martedì 29 agosto 2017

Le otto montagne (P. Cognetti)

Non pensavo che avrei trovato il libro di Paolo Cognetti, Le otto montagne, disponibile in biblioteca. E' stata una positiva sorpresa. La bibliotecaria, nel registrare il prestito, mi ha chiesto di farle sapere, a lettura ultimata, cos'avesse di speciale questo libro, vincitore del premio Strega e parecchio richiesto (era appena rientrato da un altro prestito).

Ora posso dirglielo: è un libro magnetico, che cattura con una storia d'amicizia, con l'amore per la montagna ed il senso di appartenenza a quei luoghi, con descrizioni mozzafiato ed anche con la storia di rapporti familiari difficili ma, comunque, autentici.

Pietro è la voce narrante ma io trovo che il protagonista assoluta della storia sia la montagna e, tra i personaggi, che lo sia Bruno


La montagna viene descritta con passione, da un autore che - lo si capisce - la conosce bene e che la sente parte di se'. Come Pietro. Lui viene avvicinato alla vita di montagna dai suoi genitori. Da suo padre, in particolare, tanto che gli insegnamenti che gli dispensa per affrontare i percorsi di montagna ed arrivare sempre a nuove mete è l'unica forma che quell'uomo riserva a suo figlio. Nient'altro se non i suoi allontanamenti, i suoi silenzi.  
Una montagna che vive e che cattura con i suoi scenari innevati ma anche con i suoi pascoli verdi. Una montagna che ipnotizza con i suoi suoni carichi di vita anche se, apparentemente, non sembra così. Una montagna che dà e che toglie. Senza chiedere il permesso. 

In questo contesto Pietro si trova a vivere solo parte della sua vita mentre Bruno è sempre lì, da bambino quando non andava a scuola per andare ai pascoli ma anche da ragazzo e da uomo quando, per scelta, ha fatto della montagna la sua vita. Sua e di quella che avrebbe dovuto essere la sua famiglia. 

Di Pietro mi ha colpito la tenacia, la forza ma anche il saper riconoscere i propri limiti e le proprie difficoltà nonostante la sua difficoltà di ammettere che forse, per lui, avrebbe potuto esserci qualche cosa di diverso. Testardo, tenace, piegato ma non spezzato dalla fatica: è lui il personaggio che più mi resterà nel cuore così come mi resterà nel cuore la piccola Anita che, pur essendo un personaggio minore, mi sembra di vedere in quel suo piccolo faccino che, probabilmente, vivrà lontana da quell'uomo che sente di appartenere alla montagna più che alla sua famiglia. 

Il padre di Pietro è un personaggio che ha un ruolo importante nella storia così come nella vita di quel ragazzo che si rifiuta di seguire le sue orme, le imposizioni di quelle lunghe e faticose camminate che lo fanno star male. Quel ragazzo che, però, nel momento in cui suo padre viene a mancare, si troverà a ripercorrere quei sentieri con una diversa maturità, così come con una diversa maturità si troverà a pensare a suo padre.  

Bruno mi è sembrato un personaggio più intenso di Pietro. Mi hanno colpita i suoi silenzi, la sua tenacia, la sua voglia di perseguire un obiettivo forse più grande di lui, il suo amore autentico per ciò che ha scelto di fare. A costo di fallire.

Non ci sono colpi di scena, non è un romanzo d'avventura in cui ci si possa aspettare chissà quale coupe de théâtre ma è un racconto di vita intenso e commovente di cui la montagna è un elemento imprescindibile.
 
Con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo 12: uno dei primi 5 libri presenti nella classifica di Narrativa Italiana del sito ibuk.it.
 

Partecipo anche alla Challenge From Reader to Reader 2.0 in quanto è uno dei titoli suggeriti. Credo che per me sarà l'ultima lettura per il mese di agosto, utile per questa challenge.

venerdì 25 agosto 2017

Descendants. L'isola degli sperduti (M. De La Cruz) - Venerdì del libro

Chi non ricorda i cattivi dei film Disney? Credo che ognuno sia in grado di elencarne più d'uno a partire da Crudelia De Mon passando per la Matrigna di Cenerentola e così via discorrendo. Ebbene, questi personaggi (ed i loro eredi) sono stati confinati in un'isola in cui non possono esercitare arti magiche ma sono destinati a vivere in esilio e - ovviamente - lontano dai buoni. 

