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venerdì 19 maggio 2023

La vita felice (E. Varvello)

 

Elia racconta un periodo delicato della sua vita a distanza di trent’anni. Ora è un uomo, non più un adolescente, ed analizza da una diversa angolazione ciò che accadde a lui e alla sua famiglia quando era poco più che un ragazzino.

Perché, di fatto, era un ragazzino quando qualcosa ha scosso l’esistenza sua e dei suoi genitori. 

Se, da un lato, dal punto di vista personale Elia scopre di non essere più un bambino grazie all’attrazione per la madre del suo amico Stefano, dall’altra le fondamenta della sua famiglia, del suo nido felice, vengono minate alla radice mostrando tutta la fragilità di equilibri che sono tali solo in modo apparente. Quelli che vanno salvaguardati sempre e comunque dall’interno, soprattutto quando si è parte di una piccola comunità avvezza al giudizio e alla condanna impietosa.

In quella comunità che viene scossa dall’uccisione di un bambino, la scomparsa di una ragazza arriva pesante come un macigno. Sarà proprio questo a sconvolgere quella famiglia ma solo ora, a distanza di anni, Elia riesce a dare una reale dimensione ed un reale peso a quanto accaduto. Perché all’epoca, anche per via di una madre che faceva finta di non vedere e non sentire per salvaguardare la reputazione del nucleo familiare, tutto è apparso ovattato e meno nitido di quanto non lo sia, invece, a posteriori.
Elena Varvello concede ad Elia di raccontare in prima persona ma lo fa prestandogli uno stile narrativo particolare: il racconto delle sue vicende personali di ragazzino in cerca di una dimensione si alternano ai ricordi (o, per lo meno, a quello che Elia immagina possano essere tali) di quanto accaduto a quella ragazza e a suo padre. Perché, di fatto, lui era coinvolto nell’accaduto anche se sua moglie ha tentato fino all’ultimo di non vedere. 

Il racconto è un crescendo di tensione ed emozioni: il racconto della sfera personale del protagonista e quella della cronaca che riguarda suo padre si alternano lasciano il lettore sul filo di lana in entrambi i casi. In alcuni punti mi sono trovata catapultata all’improvviso nel racconto di qualche cosa di differente da ciò che stavo leggendo poco prima. Se, sulle prime, questa cosa mi ha un po’ spiazzata, poi mi ha conquistata lasciando accesa la mia attenzione su più fronti.

Dopo Solo un ragazzo, romanzo con il quale ho conosciuto (ed apprezzato) l’autrice, con La vita felice Elena Varvello torna a proporre come protagonista un giovane che, nella fase matura della sua vita, affronta quel passato che non gli si è mai del tutto scrostato di dosso. Se lo sente ancora appiccicoso, quel dubbio latente che cresceva in lui da bambino (anche se forse non se ne rendeva nemmeno conto) in merito alla figura di suo padre e quella verità alla quale, all’epoca, probabilmente non è riuscito a dare il giusto peso.

Vede, oggi, davanti ai suoi occhi l’uomo che suo padre è stato e i tanti segnali di un malessere che cresceva in lui ma che, allora, apparivano come poca cosa. O - dipende dai punti di vista - che all'epoca faceva più comodo considerare tali o addirittura non vedere .

Elia si scopre ferito nel profondo… ancora oggi.

È un romanzo di crescita e consapevolezza quello che ho avuto tra le mani e che consiglio.
***
La vita felice
Elena Varvello
Einaudi editore
pag. 190
18.50 copertina flessibile, 9.99 Kindle

sabato 24 aprile 2021

Solo un ragazzo (E. Varvello)


È una storia dolorosa quella che racconta Elena Varvello nel libro Solo un ragazzo.

Un ragazzo a posto, che non dà mai problemi, che non frequenta cattive compagnie, gentile, sorridente. Questo è come appare il protagonista (mi piace definirlo così) che, allo stesso tempo, è il grande assente. Perché quel ragazzo è il protagonista della storia anche se fisicamente non c'è.

Un ragazzo che mente, che non frequenta nessuna compagnia, che vive un disagio profondo ed una profonda solitudine anche se ha vicino una famiglia come potrebbe essere quella di tanti adolescenti di oggi. Due sorelle, un padre insegnante ed una madre infermiera che ha lasciato il suo lavoro quando è nato lui, per crescerlo con amore assieme alle altre due bambine. Questa è la realtà. Una realtà ben diversa da quel che ci potrebbe pensare nell'incontrare i suoi occhi cristallini, il suoi viso illuminato da un sorriso, i suoi modi educati.

