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sabato 23 gennaio 2016

La corte delle malerbe (L. Bottazzo)

Non ho mai amato libri che propongono singoli racconti. Io amo le trame, quelle che catturano dalla prima all'ultima pagina senza interruzioni. 
Quando ho inizato a leggere La corte delle malerbe. Casi umani micropolitani, ho pensato che non fosse un libro fatto per me. Ma mi è bastato poco per inquadrarlo meglio e, alle fine, mi è piaciuto.
Concepito in modo originale, questo è indubbio!
Lorenzo Bottazzo propone dei casi umani che strappano un sorriso in situazioni che possono apparire surreali ma che, a ben guardare, sono anche piuttosto comuni. Situazioni che fanno anche riflettere, altre che emozionano. 
Il libro è strutturato in capitoli brevi con racconti che hanno come protagonista principale Jeans Bon (al secolo, Luigi Bon) ed alcune persone che gli ruotano attorno. 
Ogni capitolo è introdotto dall'analisi di una specie di pianta cattiva, di quelle che fanno parte delle così dette malerbe. Sono erbe infestanti, che danno fastidio e che spesso sono velenose oltre che dannose. Erbe che, però, riservano anche delle sorprese come dei bellissimi fiori, dei frutti esteticamente particolari. Vengono presentate per analogia con degli episodi di vita quotidiana dei vari personaggi e, a ben guardare, le analogie con ciò che accade ci sono davvero!
I capitoli sembrano apparentemente slegati l'uno dall'altro ma, a ben guardare, non è affatto così.
Non avevo mai letto un libro come questo, sono sincera. E' un libro che va capito, si deve saper leggere anche tra le righe, secondo me!
Le spiegazioni di carattere botanico sono molto precise. Così come le vicende che vengono narrate sono, nella maggior parte dei casi, piuttosto strampalate. Tanto strampalate da riportare alla realtà che si può vivere ogni giorno. 
Il formato del libro è molto comodo per chi, come me, ama portare sempre dietro qualche cosa da leggere.
Fa parte della collana Gli antidoti, edita da Il Prato. Una collana che non mi è nuova e che mi ha sempre riservato delle positive sorprese.
Il libro di Bottazzo si lascia leggere senza problemi e si presta sia ad una lettura leggera che ad una più attenta, cercando tra le righe, appunto. 

Da pignola quale sono ho notato una frase stonata - una sola, suvvia! possiamo chiudere un occhio! - nel complesso di un racconto ben scritto.
Come ci vede avvicinarsi... 
Bhè, io non l'avrei mai usato. Credo proprio che non si scriva così grammaticalmente. Mi sbaglio?
Lo so, lo so! Sono pignola! E vabbè, era solo per segnalare ciò che mi è saltato agli occhi. 


Con questa lettura partecipo alla Challenge 2016 - Le Lgs sfidano i lettori.
 
Per la prima tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 6: un libro ambientato in Italia.
***
La corte delle malerbe - Casi umani micropolitani
Lorenzo Bottazzo
Editore Il Prato
acquistabile qui a 10.00 euro

venerdì 22 maggio 2015

Il Passo Perfetto. Cammino di Santiago (N. Artuso) - Venerdì del libro

Ci ho messo parecchio a leggere Il passo perfetto. Cammino di Santiago, scritto da Nicola Artuso.
L'ho letto con calma... non perchè mi annoiasse, perchè fosse scritto male o perchè non mi interessasse... E' stato come se volessi assaporare pian pianino quelle pagine quasi come se seguissi idealmente il cammino del pellegrino.
Non mi capitava da tantissimo tempo di mettere di post it tra le pagine di un libro. Sfoglio questo volumetto dalla copertina sgargiante e mi accorgo di averne appiccicati quattro. Pochi? Non per me... non sono proprio abituata ad evidenziare dei passaggi o delle pagine mentre leggo qualcosa.

Per questo Venerdì del libro (appuntamento al quale ultimamente ho partecipato a singhiozzo), vorrei proporre proprio questa lettura: Nicola Artuso consegna ai lettori un diario del suo cammino verso Santiago De Compostela. Consegna i suoi pensieri, le sue aspettative, le sue crisi, le sue delusioni, le sue vittorie. Il tutto, consumato nell'arco di un cammino da pellegrino che lo ha portato alla ricerca del Passo Perfetto. Così dice. Il suo non è un vero e proprio cammino di fede. No no... non è la fede a motivare la sua scelta. Cerca qualche cosa che, a dire il vero, non riesce bene a definire. E durante il suo cammino si rende conto di non riuscire a rispondere in modo compiuto a quanti gli chiedono, fin troppo spesso, perchè ha affrontato il cammino da pellegrino.