I cattivi sono relegati nell'Isola degli Sperduti e, con loro, anche le nuove generazioni di cattivi: Mal, la figlia di Malefica; Evie figlia della Regina Cattiva di Biancaneve; Jay, figlio di Jafar; Carlos figlio di Crudelia De Mon.
Sono proprio loro i protagonisti principali della storia imbastita dall'autrice che però, secondo me, non riesce a dare l'idea nemmeno in piccola parte della magia del mondo Disney. Nemmeno quando parla di Ben, figlio di Belle e la Bestia attualmente sovrani del Regno di Auradon. E' lui il principe destinato a prendere il posto di suo padre e a diventare Re. Quello stesso Re, la Bestia, che ha provveduto tempo prima ad esiliare i cattivi nell'Isola degli Sperduti.

La storia: per via di un esperimento scientifico effettuato da Carlos la cupola in cui è richiusa l'isola dei cattivi viene scalfita. Fino a quel momento la cupola aveva impedito il passaggio della magia: ora si è creato uno spiraglio e qualche cosa cambia. Impossibile che Malefica non se ne accorga. Lei, proprio lei che si è autoproclamata dominatrice dell'Isola degli Sperduti, vuole tornare in possesso del suo scettro, ora che si sono dei segnali che fanno pensare ad un importante cambiamento. E sarà sua figlia Mal l'incaricata al recupero di un così importante oggetto. Non sarà un'impresa facile, soprattutto perchè molto alte sono le aspettative di sua madre nei suo confronti.

La copertina di questo libro mi ha fatto pensare, sulle prime, ad una storia magica ed entusiasmante ma mi sono trovata tra le mani l'esatto contrario. I cattivi si affannano a dimostrare, minuto dopo minuto, di essere tali. I buoni vivono nel loro castello dorato senza grossi scossoni e l'avventura in cui si imbarca Mal non riesce a dare alla storia quella svolta che mi sarei aspettata.
Accanto a lei ci saranno gli altri tre figli di cattivi e ciò che emerge con chiarezza è l'insoddisfazione generale sia dei protagonisti cattivi che dei buoni. I ragazzi sanno di essere cresciuti all'ombra dei loro genitori famosi: Carlos non ha mai saputo cosa voglia dire essere amato visto che sua madre Crudelia ama solo le sue pellicce e considera suo figlio al pari di un servo; Mal è sempre sotto osservazione da parte di sua madre che si aspetta continue dimostrazioni di cattiveria da parte sua; Jay è utile a suo padre solo perchè ne segue le orme sgraffignando tutto ciò che gli capita sotto tiro; Evie deve essere per forza la più bella del reame per non deludere sua madre. Sono, più o meno, tutti sullla stessa barca e se ne rendono conto solo nel momento in cui si lasciano coinvolgere da Mal nella spedizione verso l'ignoto, per la ricerca dello scettro magico.

Tutti sanno di dover dimostrare qualche cosa e si sentono schiavi della situazione. Dall'altra parte, nel regno dei buoni, anche il principe Ben si sente schiavo della situazione: è nato per fare il principe, per essere bello e buono, per governare succedendo a suo padre e tutti si aspettano da lui le stesse capacità di mediazione e la stessa autorità. Ma lui, cosa vuole veramente? Non è forse una schiavitù, la sua? Tanti gli interrogativi che si pone fino a posare lo sguardo all'orizzonte: cosa succederà - si chiede - in quell'isola in cui suo padre ha esiliato i cattivi? 
Potranno mai, i due mondi, tornare in contatto tra loro?

Questo, a dire il vero, non lo sapremo mai visto che l'autrice propone un finale aperto che non mi ha per niente soddisfatta. La figura di Ben mi è sembrata del tutto superflua nella storia, inserita quasi esclusivamente (a parer mio) per creare le basi per un sequel.

Reduce dalla lettura di quattro volumi, i primi quattro, di Harry Potter, posso dire che questo libro non regge il confronto. Per niente. La storia è semplice, non troppo intrigante, il finale secondo me deludente. L'unica nota positiva che emerge, secondo me, è quello spiraglio che appare nei cuori dei giovani cattivi che sembra vogliano aspirare a qualche cosa di diverso da ciò che gli adulti hanno pensato per loro. Mi sembra un po' poco, però!

