venerdì 29 aprile 2016

Il web è nostro (A. Fogarolo) - Venerdì del libro

Una guida per ragazzi svegli che mi piacerebbe vedere in ogni casa in cui c'è qualcuno che usa la rete. Ragazza/o o adulto che sia. 
O meglio, che mi piacerebbe vedere tra le mani, in lettura, di ragazzi e non solo.
Perchè anche agli adulti avere una guida così chiara e semplice ma allo stesso tempo importante non farebbe di certo male!
Il web è nostro, la guida per ragazzi svegli scritta da Anna Fogarolo ed edita da Erickson nella collana Capire con il cuore è un concentrato di informazioni preziosissime che - ne sono convinta - non tutti coloro che navigano nella rete conoscono.

E' un guida scritta pensando, come destinatari privilegiati, i più giovani. Viene raccontata una storia che non è affatto lontana da ciò che può succedere nella realtà a chi usa internet, social network annessi e connessi. Una storia in cui i protagonisti sono dei ragazzini che somigliano molto ai nostri figli, compiono gli stessi errori che i nostri figli potrebbero compiere ed hanno bisogno di conoscere nozioni importanti, proprio come i nostri figli!

Nelle more del racconto vengono proposti degli approfondimenti, fornite delle spiegazioni che non sono mai pesanti e che li aiutano a comprendere le potenzialità ma anche i rischi di un uso sconsiderato della rete.
Fumetti, quiz, laboratori, proposte di attività si alternano al racconto e questo rende il libro molto dinamico e davvero stimolante per chi ha, ovviamente, orecchi per sentire. Perchè se un giovane lettore un po' presuntuoso, certo di sapere tutto, approccia questa lettura come se si dicessero cose scontate allora qualche cosa potrebbe andare perduto.
Diverso è il discorso, invece, di un lettore che voglia avere gli strumenti necessari per avere maggiore consapevolezza nell'uso della rete e per sfruttarne appieno le potenzialità tenendosi alla larga dei tanti pericoli che sono celati dietro ad un www.

Devo dire che alcuni concetti sono ripetuti più volte e c'è il rischio di considerare l'autrice ripetitiva ad una lettura superficiale. Io mi sento di dire, invece, che ripetere in più punti di non sfare un uso sconsiderato di foto, video e immagini sia solo un rafforzativo per creare maggiore consapevolezza nel lettore più giovane.  

Testo scritto in modo scorrevole, chiaro ed efficace, mai banale, suggerisco questa lettura per il Venerdì del libro di oggi.

Nelle ultime pagine vengono proposti numeri e siti utili...

 ...e non manca un glossario utile per dialogare con adulti che non siano troppo moderni sul fronte delle tecnologie, in modo da potersi capire senza dover ricorrere ad un interprete!
Molto utile per gli adulti anche la parte finale, nella quale vengono forniti dei suggerimenti tutt'altro che scontati, per stare accanto ai nativi digitali aiutandoli ad imparare ad usare il web senza rischi, per diventare dei fruitori consapevoli delle sue infinite potenzialità. Sono indicati anche alcuni campanelli d'allarme, comportamenti che dovrebbero farci drizzare le antenne in modo particolare. Ho trovato questa guida molto utile. Io non sono del tutto digiuna di argomenti legati ad un uso consapevole della rete. Ho sempre cercato di essere informata per poter essere io un fruitore consapevole dalla rete ed essere, poi, un buon compagno di viaggio per i miei figli. 
Eppure, ho davvero trovato utile una lettura di questo tipo. Lettura che consiglio ai giovani ma anche agli adulti senza vergogna. Come dice l'autrice, nessuno di noi è nato imparato e non ci si deve vergognare nel cercare di conoscere, o conoscere meglio, ciò con cui si ha poca dimestichezza o che si vorrebbe approfondire.
 
Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n.1: un libro pubblicato nel 2016.
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Il web è nostro. Guida per ragazzi svegli
Anna Fogarolo
Erickson editore - Collana Capire con il cuore
euro 15.00 disponibile qui a prezzo scontato

giovedì 28 aprile 2016

Dimmi che credi al destino (L. Bianchini)

Ultimamente prima di andare in biblioteca faccio lunghe ricerche su cosa potrei trovare di interessante da leggere, grazie alla possibilità di effettuare una ricerca telematica, da casa, dei titoli disponibili.
L'ultima volta - mea culpa - ero convinta di avere in borsa l'elenco dei libri che avevo individuato la sera prima ma mi sono accorta di aver sbagliato foglio solo una volta arrivata davanti al portone della biblioteca. Non potevo certo andarmene solo per questo dettaglio! Non sia mai.

Sono entrata a testa alta ed ho dato un'occhiata ai libri in bella mostra sul tavolo dei libri suggeriti. Ho scelto Dimmi che credi al destino senza una particolare motivazione. La copertina mi ha trasmesso serenità, anche il titolo a dire il vero, ed ho subito pensato ad una sdolcinata storia d'amore.
Invece no.

Non ho trovato quello che sulle prime pensavo di trovare e ne sono contenta visto che troppe storie d'amore una dietro l'altra - ultimamente ne ho letto più d'uno - potrebbero farmi alzare i livelli di glicemia nel sangue ;-)

A parte gli scherzi, trovo che i romanzi d'amore vadano letti a piccole dosi. Almeno per me. Il genere che preferisco è quello dei thriller per cui considero libri più rosa come una pausa necessaria tra un delitto e l'altro.

Lunga premessa per dire che Luca Bianchini non l'ho cercato con cognizione di causa ma mi è capitato tra le mani così, senza un perchè.

La storia d'amore c'è comunque. 

Devo dire che all'inizio mi sono trovata davanti ad un avvio un po' lento della storia e temevo che i personaggi non decollassero mai, così come la storia. 
Va detto che è il primo libro che leggo di questo autore per cui non ho alcun elemento per fare confronto con suoi libri precedenti.
Bianchini propone al lettore il passato della protagonista quasi come se fosse un dettaglio di poco contro mentre, a ben guardare, si tratta di circostanze molto importanti nella sua vita.
Ornella è un personaggio che all'inizio sembra molto comune, senza nulla da raccontare. Ma ben presto Bianchini lascia intendere che non è così e arriva ad aprire uno spiraglio su una situazione che l'ha segnata profondamente, su un capitolo della sua vita non ancora completamente chiuso.
E la missione di salvare la libreria in cui lavora passa quasi in secondo piano rispetto ad una missione ben diversa, quella che le si profila dal punto di vista personale.
Il passato di Ornella mi ha sorpresa ed il suo presente in alcuni punti mi aveva irritata soprattutto ogni volta che la immaginavo alzare il calice e bere birra. 

Non posso dire che si tratta di un libro indimenticabile. Ho trovato anche stavolta un uso delle virgolette e dei punti che a me non piace - non starò più a chiedermi se è corretto o no mettere il punto dentro o fuori alle virgolette chiuse quando si finisce una frase ma ribadisco che il punto dentro a tali virgolette a me aggrada - e in ogni caso la lettura non è stata faticosa. 

Ornella lavora in una libreria ed ultimamente mi par di capire che un'ambientazione di questo tipo vada molto di moda. Una libreria che esiste davvero così come Ornella esiste davvero, al pari di qualche altro personaggio che l'autore ha preso in prestito dalla realtà, pur romanzandone la storia ed aggiungendo di suo.

Lettura leggera per chi non ha grosse pretese nonostante gli argomenti trattati come la tossicodipendenza, l'omosessualità... forse concessi in pasta lettore con troppa leggerezza. O, forse, più semplicemente l'idea dell'autore era proprio quella di non rendere la storia troppo pesante.

Una storia personale che trova il suo riscatto. 
Una donna matura (Ornella ha 55 anni) che torna a vivere appieno dopo un lungo periodo di letargo. Spunti interessanti, qualche scena piuttosto divertente anche se alcuni aspetti lasciano un po' a desiderare. Come Diego, ad esempio, la cui figura non mi ha convinta più di tanto. Magari è solo mancanza di feeling tra noi, non so. Magari ad altri lettori è pure simpatico!

