Visualizzazione post con etichetta venerdì del libro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta venerdì del libro. Mostra tutti i post

venerdì 22 maggio 2020

Eroi dell'Olimpo. L'eroe perduto (R. Riordan) - Venerdì del libro

Non c'è niente da fare. Sarà pure un autore per ragazzi, io non rientro nella categoria da un po' ma Rick Riordan riesce a lasciarmi addosso la voglia di andare avanti e cercare subito il seguito delle serie che propone. Le stue avventure tra dei e semidei sono conivolgenti e viene voglia di andare avanti con voracità.

E' stato così con Percy Jackson & gli dei dell'Olimpo, è così con gli Eroi dell'Olimpo di cui ho appena terminato di leggere L'eroe perduto, il primo della serie.
In realtà è un discorso mai chiuso con la serie precedente, una continuazione naturale nella quale si ritrovano gli stessi personaggi, più o meno. 

Dico più o meno perchè, come dice il titolo, un eroe è smarrito, perduto, scomparso nel nulla ed il suo non è un nome qualsiasi ma si tratta di Percy Jackson. Annabeth è alla sua ricerca ma ci sono grossi problemi in vista ed è necessario che qualcuno, in sua assenza, prenda le redini della situazione, rischio l'estinzione di tutti gli dei e la distruzione dell'Olimpo.

La novità più grande che arriva con il primo volume della seconda serie, rispetto alla precedente, è l'introduzione della mitologia romana nella storia ed anche un certo scambio ai vertici... ma non dico di più. E inutile dire che ci sono scontri a volontà, ricerche, pericoli, pozioni....
L'ambientazione si divide tra gli Stati Uniti d'America contemporanei e il mondo parallelo, quello che esiste oltre la nebbia, il mondo degli dei.

Due mondi tra i quali tre ragazzi scoprono improvvisamente di doversi dividere, proprio come accadde tempo prima a Percy.
Jason Grace si sveglia negli ultimi posti di un autobus ma non sa come ci è finito. I suoi ricordi sono completamente cancellati e nemmeno quella ragazza che gli fa gli occhi dolci gli dice qualcosa. Cosa ci fa in quel posto? Chi sono quei ragazzi e quelle ragazze che sono in autobus con lui? Dove stanno andando? E perchè?
Leo Valdez è il miglior amico di Jason (così dice) ed è una ragazzo molto abile con bulloni e cacciaviti. Le sue mani sanno dare vita alle cose ed ha qualche problemino con il fuoco. Non ha avuto un'infanzia semplice ed è passato da una famiglia affidataria all'altra.
Piper McLane è la ragazza di Jason (così sostiene, anche se lui non se lo ricorda proprio), è alla ricerca di suo padre scomparso da qualche giorno e serba un segreto: in sogno ha delle visioni inquietanti, con suo padre in pericolo e con strani personaggi che le chiedono di tradire i suoi amici per poter liberare suo padre.

La loro vita ha una decisiva svolta nel momento in cui l'autobus su cui viaggiano viene attaccato da un gruppo di spiriti della tempesta e vengono raggiunti da una ragazza che dice di chiamarsi Annabeth ed essere alla ricerca di un certo Percy Jackson. Quel Percy Jackson che, però, i tre ragazzi non sanno chi sia.
Da questo momento i tre ragazzi verranno catapultati in un altro mondo dove conosceranno tanti personaggi particolari che nemmeno nei sogni hanno mai incontrato: tra satiri, ciclopi, draghi di metallo e dei di ogni fattezza e potenza, Jason, Leo e Piper scopriranno di essere i predestinati per affrontare una grande impresa, pericolosa ma indispensabile per salvare quel mondo in cui le figure mitologiche sono all'ordine del giorno. Arrivano nel campo Mezzosangue: una realtà che non conoscono e che fanno fatica a comprendere fino a che non verrà svelata la loro natura di semidei ed il loro incarico. 
C'è un potentissimo nemico da combattere e sarà necessario che sette semidei combattano insieme... ma loro sono solo tre... 

Nelle more del racconto si prende familiarità non solo con la mitologia greca - come avvenuto con la serie di Percy - ma anche con quella romana e Jason ne sa qualcosa...
Per permettere al lettore di familiarizzare con la forma romana degli dei, alla fine del libro è riportato un glossario molto utile per fare chiarezza (durante la lettura in alcuni punti si usa indifferentemente il nome romano e quello greco per la stessa divinità e io ho dovuto fermarmi a riflettere un momento per ben capire di chi e che cosa stessimo parlando).

Si scopre, ad esempio, che Poseidone (dio greco del mare, figlio dei Titani Crono e Rea nonchè fratello di Zeus e Ade) nella sua forma romana è Nettuno. 
Facile, no? Lo sanno tutti, giusto? 
Però magari con gli dei minori il discorso cambia ed è una bella scoperta. Per ma, almeno, lo è stata.
Magari chi è esperto di mitologia greta e romana si farà una risata davanti alle mie considerazioni ma per me sono state piacevoli scoperte (ed anche conferme in alcuni casi) su argomenti che non spolvero da tempo (se non con letture di questo tipo).

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti è stato Leo. 
Un ragazzo convinto di essere sfortunato, respinto da tutti, una presenza inutile secondo il suo punto di vista. Scoprirà che non è affatto così e la sua nuova consapevolezza lo ha reso molto tenero ai miei occhi, come se un ragazzino maturasse pian piano fino a rendersi conto di avere un ruolo importante (e direi anche fondamentale) nel mondo.

E Percy? Verrà ritrovato? Che fine avrà fatto?
Non posso dirlo. Eh no! Che gusto ci sarebbe... Posso solo dire che la strada è lunga così come lo è la serie che è composta da cinque libri. Ce ne saranno, ancora, di avventure!

Ps: io ho letto la versione con copertina flessibile e l'ho trattato un po' male... nel senso che mi sono portata il libro in giro continuamente da una stanza all'altra, anche nelle poche uscite in giardino da mia madre in borsa e la copertina si è sgualcita un po', tenendo anche conto che con le sue brave 500 pagine non è nemmeno piccino piccino e leggerissimo... diciamo che ora è un libro vissuto!!! Non rovinerei mai e poi mai un libro.

Segnalo questa lettura per il Venerdì del libro di oggi.
***
Eroi dell'Olimpo. L'eroe perduto
Rick Riordan
Mondadori - Oscar Bestesellers
518 pagine
6.99 euro Kindle - 17.00 euro copertina rigida - 11.50 euro copertina flessibile

venerdì 27 settembre 2019

Ti rubo la vita (C. Leone) - Venerdì del libro

Sono tre donne le protagoniste del libro Ti rubo la vita di Cinzia Leone. Un libro che ho fatto inaspettatamente fatica a trovare in libreria e che ho dovuto ordinare aspettando con una certa impazienza che il mio telefono squillasse e mi comunicassero il suo arrivo. 
Ci ha messo una settimana ad arrivare ed è stata una sofferenza.
Non so come mai. Forse perchè sentivo che si sarebbe trattato di una lettura importante.
Forse perchè, a pelle, avvertivo le emozioni che mi si sarebbero poi cucite addosso.
O semplicemente perchè essendo un libro piuttosto consistente con più di seicento pagine temevo di restare intrappolata nella lettura per troppo tempo e di stancarmi strada facendo (con i libri molto lunghi, se la storia non mi prende, rischio di annoiarmi e di leggere moooolto lentamente allungando l'agonia).

Fatto sta che quando ho iniziato a leggere le prime pagine ho subito capito che l'attesa, l'impazienza erano state ripagate appieno. Non solo non mi sono affatto stancata ma ho fatto fatica a staccarmi da quelle pagine, costretta a farlo dalla necessità di riposare gli occhi e mettere in fila i pensieri.

Mi hanno ripagata le storie di tre donne diverse - una  musulmana, un'ebrea italiana vissuta negli anni Trenta e una donna dei tempi attuali - tutte accomunate da una vita in qualche modo "rubata". 
Mai titolo fu più azzeccato!

Mi ha ripagata la storia di Miriam: una donna a cui è stato chiesto/imposto di rinunciare alla propria identità, alle proprie radici, alla propria esistenza. Un'altra famiglia, un'altra donna accanto ad un uomo che oramai non era più capace di riconoscere come colui che l'aveva fatta innamorare. Un peso troppo grande da sopportare, un sacrificio troppo estremo quello che le viene chiesto.

Mi ha ripagata Giuditta: il personaggio che ho amato più di tutti. Più di tutte le protagoniste ma, in generale, più dei tanti personaggi che entrano in ballo nell'arco di tutto il Novecento (tale è lo spazio temporale che percorre l'autrice). Una donna coraggiosa, Giuditta: mi è sembrato di perdermi nello scintillio dei suoi occhi pieni d'orgoglio, mi è sembrato di avvertire la sua stessa paura, ho sentito io per prima i fremiti dell'amore per quell'uomo su cui non avrebbe dovuto posare i suoi occhi. Giuditta è il personaggio più longevo delle storie narrate: compare bambina con un futuro incerto davanti ai suoi occhi ed è ancora lì, nelle pieghe delle pagine, anziana e con una storia alle spalle.  
Giuditta è il personaggio che ho amato fino alla fine. Una donna di carattere, capace di affrontare le insidie della vita a testa alta e senza rinnegare se stessa. Una donna che ha segnato le esistenze di coloro che le sono vissuti accanto, in un modo o nell'altro e che ha abituato i suoi cari alla libertà.

