di penna, appassionanti, coinvolgenti e capaci di coinvolgere anche me, che giovane lettrice non lo sono più da un po'.


 

Purtroppo non è il caso di questo libro che mi ha lasciata un po' perplessa... 

Dei tanti personaggi che entrano in scena ho fatto fatica a capire, fino alla fine, cosa ci stessero a fare in quella storia (tranne qualcuno).

Un racconto corale, con tante esistenze che si incontrano e legate dalla presenza di una misteriosa capra sul tetto che - così dicono - porta sette anni di fortuna a chi la vede. 

Ecco, dunque, che quando Kid (bizzarra scelta anche questa per identificare una ragazzina... che di fatto sembra non averlo, un nome), si trasferisce a NewYork con i genitori per prendersi cura dell'appartamento di un ricco parente viene a conoscenza dell'esistenza di questa misteriosa capra sul tetto. Assieme a Kid il lettore incontra questi personaggi che trasmettono qualche cosa di sè: le paure di Will, la disabilità e il coraggi del signor Jonathan, lo skater Joff cieco ma impavido... 

Sono tutti personaggi che mettono sul piatto le proprie fragilità ma anche le proprie potenzialità che spesso vanno oltre le apparenze.

Io non ho proprio capito il senso della storia. Lo ammetto. E in alcuni punti ho proprio pensato che il racconto fosse confuso, come se parole e personaggi si rincorressero verso una direzione che non riuscivo a capire quale fosse.

Non riesco nemmeno a dire più di tanto, sono onesta.

Non è una storia che suggerirei a giovani lettori, soprattuto se si avvicinano con titubanza alla lettura: credo che sia molto alto il rischio che si perdano nelle more del racconto ma anche che perdano la voglia di prendere qualche altro libro tra le mani.

Probabilmente, come dico sempre, è un mio limite, un problema mio... però a lettura finita non so dare un
senso a quel che ho letto e non è un gran bel segno.

***
Una capra sul tetto
Anne Fleming
Mondadori editore
159 pagine
16.00 euro copertina rigida, 4.99 Kindle

sabato 17 giugno 2023

La figlia degli abissi (R. Riordan)

Per gli amanti del mare, per gli amanti dell'avventura fantastica, per gli amanti di figure femminili forti, per gli amanti di storie classiche che ispirano altre storie.

 

Quanto narrato da Rick Riordan ne La figlia degli abissi è tutto questo ma... con un tocco di modernità (parecchi sono i riferimenti a situazioni piuttosto attuali) e descrizioni che fanno davvero venir voglia di scendere nel profondo degli abissi. Sembra di vedere quei colori, di sentire quei suoni ovattati, di incontrare quei bestioni marini di cui si parla. Riordan non si smentisce: per chi conosce già l'autore non è una novità trovare avventure mirabolanti e coinvolgenti, colpi di scena, scontri tra il bene e il male... 

Questa volta il personaggio di punta è femminile, Ana Dakkar, una ragazzina adolescente che si trova a fare i conti con una responsabilità più grande di lei e che, soprattutto, si trova in guerra senza nemmeno essersi resa conto del perché. 

Frequenta il primo anno alla Harding-Pencroft Academy e, orfana di padre e di madre, ha accanto suo fratello Dev anch'egli impegnato nella sua stessa scuola. Nel momento in cui una scuola rivale attacca la Harding-Pencroft si innesca un meccanismo piuttosto pericoloso che porterà anche a galla delle verità che le erano sconosciute. 

Ana è una ragazzina coraggiosa. Non si rende del tutto conto di cosa stia facendo, della situazione che si trova realmente ad affrontare e quale sia il suo ruolo in tutto questo ma sarà costretta a crescere in fretta ed a fare i conti con un nemico che mai avrebbe immaginato potesse avere quelle fattezze e rispondere a quel nome. 

Prima di arrivare allo scontro finale, però, con successivo epilogo della storia, Ana dovrà fare i conti con un passato che fino a quel momento non gli era stato mai svelato e che ora appare davanti ai suoi occhi con una buona dose di meraviglia.

La storia si intreccia con quella nota ai lettori che hanno amato le avventure del Capitano Nemo e del Nautilus: una storia che viene richiamata spesso e che diventa molto più di una storia stampata su un libro.

Una delle cose che mi ha maggiormente stupita (ed anche divertita a dire il vero) è stato il continuo riferimento al ciclo mestruale della ragazza, agli assorbenti e così via discorrendo. Sulle prime ho pensato che fosse un dettaglio importante ai fini della storia, che quei riferimenti avrebbero portato da qualche parte ma... non mi pare che sia stato così per cui la mia meraviglia resta.

Sono poi rimasta un po' perplessa in relazione alla reazione che ha Ana quando la scuola viene distrutta e si contano le vittime, suo fratello compreso. La sua reazione, piuttosto fredda e misurata, non mi è sembmrata affatto adattqa ad una ragazzina della sua età... ma si tratta di un dettaglio.

Per il resto, avventura che cattura, lotta tra il bene e il male che solo apparentemente - almeno secondo me - sembra conclusa per via di un finale che potrebbe lasciare spazio ad un prosieguo. 

Cosa che Riordan sa fare bene: dare vita a delle serie che poi spopolano soprattutto tra i giovani lettori (Percy Jackson docet!) ma non solo.
***
La figlia degli abissi
Rick Riordan
Mondadori editore
381 pagine
18.00 euro copertina rigida, 13.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle, audiolibro

lunedì 5 giugno 2023

So che un giorno tornerai (L. Bianchini)

Bianchini sa come coccolare i suoi lettori e lo fa con storie che potrebbero essere quelle di ognuno di noi, narrate con delicatezza e al tempo stesso con intensità.

Lo ha fatto in precedenza - una storia su tutte quella di Io che amo solo te - e lo fa anche con la storia di Emma. O meglio, lo fa con la storia di una famiglia - perché io questo ho letto tra le righe - che affronta la vita a testa alta, mettendo sempre al primo posto l'amore che lega i vari membri, qualunque cosa accada.

Siamo a Trieste, negli anni Sessanta.

La storia richiamo un po' dei cliché  nei quali ci si imbatte spesso: un amore giovanile, la passione che travolge i due innamorati ed una realtà troppo grande da affrontare in un modo o nell'altro. Nasce una bambina, Emma, e sarà la gioia della sua famiglia. Con un ma...

Emma sarà la gioia della sua famiglia ma non di suo padre che era sposato con una donna che non era la sua mamma e che l'avrebbe riconosciuta solo se fosse stato maschio. 

E sarà la gioia della sua famiglia ma non del tutto di sua madre che, con una bambina da accudire e crescere quando ancora non era pronta per farlo, preferisce lasciarla alla cura dei suoi genitori e dei suoi fratelli per trovare altrove la sua strada.

Emma non cresce sola, assolutamente. Ha un nonno ed una nonna che la adorano, degli zii che stravedono per lei ma non ha una mamma ed un papà. Anzi, le è stato detto che se fosse nata maschio questo stato di cose sarebbe cambiato per cui cerca di fare di tutto per diventarlo, anche a costo di chiedere un miracolo a Gesù.

