domenica 3 luglio 2016

Veronika decide di morire (P. Coelho)

Ho letto Veronika decide di morire di Paolo Coelho in un periodo poco felice e ad un certo punto ho odiato questo racconto. Ho odiato la leggerezza con cui l'autore racconta la decisione della ragazza, quasi come se fosse la cosa più normale del mondo.

In questi giorni nella mia zona due uomini hanno deciso di farla finita - un imprenditore poco più che cinquantenne ed un giovane di 32 anni - e leggere un libro in cui la protagonista decide di farla finita è stato un pugno nello stomaco in più di quelli ricevuti nella vita vera.

Poi, però, ho capito andando avanti nella lettura che l'autore voleva trasmettere qualche cosa di diverso dal "male di vivere" e l'ho davvero apprezzato.

E' vero, Veronika decide di farla finita ed assume delle pillole che dovrebbero aiutarla in ciò. Ma non è così. Veronika viene salvata e spedita in un posto un tantino diverso da un ospedale: si tratta di una struttura che ospita i matti. Villete è una struttura che, nel tempo, aveva avuto altro utilizzo. Non era un manicomio ma lo è diventata. E non è un manicomio come tanti visto che accoglie sia persone che hanno davvero problemi mentali che persone che vogliono far credere di averne (o che si sono convinte di averne) e che decidono di essere ospitate in una struttura di questo tipo per non affrontare la vita e vivere in un ambiente tutto sommato protetto.
Qui dentro ho vissuto con due tipi di persone: gente che non ha la possibilità di tornare nella società, e gente che è perfettamente guarita, ma che preferisce fingersi folle per non dover affrontare le responsabilità della vita.
Qui si ritrova Veronika.
E qui incontra persone che hanno una storia da raccontare, proprio come lei. Perchè anche lai ha una storia da raccontare, pur essendo convinta di avere una vita sempre uguale a se stessa, una vita in cui non ha mai deciso niente e nella quale ha sempre subito gli eventi. Anche questa non storia è una storia.

Il medico della struttura la salva, è vero, dai sonniferi che ha ingoiato in quantità ma le riscontra una malattia sopraggiunta che la porterà alla morte entro una settimana. E glielo dice. Così, lei sa che non ha più molto tempo pur non essendo morta come avrebbe voluto e in questa settimana si troverà a riscoprire ciò che, fino a quel momento, aveva sempre tacitato: la voglia di vivere, di avere un futuro.
Desidero... Ho bisogno di volermi bene di nuovo; devo convincermi che sono in grado di assumermi le mie responsabilità. Non posso sentirmi spinta verso cose che non ho scelto io.
Il suo cambiamento è dovuto non solo alla consapevolezza di avere le ore contate ma anche alle persone che si trovano accanto a lei e che con le loro storie la segnano nell'anima.
Storie di sofferenza, di rassegnazione, di delusione. Storie.
Anche la sua, di storia, provocherà un certo effetto sugli altri. Veronika non sarà la sola a ritrovare la voglia di vivere. Ci sarà qualcuno che comprenderà di avere un posto nel mondo, di avere una vocazione a cui ha sempre messo il bavaglio: aiutare gli altri.

Ho voglia di ricominciare a vivere, Eduard: commettendo gli errori che ho sempre desiderato e che non ho mai avuto il coraggio di compiere, affrontando il panico che potrebbe assalirmi ancora, ma la sui presenza mi darà solo stanchezza, perchè ormai so che non morirò o perderò i sensi durante la crisi. Voglio farmi dei nuovi amici, per insegnare loro ad avere quella dose di follia che consente di essere saggi. Dirò loro di non seguire le regole del buon comportamento, di scoprire la propria vita, i propri desideri, le proprie avventure: li spronerò a vivere!
L'autore invita a riflettere sulla vita ma anche su altri argomenti importanti. In particolare, invita a riflettere sulla diversità.
Colui che è definito matto e confinato in strutture come Villete, sopposto a trattamenti alquanto discutibili per essere tenuto calmo, lo è davvero?
Chi decide i parametri della pazzia?
Chi stabilisce il confine tra una vita che non si omologa alle altre ed una vita pericolosamente fuori dalle righe tanto da essere definita la vita di un pazzo? Chi è pazzo e chi, più semplicemente, una persona originale, o un genio?
"Tu sei una persona diversa, che vuole essere uguale. E questo, dal mio punto di vista, è considerato una malattia grave".
"E' grave essere diversi?".
"E' grave sforzarsi di essere uguali: provoca nevrosi, psicosi, paranoie. E' grave voler essere uguali, perchè questo significa forzare la natura, significa andare contro le leggi di Dio che, in tutti i boschi e le foreste del mondo, non ha creato un'unica foglia identica a un'altra. Ma tu ritieni che l'essere diverso sia una follia, e perciò hai scelto di vivere a Villete. Perchè qui, visto che tutti sono diversi, diventi uguale agli altri".
E' un libro che consiglio, nonostante la mia avversione iniziale. Nel narrare la storia di Veronika l'autore si ispira anche alla sua esperienza personale visto che ha vissuto per tre anni in un ospedale psichiatrico in cui venne rinchiuso solo perchè considerato "diverso".