E poi Esther. Anche la sua, di storia, ha ripagato la mia attesa in un modo ancora più intenso degli altri perchè dall'epilogo inaspettato.
Ammetto di essermi chiesta, ad un certo punto, che tipo di legame ci potesse essere tra le tre donne che davano il nome ad altrettante sezioni del libro e mi sono scoperta impaziente di capire quale fosse quel legame.

Non posso che complimentarmi con l'autrice non solo per il suo impeccabile stile narrativo, capace di ammaliare il lettore anche nei passaggi meno semplici - si parla di culture, religioni, tradizioni diverse, in epoche diverse - ma anche per aver saputo imbastire storie con maestria, creare legami con nodi stretti ed indelebili ma, a volte, anche con nodi più sottili ed impercettibili ma pur sempre presenti.

Mi ha piacevolmente sorpresa trovare parte della storia ambientata nelle Marche, la mia regione. Una bella, bellissima sorpresa. Ed un punto in più per un libro che mi è piaciuto molto e che consiglio caldamente, suggerendolo anche per il Venerdì del libro di oggi.

Singolare anche l'epilogo. Inaspettato ed originale.

Ps. molto bella (secondo il mio parere) anche la copertina.
***
Ti rubo la vita
Cinzia Leone
Mondadori Editore
613 pagine
20.00 euro

venerdì 6 settembre 2019

La luce sugli oceani (M.L.Stedman) - Venerdì del libro

La luce sugli oceani è uno di quei libri che riservano delle sorprese al lettore. 
Uno di quei libri che magari possono apparire lenti all'inizio ma che, poi, dimostrano che la narrazione non è stata affatto casuale anche quando si poteva pensare il contrario.

Stedman racconta una storia d'amore. 
O meglio, racconta tante storie d'amore che si sommano, si intrecciano, cercano di farsi spazio.

Tom è il guardiano del faro. Isabel è sua moglie.
Vivono da soli su un'isola che è diventata il loro mondo e non sentono il bisogno di tornare alla vita precedente, alla terraferma, alla vicinanza con le rispettive famiglie. Manca solo un figlio. Quel figlio che tanto hanno voluto ma che, più d'una volta, è arrivato ma se n'è andato lasciando un grande vuoto soprattutto in lei, in Isabel.

Nel momento in cui vedono avvicinarsi una barca e sentono il flebile vagito di un bambino, o meglio di una bambina, la vita al faro cambia per la coppia.
Isabel non ha dubbi: è un segno del Signore. Colui che toglie e che dà, dopo aver tanto tolto alla giovane coppia ora ha deciso di dare una splendida bambina.
Tom è dibattuto tra l'amore per la moglie, la voglia di famiglia e il senso di responsabilità che lo spinge ad annotare nel registro del faro quanto accaduto. La bambina non era sola nella barca: un uomo, con lei. Un cadavere. Quello di suo padre, pensano Tom e Isabel.
Deducono che la bambina sia sola al mondo e trovano giusto tenerla e farla passare per quel figlio che, dopo altri due in precedenza, è morto appena nato.

A cosa può portare tutto ciò?

La storia non mi è sembrata affatto male fin dall'inizio ma ho subito avuto l'impressione che la narrazione avrebbe tenuto un passo piuttosto lento. Vengono raccontati tanti dettagli - a volte con descrizioni minuziose che nulla sembrano dare alla storia se non allungare l'attesa del lettore che attende una svolta - e questo mi ha un pochino rallentata nella lettura.

Poi, però, arriva la svolta. Arriva l'accelerazione la curiosità per arrivare ad una fine che si fa fatica ad immaginare perchè dolorosa, qualunque essa possa essere.

Eh sì, perchè ad una vita felice grazie all'arrivo, in un modo così inaspettato, di un piccolo angelo con i riccioli biondi, si somma la voce di una coscienza che inizia a bussare alle orecchie ed al cuore di quel guardiano del faro che non ce la fa più a tacere, a vivere la sua felicità sapendo che per essa è stata sacrificata quella di qualcun altro: di un'altra madre.

Ciò che più mi è piaciuto di questo libro è stata l'abilità dell'autrice di far affezionare il lettore ad un personaggio e di farlo arrivare a comprendere le sue ragioni per poi scompigliare le carte e proporne un altro, di personaggio, in maniera altrettanto forte ed incisiva tanto da insinuare qualche dubbio in chi legge, soprattutto quando le ragioni dell'uno sono uguali e contrarie a quelle dell'altro.
Brava, in questo molto brava.

Il lettore arriva ad interrogarsi su fino a che punto ci si possa spingere quando si è mossi dalla convinzione di agire per il bene altrui, dove sia il limite tra la propria felicità e quella degli altri, su cosa sia giusto e cosa non lo sia. Ci si chiede fino a che punto ci si possa spingere nel compiere una scelta d'amore... quanto possa essere giusta una scelta che, comunque, cambia la vita di qualcuno senza che questo qualcuno possa avere voce in capitolo...

E' un libro emozionante, che fa riflettere sulla fragilità umana, sulla ricerca della felicità, sul dolore che la felicità altrui può provocare... Un gran bel libro. Sono contenta di averlo letto anche se, non posso negarlo, non credevo che la lettura sarebbe proceduta con i ritmi che invece ho rispettato. Credevo di ingranare subito la storia e che le pagine sarebbero volate vai in fretta invece non è stato così. E' una storia della quale non ci si può perdere nemmeno un dettaglio per sentirla veramente, per mettersi nei panni di quei personaggi, per sentire il dolore, la sofferenza, la gioia che trapela dalle pagine.

Con questa lettura torno a partecipare, dopo un periodo di assenza, al Venerdì del libro di oggi consigliando caldamente la storia di Tom, di Isabel e della loro bambina.

***
La luce sugli oceani
M.L. Stedman 
Garzanti Editore
360 pagine
9.90 euro

venerdì 9 agosto 2019

Quello che non siamo diventati (T. Fusari)

Intenso, commovente, toccante.
L'ultimo libro di Tommaso Fusari - che ho conosciuto con Tempi duri per i romantici - è uno di quelli che si fa fatica a lasciar andare.

Quando un libro mi piace lo capisco subito. Se già dalle prime pagine faccio fatica a staccarmene, se non sento la necessità di alzarmi continuamente dal divano, di andare a bere, di affacciarmi dalla finestra o, se sono al mare, di andare a rinfrescarmi in acqua allora vuol dire che l'autore ha fatto centro.
Con Quello che non siamo diventati mi sono trovata in piedi al mattino alle 6.00 con il libro in mano e nessuna voglia di tornare a letto ancora un po', come invece capita altre volte quando per un motivo o per un altro - spesso a causa del camion dell'immondizia! - mi sveglio troppo presto.

Con Sara e Michael è stato feeling fin dalle primissime pagine. Fin dal momento in cui è iniziato a trasparire quel dolore latente che nell'uno e nell'altro personaggio emerge con chiarezze.
Sono due fratelli, Sara e Michael. Lei è la più grande. Sono soli al mondo: orfani da tanto tempo, hanno perso anche la nonna che era l'unico legame rimasto con la loro famiglia. Oramai cresciuti, pur vivendo sotto lo stesso tetto si sono pian piano allontanati tanto da non far caso l'uno alla sofferenza dell'altro.
Eppure si sono amati molto, da bambini. Poi qualche cosa si è rotto e quelle promesse fatte allora, quelle situazioni condivise che li avevano legati a doppio filo sono andate via via allentandosi, fino a disperdersi nei meandri di un'esistenza insoddisfacente per entrambi.
Eppure... nessuno dei due sente la necessità di relazionarsi in modo vero e sincero con l'altro. Fanno ognuno al propria vita, i propri incontri ed anche i propri scontri, come se fossero degli estranei che condividono lo stesso tetto.

Triste. Molto triste tutto ciò e terribilmente verosimile. Quante volte capita di perdere pian piano contatto con gli altri senza nemmeno rendercene conto? Capita tra amici, tra coniugi, tra fidanzati e, in questo caso, anche tra fratelli anche se si condivide la stessa sofferenza. Anzi, forse è proprio questa sofferenza che li divide, declinata in modo differente dall'uno e dall'altra.
Sara che si è sempre sentita responsabile per quel fratello più piccolo al quale avrebbe voluto tanto fare da punto di riferimento.
Michael che non ha avuto la vita che sognava, nemmeno la minima parte di quella vita che avrebbe reso i suoi genitori orgogliosi di lui.

Sara che vive tra casa e lavoro, Sara che sta per avere una promozione, Sara che sta per pagare lo scotto di un corteggiamento che cova sotto la cenere e che è pronto a manifestarsi con la violenza di un vulcano in eruzione.
Michael che vive di espedienti, Michael che sembra aver trovato la donna della sua vita e che è sul punto di partire con lei lasciandosi tutto alle spalle, Michael che non riesce a trovare il coraggio di dire a sua sorella che presto sarà lontano da lei, dal suo passato e dal suo presente che gli va così stretto.

