venerdì 8 marzo 2019

Contro la tenebra (K. Andrews) - Venerdì del libro

Contro la tenebra è un libro di cui avrei fatto volentieri a meno. 

Premetto che non ho niente contro rapporti omosessuali e che non mi scandalizza certo l'idea che due uomini possano amarsi, anche intensamente, come accade tra i protagonisti di questo libro.
Ciò che non mi è piaciuto è il fatto che si sia voluta calcare la mano su scene che sarebbero state erotiche comunque, anche senza scendere troppo in dettagli che, secondo me, sono stati esclusivamente di cattivo gusto. 

E lo sarebbero stati - di cattivo gusto - anche se la storia avesse avuto come protagonisti un uomo e una donna. 

Vorrei che questo fosse chiaro!
Ma andiamo con ordine.

Siamo in un'ambientazione apocalittica. 
Parker Osborne, matricola del college, è alle prese con un saggio scolastico al quale è stato dato un voto che, secondo il suo parere, non è adeguato. 
Responsabile di ciò è un assistente, Adam Hawkins, irremovibile sulla sua posizione, convinto che quello studente possa fare molto meglio.
I due si confrontano, prendono le misure l'un l'altro come se dovessero sfidarsi a livello personale. 
Non sanno, però, che dal giorno successivo il pessimo voto di Parker sarà l'ultimo dei loro pensieri e la sfida si sposterà altrove. 

Perchè il giorno successivo l'umanità sarà infettata da un virus che trasforma uomini e donne in esseri molto simili agli zombie, pronti a sbranare chiunque, infettando a destra e a manca con un loro morso. Chi viene morso, infatti, diventa come loro.
Questi strani e pericolosi esseri arrivano anche nel campus ed è un fuggi fuggi generale. 
Parker ed Adam scappano a bordo della moto di quest'ultimo.
Dove andranno? Come riusciranno a far fronte ad una situazione così orribile e come riusciranno a sopravvivere quando, attorno a loro, si accumulano cadaveri su cadaveri e si moltiplicano gli infetti assassini? Come potrà farsi spazio una storia d'amore tra i due in un contesto del genere?

Questo è il quadro. 
Posto che non amo le situazioni apocalittiche, posto che non amo gli zombie ne' altri esseri che possano loro somigliare, mi sono messa alla lettura consapevole che avrei avuto a che fare con un genere molto lontano da ciò che amo. 
Ma per via di una challenge a cui sto partecipando non avrei mollato la lettura per niente al mondo così ho assistito (mio malgrado) a lotte per la sopravvivenza ma anche a momenti di intimità tra i due protagonisti che si sono trovati sempre più vicini, con un'intesa sempre maggiore sfociata ben presto in qualche cosa di più di una battaglia contro i mostri.

Come accennavo sopra, non ho apprezzato le descrizioni fornite dall'autrice su momenti intimi che avrebbero potuto accendere l'immaginazione in ben altro modo, senza dover necessariamente esagerare.
Non ho apprezzato la presenza di alcune - una in particolare - imprecazioni contro Dio molto esplicite. Non è bello dover leggere frasi irrispettose soprattutto quando si sarebbero potute utilizzare  frasi che avrebbero dato lo stesso senso all'esclamazione senza arrivare a tanto. Non voglio passare per una bigotta, non è questo il punto. Il punto è che il lettore va rispettato, sempre, e non deve essere costretto a leggere qualche cosa che potrebbe disturbarlo in questo modo soprattutto se ciò - come in questo caso - appare più che evitabile. 
Vogliamo dare la colpa alla traduzione? Alla superficialità? Alla voglia di fare colpo (su chi, poi? magari su un lettore distratto)? Fatto sta che anche questa cosa mi ha disturbata e non poco.

I personaggi... bhè, Parker mi è sembrato molto immaturo (ha diciotto anni ma si comporta, soprattutto nella prima parte del libro, come un adolescente poco equilibrato). Adam è più maturo, lo si capisce subito, ma ha dei segreti che verranno svelati durante la lettura, il più importante dei quali - non è un segreto ne' uno spoiler visto che viene narrato sulla trama di presentazione del libro - contribuisce a rendere la situazione ancora più assurda: è un lupo mannaro.

Non è una lettura nelle mie corde. Non è una storia autoconclusiva ma non ho alcuna curiosità di capire che fine faranno, se la famiglia di Parker si sarà salvata oppure no, se il voto sul suo compito tornerà ad essere l'unico problema da affrontare. E non sono nemmeno curiosa sulle prossime scene di sesso tra i due: l'erotismo è altro.

Posso dire, sono onesta, che la narrazione è scorrevole ma per il resto non è una lettura nelle mie corde.

