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lunedì 13 giugno 2016

Il grande futuro (G. Catozzella)

Ho conosciuto Amal dopo che colui che gli ha dato voce, nel romanzo Il grande futuro ispirato alla sua vera storia, me lo aveva presentato. Amal o Alì. Perchè Amal ed Alì sono la stessa persona. E' nato e vive su un'isola in cui è in corso la guerra tra l'esercito Regolare e quello dei Neri. E' Alì in origine. Amal dopo la sua rinascita, dopo che nel suo petto ha iniziato a battere un nuovo cuore, dopo essere sopravvissuto all'esplosione di una mina ed essere stato sottoposto ad una delicata operazione. Quel cuore che ha in petto Amal è motivo di un conflitto interiore costante. 
Porta in petto un cuore cristiano, il cuore di un suo nemico. 
Pensai alla guerra che mi avevano messo nel cuore, alle due metà nemiche. Soltanto quando si sarebbero rappacificate avrei trovato la mia felicità.
Da qui ha inizio la storia di Amal. Una storia di guerra, di ricerca della fede, di amicizia, di violenza e di rinascita per arrivare ad essere una storia d'amore. Una storia molto attuale, strettamente legata alla realtà proprio perchè l'autore ha raccolto la voce di quello che per antonomasia dovrebbe essere il suo nemico e l'ha trascritta proponendola ai lettori.
Quando ho acquistato il libro, in occasione della presentazione, ho pensato che sarebbe stata una lettura piuttosto impegnativa, di quelle pesanti che scorrono piano piano.

Mi sono dovuta ricredere. Catozzella dimostra di essere un grande conoscitore dell'argomento di cui parla e rende scorrevole la lettura. Ci sono alcune parti che vanno lette con più attenzione di altre, soprattutto laddove si fa uso di termini islamici il cui significato (non sempre esplicitato) ho fatto fatica a rammentare. E non lo si può prendere come un qualsiasi altro romanzo perchè la storia di Alì non inventata. 
Quello che viene narrato è ciò che accade, anche se adattato al romanzo. L'autore, grazie anche alla sua preparazione e all'esperienza diretta, ha trovato la chiave giusta per equilibrare realtà e finzione.

Amal proviene da una famiglia povera. E' un servo. Ha incontrato l'amicizia del figlio del suo padrone anche se così non dovrebbe essere. L'amicizia è più forte di tutto, anche se c'è una certa etichetta da rispettare. Si sono promessi amicizia eterna Amal ed Amhed.
Riusciranno davvero a mantenere fede a questa promessa? La vita li cambierà... li porterà a fare delle scelte differenti e a ritrovarsi su due diversi fronti, da nemici. 

In Amal ho visto un personaggio che si mette a nudo con il lettore. Racconta se stesso, le sue aspirazioni, le sue frustrazioni, le sue certezze e le sue debolezze. E' un bambino cresciuto troppo in fretta, un ragazzo cresciuto troppo in fretta, un uomo diventato qualcuno di diverso da ciò avrebbe voluto diventare.

E' una storia che non può essere raccontata senza togliere il piacere della lettura per cui evito le fasi in cui si sviluppa la narrazione. Posso dire che mi sono appassionata alla lettura pur con tanta amarezza in corpo. Alcune situazioni mi hanno davvero irritata, sconvolta - bambine rapite per essere date in spose ai guerrieri, bambini uccisi a sangue freddo... - e mi hanno fatto riflettere su quanto poco io conosca le culture differenti dalla mia e di quanto sia difficile accettare determinate scelte. 
I guerrieri che non combattevano valorosamente provavano la shamut, presi a frustate davanti a tutti, la notte, al posto del riposo. Era ai più giovani che toccava quella sorte, ai guerrieri inesperti. 
Nell'ultimo giorno di combattimento, attentati suicidi avrebbero accompagnato le azioni di guerriglia. Il martirio avrebbe regalato il paradiso a molti. 
Jalal, un ragazzino minuto di quindici anni che faceva l'aiuto e non avrebbe mai fatto il guerriero - non ne aveva il temperamento - fu scelto dal comandante per il martirio. 
Per completezza, rinvio al mio racconto circa l'incontro con l'autore. 
Libro letto in due giorni, contrariamente ad ogni aspettativa.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questo libro per il raggiungimento dell'obiettivo n.1: un libro pubblicato nel 2016.

