venerdì 21 settembre 2018

Non è detto che mi manchi (B. Marconero) - Venerdì del libro

Parto subito col dire che di questo libro mi sono piaciuti molto i nomi scelti per i protagonisti. Osservazione singolare, questa, lo so. Ma è quello che ho pensato mentre leggevo le loro avventure: Emi, Pietro detto Fosco (per via del suo cognome), Alessandro ed Alice.
I due protagonisti principali sono Fosco ed Emi e sono le loro due voci che si alternano nella narrazione. Una formula un po' troppo sfruttata, questa, che però funziona e rende comunque gradevole la lettura.

Lei è una ragazza che ha puntato tutto sulla sua immagine, sul suo corpo, sulla sua bellezza. A dirla tutta questa è l'idea che le hanno inculcato sua madre ed il suo compagno, tra l'altro il suo agente, perchè Emi nel suo intimo ama cucinare, adora i fornelli, gli aromi, gli ingredienti.

Lui ama i videogiochi e lavora in una redazione giornalistica. E' un po' il gatto nero con il pelo un po' arruffato in una famiglia di splendidi esemplari tutti bianchi e a pelo lungo: genitori di successo, fratelli impegnati all'estero in mestieri di successo e poi c'è lui... Fosco. Fa di tutto per dimostrare ai suoi di non essere un fallito e di non aver bisogno di nessuno.

Le loro vite si incrociano all'improvviso e si sconvolgono a vicenda sulla scia di un sentimento che nasce un po' in sordina ma che cresce e si alimenta di giorno in giorno.
Ma non è tutto rose e fiori e i due si troveranno a fare i conti prima di tutto con loro stessi, con le loro famiglie e poi con il loro rapporto.

In questo contesto interagiscono anche Alessandro (ricco cugino di Fosco che, tra l'altro, è anche il suo datore di lavoro visto che per mantenersi lavora in una redazione giornalistica) ed Alice, amica di Fosco da sempre, amica acquisita di Emi.
Devo ammettere che ho fatto il tifo anche per Alessandro ed Alice, oltre che per i protagonisti, ed avrei visto bene sviluppi del loro rapporto verso una storia diversa dall'amicizia che, seppur profonda, tale resta. Chissà, potrebbe essere lo spunto per il prossimo libro: partire da dove ci siamo lasciati ma senza tirare dentro Fosco ed Emi per puntare tutto su Alessandro ed Alice, dando loro un'opportunità. Chissà!

Non è una lettura impegnativa, lo stile è scorrevole e moderno, fresco, immediato.
Ciò che più mi ha innervosita è la figura della madre di Emi che considera sua figlia come un oggetto da vendere al migliore offerente. Non esagero, è questa la sensazione che mi è rimasta addosso: un rapporto, quello che le lega, che non ha niente a che fare con l'amore di una madre per una figlia e viceversa quanto, piuttosto, un rapporto fondato sulla voglia di Emi di essere alle altezza delle aspettative di una donna che, senza farsi troppi scrupoli, cerca di piazzare sua figlia nel modo più conveniente possibile sia dal punto di vista professionale che personale.
Devo dire che, soprattutto all'inizio, anche la figura di Emi non mi è piaciuta molto. Ho apprezzato molto più la semplicità e la schiettezza di Alice. Poi, pian piano, Emi mi ha dato modo di ricredermi nei suoi confronti. Buona cosa! E' un personaggio che matura, che cresce e fa delle scelte importanti. 
Fosco... Bhè, Fosco ha un bel caratterino. Testardo, indipendente, restìo a chiedere aiuto, piuttosto schivo e sempre pronto ad evitare il confronto fino a che, però, non arriva il momento di fare una netta inversione ad U e cambiare modo di fare, se non altro per un chiarimento.

Ho letto questo libro sul kindle e mi sono imbattuta in due errori di battuta - due dico due... non di più - ma nulla tolgono, nel complesso, alla lettura.

Amore, amicizia, carriera, ambizioni, sogni, scelte difficili: c'è un po' di tutto in questa storia che, pur essendo un tantino prevedibile in alcuni punti, riserva comunque qualche sorpresa.
La consiglio per il Venerdì del libro di oggi (non è la prima volta che segnalo un suo libro) e partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compaiono degli occhiali, oggetto utile per questo mese di gara.

lunedì 17 settembre 2018

Paula (I. Allende)

Isabel Allende è la mia autrice preferita. In tutti i suoi libri che ho letto ho trovato una narrazione ricca sotto ogni punto di vista: ricca di contenuti, di descrizioni, di riferimenti storici, di sentimenti. In Paula è soprattutto quest'ultimo aspetto che colpisce: il dolore per la situazione di sua figlia Paula, nata il 22 ottobre del 1963 e che a 28 anni si è ammalata di una gravissima malattia - la porfiria - che l'ha costretta in coma su un letto d'ospedale.

Si tratta di uno scritto autobiografico con una donna, una madre che cerca di stare accanto a sua figlia sfruttando la magia della scrittura - una vera e propria magia sembra essere quella che guida la sua penna - in un racconto ricco di particolari, di emozioni, di vita. E' come se, raccontando la sua vita, la sua e della famiglia, Isabel volesse respingere la morte che allunga, di giorno in giorno, i suoi tentacoli su sua figlia.
Parlando a Paula dai fogli che riempie giorno dopo giorno la Allende guida il lettore in un viaggio lungo la storia della sua famiglia, dei suoi antenati, lungo la sua vita di bambina, di ragazza e di donna. 
Isabel resta accanto a sua figlia per lungo tempo, senza mai perdere la speranza e senza mai nascondere le emozioni che prova nei pochi minuti che le sono concessi accanto a sua figlia.

In questo periodo matura anche il rapporto con suo genero, appena diventato tale visto che si è sposato da poco con Paula e si scopre in intimità con lui, condividendo l'amore per quella donna che da quel letto di ospedale non può fare altro che ricevere amore senza avere la possibilità di ricambiare.

L'abilità della Allende nel dipingere un quadro a tinte nitide e vivaci non mi è nuova: anche questa  volta, come peraltro avvenuto in precedenti suoi libri, la storia è più ricca di quel che si potrebbe pensare. 

Chi si avvicina a questa lettura pensando ad un romanzo resterà deluso. Ed anche chi si aspettasse un racconto quotidiano di ciò che accade a Paula resterà deluso visto che accanto al racconto dell'evolversi della malattia della figlia, la Allende punta molto sulla parte autobiografica: chi volesse approfondire la storia dell'autrice, della sua famiglia, i suoi sogni, le sue aspettative, i suoi desideri verrà pienamente soddisfatto e conoscere anche la parte più dolorosa della vita di questa donna che riesce a sintetizzare un mondo con la sua scrittura. 

Emergono alcune figure, in particolare, come la madre di Isabel o suo nonno. Le loro vite, le loro scelte, il loro carattere vengono resi alla perfezione dall'autrice che, come al solito, riesce ad ammaliare il lettore anche quando parla di vicende storiche o di situazioni che potrebbero interessare meno ma che, ai fini del quadro generale, si rivelano fondamentali.

