domenica 19 ottobre 2014

Le geometrie dell'animo omicida (Monica Bartolini) - Incontri con l'autore

La serata di apertura della settima edizione del Festival Giallomare, evento letterario dedicato al noir che prevede, tra i vari appuntamenti, anche una serie di incontri con l'autore. Io ho avuto modo di incontrare Monica Bartolini, #larossachescrivegialli. 
Rossa - perché è rossa di capelli.
Scrive gialli - perché è una scrittrice che si dedica a questo genere letterario.

L'ho incontrata senza sapere niente di lei visto che non la conoscevo come autrice ne' come esperta di astrologia, quale ha dimostrato di essere. La chiacchierata che ha fatto con i presenti all'incontro è stata davvero piacevole: lei simpatica, estroversa, una ventata di allegria; il suo libro ricco di personaggi, con una trama a quanto pare ben architettata, con il morto (non può mancare) e con l'astrologia che va a braccetto con le indagini. Come, perché? Tutto da scoprire.

Prima di passare al suo libro, l'autrice ha parlato del suo percorso. Nasce giallista, partecipata a molti premi letterari (e ne vince pure diversi) e per lei, così dice, questo percorso è stata una grande palestra "...visto che ogni premio richiede racconti di diverso tipo, di diverse lunghezze, con diverse caratteristiche". 

Una donna tenace, Monica, che con il suo modo di rapportarsi con il pubblico ha divertito ed affascinato i presenti. Nel suo libro Le geometrie dell'animo omicida fa interagire tra loro tanti personaggi e gioca la carta dell'astrologia. 
"Scrivo di ciò che conosco, per cui non chiamo in causa l'astrologia a caso". 
Sa il fatto suo, Monica.

L'astrologia è stata utilizzata come metodo di approfondimento psicologico dei personaggi e quelle che sono inserite tra le pagine sono mappe di due protagonisti proposte in modo coerente con la trama per cui non si tratta di un uso casuale dell'astrologia.

La trama del libro?
Un turno di radiomobile come tanti si trasforma presto nell’inizio di un vero rompicapo.
In Contrada Madonnuzza è stato trovato il corpo senza vita di una giovane donna, bendata, mani e piedi legati.
Sul luogo del ritrovamento giungono il capitano Spada e il maresciallo Piscopo, ma non solo…
Per cercare l’assassino e il movente di questo omicidio, infatti, si aprono tre piste divergenti, ciascuna battuta da personaggi interessanti che hanno tutti un buon motivo per consegnare alla giustizia il colpevole.
La competenza e la professionalità degli uomini dell’Arma si incontrano, e scontrano, così, con un reporter d’assalto alla ricerca del ghiotto scoop da mandare in TV in una sensazionale prima serata, e con un’insolita appassionata di mappe astrali.
Le tre piste di indagine si intrecciano in un giallo originale, in cui alla soluzione del caso non si arriva grazie a potenti mezzi tecnologici e a commissari-super eroi belli e dannati, ma a professionisti dallo spiccato intuito, dalle grandi qualità personali e da una buona conoscenza dell’animo umano.

Ma che tipo di libro è Le geometrie dell'animo omicida?
"Non è un libro che mette tristezza, questo è certo. Ci sono tanti personaggi ognuno tratteggiato con la sua personalità in modo chiaro. Si tratta, com'è chiaro, di un giallo e bisogna arrivare al colpevole". 
E lei, che tipo di scrittrice è?
La fase creativa è quella che si vive nel momento in cui nasce l'idea. Fino a che nella mia mente il percorso non è completo non posso dire di aver chiuso la trama...  fino a che tutte le rotelle non sono al loro posto non parto con la scrittura. Fino che tutti i tasselli non sono al posto giusto non si scrive. Quelli che propongo sono libri che richiedono grande concentrazione per cui scrivo per lo più di sera, quando ho attorno a me maggiore tranquillità. In genere sono a casa mia, nella mia Bracciano e trovo l'ispirazione guardando il lago... E' facile per un avvocato scrivere un libro in cui protagonista è un avvocato, per un anatomopatologo scrivere di un anatomopatologo... io faccio la mamma e per me è un po' più difficile ma studio molto...". 
Qualche curiosità su questo libro?
Arrivata quasi alla fine mi sono chiusa due giorni nell'Abbazia di Orvieto ed ho scritto la fine. Poi ho avuto un'illuminazione ma ho dovuto vedere se era coerente con la mappa... ebbene... lo era. Per fortuna lo era. Trama e mappa devono essere coerenti l'una con l'altra e così è stato". 

