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mercoledì 15 novembre 2017

Mistero a Villa del Lieto Tramonto (M. Lindgren)

Dopo i nonni della minestrina in brodo, arrivano le tre nonnine alla riscossa, direttamente dalla Finlandia.
Sono Siiri, Irma e Anna-Liisa: tre amiche ultranovantenni che dimorano a Villa del Lieto Tramonto che già nel nome è tutto un dire. Si tratta di una struttura in cui persone anziane che non hanno una famiglia in cui stare - per tanti motivi diversi, le famiglie degli ospiti non possono prendersi cura di loro - e che si trovano a condividere con altri anziani un sereno ultimo periodo della loro vita.
Così, almeno, dovrebbe essere sulla carta.

Perchè poi, a ben guardare, anche in una struttura di questo tipo può capitare qualche cosa che vada a turbare la quiete quotidiana. 

Ecco, dunque, che le tre amiche si troveranno alle prese con un mistero bello e buono - anzi, a ben vedere più di uno - e le loro indagini cercheranno di fare chiarezza. 

Intanto va detto che da Villa del Lieto Tramonto gli ospiti possono uscire: sono persone autosufficienti, ancora capaci di prendere un tram o un taxi e di osservare le stranezze del mondo che si trova al di fuori della finestra dei loro appartamenti.

Possono fare delle amicizie, possono scambiare quattro chiacchiere con persone che incontrano sul tram, possono partecipare ai funerali di coloro che, solo qualche giorno prima, giocava con loro a canasta negli appositi locali messi a disposizione dalla struttura o che si incontravano salendo o scendendo le scale.
E quando il giovane cuoco della struttura viene a mancare, emerge l'esigenza di capire bene cosa sia successo e cosa ci sia di strano in quella struttura che, a ben guardare, sembra averne parecchie di stranezze prima passate inosservate.

Il racconto diverte ma fa anche riflettere grazie a personaggi che, con una buona dose di ironia, fanno emergere aspetti legati alla terza età e alle condizioni in cui si possono trovare coloro che vengono affidati alle cure di una struttura piuttosto che avere vicino la propria famiglia. 
Ecco, dunque, che emerge con una buona dose di ironia l'attesa della morte che viene considerata una liberazione dalla noia che imperversa giorno dopo giorno.
E poi, anche se la situazione strappa qualche sorriso, ciò che accade ad Irma fa riflettere sull'uso dei medicinali per tenere a banda i vecchietti più difficili, su come si possa diventare improvvisamente dei vecchi bacucchi incapaci anche di riconoscere i propri amici per via non solo degli effetti della senilità ma anche per una buona dose di farmaci che ci mettono il carico.
Tra un mistero e l'altro, arrivano anche i nipoti-eredi che non hanno tempo per andare a trovare la nonna ma che ne trovano a volontà per arraffarsi tutti i suoi averi quando la credono vicina al trapasso. 
Insomma, una serie di situazioni, proposte dal punto di vista di persone anziane, molto credibili e verosimili anche se - ovviamente - romanzate.

La difficoltà maggiore che ho incontrato sta nei nomi: siamo in Finlandia e compaiono nomi e cognomi impronunciabili per me e difficilissimi da memorizzare. Ad un certo punto ho anche pensato che l'autrice avesse usato lo stesso nome per due personaggi diversi invece non era così.

Ho già in mano il seguito ed anche il terzo volume. Chissà cosa combineranno, andando avanti, queste tre impavide vecchiette!

Con questo libro partecipo all'ultima tappa della challenge Leggendo serialmente per l'obiettivo assegnato dalle organizzatrici della gara.
Ps. questa storia mi ha fatto pensare molto a mia nonna, venuta a mancare a 94 anni. In qualche riga ho sorriso, in qualche altra mi sono un po' commossa pensando a lei, in altre mi è anche sembrato di vedere il suo volto tra una parola e l'altra...

lunedì 6 novembre 2017

Il leopardo (Jo Nesbø)

Non c'è niente da fare.  E' magnetico. Jo Nesbø è magnetico così come lo è Harry Hole, il suo personaggio di punta.
Sono arrivata a leggere l'ottava avventura - Il leopardo - che lo vede come protagonista e ne sono sempre più catturata, ammaliata. Ammaliata da Hole - è un commissario con parecchi lati negativi che, però, mi ha conquistata fin da subito con il suo modo di fare, la sua tenacia, il suo intuito e la sua voglia di arrivare sempre alla fine non per vanagloria ma per fare giustizia - ma anche dal modo di scrivere di un autore in cui mi sono imbattuta tardi ma rispetto al quale sto recuperando terreno.

A dire il vero mi ero ripromessa di non leggere di sera libri di questo tipo perchè - non posso nasconderlo - tra le descrizioni di morti ammazzati, di torture e squilibri mentali, quelli di Nesbø non sono certo delle tisane della buonanotte. Ma è stato più forte di me. 
Mi sono letteralmente attaccata alle pagine tanto da cercare di rimediare ogni piccolo spiraglio di luce, anche nel cuore della notte, cercando di non disturbare in nessun modo il sonno altrui, pur di arrivare alla fine.
Delle 759  intense pagine in cui si snoda la storia non ce n'è stata una che mi abbia annoiata. Nessuna riga inutile, superflua, che avrei evitato o che avrei consigliato all'autore di depennare. Spesso capita di imbattersi in storie che - almeno questa è una mia impressione - per non sfumare in poche pagine vengono diluite all'inverosimile. Non è certo questo il caso. Ogni pagina ha un suo scopo, ogni descrizioni ha una sua utilità nel dipingere un quadro complesso e dai tanti colori, dalle tante sfumature. Un quadro che va ammirato nel suo complesso ma anche in ogni singola tonalità di colore. 