Tutto sommato - e non conoscendo lo stile di Bianchini - non mi spiace aver letto questo libro anche se non mi sento aggiungerlo alla lista dei bellissimi.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 6: un libro nella cui cover non siano raffigurate persone.

martedì 26 aprile 2016

La lista dei miei desideri (L. N. Spielman)

E' uno dei libri che, ultimamente, ho letteralmente divorato. La lista dei miei desideri mi era già piaciuto nel guardare la copertina. Poi, le sue brave 353 pagine sono scivolate via senza fatica, complice anche la festa del XXV aprile che - per via di una temperatura quasi polare - ha particolarmente conciliato la lettura.

E' il secondo libro che leggo, in pochi giorni, in cui si racconta di figli che hanno a che fare con la presenza di genitori defunti. 
Eh sì, presenza. Non ho sbagliato termine. 

Nel libro Meno cinque alla felicità c'è la voce di una padre defunto che fa compagnia alla figlia e la guida in una certa missione. 
Questa volta è una madre che continua a stare accanto post mortem a sua figlia, anche lei con l'obiettivo di portare a termine una certa missione: ha lasciato una lista ad un avvocato che, esecutore testamentario della scomparsa, si trova a dare indicazioni precise alla figlia ai fini dell'ottenimento della sua eredità. 
Vuoi la tua eredità? Sì? Solo quando avrai realizzato i tuoi sogni, quelli che sono contenuti nella lista che tua madre ha recuperato anni fa e che ha conservato fino alla morte.

Strano. Davvero strano questo testamento. 

E da qui si sviluppano le avventure di Brett che si trova con una vita stravolta dalle volontà di una madre che, nella maggior parte dei casi, sembra volerla punire non si sa per che cosa. Questa è l'impressione che ha Brett. A ben guardare, però, quello che compie sua madre è un gesto d'amore dopo l'altro, anche se a Brett serve del tempo per capirlo.

Trovo che sia una storia molto originale, ben scritta, scorrevole, nella quale non manca un pizzico di magia. Brett si trova a dover riconsiderare la sua vita sotto diversi aspetti e si troverà a prendere delle decisioni su questioni che considerava oramai consolidati. 
Era una donna felice: ricca, con un uomo accanto, un lavoro che la faceva sentire realizzata, una madre che l'amava. Era. Sì, prima che sua madre morisse e che le lasciasse tutte quelle particolari indicazioni da seguire per... realizzare i suoi sogni. Era una donna che accettava quasi con rassegnazione il suo stato. Perchè? Perchè credeva di stare bene così.
Poi arriva la sfida lanciata da sua madre, a rimettere in discussione tutto.
Non è così certa di farcela, a dire il vero, ma ci prova. Si lascia guidare da sua madre e, anche se ha dei dubbi, si affida a lei con fiducia. Dove la porterà questo strano percorso? 
Non voglio svelare altro perchè ogni dettaglio in più potrebbe togliere il gusto della lettura.
Basti dire che Brett cambierà la sua vita e prenderà consapevolezza di sè  prima di poter fare qualsiasi scelta. Del suo essere donna, del suo modo di intendere l'amore, della sua scala di valori.

E' un libro che suggerisco senza riserve a chi fosse alla ricerca di una storia delicata, commovente, dove sia l'amore a farla da padrone, inteso sotto ogni sua accezione. 

Anche questa volta devo far presente un uso della punteggiatura, in particolare dei punti dopo le virgolette, che secondo me non è corretta ma non insisto più su questo punto perchè alla fine mi sto convincendo di essere io la sbagliata. Non so.

A parte questo, la storia scivola via con piacere: fa sorridere ma anche riflettere e ammetto che la mia voglia di sapere come le varie situazioni si evolvessero mi hanno indotta a restare attaccata alle pagine per ore, senza sosta.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa si tratta del libro bonus proposto dalle Lgs.

domenica 24 aprile 2016

Meno cinque alla felicità (V. Bramati)

Meno cinque alla felicità, meno cinque giorni al Natale. 
Il romanzo di Virginia Bramati che ha per protagonista Costanza, giornalista in forza alla redazione di un giornale finanziario di New York, è ambientato in un periodo natalizio, con tanto di pranzo di Natale da organizzare, abete da decorare e neve che scende giù dal cielo. 
Non è un romanzo che si addice a questo periodo di strana primavera (anche se, a dire il vero, le condizioni meteo si avvicinano più all'autunno che alla primavera) ma questo non è affatto un impedimento per gustarsi la storia.

Virginia ha perso da poco suo padre e, per Natale, decide di tornare a casa, a Verate Brianza, dove ha una madre ed una sorella, nonchè due nipotini, che l'attendono. Qui ritrova anche la sua amica Sassi (già protagonista di un precedente libro della Bramati che, però, non ho letto) e tante altre persone con le quali ha sempre condiviso - assieme al suo compianto padre - delle tradizioni natalizie che quest'anno rischiano di venire meno vista la situazione. Vista l'assenza di lui, la Roccia, quel padre che, però, non sembra affatto intenzionato a chiudere i ponti con i suoi cari (in particolare con Costanza) prima di aver portato a termine dall'Aldilà una importante missione.

E' una storia di fantasia che vede Costanza alle prese con una voce, quella di suo padre, che per lei è molto reale, tanto da darle indicazioni ben precise su cosa fare per appianare la situazione natalizia sospesa.

A chi non piacerebbe sentire la voce di una persona cara, da poco scomparsa? Chi non vorrebbe continuare a sentirla vicina anche se solo per un po'?  Bhè, io ammetto che - avendo letto ieri sera l'ultima parte del libro - stanotte ho sognato mia nonna... ed è stato molto piacevole, tanto da commuovermi. Suggestione? Bho, chissà!

E' un romanzo leggero, gradevole, che propone una storia romantica ed anche divertente per le situazioni che si vengono a creare. Magari nella vita le cose andassero come vanno a Costanza! Magari!!! E non dico perchè, rischierei di togliere il gusto della letture a chi ancora non l'avesse avuto tra le mani.

Ho trovato questo libro in biblioteca e la copertina mi ha ispirato simpatia. Non sapevo nulla dell'autrice, tantomeno della trama del libro. Ho comunque pensato che genere potesse essere - il titolo mi è sembrato piuttosto chiaro e la tipologia di copertina non faceva certo pensare ad un thriller psicologico - e mi sono concessa una pausa romantica.

Devo fare un piccolo appunto: ho trovato un po' di riferimenti pubblicitari all'interno del racconto. E non mi è piaciuta molto questa cosa. Non credo che, ai fini della storia, i riferimenti ai marchi citati non erano poi così indispensabili e si potevano usare dei sinonimi generici come "scarpe costose", "supermercato" etc...
Però, si sa, io sono puntigliosa e non posso farci niente!

Anche stavolta ho notato un uso della punteggiatura che, secondo quanto mi è stato insegnato, non è corretto. Ma quasi mi viene il dubbio che sia io a sbagliare, che ne so, tanto è ricorrente nei libri l'utilizzo, ad esempio, delle virgolette con il punto prima che le virgolette vengano chiuse.

Io so, da sempre, da quando ero bambina, che la frase fra virgolette si conclude con le virgolette di chiusura poi il punto, non il punto poi le virgolette. Ora mi viene il dubbio. Qualcuno può aiutarmi a capirci qualche cosa? Sono io che sbaglio da sempre?
"Che il segreto della felicità sta nel trovare il lavoro giusto, meglio ancora se nel tuo lavoro aiuti gli altri, e nell'incontrare la persona giusta con cui condividere la vita."
Che devo dire? Mi stona e non mi sembra corretto. Quando c'è un punto interrogativo, allora, lo si mette prima di chiudere le virgolette. Questo ho sempre saputo.
Io avrei chiuso le virgolette poi messo il punto come segno di chiusura della frase ma, lo ripeto, non è la prima volta che mi imbatto in questo uso del punto e delle virgolette. Ribadisco, pignola sono!

