venerdì 12 ottobre 2018

Titivillus. Il demone dei refusi (J. I. González Montañés) - Venerdì del libro


Ognuno ha i suoi demoni, giusto?

Ce n’è uno, in particolare, che però è comune – o almeno dovrebbe esserlo – a chi si prodiga nella scrittura. Penso ai giornalisti, tanto per cominciare (e da giornalista posso dire che mi sento particolarmente toccata nel vivo) ma anche scrittori in genere.

Si tratta di Titivillus, il demone dei refusi
Una figura riportata alla luce in un libro dello storico dell’arte spagnolo Julio Ignacio González Montañés e che porta proprio il suo nome.

Titivillus, il demone dei refusi è un libro piccino ma pieno di informazioni su un demone con il compito di annotare su una pergamena le sillabe e le parole omessa dei chierici durante la messa, la recita delle Ore e nel canto liturgico, per poi presentarle a Dio come prova incriminante nei loro confronti nel giorno del giudizio. Da qui, però, il suo compito si è ampliato piano piano riempiendo il suo sacco di parole inutili, superflue, ridondanti m anche di pettegolezzi che vengono attribuiti principalmente alle donne.
Per svolgere al meglio il suo lavoro, questo demone deve necessariamente avere una perfetta padronanza della lingua ed una profonda conoscenza letteraria.
Nel libro di Julio Ignacio González Montañés si approfondiscono, con una ricca bibliografia citata in appendice, aspetti riguardanti l’origine del nome del demone, la storia della sua figura che compare nel 1230, con il libro De universo creaturarum del teologo e vescovo di Parigi Guglielmo d’Alvernia.

Successivamente, con l’avvento della stampa, i refusi vengono trasferiti dalle prediche, dunque dalle parole dette a voce, allo scritto. Pian piano Titivillus comprende la necessità di modernizzarsi e sposta il suo lavoro sugli stampatori ma anche nell’ambito del teatro inglese e dell’arte in genere.
Ecco, dunque, che nel libro viene percorsa la sua storia con tanto di riferimenti precisi. Il demone viene descritto come notaio di parole vane, censore di chierici distratti, raccoglitore di peccati, forse (e su questo c’è una lunga riflessione) anche come colui che confonde gli scrivani per poi arrivare ad essere definito come demone degli stampatori e araldo dell’inferno. Viene poi approfondito il suo ruolo nel teatro, nell’arte passando per il periodo Romanico, per il Gotico, per il Rinascimento, il Barocco, per l’Arte Bizantina. L’ultima parte del libro è quella che riguarda la sua figura in Italia.

Da diavolo dei refusi la sua figura diventa, nel tempo, quella del patrono dei refusi… 
Sarà un refuso anche questo?

Il piccolo libro dalla copertina rossa, di appena 50 pagine a cui si somma l’appendice iconografica e la bibliografia, fornisce tutte le informazioni necessarie per chi fosse interessato ad approfondire una figura di questo tipo.

Una proposta singolare, la mia, per questo Venerdì del libro. Magari può essere utile per qualche appassionato o per qualche curioso.

E... occhio ai refusi, mi raccomando.

Ringrazio la Graphe.it edizioni per avermi dato l'opportunità di conoscere questo demonietto!

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