venerdì 14 maggio 2021

Il giallo di Montelepre. Le indagini del tenente Roversi - vol. 2 (G. Zucca)

 Seconda avventura per il tenente Roversi e la sua allegra compagnia.

Giusto qualche giorno fa mi sono piacevolmente intrattenuta con il primo libro della serie che ha per protagonista il tenente Roversi ed ora ho voluto togliermi qualche curiosità andando avanti con il secondo volume.

Perché se è vero come è vero che le vicende misteriose del libro che ha aperto al serie si sono comunque concluse permettendo di arrivare al colpevole, è altrettanto vero che ci sono dei sospesi attorno ai quali, soprattutto a livello personale, restano degli aspetti da chiarire.

Innanzitutto va detto che, a differenza di altre serie in cui ci sono comunque indagini, commissari e assassini da trovare, non viene fatto alcun riferimento a vicende personali che sono state introdotte in precedenza per cui credo di poter dire che chi non leggesse la serie in ordine perderebbe dei tasselli importanti per inquadrare il personaggio.

Questa volta, ad un paio di settimane dall'arrivo del tenente in Sardegna, un doppio omicidio lo tiene occupato e questa volta si tratta di clochard che vivevano per strada e le cui morti violente appaiono decisamente fuori luogo, immotivate. Eppure così non è il tenente, assieme alla sua improvvisata (ma non sprovveduta) squadra speciale, si mette sulle tracce di chi può aver compiuto gesti tanto sconsiderati.

Anche questa volta c'è un animale ad avere un ruolo importante. Non si tratta di Giovannino, maialino incontrato in precedenza, e nemmeno di Argo, il cane di famiglia che pure ogni tanto viene nominato ma è un bel gattone rosso la cui presenza è piuttosto misteriosa e... indicativa di qualche cosa che non va.

In questo secondo episodio si svela qualcosina del passato di Giorgio Roversi ma non molto, a dire il vero. Compare una persona dal suo passato ma non vengono ancora scoperte tutte le carte per cui per sapere di più su di lui bisognerà andare avanti.

Anche stavolta protagonisti sono gli ambienti in cui le vicende sono ambientate: una Sardegna che, seppur non in primissimo piano come nel primo volume, fa sempre la sua parte con le sue tradizioni, le sue abitudini e... con la sua scaramanzia.

Lettura piacevole e non troppo impegnativa.
***
Il giallo di Montelepre. Le indagini del tenente Roversi (vol. 2)
Gavino Zucca
Newton Compton Editori
314 pagine
12.90 copertina flessibile - 5.60 copertina rigida - Kindle Unlimited

domenica 9 maggio 2021

Il patto (J. Picoult)

Chris ed Emily sono innamorati, legati da un legame molto profondo. Lui ha diciotto anni, lei cinque mesi di meno. Sono cresciuti insieme da due famiglie molto affiatate tra loro che hanno sempre visto come naturale un epilogo come questo e che da sempre si considerano, quasi, l'una la continuazione naturale dell'altra. Quello che nessuno avrebbe mai potuto immaginare è che Emily sarebbe morta a diciassette anni, uccisa da un colpo di pistola alla testa sparato dalla pistola del padre di Chris, su cui ci sono le impronte del ragazzo. Un patto suicida: questo è ciò che racconta Chris scampato alla morte ma ferito, svenuto dopo che il primo colpo in canna ha fatto il suo lavoro uccidendo Em. Ben presto, però, gli scatteranno le manette ai polsi visto che tutto fa pensare che sia stato lui ad ucciderla secondo gli elementi rilevai dalla detective chiamata ad indagare sulla tragica vicenda.
 Dove sta la verità? 
È quella che racconta Chris, dicendo che erano d'accordo per suicidarsi entrambi? 
O forse è quella dell'accusa, secondo cui Chris ha ucciso deliberatamente la sua ragazza per liberarsi di lei, diventata un figura scomoda nella sua vita? Davvero, come dicono i suoi genitori, quel ragazzo non sarebbe mai stato capace di premere quel grilletto o è come sostiene la madre di lei, che Emily non aveva nessuna tendenza suicida e Chris è uno spietato assassino?

Jodi Picoult, che ricordavo per l'unico altro suo libro che ho letto - La custode di mia sorella - torna a parlare di famiglia, di delicati equilibri che vengono radicalmente sconvolti.
La storia di Chris ed Emily è narrata con dei salti temporali inevitabili, quelli che permettono al lettore di conoscere i due ragazzi fin da bambini, per avere un'idea di chi fossero, di come il loro rapporto sia cresciuto e sia maturato nel tempo, di quali fossero le loro aspettative ed i loro sogni.
Ecco, dunque, che emerge una realtà che fa riflettere, soprattutto un genitore: si può dire davvero di conoscere i propri figli? Quanto di loro, soprattutto in un'età difficile come quella di passaggio all'età adulta, resta celato dietro un sorriso, dietro un allenamento in palestra o un'interrogazione a scuola? 
 
La storia dei due ragazzi mi ha messo in crisi come genitore: se, da una parte, il romanzo calca un po' la mano sulla situazione rendendo alcuni passaggi quasi inverosimili, dall'altra mi sono domandata - da madre di un ragazzino di quasi 14 anni e di una di quasi 16 - quanto sia difficile il mestiere del genitore e di quanto possa essere doloroso scoprire di non aver saputo identificare determinati segnali, di non aver saputo ascoltare, di aver dato tanto per scontato. Questa cosa mi ha fatto molto riflettere anche sul mio essere madre.
L'autrice è bravissima a rendere la psicologia dei personaggi alla perfezione e la struttura del libro, soprattutto la parte finale, quella in cui si arriva ad un processo, mi ha fatto pensare ad un'ottima scenografia per un film.
Emerge anche il mondo dell'avvocatura, dell'accusa e della difesa con sottili meccanismi che tendono anche a discostarsi dalla verità, quando la verità può essere pericolosa per l'ottenimento del risultato. E devo dire che alcuni passaggi mi sono sembrati davvero affascinanti: il potere delle parole, affermazioni che possono assumere una diversa valenza, certezze che crollano o dettagli che diventano pilastri fondamantali dell'accusa o della difesa. Tutto molto ben costruito ed anche ben confezionato per diventare un film. 
 
Sul finale ho avuto l'impressione che mancasse qualche cosa, che restassero dei sospesi soprattutto in relazione alla figura della mamma di lei. 
***
Il patto
Jodie Picoult
Harper Collins Italia
572 pagine
12.90 copertina flessibile - Kindle Unlimited

venerdì 7 maggio 2021

La lunga notte di Parigi (R. Druart)

Non ricordo quale sia stato l'ultimo libro che mi abbia commossa. 

O meglio, non ricordo quale sia stato il libro che mi abbia fatto piangere prima di La lunga notte di Parigi. Perché la mia ultima lettura, libro letto in anteprima in collaborazione con Thrillernor, mi è arrivato al cuore e mi ha strappato qualche lacrima.

Il periodo storico è uno dei più dolorosi: siamo nel 1944, gli orrori della seconda guerra mondiale sono sotto gli occhi di tutti anche di coloro che, volenti o nolenti, si trovano a vestire i panni di collaborazionisti pur non avendo alcuna intenzione di farlo. È il caso di Jean-Luc che lavora alle manutenzioni delle ferrovie francesi e che sa benissimo che quelle ferrovie che lui contribuisce a tenere in funzione servono per portare alla morte migliaia di persone, migliaia di ebrei. È anche il caso di Charlotte che lavora in un ospedale in cui finiscono coloro che necessitano di essere curati, tedeschi soprattutto. Entrambi hanno maturato la voglia di ribellarsi, di fare qualche cosa, qualsiasi cosa per mettere i bastoni tra le ruote a quei mostri che si liberano di esseri umani con la facilità con cui si liberano degli oggetti. 

Ma non è facile. Ribellarsi è rischioso, ne va della propria pelle e di quella della propria famiglia.

Quando, però, Jean-Luc si trova tra le braccia un fagottino caldo e tremante lasciatogli da una donna che sa di essere destinata alla deportazione, la sua vita ha una svolta definitiva e, con lui, anche quella di Charlotte che si trova davanti alla stessa scelta che farà quel giovane conosciuto poco tempo prima e con il quale si è subito trovata in sintonia.

Ho capito subito che sarebbe stata una storia dolorosa. Come può non essere dolorosa la scelta di una donna che, pur di salvare suo figlio da morte certa, rinuncia a lui lasciandolo tra le mani di uno sconosciuto? Come può non essere dolorosa la decisione di sfidare tutto e tutti per poter salvare una vita in un contesto così pericoloso? 

L'autrice rende alla perfezione gli orrori di quel periodo storico che ha segnato la Francia (così come altre nazioni) lasciando un segno profondo in quella terra ma, soprattutto, nel corpo e nell'anima dei francesi. Perché se è vero che gli ebrei hanno avuto il trattamento peggiore e che i sopravvissuti ai campi di concentramento hanno portato per sempre i segni delle violenze subite, anche coloro che ebrei non erano si sono trovati a fare i conti con un conflitto sanguinoso e con la consapevolezza di cosa accadeva sotto ai propri occhi. E neanche questo si dimentica.

In questo contesto ha inizio la storia di Sam. È lui il frugoletto che viene partorito da una donna sola con suo marito e che ben presto sarà portata via a forza dai tedeschi. È suo quel corpicino che Jean-Luc si trova tra le braccia senza rendersi nemmeno conto di ciò che questo voglia dire per lui.

Ha così inizio la storia di due madri - una biologica e l'altra che ha cresciuto il ragazzino con amore - che si trovano a fare i conti con una realtà dolorosa. La storia di due uomini che fanno i conti con una diversa faccia della stessa medaglia: la privazione dei primi anni di vita dell'unico figlio e l'improvviso dover fare i conti con la realtà nel momento in cui  i genitori naturali reclamano quel ragazzino.

Sam ha nove anni quando la sua vita viene sconvolta. L'autrice riesce a rendere alla perfezione la sua sofferenza, il suo smarrimento, la sua disperazione così come riesce a rendere perfettamente la personalità degli altri personaggi principali.

Una storia dolorosa, straziante a tratti, commovente fino alla fine. Un esordio davanti al quale non posso che dare merito all'autrice di aver dato un importante contributo affinché non si dimentichi ciò che è stato e affinché si rifletta sulle conseguenze che la guerra ha portato anche al di fuori delle mura dei campi di concentramento. 

Gran bel libro. Storia che non dimenticherò.
***
La lunga notte di Parigi
Ruth Druart
Garzanti
480 pagine
17.90 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

lunedì 3 maggio 2021

Ti odio (M. Mignone)

Fino a che punto può arrivare una mente malata che si nutre di odio? 

Fino a che punto può spingersi una mente malata per dimostrare che, in assenza di un movente, se si ammazzasse una persona nessuno riuscirebbe a risalire al colpevole che avesse agito solo ed esclusivamente guidato da un odio indiscriminato e, a ben guardare, anche privo di fondamento?

Lo si scopre leggendo il libro Ti odio di Mirco Mignone che l'autore mi ha gentilmente fornito e che ringrazio. 

In un noir in cui a fare da filo conduttore è l'odio - il mantra che quella mente malata si ripete in ogni momento, traendone forza, coraggio, lo stesso ossigeno per vivere - sono pochi i personaggi che entrano in scena e lo fanno in modo piuttosto fugace, a mio modo di vedere. O meglio, i personaggi che entrano in scena accanto al protagonista principale, Fabiano, lo fanno per un arco di tempo talmente breve che si ha l'impressione che si possano contare sulle dita di una mano. Non si ha tempo di interrogarsi sulla psicologia dei personaggi, non si ha tempo di soffermarsi sulle descrizioni dei luoghi perché le situazioni sono trascinanti, dal ritmo piuttosto alto con un epilogo che risponde appieno ai canoni del noir. 

Devo essere sincera: ho trovato la narrazione un po' troppo sofisticata, con uno stile ricercato anche nelle situazioni più semplici che avrebbero potuto essere più alla portata di tutti. Ho fatto fatica a risalire al significato di alcuni termini (davanti al termine blesità ammetto di aver dovuto ricorrere ad un dizionario) e se questo, da una parte, può escludere una fetta di lettori più comuni, quelli che amano una narrazione più scorrevole soprattutto in libri di questo tipo, dall'altra è un merito che va dato all'autore che dimostra una particolare padronanza con termini meno comuni di altri e sempre usati nel punto giusto.

Ammetto di aver intuito chi fosse il colpevole dopo aver letto pochi capitoli ma questo non mi ha tolto il piacere della lettura, la voglia di seguire passo passo il percorso che l'assassino avrebbe compiuto prima di uscire allo scoperto, ammesso che l'avesse mai fatto.

Chissà se la teoria che si pone all'inizio quella mente malata viene dimostrata dai fatti oppure no? Sarà necessario leggere il libro per scoprirlo.
***
Ti odio
Mirko Mignone
Echos Edizioni
206 pagine
14.00 copertina flessibile

venerdì 30 aprile 2021

Quella vita che ci manca (V. D'Urabno)

Di Valentina D'Urbano ricordo di aver letto Acquanera e ricordo anche quel pizzico d'inquietudine che mi aveva lasciato addosso. Stavolta, con Quella vita che ci manca, le emozioni che mi sono rimaste appiccicate addosso sono diverse ma altrettanto intense.

Questa volta l'autrice ci porta in uno dei quartieri più degradati di Roma a cui viene dato il nome di Fortezza. Ma Fortezza potrebbe essere un quartiere analogo in ogni città: uno di quelli in cui si occupano le abitazioni, nei quali viene sistematicamente staccata l'illuminazione pubblica e nessuno ci fa più caso, quei quartieri che ti si cuciono addosso e che ti identificano anche se non vuoi.

Ecco, in questo ambiente vive la famiglia di Valentino. Lui è l'ultimo di quattro figli, nati dalla stessa madre ma da tre padri diversi.

Anna, 30 anni, è la maggiore: non ha marito e non ha qualcuno che aspiri a diventare tale. La sua famiglia è e resterà per sempre quella che l'ha vista crescere nella Fortezza accanto ad una madre che si è lasciata andare e che appare molto più vecchia di quello che è  realmente.

Alan e Vadim sono figlio dello stesso padre (un uomo che se n'è andato senza fare troppi complimenti facendo perdere le sue tracce), ma se Alan è l'uomo di casa, il duro del gruppo, colui che sente il peso della responsabilità della sua famiglia sulle spalle, Vadim è un ragazzo particolare, lo scemo della Fortezza se volessimo usare i termini usati per definirlo da parte di tutti coloro che lo conoscono. Un ragazzo ingenuo che, pur essendo oramai un uomo avendo superato i venti anni, ha i pensieri di un ragazzino, le sue stesse paure e difficoltà. Vadim va protetto. Sua sorella ne è la tutrice ma sia Alan che Valentino sanno bene che è responsabilità di tutti pensare a lui perché la mamma non ce la fa. 

Poi c'è Valentino. Ha venti anni ed è il più giovane. Non condivide le scelte di suo fratello Alan ma è costretto a seguire i suoi passi in un quartiere in cui non è possibile pensare ad un lavoro onesto e dove avere la fedina penale pulita vuol dire essere uno smidollato. Valentino vorrebbe una vita diversa ma è perfettamente consapevole - e se anche non lo fosse c'è chi glielo ricorda in ogni momento - che le sue origini non mentono e non gli permetteranno mai di aspirare ad altro che non sia un lavoro per la malavita del posto, con tutti i rischi che ciò comporta.

Eppure sente che le cose possono cambiare quando arriva nella sua vita Delia. Lei non è della Fortezza. Ha studiato. Ha un lavoro. Anche lei si è lasciata alle spalle una famiglia disastrata ma si è rimboccata le maniche per trovare una sua strada, quella stessa che si è incrociata con la strada di Valentino. 

Amare Delia, però, per Valentino vuol dire fare una scelta ben precisa che gli lascerebbe in bocca, lui lo sa, l'amarezza di aver tradito la sua famiglia e, su tutti, suo fratello Alan. 

Le vicende vengono narrate con grande energia, senza risparmiare momenti ad alta tensione e situazioni drammatiche, dolorose. Ed è proprio questo che rende la narrazione particolarmente viva ed emozionante.

Il personaggio che domina su tutti, secondo il mio parere, è Alan. Non è un personaggio positivo eppure mi ha fatto tanta tenerezza. Forgiato dall'ambiente in cui è nato, segnato nel profondo da abbandoni importanti che gli hanno squarciato l'anima, è il pilastro di una famglia tanto sgangherata quanto unita. Mi è arrivato al cuore in modo violento. L'ho odiato in molti passaggi ma avrei tanto voluto abbracciarlo e trasmettergli un po' di calore in altri. 

La precisa caratterizzazione dei personaggi, le descrizioni degli ambienti, le emozioni che trasudano da ogni riga fanno di questo romanzo una lettura da non perdere, secondo il mio parere. Ben scritto - lo stile dell'autrice mi piace - senza fare sconti, con un'energia che probabilmente arriva dalla disperazione che, in realtà, ogni personaggio porta nel suo intimo, il libro arriva al lettore in modo intenso e lo cattura. Almeno per me è stato così.

Bella anche la copertina (anche se, va detto, i due ragazzi non rappresentano in modo fedele i protagonisti visto che il lui dovrebbe essere biondo e con i capelli lunghi, la lei con i capelli neri arruffati o, in un secondo momento, lunghi sulle spalle) che è perfettamente calzante alla storia.
***
Quella vita che ci manca
Valentina D'Urbano
Tea edizioni
332 pagine
5.00 euro copertina flessibile, 14.90 copertina rigida, 3.99 kindle

giovedì 29 aprile 2021

Il mistero di Abbacuada. Le indagini del tenente Roversi - vol. 1 (G. Zucca)

La Sardegna è la grande protagonista del libro che apre - essendo il primo di una serie - le avventure del tenente Roversi. Una protagonista che appassiona con i suoi colori, i suoi sapori, le sue tradizioni... ed anche con i suoi misteri perché è proprio di un mistero che il tenente, da poco arrivato in Sardegna dove è stato trasferito per motivi disciplinari, si trova ad affrontare in una terra che non conosce e che gli riserverà delle sorprese.

 
Giorgio Roversi arriva da Bologna: una terra completamente diversa dove sembra di vivere in altri tempi rispetto a quelli che si vivono al sud. 

Siamo negli anni '60 e il tenente si trova ad affrontare un caso di omicidio che lo riporta subito con i piedi per terra, appena arrivato e ancora con l'amarezza di aver dovuto lasciare per causa di forza maggiore la sua Bologna.

Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, è uno dei primi abitanti del posto che fa gli onori di casa accogliendolo con calore. Quando, però, lo stesso Gualandi scopre un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada, un luogo pericoloso e non certo alla mano, ai confini della sua tenuta, la situazione inizia ad assumere i contorni del giallo.

Sarà proprio Gualandi - e non solo lui, a dire il vero - a dare una grossa mano a Roversi nel districarsi in situazioni, abitudini e convenzioni di una terra che non conosce e che possono essere determinati per venire a capo del mistero. Alcuni elementi legati all'indagine fanno pensare che si sia consumata una vendetta legata al cosiddetto codice barbaricino: un codice d'onore non scritto (che lui, ovviamente, non ha mai sentito nominare) in base al quale chi ha subito determinati torti può vendicarsi in modo diretto, senza dover ricorrere alla giustizia. Sarà pure un codice non scritto ma ci sono dei veri e propri articoli tramandati da una persona all'altra che prevedono anche una simbologia ben precisa. In questo cosa, cosa vuol dire quell'orecchio mozzato con cui il cadavere è stato rinvenuto? 

Il codice parla chiaro e porta le indagini verso una precisa direzione ma... i conti non tornano! 

E il caso si dimostra molto più complesso di quanto non si potesse inizialmente pensare.

Tra i suo i collaboratori improvvisati (ma non per questo sprovveduti), quelli che non sono ufficiali ma ufficiosi, ci sono anche due soggetti molto particolari. Si tratta di Giovannino e di Argo: un maialino ed un cane che hanno un ruolo in famiglia che va ben oltre il fatto di essere due animali. Avranno entrambi un ruolo importantissimo ai fini delle indagini e un po' del merito del successo finale andrà anche a loro, in un modo o nell'altro.

Vicenda godibile in un giallo non truculento (certo, c'è un morto... c'è un orecchio mozzato ma le descrizioni sono molto limitate e si dà molto più spazio alle indagini e ai luoghi che non ai dettagli relativi al cadavere o alle modalità dell'esecuzione) che mi ha permesso di conoscere meglio una terra che devo ammettere di conoscere davvero poco. In alcuni momenti ho avuto la sensazione di sentire anche dei particolari odori, tanto le descrizioni sono efficaci sia degli ambienti (del bosco, della tenuta, degli animali...) che delle pietanze che rendono più piacevole la permanenza di Roversi in quelle terre sarde.
***
Il mistero di Abbacuada. Le indagini del tenente Roversi vol. 1
Gavino Zucca
Newton Compton editori
288 pagine
4.90 copertina rigida - Kindle Unlimited

lunedì 26 aprile 2021

La vita così, all'improvviso (M. Venturino)

La vita così, all'improvviso è un libro arrivato a casa mia sulla scia di un istinto del momento. Non conoscevo l'autore, non avevo letto la trama ma, nello scegliere alcuni libri che avrei avuto gratuitamente con i punti accumulati in libreria mi sono fatta attirare dalla copertina: un bel verde speranza a fare da sfondo ad una giostra. Bello! L'ho preso. E poi anche un bel formato grande, con copertina rigida... Bello davvero, a vedersi.

Devo ammettere, però, che ha aspettato un bel po' prima di essere preso in considerazione, come capita spesso avendo un sacco di libri da leggere in casa.

Ora è arrivato il momento giusto e devo dire che fino a metà libro ho pensato che avrei fatto fatica a recensirlo. Mi era sembrato un po' lento, senza un perché. 

Mi sbagliavo e poi di molto.

Un uomo che è sempre vissuto in buona salute, che fa il macellaio di mestiere, si trova da un giorno all'altro, a mettere la sua vita nella mani di un chirurgo e di una equipe di collaboratori che hanno il compito di salvargli la vita da quella che viene definita una "bomba nel torace": un aneurisma dell'aorta ascendente di sei centimetri che se non fosse stato per le insistenze di sua moglie, probabilmente non avrebbe mai saputo di avere fino a che non sarebbe stato troppo tardi. Una storia come tante, una vita che potrebbe essere salvata da un'operazione chirurgica o forse no. Come avviene ogni giorno.

Il suo nome è Sergio Gandini, delle famose macellerie che portano il suo nome, e chi si aspetta di leggere la sua storia sbaglia di grosso. Sergio non è il protagonista della storia. O, almeno, non l'unico.

Quella narrata da Venturino è una storia che è il frutto della sommatoria di tante esistenze che, pur condividendo quotidianamente il mondo del lavoro, si scoprono lontane, quasi indifferenti l'una all'altra.

È la storia di Federico, il professor Federico de Alessandri il pilastro dell'ospedale in cui lavora, il chirurgo a cui spetta il compito di operare Gandini. Federico è un uomo ambizioso, anche un tantino arrogante ma sempre presente ed instancabile sul lavoro pur non brillando in simpatia. Ha un figlio piccolo, nato dal suo secondo matrimonio con una donna molto più giovane di lui ed ha dei progetti per il futuro anche se l'età, lo sa bene, non è dalla sua parte.
Ma è anche la storia di Claudio Improta (giovane assistente del professore), Ettore Rossi (medico anestesista esperto e piuttosto solitario), Stefania Aloisio (strumentista), membri della sua equipe senza i quali probabilmente il famoso chirurgo non sarebbe ciò che è. Ognuno sa il fatto suo davanti al tavolo operatorio ed il successo di ogni intervento è frutto di un preciso lavoro di squadra dove non c'è solo l'abilità del chirurgo - anche se è lui che si prende tutti i meriti - ma dove c'è il fondamentale contributo di ognuno. Ed ognuno ha una vita fatta di alti e bassi, di solitudini e disperazione, di amore e passione, di sorrisi e di lacrime che restano, però, fuori dalla sala operatoria, fuori dall'ospedale.
L'autore è stato abile nel proporre i vari personaggi in modo efficace ed anche ciò che mi era sembrato ripetitivo, sulle prime, è invece servizio allo scopo: far affezionare il lettore alla storia di ogni personaggio, seppur narrata in pochi capitoli, ognuno dei quali porta il nome del protagonista. Questo, almeno, è ciò che è capitato a me. Avrei voluto abbracciare Stefania prima di tutti gli altri ma anche Ettore che sono, secondo me, i personaggi meglio riusciti. Meglio ancora di quanto non lo sia il chirurgo, primadonna con il bisturi. Meglio ancora di quanto non lo sia il paziente che, a ben guardare, per la gran parte del libro resta in secondo piano.
Nel momento in cui sono arrivata al colpo di scena ho avuto bisogno di chiudere un momento il libro e riflettere su come la vita arrivi e se ne vada così, all'improvviso, senza far suonare troppi campanelli d'allarme o, in alcuni casi, ne faccia suonare solo alcuni, in modo più o meno forte. Accade quando la vita se ne va ma anche quando arriva.
Il capitolo finale è stata un'altra sorpresa sommatasi al colpo di scena ma non posso dire il perché, toglierei il gusto della lettura.
Ho fatto bene a farmi attirare da quella giostra in copertina: una giostra che rappresenta bene la vita... In un momento si è in alto, che più in alto non si può ma nel momento successivo si scende verso il basso con una velocità inimmaginabile e non si è poi così certi se il giro sia finito o se si abbia, ancora, la possibilità di risalire.
***
La vita così all'improvviso
Marco Venturino
Giunti
324 pagine
18.00 euro copertina rigida, Kindle Unlimited