L'unica cosa che credo di aver sbagliato, me ne sono resa conto solo a lettura inoltrata, è stata quella di non aver preso nota dei nomi dei tanti personaggi - vecchi e nuovi - che interagiscono: sono nomi norvegesi non semplici da memorizzare per cui mi sarebbe stata utile una specie di legenda che mi aiutasse ad abbinare, in modo immediato, quei nomi alle loro storie. Non avendolo fatto ho dovuto superare lo scoglio con maggiore fatica ma questo non ha per niente inficiato il mio piacere nella lettura.

Non è semplice dire in soldoni cosa avviene ma ci provo. 
Hole viene coinvolto nella ricerca di quello che si crede possa essere un serial killer. Dopo aver risolto il caso dell'Uomo di neve, ed essersi anche allontanato dalla sua città d'origine imboccando una via tutt'altro che retta, Hole viene scovato da qualcuno che ha bisogno di aiuto. E' la Polizia Criminale di Oslo che, seppur consapevole della reputazione di quel singolare commissario dichiaratamente alcolizzato e oramai tossicodipendente, sa che solo lui può aiutarla a venire a capo di un enigma bello e buono.
Due donne vengono trovate morte con 24 ferite identiche in bocca. Qualcosa ha provocato quelle ferite e le ha fatte affogare nel loro sangue. Quando Harry decide di tornare ad Oslo per via della malattia di suo padre, in fin di vita in ospedale, la sua strada si intreccerà a doppio filo con quella della Polizia Criminale e dei casi attorno ai quali si sta indagando. 

Morti strane, apparentemente slegate tra loro. Sangue che si somma a sangue in una corsa contro il tempo che sembra non finire mai.

L'autore non risparmia particolari, ne' in merito alle morti ne' in merito alle storie ed agli ambiente e questo è un punto a suo favore. Come accennavo sopra, niente è superfluo e non è da tutti scrivere un libro di così tante pagine senza essere per niente ridondante.
Ognuno dei personaggi che entrano in scena hanno un passato ed un presente che vengono descritti in modo approfondito. Personalità complesse, quelle di cui si parla, che fanno comprendere quanto ognuno possa avere dei lati oscuri, dei segreti, dei silenzi mantenuti troppo a lungo. Harry lo sa bene.

Questa volta la figura di Rakel - quella che è stata in primissimo piano nella storia precedente - è solo marginale così come quella di Oleg, figlio di lei. Avendo letto il libro successivo so che le cose cambieranno da qui a breve ma non dico altro. Del libro Lo spettro ho già parlato.
Sono marginali ma mai lontani. Rakel è la donna che Harry porta nel cuore e ancora una volta resta nel suo angolino più profondo ma pulsa più che mai.

E poi viene mantenuta una caratteristica che ho imparato a riconoscere nelle storie di Harry Hole: gli assassini si mettono in rapporto diretto con lui, quasi come se la sua figura sia imprescindibile, dialogano con lui sfidandolo apertamente e questa non è una novità visto che è capitato anche in altre sue storie.

Così come non è una novità la contraddizione nei comportamenti di quell'uomo tormentato che si porta ancora addosso i segni di un passato che non riesce a dimenticare, perdite e prove che hanno lasciato segni profondi sulla sua pelle, quei fantasmi che urlano di notte nei suoi sogni. Un personaggio tormentato che si fa amare dal lettore anche per questo. Almeno con me è capitato così. 

Arrivata ai due terzi del libro mi sono anche chiesta - davanti all'assassino dichiarato - cos'altro potesse succedere per motivare così tante pagine ancora da leggere: Nesbø si è superato proponendo un risvolto inaspettato e strutturato quasi come se fosse un libro a parte. Bravo. Non posso dire altro.

Anche stavolta ha calcato un po' la mano rendendo Harry una specie di robocop senza paura... ma ci sta. Nell'insieme ci sta. Ora, alla luce di quanto accade, dovrò mentalmente rifarmi un'idea del volto di quell'uomo ma ci può stare.

Un ultimo appunto: ogni libro è una storia che si regge perfettamente da sola ma consiglio a chi si avvicinasse ora a questo autore, di iniziare dal primo libro della serie per conoscere bene la figura di Harry Hole fin dall'origine. Non è un percorso indispensabile per la lettura dei libri successivi ma secondo me aiuta parecchio a mettere a fuoco comportamenti e lati del caratteri di questo commissario che altrimenti potrebbero apparire alquanto strani.

Con questo libro partecipo all'ultima tappa della challenge Leggendo serialmente per l'obiettivo generico: autori nordici. E' il secondo libro di questo autore che mi è utile per la challenge ed ho già in mente il terzo.

lunedì 16 ottobre 2017

L'uomo di neve (J. Nesbø)

Con Nesbø ho un problema molto serio: non riesco a mollare i suoi libri. Nel momento in cui inizio la lettura sono consapevole della difficoltà di smettere. Così, succede che - avendo il libro in lettura sempre con me, in borsa - ritardo di 10 minuti la palestra e mi metto a leggere un capitolo in macchina, nel parcheggio; un altro capitolo lo leggo al centro commerciale mentre attendo che mia figlia torni dal negozio in cui si è recata con un'amichetta, mentre attorno a me brulicano centinaia di persone rumorose; passo la notte (quasi) in bianco per arrivare alla fine. 
Ecco, questo è il rischio che corro con lui.
E lo corro sempre sempre volentieri.