Il formato del libro mi ha permesso di tenerlo anche in borsa e portarmelo in giro. L'ho letto volentieri. L'ultimo libro che avevo letto di questa casa editrice - Il Prato - era di un genere completamente diverso e non mi è dispiaciuto affatto diversificare la lettura. Mi piace cambiare genere e mi sono presa una pausa da storie crudeli, thriller psicologici e simili... letture che ultimamente mi hanno occupata un bel po'.

Nicola Artuso è ironico e pungente nel suo racconto, è genuino anche nei modi di esprimersi, nelle frasi che usa, nelle espressioni che rivolge ai suoi compagni d'avventura. Quel suo modo di rendere partecipi i lettori della sua avventura in un modo così diretto mi è proprio piaciuta.

Lungo il cammino Nicola incontra parecchie persone e si lascia andare a pensieri, considerazioni, interrogativi, momenti di crisi e di consolazione che vuole dividere con i lettori.
Non è semplice raccontare la trama. Quel che posso dire è che Nicola parte, cammina e arriva alla meta. Il resto va scoperto pagina dopo pagina.

Riprendendo il libro in mano e andando a guardare le pagine in cui ho messo i post it colorati mi rendo conto che in alcuni casi ho segnalato degli errori (che ci posso fare? Mi saltano agli occhi), come, ad esempio, a pagina 173 quando l'autore scrive non è ho idea al posto di non ne ho idea... Dettagli... che però (che ci posso fare) non mi sfuggono.
Poi continuo a sfogliare e mi rendo conto che altri post it sono su pagine in cui ho voluto evidenziare dei concetti. Come le riflessioni sul vizio del fumo. 
La mia dipendenza da nicotina nasce alle scuole superiori. Da ragazzini si fumava così, per gioco. Mentre le ragazzine si truccavano la faccia da pipistrelli per dire al mondo che erano diventate delle donne noi, per lo stesso motivo, si fumava per dire che avevamo le balle che fumavano dalla voglia di provare nuove sensazioni. Stessa cosa. Poi quel vizio però prende altre forme, con somma gioia della psicanalisi che traduce il filtro in capezzolo, il fuoco in rabbia, il fumo in bisogno di leggerezza e l'atto di fumare in sé in una forma di suicidio controllato. Che dicano quello che vogliono, alla fine si tratta di una dipendenza chimica, come lo è quella dal caffè, dagli psicofarmaci o da qualsiasi altra droga. Sono dell'idea però che i vizi peggiori sono sempre quelli che non si vedono, ma che di questi tempi sono piuttosto ben visti dai controllori sociali. Parlo del vizio di accumulare denaro e ricchezze materiali alla Paperon de Paperoni, del vizio del superare gli altri, del sesso sporco, del potere. Per i vizi di questo tipo non c'è un ministero della sanità mentale che ti diffidi dal farne un uso incontrollato perchè il cancro all'anima non è ancora stato riconosciuto dalla scienza media come peste universale.
E' solo un esempio dei pensieri che l'autore condivide con il lettore, riflessioni che fa nei momenti di solitudine durante il viaggio.
Lo stile narrativo non è perfetto, è più - in diversi punti - una trascrizione letterale di dialoghi e pensieri allo stato "puro" che non frasi perfezionate, grammaticalmente e dal punto di vista strutturale, per creare un particolare effetto stilistico.
La sua narrazione è così, diretta ed imperfetta se vogliamo, proprio come diretti ed imperfetti possono essere i pensieri ed i dialoghi lungo il cammino. E, a ben guardare, sta anche in questo la particolarità!
***
Il passo perfetto. Cammino di Santiago
Nicola Artuso
Edizioni Il Prato
12.00 euro - acquistabile qui 

martedì 17 marzo 2015

La contea dei ruotanti (F. Bomprezzi)

Lui non ci sarà. Franco Bomprezzi, autore del libro La Contea dei Ruotanti non sarà presente alla presentazione della nuova edizione del suo libro - la terza - che arriva a 16 anni di distanza dalla prima. 
Bomprezzi è venuto a mancare di recente, nel dicembre dello scorso anno, ed in suo omaggio è stato messo a punto un appuntamento al quale avrei parteciperei molto volentieri se solo fossi un po' meno lontana.
Il 28 di marzo prossimo, alle ore 11.30, presso la Sala conferenze della Casa dei Diritti intitolata a Franco Bomprezzi (Via De Amicis 10 - ingresso senza barriere Via Fabbri 9 a Milano) il suo romanzo sarà presentato alla presenza di Lella Costa, Sibyl von der Schulenburg, Padre Giuseppe Bettoni, Gerardo Bombonato, Marco Bomprezzi e Simone Fanti del Corriere della Sera. 

Io ho appena terminato di leggerlo, il suo libro. E devo dire che mi ha spiazzata. Eh si, perchè non ho mai pensato alla disabilità in questi termini.