Per questo Venerdì del libro vi chiedo: vi siete mai imbattuti in libri di questo tipo? 
***
Contro la tenebra (Kick at the darkness vol. 1)
Keira Andrews
Triskell Edizioni
Kindle € 4.49
295 pagine

lunedì 4 marzo 2019

Quello che i tuoi occhi nascondono (S. Nobile)

Sensuale, erotica, misteriosa, intensa. 
La storia di Bianca è tutto questo.

Lei è una ragazza particolare. Ha un occhio molto allenato nei confronti dei particolari grazie alla sua passione: la fotografia. Dall'obiettivo della sua Reflex riesce a vedere il mondo in modo diverso, catturando non solo dettagli ma anche infinitesimali sfumature ed emozioni. 

E' proprio mentre sta scattando delle foto che incontra un misterioso ed affascinante ragazzo del quale non le resta molto se non la curva delle sue spalle immortalata dal suo obiettivo.
Federico è un attore in ascesa. Un giovane di talento che ha iniziato ad affacciarsi al mondo dello spettacolo per aiutare la sua famiglia, un bel ragazzo che vive in un mondo a cui Bianca non appartiene.
Lei è figlia di un diplomatico, discendente di una famiglia importante ma alla quale non chiede nulla e dalla quale nulla vuole. Lei è Bianca e basta.

I due avranno occasione di incontrarsi di nuovo e non avranno una bella impressione l'uno dell'altra anche se i loro sensi diranno, fin da subito, qualche cosa di diverso. I loro respiri si intrecceranno quasi casualmente, all'inizio, per un crescendo di emozioni che tengono il lettore sulle spine, in attesa di qualche cosa di più. Nella prima parte del libro tra i due è un gioco di seduzione tacita che sembra sfuggire al loro controllo e alla loro volontà.
Bianca, soprattutto, non riesce a lasciarsi andare per via di un passato e di un perenne senso di colpa che continuano a bussare alla sua porta. Lei e le sue amiche condividono un segreto che, tra una pagina e l'altra, fa capolino dando un tocco di inquietudine ad una storia che riserva tante emozioni.

Ne' lei ne' le sue amiche riescono a dimenticare e tutte hanno la sensazione - a quattordici anni di distanza di un evento avvenuto quando erano in collegio dalle suore - che la storia non sia del tutto archiviata. Nessuna, però, prende di petto la situazione e questo mi ha un tantino irritata.
Ognuna ha preso la sua strada ma c'è un legame tra loro che va oltre l'amicizia e la complicità sfociando in un profondo, e condiviso, senso di colpa.

Alla storia tra Federico e Bianca si somma il mistero che fu e che sembra - questa è l'impressione che ho avuto io - restare in secondo piano rispetto al resto. Ed in effetti è così, a ben guardare, se non fosse per qualche sensazione che le amiche condividono su situazioni strane che vengono a verificarsi ma senza una vera svolta. 
Svolta che arriva alla fine, a dire il vero: viene finalmente fatta luce su ciò che accadde anche se si lascia uno spiraglio aperto per un prosieguo, per un sequel di una serie che prende il nome di Cinque Sensi.

Di Bianca mi è piaciuta soprattutto la passione per la fotografia. Questo suo modo di entrare in un mondo diverso dietro la lente di un obiettivo, quel suo modo di fissare la vita nella pellicola mi hanno affascinata. Il suo strano carattere un po' meno, lo ammetto tanto che in alcuni passaggi avrei voluto prenderla a schiaffi. Ma è anche questa la missione di un personaggio di un libro, no? Quella di emozionare - in positivo o in negativo - il lettore tanto da fargli vivere in prima persona la sua avventura... e l'autrice ci è riuscita.
E poi mi è piaciuto il suo modo di vivere la sua vita senza approfittare del retaggio di comodità o di vantaggi che la sua famiglia avrebbe potuto garantirle. Ragazza di polso. Buona cosa!

Un discorso a parte merita l'aspetto erotico della situazione. Nella prima parte del libro l'autrice non forza la mano e descrive un corteggiamento che sembra non finire mai. Sguardi che si incrociano, vibrazioni che si trasmettono dall'uno all'altra, mani che si fiorano, cuori che sembrano voler venir fuori dal petto. E' una specie di danza emozionale che rende partecipe il lettore e questa cosa mi è piaciuta molto. Ho molto apprezzato il non voler forzare le cose senza, però, risparmiare anche momenti descrittivi, nella seconda parte, molto dettagliati e spinti senza scendere mai sul volgare. Io ho preferito in assoluto la prima parte, per quanto riguarda il rapporto tra i due. Mi è sembrato di maggiore effetto rispetto alla parte successiva, con parecchie scene descritte per filo e per segno. La fantasia viaggia molto più - secondo me, almeno - nella prima parte. Si avvertono le vibrazioni che avvertono loro... Bello!