mercoledì 6 aprile 2016

Incontri con l'autore. Giuseppe Catozzella - Il grande futuro


Ciò che mi ha colpita di più dell’incontro con Giuseppe Catozzella, autore del libro Il grande futuro, è stato il suo modo tranquillo e pacato di affrontare tematiche così delicate come quelle collegate all’Islam ed al mondo musulmano. Una pacatezza, quella usata nel proporre la conoscenza delle ragioni del nemico, che credo sia tutt’altro che scontata in un periodo in cui, come quello attuale, sono così vive le immagini degli attentati che sfilano in tv per ricordare quotidianamente cosa sta accadendo. In un periodo in cui è facile lasciarsi andare a giudizi spesso motivati dalla non conoscenza di ciò di cui si parla.
Ed ecco l’altro aspetto che tanto mi ha colpita in quest’uomo: la sua profonda conoscenza dell’argomento e la sua voglia di raccontarla a tutti come testimone diretto di ciò che non è solo un romanzo ma il racconto di un incontro che pone le sue basi sulla realtà.

L’incontro con Alì. Di questo sto parlando. Perché nel libro Il grande futuro è Alì che parla e che racconta di se, della sua vita, delle sue scelte. Il libro non l’ho ancora letto ma lo farò presto. Per il momento mi limito a raccontare il nostro incontro (nostro… io ero in platea tra tanti altri, non ho certo l’esclusiva!). 

L’occasione di questo incontro è stata favorita da un’iniziativa dell’Associazione Santa Croce (in collaborazione con la libreria Il Gatto con gli Stivali) che, nell’ambito della rassegna Incipit, ha voluto proporre un approfondimento su tematiche attuali grazie alla presenza di Catozzella.

Il grande futuro è il suo quarto romanzo.
Alì è un ragazzo di origini molto umili, discendente da una famiglia molto povera – racconta Catozzella nel presentare il protagonista del suo romanzo – e per rivendicare le sue  origini era entrato nel fondamentalismo da cui poi è uscito per amore”.

L’autore, tra l’altro nominato Goodwill Ambassador Onu, ha voluto conoscere da vicino il fenomeno che era alla base degli spostamenti di massa da paesi in guerra. Ha conosciuto da vicino la guerra ed ha voluto capirla per poi parlarne “…perché credo che la letteratura non debba per forza indietreggiare davanti al molto che all’autore è dato di vivere”. 

Ogni volta che ho incontrato Alì era con il volto coperto - dice Catozzella – perché come conseguenza delle sue scelte aveva messo in pericolo la sua vita. Quando entri nel fondamentalismo fai un giuramento e vieni protetto. Quando fai una scelta differente e vuoi uscirne metti in pericolo la tua vita. Durante i nostri incontri vedevo solo gli occhi. Molto intensi ma anche misteriosi. Inizialmente era molto titubante ma pian piano si è aperto e mi ha detto che voleva soltanto giustizia. Nel fondo di quegli occhi ho trovato me stesso. Se quello che avevo di fronte era il mio nemico bhe… avevamo tantissimo in comune. Le stesse speranze, le stesse paure, la stessa sete di giustizia. Ho capito che io e il mio nemico eravamo la stessa cosa. Evidentemente erano altre le motivazioni che ci avevano reso tali. Ho voluto dare voce al mio nemico”.

Una scelta coraggiosa, quella di Catozzella. Quando, poi, si era sul punto di pubblicare il libro la cronaca ha portato alla luce gli attentati più recenti e pubblicare un libro così poteva essere inopportuno. Alla luce di ciò, hai riflettuto sull’opportunità di pubblicarlo?

Erano anni che stavo lavorando al libro. Tutta la macchina editoriale era in moto. Sulle prime ho chiesto al mio editore di evitare la pubblicazione ma poi ci abbiamo pensato ed entrambi abbiamo ritenuto che, invece, andasse fatto. Lo abbiamo fatto. Provavo sentimenti contrastanti. Da un lato la rabbia viva per un grande attentato a casa nostra e, dall’altro, la conoscenza di quei luoghi, di quelle persone. È una cosa diversa la guerra di là e di qua. Sono felice dell'uscita di questo libro perché è forse un’occasione da non perdere per chi vuole di capire le ragioni del nemico ed anche le nostre, di ragioni”.

Questa volta la guerra non è più come la prima guerra mondiale: ora siamo l’uno dentro l'altro. Il nostro nemico abita a casa nostra e noi siamo a casa del nostro nemico, anche se questo non ci viene raccontato. Vorrei raccontare un episodio emblematico, a tale proposito. Quamdo Alì fa il battesimo del fuoco prende in mano un fucile e guarda la matricola: è una matricola che rimanda al produttore… ed il produttore è quel Paese nemico contro il quale il popolo di Alì combatte. E si domanda che razza di guerra sia quella in cui è il nemico ad armare i guerriglieri”.