Con questo romanzo partecipo alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 5: un libro con un nome proprio femminile nel titolo.

venerdì 1 luglio 2016

Quando all'alba saremo vicini (K. Harmel) - Venerdì del libro

La lettura del libro Quando all'alba saremo vicini di Kristin Harmel mi ha tenuta impegnata più del previsto. Scritto fitto fitto, le sue 326 pagine mi sono sembrate molte di più. 
Avevo immaginato un romanzetto rosa come tanti - forse è stata la copertina a sviarmi, non so - ma mi sono dovuta ricredere. E ringrazio la mia amica Rachele per avermelo regalato: probabilmente se non l'avesse fatto non l'avrei mai letto visto che il genere che amo non è esattamente questo.

La storia d'amore non manca. Ma il romanzo va ben oltre. 
L'autrice indaga nei sentimenti di una donna che ha perso da 12 anni l'uomo che amava, ricambiata, e che da poco era suo marito. Patrick era il suo nome. 
E Patrick continua ad essere nei suoi pensieri e, soprattutto, nei suoi sogni anche ora che è alle soglie del matrimonio con il suo nuovo compagno. Un compagno considerato da tutti perfetto per lei, con il quale non si trova mai a discutere, un tipo preciso in tutto e per tutto.
Patrick le appare in sogno. Ed il sogno è talmente reale da sconvolgerla ogni volta. E' come se si trovasse a vivere una vita parallela alla sua vita vera.
Una vita in cui sono ancora sposati, lui è più vivo che mai e fanno insieme progetti per il futuro. Soprattutto, non sono soli.

E' la protagonista stessa che, verso la fine, ammette qual è il suo problema.
E' solo che non mi sembra giusto vivere una vita piena, una vita felice, quando Patrick non ne ha avuto la possibilità. Non c'è niente di giusto.
Credo che sia un pensiero piuttosto comune in chi sopravvive ad una persona che ha amato, sia essa un compagno, un figlio, un amico.
Anche se in alcuni punti l'autrice si è dilungata un po' troppo in dettagli che, secondo il mio parere, potevano pure mancare, ho letto piacevolmente questo romanzo - che segnalo per questo Venerdì del libro - per una serie di motivi.

Il tema della perdita, legato al ricordo che resta vivo della persona perduta.

Il legame che si è creato allora e che fa fatica a sciogliersi.
L'interessamento di lei per bambini con difficoltà, in particolare per bambini con difficoltà uditive. Questo argomento non mi è affatto nuovo per esperienza personale ed ho seguito con interesse quanto detto in merito alla musicoterapia ed agli effetti benefici della musica su bambini e bambine con difficoltà uditive. 
La diversità e tutto ciò che l'essere "diverso" comporta nel rapporto con gli altri.
L'autrice affronta il tema della perdita mettendo in luce la fragilità di chi resta davanti ad un evento così definitivo. Kate, questo il nome della protagonista, fa fatica a dimenticare il suo uomo. Patrick. E la sua vita resta ancorata al suo ricordo fino a che non si rende conto - e le arriverà un aiuto in tal senso - che deve dare una svolta e vivere davvero la vita che merita, non solo e non più il passato. 

Devo dire che l'epilogo, in merito alla storia d'amore, è piuttosto scontato. 
Ed anche la figura di Bella, una bambina che viene più volte nominata ma che diventa personaggio importante solo alla fine, lascia intuire il suo ruolo nella vita di Kate.

