mercoledì 17 gennaio 2018

Schegge di verità (M. Lombardi)

Bello! Ben scritto, storia originale, thriller psicologico capace di catturare e tenere con il fiato sospeso anche se... il finale lascia spazio ad un seguito per cui dovrò per forza leggere il successivo! Questo mi ha un po' amareggiata, avrei preferito un finale più definitivo.
Malgrado ciò, Monica Lombardi mi ha messo tra le mani una storia che ha saputo catturarmi, non mi ha annoiata nemmeno per un minuto e mi ha lasciata attaccata alle pagine.

Con Schegge di verità ho incontrato due giovani donne, Giulia e Livia, che hanno condiviso una terribile esperienza: sono state rapite, tenute separate l'una dall'altra ed hanno anche subito delle violenze per mano non di uno ma di più mostri.
Giulia riesce a scappare ma torna a casa senza alcun ricordo. Non solo ha rimosso la sua prigionia ma ha completamente dimenticato la sua vita, il suo uomo, il suo mestiere, il suo quotidiano.  

Livia resta ancora nelle mani dei suoi aguzzini e Giulia, con l'aiuto del commissario Emilio Arco e di una giovane sensitiva, Ilaria Benni, cerca di riconquistare, attimo dopo attimo, quei ricordi che non solo possono farle recuperare la sua vita dimenticata ma anche fornire elementi importanti per risalire al luogo in cui la sua amica possa trovarsi o quali possano essere le mani che la tengono segregata in una stanza. E' lei, più che il commissario, che ha monopolizzato la mia attenzione. Di solito in storie di questo genere c'è sempre un commissario che la fa da padrone. Stavolta, a mio parere, emerge la figura di Ilaria, una figura per la quale - come lei stessa dice - la polizia non è ancora pronta ma della cui consulenza lo stesso Arco fa tesoro.

Giulia ha, accanto, anche un uomo: un affascinante psichiatra che la aiuta a fare chiarezza e che le sta accanto non solo per via della sua professione ma anche per un particolare coinvolgimento personale.
Il personaggio che mi è piaciuto di più in assoluto è stato quello della sensitiva. Ilaria: una presenza discreta ma fondamentale, un ruolo decisivo il suo ma senza travalicare mai quel limite che l'ha tenuta a dovuta distanza dalle indagini. Molto bella l'immagine di lei con il suo cane Drago che la sostiene in un momento (ma anche più) di difficoltà. E' davvero un'immagine che mi è rimasta impressa.

E poi lei mi è sembrata una donna coraggiosa ma mai sopra le righe, consapevole del suo ruolo ma mai spocchiosa, una figura importante in una storia che, a ben guardare, vede anche lei come protagonista, pur essendo un personaggio secondario.
Lo stile di scrittura è fluido, molto preciso per quanto riguarda la psicologia dei personaggi ed aspetti legati alle indagini, incalzante il ritmo.

Il finale, come accennavo, lo avrei visto leggermente differente e mi aspettavo una precisa risposta da un momento all'altro. Risposta che non è arrivata. Poi, però, rendendomi conto che la storia ha un seguito posso immaginare perché l'autrice abbia lasciato una porta aperta.
Che altro dire? Bel libro, consigliato! 

Con questa lettura partecipo alla challenge  Di che colore sei? in quanto libro consigliato dalle due organizzatrici per lo spicchio giallo.
 

lunedì 15 gennaio 2018

Nel profondo della foresta (H. Black)

Il genere fantasy non è quello che prediligo per cui ho affrontato una sfida nella sfida. Nel leggere il libro Nel profondo della foresta, suggerito nella Challenge Di che colore sei? ho sfidato me stessa mettendomi alla prova con un genere diverso da quelli che abitualmente mi appassionano.

Devo dire che ci ho messo un po' ad entrare nella storia e ad a mettere bene a fuoco i personaggi. Ad esempio, ho fatto fatica a dare un'età alla protagonista... poi strada facendo ho messo insieme qualche elemento che mi ha fatto capire che si trattava di un'adolescente, non proprio di una bambina come inizialmente avevo pensato. 

La storia è piuttosto originale ma anche parecchio intricata e avventurosa. 
Si sommano due diversi aspetti: quello legato alla vita misteriosa dei personaggi di un mondo magico fatto di folletti e creature fatate con i tormenti di adolescenti alle prese con i primi amori ed i primi turbamenti amorosi ma non solo. 

