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giovedì 23 giugno 2022

L'ultimo canto (L. Harmann)



Non aveva commesso nessun reato, nessun crimine. 
Era ebreo ma non era certo colpa sua. 
Ammesso che si possa parlare di colpa. 
Non era colpa sua così come non era colpa di tutti coloro che si sono trovati nella sua stessa identica situazione in quegli anni in cui giungere nell’orbita dei nazisti voleva dire morire.

Quella narrata dall’autore (che ho letto in collaborazione con Thrillernord) è la storia di Joseph Schmidt: un cantante di fama, abituato ad incantare il pubblico con la sua voce e a firmare autografi. Un cantante ebreo, però, e come tale destinato (per volere altrui) a vivere la stessa situazione di tutti gli altri ebrei in quell’epoca.

La narrazione relativa alle vicende riguardanti Jospeh all’epoca dei fatti ho avuto la sensazione che arrivasse alle mie orecchie sussurrata con voce flebile, anche quando non ci sono dialoghi. Non perché poco efficace ma perché la situazione raccontata arriva al lettore trasmettendo tutta la sofferenza che il protagonista prova sulla sua pelle e che, in un cantante, è rappresentata proprio dalla flebile voce che gli resta. Praticamente niente. Della sua vita non gli resta niente, nemmeno la voce che era il suo tesoro più prezioso.

A ciò si alterna la narrazione in prima persona da parte di chi si chiede perché un uomo di fama come lui possa essere finito in una situazione del genere… Sono le osservazioni di una ragazzina, prima, di una donna matura poi, quelle che accompagnano il racconto in prima persona delle tante sofferenze che hanno piegato Schmidt fino alla fine.

Ma viene inserito anche un terzo punto di vista che intervalla gli altri due, quello di chi, dall’interno del sistema, ha un compito ben preciso da portare a termine e si interroga su cosa voglia dire “caso particolare” ogni volta che ci si rivolge a Schmidt. Quest’uomo, una pedina del cosiddetto sistema con un ruolo ben preciso, offre un punto di vista che, pure, fa riflettere.

“E tutte le persone che si trovano in una situazione simile a quella del cantante?”.

Questa lettura mi ha fatto venire i brividi. Non solo per la sorte del cantante, le sofferenze, le umiliazioni che, purtroppo, sono note di quel periodo… ma proprio per i vari punti di vista che si intrecciano e per le riflessioni che tutto ciò alimenta.

Per i nazisti un ebreo era un ebreo, sia che fosse un personaggio famoso che un pezzente. Era il fatto di essere ebrei l’unica discriminante e, allo stesso tempo, l’unico elemento che accomunava tutti verso lo stesso, medesimo, atroce destino. Ognuno di loro avrebbe avuto un motivo per essere curato, accudito, risparmiato da quella sorte.

Ognuno.
O nessuno.
Dipende ovviamente dai punti di vista.
Terribile tutto ciò. 
***
L'ultimo canto
Lukas Hartmann
Guanda editore
240 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 euro Kindle

domenica 28 marzo 2021

Adesso che sei qui (M. Veladiano)

Un tema delicato quello toccato da Mariapia Veladiano nel libro Adesso che sei qui

E' il signore tedesco, quello che risponde al nome di "Signor Alzheimer" che fa irruzione nella vita delle protagoniste prima in punta di piedi, poi in maniera sempre più dirompente. E' un ospite che nessuno ha invitato, che nessuno ha voluto, ma con il quale è necessario fare i conti. Un giorno dopo l'altro.

Parlo al plurale - nella vita delle protagoniste - non perché a manifestare i sintomi di questa terribile malattia siano più persone ma perché, di fatto, la vita cambia per più persone con l'arrivo di questo ospite così particolare.

Cambia la vita di Camilla, è lei che fa i conti con lui in modo diretto. E' una signora anziana che inizia a manifestare i sintomi di una malattia che la porterà ad essere meno autonoma, a non ricordare cose e persone, a vivere momenti di smarrimento fino ad avere movimenti impacciati, difficili ogni giorno di poi. Una malattia che la porterà a vivere in un altro mondo dove i ricordi sono a volte confusi ma le emozioni no, quelle sono sempre nitide.

Cambia la vita di Andreina: è la nipote di Camilla ma è stata una figlia per lei e per suo zio. Terza figlia femmina di una madre che, dopo la seconda gravidanza, ha iniziato a manifestare qualche insofferenza di troppo dal punto di vista mentale, Andreina è stata affida a zia Camilla che, con il suo amato marito, non ha avuto figli. Il legame che si è consolidato tra loro, giorno dopo giorno, è un legame che va oltre ciò che dice l'anagrafe, oltre i cognomi o le effettive discendenze. Camilla ha amato Andreina di un amore intenso, purissimo, unico e lei l'ha sempre considerata sua mamma, pur sapendo che la sua mamma biologica era un'altra. Ora, rimasta sola dopo aver perso il suo compagno di vita, Camilla ha il signore tedesco a farle compagnia e bisogna correre ai ripari. Perché inizia a vestirsi con il cappotto in piena estate, non ricorda dove mette le cose, non abbina in nomi giusti ai volti che le si parano davanti. Andreina sa che deve starle accanto, proprio come la zia Camilla è stata accanto a lei durante la sua crescita. Ed è l'unica della famiglia, Andreina, ad essere convinta che la zia possa vivere la sua nuova condizione senza perdere la sua dignità e, soprattutto, nel suo ambiente. Non una struttura come tutti gli altri vorrebbero ma la sua casa (che per fortuna di tutti è una grande casa, con spazi anche esterni che agevolano l'accudimento). Questo, ovviamente, impone delle scelte...

Con una scrittura intensa e lieve allo stesso tempo, l'autrice racconta la malattia lasciando sempre aperta la porta della speranza, ma parla anche di un intenso rapporto d'amore che travalica i legami di qualunque tipo. Parla anche di vite abitualmente lasciate ai margini perchè le persone che interagiscono con Camilla e con Andreina (le persone che aiutano Andreina ad assistere sua zia) sono vite fragili che, a ben guardare, la società avrebbe lasciato ai margini e traggono vantaggio - mi sia concesso il termine - dal contatto con quella donna così elegante, così dignitosa ma, in certi momenti, così smarrita. 

Il racconto di Andreina è un racconto che non cede mai il passo alla disperazione anche quando le circostanze potrebbero deporre in quella direzione. E mi si conceda, la zia Camilla è una donna fortunata nell'avere accanto una nipote come quella che la vita ha posto lungo il suo cammino: Andreina ha una visione ben precisa della malattia e si comporta fuori dai canoni permettendole di vivere la sua nuova condizione in modo, per quanto possibile, sereno.

E' un tema delicato e so bene che le cose non sempre vanno così come sono raccontate ma quel che è certo è che il messaggio che l'autrice lancia è chiaro: la malattia può essere affrontata preservando la dignità della persona che va considerata sempre come tale, prima che malata. E può vivere la sua condizione senza doversi necessariamente annullare.

E' un libro intenso che mi ha toccata in profondità. Un pugno nello stomaco - per come quel signore tedesco faccia irruzione nelle vite altrui portando via ogni giorno un pezzettino di un'esistenza che sembra oramai lontanissima - ma anche una carezza per l'anima.
***
Adesso che sei qui
Mariapia Veladiano
Guanda editore
272 pagine
18.00 euro copertina rigida - 9.99 Kindle