Ma la vita, si sa, riserva delle sorprese e quei pesanti silenzi possono anche crollare al suolo con il fragore di un cristallo che va in mille pezzi, lasciando anche delle ferite più o meno profonde, destinate a sanguinare ma anche a far male pur non sanguinando più.

Di questo libro ho amato lo stile di scrittura. Fusari coccola il lettore quando c'è da coccolarlo ma lo mette davanti alla dura realtà quando questo la storia richiede.
Usa uno diverso stile narrativo quando la protagonista della vicenda è Sara rispetto a quando lo è suo fratello: uno stile più ruvido, in questo secondo caso, più coriaceo rispetto alla delicatezza riservata a Sara.
Ci sono tanti modi di andarsene. Si può andare via anche restando esattamente dove siamo, perchè le distanze non sono tra le persone, ma tra i cuori.
 I personaggi mi sono piaciuti entrambi ma dei due mi è subito sembrata Sara la più fragile, anche quando la storia era ancora agli inizi e lei si mostra come la forte della situazione, la responsabile, la donna di casa.

Non sono dei protagonisti perfetti. Tutt'altro.
Sono entrambi fragili ma affrontano in modo diverso la loro fragilità. 
Sara la soffoca con quel senso di responsabilità che le è derivato dall'essere sorella maggiore.
Michael la soffoca prendendo a morsi la vita, senza mai abbandonarsi ai ricordi che, anzi, tende a tenere lontani, come se non fossero suoi.
Eppure i ricordi sono i protagonisti accanto al presente di entrambi. L'autore propone ogni tanto dei flashback molto efficaci.
Ho molto apprezzato anche questo.

Non è certo una novità - molto spesso alla narrazione vengono intervallati spezzoni di esperienze passate - ma Fusari lo fa con garbo, lasciando anche al lettore il modo di tirare le somme in modo autonomo, senza imboccarlo fino alla fine.
Bravo. Ho molto apprezzato!

E' una lettura che consiglio, una lettura che strappa anche qualche lacrima ma che, comunque, lascia aperta la porta della speranza, alla fiducia, all'amore.
Quello vero.
Quello con la A maiuscola.
Quello tra fratello e sorella.
***
Quello che non siamo diventati
Tommaso Fusari
Mondadori Editore
260 pagine
17.00 euro

venerdì 24 maggio 2019

Alice nel paese delle meraviglie (L. Carrol) - Venerdì del libro

Ho letto il libro di Lewis Carrol Alice nel paese delle meravigle 153 anni dopo la sua prima stesura. Credo che, insieme a David Copperfield, sia uno dei classici più risalenti nel tempo che io abbia mai letto. Ho trovato un'edizione del 1991 che è decisamente più scorrevole del testo originale - a cui ho avuto modo di dare velocemente un'occhiata in un'edizione ancora più vecchia di quella che ho letto io, trovata in biblioteca - e l'ho usato come libro cuscinetto...
I libri cuscinetto, in casa mia, sono quelli che lascio di solito in bagno e che prendo tra le mani quando ho del tempo da passare in quel posto. Ce n'è sempre uno sulla mensola e in questo periodo è stato quello che narrava le vicende di Alice. E' un libro che si legge in fretta ma che io non ho letto in pochissimi giorni proprio perchè ammetto di non avergli dedicato moltissimo tempo e, soprattutto, continuità.

Su questa storia fantastica è stato scritto di tutto e di più per cui io mi limiterò a poche osservazioni.
Innanzitutto Carrol dimostra un'inventiva straordinaria, riuscendo a giocare abilmente con le parole e con le immagini in modo giocoso.
L'autore si è divertito così tanto - almeno credo - da decidere di dare un seguito alle avventure di Alice con Attraverso lo specchio.

Non credo che sia necessario raccontare la trama che accenno appena: la piccola Alice si trova, all'improvviso, in un mondo fantastico e vive avventure straordinarie. Incontra il Bianconiglio, un Topino molto speciale, si trova  a gustare un particolarissimo thè con il Cappellaio Matto e con la Lepre Marzolina ed i suoi amici che si spartono allegramente la merenda, con una Regina che minaccia di tagliare la testa a tutti, con una Lucertolina alla quale viene affidato un compito ignobile, con dei Porcellini d'India che vengono messi a tacere all'interno di un sacco. 

L'autore gioca con la fantasia e riuscendo ad osservare la realtà, per mezzo dei suoi personaggi, con quell'innocenza e quel candore che sono propri dei bambini. 

Alice è una bambina curiosa, come i bambini di oggi - purtroppo - spesso non riescono ad essere. Pone un sacco di domande anche quando capisce  che sarebbe meglio tacere, scruta la realtà che la circonda (o, per lo meno, quella che lei considera essere tale) con immensa meraviglia.
Carrol propone un lungo viaggio con la fantasia che incuriosisce e diverte e fa anche pensare.

Ad esempio mi preme sottolineare un aspetto in merito alla figura della Regina. Al cospetto di Alice e del lettore compare una Regina che tiranneggia tutti (a parole) e che minaccia di tagliare teste a destra e a manca. E' lei che comanda, pensa il lettore, salvo poi imbattersi in un Re che la lascia palesemente fare ma poi, dopo che lei ha condannato a morte tutti, si volta verso il gruppetto degli sfortunati personaggi e sussurra loro "...siete perdonati". Un po' come dire, lasciatela parlare e minacciare, tanto alla fine chi decide sono io.
Significativo, no?

Indubbiamente le trasposizioni cinematografiche - a partire da quella della Disney fino ad arrivare alla versione diretta da Tim Burton - mi hanno influenzata un po' nel tentativo di immaginare i personaggi. Come non dare al cappellaio matto il volto di Johnny Depp? Di solito evito di guardare i film tratti dai libri prima di averli letti ma in questo caso è stato inevitabile visto che sono praticamente cresciuta con le immagini della Disney.
A parte questo dettaglio, mi ha fatto piacere tornare bambina per qualche ora così come sono contenta di aver recuperato una lettura che - lo ammetto - mi mancava.

Con questo libro partecipo alla challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro di autore morto e sono in tempo per segnalare le avventure di Alice per il Venerdì del libro di oggi.
***
Alice nel paese delle meraviglie
Lewis Carrol
Casa editrice Sei
166 pagine
prezzo di copertina L. 12.000 (ovviamente intendo l'edizione che ho letto io. In commercio ci sono tantissime edizioni delle avventure di Alice di diversi prezzi e formati)

venerdì 5 aprile 2019

Le parole di Sara (M. De Giovanni) - Venerdì del libro

Sara va a caccia dei colpevoli e cerca giustizia.
A modo suo, però.
Sara non è una poliziotta. E' una giustiziera.
E' una donna invisibile. 
Sa come passare inosservata e non avrebbe alcun interesse per la vita se non fosse per il piccolo Massimiliano che, da poco, è entrato a far parte della sua esistenza.
Sara è una nonna e quel piccolo batuffolo di tenerezza le restituisce un po' di quel calore che ha perso nel tempo. 
Calore che ha perso quando ha abbandonato suo figlio Giorgio, da bambino, per seguire il suo amore.
Calore che ha perso quando è morto Massimiliano, il suo compagno.


Sara è un personaggio creato dalla penna di Maurizio De Giovanni e che, anche contro le aspettative dello stesso autore (così ha detto) ha ottenuto un ottimo successo tra i lettori diventando la protagonista di una storia forte, potente, intensa.

Le parole di Sara è il secondo volume della serie che ha questa donna con i capelli grigi come protagonista. Conosciuta nel precedente Sara al tramonto, ho ritrovato un personaggio familiare che aspettavo da tempo e che non ha deluso le mie aspettative.

Questa seconda avventura è completata da un racconto che l'autore inserisce alla fine del libro ma che lui stesso, nelle primissime pagine, invita a leggere da parte di tutti coloro che volessero conoscere l'inizio della storia di Sara, già pubblicato nell'antologia Sbirre (raccolta di racconti che hanno donne molto particolari per protagoniste).
Io ho seguito il suo consiglio ed ho avuto modo di conoscere meglio Sara ed i suoi fantasmi, quell'inizio che nel primo libro manca e nel quale si davano parecchie situazioni come scontate ma che non erano state approfondite. Trovo che l'idea di dare l'occasione di tornare indietro nel tempo con un racconto di questo tipo sia stata buona cosa.

Nel racconto emerge anche l'amicizia tra la Bionda e la Mora, Teresa e Sara che, lasciatesi 30 anni prima, ora (nel nuovo libro) si trovano a leggere l'una negli occhi dell'altra la rispettiva solitudine e la rispettiva disperazione. Ma, mentre Sara tenta di dare uno scopo alla sua vita grazie al piccolo Massimiliano - suo nipote - Teresa è alle prese con una grande sofferenza legata ad un errore compiuto quasi senza accorgersene, con una superficialità che poco si addice ad una donna come lei.

Un giovane ricercatore è scomparso. Teresa è toccata in prima persona da questa faccenda visto che è stata l'ultima a vederlo, dopo averlo salutato sul portone di casa dopo una notte d'amore. Teresa non intende percorrere le abituali vie per ritrovarlo ma chiede aiuto a Sara affinchè la aiuti in nome di una vecchia amicizia ma anche alla luce di una indiscussa professionalità nel suo campo. 