La Contea dei Ruotanti è un posto futuristico in cui la disabilità è la normalità e i "diversi" sono i camminanti, coloro che non stanno su una sedia a rotelle. Ogni ambiente è concepito a misura di ruotante, cioè pensato per rendere normale la vita di chi - essendo costretto su una carrozzina - in un ambiente diverso troverebbe indubbiamente difficoltà e barriere, architettoniche e non solo.
Ed è la stessa società ad essere al contrario. 
Non ci sono barriere architettoniche di nessun tipo. Persino gli ambienti più prestigiosi dal punto di vista artistico sono stati riconcepiti a misura di ruotante demolendo scalinate da sostituire con comodi scivoli, tanto per citare un esempio.

Una società di questo tipo è frutto di una rivoluzione che ha avuto, in testa, un leader che ha saputo trasmettere di forti ideali, tali da creare un ambiente chiuso in se stesso dove sono banditi coloro che verrebbero abitualmente considerati normali
Tant'è che si arriva addirittura a pensare che i medici debbano intervenire geneticamente qualora un bambino concepito sano da due ruotanti corra il rischio di nascere camminante. Si arriva al paradosso ma il messaggio che viene lanciato è chiaro.
Visto che la società ha sempre lasciato ai margini i disabili, creando un mondo a misura di persone normali (passatemi il termine... è per far capire il concetto...) ci si è ribellati cambiando completamente la prospettiva creando una Contea in cui tutto viene concepito a misura di chi è in carrozzina. 
Ad un certo punto gli equilibri faticosamente raggiunte all'interno della Contea vengono sbilanciati dalla cattura di un camminante che deve seguire un percorso di riabilitazione... in carrozzina. Anche questo è al contrario: è colui che cammina che va riabilitato affinchè sia al pari di tutti gli altri... e questo compito viene affidato ad una bellissima ragazza in carrozzina che dovrà confrontarsi con dei sentimenti e dei tumulti interiori che la portano a mettere in discussione l'intero sistema, nel quale ha sempre creduto.

Gli ingranaggi iniziano ad incepparsi tanto che emerge un certo malessere in coloro che, fino a quel momento, hanno sempre accettato e condiviso i principi del capo assoluto della rivoluzione che ha portato alla costituzione della Contea: Giovanni delle Ruote Nere.
Qualcuno inizia a contestare un sistema così rigido, fatto di regole così chiuse e atte ad escludere i "diversi", i non ruotanti. 
Noi non volevamo una Contea per soli handicappati, noi volevamo essere la misura delle cose e dei servizi, aspiravamo a un mondo migliore, nella misura in cui anche i camminanti avrebbero potuto comprendere i propri errori, fare autocritica e ricominciare da capo, senza arroganza e senza prevaricazioni. Sono stanca di vedere carrozzine dappertutto! 
Sono questi i pensieri rivoluzionari che iniziano a circolare tra i più giovani. Sono questi i pensieri che iniziano a far cambiare le cose o che, per lo meno, tentano di farlo.

Senza voler togliere il gusto della lettura svelando la trama nei dettagli, mi limito a dire che un romanzo di questo tipo cambia completamente la prospettiva delle cose e fa riflettere. Fa riflettere circa la necessità di un cambiamento, affinchè realmente non ci siano "diversi" ma tutti siano sullo stesso piano, tutti messi nella condizione di avere le stesse opportunità attuando una vera uguaglianza, concreta, che non sia fatta di tante belle parole.

A sedici anni di distanza dalla prima edizione di questo libro trovo che si tratti di un romanzo molto attuale che invita alla riflessione sul concetto di normalità così come su quello di diversità, che propone argomenti spesso considerati come "scottanti" quali i sentimenti, l'amore, il sesso.

Ammetto che sulle prime mi è sembrato un racconto paradossale. Ma il paradosso accende la riflessione e lascia il segno. E' un romanzo che consiglio a tutti e che, credo, vada letto con occhi attenti e mente aperta affinchè il messaggio che passa non scivoli addosso al lettore ma ne faccia un "...ambasciatore di pace" proprio come si ritroverà ad essere Paolo, il camminante protagonista della storia.

Se posso permettermi un appunto, ma si tratta più di una considerazione di carattere personale che di una critica, non mi è piaciuta la grafica utilizza per i discorsi diretti con il trattino all'inizio e alla fine della frase e il punto che chiude il discorso dopo il trattino. Ma si tratta di un dettagli che passa in secondo, terzo, quarto, centesimo piano davanti a tutto il resto.

Parte del ricavato della vendita del libro verrà devoluta alla Fondazione Arché Onlus di cui l'autore è stato un grande amico e sostenitore. Può essere acquistato a 10.00 euro direttamente dal sito dell'editore con spedizione gratuita.