Con una narrazione molto particolare, con una capacità di portare il lettore avanti e indietro nella vita dei personaggi senza dargli tregua, l'autrice offre una storia di solitudine, di incomprensioni, di apparenze, di un profondo malessere che stringe alla gola quel bravo ragazzo a cui, pian piano, viene a mancare l'aria. 

La prima, primissima cosa che ho notato è che quel ragazzo non viene identificato con nessun nome. È il figlio, il fratello, lo studente, il ragazzo. Non è Andrea, non è Mauro, non è Alessandro ne' Francesco. È un ragazzo che rappresenta, con questa sua forma di anonimato, tutti i ragazzi che potrebbero vivere una situazione simile. 

E poi la narrazione: le vicende vengono raccontate non in modo ordinato ma con dei salti temporali che impongono al lettore di fare attenzione per mettere insieme tutte le tessere del mosaico che vengono consegnate pian piano ma, appunto, in modo non ordinato. Ed è una narrazione che cattura pur nella sua essenzialità. Brava l'autrice a dare un filo conduttore a quei pensieri, quei ricordi pur senza dare loro ordine temporale e senza perdersi in orpelli superflui. Molto efficaci non solo le descrizioni dal punto di vista emotivo dei personaggi ma anche dei luoghi, degli ambienti.

Quella raccontata è la storia di una famiglia distrutta da una perdita: quel ragazzo viene perso dalla famiglia nel momento in cui non lo riconosce più come bravo ragazzo ma vede in lui uno sconosciuto, una persona che fa cose che mai si sarebbero potute immaginare in quel tranquillo centro montano in cui i boschi - che sono un'ambientazione ricorrente - rendono perfettamente l'idea di quell'intricarsi di rami, di alberi e di vegetazione che rappresentano, a mio modo di vedere, la vita di ognuno. Una vita che non è mai così lineare come si può pensare ma che si aggroviglia su se stessa togliendo a volte anche il respiro per poi far passare un raggio di luce, una speranza. 

Ho avuto tra le mani una storia dolorosa. Una famiglia provata dalla perdita e piegata da quei sensi di colpa che hanno cambiato le esistenze di chi fa i conti con il passato. Un passato che ancora brucia, anche dopo tanto tempo.

Quel ragazzo non era più il ragazzo che tutti conoscevano. Era qualcuno che nessuno aveva saputo ascoltare, aveva saputo o voluto vedere veramente. Ed è una storia che brucia sulla pelle perchè potrebbe essere la stessa di tante famiglie, anche la nostra perchè no, in cui non ci si ascolta davvero, in cui non si divide il peso di vivere ma si tenta di salvaguardare un'apparenza che, prima o poi, scoppia come una bolla di sapone.

Ognuno reagisce a modo suo alla perdita. C'è chi a sua volta si perde e si isola dal resto del mondo, chi cerca consolazione in un corpo giovane e nuovo, chi si abbandona agli eccessi, chi si dedica completamente ad una famiglia tutta sua. In ogni caso quell'assenza pesa come un macigno.

Solo un ragazzo è un libro che fa male perché induce ognuno a fare i conti con una realtà che non è poi così assurda. Tutt'altro. Un romanzo potente, che cattura e ferisce. Un romanzo che trasferisce nel lettore un po' del male di vivere che ognuno dei personaggi prova sulla sua pelle e lo non per fare male a titolo gratuito ma per indurre ognuno alla comprensione, all'ascolto, alla considerazione dell'altro non come un essere perfetto ma come qualcuno che può anche avere delle debolezze soprattutto se è un adolescente... se è solo un ragazzo!
***
Solo un ragazzo
Elena Varvello
Einaudi editore
192 pagine
18.50 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

mercoledì 21 aprile 2021

La famiglia prima di tutto (S. Kinsella)

Una lettura d'evasione ogni tanto ci vuole. Anche stavolta Sophie Kinsella riesce a proporre un personaggio molto particolare che, lo ammetto, in alcuni momenti mi ha anche fatta innervosire per il modo di porsi nei confronti degli altri. 

Fixie Farr è lei il soggetto.

Orfana di padre, si occupa del negozio di famiglia assieme ai suoi due fratelli, James e Nicole, e alla loro madre che è, da sempre, considerata come lo zoccolo duro, la persona che infonde fiducia, che tira le redini. Si tratta di un negozio di articoli per la casa che l'uomo di famiglia, venuto prematuramente a mancare, ha lasciato in eredità assieme ad un motto che era solito ripetere: "La famiglia prima di tutto". 