Questo Federico è capace di far impazzire una donna: secondo me è il suo il ruolo dominante nell'intera storia. Impressione mia, ovviamente.

Onestamente avrei preferito se si fosse dato più spazio alla parte misteriosa della vicenda ma mi sono anche resa conto che, se così fosse stato, gli ingredienti in pentola sarebbero davvero stati troppi. In alcuni punti ho atteso con ansia di avere qualche elemento in più ma l'attesa è stata vana fino alla fine.

Ultima annotazione: ho molto apprezzato alcune signore - personaggi secondari - che mi avrebbe fatto piacere conoscere meglio come la nonna di Federico, ad esempio. E' quella a cui ho cercato di dare un volto più di quanto non abbia fatto con i protagonisti più giovani. Mi è sembrato, nelle poche pagine che le sono state riservate, di avvertirne le emozioni in modo chiaro.
Un personaggio che mi ha colpita, anche se poco presente tra le pagine.
Un personaggio che, ne sono certa, potrebbe avere una interessante storia da raccontare. Magari spunterà nei prossimi volumi, chissà!
***
Quello che i tuoi occhi nascondono
Serena Nobile
HarperCollins editore
330 pagine
14.90 euro

domenica 3 marzo 2019

Lost. Per colpa di un bacio (T. Paxia)


Lui è un giovane chitarrista blues famoso ed affascinante che risponde al nome di Jayden Maynard.
Lei, Franklyn Reeves - Frankie per gli amici - è una ragazza con i capelli arancioni cresciuta a pane e musica, nel negozio di sua madre e nel laboratorio di suo nonno che costruiva chitarre. Sa suonare ma sa fare anche molto altro visto che, grazie agli insegnamenti del nonno, lei è capace di costruire chitarre elettriche uniche.

I due si incontrano durante quella che per Frankie è diventata una missione: cercare suo padre, quell'uomo che di cui nessuno le ha mai voluto parlare e che ha abbandonato lei e sua madre - così le è sempre stato detto - appena ha saputo che stava arrivando un pargoletto. 

Frenkie sta percorrendo una strada che sembra senza uscita ma non si perde d'animo e pur di incontrare i chitarristi che potrebbero rispondere ai pochi requisiti che suo padre dovrebbe avere (perchè l'unico elemento che le ha dato sua madre è il fatto che suo padre fosse un chitarrista), è pronta a fare delle audizioni al solo scopo di arrivare davanti all'uno o all'altro, sperando che qualcuno abbia una qualsiasi reazione davanti al suo cognome che è quello di suo nonno, quello di sua madre.

Qualche reazione la trova pure, lungo il suo cammino, ma più che altro è legata all'azienda di famiglia - la Reeves Guitars - che, oramai, con la morte del nonno, non esiste più.

Frenkie e Jayden si incontrano in questo contesto: respirano entambi musica, hanno interessi comuni, fanno delle magie con le loro mani sul fronte musicale e le loro strade si intrecciano più di quanto non avessero mai immaginato possibile.

Da un iniziale rapporto professionale che si sviluppa alla pari (tanto che Frenkie vuole essere considerata un uomo) ben presto le vibrazioni che entrambi avvertono porteranno a qualche cosa di più.

Non si tratta di un romanzo autoconclusivo bensì del primo di una serie, Liar Liar Series per cui non posso esprimermi sul finale che è chiaramente una porta aperta verso il prosieguo.

Posso fare qualche considerazione sui personaggi e sulla trama, però, così come sullo stile dell'autrice.
Innanzitutto lo stile è scorrevole e di gradevole lettura.
Senza troppe pretese ma per la tipologia di libro va bene così. 
La trama secondo me ha fatto acqua fin dall'inizio in relazione al comportamento di una madre che, davanti ad una figlia ormai adulta che si imbarca in un'avventura quasi alla cieca per cercare suo padre continua a mantenere il segreto. Ho subito pensato che o quella donna era un po' fuori di testa, tanto da non capire che quella ragazza sarebbe andata comunque fino in fondo, o che c'era qualche cosa sotto. E così è stato...

Dei vari personaggi Frenkie mi è piaciuta di più di tutti: una ragazza determinata, di carattere, capace di farsi apprezzare per la propria abilità, per le proprie capacità. Un positivo modello di donna, mi vien da dire, che tiene testa senza troppi problemi ai tanti uomini che le gravitano attorno sul fronte professionale. Mi è piaciuto il suo modo di porsi e il suo modo di affrontare la vita.
Non mi è piaciuta la figura di sua madre per l'atteggiamento che ha tenuto e non ho nemmeno avuto la voglia di giustificarla, alla fine, alla luce di ciò che si scopre.
Insegniamo ai nostri figli ad essere onesti e ad avere il coraggio di rispondere delle proprie azioni... non mi è piaciuto l'atteggiamento della madre. Tutto qui.