Tra vecchi ricordi che tornano a galla, tra i fantasmi dei suoi due uomini perduti e la ritrovata speranza per il futuro, Sara si trova a fare i conti con una situazione che sembra non presentare falle. Quel castello fatto di soprusi, di violenza, di denaro, di sfruttamento e di invalicabile protezione che emerge sembra un ostacolo troppo grande per arrivare ad avere giustizia.
Sarà davvero così?  

I personaggi vengono approfonditi come De Giovanni sa fare: Sara emerge con sempre maggiore forza. E' una donna di carattere nonostante la sua sofferenza interiore. E' una donna di poche parole ma quelle poche parole che pronuncia sono capaci di scavare nel profondo chi le ascolta, sia esso un sospettato, un amico, un collaboratore. Non parla mai a vanvera, Sara. E questo aspetto del suo carattere mi era piaciuto all'epoca della precedente lettura e mi piace ancor di più oggi. 

Un personaggio che ho adorato è stato Davide Pardo. Quell'ispettore un po' impacciato, che ronza attorno alla giovane Viola senza riuscire a dare un nome a ciò che lo lega a lei, mi ha intenerita. Me lo immagino grande e grosso alle prese con un sentimento che ancora non riesce ad identificare ma che agli occhi del lettore è molto chiaro. Mi ha divertita durante le passeggiate con il suo enorme cane, mi ha intenerita con Massimiliano in braccio, ma ha fatta innervosire quando ha compiuto dei passi falsi che hanno avuto il sapore della mancanza di rispetto ma che andavano invece tradotti come altro.

Un altro personaggio che mi ha colpita, pur essendo praticamente assente, è la mamma di Viola: la Forza Oscura, come la chiama lei, compare solo nei racconti di sua figlia e sembra davvero un'entità dalla quale fuggire a gambe levate. Eppure lei, quella giovane donna rimasta sola con suo piccolo Massimiliano, riesce a schermarsi dall'influenza negativa di sua madre con serenità, anche se i continui attacchi di lei non la lasciano indifferente.

Sara, secondo il mio parere, non ha rivali. Nessun personaggio - nemmeno Teresa che, pure, è un personaggio forte - riesce a metterla in ombra. E' la protagonista indiscussa anche quando al centro del racconto non c'è lei. 

Ho molto apprezzato l'alternarsi del racconto con i ricordi di una vita oramai passata ma che, letta con una chiave di lettura nuova, ha lasciato dei sassolini come Pollicino ha fatto per trovare la via di casa. Molti sassolini sono stati lasciati proprio da Massimiliano ed ora Sara se ne rende conto.

De Giovanni ha fatto centro un'altra volta con uno stile impeccabile, secondo il mio parere, e offrendo ai lettori personaggi che lasciano il segno, in un modo o nell'altro.

Mi sia concesso un piccolissimo appunto. Non che voglia criticare la scrittura di De Giovanni, assolutamente, ma non posso non dare conto di una stonatura (almeno a me è parsa così). 
...quell'atteggiamento poteva essere giustificato da molteplici ragioni, che non dovevano c'entrare per forza con Minucci... 
Quel c'entrare proprio... Avrei sostituito con che non dovevano avere per forza a che fare con... tutto qui. Sono pignola, lo so, ma mi è saltato agli occhi. Che ci posso fare?

Con questo libro partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro di Maurizio De Giovanni e lo consiglio caldamente per il Venerdì del libro di oggi. Si tratta di una storia autoconclusiva, che si regge perfettamente anche senza il libro precedente ma consiglio di conoscere Sara fin dall'inizio, partendo dal primo libro che la vede come protagonista. In questo modo si avranno tutti gli elementi necessari per decidere se entrare in sintonia con lei oppure no. Restano delle situazioni un pochino sospese che potrebbero essere l'aggancio giusto per un sequel. Lo spero.

Sara un personaggio che, per le sue caratteristiche, può anche non piacere. A me piace.
***
Le parole di Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli Editore
348 pagine
19.00 euro

venerdì 29 marzo 2019

Una vita da libraio (S. Bythell) - Venerdì del libro

Non può certo dirsi avventurosa la vita di un libraio: sempre la solita routine, libri da sistemare, titoli da controllare, etichette da appiccicare, ordini da evadere. Eppure, nel libro Una vita da libraio, Shaun Bythell intende dimostrare come possa davvero diventare un'avventura pur stando sempre seduto sullo sgabello del suo negozio. 
Perché incontrare gente, ogni giorno, è davvero un'avventura straordinaria.
Si incrociano vite, ci si imbatte in tante storie, emergono fissazioni, paure e sofferenze, entusiasmi e tanto altro con il semplice scambio di poche parole, di un saluto, con una richiesta di informazioni.

Il libro è un vero e proprio diario in cui il libraio - l'autore fa davvero il libraio per mestiere e la libreria di cui parla esiste davvero ed è tuttora aperta - per un intero anno coinvolge il lettore anche nelle vendite quotidiane dando conto degli incassi, delle spese per l'acquisto di scatoloni più o meno interessanti ma anche dei movimenti dovuti agli ordini on line. Principalmente, però, l'autore permette al lettore di incontrare nella sua fantasia quei bizzarri personaggi - alcuni sono davvero particolari - che quotidianamente o di tanto in tanto frequentano il suo negozio.

Tutto qui.
A parte le descrizioni, a volte molto divertenti ma spesso ripetitive, dell'arrivo di questo o quel cliente, delle uscite per acquistare libri da chi intende liberare la propri abitazione e smantellare la libreria di casa, non ho trovato altro. Una elencazione di avvenimenti spesso uguali a quelli dei giorni precedenti anche se con episodi differenti e, in più d'una occasione, davvero divertenti.

Ciò che mi è piaciuto più di tutto in assoluto è stata la copertina. Accattivante nei colori, nell'immagine proposta, capace di stuzzicare la fantasia di chi - come me - è andata a cercare immagini di come fosse realmente quella libreria che vende libri usati.

Lo stile è scorrevole e, come tutti i diari, vengono raccontati episodi che si svolgono durante la giornata ma non arriva mai una svolta, qualche cosa che possa rendere davvero avventuroso il racconto. Non dico che la vita di un libraio sia monotona - stare a contatto con tanta gente diversa, ognuno con le proprie caratteristiche e le proprie esigenze, non è affatto facile - ma devo dire che in alcuni punti mi sono addormentata sul divano davanti a pagine di diario particolarmente soporifere. Eh sì, purtroppo sì!

La scena che più mi è piaciuta è stata quella in cui l'autore-protagonista proprietario della libreria dopo aver acquistato un Kindle su Amazon, lo fa letteralmente saltare in aria e usa ciò che resta come simbolo della concorrenza che gli e-book fanno ai cartacei ma anche la concorrenza delle vendite on line nei confronti della vendita nelle librerie. E' un argomento che emerge spesso e che era già preoccupante all'epoca della pubblicazione del libro, qualche anno fa. Ora lo è senza dubbio ancora di più.

Ma lui resiste. Eh sì! Nell'epilogo racconta come si sono evolute alcune situazioni - che fine abbiano fatto alcuni personaggi, o la sua storia con Anna che compare spesso nelle pagine di diario - ma comunica anche che la libreria è ancora aperta e, secondo me, lo fa con un pizzico di orgoglio come dire di essere riuscito a resistere a tutto e a tutti.

E' una lettura senza grosse pretese, non proprio appassionante e coinvolgente ma un intrattenimento accettabile. Dalla bella copertina mi sarei aspettata qualche cosa di più ma quando ho capito che si trattava di un diario mi sono subito detta che, salvo qualche evento straordinario, non sarebbe stato niente di eccezionale se non una normale routine quotidiana.

Con questa lettura - che suggerisco per questo Venerdì del libro a chi cercasse una lettura senza troppe pretese e che offra anche degli spunti su titoli di libri magari da recuperare - partecipo alla Visual Challenge Upgrade, tappa di marzo che volge verso la fine.
***
Una vita da libraio
Shaun Bythell
Einaudi Editore
374 pagine
19.00 euro

venerdì 8 marzo 2019

Contro la tenebra (K. Andrews) - Venerdì del libro

Contro la tenebra è un libro di cui avrei fatto volentieri a meno. 

Premetto che non ho niente contro rapporti omosessuali e che non mi scandalizza certo l'idea che due uomini possano amarsi, anche intensamente, come accade tra i protagonisti di questo libro.
Ciò che non mi è piaciuto è il fatto che si sia voluta calcare la mano su scene che sarebbero state erotiche comunque, anche senza scendere troppo in dettagli che, secondo me, sono stati esclusivamente di cattivo gusto. 

E lo sarebbero stati - di cattivo gusto - anche se la storia avesse avuto come protagonisti un uomo e una donna. 

Vorrei che questo fosse chiaro!
Ma andiamo con ordine.