Quando la mamma dei tre giovani, dopo un malore, decide di concedersi una lunga vacanza assieme a sua sorella lasciando il negozio in mano ai ragazzi, fiduciosa nelle loro capacità di gestirlo al meglio in suo assenza, la situazione precipita.

Eh sì, perché i tre fratelli si rendono conto di non avere la stessa idea, o per lo meno idee compatibili tra loro, di come gestire il negozio: James punta allo scatto di qualità, a maggiore ambizione, ad obiettivi puntati piuttosto in altro; Nicole, sempre con la testa fra le nuvole, sembra vivere fuori dal mondo e propone idee che nulla hanno a che vedere con il negozio; Fixie sembra... avete presente la pallina di un flipper? Sballottata da una parte all'altra prendendo colpi a malo modo? Ecco, questa è Fixie. Da sempre si considera inferiore nei confronti di suo fratello, in debito con sua madre per una vecchia avventura di lavoro andata male, incapace di dire ciò che pensa e di farsi rispettare, pronta a subire qualunque cosa pur di difendere gli equilibri familiari.

Ma cosa vuol dire, realmente, "...la famiglia prima di tutto"? Vuol dire forse che si debba sempre tacere ed essere accomodante pur di non creare frizioni? Oppure vuol dire tirar fuori il carattere per un confrontro, anche duro se serve, ma onesto? Amare un membro della propria famiglia vuol dire essere sempre disposti a soprassedere, a tacere anche quando si vorrebbe urlargli contro, accettare ogni sua scelta senza battere ciglio sacrificando il buonsenso sull'altare del mantenimento degli equilibri familiari?

La vicende che si susseguiranno indurranno Fixie a rivalutare il suo modo di fare ma anche il suo concetto di famiglia e il significato di quell'assunto che suo padre le ha trasmesso con tanta convinzione. Se, poi, agli equilibri familiari si sommano anche delle questioni di cuore un po' ingarbugliate, il cocktail è servito!

Devo ammettere che tutta questa storia ha fatto riflettere anche me sul modo in cui ci poniamo o affrontiamo gli ostacoli quando ci sono di mezzo equilibri familiari. É proprio vero che abbozzare, scansare ai nostri cari gli ostacoli che gli si pongono davanti voglia dire mettere la famiglia prima di tutto? Vuol dire questo?

Ammetto che all'inizio la storia mi è sembrata un pochino piatta e monotona, a tratti ripetitiva. Poi per fortuna ha subito un'accelerazione fino ad arrivare a degli interessanti sviluppi alla vigilia di Natale. Sì, lo so, non è una lettura che si addice al periodo primaverile ma che importa? 

É sempre bello immergersi in uno scenario natalizio, con le lucine, i pacchi regalo, gli oh oh oh e tutto il resto, anche se, una volta chiuso il libro, ci si ritrova con una primavera che fa ancora fatica a trovare i suoi spazi!

Lettura di evasione, per chi non ha grosse pretese ed ama lo stile della Kinsella che non risparmia ironia e qualche stoccata, ogni tanto, strappando anche un sorriso.
***
La famiglia prima di tutto
Sophie Kinsella
Mondadori editore
331 pagine
19.00 euro copertina rigida, 12.00 euro copertina flessibile, 7.99 Kindle

martedì 23 marzo 2021

Io sono una famiglia (L. Chester Brown)

Io sono una famiglia è la storia di una vita.

Arianna racconta la sua storia e, di riflesso, quella di coloro che gli sono gravitati attorno. E' una donna che è alla ricerca di un suo equilibrio. Una donna che porta sulle sue spalle il peso di una vita difficile, resa difficile dalla malattia mentale di una madre che non ha mai trasmesso affetto o amore ai suoi figli ma che, a sua volta, non ne ha mai ricevuto. Come può trattare gli altri con amore chi l'amore non lo ha mai incontrato? E come può relazionarsi con dolcezza agli altri chi la dolcezza non l'ha mai letta nei gesti, nelle voci, nei modi di fare di chi aveva accanto.