Lui è un tipo affascinante, non c'è che dire. Anche troppo per lei nel senso che ha schiere di donne che gli cadono ai piedi, donne belle e famose molto più di quanto non sembra essere lei che si presenta con una ragazza un po' anticonformista ma, comunque, nella norma.
Eppure dimostra di essere un ragazzo come tutti gli altri, che non si mette su un piedistallo come la sua situazione di personaggio dello spettacolo potrebbe giustificare. 

Romanzo piacevole anche se l'atteggiamento della madre mi ha fatto storcere il naso fin da subito e se, secondo me, ciò penalizza molto la trama.
L'ho letto in e-book e non ho trovato errori (mi è sembrato un miracolo!!!) e le pagine sono scorse via veloci. Il mondo della musica è descritto con passione e questo mi è piaciuto molto.
***
Lost. Per colpa di un bacio (Liar Liar Series)
Tania Paxia
Newton Compot Editori
263 pagine

mercoledì 27 febbraio 2019

Antonio Manzini - Rien ne va plus - Incontri con l'autore

Incontrare Antonio Manzini è come imbattersi in un fiume in piena: non sai mai dove l'acqua possa insinuarsi durante il suo cammino.
Ed è un bell'incontro.
Ne sono testimone.

Ho avuto occasione di partecipare alla presentazione del suo ultimo libro Rien ne va plus che ha per protagonista Rocco Schiavone ed è stata davvero una bella serata.

L'occasione è stata propizia per ripercorrere le tappe che hanno portato Schiavone a diventare un personaggio prima letterario poi televisivo ma anche per conoscere meglio l'autore dal lato personale.

Come nasce Rocco Schiavone?
Le sue avventure non sono nate come una serie. In origine ho iniziato a scrivere per il teatro. Sangue marcio, invece, divenne un libro. Stesso discorso per La giostra dei Criceti.
Feci leggere il primo racconto con Rocco Schiavone ad un'amica che mi chiese se poteva farlo avere a Sellerio. Dopo sei mesi divenne un libro, venne pubblicato e tutto ebbe inizio. Quando mi chiesero il secondo libro fu necessario ponderare maggiormente il personaggio.

Rocco è nato povero, con una formazione ed un'etica stradaiola. Sa che legge e giustizia spesso percorrono due binari diversi e che raramente si incontrano. Ha degli amici che hanno fatto un percorso diverso dal suo: quando giocavano a guardie e ladri c'era chi faceva il ladro e lui faceva la guardia. Ebbene... i ruoli non sono cambiati molto, nel tempo.

E' sempre stato così, Rocco, fin da quando era solo nei tuoi pensieri?
A dire il vero, no. Feci leggere la primissima stesura a mia moglie e lei mi chiese di cambiarlo, di modificare alcune cose e l'ho fatto diventare quello che è.

Da Roma ad Aosta. Come mai Rocco fa questo percorso?
Aosta è un luogo di punizione per lui. Ce l'ho mandato perchè mi serviva un luogo in cui fosse un personaggio scomodo, un luogo funzionale a questo. E' una città che conosco bene e Rocco vi finisce anche per questo, volevo mandarlo in un luogo che mi fosse familiare. E poi c'è una somiglianza tra Aosta e Rocco. Aosta non appare come posto accogliente a chi vi arriva. E' un luogo che invita ad allontanarsi, proprio come fa Rocco con gli altri. Sembra poco accogliente proprio come Rocco sembra respingerti ma entrambi custodiscono dei gioielli che vanno cercati e trovati.
Rocco non lo sa, ma con quella città in cui è stato mandato in punizione si somiglia molto.

Come sono strutturate le storie che lo hanno come protagonista?
Sono tutti capitoli di un unico, grande romanzo. Non mi è mai piaciuto avere dei personaggi fissi nel tempo per cui per i miei personaggi il tempo passa e ciò ha conseguenze anche nei loro confronti, come per tutti. Il tempo è un elemento fondamentale nella narrazione. 

Negli ultimi due libri Rocco ha a che fare con la ludopatia. Una scelta forte...
Bhè, la ludopatia è una forma di dipendenza molto grave e, purtroppo, molto attuale. Anche la ludopatia è una dipendenza autodistruttiva come lo può essere la tossicodipendenza, il fumo ed è un fenomeno grave, serio che va affrontato come tale. Sono in crescita le famiglie che si rovinano per il gioco, per i grattini. Credo che il problema vada affrontato seriamente, a livelli più alti. Non si può lasciare che il problema si risolva dal basso: è una guerra tra i poveri.