Ho trovato un po' limitanti i caratteri usati per la scrittura, molto piccoli e fitti fitti. Leggendo, poi, una edizione piuttosto vecchia trovata in biblioteca e dalle pagine ingiallite ho avuto una certa difficoltà nella lettura, soprattutto serale, e sono andata avanti più lentamente del previsto. 

Con questo libro partecipo alla Challenge Diche colore sei? utile per lo spicchio verde, autrice straniera. 
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compare un volatile con becco, utile per questo mese di gara.

mercoledì 12 settembre 2018

I ragazzi della II C (M. Migliavacca)

E' un libro un po' vecchiotto quello che mia figlia ha avuto come testo di narrativa a scuola, l'anno scorso, quando frequentava la seconda media. Vecchiotto come edizione (si tratta della quindicesima ristampa del 2002 ma la prima uscita è del 1989) ma la storia raccontata è piuttosto attuale.

Quattro amici che frequentano la seconda classe del liceo condividono la passione per la musica: hanno messo in piedi una band e si ritrovano sistematicamente in uno scantinato usato come sala prove. Scrivono canzoni inventando testi e musiche e sognano il successo.

Sono quattro amici molto diversi tra loro i protagonisti del libro I ragazzi della IIC

Ludo è una ragazza di ricca famiglia ma, oltre ai soldi, non conosce la serenità e la felicità di una situazione familiare stabile. I suoi sono separati e cercano di comprare il suo affetto a suon di regali o di soldi.
Patsy è un ragazzone grande e grosso che vive in una famiglia modesta che non naviga certo nell'oro ed alla quale vorrebbe iniziare a dare una mano in fatto di entrate.
Morgana è orfana di padre e sua madre la cresce, non senza fatica, facendo traduzioni e dispensandole tanto amore.
Max è figlio di un salumiere arricchito ma la sua è e resta una famiglia di ceto medio che sgomita per poter apparire diversa.
Quattro vite differenti, quattro banchi nella stessa aula, nella stessa scuola, un'unica passione per la musica.

Improvvisamente arriva l'occasione della loro vita ed hanno la possibilità di portare un loro brano inedito ad un produttore che, però, ruba testo e musica facendo cantare il brano ad una ragazza del suo team. Da questa situazione antipatica nasce la vera occasione per loro visto che, nel momento in cui una collaboratrice del tipo che li ha fregati denuncia l'accaduto, su di loro e sulla loro musica si accendono i riflettori ed arrivano davvero al successo. Un successo improvviso, capace di trasformare tutto in lustrini e paillettes nascondendo bene la realtà: gli impegni sono pressanti e le vite dei quattro ragazzi vengono sconvolte.
Così, a sedici anni, si trovano a prendere una decisione che potrebbe cambiare la loro vita: sono pronti a lasciare tutto per seguire i ritmi del successo oppure no?

Ognuno reagirà diversamente agli impulsi che gli arrivano da quel mondo e da quel successo tanto agognato ma arriverà il momento di crescere e di prendere una decisione importante. Ognuno farà le sue valutazioni e le proprie scelte.

Dicevo molto attuale perché, in effetti, non sono certo così rare baby band che arrivano alla ribalta improvvisamente con artisti che, seppur tali, sono e restano dei ragazzini che hanno degli impegni ber precisi come, in primis, la scuola e la famiglia.
Così come non credo che sia raro, nel mondo dello spettacolo, imbattersi in situazioni imbarazzanti, in veri e proprio sgambetti in nome di un successo che tutti vorrebbero raggiungere percorrendo la strada più breve possibile.

Il carattere dei quattro ragazzi è ben tracciato, la storia scorre gradevolmente anche se mi sono imbattuta in un paio di errori di stampa che, però, nulla tolgono all'insieme. Anzi, devo dire di aver apprezzato una nota dell'editore che, nelle primissime pagine subito dopo la copertina dice che la realizzazione di un libro presenta aspetti complessi e richiede particolare attenzione nei controlli. Nessuno è perfetto, qualche cosa può sfuggire ed i lettori sono invitati a segnalare eventuali errori o a far pervenire suggerimenti. Magari li segnalo io!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? utile in quanto titolo utile per lo spicchio azzurro, obiettivo 2 (autrice italiana). Con lui chiudo questa fase di gioco in attesa dei nuovi obiettivi di domani e devo dire di aver fatto fatica, questa volta, a tenere il ritmo, per una serie di motivi che spero non si ripresentino in futuro. 

martedì 11 settembre 2018

Negli occhi di chi guarda (M. Malvaldi)

Dopo aver conosciuto storie e personaggi del Bar Lume ho avuto occasione di leggere uno dei libri più recenti di Marco Malvaldi, autore che ricordo con simpatia, incontrato alla presentazione di un suo libro nella mia città, qualche anno fa.
Già dalle prime pagine ho apprezzato la proposta di Malvaldi quando, nel presentare i vari personaggi che avranno poi dato vita la storia, ha offerto il loro punto di vista circa la location in cui si snodano le vicende: Poggio alle Ghiande. Così facendo, non solo ha reso l'idea di alcune caratteristiche dei personaggi ma anche del loro rapporto con il luogo conteso: Poggio alle Ghiande, infatti, è un podere nelle campagne toscane e sarà il motivo del contendere.
Eh sì, perché Alfredo e Zeno Cavalcanti, gemelli che vivono nel podere, hanno ricevuto un'offerta per la vendita dell'intero blocco ad un'azienda cinese e c'è da decidere il da farsi. I due, ovviamente, hanno posizioni contrarie  favorevole il primo, contrario il secondo - e per decidere se vendere o no si affidano ad un consulto medico molto particolare: chi dei due avrà maggiore probabilità di sopravvivere all'altro deciderà il da farsi.

Un modo molto singolare, quello scelto dai due gemelli, per prendere una decisione così importante che, tra l'altro, coinvolgerà anche altre persone che, in un modo o nell'altro, sono legate al podere ed il responso sulla longevità dell'uno rispetto all'altro è affidata a Piergiorgio Pazzi che, però, è ignaro del valore che il suo consulto avrà sulle sorti del podere.

Semplice, no?
Invece no. Perché come se la situazione non fosse già paradossale di suo, si aggiunge il ritrovamento del cadavere di Raimondo, agricoltore e custode della tenuta, luogo in cui gli è stata data una seconda possibilità di vita dopo un soggiorno obbligato in manicomio. E con la sua morte spunta un mistero: l'uomo, infatti, sosteneva di possedere un'opera autentica donatagli da un suo compagno di ospedale, un certo Ligabue. La reale esistenza del dipinto può essere legata alla sua morte? Ma dov'è, se davvero esiste, questo dipinto? 
Mentre si cerca di dipanare la matassa, un'altra morte sospetta si abbatterà sul podere e sui suoi abitanti. 