Comunque, lettura leggera che consiglio a chi ama storie non impegnative, che facciano sognare un po' e che strappino anche qualche sorriso.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 6 : un libro nella cui cover non siano raffigurate persone. 

venerdì 22 aprile 2016

Sole di mezzanotte (J. Nesbø)

Con Jo Nesbø ho uno strano rapporto. Cioè, non con lui! No no, non volevo dire questo. Con i suoi libri. Li leggo al contrario.
Mi è capitato con la serie di Harry Hole e mi è capitato di nuovo. 
Ho comprato Sole di mezzanotte cedendo, come al solito, all'istinto. Sentivo che questo libro mi sarebbe piaciuto e, una volta verificato che non facesse parte della serie Harry Hole l'ho comprato. Così, senza pensarci.
E l'ho anche letto in fretta. Scelto tra diversi che erano in lista d'attesa, mossa dalla certezza che mi sarebbe piaciuto.
Perchè Jo Nesbø mi piace. Mi piace il suo stile. Mi piace il suo modo di narrare le storie che inventa anche se a volte finisce un tantino sopra alle righe. Mi piacciono i personaggi a cui dà vita, Harry Hole su tutti.

E l'ho letto in due giorni, questo libro! 
Dopo di che, quasi per caso, mi sono resa conto che è il seguito di Sangue e neve... E no... ancora una volta! Mi era capitato anche con la serie Harry Hole quando ancora non conoscevo il personaggio e avevo scoperto da poco l'autore.
Nel caso di Hole ora sto proseguendo in ordine con la lettura, pur avendo prima di tutti gli altri letto il uno degli ultimi - Lo spettro - prima di tutti gli altri. E mi è capitato di nuovo.

Posta tale premessa, il mio giudizio sarà necessariamente solo su questa storia, presa in modo autonomo, senza poterla in nessun modo legare al capitolo precedente.

Devo dire che Sole di mezzanotte narra una storia che si regge benissimo in piedi da sola, anche senza aver letto il libro precedente e trovo che questo sia un punto a favore dell'autore che mette in condizione il lettore di capire ciò che legge anche se non ha letto tutto ciò che ha scritto prima. Pur essendo parte di una serie - la serie Olav Johansen - è un romanzo che ha una sua identità pur lasciando uno spiraglio aperto per un possibile seguito.

Ulf non è il suo vero nome ma è così che si fa chiamare.
Perchè sta scappando e deve necessariamente nascondere la sua identità se vuole tentare di salvarsi la pelle. Ulf è un buono che indossa, però, un abito da cattivo. Cattivo per necessità, non per volontà. Cattivo per amore.
Ora scappa da una morte sicura
Dopo aver percorso tanti chilometri, nella certezza che ovunque lo troveranno, si ritrova in un paesino norvegese sperduto nella zona più a nord della Norvegia.
Qui incontra gente sconosciuta che non resterà tale a lungo. Qui troverà anche una possibile via per  sua redenzione, ammesso che sia possibile per un uomo come lui.
Ma, infondo, che uomo è? I motivi che l'hanno spinto a tenere determinati comportamenti non contano nulla? Si può dimenticare? Cosa si può dimenticare e cosa, invece, no? 
Si imbatte in gente molto religiosa. Lui che tutto può dirsi meno che credente. Come, tutto questo, potrà influenzarlo?
Riuscirà ad avere un futuro o il suo destino è quello di essere scovato e ucciso lì, al freddo, in un capanno tra renne e lupi?

Il protagonista che esce dalla penna di Nesbø è un buono, incapace di uccidere. Strana questa cosa, conoscento l'autore. Non tanto il fatto che sia un buono quanto la sua incapacità di premere quel maledetto grilletto. Eppure è un personaggio riuscito. Anche lui tira fuori delle caratteristiche da supereroe e fa delle cose che ad un certo punto mi hanno quasi fatto venire il voltastomaco (sensazione passata subito, alla pagina successiva, tanta era la voglia di capire come si andava avanti) ma, che devo dire, lo stile di Nesbø mi piace e mi piace questo suo modo di dipingere personaggi sempre ai limiti o una spanna sopra le righe. E' un po' la sua caratteristica.

