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mercoledì 16 gennaio 2019

La bambina nel buio (A. Boralevi)

Non può essere definito bello un libro in cui ci sono dei bambini che subiscono violenza. 
Non riesco proprio a definirlo tale. 
La storia narrata da Antonella Boralevi nel libro La bambina nel buio è terribile. 
Non dirò mai che è un bel libro. Non posso. 

Quello che posso dire è che la storia narrata all'inizio mi ha un po' spiazzata per via di una serie di personaggi a cui non sono riuscita a dare un volto ne' una precisa collocazione ed anche per un avvio della trama che non lasciava pensare a nulla di buono. Oltre le 150 pagine, però, devo dire che il ritmo narrativo ingrana la marcia giusta.

L'autrice usa due piani temporali per sovrapporre due storie.

Nel 1985, al termine di una festa di anniversario di matrimonio, scompare una bambina. E' Moreschina Zanca: una bimbetta adorabile, luce degli occhi per papà Paolo e quasi una spina nel fianco di mamma Emanuela. Questo, almeno, è quello che ho pensato nel leggere l'atteggiamento della madre durante la festa, quasi come se quella bambina fosse un fastidio più che altro. 
Per Paolo no. 
Per Paolo quella bambina è davvero un motivo di orgoglio, una creatura adorabile da presentare a tutti come il gioiellino di famiglia, da portare al braccio in mezzo agli ospiti.
Quando, al termine della festa, la bambina scompare, Villa La Favorita che fino a poco prima era un contenitore di allegria diventa un tetro ambiente di disperazione. 
Quella di Paolo. 
Quella di Manuela.
Quella di tutti coloro che cercano di mettersi subito sulle tracce della bambina, senza alcun esito.
Di Moreschina non c'è più alcuna traccia.

Nel 2017, 32 anni dopo, una ragazza proveniente da Londra arriva a Venezia, ospite del Conte Bonaccorso Briani. Ha un passato da dimenticare Emma - questo è il suo nome - e vorrebbe farlo nella laguna veneta. Ma la sorte le riserva qualche sorpresa tanto da vederla immischiata nelle indagini relative ad un mistero bello e buono. 

Per un bel pezzo non si capisce bene quali possano essere i legami tra le due storie ma pian piano alcuni nodi vengono sciolti e la trama - ecco cosa intendevo sopra - coinvolge un bel po'.

Non mi sono piaciute alcune scelte stilistiche dell'autrice. Opinione molto personale, ovviamente. 
Il ripetuto utilizzo dell'aggettivo ghiaccio (non sostantivo) per rendere l'idea di una serata fredda, un ambiente freddo etc... non mi è piaciuto affatto. 
Il foglio tremava tra le dita ghiacce di Emma.
Non che non sia corretto, non dico questo. Solo che a me non è proprio piaciuto.

E poi alcuni altri dettagli che, da pignola quale sono, un pochino hanno stonato nel complesso della narrazione che, comunque, è fluida e ricca di dettagli soprattutto nelle descrizioni di una Venezia perennemente avvolta dalla nebbia, tetra, misteriosa.
Il commissario Alfio Mancuso aveva appena relazionato il questore sull'interrogatorio....
Mmm.... non suona bene, almeno alle mie orecchie. Non si relaziona forse al questore?

E poi nel riportare le ore, non mi è proprio piaciuto le ore una... All'una l'avrei visto molto meglio. Piccolezze... vabbè, però ci ho fatto caso ed è stato un po' come sentire una nota stonata in una melodia armoniosa.
...sono le una passate non si può sentire!!! Almeno per me è così.

Ho trovato alcune incongruenze (che evito di elencare per non cedere alla tentazione di fare spoiler ma mi limito a pensare ad alcune fughe da luoghi che avrebbero dovuto essere super protetti e super sicuri ma dai quali i personaggi scappano via con una certa facilità) ma nel complesso trovo che sia una trama ben imbastita per una storia che, lo ripeto, non è affatto bella e che, proprio per questo, colpisce il lettore con un pugno nello stomaco ben assestato. 
Una storia che fa soffrire, che prende alla gola come se mancasse l'aria soprattutto nel finale quando, finalmente, si comprende cosa è successo a quella povera bambina.

Il personaggio che avrei voluto capire un po' meglio è quello della governante del Conte. Non si capisce che fine faccia e la sua figura - comunque non di secondo piano - resta in sospeso. 

Il personaggio che mi è piaciuto di più è l'agente Cecchin. E' un personaggio secondario ma ho letto molta umanità nei suoi comportamenti ed è quello che, a dispetto del ruolo principale assegnato ad altri, mi è piaciuto di più.

Ho notato un particolare, e di questo va dato merito all'autrice: il contrasto descrittivo... Mi spiego. Nel parlare di Moreschina l'autrice usa dei vezzeggiativi che la rendono davvero adorabile. Il visino, il vestitino, le manine... una dolcezza, quella che viene cucita addosso alla piccina, che rende ancora più orrendo il crimine che viene commesso nei suoi confronti. Le dolci descrizioni della bambina stridono con tutto il resto in maniera violenta. 

No. Non è una bella storia perchè una storia così non può proprio essere definita bella. 
Però, nonostante la tematica e alcune perplessità, è un libro che ho divorato tanto da arrivare a leggere anche 200 pagine tutte d'un fiato. 
Non è una bella storia, ma cattura.

Molto interessante il suggerimento, alla fine del libro, di tracce musicali da abbinare ai vari capitoli per chi volesse fare un'esperienza multisensoriale. Peccato che me ne sia accorta solo verso la fine. Se l'indicazione dei brani musicali fosse stata data all'inizio sarebbe stato meglio per chi, come me, non va a sfogliare la fine del libro per non lasciarsi andare alla tentazione di leggere la frase conclusiva.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro con almeno 500 pagine ed anche alla Visual Challenge Upgrade.
***
La bambina nel buio 
Antonella Boralevi
Baldini & Castoldi Editore
588 pagine
€ 20.00

giovedì 27 dicembre 2018

La morte mi è vicina (C. Dexter)

Ho trovato La morte mi è vicina disponibile in biblioteca e l'ho scelto perché utile per due challenge a cui sto partecipando, perché mi piace il genere e perché adoro le edizioni Sellerio.
Non ho pensato di verificare se si trattasse, magari, di una serie e se ci fosse un preciso ordine di lettura. Cosa, questa, che ho fatto a lettura ultimata per togliermi una curiosità rendendomi conto di aver iniziato a conoscere l'ispettore Morse da uno dei libri più recenti che l'hanno come protagonista.
Non è la prima volta che mi capita e, sicuramente, mi sarò persa qualche cosa che mi avrebbe aiutato a mettere meglio a fuoco il personaggio. Fatto sta che la storia è autoconclusiva e che Morse si è presentato molto bene anche a chi, come me, non lo conosceva affatto.

L'ambiente in cui l'ispettore si trova ad indagare è quello di Oxford. Siamo alla vigilia della scelta di un nuovo rettore e sono solo due i candidati a tale carica. Entrambi hanno al loro braccio un'affascinante signora che non disdegna di utilizzare anche metodi piuttosto personali per agevolare la scalata al successo del marito. Ovviamente, le due donne si odiano ma non lo faranno mai capire!

In questo scenario Morse si trova ad indagare su alcune morti che sembrano legate da particolari coincidenze. 
Affiancato dal  sergente Robbie Lewis della Thames Valley Police, l'ispettore Morse conduce il lettore verso ragionamenti deduttivi che non sempre vanno verso la giusta direzione ma che, in ogni modo, hanno un loro perché.