La magia dei personaggi Disney, secondo me, è altra cosa. Peccato, nutrivo qualche aspettativa in più su questo libro che segnalo per questo Venerdì del libro seppur con tutte le riserve che ho manifestato. Magari è adatta come lettura per giovani lettori (meglio se lettrici) senza troppe aspettative e che abbiano bene in mente la storia dei tanti personaggi Disney che vengono nominati.

Con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture in quanto libro con la copertina verde.
 

mercoledì 23 agosto 2017

Harry Potter e il calice di fuoco (J.K. Rowling)

Sono finita nel vortice della serie di Harry Potter e devo ammettere che ci sto proprio prendendo gusto. Sono al quarto capitolo della saga ed ho intenzione di andare avanti. Eh sì! 

Ho letto Harry Potter e il calice di fuoco in parte nel formato cartaceo ed in parte in e-book. Sono 623 pagine e portare in giro, in borsa, un tomo del genere non mi è sembrato il caso. Così, in casa ho letto la versione cartacea nella parte iniziale poi ho terminato con l'e-book in questi giorni di vacanze. 

Harry ha 14 anni. E' cresciuto e le prove che deve affrontare sono più impegnative che mai. E non intendo prove scolastiche, tra i banchi di scuola. No. Le prove che lo attendono sono sempre legate a doppio filo con la figura di Voldemort che abbiamo lasciato più o meno nella polvere ma che trova un'occasione di riscatto. 
Sembrava definitivamente battuto e invece no!

Questa volta Harry si trova - suo malgrado - ad affrontare delle prove piuttosto pericolose (in passato c'è chi ci ha lasciato la pelle!) nel Torneo Tremaghi che, a sorpresa, si terrà nella scuola di magia che frequenta per il quarto anno. 


E' un torneo molto pericoloso e uno studente (o una studentessa) per ognuna delle tre maggiori scuole di magia e stregoneria europee: quelle di Harry, Hogwarts, quella bulgara di Durmstrang e quella francese di Beauxbatons. Tre le prove da affrontare per arrivare a vincere la coppa che decreterà il vincitore. A scegliere chi deve rappresentare ognuna delle tre scuole è un calice magico, il calice di fuoco che, però, inaspettatamente, pur avendo già scelto il campione che dovrà rappresentare Hogwarts aggiunge Harry Potter come quarto partecipare. C'è qualcosa che non va, è  chiaro a tutti, ma una volta decretati i partecipanti da parte del calice di fuoco questi non possono tirarsi indietro per cui la gara tra le tre scuole viene effettuata con quattro partecipanti.

E' chiaro che qualcuno ha voluto mettere in pericolo Harry ma chi può immaginare cosa davvero riservi questo singolare torneo per il nostro maghetto? 

La narrazione è, come al solito, ben costruita. Tanti, tantissimi i personaggi che entrano in scena e bisogna fare mente locale per ricordarli tutti anche se - di questo va dato merito all'autrice - vengono proposti dei richiami alle puntate precedenti per fare in modo che anche chi iniziasse da questo volume a leggere la storia di Harry Potter riesca a districarsi senza fatica. Certo, leggerli in fila è d'obbligo per seguire la saga anche perché ci sono degli sviluppi a situazioni precedenti, ci sono collegamenti e richiami. L'accortezza di fornire, comunque, indicazioni per rendere scorrevole la lettura sono, in ogni modo, da apprezzare.

Ho trovato personaggi più maturi. L'undicenne che era alle prese con le bizzarrie dei primi tempi di Hogwarts è una adolescente perfettamente consapevole di ciò che lo circonda e dei pericoli che ha attorno. Si consolidano amicizie, emergono nuovi sentimenti, compaiono personaggi nuovi che arricchiscono la storia già di per se piuttosto ricca.

Su tutti mi ha colpito il personaggio della giornalista senza scrupoli che rimanda molto ai tempi moderni quando per avere maggiore audience si è, troppo spesso purtroppo, portati a calcare parecchio la mano. Un personaggio che mi ha innervosita ma che mi ha anche divertita, soprattutto nel finale. 

Arriva un nuovo insegnante ed Harry inizia a conoscere meglio quelli vecchi, che da tempo gli stanno attorno. Ciò gli permette di dare delle risposte ad alcune domande che erano ancora insolute nella sua mente.