Hazel è il personaggio principale. Ha un fratello, Ben, e fin da bambini hanno subito il fascino della foresta e delle creature fatate che la popolano. Una convivenza tutto sommato pacifica fino a che non accade qualcosa che sconvolge gli equilibri raggiunti. Fairfold, questo è il nome della cittadina in cui vivono gli umani, si trova al confine di una foresta che cela una presenza misteriosa: un bellissimo giovane con le corna che, da anni, è addormentato e conservato dentro una teca di vetro.
Come sarà finito lì dentro? Chi sarà? Tornerà mai più in vita? Sarà un ragazzo cattivo o un dolce principe?
Il mistero è piuttosto fitto e la sua presenza è anche motivo di attrazione per tanti turisti che arrivano, periodicamente, sul posto. 

Quando la teca di vetro viene ritrovata sfondata e vuota, le cose iniziano a cambiare e quella che è stata la pacifica convivenza degli umani con le presenze fatate del bosco prende una piega tutt'altro che gradevole. 

Cosa sta accadendo? Che ruolo ha Hazel in tutto ciò?

Chi ama le avventure fantastiche non può tirarsi indietro davanti ad una storia come quella che vede i giovani del posto coinvolti in un incontro/scontro ravvicinato con le creature del bosco. Ed è una questione in cui gli adulti umani restano fuori. Non tanto si può dire per gli adulti non umani.

Hazel è coraggiosa e sogna di diventare un cavaliere che possa salvare il mondo dal male. E' un personaggio fuori dalle righe, vuoi per via del suo carattere deciso vuoi per essere stata cresciuta (assieme a suo fratello Ben)... allo stato brado da genitori che l'ha lasciata sguazzare sulle pozzanghere, camminare scalza nella foresta e così via discorrendo.
Poi c'è Ben. E' il fratello maggiore di Hazel e si sente molto protettivo nei suoi confronti. Il loro è un legame forte che traspare dalle scelte di ognuno e che si consolida sempre di più anche se sembra che non sia così.
Jack è il personaggio che ho preferito. Figlio di madre fatata e padre umano, ha una storia molto particolare alle spalle. E' stato cresciuto come fratello di Carter, lui completamente umano. 
E' un ragazzo che porta addosso il peso della diversità ma che non se ne fa un problema fino a che non sono coloro che ha attorno a far emergere questa sua caratteristica. Affronta con coraggio e con orgoglio quanto gli accade, sempre più consapevole del suo io.
Il ragazzo misterioso si rivelerà essere un vero principe con una missione molto particolare ed il suo ruolo sarà importante nel definire la piega che prenderanno gli eventi.

Non si può dire di più per non svelare il bello della storia. Mi limito a dire che non mancano colpi di scena con un finale che mi è piaciuto.
Non mancano passaggi un po' violenti così come mi è rimasta addosso quell'oscurità che avvolge gli accadimenti più importanti.

Pur non essendo il mio genere preferito - e pur avendomi coinvolta meno di altri fantasy che ho letto più in fretta nonostante una maggiore mole di pagine - devo dire che la storia mi ha coinvolta.
 
Per chi crede nelle favole, ed anche per chi non ci crede ma vorrebbe tanto farlo, credo che sia una storia da leggere.

Oltre che alla Challenge Di che colore sei? con questa lettura partecipo alla Visual Challenge in quanto libro che ha fiori raffigurati in copertina. Sono piccini ma ci sono!

venerdì 12 gennaio 2018

Hai conquistato ogni parte di me (A. Paoloni) - Venerdì del libro

Lei, Nicoletta, è una ragazza come tante, fa la giornalista di mestiere e non ha una vita particolarmente esaltante se non fosse per il suo lavoro che le dà delle soddisfazioni.
Lui è bello, bellissimo, attore sulla cresta dell'onda che risponde al nome di Luke Grady.
I due si scontrano, si incontrano e si legano l'un l'altro con un contratto che mi ha subito fatto pensare ad una storia arci-nota e gonfiata fino all'inverosimile con tutte le sfumature possibili.
Un contratto che lei firma senza nemmeno leggere cosa c'è scritto e che, solo in un secondo momento, si rende conto di aver agito d'impulso e non poter fare altro che recitare il suo ruolo.
Lui e lei fidanzati a tempo determinato.

Storia banale, prevedibile e scontata mi sono detta nei primi capitoli. 