Il tempo passa in fretta ed ognuno percorre la propria strada. Emma è una ragazzina che avverte una mancanza nella sua vita ma ha anche imparato a far fronte con gli strumenti che possiede a tale mancanza. Quando il cerchio della vita sembra stringersi, le persone riavvicinarsi, ognuno reagirà a modo suo.

Bianchini indaga con delicatezza negli animi dei protagonisti, mostra la forza ed il coraggio di alcuni di loro ma anche la fragilità e la superficialità di altri. E' un romanzo carico d'amore ma non è un romance. No, chi si aspetta scene spinte e sdolcinatezze di vario genere dovrà cercare altrove. Bianchini è equilibrato anche in questo: nell'offrire grandi storie d'amore senza scadere nel ridicolo.

La famiglia, gli amori che fanno giri immensi e poi provano a ritornare, vite che si agganciano tra loro, che si perdono, tornano a cercarsi e a sfiorarsi con l'intensità di sempre ma anche amori che sanno aspettare, che restano nell'ombra, che sanno rispettare la persona amata fino a rischiare di perderla... E la forza di quella ragazzina che prende a morsi la vita con quello spirito ribelle che la vita stessa gli ha tagliato addosso....

Un romanzo piacevole. Una storia che potrebbe essere narrata da ciascuno di noi anche se con toni più o meno intensi.
***
So che un giorno tornerai
Luca Bianchini
Mondadori editore
264 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

domenica 4 giugno 2023

La vita di chi resta (M. B. Bianchi)

In questi giorni per causa di forza maggiore mi sono procurata diversi libri da ascoltare. La vita di chi resta è uno dei più belli. Credo di non sbagliare nell'affermare ciò.

 Premetto che la voce di Lino Guanciale è perfetta per leggere un libro di questo tipo e lui, al di là della voce, molto bravo nel dare intensità ad una storia che è già intensa di suo ma che con una lettura poco sentita avrebbe sicuramente perso di appeal. O forse - azzardo una considerazione che a qualcuno potrebbe non piacere - è stata proprio questa voce a dare ancora più appeal alla storia. Non so. Fatto sta che l'ho ascoltato con piacere e mi ha toccata.

L'autore racconta una dolorosa vicenda personale, un frammento di vita vissuta che lo ha toccato nel profondo: il suicidio di una persona a lui cara, di colui che per sette anni è stato il suo compagno di vita. Colui che ha deciso di tornare nella casa in cui hanno vissuto insieme per scrivere la parola fine alla sua esistenza.

E lui, la voce narrante, è colui che resta. Il sopravvissuto. Colui che sopravvive ad una tragedia di tale portata, ad una perdita così improvvisa, inaspettata, dolorosa. Colui che si interroga a lungo su cosa avrebbe potuto fare, cosa non è riuscito a capire, in che modo avrebbe potuto evitare... interrogativi, questi, che lo accomunano a tutti coloro che sopravvivono a tragedie del genere: al suicidio di una moglie, un marito, un compagno, un genitore, un figlio, un amico...

Il racconto è in prima persona: sono frammenti di vita, ricordi, attimi che riaffiorano alla mente e si mescolano all'oggi, alle immagini di quell'uomo trovato cadavere in casa, a tutto ciò che ha portato via con sé.

Parlare di suicidio non è facile così come non è facile leggerne.

Io posso dire che, da lettrice, è stato doloroso correre sul filo di quei ricordi e cercare di immaginare anche solo lontanamente cosa voglia dire trovarsi a sopravvivere. Da lettrice dico anche che il rischio di un racconto di questo tipo era quello di cercare di impietosire, di passare da vittima pur non essendo tale.

Invece no.

Il racconto (che peraltro arriva a parecchi anni di distanza da quando si è consumata la vicenda) è reso con intensità e delicatezza tanto da toccare l'anima senza, per questo, alimentare alcun senso di pietà da parte del lettore. Partecipazione, coinvolgimento, questo sì. 

Tanti gli spunti di riflessione a partire da quanto sia sottovalutata la figura di chi sopravvive, ciò che gli capita nel momento in cui da persona normale diventa - per scelta altrui - sopravvissuta.

Ho ascoltato questo libro, è vero, però sento la necessità di andare a trovare alcuni passaggi che mi sono particolarmente piaciuti, che mi hanno toccata e che farò di certo fatica a ritrovare da un audio... mi procurerò anche il cartaceo...
***
La vita di chi resta
Matteo B. Bianchi
Mondadori editore
pag. 252
18.50 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

domenica 29 gennaio 2023

Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe (G. Hendrix)

 

Le casalinghe non hanno bisogno di guide per fare nulla. 

Sanno il fatto loro, anche se apparentemente non sembrerebbe. Ormai ne sono certa. Tanto più dopo aver letto il libro di Hedrix che non avrei mai immaginato mi tenesse attaccata alle pagine come in effetti ha fatto. E non minacciate i loro figli. Mai.

Io non amo i vampiri - Dracula è una delle poche eccezioni ma parliamo di un classico d'altri tempi - ma questo libro, consigliatomi da un'amica lettrice, mi ha incuriosita e quando l'ho visto disponibile in biblioteca (non l'avrei mai detto!) ho pensato che fosse un segnale chiaro: era arrivato il momento di dedicarmi ad una lettura così.

Cosa mi aspettavo? Un romanzetto sciocco, di pura fantasia e nulla più.

Cosa ho trovato? Una storia di coraggio, di riscatto, di amore profondo, di amicizia. 

Non è un manuale, a differenza di ciò che il titolo può far pensare.

Siamo negli anni '90: casette a schiera, rapporti di buon vicinato, famiglie affiatate, casalinghe consapevoli del loro ruolo accanto ai loro mariti, Club del libro. É questa l'unica trasgressione che si concede un gruppo di amiche, capitanate  da Patricia. O meglio, diventa trasgressione nel momento in cui si rende conto che le letture imposte in maniera del tutto personale sono una gran noia e che bisogna andare alla ricerca di qualche cosa di diverso. Titoli meno classici e capaci di portare un po' di sprint alle noiose giornate che si susseguono senza troppi scossoni.

Patricia vive il momento del Club del libro come una boccata d'aria da una vita fatta di un'anziana suocera da accudire in malattia, da un marito distratto e due figli che iniziano a dare qualche pensiero. Solo con le sue amiche, tutte impegnate a leggere lo stesso titolo, trova un momento di tregua.

Quando arriva un nuovo vicino, di gran fascino ma molto misterioso, si ha la sensazione che una delle storie narrate tra le pagine sia oramai fuori dalla loro porta. Anzi... bussa alla loro porta e chiede di entrare.

Ha inizio a questo punto la storia di morti e sparizioni sospette, dubbi, intuizioni, paura... tutto sembra portare in una certa direzione ma sarà Patricia, colei che sente più di tutte le altre la necessità di fare chiarezza su ciò che sta accadendo, a pagarne il conto più alto tanto da finire in un ospedale psichiatrico.