Nonostante ciò, è un libro che mette in primo piano i sentimenti e lo fa con delicatezza e schiettezza, senza artifici di sorta. Grazie anche ad un pizzico di situazioni un tantino irreali (ma chi lo ha detto, poi, che i sogni non vengano a noi per lasciarci dei segni, delle indicazioni?) la svolta che cercava arriverà. 
Con questo libro partecipo alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 4: un libro nella cui copertina compaia un cappello. La ragazza in copertina (a cui faccio fatica a dare un nome... troppo giovane per essere la Kate di oggi, forse la Kate che era spostata a Patrick 12 anni prima) indossa un cappello di lana.

sabato 25 giugno 2016

La ragazza nella nebbia (D. Carrisi)

Carrisi è un autore che ha saputo conquistarmi. Ogni volta dimostra di conoscere molto bene i meccanismi di cui parla e questo, sommato al suo stile di scrittura e alla sua inventiva, ha avuto un effetto catalizzatore su di me.
Oramai considero Carrisi una garanzia.
La ragazza nella nebbia è il suo quarto libro che leggo dopo L'ipotesi del male, Il suggeritore e Il tribunale delle anime.

La storia si apre con la figura di un uomo che appare smarrito, dopo un incidente stradale da cui è fortunatamente uscito illeso, ma che porta addosso segni di qualche cosa di inquietante: sangue.
Non il suo. E' sotto shock e non sa spiegare (o non vuole?) quello che gli è accaduto.
Quell'uomo è Vogel, l'agente speciale Vogel, che viene condotto al cospetto di uno strizzacervelli che deve cercare di capire cosa possa essergli successo.
Inizia qui il racconto. Un racconto che viene strutturato con continui salti temporali ben concepiti, che non fanno perdere il filo, anzi.
Carrisi racconta la storia di una scomparsa: quella di una ragazzina di sedici anni, Anna Lou.
La comunità è sconvolta, la famiglia è sconvolta. 
Vogel è incaricato di risolvere il caso.
Più che di trovare Anna Lou Vogel cercherà il colpevole. A tutti i costi. E' viva in lui una precedente esperienza poco felice nella ricerca di un colpevole a tutti i costi per cui ha bisogno di redimersi agli occhi del grande pubblico prima ancora che dei suoi superiori.
Si servirà di tutti i mezzi che conosce per arrivare al risultato. Della stampa in particolare. Darà in pasto alla stampa un mostro.
La giustizia non fa ascolti. La giustizia non interessa a nessuno. La gente vuole un mostro... E io le do quello che vuole. 
Non si trovano prove. Solo indizi e idee, ipotesi, possibilità. Basta questo per iniziare a tormentare qualcuno, fatto passare per mostro? Lo è veramente?
 
In questo libro ho fatto fatica a trovare il buono.
Perchè i personaggi principali buoni non sono, anche quando dovrebbero esserlo per i ruoli che ricoprono.

Dalla storia emergono i perversi meccanismi che portano alla creazione di un mostro e che portano a dimenticare in fretta la vittima. Anna Lou passa in secondo piano davanti al mostro che emerge dalle indagini. Il lettore viene portato per mano fino alla fine della storia con un ritmo incalzante. 
In tanti passaggi non ho potuto fare a meno di pensare a fatti di cronaca dei nostri tempi. L'accanimento mediatico, i carnefici-non carnefici, le indagini impantanate e quelli che i media definiscono colpi di scena. Carrisi insinua parecchi dubbi nel lettore non solo in riferimento alla storia inventata di Anna Lou ma anche, e soprattutto, alla realtà. Quella realtà di cui conosce bene i meccanismi per via della sua formazione e della sua esperienza.

Emergono personaggi a dir poco diabolici, uno in particolare.
Ne emerge uno che resta nell'ombra fino alla fine e rispetto al quale, a dire il vero, credo che si sia fatta una forzatura sul finale. 

Forse è il finale il punto debole di una storia che mi ha comunque catturata, appiccicata alle pagine. Un finale un po' forzato ma non posso dire di più per non togliere il gusto della lettura. 