E sono rimasta sulla mia posizione piuttosto a lungo: nonostante ciò, la scrittura mi è sembrata scorrevole e la storia ben costruita. Alla fine, pur immaginando come sarebbe andata a finire, la lettura non mi è dispiaciuta soprattutto perchè - lasciando stare i meccanismi piuttosto veloci legati alla storia d'amore tra i due e al fatto che sia una specie di favola moderna dove il principe azzurro c'è davvero - fa riflettere sul mondo dei media scandalistici, sui paparazzi, sul rispetto (o non rispetto) della vita privata dei personaggi famosi.

Tutto ruota attorno all'immagine di Luke che, inizialmente, proprio per salvaguardare la sua credibilità agli occhi del pubblico sceglie una ragazza come tante da portare al suo fianco come fidanzata ideale
Facilmente pervedibile, dicevo: contratto o no, tra i due nasce la passione, nasce l'amore ed è un amore travolgente che, però, non sarà affatto facile preservare da tutto ciò che gravita loro attorno.

Nonostante ciò sono andata avanti con la lettura per arrivare a qualche colpo di scena, qualche scossono che mi facesse ricredere sulla previdibilità complessiva della storia: non ho trovato molto, a dire il vero, visto che durante la lettura mi è stato facile arrivare ai risvolti successivi.
Ma, c'è un ma. 
Pur risultando prevedibile questa storia d'amore moderna non mi è dispiaciuta. 
Nemmeno dopo i ripetuti riferimenti ad un'inguine che pulsa e a continue braccia incrociate al petto (che rendono in entrambi i casi l'idea, ma quando ripetuti una decina di volte alla fine disturbano un po'). 

Una storia positiva, che permette di sognare un po' - già nell'immaginare esteticamente un Luke descritto come un gran pezzo di figliolo di oltre un metro e ottanta - e che fa conoscere al lettore una ragazza che, seppur un po' ingenua all'inizio, mostra poi carattere e non teme di mettere a nudo le sue fragilità. 

Non vado forte con romanzi di questo tipo ma l'ho trovato ben scritto, solo nella prima parte del capitolo Scoop ho trovato una frase scrita due volte è una chiara svista (con altri e-book mi è andata mooooolto peggio) e per questo Venerdì del libro lo segnalo a chi non volesse una lettura troppo impegnativa e che avesse voglia di sognare. 
Con questa lettura partecipo alla partecipo alla Visual Challenge in quanto libro che ha un cuore raffigurato in copertina.
Partecipo, inoltre, alla Challenge From Reader to Reader 2.0

mercoledì 10 gennaio 2018

Borgo Propizio (L. Limone)

Ci sono arrivata tardi, a Borgo Propizio, ma è stato comunque amore a prima vista. Tardi nel senso che ho atteso un po' rispetto all'uscita del primo di una serie che ho intenzione di continuare a leggere.

Borgo Propizio è un luogo in cui tutti si conoscono, sanno tutto di tutti, un luogo in cui il pettegolezzo viaggia veloce e dove le persone si incontrano e si scontrano con facilità, stringendo poi legami indelebili. Un piccolo paesino, piccolo come uno sputo tanto per usare il modo di dire di alcuni personaggi, ma che si mostra come un grande contenitore di storie.

Quella di Mariolina e Marietta, due classiche zitelle per le quali il destino ha in serbo qualcosa di molto particolare.
Quella di Belinda, costretta a tagliare il cordone ombelicale con la mamma e pronta ad una nuova vita da imprenditrice.
Quella di Ruggero, stretto nella morsa della solitudine per non essere stato capace di portare a casa una donna che fosse piaciuta ai suoi anziani genitori dei quali, da solo, si prende cura e dei quali proprio non ne può più.
Quando Ruggero incontra Mariolina, Belinda incontra Ruggero, Marietta si ritrova sola dopo una vita trascorsa con una sorella che è tutta la sua vita e quando sulla loro strada si intersecano quelle di tanti altri simpatici personaggi beh... allora si è certi di essere a Borgo Propizio.