Ciò che crede di aver visto è solo nella sua mente? Lei è sicura che non sia così ma fa fatica ad essere credibile tanto più se la persona sulla quale cadono i suoi dubbi è sempre più popolare anche in seno alla sua stessa famiglia.

In un rincorrersi di normalità e di dubbio, Patricia si arrogherà il diritto di non essere solo una casalinga con i guanti e la spugnetta anche se questo vorrà dire rischiare la propria vita, soprattutto se c'è da difendere quella dei propri figli.

In questo libro si parla di vampiri, come il titolo fa pensare? Si, ma senza parlare direttamente di vampiri. Patricia è convinta di avere a che fare con un essere fuori dal tempo e dallo spazio, un mostro che non riesce a definire in altro modo... Sarà davvero così? E se fosse davvero così, cosa potrà inventarsi per annientarlo lei, una semplice, modesta casalinga?

Storia di fantasia, finale che subisce una forte accelerazione dopo una parte iniziale (fino ad oltre la metà) piuttosto tranquilla e che strappa anche un sorriso per le modalità con le quali viene risolta la faccenda... ma non mancano momenti di tensione e spargimenti di sangue.

Se lo consiglio? É stata una lettura che mi ha intrattenuta piacevolmente, consapevole di avere tra le mani un genere che non è propriamente nelle mie corde ma che, alla fine, mi ha piacevolmente sorpresa.
***
Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe

Grady Hendrix
Mondadori editore
456 pagine
21.00 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

sabato 17 dicembre 2022

E poi saremo salvi (A. Carati)

Dolorosa. La storia raccontata nel libro “E poi saremo salvi” è una storia dolorosa.

Il dolore di una ragazza, di una famiglia, di una terra martoriata dalla guerra che ha lasciato segni profondi in tutti coloro che sono sopravvissuti. È la guerra dei Balcani che ha riguardato tutte le popolazioni della ex Jugoslavia tra il 1990 e il 1995: storia recente, quella di cui si parla, che sembra aver toccato solo marginalmente le coscienze del resto dell’Europa.

Come se non le riguardasse. Come se fosse storia lontana.

Il popolo bosniaco, in particolare, è stato sterminato da un vero e proprio genocidio.

La storia raccontata da quello che è un potente esordio letterario di Alessandra Carati prende avvio in Bosnia e vede Aida, anni 6, vivere come una bambina come tante. Gioca, cresce, ama ed è amata dalla sua famiglia.

Poi, all’improvviso, la fuga. Tanto inaspettata quanto necessaria, per sopravvivere. Con la mano in quella della sua mamma, appesantita da un pancione da cui presto arriverà il suo fratelli Ibro, la bambina non comprende bene cosa stia accadendo e, soprattutto, perché. L’Italia è la meta di quella fuga, quella terra in cui si sarebbe raggiunta la salvezza e dove il padre di Aida è già, da tempo, per lavoro.

Come è già accaduto in un romanzo che ho letto di recente, però, mi sono interrogata su cosa voglia dire salvezza… se si possano definire salvi quanti restano dopo aver visto l’orrore di figli e fratelli strappati alle loro case, uomini torturati, uccisi, fatti a pezzi, donne violentate… questa è salvezza? Vivere con il ricordo di tanto orrore, è davvero salvezza? Me lo sono chiesta una volta ancora. Ed anche questo interrogativo è doloroso. Molto. Perché il solo fatto di porsi una domanda di questo genere fa male.

Aida cresce ma si sentirà per sempre senza un luogo: non ha più i luoghi della sua infanzia e quei luoghi nuovi in cui vive, in Italia, non li sente suoi.

Ora, in Italia, le si presenta una realtà nuova ma, pur avendo l’amore di chi le sta attorno, Aida sente di non avere radici. Sente che quel posto non è il suo. E crescendo si rende conto di non poter vivere per sempre con quel senso di gratitudine che accompagna chi viene accolto, aiutato, compreso, supportato. Gratitudine che le viene dal cuore, certo, ma che a lungo andare inizia a pesare.

Aida cresce, fa le sue scelte. E sono scelte che la portano ad allontanarsi dalla sua famiglia e da suo fratello che, a questo punto, si vede costretto a crescere da solo proprio in virtù delle scelte di lei. Nessuno gliene fa una colpa ma Aida avverte il peso delle conseguenze delle sue decisioni, ogni giorno di più.

Si apre una grossa parentesi su quell’integrazione che è difficile da attuare anche con le più buone intenzioni, i rapporti familiari che scricchiolano davanti a scelte poco in linea con quello che la tradizione vorrebbe.

Nella seconda parte del libro, quando Aida è oramai una giovane donna indipendente, si apre un capitolo nuovo, altrettanto doloroso: il fratello di Aida inizia ad avere dei problemi, inizia a vivere in un mondo tutto suo e affronta la realtà in modo diverso da sua sorella. Lei, la ragazza forte. Lui il ragazzo fragile, difficile.

L’amore di Aida per quel bambino di allora, giovane di oggi, basterà per aiutarlo? Basterà per accorciare le distanza che si sono create tra i due nel tempo?

Un romanzo importante, che arriva nel profondo di un lettore attento, pronto a fare i conti con una storia che parte da una terribile realtà e che lascia il segno.

Alla fine del libro troviamo Aida ormai donna. Un piccolo appunto in merito alle vicende che si susseguono: in alcuni passaggi ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa, qualche riferimento importante… compaiono personaggi e situazioni che vengono date per scontate ma dei cui sviluppi non so fa cenno. Avrei preferito maggiore perizia in questo, almeno nelle vicende più importanti come può essere un matrimonio.

A parte questa piccola parentesi, lettura che consiglio. Dolorosa ma necessaria.
***
E poi saremo salvi
Alessandra Carati
Mondadori editore
276 pagine
18.00 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

giovedì 13 ottobre 2022

Rabbia (C. Palahniuk)

Di libri strani per le mani me ne sono capitati parecchi, nel corso del tempo, ma con Rabbia, di Chuck  Palahniuk, pur sentendomi sballotta da una parte all’altra, ho sentito l’esigenza di non abbandonare la lettura per cercare di avere in mano tutti i pezzi necessari per cercare di fare chiarezza sulla figura del protagonista.

Premessa: è il primo libro che leggo di questo autore per cui non ne conoscevo lo stile tantomeno il genere proposto. Ricordo di aver avuto questo libro con uno scambio (mi era piaciuta la copertina) e di aver provato uno strano piacere nel tenere il volume tra le mani, dovuto probabilmente all’edizione (molto gradevole) ma anche al fatto che si capiva chiaramente che fosse stato già letto da altri, sfogliato, vissuto. Non so come mai ma questa idea di riuso del volume mi è subito piaciuta.