Ecco, dunque, che Arianna si trova a raccogliere i frutti di una lunga vita fatta di severità, di imposizioni, di rigidità da parte di una madre, Ada, che è palesemente malata ma che nessuno sembra voler riconoscere come tale. Lungi da me l'intenzione di giudicare ma credo che stia proprio qui il problema: l'idea di nascondere la vera indole di una donna che, al cospetto di altre persone sa essere docile e moderata ma che, con suo marito e i suoi figli, si trasforma. Da questa situazione Ada ha tratto la sua forza, sempre più consapevole (io così l'ho vista) di poter tenere sotto scatto suo marito e i suoi figli con il suo carattere forte, con le sue prese di posizione, con la sua rigidità e franchezza che sempre più spesso si sono trasformate in offese, mancanza di rispetto, mancanza di amore. Non è stato per amore che si è sposata così come non è stato per amore che ha dato alla luce i suoi figli. Ed anche se attorno a lei, alla Ada adulta, avrebbe potuto trovare tutto l'amore del mondo, non è stata capace di riconoscerlo, di apprezzarlo, di farsi riscaldare l'animo.

Accanto ad Arianna e ai suoi due fratelli, per fortuna, c'è Francesco: un padre amorevole che, invece, a differenza di sua moglie è cresciuto nell'amore e nell'armonia, sa essere tenero e dolce perché è così che è stato cresciuto, sa trasmettere fiducia ai propri figli perché è cresciuto nella fiducia reciproca. Un marito paziente e un padre amorevole: tale si dimostra essere Francesco. Ma è anche un uomo che porta sulle sue spalle il grande peso della malattia della moglie, che ne subisce costantemente le angherie, i cambi d'umore, la violenza verbale ma anche fisica perché quando si è malati di mente (la malattia di Ada non viene mai nominata ma il lettore la identifica ben presto in questo modo) le reazioni ad ogni minimo stimolo possono essere inimmaginabili.

Arianna è cresciuta nella certezza di essere una bambina cattiva,  irrispettosa, di essere la causa delle reazioni della madre. Perché è questo che lei le ha trasmesso fin da piccina. Il percorso che la porterà ad assumere la consapevolezza che non era affatto così sarà lungo e difficile ma, grazie anche alla capacità di trarre forza dall'amore che suo padre le ha saputo trasmettere, riuscirà a trovare quell'equilibrio che da sempre le è mancato.

Quella di Arianna è una storia di profonda sofferenza ma anche un messaggio di speranza ed un invito a credere nella forza dell'amore.

Francesco è il personaggio che ho amato di più in assoluto. Anche nella sua silente disperazione - quella dovuta alla consapevolezza di avere accanto una donna diversa da quella che aveva immaginato, una donna che non ama ne' lui ne' i suoi figli - non manca mai di essere gentile, positivo, sorridente. Ho ammirato la sua forza, il suo coraggio. Mi spiace solo che tutto ciò non l'abbia portato a capire che l'unico modo per aiutare la sua famiglia, e sua moglie in primis, fosse quello di avere la fermezza di far curare una donna palesemente malata.

E' una lettura che mi ha catturata e che mi ha indotta a chiedermi se fosse una storia vera oppure un romanzo di pura invenzione. 

Quando ho letto, nella pagina finale, che oggi Arianna divide la sua vita tra Bogliasco, in compagnia della gatta Trilli, il Madagascar dove ha fondato l'orchestra AllegroModerato di Diego Suarez e i vari posti nel mondo in cui rincorre le sue figlie girovaghe ho capito che Arianna (anche se non è questo il suo vero nome) esiste davvero. Non un romanzo, dunque, ma una vita vera. Che merita ancora più rispetto.
***
Io sono una famiglia
Liz Chester Brown
240 pagine
10.00 euro copertina flessibile

giovedì 11 giugno 2020

Baci da Polignano (L. Bianchini)

Ninella ha sempre dato poco peso al giudizio degli altri in quella Polignano a Mare dove il pettegolezzo è all’ordine del giorno. Anche ora che tenta di rifarsi una vita con un nuovo amore, non le interessa il chiacchiericcio di coloro che vedono in quell’uomo tanto più giovane di lei una persona poco adatta per una madre di famiglia, per una donna come lei.
Non le interessa e segue il suo cuore.
Un cuore che, però, non ha mai smesso di battere per quell’uomo che ama da sempre: il suo consuocero, ecco cos’è per lei oggi don Mimì, quell’uomo che ha sempre amato e da cui è stata divisa, anni prima, da questioni d’onore.
Un amore grande, di quelli che non si possono dimenticare, che fanno vibrare le corde dell’anima ancora oggi, dopo tanto tempo. Perché se è vero come è vero che quell’uomo molto più giovane di lei ha portato una ventata di freschezza, di passione e di leggerezza nella vita di Ninella, è anche vero che il vero amore non si dimentica mai.

La storia di Ninella e don Mimì vive, in Baci da Polignano (che ho letto in virtù della collaborazione in essere con Thrillernord), un altro capitolo e tornano all’attenzione del lettore le storie di tanti protagonisti, di due famiglie, in particolare, legate a doppio filo ma ognuna con delle questioni sospese da risolvere.
Famiglie che si rispettano perché devono, legami familiari che tendono a sfilacciarsi e amori che si allontanano per via di errori che ognuno di noi potrebbe commettere.

Ecco dove sta, secondo il mio parere, il successo della storia delle famiglie di don Mimì e di Ninella: nella normalità nonostante il paradosso di alcune situazioni.

Le due famiglie offrono un bel carnet di personaggi, ognuno con una storia da raccontare, ognuno con un sospeso da risolvere. Ma sono, appunto, situazioni in cui ci si può ritrovare: la fanatica dei social, la vicina chiacchierona ed invidiosa, la moglie che non è mai stata amata e che si trova un nuovo compagno tanto da lasciare il marito su due piedi, il figlio gay che ha sbagliato in passato ma che è ancora legato a quel vecchio amore. E poi Ninella e don Mimì, ancora stretti nella morsa di un amore mai dimenticato, che hanno tentato di tenersi a distanza, di evitarsi, di salvaguardare gli equilibri familiari ma che mai si sono dimenticati davvero.

Ciò che è alla base della vita di ognuno dei personaggi che tornano ad animare la vita a Polignano è fondamentalmente l’amore. Declinato in modi diversi ma è pur sempre l’amore. Quello che porta a chiudere un occhio davanti ad un tradimento, quello che teme di uscire allo scoperto, quello che si manifesta con una comprensione dell’altro, con la gelosia, con il senso di protezione ma, soprattutto, quello che vuole essere vissuto intensamente, a tutti i costi.

La figura di Ninella domina così come aveva fatto nelle due precedenti puntate della storia delle due famiglie ma anche gli altri personaggi sono fondamentali per dipingere il quadro di due famiglie vive, vere, reali, molto vicine alle famiglie di ognuno di noi.
Anche stavolta il racconto scorre via velocemente lasciando nel lettore, almeno per me è stato così, quel senso di serenità che avevo auspicato in precedenza ma che era rimasto in sospeso.
***
Baci da Polignano
Luca Bianchini
Mondadori Editore
240 pagine
9.99 euro kindle - 18.00 euro copertina flessibile

domenica 22 settembre 2019

La piccola casa sul lago (K. Hewitt)

A volte ci sia avvicina ad alcune letture con grosse aspettative e si collezionano amare delusioni.
Altre volte, invece, si inizia una lettura con la certezza che non sarà niente di che, per poi arrivare alla fine del libro con le emozioni in subbuglio.
E' quanto mi è capitato con La piccola casa sul lago di Kate Hewitt. Non mi aspettavo nulla, un romanzetto leggero che mi permettesse di evadere un po. Invece...
Invece sono stata travolta dalle emozioni ed ho realizzato che, pur non essendo uno stile impegnativo e particolarmente ricercato, quello delle Hewitt è stato un modo per far riflettere su situazioni che toccano da vicino ogni donna, ogni madre in particolare.

Tessa e Rebecca sono due donne completamente differenti l'una dall'altra. 
Un po' goffa la prima, elegante e sicura di se' la seconda.
In affitto in una casette che lascia molto a desiderare la prima, ospite di una piccola reggia la seconda.
Una vita mediocre, la prima, una vita fatta di agi e di comodità la seconda.

Due donne, due madri, agli antipodi l'una dall'altra che, nel corso dell'estate appena iniziata, scoprono di vivere l'una a due passi dall'altra. Le loro vite si incontrano, si scontrano, si intrecciano, si influenzano l'una con l'altra tanto la portare a situazioni inimmaginabili nel giorno del loro primo incontro.

Entrambe cercano di apparire felici: Tessa con i suoi due figli vorrebbe tanto essere una donna diversa, avere una vita diversa e Rebecca sembra arrivare proprio al momento giusto. E' un esempio da seguire per Tessa, per colei che si lascia abbagliare dai riflessi che sembra emanare quella vulcanica ed elegante bionda.
Rebecca ha una vita piena, pienissima. Tante le attività a cui si dedica assieme ai suoi tre figli: vede in Tessa quella spontaneità e quella genuinità che mancano nella sua vita.
Le due donne si scelgono ed ognuna cerca di avere dall'altra - anche se inconsapevolmente - ciò che le manca.

Ma è davvero tutto così scintillante come sembra a casa di Rebecca? E' davvero una donna forte, vulcanica, sempre piena di idee e di proposte allettante? E' davvero così bella la vita agiata di chi non ha mai niente da chiedere perchè ha o può avere tutto?
E Tessa? La sua esistenza è davvero così piatta e così scialba come sembra? 

Entrambe le donne sono in vacanza senza i rispettivi mariti ed entrambe si troveranno ad affrontare delle prove che mai avrebbero potuto immaginare.

L'autrice ha l'abilità di tenere il lettore attaccato alle pagine e di lasciarlo con quella sensazione di incompletezza ogni volta che smette di leggere. E' abile nel trasmettere quanto possano essere pericolosi i silenzi, quanto possano insinuarsi in profondità i traumi in un bambino, quanto possa essere sola una madre anche se ha tante persone attorno. 
La solitudine, la necessità di smettere di fuggire dai ricordo, il bisogno di un rapporto autentico con le persone che si amano e, soprattutto, la fragilità dell'essere madre... sono tutti aspetti che l'autrice tocca con maestria delineando personaggi che, secondo me, vengono resi alla perfezione.

Ho provato tanta compassione per Rebecca: una donna che indossa costantemente una maschera ma che è di una fragilità tale da porla costantemente sull'orlo di un burrone.
Ho provato tanta tenerezza per Bob, il figlio di Tessa: quel suo essere un po' sopra le righe, il non riuscire a controllare la propria forza, un bambino che si relaziona con un corpo che inizia ad essere troppo grande per lui.
E poi Zoe: la figlia di Tessa. Sempre sulle difensive, pronta a combattere con le unghie e con i denti per le persone che ama, con quel carattere deciso che la mette in netto contrasto con altre bambine della sua età, dolci e delicate. 
E' un personaggio fondamentale ai fini della storia così come lo è Katherine, la figlia di Tessa. 

Non sto ad elencare tutti i personaggi ma ognuno di loro ha una buona caratterizzazione, viene descritto con minuzia di particolari (avrei evitato di dire ogni volta che l'una o l'altra donna indossa pantaloni stile Capri... l'autrice lo ripete tante, troppe volte, tanto da diventare un elemento ingombrante nel racconto... ma si tratta di un dettaglio) soprattutto dal punto di vista della personalità.

Mi preme riportare un passaggio che, secondo me, è piuttosto significativo su quanto l'autrice sia brava a trasmettere emozioni. E' una delle due donne che fa queste considerazioni ma, per non togliere il piacere della lettura, non dirò quale.
Ho l'impressione di essere fatta di viti e bulloni, e si stanno allentando tutti. Presto, gli ingranaggi che mi tengono insieme salteranno pe terra, rotolando via, e non sarò altro che un mucchio di pezzi rotti e arrugginiti che nessuno, e io meno di tutti, sarà in grado di rimettere insieme.
Le figure maschili restano in secondo piano: il marito dell'una e dell'altra - lontani dalle rispettive famiglie nel periodo estivo - hanno un ruolo nella storia ma in entrambi i casi restano sullo sfondo.

Il finale è sorprendente, inaspettato, doloroso. 
Quella che poteva sembrare una storiella leggera si rivela, fino alle ultime pagine, come qualche cosa di più. In alcuni punti devo ammettere che le vicende precipitano un po' troppo in fretta ma ci può stare, altrimenti il volume avrebbe dovuto avere chissà quante altre pagine. 
Mi sono emozionata, commossa... ed ho anche avuto modo di riflettere su quanto spesso capiti che le cose non dette creino dei muri tra le persone, anche tra quelle che sono più vicine. E di quanto le questioni irrisolte restano tali, anche se si fa del tutto per tentare di dimenticarle fino a che, prima o poi, non tornano a bussare prepotentemente alla porta.

Non posso non rilevare alcuni errori che credo siano dovuti più alla traduzione che ad altro...

Non credo che nessuno ci caschi - secondo me vengono usate due negazioni che non stanno bene assieme nella stessa frase.