Con L'uomo di neve continuano le avventure di uno dei commissari più tosti che conosco: Harry Hole. Perennemente alle prese con i suoi demoni interiori, con una vita sentimentale piuttosto instabile, con alcune figure che sono oramai imprescindibili quando si parla di lui. 
Rachel e Oleg: queste sono, principalmente, le figure a cui mi riferisco.
Rachel oramai è insieme ad un altro uomo e la storia con Hole è (o meglio, dovrebbe essere) definitivamente relegata nel passato di entrambi. Eppure... eppure Oleg continua a riferirsi a lui quando parla di suo padre (il suo papà biologico non ha mai vissuto con lui e sua madre ed è lontano da loro, da sempre). Eppure Rachel non riesce a dimenticare quell'uomo così combattuto tra il suo lavoro - a cui dà anima e corpo - e la sua voglia di dimenticare con un bicchiere di Jim Bean in mano. O forse due, o tre...

Non ha ancora vinto del tutto la sua battaglia con l'alcolismo, Harry Hole, ed i suoi colleghi sanno bene di avere a che fare con un uomo che ha dei limiti ben precisi sul lato personale ma che, questo è indubbio, sul suo lavoro ci sa fare. E' un uomo intuitivo, capace di riconoscere i propri errori e pronto a dare tutto se stesso soprattutto quando c'è di mezzo la sua famiglia, o quella che considera tale. E sul lavoro è uno tosto sia dal punto di vista meramente operativo che in quanto ai ragionamenti che stanno alla base delle varie indagini.

Anche stavolta, e non è la prima volta, Hole è a caccia di un assassino che ha preso lui stesso di mira. Lui e le persone che gli stanno a cuore.
Non è una novità, così come non lo è il fatto che si le apparenze ingannino, che niente è come sembra e che la svolta arriva dal punto in cui meno è prevedibile che arrivi.

Lo schema narrativo di quello che è il settimo libro della serie Harry Hole non è affatto nuovo e questo in linea di principio potrebbe stancare. Elementi comuni alle precedenti storie potrebbero far puzzare la storia di stantìo... ma non scherziamo! 
Non è affatto così. 
La scrittura di Nesbø è fluida e chiara, così come è indubbia la sua capacità di tenere il lettore in pugno, fino alla fine. 
Con il fiato sospeso: sono rimasta letteralmente con il fiato sospeso e non esagero...

Ad Oslo è arrivata la neve.
Può un innocuo pupazzo di neve essere un elemento capace di fare da legame tra terribili delitti che vedono, come vittime, delle donne? Può essere un serial killer che lascia tracce per essere trovato da qualcuno che sia dotato del giusto acume per mettere insieme una serie di piccoli pezzi sparsi ad arte?
Quest'uomo non può che rispondere al nome di Harry Hole. Sarà lui il commissario incaricato delle indagini con una squadra che, per suo volere, sarà ridotta ai minimi termini e con qualche amico su cui poter contare. 
Sono parecchi i personaggi le cui storie si intersecano ne L'uomo di neve. Alcuni arrivano dal passato, altri sono del tutto nuovi, altri ancora destinati a non lasciare nemmeno un piccolo segno nella vita di Hole mentre altri, anche se non si direbbe, la segneranno in modo molto chiaro.
Non sono indagini semplici e si arriva troppo presto ad una soluzione che, però, non convince Hole. Una soluzione di comodo, che potrebbe far uscire a testa alta l'intero commissariato e le sfere alte del potere ma che non convince. E' così che Hole va avanti a testa bassa, con i suoi metodi, con le sue intuizioni e trova nessi tutt'altro che casuali tra le morti di oggi e diverse morti del passato, apparentemente inspiegabili. 

Harry si imbatte in una collega che rischia di segnare la sua fine come commissario.
Si imbatte in un uomo che è l'esatto contrario di ciò che vuole mostrare di essere.
E si imbatte in un amore che non ha bisogno di parole. E' così, punto e basta. Volenti o nolenti. 

Protagonista assoluto di questo libro è Hole, anche se ammetto di aver guardato con un occhio piuttosto attento la figura del piccolo Oleg. Eh sì! In passato ho commesso l'errore di leggere uno dei libri successivi a questo che hanno proprio Oleg - un giovane Oleg e non più un ragazzino - come protagonista per cui, conoscendo alcuni sviluppi, l'ho tenuto parecchio sotto controllo!
Mi è rimasto qualche dubbio solo attorno alla figura di un tizio che entra in casa di Hole dicendo di doverla bonificare da antipatici e pericolosi funghi. Una figura misteriosa, a mio avviso, che non mi pare abbia avuto un ruolo nel racconto. Allora, a che è servita la sua introduzione? Che sia un gancio con il prossimo libro della serie? Lo scoprirò presto! 

Con questa lettura partecipo alla quarta ed ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola NEVE che trovo nel titolo e raffigurata in copertina.
Inoltre, partecipo anche all'ultima tappa della challenge Leggendo serialmente per l'obiettivo generico: autori nordici! Un obiettivo che adoro, perchè vi rientra un autore che adoro.

mercoledì 23 agosto 2017

Harry Potter e il calice di fuoco (J.K. Rowling)

Sono finita nel vortice della serie di Harry Potter e devo ammettere che ci sto proprio prendendo gusto. Sono al quarto capitolo della saga ed ho intenzione di andare avanti. Eh sì! 

Ho letto Harry Potter e il calice di fuoco in parte nel formato cartaceo ed in parte in e-book. Sono 623 pagine e portare in giro, in borsa, un tomo del genere non mi è sembrato il caso. Così, in casa ho letto la versione cartacea nella parte iniziale poi ho terminato con l'e-book in questi giorni di vacanze. 

Harry ha 14 anni. E' cresciuto e le prove che deve affrontare sono più impegnative che mai. E non intendo prove scolastiche, tra i banchi di scuola. No. Le prove che lo attendono sono sempre legate a doppio filo con la figura di Voldemort che abbiamo lasciato più o meno nella polvere ma che trova un'occasione di riscatto. 
Sembrava definitivamente battuto e invece no!

Questa volta Harry si trova - suo malgrado - ad affrontare delle prove piuttosto pericolose (in passato c'è chi ci ha lasciato la pelle!) nel Torneo Tremaghi che, a sorpresa, si terrà nella scuola di magia che frequenta per il quarto anno. 


E' un torneo molto pericoloso e uno studente (o una studentessa) per ognuna delle tre maggiori scuole di magia e stregoneria europee: quelle di Harry, Hogwarts, quella bulgara di Durmstrang e quella francese di Beauxbatons. Tre le prove da affrontare per arrivare a vincere la coppa che decreterà il vincitore. A scegliere chi deve rappresentare ognuna delle tre scuole è un calice magico, il calice di fuoco che, però, inaspettatamente, pur avendo già scelto il campione che dovrà rappresentare Hogwarts aggiunge Harry Potter come quarto partecipare. C'è qualcosa che non va, è  chiaro a tutti, ma una volta decretati i partecipanti da parte del calice di fuoco questi non possono tirarsi indietro per cui la gara tra le tre scuole viene effettuata con quattro partecipanti.

E' chiaro che qualcuno ha voluto mettere in pericolo Harry ma chi può immaginare cosa davvero riservi questo singolare torneo per il nostro maghetto? 

La narrazione è, come al solito, ben costruita. Tanti, tantissimi i personaggi che entrano in scena e bisogna fare mente locale per ricordarli tutti anche se - di questo va dato merito all'autrice - vengono proposti dei richiami alle puntate precedenti per fare in modo che anche chi iniziasse da questo volume a leggere la storia di Harry Potter riesca a districarsi senza fatica. Certo, leggerli in fila è d'obbligo per seguire la saga anche perché ci sono degli sviluppi a situazioni precedenti, ci sono collegamenti e richiami. L'accortezza di fornire, comunque, indicazioni per rendere scorrevole la lettura sono, in ogni modo, da apprezzare.

Ho trovato personaggi più maturi. L'undicenne che era alle prese con le bizzarrie dei primi tempi di Hogwarts è una adolescente perfettamente consapevole di ciò che lo circonda e dei pericoli che ha attorno. Si consolidano amicizie, emergono nuovi sentimenti, compaiono personaggi nuovi che arricchiscono la storia già di per se piuttosto ricca.

Su tutti mi ha colpito il personaggio della giornalista senza scrupoli che rimanda molto ai tempi moderni quando per avere maggiore audience si è, troppo spesso purtroppo, portati a calcare parecchio la mano. Un personaggio che mi ha innervosita ma che mi ha anche divertita, soprattutto nel finale. 

Arriva un nuovo insegnante ed Harry inizia a conoscere meglio quelli vecchi, che da tempo gli stanno attorno. Ciò gli permette di dare delle risposte ad alcune domande che erano ancora insolute nella sua mente.

Oramai è chiaro che debba guardarsi da tutto e da tutti. Sempre vigile... questa è la raccomandazione che gli arriva più spesso e che, oramai, credo si sia stampata in modo indelebile nella sua mente. Così come è oramai chiaro che non possa fidarsi in modo assoluto di chi ha attorno: si contano sulle dita di una mano le persone di cui può davvero fidarsi... per il resto bisogna fare molta, moltissima attenzione. La storia si fa sempre più cupa. Vengono sacrificate delle vite e... chissà cosa c'è da aspettarsi più avanti!!!

Questa volta, pur avendo apprezzato la capacità dell'autrice di tenere il lettore incollato al libro (ammetto di aver perso qualche ora di sonno in questi due ultimi giorni, tanta era la voglia di seguire gli sviluppi) ho avuto la sensazione che nella prima parte - prima del ritorno di Harry a scuola dalle vacanze - la Rowling si sia dilungata un po' troppo. La seconda parte è decisamente più intrigante della prima e la si legge tutta d'un fiato, senza pagine di troppo. Poi, alla fine, si resta nuovamente in attesa del capitolo successivo visto che finisce di nuovo la scuola, Harry torna dagli zii cattivi (ma dai quali, se non ho capito male, si trova in un ambiente protetto dal male più di quanto non lo sia a scuola... male inteso come Male... non come le cattiverie di suo cugino o degli zii, che non mancano mai).

Impossibile parlare in modo più completo della trama perché vorrebbe dire togliere il gusto della lettura. 

Lettura che, peraltro, consiglio caldamente così come consiglio a chi non l'avesse ancora fatto di iniziare dal primo volume per conoscere il maghetto più famoso al mondo!