Sono parecchi i personaggi che entrano in gioco e che reclamano un ruolo in una storia in cui ad essere importanti sono gli uomini ma dove sono le donne coloro che detengono realmente il potere. Con una buona dose di ironia, l'autore propone un'indagine che sembra portare da nessuna parte ma che analizza una serie di situazioni ben descritte e delineate al punto di rendere il lettore protagonista accanto a Morse di quelle deduzioni, di quei ragionamenti che, tra un capitolo e l'altro, non mancano di certo.

Ciò che più mi è piaciuto del libro è il rapporto che c'è tra Morse e Lewis. L'ispettore viene descritto come un uomo brutale, vulnerabile, arrogante e amabile con il quale Lewis ha lavorato spalla a spalla per tanti anni. Un uomo dai modi bruschi ma non cattivo, un uomo con difetti che non nasconde affatto e con delle fragilità che mi hanno fatto pensare al mio caro Harry Hole anche se siamo su due diverse tipologie di stili narrativi e diversa caratterizzazione dei personaggi.

Anche Morse ha un debole per la bottiglia, come Hole.
Anche Morse ha un carattere un po' burbero, come Hole.
Anche Morse è un uomo sostanzialmente solo, come Hole.
Le similitudini, però, finiscono qui. 
Il loro modo di operare è diverso. 
La loro tecnica investigativa è diversa così come è diverso lo stile narrativo dei rispettivi autori. 

Dicevo, il rapporto con Lewis: il sergente sembra succube del suo superiore ma questo non gli comporta alcuna sofferenza. I due uomini sono complici, si intendono anche senza parlare e ne' Morse si comporta volutamente in modo poco gentile con lui tantomeno Lewis soffre dell'atteggiamento spesso scostante del suo superiore. Si accettano così come sono e probabilmente sta qui la chiave della loro amicizia. Perchè prima che colleghi - questo ho inteso io - i due sono amici. Magari la lettura di altri libri della serie potrà aiutarmi a capire meglio certe dinamiche.

Ho apprezzato la tecnica deduttiva proposta ed anche le spiegazioni finali che arrivano con la deposizione del colpevole. Nulla rimane da chiarire, per il lettore, che scioglie ogni nodo leggendo, parola dopo parola, quanto successo.

Un'ultima nota: il libro che ho preso in prestito io era nuovo. Nuovo di zecca. Si sentiva tenendolo in mano, si vedeva guardando la copertina.... un vero peccato che nessun altro l'abbia chiesto in prestito perchè è una storia che si segue con piacere, ben scritta e - ma questa oramai è una mia fissa - di un bel formato comodo da tenere in borsa anche quando le pagine sono tante, come in questo caso.

Con questa lettura partecipo alla VisualChallenge che per questo ultimo mese di gara chiede una forchetta in copertina e la nuovissima  challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro con più di 400 pagine, 456 per la precisione.

sabato 22 dicembre 2018

Coraline (N. Gaiman)

Cercavo da tempo l'occasione giusta per leggere Coraline. E l'ho trovata grazie a due challenge a cui sto partecipando e che mi hanno spinta in biblioteca per chiedere in prestito il volumetto scritto da Neil Gaiman: sono la VisualChallenge che per questo ultimo mese di gara chiede una candela in copertina e la nuovissima  challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro per ragazzi.

Dal libro è stato poi tratto un film, proposto con la tecnica dello stop-motion.
Di solito non guardo i film tratti dai libri. Più volte sono rimasta delusa e preferisco che mi restino addosso le emozioni che mi trasmettono le pagine piuttosto che lo schermo.
Questa volta ho fatto il percorso inverso visto che anni fa ho avuto l'occasione di vedere il film senza sapere nulla del libro arrivato, a distanza di tempo, tra le mie mani.
L'aspetto positivo sta nel fatto che del film ricordo poco.

Così, quando mi sono messa alla lettura, la storia per me era quasi nuova se non per concetti molto generali.

Coraline è una bambina che vive con i suoi genitori un pochino distratti. Questa è l'impressione che mi ha dato quella famigliola impegnata in tante occupazioni quotidiane ma i cui membri mi sono sembrati distanti, troppo distanti, l'uno dall'altro. Distanti al punto tale che una carezza fatta da Coraline a suo padre suona strana.

Nella casa in cui vive dopo un trasloco, Coraline si trova alle prese con tante, tantissime porte. Tredici per la precisione - tante per una casa normale - che portano in altrettanti locali. La quattordicesima porta, però, non ha una destinazione. C'è un muro dall'altra parte.... oppure no? 
La curiosità della ragazzina, che si definisce un'esploratrice e che troppo spesso soffre di una pesantissima noia, è tale da portarla più volte ad aprire quella porta proibita fino a scoprire un corridoio buio che la porta in una casa uguale alla sua, con genitori uguali - più o meno - ai suoi. 
L'altra casa è abitata da l'altra-madre e dall'altro padre che sembrano uguali a quelli veri ma sono delle copie deformate con dei bottoni neri cuciti al posto degli occhi. Sguardi inespressivi, freddi, distaccati anche quando tentano di trasmettere amore. Un amore strano, però, diverso... falsato, morboso.

L'autore non risparmia scene un tantino paurose soprattutto per un giovane lettore: se i miei figli leggessero un libro così non dormirebbero... ne sono certa. Solo l'idea del buio - e sono il buio così come la nebbia grandi complici dell'autore nel creare l'ambientazione adatta per una storia di questo tipo - li lascerebbe ad occhi spalancati. Poi l'idea dell'altra-madre o dell'altro-padre con bottoni al posto degli occhi, soprattutto del tentativo dell'altra-madre di cucire bottoni al posto degli occhi di Coraline darebbe il colpo di grazia. Senza pensare allo zampettio dei topi che hanno, pure loro, un ruolo importante nell'intero racconto.
Niente di esagerato, sia chiaro,

Proprio sulla figura dei topi vorrei fare una riflessione: nella prima parte sono dei personaggi negativi, inquietanti, infestanti... cambia, invece, il loro ruolo alla fine del racconto. Un dettaglio che rende l'idea dell'evoluzione del racconto.

Nel complesso ho apprezzato il messaggio che lancia ai lettori e che Coraline riassume con chiarezza: 
Io non voglio tutto ciò che desidero. Nessuno lo vuole. Non veramente. Che divertimento sarebbe, se potessi avere tutto ciò che desidero, senza problemi? Non avrebbe nessun valore.
Coraline arriva a questa conclusione alla luce di ciò che le accade: l'altra-madre è una trasposizione della mamma che lei vorrebbe avere. Anche se non lo dice mai in modo esplicito, è una sorta di realizzazione di un desiderio ciò che trova dall'altra parte della porta. Ben presto, però, comprenderà che è prezioso ciò che si ha e cambia anche il suo atteggiamento nei confronti delle persone che ama.

E' un'avventura horror fantasy pensata per ragazzi ma che trovo adatta anche per lettori più maturi. Sempre tenendo conto che è nata per un pubblico giovane.
Se mi è piaciuta? Ni. Originale, senza dubbio, in alcuni passaggi mi ha però lasciata perplessa e, onestamente, non è un libro che rileggerei.

venerdì 21 dicembre 2018

Tatiana & Alexander (P. Simons) - Venerdì del libro

Ho amato Il Cavaliere d'inverno. Ho sofferto con Tatiana ed Alexander, ho gioito con loro. Li ho tenuti in un angolino del mio cuore fino a che non ho preso in mano il secondo volume della trilogia di Paullina Simons. In quel momento, i due protagonisti sono tornati a vivere tra le pagine ma, purtroppo c'è un ma, onestamente mi aspettavo qualche cosa di diverso.

