domenica 3 febbraio 2019

Le stelle di Lampedusa (P. Bartolo)

Un libro molto attuale quello di Pietro Bartolo, Le stelle di Lampedusa
Attualissimo, direi. L'autore, un medico in prima linea nel soccorso dei migranti, racconta la storia di una bambina arrivata con un barcone, da sola, alla ricerca della mamma. Una storia che ne rappresenta tante, tantissime, e che ha per protagoniste una bambina e la sua mamma che si trova lontana e con la quale la piccina spera di potersi ritrovare. 

Una storia che ha anche dell'assurdo se si pensa che la piccina ha affrontato un viaggio lungo e duro, tutta sola, alla ricerca di una madre che si trova in Europa, in un luogo per lei non meglio identificato. Nella sua mente la piccina ha gli occhi della mamma ed un numero di telefono imparato a memoria ma del quale le cifre sembrano ricorrersi, cambiarsi di posto, accavallarsi l'una all'altra. Sembra assurdo, ma a volte la realtà sa essere più che assurda!

Anila, questo il suo nome, si imbatte nel dottor Bartolo che la nota in un angolino subito dopo lo sbarco tra tante altre persone e che, incapace di restare distaccato davanti a quegli occhioni scuri, si fa coinvolgere in prima persona nella sua vicenda.

Quello che più colpisce, oltre alla tragedia legata al costante arrivo di migranti, è il taglio che l'autore dà al suo libro. Non è un racconto asettico di ciò che accade, non è una storia costruita su altri ma prima di tutto su se stesso.
Questo, almeno, è quello che è saltato agli occhi a me: con profonda umanità, quel dottore che dovrebbe essere abituato a tutti svela la sua debolezza, la nausea che prova ogni volta che si trova a fare un esame autoptico anche su bambini piccoli, a coprire corpi con un telo bianco, a curare ferite atroci spesso provocate a quella povera gente da coloro che si sono trasformati in veri e propri aguzzini.
Bartolo soffre nel prestare soccorso.
Svolge in modo irreprensibile il suo lavoro ma non nasconde la difficoltà di andare avanti, un giorno dopo l'altro, in quella missione che da anni oramai lo vede impegnato a Lampedusa nel centro che accoglie i migranti appena arrivati sull'isola. Non si tira mai indietro, è il primo che accorre quando necessario ma tutto questo lo segna profondamente a livello umano.

Ed è proprio questo, l'aspetto umano, che secondo me emerge dalla storia di Amila. 
Ciò che sottolinea Bartolo in più passaggi è che i migranti, prima di essere tali, sono uomini, donne e bambini. Sono persone che hanno dei sogni, delle aspettative, che si portano dietro la sofferenza del distacco dalle rispettive famiglie, la paura di un oggi difficile e di un domani incerto.
Sono persone. A ben guardare si tratta di un'affermazione piuttosto scontata... purtroppo, però, la realtà dei fatti ci dimostra che tanto scontata non è.

Questo è ciò che più mi ha colpito, al dì là della storia personale di Anila e di sua madre (comunque terribile): il fatto che ci si abitua all'arrivo di questi migranti come il corpo si abitua a certi antibiotici che, a forza di assumerli, non funzionano più.
Si finisce per dimenticare che davanti agli obiettivi, in mezzo al mare, sugli scogli, a bordo delle motovedette, ci sono persone. Padri, madri, figli. Uomini, donne, bambini. Unici e preziosi come ogni essere uamno. Con dei legami, dei sentimenti, dei ricordi e delle prospettive. Nomi e cognomi... e storie.
Queste considerazioni, fatte senza voler strumentalizzare nulla - secondo il mio parere - sono ciò che fa maggiormente riflettere, riportano l'attenzione su un aspetto che spesso si tende a dimenticare.

Mi ha molto colpito, nelle more del racconto, la reazione del dottore all'intervento di un relatore ad un convegno in cui si parlava di immigrazione: sciorinava numeri e statistiche con freddezza - racconta Bartolo - e lui, microfono in mano, ha reagito con il cuore.
Ho dovuto fare cose terribili. Cose a cui non ti abitui mai, e che ti persguitano la notte, negli incubi. Ho sempre paura quando mi appresto a fare un'ispezione cadaverica: piango, vomito, ma solo facendola posso capire, conoscere la storia di quelle povere salme e restituire loro dignità, perchè non sono corpi inerti ma persone, con una dignità anche da morte. Non vi chiedo di fare altrettanto. Ma io pretendo, l'umanità pretende, che non trattiate questa gente con tanta freddezza.

E' un argomento scomodo, lo so bene, ma l'autore fa sentire la sua voce con coraggio, senza tirarsi indietro davanti alle sue responsabilità.
Il libro è ben scritto, è scorrevole e non risparmia il racconto di situazioni tragiche e drammatiche ma senza mai ricamarci sopra, senza voler spettacolizzare nulla.

L'unica cosa che mi ha un po' disturbato, a livello lessicale, è l'uso - anchre ripetuto di E, però, ad inizio di alcune frasi... Personalmente non mi piace proprio, non mi suona bene e nell'isieme ha stonato un po'. Niente di che, comunque.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro il cui titolo inizia per S.
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Le stelle di Lampedusa
Pietro Bartolo
Mondadori Editore
168 pagine
€ 18.00

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