Nello scrivere questo romanzo pensavi, come interlocutori, ai giovani come romanzo formativo?
Quando scrivo non ho un target in mente. Io giro molto le scuole ed ho scoperto che gli adulti hanno già delle nozioni acquisite ed è difficile raccontare ciò che ho visto. La verità è che queste cose non ce le hanno mai raccontate. I ragazzi invece hanno molta più sete di conoscenza, di sapere ed hanno meno preconcetti in mente di quanto, invece, non ne abbiano gli adulti. Questo posso dire: è più facile parlare con i giovani che con gli adulti ma non avevo un target preciso in mente”.

Davanti a tematiche così importanti, quali sono le domande più comuni, le curiosità più comuni da parte dei giovani che incontri?
La domanda più comune è quella di sapere quanto c'è di vero e quanto, invece, vero non lo é. I miei romanzi richiedono tanto lavoro sulla realtà ed io dico che tutto è vero e tutto è inventato”.

Che storia è, quella di Alì? Una storia di violenza, di paura, di guerra?
“Io racconto una storia di luce, di riscatto. Alì è servo figlio di servi. Vuole strapparsi da questo destino e fa un percorso in questa direzione. Va incontro alla felicità fino alla fine. La felicità è un diritto di tutti. Se la cerchi si fa trovare".

Che obiettivo ti eri posto nel pensare ad un libro così?
Ho fatto, per conto del lettore, un viaggio dentro l'anima di quello che noi consideriamo come il nostro nemico. Ho cercato di mettere in condizione il lettore di capire un po’ di più per farsi fregare un po’ di meno. Io credo che la letteratura non debba essere solo e sempre mero intrattenimento. Credo che possa essere anche qualche cosa di più importante. E’ questo il mio modo di intendere la letteratura. Ho cercato di far comprendere che ci sono grosse ragioni economiche che ci portano ad essere nemici. E questo solitamente non ce lo dicono. Spesso dimentichiamo che l’Islam, il mondo musulmano e la sua deviazione armata sono due cose diverse. Queste cose non ce lo dicono. Ci dicono che musulmano è uguale a fondamentalista. Costruiscono dentro alla gente la paura per il fondamentalismo facendo passare la sua equivalenza con il mondo musulmano. Non è così. I musulmani dicono che con i fondamentalisti non vogliono avere niente a che fare… la religione non è fondamentalismo. I fondamentalisti usano vari collanti per reclutare i tanti ragazzini che crescono con quella mentalità. Uno di questi sono i soldi: danno da mangiare a loro e alle loro famiglie, gli insegnano a leggere e scrivere. L’altro collante sono l’agire in nome di valori più altri: prendono alcune parti del Corano, le parti più violente e gli fanno il lavaggio del cervello. E il terzo collante è lo sfruttamento delle loro frustrazioni”.

Tanti altri sono stati gli spunti di riflessione emersi nel corso dell’incontro e che avrebbero richiesto ore di approfondimento su un tema così attuale. Ora non resta che leggere il libro e farsi la propria idea delle ragioni del nemico che sono quelle a cui Catozzella ha voluto dare voce.

domenica 14 settembre 2014

I fiori splendenti nell'abbraccio degli amanti ('Alì Al-Baghdadi)

Ho scovato il libro I fiori splendenti nell'abbraccio degli amanti in biblioteca, mentre ero alla ricerca di qualche titolo adatto per continuare la sfida di lettura alla quale sto partecipando dall'inizio dell'anno. Si tratta di un'edizione del 1989 che, però, era nuova di zecca: il libro credo che non fosse stato mai sfogliato visto che sembrava proprio appena uscito dalla tipografia tanto era perfetto. Ho trovato solo la copertina un tantino ingiallita segno, probabilmente, di una lunga permanenza tra gli scaffali.

Inutile dire come l'autore mi fosse del tutto sconosciuto, altrettanto posso dire del titolo. mai sentito nominare fino a quel momento.
Da quel che ho appreso, cercando qualche informazione dopo aver preso il libro in prestito, dell'autore si sa poco: pare che sia vissuto al Cairo nel periodo in cui l'Egitto era governato da sovrani turchi mamelucchi e fu testimone della peste del Cairo nel 1348. Inoltre, pare che fosse benvoluto a corte malgrado avesse anche parecchi nemici dovuti, probabilmente, alla sua abilità di narratore. Nel suo libro ha raccolto una serie di aneddoti collezionati durante i lunghi viaggi nelle terre del sultano e si tratta di aneddoti legati ad astuzie e trucchi, sotterfugi e bugie messi a punto dalle donne ai danni dei rispettivi mariti. 