Tatiana & Alexander è un tomo di 667 pagine, molte delle quali - secondo il mio parere - potevano essere risparmiate. Il peso del volume e la dimensione dei caratteri non hanno agevolato la lettura visto che io leggo spesso di sera, quando capita di essere un tantino stanca dopo il lavoro ed un'intensa giornata e, soprattutto, tenuto conto che porto sempre un libro in borsa per approfittare di ogni attimo di attesa (dal dottore, finchè i ragazzi non escono da palestra e così via). Con questo libro i caratteri piccini mi hanno messa a dura prova ed anche il peso del volume non mi hanno permesso di portarlo con me tutte le volte che avrei voluto. Ecco i motivi principali per cui la lettura è proseguita a rilento.
Poi a dare il colpo di grazia ci si è messa la storia.
La parte che ho apprezzato più di tutte in assoluto è stata quella che riguarda Alexander bambino. Il racconto della sua adolescenza mi ha fatto comprendere meglio il personaggio e mi ha permesso di meglio inquadrare alcuni suoi comportamenti. Il racconto su diversi piani temporali non mi è dispiaciuto anche se devo dire di non aver molto apprezzato la seconda parte del libro quanto la Simons si è dilungata su una sorta di riepilogo di ciò che il lettore del volume precedente sapeva già.

La storia, in un breve accenno, vede i due innamorati lontani l'uno dall'altra. Alexander vuole fare credere alla sua donna di essere morto, per proteggerla. Lei, dopo aver partorito suo figlio, non si perde d'animo e non smette mai di cercarlo anche quando tutto depone a favore della sua presunta morte. Proprio per ricongiungersi al suo amato ad un certo punto Tatiana molla il figlioletto e parte verso non si sa dove visto: inizia una ricerca alla cieca che mi è sembrata un tantino assurda, poco verosimile.

Non voglio dire altro anche se, partecipando al Gruppo di lettura relativo al questo libro, abbiamo spoilerato abbastanza.... dico solo che Tatiana dimostra di essere sempre una donna di carattere e il suo personaggio resta coerente con l'impressione data all'inizio anche se compie delle scelte, questa volta, che non ho affatto gradito anche se in nome dell'amore per il suo uomo. Alexander ad un certo punto diventa, secondo il mio parere, poco credibile per via di alcune vicende in guerra che lo rendono meno umano di quanto non lo fosse nel primo libro.

E poi non dico altro, suvvia! Non voglio togliere il gusto della lettura a chi avesse intenzione di conoscere da vicino questo secondo capitolo della trilogia. Sottolineo che è una trilogia per cui non si tratta di una storia autoconclusiva e bisogna proseguire per capire definitivamente come va a finire...

Propongo la lettura per il Venerdì del libro non tanto come lettura consigliata - credo di aver evidenziato il perchè - quanto per aprire un confronto sui sequel: vi è mai capitato di restare delusi dal seguito di un libro che avete amato alla follia? Se sì, avete poi proseguito per convincervi che, comunque, valesse la pena arrivare fino alla fine della storia?
Io ammetto di non avere, al momento, voglia di avventurarmi nell'ultimo capitolo della trilogia. Mi piace ricordare Alexander e Tatiana così come erano rimasti nel mio cuore.

Con questa lettura partecipo all'ultimo mese di gara della VisualChallenge visto che si tratta di una lettura bonus assegnata dalle organizzatrici.


domenica 16 dicembre 2018

Questa scuola non è un albergo (P. Imperatore)

Questa scuola non è un albergo è un libro scorrevole, leggero che, nella sua leggerezza, tocca temi importanti come la perdita, l'insuccesso, la solitudine, la disperazione. E' un libro scritto senza troppe ricercatezze, proprio come se fosse un diciottenne a mettere su carta le proprie esperienze ed i propri pensieri.

Angelo D'Amore è il protagonista: un diciottenne all'ultimo anno delle scuole superiori, simpatico, intelligente, fa la sua parte in casa ed è un bravo studente. Racconta con ironia le sue giornate alternando la vita di figlio, fratello e nipote a quella di studente. Sogna di diventare chef - frequenta l'istituto alberghiero - e si applica per dare il massimo sia a scuola che nella vita.

Una vita, la sua, che se apparentemente può sembrare spensierata, gli ha riservato prove importanti come la perdita della madre, a seguito di un incidente in mare rispetto al quale non molto si sa.
Era con suo padre quando uscirono in barca e non tornò più. Lui, superstite alla moglie, non parla mai di quello che accadde e nessuno sa, con esattezza, come si svolsero i fatti.
Una triste vicenda, questa, la cui ombra si allunga sempre più sulle esistenze di una famiglia che non ha mai, realmente, superato la tragedia. Soprattutto il padre di Angelo: nonostante gli sforzi, malgrado l'impegno ad essere un buon padre, non ha superato quel tragico evento e ne porta addosso i segni profondi.

L'autore strappa più di un sorriso nel proporre personaggi che si potrebbero incontrare nella vita quotidiana di ognuno, studenti che somigliano tanto ai nostri figli tra i banchi di scuola, insegnanti che somigliano a coloro che si siedono in cattedra ogni giorno.
Tra questi, simpaticissimo il prof. Navarro con il suo modo di parlare  che è un misto di lingue capace di strappare una risata soprattutto quando incontra genitori, come il papà di Angelo, che stanno al gioco e rispondono a tono.

In assoluto chi mi è piaciuto più di tutti è stato il pappagallo della famiglia D'Amore: esageratamente intelligente, capace di interloquire e ribattere a battute e discorsi, mi ha fatto sorridere ed ha anche avuto un ruolo importante nella storia. Non credo che i pappagalli siano così intelligenti (oppure sì?) ma nella storia ci sta benissimo. Anche la sorellina di Angelo mi è sembrata un po' troppo matura per la sua giovane età in alcuni dei suoi discorsi ma ci può stare.

Trovo che sia un racconto adatto a giovani lettori che si possano immedesimare in quelle situazioni ed ho trovato anche un messaggio di speranza, dopo il dolore, che non va sottovalutato.
Non è un romanzo indimenticabile, sia chiaro, nemmeno particolarmente ricercato nello stile, ma lo trovo adatto per giovani lettori che, magari, non si vogliano cimentare in letture troppo impegnate.

Devo dire che la figura di Angelo sembra un po' troppo angelica per essere vera. Un diciottenne ligio al suo dovere, senza grilli per la testa, che non combina mai un guaio, che fa i mestieri in casa, aiuta la sorellina e così via discorrendo non sambra proprio vero! Ma si chiama Angelo D'Amore non a caso, no? Fossero tutti così i diciottenni nella realtà si sarebbe a cavallo!

Con questo libro partecipo all'ultimo mese di gara della VisualChallenge visto che in copertina compare una lavagna, utile per questo ultimo periodo di challenge. 
Apro anche la mia partecipazione alla nuova challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro scritto da un autore italiano.

venerdì 30 novembre 2018

Il tailleur grigio (A. Camilleri) - Venerdì del libro

Mi aspettavo Montalbano che uscisse da un momento all'altro ed iniziasse ad indagare. 
E invece no. 
Camilleri mi ha ingannata con quell'uso così disinvolto del dialetto che oramai abbino inevitabilmente proprio alla serie di Montalbano. Ovviamente sapevo che non si trattava di un libro di quella serie ma l'uso del dialetto nella narrazione mi ha riportata inevitabilmente al commissario.
Un dialetto che poi dialetto non è ma che, così almeno la considero io, è la lingua di Camilleri, quella che usa per raccontare in modo efficace le storie che nascono dalla sua penna.