Ho iniziato a leggerlo senza prima cercare informazioni di sorta. Mi sono trovata a leggere pensieri di persone che, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che fare con Buster “Rant” Casey ed ognuno ha fornito il pezzetto di un puzzle che, però, a volte non combaciava del tutto con gli altri.
Sono memorie, perché Rant è morto, ricordi di tempi passati, testimonianze di chi lo ha amato, odiato, sopportato, disprezzato o ammirato in vita. Sono frammenti, però, che sono resi senza un particolare ordine cronologico come se si fossero messi insieme dei ricordi sparsi lasciando al lettore il compito di trovare l’ordine giusto per leggere in modo corretto quella particolarissima storia. Come tutti i ricordi, però, sembrano affiorare alla mente a tratti in modo nitido ma, a tratti, confuso, tanto che lo stesso ricordo ma fornito da due persone diverse non combacia del tutto.

Non è chiaro, dunque, dove arrivi la verità e dove, invece, la fantasia. 

Quello che mi è parso chiaro fin da subito è che il nostro protagonista sia stato decisamente particolare. La sola idea che trovasse eccitazione dal farsi mordere da insetti (il riferimento ad enormi ragni all’inizio mi ha disgustata ma poi… a fronte di tanto altro, mi è sembrata poca cosa) o che provasse piacere nel tenere comportamenti chiaramente pericolosi per se stesso e per la collettività mi ha fatto inquadrare quella esistenza come qualche cosa di leggendario e non del tutto terreno.
In alcuni passaggi ho avuto l’impressione di avere per le mani un libro distopico (ammesso che io riesca a comprenderne appieno i tratti, visto che non sono affatto un’esperta) per via di situazioni a dir poco fantascientifiche, davanti al decadimento di una società nella quale il divertimento massimo dei giovani dell’epoca – che non sono riuscita bene ad inquadrare – fosse quello di dare vita ad una sorta di autoscontro mortale per le vie di una città che sembra fantasma.

Sicuramente è una lettura particolare, che può piacere o non piacere. A me ha incuriosita un bel po’ e mi sono fatta un’idea di chi possa essere stato Buster “Rant” Casey grazie agli elementi che sono riuscita a raccogliere dalle testimonianze lette… devo anche dire, però, che molti racconti mi sono sembrati decisamente di troppo, inutili ai fini dell’identikit del protagonista ma necessari per tinteggiare con i colori giusti il contesto in cui è vissuto.

Particolare. Da leggere solo se si è disposti a lasciarsi spiazzare un po’…
***
Rabbia
Chuck Palahniuk
Mondadori Editore
350 pagine
16.00 euro copertina flessibile, 6.99 Kindle

sabato 10 settembre 2022

Tropico del Cancro (H. Miller)

 

Avevo in wish list questo libro da anni. 

Lo conoscevo di fama e mi ha sempre incuriosita parecchio ma mi sono imbattuta in recensioni talmente negative che quando, all'inizio dell'anno, iniziai a leggerlo smisi dopo poche pagine perché la sensazione che quelle recensioni negative fossero fondate mi ha dato il colpo di grazia. Dopo poche pagine lette a fatica l'ho restituito in biblioteca dove l'avevo preso in prestito e mi ero rassegnata a non riprenderlo più in mano (anche se lo avevo inserito in una challenge di lettura che sto seguendo, tra i libri vintage da smaltire). 

Poi, sulla scia di un'altra challenge che chiedeva di leggere un libro con delle recensioni negative, mi è tornato in mente e l'ho ripreso per la seconda volta tra le mani, riprendendo la lettura dall'inizio.

Una premessa è d'obbligo: si tratta di un libro scritto nel 1935 per cui l'impatto che ebbe all'epoca non può essere lo stesso che ha in un lettore di oggi. 

Miller si racconta, lo fa in prima persona in una biografia romanzata che, però, a mio parere è piuttosto confusa, sconclusionata. Ho avuto l'impressione che fossero stati inseriti racconti a casaccio, senza un ordine (o per lo meno io non sono riuscita a capirlo) con tanti personaggi collaterali che compaiono e scompaiono e con una Parigi invasa da un gran numero di artisti squattrinati che fanno da cornice alla situazione - squattrinata pure quella - del protagonista.

Alla mancanza di un ordine narrativo vero e proprio non posso non aggiungere la ruvidità del racconto: è un racconto senza filtri, con un flusso di pensieri che oserei dire grezzo, volgare a tratti, pesante, ruvido... Non so se mi sono spiegata. Non c'è nessuna voglia di ricercatezza narrativa, nessun ordine ne' per quanto riguarda le vicende che si rincorrono ne' per l'uso dei termini che sembra dettato dalla foga del momento, senza nessuna cura narrativa.

Una caratteristica, quest'ultima, che rende il racconto molto vicino alla vita reale di quei tempi, quando si incontravano per strada accattoni di ogni categoria, quando le prostitute erano merce comune, quando l'olezzo dei vicoli e dei miasmi fisici era un dato di fatto quotidiano in quella Parigi che viene descritta come ricca di artisti perdigiorno e autentici furfanti. Ovviamente è un punto di vista che viene scelto accuratamente dall'autore che non fa mai cenno alla Parigi bene, all'altra Parigi che, pure, era reale. Miller sceglie di descrivere la strada, la vita di strada (intesa non solo in relazione alla presenza di prostitute) e alle difficoltà che, più o meno accentuate, essa mette sul cammino di coloro che la popolano. 

I dialoghi sono ruvidi, irrispettosi nella maggior parte di qualsiasi etichetta, proprio come la strada impone. 

Quello che mi ha positivamente colpita - ed ho fatto fatica ad arrivare a realizzare ciò perché ho proprio fatto fatica ad arrivare alla fine del libro - è la sensazione che Miller, nonostante il suo vivere da vagabondo, tra la sporcizia, elemosinando un pasto e allontanandosi anche dalla scrittura ad un certo punto, è un uomo felice. Non sembra nemmeno rendersene conto ma il protagonista gode appieno la propria vita, ne assapora ogni attimo pur con tutti i suoi eccessi e tutte le sue bassezze. 

La scena finale - che non svelo per non spoilerare - sembra riportare pace in un'esistenza in cui tutto c'è stato tranne che pace. Una sorta di accettazione di ciò che è stato, di ciò che è, e ciò che sarà come se il protagonista fosse un osservatore esterno con gli occhi puntati su un'esistenza che non è sua.

Non sono per niente stimolata a leggere Tropico del Capricorno, posso dirlo? Ho fatto fatica a mettere ordine nei miei pensieri ogni volta che aprivo questo libro e sento di avere bisogno di una storia più ordinata, non necessariamente più serena e tranquilla ma, se non altro, meno caotica.  Per il momento basta così... e non posso dare torto a quelle recensioni da una stellina che tanto mi avevano colpita. Ad onor del vero va detto che ho letto anche recensioni entusiastiche. Io, purtroppo, non sono di questo avviso.
***
Tropico del Cancro
Henry Miller
Mondadori (l'edizione che ho letto è quella in foto)
396 pagine
9.50 euro copertina flessibile, 6.99 Kindle

giovedì 8 settembre 2022

Loveless (A. Oseman)

Iniziamo col dire che il titolo è fuorviante perché tutto si può dire tranne che in questa storia manchi l'amore. Almeno secondo me, l'amore si legge in ogni riga anche se espresso in maniera diversa da ciò che si può pensare. Non è forse amore la passione che si ha per il teatro? Non è una forma d'amore l'affetto che si prova per un amico? E quello per se stessi cos'è, se non amore? Titolare una storia di questo tipo "senza amore" secondo me è fuorviante rispetto al messaggio che si vuole lanciare.