Ho provato una profonda indignazione per la facilità con cui si tende a dimenticare la vittima, sacrificandola sull'altare dell'audience e dello scoop. E non solo per Anna Lou. No, ho pensato a tanti casi di cui si sente parlare al telegiornale sui quali vengono montate ore ed ore di trasmissioni televisive che, spesso, somigliano ad un grande circo le cui tende vengono montate e rimontate altrove, quando arriva un caso nuovo, più intrigante ed interessante. Purtroppo capita.

E poi le modalità con cui vengono portate avanti le indagini: anche qui credo - e spero - che Carrisi abbia fatto delle forzature altrimenti siamo proprio alla frutta.

Carrisi non fa emergere in modo immediato la personalità dei protagonisti ma la lascia assaporare pian piano fino alle ultimissime pagine: la storia ha una svolta nelle ultime venti pagine tanto che ad un certo punto, avendo tra le mani un tomo di 373 pagine, mi sono chiesta "...ma come farà a proporre un finale credibile in così poche pagine?". 
Qualche indizio Carrisi lo ha lasciato disseminato lungo il cammino lasciando intuire il finale. 
Un finale che a ben vedere è doppio, prevedibile in parte ed in parte un po' forzato perchè legato - probabilmente è questo - ad una figura che emerge poco dalla narrazione.

E' comunque un libro che consiglio agli amanti del genere e che mi ha fatto piacere leggere (per quanto possa far piacere leggere la storia di una ragazzina scomparsa....).

Con Carrisi partecipo alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 2: un libro con una donna raffigurata in copertina.

giovedì 23 giugno 2016

Keep calm e diventa mamma (S. Redana)

Non amo leggere gli e-book. Chi mi segue lo sa. Lavorando tutto il giorno davanti allo schermo di un computer l'idea de mettermi a leggere davanti ad un altro schermo, seppur più piccolo, non mi aggrada. E' il libro cartaceo che mi rilassa, con gli e-book sento di fare più fatica.
Ogni tanto, però, per non sentirmi fuori dal mondo telematico, me ne concedo qualcuno e scelgo letture leggere, non troppo impegnative.

Questa volta ho letto Keep Calm e diventa mamma, della mamma blogger Simona Redana.
E' scritto da una donna pertanto mi permette di partecipare alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 1: libro scritto da un'autrice. Ringrazio la casa editrice per avermi dato la possibilità di leggerlo e sorridere un po'!
Ho iniziato a leggerlo come by pass tra una tappa e l'altra e la fortuna ha voluto che avesse le caratteristiche necessarie per rientrare nella tappa di Baba della Challenge. Meglio così.

Dal blog al libro: questo è il percorso che ha portato - se non ho capito male - alla stesura dell'e-book in oggetto. L'autrice racconta la sua esperienza di madre. O meglio, racconta le fasi che l'hanno portata ad essere moglie (la storia ha inizio con il racconto tragicomico del suo matrimonio) per arrivare in fretta alla maternità.
Una maternità che arriva quasi tra capo e collo e che la coglie impreparata. Eh si, non è così convinta di questo suo prossimo ruolo di mamma. Da qui il racconto del periodo della gravidanza, proposto con ironia, dando voce alle paure che - troppo spesso - vengono mascherate con un'aurea di perenne dolcezza e felicità solo per il fatto di avere un esserino in pancia. 
Eh no. Simona sa bene che essere in attesa vuol dire avere dei fastidi, veder montare delle paure che possono diventare anche dei macigni per arrivare, poi, alla svolta: alla nascita di un bambino o di una bambina e alla nascita di una mamma. 
Anche quando non si riesce ad essere partecipi come il mondo vorrebbe alla felicità insita nello stato di gravida e di futura mamma, poi arriva il momento in cui si realizza ciò che accade.
...lasciate che zia Simona vi sussurri una cosa nell'orecchio: l'amore arriva, arriva sempre. Immediatamente, dopo qualche minuto, dopo una manciata di mesi, ma arriva. 
Ognuna ha il suo modo di essere, le sue convinzioni, le sue paure e fragilità ma l'amore arriva. Dopo il suo racconto ironico, le frecciatine, il mettersi a nudo mostrando le sue debolezze ed i suoi timori, Simona rassicura tutte le lettrici con una conclusione tenera a colma d'amore.

E' un libro che si legge in fretta, rapido e diretto. E' il racconto di una blogger diventato libro: questo c'è da aspettarsi. Può essere un modo per guardare alla maternità con occhi diversi e divertirsi un po'. Simona fa le sue considerazioni a voce alta e rende i lettori partecipi del suo cammino verso la matermità.Chi ha paura di non essere all'altezza, chi non riesce proprio a sentire l'istinto materno, chi ha la repulsione per cacche e ruttini sa di non essere sola. Simona docet!

mercoledì 22 giugno 2016

Le Lgs sfidano i lettori. Part Two!

Ci siamo. Oggi è iniziata una nuova tappa della Challenge proposta dalle Lgs. Ne sono contenta perchè avevo voglia di novità, di cambiare gli stimoli in fatto di scelta delle letture ma, allo stesso tempo, mi dispiace un bel po' perchè vuol dire che altri tre mesi se ne sono andati in fumo, alla velocità della luce!

Mi sono divertita nella prima tappa ed ho continuato a divertirmi nella seconda. Nei primi giorni di avvio della tappa c'è stata la caccia ai titoli - come sta avvenendo oggi, con l'avvio della terza - e, concluso il primo giro di obiettivi, è stato un piacere aggirarmi per biblioteche alla ricerca dei libri adatti.

Mi sono accorta di aver un po' influenzato anche mia figlia. Le ho parlato della challenge (è una bambina molto curiosa, ancor di più quando ci sono di mezzo i libri) e mi ha chiesto un sacco di chiarimenti su come funzionasse. Mi ha anche aiutata a scegliere qualche titolo, a dire il vero! 

L'obiettivo a cui ho partecipato con il maggior numero di letture - è stato il più facile per me - è stato quello di libri che non raffigurassero persone in copertina. Sulle ultime uscite non ho brillato: non amo molto leggere libri appena usciti, di solito li lascio decantare un po' però ho fatto comunque la mia parte.

Grazie agli stimoli che mi sono arrivati dalla challenge ho avvicinato libri che, probabilmente, non avrei mai preso in considerazione. E credo che questo sia il merito principale della gara. Gara, sì gara. Perchè anche se va presa con il giusto spirito, pur sempre di gara si tratta. Ci sono delle regole da rispettare, dei tempi, delle modalità. E, soprattutto, ci sono delle lettrici che hanno messo a punto tutto il meccanismo - le Lgs - che sono davvero contenta di aver conosciuto, anche se solo virtualmente.

Le tante letture che ho proposto per la challenge mi hanno anche permesso di fare progressi con il Barattolo del Sorriso. Avevo dato conto dei progressi tre mesi fa ed ora eccolo qui:
Già bello pieno (forse l'anno prossimo sarà il caso di prenderne uno più grande!), ha qualcuno che gli fa compagnia.
Si tratta del Barattolo del Sorriso di mia figlia: anch'esso ha fatto dei progressi anche se con la scuola e le attività sportive di tempo per leggere ne ha avuto poco.
...e l'ometto di casa? Come se l'è cavata? Un paio di mesi fa ha voluto la sua Scatolina del Sorriso che ha già qualche bigliettino al suo interno. Non male, conoscendo mio figlio... Lui ama correre e giocare, avere una palla ai piedi ed una bici a portata di mano. Nonostante ciò si è dedicato alla lettura e credo proprio che continuerà a farlo visto che la maestra gli ha consigliato alcune letture per le vacanze estive.
Ecco la sua scatolina:
Ecco, è tutto. Non male, no?
Ed ora via alla terza tappa della Challenge. Baba, arrivo!!!!

martedì 21 giugno 2016

La danzatrice bambina (A. Flacco)

Non è un romanzo. E' una storia vera.
Zubaida non è una bambina frutto della fantasia di un autore. E' una bambina. Ora è più grande ma all'epoca dei fatti era una bambina e tutto ciò che le è capitato mi ha fatto rabbrividire.
Quanto dolore, quanto smarrimento e quanta forza deve aver provato quella povera creatura ridotta in un tizzone ardente a seguito di un incidente quanto aveva poco meno dell'età di mia figlia!
Quanta paura deve aver avuto quella creatura quando ha capito che il fuoco la stava divorando. 