Dopo aver parlato di alcuni personaggi - il maresciallo Piscopo è un napoletano "...perché noi romani siamo più caustici, più taglienti mentre i napoletani sono più morbidi" - l'autrice ha fornito ai presenti alcune anticipazioni su quello che sarà il suo prossimo lavoro che, con ogni probabilità, si intitolerà ARH+ ed ha lasciato intendere che si tratterà dell'epilogo di una trilogia. Non sapevo nemmeno che fosse al suo secondo libro ma poi, documentandomi, ho capito che già nel suo primo libro Interno 8 c'è il maresciallo Piscopo... ed ecco perché pensa ad una trilogia. Questo mi fa pensare che se volessi leggere qualcosa di questa autrice sarebbe meglio iniziare dal principio... visto che l'averla incontrata mi ha davvero incuriosita, credo proprio che lo farò!

Nel chiudere l'incontro l'autrice ha lasciato i presenti con una chicca: li ha condotti per mano nella lettura della mappa natale di Agatha Christie comprensiva dei transiti del giorno della scomparsa, il 3 dicembre del 1926. Molto interessante sentire il racconto della Bartolini sulle vicissitudini che hanno preceduto la scomparsa della Christie ed anche tutto ciò che è successo dopo. 
Il 1926 fu un anno veramente significativo nella vita di Agatha. La sua carriera di scrittrice ebbe un'accelerazione con la pubblicazione del giallo The murder of Roger Achroyd e, a soli sei anni dal suo primo romanzo Poirot a Style Court, Agatha era vicina alla consacrazione come migliore giallista inglese. La sua vita personale, però, subì un tracollo, a causa della morte della madre - alla quale era legatissima - e alle continue infedeltà del marito Archibald, invaghitosi di una donna con la quale condivideva la passione per il golf. La situazione precipitò in un venerdì di dicembre, quando il marito le annunciò che sarebbe andato a passare in week end a casa di amici comuni e che non sarebbe tornato, né quella domenica pomeriggio né mai più: voleva divorziare per poter sposare Theresa Neele. Agatha tentò di trattenerlo ma Archie fu irremovibile. Prese le sue cose e nel primo pomeriggio se ne andò. Stando alle biografie autorizzate della grande scrittrice, Agatha verso le 21 della sera stessa avvisò la segretaria che sarebbe partita per un breve viaggio con la sua automobile e sparì nella notte. Il giorno successivo venne rinvenuta in aperta campagna e la sua occupante sembrava scomparsa nel nulla. Le ricerche furono imponenti ma la Polizia non giunse ad alcuna conclusione per dieci lunghi giorni, fino a che un inserviente di un albergo di Harrogate riconobbe Agatha, che era registrata come Mrs Neel di Città del Capo. Quando giunse a prenderla per riportarla a casa, Archibald Christie dichiarò ai giornalisti che la moglie aveva subito una terribile amnesia. Per il resto della sua vita Agatha Christie non accennerà mai a quell'episodio, né tantomeno lo menzionerà nella sua scrupolosa autobiografia. Anche la figlia Rosalind dichiarerà di non averle mai sentito pronunciare una parola in merito. Ma la traccia di ciò che accadde è rimasta scolpita nelle Stelle.
Cosa dice la mappa? Bhè... chi era all'incontro con la scrittrice lo sa!| Non chiedetemi di riferire perché un mio resoconto in merito sarebbe troppo approssimativo visto che non sono una grande conoscitrice dell'astrologia. A dire il vero non sapevo nemmeno cosa fosse una mappa astrale!

venerdì 17 ottobre 2014

Avvventure nel bosco 20 storie con radici... (E. Accati) - Venerdì del libro

"Io non capisco 
come si possa passare davanti ad un albero
 e non essere felici di vederlo". 