Nel libro Il tailleur grigio Camilleri racconta una storia come tante: un uomo di successo, impiegato di banca, va in pensione. Uomo ricco, con una bella moglie, una bella casa...
Ed ora? Come occupare il tempo? Come dire al corpo ed alla mente che la routine ora cambierà del tutto? Come saranno quelle giornate che in precedenza erano sempre piene e che sembravano non finire mai?

La trama non riserva particolari sorprese ma è il modo in cui Camilleri racconta la storia a renderla unica e piacevole. 
Da un lato c'è l'uso di una lingua così particolare che rende la narrazione unica. A me piace. All'inizio, con i primi libri di questo autore avuti tra le mani, mi sono trovata un po' spiazzata ma ora mi trovo perfettamente a mio agio. 
Dall'altro c'è la capacità di Camilleri di descrivere le persone. 
Perché è qui, secondo me, che si trova il punto forte si questo libro.
Lui è un uomo che improvvisamente si sente smarrito e perde pian piano tutte le sue sicurezze. La prima è proprio quella che riguarda sua moglie. 
Adele: donna bellissima, appassionata, seducente, elegantissima e con i suoi rituali quotidiani che comprendono anche - lui se ne rende conto - delle... distrazioni. 

Sta qui l'abilità dell'autore: rende alla perfezione lo smarrimento di un uomo che vede crollare tutte le sue certezze ed anche se non si lascia abbattere più di tanto, soprattutto dal lato sentimentale, accade qualche cosa che lo stravolge....
Lei è una donna che cambia atteggiamento nei confronti di suo marito, strada facendo. Io ammetto di non aver creduto affatto alla sua sincerità. Mi è sembrata falsa fino alla fine. Tanto falsa lei quanto accondiscendete ed accomodante lui.

Camilleri mi piace. Mi piace il suo modo di proporre personaggi così reali e concreti anche quando Montalbano non c'è!

Con questa lettura partecipo al Venerdì del libro di oggi ed alla Visual Challenge visto che in copertina compare un bracciale al polso della donna che si vede di spalle, bracciale utile per questo penultimo mese di gara.

martedì 27 novembre 2018

Fai piano quando torni (S. Truzzi)

Margherita è una ragazza bella, ricca ma infelice che finisce in ospedale a seguito di un incidente stradale. Sta vivendo un periodo difficile della sua vita: è stata lasciata dal suo grande amore, Francesco, e non riesce a dare più un senso alla sua esistenza senza di lui.
Anna è una signora anziana che si trova nel letto d'ospedale accanto al suo per via di una caduta che le ha provocato la frattura del femore: è una donna nata da una famiglia umile ma che ha saputo guardare con fiducia al futuro, ha lavorato sodo e si è guadagnata quella stabilità economica che ora le permette di essere un'anziana benestante che, però, non ha dimenticato le sue origini.

In quella stanza d'ospedale si incontrano due vite diametralmente opposte sia per via dell'appartenenza a due diverse generazioni che per il vissuto di ognuna. 
In quella stanza d'ospedale nasce un'improbabile ma solida amicizia che cambierà entrambe, in meglio.
Anna ha tanta voglia di vivere ed ha un amore segreto che l'aiuta, da oltre cinquant'anni, a guardare con fiducia al futuro. E' un amore epistolare quello che la lega a Nicola, un giovanotto conosciuto tanti anni prima ed amato fin da subito ma non gradito alla sua famiglia perché meridionale. Le loro vite si sono separate ma invariato resta l'amore che li ha legati e li lega ancora, pur essendo così lontani.

La storia di Anna mi è piaciuta molto di più di quella di Margherita che, onestamente, mi è risultata subito antipatica. Dai modi rudi, il suo atteggiamento chiuso e indisponente non mi è piaciuto affatto.
Grande lezione di vita, invece, quella di Anna che si trova ad avere a che fare con una ragazza molto antipatica - così lei stessa la definisce ed è d'accordo con me - ma che le fa pena.
Così dice di lei a Nicola, in una delle lettere che gli ha scritto dall'ospedale.
 Penso che le andrebbero bene due scapaccioni, ma siccome non glieli posso dare provo a parlarle un po'. E' una bella ragazza e ha una mamma buona che le vuole bene, ha il lavoro e secondo me anche tanti soldi. Devo scoprire cos'è che ha che non va. Chissà se quello che non sono riuscita a fare con Raffaella riesco a farlo con questa qui.
Raffaella è l'unica figlia di Anna. Una ragazza praticamente assente dalla vita di quella donna che ha tanto amore da dare e con la quale non ha mai avuto un vero rapporto affettivo, tanto si è manifestata distante fin da ragazzina.

Non posso considerarlo come un romanzo indimenticabile sia per la storia - che dalla metà in avanti è piuttosto scontata - che per lo stile di scrittura che è molto semplice e a tratti sembra uscito dalla penna di una ragazzina. Ciò lo rende leggibile, è vero ma avrei preferito qualche cosa di più articolato.

Nonostante ciò ammetto di avere letto senza intoppi le avventure di queste due donne e cercavo anche un colpo di scena che, però, non è arrivato. Non è una lettura pretenziosa, scorre senza problemi ma lascia un po' di amaro in bocca.
Però - c'è un però - è anche vero che la protagonista è una donna anziana che non ha un alto livello culturale per cui le parti che la riguardano, soprattutto le lettere che fanno da apertura ad ogni capitolo, rendono molto bene: è come se pensassi a mia nonna che si mettesse a scrivere una lettera con la sua istruzione da seconda elementare di 80 anni fa... Questo non giustifica, comunque, alcuni passaggi su altre parti narrative che ho trovato piuttosto semplici.
Probabilmente, anzi sicuramente, si tratta di una precisa scelta stilistica che non riesco a comprendere.
Limite mio.

Credo proprio che mi rimarrà nel cuore la storia di Anna e Nicola: quell'amore forte ma lontano, quelle vite separate da chilometri e chilometri ma vicine come non mai, quelle esistenze parallele per scelte di vita differenti che, per causa di forza maggiore, li hanno portati l'una lontano dall'altro.
Un amore mai vissuto per l'incapacità, o l'impossibilità (all'epoca era così) di far valere i propri sentimenti e ribellarsi ad una famiglia che non ci ha pensato due volte ad alzare dei muri senza pensare alla felicità e al futuro di quella ragazzina che ora, da donna matura, non teme più niente e nessuno, tantomeno un amore a distanza. Credo di poter dire che non si tratta di una storia improbabile, tutt'altro. Ha un gusto un po' rétro per via del rapporto epistolare oramai antiquato come metodo di comunicazione ma due persone anziane che si tengono in contatto così, nell'epoca degli sms e dei videomessaggi, sono molto romantiche. E poi le lettere hanno sempre il loro fascino, l'emozione dell'attesa, la foga nell'aprire quei sigilli e nell'avere tra le mani la carta che l'amato o l'amata ha vergato di suo pugno! Romantico, d'altri tempi ma romantico!
E' Anna il mio personaggio preferito, oramai si è capito: non si cura del giudizio altrui, acuta nelle sue osservazioni anche quando sembra dire cose sciocche, divertente nella sua semplicità, romantica, intraprendente, coraggiosa, innamorata... Un personaggio che mi è piaciuto molto, fin dalle primissime pagine quando la sua testa spuntava da sotto al lenzuolo del letto d'ospedale con dei bei bigodini in bella mostra.

Una nonnina sui generis che domina su tutti gli altri personaggi, anche soprattutto sulla stessa Margherita che, secondo me, con il suo modo di essere e il suo carattere passa decisamente in secondo piano.

Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge visto che in copertina compare una poltrona - utile per questa fase di gioco - ed alla  Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto libro il cui titolo inizia per F.

mercoledì 31 ottobre 2018

Zucchero filato (D. Visser)

Ha aspettato tanto il ritorno di suo padre e quando lui torna a casa la loro vita non è  più la stessa. Non è più lontano, è vero, ma non è  più lui. Ezra se ne rende conto subito. Ha dodici anni, oramai... certe cose le capisce. Non come sua sorella che di ani ne ha otto ed ancora  gioca con le Barbie! 
Si rende conto che qualche cosa non va in quell'uomo scosso, così facilmente irritabile ed impressionabile. Non era così il suo papà. Il papà di prima. 

Lei capisce che qualche cosa si è spezzato in lui e sa bene che ciò avrà delle conseguenze.

Zucchero filato racconta i segni profondi che la guerra può lasciare in chi torna. Racconta come gli equilibri familiari vengano meno da un momento all'altro. Racconta la voglia di tornare ad essere una famiglia anche nei momenti più difficili.

La mamma di Ezra e di Zoe, la sua sorellina minore, è una figura chiave del racconto secondo il mio punto di vista. È una donna che tenta di nascondere l'evidenza, sulle prime, ma che comprende quale sia l'unico modo per aiutare suo marito e per dare una seconda opportunità alla loro famiglia.

Non è una posizione semplice, la sua. Si trova a fare scelte inevitabili e che anche lei ha cercato di scartare, all'inizio. 

Ezra non condivide la scelta della madre ma ben presto si troverà a fare i conti con la realtà. 

Il libro, di piccolo formato e molto comodo da tenere in borsa, è proposto con caratteri ad alta leggibilità e fa parte della collana "Gli arcobaleni" di Camelozampa editore. 
Propone un argomento non semplice per un giovane lettore ed introduce temi importanti come le conseguenze psicologiche della guerra sui reduci, le violenze in famiglia, la presenza di personale dei servizi sociali accanto a famiglie in difficoltà. Non sono concetti semplici per un giovane lettore.

Ezra ė una ragazzina coraggiosa, pronta a tutto pur di difendere le persone che ama. La figura del padre, contrariamente a quello che si potrebbe pensare,  è marginale. Una figura discreta pur essendo lui stesso il punto centrale della storia.

Il titolo porta un po' fuori strada. Se non si legge la trama, titolo e copertina secondo il mio parere fanno pensare a qualcosa di diverso anche se il richiamo allo zucchero filato, nella storia, non è casuale e ce se ne rende conto andando avanti con la lettura.

Con questo libro partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina compare un prato, utile per questo mese di gara che va verso la conclusione.

Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

Mi mancavano i Bastardi. Per scelta non ho visto la serie tv restando affezionata alla loro immagine che mi è arrivata dai libri di Maurizio De Giovanni e non me ne pento affatto.

Aspettavo l'occasione giusta per tornare a vivere con loro un'avventura e tornare a sbirciare nelle loro vite ed eccola qui, servita su un piatto d'argento quando, per la Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle mi è stato assegnato, come obiettivo, un libro con fiori in copertina. I fiori ci sono, nella cartolina, e non solo loro! C'è anche una donna che mi permette di partecipare anche alla Visual Challenge
e, per concludere in bellezza, riesco a partecipare anche alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio giallo in quanto libro da cui sia stata tratta una serie. Una triplice buona occasione per tornare a Pizzofalcone.

Un uomo viene trovato privo di conoscenza in un cantiere della metropolitana. Nessun documento, coperto di sangue, con chiari segni di un pestaggio e nessun elemento che possa aiutare coloro che si trovano ad indagare sul caso: Palma e i suoi, i Bastardi di Pizzofalcone
Dalle indagini emergono le sue origini: americano, figlio di un'ex attrice di Hollywood molto famosa all'epoca, ora malata di Alzheimer, fratello di Holly e con le quali ha raggiunto Sorrento per una vacanza. 
Difficile capire chi e perché possa aver ridotto quell'uomo in fin di vita ma i Bastardi - nei confronti dei quali, come al solito, i superiori non hanno alcuna fiducia - pian piano mettono insieme elementi che collegato il passato al presente e fanno emergere un segreto lungo cinquant'anni ed una realtà molto pericolosa. 

Si intrecciano affetti, sacrifici per amore, scelte importanti, legami di sangue, vicende losche e pericolose in una storia proposta in perfetto stile De Giovanni. Pian piano emergerà uno scenario del tutto inaspettato e molto più pericoloso di quanto si potesse immaginare.
L'ispettore Lojacono, il Cinese, agli ordini del commissario Palma, si trova ad indagare attuando i suoi soliti metodi poco ortodossi: ritroviamo il suo intuito, la sua calma - è uno degli aspetti che più mi piacciono di lui, quel suo modo di mantenere il controllo anche quando le circostanze porterebbero a ben altro - la sua capacità di guidare un gruppo con un metodo che, anche se fuori dai canoni, porta di solito i suoi frutti.

In questa storia ho apprezzato l'equilibrio perfetto in cui il passato ed il presente si intrecciano con maestria. Ma ho anche apprezzato le novità: la squadra si sposta a Sorrento ed anche il crimine commesso è diverso dal solito... 

Oltre alla storia, al mistero ben imbastito e strutturato, oltre all'abilità narrativa di De Giovanni rispetto alla quale non avevo alcuni dubbio, ho apprezzato molto l'aspetto umano che l'autore sottolinea ogni volta. Giorgio Pisanelli, Alex Di Nardo, Francesco Romano, Ottavia Calabrese, Marco Aragona: sono le loro storie, le loro fragilità, le loro passioni a rappresentare un'ulteriore ricchezza anche al di fuori delle indagini ed è questo che più mi piace nei Bastardi, in tutta la serie. Sono loro che si fanno amare. E' Lojacono con il suo bisogno d'affetto, è Marco Aragona con il suo piglio da ganzo ma con la sua estrema timidezza in fatto di cuore, è Alex Di Nardo con il suo rapporto conflittuale con un padre che, a differenza di quanto lei possa pensare, l'ama più di ogni altra cosa. Ma lo è anche Ottavia con quel figlio difficile e quell'amore impossibile e lo sono tutti gli altri.  Ognuno con una storia da raccontare, ognuno con un frammento di vita consegnato al lettore per permettergli di prendere la propria esistenza tra le mani e tirare le somme.

In questo capitolo uno dei personaggi che più mi ha colpita e fatta riflettere è stata una donna... Laura Piras, quel magistrato che ha messo la carriera davanti a tutto e che è sul punto di sacrificare molto per questo. Una donna che deve sempre apparire fredda, dura come la pietra ma che nasconde un'anima calda e pulsante, una donna combattuta tra l'amore e l'attrazione per un uomo e la sua carriera. Una carriera che potrebbe risentire di un legame affettivo profondo, tanto più se c'è una figlia di mezzo. Quanto spesso capitano situazioni di questo tipo, nella vita reale? Quanto coraggio mette in campo una donna nel fare una scelta?

Ed anche un'altra figura femminile mi è particolarmente piaciuta: una donna costretta a vivere nell'ombra ma che è stata capace di dimostrare carattere e coraggio, pur essendo considerata una specie di nullità da chi, invece, ha molto da temere da lei. Mai sottovalutare una donna, soprattutto se ha una vita da proteggere oltre alla propria!
Non posso dire di chi si tratta visto che non amo lo spoiler ma chi ha letto il libro - o lo leggerà - non avrà bisogno di altri elementi per capire.

Bel libro. Letto in poco tempo. Non perché avessi voglia di una lettura frettolosa ma perché è una di quelle storie che chiamano il lettore quando lascia il libro sul comodino, una di quelle storie per le quali si sacrifica qualche ora di sonno senza rimpianti! 
Consigliato. 
Ovviamente andando in ordine con la lettura: pur essendo una vicenda autoconclusiva sul fronte delle indagini, le storie dei protagonisti iniziano da lontano e si rischia di non comprendere appieno alcuni passaggi perdendosi le tappe precedenti. 

Ps. ci sono delle sorprese sul finale e non manca una capitolo in cui - e non è la prima volta nelle storie di De Giovanni - vengono proposti adi vite di persone che non diventeranno mai protagoniste ma che vivono drammi personali non di poco conto... Un modo, così lo interpreto io, per trasmettere al lettore che sono tante le vite ad un bivio, anche quando l'attenzione dei più è concentrata altrove.

sabato 27 ottobre 2018

Sfida a Central Park (L. Garlando)

E se la sfida si spostasse dai campi di calcio milanesi al meraviglioso scenario di Central Park? Ne verrebbe fuori un incontro indimenticabile, per un sacco di motivi!
E' quanto accade alle Cipolline, la squadra di calcio allenata dal cuoco Gaston Champignon e che si trova ad affrontare un improvviso quanto inaspettato e piacevole viaggio.
Un viaggio nel quale giocatori e giocatrici - perché, lo ricordo - le Cipolline sono una squadra mista - non mancheranno di vestire i panni dei turisti con tutti i canoni che ciò richiede. Non mancheranno nemmeno, però, di allenarsi in modo originale, divertente ma in ogni caso efficace!

Anche nell'avventura dal titolo Sfida a Central Park della serie Goal i protagonisti mostrano le loro caratteristiche sia dal punto di vista caratteriale che per quanto riguarda le proprie abilità in campo. Ed anche quando rischiano di subire un colpo basso da parte di chi, invece, veniva ritenuto come un amico riescono a venirne fuori a testa alta. 

Questa volta l'avventura viene spostata lontano dai campi di calcio ma la passione dei ragazzi e delle ragazze per la palla non viene mai meno. 

Anche in questo caso, prima di iniziare la storia vengono presentati i personaggi in illustrazioni che sono abbinate ai rispettivi nomi per cui è possibile dare un volto ed una fisicità ad ognuno. Trattandosi di una serie, suggerisco di leggere i vari libri in ordine visto che all'avvio della storia - in questo ma credo anche che sia un discorso valido per tutti gli altri libri della seri - si fa riferimento a quanto accaduto in precedenza. La storia si regge benissimo anche senza conoscere i precedenti ma è solo avendo letto la puntata precedente che si riesce a riallacciare il discorso captando alcuni dettagli che, in caso contrario, resterebbero sospesi.

Sappiamo, ad esempio, che il ristorante dell'allenatore ha vissuto un momento poco felice per via di una concorrenza improvvisa e poco corretta. Sappiamo anche alcuni dettagli dei rapporti tra i vari membri della squadra, simpatie, antipatie, qualche punto debole... ebbene, leggendo le varie storie in ordine si riescono ad avere tutti i tasselli necessari per avere un quadro completo.

Ciò che più mi è piaciuto, di questa avventura, sono alcuni risvolti tra coppie ma non dico di più per non togliere il gusto della lettura. 
Lo stile di scrittura è scorrevole e adatto ad un libro che, come questo, rientra nella collana Il battello a vapore, Piemme Editore.

Mi è piaciuto, ed è una conferma dopo aver letto un altro libro della serie, il fatto che la squadra di calcio sia mista, che ci siano ragazze che riescono a  tenere testa senza problemi ai ragazzi del gruppo e non solo a loro. Mi è piaciuto anche il clima che si vive all'interno di una squadra così eterogene, anche grazie alla presenza di ragazzi che arrivano da diverse parti del mondo. 

E, su tutto, ciò che mi piace di questa serie (almeno da quanto mi è parso di poter valutare fino ad ora) è la positività che viene trasmessa sul gioco di squadra, sul principio che prima di tutto debba venire il divertimento nel gioco poi tutto il resto, del sano agonismo che si basa comunque sul rispetto reciproco. 

Sono storie positive. Storie che fanno anche sorridere, che dipingono alla perfezione una passione - quella per il calcio - che è comune a molti adolescenti, a molti ragazzini e ragazzine che nelle Cipolline possono ritrovarsi. 

Carina anche l'idea di inserire, di tanto in tanto, un fumetto che completa la storia. 

Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina compare la neve, elemento utile per la gara in corso in questo mese di ottobre che volge verso la fine.

venerdì 26 ottobre 2018

Il tuo sguardo illumina il mondo (S. Tamaro) - Venerdì del libro

Non conoscevo la storia personale di Susanna Tamaro e devo dire che sono rimasta un tantino interdetta nel conoscere tutta la sofferenza che l'ha accompagnata dall'infanzia all'adolescenza fino ad arrivare alla sua maturità. Maturità come persona, intendo, prima ancora che come artista.
Nel libro Il tuo sguardo illumina il mondo l'autrice scrive ad un amico scomparso: a quel Pierluigi Cappello che, seppur con dieci anni di differenza all'anagrafe, tanto in sintonia si è trovato con lei pur essendo due persone opposte per caratteristiche ed esperienze. Due opposti che si completano in un'amicizia profonda, segnata anche dalle distanza, ma comunque un'amicizia importante e nella quale è rimasto un grandissimo vuoto nel momento della morte di lui.

Ho avuto tra le mani questo libro per via di una specifica richiesta di mia madre. L'ho comprato per lei, lo ammetto, ma visto che era impegnata a terminare quello che aveva in lettura, ne ho approfittato e l'ho letto io.
Ed eccomi qui, a segnalarne la lettura per questo venerdì del libro di fine ottobre.

Nel suo ultimo libro la Tamaro si rivolge al suo amico, racconta affinità, desideri con uno stile poetico e profondo, anche difficile in alcuni passaggi, ma sempre delicato e capace di trasmettere l'emozione che un'amicizia così trasmette ancora. Parla anche della sua persona, però, della sua vita, delle sue difficoltà, del suo passato più o meno recente e del suo presente, della sua famiglia e dei sentimenti - qui sono rimasta davvero colpita, lo ammetto, per la lucidità e la schiettezza con cui affronta il tema dei rapporti familiari - ed anche della sua salute, del suo essere donna, del suo passato da ragazzina bullizzata e presa di mira dai più forti, della sua voglia di silenzio e di solitudine, delle sue sfide quotidiane.

Questo libro mi ha sorpresa. O meglio, mi ha presa in contropiede. Non mi aspettavo proprio di leggere ciò che ho letto e, soprattutto, di sentire quasi la sofferenza uscire dalle pagine. Questo è ciò che la Tamaro mi ha trasmesso: ho visto davanti agli occhi una bambina maltrattata, considerata diversa, lei stessa che sente di essere diversa in quanto non ama ciò che tutti gli altri bambini della sua età amano, un'adolescente che cresce con il peso di una famiglia come la sua, rapporti con l'altro sesso che non vanno mai a buon fine "...perchè io sapevo di non essere in grado di dare loro ciò che cercavano". Ho avuto davanti agli occhi l'immagine di una donna fragile ma anche capace di alzare la testa davanti alle prove più dure. 

E' un libro molto toccante, una storia che non ha nulla di romanzato e che, davvero, non mi aspettavo.
L'autrice parla in prima persona, fa delle considerazioni, racconta momenti indimenticabili (nel bene e nel male) e fa conoscere al lettore una serie di personaggi che si tratteggiano con chiarezza. La figura che mi ha lasciato maggiormente amareggiata è stata quella della madre.
Cosa vuol dire - si chiede l'autrice - venir pesantemente maltrattati, e vedere tua madre che guarda distrattamente dall'altra parte?
E' una scena che mi ha colpita al cuore, un'immagine che mi è rimasta impressa sottopelle. L'autrice è stata capace di trasmettere emozioni. Emozioni forti, intense.
E credo che non sia poco.

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde, libro uscito nel 2018 ed anche alla Visual Challenge in quanto in copertina compare un bel prato verde, elemento utile per la gara in corso.

Ps. piacerà a mia madre? Facciamo una scommessa? Io dico che le piacerà la storia ma mi farà notare che è scritto usando termini un po' troppo difficili... non che voglia sottovalutare mia madre come lettrice, ma oramai la conosco bene, conosco i suoi gusti e la voglia di scorrere le frasi senza troppi intoppi!

martedì 23 ottobre 2018

La felicità delle piccole cose (C. Vermalle)

Frédéric Solis è un avvocato di successo. Ha una profonda passione per i quadri, un'avviata carriera professionale, è un uomo di gran fascino e talentuoso. Frédéric, però, è un uomo solo. Solo per scelta: non ha avuto un'infanzia semplice e ne porta ancora addosso si segni. Non è stato maltrattato, no, non è questo il punto.
E' stato abbandonato da suo padre alla vigilia di un Natale di 30 anni prima e, da allora, non l'ha mai cercato. Dopo aver giurato a quel bambino che, da grande, non avrebbe mai avuto figli a cui dare una delusione così grande, dopo aver perso la madre e la donna che amava, è solo. 
Ed è convinto di stare bene così. Passa del tempo ad ammirare le opere d'arte che tiene in casa, segue alcuni clienti facoltosi e la sua vita si è oramai stabilizzata attorno ad una routine fatta di appuntamenti di lavoro e poco più.
Nel momento in cui scopre di aver ricevuto una misteriosa eredità, però, quell'equilibrio che credeva di aver raggiunto con la vita viene minato nelle fondamenta.

Nel libro La felicità delle piccole cose viene narrata la storia di un uomo che si lascia coinvolgere in un'avventura misteriosa che lo porterà a rivivere i propri ricordi, anche quelli dolorosi. Un'avventura che lo sconvolgerà, in alcuni momenti, ma al termine della quale è convinto di trovare un quadro di grande valore. Sarebbe un'eredità capace di risollevare le sue sorti visto che, da un giorno all'altro, si rende conto di non essere poi così facoltoso come voleva far credere mantenendo un tenore di vita più alto di quanto realmente potesse permettersi. La sua passione per i quadri prestigiosi ha avuto un ruolo importante in tutto questo. E lui spera che possa essere proprio un quadro la chiave di volta. 

Ma quella che ha tra le mani non è un'eredità come tutte le altre. Sono indizi, piccoli elementi da interpretare per arrivare non si capisce bene dove.
In questa avventura Frédéric incontrerà persone sconosciute che diventeranno parte importante della sua vita, scoprirà legami dimenticati, ne conoscerà di nuovi, a lui celati fino a quel momento. E sarà un percorso capace di sorprenderlo in più occasioni: seguirà una singolare caccia al tesoro sulle tracce dei quadri di Monet ma non gli è ben chiara la tappa finale o il perché di un'eredità di questo tipo.

Questo libro è stata una positiva sorpresa, per me. Ciò che maggiormente ho apprezzato è stato il fatto che ad emozionare siano stati personaggi maschili: nella maggior parte dei casi ci sono sempre delle donne a far vibrare le corde del cuore dei lettori. Questa volta sono uomini che scoprono le proprie fragilità, i propri punti deboli mettendo anche in campo della sana autocritica rispetto ad errori compiuti in passato e ai quali, oramai, non si può più porre rimedio.
Ecco, anche questo mi è piaciuto: la concretezza delle situazioni narrate. Non si ha un finale fiabesco ma molto concreto, molto realistico. L'autrice trasmette al lettore l'irrimediabilità di alcuni errori, quanto si debbano pagare alcune scelte sbagliate dettate dalla paura, dal timore di confrontarsi con l'altro, dalla paura di conoscere la verità.
Una verità che prima o poi viene a galla e che non lascia indifferenti.

Il protagonista viene descritto come un uomo bello e irraggiungibile. Sembra davvero un tipo con le spalle quadrate ma mostra ben presto le sue sofferenze, i segni che il passato gli ha lasciato addosso, la sua insicurezza nei confronti di un futuro che diventa improvvisamente incerto. Frédéric è un personaggio che matura nelle more del racconto e questo mi è molto piaciuto.

Mi sono emozionata sul finale ed anche questo mi ha fatto apprezzare la storia: scritta senza mai calcare la mano, senza appesantire la lettura ma con la capacità di trasmettere, ugualmente, messaggi importanti. 

Bella l'ambientazione parigina, bello il periodo natalizio raccontato, bello l'ambiente legato agli artisti, ai quadri più o meno importanti che compaiono spesso durante la narrazione.

E' un libro che ho apprezzato e che si è lasciato leggere in fretta. Lo consiglio a chi volesse lasciarsi emozionare e scaldare il cuore da una storia inventata ma che, a ben guardare, non è poi così lontana dalla realtà.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde, obiettivo 1, autrice straniera. Inoltre, partecipo alla Visual Challenge in quanto titolo suggerito come bonus.

lunedì 22 ottobre 2018

La città dalle porte blu (A. Dankovceva)

Non ricordo bene come è arrivato a casa mia il libro La città dalle porte blu. Un mercatino? Un acquisto che ho del tutto rimosso? Un dono no, ne sono sicura. Più probabile una delle prime due opzioni.
Fatto sta che il viaggio di Ivan, un viaggio fantastico in un mondo fatato dell'antica Russia, mi ha incuriosita. Mi capita spesso di leggere libri per ragazzi per valutare se siano adatti o meno ai miei figli. Difficilmente metto tra le loro mani qualche cosa a scatola chiusa. Ho voluto verificare anche stavolta e devo dire, a lettura ultimata, che a mia figlia non piacerebbe per una serie di motivi.
Innanzitutto per via dei nomi - l'autrice è russa, russa l'ambientazione, russi i nomi - visto che lei predilige nomi che riesce a memorizzare facilmente.
Poi per il genere: fino ad ora non ha manifestato particolare interesse per libri in cui si sono mostri da sconfiggere, sangue che scorre, botte da orbi! Preferisce generi più romantici ed anche nei fantasy cerca sempre una vena romantica. Non credo proprio che faccia al caso suo.

E già, con la premessa, ho detto qualcosina su ciò che si trova in questo libro.
Nel dettaglio, Ivan è un ragazzino che si trova catapultato, all'improvviso, in un mondo parallelo di cui non conosceva l'esistenza. Scopre di avere origini ben diverse da quelle che da sempre gli sono attribuite e scopre anche che la sua tendenza a prendersi a pugni con i compagni al termine della scuola non dipende tanto dal suo carattere quanto dalla sua formazione visto che, così gli viene detto, è stato addestrato a combattere.

Incredulo all'inizio, Ivan si lascia tentare dalla voglia di conoscere un po' di più di quella storia che una kikimora, una specie di essere acquatico, gli racconta. 

Ecco, dunque, che prende avvio un viaggio fantastico con compagni d'avventura che mai avrebbe immaginato di avere accanto. Compagni capaci di lottare (in alcune scene l'autrice calca un po' troppo la mano su questo aspetto, secondo me), di difenderlo, di aiutarlo, di proteggerlo ma che hanno anch'essi bisogno di qualcuno pronto a battersi per loro, per garantirsi un futuro.

Ma sarà tutto vero? O sarà un sogno? 
Una realtà parallela o l'immaginazione di una notte turbolenta?

Impossibile da dire a priori, bisogna leggere il libro e... chissà se basta? 

Si tratta di un'ambientazione a me del tutto nuova. Per un fantasy non mi era mai capitato di avere tra le mani una storia ambientata nell'antica Russia. I nomi un po' particolari possono rappresentare un limite, questo è vero, ma per chi ama l'avventura è comunque una storia avventurosa, di pura fantasia. Non posso paragonarla a fantasy più moderni, questo no, ma non è da bocciare.

La copertina non mi è piaciuta più di tanto: spesso sono attirata dalle immagini in copertina ma non è questo il caso.
Il personaggio che più mi ha incuriosita è stato quello della mamma di Ivan che, però, avrei voluto più presente nella storia.  

Con questo libro  partecipo alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio azzurro, obiettivo 1 ed anche alla Visual Challenge in quanto in copertina compare una luna (secondo me è una luna, ma potrebbe anche essere un sole) utile per il mese di gara in corso (anche il sole lo è).

martedì 25 settembre 2018

Fra me e te (M. Erba)

Edoardo e Chiara sono due adolescenti che frequentano la stessa scuola. Si saranno forse incontrati qualche volta all'uscita o nei momenti d'intervallo ma non hanno nulla a che fare l'uno con l'altra.

Lui è arrabbiato, molto arrabbiato. E' arrabbiato con il mondo, con tutto ciò che lo circonda. Odia la sua città, non sopporta sua madre che - a suo dire - è una nullità ed è colpevole di aver fatto allontanare suo padre, odia i suo insegnanti che non sanno nulla di lui e che lo vedono come un bravo ragazzo, con buoni voti, buon comportamento senza mai interessarsi davvero alla sua persona, odia la malattia che sta consumando suo padre un giorno dopo l'altro.
Ma più di tutti Edoardo odia gli stranieri. 
In particolare, odia i cinesi da quando a dei cinesi attribuisce il fallimento del negozio di famiglia a seguito del quale suo padre si è ammalato e si è ridotto su un letto d'ospedale.

E quando in classe arriva proprio un ragazzino cinese, Yong, che si piazza accanto al suo banco, in Edo scatta una molla che fa venir fuori tutto il disagio che ha accumulato nel tempo, tutta la rabbia tenuta faticosamente a bada. Edoardo si scopre ribelle, capace di compiere gesti che non gli appartengono e che sono lontani anni luce da quel bravo ragazzo. Eppure, si sente forte più che mai, si sente un guerriero pronto a tutto, con una certa soddisfazione.

Chiara è una ragazza molto brava. Una ragazza modello non solo a scuola che, però, si sente sola, distante da quelle ragazze dietro alle quali i maschi sbavano. 
Non è il suo mondo, quello che guarda, ammirata, da lontano. 
Si sente un bruco che, prima o poi, spiccherà il volo nelle vesti di una splendida farfalla. Quel momento arriva molto in fretta quando, grazie a Facebook che facilita i rapporti ed agevola le conoscenze, per lei si apre un mondo diverso fatto di trucco pesante agli occhi, abiti nuovi e nuove compagnie così come nuove abitudini. Vive con suo padre dopo che sua madre è morta quando lei era piccola. Ma la nuova Chiara con quel padre non riesce più a relazionarsi: ora ha un ragazzo che le fa girare la testa e pazienza se a suo padre non piace o se la sua migliore amica la mette in guardia! Eric è tenero, affettuoso, ha occhi solo per lei. E' un gran bravo ragazzo, anche se le persone a lei più vicine le dicono il contrario. 
Sono tutti invidiosi! 
Meglio lasciarli stare!

Le vite di Edoardo e Chiara si sfiorano in alcuni momenti per poi incrociarsi in modo definitivo. E lo fanno in un percorso fatto di sofferenza, di difficoltà, di delusioni, di violenza, di perdono. Entrambi i personaggi - che poi sono le due voci narranti (anche se in alcuni capitoli si alterna più volte la voce narrante maschile) - vivono una profonda crisi esistenziale che nel caso di Edoardo si manifesta con comportamenti violenti che snaturano la sua figura di ragazzo perbene mente nel caso di Chiara appaiono come momenti di disinibizione che, però, non le appartengono.

Con Fra me e te l'autore - insegnante di italiano e latino in un liceo del milanese oltre che giornalista -  scatta una fotografia di quel periodo, l'adolescenza, in cui i giovani si trovano davanti a contraddizioni, a dubbi, all'incapacità di capire quale sia il loro posto del mondo. 
Sia Edo che Chiara indossano delle maschere. Vogliono essere accettati in un ambiente che, fino a poco prima, non li vedeva neanche. E ad un certo punto realizzano che questa maschera non è poi così difficile da indossare. Anzi, ci si toglie anche qualche bella soddisfazione!

L'autore tocca un tema delicato come il razzismo e lo fa senza concedere sconti. 
In questo contesto secondo il mio parere spicca la figura di Yong. Quel ragazzino arrivato da lontano che sembra la preda ideale per i bulli di turno, quel muso giallo che pretende pure di salutare ed essere simpatico alla classe! E' lui il personaggio chiave del racconto ed è anche colui che ho preferito anche se i protagonisti sono Edoardo e Chiara.
Yong è un ragazzo molto intelligente, parla molto bene italiano, viene da una famiglia di lavoratori regolari ed onesti che vive da anni in Italia, gioca molto bene a calcio e dimostra di essere altruista oltre che gioviale e pronto a mettere il bene di un amico prima del suo. Darà una bella lezione ad Edoardo e non solo a lui.

Amico: ma come si permette di pronunciare quella parola! 
Vorrà mica pretendere, quel muso giallo, di essere considerato amico di qualcuno!

Checché Edoardo ne dica, sarà proprio quel ragazzino, quell'amico, la chiave di volta.

La narrazione è fluida, il racconto scorrevole anche se molto forte in alcuni passaggi soprattutto considerato che è un libro per ragazzi. In biblioteca, dove l'ho preso in prestito attirata dalla copertina e nel tentativo di valutare se fosse adatto a mia figlia (che di anni ne ha tredici) hanno apposto un'etichetta con su scritto +16 anni e credo che sia più che giusto. 

L'autore non usa filtri, non fa sconti a nessuno. Quando racconta comportamenti razzisti, bullismo in seno all'ambiente scolastico lo fa senza romanzare più di tanto. Perchè, purtroppo, quello che viene raccontato è ciò che troppo spesso capita nelle nostre scuole, nelle vie delle nostre città, tra i vicoli dei nostri quartieri.
Così come non usa filtri rosa nemmeno nel raccontare i fragili equilibri familiari, pronti a crollare come un castello di carte ad un solo balito di vento.

Mi ha molto ferita il modo in cui Edoardo si relaziona con sua madre. Da mamma, mi ha davvero colpita al cuore ed il solo pensiero che uno dei miei figli possa riservare a me, per un qualsiasi motivo, un trattamento del genere, mi ha gelato il sangue.
Fa riflettere, adolescenti e non solo!
 
Con questa lettura partecipo alla fase finale della della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle.
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compaiono un paio di scarponi ai piedi della ragazza ed anche alla Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio verde obiettivo 2.