Il libro è suddiviso in venticinque capitoli, ognuno dei quali narra una diversa avventura. Il quadro che ne viene dipinto è quello di mariti piuttosto ingenui che vengono traditi da mogli astute e smaliziate, capaci di mettere in atto qualsiasi raggiro pur di arrivare al loro scopo: saziare i loro appetiti sessuali con degli amanti più o meno fissi. 

Devo ammettere che all'inizio sono rimasta un po' spiazzata: viene raccontata una realtà musulmana molto particolare, con donne che vengono viste come assetate di sesso, descritte come vere e proprie mantidi pronte a calarsi i pantaloni a sbuffo (è un dettaglio che appare in ogni racconto, questo pantalone a sbuffo) senza ritegno e senza alcun pudore. 
Il fatto che avessero dei mariti un bel po' tonti è considerata una scusante, una giustificazione per i loro comportamenti: si lascia intendere che quelle donne di cui si parla fossero autorizzate ad avere rapporti extraconiugali proprio per via del fatto di aver sposato degli stupidi! E gli amanti? Furbi anche loro ma si rimettono sempre all'astuzia delle donne. Sono loro, alla fine, a risultare le più forti visto che ottengono sempre quello che cercano e non ci rimettono mai!

Vengono raccontate scene spinte che si consumano tra moglie ed amanti usando dei termini che rendono molto bene l'idea ma che, ad un certo punto ed a forza di sentirli ripetuti, mi hanno fatto anche un po' sorridere. Così come mi ha fatto sorridere l'idea del marito che viene convinto dalla moglie a fare finta di essere un lampadario, completamente nudo ed una lampada in testa, per sfuggire all'ira (falsa) di un mamelucco che, invece, altro non era se non l'amante di lei che le aveva chiesto di trovare un modo per poter consumare l'atto sessuale con lei davanti al marito. E alla fine il marito è pure contento di averla scampata, contento di aver sacrificato la moglie (che vuoi che sia)....

Nella bandella dietro la copertina il libro viene descritto così:
Nella sua ricchezza espressiva, la descrizione dell'atto amoroso e delle trame elaborate che lo precedono è di per se stessa una commedia dai cento atti diversi, ora lepida, ora eccitata, ora arguta ed elegante, ora francamente comica: il capolavoro di un autore versatile e raffinatissimo.
 Mi sono effettivamente divertita nel leggere le 25 avventure... Sul fatto che sia un capolavoro... bhè, dipende dai punti di vista.

Non ho molto gradito i continui riferimenti a Dio, le invocazioni a Lui... Mi hanno un po' disturbato... Ed è certo una visione dell'Islam molto particolare, quella che viene fornita.

Un libro molto singolare, non c'è che dire, che a ben guardare non costava nemmeno poco visto che vi è impresso il prezzo di 28.000 lire dell'epoca.

Ps: sbaglio o l'immagine di copertina è anche un chiaro richiamo all'organo sessuale femminile? Mi sbaglio?

venerdì 8 aprile 2011

Diversi e divisi. Diario di una convivenza con l'Islam (N. Rega) - Venerdì del libro


Probabilmente se non mi avessero invitato alla presentazione di Diversi e divisi. Diario di una convivenza con l’Islam, non avrei mai letto un libro così. Un libro scritto come un diario di vita, che prende le mosse da una storia d’amore tra un uomo ed una donna “diversi” perché provenienti da mondi diversi. Da qui, da una storia che vedeva l’amore come legame capace di superare ogni differenza, l’autore riflette sulle profonde diversità che innalzano un altissimo muro tra Islam ed Occidente. Nello Rega, giornalista della redazione Esteri di Televideo Rai, inviato nelle zone “calde” del mondo, ha vissuto sulla sua pelle cosa voglia dire essere diversi per un uomo ed una donna che appartengono a mondi tanto lontani. E dalla sua storia prende le mosse una riflessione ampia, proposta in stile giornalistico, non una critica o un giudizio ma un’analisi dei fatti che porta a concludere quando gli occidentali siano davvero diversi dal mondo musulmano. Rega lo fa con riferimenti precisi, partendo dal Corano e riportando il punto di vista dei teologi islamici.



Il mio non è un libro xenofobo – ha osservato l’autore nel presentare il suo lavoro (nella foto un momento dell'incontro a cui ho preso parte, l'autore a sinistra) – ne’ razzista. Al contrario, ho voluto fotografare la situazione in stile giornalistico cercando similitudini e differenze con il mondo islamico. E’ un libro che ho sentito di scrivere come senso civico, pur sapendo che tutti coloro che hanno scritto di Islam non se la sono cavata bene”.