Ma il titolo è l'ultimo dei problemi, secondo me.

Sarò sicuramente impopolare ma questa lettura non mi è proprio piaciuta. Il problema non sono gli argomenti di cui si parla - la protagonista è un'adolescente che è alla ricerca della sua identità sessuale, si parla di una infinitià di identità sessuali differenti, anche con acronimi che per me erano sconosciuti - quanto le modalità con cui lo si fa. Secondo il mio parere è l'intera storia che non funziona. O meglio, trovo che sia proposta per catturare le attenzioni di giovani lettori e lettrici ripetendo ad oltranza gli stessi concetti fino a noia. 

Prima di scendere nel merito, la trama in pillole. Georgia è una matricola dell'università ed ha un concreta difficoltà ad essere attratta da qualcuno, il genere non importa. Vorrebbe tanto avere una storia d'amore, essere coccolata, amata, corteggiata ma non ce la fa proprio a lasciarsi andare e l'idea di stare con qualcuno, soprattutto dal punto di vista fisico, la infastidisce. Si sente diversa dagli altri, dai suoi coetanei e dalle sue coetanee che, invece, hanno atteggiamenti ben diversi dai suoi.

Pip e Jason sono i suoi migliori amici con i quali va d'accordo da sempre. Quando la ragazza si troverà a condividere la stanza con l'esuberante Rooney e quando deciderà di farsi aiutare da lei a superare il blocco emotivo del quale crede di essere vittima, gli ingranaggi inizieranno a scricchiolare per una serie di motivi. 

L'autrice propone una riflessione sulla sessualità intesa a 360° ma lo fa, secondo me, in modo ossessivo. 

Parole come sesso, sessualità, sessuale, asessuale si ripetono per oltre 180 volte in tutto il libro: praticamente ogni due pagine si parla di sesso. La parola bacio si ripete 40 volte. La parola fanfiction (che non c'entra con il discorso sulla sessualità ma che a me è risultato disturbante) viene citata più di trenta volte e alla fine mi è venuto da dire: ok, ho capito che la protagonista legge questa roba ma basta!!!!

Ho trovato la storia ripetitiva, ridondante e una trama che mi è sembrata forzatamente strutturata per piacere ai lettori più giovani facendo leva sulla loro immaturità - non me ne voglia nessun adolescente - sul fronte della consapevolezza sessuale. Secondo me ne escono ancora più confusi!!!

Uni al posto di università, poi, non si può sentire!!! Non è una lettura nelle mie corde, mi spiace. Ho approfondito termini come aromantico o asessuale anche se più che di un approfondimento ho avuto la sensazione che si trattasse del ripetere fino a noi le stesse cose... ho apprezzato il valore che viene dato all'amicizia anche se non ho condiviso alcune reazioni da parte di chi si professa amico in determinati momenti ma devo ammettere che non vedevo l'ora che finisse.

Mi spiace. Non mi è piaciuto e non ho intenzione di leggere altro di questa autrice.

Tu sei antica - direte voi.

Bhè, la carta d'identità parla chiaro ma sono anche una lettrice che legge di tutto e che ha maturato un certo spirito critico che magari i lettori più giovani non hanno però a mia figlia, che di anni ne ha 17, un libro così non credo che lo consiglierei...
***
Loveless
(Alice Oseman)
Mondadori editore
384 pagine
19.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

venerdì 26 agosto 2022

Creature luminose (S. Van Pelt)

Il titolo è particolare ma non originale, a quanto pare, visto che esiste un altro libro dal titolo identico ma dalla trama decisamente diversa.

Creature luminose, questo Creature luminose, offre al lettore la storia di una particolare amicizia, quella tra la settantenne Tova, che lavora come donna delle pulizie in un acquario, e Marcellus, un polpo gigante del Pacifico che in quell’acquario sta vivendo il suo ultimo periodo di vita dopo essere stato “salvato”… ma su questo potremmo discutere a lungo.

Marcellus è intelligentissimo, attento, capace non solo di comprendere gli umani ma di rendersi utile affinché quegli stessi umani – Tova in particolare, la sua amica – aprano gli occhi rispetto a situazioni chiare e limpide ai suoi occhi ma non ai loro.

E’ un grande osservatore e, nel silenzio della sua esistenza, dimostra di essere capace di influenzare - ovviamente in modo discreto - quella altrui. Se ne rende conto Tova che con lui si sente libera di parlare, di confidarsi, certa di essere ascoltata forse dall’unico essere vivente disposto a farlo. Perché se è vero che frequenta un manipolo di amiche pronte a tutto per lei, è pur vero che è una persona sola e che con loro non si sente libera di aprirsi come fa, invece, con lui. Di tutto ciò è perfettamente consapevole tanto da fare scelte che poggiano le loro basi proprio su tale consapevolezza.

Tova è un personaggio molto intenso: una donna anziana che non si è mai rassegnata alla perdita del suo unico figlio, la cui scomparsa è stata tacitata come ipotetico suicidio a cui lei non crede e non crederà mai. Il corpo di quel ragazzo non è mai stato trovato e la sua speranza di avere una risposta su quanto accaduto motiva le sue giornate.

Un personaggio che ho amato per un sacco di motivi, Tova. Per la sua fragilità ma anche per la sua forza, per la sua consapevolezza e il suo coraggio. Un personaggio descritto alla perfezione, capace di emozionare, di arrivare dritto al cuore con il suo modo di fare e con il suo modo di essere. Quel suo porsi con delicatezza anche nei momenti più duri del racconto, anche quando si trova a fare delle scelte difficili, quel suo esserci sempre ma in punta di piedi: questo è ciò che mi ha più colpita di Tova, personaggio che ho visto come una donna che sa di avere poco tempo a sua disposizione ma non per questo rinuncia a cercare le risposte che sente di dovere a se stessa e non solo.

Poi c’è lui, Marcellus. Le sue incursioni tra le pagine si fanno attendere con una certa ansia così come le sue fughe dalla vasca in cui vive mettono addosso una certa ansia soprattutto alla luce della sua, di consapevolezza, di avere sempre meno tempo a disposizione e che il suo tempo sta per scadere. Questo non gli impedisce, però, di fare ciò che ritiene giusto. Fosse anche l’ultima cosa da fare nella sua breve esistenza.

In questo rapporto a due arriva a scompigliare le carte un giovane che si capisce ben presto che ruolo possa avere nella storia. O meglio… sulle prime mi sono chiesta ce c’entrasse lui in questo contesto ma piano piano è stato chiaro che ruolo potesse avere nella storia e nella vita di Tova.