Nel tempo la vita di Rocco si è popolata di tanti personaggi, pur essendo un tipo solitario.
Bhè sì. Forse ho anche un po' esagerato nel mettergli tanti personaggi attorno. Tra l'altro sono tutti personaggi che hanno molto da raccontare e prima o poi dovrò raccontare la vita di ognuno di loro. Deruta, ad esempio... non vedo l'ora di raccontare la sua storia. Dal teatro ho imparato che qualsiasi personaggio che interviene in un libro ha una sua storia. Io la storia di tutti i personaggi la conosco, ce l'ho in mente con chiarezza. La più complessa è Caterina: capiremo meglio i suoi comportamenti quando sarà raccontata la sua storia. 
Ora che ci penso credo proprio di aver messo troppi personaggi. Qualcuno prima o poi dovrà morire.

Lunga vita a Rocco Schiavone?
Bhè, la vita di Rocco finirà nel momento in cui mi annoierò nello scrivere le sue avventure. Quando non ce la farò più a scrivere di lui, Rocco morirà.
Per il momento vorrei scrivere altro. Schiavone sta un po' in garage per ora. Sono due anni che scrivo le sue storie e mi sono un po' stancato. Mi piacerebbe scrivere altro prima di tornare a lui. 

Hai accennato all'esperienza fatta a teatro...
Sì, per 25 anni ho fatto teatro. Poi il teatro stava morendo, mi chiamò la televisione ed andai fino a che non ho deciso di smettere. Ora scrivo.
Dal teatro ho imparato che sia mettere in scena un personaggio che scrivere di un personaggio vuol dire mettere in atto una metamorfosi. Devi essere capace di pensare come lui entrando in un mondo che non ti appartiene. Invece di giudicare sei lì a capire. Non mi paice giudicare, mi piace capire.

Un episodio che ti è rimasto impresso delle presentazioni che hai fatto in giro per l'Italia, o anche fuori?
Ricordo un lettore che si arrabbiò molto con me perchè non condivideva la tipologia di tutore della legge che proponevo con Schiavone. Ho compreso il suo disappunto ma io non volevo raccontare un'etica storta quanto, piuttosto, di un personaggio provato. Quel signore mi fece notare in modo molto colorito il suo disappunto per alcuno comportamenti e metodi di Rocco.

Che ci dici della trasposizione televisiva? Hai mai pensato di interpretare tu Schiavone?
I personaggi non sono proprio come io li descrivo nei libri. Basta pensare a Lupa, tanto per fare un esempio, che nella fiction diventa un barboncino quando, nella mia storia, si accoppia con un lupo. E' una razza decisamente diversa... vedremo un po' come faranno quando arriveremo all'episodio in cui si accoppia! 
Io Schiavone? No... Io ho già dato e non ce la posso fare. Poi c'è Marco Giallini che è bravissimo e bellissimo in quella veste. Va più che bene così.

Antonio Manzini ci ha raccontato molto altro, come la sua esperienza all'Accademia di Arte Drammatica quando c'era Camilleri alla regia, e quando fu proprio lui il primo ad avere l'onore di leggere la stesura de La forma dell'acqua

Un bell'incontro per un autore interessante ed una serie altrettanto interessante. Da leggere. Da amare.

sabato 23 febbraio 2019

Nessun giorno della settimana (S. Aguirre)

Ho iniziato la lettura del libro Nessun giorno della settimana il giorno di San Valentino e gli ho dedicato una foto a tema. Mi ispirava, la copertina mi aveva fatto pensare ad una storia romantica così l'ho immortalato in quell'occasione. 
Impressione sbagliata. 
Di romantico non ho trovato nulla. Di incoerente, tutto!
Sono arrivata a leggere fino all'ultima pagina solo perchè questo libro mi è utile per la Visual Challenge Upgrade a cui sto partecipando. Non fosse stato per questo, avrei abbandonato prima della metà.

Intanto il titolo: non ho capito proprio cosa abbia a che fare con la storia. Magari mi è sfuggito ma, secondo il mio parere, non c'entra per niente.

E poi il resto.
La protagonista è Sofía, una donna di 42 anni che vive a Madrid con i due figli adottivi.
Mi chiamo Sofía Miranda e non mi pettino, ho una calligrafia orribile, dico un sacco di parolacce, odio cucinare, guardo film spazzatura e ho le braccia flaccide. Mi capita di dimenticarmi di fare la ceretta e a volte mi mangio le unghie. Ah, accumulo un sacco di piatti sporchi perché detesto svuotare la lavastoviglie.
Si presenta così. E a me non è piaciuta affatto.