Non va per niente bene. Nè niente si sistemerà - stesso discorso... 
Probabilmente è la mia solita pignoleria... ma questo non toglie nulla all'equilibrio complessivo del libro tantomeno alle considerazioni espresse fino ad ora.

Bel libro. Non me lo aspettavo.
***
La piccola casa sul lago
Kate Hewitt
Newton Compton Editori
376 pagine
0.99 euro Kindle Unlimited 
9.90 euro copertina flessibile

venerdì 18 marzo 2016

Un ciclone in salotto (E. Puricelli Guerra) - Venerdì del libro

Un capitolo a sera per la lettura della buonanotte. Assieme ai miei figli ho letto a voce alta un altro libro per ragazzi che propone, questa volta, un argomento molto attuale: quello delle famiglie allargate, della separazione tra genitori, della rivalità tra fratellastri per contendersi l'attenzione dei genitori e così via discorrendo.

Leo è un ragazzino che vive con la mamma da quando suo padre se n'è andato ed ha una nuova vita con una nuova moglie, nuovi figli, una nuova casa. Una situazione che, a quanto pare, Leo non ha ancora del tutto accettato visto che quando sua madre dovrà allontanarsi per un po' di tempo per lavoro e lui sarà ospite nella nuova casa di suo padre, ha un piano in mente: far rendere conto suo padre di quanto sua madre sia fantastica, fargli capire che ha sbagliato nel lasciarla e tentare di farli tonare insieme. 
Ecco, questo è il piano. 
Non è così semplice da attuare, però, perchè quando Leo entra in contatto con i suoi nuovi fratelli, con la sua nuova famiglia, la situazione gli sfugge di mano. Quando, poi, si rende conto che nella nuova famiglia c'è una ragazzina, una sua nuova sorella, che non intende rendergli affatto le cose semplici allora la situazione si complica ancora di più
La sua avventura è narrata nel libro Un ciclone in salotto della serie Un divano per dodici

E' un libro per ragazzi che al suo interno ha pochissime immagini per spezzare tra un capitolo e l'altro ma che è un vero e proprio libro da grandi, così mia figlia chiama i libri di passaggio da quelli con le immagini, quelli illustrati alle letture più impegnate. In 142 pagine emergono le problematiche che nella realtà spesso ci si trova ad affrontare in situazioni simili. La storia è raccontata a misura di bambino: il libro è suggerito a partire dagli otto anni ma, a dire il vero, mia figlia che di anni ne ha dieci in diversi punti mi ha chiesto chiarimenti su dei termini a lei poco familiari.

A soccorrere i lettori per meglio comprendere i rapporti familiari tra i vari personaggi che entrano in scena c'è un albero genealogico con nomi ed immagini, nelle ultime pagine del libro, che è stato molto utile anche per me - lettore adulto - per meglio capire abbia parentele con chi.

Leo riuscirà nella sua impresa? O sarà più semplice trovare un equilibrio con la nuova famiglia di papà e diventarne, in qualche modo, parte integrante?
Non posso svelare gli sviluppi dell'avventura per non togliere il gusto della lettura. Devo dire che, seppur in modo simpatico, ai giovani lettori viene proposto con il dovuto tatto un tema molto attuale. 

Propongo questo libro per il Venerdì del libro di oggi: un modo per affrontare la realtà quando si vive in una famiglia extra-large!

E con questa lettura partecipo alla Challenge 2016 - Le Lgs sfidano i lettori.
Per la prima tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 4: un libro che faccia parte di una serie.

lunedì 16 novembre 2015

Mille e una famiglia (E. Maùti)



Ogni famiglia è speciale. E' vero. Più che vero. Lo è nella sua normalità così come nella sua unicità.
Lo è se si ha un fratellino in affido, se mamma e papà adottano un bambino, se di bambini non ce ne sono o se ce ne sono molti. Insomma, tante famiglie, tutte speciali, ognuna unica.
E' questo il messaggio di fondo attorno al quale si snodano le storie raccontate da Elisabetta Maùti nel libri Mille e una famiglia. Favole per spiegare ai bambini che ogni famiglia è speciale.
Molto graziose e colorate le illustrazioni di Laura Desirée Pozzi. Un elemento in più per rendere gradevole la lettura ai più piccoli.
Noi le abbiamo lette come storie della buonanotte ma ho visto che i miei bimbi hanno manifestato un interesse particolare. L'ometto di casa, che puntualmente si addormenta a metà, il mattino dopo mi ha puntualmente chiesto ogni volta "...ma... hai finito a leggerci la storia? Come andava a finire?" con la sorella che, altrettanto puntualmente, nel raccontare il finale, non è mancata di sottolineare che "... tu ti sei addormentato a metà!".
Lei, invece, più grandina, spinta dalla curiosità, ha deciso di accelerare i tempi di lettura (io avevo proposto una storia a sera) e il libro se l'è letto da sola.
Nel suo formato orizzontale - molto gradito anche questo - il libro contiene 13 storie che raccontano situazioni comuni a tante famiglie. L'affido, l'arrivo di una nuova compagna per papà, la difficoltà di staccarsi dai genitori, la perdita di una persona cara, la gelosia tra fratelli e tanto altro... questi i temi trattati con storie che propongono personaggi simpatici, resi ancora più simpatici dalle illustrazioni.
Ogni storia è introdotta da un consiglio di lettura per gli adulti ed ognuna si presta per aprire un momento di confronto con i propri figli.
Io ammetto di non aver usato questo libro a mo' di saggio scolastico: lettura - riflessione - confronto.
Eh no... sono pur sempre storie che devono arrivare a stimolare la fantasia dei bambini, prima che la riflessione. Quella pure ci può stare ma non in modo forzato o sistematico.

Ecco, dunque, che lette le storie, nei giorni successivi abbiamo avuto modo di riprendere qualcuno di quegli argomenti proprio aiutandoci con quello che delle storie ai bambini era rimasto.

La pentola che non sopporta il coperchio ma che non può stare senza di lui... a che ci fa pensare? A due fratelli che litigano sempre quando sono vicini ma che poi soffrono la lontananza... ecco, questo è un esempio...

***

Mille e una famiglia

Elisabetta Maùti

Erickson Editore - collana Capire con il cuore

euro 15.50 - acquistabile qui ad un prezzo speciale

lunedì 16 giugno 2014

Un papà tuttofare (V. Russo)

E se, un giorno, la mamma dovesse stare fuori per lavoro lasciando tutte le incombenze di casa a papy? Cosa succederebbe? 
Bhè, papy diventerebbe un papà tuttofare pronto a barcamenarsi tra pannolini, latte, zaini e tutto il resto... non senza fatica, però!
E' quello che abbiamo scoperto leggendo il libro Un papà... tuttofare che al piccoletto è piaciuto talmente tanto che per tre sere di fila (e chissà per quante altre ancora) se l'è fatto leggere come lettura della buonanotte. E' un papà simpatico già nell'aspetto quello che viene proposto nel libro (illustrazioni di Giusy Capizzi, testi di Vincenzo Russo) e nelle sue piccole avventure lo diventa ancora di più. A dire il vero si tratta di un'avventura lunga un giorno, da mattina a sera. Si comincia con l'incubo della sveglia che suona, con la mamma che parte per un impegno di lavoro e con un papà che si trova alle prese con i due cuccioli di casa Robi ed Alma. Sulle prime papy è un po' sbadatello e in difficoltà ma, alla fine, la giornata fila liscia come l'olio e la storia si chiude anche con una ricettina per preparare in casa gli spaghetti con il tonno che il papà tuttofare prepara per se e per Robi... Alma è troppo piccola per un piatto di spaghetti!
I testi sono efficaci così come le illustrazioni che occupano gran parte dello spazio, una pagina ed oltre.

Abbiamo preso in prestito il libro in biblioteca e, anche questa volta, si tratta di una mia scelta: di solito si legge di mamme e di bambini, meno spesso di papà... per questo mi sono lasciata catturare dal titolo. Giunti a casa i bimbi hanno scoperto che si è trattato di un'ottima scelta, in particolare il piccoletto di casa. 
A proposito... è ora di iniziare a trovare un nomignolo più adatto per lui: è cresciuto, ha sette anni e non gli va proprio di essere chiamato così soprattutto perchè spesso torna a casa arrabbiato dicendo che i bambini gli dicono che è piccolo... E lui ci rimane male. Per il momento non è molto alto di statura e nella sua classe ci sono diversi bambini piuttosto altri, tanto da far notare la differenza. Io gli ho spiegato che ogni bambino ha i suoi tempi di crescita e le sue caratteristiche fisiche ma ci rimane male comunque.
Così, basta chiamarlo piccoletto... Iniziamo con l'ometto di casa... Credo che sia più adatto in questa fase ;-)
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Un papà tuttofare
V. Russo
Gradozero Edizioni
euro 11.90