Piergiorgio si troverà, suo malgrado, a seguire a suo modo le indagini e tenterà di venirne a capo - parallelamente ma anche in collaborazione con il colonnello Valente - assieme a Margherita, affascinante filologa di sua conoscenza. 

Dico subito che la questione del quadro è quella che mi ha interessata ed anche colpita di più, non immaginavo niente di simile, circa alla sua sorte! Originale, senza dubbio.
E mi è piaciuta l'ironia dei personaggi, il loro modo di porsi e di relazionarsi tra loro. 

Così come mi ha fatto piacere trovare, alla fine del libro, un'altra volta la carrellata dei personaggi a posteriori, dopo che si sono svolte le vicende narrate da Malvaldi.
Originale anche questo!

Il personaggio che mi è piaciuto di più? Il colonnello. Perché, poverino, lui è in forza alla forestale e di solito ha a che fare con situazioni molto più tranquille e di altro genere, non certo con due cadaveri rinvenuti a stretto giro l'uno dall'altro.
Non è l'eroe di turno, il super commissario che si trova in tanti romanzi di altri autori, e mi ha anche fatto tenerezza in alcuni passaggi.

Di coloro che hanno a che fare con Poggio alle Ghiande devo ammettere che il più intrigante è stato proprio Raimondo ma non dico altro, proprio non posso!

E' un libro che consiglio per gli amanti del giallo ma anche di chi ama una scrittura ironica, legata al territorio in cui si svolge la vicenda, con personaggi spontanei e che fanno anche sorridere e con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? utile in quanto titolo consigliato per l'obiettivo 2 dello spicchio giallo della gara.

domenica 9 settembre 2018

Ogni piccola bugia (A. Feeney)

Amber Reynolds è su un letto d'ospedale. E' in coma farmacologico a seguito di un brutto incidente. Sente coloro che le sanno attorno ma non riesce a muoversi, tantomeno a parlare. Non ricorda nulla dell'incidente ma riesce a dare un nome a coloro che si avvicendano al suo capezzale - a suo marito Paul e a sua sorella Claire - pur avendo dei ricordi frammentari sulle sue ultime ore che hanno preceduto l'incidente. E riesce anche a comprendere di essere in pericolo ogni volta che un uomo si avvicina al suo letto d'ospedale.

La prima cosa che mi sento di dire è che l'autrice è stata proprio brava a proporre una storia che ne sottintende altre, a proporre personaggi che hanno qualche cosa da nascondere ma che non si espongono più di tanto, a proporre una protagonista che è capace di stupire. Eh sì, perché mai come in questo caso va detto che niente è come sembra. Anche la lettura del libro, che sembra costruire alcune fondamenta solide circa la storia, all'improvviso inizia a tremare e far cadere il castello di carte che il lettore ha costruito sulla base delle proprie convinzioni.
Insomma, si crede di aver capito qualche cosa, più avanti si crede di aver capito tutto per poi rendersi conto che è tutto fondamentalmente diverso.

Inutile dire che tutto ciò mi sia piaciuto molto. La storia viene raccontata proponendo l'alternanza di un oggi a pagine di diario e a racconti di un tempo passato. Il lettore viene così in possesso di piccole tessere che cerca di comporre in un unico puzzle. 

Non posso dire molto sulla trama perché vorrebbe dire svelare dettagli che guasterebbero le feste a chi non l'avesse ancora letto. Posso dire che i personaggi sono molto ben costruiti, con personalità tutt'altro che equilibrate, in un verso o nell'altro, e con un'abilità tale da indurre il lettore a dire "...ma come?". 
La narrazione mantiene alto il ritmo dalla prima all'ultima pagina e, onestamente, il finale oltre a lasciare un certo margine di dubbio al lettore apra anche le porte per un seguito che, onestamente, spero prima o poi arrivi.

E' una storia originale, per niente scontata, dove i meccanismi si incastrano alla perfezione anche quando sembra che manchi qualche cosa. 

Tutto sembra reggersi su una serie di bugie, piccole o grandi che siano, che non si limitano ad un solo personaggio ma che, a ben guardare, appartengono un po' a tutti. C'è chi mente per difendersi, chi per non ferire, chi per difendere una persona che ama, chi perché la sua indole è quella del manipolatore... Tanti gli elementi stanno perfettamente in equilibrio tra di loro e devo dire che hanno dato vita ad un thriller che mi sento di consigliare agli amanti del genere o anche a chi ama gli intrighi psicologici, le personalità misteriose e capaci di riservare qualche sorpresa.

A lettura finita mi viene davvero da pensare a quante piccole bugie ognuno di noi racconti, e si racconti, nella vita quotidiana... a quante siano realmente innocue e quante, invece, possono innescare meccanismi perversi...
Con questo bel thriller psicologico partecipo alla Challenge Di che colore sei? utile in quanto titolo consigliato (e ringrazio le ideatrici del gioco per questo) in questo periodo di gara che va concludersi.

sabato 8 settembre 2018

Vittoria (B. Fiorio)

Ha la stessa mia età, Vittoria. Per questo non ci ho messo molto nel mettermi nei suoi panni. 
E... onestamente credo che anche io avrei reagito come lei se mi fossi trovata senza lavoro e senza l'uomo che credevo fosse della mia vita. Mi sarei chiusa a riccio, avrei passato le mie giornate a pensare a tutto ciò che ho perso, a ricordare i momenti belli passati con il mio amore e a fissare il cellulare sperando in un suo messaggio e in una sua telefonata.

Devo ammettere che la primissima impressione che ho avuto di Vittoria è stata quella di una donna un po' noiosa e troppo melodrammatica. Poi, però, ci ho riflettuto un attimo e mi sono resa conto che il personaggio nato dalla penna di Barbara Fiorio è molto vero, molto vicino alla realtà. La sua è la sofferenza di qualsiasi donna che si trovasse nella sua situazione. 

Vittoria si trova a fare i conti con una nuova vita piena di buchi neri: sul fronte lavorativo - fa la fotografa ma oltre a non avere nessun contratto di lavoro concreto ha perso la vena artistica e non riesce più a prendere in mano una macchina fotografica - e sul fronte personale visto che il suo uomo l'ha lasciata.

Federico non le ha fornito una vera e propria spiegazione ma se n'è andato chiudendo per sempre la loro storia. Una storia su cui Vittoria credeva e della quale sente profondamente la mancanza. Le manca lui, Federico, e la vita che portavano avanti insieme.

Vittoria ha degli amici accanto, amici che cercano non solo di risollevarle in morale ma anche di darle una scossa (positiva) affinché torni a conquistarsi un posto nel mondo senza considerarsi solo ed esclusivamente una nullità.

La strada che le si apre davanti è molto singolare e la porterà a contatto con persone e storie che la aiuteranno nel suo cammino di risalita, molto più di quanto non si possa pensare.

Vittoria è un romanzo in cui la figura della protagonista viene resa senza filtri con la sofferenza e le paranoie che ci possono stare in una situazione come la sua. 
Fondamentale la presenza di amici che le sanno stare accanto prendendosi cura di lei e la aiutano, in un modo o nell'altro.