E' una mamma single che si rende conto di avere una vita che non la rende felice. Sente il bisogno di dare una svolta. Riesce a trovare una propria dimensione nella scrittura e sarà proprio la scrittura ad offrirle un'occasione.

Non scendo in maggiori dettagli sulla trama perchè, magari è un mio limite, mi è sembrata una tantino confusa e rischierei di dire qualche stupidaggine. Ho anche fatto confusione, non per colpa mia, però, sulla figura del marito che una volta viene chiamato ex-marito, una volta mio migliore amico come se fossero due figure diverse. Che confusione! Magari è un mio limite però in alcuni passaggi mi sono letteralmente persa.

Quello che mi ha subito colpita è il suo modo di concepire la maternità. Parla dei suoi due figli solo di passaggio, per dire che li lascia dai nonni o da un'amica quando deve uscire per serate che vanno sempre a finire con un'ubriacatura - più o meno marcata a seconda dei casi - e nel letto di qualcuno. 
Fin dalle prime pagine l'autrice rende il suo personaggio piuttosto scurrile: magari potrà essere un modo per renderlo simpatico alle lettrici che, superati i 40, si sentono ancora delle ragazzine e inneggiano alla libertà assoluta. A me, sono sincera, questo modo di essere ha dato sui nervi fin dall'inizio. 
L'incoerenza più assoluta arriva quando parla dei figli. Dice di amare da morire i suoi figli ma li lascia a destra e a manca - per un mese intero con i nonni sarebbe il minimo... è tutto il resto che mi ha dato sui nervi - e non parla mai di loro se non per spot, giusto per ricordare ai lettori (o a se stessa) che è una madre ed ha delle responsabilità. Eppure, dice chiaramente che la sua idea di libertà è legata all'assenza assoluta di responsabilità nei confronti di chiunque. Allora, se hai dei figli che peraltro hai scelto tu di adottare, come la mettiamo? Insegui la libertà o ti senti responsabile per loro? A giudicare dalla storia che viene raccontata direi la prima ipotesi, anche se poi - come accennavo - ogni tanto fa una dichiarazione d'amore verso i suoi figli che non è per niente coerente con i suoi comportamenti. 

Sofía cerca un nuovo equilibrio ma, onestamente, non ho ben capito se l'ha trovato o no. La protagonista delle ultime pagine è diversa da quella delle prime, non lo nego. Ma questo non è bastato a rendermela simpatica nemmeno un po', anche quando cerca di essere ironica - e lo fa spesso - o di sdrammatizzare.

Ad un certo punto dice che uno dei suoi figli le fa capire che sta bene con i nonni, anche senza di lei. Non sono mica stupidi i ragazzini!!! Se ne rende conto pure lei...

Il personaggio che mi è piaciuto di più tra i tanti che vivono attorno alla protagonista è quello di Marina. Il suo modo di non dare troppo peso a ciò che le accade, di vivere normalmente alienata da tutto il resto me l'ha resa gradevole.

Peccato. Mi ero aspettata qualche cosa di diverso. Mi ero imbattuta in recensioni a dir poco entusiasmanti di questo romanzo: mi tocca fare la voce fuori dal coro, ma che ci posso fare? Non tutto piace a tutti...
***
Nessun giorno della settimana
Sol Aguirre
Newton Compton Editori 
271 pagine (che mi sono sembrate 10.500... non finivano mai!)
1.99 euro formato Kindle

venerdì 22 febbraio 2019

Avrò cura di te (M. Gramellini, C. Gamberale)

Lasciata dal marito (che lei ha tradito), Gioconda, detta Giò, si sente smarrita, abbandonata, rifiutata, inutile senza di lui.
Nella casa dei suoi nonni, nella quale si trova a vivere dopo la loro morte avvenuta a distanza di sei mesi l'uno dall'altra, trova un biglietto che sua nonna scrisse ad un Angelo Custode.
Un biglietto curioso che la spinge a fare la stessa cosa. Scrive anche lei un bigliettino al suo, di Angelo Custode. Da qui ha inizio una corrispondenza con Filèmone che si prende l'incarico di avere cura di lei.
Giò si racconta, si mette a nudo, gli offre la sua debolezza e la sua sofferenza su un piatto d'argento. Quale sarà la reazione dell'Angelo? In che modo le sarà accanto? Come farà a prendersi cura di lei?

Inutile dire che le parti di Giò nel libro Avrò cura di te siano state scritte dalla Gamberale e quelle dell'Angelo Custode da Gramellini. 