Il finale è aperto. Lascia intendere un possibile seguito e devo dire che non mi è dispiaciuta affatto come storia (considerata al netto di alcune esagerazioni che, però, a Nesbø concedo). Però... c'è un però. Anche lui, stavolta, mi va a cascare sulla punteggiatura. Ancora colpa della traduzione? Non so. Dovrei procurarmi il testo in lingua originale per poterne essere certa. 
Mi ha fatto venire il nervoso pure lui con punteggiatura usata in modo secondo me non corretto. Magari sbaglio, ma mi sono innervosita.
- Ah, ho capito, - dissi, annuii e mi accorsi di avere la schiena sudata. (...)
Guardai la sua cicatrice. - Ti credo. Allora, andiamo. Grazie - , Le tesi la mano. Questa volta la strinse. La sua era dura e bollente, come una pietra riscaldata dal sole. 
Trattini, virgolette usati assieme in questo modo mi fanno impazzire.
Ad un certo punto ho deciso di non farci più caso e di lasciarmi andare alla storia ma questa cosa mi è un po' dispiaciuta. Nesbø non è da te, suvvia!

Con questa lettura - che tra l'altro propongo per il Venerdì del libro di oggi - partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
 

Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 6 : un libro nella cui cover non siano raffigurate persone.

giovedì 21 aprile 2016

Nuovi arrivi#24 e in biblioteca#22

Il mese di aprile è stato particolarmente fecondo sul fronte dei nuovi arrivi, sia per via delle mie capatine in biblioteca che per gli acquisti ai quali non ho saputo resistere.
Gli ultimi due arrivi dalla biblioteca sono Dimmi che credi al destino e Meno cinque alla felicità!
Quello di Bianchini non era preventivato: l'ho visto in bella mostra sul tavolo degli arrivi più recenti in biblioteca e non ho saputo resistere alla tentazione. L'altro, invece, l'ho scelto per partecipare ad uno degli obiettivi della challenge di lettura che sto seguendo, come libro senza persone sulla cover.
Non so molto della trama dell'uno così come dell'altro, non le ho appositamente cercare, così saranno entrambi una sorpresa.

Open, di Andre Agassi, è finito nella mia libreria a seguito di un acquisto per un regalo, mai consegnato al destinatario. Non ho avuto occasione di consegnare quello che avrebbe dovuto essere un regalo di Natale: l'ho tenuto per mesi incartato dentro ad un cassetto poi, quando ho iniziato a vergognarmi di guardare quella carta da regalo con le palline natalizie e le stelle dorate, ho deciso di scartarlo e considerarlo un regalo per me. In questo momento, a dire il vero, è nelle mani di mia madre che ama storie vere. Chissà se le piacerà? Si tratta pur sempre di una biografia.

Sole di mezzanotte è stata una scelta piuttosto semplice. 

Ero in procinto di comprare il libro Perchè le donne valgono su richiesta di mia madre (che affida a me gli acquisti in libreria) ed ho approfittato per prendere due nuove letture per i miei figli... e una per me. Nesbø, appunto, libro che ho iniziato a leggere ieri.
A proposito del libro comprato per mia madre - Perchè le donne valgono - mi sono subito resa conto che non le sarebbe piaciuto. Si tratta di un saggio, con tanto di dati economici, statistici... Credo che lei si aspettasse un racconto. Mi ha detto di averne sentito una presentazione in tv: o non ha ben capito lei, o chi lo ha presentato non l'ha fatto in modo chiaro.
Comunque da quel che ho capito la lettura è stata abbandonata dopo poche pagine.

A mia figlia ho comprato In punta di dita, scelto pensando alla sua passione per la pallavolo. In parallelo, all'ometto di casa ho pensato di acquistare un'altra avventura delle Cipolline, la squadra di calcio della serie Gol! che tanto gli piace .Sempre tra in nuovi arrivi vanno annoverati altri quattro libri della collana Scrittori di Classe 2, con storie scritte da autori per ragazzi ma ispirandosi a racconti che arrivano dagli alunni di diverse scuole italiane. Si tratta di In piedi sui pedali (tra l'altro scritto dallo stesso Luigi Garlando della serie Gol!), Il fantasma sei tu, Sulle ali della libertà, Un bullo... 100 libri. Li abbiamo presi grazie ad una raccolta punti e, se non ho capito male, per completare la serie ce ne mancano un paio.

mercoledì 20 aprile 2016

La voce del violino (A. Camilleri)

Può un violino raccontare al suo uditore qualche cosa di diverso dalla musica che si origina dalle sue corde? Per Salvo Montalbano la risposta è sì, senza ombra di dubbio.
La prova è nel libro La voce del violino che narra la quarta indagine del commissario Montalbano, nato dalla fantasia di Andrea Camilleri, che si trova alle prese con una giovane e bella donna assassinata senza un apparente perchè. 

Si tratta di una serie pertanto la storia di Montalbano, quella personale in particolare, si evolve. Sia per quanto riguarda il suo rapporto con Livia che quello con il piccolo François. Chi ha letto le sue precedenti avventura sa bene di cosa sto parlando e, per chi non l'avesse ancora fatto, non dico di più.

Anche stavolta Montalbano dimostra di essere un uomo intuitivo, capace di mettere in atto un metodo che, pur essendo a volte discutibile dal punto di vista procedurale, è sempre seguito per arrivare alla verità.

Michela, questo è il nome della giovane donna trovata assassinata (trovata a seguito di una particolare coincidenza dallo stesso Montalbano) in una elegante villetta. Nuda. Completamente nuda. Soffocata. 
Nessun segno di effrazione, nessun segno di violenza. Segni di rapporti sessuali che, a quel che dice il medico legale, sono stati consenzienti.
Le voci di quartiere fanno puntare il dito contro qualcuno. Troppo semplice, però. Quando la situazione inizia a prendere una brutta piega, Montalbano comincia a rendersi conto che, forse, l'intera vicenda avrebbe potuto avere un epilogo diverso se solo...
Sono tanti i se.

Anche in questo libro compaiono immagini ricorrenti come Montalbano nella sua casetta in riva al mare, la lontanza da Livia e il loro sentirsi al telefono, la figura un po' ingombrante tra loro di Mimì Augello, l'appettito di Montalbano e il ruolo della sua governante. Elementi noti che rappresentano la continuità con le avventure precedenti e che, ne sono certa, torneranno anche nelle avventure che verranno. 

Su tutto, però, c'è la spassosità di fondo legata all'uso del dialetto e quel modo di fare così particolare che lega il commissario ai suoi uomini. Alcuni di essi sono davvero divertenti nel loro essere persone semplici, coriacee. Uno su tutti il simpaticissimo Catarella, telefonista d'eccezione stavolta alle prese con un corso d'informatica.
Dottori, ci voleva dire che mi hanno acchiamato dalla Quistura di Montilusa. S'arricorda che le dissi di quel concorso d'informaticcia? Accomincia lunedì matino e io mi devo apprisintari. Come farete senza di mia al tilifono?
Come di consueto, in perfetto stile Camilleri-Montalbano, la lettura mi ha divertita (per il modo in cui il racconto viene proposto e per le situazioni oltre che i dialoghi a volte anche difficili da tradurre ma ai quali si arriva senza fatica, una volta che ci si è fatta l'abitudine) ed intrigata sul fronte dell'indagine.

L'acuto Montalbano fa i suoi ragionamenti in modo che può sembrare casuale ma che casuale non è affatto. E mangia sempre molto bene, il commissario. Che sia per mano di Adelina così come di altri. Buongustaio!

Il volume è di un formato molto gradevole soprattutto per chi, come me, è abituato a tenere libri in borsa. L'unica pecca - credo di averlo detto anche altre volte - sono i caratteri piccini. La lettura è comunque scorrevole una volta superato lo scoglio del dialetto per cui anche sui caratteri si può chiudere un occhio!

Con questa lettura partecipo alla Challenge 2016 - Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 2: un libro di un autore che abbia più di 60 anni.