In questa frase di Dostoevskij è riassunto "il succo" del libro che propongo per questo Venerdì del libro.

Si tratta di un libro pesante. Pesante perchè pesa nel senso più stretto di tale verbo. Quando l'ho infilato in borsa, dopo aver registrato il prestito in biblioteca, mi sono resa conto che effettivamente si tratta di un volume pesante... Ne ho avuto la conferma quando, stesa a letto con mia figlia, lo tenevo sospeso nel tentativo di trovare la posizione più comoda nel proporlo come lettura della buonanotte.

Oggi propongo il libro di Elena Accati "Avventure nel bosco - 20 storie con radici...". 

In venti racconti viene proposta, con rigore scientifico ma non in modo pesante (nel senso di macchinoso, gravoso), una carrellata di avventure che invitano il lettore ad immergersi nella natura. Nei boschi, in particolare, con tutto ciò che questo significa.


Significa, ad esempio, conoscere gli effetti devastanti di un fulmine su una pianta ma significa anche imparare a riconoscere gli alberi dalle loro caratteristiche. Significa conoscere tanti amici che nel bosco vivono quotidianamente.

Protagonisti delle venti storie sono un bambino che si chiama Jacopo, suo nonno ed una nonna che viene chiamata Invisibile in quanto c'è e non c'è... Le venti storie sono venti capitoli che possono essere letti anche singolarmente visto che si tratta di avventure compiute, che hanno un inizio ed una fine, seppur legate tra loro in primis dai protagonisti e dagli ambienti in cui si snodano le storie. Ed i venti capitoli non necessariamente vanno letti in fila: se si vuole iniziare dalla storia numero 18 per poi passare alla 6 ed alla 2 saltellando avanti e indietro non c'è nessuna difficoltà nella comprensione, nella lettura.

Tra le pagine si respira la freschezza del rapporto tra nonni e nipoti, l'intensità della storia centenaria che può raccontare un albero, l'emozione che può provocare il cadere di una foglia. E' un libro educativo: educa al rispetto della natura mettendo il lettore in condizione di conoscerla e di farlo divertendosi. Non si tratta di un dizionario o di un sussidiario che elenca i nomi degli alberi e le loro caratteristiche ma della narrazione tali elementi sono passaggi fondamentali che completano le storie e forniscono informazioni scientifiche ben precise.

E poi ci sono le illustrazioni di Anna Curti... quelle degli alberi sembrano delle fotografie più che delle illustrazioni, tanto sembrano "vive" dall'interno di quelle pagine.
 
 
 
Il volume che ho preso in prestito io mi è sembrato piuttosto nuovo. Che non sia stato mai sfogliato? Mi piace pensare che non sia così e che in molti abbiano fatto tesoro di ciò che trasmette: l'amore ed il rispetto per la natura, il legame tra diverse generazioni ma, primo tra tutti, l'amore per la vita.

... ora che ci penso... se avvicino il libro al naso... mi pare di respirare qualche cosa che si avvicina molto all'odore del bosco. Mi sarò fatta coinvolgere un po' troppo? Può darsi... tanto più in questo periodo autunnale che ben fa da scenario ad ogni storia... E' una lettura che consiglio a grandi e piccini. Se poi avete occasione di leggere una (o più) di queste storie in un bosco bhè... allora... ci si potrà lasciare andare davvero in modo completo e si rischierà di risvegliarsi sotto al cappello di un fungo o dentro al tronco di un albero in un nido di uccellini!