Una consapevolezza, questa, che gli arriva anche da continua minacce e da un attentato messo in atto nei suoi confronti, tanto da dover girare con la scorta! La figura femminile di cui Rega parla nel libro, Amira, è quella di una donna che sembra essere guidata dall’amore più che dai rigidi precetti del Corano, che pure resta per lei una guida fondamentale. Una donna disposta ad affrontare un futuro con un uomo occidentale, nel rispetto reciproco, guidati dall’amore. Ma le cose cambiano e l’epilogo non sarà felice.

Nel leggere questo libro ho conosciuto aspetti del mondo islamico che non avevo mai approfondito. Ammetto di non essermi mai interessata più di tanto a questa cultura ed il racconto di Rega mi ha permesso di prendere atto di situazione che, da occidentale, non posso concepire soprattutto per quanto riguarda il ruolo della donna. Una donna considerata diversa dall’uomo, sottomessa all’uomo ed al Corano, in una condizione che è lontana anni luce dall’attuale situazione delle donne occidentali. Vorrei riportare un passaggio che, dalle ultime pagine del libro, mi ha particolarmente colpita.

Si può mai trovare una via comune con chi continua a chiamare “infedeli” tutte le persone che non credono nell’Islam, chi proibisce il matrimonio tra un musulmano e un cristiano, chi costringe le donne a ingabbiarsi in un vestito nero che copre anche il volto o rinchiudersi in un burqua, chi chiama nemico gli Usa e poi fa affari insieme, chi dice cosa fare in ogni attimo della vita, in ogni istante di un atto sessuale, in ogni secondo della vita in terra, chi manda allo sbaraglio imbottiti di esplosivo giovani senza futuro e speranze, chi vieta di potersi convertire ad un’altra religione? E la lista potrebbe durare metri e metri di inchiostro. E i cari musulmani sono anche gli stessi che, Corano alla mano, vietano l’alcol perché annebbia il cervello e proibisce categoricamente ogni droga. Ma chi vende la droga prodotta in Afghanistan e in Libano? Chi permette con traffici illegali di armare intere popolazioni e far versare inutile sangue? Sempre loro.

Io ho letto con interesse questo libro che, al di là della storia d’amore che vuole essere solo il punto di partenza di una riflessione più profonda, mi ha permesso di affrontare aspetti ai quali fino ad ora non avevo dato importanza o che, più semplicemente, non erano rientrati nei miei interessi. Il libro si chiude, oltre che con l’indicazione delle fonti prese in considerazione dall’autore, anche con una serie di domande conclusive. Interrogativi che attendono una risposta per riuscire a dire “Diversi e non divisi” si può.

• Perché la testimonianza in tribunale di una donna musulmana vale la metà di quella di un uomo?

• Perché ancora oggi è possibile per la Sharia la pratica della poligamia? Che senso ha per un uomo avere fino a quattro mogli contemporaneamente?

• Perché in qualche Paese musulmano il tradimento da parte di una donna è punito con la lapidazione?

• Perché una donna sciita non può sposare un uomo di un’altra religione? L’amore, la famiglia, i sentimenti, non dovrebbero superare le barriere della religione?

• Perché il mondo musulmano non vede di buon occhio il diritto di critica?

• Perché l’omosessualità è punita, in qualche Paese musulmano, con la pena di morte?

• Perché in Arabia Saudita le donne ancora oggi non possono guidare un’auto?

• Perché in qualche Paese musulmano l’apostasia è condannata con la pena di morte? Cambiare religione non è un diritto di ogni uomo?

Ed io mi permetto di aggiungere: come si può ammettere la pratica tribale dell’infibulazione diffusa dall’Islam? E come è possibile pensare che una bambina, appena avuto il primo ciclo mestruale, possa essere data in sposa senza che abbia alcun diritto di scelta ne’ alcuna voce in capitolo? Un libro che mi ha fatto riflettere. Lungi da me il pensiero di voler giudicare una cultura diversa dalla mia ma più d'una osservazione, lo ammetto, mi ha fatto riflettere . Vorrei proporre questo libro nell’ambito dell’iniziativa Venerdì del libro di HomeMadeMamma.

***

Diversi e divisi. Diario di una convivenza con l'Islam

Nello Rega - disegni di Raffaele Gerardi

Terra del Sole edizioni

18.00 euro

Ps. la vendita del libro permette di sostenere il progetto LibanItaly che Rega ha avviato in Libano con Toghether Onlus.