Ho preso La danzatrice bambina in biblioteca, in presto, senza voler conoscere nulla della trama. Mi piaceva quella bambina con quegli occhioni scuri in copertina e l'ho messo assieme ad altri due sul tavolo del bibliotecario. Prestito registrato e arrivederci.

Ho letto gli altri due e questo era rimasto lì, ad attendermi.

Ero stata attirata dal titolo, lo ammetto, perchè utile per partecipare alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori
Poi quegli occhini mi hanno dato il colpo di grazia. 
Avevo pensato di usarla come lettura adatta per l'obiettivo che prevedeva un libro con un mestiere del titolo ma poi mi sono resa conto che si tratta di un libro premiato, con il Premio Selezione Bancarella 2007 ed ho deciso di usarlo per questo, di obiettivo. Merita proprio che venga sottolineato che ha vinto un premio. Davvero lo merita. Ed ho cercato a tutti i costi di terminare la lettura in tempo per proporlo come ultimo libro della tappa di Daniela perchè, davvero, non è un libro che non lascia indifferenti e invita ad ampie riflessioni.

Come dice l'autore nei ringraziamenti, in questa storia, il cattivo è la tanica di liquido infiammabile che scoppia ai piedi di una splendida bambina che ama la musica, cantare e danzare. 
Tutti gli altri, tutti coloro che incontreranno questa bambina da quel tragico momento in avanti, sono persone che le hanno dedicato tempo ed amore, attenzioni ed impegno. Dottori e non solo, spinti da doveri professionali ma, soprattutto, da una profonda umanità.

Quando Zubaida (o quel che resta di lei) viene presa in braccio da suo padre per cercare aiuto, per salvarle la vita che si sta lentamente spegnendo, inizia per lei un lungo calvario. Non viene lasciata morire - la cultura di quel posto (vive in un piccolo villaggio dell'Afghanistan) non mette sullo stesso piano la vita di una bambina con quella di un bambino maschio - ma si lotta per la sua vita. 
Il primo a lottare è suo padre che mette a repentaglio ogni equilibrio familiare e sociale pur di dare a sua figlia un futuro. 
Lotta lei, con quei suoi occhioni vigili ed attenti seppur imprigionata in un corpo che non può più essere chiamato tale, tante sono le trasformazioni che il fuoco ha provocato. Lotta con tutte le sue forze anche quando il dolore la sovrasta, la opprime, la annulla.
La tenacia di suo padre crea le condizioni per un miracolo. Lui, un musulmano, si trova a chiedere aiuto agli Altri, ai nemici, per salvare la vita di sua figlia. Per di più, in un periodo storico in cui gli equilibri tra Nazioni sono messi a dura prova da tragici eventi. La storia di Zubaida inizia nel 2001, quando ha nove anni e mezzo. 
All'incirca nello stesso periodo in cui Zubaida si ustionò, arrivarono negli Stati Uniti gli ultimi membri del gruppo di diciannove kamikaze islamici e iniziarono il loro training finale in vista dell'attacco dell'11 settembre.
E' questo il contesto in cui Mohammed Hasan, suo padre (un musulmano che non condivideva affatto il fanatismo dei fondamentalisti) va a chiedere aiuto a medici di un piccolo insediamento militare statunitense. Sa di correre un grande rischio, sono passati alcuni mesi dal tragico incidente di sua figlia e nessuno è stato capace di aiutarla. Prova il tutto per tutto.

Qui accade l'inimmaginabile. Seppur consapevole di come musulmano venisse abbinato a terrorista, a kamikaze, Hasan non si perde d'animo e tenta il tutto per tutto. 
Ha fortuna.
Il soldato che li incontra sarà l'aggancio di Zubaida con il suo futuro. Un futuro di vita, non di morte.
  
Guardò di nuovo Zubaida. Oltre quel corpo esile e quell'espressione ferita, (il soldato) lesse un lampo di orgoglio che testimoniava la sua voglia di vivere. Capì che non sarebbe riuscito ad andarsene abbandonando la piccola al suo destino. "Venite con me" disse, prendendo l'uomo per il braccio e, contravvenendo agli ordini, gli fece cenno di seguirlo. Anche se gli fosse costato una promozione o un periodo in cella di rigore, non se la sentiva proprio di voltare le spalle al bagliore di vita che avevano gli occhi di quella bambina.
Da questo momento in avanti, da questo incontro passando per tutti quelli che verranno, quell'anonima bambina di un villaggio dimenticato da Dio e dal mondo, diventerà un caso.
Solidarietà, altruismo e un susseguirsi di emozioni faranno da cornice ad un lungo periodo di sofferenza ma anche di speranza per quella bambina. Sola, in un Paese straniero (e, secondo il sentire comune, nemico), sempre più lontana dai suoi affetti, a contatto con una cultura nuova e strana per lei,  Zubaida farà i conti con la sofferenza del corpo e dello spirito prima di trovare un equilibrio. E prima di poter anche solo immaginare di tornare a danzare.

E' un libro che consiglio caldamente. La prima persona a cui lo consiglierò sarà mia madre, che ama le storie vere ed è molto sensibile su questo fronte. Sono contenta di aver conosciuto la storia di questa bambina: mi ha fatto soffrire, commuovere, riflettere. Mi ha fatto capire quanto possano essere diverse le culture di diverse parti del mondo ma anche quanto l'umanità, la solidarietà e l'amore possano essere potenti, senza muri e senza barriere di sorta. Su tutto, la grande voglia di vivere di una bambina che non ha nessuna intenzione di arrendersi. Mai.

lunedì 20 giugno 2016

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (L. Sepúlveda)

A dire il vero non è proprio il gatto che insegna a volare alla piccola gabbianella. Eh si, è proprio così. Il legame di cui si parla è il loro, quello del gatto Zorba e della gabbianella Fortunata, ma non è proprio il gatto che le insegna a volare, nonostante i tanti tentativi! O, per essere precisi, non solo lui visto che dei meriti comunque li ha.

Ho iniziato a leggere il libro Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare assieme ai miei figli, come lettura della buonanotte. Un capitolo a sera. Ultimamente, però, impegnati come sono con un campo estivo in fattoria, stanchi morti come si ritrovano la sera, la lettura l'ho terminata da sola perchè non riusciamo proprio a leggere qualcosa insieme, di sera, causa sonno. 

Zorba è un bel gattone nero che trova un uomo. Un uovo di gabbiano. Non è solo: è accanto alla sua mamma morente. A lei, consapevole di essere in punto di morte, Zorba promette che coverà l'uovo con amore, che non mangerà il piccolo gabbiano che nascerà e... che gli insegnerà a volare.
Ok covare l'uovo. Ok non mangiare il piccolo (che poi si rivelerà essere una piccola) ma come si fa ad insegnare ad un gatto a volare?

Quella che viene raccontata è una storia di amicizia, di collaborazione, di altruismo. Protagonisti sono degli animali che danno una bella lezione agli uomini spesso impauriti dalla diversità, spesso titubanti davanti ad imprese che possono sembrare titaniche. 
 "Sull'orlo del baratro ho capito la cosa più importante"
"Ah sì? E cosa hai capito?"
"Che vola solo chi osa farlo"
Il linguaggio usato è semplice - si tratta di una lettura consigliata per giovani lettori - e scorrevole ma ammetto che, sulla scia del grande successo avuto da questo libro, mi aspettavo qualcosina di più. Il finale è molto rapido, fulmineo, veloce. Credo che meritasse un po' di approfondimento in più.

L'autore introduce tempi come l'inquinamento, il coraggio, l'amicizia e fornisce degli spunti per riflettere, a grandi così come a piccini. Però manca quel certo non so che.
Probabilmente avevo delle aspettative troppo alte visto il tam tam che si è alimentato attorno a questa storia.

Bel formato, questo va detto: cartonato, bella copertina, si presenta molto bene. 

E' una storia tenera ma ci si deve avvicinare a queste pagine senza troppe pretese per poterlo archiviare come un bel libro altrimenti resta un po' di amaro in bocca come è capitato a me.
Ai miei figli la storia sta piacendo. Siamo arrivati, nella lettura con loro, al punto in cui i gatti devono mettere in moto il loro ingegno per aiutare Fortunata perchè, da soli, non ce la fanno. Parlo al plurale perchè Zorba mette in campo un bel gioco di squadra coinvolgendo anche i suoi amici felini e facendo passare loro che la parola data alla gabbiana in punto di morte coinvolga tutti.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 6: un libro nella cui cover non siano raffigurate persone.