Da un lato Giò solleva dubbi, uno dopo l'altro, uno sull'altro. 
Dall'altro lato c'è Filèmone che ha una risposta a tutto e che trova sempre il modo di far riflettere una donna che mi è sembrata decisamente pesante, ridondante, noiosa. 
Mi spiace, ma non ho trovato alcun feeling con Gioconda (che era sposata, guarda un po', con Leonardo) ed ho trovato i suoi sfoghi ripetitivi e... pesanti.

L'Angelo Custode, da parte sua, è prodigo di frasi ad effetto che inducono a cercare una penna per appuntarle da qualche parte - sono le classiche citazioni che spuntano dai libri - distribuite a man bassa anche quando i contenuti diventano difficili da digerire per la protetta. Perchè, in estrema sintesi, la storia parla di una lei protetta dal suo Angelo Custode che sta portando avanti un compito ben preciso per potersi elevare, alla fine, al livello superiore.

E' una favola che prende le mosse da una storia che potrebbe essere comune a molte donne, mogli che hanno avuto una debolezza e che hanno bruciato, così, anni di felicità. La storia di Gioconda è molto concreta, molto attuale, molto circostanziata. La favola arriva con la figura di un Angelo Custode che parla alla sua protetta scrivendole. Le scrive realmente, prende carta e penna in mano e non nega la sua identità raccontandole anche la sua storia. Sul finale si arriva ad una sorpresa che svela anche un legame tra i due.

Ciò che ho apprezzato di più di questo libro sono proprio le frasi ad effetto, devo ammetterlo.
Per il resto devo dire che non mi è sembrato nulla di eccezionale. Oltre ad aver provato antipatia per Giò, non mi è piaciuto nemmeno il suo modo di esprimersi. E pur non avendo un grosso feeling con Gramellini, il suo modo di fare - nelle vesti dell'Angelo Custode - mi è piaciuto più di quanto non mi sia piaciuta lei, nonostante alcuni passaggi smielati e decisamente poco originali.

Ovviamente la mia è un'opinione personale. 
Magari a qualcun altro questo libro è piaciuto più di quanto non sia piaciuto a me.

Ho apprezzato la copertina ed anche il titolo che, lo ammetto, mi hanno attirata nello sceglierlo per partecipare alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro scritto da più autori. E propongo questa lettura per il Venerdi del libro di oggi: magari qualcuno avrà tempo e voglia di convincermi che Gioconda non è poi così antipatica ed indisponente come è sembrata a me!

Al di là dei personaggi, pensando nel complesso al rapporto epistolare tra Giò e Filèmone mi sono detta che sarebbe bello poter dialogare con il proprio Angelo Custode. 
Sarebbe bello avere la certezza di averne uno che si prende cura di noi. Aiuterebbe un bel po' come ha aiutato la protagonista che, lei stessa lo ammette, alle fine ha aperto gli occhi ed ha in qualche modo messo in discussione alcuni suoi punti fermi che, a ben guardare, così fermi non lo erano più di tanto.

Chiudo con una citazione, concedetemelo (ne ho trascritte tante!) che viene riportata anche nell'ultima di copertina.
Non posso impedirti di inciampare. Però posso medicare il tuo piede ferito. E prenderti in braccio, fino a quando non sarai in grado di camminare sulle tue gambe.
***
Avrò cura di te
Massimo Gramellini, Chiara Gamberale
Longanesi Editore
187 pagine
€ 16.00

lunedì 18 febbraio 2019

La leggenda del ragazzo che credeva nel mare (S. Basile)

Salvatore Basile mi ha nuovamente catturata con la sua scrittura, con i suoi personaggi racchiusi nel libro La leggenda del ragazzo che credeva nel mare

Ho letto il libro tutto d'un fiato. Mi sono emozionata, ho sofferto, mi sono innervosita, ho avuto la voglia di infilarmi fisicamente tra le pagine per arrivare a toccare i personaggi in alcuni frangenti, per poterli abbracciare, scuotere, accarezzare.
Basile è capace di toccare i sentimenti e ammetto che, in alcuni punti, ho pensato che fosse fin troppo sensibile per essere un uomo. Non me ne voglia, ma l'ho pensato.
Già con il suo primo libro, Lo strano viaggio di un oggetto smarrito, avevo avuto occasione di apprezzare questo autore e stavolta ho amato ancora di più i personaggi e la storia proposta.

