domenica 16 dicembre 2018

Questa scuola non è un albergo (P. Imperatore)

Questa scuola non è un albergo è un libro scorrevole, leggero che, nella sua leggerezza, tocca temi importanti come la perdita, l'insuccesso, la solitudine, la disperazione. E' un libro scritto senza troppe ricercatezze, proprio come se fosse un diciottenne a mettere su carta le proprie esperienze ed i propri pensieri.

Angelo D'Amore è il protagonista: un diciottenne all'ultimo anno delle scuole superiori, simpatico, intelligente, fa la sua parte in casa ed è un bravo studente. Racconta con ironia le sue giornate alternando la vita di figlio, fratello e nipote a quella di studente. Sogna di diventare chef - frequenta l'istituto alberghiero - e si applica per dare il massimo sia a scuola che nella vita.

Una vita, la sua, che se apparentemente può sembrare spensierata, gli ha riservato prove importanti come la perdita della madre, a seguito di un incidente in mare rispetto al quale non molto si sa.
Era con suo padre quando uscirono in barca e non tornò più. Lui, superstite alla moglie, non parla mai di quello che accadde e nessuno sa, con esattezza, come si svolsero i fatti.
Una triste vicenda, questa, la cui ombra si allunga sempre più sulle esistenze di una famiglia che non ha mai, realmente, superato la tragedia. Soprattutto il padre di Angelo: nonostante gli sforzi, malgrado l'impegno ad essere un buon padre, non ha superato quel tragico evento e ne porta addosso i segni profondi.

L'autore strappa più di un sorriso nel proporre personaggi che si potrebbero incontrare nella vita quotidiana di ognuno, studenti che somigliano tanto ai nostri figli tra i banchi di scuola, insegnanti che somigliano a coloro che si siedono in cattedra ogni giorno.
Tra questi, simpaticissimo il prof. Navarro con il suo modo di parlare  che è un misto di lingue capace di strappare una risata soprattutto quando incontra genitori, come il papà di Angelo, che stanno al gioco e rispondono a tono.

In assoluto chi mi è piaciuto più di tutti è stato il pappagallo della famiglia D'Amore: esageratamente intelligente, capace di interloquire e ribattere a battute e discorsi, mi ha fatto sorridere ed ha anche avuto un ruolo importante nella storia. Non credo che i pappagalli siano così intelligenti (oppure sì?) ma nella storia ci sta benissimo. Anche la sorellina di Angelo mi è sembrata un po' troppo matura per la sua giovane età in alcuni dei suoi discorsi ma ci può stare.

Trovo che sia un racconto adatto a giovani lettori che si possano immedesimare in quelle situazioni ed ho trovato anche un messaggio di speranza, dopo il dolore, che non va sottovalutato.
Non è un romanzo indimenticabile, sia chiaro, nemmeno particolarmente ricercato nello stile, ma lo trovo adatto per giovani lettori che, magari, non si vogliano cimentare in letture troppo impegnate.

Devo dire che la figura di Angelo sembra un po' troppo angelica per essere vera. Un diciottenne ligio al suo dovere, senza grilli per la testa, che non combina mai un guaio, che fa i mestieri in casa, aiuta la sorellina e così via discorrendo non sambra proprio vero! Ma si chiama Angelo D'Amore non a caso, no? Fossero tutti così i diciottenni nella realtà si sarebbe a cavallo!

Con questo libro partecipo all'ultimo mese di gara della VisualChallenge visto che in copertina compare una lavagna, utile per questo ultimo periodo di challenge. 
Apro anche la mia partecipazione alla nuova challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro scritto da un autore italiano.

mercoledì 12 dicembre 2018

La rampicante (D. Grittani)

Io ci vivo in quel posto in cui è stato ambientato il romanzo La rampicante di Davide Grittani.
I miei passi rimbombano tra quei vicoli ogni mattina.
Il mio sguardo si perde verso quei panorami.
E il mio cuore, lo ammetto, ha battuto un po' più forte nel leggere la storia di Riccardo perché mi è sembrato di essere dietro a quei portoni, in quelle piazze, davanti a quella casa in cui l'edera si era oramai fatta strada da anni. A Sant'Elpidio a Mare c'ero anche io con lui e, lo ammetto, non mi aspettavo di essere così coinvolta. 

Leggere i dialoghi con un richiamo del nostro dialetto mi è suonato strano ma mi ha strappato un sorriso. Non è come nei romanzi di Camilleri, sia chiaro, quando l'intero libro è scritto in modo da sembrare incomprensibile a chi quel dialetto non lo conosce (al quale però, alla fine, ci sia abitua). 
No, in questo caso il dialetto è usato in modo marginale ma i dialoghi rendono molto bene l'indole del marchigiano doc, quello tenace, che lavora senza scansare i sacrifici, che rialza la testa anche quando le calamità naturali tentano di abbatterlo. E questa cosa dell'uso - anche se in parte e in modo molto delicato - del dialetto mi è piaciuta molto, rendendomi partecipe ancora di più.

Riccardo è un ragazzino che si trova, all'improvviso, a fare i conti con una realtà diversa da come gli è sempre stata raccontata. E' un ragazzino che cresce covando un odio profondo per colui che ha sempre chiamato padre ed è un ragazzino che diventa adulto serbando quel rancore che si alimenta ancora di più quando viene messo al corrente di una verità che, già da allora, gli era parsa chiara. 
Un rancore che arriva da lontano ma che non accenna a scemare. 
Anche quando oramai è adulto, quando ha una moglie accanto, anche quando sembra non pensare più a quell'evento che lo ha tanto sconvolto. 

Riccardo è il personaggio principale: un animo tormentato, un personaggio esposto alla casualità degli eventi che si susseguono e che non si snodano sempre come vorrebbe.  E' un uomo segnato da quanto gli è accaduto nella sua infanzia, volente o nolente.

E poi c'è lei, Edera. E' il personaggio che ho amato più di tutti. Una bambina particolare che arriva sotto la finestra di casa di Riccardo per una di quelle casualità cui lui stesso è esposto. 
Oppure non è così? 
Che non sia stato il caso a portarla, assieme a sua madre, sotto quella finestra? 
Che fosse, invece, un evento già previsto nel destino di quell'uomo a cui manca qualche cosa, che soffre sottopelle ma in modo profondo?

Edera è una bambina che ha delle difficoltà mentali ma che si pone, nei confronti degli adulti, con grazia, con delicatezza cercando il suo posto nel mondo senza voler fare troppo rumore ma, allo stesso tempo, con voce forte e chiara. Trovo che sia un personaggio affascinante. Con le sue crisi, con il suo modo di rapportarsi con le voci che sente nella sua testa, con il suo modo di comprendere il mondo anche quando da lei non ci aspetterebbe niente di tutto ciò si fa amare e dona alla storia una leggerezza inaspettata, pur nella tragicità della situazione. Edera fa sorridere, riscalda il cuore e fa venire una improvvisa voglia di cullarla tra le braccia. E' una bambina imperfetta che proprio grazie a tale imperfezione entra in sintonia - perfetta, questa volta - con Riccardo, con l'adulto, cambiandone la vita e, a ben guardare, anche determinando alcuni eventi che altrimenti, probabilmente, non si sarebbero mai verificati.

Quella di Edera è una storia nella storia, un'avventura nell'avventura, proprio come accade nella vita, quando sono molteplici le situazioni che si rincorrono e si completano dando un senso l'una all'altra. Ed è difficile stabilire quale sia la storia principale e quale la secondaria, secondo me. Dipende dai punti di vista.

Altro protagonista della storia è il trapianto di organi connesso, soprattutto, ad un interrogativo ben preciso: chi riceve si merita davvero quel dono? Lo comprende appieno? Gli attribuisce il valore che merita? Interrogativi rispetto ai quali non è semplice porsi, ai quali non è possibile dare una reale e definitiva risposta.
Ebbene, credo che in questo libro l'autore abbia saputo, con un racconto intenso ed appassionato, mettere nelle mani del lettore una storia che non fa sconti. Non li fa ai protagonisti ma non li fa nemmeno al lettore che si trova a riflettere su scelte a volte estreme ma molto umane, giuste o sbagliate che siano. 

Infine, il terremoto. 
Altro aspetto che mi ha colpita, il richiamo a quei tragici eventi che ho vissuto sulla mia stessa pelle nell'agosto del 2016 e dei quali la mia città porta ancora i segni.
Grittani descrive una comunità, quella marchigiana, che non si abbatte, non si limita a leccarsi le ferite ma guarda avanti con fiducia. E, secondo il mio parere, l'autore non lo fa in modo compassionevole ma con estremo rispetto. 
Altro aspetto, questo, che mi ha toccata. 

Bel libro, una storia che merita di essere letta e che ho apprezzato, personaggi che mi hanno emozionata e che vale davvero la pena di conoscere.

Con questa lettura partecipo alla  Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto libro con la copertina verde.

lunedì 10 dicembre 2018

Il tuo meraviglioso silenzio (K. Millay)

Nastya e Josh sono due diciassettenni ai quali la vita non ha fatto sconti. Portano sulle spalle dei fardelli pesanti, tanto pesanti da farli sentire entrambi sbagliati, come se si trovassero in una realtà a cui non appartengono e si dovessero difendere, giorno dopo giorno, da tutto ciò che li circonda.

Lei non parla da 452 giorni, da quando ha perso l'uso della mano sinistra a seguito di un'aggressione, da quando ha dovuto scrivere fine alla sua carriera di pianista provetta.
Lui è rimasto solo dopo aver perso tragicamente sua madre e sua sorella, prima, suo padre e sua nonna poi. 

Soli.
Sono entrambi soli.
Lei per scelta.
Lui perché la sorte è ciò che gli ha riservato.
Lei non ha nessuna intenzione di intrattenere rapporti di alcun tipo con nessuna delle persone che ha attorno e, soprattutto, non ha intenzione di dare spiegazioni di alcun tipo.
Lui vive dentro a precisi confini che ha eretto attorno alla sua vita e che nessuno ha intenzione di violare.

Nel momento in cui le loro esistenze si incontrano, nonostante la reciproca resistenza, qualche cosa cambia. Si cercano, anche se agli occhi di tutti non è così.
Si trovano, anche se si sforzano per mantenere le distanze e non affezionarsi l'uno all'altra. 
Ognuno ha un motivo ben preciso per evitare che accada ciò che, invece, si sta alimentando sotto la cenere. 
Ognuno riesce a dare all'altra quello che serve per sopravvivere e per tentare di guardare al futuro con occhi nuovi.
Entrambi hanno un pezzetto della propria vita da proteggere, da lasciare nell'ombra, da non svelare. Eppure non è così facile restare nascosti davanti agli occhi di qualcuno che sa leggerti nell'anima, di qualcuno che riesce a sentire i battiti del tuo cuore anche a metri di distanza. 

La storia va letta parola per parola senza fretta per assaporarne appieno ogni sfumatura ma è inevitabile ritrovarsi catturati in un vortice di emozioni che fanno diventare, ben presto, la lettura del prosieguo come una vera e propria esigenza.

Ciò che più mi ha toccata è stata la scelta dell'autrice di proporre due protagonisti giovani ma già così segnati dalla vita. Una scelta importante, che avrebbe potuto rendere la storia poco credibile se si fosse calcata troppo la mano. Ma non è affatto così.

Lei è una ragazza tormentata, segnata nel fisico e nell'anima. Anche nella mente, a dire il vero, visto che non si è mai psicologicamente ristabilita del tutto dopo quello che le è accaduto qualche anno priva.
Lui è un ragazzo che ha imparato a convivere con la solitudine ma che è convinto di essere destinato a perdere tutti coloro che lo amano. Ecco da dove arriva la sua tendenza a non lasciarsi coinvolgere da nessuno, al suo voler non amare. Non vuole perdere ancora qualcuno. Ha perso tutti e gli basta così. E' una ragazza difficile da capire. Una ragazza che non ha intenzione di farsi capire.

Devo dire di averli amati entrambi. Sono protagonisti di una storia d'amore fuori dai canoni delle storie d'amore classiche. Il loro è un amore tormentato, un sentimento che segue vie tortuose dall'inizio alla fine e che va verso un epilogo diverso da ciò che si potrebbe sperare.
Li ho amati entrambi. Anzi, a dire il vero, ho amato la loro storia e mi è sembrato di poter toccare con mano la loro sofferenza, il loro tormento, le loro difficoltà.
 
Non mancano colpi di scena e delle sorprese che tengono ancora di più il lettore attaccato alle pagine di un libro che merita davvero di essere letto.

L'unica annotazione che mi sento di fare è legata all'uso del virgolettato. Più volte mi sono imbattuta in dialoghi in cui le virgolette vengono aperte e non chiuse o non aperte per niente dopo un inciso ma quando, chiaramente, il personaggio sta parlando. Peccato. 
Ovviamente si tratta di un problemino che passa in secondo piano ma che è non è sfuggito ad una lettrice precisina come la sottoscritta. Nel complesso non ci ho fatto caso più di tanto per via della bellissima storia, della perfetta caratterizzazione dei personaggi, della capacità dell'autrice di dare intensità a dei ragazzi, appena diciottenni, provati dalla vita più di quando non lo possano essere persone molto più adulte di loro.
Brava, davvero brava. Credo che una storia così abbia richiesto molto lavoro vista la struttura perfetta della storia e vista anche la complessità della situazione proposta. Complessità che non equivale a pesantezza o a lettura difficile. Complessità che si traduce in un romanzo unico, uno dei più belli letti in quest'ultimo periodo dell'anno.

Ringrazio le organizzatrici della Challenge Di che colore sei che mi hanno fatto conoscere queste storie così dolorose, così intense ma anche così cariche di emozioni e tanto capaci di emozionare. Chiudo con questa lettura la partecipazione alla challenge e ne sono contenta: non ho brillato in fatto di quantità di libri letti ma devo dire di averne scoperti di molto belli e mi va più che bene così!

mercoledì 5 dicembre 2018

Emozioni di Natale (Cordelia, P. Pulixi)

Può sembrare un libro con storie natalizie adatte ai più piccoli ma non è così. Eh no! Emozioni di Natale è un libro piccino piccono che raccoglie due racconti molto diversi tra loro ma accomunati da un unico comune denominatore: situazioni di contrasto o, comunque, rapporti oramai sfaldati possono essere recuperati. 
E se tutto ciò accade a Natale, meglio ancora!
Nel primo racconto, di Cordelia, sono rapporti familiari che si sono incrinati nel tempo. Rapporti tra due famiglie che, per orgoglio, sono non solo freddi ma addirittura ostili per una serie di motivi. Eppure, con un po’ di buona volontà e con qualcuno che faccia il primo passo, anche gli scontri più profondi possono essere annullati e sostituiti da buoni rapporti.

Nel secondo, il racconto di Piergiorgio Pulixi, la situazione è molto diversa. I protagonisti sono degli adulti che portano addosso i segni della solitudine e della sofferenza, del rimorso e della colpa. Si arriverà al punto di rottura prima di riuscire a riprendere la retta via e creare le condizioni perché la situazione non degeneri. 

Volutamente non dico altro delle due storie che, essendo piuttosto brevi, verrebbero svelate in un batter d'occhio. 

Posso dire che non si tratta di storie per bambini, come accennavo in apertura. Soprattutto la seconda è una storia forte, che pone in primo piano la solitudine, la disperazione, il rimorso, la vogli di vendetta per una dolorosa perdita.

In entrambi i casi, però, si fa largo la speranza, un raggio di luce che torna a portare serenità. Sono letture di Natale appunto per questo, raccolte in un libro maneggevole e che propone anche una introduzione poetica.

E' un libro edito da Graphe.it, qui la scheda.

martedì 4 dicembre 2018

Dammi mille baci (T. Cole)

Quella di Poppy e Rune è una storia commovente. E' la storia di un amore profondo ma anche una storia di dolore, di rabbia e di coraggio. 
E' una di quelle storie che fanno piangere ma anche sorridere alla luce del messaggio di speranza e di amore per la vita che viene lanciato.

Poppy e Rune si conoscono da bambini quando lui, trasferitosi da poco in una nuova città, si imbatte in una sua coetanea con un fiocco in testa che gli tende la mano e gli offre la sua amicizia.
Un'amicizia che li legherà per sempre, anche se in quel momento ancora non lo sanno.

Ho iniziato a piangere fin dalle prime pagine quando Poppy perde sua nonna: sono momenti davvero toccanti quelli che precedono il ritorno a casa della cara nonna di Poppy. Un ritorno doloso per la perdita ma anche carico di speranza per l'importante avventura che la nonna le lascia da vivere: riempire un intero barattolo con mille cuoricini di carta su cui dovrà restare traccia di altrettanti baci, di quelli che fanno scoppiare il cuore.
A Poppy piacciono le avventure. E quale compagno migliore di Rune per mantenere la promessa fatta alla nonna? I due bambini prendono sul serio la loro missione e il loro rapporto si consolida ogni giorno di più con promesse di amore eterno. 
Fino a che... Rune non deve lasciare la città per qualche anno.
Qui si interrompono misteriosamente i contatti tra i due e Rune cambia. Abbandonato dalla persona che ama di più al mondo, diventa scontroso, si arrabbia facilmente, segue compagnie poco rispettabili e dà a suo padre la colpa di quanto sta accadendo.

Tornato in Georgia con la sua famiglia, nel posto in cui ha vissuto da bambino e in cui ha conosciuto Poppy, Rune è diverso. Non è più quel ragazzo dolce che tutti ricordavano, non ha più lo sguardo tenero e delicato di un tempo. Ora è un altro ragazzo. 
Il vecchio Rune non c'è più. 
E nel momento in cui cerca di capire cosa possa essere successo, cosa possa averlo realmente allontanato da Poppy scopre che la vita, purtroppo, riserva delle grandi sorprese. 
Sorprese capaci di cambiare non una ma tante vite!

Come dicevo in apertura la storia è commovente. Però non posso negare di aver trovato delle ripetizioni, degli sviluppi un tantino prevedibili e degli errori di cui avrei fatto a meno. Errori nella traduzione? Non so e non sta a me dirlo ma mi sono imbattuta in frasi che mi hanno fatto innervosire... Passi la prevedibilità di alcuni sviluppi, passino alcune ripetizioni che anziché essere rafforzative appesantiscono la narrazione, gli errori tali sono e tali restano.
Mi spiace davvero ma la mia onestà non mi permette di fare finta di niente. In più occasioni mi sono imbattuta in e-book con errori palesi e non ce l'ho mai fatta a far finta di niente. Stavolta la storia mi è piaciuta e ciò ha un pochino mitigato l'effetto negativo che tutto ciò ha provocato in me ma è innegabile che c'è qualche cosa che non va (e i tre esempi che porto sono solo alcuni degli errori in cui mi sono imbattuta), qualcosa che mi auguro sia circoscritto all'edizione e-book e che, magari, scompaia in quella cartacea. Me lo auguro.

Ora, che l'aspetto emotivo possa aiutare a soprassedere è indubbio, resta il fatto che errori ci sono e sono antipatici. 

Posto ciò, seppur con diverse perplessità (sono un po' troppo puntigliosa, lo so, ma che ci posso fare?) non boccio questo libro.
Il personaggio che più mi è piaciuto è quello di Poppy. Una bambina positiva, di quelle che portano il sole in ogni posto in cui vanno, si trasforma in una ragazza coraggiosa e sempre più positiva, amante della vita e pronta a cambiare le esistenze di coloro con i quali entra in contatto. In meglio.
E' una figura chiave della storia e l'ho ammirata per il suo modo di affrontare la vita ed anche per essere riuscita ad influenzare positivamente soprattutto Rune dopo averlo ritrovato diverso da quel Rune che ricordava. Sono due diciassettenni i protagonisti della storia, due ragazzi che vivono con intensità un amore grande ed affrontano anche delle grandi difficoltà ed un profondo dolore. Ma ciò che resta in chi legge, secondo il mio parare, non è tanto il dolore quanto lo smisurato amore per la vita ed il rispetto per ogni singolo attimo che ad ognuno viene concesso di vivere che Poppy trasmette con il suo modo di essere e di affrontare il suo oggi.

Con questa lettura partecipo alle ultimissime fasi della Challenge Di che colore sei.

venerdì 30 novembre 2018

Il tailleur grigio (A. Camilleri) - Venerdì del libro

Mi aspettavo Montalbano che uscisse da un momento all'altro ed iniziasse ad indagare. 
E invece no. 
Camilleri mi ha ingannata con quell'uso così disinvolto del dialetto che oramai abbino inevitabilmente proprio alla serie di Montalbano. Ovviamente sapevo che non si trattava di un libro di quella serie ma l'uso del dialetto nella narrazione mi ha riportata inevitabilmente al commissario.
Un dialetto che poi dialetto non è ma che, così almeno la considero io, è la lingua di Camilleri, quella che usa per raccontare in modo efficace le storie che nascono dalla sua penna.

Nel libro Il tailleur grigio Camilleri racconta una storia come tante: un uomo di successo, impiegato di banca, va in pensione. Uomo ricco, con una bella moglie, una bella casa...
Ed ora? Come occupare il tempo? Come dire al corpo ed alla mente che la routine ora cambierà del tutto? Come saranno quelle giornate che in precedenza erano sempre piene e che sembravano non finire mai?

La trama non riserva particolari sorprese ma è il modo in cui Camilleri racconta la storia a renderla unica e piacevole. 
Da un lato c'è l'uso di una lingua così particolare che rende la narrazione unica. A me piace. All'inizio, con i primi libri di questo autore avuti tra le mani, mi sono trovata un po' spiazzata ma ora mi trovo perfettamente a mio agio. 
Dall'altro c'è la capacità di Camilleri di descrivere le persone. 
Perché è qui, secondo me, che si trova il punto forte si questo libro.
Lui è un uomo che improvvisamente si sente smarrito e perde pian piano tutte le sue sicurezze. La prima è proprio quella che riguarda sua moglie. 
Adele: donna bellissima, appassionata, seducente, elegantissima e con i suoi rituali quotidiani che comprendono anche - lui se ne rende conto - delle... distrazioni. 

Sta qui l'abilità dell'autore: rende alla perfezione lo smarrimento di un uomo che vede crollare tutte le sue certezze ed anche se non si lascia abbattere più di tanto, soprattutto dal lato sentimentale, accade qualche cosa che lo stravolge....
Lei è una donna che cambia atteggiamento nei confronti di suo marito, strada facendo. Io ammetto di non aver creduto affatto alla sua sincerità. Mi è sembrata falsa fino alla fine. Tanto falsa lei quanto accondiscendete ed accomodante lui.

Camilleri mi piace. Mi piace il suo modo di proporre personaggi così reali e concreti anche quando Montalbano non c'è!

Con questa lettura partecipo al Venerdì del libro di oggi ed alla Visual Challenge visto che in copertina compare un bracciale al polso della donna che si vede di spalle, bracciale utile per questo penultimo mese di gara.

martedì 27 novembre 2018

Fai piano quando torni (S. Truzzi)

Margherita è una ragazza bella, ricca ma infelice che finisce in ospedale a seguito di un incidente stradale. Sta vivendo un periodo difficile della sua vita: è stata lasciata dal suo grande amore, Francesco, e non riesce a dare più un senso alla sua esistenza senza di lui.
Anna è una signora anziana che si trova nel letto d'ospedale accanto al suo per via di una caduta che le ha provocato la frattura del femore: è una donna nata da una famiglia umile ma che ha saputo guardare con fiducia al futuro, ha lavorato sodo e si è guadagnata quella stabilità economica che ora le permette di essere un'anziana benestante che, però, non ha dimenticato le sue origini.

In quella stanza d'ospedale si incontrano due vite diametralmente opposte sia per via dell'appartenenza a due diverse generazioni che per il vissuto di ognuna. 
In quella stanza d'ospedale nasce un'improbabile ma solida amicizia che cambierà entrambe, in meglio.
Anna ha tanta voglia di vivere ed ha un amore segreto che l'aiuta, da oltre cinquant'anni, a guardare con fiducia al futuro. E' un amore epistolare quello che la lega a Nicola, un giovanotto conosciuto tanti anni prima ed amato fin da subito ma non gradito alla sua famiglia perché meridionale. Le loro vite si sono separate ma invariato resta l'amore che li ha legati e li lega ancora, pur essendo così lontani.

La storia di Anna mi è piaciuta molto di più di quella di Margherita che, onestamente, mi è risultata subito antipatica. Dai modi rudi, il suo atteggiamento chiuso e indisponente non mi è piaciuto affatto.
Grande lezione di vita, invece, quella di Anna che si trova ad avere a che fare con una ragazza molto antipatica - così lei stessa la definisce ed è d'accordo con me - ma che le fa pena.
Così dice di lei a Nicola, in una delle lettere che gli ha scritto dall'ospedale.
 Penso che le andrebbero bene due scapaccioni, ma siccome non glieli posso dare provo a parlarle un po'. E' una bella ragazza e ha una mamma buona che le vuole bene, ha il lavoro e secondo me anche tanti soldi. Devo scoprire cos'è che ha che non va. Chissà se quello che non sono riuscita a fare con Raffaella riesco a farlo con questa qui.
Raffaella è l'unica figlia di Anna. Una ragazza praticamente assente dalla vita di quella donna che ha tanto amore da dare e con la quale non ha mai avuto un vero rapporto affettivo, tanto si è manifestata distante fin da ragazzina.

Non posso considerarlo come un romanzo indimenticabile sia per la storia - che dalla metà in avanti è piuttosto scontata - che per lo stile di scrittura che è molto semplice e a tratti sembra uscito dalla penna di una ragazzina. Ciò lo rende leggibile, è vero ma avrei preferito qualche cosa di più articolato.

Nonostante ciò ammetto di avere letto senza intoppi le avventure di queste due donne e cercavo anche un colpo di scena che, però, non è arrivato. Non è una lettura pretenziosa, scorre senza problemi ma lascia un po' di amaro in bocca.
Però - c'è un però - è anche vero che la protagonista è una donna anziana che non ha un alto livello culturale per cui le parti che la riguardano, soprattutto le lettere che fanno da apertura ad ogni capitolo, rendono molto bene: è come se pensassi a mia nonna che si mettesse a scrivere una lettera con la sua istruzione da seconda elementare di 80 anni fa... Questo non giustifica, comunque, alcuni passaggi su altre parti narrative che ho trovato piuttosto semplici.
Probabilmente, anzi sicuramente, si tratta di una precisa scelta stilistica che non riesco a comprendere.
Limite mio.

Credo proprio che mi rimarrà nel cuore la storia di Anna e Nicola: quell'amore forte ma lontano, quelle vite separate da chilometri e chilometri ma vicine come non mai, quelle esistenze parallele per scelte di vita differenti che, per causa di forza maggiore, li hanno portati l'una lontano dall'altro.
Un amore mai vissuto per l'incapacità, o l'impossibilità (all'epoca era così) di far valere i propri sentimenti e ribellarsi ad una famiglia che non ci ha pensato due volte ad alzare dei muri senza pensare alla felicità e al futuro di quella ragazzina che ora, da donna matura, non teme più niente e nessuno, tantomeno un amore a distanza. Credo di poter dire che non si tratta di una storia improbabile, tutt'altro. Ha un gusto un po' rétro per via del rapporto epistolare oramai antiquato come metodo di comunicazione ma due persone anziane che si tengono in contatto così, nell'epoca degli sms e dei videomessaggi, sono molto romantiche. E poi le lettere hanno sempre il loro fascino, l'emozione dell'attesa, la foga nell'aprire quei sigilli e nell'avere tra le mani la carta che l'amato o l'amata ha vergato di suo pugno! Romantico, d'altri tempi ma romantico!
E' Anna il mio personaggio preferito, oramai si è capito: non si cura del giudizio altrui, acuta nelle sue osservazioni anche quando sembra dire cose sciocche, divertente nella sua semplicità, romantica, intraprendente, coraggiosa, innamorata... Un personaggio che mi è piaciuto molto, fin dalle primissime pagine quando la sua testa spuntava da sotto al lenzuolo del letto d'ospedale con dei bei bigodini in bella mostra.

Una nonnina sui generis che domina su tutti gli altri personaggi, anche soprattutto sulla stessa Margherita che, secondo me, con il suo modo di essere e il suo carattere passa decisamente in secondo piano.

Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge visto che in copertina compare una poltrona - utile per questa fase di gioco - ed alla  Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto libro il cui titolo inizia per F.

lunedì 26 novembre 2018

Il giro di boa (A. Camilleri)

E' soprattutto l'umanità di Salvo Montalbano che mi ha colpita, più di quanto non l'avesse fatto già in passato, nel libro Il giro di boa

Il commissario nato dalla penna di Andrea Camilleri mi ha sempre catturata per la sua umanità ma stavolta più del solito. Questa volta ha a che fare con un bambino e con un profondo senso di colpa che non l'abbandona fino alla fine. 
Umanità che arriva al lettore anche dalla sua voglia di lasciare il suo ruolo in modo definitivo: vuole rassegnare le dimissioni. E' stanco, deluso, non si vede rappresentato da alcune situazioni che si stanno verificando accanto a lui e che coinvolgono suoi superiori. 

E' indignato e vuole dire basta.

Ma l'incontro con quegli occhi scuri, con quello sguardo supplichevole, con quelle mani che sembrano non volere lasciare le sue lo segneranno profondamente dandogli la forza di continuare a fare il suo mestiere se non altro per cercare quella giustizia che, se lo augura, possa alleggerire il peso che ha sul cuore e sulla coscienza. 

L'umanità di Montalbano - il suo essere uomo prima che commissario, prima che eroe, prima che personaggio pubblico - arriva anche dal suo appetito. E' una sua caratteristica l'immagine di un uomo a tavola, con porzioni abbondanti sia che a preparare il pasto sia Adelina, la donna tuttofare che lo accudisce così come quando se ne va in trattoria. E' umano anche lo smarrimento che prova quando il suo ristoratore di fiducia si mette a riposo, con il timore di non trovare più niente e nessuno che sia capace di soddisfare il suo palato. 

Questa volta il commissario è alle prese con due casi che sembrano non essere tali. Morte accidentale (annegamento) ed incidente stradale: ma i conti non tornano e Montalbano non si tira indietro soprattutto tenendo conto di un suo coinvolgimento personale del quale, a ben guardare, avrebbe fatto volentieri a meno.

Lo stile di Camilleri è coinvolgente nonostante il dialetto usato - anche questa caratteristica dei racconti d Montalbano - e che non mi infastidisce affatto. Anzi, in più passaggi mi sono ritrovata con un gran sorriso sulle labbra ad immaginare scene esilaranti pur nella tragicità della situazione. 
I personaggi ricorrenti nelle storie di Montalbano non si smentiscono mai, Catarella in primis, che con il suo linguaggio, il suo modo di essere un bambino in un corpo d'un uomo, è il collaborare più divertente del commissario. 

Un piccolo appunto meritano le figure femminili: Livia, l'amore della vita di Salvo Montalbano, resta in secondo piano e non compare in prima persona se non per qualche telefonata. In primissimo piano, invece, Ingrid, la svedese amica di Montalbano (un po' meno di Livia) che oltre ad essere una perenne tentazione per lui sarà anche la chiave di volta nelle indagini che, alla fine, presenteranno più punti di contatto di quanto si potesse pensare.

Lettura piacevole, scorrevole e tanta voglia di continuare a leggere i prossimi libri della serie.
Promosso a pieni voti, come al solito, il formato proposto da Sellerio Editore (la collana è La memoria): maneggevole e comodo da tenere in borsa, è il formato che più mi piace in assoluto tra i tanti che ho avuto tra le mani nel tempo. Credo anche di averlo detto altre volte per cui mi scuso per la ripetizione.

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio giallo, obiettivo 1 (libro da cui sia stato tratto un film o una serie).

Ps: quella che ho trovato in biblioteca è un'edizione piuttosto sgualcita per cui ne deduco che sia passato spesso da una mano all'altra. Quando un libro porta i segni del passaggio da un lettore all'altro è buon segno, no?

venerdì 23 novembre 2018

Black Friars. L'Ordine della Spada (V. de Winter) - Venerdì del libro


Partecipando alle Challenge di lettura che da qualche anno a questa parte mi divertono e mi coinvolgono ho scoperto generi diversi da quelli che mi sono più familiari.

Per questo venerdì del libro, cosa che non avrei mai immaginato di fare, propongo una lettura cha parla di vampiri, redivivi, immortali… Personaggi che mai e poi mai avrei immaginato di apprezzare in storie lontane mille miglia dai miei gusti. Eppure…
 
Eppure con Black Frairs. L’ordine della Spada di Virginia de Winter è arrivata, puntuale, l’eccezione. Credo che non diventerà una regola perché resto dell’idea che si tratti di un genere lontano dai miei gusti ma la lettura mi ha coinvolta ed appassionata.

Prima di tutto: la figura femminile.
Eloise Weiss è una studentessa della Societas di Medicina abituata ad avere a che fare con arti da ricucire, cadaveri da analizzare... Alla vigilia di Ognissanti, notte nella quale tutti gli esseri malvagi che abitualmente vivono nell’ombra si preparano ad uscire dai cancelli e a vagare per la città, viene aggredita perchè scambiata per una vampira. Vedendo la morte davanti ai suoi occhi non può fare altro che chiedere aiuto in un sospiro: tanto basta per chiamare a se Ashton Blackmore, redivivo riportato in vita dopo 16 anni di riposo da quello che diventa un ordine, più che una richiesta. 

Inizia così una storia che si snoda in 676 pagine dominate dall’oscurità – questa è la sensazione che ho avuto, come se fosse sempre notte – ma ben tratteggiata da un’autrice che ha la capacità di donare al lettore descrizioni accurate, fin troppo in alcuni punti.
L’autrice guida il lettore in un mondo fatto di contrasti: da una parte i ritmi della scuola dall’altra quelli dettati dall’ordine dei Frati Neri, custodi del Presidio. Si tratta di un luogo fisico che racchiude e trattiene tutti gli esseri malvagi che, come da tradizione, escono per la notte di Ognissanti. 

Con questi esseri Eloise si trova a che fare più di quanto vorrebbe visto che possiede un dono: è capace di capire chi ha bisogno di un esorcista ma riesce a fare – questo lo scoprirà strada facendo – anche qualche cosa in più. Il suo dono la avvicina ad Asthon Blackmore che si mette alla ricerca della spada dell’ordine nonché dell’ultimo discendente della sua famiglia.

Eloise ed Asthon: tra loro si crea un legame fatto di complicità, di tenerezza e protezione reciproca, fatto di piccoli gesti e grandi emozioni che non sconfinano mai in qualche cosa di carnale. Lui è bellissimo, perfetto, reso tale dalla sua indole di non morto e lo sono anche tutti gli altri della sua famiglia, nelle sue stesse condizioni. Questo aspetto emerge con forza: la perfezione dei lineamenti, del fisico, dei modi di questi esseri che si cibano di sangue… Non avendo letto altro in fatto di vampiri mi chiedo: tutti i vampiri in generale sono così belli, intensi, affascinanti? Bho.. fatto sta che quell’Asthon lì mi piacerebbe conoscerlo!

Ma sulla strada di Eloise c’è anche Axel Vandemberg, secondo figlio della famiglia regnante di Aldenor che  ama da sempre Eloise, fin da quando l’ha avuta tra le braccia da bambino, appena nata. Teme per lei e non gradisce le sue particolari frequentazioni ma, soprattutto, fa fatica a negare i suoi sentimenti…

Devo ammettere che ciò che ho apprezzato di più è stato il tocco delicato che l’autrice dona alla narrazione soprattutto quando si tratta di sentimenti: corpi che si sfiorano, occhi che si accarezzano, voci roche che trasmettono sentimenti intensi. Il tutto senza mai scendere nel volgare. Emozioni. Trasmette emozioni e fa battere i cuori.

E poi le descrizioni: dettagliate, molto dettagliate, sia per quanto riguarda gli ambienti che gli abiti, sia nell’aspetto fisico dei personaggi che nelle situazioni. Un pregio, senza dubbio. Una capacità indiscussa dell’autrice. A volte, però, ha esagerato un po’ allungando troppo paragrafi che avrebbero reso comunque anche senza.

Questa cosa mi ha pesato un po’ sul finale: non vedevo l’ora di arrivare all’ultima pagina e avrei gradito maggiore velocità in quel ritmo che, invece, è andato avanti uguale a se stesso fino alla fine.

A parte ciò, la lettura mi è piaciuta e ringrazio le organizzatrici della Challenge Di che colore sei? che me ne hanno dato l'occasione: ho immaginato quegli abiti descritti con tanta perizia, mi è sembrato di sentir frusciare i mantelli, di sentire gli spostamenti d’aria, di vivere in quegli ambienti dallo stile gotico... Bello!