Oramai è chiaro che debba guardarsi da tutto e da tutti. Sempre vigile... questa è la raccomandazione che gli arriva più spesso e che, oramai, credo si sia stampata in modo indelebile nella sua mente. Così come è oramai chiaro che non possa fidarsi in modo assoluto di chi ha attorno: si contano sulle dita di una mano le persone di cui può davvero fidarsi... per il resto bisogna fare molta, moltissima attenzione. La storia si fa sempre più cupa. Vengono sacrificate delle vite e... chissà cosa c'è da aspettarsi più avanti!!!

Questa volta, pur avendo apprezzato la capacità dell'autrice di tenere il lettore incollato al libro (ammetto di aver perso qualche ora di sonno in questi due ultimi giorni, tanta era la voglia di seguire gli sviluppi) ho avuto la sensazione che nella prima parte - prima del ritorno di Harry a scuola dalle vacanze - la Rowling si sia dilungata un po' troppo. La seconda parte è decisamente più intrigante della prima e la si legge tutta d'un fiato, senza pagine di troppo. Poi, alla fine, si resta nuovamente in attesa del capitolo successivo visto che finisce di nuovo la scuola, Harry torna dagli zii cattivi (ma dai quali, se non ho capito male, si trova in un ambiente protetto dal male più di quanto non lo sia a scuola... male inteso come Male... non come le cattiverie di suo cugino o degli zii, che non mancano mai).

Impossibile parlare in modo più completo della trama perché vorrebbe dire togliere il gusto della lettura. 

Lettura che, peraltro, consiglio caldamente così come consiglio a chi non l'avesse ancora fatto di iniziare dal primo volume per conoscere il maghetto più famoso al mondo!

Un ultimo appunto - e mi scuso per essermi dilungata un po' troppo - va fatto in merito alla traduzione. Nell'edizione e-book viene specificato che la casa editrice he deciso di rivedere la traduzione originale dei libri di Harry Potter  e ne vengono spiegati i motivi. In particolare, tenendo conto dell'unitarietà dei sette volumi di cui è composta l'opera, viene specificato che nel tempo narrato dalla saga i protagonisti diventano grandi e si rivolgono ai loro coetanei. A lettori, cioè, che crescono con loro: cambiano i personaggi nei loro caratteri - crescendo - così come cambia il modo in cui essi vengono proposti dall'autrice visto che maturano così come maturano i lettori.
Per sottolineare tali cambiamenti si è ritenuto di dover rivedere la traduzione che, se all'inizio è stata fatta inevitabilmente di volume in volume, con il passare del tempo è stata pensata tenendo conto dell'intera saga e di dove l'autrice ha portato i suoi personaggi ed i suoi lettori.
Alcuni nomi, in particolare, sono stati modificati rispetto al nome originale per rendere meglio il carattere del personaggio: Severus Snape diventa Severus Piton (che meglio rende quel carattere viscido che gli si attribuisce) o Minerva McGonagall che, nell'edizione italiana, diventa McGranitt (che fa pensare al granito, tanto è rigido il suo carattere). Oltre all'adattamento di nomi a termini più italianizzati, si nota qualche cambiamento importante di nomi già usati nelle precedenti traduzioni. Il più eclatante è quello di una delle quattro casa in cui è divisa la scuola: Tassorosso che diventa Tassofrasso.
Cambiamento solo nel nome, ovviamente. Tutto il resto è invariato.
 
Con questa lettura partecipo  alla challenge Leggendo serialmente.

giovedì 17 agosto 2017

Il segreto della collana di perle (J. Corry)

Tre donne, tre artiste, un unico destino legato - in modo seppur misterioso - ad una collana di perle che viene donata, di generazione in generazione, da una donna all'altra della famiglia. 
Questa, di fondo, la storia narrata nel libro Il segreto della collana di perle, di Jane Corry: una saga familiare che copre un periodo che va dalla fine dell'ottocento ad oggi. 

Chiudendo il libro, a storia finita, ci si rende conto che - a differenza di quanto scritto in copertina - le donne protagoniste sono più di tre.

L'avvio è con la storia di Louisa 1897/1898 per poi passare a tempi più moderni con Caroline che è colei che fa un viaggio a ritroso grazie al ritrovamento dei diari della nonna (Rose) e delle lettere di sua madre (Helen). Si torna a Rose (1908/1941) per poi fare nuovamente una capatina nel luglio del 1997 con Caroline, tornare indietro ad Helen (1941/1987) per poi approdare per l'ultima volta nel luglio del 1997 con epilogo ai tempi d'oggi, nel 2016. In quest'ultima pagina non c'è un nome di donna nel titolo ma è sottinteso: siamo con Scarlet, l'ultima donna della famiglia, figlia maggiore di Caroline che resta, comunque, un personaggio marginale anche se importante nel racconto.

In estrema sintesi è Caroline che, in un momento poco felice della sua vita matrimoniale, sceglie un periodo di solitudine e cerca informazioni sulle sue antenate. 
Se non ho capito male, l'albero genealogico è il seguente: 

Louisa ha sposato James Mason ed ha avuto tre figlie femmine: Rose, Grace e Phoebe.
Grace è morta giovane.
Phoebe si è sposata ma non ha avuto figli.
Rose ha avuto quattro figli: Richard, Geoffrey, Helen e Frank.
Helen ha avuto Caroline e Grace.
Caroline ha avuto Scarlet e due gemelli maschi.

Se mi sono persa qualcuno per strada chiedo venia. Questo è quanto ricordo.

Prendo come riferimento le donne perchè, a ben guardare, gli uomini nella vita di ognuna di loro sono stati più d'uno: nessuna ha sposato quello giusto o, per lo meno, nessuna ha sposato l'amore della sua vita. In tutti questi racconti - che svelano le storie di donne poco fortunate, con amori sbagliati ma anche con grandi passioni, legami familiari più o meno forti - a fare da filo conduttore sono delle perle che, lo si scopre alla fine ma lo si intuisce ben presto, secondo una leggenda familiare si portano appresso una buona dose di sfortuna.
Caroline è l'ultima che le riceve e sarà quella che spezzerà il legame?

Le voci femminili sono differenti per carattere e personalità ma tutte segnate da una triste destino (non solo pene d'amore ma anche una buona dose di malattie ci mette lo zampino) e ciò che emerge più o meno per tutte, fino ad arrivare ai tempi più moderni, è quella rassegnazione che domina soprattutto nelle antenate più anziane, quelle per le quali le donne avevano un ruolo senza dubbio di secondo piano nell'ambito della famiglia.

Rose... 
Lei era una donna. Aveva il compito di accontentarsi di ciò che la vita le riservava, e se suo marito aveva scelto di fare il Don Giovanni, come si diceva al circolo, non significava che lei avrebbe potuto fare altrettanto.
Donne rassegnate ma non tutte. Segno dei tempi che cambiano ma anche di personalità più forti.

Al di là della storia, che è anche ben costruita con donne che hanno molto da raccontare, ciò che non posso esimermi dal segnalare sono alcune stonature, alcuni errori che non mi sono passati inosservati.

Frasi come:
Non apparteneva più al ceto medio-alto, oramai, ma a una più bassa, anche se non alla classe operaia.
Una più bassa che cosa? Ok, ci si arriva, ma passaggi poco precisi come in questo caso mi hanno innervosita. E poi qualche strafalcione come il riferimento ai figli di Caroline che passano tempo nella loro stanza su Facebook: non ci sarebbe niente di strano se non fosse che l'epoca a cui si fa riferimento è il 1997 quando di Facebook ancora non c'era traccia. Dettagli? Bhè, non proprio. Se si ha l'ambizione di proporre una storia che va a ritroso nel tempo, con riferimenti storici ben precisi, non si possono ammettere errori di questo tipo. 
Poi si dice che Caroline è madre di quattro figli ma a ben guardare i figli sono tre...
Errori che si sommano anche ad una traduzione alquanto imprecisa in più parti. Nell'insieme un prodotto che poteva sicuramente essere meglio curato e non parlo solo di dettagli.

Intrigante come storia, non del tutto originale nella struttura ma nemmeno da bocciare. Se fosse stata meglio curata nel suo complesso sarebbe stato decisamente un libro migliore.

Con questa lettura partecipo alla terza tappa della The Hunting Word Challenge per la parola PERLA che trovo nel titolo e raffigurata in copertina.

domenica 13 agosto 2017

Morte a domicilio (M. Masella)

Altro commissario che si aggiunge alla lunga serie ma che non riesce - secondo il mio parere - ad avvicinarsi nemmeno lontanamente ai suoi colleghi più famosi.

Antonio Mariani è un commissario di casa nostra - frutto della penna di un'autrice italiana che propone uno stile semplice ed essenziale - per sua stessa ammissione è un po' la pecora nera della situazione nel senso che ha attorno donne che gli usurpano il ruolo con una certa disinvoltura ed efficacia.
Sua moglie Francesca, ingegnere informatico, è la mente che lavora di più per la soluzione di alcuni casi di omicidio che il commissario ha per le mani e che, è subito chiaro, riguardano la sua famiglia molto più di quanto si potrebbe pensare.

Morte a domicilio è un libro del 2002 che mi ha fatto conoscere un'autrice di cui non avevo mai sentito parlare. Un'autrice che costruisce una buona trama ma che non riesce a farmi affezionare al personaggio. Sembra davvero un po' troppo smarrito davanti agli eventi e l'influenza, decisiva, di sua moglie lo fa passare troppo in secondo piano.

L'assassino non si limita ad uccidere ma manda dei segnali molto chiari al commissario. Elementi concreti che fanno pensare al serial killer e che sono piuttosto inquietanti, oltre al fatto di essere collegati a degli omicidi: viene minacciata da vicino la famiglia del commissario ma Mariani non riesce a capire il perché. Almeno all'inizio. Quando gli elementi iniziano ad emergere, prima timidamente poi con sempre maggiore chiarezza, allora Mariani ben comprende cosa sta accadendo.
Indubbiamente il personaggio più forte è quello di Francesca. Una donna di successo nel suo lavoro, un ottimo rapporto con una bambina che, dalle poche descrizioni che vengono fornite, è molto più matura di una qualsiasi altra bambina di sei anni, un pessimo rapporto con suo marito.

E qui vorrei spendere due parole. Considerato che l'autrice è una donna, onestamente credo che abbia costruito un personaggio poco credibile. Manca la sensibilità femminile alla base della figura di Francesca. Antonio è un uomo che ha tradito più volte la sua donna: per sua ammissione, con continui riferimenti a ciò da parte di lei... Eppure... lei sembra quasi indifferente a questa cosa: se non fosse per il fatto che dorme nella stanza degli ospiti (e lui se ne dispiace pure!) per il resto sembra essere del tutto accondiscendente ad una situazione di questo tipo.  Devo dire che questa cosa non mi è piaciuta affatto. Avrei preferito che avesse più carattere sul fronte dei rapporti personali.
Posto che la vita extraconiugale del commissario diventa importante ai fini della soluzione del caso, per essere una donna di successo così come viene descritta, intuitiva, acuta, intelligente, Francesca mi ha deluso dal punto di vista dei rapporti con suo marito. 
E, inutile dirlo, mi ha deluso anche lui, così propenso a non dare alcun valore alle sue continue scappatelle e pronto a ricucire un rapporto per il quale non si capisce bene quali siano gli elementi che dovrebbero tenerlo in piedi.

Mariani non mi ha affatto convinta. Non regge proprio il confronto con altri commissari che mi hanno letteralmente rapita e, onestamente, non ho nessuna voglia di leggere altri libri della serie.
Mi spiace ma non è scattata la scintilla.

Se poi aggiungiamo che nell'e-book ho trovato anche qualche errore (poca cosa, ma comunque sgradevole), allora il quadro è completo.
Storia scorrevole, buona trama, stile semplice ma libro non del tutto efficace. Io non l'ho amato, mi dispiace.

Con questa lettura partecipto alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo OBIETTIVO 2 - libro pubblicato in Italia prima del 2010.
 
Questo libro mi è utile anche per la terza tappa della The Hunting Word Challenge per la parola BONUS che è MORTE.

venerdì 11 agosto 2017

La sposa scomparsa (R. Teruzzi) - Venerdì del libro


Senza ombra di dubbio originale. Originale ed intrigante. La sposa scomparsa è un libro che ho letto con piacere e che mi ha anche fatta sorridere oltre che condotta per mano nel mezzo di un'indagine alquanto particolare.  

Vittoria è la poliziotta, un tipo tosto e un tantino schivo.
Libera, 46 anni, è sua madre. Fa la fioraia di mestiere, confeziona bouquet da sposa. Donna curiosa ed alquanto intraprendente. Vedova di un poliziotto morto per mano misteriosa anni prima.
Iole, 70 anni, è la nonna di Vittoria: paladina dell'amore libero, ha una schiera di amici che non nasconde di frequentare. Eccentrica insegnante di yoga, femministe ed alquanto originale. 

Libera e Vittoria vivono in un casello ferroviario che, di tanto in tanto, ospita anche nonna Iole che non si fa scrupoli ad ospitare i suoi amici, di tanto in tanto.

Tre donne dal carattere diverso, che si portano addosso diverse esperienze di vita e che si trovano alle prese con un mistero prepotentemente entrato nella loro esistenza nel momento in cui una donna vestita di nero si è recata al casello per reclamare l'attenzione della poliziotta affinché venga riaperto il caso della scomparsa di sua figlia, archiviato con un nulla di fatto, parecchi anni prima. La donna, Rosalia, non si dà pace e chiede risposte, un cadavere attorno a cui piangere, un perché. 

Vittoria non è propensa a prendere in considerazione la richiesta della donna. Ma non è lo stesso per Libera e Iole che si trovano immischiate in un'indagine che le porterà a vivere anche situazioni pericolose. Libera, in particolare, è lei che si fa carico di cercare risposta a quelle domande che - con evidenza - tormentano la donna che ha  chiesto loro aiuto.

Libera scoprirà di essere una donna intuitiva, acuta ed attenta ai dettagli. Caratteristiche a lei sconosciute e mai emerse nella sua vita di fioraia.

Il personaggio che mi ha colpita più di tutti è quello di Iole. Una vecchietta tutto pepe che non ha nessuna intenzione di farsi chiamare vecchietta e che bacchetterebbe anche me se leggesse queste mie righe. E' una donna originale e davvero divertente nei suoi modi: affronta la vita con una filosofia tutta sua e cerca di trasferire la sua leggerezza anche alla figlia Libera che, invece, da quando è morto suo marito non è più abituata ad altro che non sia il suo lavoro e la sua famiglia oramai ai minimi termini. 

Le tre donne hanno tre diversi modi di fare che si intrecceranno in un'indagine che verrà riaperta e portata avanti su due binari paralleli: quello ufficiale e quello ufficioso. Inutile dire che il più divertente (se così si può dire non tanto sui contenuti quanto sui modi) è quello ufficioso!

Non verranno risparmiate sorprese così come non mancheranno personaggi maschili attorno a Libera rispetto ai quali Iole ha un'idea tutta sua.

Il finale è sorprendente ed alcune vicende collaterali che emergono durante il racconto lasciano spazio ad un prosieguo. E' bello pensare a tre donne impegnate in un'avventura tutt'altro che semplice e tutt'altro che innocua. E' bello non avere un'eroina ma averne più di una. 
Una volta tanto, senza che scorrano fiumi di sangue o che ci siano sotto intrighi cervellotici e difficili da seguire. Probabilmente anni prima non si era tenuto conto di elementi che, invece, ora appaiono importanti agli occhi di Libera. E Rosalia, alla fine, troverà la sua pace anche se avrebbe voluto un finale decisamente diverso.

Buon ritmo, scrittura scorrevole, personaggi ben descritti. Lettura piacevole che consiglio per il Venerdì del libro di oggi e con la quale partecipto alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo CUCCIA LIBROSA - un libro che La biblioteca di Eliza abbia recensito nel 2016 e in questa prima parte del 2017. L'avevo acquistato tempo fa per un altro obiettivo di questa stessa challenge ma avevo dovuto ordinarlo e non mi era arrivato in tempo. Così l'avevo lasciato in un angolino in attesa del suo momento.
Momento che è arrivato con il 18° giro di ruota.
 

mercoledì 9 agosto 2017

Acciaio (S. Avallone)

Per la prima volta in Italia, editori e autori si sono alleati con i lettori per dare vita a una grande iniziativa e trasmettere a tutti la propria passione per la lettura. Il 23 aprile 2015 migliaia di Messaggeri #ioleggoperchè - entusiasti e decisi a tutto - hanno affidato 240.000 libri ad altrettanti possibili lettori. Questo libro è uno di quei 240.000.
Ecco spiegato il perchè di una edizione così particolare del libro Acciaio di Silvia Avallone, senza la copertina che lo ha reso famoso ma, ovviamente, con lo stesso contenuto.

Avevo sentito tanto parlare di questo libro ma, non amando andare dietro ai libri tanto promozionati nel momento della loro uscita, non l'avevo preso proprio in considerazione fino a che non ho trovato questo titolo come consigliato nella Challenge From Reader to Reader 2.0.
Spulciando tra i libri disponibili nella libreria di casa me lo sono trovato tra le mani e... l'ho letto in due giorni. Complici due pomeriggi al mare, non è stato difficile arrivare in fretta alla fine.

Anna e Francesca sono due tredicenni che vivono a Piombino, nei casermoni che sono stati realizzati davanti al mare dal Comune, riservati agli operai: via Stalingrado. In questo posto gran parte del lavoro arriva dalla Lucchini, l'acciaieria attorno alla quale gravitano le vite dei personaggi del romanzo.

Un romanzo: questo va tenuto presente. Si tratta di un romanzo che, però, propone ambientazioni reali, situazioni reali e calca un po' la mano - credo - su altre.

Le due ragazzine sono nel fiore degli anni, i loro corpi stanno cambiando e sono consapevoli di ciò tanto da tenere atteggiamenti che, seppur ancora da bambine, sconfinano nel civettuolo. Sono amiche da sempre ed hanno due famiglie apparentemente normali alle spalle.
Eppure...
Eppure Francesca e sua madre subiscono la violenza dell'uomo di casa, un padre ossessionato dalla figlia e capace di spiarla dalla finestra di casa con un binocolo. Una situazione che diventa giorno dopo giorno insostenibile ma dalla quale la madre di Francesca non riesce a venire fuori. E subisce, sua figlia con lei.
Eppure Anna ha un mascalzone per padre, ben presto ricercato per dei misfatti piuttosto seri. Un uomo che ostenta ricchezza - guadagnata non si sa come - mentre il figlio Alessio, fratello di Anna, si spezza la schiena nell'acciaieria e sua moglie Rosa, casalinga da sempre, intuisce ma fa finta di non sapere da dove arrivino quei soldi. 
Questi i personaggi principali. Attorno a loro Cristiano e Mattia, Lisa, Jessica e tutti gli altri, personaggi di un quadro molto particolare di quella che era la vita a Piombino negli anni 2010/2011 (viene raccontato l'attentato delle Torri Gemelle). Una parte del mondo in cui sembra che il tempo sia scandito da orologi legati alla vita della fabbrica ed al mare nella bella stagione.

L'autrice, nel raccontare la storia di Francesca, Anna e tutti gli altri, usa uno stile piuttosto ruvido, forte, poco romanzato. Racconta della situazione degli operai del posto calcando un po' la mano - e credo che sia questo che ha provocato reazioni negative all'uscita del libro - sia per quanto riguarda la descrizione di luoghi che sembrano rimasti un pasto indietro da altre zone d'Italia, senza dubbio più avanzate.
Cosa significa crescere in un complesso di quattro casermoni, da cui piovono pezzi di balcone e di amianto, in un cortile dove i bambini giocano accanto a ragazzi che spacciano e vecchie che puzzano? Che genere di visione del mondo ti fai, in un posto dove è normale non andare in vacanza, non andare al cinema, non sapere niente del mondo, non il giornale, non leggere libri, e va bene così?
Francesca ed Anna si trovato in questo mondo, a vivere di quelle briciole di vita che vengono loro concesse e a sognare altro. Una vita da velina la prima, una vita di successo sul mondo del lavoro, la seconda.

Eppure...
Eppure anche ai sogni vengono tarpate le ali. 

L'autrice descrive un ambiente in cui l'omertà la fa da padrone anche davanti all'evidenza, descrive luoghi degradati, ambienti di lavoro poco controllati, luoghi in cui la droga circola quasi come se fosse normale e altrettanto normale è il suo uso per poi andare a lavorare in fabbrica e sopportare quello che ciò comporta. Descrive un mondo a parte. Questo è quello che ho pensato. Un mondo in cui una ragazzina di 14 anni finisce per ballare la lap dance in un locale per soli uomini e nessuno fa niente - pur conoscendola - per evitare che ciò accada.

Lo stile dell'autrice, secondo il mio parere, ha ben reso lo scenario. Se la storia fosse stata maggiormente romanzata non avrebbe avuto lo stesso effetto. Anche le descrizioni di momenti intimi, con termini non molto eleganti, fanno parte dell'insieme e, secondo me, non ci stanno male.

Il personaggio che più mi è piaciuto è quello di Alessio. Ed è anche stato quello la cui storia mi ha fatto più male. 
Quello che mi è piaciuto meno, che mi ha maggiormente irritata è quello della mamma di Francesca. Una donna succube e ipocrita, secondo il mio punto di vista, disposta a subire e subire senza trovare mai il coraggio di dire basta.

Letto in due giorni. Letto e piaciuto.