Io ho adorato la figura di Ruggero. Mi ha fatto tenerezza, con il suo modo di fare d'altri tempi ma con l'orgoglio dell'uomo duro, con la sua capacità di accudire i suoi genitori nonostante l'istinto gli dicesse qualche cosa di diverso, con le sue maniere galanti davanti ad una donna che sembra arrivata dal cielo, giunta direttamente dal firmamento.
E poi Claudia, madre di Belinda, come non provare affetto per lei? Stufa della sua vita quotidiana, di essere trascurata dal marito per via di una carriera presa di petto, si prende la sua ora d'aria ma poi capisce che il suo cuore è a casa. E' un personaggio singolare a dire il vero. Inizialmente mi era sembrata un tantino superficiale ma poi ho visto in lei tante donne che si mettono nell'ombra per sostenere sempre e comunque un marito che, alla fine, pur amandole continua a relegarle nell'ombra più assoluta di un'esistenza sempre uguale a se stessa.
Il vizio di tenere un libro in borsa, indipendentemente dalle dimensioni di quest'ultima, Claudia non se lo sarebbe tolto mai. Bulimica di libri, leggeva ogni attimo possibile, in qualunque angolo fosse. Trovava che i libri offrissero una sponda all'esistenza, che servissero a ridefinire gli orizzonti, tutti senza distinzione.
Impossibile non volerle bene!
 
Mi sono divertita con tutti i personaggi a dire il vero, con tutte le incomprensioni, i qui pro quo, le cose dette e quelle non dette, quelle viste e quelle sentite ma anche quelle immaginate. Insomma, un Borgo che torna ad essere vivace grazie ad una serie di personaggi simpatici, ben definiti nella personalità e tutti positivi. 

Fantastica l'osservazione di Osvaldo, altro simpatico personaggio, relativa a sua moglie:
Mi è sempre stata accanto, in ogni momento. Devo riconoscerlo. La compagna costante della mia vita da venticinque anni a questa parte, nel bene e nel male. Specialmente nel male. C'era quando sono stato operato, c'era quando ho fatto l'incidente con la macchina, c'era quando mi hanno rubato il portafogli, c'era persino quando sono rimasto chiuso in ascensore... Vuoi sapere una cosa? Mia moglie c'è sempre quando le cose vanno male: mi porta sfortuna!
Ed è solo un piccolo assaggio. 

Borgo Propizio è testimone di storie d'amore che nascono, che muoiono o che risorgono dalla loro stessa polvere, di nuove amicizie, di nuove idee e nuovi stimoli personali ma anche collettivi. E' un libro che suggerisco a chi è alla ricerca di una storia capace di lasciare il buonumore addosso.
Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge in quanto libro che ha fiori raffigurati in copertina.
Partecipo inoltre alla Challenge Di che colore sei? in quanto libro rientrante nella categoria Narrativa per l'obiettivo n. 2, libro recensito da una delle organizzatrici.
 

lunedì 8 gennaio 2018

Finchè le stelle saranno in cielo (K. Harmel)

Emozionante e coinvolgente. Penso di poter racchiudere così il mio giudizio sul libro Finché le stelle saranno in cielo di Kristin Harmel che ho letto in questi giorni. 

Una storia intensa, triste ma carica d'amore e di buone intenzioni, carica anche di quella sofferenza che mai niente e nessuno potrà cancellare dalla faccia della terra.

La storia gravita attorno alla figura di Rose, un'anziana donna che sta perdendo la memoria per via di un Alzheimer che non ha pietà e che le porta via, un pezzetto alla volta, un po' di se. Rose è perfettamente consapevole di ciò che le sta accadendo ma sceglie di fare in modo che la sua storia non venga dimenticata. 
Una storia che in pochi conoscono, quella di Rose. La storia di una diciassettenne che è riuscita a sottrarsi all'orrore dell'Olocausto ma che ha perso tutti coloro che amava. Così, almeno, è quello che crede e che ha creduto per settant'anni. Ora, consapevole di essere vicina alla fine, in un momento di lucidità Rose chiede aiuto a sua nipote Hope consegnandole una lista di nomi e chiedendole di cercare quelle persone per capire cosa ne sia stato.
Hope è una donna separata dal padre di sua figlia (Annie) che apre quotidianamente una pasticceria ricevuta in eredità e nella quale sta mettendo tutta se stessa anche se il suo sogno non era certo quello di fare la pasticcera. E' una donna sostanzialmente sola: non ha potuto contare sull'amore di una madre - scomparsa da qualche anno - che in vita è sempre stata molto fredda e distaccata. Non ha potuto contare sull'amore di un padre, mai conosciuto. Ha avuto sua nonna ma ora che lei è ricoverata in una struttura per anziani la sente molto, troppo distante. Anche per colpa sua, a dire il vero, visto che è sempre più difficile gestire il suo tempo: una figlia ribelle, una pasticceria sull'orlo del fallimento, una vita sociale pressoché inesistente, per non dire di quella amorosa. Hope ha chiuso le porte all'amore e non intende far avvicinare più nessuno che possa, poi, deluderla come è già stato con suo marito.