Marco è un ragazzo rifiutato da suo padre dopo che sua madre morì nel darlo alla luce. Non ha mai conosciuto la sua storia: è passato da una famiglia affidataria all'altra fino a che non ha raggiunto la maggiore età, restando solo.
Fa le pulizie in una piscina ma ammira, dal basso, gli atleti che si tuffano dai trampolini ogni giorno. Sente il richiamo dell'acqua e prova anche lui scoprendo un talento innato, anche se mai coltivato.
Per via di un incidente legato proprio all'acqua, al mare, incontrerà Lara: una fisioterapista che avrà un ruolo importante nella sua vita, non solo dal punto di vista del suo lavoro.
Lara lo aiuterà a riprendersi e lo farà portandolo in un paesino in cui si vive di pesca, un paesino in cui il mare è l'elemento dominante, con i suoi odori, i suoi suoni, i suoi colori ma anche con la sua gente.
Marco si fida di Lara: una donna che si sa imporre quando serve ma che lo sa anche ascoltare. Una donna che, però, non è del tutto sincera con lui: non gli racconta come mai la terapia potrà avere più successo in quel paesino, in riva al mare. Ha un piano in mente e vuole aiutarlo a conoscere meglio se stesso scoprendo le proprie radici. E' un piano rischioso, perchè ha a che fare con i sentimenti di Marco e di altre persone. Ma Lara agisce a fin di bene ed è pronta ad assumersi le sue responsabilità.

Quella raccontata dall'autore è una storia intensa, carica di emotività fin dalle prime pagine.
La figura di Marco mi ha subito colpita per imprimersi ancor più nella mia mente e nel mio cuore andando avanti con il racconto. Marco cambia, diventa meno scettico, meno pessimista, si apre agli altri e cresce imparando a riacquistare fiducia in se stesso. 
Non sa che lo aspetta una importante verità ed avrei voluto abbracciarlo nei momenti più delicati della storia. L'ho immaginato in più circostanze: l'ho immaginato specchiarsi negli occhi di un uomo che non conosce e che non sa essere suo padre, l'ho visto tremare davanti ad una sconvolgente verità, l'ho visto soffrire per una mano che non risponde ai comandi.

L'altra figura maschile che mi ha toccata è stata quella di Antonio. Un pescatore che ha detto addio alla sua vita nel momento in cui ha perso sua moglie ed ha rinnegato suo figlio. Un uomo silenzioso, burbero, indurito dalla sofferenza ma capace di sentimenti profondi. E' un uomo che si protegge con un guscio d'indifferenza per tutto ciò che ha attorno, come se nulla più lo interessasse, e la sua sofferenza è palpabile. E' un uomo burbero che mi ha fatto tanta tenerezza...
L'arrivo di Marco lo cambia fin dal primo incontro, dal primo sguardo, anche se non riesce a capire perchè.

Se penso a Lara mi viene in mente subito l'aggettivo coraggiosa. L'ho trovata coraggiosa nel decidere di rischiare per aiutare Marco ma anche se stessa perchè, anche se all'inizio non è ben chiaro, anche lei ha bisogno di liberarsi di un peso.

Poi ho amato la mamma di Lara: una donna malata di Alzheimer che, seppur fisicamente presente, è lontana da tutti con la sua mente. Proprio lei con le sue incursioni strampalate, con le sue affermazioni fuori luogo mi ha emozionata fino alla fine. E' un personaggio secondario la cui presenza fa capolino con discrezione ma che ha un ruolo importante nella parte finale del libro. Ho apprezzato la scelta dell'autore di inserire un personaggio di questo tipo.

Avrei un paio di appunti da fare, però. 
Il titolo. Non l'ho trovato calzante. Il ragazzo protagonista, Marco, solo all'inizio sente un forte richiamo per il mare poi ne ha paura ed arriva ad odiarlo. Il grosso del racconto lo vede odiare il mare più che crederci. Ovviamente è un dettaglio ma ammetto di averci pensato. E poi perchè la leggenda? Semmai la storia...
Bella, invece, la copertina. Mi è piaciuta molto. 

Inoltre, nella versione digitale che ho letto avrei preferito un maggiore uso delle interlinee. Mi spiego: spesso l'autore passa da una situazione all'altra senza che ciò sia sottolineato da uno spazio tra un paragrafo e l'altro. Io avrei preferito che ci fosse qualche interlinea in più per dare l'idea del cambio di scenario, del cambio di personaggio.
E' una stupidaggine anche questa ma è un'osservazione che mi sono trovata a fare.

Comunque, a parte queste due sciocche annotazioni - lo riconosco - il libro è molto bello e sono contenta di avere avuto l'occasione di leggerlo nell'ambito della Challenge Dalle tre Ciambelle.
Lo consiglio a tutti coloro che volessero leggere una bella storia che tocca i sentimenti senza essere sdolcinata, scritta in punta di penna, scorrevole e capace di catturare fin dalle prime pagine.
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La leggenda del ragazzo che credeva nel mare 
Salvatore Basile
Garzanti editore
278 pagine
formato e-book € 9.90