domenica 19 marzo 2023

Fame d'aria (D. Mencarelli)

  

La storia di Pietro e di Jacopo è una di quelle che restano appiccicate sulla pelle di chi si trova ad avere tra la mani il libro di Daniele Mencarelli. 

In arco temporale molto breve - pochi giorni - l'autore concentra tutto il dolore e tutte le difficoltà che sono connesse con l'avere un figlio con delle serie difficoltà come Jacopo. Perché ragazzi come lui sono forti ed imprevedibili ma... si pisciano e si cagano sotto, come scrive l'autore. Uno stile diretto, ruvido che arriva dritto allo stomaco come un pugno ben assestato. Perché, di fatto, la vita di Pietro altro non è se non un continuo pugno allo stomaco. 

Con un ragazzo autistico che non riesce da accudire in ogni istante della giornata, anche l'uomo più coriaceo prima o poi crolla.

Una padre, non una madre... perchè di fatto è un padre il protagonista di una storia che si potrebbe rinvenire dietro a tante porte delle case delle nostre città, nelle quali una famiglia si trova a far fronte ad una situazione difficile da gestire che, pure con l'amore più grande che si possa mettere in campo per il proprio figlio, alla fine logora, sfinisce, spiazza.

Pietro è in viaggio con suo figlio quando la loro auto fa i capricci e li lascia a piedi. Nell'arco di tempo che sarà necessario per sistemare il guasto Pietro entra in contatto con delle persone - non molto, a dire il vero... i personaggi del libro sono pochi - che avranno un ruolo fondamentale nel suo presente ma anche nel suo futuro.

L'autore indaga in modo efficace nell'animo umano: mette a nudo l'anima di un uomo che è provato nel fisico, nello spirito ed anche nelle tasche da una situazione che ogni giorno di più appare insostenibile.

Un uomo che cerca di minimizzare agli occhi degli altri ma che, di fatto, appare loro in tutta la sua fragilità. Perché quelle persone che incontra sono persone attente, sensibili, capaci di guardare ed ascoltare anche oltre ciò che appare e ciò che viene detto.

Coraggio e paura: questo ho letto nel personaggio di Pietro. Ed anche un amore smisurato che, proprio in quanto tale, lo porta a fare delle scelte che possono sembrare inaccettabili ma sono il gesto estremo dell'amore di un padre per suo figlio.

Jacopo non avrà mai una vita come quella di qualsiasi altri giovane della sua età. Dipenderà per sempre dai suoi genitori visto che, di fatto, accanto a lui non c'è nessun altro. La madre ha lasciato il lavoro per accudirlo quando è emersa la malattia, suo padre fa la sua parte ma si trova a fare i conti con momenti di grande difficoltà. Non c'è più normalità per quella famiglia. Non c'è più normalità per quell'uomo che, invece, vorrebbe tanto una vita normale, comune, semplice, uguale a tante altre. Jacopo c'è e ci sarà negli anni a venire, con le sue manie, i suoi limiti, i suoi problemi, le sue necessità.

La storia invita a riflettere sulle tante difficoltà che incontrano le famiglie con ragazzi con tali problemi. Un sistema assistenziale praticamente assente, una concezione del tempo che va fuori ogni canone visto che a scandirlo sono le necessità di quel ragazzo, prospettive a lungo termine che fanno rabbrividire soprattutto se si pensa ad un futuro nel quale quei genitori, accano a quel ragazzo, non ci saranno più. 

Un quadro che potrebbe vedere impressi i volti di tante famiglie che vivono accanto a noi e fanno i conti con quelle stesse difficoltà. Quello scoramento che vive Pietro, quei momenti di nervosismo, quei modi un po' bruschi sono gli stessi che potremmo ritrovare oltre l'uscio della casa accanto alla nostra.

Un romanzo che tocca le corde dell'anima, che riserva un finale che spiazza e che, anch'esso, emoziona.
Lo consiglio.
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Fame d'aria
Daniele Mencarelli
180 pagine
Mondadori editore
19.00 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle, Audiolibro

venerdì 17 marzo 2023

Il fabbricante di lacrime (E. Doom)

 

Rigel ha 17 anni ma viene descritto come se avesse almeno 10 anni di più. Ha i capelli neri, gli occhi neri, lo spirito di un lupo e morde. Così si dice, si ribadisce più e più volte per cui così dev’essere.

Nica ha la stessa età ed è un’ingenua patentata. Alla faccia di chi dice che a parità di età le ragazze sono più mature dei ragazzi! Un animo dolce, il suo, tenero… ma un’ingenua che in alcuni passaggi mi ha innervosita…

Sono cresciuti in un orfanotrofio dove sono stati ognuno (a loro modo) vittime della tutrice i cui comportamenti hanno segnato entrambi. Ora sono in pre-affido presso una famiglia in procinto di essere adottati.

Questo il contesto.

Bello e dannato, lui. Dolce e ingenua lei. Un angelo nero, lui. Un angioletto bianco, lei. Lui morde. Lei dà baci soffici, ha una voce soffice, lei non parla ma “esala”…

 Dal contatto tra i due non può che nascere qualche cosa di esplosivo, almeno nelle intenzioni dell’autrice.

Un passato difficile alle spalle di entrambi, due sofferenze che si assomigliano molto per via di un’esperienza passata vissuta ai poli opposti, ma che ha lasciato segni ad entrambi. Entrambi rotti, scheggiati. Due solitudini che si sono sempre completate, anche se sembra che nessuno dei due abbia mai voluto accorgersene.

E poi… il termine morsi ripetuto fino allo sfinimento, le descrizioni dell’aspetto fisico di lui ridondanti, i capelli scompigliati davanti agli occhi citati decine di volte, il fatto che entrambi siano rotti riproposto frase dopo frase, fino alla nausea. E – lo devo ammettere – è un concetto bruttissimo…

Tutto troppo. Troppe le ripetizioni, i concetti riproposti continuamente per non dire niente di nuovo, troppi i termini di cu si fa uso in maniera secondo me inappropriata forse nel tentativo di affinare la narrazione… tentativo secondo me maldestre.

Troppe le sottolineature di un modo di essere che ormai è chiaro fin dalle prime pagine ma che ancora, a poche pagine dalla fine, viene evidenziato più e più volte. E nonostante tali descrizioni, la personalità di lui – in particolare – avrebbe meritato molto più spazio ma facendo in modo di dire qualche cosa di concreto, non lo stesso concetto ripetuto fino all’inverosimile.

Eppure… eppure non ho avuto la minima tentazione di abbandonarlo e mi sono lasciata andare alla curiosità di sapere dove andassero a finire quei due personaggi dalla vita così travagliata, pur essendo così giovani.

Eppure… dopo il nervosismo legato alle continue ripetizioni, ho voltato una pagina dopo l’altra ipotizzando cosa potesse accadere.

Questo libro, mi pare di aver capito, è stato un fenomeno editoriale dal quale io, però, mi sono tenuta alla larga a ridosso dell’uscita. Troppo pubblicizzato, troppo chiacchierato, troppo recensito, troppo fotografato.

E’ arrivato a casa mia per mano di mia figlia che aveva intenzione di leggero su suggerimento di un’amica sua coetanea. Ha stazionato per mesi sul suo comodino salvo poi leggerlo in maniera piuttosto vorace fino a tarda notte. Poteva forse tutto questo non stuzzicare la mia curiosità? L’ho preso in mano anche io e le pagine sono scivolate via, anche se tra tanti difetti.

Diversi i temi trattati: l’abbandono, la solitudine, la diversità, la violenza sui minori, l’affido familiare, l’adozione, l’amore… Tanti temi buttati in un calderone che riserva, va detto, una sorpresa che non mi aspettavo, poco prima del finale.

Stendendo un velo pietoso sullo stile (mi domando come mai non sia stato fatto un lavoro di editing un po’ più serio) la storia funziona e, va detto, è perfetta per le ragazzine: personaggi cupi, grandi sentimenti, gioie e dolori amplificati al massimo, contatti da cui si scatenano scintille, descrizioni di momenti di intimità piuttosto efficaci ma il tutto spalmato su troppe pagine. Secondo il mio parere si è tirata parecchio la corda per raccontare pochi eventi degli di nota. Molte, moltissime le ripetizioni, alcune ingenuità grammaticali di cui avrei fatto volentieri a meno, tante frasi che sanno di sviolinata per i cuori di giovani lettrici (basti pensare che mia figlia ha appiccicato sulle pagine decine di post-it) ma, evidentemente, formula che funziona se è vero come è vero che è stato questo il libro più venduto del 2022.

L’ho comprato anche io (o meglio, mia figlia), infondo. No?

Se lo consiglio? Bhè, se siete arrivati a leggere fin qui avrete anche capito che tipo di libro avrete tra le mani per cui... fate voi...
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Il fabbricante di lacrime
Erin Doom
Salani editore
672 pagine
15.90 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle, Audiolibro

martedì 14 marzo 2023

Gente del Sud. Storia di una famiglia (R. Mastrolonardo)

  

Gente del sud, storia di una famiglia non l'ho letto. L'ho ascoltato. Ed è stato bellissimo.

Merito della storia. Ricca, ricchissima.

Merito della voce di Francesco De Vito che ha dato ulteriormente vita a quei personaggi grazie alla sua voce, alla sua cadenza. Dico che ha dato ulteriormente vita perché già la narrazione - precisa, colorita, attenta - ha fornito tanti elementi per rendere vivi i personaggi più di quanto si possa immaginare.  

Quello che ho avuto tra le mani è stato un romanzo identitario che mette al centro l'identità di una terra attraverso l'affermazione dell'identità di personaggi palpitanti, emozionanti, veri.

L'autore racconta due storie in un arco temporare di cento anni o poco più: la Storia e le storie, attraverso una quantità notevole di personaggi e in un lasso di tempo molto ampio. Non è un romanzo storico: in più occasioni l'autore ha sottolineato di non essere uno storico e di aver utilizzato riferimenti storici precisi ma piegati ad esigenze narrative (la storia così come la geografia si sono ben prestate). Attraverso il vissuto dei singoli componenti della famiglia Parlante, famiglia protagonista, che si snodano in più generazioni, si raccontano storie avvincenti dal punto di vista personale ma anche la Storia così come tali protagonisti loro l'hanno vista e vissuta. Non è uno sguardo esterno, quello offerto. Non è la lettura di chi sfoglia un libro di storia e sa già come finirà la guerra, tanto per fare un esempio, ma viene offerto lo sguardo (ed il cuore) di coloro che si sono trovati a vivere in prima persona quegli eventi nel loro presente, con tutta l'incertezza che ciò può essersi portato dietro.

La storia prende avvio a Napoli, nel 1895, quando una parte della famiglia Parlante scappa dall'epidemia di colera che si stava diffondendo da quelle parti e torna in Puglia: un luogo sicuro, in seno ad una famiglia d'origine che vive  in una località immaginaria e da cui prenderà il via il racconto di una storia che vedrà intrecciarsi tante storie, quella della famiglia protagonista ma anche di tante famiglie e di una intera comunità diffusa su un territorio piuttosto grande. 

La figura centrale è quella di Cipriano Parlante, il perno attorno al quale si snoda un romanzo poderoso, importante, massiccio che, però, scorre come pochi altri.

Il romanzo è agile, coinvolgente. Le vicende si susseguono a ritmo incessante e segnano i cambiamenti di un'epoca in una terra - la terra del Sud - che è anch'essa protagonista importante con le sue caratteristiche, con il suo orgoglio, le sue ferite, le sue sfide.

Mi ha molto colpita la storia imprenditoriale che fa da filo conduttore alle vicende familiari che, proprio all'azienda di famiglia, sono inevitabilmente legate a doppio filo. Quei legami così saldi con le proprie radici, quell'orgoglio che trasuda da ogni riga, l'orgoglio di uomini e donne che hanno segnato la storia con le loro scelte, le loro decisioni, i loro sacrifici.

E mi hanno toccato il cuore i legami familiari: impossibile, per me, non pensare ai miei nonni, alla loro di storia... alla loro di guerra... ai loro sacrifici, alle loro gioie e ai loro dolori. Mi sono commossa in alcuni punti, soprattutto nel momento del passaggio del testimone da una generazione all'altra: segno del passare inesorabile del tempo, segno di assunzione di responsabilità anche quando il cuore direbbe altro.

All'inizio ho pensato che avrei fatto fatica a seguire gli sviluppi delle storie per via dei tanti personaggi che mano a mano si aggiungevano l'uno all'altro. Non è stato così. Tutto si incastra alla perfezione come un grande mosaico palpitante. E la genealogia indicata tra le prime pagine aiuta molto a tenere il filo del discorso, inevitabile in storie così.

I personaggi femminili passano in secondo piano rispetto a quelli maschili ma è anche questa la caratteristica di un'epoca. Tra di essi non posso non citare la figura di Adalgisa, anch'essa simbolo di un'epoca: ragazza sedotta ad abbandonata da un soldato in tempo di guerra con un figlio in grembo, pur non essendo di sangue Parlante sarà una colonna portante di quella famiglia.

Tra i personaggi maschili indubbio il ruolo predominante che va riconosciuti a Cipriano ma sono tanti coloro che gli gravitano attorno, ognuno con un ruolo fondamentale per completare quel mosaico. 

Gran bella storia. Una di quelle che restano nel cuore come imponente saga familiare ma anche romanzo sociale che affronta tanti temi che sembrano sorpassati ma sui quali, a ben guardare, si fonda il presente di quel Sud che mai come in questo caso ha reclamato una giusta attenzione.

Bello. Lo consiglio. Ma attenzione: sarà difficile staccarsi da quella gente del Sud che resterà - almeno così è per me - nel cuore ed alla quale pensare con un pizzico di nostalgia.
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Gente del Sud. Storia di una famiglia
Raffaello Mastolonardo
Tea edizioni
774 pagine
16.00 euro copertina flessibile, Kindle Unlimited, Audiolibro

domenica 5 marzo 2023

Il figlio prediletto (A. Nanetti)

  

Le copertine Neri Pozza sono bellissime. 

Bellissime le immagini scelte, bellissima la carta scelta.

E sono molto belle anche le storie. Questa, per lo meno, è una storia toccante e capace di arrivare al lettore con violenza, anche, in alcuni momenti.

Nelle more della narrazione si alternano due periodi storici differenti.

Tutto ha inizio una sera d'estate del 1970 con due ragazzi che si trovano a vivere un amore dolce, intenso ma inaccettabile nella comunità in cui vivono, un piccolo paesino della Calabria. Un segreto, il loro, che nel momento in cui verrà scoperto porterà a conseguenze tragiche. Nunzio e Antonio: erano i due ragazzi innamorati. Non intendevano infastidire nessuno, solo vivere il loro amore. Ma qualcuno ha deciso che non fosse possibile portare avanti una storia così, una storia di recchiuni tanto per citare il termine utilizzato nella lingua del posto. E finisce in tragedia con Antonio cadavere e Nunzio allontanato dalla sua casa, dalla sua terra, dalla sua famiglia con un profondo dolore che non lo abbandonerà più.

Anni dopo sua nipote Annina farà una scelta che la porterà sulle tracce dello zio. La ragazza vive in sofferenza le convenzioni del posto, le raccomandazioni della madre e della nonna che la vorrebbero sottomessa come meglio si addice ad una donna influenzano le sue scelte ma fino ad un certo punto. E suo padre, quell'uomo tutto d'un pezzo che decide cosa sia giusto e cosa non lo sia, quell'uomo che incombe su di lei come una figura a cui non si può mai dire di no ben presto diventerà una figura da cui prendere le distanze. Annina decide di farlo in maniera definitiva, sfidando tutto e tutti. Così come decide di mettersi sulle tracce dello zio per conoscere, finalmente, la sua storia, quella che tutti hanno cercato di nascondere.

Si alternano, dunque, i racconti di ciò che accade a lei e di ciò che, anni prima, era accaduto a lui. Due storie intense, nelle quali la ricerca della libertà e della proprio dimensione nel mondo porta i due protagonisti ad affrontare la vita di petto, con tutte le difficoltà che arrivano giorno dopo giorno. 

Lontani entrambi, seppur per motivi e scelte differenti, hanno preso le distanze delle rispettive famiglie: non per scelta lui, per scelta lei. 

Ho amato la figura di Nunzio. Mi sono sentita meno in sintonia con Annina: non si può pensare di apprezzare tutti allo stesso modo e poi è una questione di empatia... il meccanismo, almeno per quel che mi riguarda, è lo stesso che avviene con le persone che si incontrano quotidianamente. Lo stesso accade con i personaggi delle storie che leggo.

Entrambi, però, sono personaggi emozionanti e ben resi dall'autrice in contesti che hanno le loro regole  (sia quello d'origine di zio e nipote che in quello d'adozione). Ho letto questo libro con piacere pur essendo una storia triste. Io così, almeno, l'ho recepita.

Una storia, comunque, all'altezza della copertina.

Ps. i dialoghi che vengono proposti in dialetto non solo non infastidiscono, ma rendono meglio l'idea delle situazioni che i personaggi stanno vivendo.
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Il figlio prediletto
Angela Nanetti

Neri Pozza Editore
pag. 232
16.50 euro copertina flessibile

sabato 25 febbraio 2023

Tre piani (E. Nevo)

Ci siamo mai fermati a pensare cosa possa accadere al piano di sotto, dietro quella porta che vediamo chiudersi silenziosamente quando ci passiamo davanti per salire al nostro piano? Cosa si nasconda dietro al silenzio di una palazzina tranquilla, ordinata, pulita? 

Vite. Banale, no? Non proprio...

Ci sono vite spesso celate agli altri da un rispettoso “buongiorno” o “buonasera” scambiati sul pianerottolo. Accade ovunque, è evidente, ma spesso ci si relaziona agli altri con tanta superficialità...

È quello che accade in Israele, in una palazzina che di storie da raccontare ne avrebbe mole. Tre storie, in particolare, quelle raccolte nel libro Tre piani che di fatto mette in relazione racconti apparentemente slegati tra loro ma che, a ben guardare, qualche punto di contatto lo hanno. Non fosse altro che lo sguardo che i protagonisti si scambiano all’ingresso.

Al primo piano la vita scorre tranquilla tra Arnon ed Ayelet: due giovani genitori che, dopo la nascita della loro bambina Ofri hanno la necessità di affidarla ogni tanto alle cure degli anziani vicini. Un rapporto cordiale, un aiuto reciproco – visto che la bambina riempie le giornate vuote dell’anziana coppia – che ad un certo punto, però, precipita per via di un episodio legato agli albori di una malattia di quel nonnino che tanto bene sembra volere alla piccina, pur non avendo con lei vincoli di sangue. Una demenza che lo consuma in fretta e che cela quanto accaduto un giorno in cui, per diverse ore, l’uomo è scomparso insieme alla piccola Ofri. Il tarlo del dubbio si insinua in Arnon e Ayelet… in Arnon, in particolare, tanto da portarlo a tenere comportamenti mai presi in considerazione pur di difendere le sue donne.

Al secondo piano c’è quella che viene chiamata la vedova dagli altri condomini ma che vedova non è. Hani è la moglie di Assaf che, spesso fuori per lavoro, la lascia sola con le sue ombre. Quelle di un marito assente, di un cognato ricercato dalla polizia e improvvisamente arrivato a casa sua… La sua lotta interiore la porta ad immaginare qualche cosa di diverso dalla realtà? E che ne sanno, gli altri, di cosa prova lei, sempre sola in casa con i suoi figli?

Al terzo piano vive Dovra, una donna anziana, giudice in pensione, che cerca di tornare al passato accanto al suo marito defunto parlando con lui, raccontandogli la sua vita attuale, la voglia di ritrovare quel figlio che si è allontanato tanto tempo fa. Gli racconta anche di un incontro con un uomo. Un incontro galante? No, sembra di no. Ma nemmeno lei sa darsi una risposta fino a che non avviverà la svolta…

I protagonisti delle tre storie si raccontano rivolgendosi tutti ad un interlocutore che non può rispondere (scrivono lettere, parlano ad una segreteria telefonica sempre senza risposta) e aprono il loro cuore mostrandosi profondamente umani e sconosciuti a tutti coloro che sfiorano le loro esistenze senza mai farne realmente parte.

In tre piani si intrecciano vite, si raccontano sofferenze ma anche aspirazioni, sogni.

Nel primo ho avvertito una sensazione di sospeso visto che il protagonista resta in attesa di una risposta che non arriva. Si arriva a compimento di un percorso, invece, nell’ultimo piano, nell’ultima storia.

Libro particolare: io non amo i racconti ma in questo caso non li ho considerati come tali proprio per via del legame che, in un modo o nell’altro, c’è tra di loro.

Autore che non conoscevo. Lettura che invita a riflettere su quanto poco ognuno di noi possa sapere delle esistenze altrui e di quanto non si sia autorizzati a giudicare. Mai.
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Tre piani
Eshkol Nevo
Neri Pozza
255 pagine
17.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

martedì 21 febbraio 2023

La reincarnazione delle sorelle Klun (M. Castagna)

Ero convinta che fosse un libro per ragazzi. Mi sono lasciata catturare dalla copertina di questo libro che mi ha incuriosita a prima vita. Sapevo - il titolo parla chiaro - che sarebbe stato un genere molto particolare ma non sono riuscita a resistere al suo richiamo e l'ho preso.

Mai avrei immaginato di leggerlo con tanta voglia di scoprire come si sarebbero svolti gli eventi e, soprattutto, come sarebbe andata a finire la storia. Se dovessi definirlo, come genere, direi di aver avuto tra le mani un dark thriller in cui l'aspetto esoterico ha un ruolo fondamentale, in cui luce e tenebre si rincorrono e diventano le vere protagoniste. L'autore è abile ad imbastire una trama complessa, con storie di oggi che si alternano a storie passate apparentemente slegate l'una dall'altra ma che, ben presto, diranno qualche cosa di diverso.

Genere inusuale per me ma la lettura mi ha tenuta attaccata alle pagine nonostante il buio, la morte, i misteri, le citazioni, i silenzi, le ombre. Anzi, più che nonostante direi grazie a tutto ciò. 

Due sono le famiglie che, loro malgrado, sono le protagoniste della storia: la Klun e la famiglia Odescalchi/Monforte/Dalcò. Nel primo caso siamo tra gli anni '50 e '60 mentre nelle seconda i fatti avvengono in epoca contemporanea.

Augusto e Dora Klun hanno una vita felice. Semplice ma felice con le loro due bambine Gorizia e Fiorenza. Quando a seguito di un terribile incidente stradale le due bambine perderanno la vita, per i Klun qualche cosa cambia. Un nuovo concepimento, due gemelle in arrivo. É è possibile vedere in Gloria e Felicita la reincarnazione delle due bambine morte? Augusto ne è convinto ed ha anche delle prove a sostegno della sua convinzione. Dora, invece, fa fatica ad accettare che qualche cosa di simile possa essere possibile. Le due gemelle sono davvero un dono del Signore o dietro a quei grembiulini neri e quei fiocchi bianchi si nasconde qualche cosa di diverso? Basterà affrontare un viaggio e lasciare la propria terra d'origine per mettere svoltare pagina e mettere a tacere le tante voci che si rincorrono su quelle due bambine?

Alla loro storia si alterna quella di Rina Monforte. Donna insoddisfatta del suo attuale rapporto (vive con il suo compagno dopo aver lasciato il suo primo marito), incontra qualcuno che le cambierà la vita. Non necessariamente in meglio. Quando il suo primo marito viene trovato morto si apre un'indagine che porterà lontano, malgrado non si tratti di un vero e proprio caso visto che l'uomo sembra morto d'infarto.

Epoche diverse, storie diverse. Quale legame può esserci tra loro? E quale con la storia di Irin? Un ragazzino affetto da una terribile malattia che le impedisce di vivere alla luce del sole e che scopre, sotto la guida del suo maestro, di avere delle capacità molto particolari... Dalla terza parte del libro in avanti Irin parla in prima persona, accompagna il lettore alla scoperta di quei legami che inizialmente sembrano mancare ma che sono più forti che mai.

Trama ben costruita, intrecci sapientemente messi a punto. Dal punto di vista delle citazioni che ricorrono tra le pagine non sono per niente pignola per cui le ho prese così come vengono enunciate, senza troppi approfondimenti: non era quello l'aspetto che mi interessava di più.

Ottima la resa dei personaggi dal punto di vista psicologico, minuziose le descrizioni (soprattutto delle scene che avvengono al buoi dove il lettore ha l'impressione di essere anch'esso avvolto dalle ombre e dove gli sembra si sentire i suoni descritti) e un finale che chiude la storia ma che, secondo il mio parere, può lasciare spazio anche ad un seguito. Chissà!

Ps. ho fatto tanta ma tanta fatica a comprendere le ragioni dei comportamenti di Rina. E onestamente credo proprio che sia impossibile accettare un comportamento come il suo, soprattutto da madre...
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La reincarnazione delle sorelle Klun
Manlio Castagna
Mondadori editore
564 pagine
20.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

venerdì 17 febbraio 2023

Il giorno della civetta (L. Sciascia)

Non so se mio figlio sia pronto a leggere e comprendere questo libro. Seconda liceo, poco più di 15 anni, lettura assegnata dall'insegnante di italiano. Non so... Non so se è pronto a comprendere il messaggio dell'autore. Se sia pronto a comprendere cosa voglia dire che in un certo periodo della Storia il Governo (siamo nell'estate del 1960 quando questo libro venne scritto) non solo si disinteressava al fenomeno della mafia ma esplicitamente lo negava. Così come lo negava la gente comune.

Non so se riesca a rendersi conto che quanto riportato tra queste pagine è in parte vero. Perché se è vero che si tratta di un romanzo, nella parte finale viene riportata una riposta vera data dal Governo ad una interrogazione sull'ordine pubblico in Sicilia. Non so nemmeno se riuscirà - con il suo senno di quindicenne di oggi un po' svagato e fondamentalmte disinteressato alla cronaca - a rendersi conto che quello che dà il la alla storia è un evento realmente accaduto visto che l'autore prende ispirazione dall'uccisione di Accursio Miraglia, un sindacalista comunista, avvenuto nel gennaio del 1947 per mano di Cosa Nostra.

Sciascia racconta una Sicilia soggiogata dalla mafia, abituata al suo potere ma il messaggio che arriva - ad un lettore adulto, per lo meno - secondo il mio parere è che la parte peggiore dell'Italia, quella che crede che l'illegalità sia un vantaggio per tutti e che l'omertà sia la strada migliore per garantirsi la sopravvivenza abbia purtroppo allargando nel tempo i suoi confini.

Per parlare di questo fenomeno l'autore usa il romanzo giallo. Parte da una morte, quella di Salvatore Colasberna, piccolo imprenditore di un paesino siciliano ucciso a colpi d'arma da fuoco mentre sale su un autobus diretto a Palermo. Il Capitano Bellodi è incaricato di portare avanti le indagini. Testimoni? Molti, si può pensare, visto che l'uomo stava salendo su un mezzo di trasporto pubblico. No, due. Solo due: l'autista e il bigliettaio che negano di conoscere quell'uomo e negano pure di aver assistito ad un omicidio. Da qui hanno inizio indagini difficili, in un mondo omertoso. Il capitano Bellodi, però, non molla: seppur posto davanti ad un muro di gomma riesce a trovare indizi che legano quella morte violenta alle organizzazioni mafiose locali e alle forze politiche al potere. Quella morte riuscirà ad avere giustizia? Verrà dato un nome all'assassino? E al suo mandante? 

Io trovo che l'autore abbia fatto una scelta coraggiosa nel trattare il tema che ha trattato. E mi spiace dire che, seppur con i dovuti distinguo, in alcune zone d'Italia è una storia ancora attuale.

Un passaggio che mi ha colpita è quello relativo al cane di un contadino. Un cane cattivo, dice lui. Ed è un cane che si chiama Bargello, come il capo degli sbirri. Un passaggio breve che non passa però inosservato visto che rende l'idea di quello che era, all'epoca il rapporto tra i siciliani e le istituzioni.

Tanti gli spunti di riflessione sui quali mi auguro che l'insegnante di mio figlio voglia aprire un dibattito piuttosto che assegnare un compito in classe come se si trattasse di un qualsiasi romanzo giallo. 

Non lo è.
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Il giorno della civetta
Leonardo Sciascia
Edizione allegata al Corriere della Sera - collana I grandi romanzi
pag. 143