Siamo in un'ambientazione apocalittica. 
Parker Osborne, matricola del college, è alle prese con un saggio scolastico al quale è stato dato un voto che, secondo il suo parere, non è adeguato. 
Responsabile di ciò è un assistente, Adam Hawkins, irremovibile sulla sua posizione, convinto che quello studente possa fare molto meglio.
I due si confrontano, prendono le misure l'un l'altro come se dovessero sfidarsi a livello personale. 
Non sanno, però, che dal giorno successivo il pessimo voto di Parker sarà l'ultimo dei loro pensieri e la sfida si sposterà altrove. 

Perchè il giorno successivo l'umanità sarà infettata da un virus che trasforma uomini e donne in esseri molto simili agli zombie, pronti a sbranare chiunque, infettando a destra e a manca con un loro morso. Chi viene morso, infatti, diventa come loro.
Questi strani e pericolosi esseri arrivano anche nel campus ed è un fuggi fuggi generale. 
Parker ed Adam scappano a bordo della moto di quest'ultimo.
Dove andranno? Come riusciranno a far fronte ad una situazione così orribile e come riusciranno a sopravvivere quando, attorno a loro, si accumulano cadaveri su cadaveri e si moltiplicano gli infetti assassini? Come potrà farsi spazio una storia d'amore tra i due in un contesto del genere?

Questo è il quadro. 
Posto che non amo le situazioni apocalittiche, posto che non amo gli zombie ne' altri esseri che possano loro somigliare, mi sono messa alla lettura consapevole che avrei avuto a che fare con un genere molto lontano da ciò che amo. 
Ma per via di una challenge a cui sto partecipando non avrei mollato la lettura per niente al mondo così ho assistito (mio malgrado) a lotte per la sopravvivenza ma anche a momenti di intimità tra i due protagonisti che si sono trovati sempre più vicini, con un'intesa sempre maggiore sfociata ben presto in qualche cosa di più di una battaglia contro i mostri.

Come accennavo sopra, non ho apprezzato le descrizioni fornite dall'autrice su momenti intimi che avrebbero potuto accendere l'immaginazione in ben altro modo, senza dover necessariamente esagerare.
Non ho apprezzato la presenza di alcune - una in particolare - imprecazioni contro Dio molto esplicite. Non è bello dover leggere frasi irrispettose soprattutto quando si sarebbero potute utilizzare  frasi che avrebbero dato lo stesso senso all'esclamazione senza arrivare a tanto. Non voglio passare per una bigotta, non è questo il punto. Il punto è che il lettore va rispettato, sempre, e non deve essere costretto a leggere qualche cosa che potrebbe disturbarlo in questo modo soprattutto se ciò - come in questo caso - appare più che evitabile. 
Vogliamo dare la colpa alla traduzione? Alla superficialità? Alla voglia di fare colpo (su chi, poi? magari su un lettore distratto)? Fatto sta che anche questa cosa mi ha disturbata e non poco.

I personaggi... bhè, Parker mi è sembrato molto immaturo (ha diciotto anni ma si comporta, soprattutto nella prima parte del libro, come un adolescente poco equilibrato). Adam è più maturo, lo si capisce subito, ma ha dei segreti che verranno svelati durante la lettura, il più importante dei quali - non è un segreto ne' uno spoiler visto che viene narrato sulla trama di presentazione del libro - contribuisce a rendere la situazione ancora più assurda: è un lupo mannaro.

Non è una lettura nelle mie corde. Non è una storia autoconclusiva ma non ho alcuna curiosità di capire che fine faranno, se la famiglia di Parker si sarà salvata oppure no, se il voto sul suo compito tornerà ad essere l'unico problema da affrontare. E non sono nemmeno curiosa sulle prossime scene di sesso tra i due: l'erotismo è altro.

Posso dire, sono onesta, che la narrazione è scorrevole ma per il resto non è una lettura nelle mie corde.

Per questo Venerdì del libro vi chiedo: vi siete mai imbattuti in libri di questo tipo? 
***
Contro la tenebra (Kick at the darkness vol. 1)
Keira Andrews
Triskell Edizioni
Kindle € 4.49
295 pagine

venerdì 15 febbraio 2019

L'albero dei desideri (K. Applegate) - Venerdì del libro

E' una storia delicata ma potente quella che Katherine Applegate racconta nel libro L'albero dei desideri. E lo fa rivolgendosi ai più piccoli - si tratta di un libro per ragazzi - ma il messaggio arriva forte e chiaro a lettori di ogni età.

La voce narrante è quella di un albero. Si chiama Rubra, è una grande quercia rossa che sorge tra due casine colorate e nelle sue cavità ospita simpatiche famigliole di animaletti di diverse specie.
E' l'albero dei desideri. Così la considerano tutti, in paese: il primo di maggio arriva gente di ogni età per lasciare sui suoi rami bigliettini, pezzetti di stoffa o simili su cui ognuno scrive dei desideri.
Sono i desideri più strani che si possano immaginare ma ce ne sono anche tanti semplici e molti commoventi. Lo è, ad esempio, il desiderio di Samar: una bambina arrivata da lontano, trasferitasi in una delle due casette colorate da poco. Lei vorrebbe tanto avere un amico.
Non è facile, per Rubra, aiutare Samar a realizzare il suo desiderio ma ci prova.
Peccato che qualcuno abbia pensato di incidere sulla sua corteccia un messaggio intimidatorio che sembra indirizzato proprio alla bambina e alla sua famiglia.
Da quel momento la situazione in paese diventa piuttosto tesa ed inizia ad aleggiare nell'aria la volontà di abbattere Rubra, per salvaguardare le abitazioni, per non avere più tante ghiande per terra e per chissà quale altro motivo.

E' una storia di amicizia che narra anche la difficile convivenza tra persone di diversa cultura ma che lascia anche aperta una porta sulla speranza di un mondo migliore, un mondo in cui gli uomini possano vivere nel rispetto reciproco rispettando anche la natura, gli animali, il creato. 

Rubra dice che non è una favola, quella che racconta, ma una storia vera.
Così come è vero che gli alberi hanno sempre qualche storia da raccontare. 
Rubra non ha dubbi. Ne è la prova vivente visto che lei stessa ha una storia da raccontare.
Una storia importante rimasta sepolta per tanti anni ma che lei ricorda bene e che potrà ribilanciare la situazione in un villaggio in cui, fino a quel momento, si è sempre vissuto in armonia.

E' una bellissima storia di amicizia: quella che lega Rubra ai tanti animaletti a cui fornisce un riparo nella sua vecchia corteccia o tra i suoi rami ma è anche l'amicizia tra due bambini, capaci di andare oltre ogni pregiudizio.
E' un libro che fa riflettere e lo fa in modo melodico, poetico, grazie anche ad alcune immagini che arricchiscono la lettura, grazie ad una scrittura semplice ma non banale e capace di arrivare al cuore di grandi e piccini.

Samar è una figura dolcissima. Quando si siete ai piedi di Rubra con la sua coperta rende un'immagine davvero molto dolce e significativa.

I personaggi più simpatici in assoluto? I procioni che si chiamano Tu, Tu, Tu e Tu (le madri dei procioni sono smemorate quindi non si prendono il disturbo di dare a ognuno un nome tradizionale).

Un libro che consiglio senza ombra di dubbio e che ho letto con estremo piacere. Lo segnalo per il Venerdì del libro di oggi e se qualcuno lo ha letto mi farebbe piacere sapere cosa ne pensa.
***
L'albero dei desideri
Katherine Applegate
Mondadori
€ 16.00

venerdì 18 gennaio 2019

Segreta Penelope (A. Giménez-Bartlett) - Venerdì del libro

Quante volte, in occasione del funerale di una persona cara, ci si è ritrovati a pensare alla sua vita, al suo passato, alle sue scelte tendendo a ricordare solo ciò che di bello ha compiuto nel suo cammino? 
Spesso. 
La morte è così. 
Tende a rendere sempre più opachi i contorni degli aspetti negativi della vita di un defunto e a rendere più vividi i ricordi belli, positivi, quelli che aiuteranno chi resta in vita a mantenere vivo un positivo ricordo della persona perduta.

Per Sara, la protagonista-assente del libro Segreta Penelope, non è esattamente così.
Morta suicida, i suoi amici consegnano ai lettori il ricordo di una donna molto particolare, che resterà nella memoria di tutti per la sua eccentricità ma anche per le sue fobie, per le sue scelte sbagliate, per la sua follia che traspariva da comportamenti a lei comuni, per la sua difficoltà a comportarsi in modo normale.

E poi, a ben guardare, cos'è la normalità? Chi può dire cosa sia?

Un'amica - voce narrante a cui non sono riuscita a dare un nome ne' un'identità precisa - racconta di una Sara fuori da ogni convenzione sociale, una donna che amava la vita ed alla quale piaceva il piacere, una donna che non sapeva vivere in modo regolare, organizzato, univoco. Sara era una mente brillante che non si dava la pena di brillare perchè non lo riteneva necessario. Era un'amante insaziabile, allergica ai rapporti amorosi ma pronta a godere del sesso in ogni occasione. 
Una donna libera. 
Una mente libera. 
Un corpo libero. 
Una donna libera che, però, ad un certo punto, perde la sua libertà per scelta. 
Una scelta sbagliata - se ne rendono conto tutti - alla quale è stata guidata proprio da chi l'ha mal consigliata, a chi le ha suggerito una strada senza tener conto del suo vero io, della sua vera indole di donna libera.

Il racconto è affidato ad una voce narrante che nella prima parte del libro mi ha un po' annoiata. Sono sincera. Ad un certo punto mi sono addormentata sul divano. Pensando che ero seduta a leggere nel mezzo del pomeriggio e che non è da me addormentarmi con un libro in mano nemmeno nel cuore della notte, credo che ciò renda bene l'idea. La parte iniziale, quella in cui si racconta della Sara libertina, senza inibizioni a letto, spesso con compagni scelti a caso per una classica botta e via mi è sembrata piuttosto ripetitiva. Credo che si sarebbe resta molto bene l'idea anche senza dilungarsi tanto.

Andando avanti nella lettura, però, ho trovato dei passaggi interessanti come quello in cui la voce narrante si rivolge all'ex marito di Sara, al quale imputa di essere stato troppo tempo accanto a lei e di non averla lasciata libera in tempo utile per permetterle di salvarsi. 

Più di tutti mi ha colpita l'amica-voce narrante che si rivolge alla figlia di Sara. E' un passaggio molto duro, nel quale viene data alla figlia una pesante responsabilità: quella di aver contribuito attivamente e passivamente alla sua rovina. Un passaggio forte, soprattutto se si pensa ai momenti in cui si parla di una bambina che cerca di attirare in ogni modo l'attenzione di una madre che cerca di approfondire la sua conoscenza con un uomo nuovo, un potenziale nuovo padre... Ma è una bambina. Come si può imputare a lei una responsabilità così grande? La si accusa di aver odiato sua madre profondamente ma non è chiaro se ciò si riferisce alla figlia-bambina o alla figlia-adulta (alla morte della madre bambina non lo è più). 
Ad un certo punto, la voce narrante arriva a dire che Sara avrebbe fatto bene a liberarsi di una figlia che le stava rovinando la vita, che avrebbe potuto darla in adozione.

Quello che passa è il concetto dei figli come limiti assoluti per una donna. 
Limiti per la sua esistenza sotto ogni punto di vista.
Eppure Sara scelse di avere un figlio. E' stata l'unica scelta che, secondo me, fece realmente nella sua vita. Evidentemente fu la scelta sbagliata soprattutto se si pensa che - è lei che lo ammette in un dialogo raccontato dalla voce narrante - non ha mai provato amore per quella figlia alla quale la legava, sì, sprito materno ma non amore.

Andata anche in terapia psicoanalitica, Sara aveva acquisito tutti gli strumenti necessari per affrontare il mondo e la sua morte stupì tutti. In apparenza stava bene, si era adattata agli usi sociali e ai nuovi tempi, così diversi dalla sua gioventù. 
Nessuno, però, sapeva esattamente come vivesse, cosa stava accadendo dentro di lei. Il suo comportamento era diventato così normale, così rispettoso delle regole che nessuno si accorse che proprio questo era il segnale di qualche cosa che non andava per il verso giusto. 
Non era lei. 
Era come se stesse tenendo in serbo il meglio per il gran finale. 
Quello che, poi, l'ha portata prematuramente dentro ad una bara.

I capitoli finali riservano una sorpresa anche se - è chiaro - la realtà non cambia: Sara è morta suicida. Lo si sa fin dall'inizio. Quello che non si sa è tutto ciò che l'ha trasformata in una Segreta Penelope piena di sensi di colpa. Piano piano, però, lo si scopre leggendo. 

Per questo consiglio di non lasciarsi impressionare da un avvio piuttosto lento e monotono di un libro che fa anche riflettere sul concetto di normalità, sul rapporto tra madre e figlia, sui legami esistenti tra le persone...

Con questa lettura, che segnalo per il Venerdì del libro di oggi, partecipoalla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro il cui titolo inizia per S ed anche alla Visual Challenge Upgrade.
***
Segreta Penelope
Alicia Giménez-Bartlett
Sellerio Editore
271 pagine
€ 14.00

venerdì 11 gennaio 2019

L'amante giapponese (I. Allende) - Venerdì del libro

Isabell Allende è la mia autrice preferita. 
Chi mi segue lo sa, l'ho detto più volte. 
Mi ha stregata con La casa degli spiriti e il suo stile mi ha affascinata. 

Ne L'amante giapponese ho trovato una Allende più commerciale, se mi viene concesso il termine. Una Allende meno impegnata, con un romanzo più scorrevole del solito, che intreccia fili narrativi un tantino sfruttati (la guerra, la storia d'amore impossibile, i rapporti tra caste sociali differenti, una persona anziana che racconta la sua storia) che si fa leggere ma che appare diverso da chi l'ha conosciuta in libri precedenti. 

Alma Belasco - ed è la seconda volta che mi imbatto in una protagonista che si chiama Alma nell'arco di pochi giorni - è un'anziana signora ultraottantenne che decide di andare a vivere a Lark House: una casa di riposo che ospita uomini e donne di diverse età, più o meno vicini al Paradiso.  Irina Bazili a ventitre anni compiuti decide di candidarsi per un lavoro nella residenza per la terza età in cui Alma è ospite: è così, con l'ottenimento di quel posto, che le loro due esistenze si incontrano. Alma impara a fidarsi di Irina e la ragazza si affeziona molto all'anziana signora che, pur ponendosi in modo altero e con l'atteggiamento di chi è abituato a dare ordini, pian piano si scioglierà al punto tale da affidae alla giovane collaboratrice i propri segreti.

Entrambe hanno una storia da raccontare.
Entrambe hanno qualche cosa da nascondere anche se si tratta di vicende ben diverse l'una dall'altra.
Entrambe impareranno a fidarsi reciprocamente e a riconoscere nell'altra un'amica prima che un'assistente o una donna da assistere.

Le voci che si intrecciano sono diverse, la narrazione si sposta su diversi piani temporali, l'autrice non abbandona temi a lei cari come vicende storiche realmente accadute, seppur calate in un romanzo. Questa volta, però, ho avuto l'impressione che abbia dato maggior spazio alle storie d'amore (perchè non si può parlare di una storia sola) virando più sul romanzo rosa di quanto non abbia fatto in precedenza.

La storia che Alma ha da raccontare ha inizio quando era una bambina e, pian piano, arriva ai tempi attuali. Serba nel suo cuore una storia d'amore importante. Più d'una, a dire il vero, anche se si è trattato di storie diverse, nelle quali l'amore ha assunto una diversa declinazione.
Anche la storia di Irina inizia quando era bambina ma è molto più dolorosa e violenta di quanto non si possa pensare. Una storia che rappresenta una pesantissima zavorra, per lei, e della quale fa fatica a liberarsi anche dopo tanto tempo.

Tra i personaggi maschili mi ha sorpreso la figura di un uomo che arriva a Lark House e si scopre essere un vecchio amico di Alma che ha avuto un ruolo importante nella sua vita. Si incontrano casualmente nella stessa residenza e solo verso la fine del libro l'autrice scopre le carte e ne svela l'identità. Mi ha sorpresa, non me lo aspettavo proprio: Lenny Beal, un bell'uomo anche nella senilità, mi è sembrato subito un personaggio più importante di quanto l'autrice non abbia voluto lasciar intendere all'inizio. Ed è stato proprio così. 

Anche la figura di Nathaniel mi ha positivamente colpita: è un'ancora di salvezza per la piccola Alma fin dal primo momento in cui i due bambini (all'epoca del loro incontro erano piccoli, lui con qualche anno più di lei) si conoscono e le cose non cambieranno mai. Nel tempo diventa un uomo che protegge Alma, che la fa ridere, la consola, la coccola, la rispetta, la aiuta, la sorregge, le asciuga le lacrime ma che la lascia anche libera di essere se stessa.

Agli attimi di vita quotidiana si alternano racconti d'altri tempi con un continuo passaggio dal passato al presente e viceversa sia per quanto riguarda la storia di Alma che quella di Irina.

Alma mi ha fatto un po' arrabbiare ma anche soffrire con lei, per lei e per quell'amore che avrebbe meritato molto di più di ciò che ha avuto. 
Ha vissuto un'esistenza felice? Sì, ma non tanto quanto lo sarebbe stata - probabilmente - se avesse fatto scelte diverse.
I due personaggi femminili principali - Alma ed Irina - si contendono il ruolo di protagonista. Tra le due vince Alma per una precisa scelta dell'autrice che lascia, questo mi è apparso chiaro, Irina più nell'ombra affrontando la sua dolorosa storia in modo volutamente meno dettagliato.

Onestamente avrei gradito maggiore approfondimento della figura dell'amante giapponese - quell'Ichi che è sempre presente nella vita di Alma, in un modo o nell'altro - che sembra passare come personaggio secondario quando, invece, non lo è affatto. 

Pur avendo trovato tanti elementi narrativi piuttosto sfruttati, l'epilogo mi è comunque piaciuto e la lettura non è stata mai noiosa, secondo il mio punto di vista. 
Ho letto di meglio di questa autrice che ha abituato i suoi lettori in altro modo. Comunque, nonostante qualche perplessità, il libro mi è piaciuto.

Con questa lettura - che segnalo per il Venerdì del libro di oggi - partecipo alla challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse come lettura libera. Inoltre, partecipo alla nuovissima Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro avente protagonista anziano. Alma nel nostro caso.
***
L'amante giapponese
Isabel Allende
Feltrinelli Editore
281 pagine
€ 15.30 copertina flessibile

venerdì 21 dicembre 2018

Tatiana & Alexander (P. Simons) - Venerdì del libro

Ho amato Il Cavaliere d'inverno. Ho sofferto con Tatiana ed Alexander, ho gioito con loro. Li ho tenuti in un angolino del mio cuore fino a che non ho preso in mano il secondo volume della trilogia di Paullina Simons. In quel momento, i due protagonisti sono tornati a vivere tra le pagine ma, purtroppo c'è un ma, onestamente mi aspettavo qualche cosa di diverso.

Tatiana & Alexander è un tomo di 667 pagine, molte delle quali - secondo il mio parere - potevano essere risparmiate. Il peso del volume e la dimensione dei caratteri non hanno agevolato la lettura visto che io leggo spesso di sera, quando capita di essere un tantino stanca dopo il lavoro ed un'intensa giornata e, soprattutto, tenuto conto che porto sempre un libro in borsa per approfittare di ogni attimo di attesa (dal dottore, finchè i ragazzi non escono da palestra e così via). Con questo libro i caratteri piccini mi hanno messa a dura prova ed anche il peso del volume non mi hanno permesso di portarlo con me tutte le volte che avrei voluto. Ecco i motivi principali per cui la lettura è proseguita a rilento.
Poi a dare il colpo di grazia ci si è messa la storia.
La parte che ho apprezzato più di tutte in assoluto è stata quella che riguarda Alexander bambino. Il racconto della sua adolescenza mi ha fatto comprendere meglio il personaggio e mi ha permesso di meglio inquadrare alcuni suoi comportamenti. Il racconto su diversi piani temporali non mi è dispiaciuto anche se devo dire di non aver molto apprezzato la seconda parte del libro quanto la Simons si è dilungata su una sorta di riepilogo di ciò che il lettore del volume precedente sapeva già.

La storia, in un breve accenno, vede i due innamorati lontani l'uno dall'altra. Alexander vuole fare credere alla sua donna di essere morto, per proteggerla. Lei, dopo aver partorito suo figlio, non si perde d'animo e non smette mai di cercarlo anche quando tutto depone a favore della sua presunta morte. Proprio per ricongiungersi al suo amato ad un certo punto Tatiana molla il figlioletto e parte verso non si sa dove visto: inizia una ricerca alla cieca che mi è sembrata un tantino assurda, poco verosimile.

Non voglio dire altro anche se, partecipando al Gruppo di lettura relativo al questo libro, abbiamo spoilerato abbastanza.... dico solo che Tatiana dimostra di essere sempre una donna di carattere e il suo personaggio resta coerente con l'impressione data all'inizio anche se compie delle scelte, questa volta, che non ho affatto gradito anche se in nome dell'amore per il suo uomo. Alexander ad un certo punto diventa, secondo il mio parere, poco credibile per via di alcune vicende in guerra che lo rendono meno umano di quanto non lo fosse nel primo libro.

E poi non dico altro, suvvia! Non voglio togliere il gusto della lettura a chi avesse intenzione di conoscere da vicino questo secondo capitolo della trilogia. Sottolineo che è una trilogia per cui non si tratta di una storia autoconclusiva e bisogna proseguire per capire definitivamente come va a finire...

Propongo la lettura per il Venerdì del libro non tanto come lettura consigliata - credo di aver evidenziato il perchè - quanto per aprire un confronto sui sequel: vi è mai capitato di restare delusi dal seguito di un libro che avete amato alla follia? Se sì, avete poi proseguito per convincervi che, comunque, valesse la pena arrivare fino alla fine della storia?
Io ammetto di non avere, al momento, voglia di avventurarmi nell'ultimo capitolo della trilogia. Mi piace ricordare Alexander e Tatiana così come erano rimasti nel mio cuore.

Con questa lettura partecipo all'ultimo mese di gara della VisualChallenge visto che si tratta di una lettura bonus assegnata dalle organizzatrici.


venerdì 16 novembre 2018

Il mago di Oz (F. Baum) - Venerdì del libro

Sì, lo so... la mia proposta per il Venerdì del libro di oggi non è originale, non è niente di nuovo, è un libro che tutti hanno sicuramente letto, gran classico della letteratura per ragazzi.
Io, però, non l'avevo ancora letto fino a qualche giorno fa quando l'ho preso in prestito in biblioteca.
A dire il vero non conoscevo nemmeno a grandi linee la storia. Sapevo quali fossero i personaggi per sentito dire ma della storia, zero!
Meglio tardi che mai, dirà qualcuno.
Ed in effetti è proprio così. Meglio tardi che mai!

Leggendo l'edizione Classici Tascabili Giunti Junior de Il mago di Oz che ho trovato in biblioteca ho conosciuto il mondo di Dorothy. O, meglio, ho conosciuto il nuovo mondo di Dorothy visto che la ragazzina se ne stava tranquilla con i suoi zii nel Kansas prima di partire, suo malgrado, per un fantastico viaggio che la porterà a conoscere personaggi molto singolari e a vivere avventure inimmaginabili.

Per via di una particolarissima situazione, la nostra protagonista si trova in un mondo lontano da casa, dove tutto è diverso dal solito ambiente che era abituata a vedere. Incontra dei personaggi che diventeranno in fretta suoi amici e con i quali condividerà un'entusiasmante avventura.
Innanzitutto Dorothy si trova in un nuovo mondo assieme al suo cagnolino Toto. E fin qui, niente di strano.
Le stranezze arrivano quando si imbatte in un Boscaiolo di Latta, in uno Spaventapasseri e in un Leone.

Tutti sono accomunati da una missione: trovare il Mago di Oz, l'unico che potrà aiutarli. Dorothy vuole tornare a casa dai suoi zii, il Boscaiolo è alla ricerca di un cuore, quel cuore che dice di non avere più, lo Spaventapasseri cerca un cervello, quello che dice di non avere in zucca. E il Leone? Bhè, lui è alla ricerca di quel coraggio che sostiene di non avere.

I lettori fanno un viaggio fantastico, avventuroso e allo stesso tempo semplice, non eccessivamente artificioso come spesso sono i libri di avventura più moderni.

Dorothy è una ragazzina adorabile. Delicata, tenera, rispettosa, sempre pronta a vedere il lato positivo di ciò che accade. Si sottovaluta un pochino ma credo che ciò faccia parte del suo carattere cristallino. 

Il mago di Oz riserverà qualche sorpresa ai nostri avventurieri ed anche ai lettori. 

E' una lettura che consiglio a giovani lettori e non solo. Lo stile è scorrevole, le descrizioni precise e non troppo costruite, sufficienti per rendere l'idea con precisione e con i giusti colori di ciò che accade.  
L'autore tocca tematiche importanti come l'amicizia - quella che lega Dorothy ai suoi compagni di avventura - come il credere in sé stessi.
E' questo l'aspetto più importante della storia, secondo me. 

E' proprio vero che il Boscaiolo di Latta non ha un cuore, o è forse lui che crede di averlo perduto? 
E' proprio vero che il Leone non è coraggioso, o è forse che non crede nelle sue capacità?
E' proprio vero che lo Spaventapasseri non ha un cervello, o è forse che sottovaluta un po' la sua capacità di ragionamento?

Un insegnamento per tutti, quello che arriva dalle pagine del libro, e non solo per i più giovani. 
Una iniezione di fiducia, anche se arriva da un libro per ragazzi oramai datato, non è mai troppa!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto libro per ragazzi da cui è stato tratto un film ma anche alla Visual Challenge visto che in copertina Dorothy indossa un bracciale, utile per questo periodo di gara.

Non è mai troppo tardi per leggere un bel libro. Lo dico da sempre, e credo di averne le prove!!!

venerdì 26 ottobre 2018

Il tuo sguardo illumina il mondo (S. Tamaro) - Venerdì del libro

Non conoscevo la storia personale di Susanna Tamaro e devo dire che sono rimasta un tantino interdetta nel conoscere tutta la sofferenza che l'ha accompagnata dall'infanzia all'adolescenza fino ad arrivare alla sua maturità. Maturità come persona, intendo, prima ancora che come artista.
Nel libro Il tuo sguardo illumina il mondo l'autrice scrive ad un amico scomparso: a quel Pierluigi Cappello che, seppur con dieci anni di differenza all'anagrafe, tanto in sintonia si è trovato con lei pur essendo due persone opposte per caratteristiche ed esperienze. Due opposti che si completano in un'amicizia profonda, segnata anche dalle distanza, ma comunque un'amicizia importante e nella quale è rimasto un grandissimo vuoto nel momento della morte di lui.

Ho avuto tra le mani questo libro per via di una specifica richiesta di mia madre. L'ho comprato per lei, lo ammetto, ma visto che era impegnata a terminare quello che aveva in lettura, ne ho approfittato e l'ho letto io.
Ed eccomi qui, a segnalarne la lettura per questo venerdì del libro di fine ottobre.

Nel suo ultimo libro la Tamaro si rivolge al suo amico, racconta affinità, desideri con uno stile poetico e profondo, anche difficile in alcuni passaggi, ma sempre delicato e capace di trasmettere l'emozione che un'amicizia così trasmette ancora. Parla anche della sua persona, però, della sua vita, delle sue difficoltà, del suo passato più o meno recente e del suo presente, della sua famiglia e dei sentimenti - qui sono rimasta davvero colpita, lo ammetto, per la lucidità e la schiettezza con cui affronta il tema dei rapporti familiari - ed anche della sua salute, del suo essere donna, del suo passato da ragazzina bullizzata e presa di mira dai più forti, della sua voglia di silenzio e di solitudine, delle sue sfide quotidiane.

Questo libro mi ha sorpresa. O meglio, mi ha presa in contropiede. Non mi aspettavo proprio di leggere ciò che ho letto e, soprattutto, di sentire quasi la sofferenza uscire dalle pagine. Questo è ciò che la Tamaro mi ha trasmesso: ho visto davanti agli occhi una bambina maltrattata, considerata diversa, lei stessa che sente di essere diversa in quanto non ama ciò che tutti gli altri bambini della sua età amano, un'adolescente che cresce con il peso di una famiglia come la sua, rapporti con l'altro sesso che non vanno mai a buon fine "...perchè io sapevo di non essere in grado di dare loro ciò che cercavano". Ho avuto davanti agli occhi l'immagine di una donna fragile ma anche capace di alzare la testa davanti alle prove più dure. 

E' un libro molto toccante, una storia che non ha nulla di romanzato e che, davvero, non mi aspettavo.
L'autrice parla in prima persona, fa delle considerazioni, racconta momenti indimenticabili (nel bene e nel male) e fa conoscere al lettore una serie di personaggi che si tratteggiano con chiarezza. La figura che mi ha lasciato maggiormente amareggiata è stata quella della madre.
Cosa vuol dire - si chiede l'autrice - venir pesantemente maltrattati, e vedere tua madre che guarda distrattamente dall'altra parte?
E' una scena che mi ha colpita al cuore, un'immagine che mi è rimasta impressa sottopelle. L'autrice è stata capace di trasmettere emozioni. Emozioni forti, intense.
E credo che non sia poco.

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde, libro uscito nel 2018 ed anche alla Visual Challenge in quanto in copertina compare un bel prato verde, elemento utile per la gara in corso.

Ps. piacerà a mia madre? Facciamo una scommessa? Io dico che le piacerà la storia ma mi farà notare che è scritto usando termini un po' troppo difficili... non che voglia sottovalutare mia madre come lettrice, ma oramai la conosco bene, conosco i suoi gusti e la voglia di scorrere le frasi senza troppi intoppi!

venerdì 19 ottobre 2018

Un tè tra le stelle (D. M. Barnett) - Venerdì del libro

Credo di poter dire che Un tè tra le stelle sia il libro più bello che abbia letto, fino ad ora, nel 2018. 
Originale la storia. 
Molto credibili i personaggi, capaci di emozionare, di strappare un sorriso, di scaldare il cuore, di far arrabbiare. Personaggi che restano nel cuore con le loro debolezze, la loro spontaneità, i loro errori ma anche con il loro coraggio e la loro genuinità.
Stile narrativo curato ma non pesante, scorrevole e non superficiale.
Bel libro davvero.

Thomas è il primo uomo ad andare su Marte. Il suo sarà un lungo soggiorno su una navicella spaziale allo scopo di creare le condizioni per aprire le porte all'arrivo di altri esseri umani su Marte, in futuro. Un soggiorno lungo, lunghissimo, forse anche l'ultimo per lui.
Thomas è un uomo solo.
Ha scelto la solitudine convinto com'era di non avere più nessun per cui valesse la pena di continuare a vivere sulla terra. E' solo e contento di esserlo. Almeno questo è quello che pensa fino a che, grazie ad una serie di situazioni fortuite, entra in contatto con una singolare famiglia via telefono: Thomas conoscerà, così, una nonnina un po' sciroccata che risponde al nome di Gladys ed ha 71 anni, una ragazzina di diciassette anni che si chiama Ellie ed un ragazzino, suo fratello, di dieci anni che si chiama James. Una famiglia molto particolare, la loro, che si trova a vivere in un equilibrio delicato e precario, pronto a spezzarsi da un momento all'altro. 
E' Ellie che si fa carico del peso di badare ad una nonna che inizia a perdere colpi e ad un fratellino molto intelligente ma che viene continuamento preso di mira da un gruppetto di bulli a scuola. Oltre che, ovviamente, farsi carico della sua carriera scolastica e dei tanti lavori che svolge per poter racimolare di che vivere. E' un'adolescente che, per causa di forza maggiore, è dovuta crescere in fretta. Troppo in fretta.
Thomas non è sempre stato così scontroso e solitario e nelle more del racconto il lettore ha modo di conoscere a fondo la sua storia. E' un uomo segnato da vicende che, seppur lontane, hanno lasciato delle profonde cicatrici. Una zavorra, quella che ancora sente addosso, di cui fa fatica a liberarsi anche ora che è lontano da tutti.
James ed Ellie, da parte loro, sono due ragazzini che fanno i conti con una difficile realtà. Temono che i servizi sociali scoprano, prima o poi, che la loro tutrice inizia davvero a perdere colpi ed Ellie, che è di fatto la capofamiglia, cerca di fare di tutto per evitare che ciò avvenga. In questo modo, però, non vive una vita da adolescente: è una ragazzina forte, coraggiosa, intelligente, pronta a tutto pur di difendere la propria famiglia o ciò che ne resta.
Major Tom, così la famigliola chiama Thomas, è un personaggio che fa i conti con se stesso e comprende, a sue spese, che nessuno è un'isola grazie a quelle persone che sono entrate in modo così improvviso nella sua vita.
Ero convinto di poter vivere senza le altre persone - ammette - invece mi sbagliavo. Abbiamo bisogno degli altri, noi. Abbiamo tutti bisogno del prossimo.
Onestamente non sono in grado di dire quale sia il mio personaggio preferito perchè mi sono piaciuti tutti, ognuno per un motivo diverso.

Thomas vuole fare il duro - e in parte ci riesce anche - ma si trova a fare i conti con un lato della sua personalità che gli era quasi sconosciuto. Secondo me è un personaggio che incarna la voglia di lasciarsi tutto alle spalle che è tanto comune in chi vive una vita che non lo soddisfa, senza legami, senza affetti. Quella voglia di tagliare i ponti con tutti e non doversi preoccupare di niente e di nessuno: quanto spesso si sente dire "...quanto vorrei poter lasciare tutto e tutti e vivere lontano, in solitudine!". Ecco, è quello che realmente fa lui.

La figura della nonna è simpaticissima e molto tenera. Gladys si rende perfettamente conto di avere qualche problema - i segni della demenza senile le sono piuttosto chiari e si rende conto di ciò che le sta capitando - ma questo non le impedisce di fare la sua parte per difendere la famiglia. Non sempre i risultati sono quelli sperati ma lei, che ogni tanto crede di avere ancora accanto il suo defunto marito, non si tira indietro. Secondo me si tratta di un personaggio chiave della storia: una vecchina da proteggere ma anche un pilastro attorno al quale ruota la famiglia, una donna forte e fragile al tempo stesso, una nonnina saggia ma anche sconsiderata quanto basta... Adorabile, semplicemente adorabile. Gladys mi ha fatto un po' pensare alla mia nonnina e, come ogni volta che ci sono nonnine di mezzo, mi intenerisco già alla sola idea di una testolina bianca.

E poi James. E' un ragazzino curioso, dalle grandi potenzialità, ingenuo come ogni suo coetaneo ma anche maturo per la sua età avendo dovuto fare i conti con una vita che non gli ha certo fatto sconti. E' spontaneo e diretto e con Thomas crea un legame che nessuno dei due avrebbe mai immaginato che si potesse concretizzare.
E' vittima di bullismo e avrei davvero voluto poter fare qualche cosa per lui. Subisce in silenzio perchè, pur volendo, non può ribellarsi per le conseguenze che questo provocherebbe agli occhi di chi ha il potere di intervenire sulla sua famiglia. Il fenomeno del bullismo viene reso alla perfezione: traspare la cattiveria di certi atteggiamenti, la voglia di fare male anche solo con parole taglienti se non quando con gesti palesi ma che sembrano sempre passare inosservati. Mi è piaciuto il modo in cui l'autore ha reso l'idea: senza calcare troppo la mano ma dando la perfetta misura di ciò che capita, purtroppo troppo spesso, a bambini considerati più deboli, indifesi, facili mire dei bulletti di turno.

Ellie... l'ho ammirata, lo ammetto. Ce ne fossero di ragazzine così!

Secondo me è una storia che merita di essere letta, assaporata una pagine dopo l'altra. A ciò che accade al presente si alternano ricordi che non rubano la scena al momento attuale ma la completano. Ottima scelta, ottima capacità dell'autore di offrire emozioni ben dosate.

Ho scoperto questo libro partecipando alla Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle e ne sono proprio contenta. Propongo questo libro per il Venerdì del libro di oggi.