lunedì 8 novembre 2021

La figlia della libertà (L. Di Fulvio)

Credo che sia la prima volta in assoluto in cui ho la sensazione di non essere capace di rendere giustizia al libro che ho appena terminato di leggere.

La figlia della libertà è un libro duro, che colpisce allo stomaco per ciò che racconta e che, purtroppo, non è poi così lontano dalla realtà. 

È un libro che parla del passato - la storia si apre nel 1912 - ma che ha un forte richiamo a tematiche di grande attualità come l'immigrazione, la prostituzione, la povertà, la mafia, la corruzione.

Ma è anche un libro che apre le porte alla speranza, quella che riesce a fare capolino anche in mezzo a tanta  violenza, a tanta ingiustizia, a tanta voluta cecità. 

 Tre sono i protagonisti attorno ai quali gravitano, poi, tanti personaggi secondari ma ognuno, a suo modo, fondamentale. 

Rosetta è una giovane orfana che è pronta a difendere con le unghie e con i denti quel pezzo di terreno che le è rimasto in eredità da coloro che non ci sono più. Vive ad Alcamo, in Sicilia: una terra che non fa sconti, una comunità che ha le sue regole e  dove  una giovane, per di più donna, come lei, fa paura. È una ragazza fiera, dal carattere forte, intelligente e pronta a ribellarsi ad una realtà che non è disposta ad accettare. Una realtà in cui le donne vengono picchiate dagli uomini, in cui non hanno diritti, in cui devono necessariamente piegarsi al volere degli uomini sia dal lato personale che su ogni altro fronte, con le buone o con le cattive. Lotta con coraggio fino a che l'unico modo per fare qualcosa affinché le cose possano cambiare è quella di imbarcarsi su una nave che la porti lontano, verso il Nuovo Mondo.

Rocco è figlio di un mafioso morto da uomo d'onore ed il suo futuro è scritto nel sangue che gli scorre nelle vene. Lui, però, non vuole seguire il suo esempio ed è pronto a ribellarsi al sistema che lo ha protetto, fin da ragazzino, proprio perché figlio di un uomo morto con onore per difendere un capo mafia. Rocco è un ragazzo coraggioso, di belle speranze, convinto di poterla fare franca contro un sistema che molto più forte e radicato di quanto lui stesso non possa immaginare. Le radici della mafia di Mondello (Palermo) sono profonde e difficili da intaccare: se ne renderà conto sulla sua stessa pelle fino a doversene andare da quella terra che gli va stretta. Fa una promessa, però, sulla tomba di suo padre: quella che non sarà mai un uomo d'onore, mai un mafioso come lui. Una promessa difficile da mantenere, però, quando si rende conto, arrivato sul suolo del Nuovo Mondo, che certi meccanismi sono uguali in ogni posto e in ogni suolo.

Raechel vive nell'Impero Russo ed è poco più di una bambina. Un corpo da bambina ma idee grandi, più grandi di lei: è pronta per fare il grande salto, per lasciare la sua terra ed inseguire il sogno di una vita migliore. Suo padre non è d'accordo perché è troppo piccola ma nel momento in cui viene a mancare in modo violento le sue ultime parole sono per lei, la luce dei suoi occhi. "Parti" le dice e lei farà di tutto per poter realizzare quel sogno che stava per esserle strappato dalle mani. 

Ma la realtà è ben più dura di quanto i tre  giovani potessero immaginare. Le ingiustizie che si trovano là fuori sono tante e tali che in più d'una occasione avranno il timore di aver perso ogni possibilità.

La storia ruota attorno alla condizione degli immigrati, di coloro che lasciano la loro terra per cercare un modo migliore. In particolare, viene narrata senza sconti la sorte delle donne: nel Nuovo Mondo, in quella Buenos Aires che potrebbe essere un luogo da sogno per chi la guardasse dall'esterno, opera la Sociedad Israelita de Socorros Mutuos Varsovia (e non è affatto un'invenzione ai fini della narrazione quanto una triste, tristissima realtà) con 2.000 bordelli e 30.000 ragazze sfruttate, drogate, picchiate ed anche uccise oltre che vittime della loro stessa mano, per mettere fine a quello strazio. Un'associazione criminale che allunga i suoi tentacoli nella politica, tra la polizia, negli ambienti sociali ed economici tanto da far girare parecchi soldi ma anche armi e violenza a volontà. Una realtà che ha segnato quell'epoca e, come racconta l'autore in una interessante nota finale, rappresenta una macchia sulla coscienza di cui tutt'ora si evita di parlare.

Eppure tutti sapevano. Tutti vedevano. Tutti si voltavano dall'altra parte per indifferenza, per paura, per tornaconto. Tutti, nessuno escluso, da coloro che pagavano per quelle ragazzine da maltrattare fino quasi alla morte fino a chi, pur non volendo sporcarsi le mani con ambienti del genere, faceva finta che non esistessero. 

In un contesto del genere le vite dei tre protagonisti si intrecciano tra loro e con quelle di tanti personaggi secondari che sono fondamentali ai fini della storia. In alcuni punti ho avuto la sensazione che i protagonisti fossero tanti, tantissimi e stavolta non ho avuto la necessità di prendere nota dei tanti nomi che si alternano perché hanno tutti delle personalità ben definite, dei ruoli tali da lasciarsi identificare immediatamente. Tutti restano sottopelle, come l'inchiostro di un tatuaggio che arriva nel profondo creando un'immagine in superficie - che è quella della storia in generale - ma lasciando segni indelebili anche per le loro storie personali. 

Storia costruita con maestria, descrizioni che non intendono fare sconti soprattutto nelle scene più violente che sono, poi, una fotografia di una realtà di cui per troppo tempo si è fatto finta di non vedere. E ci sta, tutto ci sta alla perfezione mettendo nelle mani del lettore una storia intensa, dolorosa, violenta, profonda e carica di speranza con protagonisti forti, oserei dire potenti dal punto di vista narrativo.  

Non dico niente sui dettagli della trama: è un libro che va letto con attenzione pagina dopo pagina. Basti sapere che in alcuni punti mi si è attorcigliato lo stomaco non solo per le scene di violenza in quanto tali ma per l'umiliazione che ho letto sotto quelle scene, soprattutto a danno di ragazzine spesso più giovani di mia figlia che di anni non ne ha ancora 16. Ma non posso negare di aver provato tanta rabbia per l'atteggiamento dei più così come tanta ammirazione per scelte coraggiose compiute dai protagonisti principali e non solo. Mi sono commossa, ho sorriso, mi sono anche fatta un esame di coscienza perché, come ben dice l'autore nelle sue note finali, troppe volte ci si volta dall'altra parte per non vedere. Sono stata fiera di alcuni personaggi in particolare (e non vanno cercati solo tra i protagonisti) per scelte coraggiose, più o meno grandi. Ho trovato anche tanta umanità laddove non avrei mai immaginato di trovarla e tanto marciume dove, invece, non dovrebbe essere.

Non credo di aver mai parlato in toni così entusiasmanti di una lettura e non esagero se dico che, per la prima volta, mi sono imbattuta in un libro che terrò con piacere sul mio comodino pronta a rileggerlo, se ne avrò occasione. E io sono una che raramente lo fa!

Bello. Molto. Il più bello che io abbia mai letto e non esagero. Ancora più bello se penso di averlo preso con uno scambio anche con una certa superficialità, senza fare troppa attenzione alla trama. 

Leggetelo, leggiamolo e apriamo gli occhi per imparare a dire, una volta per tutte, che non è giusto. Faccio mio l'invito che fa l'autore nell'ultima pagina ma io aggiungo che il non è giusto dovremmo iniziare a dirlo in tante circostanze quotidiane, a partire dalle più piccole e che possono sembrare insignificanti ma che sono, pur sempre, ingiustizie.
***
La figlia della libertà
nella foto edizione Mondolibro - edizione originale Rizzoli
640 pagine
13.00 euro copertina flessibile, 7.99 Kindle

mercoledì 3 novembre 2021

Una sirena a settembre (M. De Giovanni)

Devo ammettere che aver visto la serie tv con protagonista Mina Settembre mi ha un po' influenzata nella lettura perché a quei nomi, a quelle persone ho dato un volto ed una fisicità. Dare un volto all'assistente sociale dei Quartieri Spagnoli e al ginecologo che divide con lei gli spazi di lavoro Domenico chiamami Mimmo Gammardella non è stato positivo ai fini della lettura. Credo che me la sarei goduta maggiormente se non avessi avuto in mente quei volti. Per carità, non che siano sgradevoli. Non volevo dire questo ma avrei preferito continuare a dare spazio all'immaginazione per cercare di dare loro un volto sulla base delle descrizioni, a tratti ironiche e scanzonate, che l'autore offre tra le pagine di Una sirena a settembre.

Non sono nuova allo stile di De Giovanni che nella serie di Mina assume una declinazione, secondo il mio parere, meno tragica e più ironica di quanto non avvenga in altre serie che, pure, ho amato. O meglio, la tragicità di alcune situazioni viene resa in modo meno cupo di quanto non venga fatto dall'autore altrove. Ma non siamo qui per fare confronti tra libri diversi...

 Come ho avuto modo di dire nel parlare del primo libro della serie

Mina fa l'assistente sociale nel Rione Sanità di Napoli. Un quartiere difficile, dove si incontrano e si scontrano esistenze complicate, dove anche i muri hanno le orecchie e gli occhi, soprattutto quando le esistenze in ballo sono quelle di famiglie di un certo tipo.

Porta addosso i segni di un matrimonio fallito (è stata lei a scrivere la parola fine) ma anche quelli della presenza di una madre invadente e tutt'altro che amorevole con la quale ora, a matrimonio finito, si trova nuovamente a vivere. Ha tre amiche fidate dalla sua parte, però, e sa che su di loro può sempre contare. E ora c'è anche Mimmo...

Due i casi che arrivano, seppur per strade diverse, sul tavolo di Mina. Da una parte c'è la storia di un bambino che finisce in tv in un servizio-denuncia di uno stato di povertà estrema, dall'altra c'è uno scippo finito male a danno di una signora anziana ora in fin di vita. Situazioni che danno un messaggio diverso da quello che vorrebbero dare e che vanno decifrate per arrivare alla verità. La verità... ciò per cui Mina si spende e ciò per cui fa lo stesso il suo ex marito Claudio (di mestiere magistrato).

Stile scorrevole ma mai banale, indagini che vedono scendere in campo personaggi piuttosto spassosi ed originali accanto a chi ha qualche cosa da raccontare, sia essa una situazione di difficoltà economica o, al contrario, la storia di scelte sbagliate fatte per noia. 

Abbiamo anche per le mani una storia in cui i pregiudizi o, comunque, i giudizi affrettati, sono i protagonisti, in un modo o nell'altro.

L'unica cosa che mi ha disturbato un po' durante la lettura, a parte il discorso dei volti dati ai personaggi principali grazie alla serie tv, sono i continui riferimenti a personaggi del cinema per sottolinare quanto sia bello Domenico chiamami Mimmo. Secondo me se ne poteva fare a meno ma è una valutazione del tutto personale che nulla toglie alla storia. Da leggere, ma andando in ordine con i libri della serie perchè, pur avendo dei passaggi che fanno chiarezza su aspetti approfonditi nei volumi precedenti, credo che andare in ordine sia la cosa migliore da fare per avere tutti gli elementi in mano in modo completo.
***
Una sirena a settembre
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
272 pagine
18.50 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

domenica 31 ottobre 2021

Il barone rampante (I. Calvino)

Ho letto Il barone rampante in un'edizione che mi è piaciuta molto. Si tratta di un'edizione per studenti delle scuole medie, piena zeppa di note, commenti e spiegazioni utilissime non solo per comprendere qualche termine un po' desueto ma anche per approfondire i vari capitoli.

Cosimo è il protagonista del libro che Italo Calvino ha scritto tra il 1956 e il 1957, all'età di 33 anni.


 Onestamente credo che non sia un libro identificabile in un preciso genere. 

Lo possiamo definire libro d'avventura visto che il protagonista, Cosimo, che decide di andare a vivere sugli alberi senza più mettere piede a terra, di avventure ne vive parecchie.  

Lo possiamo definire fantasy, visto che la fantasia non manca: come si può immaginare, senza una buona dose di fantasia, un ragazzino che vive sugli alberi fino a diventare vecchio? 

Lo possiamo definire romanzo di formazione seppur prendendo con le pinze questo genere, in questo caso: il ragazzino cresce tra gli alberi, matura, fa tesoro di molti insegnamenti che gli arrivano da coloro con i quali, comunque, non taglia mai definitivamente i ponti.

Io credo che ognuno possa catturare l'aspetto che più preferisce e, comunque va detto che si tratta di un libro che è stato proposto ai lettori in diverse edizioni. Una particolare cura è stata messa in campo, da parte dello stesso autore, per mettere a punto un'edizione per ragazzi (era il 1959) e ancora oggi e ne sono in circolazione edizioni diverse. Quella che ho trovato in biblioteca è un'edizione per ragazzi ma avrò modo di confrontarla a breve con la versione integrale (che dovrebbe arrivarmi a giorni). 

La storia, in breve: Cosimo, figlio primogenito del Barone Arminio Piovasco di Rondò, decide di andare a vivere sugli alberi e lo fa come risposta da un obbligo familiare al quale non si sente di obbedire. Una ribellione che per la famiglia sulle prime rappresenta un grande sgarbo ma che, poi, potrebbe tranquillamente rientrare con un perdono e non ci pensiamo più. Così non è per Cosimo. Ha preso una decisione e non ha nessuna intenzione di cambiare idea.

La voce narrante è quella del fratello minore di lui, Biagio, che cerca anche di aiutare suo fratello dopo aver capito che la via della persuasione non è percorribile. 

Cosimo resterà fermo nella sua posizione o si ravvederà? Certo è che quel ragazzino insegna a prendere il coraggio a quattro mani e a fare, con convinzione, delle scelte anche forti quando necessarie a cambiare ciò che si ritiene ingiusto. E questo avrà delle conseguenze per lui oltre che per la sua famiglia!

Libro molto piacevole da leggere prendendolo per quello che è: una storia datata, legata ai dettami dell'epoca in cui è ambientato il racconto - tutto ha inizio il 15 giugno del 1767 - che, con un pizzico di fantasia, mi ha incuriosita fino ad arrivare al finale che... niente spoiler, è meglio!

Ps. tanti i personaggi minori che interagiscono con lui. Quello che mi è piaciuto più di tutti è il Brigante Gian de Brughi, temuto da tutti e ricercatissimo, su di lui pende una taglia a tanti zeri ma mostrerà una faccia di sè sconosciuta a tutti: ama i libri da morire... letteralmente.
***
Il barone rampante
Italo Calvino
Garzanti (edizione per la scuola media)
232 pagine

sabato 30 ottobre 2021

La vegetariana (H. Kang)

Ne sono sempre più convinta: tra me e gli autori orientali non c'è feeling. Ci ho provato diverse volte ma ho sempre fatto tanta fatica.

In questo caso, il libro La vegetariana di Han Kang non è stato difficile da leggere (piuttosto scorrevole e dai concetti estremamente chiari) ma non riesco ancora a decifrare quello che mi ha lasciato.

In 177 pagine sono concentrate la disperazione di una donna che decide di non mangiare più carne animale, la reazione della sua famiglia davanti al suo lento deperimento ma anche una cultura che faccio fatica a comprendere. 

Il libro è diviso in tre parti. 

Nella prima la protagonista assoluta è lei, Yeong-hye ma lo è anche il suo matrimonio, il suo rapporto con suo marito. Emergono i tratti di una donna considerata ordinaria nell'ambito di un matrimonio ordinario. Una donna silenziosa, rispettosa del suo uomo, che non fa mai niente al di fuori dalle righe, che non ha una vita che non sia quella domestica. Nel momento in cui decide di scegliere si scatenano reazioni molto dure da parte di chi le sta accanto. Nessuno, però, si è mai curato più di tanto di lei, nessuno l'ha mai ascoltata, nessuno l'ha mai considerata una persona prima che una moglie servile. Alla voce del marito che ammette candidamente di aver sposato una donna che non ha mai amato e di averla scelta proprio perché persona anonima, remissiva e docile, che non avrebbe mai dato problemi si alterna la voce di quella donna che sente la necessità di privarsi di alimenti di origine animale non per uno scopo di purificazione quanto come reazione a qualche cosa di violento che le è scoppiato nell'anima e si è manifestato sotto forma di sogno. Ecco, dunque, che racconta episodi di quando era bambina, che altro non sono se non pura violenza imposta da una cultura che, lo ripeto, non riesco a comprendere. Una violenza che in quel momento non le è sembrata tale ma che riaffiora alla sua mente in tutta la sua gravità.

In questa prima parte la donna, che è spinta da una grande forza di volontà capace di andare oltre il suo aspetto fragile, manifesta chiari segni di anoressia nervosa e chi le sta attorno cerca, in modo violento, di costringerla a tornare sui suoi passi. 