Un ultimo appunto - e mi scuso per essermi dilungata un po' troppo - va fatto in merito alla traduzione. Nell'edizione e-book viene specificato che la casa editrice he deciso di rivedere la traduzione originale dei libri di Harry Potter  e ne vengono spiegati i motivi. In particolare, tenendo conto dell'unitarietà dei sette volumi di cui è composta l'opera, viene specificato che nel tempo narrato dalla saga i protagonisti diventano grandi e si rivolgono ai loro coetanei. A lettori, cioè, che crescono con loro: cambiano i personaggi nei loro caratteri - crescendo - così come cambia il modo in cui essi vengono proposti dall'autrice visto che maturano così come maturano i lettori.
Per sottolineare tali cambiamenti si è ritenuto di dover rivedere la traduzione che, se all'inizio è stata fatta inevitabilmente di volume in volume, con il passare del tempo è stata pensata tenendo conto dell'intera saga e di dove l'autrice ha portato i suoi personaggi ed i suoi lettori.
Alcuni nomi, in particolare, sono stati modificati rispetto al nome originale per rendere meglio il carattere del personaggio: Severus Snape diventa Severus Piton (che meglio rende quel carattere viscido che gli si attribuisce) o Minerva McGonagall che, nell'edizione italiana, diventa McGranitt (che fa pensare al granito, tanto è rigido il suo carattere). Oltre all'adattamento di nomi a termini più italianizzati, si nota qualche cambiamento importante di nomi già usati nelle precedenti traduzioni. Il più eclatante è quello di una delle quattro casa in cui è divisa la scuola: Tassorosso che diventa Tassofrasso.
Cambiamento solo nel nome, ovviamente. Tutto il resto è invariato.
 
Con questa lettura partecipo  alla challenge Leggendo serialmente.

mercoledì 2 agosto 2017

Il libro di Charlotte (R. J. Palacio)

E' l'ultimo libro della serie ed ha per protagonista una ragazzina che risponde al nome di Charlotte. Anche lei è stata arruolata per dare il benvenuto ad August nella nuova scuola ma non è un personaggio che nel primo libro della serie A Wonder Story mi è rimasto impresso. 

Il libro di Charlotte, come gli altri due che l'hanno preceduto, è dedicato ad uno dei compagni di August ma anche stavolta, a differenza del libro dedicato a Julian, Auggie passa in secondo piano rispetto alla protagonista. Viene narrata la sua storia, una storia fatta di alti e bassi, di amicizie e di scelte che porteranno Charlotte ad andare oltre le apparenze ed a scoprire, in qualcuno che considerava troppo lontano da se, dei punti di contatto. 

Onestamente mi sarei aspettata qualche riferimento in più al suo rapporto con August visto che, comunque, il suo personaggio emerge proprio perchè abbinato alla storia di Auggie. Invece no. Lo si nomina solo di passaggio, in alcuni capitoli. Per il resto si parla di cose da femmine, amicizie, rivalità, ambizioni, sentimenti.
Dedicare un libro a Charlotte mi è sembrata, onestamente, una forzatura come a voler continuare a cavalcare l'onda della serie Wonder. 
Nel complesso non è una lettura sgradevole. Non è questo il punto. E' che, secondo il mio punto di vista, lascia poco e non arricchisce, nel complesso, il quadro che si inizia a dipingere con Wonder ed a cui si aggiungono dettagli con i libri successivi.

Charlotte è una classica adolescente alle prese con problemi della sua età quale, in primis, l'accettazione dell'altro e l'essere accettato.

A chi non è capitato, nell'età dell'adolescenza, di desiderare di far parte di un gruppo che, invece, appare irraggiungibile? 
Chi non avrebbe dato tutto pur di diventare parte del gruppo dei più fighi della scuola? 
Capita anche a lei e tutta la storia ruota attorno a ciò.

Anche se nominato solo di passaggio il mio personaggio preferito resta August. Il libro di Charlotte scorre, si legge in fretta ma se ne poteva anche fare a meno. Avrei preferito conoscere il punto di vista di Summer piuttosto che quello di Charlotte. Chissà che non sia la protagonista del prossimo libro della serie? 
Per il momento si chiude qui e con questa lettura partecipo alla challenge Leggendo Serialmente.

venerdì 28 luglio 2017

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (J.K. Rowling) - Venerdì del libro

E' un fantasy che più fantasy non si può per cui c'è da aspettarsi di tutto. Con Harry Potter ho imparato a volare sulle ali della fantasia più sfrenata dove a farla da padrone sono intrighi, bacchette magiche e materie scolastiche alquanto particolari.

Mi sono tenuta a lungo alla larga dalla serie di Harry Potter ma alla fine ho ceduto e devo dire che la storia mi prende un bel po'. Si tratta di libri pensati per ragazzi ma sono scritti così bene e con una tale fantasia che hanno catturato anche una lettrice non più giovanissima come me.

A dire la verità quanto ho preso questo libro in prestito in biblioteca il bibliotecario si è meravigliato quando gli ho detto che era per me e non per i miei figli ma io resto dell'idea che quando una storia è capace di catturare e di emozionare non ci sono limiti di nessun genere, ne' di sesso ne' di età. 

L'autrice - che con Harry Potter è diventata la più famosa al mondo nella letteratura per ragazzi - nel terzo volume della saga tocca un tasto molto delicato per il protagonista: la morte dei suoi genitori.

L'ambiente è sempre quello della scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, i personaggi sono sempre gli stessi e le attività che impegnano i ragazzi sono sempre quelle ma con qualche arricchimento in più. Ora Harry ha tredici anni, non è più il ragazzino alle prime armi, ha stretto amicizie importanti ma ha sempre un peso sul cuore: gli mancano i suoi genitori ed ora, per strane coincidenze, vive situazioni molto particolari. Quando incontra dei singolarissimi personaggi che cercano un evaso dal carcere di Azkaban lui sente delle grida atroci, delle voci che chiedono aiuto. Non è la situazione in quanto tale e mettergli paura quanto il fatto che sono le voci dei suoi genitori. E vuole andare fino in fondo. Vuole saperne di più. Fino ad ora nessuno gli ha svelato i dettagli della morte dei suoi genitori ma per Harry arriva il momento di fare chiarezza. 