E' comunque un romanzo moderno visto che il riferimento al mondo dei social, alla sua funzione, ai suoi pregi e ai suoi difetti posiziona Vittoria in un momento molto attuale, in una città - Genova - che resta sullo sfondo senza mai essere troppo invadente. Vittoria vive in un ambiente protetto, tra casa sua e la casa dei suoi amici, esce poco, ha pochi interessi ma arriverà a rivalutare se stessa e la sua situazione dando una svolta alla sua vita.

E' una storia positiva, anche se le premesse non sembrano proprio essere quelle di una storia positiva. Auguro a tutte le donne che vivono momenti difficili di avere vicino amici come quelli di Vittoria e di riuscire a guardarsi dentro per scoprire di essere ne' un fallimento ne' una donna da buttare come le circostanze potrebbero far pensare.

Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina compaiono delle fotografie. Ed è il secondo libro utile per questo periodo di gara.

venerdì 7 settembre 2018

L'ultima notte al mondo (B. Marconero) - Venerdì del libro

Sono le voci di Marco e Marianna che si alternano nel libro L'ultima notte al mondo di Bianca Marconero

La peculiarità di questa storia, per me, è dovuta al fatto che non c'è un personaggio che posso dire di aver preferito agli altri o uno a cui mi sono particolarmente affezionata. 
Per entrambi i protagonisti posso dire di aver odiato alcuni comportamenti ed essermi trovata molto vicina a loro in altri. Ho fatto il tifo fin dall'inizio per Marco ma non posso dire in assoluto quale sia il mio personaggio preferito visto che entrambi i protagonisti stanno sullo stesso livello, per me. 

Marco e Marianna hanno frequentato il liceo nella stessa classe. Marco ha sempre covato un profondo sentimento per lei, mai manifestato ed ancora vivo oggi, ad anni di distanza, quando i due si incontrano per caso. 
Il loro non è mai stato, però, un rapporto di qualsivoglia tipo visto che i sentimenti di lui sono rimasti nel suo cuore. A causa di una sfortunata vicenda Marco non concluse gli studi con Marianna e si allontanò dal loro giro di amici: era la pecora nera del gruppo, con una reputazione macchiata per sempre, meglio prendere le distanze.

Anni dopo Marianna è alle prese con un difficile momento con il suo fidanzato di sempre: quel Luca che sa di averla in pugno, l'unico che lei abbia mai amato e che amerà, colui che è convinto di esercitare un'influenza assoluta su di lei. Quel Luca che lei sente e vuole amare sopra ogni cosa, nonostante tutto.
La situazione è difficile visto che le fondamenta del loro rapporto sono minate dal tradimento di lui. Marco ha un lavoro in una rete televisiva, ha dei sogni del cassetto da realizzare e non ha una ragazza fissa. Non avendo potuto avere accanto la ragazza che ama da sempre ha scelto di essere uno da una notte e via. Senza legami, senza coinvolgimenti. 

Le loro vite si incrociano nuovamente ma ora non sono più dei ragazzini e tra di loro nasce una collaborazione professionale oltre che un'amicizia. 

Ciò che più mi ha indispettita di questa storia è stato l'ambiente benestante di Marianna e della sua famiglia con quel carico di pregiudizi e di falsità che si porta dietro. La necessità di fare buon viso a cattivo gioco, la volontà di mantenere in piedi ad ogni costo una cerchia di amicizie all'altezza del proprio ceto sociale, gli obblighi che l'essere ricco impone. 
In questo contesto emerge con violenza la figura di Marco. Lui non è adatto per stare accanto a Marianna. Ha un passato poco pulito alle spalle, ha un lavoro considerato poco dignitoso e che difficilmente gli garantirà un futuro, è originario di un quartiere povero della città e non vive in un'abitazione nemmeno lontanamente paragonabile a quella di Marianna. Gioco forza, lei tiene nascosto soprattutto a sua madre il suo rapporto con lui: il rapporto d'amicizia, di lavoro e ciò che potrà (o non potrà) nascere poi da tutto ciò.

Ed è forse per questo che Marco, dei due protagonisti, mi è piaciuto di più. Non ha avuto vita semplice, ha conquistato ciò che ha, vive del suo lavoro, ha degli amici di periferia e ne va fiero. Va fiero di tutto ciò, con dignità. Anche se attorno a lui gravitano persone ricche e se viene trascinato dentro ad ambienti chic rispetto ai quali lui sembra un intruso.

Senza ombra di dubbio posso dire che il personaggio più antipatico, per me, è la mamma di Marianna. Una donna tutta d'un pezzo, di un'eleganza unica, attenta a rispettare e far rispettare l'etichetta, una di quelle che non si lasciano mai andare ai sentimenti e che, anche nei confronti della figlia, è più attenta a salvare le apparenze piuttosto che a ciò che la sua unica figlia prova, vive. 

Anche Luca merita una citazione: l'eterno fidanzato, perenne traditore, falso fino alla radice e super convinto di essere il più fico, il più bello, il più forte. Mi è sembrato un fumetto, in alcuni punti, una montatura, una marionetta. E Marianna ci ha messo un bel po' a capirlo.

Ho letto la storia di Marco e Marianna in formato digitale e mi sono imbattuta in due piccolissimi errori di battuta su cui si può tranquillamente soprassedere e con questa lettura partecipo alla  Visual Challenge in quanto in copertina compaiono delle fotografie, utili per questo mese di gara appena iniziato ma anche per la Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio rosa, obiettivo 2.

mercoledì 5 settembre 2018

Barbara Fiorio - Vittoria - Incontri con l'autore

Ci ho messo un po' prima di raccontare il mio incontro con Barbara Fiorio ma non perchè sia stato noioso... tutt'altro! Dovevo solo trovare il momento giusto. Ed è arrivato.

L'occasione mi è stata fornita da uno degli incontri al calendario di #Leggerestate, rassegna estiva che viene proposta a Porto Sant’Elpidio (Fm) nel corso della quale è stata proposta un'interessante serie di incontri con autori. 

Nel ruolo dell'intervistatrice, come di consueto, Giovanna Taffetani (Libreria Il Gatto con gli stivali).
E poi lei. 
Simpatica, dalle mille risorse, un fiume in piena. Una donna ironica, Barbara, diretta, senza filtri.
Con lei, Vittoria.

Vittoria.  
Una donna.
Una storia. 

Da dove arriva il titolo?
Il titolo è mio e sono molto felice di questo. Questo libro si è intitolato così fin dall'inizio.

Il gatto in copertina?
I gatti sono presenti anche nella mia vita e, a dirla tutta, ho prestato a Vittoria il mio, di gatto, Brodo. Pur amando i gatti non di razza, in copertina c'è un siamese che, da quel che mi dicono, pare abbia attirato parecchio. Ho messo Vittoria in situazioni piuttosto difficili ed ho pensato di prestarle, almeno, un mio amico. 

Dove si svolge la storia?
Siamo a Genova ma la città non è molto presente visto che la storia di Vittoria viene vissuta per lo più tra quattro mura con pochi momenti in esterna. Conosciamo Vittoria in un momento delicato della sua vita ed ha bisogno di un ambiente protetto, intimo.
Genova c'è, la si sente, anche nel cibo ad esempio, ma resta discretamente fuori dalla porta.

Parlaci della protagonista...
Vittoria è un'artista che, però, non riesce più a creare. La sua arte si esprime con le foto: tutti noi abbiamo un lato creativo ed ognuno lo declina come preferisce. Nel caso di Vittoria corrisponde al suo mestiere ma anche alla sua identità. Si trova a vivere una profonda crisi creativa e quando il suo uomo la lascia la situazione precipita. Si ritrova senza lavoro e senza una fonte di sostentamento, si ritrova povera pur avendo una casa, un cellulare, una macchina. Si può essere poveri anche quando, pur possedendo dei beni, non ci si può più permettere l'abituale tenore di vita.
Per fortuna ci sono gli amici. 
Vittora può contare su degli amici che le ricordano il suo valore ma lei non lo coglie immediatamente. Nel momento in cui realizza ciò, torna ad essere la Vittoria di sempre.
E' intollerante ai lieviti ed ascolta Rock duro!

Una curiosità. Vittoria ha la mania delle liste. Ce l'hai anche tu?
E' anche una mia mania, lo confesso. Faccio le liste per fare la valigia prima di un viaggio, per le cose da fare, per la spesa e se, per caso, metto nel carrello qualche cosa che nella lista non c'è bhe... aggiungo alla lista e cancello! La verità è che sono peggio di Vittoria su questo fronte!

Cosa ci insegna la storia di Vittoria, che è meglio avere tanti amici veri piuttosto che un amore fasullo?
Bhè, secondo me l'amicizia è cibo per l'anima e Vittoria ne ha la prova materiale. 
Gli amici la nutrono, la accudiscono, fanno in modo che resti in vita. Ecco, questa è l'amicizia: cibo per il corpo ma, soprattutto, per l'anima.

E la storia d'amore fallita? Che ci dici in proposito?
A 46 anni, con tre anni di convivenza alle spalle, un amore che fallisce è come aver digitato il terzo tentativo di PIN! Federico, il suo uomo, se n'è già andato di casa ma il lettore vive la loro storia percorrendo i ricordi di Vittoria. 

Oltre al gatto, hai fatto un altro dono importante a Vittoria...
Sì, le ho donato Alice, la mia migliore amica. E' un'amica che a volte liquida i problemi con leggerezza e questo spezzo irrita Vittoria. Alice, però, è quella che sa esserci sempre e che affronta la vita con la leggerezza buona che non va scambiata per superficialità.  

Nel tuo romanzo compaiono anche i social. Che rapporto ha Vittoria con loro?
Lei non ha un buon rapporto con i social che, però, le portano molte cose positive. Su Facebook ha visto evaporare il suo rapporto! Va detto, comunque, che nei social come in tutto il resto c'è del buono così come del cattivo. Facebook è uno spazio sociale che crea dipendenza: non è mia intenzione demonizzare i social ma è vero che è arrivato il momento di affrontare questo problema: ho visto persone che conosco essere diverse sui social rispetto a ciò che sono. 

Il libro è sul mio comodino. Inizierò la lettura a breve. Per ora ho solo il giudizio - lapidario - di mia madre che lo ha letto prima di me: "Parte lento ma poi accelera e mi è piaciuto". Vedremo.

martedì 4 settembre 2018

Sara al tramonto (M. De Giovanni)

Sara è una donna invisibile. Riesce a passare inosservata non solo grazie ad un aspetto dimesso e ad un modo di fare discreto ma anche grazie ad anni di esperienza passati a carpire segreti agli altri, senza che questi se ne accorgessero.
Sara riesce ad interpretare i movimenti, le posture, i tic, i toni di voce. 
Sara riesce a comprendere dialoghi a distanza. 
Sara ha una particolare capacità di fare tutto questo rendendosi quasi invisibile e riuscendo a portare avanti delle indagini che, altrimenti, continuerebbero a brancolare nel buio.

Ha messo la sua abilità a servizio della Polizia di Stato nell'unità speciale dedita alle intercettazioni non autorizzate per lungo tempo ma ora è in pensione. Eppure, nel momento in cui la sua vita sembra destinata ad ingrigire ogni giorno di più, come i suoi capelli, un'ex collega la contatta per una missione fuori dalle righe. Nessuna indagine ufficiale, metodi più che discreti per cercare di capire se davvero la vita di una bambina, la piccola Bea, è in pericolo come sostiene sua madre, tossicodipendente arrestata per l'omicidio si suo padre, nonno della bambina.

Tutto ha nuovamente inizio e Sara si trova a lavorare accanto a Davide Pardo, uno sbirro un po' pasticcione, letteralmente succube del suo meraviglioso cane (meraviglioso lo dico io, conoscendo la razza... lui non sarebbe poi così d'accordo con me!) ma pronto a fare la sua parte. Con loro, Viola.

Viola è la figura che più ho amato di tutta la storia.
Viola era la compagna del figlio, deceduto, di Sara. Ora ha il pancione ed aspetta suo figlio, nipote della donna invisibile. Viola è una piccola eroina secondo me, non fosse altro per la capacità che dimostra di sopportare sua madre, una grandissima rompiscatole insopportabile ed anche maleducata, secondo il mio punto di vista ed i cui sproloqui la accompagnano quotidianamente.
Viola si troverà alle prese con una situazione più grande di lei che la coinvolge e le ridà quella carica che credeva di aver perduto con la morte del suo compagno, padre di suo figlio.
Alien: così lei chiama quell'esserino che scalcia nel suo pancione ed ammetto di aver avuto per lei un moto di tenerezza nel sentirla chiamare così quel piccoletto che scalcia continuamente. Una ragazza sola, Viola: ha accanto sua madre ma è come se fosse sola visto l'atteggiamento che ha nei suoi confronti. E' sola ad affrontare una gravidanza che pur non essendo difficile dal punto di vista fisico è piuttosto difficile sul lato emotivo.

Quelle di Sara e Viola sono due solitudini che si incontrano, due personalità che si fortificano a vicenda tanto da diventare l'una il motivo di vita dell'altra. Alla vera e propria indagine si affiancano le storie personali che, più o meno approfondite a seconda dei personaggi, catturano ed incuriosiscono.

Lo stile di De Giovanni mi piace. Lo conosco avendo letto molto altro di lui. Con Sara al tramonto si cimenta in un personaggio nuovo che al momento non riesco a paragonare agli altri ma che, secondo il mio parere, può essere un altro pezzo forte della produzione letteraria dell'autore. 

Questa volta, in particolare, ho avvertito il bisogno di conoscere qualche cosa di più della storia passata di Sara: si porta addosso tanta sofferenza, tante ombre si allungano su di lei durante la notte e, onestamente, leggeri volentieri un libro che raccontasse la sua storia precedente, di quando era in servizio, di quando aveva un amore con il quale condividere vita e lavoro, di quando ha fatto scelte importanti e dolorose che l'hanno portata ad essere la donna che è oggi. Ecco, questo desiderio di leggere la sua storia si è manifestato all'improvviso durante la lettura e ammetto che non mi era capitato con altri personaggi...  Trovo che sia qualche cosa di positivo, segno di come l'autore sia stato capace di farmi affezionare al personaggio anche se, lo ammetto, siamo ancora agli inizi.

E' una lettura che mi ha catturata ed appassionata facendomi sorridere, commuovere, arrabbiare, preoccupare. Sono anche rimasta un tantino interdetta sul finale quando ho compreso quale fosse realmente il compito che si intendeva affidare a Sara.

Ho letto questo libro nell'ambito della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle e mi auguro di averci visto giusto visto che si trattava di un titolo misterioso da decifrare.

domenica 2 settembre 2018

Il ritratto di Dorian Gray (O. Wilde)

Chi non ha mai desiderato di rimanere giovane per sempre? Di non avere addosso i segni del passare del tempo? Chi non vorrebbe vestire i panni del bellissimo Dorian Gray e avere la sua stessa fortuna? Ma è davvero una fortuna quella di non invecchiare fisicamente mentre gli anni passano inesorabilmente? E quanto bisogna pagare in cambio?

Dorian prende coscienza della sua bellezza quando un artista suo amico, Basil, lo ritrae in un dipinto molto fedele alla realtà (e qui mi domando, perchè non aveva forse specchi in casa da non accorgersene prima?) .
Si tratta di un ritratto tanto fedele alla realtà da togliere il fiato ed emozionare chi lo guarda. Lo stesso Dorian resta senza fiato.

Ben presto il giovane realizza anche quanto, prima o poi, sarà triste vedere il suo bellissimo volto dipinto e dover poi fare i conti con quello che, di riflesso, gli mostrerà lo specchio con il passare degli anni. Come sarebbe bello se potesse avvenire il contrario. Se il volto dipinto invecchiasse e lui, in vita, restasse sempre giovane! 

Detto fatto, il suo desiderio si realizza ma il dipinto non rappresenterà il passare degli anni sul volto ritratto quanto il decadere della sua anima. Giorno dopo giorno, peccato dopo peccato, quel viso dipinto sulla tela cambierà. In peggio. Nel momento in cui Dorian se ne rende conto, nasconde il quadro alla sua vista e a quella di chiunque altro ma ciò non basta per dimenticare la sua esistenza.

Più Dorian terrà comportamenti corrotti, più il ritratto manifesterà la bruttezza della sua anima fino a diventare mostruoso. Segno, questo, di quanto i comportamenti del ragazzo siano, negli anni, deplorevoli.

Grande influenza su Dorian Gray avrà un amico che ha in comune con Basil: Lord Henry Wotton che, con le sue massime sulla vita e sul comportamento quotidiano, lo induce indirettamente a vivere un'esistenza dissoluta. Basil tenterà di far tornare la ragione in quel giovane che è stato la sua massima ispirazione artistica ma pagherà questo suo tentativo a caro prezzo. 

Siamo nel 1800 e quello che viene proposto ne Il ritratto di Dorian Gray è il racconto di un'epoca, con la sua mentalità borghese, i suoi eccessi, le sue apparenze. Emerge il contrasto tra estetica e moralità: bellezza a tutti i costi? Anche se il prezzo da pagare diventa alto, altissimo? E quanto può durare tutto ciò?

Non ho alcuna intenzione di esprimere una qualsivoglia critica letteraria su uno dei classici della letteratura inglese, non me ne sento all'altezza. Mi limito ad esprimere il mio parare di lettrice che ha preso in mano questo libro negli anni duemila quando il mito della bellezza è oramai diventato all'ordine del giorno e più che di patti con il diavolo si firmano assegni ai chirurghi estetici!
La storia di Dorian Grey è la storia di un giovane che, secondo il mio punto di vista, non ha una personalità ben definita e che si fa profondamente influenzare da Lord Henry che, con i suoi discorsi sulla vita e sul piacere, lo inducono a cambiare modo di fare rinnegando il suo modo di essere un ragazzo bello dentro e fuori, quello che posa per Basil all'inizio della storia. Quel ragazzo non c'è più, rimpiazzato da un narcisista corrotto ogni giorno di più da vizi di ogni genere (la cui descrizione minuziosa viene risparmiata al lettore lasciandogli, però, tutte le indicazioni necessarie per farsi un'idea) molto più di quanto lo stesso Lord Henry possa immaginare e fino a perdere del tutto la ragione, arrivando a macchiarsi di un atroce delitto. Un delitto del quale, a dire il vero, non sembra nemmeno prendere coscienza più di tanto sentendosi quasi autorizzato a compiere quell'insano gesto!

Devo ammettere che accade tutto molto velocemente: appena Dorian conosce Henry sembra che il tempo acceleri e che l'amicizia tra i due subisca un'impennata fin da subito. 
Un po' inverosimile, secondo me, l'influenza così totale che Henry esercita sul ragazzo. 
Secondo il mio parere è proprio quest'ultimo il vero protagonista, colui che determina il susseguirsi degli eventi pur non avendo un ruolo in essi che non vada oltre l'enunciazione di un suo pensiero. Dorian più che altro subisce le situazioni, incapace com'è di avere una sua opinione e con la vista annebbiata dal desiderio di preservare la sua bellezza esteriore ad ogni costo.

Dorian mi ha fatto un po' pena. La sua bellezza perde di valore davanti alla corruzione della sua anima: l'apparenza viene salvaguardata ma non resta altro della sua persona se non una bella immagine esteriore. 
Dorian deve fare i conti con la propria coscienza, prima o poi. 
E la resa dei conti sarà violenta e irreversibile.

Lo stile di scrittura, inutile dirlo, è uno stile d'altri tempi. Wilde scrive in modo affascinante anche se in alcuni punti, secondo il mio parere, si dilunga nel fornire dettagli che non servono, che non arricchiscono la narrazione ma la appesantiscono un po'.
Vorrei sottolineare un aspetto: l'idea che ha Lord Henry delle donne.
Caro figliolo, non c'è donna che sia un genio. Le donne sono un sesso decorativo. Non hanno mai niente da dire, ma lo dicono in maniera deliziosa. Le donne rappresentano il trionfo della materia sull'intelletto, come gli uomini rappresentano il trionfo dell'intelletto sulla morale.
Le donne sono un sesso decorativo? In perfetto stile ottocentesco ma caro Henry, non alimenti di certo la mia simpatia di donna!!!

In ogni modo, avevo in mente da tempo di leggere questo libro e sono contenta di averlo fatto. Pur non essendo una lettura semplice per via dello stile di Wilde non certo leggero e scorrevole ammetto di aver gustato ogni passaggio cercando di carpire quei dettagli che nelle descrizioni mancano ma che si intuiscono con chiarezza.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle visto che è ambientato nell'ottocento ma anche alla Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio verde, obiettivo 2 in quanto si tratta di un classico.

giovedì 30 agosto 2018

La grande fuga (S. E. Phillips)

Lucy ha una vita invidiabile. E' stata adottata da na delle donne più famose al mondo e da suo marito, sta per sposare l'uomo che tutte le donne vorrebbero al loro fianco, ha una vita tranquilla ed agiata. Non le manca nulla.
Oppure sì?

Non se ne rende conto fino a che, arrivata all'altare per sposare Ted, viene assalita dai dubbi e fugge dall'altare lasciando tutti di sasso. Se ne va in sella ad una moto guidata da uno sconosciuto che rappresenta l'esatto opposto del prototipo di uomo che stava per sposare. 

Panda è rude, dai modi tutt'altro che eleganti, lontano mille miglia dal modo di essere di Ted ed è uno sconosciuto. Eppure lei, miss perfettina, colei che ha sempre cercato di fare del suo meglio per non mettere in imbarazzo una famiglia importante, non ci pensa nemmeno un secondo e si fa portare via fino ad arrivare su un'isola dei Grandi Laghi anch'essa lontana dalla sua vita di sempre. 
O meglio, dalla vita che fino a quel momento Lucy ha scelto.
Perché è di questo che si tratta: una scelta. La sua indole reale è decisamente diversa da quella che ha celato sotto la maschera della tranquillità e dell'eleganza. Lucy è una donna ribelle che vede emergere la vera Lucy giorno dopo giorno accanto ad un uomo che le riserverà tante sorprese. 
Incontrerà persone che lasceranno il segno, con storie importanti alle spalle ma anche nel loro presente. Incrocerà occhi che le resteranno cuciti addosso e sfiorerà mani che le trasmetteranno emozioni fino ad allora sconosciute.
Eppure non le mancava niente... forse!
Ora si rende conto che la vita che ha avuto fino a quel momento non era la sua vera vita. Lei è diversa e lo scoprirà in modo violento, con esperienze che mai e poi mai la vecchia Lucy avrebbe immaginato di fare o solamente tollerato.

La grande fuga: il titolo racchiude tutto il senso del libro. Lucy scappa. Scappa da una vita troppo perfetta, da una famiglia troppo perfetta, da un uomo troppo perfetto, scappa da se stessa. 
E decide di vivere la sua vita, quella che scopre essere la sua vera vita. 

Non sarà un percorso facile, tante saranno le contraddizioni e le esperienze - anche dolorose - che Lucy si troverà ad affrontare e ciò che più mi ha lasciata perplessa è stata la reazione della sua famiglia e del suo uomo, dell'uomo lasciato all'altare. Oltre a metterle alle costole una guardia del corpo pagata per proteggerla la famiglia non fa altro. E lui? Niente di niente. Abbandonato sull'altare, nemmeno tenta un contatto. Niente.

Panda - Patrick all'anagrafe - è un personaggio magnetico e si capisce al volo che porta cucito addosso un passato che lo ha segnato nel profondo. Così come accade con Bree: una vicina che entrerà in confidenza con Lucy e che ha qualche cosa da raccontare. 

Le loro storie si alternano nel racconto e le loro esperienze si accavallano dipingendo un quadro complessivo equilibrato e non privo di sorprese. 

Solo a lettura ultimata mi sono resa conto che si tratta del seguito di un altro libro in cui si parlava degli stessi personaggi: la tecnica narrativa è la stessa usata per la serie dei Chicago Stars con i vari personaggi che diventano protagonisti dell'una o dell'altra storia. E' comunque un libro autoconclusivo e che ben si comprende anche senza la storia precedente che, però, a questo punto mi incuriosisce e credo proprio che leggerò, seppur con l'ordine contrario dal dovuto.

Ho scelto questa lettura perché utile adatta per la  Visual Challenge in quanto in copertina compaiono scarpe con il tacco ma anche per la Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio rosa, obiettivo 2.

domenica 26 agosto 2018

Ti ho trovato fra le stelle (F. Zappia)

Ti ho trovato fra le stelle è un romanzo moderno. Modernissimo, direi. Uno di quelli che si può anche far fatica a seguire se non si conosce il mondo del fandom, delle fanfiction e dei fumetti. O, per lo meno, se non ci si informa su termini di questo tipo per capire di cosa stiamo parlando.

E' un libro che ho letto contemporaneamente a mia figlia: lo ha voluto comprare lei attirata dalla copertina - che non è affatto male, lo ammetto - e dalla trama che l'ha subito riportata ad un mondo a lei vicino.
Mi è sembrato adatto per la  Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle visto che la protagonista è un'adolescente così come sono adolescenti gran parte di coloro che interagiscono con lei. Inoltre, mi è utile anche per la Visual Challenge in quanto in copertina compaiono delle stelle.
Ebbene, l'ho letteralmente sottratto a mia figlia nei momenti in cui non era tra le sue mani e devo dire che è stato bello confrontarmi con lei sui vari capitoli letti e scambiarci pareri, condividere osservazioni.

Eliza Mirk è la strana della scuola. E' all'ultimo anno di liceo e non ama stare in mezzo agli altri, parlare con gli altri, relazionarsi con loro. Preferisce senza ombra di dubbio la sua vita nella rete dove è presente con lo pseudonimo di Lady Constellation, autrice anonima di un fumetto che spopola nella rete e che le ha anche permesso di dare vita ad un buon giro d'affari con gadget e tutto quello che può essere venduto, dedicato ai personaggi da lei inventati. Si trova bene nella rete: si relaziona con tanti fan che però non conosce in modo diretto, è una celebrità riconosciuta come tale on line ma nessuno (tranne pochi fedelissimi suoi collaboratori) sa realmente quale volto si nasconda dietro allo pseudonimo di Lady Contellation. E ad Eliza va bene così. Più che bene. E' riuscita a creare un buon equilibrio tra la sua vita in famiglia, a scuola e nella rete dove quest'ultima è senza ombra di dubbio dominante e di gran lunga più soddisfacente delle altre due.
Quando però conosce Wallace, l'ultimo arrivato nella sua classe, questo equilibrio inizia a vacillare soprattutto nel momento in cui si rende conto che anche la vita reale vale la pena di essere vissuta, che ci può essere qualcuno con cui sentirsi in sintonia senza dover indossare la maschera dell'anonimato virtuale.
Nel momento in cui inizia ad uscire dal suo guscio e ad assaporare una nuova vita da adolescente, però, qualche cosa la catapulta in un buco nero che sembra non avere fine.

La storia è la perfetta fotografia degli adolescenti di oggi. Non voglio generalizzare, ovviamente, ma credo che sia piuttosto comune rifugiarsi nella rete stringendo amicizie virtuali che appaiono molto più semplici - e a volte anche più profonde - di quelle reali.
Dietro ad una tastiera non si deve fare i conti con lo sguardo altrui, con la presenza fisica altrui, con emozioni che potrebbero trasparire da una goccia di sudore, da un improvviso calo di voce o da un rossore in viso.
Tutto molto più facile in rete, tanto da annientare tutto il resto.

Quello di Eliza è un personaggio ben costruito che trasmette tutte le sensazioni che la investono, travolgendola a volte. E' una giovane incapace di venire fuori da quel guscio che si è costruita addosso e solo ad un certo punto della storia si rende conto che questo suo modo di fare l'ha resa addirittura un'estranea in casa sua. Vive con suo padre, sua madre ed i suoi fratelli ma è come se fossero coinquilini più che una famiglia: non sa nulla dei suo fratelli, non partecipa alle loro gioie, alle loro conquiste così come i suoi genitori sanno pochissimo di lei, tanto da arrivare a mettere un piede in fallo, creando una situazione disastrosa da quello che avrebbe voluto essere un gesto positivo nei confronti della loro figliola.

Dalla storia emerge quanto la rete, spesso, allontani i più giovani dal loro mondo e questo mi ha fatto molto riflettere: senza nulla togliere al successo virtuale di Lady Constellation, quanto sacrifica Eliza sull'altare della gloria telematica? Non se ne rende neanche conto, probabilmente, fino a che non si scontra con una realtà che sa anche essere dolorosa ma che, comunque, è una realtà che può dare tanto, molto di più di quanto possano dare orde di fan.

Ho molto apprezzato la figura di Wallace: un ragazzo schivo, anche lui chiuso a riccio ma che con Eliza si scioglie e, seppur con i suoi tempi, si apre come non ha mai fatto con nessun altro. Ha una storia da raccontare e decide di farlo proprio con lei.

Grande sorpresa per me sono stati i fratelli di Eliza: ho molto apprezzato il loro modo di fare che emerge nell'ultima parte del libro. Dimostrano di essere molto più maturi di quanto non si possa pensare e, soprattutto, di avere a cuore le sorti della sorella strana.

La storia principale si alterna a frammenti di quella che Lady Constellation propone sotto forma di fumetto e vengono proposte anche delle immagini. Idea carina che permette anche di farsi un'idea di ciò che ha reso questa anonima autrice tanto famosa on line.

Se mi è piaciuto? Superando l'iniziale difficoltà dovuta a termini a me poco familiari, debitamente documentatami in merito, devo dire che è stata una piacevole sorpresa. Storia adatta a giovani lettori (e non solo) ma non per questo superficiale o priva di argomenti importanti. La perdita, la diversità, la sincerità, l'amore, il disagio... c'è tanto da interiorizzare e mi auguro che a mia figlia - che è rimasta un po' indietro nella lettura rispetta a me - piaccia tanto quanto è piaciuto alla madre e che, soprattutto, come lei si fermi a riflettere un po'.

Un'ultima osservazione: quella resa in italiano è la traduzione del libro originale Eliza and Her Monsters. A lettura ultimata, pur ammettendo che il titolo italiano ben ci sta con la storia ed ha un suo perchè, personalmente trovo più calzante quello originale. Eliza e i suoi mostri: i mostri che nascono dalla sua penna ma anche i mostri che spuntano nella sua vita di ogni giorno e con i quali, volente o nolente, si trova a lottare. Bella anche l'altra copertina, pur riconoscendo che quella delle edizioni Giunti non è affatto male.

venerdì 24 agosto 2018

Diario di un sopravvissuto agli zombie (J. L. Bourne)



Descritto come un romanzo adrenalinico, viaggio emozionante nel mondo degli zombie, realistico, fantastico, Diario di un sopravvissuto agli zombie a me proprio non è piaciuto. Per me è stata una lettura inutile, una vera e propria perdita di tempo. 
Non sono una fan del genere e questo già la dice lunga. 
Spesso, però, avvicinandomi a generi a me poco familiari ho avuto occasione di ricredermi ed ho potuto appassionarmi a storie che mai avrei immaginato di leggere.
Stavolta non è stato così.
La storia mi è sembrata noiosa, ripetitiva, priva di elementi che mi motivassero ad andare avanti una pagina dopo l'altra. In genere non abbandono libri a metà ed è per questo che mi sono trascinata fino alla fine della lettura. Non ho nessuna curiosità di continuare la serie - perché si tratta del primo libro, non autoconclusivo, di una serie - e non m'interessa proprio sapere se e come gli zombie saranno sconfitti.

Dalla lettura emerge una particolare cognizione di causa da parte dell'autore in fatto di armi, dotazioni necessarie per andare in guerra - perché è di questo che si tratta, anche se l'avversario è moltiplicato per mille, diecimila, centomila ed è un morto vivente - così come di strategie che gli arrivano dalla sua reale vita di ufficiale in servizio nella Marina Militare Americana.

La struttura, come ben si capisce, è quella di un diario con tanto di giorni ed orari indicati per rendere l'idea del passare del tempo. La narrazione è piuttosto semplice ed immediata, proprio come avviene quando si scrivono degli appunti anche sull'onda delle emozioni del momento. 

La storia in soldoni: in Cina scoppia una singolare influenza che ben presto si propaga con la massima velocità tanto da ridurre gran parte della popolazione in morti viventi. La malattia si diffonde con il morso di questi morti viventi ma anche nel caso in cui perisse di morte naturale ci si risveglierebbe come non morti pronti a dare la caccia ai sopravvissuti.

Il protagonista è in fuga da uno scenario a dir poco apocalittico, organizza provviste da usare a lungo termine per sopravvivere in un mondo in cui ci sono, oramai, questi esseri che si moltiplicano a vista d'occhio. E' uno dei pochi sopravvissuti e lungo il suo cammino incontrerà qualche altro sopravvissuto che, come lui, tenterà di combattere come meglio potrà contro un'orda di zombie affamati di morte. Qualcuno prenderà familiarità con le armi pur non avendone mai vista una prima di quel momento ma è inevitabile che ciò avvenga, se si vuole salvare la pelle!

Io non l'ho trovato adrenalinico per niente: tutto molto scontato, teste che saltano, toraci squarciati da colpi ravvicinati ma niente di particolarmente coinvolgente. Anzi, come dicevo in apertura, l'ho trovato anche un tantino ripetitivo. 

Il personaggio principale è molto ben organizzato, rispecchia la personalità dell'autore (credo... immagino che sia così visto il suo mestiere, non che lo conosca di persona!) ed ho apprezzato la capacità di non perdere lucidità quando chiunque altro sarebbe andato nel pallone. Per il resto non ho molto da dire. 

Non che ne avessi bisogno ma ho avuto la conferma di quanto poco storie di zombie facciano per me. Se questa è davvero una delle migliori storie di zombie - così ho letto in giro - posso immaginare che effetto mi farebbero le altre! 

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo suggerito per lo spicchio nero, obiettivo 1 (horror).