Quando Hope si vede investita di un compito così gravoso, come andare a Parigi alla ricerca di gente sconosciuta, non immagina nemmeno lontanamente che sua nonna le ha messo in mano la chiave per aprire una preziosa porta che le permetterà di fare luce su un passato ancora vivo ma a lei - e  molti altri - sconosciuto.

Da qui prende le mosse una storia che porterà il lettore per mano lungo gli orrori dell'olocausto e lo porterà anche a conoscere un particolare aspetto di quello che avvenne all'epoca ma di cui in pochi parlano: l'aiuto dato dai musulmani agli ebrei in fuga dal nazismo. Un aspetto, questo, in cui non mi ero mai imbattuta prima pur avendo letto altri libri sul tema.
Mi sono sentita protagonista in prima persona della storia di Rose: una ragazza piena di speranze e di sogni di libertà all'età di diciassette anni. Una libertà che i nazisti hanno reso un sogno lontano, soffocata all'interno di camere a gas, di campi di concentramento, di rastrellamenti a tappeto, di lavori forzati. Rose è una ragazza innamorata e quello che la lega a Jacob,questo è il nome del suo amato, è l'amore della sua vita. Un amore perduto, però, per via delle circostanze ma mai dimenticato. Jacob è quel segreto che porta nel cuore e nell'anima da sempre e che ora, per mano di Hope, viene a galla. 

E' una storia molto bella, toccante, appassionante, piena di dolore ma anche carica di speranza e di coraggio. Rose si definisce codarda per via delle scelte effettuate ma io la ritengo, invece, molto coraggiosa. Ha fatto una scelta radicale per difendere ciò che, di più prezioso, Jacob le aveva lasciato e lo ha fatto fino alla fine. Ora, giunta ad un'età avanzata, sente il bisogno di morire in pace e di trovare quel perdono che ritiene di meritare per via di quelle che considera sua colpe.

Rose mi ha intenerita fin dalle prime, primissime pagine. Ho perso da qualche anno la mia dolcissima nonna ed ogni volta che mi imbatto in una nonnina come protagonista di un libri non posso che pensare a lei. La mia, di nonnina, ha vissuto la guerra e so che ha portato i segni di tutto il dolore ad essa legato. Nel leggere la storia di Rose mi sono chiesta quante cose non dette abbia serbato nel suo cuore e mi sono anche chiesta se ho dedicato a lei il tempo e l'attenzione che avrei dovuto, che avrebbe meritato le dedicassi. 

Inutile dire che Rose è un personaggio che ho molto amato. Più di qualunque altro.
Poi c'è Jacob. Impossibile non tremare per la sua storia, non appassionarsi alla sua costante ricerca del suo amore perduto. Impossibile non commuoversi. 

Bello, bellissimo libro. Mi è piaciuto molto e lo consiglio senza riserve.
Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge in quanto libro che ha degli uccelli raffigurati in copertina (un piccolo stormo che si vede chiaramente sotto la dicitura romanzo).
Inoltre partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0

sabato 6 gennaio 2018

Il maestro delle ombre (D. Carrisi)

Sulla trama del libro Il maestro delle ombre mi tratterrò poco. Sia perché è piuttosto intricata e non si può non essere specifici, sia perché non ho intenzione di togliere il gusto della lettura a chi avesse intenzione di leggerlo.

Mi limito a dire che Dontato Carrisi torna con una nuova avventura di Marcus, il penitenziere conosciuto nel Tribunale delle anime, ultimo dei preti appartenenti all’ordine segreto che risponde al Tribunale delle anime del Vaticane, poi tornato ne Il cacciatore del buio (che però non ho ancora letto). Il penitenziere, un ruolo molto particolare il suo. E' un bravo investigatore che, però, ha anche una personalità violenta che non lo tiene lontano dal compiere delitti. In questa veste torna protagonista ne Il maestro delle ombre con un ruolo di primo piano ma comunque misterioso. Anche stavolta è vittima di un'amnesia che ha cancellato momenti importanti delle sue ultime ore di vita. Trova attorno a se dei segni da lui stesso lasciati, dei messaggi piuttosto chiari ai quali, però, non riesce a dare un perché.
Accanto a Marcus torna Sandra Vega, agente della polizia di Roma che si è fatta trasferire all'ufficio passaporti per stare lontana dal suo abituale ruolo di foto-rilevatrice, sempre a contatto con cadaveri e con scene del delitto. Questo suo incarico di ripiego, però, non la tiene lontana da un caso che in qualche modo la vede coinvolta: in un cellulare rinvenuto in un taxi sono state riprese immagini di una tortura compiuta a danno di un uomo e per mano misteriosa. Dopo il tremendo filmato compare una sua foto, sua di Sandra. Che legame c'è tra le due cose? 

La storia si snoda in una Roma in preda al panico collettivo per via di un black-out programmato nel corso del quale avverrà di tutto e la città verrà attaccata con violenza su più fronti. Tutto fa pensare ad una imminente apocalisse, memori anche di una bolla papale emessa nel 1521 da Leone X, secondo la quale Roma mai e poi mai avrebbe dovuto ritrovarsi immersa nel buio.

Tutto in una notte, tanto in una notte: la violenza tra le mura di Roma inghiottita dal buio, un'eccezionale ondata di maltempo che porta il Tevere ad esondare, il mistero della tortura filmata a cui si sommeranno altre morti misteriose e tutte legate da un fil rouge di rituali, torture legate all'alea mistica in cui è avvolta la  Chiesa dell’eclissi, la particolare figura dell'agente Vitali che non si riesce bene a capire di cosa si occupi, oscure figure che si aggirano in diversi ambienti (ecclesiali e non solo) allo scopo di convertire la comunità romana e non solo ad una specie di chiesa “nera” (le ostie nere simbolo del male compaiono più e più volte) , un ragazzino rapito anni prima e probabilmente legato a questa misteriosa setta (se così si può chiamare). 
Il mix di elementi è piuttosto ricco e di carne al fuoco Carrisi ne mette parecchia, passando per un approfondimento di tematiche relative agli aspetti più oscuri della Chiesa, viaggiando per le vie di Roma e diverse zone caratteristiche, proponendo personaggi dalla dubbia moralità e da abitudini alquanto singolari.

Su tutti la figura di Marcus che è un padre penitenziere alquanto singolare sia per via della sua doppia personalità che per il suo particolare rapporto con la Vega. 

Quest'ultima è la figura che più mi ha incuriosita: donna coraggiosa, segnata nell'animo da dolorose perdite che l'hanno portata ad isolarsi dal resto del mondo e che la inducono a tenere comportamenti piuttosto libertini, concedendosi in un particolare luogo d'incontri, a sconosciuti dei quali nulla vuole sapere e con i quali non intrattiene altri rapporti che non siano quelli occasionali, consumati in modo sistematico ma allo stesso tempo casuale.

E' una donna coraggiosa, si fida ciecamente di Marcus ma questo suo modo di comportarti, dal punto di vista personale, rende al lettore l'idea di una personalità complessa e non del tutto equilibrata. 

E poi c'è Vitali: un ispettore di polizia che non lavora perennemente sotto copertura e che sembra occuparsi di crimini collegati agli ambienti ecclesiastici. Ma è davvero così? O anche questa è una copertura? I suoi modi non mi piacciono proprio, non è una figura positiva pur stando dalla parte dei buoni e pur lottando per cercare di arrivare alla verità. Non mi è piaciuto e, a quanto pare, non piace nemmeno ai suoi colleghi per cui il mio giudizio a quanto pare è condiviso.
Mi è piaciuto? 
Dunque, la visione apocalittica di Roma mi è sembrata un po' esagerata e mi piace pensare che sia così. Se davvero succedessero cose analoghe a quelle narrate, in un momenti di black-out, sarebbe davvero la fine.
Interessanti i colpi di scena proposti anche se devo ammettere di non essermi affezionata a nessun personaggio in particolare.

Sono comunque intrigata dalla scrittura di Carrisi che riesce a rendere bene il senso dell'oscurità e la paura connessa a situazioni nelle quali, a quanto pare, solo un essere delle tenebre come è Marcus (abituato a lavorare nel buio) si trova a suo agio.

Una certa agitazione me l'ha trasmessa, non posso dire il contrario. Ed ora sono curiosa di recuperare il volume intermedio. Prima o poi lo recupererà ma, per il momento, cercherò letture un po' meno oscure, giusto per conciliare sonni più tranquilli.

Con questo libro partecipo  alla Challenge Di che colore sei? in quanto libro rientrante nella categoria Gialli e thriller per l'obiettivo n. 2, autore italiano.
 
Inoltre, partecipo alla Visual Challenge in quanto libro che ha un uccello raffigurato in copertina.

venerdì 5 gennaio 2018

Una lettera lunga una vita (L. Limone) - Venerdì del libro


E' da un po' di tempo che mi riprometto di leggere i romanzi di Loredana Limone che ho avuto modo di conoscere, tempo fa, per via di un libro che è un fiaba nella quale si parla di affido. So che si tratta di un'autrice poliedrica, che scrive romanzi ma anche libri di cucina, storie per bambini... Un'autrice che merita di essere conosciuta. Così, con il nuovo anno, mi sono ripromessa di farlo. 
E per il Venerdì del libro di oggi segnalo la sua ultima fatica letteraria: Una lettera lunga una vita.
E' la storia di un amore grande. Un amore che, però, non è stato vissuto ed è rimasto tale nonostante le strade dei due innamorati si siano separate seguendo diverse direzioni.

Assuntina - divenuta Tina dopo la sua emigrazione in America - e Mario ne sono i protagonisti. Un amore sbocciato da ragazzini e cresciuto di giorno in giorno, un amore capace di legare due anime oltre la loro stessa consapevolezza, oltre le loro stesse azioni.

Lui è un ragazzo semplice, apparentemente uno scansafatiche che, però, sta aspettando l'occasione della sua vita. Un'attesa febbrile ma nascosta alla sua amata soprattutto perché è anche per lei, per il loro futuro insieme, che quella risposta sarà importante.
Lei è una ragazza piena di aspettative. Sogna una vita accanto a l suo uomo, una vita da dedicare interamente a lui e a quella che diventerà - così sogna - la loro famiglia. Camicie da stirare, spaghetti da cucinare, calzoni da rammendare. Una vita d'amore. Il loro amore.

Ma la vita, si sa, riserva delle sorprese e le strade dei due ragazzi si divideranno.
Può capitare. Capita a molti. 
Però...

Però Assuntina, oramai diventata notta in America, non ha mai dimenticato. Nel giorno in cui riceve una telefonata dall'Italia torna ad essere quella ragazza innamorata che era e che, ora lo sa chiaramente, è sempre stata. Anche se al suo fianco ha avuto un altro uomo che l'ha amata e rispettata, anche se da questo uomo ha avuto tre figlie, anche se la sua vita è stata altrove... ma non è stata vita. 
Assuntina decide di scrivere una lettera al suo Mario ed è una lettera nella quale mette tutta se stessa e riversa tutto quell'amore che non si è mai concretizzato in una vita insieme. Nello scrivere Assuntina torna indietro nel tempo (alle pagine della lettera vengono alternati racconti dei tempi che furono) e ripercorre tutta la sua vita. Tornano vive più che mai le sue scelte, le sue reazioni, le sue sensazioni, la sua insoddisfazione, la sua passione. 
Devo ammettere che fin dalle prime pagine ho pensato che fosse una storia scontata. Una storia comune a molti: si fanno delle scelte sbagliate e ci si porta per sempre nel cuore quell'amore che ci porta altrove, lontano dal nostro presente. 

Ora che ho terminato la lettura posso dire che più che scontata è una storia molto vera, reale. E' come se Loredana Limone avesse dato voce a tante storie d'amore represse in nome di non si sa che cosa. In nome di un pizzico d'orgoglio? In nome della paura del futuro? Oppure della paura di essere realmente se stessi? Tanti i motivi che possono aver portato qualcuno a vivere lontano dall'amore vero senza, però, averlo mai dimenticato. 

Questa lettera mi ha anche fatto riflettere su quanto, a volte, le scelte fatte da giovani siano dettate più dall'impulso che dall'effettiva consapevolezza di ciò che comporteranno. 
Assuntina ha avuto un merito che l'ha amata, che ha fatto tutto per lei, che l'ha rispettata in ogni modo. Cosa le è mancato? Nulla, verrebbe da dire. Una vita agiata, una famiglia acquisita che l'ha subito accolta a braccia aperte. Eppure... Le è mancato il vero amore della sua vita, quello che le ha fatto (e le fa ancora, al solo pensiero) palpitare il cuore e vibrare le corde dell'anima. 
Questa storia mi ha riempita di tristezza, non posso nasconderlo. Ma anche di speranza, alla fine. Perché mi ha fatto pensare che, forse, la vita non è solo quella che toglie ma anche quella che dà... con i suoi tempi, nei suoi modi, ma restituisce. Voglio pensare che sia così. Per Assuntina e per tutti coloro che vivono situazioni analoghe  che, ne sono certa, pochi non sono!

L’autrice emoziona trasmettendo le sue stesse emozioni e devo ammettere di aver chiuso più volte il libro per fermarmi a pensare…

Con questo libro partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0. Primo libro utile per il mese di gennaio di questo nuovo anno.

Partecipo, inoltre, alla Challenge Di che colore sei? in quanto libro rientrante nella categoria verde, obiettivo n. 1 (narrativa, autore italiano).
 

mercoledì 3 gennaio 2018

Olga di carta. Jum fatto di buio (E. Gnone)

Mia figlia ha tanto desiderato la seconda parte della storia di Olga e, per lei, è stato un apprezzatissimo dono di Natale. Lo è stato anche per me, lo ammetto: ho dovuto attendere che lei lo leggesse - ovviamente ha avuto la precedenza - poi me lo sono fatta prestare.

Innanzitutto spendo due parole per la copertina: mi è sembrata davvero molto accattivante per un volume anche bello da vedere, in linea con le caratteristiche del primo libro con la stessa protagonista. 
Per chi non la conoscesse, Olga Papel è una bambina sottile sottile, quasi come un foglietto di carta, tanto che ha guadagnato sul campo il nomignolo di Olga di carta. Senza voler ripercorrere la storia che è legata a questo nomignolo e narrata nel primo volume, mi limito a dire che non è una scelta dovuta solo al suo aspetto fisico ma anche alle storie che, in quell'occasione, raccontava. 
 
Perchè Olga racconta storie. Storie vere anche se fantastiche. Sembra strano ma è così. Tutti ne sono convinti ed è proprio la convinzione che non siano mera fantasia che rende Olga così famosa nel paesino in cui vive con sua nonna. E' talmente credibile come narratrice che, quando inizia a raccontare la storia di un ragazzino fatto di buio - Jum è il suo nome - in paese inizia a diffondersi un certo timore, tanto da indurre grandi e piccini ad avviare una ricerca armata contro quel personaggio così misterioso e capace di seminare terrore. 
Eh sì... proprio così! Olga non avrebbe mai potuto immaginare che la storia di Jum avrebbe seminato il panico in paese tando da dare origine da una vera e propria caccia.
 
Lei insiste nel dire che non si tratta di storie di paura e che sono storie divertenti ma in paese ciò non viene compreso.
 
E' un messaggio un pochino difficile da far passare, a dire il vero: Jum rappresenta il buio che ognuno di noi ha dentro, quello che si alimenta in particolare quando si perde qualcuno che si è amato. Jum si ciba di lacrime ma viene cacciato via dai sorrisi, dalla serenità, dalle lacrime di gioia o di commozione. E' la tristezza che va cacciata via e, di conseguenza, Jum se ne va con lei.
 
Devo ammettere di aver preferito la prima storia di Olga, quella nella quale l'autrice ha raccontato la sua storia e, allo stesso tempo, ha dato voce alla storia del personaggio di fantasia Olga di carta. 
Questa volta, pur essendo sempre un personaggio molto tenero e grazioso, pur manifestando la volontà di trasmettere messaggi importanti al resto della popolazione, Olga (per me) è meno efficace di quanto non lo sia stata in precedenza. 
 
Anche per mia figlia credo sia stato così visto che, a differenza del primo volume, per lei la lettura ha proceduto a rilento. Io l'ho letto nell'arco di una giornata: è scorrevole, ben scritto, vengono proposte anche delle immagini e si alterna il racconto della vita di Olga con quello della storia di Jum però dal confronto con il precedente, Olga di carta Jum fatto di buio non riesce a guadagnarci.

Ho comunque apprezzato il fatto che l'autrice abbia voluto insistere sull'importanza di raccontare storie e dare spazio alla fantasia. Le storie catturano grandi e piccini. La dimostrazione arriva proprio da Olga che, a dire il vero, ha un seguito ben nutrito soprattutto tra i grandi oltre che tra gli amici della sua età.
Ho anche apprezzato l'invito a cacciare via la tristezza e la paura, i nostri mostri quotidiani.
E' un libro che suggerisco di leggere dopo il primo: la storia si regge benissimo da sola ma ci conoscendo la storia di questa bambina si hanno degli elementi in più per comprendere il contesto. Rispetto al primo l'ho trovato meno efficace ma questo non pregiudica il fatto che sia comunque una bella storia da leggere.

Con Olga partecipo alla Challenge Di che colore sei? nello spicchio azzurro in quanto libro per ragazzi, obiettivo 2 (parte di una serie).
Inoltre, apro con questa lettura la partecipazione alla nuova Visual Challenge in quanto libro che ha un albero raffigurato in copertina.