Accade tutto per caso ma non per questo è meno doloroso e nemmeno meno pericoloso visto che sembra proprio che quell'evaso che tutti stanno cercando abbia una missione da compiere: uccidere Harry Potter!!!
Sirius Black, questo è il suo nome, è un personaggio misterioso: a lui viene attribuita la morte dei genitori di Harry e per questo stava scontando una dura pena. Ma la sua versione sarà ben diversa e la sua storia riserverà delle inaspettate sorprese.

In questo terzo volume alcuni personaggi cambiano, maturano. Per altri si ha una positiva conferma. 

Il primo è Silente: appare poco ma in quelle poche occasioni è fondamentale ed è sempre più saggio oltre che ragionevole. Ha fiducia in Harry anche quando la situazione gli gioca decisamente contro ed anche questa volta fa bene ad averne. 

Gli zii di Harry hanno un ruolo marginale e, a differenza degli altri due volumi, questa volta il maghetto si accinge a tornare dagli zii per il periodo estivo con un animo diverso, più combattivo e certo che quella che lo aspetta sarà un'estate migliore delle precedenti.

Il personaggio che più mi ha incuriosita è quello del nuovo professor Lupin: è un insegnante dall'aspetto smunto ma dolce e attento ai suoi studenti, molto bravo nel suo mestiere. E' il professore di Difesa contro le Arti Oscure: posto che le materie siano una più interessante e particolare delle altre, in questo caso Lupin ha un ruolo importantissimo perchè si trova ad aiutare Harry a difendersi da una minaccia molto reale. Non è un professore come tutti gli altri e la sua rivelazione finale rappresenta un colpo di scena inaspettato.

Anche stavolta l'autrice insegna che niente è come sembra riservando un finale a sorpresa: la narrazione mantiene sempre un alto ritmo (e non è poi così scontato nelle saghe, dove spesso si è ripetitivi o si tende ad allungare il brodo per poter tener testa, magari, al primo libro di successo), le sorprese non mancano mai ed il lettore non sa cosa aspettarsi.

Bel finale, storia ben costruita con una fantasia davvero fertile. Harry mi è sempre più simpatico ed è più forte di me: pur non avendo visto nessun film della saga mi viene spontaneo attribuirgli il volto dell'attore che lo ha interpretato. Resta simpatico anche dopo che gli ho dato un volto!

Un ultimo appunto: è un fantasy pensato per ragazzi ma questo non vuol dire che non debba essere letto con la giusta concentrazione... I personaggi sono tanti, tanti sono i nomi da ricordare e collegare per cui attenzione a non prendere sottogamba una lettura così!

Per il Venerdì del libro di oggi suggerisco non solo questo, ma tutta la saga di Harry Potter, per lo meno i tre volumi che ho letto fino ad ora. Letture d'evasione, di fantasia pura, ben scritti e capaci di catturare chi ha voglia di lasciarsi catturare da storie di questo tipo, ovviamente!

Con questo libro partecipo alla challenge Leggendo serialmente: per la terza tappa, nella serie a scelta, sono arrivata a leggere il terzo volume della saga di Harry Potter e non escludo di andare avanti ancora per un po'!
Partecipo anche alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo n. 7 - un libro sulla cui copertina sia raffigurato un animale.
 

lunedì 24 luglio 2017

Il libro di Christopher (R.J. Palacio)

Il libro di Christopher è il terzo capitolo della serie A Wonder Story di R.J. Palacio.
Rispetto agli altri due, lo dico subito, mi è piaciuto meno non perchè scritto male o poco interessante ma perchè ho avuto la sensazione che aggiungesse poco alla storia. Mentre quando ha dato la parola a Julian per il suo punto di vista di cattivo della situazione l'autrice è riuscita a proporre un personaggio particolare, con le sue debolezze e la sua occasione di redenzione, in questo caso ha aggiunto poco a ciò che si sapeva già.

Christopher è il migliore amico di Auggie, da sempre. Crescono insieme, le loro mamme sono amiche fin da quando avevano il pancione ma, come spesso accade, all'età della terza elementare i due amici si allontanano per causa di forza maggiore visto che Christopher si trasferisce. Una nuova scuola, nuovi amici, nuovi impegni lo portano sempre più lontano da Auggie che, nonostante tutto, resta sempre il ragazzino spontaneo e dal grande cuore che i lettori hanno imparato a conoscere nei primi due volumi della storia.
Christopher porta anche il peso della separazione dei suoi genitori anche se sembra aver attutito bene il colpo. 

Anche se a distanza, i problemi fisici di Auggie influenzano in parte i comportamenti di Christopher che, pur non ammettendolo, non si trova a suo agio con i suoi nuovi amici quando - grazie alle chat ed ai pc - si imbattono in una videochiamata di Auggie. 

Onestamente non ho molto di più da aggiungere a quanto detto visto che ho trovato la trama piuttosto scarna. Non manca la solita delicatezza che ha l'autrice nel proporre storie importanti, alcune in modo più diretto altre tra le righe, ed anche la sua capacità di rendere scorrevole il racconto anche quando si affrontano tematiche tutt'altro che delicate.

Merito dell'autrice è, anche questa volta, quello di aver confermato quanto sia straordinario August (Auggie per gli amici) che riesce ad emozionare ogni volta, anche quando le situazioni sembrano a lui del tutto avverse.
Anche questa volta sarà proprio lui a far riflettere sul valore dell'amicizia e su cosa voglia dire essere amico, amico sul serio.

Ancora una volta il lettore è portato a riflettere su come non sia semplice, a volte, essere amico di qualcuno ma come per coltivare amicizie importanti valga sempre la pena di fare uno sforzo in più.

Segnalo un dettaglio: ho trovato anche questo libro in biblioteca. Questa cosa mi ha un po' meravigliata perchè spesso le serie più in voga, soprattutto le più nuove, si fa fatica a trovarle: sbirciando all'interno ho notato un bollino che mi ha spiegato l'arcano! Si tratta di un libro donato alla biblioteca da un lettore in adesione ad una campagna mirata ad arricchire le biblioteche. Buona cosa. Anzi, ottima cosa direi!
Il volume è nuovo di zecca, credo letto da pochi: mi auguro, invece, che vogliano approfittarne in molti. L'intera serie merita, secondo me andrebbe letta da grandi e piccini.

Ora sono in procinto di leggere il capitolo finale, stavolta tutto al femminile.

Con il libro di Christopher partecipo alla challenge Leggendo Serialmente.

venerdì 14 luglio 2017

Il libro di Julian (R.J. Palacio) - Venerdì del libro

In continuità con la proposta dello scorso Venerdì, per l'appuntamento del Venerdì del libro di oggi propongo Il libro di Julian della serie Wonder Story.

Un intero libro dedicato ad uno dei personaggi che più hanno dato addosso ad August fin dal primo giorno di scuola. Uno di quei bulletti che, secondo il mio parere, erano spinti più dalla paura della diversità che non da un'effettiva cattiveria.
Un'impressione, la mia, che ha trovato piena conferma nel momento in cui a prendere la parola è stato proprio lui, Julian, che ha raccontato la sua voce ed ha proposto il suo di punto di vista.

La sua reazione, la sua aggressività nei confronti di August arriva da lontano, da trascorsi che ancora si porta addosso.
Certo è che il comportamento di sua madre non aiuta: quei continui tentativi di giustificare i comportamenti di Julian non lo aiutano certo a crescere, a capire come affrontare le prove della vita, a maturare.

Più che Julian ad emergere sono due personaggi a lui molto vicini: la figura di una madre iper-protettiva, pronta a difendere a spada tratta suo figlio anche quando l'evidenza dei fatti dovrebbe indurre a comportamenti diversi; e poi la figura di sua nonna. Senza ombra di dubbio è la nonna la figura chiave della storia ed arriva da lei la chiave di volta per qual ragazzo che si trova improvvisamente diverso.

Una donna dolce, la nonna, che apre il suo cuore per aiutare suo nipote a crescere. Una donna che non ci pensa due volte a mettersi a nudo anche se gli costa sofferenza ma nella consapevolezza di poter essere d'aiuto ad un ragazzino - suo nipote Julian - che ha tanto bisogno di essere guidato, non protetto. 

Julian all'inizio del libro non teme di manifestare i propri sentimenti: non è pentito di quello che ha fatto, il suo è stato un meccanismo di difesa del quale non si pente.
Ed anche stavolta ho apprezzato la schiettezza, quel modo così diretto di mostrare quello che è un atteggiamento che ritengo molto comune nei confronto di chi ha qualche cosa di diverso dalla massa.
Quella paura che induce ad innescare meccanismi di difesa e che porta a credere di aver fatto la cosa giusta è una molla che credo si possa rinvenire molto spesso nella nostra vita quotidiana. E' un po' come alzare un muro di difesa per non dover avere più paura anche se non si ha intenzione di far male a nessuno.

Julian non vuole fare del male ad August. Non è quel ragazzino con il volto così strano che Julian vuole allontanare ma è la sua stessa paura della diversità, questo è il demone contro il quale un ragazzino alle soglie dell'adolescenza si trova a combattere, mettendo in campo le poche armi che ha a disposizione.

Il finale dimostra, però, che le cose possono cambiare e ancora una volta August dimostra di essere una grande persona e dà a tutti noi una grande lezione. 

Inutile dire che non vedo l'ora di leggere la terza tappa della serie Wonder Story.

Con questa lettura partecipo alla challenge Leggendo Serialmente.

venerdì 7 luglio 2017

Wonder (R. J. Palacio) - Venerdì del libro



Wonder è uno di quei libri che avevo in wish list da un sacco di tempo. Aspettavo l’occasione giusta per leggerlo. Occasione che è arrivata con la challenge Leggendo Serialmente.


Occasione presa al volo.

Va detto che non amo leggere libri tanto pubblicizzati nelle immediatezze della loro pubblicazione perché spesso mi è capitato di imbattermi in recensioni gonfiate e poco veritiere per delle letture che, invece, mi hanno delusa probabilmente per via delle troppe aspettative nei loro confronti.
Stavolta ci sono andata con i piedi di piombo e, soprattutto, non si tratta di una nuovissima uscita per cui non siamo più nella scia dell’entusiasmo del “lancio” del libro.

Così ho incontrato August: è un ragazzino che riesce ad accettare se stesso con una buona dose di ironia ma che non nasconde le sue debolezze. Come ogni altro ragazzino della sua età, anche se per lui le prove sono più dure che per chiunque altro. Ha un aspetto diverso dagli altri. Un aspetto particolare, un viso che sembra sfuggito ad ogni legge anatomica. Eppure la descrizione di August arriva soltanto quando la lettura è inoltrata, quando è sua sorella che ne parla. Non prima.
August sa perfettamente di non essere come tutti gli altri e sa anche quanto gli altri, soprattutto suoi coetanei, possano essere cattivi.

Ratto. Mostro. Scherzo di natura. Freddy Krueger. ET. Disgustoso. Faccia di lucertola. Mutante. Lo so cosa mi dicono dietro. Ho frequentato abbastanza giardinetti da sapere che i ragazzi sanno essere crudeli.

August è un ragazzino molto forte. E' la vita che gli ha messo davanti continue prove e, di conseguenza, lo ha forgiato nell'animo e nello spirito. Così come le prove della vita hanno forgiato la sua famiglia: ho molto apprezzato la schiettezza di sua sorella, Via, quando ammette che - anche se per un nanosecondo - anche lei è rimasta un po' spiazzata dall'aspetto di suo fratello. Poi, ovviamente, l'amore supera tutto e l'aspetto passa in secondo piano. Non è un'ipocrita, Via, come non dovremmo esserlo noi: la diversità ci spaventa anche se ci mettiamo con la buona volontà nel dire che siamo tutti uguali, che non è l'aspetto che conta e tutto il resto. Siamo sinceri… 
Chi può dire di non lanciare uno sguardo un po' più insistente del solito davanti a qualcuno che non rientra nei canoni della normalità? Non lo si fa con cattiveria ma è così.

E' proprio questo che ho apprezzato nel libro: non ci sono ipocrisie così come non è il buonismo che impera. I ragazzini reagiscono in un modo forte perché, secondo il mio punto di vista, è questo che la diversità provoca in tutti noi. E sarebbe stato strano il contrario anche se in alcuni momenti l’autrice calca un po’ troppo la mano per far meglio passare il messaggio.
Certo, ci sono delle eccezioni e per fortuna che ci sono. 

Ma la diversità se non spaventa come minimo incuriosisce ed i personaggi a cui l'autore dà voce ne sono la prova. Spesso, poi, c'è chi reagisce alla paura che deriva dalla diversità, non alla diversità in se, in modo violento, facendo battute, con comportamenti sopra le righe. Non poteva mancare un personaggio come Julian perché se così fosse stato la storia, secondo il mio punto di vista, non sarebbe stata credibile. Il suo è un atteggiamento di difesa dettato – secondo il mio parere – più dalla paura di non essere all’altezza di relazionarsi con la diversità che non da effettiva cattiveria d’animo. Inqualificabile il comportamento della madre che però, a ben guardare, anche se in modo non così marcato fa emergere un comportamento che si trova spesso in madri delle nostre realtà quotidiane. Basta pensare alle nostre classi: non c’è sempre, forse, qualcuno che si lamenta se la classe resta indietro per via di un ragazzino in difficoltà? Magari ci si lamenta borbottando in modo ufficioso, non ufficiale, ma questo è quello che capita.

August è un personaggio che si fa amare: ironico quanto basta, sensibile e schietto. 
L’autrice non nasconde la sua fragilità ma fa emergere soprattutto la sua forza. 

Nella seconda parte del libro qualcosa cambia per August. Continua ad affrontare prove difficili anche quando sembra aver conquistato un minimo di normalità. Una normalità che potrebbe concretizzarsi con la partecipazione ad un camposcuola lontano dalla famiglia per qualche giorno, proprio come tutti gli altri ragazzini. Una prova importante: questa volta, in particolare, al cospetto dei più grandi la prova è davvero dura!

E sarà proprio questa circostanza a far emergere quanto di meglio possa esserci attorno a lui: i suoi amici. Quegli stessi che lo guardavano da lontano, che non mancavano occasione per prendere le distanze da lui (in un modo o nell'altro), nella parte finale del libro abbattono ogni barriera. Il finale è più che positivo anche se, lo ammetto, non credo che nella realtà sia tutto così facile. Per ragazzi come August le prove sono continue. Da bambini, da ragazzini ed anche da adulti.
La storia di August ha un lieto fine ma mi chiedo: quanto durerà? Quando ci vorrà prima che arrivi qualcun altro a far notare in modo pesante la sua diversità? Perché non si può essere ipocriti: August è diverso e resto dell’idea che la diversità – senza voler dare a questo termine alcuna accezione negativa – in ogni caso non passa inosservata anche se, soprattutto da adulti, si tenta di fare in modo che sia così. 

Ho trovato interessante il punto di vista del fidanzato di Via, la sorella di August: schietto, anche lui, nell'ammettere di aver avuto qualche problemino sulle prime nel relazionarsi con il fratello della sua amata. Mi è piaciuto molto il personaggio di Miranda che, secondo me, incarna alla perfezione tante adolescenti di oggi: si trovano ad adattarsi alla situazione, ad integrarsi in un gruppo per omologarsi ma senza rinunciare fino in fondo ai suoi sentimenti e all'amicizia.

Molto azzeccato, secondo me, il voler dare la parola ai vari personaggi anche nel raccontare la stessa situazione: i diversi punti di vista rendono l’insieme più completo.

Sono contenta di aver letto questo primo volume ed ora mi appresto a proseguire: lo suggerisco per il Venerdì del libro di oggi (è stato suggerito anche in precedenza per questa rubrica ma ci tenevo a lasciare il mio pensiero in merito) e l'ho anche consigliato a mia figlia, che ha 12 anni. Credo che sia adatto per la sua età e che possa trasmetterle molto. Questo non vuol dire che la lettura sia preclusa a lettori più adulti: assolutamente. Credo che faccia bene a tutti, senza limiti di età.