Ps. in tema autunnale abbiamo scovato, tra i tanti, i libro Mucca Moka e l'autunno... mia figlia gli ha dato un'occhiata distratta dicendo che oramai, quella, è una storia da piccoli... il tempo vola signori miei!
***
Avventure nel bosco - 20 storie con radici...
E. Accati
Lineadaria Editorie
15.00 euro

mercoledì 15 ottobre 2014

Nuovi arrivi nella nostra libreria....

Questa volta non si tratta di libri arrivati in casa dopo le mie periodiche spesucce in libreria. Stavolta si tratta di una vera e propria eredità visto che la mia dolce nonnina ci ha lasciati venerdì scorso ed io ho portato a casa mia tutti i suoi libri, per lo più comprati da me per lei... e della maggior parte di tali libri avevo anche modo di parlare man mano che li compravo...

La mia nonnina lettrice se n'è andata in silenzio, senza dare troppo disturbo e ricordo i suoi dolci occhi persi nei miei quando le ho dato un bacino sulla fronte per salutarla, dicendole che ci saremmo viste più tardi... Non c'è stato un "più tardi"... visto che qualche ora dopo non era più tra noi.
Mi manca... molto... mi manca già... ho sempre pensato di avere ancora tanto tempo da spendere con lei ma non è stato così... 
Era anziana, lo so bene... ma non ero pronta. Non ero pronta al distacco e non sono pronta a pensare alla vita senza di lei ma debbo farlo.
Era anziana e sono stata fortunata ad averla accanto a me per così tanto tempo... lo so... ma non si è mai preparati ad affrontare la morte di una persona cara, anche quando il tempo a sua disposizione stava oramai scadendo.

Detto questo... non voglio dilungarmi oltre... ho ripreso tutti i libri che le avevo comprato, alcuni dei quali da lei stessa commissionati. Giusto qualche settimana fa ragionavo sulle nonne lettrici e mi sentivo in crisi per i suoi commenti in fatto di acquisto di libri. Pensare a quella "crisi", oggi, mi strappa un sorriso...

Tempo fa avevo deciso che non le sarebbe mai mancata una storia da leggere, fino alla fine dei suoi giorni... e così è stato. La sera prima di lasciarci ero accanto al suo letto e le stavo leggendo un libro... lei non poteva farlo da sola ma mi ha ascoltata ed anche interrotta in più punti con le sue osservazioni... ma di questa lettura parlerò a tempo debito.

Alcuni dei libri ricevuti in eredità (credo che ce ne siano altri in casa sua ... debbo cercarli... lo farò più avanti) li ho letti anche io... Altri non sono proprio nelle mie corde ma non escludo che prima o poi non mi venga voglia di leggere quelle stesse righe su cui si sono posati gli occhi della mia nonnina negli ultimi periodi di vita. Chissà...

sabato 11 ottobre 2014

Ciao nonna...

L'altro giorno i miei figli mi hanno detto che Don Emanuele ha spiegato loro che gli angeli hanno le ali perché hanno il compito di accompagnare in cielo le anime dei morti... 
Ora ce n'è uno, di angelo, che ha un carico molto speciale con se... 
La mia dolce nonnina... Te l'affido, angioletto... Abbine cura durante il viaggio...

venerdì 10 ottobre 2014

La cacca - storia naturale dell'innominabile (N. Davies) - Venerdì del libro

L'altra sera sono stata in biblioteca con mia figlia per restituire dei prestiti e ci eravamo ripromesse di non prendere nulla di nuovo visto che abbiamo un bel po' di  libri da leggere, a casa, comprati tempo fa e mai presi tra le mani. Mentre consegnavo i libri al bibliotecario ho visto la bimba lanciarsi (nel vero senso della parole) verso uno scaffale dopo di che è venuta da me tirandomi la giacca e dicendo: "...mamma, vorrei il libro delle cacche". Ho capito al volo cosa cercava e quando il bibliotecario ha indicato - seppur da lontano - un punto preciso a mezza altezza dello scaffale dicendo "...è quello lì marrone" mi è scappato un sorriso. 
Eh si... perchè di quale altro colore avrebbe potuto essere la copertina di un libro che parla di cacche? 

A dire il vero abbiamo già un libro sull'argomento a cui siamo molto affezionati - L'isola delle cacche - e la richiesta di mia figlia non mi ha meravigliata più di tanto. Non so perchè, ma l'argomento attira molto i piccoli... ne è prova il fatto che, oltre a quello citato poco sopra, abbiamo avuto modo di approfondire la questione con altri volumi... anche fotografici.

Per questo Venerdì del libro ne proponiamo un altro, diverso per caratteristiche ma sullo stesso argomento: La cacca - storia naturale dell'innominabile. Ssi tratta di un volume che si sviluppa in orizzontale e che è ricco di spiagazioni oltre che di illustrazioni (curate da Neal Layton) che attirano i piccoli lettori tanto quanto ciò che viene raccontato.
Come credo si sia capito non si tratta di una storia inventata, protagonisti sono tutti gli esseri viventi, quelli che fanno la cacca ma non sono protagonisti di una storia frutto della fantastia dell'autore... no no... si tratta di un racconto concepito come modo di fornire spiegazioni ai bambini partendo da basi scientifiche, usando un linguaggio a loro misura. 
Ecco, dunque, che si spiega che tutti la fanno: re, regine, dottoresse, infermieri, marinai, principi, carpentieri, cantanti ed attori della tv. Per non parlare di cani, capre, cavalli, tori, mucche, topi e vermicelli. Ognuno a modo suo, ognuno con caratteristiche proprie che vengono minuziosamente spiegate. 

Ora, ad esempio, i miei bimbi sanno perchè la cacca degli erbivori è diversa da quella dei carnivori. Così come sanno che grazie alla cacca ci sono delle specie vegetali che riescono a riprodursi nei punti giusti... Sanno anche che in passato la cacca veniva usata anche dall'uomo per costruire le case o che è dalla cacca che alcuni animali si ricooscono... Sanno pure che la cacca fornisce molte informazioni sulle abitudini e caratteristiche di chi l'ha fatta... Insomma, sarà pure uno scarto puzzolente ma è molto prezioso in natura.
Ammetto di averlo letto anche io con interesse e di aver imparato delle cose che non sapevo... e vabbè... è così, perchè non dovrei dirlo? 
In copertina viene detto che si tratta della storia naturale dell'innominabile... ed anche questo simpatico sottotitolo mi è piaciuto, oltre a tutto il resto. I testi sono scritti con caratteri chiari, ci sono dei termini che vengono evidenziati con il neretto e spesso compaiono dei disegnini tra le paroline oltre che su intere pagine.

In occasione della Settimana del libro e della cultura per ragazzi di Bologna mio figlio si è lasciato attirare dopo pochi minuti dal nostro arrivo dal mucchio di libri di Davies che erano su uno scaffale piuttosto in basso... oltre a questo volume abbiamo trovato anche Grande proprio così, libro che spiega in modo originale la biodiversità. Era indeciso tra i due: avrebbe voluto comprarli entrambi ma ci eravamo imposti di non esagerare... e gli ho chiesto di sceglierne uno. Visto che quello sulla cacca l'avevamo già preso in biblioteca ha optato per l'altro. 
Sono certa che se l'avessimo comprato avrebbe fatto la fine de L'isola della cacche... letto e riletto, sfogliato e risfogliato all'infinito...
***
La cacca - storia naturale dell'innominabile
Nicola Davies
Editoriale Scienza
euro 10.00 

martedì 7 ottobre 2014

La ragazza dietro la finestra (S. Knightley)

Mi ero ripromessa di non ricascarci ma alla fine non ce l'ho fatta a lasciare appesa ad un filo la storia di Sarah e di Marco anche se, lo ammetto, immaginavo già chiaramente come sarebbe andata a finire.

Una premessa prima di arrivare al dunque: La ragazza dietro la maschera - letto in versione cartacea - non mi era affatto dispiaciuto. Il secondo della trilogia - La ragazza dietro il ventaglio - mi aveva lasciato un po' con l'amaro in bocca e mi era sembrato un tantino scontato. Quando, poi, avevo immaginato l'epilogo, il terzo ed ultimo libro, e mi ero detta che probabilmente sarebbe stato ancora più scontato non mi sbagliavo affatto. Sia il secondo che il terzo li ho letti in e-book (ed ho pure speso pochi euro, per fortuna!).

Ancora una volta Sarah ha a che fare con dei diari ed è ancora alle prese con una ricerca che, leggendo un diario, la porta ad una donna che ha avuto una vita molto avventurosa e sfortunata. Una donna che ha vissuto una storia d'amore che, con il diario, viene riportata in vita. Stavolta però quella donna - Kitty - non è morta come negli altri due casi quando le rispettive protagoniste erano vissute in epoche più remote.
Stavolta siamo a Berlino e dico subito che della finestra citata nel titolo non c'è traccia. La traduzione dal titolo originale non calza affatto, non c'entra niente con la storia. Nel titolo originale si parlava di un sipario, non di una finestra: quello si che c'azzecca. La finestra proprio no.

La prima parte l'ho trovata piuttosto noiosa e ripetitiva. L'autrice ha cercato di richiamare più volte i passaggi fondamentali della storia di Marco e Sarah narrati nei primi due libri ma vi immaginate che noia dover leggere un riassunto di libri già letti? Già nel recensire il secondo libro mi ero augurata che, nel terzo, non volesse commettere lo stesso errore invece lo ha fatto eccome! In modo ancora più accentuato, e possibile.
Se è una trilogia è evidente che si deve aver letto prima i primi due altrimenti... In questo modo credo che l'autrice abbia tentato di rendere leggibile il libro anche a chi si fosse perso i primi due.

Ebbene, la storia platonica di Sarah e Marco mi ha un tantino annoiata... e l'evolversi della situazione che li ha riguardati molto scontata e piatta. 

Interessante la storia di Kitty con la quale il libro - di fatto - si apre. Questo, però, non è sufficiente per farmi dire che il libro mi è piaciuto e per consigliarlo.
Qualche descrizione di momenti erotici - molto meno accentuati di quanto l'autrice non abbia fatto con il primo libro - vorrebbe inserirlo nell'ambito della letteratura erotica moderna ma io ci ho trovato una storia d'amore molto scontata (quella di Sarah e Marco), una storia d'amore appassionante e triste (quella di Kitty ed Otto), una storia d'amore mai diventata tale (quella di Gerd e Kitty)... Un romanzetto rosa, insomma, che tenta di essere avvincente proponendo la narrazione su diversi piani temporali e che svela - sempre per mezzo di un diario - anche la storia di quel misterioso Marco Donato che, in questo terzo libro, si libera all'improvviso di tutte le sue paure e sembra essersi lasciato alle spalle anche quella "mostruosità" che tanto l'ha reso misterioso nel primo libro.

Ho avuto l'impressione, per quanto riguarda la storia di Marco e Sarah, che l'autrice abbia voluto chiudere in fretta il capitolo che li riguardava come se fosse rimasta senza niente da dire in merito... Un finale frettoloso e più che scontato per un libro che, onestamente, non consiglierei.

venerdì 3 ottobre 2014

Più lontana della luna (P. Mastrocola) - Venerdì del libro

Un tuffo negli anni settanta. Questo è stato, per me, leggere Più lontana della luna, di Paola Mastrocola. E' stata proprio questa l'ultima lettura del mese di settembre - la mia proposta per questo Venerdì del libro - e posso dire di aver gustato ogni singola pagina come fosse una ciliegia... una dopo l'altra. 
Conoscevo l'autrice solo di fama ma non avevo avuto occasione di leggere suoi libri prima di questo.  Ne sono rimasta positivamente impressionata...
La protagonista, Lidia, una quindicenne figlia di verdurai, racconta in prima persona la sua storia e lo fa... come una quindicenne. All'inizio, almeno. Voglio dire che lo stile di scrittura usato dall'autrice è diretto ed ingenuo... proprio me se fosse una quindicenne a mettere su carta i suoi pensieri (a volte anche sconclusionati ma mai proposti a caso) con una semplicità tale da risultare disarmante in alcuni passaggi.
Così, la sera del mio diciottesimo compleanno, quando mia madre portò in tavola la torta alla panna con le candeline rosa, quando spegnemmo la luce del tinello e mi vidi davanti quelle diciotto tremule fiammelle da spegnere, fu come trovarmi di colpo davanti al mio destino: soffiai con tutto il fiato che avevo, e in quell'attimo di buio, in quell'odore leggero di cera bruciata, decisi che qualcosa di buon una figlia deve pur fare pe i genitori, che ci avrei provato a renderli felici, non sarebbe cascato il mondo. Trangugiai di corsa la mia fetta di torta, con la testa piena di una rabbia che non era diretta a nessuno ma si nutriva di domande strane, tipo: perchè sono nata femmina, perchè non posso partire anch'io per le crociate, e perchè mia madre mi fa ogni anno la torta alla panna veisto che lo sa benissimo che io la odio la panna?
Ho provato affetto per questa ragazzina fin dall'inizio. Per il suo modo di porsi tanti interrogativi, per la sua voglia di qualche cosa di indefinito eppure così forte in lei, per la sua essenza di ragazzina insoddisfatta e pronta ad inseguire un sogno, anche se non ha bene in mente quale sia. La sua ingenuità con l'altro sesso, i suoi desideri plasmati sulle strofe delle poesie che tanto ama (pur avendo abbandonato la scuola), le sue mani che da piccina modellavano il pongo per poi passare alla creta... Mi hanno fatto tenerezza e mi sono sentita molto vicina a lei. 

Le descrizioni di alcuni dettagli dell'epoca, poi, mi hanno fatto tornare in mente la mia fanciullezza: il grande televisore pesantissimo ed enorme, i sacrifici della famiglia per comperare l'enciclopedia a rate, il borotalco Roberts che il babbo faceva passare dalla busta alla bottiglietta usando una matita... frammenti di vita che mi sono sembrati i miei. 

Io, però, non avevo Pino.
Lidia si.
Lidia ha un cavallo.
Pino. 
E con lui parte la sua grande avventura verso un amore lontano che non sa bene quale sia e dove debba essere trovato (o sarà lui a trovare lei? Lidia se lo chiede spesso... così come si chiese se sia l'amore ad essere lontano o se sia lei lontana dall'amore.... insomma... discorsi come questo popolano le pagine ed io ho molto apprezzato questo modo di scrivere e di rendere palpabile la personalità del personaggio). Lidia si trova ad affrontare delle situazioni paradossali, assurde e lontane dalla realtà... come l'aver affrontato da sola un viaggio in lungo e in largo per l'Italia con, come solo compagno, un cavallo... Un po' esagerato ma molto avventuroso!

Chi incontrerà lungo il suo cammino? Troverà quell'amore "da lontano" di cui è alla ricerca? Oppure troverà altro? Le sorprese non mancano. 
Quella di Lidia è una specie di fiaba dipinta con i toni dell'ironia ma anche con, sullo sfondo, un'epoca ben precisa... L'impegno politico, la Fiat ed i suoi alti e bassi... sono parecchi gli elementi che farciscono gli scenari proposti.

Lidia cresce, diventa una donna matura ed anche lo stile di scrittura matura con lei... questa cosa mi è molto piaciuta!

Il mio, probabilmente, non è un occhio eccessivamente critico... non so... quello che so è che il libro mi è piaciuto, mi ha divertita, incuriosita, intenerita anche... Non è stata una lettura velocissima, questo va detto,  come per altri libri che ho letteralmente divorato in un paio di giorni. Questo non vuole dire, però, che abbia fatto fatica a leggerlo... Ho voluto gustarlo con calma, ecco... diciamo così.
Qualcuno conosce questo libro? Mi farebbe piacere conoscere qualche altro giudizio in merito.