Nella seconda parte l'attenzione si sposta su suo cognato e lei si trova a subire delle scelte che non tengono conto del fatto che si trova in una situazione delicata, in un equilibrio mentale precario, incapace più che mai di fare delle scelte consapevoli.

Nella terza parte la donna, abbandonata da tutti, ha solo sua sorella accanto. Una sorella che la vede lottare fino alla fine delle sue forze per non alimentarsi e non essere alimentata. Quella che è sempre stata considerata un'anoressia nervosa diventa sempre più legata a doppio filo con una forma di schizofrenia che si manifesta in maniera estrema con il desiderio di tornare alla terra, convinta com'è di essere un albero.

Resta uno squarcio nel petto del lettore davanti ad una storia fatta di scelte drastiche, è vero, ma anche di silenzi, di sottomissione, di negazione di una qualsivoglia personalità che ad una donna non è concessa.

Resta sospeso l'interrogativo: ma quanto fa paura la morte? Sarà poi così male?
***
La vegetariana
Hang Chang
Adelphi editore
177 pagine
10.00 euro copertina flessibile, 4.99 euro Kindle

venerdì 29 ottobre 2021

La ragazza di Roma Nord (F. Moccia)

Simone ed Alice si conoscono su un treno e si piacciono all'istante ma si salutano senza lasciarsi nessun recapito, senza sapere nemmeno come si chiamano. Lei è la Ragazza di Roma Nord. Lui è un giovani innamorato della sua fidanzata Sara e che, proprio durante un viaggio che lo porta verso di lei, lascia andare quella ragazza con la quale si è sentito così in sintonia durante il viaggio. Lui ama Sara e non c'è spazio per nessun'altra. 

Il destino, però, ogni tanto spariglia le carte: riuscirà Simone a ritrovare quella ragazza?

Il libro, lo ammetto, mi è sembrato adatto a lettori adolescenti o, comunque, a chi volesse avere tra le mani una storia moderna - tanti i termini legati alle nuove tecnologia, ai modo di parlare di oggi - scenografica ma dove non ho trovato molto di più. Avrei preferito conoscere meglio la personalità dei personaggi, almeno.

Non che mi aspettassi molto di più, sono sincera... L'ho letto perchè utile per una challenge di lettura a cui sto partecipando altrimenti credo proprio che sarebbe rimasto ad aspettarmi in eterno.

Ho letto in giro che per la realizzazione di questo libro l'autore ha effettuato una specie di esperimento di coworking selezionando racconti, poesie, pensieri che poi sono stati ospitati tra le pagine del libro.
Io onestamente mi sono chiesta quale sia stata l'effettiva utilità di quei racconti se non quella di allungare un po' la trama... non me ne vogliano gli autori che ho trovato, comunque, molto bravi.
 
Durante la ricerca, o meglio l'attesa di Simone - che peraltro diventa famoso grazie ai media moderni per cui un tema affrontato è anche quello della potenza della rete - incontra persona che gli consegnano i loro scritti ma questo, onestamente, non mi è sembrato che aggiungesse molto alla storia che, anzi, in alcuni passaggio ho trovato un po' lenta e portata per le lunghe.
 
Se lo consiglio? Se si cerca una storia che somiglia ad una favola moderna senza troppe pretese, se si è disposti a chiudere un occhio o due, se non si mira ad una storia indimenticabile, sì.
Altrimenti meglio lasciar stare.
***
La ragazza di Roma Nord
Federico Moccia
SEM editore
350 pagine
18.00 euro copertina flessibile - 8.99 Kindle

mercoledì 27 ottobre 2021

Aldilà (A. Morstabilini)

L'esigenza è quella di trovare un luogo adatto, isolandosi dal resto del mondo, per scrivere un racconto dell'orrore. Quando la scelta cade su una casa piuttosto sinistra già nell'aspetto, in luogo isolato e silenzioso, il protagonista - voce narrante - sente di aver trovato il posto giusto. 

 

Qualche cosa lo ha attirato fin da subito anche se non riesce a ben capire di cosa si tratti. 

Prende le mosse dalla necessità di trovare il giusto ambiente in cui dare spazio alla propria fantasia una storia che vedrà il progatonista alle prese con qualche cosa di inaspettato in un luogo che già, da solo, potrebbe essere il protagonista del suo racconto.

Tra personaggi molto singolari, sedute spiritiche, spazi misteriosi ed ai quali l'accesso è interdetto, la curiosità dello scrittore lo porterà ad indagare dimenticandosi quasi il motivo per cui si è recato in quel posto. Il suo racconto riuscirà a prendere vita su quei fogli che si è procurato o sarà la casa la vera protatonista di una storia dell'orrore, con i suoi segreti e i suoi misteri? Cosa hanno da nascondere quei personaggi con i quali lo scrittore entra in contatto? E cos'è che realmente fa paura, tra quelle mura? Il ricordo di ciò che è stato o di ciò che non è stato? La presenza di qualcuno che non se mai andato o l'assenza di chi, di fatto, non c'è stato mai?

L'autore vive in prima persona un'avventura che lo porta lungo strade diverse da quella che aveva intenzione di imboccare all'inizio.

Senza voler nulla togliere al gusto della lettura mi limito ad alcune osservazioni.

La lettura mi è risultata un tantino rallentata dall'uso delle tante virgole e dei tanti incisi. Una scelta stilistica dell'autore rispetto alla quale non indendo sollevare alcuna critica ma che, per come sono abituata io a leggere velocemente, in diverse parti (soprattutto all'inizio) mi ha rallentata.

La trama non mi ha convinta del tutto: di case infestate se ne incontrano tante ma di paura vera, quella che dovrebbe essere collegata ad una storia di fantasmi, ne ho vissuta poca. 

Ciò che ho apprezzato maggiormente sono le descrizioni dei luoghi e l'atmosfera. Poco si conosce della personalità dell'autore ma i luoghi, dal sapore gotico e misterioso, vengono resi alla perfezione con una Pianura Padana resa in modo originale.
***
Aldilà
Andrea Morstabilini
Il Saggiatore editore
299 pagine
20.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

martedì 26 ottobre 2021

Quello che chiamiamo amore (L. Minutilli)

 Quante volte si fanno delle scelte per il bene altrui? 

Quante volte si è convinti di essere nel giusto, nella vita di coppia, senza nemmeno chiedersi se davvero sia così?
E quante volte lo si fa tenendo davvero conto di ciò che è bene per l'altro e non di ciò che pensiamo che lo sia? Quando manca il dialogo, il confronto quello vero, genuino, cosa può accadere anche ad un amore che dura da una vita?

Lo sa bene Ettore che, da sempre, ama Elisa. Da bambini, da ragazzini. Si sono scelti, si sono riconosciuti, si sono amati, si sono persi e ritrovati. Tutto ha avuto inizio con lei, con Elisa. E tutto arriva a chiedere il conto, prima o poi.

Nel libro Quello che chiamiamo amore l'autrice propone la storia di una coppia che è tale da sempre e nella quale sembra tutto talmente bello da non essere vero. Eh sì, perché chi può dire di conoscere davvero la persona che ha accanto? La si vede davvero o si vede ciò che si vuole vedere? 

Ettore nella sua vita ha sempre cercato di fare scelte che facessero stare bene la sua compagna di vita chiudendo anche gli occhi, di tanto in tanto, davanti ad alcuni segnali stridenti, ad alcuni campanelli d'allarme che ha fatto finta di non sentire. Quando, però, il suo grande amore lo lascia, senza un apparente perché, Ettore si interroga su cosa possa essere accaduto ed è come se ognuno di noi passasse in rassegna il proprio rapporto con la persona amata.

Ettore ha saputo davvero ascoltare la sua donna quando le parlava? Scegliere cosa fosse meglio per lei è stato davvero giusto ed appagante per entrambi? Eppure è un buon compagno di vita, un gran lavoratore... Nel momento dell'addio si rende davvero conto delle esigenze di quella ragazza, prima, di quella donna poi? Fare la moglie e la madre erano davvero le sue maggiori aspirazioni, come Ettore era convinto che fosse?

Il racconto, lo ammetto, mi è sembrato un po' scontato, il racconto di una vita di coppia qualunque ma il coup de théâtre è arrivato sul finale e ha riabilitato tutto il racconto. Non mi aspettavo un epilogo come quello proposto.

Comunque ben scritto, il racconto di una vita che potrebbe essere quella di chiunque abbia un certo modo di intendere il rapporto di coppia. Sorpresa sul finale, però!
***
Quello che chiamiamo amore
Loreta Minutilli
La nave di Teseo
256 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle