giovedì 18 novembre 2010

Mai lontano da qui (David Baldacci)


David Baldacci, per me un autore sconosciuto. Prima di leggere Mai lontano da qui, però. Ora lo conosco e lo apprezzo anche, a dire il vero.

In 300 pagine ho trovato un racconto carico di sentimenti, con dei protagonisti che sono stati capaci di trasmettermi emozioni, grazie anche alle descrizioni di luoghi e di circostanze che hanno reso la narrazione coinvolgente al punto giusto.

I protagonisti sono due bambini di New York - Lou ed Oz - che perdono loro padre Jack in un incidente stradale e vedono la loro madre ridotta ad un automa, perennemente immobile in un letto con gli occhi chiusi e senza nessuna certezza circa una possibile ripresa.
I bambini vengono affidati alla loro bisnonna, Louise, che vive in Virginia. La vita cambia profondamente per i due bambini che si trovano ad affrontare un modo di fare completamente diverso da quello a cui erano abituati in città e si trovano in un ambiente sociale a loro inizialmente ostile, fatto di contadini e persone semplici.

* Amanda è la mamma di Lou ed Oz: perde suo marito e cade in uno stato catatonico che la rende più assente che presente, invalida, incapace di dimostrare qualsiasi reazione a chi le sta accanto. Invalida eppure figura importantissima di tutta la storia.

* Lou - Louisa Mae - è una bambina che nel momento in cui ha perso il suo adorato padre ha visto crollarsi il mondo addosso. Lui era la sua vita. Il grande scrittore, il grande modello di vita. Suo padre. Lou è una bambina dal carattere forte ma pur sempre una bambina. La vita le riserva un insegnamento piuttosto duro e al termine del cammino che farà tra vacche e cavalli, uscirà cresciuta nello spirito e non solo nel fisico.

* Oz è un bambino di otto anni che si aggrappa a sua sorella e non perde mai la speranza di vedere sua madre tornare quella che era un tempo.

* La bisnonna Louisa Mae, Louisa per tutti, accoglie a braccia aperte i suoi parenti in difficoltà e diventano un'unica affiatata famiglia. E' una donna coriacea, attaccata alle sue radici, amante della sua terra sia quando è prosperosa e ricca che quando mostra tutta la sua fragilità a seguito di una stagione poco felice. E' una donna forte, di carattere, buona, altruista e capace di mettere sempre in campo le parole giuste al momento giusto.

* Cotton è un giovane avvocato che è più amico di Louisa di quanto non le sia consulente. Si affeziona fin da subito ai bambini e ad Amanda ed anche quando si troverà a difendere gli interessi di Louisa dall'arrivo di una grossa azienda che vuole costringerla a vendere le sue proprietà in nome di ricchezza futura per tutti, combatterà con le unghie e con i denti per essere d'aiuto. E' un giovane professionista che si trova, probabilmente, ad affrontare una circostanza più grande di lui ma lo fa con dignità e con la massima professionalità.

* Eugene è un ragazzo di colore che è vissuto con Louisa fin da quando ha perso - da bambino - al sua famiglia. Ha braccia forti ed un cuore grande. E' un buon amico per i bambini ed un grande aiuto per la bisnonna.

* Diamond (Jhon) Skinner è un coetaneo di Lou. Un bambino rimasto solo al mondo che è sempre pronto a dispensare un sorriso e a mettere l'allegria addosso a chi lo conosce ed ha a che fare con lui. Un bambino sfortunato, al cui la sorte non riserva molto di buono. Niente di meglio di ciò che è toccato a suo padre, morto anni prima nell'esplosione in una miniera.

Devo riconoscere all'autore la capacità di offrire descrizioni molto meticolose dei luoghi in cui è ambientato il romanzo (quella Virginia in cui lui stesso è nato) e di dare un'anima ai personaggi. Anche a quelli meno positivi. Il racconto non è mai noioso, non procede eccessivamente lento e la storia è piuttosto coinvolgente. La storia di una collettività rurale degli anni '40 alle prese con i primi "ricatti" della modernità, in nome di una prosperità che tutti anelano ma che non fornisce garanzie alcune.

Non avendo letto altri romanzi di questo autore non ho modo di fare dei confronti ma lo stile mi è piaciuto e non mi dispiacerebbe affatto leggere qualcos'altro di suo. Non lo consiglio a chi non ama letture in cui emergono i sentimenti (in alcuni punti mi sono proprio commossa, lo devo dire) e toccano il lettore ma a chi amasse letture che lasciano qualche cosa e che, seppur non capolavori, prendono in mano il lettore e lo conducono da un capitolo all'altro con un crescente interesse.
***
Mai lontano da qui
David Baldacci
Oscar Mondadori - Bestsellers
8.40 euro prezzo di listino - 50 % (promozione) per 4.20 euro

lunedì 15 novembre 2010

L'omino della pioggia (G. Rodari - N. Costa)

Venerdì scorso la mia bimba ha ripreso a portare a casa un libro da leggere con mamma e papà durante il week end, preso in prestito dalla biblioteca della scuola. I "compiti a casa" che lo scorso anno ha sempre svolto molto volentieri e che attendeva con una certa ansia visto che - per fortuna - i libri le piacciono molto. Quando poi la lettura richiede anche il coinvolgimento di mamma e papà ancora meglio!

Il libro di questo week end è stato L'omino della pioggia di Gianni Rodari e Nicoletta Costa. Fa parte della collana "Un libro in tasca", Edizioni El e la mia bimba mi ha subito mostrato la copertina con un'immagine di un personaggio che le era molto familiare. Non avevamo mai letto un libro che avesse come protagonista l'omino della pioggia ma essendo un personaggio nato dalla fantasia e dalla penna di Nicoletta Costa, la mia bimba lo ha trovato molto familiare perchè somigliante ad altri personaggi usciti sempre dalla sua penna ed incontrati in altri libri, letti in precedenza.
Abbiamo letto la storia ma credo che l'avessero già letta in classe visto che, mentre tornavamo a casa, tanta era l'eccitazione per dover leggere un libro insieme che me ne ha anticipato i contenuti... La lettura è stata ancora più semplice visto che le parole le erano già familiari. In poche pagine e con pochissime, semplici frasi, viene descritto il lavoro dell'omino della pioggia che lascia i rubinetti delle nuvole aperti poi si mette a fare un pisolino e ...
Le immagini sono in perfetto stile Nicoletta Costa e i colori dominanti sono i toni del blu, dell'azzurro. Si parla di cielo e di nuvole - visto che l'omino della pioggia si trova proprio sopra le nuvole - per cui non poteva essere altrimenti.
Come di consueto, terminata la lettura abbiamo riempito la scheda che la mia bimba ha ricevuto dalle maestre assieme al libro indicando il titolo del libro letto, con chi è stata effettuata la lettura per poi disegnare la sequenza più significativa, o quella che più è piaciuta alla piccola lettrice. La mia bimba ha scelto di disegnare l'omino che saltella allegro sopra le nuvole. E dopo il disegno abbiamo anche scritto cosa c'era rappresentato nella piccola opera d'arte... Con l'aiuto della mamma, ovviamente, che indicava le letterine da copiare visto che lei - cinque anni, ultimo anno d'asilo - non sa ancora scrivere se non alcune paroline di base (più per abitudine e per spirito di simulazione che non per effettiva capacità di distinguere le lettere... come credo sia normale alla sua età).
Sia nel disegno che nello scrivere ho notato dei grossi cambiamenti in lei, rispetto al giugno dello scorso anno, alle ultime letture fatte di libri presi dalla biblioteca della scuola. Molto più precisa nei disegni ma anche molto più ordinata nello scrivere le letterine all'interno delle righe indicate. Mi ha detto che a scuola hanno iniziato a fare delle "cornicette" su un quadernone a quadretti e credo che questo l'abbia aiutata molto a rispettare gli spazi e a procedere con ordine.

Mentre noi eravamo prese dal lavoro c'era anche un piccoletto in giro per casa. Prima ha tentato di mettersi accanto alla sorellina e farle luce con una pila "...così ci vede meglio..." ma ho dovuto allontanarlo perchè lei non riusciva a concentrarsi. Poi ho pensato bene di far sentire grande anche lui e gli ho chiesto di fare i compiti con noi. Ha deciso di disegnare una casa. Un bel palazzo, ho pensato io... e lui tutto contento ci ha mostrato il suo lavoro!

***
L'omino della pioggia
Gianni Rodari/Nicoletta Costa
Edizioni El
6.00 euro



sabato 13 novembre 2010

Si, viaggiare! Meglio se con un libro a farci compagnia

Durante un viaggio in treno piuttosto lungo - sei ore circa - cosa si fa per ammazzare il tempo? C'è che traffica continuamente con il telefonino (e non è il mio caso), chi lavora al computer (in parte è il mio caso), chi sonnecchia (non è il mio caso), chi legge un libro (ed è il mio caso).
Ma tra un articolo al computer e un paio di capitoli del mio libro mi sono divertita ad osservare coloro che avevano dei libri con se ed ho cercato di capire cosa stessero leggendo.
E' stato un passatempo simpatico anche se non sono riuscita ad individuarne moltissimi, di libri, perchè non mi piace scrutare in modo insistente la gente così come non piace che gli altri scrutino me. Qualche titolo, però, sono riuscita ad inteccettarlo...
Ed ho scoperto che erano tutti libri a me sconosciuti.
Sono riuscita a scattare una foto - un po' rubata a dire il vero senza violare alcuna privacy visto che a me interessava il libro - alla mia compagna occasionale di viaggio, in un tratto del percorso che abbiamo fatto casualmente l'una davanti all'altra.
Leggeva (o meglio, teneva appoggiato davanti a se... io l'ho vista leggere solo un paio di pagine...) Mamy-Marrakech, di Fabiola De Clercq.
Alla mia destra, nello stesso tratto, dall'altra parte del corridoio, una signora anziana teneva appoggiato davanti a se Ritorno a Memphis, di Peter Taylor. Una bella copertina, un libro che mi ha incuriosita più di tutti gli altri che ho notato. Altro libro a me sconosciuto.
Nel tratto successivo mi sono imbattuta in altri tre libri curiosi. Trattali male, di Gerry Stergiopoulos. L'aveva in mano una ragazzina poco più che vent'enne che mi ha guardata e, sorridendo, mi ha detto: Mi leggo un libro di psicologia... alla fine non insegna niente ma se non altro mi fa divertire.
Sapevo dell'esistenza di libri di questo tipo ma non ne ho mai letto uno e, onestamente, non credo che lo leggerò mai.
Un giovanotto alla mia destra, anche stavolta dall'altra parte del corridoio, aveva tra le mani Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey. Sconosciuto, del tutto sconosciuto per me. All'interno delle prime pagine era infilato il biglietto del treno. Credo che fosse stato iniziato da poco.


Altro libro a me del tutto sconosciuto, Dewey e l'educazione progressiva di Paolo Sorzio. La signora che l'aveva tra le mani era presa dalla lettura: una signora sui cinquant'anni piuttosto attenta alla lettura.

Appena salita, una ventina di minuti dopo aver iniziato il viaggio d'andata poi, mi aveva colpito una ragazzina - probabilmente una studentessa - che aveva tra le mani un librettino piccolo ma con tante pagine: erano preghiere. L'ha letto per un po' poi l'ha chiuso con il sorriso sulle labbra.
Io avevo cone me due libri credendo che avrei avuto tempo per leggerli entrambi. Non è stato così perchè ho portato con me il pc e quando sono al lavoro il tempo vola via senza che me ne accorga. Ho letto quasi metà del libro che spero di terminare a breve - Mai lontano da qui di David Baldacci - e che fino ad ora non mi sembra affatto male.
Qualcuno di voi ha letto i libri che i miei occasionali compagni di viaggio avevano con se per il viaggio in treno? Mi piacerebbe sapere come sono... La copertina che più mi ha incuriosita è quella di Ritorno a Memphis ma spesso le copertine ingannano.
Mi sono inventata un simpatico passatempo, no? Quello di capire cosa legge chi viaggia...

martedì 9 novembre 2010

Il quaderno nero dell'amore (Marilù S. Manzini)


Chissà se esistono davvero Maria Vittoria, Riccardo e Paola.
Mi piacerebbe conoscerli. Per guardarli negli occhi e vedere se il vuoto delle loro vite traspare dai loro sguardi.
Vite vuote. Non trovo una diversa definizione per quanto narrato ne Il quaderno nero dell'amore. Vuote, soprattutto senza valori che non siano quelli del successo, del denaro, del sesso senza limiti.

Vorrei proprio conoscerlo, quel Riccardo lì. Per prenderlo a schiaffi. Il fighetto, il figlio di papà, il titolare del locale più "in" della zona, con una moltitudine di donne ai suoi piedi, con droga a volontà, sballo costante ed un unico pensiero: godersi i soldi di papà e fare sesso a volontà. Vorrei proprio guardarlo negli occhi per vedere se le tracce della sua follia, che sfocia in violenza improvvisa e feroce, peraltro impunita.

Vorrei conoscere Paola e sua madre. Prima sua madre, però. Per chiederle che razza di educazione crede di aver impartito a sua figlia, facendola crescere con l'idea intesta di dover sfondare a tutti i costi nel mondo del cinema, della televisione, del gossip, degli ambienti che contano. Paola - con le sue gambe lunghe e perfette, il suo corpo da bambolina e la sua anima venduta al diavolo - vorrei proprio guardarla negli occhi e chiederle a che cosa è servito darsi a chiunque potesse rappresentare un passepartout per il successo. A cosa è servito umiliarsi con personaggi famosi, più o meno giovani, più o meno influenti quando, alla fine, ha bussato alla sua porta una malattia che non le ha chiesto di stendersi sul letto per qualche minuto di sesso ma che se l'è presa senza richieste e, soprattutto, senza promesse di successo. Se l'è presa e l'ha consumata pian piano, in quel suo bel corpo scultorio che cercava - nonostante la malattia - affannosamente di sfondare.

E Mavì... Maria Vittoria. Con la sua mania per gli odori - che cattura da chiunque incontra archiviando veri e propri reperti in sacchettini sigillati - eterna fidanzata di un uomo che non ama, che l'annoia, che arriva a nausearla quando, una volta lasciato, le chiede un risarcimento di oltre 50.000 euro per i soldi investiti per lei in tutto il tempo del loro fidanzamento. Il sesso con il suo uomo è solo la minima parte della sua vita sessuale piuttosto variopinta.

Personaggi pescati in un mondo patinato, personaggi altolocati (che lo sono per fortuna, grazie ai loro genitori o che tentano di esserlo per sollevare la testa dalla loro origine di "ceto medio") e fatta di lustrini e paillettes. Personaggi molto ben descritti, con un linguaggio forte - anche troppo - nella loro psicologia perversa.

Il Quaderno Nero dell'Amore narra le loro avventure sessuali e non solo. Si sono accordati per appuntare su un quaderno i loro incontri sessuali senza trascurare alcun dettaglio: di volta in volta ognuno racconta la sua esperienza e gli altri due danno dei voti a seconda della performance, delle circostanze e tutto il resto. Un gioco. Un gioco che li porta a lasciare su carta anche emozioni, confessioni di situazioni imbarazzanti, delitti, ricatti. Non solo sesso, dunque, nel quaderno ma anche attimi di vita che sembrano non dare tregua ai protagonisti, sempre più votati alla droga, all'alcol e alla follia.

Il romanzo è strutturato come un vero e proprio diario che racconta spezzoni di vita dei protagonisti. Un romanzo che non mi ha lasciato nulla di positivo. Mi ha lasciato solo l'amarezza davanti alla possibilità di vite realmente vissute in quel folle modo. L'amarezza per un delitto impunito. L'amarezza per il "tutto è concesso ai figli di papà".

Il personaggio che più ho odiato - non che abbia amato gli altri! - è Riccardo. E non perchè sia femminista (non c'è da vantarsi di far parte del genere di appartenenza di due personaggi come Paola e Mavì) ma per quel suo modo di fare così spocchioso in ogni circostanza, così apertamente volgare anche nei momenti di minore fortuna.

L'idea editoriale non è affatto male: l'autrice scrive molto bene, ottime le descrizioni di situazioni ed avvenimenti, ma molto viene lasciato in sospeso tranne che le scene di sesso. Quelle vengono descritte meticolosamente nella maggior parte dei casi. Le storie restano appese in più punti: una caratteristica, questa, della narrazione in stile "diario" visto che in un diario spesso si raccolgono sensazioni del momento senza curarsi di riportare poi il seguito. E questo mi ha un po' innervosita.

Alcuni passaggio sono molto forti, il linguaggio è spesso gratuitamente volgare, anche quando non servirebbe, ma le circostanze, le situazioni narrate a volte richiedono anche questo.

La lettura scorre senza problemi, sia per la tecnica narrativa usata che per la struttura in capitoli brevi. Ma a me non ha lasciato assolutamente nulla. Nessun messaggio positivo, niente di niente. Solo la fotografia ingiallita di quel mondo patinato che molto promette ma che consuma dentro. Un mondo a me molto lontano ma che non faccio fatica ad immaginare come reale in certi ambienti. Nessun messaggio di speranza se non fosse per l'epilogo che riguarda Paola ma è davvero poca cosa rispetto a tutto il resto.

Solo messaggi negativi: l'uso di droghe come se fosse la normalità, alchool a fiumi, sesso sfrenato (e quando dico sfrenato intendo davvero senza limiti... ne' di partecipanti ne' di atti materiali in se) ma anche la violenza che esplode improvvisa e senza senso, che sfocia in un insensato delitto e che per di più lascia impunito il suo fighetto autore. Ennesima riprova di quanto il denaro di papà sia tutto in certi ambienti, tutto... senza il minimo ritegno, segna il minimo rimorso di coscienza.

"Lo scopo ultimo di questo romanzo è la ricerca dell'amore, quel sentimento che ognuno di noi ha cercato almeno una volta nella vita": questo si dice in coda al romanzo ma io non sono affatto d'accordo.
Quale ricerca dell'amore? Non basta inserire pensieri sparsi in qualche pagina di un quaderno di questo tipo per far intendere che ci si è innamorati... Innamorati. Chi? Paola? Innamorata del calciatore di turno, del giornalista famoso di turno a cui nei suoi pensieri chiede con tutta se stessa di sposarla per poter finalmente vivere di sesso, soldi e gossip? Questa è la ricerca dell'amore?
O quella di Riccardo... Dove sta la ricerca dell'amore di Riccardo? Nel farsi sottomettere sessualmente dal suo migliore amico dopo aver sbandierato ai quattro venti la sua fama di insaziabile sciupafemmine da una botta e via? Qual è il suo concetto di amore? Quello per i soldi di papy, per la Ferrari, per le serate da sballo... E' questo l'amore che cerca Riccardo?
O Maria Vittoria... Che esce da uno strano rapporto d'amore con un fidanzato che si decide a lasciare restandoci pure con un palmo di naso e che scopre di amare Max, l'eterno amico di Riccardo (quello a cui mi riferivo sopra...) dopo una settimana in cui è costretta, per un vile ricatto, a stare con lui. Scoppia così l'amore? Tra l'altro un amore perduto non si capisce bene come e perchè...

Io non sono d'accordo con chi definisce questo romanzo un "capolavoro di letteratura"... Mi sembra proprio un'esagerazione.

E poi trovo che sia fortemente sponsorizzato. Innumerevoli marchi sono ripetuti più e più volte soprattutto quelli del mondo della moda. Così, tanto per gradire.
***
Il quaderno nero dell'amore
Marilù S. Manzini
Rcs Libri edizione 2007
8.60 euro
pag. 333

sabato 6 novembre 2010

Ritratto di famiglia


Stamattina la mia bimba si è prodigata - del tutto volontariamente - in un ritratto di famiglia che l'ha soddisfatta appieno. Molto colorato, famiglia sorridente, in una giornata di sole ma con un po' di vento che esce dalle nuvole.
Si è messa al lavoro in silenzio scegliendo con cura i colori ed i dettagli: papy e il fratellino saltano sulle reti come abbiamo fatto l'estate scorsa in un giorno di gran divertimento. Lei e la mamma fanno le "signorine" con scarpa con tacco (la mamma ce l'ha più alto!) ed anche con la borsa a tracolla, sempre nella mamma.
Mi ha disegnata magrissima e con la gonna... Anche se a dire il vero la gonna la indosso raramente e sul magrissimo avrei qualche riserva... Evidentemente mi vede così! E poi siamo tutti della stessa altezza: un modo per considerarci tutti sullo stesso piano - così l'ho interpretato io - e la cosa mi piace.

Abbiamo scelto questo ritratto come modo per augurare buon week end a chi ci segue e a chi ci vuole bene, vicini e lontani.

mercoledì 3 novembre 2010

Gli angeli non hanno la coda (Laura Tangorra)

Comprato "al buio", lasciandomi attirare dalle nuvole in copertina, ho avuto Gli angeli non hanno la coda tra le mani assieme ad altri quattro o cinque libri acquistati on line qualche settimana fa. Un'autrice - Laura Tangorra - a me sconosciuta ed un tema che non ero riuscita bene ad inquadrare nel leggere il breve testo scritto sull'ultima di copertina.

Matteo è un ragazzino che ha una storia a lui sconosciuta alle spalle: resta orfano da bambino di padre e di madre, cresce con la nonna e solo da adolescente saprà di essere stato adottato. E' questo il buco nero della sua vita, quell'abbandono che non riesce a spiegarsi e quel volto di madre a cui non riesce a dare un profilo, un nome, un'età e - soprattutto - una motivazione plausibile per un abbandono.

La storia narra di Matteo ed un gruppo di suoi amici: storie di adolescenti, di amicizia, di insicurezze. Un mondo rappresentato facendo leva sulle contraddizioni caratteristiche di quell'età.

In un contesto del genere si alterna la narrazione della vita di Matteo e dei suoi amici coetanei e la storia di una giovane donna alla quale, invece, la giovinezza viene strappata via con forza lasciando in lei un dolore ed un perdita a cui non troverà mai consolazione. O meglio, a cui non troverà consolazione fino al momento di un incontro importante.

E' un libro che si lascia leggere, senza troppe pretese ma ben scritto, scorrevole e gradevole. Trovo che la storia giunga troppo in fretta all'epilogo e, sorpattutto, in un modo troppo semplice per poter essere avvicinato anche minimamente alla realtà. Chi si dovesse trovare in situazioni analoghe a quelle narrate credo che possa capire. Un finale frettoloso e che in parte scontato, per Matteo, ma comunque un finale positivo che lascia aperta la porta della speranza.

Una volta terminato il romanzo l'autrice ospita l'associazione Neurothon Onlus, un'associazione per la ricerca sulle malattie degenerative. Poche pagine in cui viene spiegata la mission dell'associazione, la sua struttura, i suoi obiettivi ed i recapiti per eventuali contatti, anche le modalità per sostenere economicamente l'associazione. Un punto in più a favore dell'autrice.
***
Gli angeli non hanno la coda
Laura Tangorra
Oscar Mondadori
8.40 euro
179 pagine

lunedì 1 novembre 2010

L'isola dei mostri (De Agostini Ragazzi)

Il trauma del cambio d'orario è stato più per me che per loro. Per i miei bimbi, intendo, che ieri mattina si sono svegliati poco prima delle sette con tanta voglia di giocare addosso. E che si fa? Con papy che - giustamente dorme - e l'intero condominio che - giustamente - dorme... Con due bimbi belli pimpanti pronti a divertirsi e l'ora di mezzogiorno taaaanto lontana? Che si fa?
La mia bimba propone la sua idea culturale: leggiamo un libro. Ok. Ne leggiamo uno, due... Ma il tempo sembra non passare mai. Ed accade l'inaspettato! Tra i libri del terzo piano della nostra bibliteca casalinga appare un libro che somiglia più ad un fascicolo perchè è piuttosto sottile. L'isola dei mostri: siamo a tema mostruoso, visto l'arrivo imminente della serata di Halloween. E sia!
Nel prendere il libro tra le mani - uno di quelli che ci è arrivato da Marialuna e Marco Maria qualche tempo fa - ci accorgiamo che non c' è niente da leggere ma tutto da fare. Si tratta di un libro da montare, con immagini di mostri di vario genere (tutti simpatici, però) in uno scenario altrettanto spaventoso di un'isola mostruosa. Non poteva capitarci tra le mani in un momento migliore. Forbicine con le punte arrotondate, colla, un po' di manualità e tanta fantasia ed il gioco è fatto.
Iniziamo a ritagliare i personaggi che poi vanno fissati con la colla sulle rispettive basi. E in fatto di colla la mia bimba è un'esperta per cui mi cede le forbici e si offre volontaria per appiccicare.
Oltre ai personaggi da ritagliare abbiamo anche lo scenario principale dell'isola con il mare blu e due scenari laterali fatti di tombe con teschi, croci e schifezze varie!

La mamma appiccica i pezzi più grandi, gli scenari spaventosi: onestamente non so se siano più spaventosi gli scenari o... il pigiamino della mamma con gli orsetti o... lo smalto blu a tema Halloween!!!
Mentre la signorinella controlla che gli scenari appiccicati dalla mamma si reggano davvero in piedi...

...inizia l'allestimento. Mostruoso, vero? I personaggi possono essere spostati, possono diventare protagonisti di storie mostruose e impegnare i bimbi per un po'...

Nella visione d'insieme ci accorgiamo di aver scelto una location molto azzeccata: trattandosi di un'isola, la vicinanza dell'acquario, con i suoi pesci e la sua ambientazione acquatica rende tutto più completo ma... manca qualche cosa! Nel libro abbiamo trovato in dotazione anche degli adesivi fluorescenti, ovviamente a tema mostruoso.

Pensa che ti ripensa arriva l'idea: perchè non rendiamo mostruoso anche l'acquario? Detto fatto. Sotto lo sguardo sorpreso dei nostri Marlyn e Nemo (i pesci rossi) abbiamo appiccicato gli adesivi mostruosi sull'acquario e....

...abbiamo completato l'opera.

Il nostro angolino spaventoso... Abbiamo occupato un po' di tempo a ritagliare, appiccicare, allestire scenari ed abbiamo anche inventato qualche storiella. Ma poi si sono stancati e... mamma ora che si fa?
Un simpatico libro, non da leggere ma da costruire e da utilizzare per inventare storie. Anche questo stimola la fantasia dei bimbi e li aiuta ad arricchire il loro lessico visto che, chiamati ad inventare e a raccontare, debbono sforzarsi di restare attorno al tema "spaventoso" e strutturare una storia con i personaggi che hanno a disposizione. Idea carina per un gioco nuovo, semplice, che non richiede grosse strumentazioni e che li intrattiene per un po'. Non so dire il prezzo ne' dove lo si possa comprare (se in libreria o in edicola) visto che è un po' datato... Posso dire, però, che ci siamo divertiti.
***
L'isola dei mostri
De Agostini Ragazzi