martedì 28 marzo 2023

I figli degli altri (C. Bonvicini)

Non amo le raccolte di racconti. Mi lasciano sempre quel senso di incompiuto addosso che, invece, con romanzi più strutturati raramente accade. Ho sempre la sensazione di non avere tempo di affezionarmi ai personaggi che è già il momento di vederli andare via. Sempre quel retrogusto amaro in bocca di quando si sarebbe voluto sapere di più, senza avere avuto l'occasione per farlo.

Anche con I figli degli altri è andata così.

L'idea di fondo non mi è dispiaciuta affatto: analizzare il rapporto di alcune persone con i figli degli altri. 

Nelle cinque storie narrate si entra in contatto con legami particolari, quelli - appunto - con figli non propri. Per scelta o per via delle circostanze c'è chi si trova a stringere dei legami (più o meno sani) con i figli deli altri.

Tra le righe dei vari racconti - sull'ultimo non mi pronuncio perché è talmente breve ed atipico che non riesco a giudicarlo - emergono storie di maternità mancate, solitudini da colmare, vuoti profondi in cerca di essere in qualche modo sanati. 

Un affresco tutto al femminile - perché sono le donne le principali protagoniste anche se attorno a loro  gravitano altri personaggi - che indaga sul delicato tema della maternità, del suo desiderio e delle sue molteplici e inaspettate forme.  Anche quando, di fatto, maternità concreta non lo è.

La storia che mi ha maggiormente coinvolta è stata quella dell'amante perfetta (consapevole di esserlo... e si sta bene così) che, dopo aver lasciato l'uomo che amava, inizia a frequentare i suoi bambini in modo clandestino. 

Sono, comunque, tutte storie di legami che nella quotidianità si rincorrono tra le nostre case, sotto ai portici, lungo le vie. Chi può dire di non avere, in un modo o nell'altro, legami con i figli degli altri? Siano essi figli dei vicini, del proprio compagno, del collega di lavoro o dell'insegnante di danza? Tutto sta nel capire quando questi rapporti possono degenerare o stringere troppo le fila fino a straripare verso la morbosità o un qualche cosa di sconveniente o non sano.

Nonostante la scrittura scorrevole dell'autrice le storie non mi hanno presa del tutto. Curiosità per gli sviluppi, in alcuni casi, ma sostanziale amarezza per la velocità in cui si sono esaurite le storie.

Si tratta di un mio limite, lo so. E continuo a tentare, cerco di farmeli piacere ma... non ci riesco proprio.

Li ho sempre evitati, i racconti, e continuerò ad evitarli mi sa.
***
I figli degli altri
Caterina Bonvicini
Einaudi editore
181 pagine
12.50 copertina flessibile, Audible

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