Finale un tantino prevedibile ma tutto sommato giusto, racconto tenero e capace di trasmettere emozioni. Fino all’ultima pagina.

Bel libro. Letto con piacere. L'ho preso in ebook convinta che l'avrei letto in spiaggia, magari facendo la mia quotidiana camminata in acqua (bassa) ma che alla fine ho letto quasi tutto a casa per causa di forza maggiore. Vabbè!

Lettura che consiglio: una carezza leggera e una piacevole emozione.
***
Creature luminose
Shelby Van Pelt
Mondadori editore
pag. 396
22.00 euro copertina flessibile, 11.99 Kindle

martedì 21 giugno 2022

L'equazione del cuore (M. De Giovanni)

Si può sempre rimediare ad un errore? 

Quando questo errore è fatto di anni di distanze, di scarso interesse per l'altro, di lontananza del cuore oltre che fisica? Se è fatto della convinzione di bastare a se stessi senza tener conto di nient'altro?

Si può rimediare? Non sempre. Perché il tempo a disposizione non è infinito e può capitare che sopraggiunga qualche cosa che strappi via la persona rispetto alla quale tale errore è stato commesso.

Massimo è un uomo razionale. Non si lascia andare ai sentimenti, non reagisce mai d'impulso, è abituato a fare i suoi calcoli affinché tutto quadri. E per lui, quadra tutto quando può vivere nella sua solita routine, lontano dal resto del mondo, immerso nella sua solitudine. 

Quando in un terribile incidente stradale muoiono sua figlia Cristina (che aveva scelto di vivere la sua vita altrove e con la quale l'uomo intratteneva brevi colloqui telefonici) e suo marito, nel quale il piccolo Checco di nove anni resta gravemente ferito tanto da finire in coma, Massimo viene strappato alla sua quotidianità.

Si meraviglia di non riuscire a provare e a manifestare quel dolore che dovrebbe, Massimo. Si rende anche conto di non essere stato il padre che avrebbe dovuto e di avere a che fare con una donna, la sua defunta figlia, che non conosceva affatto. E quel bambino? Quel ragazzino che ogni volta che lo andava a trovare lo guardava con ammirazione e raccontava di lui come di un eroe? Si rende conto di non averlo mai baciato o abbracciato, non avergli mai manifestato il suo affetto. E di aver sbagliato.

Quello di Massimo, professore di matematica in pensione, è un viaggio interiore doloroso ma necessario. Si trova davanti una situazione che mai avrebbe immaginato di dover gestire e fa appello alla sua razionalità per mettere insieme i pezzi di una situazione che, a dire il vero, mi è sembrata più banale di quando non avevo immaginato.

L'indagine che si trova a fare il protagonista per capire cosa possa essere realmente accaduto a sua figlia e a suo genero porta verso una verità molto banale, sono sincera... ma non è questo che colpisce del libro. A colpire è lui, il protagonista. Sono il suo carattere, il suo status improvvisamente scosso da un terremoto emotivo inimmaginabile e il percorso che si trova a fare, suo malgrado.

La parte più tenera è quella che riguarda il nipotino sopravvissuto anche se, per causa di forza maggiore, resta in disparte come personaggio. 

Il finale mi ha lasciata un po' interdetta. Come se quelle pagine bianche lasciate alla fine del volume fossero messe a disposizione del lettore per scegliere il suo, di finale. L'ho vissuto come un sospeso lasciato volutamente dall'autore per permettere al lettore di dare lui l'epilogo che ritenesse più giusto.

E non so ancora se ho gradito o no questa cosa, ci sto ancora pensando, a dire il vero. Un finale diverso, in qualunque altra direzione fosse andato, avrebbe richiesto ulteriori sviluppi della storia che, a ben guardare, vengono lasciati sospesi.

 

De Giovanni mi ha abituata al suo modo di indagare nell'animo umano ma stavolta mi ha lasciata più spiazzata del solito scommettendo su qualche cosa di diverso, soprattutto appunto nel finale. 

Pur essendo rimasta interdetta e letteralmente senza parole sul finale, devo dire che De Giovanni è un autore che si fa leggere con piacere, sempre e comunque.
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L'equazione del cuore
Maurizio De Giovanni
Mondadori editore
252 pagine
19.00 euro copertina rigida, 10.99 Kindle

venerdì 29 aprile 2022

Le mogli hanno sempre ragione (L. Bianchini)

Ritrovare i personaggi che ho amato in quel di Polignano è sempre un piacere. Nell'ultimo libro di Luca Bianchini, Le mogli hanno sempre ragione, per tutta la prima parte del libro ho avuto l'impressione che l'autore volesse proprio fare leva più sui personaggi già noti ai suoi lettori che non alla storia in quanto tale.

 

Perché è vero che viene ritrovato il cadavere di Adoración, una donna che prestava servizio nell'abitazione di Matilde, ex moglie di don Mimì, ma è anche vero che per tutta la prima parte del libro si punta molto sui personaggi. Oserei dire esclusivamente su di loro visto che il caso resta in secondo piano.

Le indagini che vengono portate avanti dal commissario Gino Clemente (che è in attesa di pensionamento) e della sua collega, la brigadiera Agata De Razza, all'inizio mi hanno un po' fatto storcere il naso soprattutto perché gli interrogatori sembrano più la raccolta di informazioni per un articolo da pubblicare su Novella 2000 piuttosto che per avere concrete informazioni. Ho avuto l'impressione che l'autore si sia piegato molto al modo di fare di un piccolo centro, dove tutti si conoscono, dove le chiacchiere corrono e dove si indaga in maniera particolare, andando a chiedere anche informazioni che nulla hanno a che vedere con il caso quanto, piuttosto, con la sfera personale dell'interrogato o dell'interrogata. Ne esce una vera e propria commedia all'italiana che stride con la presenza di un morto e con le relative indagini. 

Da metà libro in avanti si inizia ad entrare nel vivo di ingagini nelle quali, però, c'è un rincorrersi di situazioni che aprono la porta su altrettante situazioni ingarbugliate, in linea con ciò che accade in un piccolo paese. E quella Polignano, continuamente nominata, inizia ad essere un tantino ingombrante.

Ho apprezzato il cambiamento del rapporto tra Clemente e la De Razza ma tutto il resto mi è sembrata una specie di pantomima davanti alla quale ho avuto la sensazione che, da un momento all'altro, il cadavere della poveretta riprendesse vita per urlare "....bella gente!!! Qui c'è un cadavere... ce lo ricordiamo???". 

E poi ho avuto la sensazione, per tutto il libro, che ci fossero dei personaggi intoccabili, inseriti tra i sospettati ma che mai e poi mai avrebbero potuto essere i colpevoli.

Ho avuto la sensazione che l'autore, con la tipologia di indagini a cui ha dato vita, abbia voluto rendere fruibile il romanzo anche a chi di Ninella e Don Mimì non sapeva assolutamente nulla ma io trovo che sia un volume da leggere dopo gli altri per comprendere bene certi meccanismi.

Il finale? Bhè, posto che alcune figure le avevo escluse in partenza proprio per necessità secondo il mio punto di vista narrativo, non mi ha sconvolta più di tanto perchè il cerchio era piuttosto stretto... ed ho avuto la sensazione che il fatto che ci sia stato un morto in tutto il contesto polignanese sia stato un incidente di percorso da non ripetere mai più (per non avere altri morti, certo, ma soprattutto per non rischiare di diventare banali).

Ora resta da capire se Bianchini vorrà dare un futuro ai protagonisti dal lato investigativo proponendoli in un altro caso (in futuro) ma stavolta gli consiglio di dare una virata ben decisa alla narrazione perchè, alla lunga, pure la bella Polignano stanca. Se, invece, vorrà tornare a parlare degli affari di cuore di don Mimì e Ninella... bhè, dovrà trovare qualcosa di davvero forte per riscattarsi un po'. 

Oppure, dai, finiamola qui e lasciamo stare l'idea dei personaggi seriali....

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Le mogli hanno sempre ragione
Luca Bianchini
Mondadori editore
240 pagine
18.50 copertina flessibile, 9.99 Kindle

giovedì 3 marzo 2022

Il mio nome è nessuno. Il ritorno (V. M. Manfredi)

 

Dopo la lunga guerra di Troia Odysseo vorrebbe tanto tornare a casa ma la strada è ancora lunga e piena d'insidie. 

Nel secondo volume della trilogia Il mio nome è nessuno, Valerio Massimo Manfredi racconta le tante avventure vissute da Ulisse e dai suoi fedeli uomini tra ciclopi, sirene ammaliatrici, creature mostruose e tanto altro ancora, prima di tornare a casa, venti anni dopo aver lasciato la sua Itaca, sua moglie Penelope e suo figlio Telemaco. 

Le vicende le conosciamo tutti e non intendo dilungarmi sui dettagli ma mi permetto alcune considerazioni.

La prima riguarda una incongruenza che ai miei occhi è parsa macroscopica (o forse sono troppo pignola io? Non so...). Odysseo è naufragato sull'isola di Calypso, vive alla meno peggio tra gli alberi, si copre di foglie come un qualsiasi altro naufrago poi passa del tempo con bella dell'isola intrattenendosi dando sfogo agli amorosi sensi... Quando alla fine decide di tornarsene a casa cerca di costruirsi una zattera con della legna (e va bene), usando un'accetta (e ci può stare) ma anche un trapano. Un trapano? Bho... sarà con le batterie o a corrente? Ho riletto più volte quel passaggio e l'idea che Odysseo potesse usare un trapano proprio mi è sembrata davvero ridicola. 

Poi, però, manifestando questa mia perplessità, un'amica di Instagram (grazie #_insidebook_) mi ha spiegato che  il trapano (diverso ovviamente da quello elettrico che abbiamo noi) era usato fin dalla più remota antichità. I più antichi erano ad arco e servivano appunto per fare fori precisi, anche nella pietra. Gli antichi avevano pochi strumenti ma efficaci! Il bello di condividere le proprie perplessità sta proprio in questo... aiutarsi a comprendere ciò che non si sa! 

La seconda è legata alla ripetitività dei racconti di Odysseo che si dilunga - secondo me si dilunga troppo - a raccontare, nella seconda parte del libro, quello che gli è accaduto. Raccontato una volta, anche se gli interlocutori sono diversi, credo che si potesse fare a meno di fargli dire sempre le stesse cose così come avrei risparmiato le tante elucubrazioni mentali che caratterizzano la parte finale della storia.

La terza è ciò che mi è piaciuto di più e che mi ha emozionata: il ritorno ad Itaca. L'incontro con Argo, l'emozione del figlio, della sua nutrice e poi l'incontro con Elena. Bello, emozionante ma anche duro in quanto tra le mura della sua dimora Odysseo torna ad essere quel guerriero assetato di sangue che non ricordavo dalle mie rimembranze di scuola.

Non ricordavo, onestamente, la strage compiuta tra le mura della sua dimora e mi sono chiesta se un buon sovrano avesse dovuto rincorrere a tutti i costi la vendetta o se avesse potuto perdonare. Anche lui se lo chiede, a dire il vero, e l'ho trovato molto umano in questo... certo è che tutta l'emozione provata poche pagine prima è stata spazzata via in un attimo.

Complessivamente la storia mi è piaciuta, sono tanti gli approfondimenti offerti dall'autore con dovizia di particolari. Tante le figure che ruotano attorno al protagonista e la narrazione è comunque scorrevole anche nei passaggi in cui l'ho trovata un po' ripetitiva. Io qualcosina avrei limato, diciamo così.

La parte finale, gli ultimi capitoli in assoluto, sono stati una sorpresa per me che, sempre da riminescenze scolastiche, sistemavo Ulisse al suo posto di sovrano accanto a sua moglie punto e fine. Invece...

Prossimamente intendo anche leggere il terzo volume: so che non è un prosieguo nel vero senso della parola ma mi incuriosisce molto per cui credo che lo cercherò. Anche se con delle pecche lo stile di Manfredi mi piace. L'ho già detto e lo confermo.
***
Il mio nome è nessuno. Il ritorno
Valerio Massimo Manfredi
Mondadori editore
pag. 335 pagine
19.00 euro copertina rigida, 12.00 euro copertina flessibile, 7.99 kindle

sabato 29 gennaio 2022

Il mio nome è Nessuno. Il giuramento (V. M. Manfredi)

Valerio Massimo Manfredi è un autore che mi ha fatto ricredere sul genere storico. L'ho già detto più volte. Storie di personaggi storici importanti mi hanno sempre spaventata (perchè ammetto di non aver mai amato la storia) ma quando decisi di leggere Il romanzo di Alessandro grazie alla penna di questo autore mi sono davvero ricreduta. 

 

 Con la storia di Ulisse, o meglio, di Odysseo, ho avuto la conferma di quanto sia la penna a fare la differenza. Manfredi mi ha fatto conoscere un Odysseo che non conoscevo essendomi sempre limitata alle sue tradizionali avventure e a ciò che ci hanno insegnato a scuola. 

Nel primo volume della trilogia Il mio nome è Nessuno ho conosciuto un bambino che dimostra subito di che pasta è fatto. Nella prima parte del libro il ragazzino si contende il ruolo di protagonista con suo padre, quel Laerte che conoscevo solo di rimando ma che la cui figura mi è ora molto più chiara. Il Re di Itaca dimostra di avere una gran fiducia nel figlio, si relaziona con lui quasi come ad un pari e questo non è scontato da parte di un sovrano. Molto interessante anche la figura del nonno di lui, quell'uomo-lupo che spaventa tutti ma che il ragazzino stima e rispetta avendo avuto al suo cospetto una positiva esperienza di caccia. 

Odysseo cresce e diventa uomo. Devo dire che in questa parte ho perso la cognizione del tempo e non sono riuscita a dare un'età a quello che consideravo un ragazzino ma che cresce, matura come uomo e non solo. Probabilmente sono io ad aver letto con distrazione, non dico di no, ma se mi si chiedesse che età abbia Odysseo nel momento in cui presenta ai suoi la sua sposa non saprei dirlo. In questa seconda parte del libro arriva la maturità anche dal punto di vista dipolomatico per il ragazzo che, pur non sentendosi pronto per un ruolo di rilievo, si trova a fare i conti con una nuova vita per lui: quella del Re. E subito dovrà affrontare importanti prove. L'autore è molto efficace nel rendere i suoi personaggi a tratti vividi. Odysseo emerge per la sua diplomazia ma anche per la sua umiltà così come suo padre, che assume un ruolo di secondo piano, continua ad essere il perno della sua esistenza.  Si affaccia il personaggio di Elena che sarà determinante (con Paride e Menelao) per il futuro non solo dei rispettivi popoli ma anche di Odysseo stesso.

Arriva il momento della prova: la guerra. La diplomazia non basta a scongiurare quella che sarà una guerra lunga e sanguinosa, dovuta al rapimento di Elena, moglie di Menelao, da parte di Paride. Rapimento: emergono forti dubbi in merito a tale aspetto visto che si sostiene, da più parti, che Elene abbia seguito di propria volontà Paride abbandonando suo marito senza forzature. La guerra tra Troiani ed Achei che seguirà al fallimento del tentativo di accordo diplomatico tra i due popoli vedrà partecipi molti re (compreso Odysseo) alcuni dei quali periranno sul campo. Di questa guerra io ho sempre saputo molto poco visto che ciò che mi è stato insegnato e trasmesso è sempre stato limitato all'epilogo, con il cavallo di legno. Devo dire che è stato interessante conoscere aspetti che mi mancavano anche se mi sono interrogata a lungo sulle modalità seguite: a nessuno è passato minimamente per il cervello di sentire la versione di Elena considerandola come un oggetto da rivendicare, di appartenenza del marito. E' vero, nel momento in cui lei ha scelto il suo sposo tutti gli altri hanno sottoscritto un accordo affinchè tale unione venisse difesa ad ogni costo, ma il fatto che Elena, la bellissima Elena, non venga tenuta in debito conto se non come "merce di scambio" rende l'idea di quale fosse la considerazione delle donne all'epoca, decisamente fuori moda oggi. Ammetto, però, che io ragioni da donna moderna!!! Odysseo, che è la voce narrante, ammette che la guerra di Troia è la prima vera guerra che si trova ad affrontare visto che fino a quel momento si è sempre esercitato nella caccia o con i suoi istiutori: ora, invece, è arrivato il momento di togliere la vita ad altri uomini e questa cosa non gli piace, pur essendovi costretto dalle circostanze.

La parte finale del libro si dilunga sulla guerra fino ad arrivare all'episodio che tutti noi conosciamo: quello del cavallo di Troia. Le descrizioni delle varie battaglie mi hanno restituito un Ulisse cambiato rispetto all'inizio della guerra quando per lui era quasi un sacrificio personale dover uccidere un uomo e non un animale. Ora è diventato tutto così normale che sembra essere davanti ad una macchina da guerra. Non dico che non provi sentimenti, non è così. Ma è diventato la norma l'atteggiamento che gli chiede la guerra senza troppe sottigliezze soprattutto considerati i tanti anni in cui non ha fatto altro che uccidere. 

Devo ammettere che le parti che mi sono piaciute meno sono proprio quelle che descrivono gli scontri anche se ogni battaglia è diversa dall'altra, ci sono perdite importanti in termini di nomi ma anche in fatto di quantità visto che viene descritta la morte di tante, tantissime persone. 

Probabilmente dai libri di scuola non si riesce ad avere contezza del massacro che può essere una guerra. E poi resta sempre aperto il discorso delle donne considerate come bottino, come premio... ancora una volta mi rendo conto di essere fortunata ad essere nata dove sono nata e in questo periodo storico che, con tutti i suoi mali, non è in un periodo di guerra. Con Ulisse parliamo di un personaggio della mitologia greca, è vero, non di una persona realmente esistita ma il ritratto di un'epoca storica ben precisa, con i suoi usi e le sue contraddizioni, che emerge dal suo mito credo che rispecchi la realtà che è stata.

Sono curiosa di continuare a leggere anche il volume successivo quando - così dovrebbe essere - entreremo nel vivo delle avventure di Ulisse che tutti noi conosciamo.
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Il mio nome è Nessuno. Il giuramento
Valerio Massimo Manfredi
Mondadori editore
353 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 7.99 Kindle

venerdì 28 gennaio 2022

Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo (B. Alire Sáenz)

La storia in sé non mi è dispiaciuta ma non ho apprezzato lo stile. Tanti dialoghi brevi, brevissimi... il modo di dialogare con dei botta e risposta che a tratti lascia interdetto il lettore quando avrebbe, invece, bisogno di sapere qualche cosa di più. Ecco, questo mi è piaciuto poco in un libro che affronta anche efficacemente il tema dell'omosessualità e del diverso modo di fare i conti con ciò da parte dei due protagonisti. 

Aristotele Mendoza e Dante Quintana: sono loro i protagonisti che, con le rispettive famiglie, vivono a El Paso dopo essere emigrati dal Messico. 

Aristotele ama la solitudine e vive nel silenzio, in una famiglia che sembra aver fatto proprio dei silenzi la parola d'ordine. Silenzio per non riaprire vecchie ferite, silenzio per non lasciarsi andare alle emozioni, silenzio per rispettare il silenzio dell'altro: sono diversi i motivi per i quali è il non dire a farla da padrone in casa Mendoza. Ed anche se Aristotele soffre di tutto ciò, anche se vorrebbe fare tante domande ai suoi genitori soprattutto sull'esperienza in Vietnam del padre e su quel fratello che nessuno nomina più perchè in carcere, è stare in silenzio ciò che sa fare. Ed è quello che fa.

Dante ha un carattere diametralmente opposto: espansivo e solare, trova in Dante un amico vero e ben presto gli manifesterà i suoi sentimenti che vanno oltre l'amicizia. A Dante piace baciare i ragazzi e non l'ha mai detto ai suoi ma a Dante sì. Lo ha detto a quel ragazzo nei confronti del quale sente un sentimento profondo ma verso il quale nutre, in primis, un profondo rispetto. Dante non ricambia i suoi sentimenti perché a lui baciare i ragazzi non piace. E Dante lo rispetta pur essendo sempre trasparente  con lui.

Ciò che più mi è piaciuto di tutto il racconto è quella delicatezza che Dante manifesta nei confronti di quel ragazzo che sente di mare più di sé stesso. E mi è piaciuto il ruolo della famiglia di Ari: due genitori che, pur avendo fatto del non dire il proprio modo di vivere, conoscono bene il loro ragazzo e lo aiutano a trovare sé stesso.
***
Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo
Benjamin Alire Sáenz
Mondadori editore
360 pagine
19.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle