Visualizzazione post con etichetta einaudi editore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta einaudi editore. Mostra tutti i post

lunedì 17 agosto 2026

Il cuore non va a dormire (E. Galiano)

Ogni volta che mi arriva tra le mani un libro di Galiano finisco per metterlo tra i suggerimenti di lettura per mia figlia. Perché trovo, ogni volta, che l’autore abbia una particolare sensibilità nei confronti dei sentimenti dei più giovani e li sappia leggere oltre che rendere al lettore in modo efficace.

Stavolta ho iniziato ad ascoltare l’audiolibro per finire, poi, per comprare anche il cartaceo da lasciare sulla scrivania di mia figlia. Con un post-it: “Credo ti possa piacere. La protagonista ti somiglia molto”.

Non so se lei si rivedrà in Sasha ma io ci ho letto un po’ di lei. Un’anima inquieta, scelte che non sempre sono in linea con quelle che la sua famiglia vorrebbe che facesse, qualche difficoltà nel comunicare i propri sentimenti ed incontro che le cambia la vita. Un professore. Questa parte non ha niente a che fare con mia figlia ma la descrizione di lei, sì. Lui è molto più grande. Lei una ragazzina. Ma il cuore, si sa, non si comanda e non guarda la carta d’identità. Al suo diario confessa tutti i suoi pensieri e lì, tra quelle pagine, si sente finalmente capita. Ascoltata.

Poi c’è Alessandra. Quarant’anni li ha compiuti da un po’ ed ha una vita della quale non avrebbe motivo di lamentarsi. Eppure… non tutto è così come sembra. Non lei, che all’improvviso si scopre diversa, come tanto tempo prima era stata.

Il tutto, collegato dal fil rouge dell’arte sui muri, e da una intuizione narrativa dell’autore che mi ha piacevolmente colpita.

Ho letto con piacere una storia che mi ha catturata e che, ne sono certa, catturerà anche mia figlia. Ho sottolineato un sacco di frasi. Su questo Galiano è un maestro: inserire nel punto giusto quelle frasi che poi diventano citazioni emozionali. Mai a sproposito.

Non vedo l’ora di riavere tra le mani quel volume dopo che mia figlia, ne sono certa, vi avrà applicato un sacco di post-it e appuntato pensieri a matita.

Non è la prima volta che leggo suoi libri. E credo proprio che non sarà l’ultima.

*

Il cuore non va a dormire

Enrico Galiano

pag. 456

Einaudi Editore 

 

 

mercoledì 10 gennaio 2024

Soledad. Un dicembre del Commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

 Di Ricciardi non mi stancherò mai. 

A chi sostiene che le serie, soprattutto se lunghe, sono destinate a stancare io rispondo che sì, può essere, ma per quanto mi riguarda non è questo il caso.

Le vicende di Ricciardi, soprattutto quelle personali piuttosto che le sue indagini, continuano a tenermi attaccata alle pagine e sono certa che lo faranno ancora visto che tutto lascia pensare che la sua storia non finisca qui.

Le indagini, questa volta, sono rivolte a cercare il colpevole della morte di una ragazza trovata cadavere in casa propria. Poco distante, sua madre costretta a letto, una donna anziana che sostiene di non essersi resa conto di nulla proprio per via della sua condizione. Quali erano le frequentazioni di quella ragazza? Chi pu

Devo ammettere che la soluzione del caso è piuttosto prevedibile ma questo nulla toglie, almeno per quanto mi riguarda, al piacere della lettura visto, come accennavo, che ho seguito con maggiore interesse tutto il resto.

Ho seguito con particolare apprensione quanto accade al Vicequestore Garzo: si trova a fare i conti con le conseguenze dell'affermazione di quel sistema davanti al quale, fino a poco tempo prima, ha sempre abbassato la testa. Il suo è un cambiamento radicale che lo rende quasi irrioconoscibile agli occhi del lettore così come agli occhi di chi si trova ad averlo accanto. Lo stesso Ricciardi non riconosce quel superiore sempre così distaccato e asservito al regime nella figura minuta, abbattuta, provata che si trova davanti da un giorno all'altro.

Ma ho seguito con apprensione anche quanto accade al Brigadiere Raffaele Maione: le ombre del fascismo si allungano anche sulla sua famiglia seppur in modalità diverse rispetto a quanto avviene al suo superiore. Da madre ho provato una stretta al cuore mentre entravo nei meandri della storia che lo riguarda ed ho sofferto con lui.

Lo stesso Ricciardi e le persone che ama subiscono le conseguenze delle imposizioni di quel regime e si apre, sul finale, un nuovo capitolo. Questo, per lo meno, è quanto ho immaginato io. 

Ritengo che la storia di Luigi Alfredo Ricciardi sia tutt'altro che conclusa ed attendo con ansia un seguito. La serie è lunga, lo so (siamo al volume n. 17)... ma poco importa. Sono affezionata a questi personaggi e alle loro storie. Spero di averli presto ancora con me.

***
Soledad. Un dicembre del Commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi Editore
pag. 279
18.50 copertina flessibile, 10.99 Kindle

lunedì 31 luglio 2023

Hotel Silence (Auður Ava Ólafsdóttir)

 

Se riparare la propria esistenza fosse facile come riparare un rubinetto o un tavolo che zoppica…

Se l’abilità nell’aggiustare le cose valesse anche per ridare un senso alla propria vita, recuperare ciò che si è perduto per strada e tornare ad avere uno scopo, un obiettivo da raggiungere…
Se solo tutto ciò fosse possibile Jónas non starebbe programmando la propria morte. 

Perché è questo, di fatto, che ha deciso di fare.

Le cose non sono andate come avrebbe voluto e l’unica scelta possibile, secondo lui, è farla finita.

Non in casa, però, per risparmiare lo strazio del ritrovamento del suo cadavere a sua figlia. In un posto lontano, anonimo, dove nulla lo lega alla vita nemmeno per un sottilissimo filo. Un posto estraneo, tra estranei, senza qualcosa che possa mettere in dubbio questa scelta che, di fatto, in dubbio – da quando è stata presa – non è stata messa mai.

Jónas è alla silenziosa ricerca del metodo perfetto per togliersi la vita ed ha con sé la sua inseparabile cassetta degli attrezzi. Quella che tante volte ha usato per aggiustare le cose e che anche stavolta gli sarà utile, non per aggiustare però. 

Quando arriva nel posto che ha scelto per farla finita – l’Hotel Silence, in un posto che è stato martoriato dalla guerra civile – dovrà fare i conti con qualcosa che non si aspettava: trova persone, situazioni, attimi che a poco a poco lo coinvolgono e lo portano a rivalutare se non altro i tempi per attuare la sua decisione.

Ammetto di essermi chiesta, all’inizio, dove si volesse andare a parare ma di aver intuito l’epilogo. Quella svolta che, di fatto, mette Jónas davanti ad una situazione che non aveva messo in conto, ad un certo punto è piuttosto prevedibile.

La storia di Jónas contrappone l'assenza di prospettive di un uomo che non ha più nulla che lo tenga attaccato alla vita a ciò che, invece, la guerra ha portato con persone che avrebbero tanto voluto continuare a vivere e che, invece, sono state stroncate da un proiettile o una bomba. Contrappone la devastazione dell'anima di un uomo che sente di essere rimasto solo alla devastazione di una terra nella quale ogni donna ha visto l'orrore con i suoi occhi e lo ha vissuto con il suo corpo, ogni bambino ha visto morire un padre, uno zio, un fratello, un nonno.

Il contrasto tra chi si sente vuoto e chi si è trovato ad avere il vuoto attorno a sé pur non avendolo mai cercato e voluto. Il contrasto tra il sentirsi inutile e il sentirsi improvvisamente importante per qualcosa, per qualcuno. 

Credo che sia la prima volta che mi approccio ad un'autrice islandese. Non ricordo di aver letto altri autori che arrivino da questo posto. Ho trovato uno stile efficace, diretto, senza troppi fronzoli. Ho trovato la vita tra le pagine del suo libro. Una vita che semplicemente accade, si rinnova i ogni momento e ti travolge. Anche quando non vorresti che fosse così.

Ps. molto bella, secondo me, la copertina. Molto rappresentativa della solitudine che prova il protagonista, di come si sente davanti ad un mondo sconfinato che, però, non gli offre più nessuno stimolo. O, almeno, questo è ciò che crede.
***
Hotel Silence
Auður Ava Ólafsdóttir
Einaudi editore
pag. 188
18.50 euro copertina rigida, 12.00 euro copertina flessibile

giovedì 30 marzo 2023

Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Ricciardi tornerà. Non ne ho dubbi. Così come non ne avevo prima dell’uscita di Caminito quando era voce di popolo che la serie fosse finita.

Il Barone di Malomonte, Luigi Alfredo Ricciardi, il commissario triste, ha nuove responsabilità che si sommano alle vecchie ma è sempre lui: torna con  un nuovo caso da seguire e con la vita da affrontare da una nuova prospettiva. Ora è un padre, non è più solo un commissario. Ha una responsabilità grande anche se, va detto, viene aiutato nel suo compito educativo dalla fedelissima Nelide e da Bianca, un’amica fidata, cara, personaggio noto ai fedelissimi delle sue avventure.

Marta, la sua bambina, gli riempie la vita nonostante tutto: nonostante la morte gli aliti attorno ogni giorno, nonostante le vittime continuino a parlargli e a manifestarsi sui luoghi della loro dipartita, nonostante Garzo che fa sempre pressioni a modo suo e nonostante il periodo storico tutt’altro che particolare.

Questa volta anche il delitto è legato, o per lo meno si pensa che possa essere così, a ciò che sta accadendo a livello sociale in quel preciso momento storico: la seconda guerra mondiale è alle porte anche se, ovviamente, i nostri protagonisti non lo sanno. Vivono in un periodo cupo, difficile soprattutto dal punto di vista sociale, con persone che scompaiono dall’oggi al domani, con missioni punitive delle quali non si riesce a comprendere i motivi e le necessità, con il regime che incombe sempre più sul popolo con le sue regole e le sue convinzioni.

Un periodo per niente facile. Lo sa Ricciardi e lo sa anche il suo amico di sempre, quel Bruno Modo che tempo prima rischiò grosso proprio al cospetto del regime e che non ha cambiato affatto idea anche se i suoi capelli si sono ingrigiti. È ancora impegnato, più convinto che mai, nella sua campagna antifascista e questo suo ruolo sarà determinante nel dare un nome ed un cognome ad uno dei due giovani che vengono trovati uccisi in un palese momento di intimità.

Il giovane faceva da tramite tra i prigionieri al confino e le famiglie che non ne avevano ricevuto più notizie dei loro ragazzi: Modo lo sa bene, cosa faceva quel ragazzo, perché era proprio lui il suo interlocutore. Indubbia la matrice del duplice delitto, secondo Modo: sono state le camicie nere e questo preoccupa Ricciardi anche per la sicurezza e la vita dell’amico. Se così fosse, ne è convinto Ricciardi, anche tutti coloro che gravitavano attorno alla vittima sono in pericolo.

Il commissario, però, vuole vederci chiaro. Non si lascia influenzare neppure dalle convinzioni del suo migliore amico e va dritto per la sua strada arrivando ad un verità molto triste. Ovvio che ogni morte porta tristezza, ma una volta scoperta la mano assassina stavolta resta davvero l’amaro in bocca.

Sempre ben tratteggiati i personaggi, l’autore questa volta mette in mano al lettore degli sviluppi particolari: dove è finita Livia, delusa da ciò che le è accaduto accanto a Ricciardi? Quale ruolo ha Bianca al suo fianco? Ma soprattutto, la piccola Marta ha ereditato oppure no la dannazione di suo padre?

Tante le risposte che vengono fornite ma altrettante le porte che restano aperte per un prosieguo che, ne sono certa, prima o poi arriverà. Un prosieguo che io attendo già con una certa ansia.
***
Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
280 pagine
19.00 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

sabato 11 febbraio 2023

Oliva Denaro (V. Ardone)

Di libri per le mani me ne sono passati tanti. Acquistati, avuti in dono, presi in prestito. Mai, però, mi era capitato di iniziare ad ascoltare un libro in audiolibro, avere la necessità di tenere il cartaceo tra le mani e chiederlo in prestito in biblioteca per poi decidere di acquistarlo per averlo sempre a portata di mano. Difficilmente rileggo libri. Questo lo rileggerei all'infinito. 

E quella copertina... quegli occhi penetranti, quei lineamenti delicati e forti allo stesso tempo. Impossibile da scrollarsi di dosso quello sguardo e, a libro terminato, quella storia.


 É la storia di Oliva, Oliva Denaro

Oliva ha 15 anni, abita in un piccolo paese della Sicilia del 1960. Lì dove essere nate femmine vuol dire essere delle brocche che chi le rompe se le piglia. Lì dove le donne sono destinata a soddisfare i mariti e pensare alla famiglia. Lì dove le ragazze devono vivere con lo sguardo basso, non devono parlare con i maschi, devono ritirarsi tra le pareti di casa appena divenute donne in attesa che qualcuno si faccia avanti e le chieda alla famiglia.

Oliva è cresciuta secondo i dettami di una società che fissa dei paletti difficili da sradicare. Con una madre che ha ben chiaro in mente cosa voglia dire essere femmina ma con un padre che è fatto di tutt'altra pasta. Un uomo silenzioso, gran lavoratore, che ha una luce diversa negli occhi, però.

La ragazzina si troverà a fare i conti con situazioni che non capisce ancora bene e con altre che le si palesano con una chiarezza tale da fare male. E quando un giovanotto piuttosto in vista del posto le mette gli occhi addosso si sente all'inizio combattuta, emozionata sotto quello sguardo insistente, ma anche infastidita per qualche cosa che lei sente di non volere.

Ma quanto conta, in questo contesto, ciò che vuole una ragazzina?
Chi riesce a sentire la sua voce?
I suoi no?

Stretta nella morsa di convenzioni che sente di dover rispettare - per non fare torto alla mamma... perché certe cose una femmina non le fa - ma che piano piano valuta come ingiuste, restrittive, asfissianti, Oliva si metterà in gioco (non senza paura) per affermare il suo diritto ad essere libera.

Libera da ciò che pensa la gente.
Libera da ciò che gli altri vogliono per lei.
Libera di scegliere.

Bellissima la figura di Oliva: la sua voce è vibrante, tocca le corte del cuore, anche del più duro. E non è semplice non sentire addosso quello sguardo che si incontra nell'avere tra le mani il libro, con quella bellissima ed efficace immagine di copertina.

Bellissima la figura di suo padre. Un uomo umile la cui umile esistenza non equivale a stoltezza. Un uomo semplice ma dal grande cuore anche quando tutti gli altri (moglie compresa) pensano che non sia un uomo di carattere, non sia un vero capo famiglia. 

Ciò che più mi ha toccata, oltre alla vicenda che riguarda Oliva e che, purtroppo, era piuttosto comune in quell'epoca, è stato proprio il rapporto tra padre e figlia: quegli occhi capaci di comunicare anche senza parole, quei cuori sintonizzati sempre sulla stessa lunghezza d'onda, quella sintonia che nessuno (tranne loro) riesce a comprendere.

Bella anche la figura della madre di Oliva che, a suo modo - e seppur odiosa - rappresenta un altro elemento importante della storia. Una donna tutta d'un pezzo, lei che si è sacrificata a scendere al sud per amore, lei che all'amore non crede più, lei che non vuole stare sulla bocca di tutti ma che, alla fine, apre il suo cuore e si dimostra capace di un altro modo di amare andando oltre le convenzioni e il giudizio altrui.

Una storia difficile ma molto, molto bella. Viola Ardone torna ad emozionare con una grande storia, scritta in punta di pennza. Un libro che non dimenticherò e che rileggerò più e più volte. Un libro che ho messo sul comodino di mia figlia caldeggiandone la lettura: perchè le nostre ragazze debbono sapere che il coraggio di ognuna di loro è necessario per cambiare le cose, perchè ognuna sia consapevole di quanto sia importante avere la libertà di scegliere, perchè il loro amore non sia mai un amore piegato al volere altrui. Mai.
***
Oliva Denaro
Viola Ardone
Einaudi editore
312 pag.
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

giovedì 2 febbraio 2023

Educazione siberiana (N. Lilin)

Criminale e onesto: sono questi i due termini che vengono citati più spesso tra le pagine di Educazione siberiana di Nicolai Lilin.

Ho avuto modo di conoscere l'autore in occasione della presentazione di un suo libro più recente - Spy story Love story - ma solo a distanza di anni mi sono sentita pronta a leggere questo suo famoso libro.

 

E credo di aver fatto bene a leggerlo oggi, con una certa maturità... 

Nato in un ambiente criminale, tra gente che educa fin da bambini a mettere davanti a tutti le idee del resistere ad un certo tipo di politica, l'autore racconta la storia di una comunità che lo ha avuto come protagonista. Storia vera, dunque, anche se romanzata, quella che ha rappresentato un potente esordio letterario. Una storia che non è per tutti, devo ammetterlo, ma che rende bene l'idea di ciò che è stato e di cosa voglia dire ricevere un'educazione siberiana.

Ciò che ho incontrato con maggior frequenza è stata, per me, una contraddizione in termini: quella del criminale onesto. Essere criminali onesti voleva dire essere dalla parte del popolo, di chi continuamente subiva: un modo di opporsi con coraggio ad un sistema considerato corrotto. Criminale onesto... ancora mi risuona nella mente questa apparente contraddizione che cela, però, sotto ad un mantello di criminalità intesa come non rispetto dell'autorità imposta, tanti punti condivisibili... e questo mi ha sconvolta, lo ammetto. Mi sono trovata ad ammirare certi modi di fare, legati a forti principi che in altre comunità, onestamente, non sono semplici da trovare.

All'interno della comunità siberiana, da quanto ho appreso, le regole da rispettare sono molto ferree. C'è un vero e proprio codice comportamentale e niente accade per caso. I rapporti sono regolati da veri e propri rituali anche per gli scambi più semplici come possono essere dei messaggi orali. La violenza è all'ordine del giorno ma mai senza un motivo scatenante, mai per il gusto di essere violenti. Ciò che ricorre molto spesso è anche l'aspetto religioso così come molto affascinante è stato l'approfondimento relativo ai tatuaggi, al loro significato, al rituale della realizzazione, all'arte del tatuatore.

Il protagonista - Kolima, questo il suo soprannome che di fatto altri non è se non l'autore stesso - era parte di una comunità di criminali onesti che difendevano la stessa comunità dal male che arrivava dall'esterno. Questa è la realtà che ha vissuto sulla sua pelle e che ha raccontato in un libro scorrevole, scritto in modo chiaro ma anche con una certa freddezza secondo il mio punto di vista.

Ciò che viene raccontato è terribile - a partire dai bambini armati fin da piccoli, da vendette, pestaggi, regolamenti di conti, violenze di ogni tipo - ma viene reso con estrema naturalezza, segno di quanto ciò fosse la normalità per quel bambino di allora, educato in quel modo e con l'esempio degli adulti che erano cresciuti all'interno dalla comunità di cui erano diventati i pilastri. Uno di questi è il nonno di Kolima, vero e proprio idolo e guida del ragazzino ma anche elemento di riferimento all'interno della comunità.  

Non posso e non voglio scendere nei dettagli della trama, basti sapere che incontriamo un Kolima bambino agli inizi del romanzo e lo ritroviamo uomo alla fine in un viaggio che sconvolge e colpisce nel profondo. 

So che questo libro è diventato il primo di una trilogia e mi piacerebbe leggere anche il resto ma sento di aver bisogno di una pausa, di dover riprendere fiato dopo tanta violenza e dopo un rigore che mi fa rabbrividire al solo pensiero (e non mi riferisco alle temperature di quelle zone...).
***
Educazione siberiana
Nicolai Lilin
Einaudi editore
348 pagine
13.00 euro copertina flessibile, 6.99 Kindle, 18.00 euro copertina rigida

giovedì 26 gennaio 2023

Le tre del mattino (G. Carofiglio)

 

Con Le tre del mattino mi sono trovata tra le mani un libro scorrevole ma non per questo superficiale. 

Anzi. Le tematiche approfondite con la storia di Antonio e di suo padre sono diverse: la malattia, il rapporto tra genitori e figli, la crescita di un ragazzo che, in poco tempo, si trova a vivere tutto ciò che si è perso in precedenza senza nemmeno rendersene conto.

Antonio frequenta il liceo, non ha molti amici e, soprattutto, non ha buoni rapporti con la sua famiglia. Con suo padre in particolare, reo di aver lasciato il tetto coniugale e, di conseguenza, anche suo figlio.

Antonio ha dovuto fare i conti con crisi epilettiche per le quali pare si sia trovata una cura efficace. Per verificare che tutto sia tornato a posto si reca proprio con suo padre a Marsiglia dove il dottore che lo tiene in cura intende effettuare una prova sul campo, per verificare che a determinate condizioni le crisi non si ripresentino. Il tutto per scrivere definitivamente la parola fine a quel problema.

I due si troveranno a vivere, proprio a Marsiglia, ore intense fatte di vicinanza, di condivisione, di confidenze e di quella conoscenza reciproca che negli anni precedenti è sempre mancata.

In due giorni Antonio imparerà a conoscere volti di suo padre che gli erano sconosciuti, conoscerà le sue passioni e le sue verità scoprendo di essersi perso molto, fino a quel momento.

Ed anche per suo padre sarà lo stesso: riscoprirà un figlio che fino a quel momento aveva vissuto poco e con il quale non aveva mai avuto occasione di aprire il suo cuore e la sua anima.

Si confronteranno punti di vista diversi, si incastreranno elementi che fino a quel momento erano sembrati spaiati: nei suggestivi paesaggi di Marsiglia, tra vie malfamate e luoghi del divertimento, tra panorami indimenticabili e misteriosi luoghi nascosti, i due si ritroveranno per non lasciarsi più.

Si tratta di una storia emozionante. Nel momento in cui crollano le difese, crollano i pregiudizi e l'uno si apre all'altro si avverte nell'aria la meraviglia di un rapporto tutto da costruire e potenzialmente capace di cambiare la vita ad entrambi.

Più che sul discorso della malattia, lo ammetto, mi sono trovata a riflettere sul rapporto genitore/figlio. Su quanto spesso si tenda ad allontanarsi da qualcuno senza nemmeno capire il perché. Su quanto sia facile giudicare senza dare all'altro occasione di dire la sua, senza offrire alcuna possibilità. Soprattutto in casi come questo, quando c'è di mezzo una separazione ed un figlio che si è trovato a fare i conti con un'assenza pesante. 

Da questa storia, che mi ha colpita al cuore sul finale, ho imparato a non lasciare sospesi, a non restare ai margini delle persone che amo e a dare loro - anche nelle situazioni più difficili - una possibilità: perchè il tempo a nostra disposizione non è eterno, anche se ci piacerebbe pensare che sia così.
***
Le tre del mattino
Gianrico Carofiglio
Einaudi editore
165 pagine
16.50 copertina flessibile, 8,99 Kindle

sabato 27 agosto 2022

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (M. Haddon)

Christopher non è un ragazzino come tutti gli altri. Non ama essere toccato, non ama gli oggetti gialli e marroni, è un fenomeno in matematica e riesce a memorizzare tutto ciò che gli accade riuscendo a cercare qualunque cosa nella memoria come se riavvolgesse un nastro prima di arrivare al punto che cerce (e che trova, se ha osservato quella situazione in precedenza con attenzione e con interesse).

Christopher vive con suo padre e sembra aver accettato con razionalità la morte della madre. 

Christopher è affetto dalla sindrome di Asperger che è una forma di autismo che lo porta ad avere un rapporto un tantino problematico con il mondo intero. I luoghi troppo affollati gli fanno paura, gli eccessivi rumori lo destabilizzano, non dice bugie e non accetta che gli si dicano bugie e quando ciò accade il mondo gli crolla addosso visto che perde fiducia nei confronti di, invece, lo ha tradito.

E se a tradirlo in questo modo è proprio suo padre, perché scopre che gli ha nascosto che la madre non solo no nè morta ma che li ha lasciati per andare a vivere a Londra con un altro uomo e che gli ha scritto lettere che non gli sono mai state recapitate... bhé, allora per Christopher crolla ogni certezza.

Ed inizia la vera avventura. Non quella che si è avviata con la morte di un cane trovato cadavere nel giardino vicino casa e sulla cui morte il ragazzino si mette ad indagare, ma quella che lo vede affrontare quel mondo che fino a quel momento gli ha sempre fatto tanta paura con i suoi eccessi, con i suoi suoni, i suoi colori, le sue incongruenze. 

A parlare in prima persona è proprio lui, Christopher, che racconta di come gli sia stato suggerito di mettere su carta i suoi pensieri a partire dal momento dell'avvio dell'indagine sulla morte del cane. Un racconto che, ben presto, diventa lo specchio della sua esistenza e dei suoi pensieri così razionali in alcuni momenti ma altrettanto incomprensibili in altri. La storia - che è scritta a modo suo, tanto che i suoi pensieri gettati sulle pagine in alcuni momenti sembrano destabilizzare il lettore tanto sono confusi, ripetitivi o eccessivamente razionali e descrittivi - fa riflettere su quanto possa essere difficile per un ragazzino con un problema di questo tipo relazionarsi con il mondo ma quanto potenziale possa avere, allo stesso tempo. E quanto può essere difficile per una famiglia fare i conti con un problema di questo tipo. Non è affatto facile arginare le cristi di Christopher o seguirlo nei suoi ragionamenti, o accettare i suoi momenti di rabbia e di violenza come forma di difesa nei confronti di una minaccia che la sua mente vede troppo grande per poter essere affrontata in altro modo. 

Tutto questo mi ha fatto riflettere. L'autore è stato molto abile a scrivere la storia dando corpo ai pensieri di un ragazzino con un problema di questo tipo ma non posso perdonargli (a lui o a chi ha tradotto il testo? Onestamente non saprei) di avermi costretta a leggere una bestemmia grossa come una casa tra le righe in un momento di rabbia del padre. 

Tutto posso accettare, in un libro, ma non questo. Credo che ne vada del rispetto delle persone che non possono essere costrette a leggere una frase così pesante (parlo da credente e mi ha dato davvero molto fastidio) e ciò mi ha disturbata ancora di più pensando che si tratta di una lettura consigliata alla classe di mio figlio (che a settembre frequenterà la II liceo). Non è accettabile una cosa del genere: ci sarebbero tanti modi per rendere alla perfezione un momento di nervosismo. Non questo, però. Sono contenta che mio figlio non abbia scelto questa come lettura estiva ma abbia preferito altro e mi spiace per quei suoi compagni di classe che, invece, sono stati costretti a subire parole tanto irrispettose. 
Delusione assoluta per questo!
***
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Mark Haddon
Einaudi editore
248 pagine
16.00 euro copertina rigida - 12.00 euro copertina flessibile - 6.99 Kindle

domenica 5 giugno 2022

Due come loro (M. Marsullo)

 

Marsullo, dico a te. Proprio a te. Mi hai fregato.
Sul finale mi hai decisamente fregato. 

No, Marco Marsullo non è un mio amico e spero che voglia scusarmi se mi permetto la libertà di rivolgermi a lui in questo modo ma sono le parole che il mio cervello ha formulato prima ancora che uscissero dalla mia bocca, arrivata all'ultima pagine. 

Mi ha letteralmente fregato con un finale che non mi aspettavo. 

Shep offre le sue prestazioni lavorative per due speciali datori di lavoro: Dio e il Diavolo. No, non sono soprannomi, sono proprio loro. Il Bene ed il Male. Il bianco e il nero. Lui lavora per tutti e due e presta per entrambi la stessa attività: affianca uomini e donne che decidono di suicidarsi. Li affianca salvandoli oppure inducendoli ad affrettare la loro decisione, a seconda dei casi. Ovviamente, sono due attività similari ma con risultato diametralmente opposto ed è facile capire cosa gli chieda Dio e cosa il Diavolo.

Nelle prime pagine ho pensato che, vista la storia, sarebbe stato un libro un po' così... di gran fantasia e di puro intrattenimento. L'ho preso - sono sincera - perché l'ho trovato libero in biblioteca e da tempo mi ripromettevo di leggere qualcosa di suo. Non sono andata nemmeno a guardare la trama. Così, alla cieca, senza nemmeno aver letto una recensione in merito per cui non sapevo proprio cosa aspettarmi.  

Però... c'è un però. 

Credo che Marsullo si sia cimentato in un esperimento alquanto rischioso: un Dio che si lascia andare alle tentazioni umane, un Diavolo che è il miglior confidente che si possa avere, entrambi molto reali... bhé, si tratta di una storia talmente assurda da non essere per forza di cose credibile. Epppure... 

Dei due mi è sembrato molto più simpatico il Diavolo. Dio fa di tutto per essere simpatico ma... ho avuto più feeling con l'altro tipo. E poi ho trovato che la continua lotta tra il bene e il male, le fragilità umane che emergono anche laddove nessuno potrebbe immaginarlo, la disperazione che spesso viene nascosta dietro un sorriso, un lavoro tranquillo, una rosario sgranato quotidianamente siano state le vere protagoniste del libro. Lo stesso Shep mette sul piatto la sua, di storia, e a ben guardare non è meno fragile di coloro dei quali si deve quotidianamente occupare. Solo che, probabilmente, non se ne rende conto.

Romanzo decisamente originale (ho trovato qualche errorino di battuta... ma possibile che capiti tutto sotto i miei occhi? es. "le gambe le dondola avanti e indietro" ma poca cosa e tutto passato in secondo piano perché avevo proprio la necessità di capire dove l'autore volesse portare i suoi personaggi), una commedia frizzante, ironica al punto giusto ma per niente banale se si riesce a superare la prova iniziale con i due datori di lavoro, decisamente spiazzanti. 

Mai quanto il finale, però.

Shep? Sappiate che il suo nome è Shapiro e non sopporta nomignoli diversi dal suo, unico e solo, Shep. Come si fa a non prendere in simpatia un tizio con un nome del genere?
***
Due come loro
Marco Marsullo
Einaudi editore
201 pagine
17.00 euro copertina flessibile, 9.99 euro Kindle

mercoledì 12 gennaio 2022

La felicità del lupo (P. Cognetti)

 

 É la montagna la protagonista assoluta del libro di Cognetti, La felicità del lupo

Lo è almeno secondo il mio punto di vista perché è lei che, oltre ad offrirsi al lettore grazie alle efficaci ed emozionanti descrizioni, ha un ruolo fondamentale nella storia di tutti i personaggi che compaiono.

Per Fausto è un luogo in cui dare un taglio netto con il passato, con una moglie che oramai non è più tale, con il suo mestiere di scrittore che non lo soddisfa più, con opere nelle quali non si rivede... É linfa vitale per un nuovo capitolo della sua vita dove trovare nuovi compagni d'avventura ma anche dove fare pulizia interiore per aprirsi al futuro. In montagna ha trovato un lavoro come cuoco ed anche la possibilità di una nuova storia: per il momento gli basta.

Per Silvia è la tappa di un percorso di vita che non le è ancora chiaro. Cerca emozioni ad alta quota, ha voglia di esplorare, di conoscere, di ampliare i suoi orizzonti ma è pronta per altro?

Per Babette è un'esperienza lavorativa che potrebbe anche finire, sacrificata sull'altare di un viaggio che la vedrà lasciare tutto per paesi lontani. Sarà un addio definitivo?

Per Santorso è il luogo della sua solitudine, il luogo dell'anima, la pace. Lui che vive in disparte, che ha trovato in Fausto un inaspettato amico ma che è profondamente solo proprio come ognuno di quegli alberi che è chiamato a trovare la sua felicità nel luogo da cui non si può spostare: l'albero perché la natura vuole così, Santorso per scelta. 

Sono esistenze che si incrociano in una storia che non riserva grandi colpi di scena ma che è ricca di emozioni, soprattutto quelle che arrivano dalla natura circostante con i suoi segreti, i suoi pericoli, le sue meraviglie.

La parte che mi ha maggiormente emozionata è quella nella quale si racconta di un incidente ad alta quota (non faccio spoiler di nessun tipo): l'autore non riserva moltissimo spazio a questa vicenda che tocca i protagonisti solo di riflesso ma mi sono sentita molto vulnerabile nel leggere quei passaggi visto che è di qualche giorno fa una tragedia che ha toccato la mia comunità proprio per via della morte di un ragazzo che è scivolato lungo un dirupo, sui Sibillini. Si tratta di una vicenda secondaria, nel libro, ma mi ha molto toccata. L'autore riesce a rendere la vicenda senza voler impietosire il lettore, dando conto di come situazioni di questo tipo siano legate alla natura stessa della montagna, ai suoi pericoli, ai suoi silenzi, alla sua vastità. Eppure non lo fa con freddezza e arriva al cuore soprattutto se è già un tantino dilatato per un dolore recente.

Coinvolgenti le descrizioni degli ambienti in cui i protagonisti si muovono e non mi riferisco solo alla montagna. Quando Fausto affronta un viaggio verso Milano emerge chiaramente la differenza di ambientazione che si lascia alle spalle e quella che trova in città. Merito delle descrizioni. 

Una particolarità mi ha colpita ma non mi ha disturbata: Cognetti non usa virgolette di nessun tipo per i dialoghi ma questo non rende né difficile la lettura né confuso il racconto. L'abilità dell'autore sta nel rendere tutto così intimo e familiare da permette al lettore di immedesimarsi nelle situazioni e non serve rimandare a chi dice cosa... lo si comprende e basta.
***
La felicità del lupo
Paolo Cognetti
Einaudi Editore
152 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

mercoledì 3 novembre 2021

Una sirena a settembre (M. De Giovanni)

Devo ammettere che aver visto la serie tv con protagonista Mina Settembre mi ha un po' influenzata nella lettura perché a quei nomi, a quelle persone ho dato un volto ed una fisicità. Dare un volto all'assistente sociale dei Quartieri Spagnoli e al ginecologo che divide con lei gli spazi di lavoro Domenico chiamami Mimmo Gammardella non è stato positivo ai fini della lettura. Credo che me la sarei goduta maggiormente se non avessi avuto in mente quei volti. Per carità, non che siano sgradevoli. Non volevo dire questo ma avrei preferito continuare a dare spazio all'immaginazione per cercare di dare loro un volto sulla base delle descrizioni, a tratti ironiche e scanzonate, che l'autore offre tra le pagine di Una sirena a settembre.

Non sono nuova allo stile di De Giovanni che nella serie di Mina assume una declinazione, secondo il mio parere, meno tragica e più ironica di quanto non avvenga in altre serie che, pure, ho amato. O meglio, la tragicità di alcune situazioni viene resa in modo meno cupo di quanto non venga fatto dall'autore altrove. Ma non siamo qui per fare confronti tra libri diversi...

 Come ho avuto modo di dire nel parlare del primo libro della serie

Mina fa l'assistente sociale nel Rione Sanità di Napoli. Un quartiere difficile, dove si incontrano e si scontrano esistenze complicate, dove anche i muri hanno le orecchie e gli occhi, soprattutto quando le esistenze in ballo sono quelle di famiglie di un certo tipo.

Porta addosso i segni di un matrimonio fallito (è stata lei a scrivere la parola fine) ma anche quelli della presenza di una madre invadente e tutt'altro che amorevole con la quale ora, a matrimonio finito, si trova nuovamente a vivere. Ha tre amiche fidate dalla sua parte, però, e sa che su di loro può sempre contare. E ora c'è anche Mimmo...

Due i casi che arrivano, seppur per strade diverse, sul tavolo di Mina. Da una parte c'è la storia di un bambino che finisce in tv in un servizio-denuncia di uno stato di povertà estrema, dall'altra c'è uno scippo finito male a danno di una signora anziana ora in fin di vita. Situazioni che danno un messaggio diverso da quello che vorrebbero dare e che vanno decifrate per arrivare alla verità. La verità... ciò per cui Mina si spende e ciò per cui fa lo stesso il suo ex marito Claudio (di mestiere magistrato).

Stile scorrevole ma mai banale, indagini che vedono scendere in campo personaggi piuttosto spassosi ed originali accanto a chi ha qualche cosa da raccontare, sia essa una situazione di difficoltà economica o, al contrario, la storia di scelte sbagliate fatte per noia. 

Abbiamo anche per le mani una storia in cui i pregiudizi o, comunque, i giudizi affrettati, sono i protagonisti, in un modo o nell'altro.

L'unica cosa che mi ha disturbato un po' durante la lettura, a parte il discorso dei volti dati ai personaggi principali grazie alla serie tv, sono i continui riferimenti a personaggi del cinema per sottolinare quanto sia bello Domenico chiamami Mimmo. Secondo me se ne poteva fare a meno ma è una valutazione del tutto personale che nulla toglie alla storia. Da leggere, ma andando in ordine con i libri della serie perchè, pur avendo dei passaggi che fanno chiarezza su aspetti approfonditi nei volumi precedenti, credo che andare in ordine sia la cosa migliore da fare per avere tutti gli elementi in mano in modo completo.
***
Una sirena a settembre
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
272 pagine
18.50 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

lunedì 26 luglio 2021

Trilogia di New York (P. Auster)

  

Città di vetro, Fantasmi e La stanza chiusa

Questi i tre romanzi raccolti ne La trilogia di New York di Paul Auster, pubblicati tra il 1985 e il 1987. 

Ho preso tra le mani questo libro senza sapere cosa aspettarmi. E devo ammettere di essere rimasta spiazzata, soprattutto nei primi due racconti. Anzi, nel secondo ancor più di quanto non lo sia stata con il primo.

Città di vetro. L’autore di romanzi polizieschi Daniel Quinn riceve una telefonata nel cuore della notte e si trova immischiato in un caso che non era destinato a lui. L’interlocutore è alla ricerca di Paul Auster, un detective privato a cui affidare un incarico delicato. Quinn decide di accettare pur nella consapevolezza di non essere la persona giusta. Inizia così un’avventura che a me, onestamente, è sembrata un po’ confusa con persone che sembrano sdoppiarsi, identità che si accavallano, situazioni illusorie, pedinamenti ed indagini che sembrano non portare da nessuna parte.

Fantasmi. Questo secondo breve romanzo della trilogia mi è sembrato ancora più confuso ed irreale. Stavolta ad indagare è Blue, un detective di professione che ben presto finirà per identificarsi nell’uomo su cui sta indagando creando una situazione che sfugge al controllo, per lo meno questa è stata la sensazione che ho avuto io.

La stanza chiusa è il terzo romanzo della trilogia ed è quello che mi ha appassionata di più. Mi è sembrato più lineare, pur nella sua assurdità, e alla fine si scopre anche quel fil rouge che lo lega agli altri due racconti con punti di contatto e similitudini. Il protagonista, di cui non è dato sapere il nome, di fatto perde la sua identità infilandosi nell’esistenza di un altro, vivendo la sua vita e facendo scelte che consolideranno ciò che lui ritiene giusto proteggere sopra tutto: quella vita che ha creato sovrapponendosi alla vita di un altro, costretto a farlo perché chiamato in causa e non certo per la propria volontà.

Su tutto domina una New York nella quale perdersi. Non solo fisicamente – che pure può accadere tra i tanti vicoli e le tante zone – quanto dal punto di vista umano, personale, smarrendo la propria identità, perdendo pezzi della propria anima, lasciandosi sfuggire di mano le rispettive esistenze per abbracciarne altre in modo più o meno rischioso.

Si tratta di tre detective-stories che possono essere lette separatamente in quanto autoconclusive ma che hanno un legame l’una con le altre e lo si scopre, appunto, arrivati al terzo racconto.

In sostanza le tre storie sono una storia sola, ma ognuna rappresenta un mio diverso stadio della consapevolezza di essa.

Se lo consiglio? Bhè... posso dire che non lo rileggerei, questo sì. E lo consiglio a chi voglia sperimentare una lettura particolare e che, magari, sappia apprezzarne lo stile più di quanto non sia riuscita a fare io.
***
Trilogia di New York (Città di vetro, Fantasmi, La stanza chiusa)
Paul Auster
Einaudi Editore
316 pagine
12.50 copertina flessibile, 6.99 Kindle 

sabato 24 aprile 2021

Solo un ragazzo (E. Varvello)


È una storia dolorosa quella che racconta Elena Varvello nel libro Solo un ragazzo.

Un ragazzo a posto, che non dà mai problemi, che non frequenta cattive compagnie, gentile, sorridente. Questo è come appare il protagonista (mi piace definirlo così) che, allo stesso tempo, è il grande assente. Perché quel ragazzo è il protagonista della storia anche se fisicamente non c'è.

Un ragazzo che mente, che non frequenta nessuna compagnia, che vive un disagio profondo ed una profonda solitudine anche se ha vicino una famiglia come potrebbe essere quella di tanti adolescenti di oggi. Due sorelle, un padre insegnante ed una madre infermiera che ha lasciato il suo lavoro quando è nato lui, per crescerlo con amore assieme alle altre due bambine. Questa è la realtà. Una realtà ben diversa da quel che ci potrebbe pensare nell'incontrare i suoi occhi cristallini, il suoi viso illuminato da un sorriso, i suoi modi educati.

Con una narrazione molto particolare, con una capacità di portare il lettore avanti e indietro nella vita dei personaggi senza dargli tregua, l'autrice offre una storia di solitudine, di incomprensioni, di apparenze, di un profondo malessere che stringe alla gola quel bravo ragazzo a cui, pian piano, viene a mancare l'aria. 

La prima, primissima cosa che ho notato è che quel ragazzo non viene identificato con nessun nome. È il figlio, il fratello, lo studente, il ragazzo. Non è Andrea, non è Mauro, non è Alessandro ne' Francesco. È un ragazzo che rappresenta, con questa sua forma di anonimato, tutti i ragazzi che potrebbero vivere una situazione simile. 

E poi la narrazione: le vicende vengono raccontate non in modo ordinato ma con dei salti temporali che impongono al lettore di fare attenzione per mettere insieme tutte le tessere del mosaico che vengono consegnate pian piano ma, appunto, in modo non ordinato. Ed è una narrazione che cattura pur nella sua essenzialità. Brava l'autrice a dare un filo conduttore a quei pensieri, quei ricordi pur senza dare loro ordine temporale e senza perdersi in orpelli superflui. Molto efficaci non solo le descrizioni dal punto di vista emotivo dei personaggi ma anche dei luoghi, degli ambienti.

Quella raccontata è la storia di una famiglia distrutta da una perdita: quel ragazzo viene perso dalla famiglia nel momento in cui non lo riconosce più come bravo ragazzo ma vede in lui uno sconosciuto, una persona che fa cose che mai si sarebbero potute immaginare in quel tranquillo centro montano in cui i boschi - che sono un'ambientazione ricorrente - rendono perfettamente l'idea di quell'intricarsi di rami, di alberi e di vegetazione che rappresentano, a mio modo di vedere, la vita di ognuno. Una vita che non è mai così lineare come si può pensare ma che si aggroviglia su se stessa togliendo a volte anche il respiro per poi far passare un raggio di luce, una speranza. 

Ho avuto tra le mani una storia dolorosa. Una famiglia provata dalla perdita e piegata da quei sensi di colpa che hanno cambiato le esistenze di chi fa i conti con il passato. Un passato che ancora brucia, anche dopo tanto tempo.

Quel ragazzo non era più il ragazzo che tutti conoscevano. Era qualcuno che nessuno aveva saputo ascoltare, aveva saputo o voluto vedere veramente. Ed è una storia che brucia sulla pelle perchè potrebbe essere la stessa di tante famiglie, anche la nostra perchè no, in cui non ci si ascolta davvero, in cui non si divide il peso di vivere ma si tenta di salvaguardare un'apparenza che, prima o poi, scoppia come una bolla di sapone.

Ognuno reagisce a modo suo alla perdita. C'è chi a sua volta si perde e si isola dal resto del mondo, chi cerca consolazione in un corpo giovane e nuovo, chi si abbandona agli eccessi, chi si dedica completamente ad una famiglia tutta sua. In ogni caso quell'assenza pesa come un macigno.

Solo un ragazzo è un libro che fa male perché induce ognuno a fare i conti con una realtà che non è poi così assurda. Tutt'altro. Un romanzo potente, che cattura e ferisce. Un romanzo che trasferisce nel lettore un po' del male di vivere che ognuno dei personaggi prova sulla sua pelle e lo non per fare male a titolo gratuito ma per indurre ognuno alla comprensione, all'ascolto, alla considerazione dell'altro non come un essere perfetto ma come qualcuno che può anche avere delle debolezze soprattutto se è un adolescente... se è solo un ragazzo!
***
Solo un ragazzo
Elena Varvello
Einaudi editore
192 pagine
18.50 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

mercoledì 24 marzo 2021

Dimmi che non può finire (S. Sparaco)

Dimmi che non può finire è un libro arrivato a casa mia per iniziativa di mia figlia che ha sentito la necessità di leggerlo e mi ha chiesto di comprarlo per lei. Mi sono chiesta come mai avesse scelto una storia di questo tipo e, a lettura ultimata, credo di aver capito perché.

In questo periodo della sua vita, in un'adolescenza vissuta in molto molto singolare per via della situazione emergenziale che tutti noi stiamo vivendo, mi chiede spesso letture che tocchino tematiche a lei care come il senso di solitudine, il disagio di non sapere ancora bene quale sia il suo posto del mondo, l'amore che inizia a sbocciare, quel senso di inadeguatezza che si vive alla sua età..

Quella di Amanda è la storia di una giovane donna che cerca di sfuggire alla sofferenza evitando di arrivare al momento in cui determinati eventi, potenzialmente dolorosi, dovrebbero verificarsi. Sono i numeri a guidarla: si relaziona nei confronti delle persone che incontra e si muove nelle situazioni che si trova a vivere in base ai numeri la cui combinazione dà delle indicazioni ben precise. E' una donna che gioca perennemente in difesa: cerca di fare di tutto per non piacere agli altri in modo tale che nessun tipo di rapporto potesse iniziare (di amicizia, d'amore, d'affetto) e, di conseguenza, non potesse mai finire. Perché è la fine di ogni situazione che la spaventa. Il suo è un meccanismo di difesa che la porta a vivere una vera e propria nevrosi che la limita, per sua scelta.

Questa situazione non è casuale ed il lettore lo scopre leggendo: è un abbandono che le pesa ancora oggi ed è per evitare ulteriori abbandoni, ulteriori occasioni di vedere scritta la parola fine a qualche cosa di bello che la inducono a scappare. Preferisce non creare le condizioni per cadere e soffrire. 

Amanda ha delle ferite profonde che le segnano l'animo e quella che si è creata attorno è una gabbia che le permette di fuggire dalle sofferenze, a modo suo.

Si tratta di un romanzo dai risvolti psicologici non indifferenti. Io ammetto di non aver provato alcuna empatia per Amanda: mi è sembrata fin dall'inizio una persona molto strana e con la quale fosse impossibile creare un qualsivoglia rapporto. E credo che l'autrice abbia colpito nel segno per aver reso alla perfezione questa tipologia di personaggio.

Quando incontra Samuele e suo padre Davide per Amanda qualche cosa cambia. Ci sono delle solitudini che si incontrano e si riconoscono ma non solo. 

Samuele è il personaggio che ho amato più di tutti: un bambino orfano di madre, profondamente solo e invisibile, come lui stesso si sente, sia agli occhi di un padre che si è trovato troppo presto a vestire i panni di padre e per di più vedovo ma anche agli occhi dei tutti coloro che gli gravitano attorno sia a scuola che nel resto della famiglia. Anche lui chiuso in una gabbia di protezione in cui, fino a questo momento, nessuno è stato capace (o ha voluto?) di entrare.

Lo scossone legato alla presenza di Samuele e Davide nella sua vita la porterà a fare una scelta: abbattere quella gabbia e, nonostante i numeri, affrontare il futuro con serenità, capiti ciò che capiti. Ce la farà?

Pur non essendo entrata in sintonia con la protagonista (e pur non essendo riuscita a dare una identità psicologica ben precisa a Davide) devo dire che la lettura non mi è dispiaciuta affatto.
***
Dimmi che non può finire
Simona Sparaco
Einaudi Editore
312 pagine
18.00 euro copertina flessibile - 9.99 euro Kindle

martedì 9 marzo 2021

Ciò che nel silenzio non tace (M. Merletti)

Sulle prime il titolo di questo libro non mi suonava bene. Ora, a lettura terminata, dico che è perfetto.
Perfetto per raccontare una storia di silenzi, di segreti, di paura, di incertezza ma anche di speranza e di profondo amore: l'amore di una madre per suo figlio, l'amore di una sorella per un fratellastro mai conosciuto, l'amore di una donna anziana per la famiglia che ha sempre cercato di proteggere con il suo silenzio, l'amore per il prossimo.

Nel romanzo Ciò che nel silenzio non tace l'autrice riesce ad intrecciare in un tessuto narrativo di fantasia fatti storici e situazioni realmente accadute senza che l'uno predomini sull'altro. I tempi passati tornano a vivere nei ricordi di chi, nella nostra epoca, si trova a fare i conti con un passato mai dimenticato e capace di continuare ad allungare la sua ombra su esistenze che hanno sempre cercato di evitare che ciò accadesse. O che di tali ombre sono sempre state all'oscuro.

Così, la storia di un bambino sottratto a morte certa nel braccio femminile "Le Nuove" di Torino, nel 1944, nato dall'amore tra una deportata e il suo compagno, anch'egli finito in carcere, si intreccia con quella di una giovane donna che, alle soglie del 2000, vorrebbe ritrovare un fratellastro di cui non conosceva l'esistenza. Quel bambino, Libero, affidato a braccia caritatevoli da una suora ribelle che ha fatto di tutto per salvare vite, è figlio di sua madre, di quella donna che è sfuggita al carcere ma che ha taciuto per anni quel passato che le è rimaso impresso su un braccio, con lettere e numeri ma ancor più profondamente nell'anima.

Ciò che nel silenzio non tace, pur avendo un bambino al centro della vicenda, è una storia di donne.

E' la storia di Teresa, una donna che ha fatto i conti con le conseguenze di scelte non sue e che ha deciso di affidare al silenzio la sua esistenza. Un silenzio rispettoso, discreto ma non per questo meno sofferto. 

E' la storia di Elda, quella giovane donna che si è trovata a vivere l'esperienza del carcere all'epoca della seconda guerra mondiale e che ha affidato al silenzio la sua vita perchè consapevole, una volta uscita da lì, che nessuno avrebbe potuto credere alla testimonianza della violenza che si è consumata tra quelle pareti.

E' la storia di suor Giuseppina De Nuro della congregazione Figlie della Carità. Era lei, all'epoca, la Madre Superiora della sezione femminile del Carcere giudiziario Le Nuove e, con padre Ruggero Cipolla, non si tirò indietro dall'a'assistere i detenuti e confortare i condannati a morte, tentando di rendere meno disumane le condizioni carcerarie imposte dal regime e dalle SS e cercando, in ogni modo possibile, di salvare vite. Anche quelle di quei bambini che, altrimenti, sarebbero andati incontro a morte certa. 

E' la storia di Aila: una giovane donna che viene a conoscenza, per caso, dell'esistenza di un fretallastro che inizia ad essere la sua ossessione, tanto da portarla a fare delle ricerche nella speranza di che cosa? Non sa nemmeno lei di che cosa. Di abbracciarlo? Di rivederlo? Di sapere cosa fa e dove vive per continuare a vivere esistenze distanti l'una dall'altra? Oppure per tentare di instaurare un rapporto a distanza di così tanto tempo? Non lo sa, a dire il vero, ma non si sottrae a ciò che il suo cuore le dice di fare. Cercarlo. E se questo vuol dire scavare nel passato di sua madre e portare a galla quel dolore immenso che lei ha sempre taciuto, è disposta a correre il rischio di vivere, seppur in modo indiretto, la sofferenza che sua madre ha sempre nascosto nel suo intimo.

Sono donne forti, provate da un'esistenza che - seppur in modo differente - le ha messe davanti a scelte importanti, senza avere uomini accanto. 

E' una storia che mi ha toccata anche se devo ammettere che in alcuni passaggi ho fatto fatica a posizionarmi nel periodo storico giusto: l'autrice alterna ricordi a narrazione al presente e bisogna tenere a mente nomi e situazioni per non perdere il filo. Dopo le prime pagine, che servono per entrare nella storia e per capire di cosa stiamo parlando, la difficoltà scompare.

Letto in collaborazione con Thrillernord, lo consiglio.
***
Ciò che nel silenzio non tace
Martina Merletti
Einaudi editore
271 pagine
18.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle